IL PUNTO n. 1040 del 3 aprile 2026
di MARCO
ZACCHERA (marco.zacchera@libero.it)
info e
numeri arretrati: www.marcozacchera.it
PASQUA DI GUERRA
E’ una
Pasqua triste e di guerra, di odio, di assurdità.
Non ci
rendiamo conto di quanto abbiamo perso tutti la logica delle cose e delle vere
priorità, altrimenti ci fermeremmo tutti a riflettere su un mondo incapace non
solo di viverlo, ma anche solo di immaginare e pensare al messaggio pasquale
che è invece di rinnovamento, di rinascita, di resurrezione, in definitiva di
pace.
In questi
giorni sono in Giappone e vedo il fluire di persone di razze, lingue, religioni
differenti e nessuno odia chi incrocia per strada. Perché allora i grandi della
terra sono così incapaci di capire che la guerra non risolve ma distrugge?
Scrivo proprio da Hiroshima,
un esempio di dolore assoluto.
Le bombe
non portano la libertà: se 81 anni fa gli USA avessero d/0avvero voluto dare
una prova di forza per sconfiggere il Giappone sarebbe bastato lanciare la
bomba atomica su un’isola deserta qui davanti, a venti chilometri dalla costa,
evitando circa 140.000 vittime innocenti oltre alla assurdità di un altro
inutile bis tre giorni dopo a Nagasaki.
Solo un
esempio tra i tanti perchè è difficile fare la graduatoria dei disastri umani,
ma ciascuno di noi si ponga almeno il problema, anche solo per una breve
riflessione che darebbe valore a festeggiare la Pasqua.
Ps: per
curiosità ho chiesto all’intelligenza artificiale un giudizio sulla necessità
di quelle bombe atomiche del 1945 e la risposta – molto equilibrata – mi ha
sorpreso. Sembra decisamente più intelligente l’IA di certi presidenti…
MELONI DEVE DECIDERE
Giorgia
Meloni si ritrova a dover affrontare il momento più difficile da quando
è a capo del governo, obbligata a delle scelte che condizioneranno il futuro
politico italiano
Chi l’ha
votata trenta mesi fa sognava un cambiamento che però almeno fino ad ora non
c’è stato, anche se forse non tanto per responsabilità della premier quanto
perché è radicalmente mutato il contesto politico ed economico mondiale.
Dopo una
indubbia crescita personale a livello internazionale, un’Italia finalmente un
po' tranquilla dal punto di vista economico (ma condizionata dai guai
energetici conseguenti alla crisi ucraina) e nonostante le quotidiane polemiche
innestate sul nulla sembrava arrivato il tempo di raccogliere i frutti. Invece
ci si sono messi i conflitti di Trump con il rischio di nuova inflazione e la
sconfitta al referendum.
Di fatto
ora bisogna scegliere per elezioni anticipate (ipotesi poco probabile) o per
almeno cercare senza altri indugi di attuare le riforme per le quali il governo
era nato. Tre erano i pilastri di partenza: riforma della giustizia, autonomia
differenziata e repubblica presidenziale. Il primo è stato bocciato, il secondo
è insabbiato dai maldipancia reciproci e dalle solite sentenze frenanti, il
terzo è tuttora nebuloso.
UN PAESE LAMENTOSO MA CHE NON VUOLE CAMBIARE, MAI
Certo siamo
in un paese dove non si vuole cambiare mai nulla, compressi per di più dalla
cappa europea che ci condiziona economicamente e militarmente tanto che è
praticamente impossibile trovare risorse senza aumentare le imposte (l’Italia
l’anno scorso ha speso 45 miliardi per la difesa, ben di più della manovra
finanziaria), ma autonomia differenziata e struttura presidenziale sono riforme
che non “costano”, ma bisogna avere la volontà e la forza di proporle, votarle,
attuarle.
Invece non
è così e il voto al referendum ha sottolineato come FdI e FI non abbiano
strutture territoriali efficienti, nè siano stati capaci di movimentarsi
neppure nelle regioni di riferimento al sud, dove peraltro c’è sempre una forte
resistenza a portare avanti qualsiasi riforma, soprattutto se minacciasse di
ridurre i fondi per quel peso burocratico-amministrativo che puntella da sempre
l’economia delle regioni del mezzogiorno e frena lo sviluppo della nazione.
Certamente
hanno più appeal elettorali il reddito di cittadinanza o una serie infinita di
“bonus” clientelari, ma la partita la si vuole giocare oppure no?
Il
centro-destra ha insomma la spina dorsale di affrontare queste tematiche che
alla lunga saranno fondamentali per il bene di tutti? Diciamocelo con chiarezza
o prendiamo atto di un’altra occasione perduta.
Già ora non
ci sono più i tempi per altre riforme costituzionali durante questa
legislatura, ma almeno delineare chiaramente il progetto è necessario,
riscrivendo finalmente i connotati di una repubblica che ha bisogno non di
autoritarismo ma di decisionismo e responsabilità dirette, o tutto regolarmente
rallenta, si appanna e alla fine si ferma.
Certo è
deludente prendere atto che la maggioranza del paese non è stata capace neppure
di comprendere le ragioni della necessità di una riforma della magistratura e
forse neppure accetterebbe né autonomie né un premier eletto dal popolo e non
dai partiti, ma credo che almeno ci si debba provare.
Anche se la
situazione internazionale è catastrofica, la Meloni deve puntare anche su temi
di carattere interno per almeno sottolineare la sua volontà di spingere per un
autentico cambiamento, non può rimanere come unico buon risultato di questo
governo un certo riequilibrio dei conti pubblici
Forse se
Trump non avesse attaccato l’Iran perfino il referendum avrebbe avuto un esito
diverso, così come l’infinita guerra in Ucraina sta consumando risorse inaudite
e soprattutto ci condiziona dal punto di vista energetico, ma in politica i
“forse” e i “se” non contano niente, come nella storia letta a posteriori.
E allora la
Meloni abbia uno scatto, riprenda con vigore in mano la situazione, si scrolli
dai dubbi, dimostri più coraggio anche in Europa o mese per mese sarà
fatalmente logorata. Ovvio che la sinistra comunque la criticherà, ma non
importa!
Certo tutto
gioca oggi a favore dell’opposizione unite solo nell’abbaiare alla Meloni ma
pieni di divisioni interne, senza un (una) leader e un programma comune.
Sono
aspetti fondamentali, ma furbescamente sono tenuti sottotraccia ed è questa
debolezza che la Meloni potrebbe sfruttare con un voto anticipato, ma se poi -
anche rivinte le elezioni - gli stessi problemi rimanessero nuovamente sul
tavolo è allora meglio affrontiamoli subito, almeno una parte degli italiani
apprezzerà la linearità e il coraggio di scelte magari impopolari, ma
indispensabili per rilanciare l’Italia.
I DISASTRI DI TRUMP
Due anni fa
– da repubblicano (americano) convinto – avanzavo dubbi su Trump e sulla sua
possibilità di vincere per eccessivo “estremismo” proponendo altri candidati
repubblicani, ad esempio il governatore della Florida Ron Desantis.
Una volta
scelto Trump alla convention repubblicana sostenni che comunque fosse meglio
della Harris, ma oggi mi chiedo se il presidente americano non sia andato
“fuori di testa”. Non capisco come un presidente circondato da uno staff che
dovrebbe essere il migliore del mondo e con informazioni di intelligence che si
presumono le più accurate possibili possa infilare una serie di cantonate così
imprudenti e disastrose sul piano internazionale.
Posso
capire i dazi, in fondo vantaggiosi per gli USA, o la politica contro
l’immigrazione da giocare sul piano interno, ma il mondo non è una giostra, le
guerre ammazzano la gente, non si parte contro l’Iran senza neppure avvisare
gli alleati e poi lamentarsi delle conseguenze.
Adesso la
priorità è diventato il transito per lo stretto di Hormuz !? Ma è un insulto
che Trump dica agli altri paesi “Se volete il petrolio andate a prendervelo”
quando 40 giorni fa tutti ci passavano senza problemi, altro che dover mandare
adesso le marine di mezzo mondo per presidiarlo!
Lo stesso
vale per l’Ucraina: non si promette una pace e poi si perde un anno con Putin che gioca al gatto
con il topo (noialtri), non si scherza su Gaza, sull’invadere Cuba e per tante
altre questioni. Comandare il mondo non è un bluff, una battuta, una volgarità.
Mi chiedo se Trump – che tre mesi fa voleva il Nobel per la pace! - non sia
ricattato da Netanyahu, mal consigliato o semplicemente sprovveduto se non ha
pensato alle conseguenze prima di partire alla cieca contro gli ayatollah (ma
anche contro 80 milioni di iraniani che magari li odiano, ma non possono
agire).
Trump e i
suoi cattivi consiglieri hanno considerato che una democrazia come gli USA o
vincono subito una guerra o l’opinione pubblica e gli elettori progressivamente
diventeranno comunque contrari, mentre una dittatura sanguinaria può
permettersi di tirare in lungo pur di sopravvivere? Non credo che Rubio o Vance siano molto
d'accordo con la strategia del "Capo...
Mi infastidisce
poi un presidente che si circonda di predicatori e recita pubblicamente
preghiere e poi non medita sulle sofferenze che infligge a milioni di persone,
alle ripercussioni che le guerre hanno sui poveri del mondo, sulle economie di
stati traballanti, sul moltiplicarsi della povertà, delle ingiustizie, degli
odi reciproci.
Vale anche
per la gestione della NATO, il commercio delle armi, lo strapotere dei più
ricchi, il business esasperato e sfrenato in nome del quale si rischia di
uccidere il mondo.
A PROPOSITO DI NATO…
Vi invito ad un dibattito di politica estera e difesa cui
parteciperò a Casale Monferrato (AL) la sera di VENERDI’ 11 APRILE (ore 21 c/o
sala Gumelli di Palazzo Vittone in Piazza Cesare Battisti,1) presentando il
volume di Fabio Filomeni
“Morire per la NATO?” Con me parleranno l’autore, l’avv. Alberto Costanzo e il
dr. Marco Botta.
MONDIALI ADDIO
Forse uno
dei motivi dell’ennesima esclusione dai mondiali è che da noi giocano troppi
stranieri e non c’è spazio per gli italiani che così restano sconosciuti. Il
Como punta alla Champion e non ha nessun giocatore italiano tra i titolari: vi
sembra normale? Così come per allestire una nazionale serve tempo, ma se tutte
le “grandi” sono sempre impegnate, come si fa? Ridurre la serie A a 18 squadre
permetterebbe un mese di tempo in più per curare la Nazionale. Altrimenti
usiamo la ricetta svizzera: guardate le fisionomie (non mi permetto di dire il
colore della pelle) dei “nazionali” elvetici (ma anche francesi ecc.ecc.) e
difficilmente ne troverete uno nato dalle parti di Berna o Unterwalden. Visto
che in Italia arrivano tanti stranieri, clandestini e no, cominciassimo a
“nazionalizzare” qualche piede buono?
BUONA
SETTIMANA E BUONA PASQUA A TUTTI ! MARCO ZACCHERA
Questo numero è stato scritto mercoledì 25 marzo da Hiroshima



Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.
Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo- mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.
Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.
Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi. Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.
Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.