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IL PUNTO di MARCO ZACCHERA


 

il PUNTO n. 1061 del 9 ottobre 2026

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

 

Con questo numero “IL PUNTO” riprende la sua regolare uscita settimanale, di norma il venerdì mattina. Poiché nelle ultime due settimane ero negli USA lascio poco spazio all’attualità per due riflessioni americane, la prima sulle imminenti elezioni di “mid-term” e l’altra su una vera e propria semisconosciuta pagina di storia italiana che per caso ho fatto in mezzo ai boschi del Montana.

 

LEGGE ELETTORALE

Approvata ieri la nuova legge elettorale su cui mantengo ampie riserve, anche se è un piccolo passo avanti verso una elezione più diretta di almeno una parte dei parlamentari. Non ho capito invece le urla della Schlein che esponeva un cartello “Con la Meloni gasolio a 3 euro” che non c’entrava nulla con la votazione, ma – soprattutto – nessuno ha avuto notizia di una minima controproposta elettorale da parte della sinistra. La stessa Schlein – sempre urlando, ma lei urla sempre – assicurava che “Siamo uniti e vinceremo!” A parte la frase che porta una sfi.. pazzesca, uniti su che cosa? Non su primarie, leader, armi all’Ucraina, deficit, imposta patrimoniale ecc. Questa è l’alternativa? Allora teniamoci la Meloni…

 

LA CRISI DI TRUMP

Da sempre gli Stati Uniti hanno un “cuore” profondamente repubblicano negli Stati centrali del continente mentre i democratici vincono negli Stati che si affacciano sull’Atlantico e il Pacifico, tradizionalmente progressisti.

Ho girovagato per due settimane in Stati a prevalenza repubblicana e che Donald Trump sia precipitato nei sondaggi lo si coglie ovunque, anche e soprattutto chiacchierando con amici repubblicani da sempre, anche quelli che due anni fa lo votavano senza riserve ed ironizzavano sugli avversari.

Non c’è ancora un vero clima elettorale, pochi i cartelli nei giardini a lato delle strade e quasi tutti per candidati alle varie cariche locali, dai giudici di pace agli sceriffi, perché - va ricordato - negli USA tutte le cariche sono a votazione diretta.

Sta di fatto che il 3 novembre si voterà per le elezioni di mid-term tradizionale appuntamento elettorale di metà mandato già di solito infausto per il presidente in carica, ma che questa volta rischia di diventare un tracollo per i repubblicani che potrebbero perdere la maggioranza in entrambe le Camere visto che si rinnova un terzo del Senato e l’intera Camera, come ogni biennio.

Quella dei Rappresentanti è data ampiamente per persa: 228 seggi ai democratici contro solo 207 ai repubblicani (oggi in maggioranza con 5-7 voti di margine, dipende da un paio di indipendenti) ma secondo gli ultimi sondaggi anche al Senato i democratici potrebbero raggiungere i 51 o 52  seggi, ovvero la maggioranza assoluta.

La popolarità del presidente è scesa progressivamente al 37% secondo il Wall Street Journal o addirittura al 32% secondo la Reuter, sta di fatto che gli scontenti sono ben oltre il 60% e in crescita costante.

Non pensiate che le problematiche siano soprattutto per la gestione della crisi con l’Iran o l’Ucraina: quello che conta per gli americani è il visibile aumento dei prezzi e soprattutto quello della benzina ormai stabilmente oltre i 4 dollari al gallone (il che significa comunque solo un euro al litro, beati loro) ma va tenuto conto delle dimensioni e dei consumi delle auto negli USA.

I repubblicani possono solo aggrapparsi a due aspetti che hanno un loro fondamento. Il primo è che se Trump è criticato, ma lo sono anche i democratici accusati di non essere stati capaci di mettere insieme una opposizione credibile e ritrovandosi senza leader di prestigio. La gente poi  si “sente” repubblicana o democratica da sempre e quindi il malcontento per l’elefantino è più probabile si trasformi nel “non voto” piuttosto che con un passaggio di casacca. E qui sta l’unica, altra vera speranza per i repubblicani: non si vota per Trump, ma per rinnovare candidati locali che – là ove siano ben radicati nel proprio collegio – contano soprattutto per sé stessi e non è in gioco il presidente che resta solo sullo sfondo.

La critica alla Casa Bianca che è diffusa comunque anche tra molti “fedelissimi” di Trump ed è esplosa soprattutto quest’anno dopo l’inizio della guerra in Iran in cui il presidente si è cacciato contando forse in una veloce soluzione alla venezuelana, ma evidentemente ignorando o sottovalutando le profonde differenze di scenario, la storia del paese, i rischi di un incancrenirsi della situazione come invece è puntualmente avvenuto.

Anche i rapporti con Israele sono criticati: se pur le lobby ebraiche possono condividere, gran parte dei cittadini è disgustata da Netanyahu soprattutto per le vicende di Gaza e non nasconde il proprio dissenso per la linea ufficiale del presidente.

Si è intanto attenuata la pressione “woke”, una delle cause del crollo democratico di due anni fa: sembra avviarsi un riequilibrio o almeno questo viene percepito da larghi strati della popolazione bianca che negli ultimi anni si è sentita vessata da “colpe” storiche giudicate assurde e che a loro volta creavano discriminazioni.

Insieme al controllo dell’immigrazione è l’unico successo attribuito al presidente.

Quello di novembre sarà comunque un test interessante soprattutto in vista delle presidenziali del 2028 con un Trump che – per bene che gli andrà – sarà un’“anatra zoppa”, se non addirittura completamente appiedata se si ritrovasse in minoranza in entrambi i rami del Congresso.

 

IL TRANSATLANTICO APPRODATO IN MONTANA

Mi piacciono le montagne, i boschi e il silenzio e così sabato scorso seguivo la strada nazionale 93 che dal Canada scende in Montana con alle spalle cento chilometri di foreste e praterie sconfinate.

A un certo punto capito a Seeley Lake, vicino a Missoula, cinquanta case sparse nei boschi e noto un’insegna: “Catholic church”. Mi fermo davanti a una chiesetta semplice (che immaginavo fosse chiusa) e dove invece stava finendo una affollata  messa prefestiva. Dopo la benedizione del sacerdote (polacco) resto a chiacchierare con un gruppo dei fedeli davanti alla chiesa e – saputo che sono italiano – subito si presenta una matura matrona che anche lei mi dice di essere “italian” o – meglio – lo era suo nonno che “era uno di quelli”. Al mio stupore mi conferma che era effettivamente “uno del Nord Italy” (poi si chiarirà essere invece di Lucca) e mi spiega che il nonno era stato internato proprio lì, in quelle foreste inaccessibili, dove nel 1941 arrivarono 1100 prigionieri italiani rinchiusi al “Fort Missoula” quello che un tempo ospitava una guarnigione che faceva la guerra agli indiani.

Ne viene fuori una storia incredibile - che forse pochi conoscono - quella del transatlantico “Conte di Biancamano” e del suo equipaggio approdato in Montana, ad occhio e croce a mille chilometri dall’oceano più vicino.

Avevo sentito parlare di prigionieri italiani negli Stati Uniti durante la guerra, ricordavo di aver letto in gioventù “Il cielo è rosso” di Giuseppe Berto (un romanzo che raccontava l’odissea dei nostri prigionieri “non collaboratori” detenuti in Texas), ma pochi sanno che durante la guerra migliaia di italo-americani sono stati internati (così come tanti americani di origine giapponese) e detenuti per anni perché potenziali nemici.

Ma la storia di “Fort Missoula” e del “Biancamano” è unica ed incredibile.

Questo transatlantico, varato nel 1925 per il Lloyd Sabaudo ed allora uno dei più belli della nostra marina mercantile, era normalmente adibito alla rotta Genova-New York - Buenos Aires, ma quella volta era arrivato a Valparaiso, in Cile, e stava tornando. Una nave stupenda per il lusso di 180 passeggeri in prima classe, 220 in seconda, ma anche di oltre duemila poveracci stivati in terza classe, la dura realtà della nostra emigrazione verso il Sudamerica.

Nel marzo del 1941 il transatlantico stava attraversando (quasi senza passeggeri) il canale di Panama che era allora territorio americano e - se anche la guerra con gli USA non era stata ancora dichiarata - le autorità statunitensi cercarono di requisirlo.

Comandante, ufficiali ed equipaggio reagirono e - prima che gli americani salissero a bordo - in pratica distrussero il transatlantico sabotando le turbine, i motori, il carburante. Gli americani si infuriarono arrestando tutto l’equipaggio di 532 persone che - dopo un avventuroso viaggio fino a New York -  venne fatto salire con molti altri civili italiani bloccati dalla guerra negli USA (tra cui gli impiegati del nostro padiglione all’expo internazionale del 1939) su un treno che – a finestrini oscurati – partì per destinazione ignota.

Dopo una settimana arrivarono in Montana in mezzo alle Montagne Rocciose e furono imprigionati nel campo di Fort Missoula, praticamente in mezzo al nulla.

Alla fine si trattavano in totale di 1120 italiani, cento giapponesi e 24 tedeschi. Gli internati ribattezzarono ironicamente il campo “Bella vista” tenuto conto delle montagne e foreste tutte intorno, anche se tra i reticolati la vita era dura, come ben mostrano le fotografie oggi conservate nel piccolo museo all’ingresso del campo.

Per gli italiani iniziò una lunga detenzione dagli incerti connotati giuridici, mentre in inverno la temperatura scendeva anche a 20 gradi sottozero. “Sulla parola” molti di loro ottennero poi nel tempo una certa semilibertà per lavorare nelle fattorie e nelle foreste dei dintorni, mentre altri (erano detenuti anche chef, cuochi, ufficiali di bordo) organizzarono una presenza italiana che entusiasmò i locali. Nacque a Missoula – una cittadina oggi moderna, ma che al tempo aveva ancora tutti i connotati di un villaggio di frontiera – una scuola di cucina, un teatro italiano, una banda musicale, mentre alcuni internati si sposarono poi con ragazze locali, altri rimasero in America per sempre mentre la maggior parte venne poi rimpatriata nel dopoguerra.

Oggi il campo è un’area “heritage”: sono state restaurate alcune baracche del tempo (squallide come tutti i campi di prigionia) con i letti a castello dei prigionieri ed ingiallite riviste italiane degli anni ’30, c’è ancora la baracca con la chiesetta dedicata a San Michele, mentre le foreste che c’erano intorno al campo sono state invece abbattute ed oggi la zona è sede di stabilimenti, ipermercati e aree residenziali.

Tutto è cambiato, ma “Fort Missoula” testimonia silenzioso un passato che in Italia 85 anni dopo forse non ricorda più nessuno.

Tra l’altro la “Biancamano” ebbe poi tutta una sua storia: trasformata in nave da trasporto-truppe con il nome di USS Hermitage trasportò fino a 7000 soldati alla volta dagli USA ai fronti europei e fu restituita all’Italia nel 1947.

Portata ai cantieri di Monfalcone, nel 1948 subì un rifacimento totale diventando un simbolo della rinnovata marina mercantile italiana del dopoguerra. Gli interni furono rifatti con architetti di grido (come Gio Ponti per gli arredi) mentre Massimo Campigli e Mario Sironi curarono le decorazioni dei saloni. La “Biancamano” fu quindi rimessa in linea verso le Americhe fino al 1961, quando venne smantellata a La Spezia, ma in qualche modo è ancora oggi visibile, visto che la plancia di comando è stata rimontata all’interno del Museo della Scienza e della Tecnica “Leonardo da Vinci” di Milano.

 

Un saluto e buon proseguimento! 

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PS: perchè non mi mandate gli  indirizzi  mail di qualche vostro amico per allargare la platea de IL PUNTO ?? Grazie!

 

Un rinnovato augurio di buona settimana a tutti                               Marco Zacchera

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Quando mi capita di raccontare…
Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze..... (continua)
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Archivio STORICO de IL PUNTO di MARCO ZACCHERA
Il NUOVO LIBRO di MARCO ZACCHERA.....


E’ uscito un mio nuovo libro  “ GENTE DI LAGO: storie e racconti  del Lago Maggiore”
In 164 pagine - tutte a colori - ricordi, personaggi, storie e curiosità della zona del Lago Maggiore e delle sue valli, insieme ad oltre un centinaio di foto storiche, quasi tutte inedite. Una testimonianza interessante della vita sulle rive del Verbano in tempi quasi dimenticati, un omaggio a chi è venuto prima di noi.
Il volume è firmato anche da Carlo Alessandro Pisoni, Ivan Spadoni e altri autori locali che con quest’opera hanno voluto riprendere il successo di “NELLE RETI DEL TEMPO”, una raccolta di foto e testi storici uscita oltre 10 anni fa ed oggi introvabile.
GENTE DI LAGO è in vendita al pubblico a 18 euro, ma i lettori de IL PUNTO possono richiedermi direttamente il libro – se lo desiderano con dedica! - al prezzo ridotto di 16 euro (spese di spedizione comprese) o di 15 euro ciascuna se verranno richieste almeno 2 copie.
Il volume va richiesto direttamente a marco.zacchera@libero.it ricordando di comunicare sempre il proprio INDIRIZZO POSTALE PER LA SPEDIZIONE.
Un bel regalo, per esempio, in vista del prossimo Natale…
 
Marco Zacchera
PUBBLICAZIONE di MARCO ZACCHERA.....


 
L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE ?
 
Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed Immigrazione
 
 
(dall’introduzione..)
 
 
…Mentre in Italia sull’uso improprio della parola “razzista” si montano settimane di polemiche (come per il caso recente del governatore lombardo Attilio Fontana) pochi sanno che in Sudafrica si sta discutendo un emendamento costituzionale con il quale – se approvato – si potranno espropriare i terreni ai bianchi senza indennizzo, ma anche a vantaggio dei cinesi che in Sudafrica per legge sono equiparati ai neri.
 
Un razzismo alla rovescia – ma concreto - di cui non parla nessuno, un esempio di quante poche informazioni si hanno in questo campo
 
Scrivendo queste note (e con il contributo di PAOLA PALMA) ho cercato infatti di trasmettere – piacciano o meno – informazioni corrette, numeri certi, fatti documentati e poche opinioni.
 
Credo di conoscere bene la materia: ho passato tanti mesi della mia vita in Kenya e in Burundi, Uganda, Ruanda, Mozambico, Madagascar e in tanti altri paesi africani lavorando nel volontariato e toccando con mano tante situazioni disperate.  
 
Nell’aprile del 1994 – ero appena stato eletto deputato – per circostanze davvero fortunate non ci ho lasciato la pelle durante una rivoluzione in Burundi.
 
Di immigrazione e integralismo islamico scrivevo già trent’anni fa quando nessuno ci pensava, ma stando in Africa si capiva chiaramente cosa sarebbe successo e puntualmente i disastri si sono verificati. Vi avviso subito che senza sterzate decise andrà sempre peggio.
 
Intendiamoci, credo sia preciso dovere di tutti aiutare il prossimo: è un obbligo morale, cristiano e sociale, ma bisogna farlo con intelligenza, organizzazione, capacità e programmazione altrimenti non solo si finisce in un disastro, ma attecchisce anche la mala pianta della corruzione e dello sfruttamento alimentando rinnovato odio e razzismo.
 
Scopriamo insieme allora i numeri e i costi del fenomeno, la discriminazione nei fatti verso  tanti italiani, le ipocrisie che ci stanno dietro, le ambiguità vaticane, cosa stia effettivamente succedendo in Sudafrica oppure quali divisioni stiano spaccando la Nigeria, ma anche quali rischi concreti porti la mafia nigeriana.
 
Denunciamo finalmente il vorace neo-colonialismo cinese che viene taciuto e sottovalutato, la schiavitù nei paesi arabi e il moltiplicarsi dei musulmani in Europa con il rifiuto da parte di molti di loro ad accettare e condividere i principi costituzionali europei, così come è vergognoso il silenzio europeo sull’Eritrea e soprattutto sui disastri combinati nel mondo da troppe multinazionali senza scrupoli.
 
Se ne parla poco di tutti questi fattori, ma sono quelli che creano le cause che portano poi i poveracci a sbarcare disperati sulle nostre coste o a morire in mezzo al mare.
 
Ecco quindi che nel libro si lanciano proposte concrete e si propongono tutta una serie di dati statistici sconosciuti (perché spesso volutamente nascosti), così come un interessante sondaggio  sull’umore degli italiani con dati, numeri, fatti, circostanze inoppugnabili.  
 
 
Una informazione corretta e soprattutto documentata – anche se magari scomoda, anticonformista, sicuramente poco “buonista”– è però necessaria per portarci a riflettere, un po’ come il medico che ha il dovere di dire la verità al proprio paziente e non raccontargli balle.
 
Una realtà che potrà essere a volte impietosa e crudele, ma che va conosciuta da chi è malato (come lo è la nostra società italiana ed europea) per almeno tentare le cure necessarie alla sua sopravvivenza…
 
 

                                                                                      Marco Zacchera
CHI SONO.....
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Quando mi capita di raccontare…



Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze.
Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.

Sono stato educato in una famiglia profondamente cattolica, ma da sempre molto aperta al mondo e quindi già da bambino ho sentito  forte il senso della responsabilità.
Da ragazzo sono stato per molti anni uno scout e per stile di vita ho sempre percepito così una attenzione particolare alla natura, all’impegno sociale, al mio prossimo.
Mi sono laureato alla Bocconi in economia aziendale, ma ho lavorato già da giovanissimo negli alberghi di famiglia e poi svolto attività diversissime tra loro ma appassionanti anche perché non mi piace mai stare con le mani in mano.
Dal giornalista al pescatore professionista, dall’assicuratore a gestire alberghi ed aziende visto che sono poi diventato dottore commercialista e revisore dei conti.
Ho sempre amato lo sport (sono stato per tanti anni arbitro di calcio e ancora adesso appena posso vado a pescare sul mio lago o in giro per il mondo) ho compiuto centinaia di immersioni subacquee e poi paracadutismo, parapendio, rafting e rally automobilistici fino al settembre del 2005 quando  mi sono rotto la schiena andando fuori strada durante un rally in Valdossola.
C'è  stata  poi la politica, la mia grande passione. Ho cominciato da ragazzino nella "Giovane Italia" e nel "Fronte della Gioventù" e poi nel MSI-DN, in Alleanza Nazionale e infine nel PDL, almeno finchè è esistito.
Ricordo sempre con orgoglio che nella mia vita mi sono candidato 20 volte nelle più diverse elezioni e che sono stato eletto venti volte su venti: non so quanti altri possano dire altrettanto.
Nella mia famiglia si discuteva tanto di politica anche perché siamo cinque fratelli con cinque idee diverse (estrema sinistra compresa), con mio padre che invece era sempre stato democristiano. Sono cresciuto così nella cultura del dibattito e del confronto, in casa come a scuola, e già da ragazzo guidavo assemblee studentesche in aperta e continua dialettica contro  il “movimento studentesco” di estrema sinistra, anche se la maggioranza taceva e poi – spesso – mi appoggiava nelle assemblee.
Non ho mai partecipato ad episodi di violenza, anche se più di una volta ho sicuramente rischiato anche fisicamente per le mie idee.
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA

Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo-  mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.

Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma  soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.

A parte questi incarichi - e anche se ho ormai terminato questa lunga esperienza - continuo davvero a mettercela tutta soprattutto cercando di stare sempre vicino ai problemi della gente.
Ogni giorno ne scopro di nuovi, dalle piccole questioni personali ai grandi problema della nostra Italia e credo sia un punto d’onore impegnarsi concretamente e con onestà per cercare di risolverne qualcuno toccando con mano preconcetti, sprechi e ingiustizie, qualsiasi sia il ruolo che possiamo ricoprire nella società. Oggi posso solo farlo con la penna, e così pubblico articoli su molte testate giornalistiche.
Da quasi 20 anni  ogni settimana edito "IL PUNTO", un foglio via mail di notizie ed informazioni che mi permettono di spaziare sul mondo e sostenere le mie opinioni a diretto contatto con migliaia di lettori.  (chi lo volesse ricevere mi contatti su marco.zacchera@libero.it)
Bisogna a volte saper prendere posizioni scomode o controcorrente, spesso non comprese e contro le quali vi è a volte preconcetto, ma ne vale sempre la pena perché alla fine gli Ideali veri non sono una utopia, ma devono davvero essere traccia e obiettivo di vita.
Per questo  mi sento un cristiano semplice, che cerca di essere coerente e che crede che il Vangelo ci possa insegnare molto nella vita di ogni giorno, concretamente e ricordando soprattutto quella parabola dei "talenti" che nella vita vanno poi restituiti, almeno raddoppiati, prima della fine del viaggio.


Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi.  Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.

Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.

Anche per questi motivi e poiché volevo personalmente mettermi in gioco  nel giugno 2009 mi sono candidato a sindaco della mia città dove da 32 anni ero consigliere di opposizione e  mi hanno eletto con oltre il 54% dei voti al primo turno, primo sindaco di centro-destra a Verbania dopo 64 anni di sindaci e giunte sempre di sinistra o di centro-sinistra.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente  ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.
Intanto sono tornato a pescare appena posso sul mio lago e quando vedo le albe ed i tramonti - che spesso sul Lago Maggiore sono fantastici - mi considero sempre davvero un privilegiato, anche e soprattutto perché  ho la fortuna di poter vivere quei momenti.  Quando calo le reti in mezzo al lago mi ritrovo a fare gesti antichi come quelli dei miei nonni e dei miei avi e allora mi sento libero e felice nel profondo. A queste cose ho dedicato  “ NELLE RETI DEL TEMPO” e poi diverse edizioni di “GENTE DI LAGO” libri di storia per ricordare come si viveva sul Lago Maggiore nei secoli scorsi, mentre “LA MOSCHERUOLA” .racconta com’era l’Italia della mia giovinezza.
In un altro libro “L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE? -  Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed immigrazione”, scritto a quattro mani con Paola Palma, abbiamo cercato di raccontare le tante esperienze in Africa con un serio approccio alle tematiche dell’immigrazione verso l’Europa, un fenomeno importante e che non può essere banalizzato.
Ad oggi non ho più incarichi pubblici se non quello di “Commissario italiano alla pesca per le acque internazionali Italo-Svizzere”  titolo altisonante quanto volontario con il quale e – come già faceva mio nonno quasi 90 anni fa – mi occupo di difendere e tutelare la pesca e l’ambiente dei nostri laghi.
Sono stato anche  nominato, ma  qui torneremmo  in campo professionale, presidente del Collegio sindacale di Finpiemonte, la finanziaria della nostra regione e in altri Enti e società.

Ma questi sono tutti  dettagli, l’importante è non cambiare mai nel profondo mantenendo fede agli impegni di  partenza cercando di aiutare gli altri per  restituire qualche “talento in piu” di quelli che il Grande Capo mi ha affidato alla partenza. Speriamo di riuscirci sempre, lo auguro anche a tutti voi.

In amicizia un saluto, Marco Zacchera...
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