IL PUNTO n. 1030 del 23 gennaio 2026
di MARCO
ZACCHERA
Per
scrivermi o contattarmi: marco.zacchera@libero.it
Numeri
arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it
Se Donald
Trump avesse affidato l’acquisto della Groenlandia a un
piazzista della “Folletto” avrebbe
forse raggiunto un risultato migliore, perché è sconcertante vedere un
presidente degli Stati Uniti perdere la propria credibilità alternando mosse
contestabili (ma almeno comprensibili e a volte geniali) ad autentiche
sciocchezze.
In un anno
di montagne russe Trump ha agito molto sul piano internazionale con risultati
anche positivi, come all’interno ha sostenuto bene l’economia USA nonostante le
critiche europee, ma appare decisamente un impulsivo e collerico fuori di testa
in troppe altre occasioni.
Come si fa
dire agli iraniani “Resistete, stiamo arrivando!” quando poi
non arriva nessuno e le forche degli Ayatollah marciano intanto a pieno ritmo,
oppure questa surreale vicenda della Groenlandia che poteva risolversi con
discrezione portando comunque agli USA basi militari, accordi e ricchezze
minerarie senza offendere nessuno, sfasciando invece così i rapporti con
l’Europa, dividendo la NATO e creando una situazione per cui nessuno vorrà più
concedergli nulla? I casi sono due: o Trump comincia davvero ad andare un
po' via di testa succube del suo ego smisurato o ha intorno dei consiglieri
balordi e – temo – ossessionati dal culto del Capo. Quando però “Il capo ha
sempre ragione” e i consiglieri diventano cortigiani siamo sempre
all’anticamera di un incombete disastro generale.
REFERENDUM
Sabino
Cassese, arzillo novantenne costituzionalista di chiara fama e figura di
assoluta indipendenza, come molti altri suoi ex colleghi magistrati (ma che
tacciono per non avere grane) voterà SI
al referendum sulla separazione delle carriere proponendo un paragone molto
chiaro che mi sembra un ottimo esempio.
“Anche in camera operatoria ci sono il
chirurgo e l’anestesista – ricorda Cassese – ed entrambi sono indispensabili,
entrambi sono iscritti all’ordine dei medici, ma il primo opera, l’altro
addormenta. Voi sareste contenti se ogni tanto fosse il chirurgo ad
anestetizzarvi e l’anestesista ad operarvi? Assolutamente no, perché ognuno
deve operare bene nel proprio ruolo o a rimetterci sarebbe solo il paziente”.
IL MITICO ATTINA'
Negli
ultimi due anni ci sono stati 156 ricorsi alla Corte Costituzionale da parte di
magistrati italiani che hanno sollevato questioni di legittimità costituzionale
su qualche nuova normativa proposta dal Governo, approvata dalle Camere e pur
promulgata da Mattarella.
Visto che
giudici italiani sono circa 9.700, una minima parte di loro ha quindi mai
sollevato questioni costituzionali salvo il mitico giudice Franco Attinà,
fiorentino, veemente e noto esponente di “Magistratura Democratica” che da solo di ricorsi ne ha presentati
addirittura 21 (ventuno). Di questi 19 sono stati subito
respinti, mentre su due la Corte si è riservata di decidere. Abbiamo capito che
la Meloni sta sulle scatole al giudice Attinà, ma chi paga per tutti questi
suoi procedimenti infondati e che finiscono nel nulla mentre i processi sono
sospesi e gli imputati intanto ringraziano sperando nella prescrizione?
MEA CULPA !
Ricordate
il pezzetto sul PUNTO della scorsa settimana in cui protestavo perché
all’Interno del Tribunale di Verbania l’Associazione Nazionale Magistrati aveva
esposto un manifesto criticando il governo e sostenendo le ragioni del NO al
referendum? Involontariamente però - in chiusura di pezzo – avevo scritto
che l’ANM appoggiava il SI (anziché il NO!). Di qui le giuste bacchettate
giuntemi da moltissimi lettori. Ho sbagliato, chiedo ammenda e mi scuso.
AIR FORCE RENZI
Era il
tempo del governo di Matteo
Renzi
quando il premier scoprì che non era decoroso volare per il mondo in missioni
istituzionali “solo” con un aereo dell’Aeronautica militare, il “piccolo”
Airbus A319 CJ (che nella versione standard ha 124 posti, in quella
presidenziale 36 oltre ad una camera da letto a bordo isolata per il capo
missione) e quindi – visto che l’immagine per Renzi era tutto - si
procedette ad un contratto di leasing per poter disporre di un quadrimotore
Airbus A340 (usato) per la
modica cifra di 168 milioni, ovvero pagando un canone di leasing di 512.198
dollari al mese. Un aereo dalla storia travagliata, che
consumava tantissimo carburante e che in totale ha volato solo 88 volte ed era
fermo, posteggiato a Fiumicino, dal 22 agosto 2018. E’ di questi giorni la
notizia che i commissari della “fu” Alitalia lo hanno riscattato a 1 (uno) euro
per poterlo vendere a pezzi e recuperare almeno qualcosa.
Il bello (o
brutto) è che alla fine Renzi su quell’aereo “d’oro” non ci ha mai volato
perché nel frattempo – perso il referendum istituzionale – a dicembre 2016 fu
costretto alle dimissioni, intanto però i cittadini italiani ci hanno perso
168 milioni di euro. Se una cosa simile l’avesse fatta la Meloni?
Approfondimento:
L’INFORMAZIONE ITALIANA
ALL’ESTERO:
GLI ANNI PASSANO, MA VA
SEMPRE PEGGIO
Quando si
ha occasione di essere in un’altra parte del mondo è sempre molto interessante
cercare di capire come i media extraeuropei commentino le crisi internazionali,
la loro lettura dei fatti e le priorità informative che spesso sono molto
divergenti da quelle occidentali.
In queste
giornate di tensioni mondiali, dall’Iran al Venezuela alla impensabile crisi in
Groenlandia, anche altri avvenimenti sono infatti quelli proposti in primo
piano oltre alle notizie locali, per esempio le elezioni in India o in
Bangladesh che – anche se a noi sembrano non interessare – di fatto a seconda
del loro esito porteranno però visibili ripercussioni sui flussi di emigranti
verso l’Italia.
Quanti
ricordano che a Dacca, la capitale di uno stato musulmano grande metà
dell’Italia ma con 175 milioni di abitanti, nel 2024 c’era stato un colpo di
stato con la fuga della prima ministro Sheick
Hasina e l’inizio di un governo di transizione ad interim
guidato dal premio Nobel per la pace Muhammad
Yunus?
Eppure le
elezioni allora promesse (ma che sembravano un miraggio quando c’erano
centinaia di morti per le strade), si terranno sul serio tra pochi giorni e
sembra quasi un miracolo.
Non ci si
può occupare di tutto, è ovvio, ma pensiamo a come le nostre news spesso si
occupano solo di cronaca nera e manchino di ogni respiro europeo ed
internazionale con fatti che poi ricadono su di noi ma che nessuno conosce.
Per esempio
si vota intanto anche in Myanmar ma alla fine tutti i deputati saranno scelti
dalla giunta militare al potere mentre l’opposizione resta in galera come
la ex presidente Aung San
Suu Kyi condannata a 27 anni di prigione per attività
sovversive e dal 2024 “temporaneamente ai domiciliari” di cui non si hanno da
tempo notizie certe, neppure sul suo stato di salute.
L’Europa
aveva protestato, ha poi formalmente non riconosciuto la nuova giunta militare
ma si è successivamente sostanzialmente disinteressata del paese nonostante gli
appelli del Vaticano, l’unico a ricordare la drammaticità della situazione
anche dopo il violento terremoto dell’anno scorso. Niente svolta democratica,
quindi, nessuna scarcerazione o accordi con la guerriglia che scuote il paese:
la Cina appoggia i militari per suoi interessi strategici nell’area e non se ne
parli più.
Una
conferma di come l’Europa sia assente da quasi tutti gli scenari anche
nell’informazione, e di come l’Atlantico sia comunque sempre più marginale nel mondo.
La crisi
iraniana è invece letta nei paesi musulmani o dell’estremo oriente con estrema
preoccupazione, è data per scontata una forte repressione verso chi ha osato
sfidare il regime, ma si teme che ormai tutto passerà sotto silenzio, anche
perché viene sottolineata l’impossibilità di far evolvere la situazione verso
un periodo di transizione.
Se ovunque
Israele è visto come il male assoluto soprattutto gli USA stanno perdendo
credibilità e il messaggio che passa a milioni di teleutenti asiatici è che
alla Casa Bianca si improvvisi uno spettacolo senza una regia precisa, mentre
le manifestazioni in Groenlandia sembrano più che altro folkloristiche per il
loro scenario, soprattutto se viste a 35° all’ombra.
L’Europa
scompare, un flash alla visita della Meloni a Tokyo, ma solo perché i due paesi
sono guidati per la prima volta da due donne, con l’unica emittente “europea”
(pagata da noi) di Euronews che del nostro continente dà un’immagine edulcorata
e distorta, dove tutto è ok in una sorta di caramellata “isola ecologista”.
Molto più
puntuali e complete piuttosto le news di Al-Jazeera con un concentrato di
agenda globale in continuo aggiornamento sui temi più diversi e di una qualità
giornalistica impensabile. La TV qatarina non mostra riverenze per nessuno ma
sa affrontare gli inquinamenti in India, i morti di Teheran e quelli di Caracas
con immagini “vere” e non di repertorio.
L’altra
sera ho visto un servizio sulla crisi istituzionale e morale in Bulgaria di una
realpolitik agghiacciante, cose mai viste sulle TV italiane.
…………………..
Le varie
nazioni europee propongono anche i loro canali esteri, “vetrina” dei rispettivi
paesi, ma rispetto alle TV inglesi, francesi, tedesche o spagnole Rai Italia (l’ex Rai International”) e
tuttora di uno sconfortante squallore e banalità.
Incomprensibile
innanzitutto come non ci siano programmi almeno in inglese e che il “meglio”
proposto siano trasmissioni assurde come le chilometriche edizioni di “La vita
in diretta” che ripetono alla nausea e per ore le solite immagini sugli omicidi
proposti dal menu nazional-nero-popolare del giorno. Questa è la “promotion”
del nostro paese!?
Un canale
che non è più nemmeno una TV per i nostri emigrati visto che sono profondamente
cambiati. Servirebbe bilinguismo per i loro nipoti, proposte di studio
dell’italiano, news internazionali, promozioni storico-turistiche, cammini
geografici con la riscoperta delle nostre città, non certo “La vita in diretta”
o i giochi a premi, tutti identici nel mondo. Così come sono inguardabili i TG
in replica che ogni tanto vengono proposti dal palinsesto, ma mutilati di ogni
news coperta da copyright (ad esempio i risultati di calcio). Ma perchè allora
non diffondere piuttosto i flash che Rai News 24 propone ogni mezz’ora, ma
letti alternativamente anche in lingua straniera o almeno in inglese? L’unico
TG “internazionale” di Rai 24 è diffuso in inglese solo una volta al giorno (e
solo nei giorni feriali!) oltre – alle 15, ora italiana – la versione in
ucraino...Immaginate che audience. Vi sembra tutto sconcertante? Eppure questa
è l’immagine che all’estero l’Italia dà di sé stessa e che tutti noi paghiamo
con il canone giorno per giorno.
CI
RISENTIAMO VENERDI’ PROSSIMO, BUONA SETTIMANA A TUTTI
Marco Zacchera



Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.
Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo- mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.
Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.
Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi. Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.
Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.