IL PUNTO n. 1029 DEL 16 gennaio 2026
di MARCO ZACCHERA
Per
scrivermi o contattarmi: marco.zacchera@libero.it
Numeri
arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it
IRAN AL BIVIO
Migliaia
di morti per strada ammazzati dalla polizia e dai “pasdaran”, pena di morte per
chi protesta, internet bloccato, economia al fallimento. Gli iraniani sono in
aperta e generale rivolta e forse è finalmente arrivato il momento dell’agonia
per il sanguinario e medioevale regime degli ayatollah.
In attesa
di veder scendere in piazza a protestare anche i “Pro-Pal” italiani (per ora
molto disinteressati alla vicenda) non ci resta che pregare e sperare per il
popolo iraniano che non ne può più di un regime teocratico in realtà esercitato
da oppressori ed assassini e dove le donne, i dissenzienti, gli omosessuali
rischiano la vita.
Silenzio
come sempre dell’ONU e della diplomazia internazionale al di là delle solite
frasi di circostanza. Non lamentiamoci troppo se poi arriverà il solito Trump con metodi più o
meno discutibili perchè - come tanti altri regimi - quello di Teheran è
moralmente inaccettabile in un mondo che in questo debutto del 2026 è sempre
più nel caos.
IO STO CON ALEMANNO
Ma come
si può sostenere che a volte la magistratura non sia apertamente “di parte”? La
vicenda di Gianni Alemanno
(ex parlamentare, ministro e sindaco di Roma) è surreale. Accusato e condannato
per “traffico di influenze”, ovvero un reato indimostrabile ed impalpabile,
senza nessun riscontro concreto (ditemi se non capiti a chiunque faccia
politica di aiutare persone sperando in futuro di averne un contraccambio, ma
senza per questo chiedere tangenti o altro) e per “abuso di ufficio” a 18 mesi
di reclusione. Ne aveva giù scontati 6 quando è stato ammesso ai servizi
sociali. Arrestato la notte del 31 dicembre 2024 alle 11 di sera a casa sua
(che tempismo!) accusato di aver abusato dei permessi diurni (ma era anche
leader di un partito e quindi non era in giro che a far politica, sempre
dichiarandolo) è detenuto
da 13 mesi a Rebibbia perchè i magistrati (andando perfino
oltre la richiesta del pubblico ministero) gli hanno cancellato (!!) perfino i
6 mesi già trascorsi in carcere prima della semilibertà.
Oltretutto
nel frattempo il reato di “abuso di ufficio” è scomparso dal nostro codice
penale e quindi la condanna non ha comunque più senso, ma – nonostante il
parere della Corte Europea che gli ha dato ragione – Gianni Alemanno
“deve” rimanere in carcere almeno fino a giugno, in una Italia dove vengono
scarcerati (quasi) tutti e non vengono neppure arrestati i delinquenti seriali.
NON VI
SEMBRA LEGITTIMO IL SOSPETTO CHE CONTRO DI LUI I MAGISTRATI ABBIANO AVUTO E
MANTENGANO UN ATTEGGIAMENTO DECISAMENTE “POLITICO”?
Io credo
proprio di sì, ed è grave – ma emblematico della loro cattiva fede - che sul
suo caso tacciano tanti “garantisti” a tempo pieno.
GIORGETTI, BUTTATI !
Dopo le
mire di Trump
sulla Groenlandia l’ Europa “reagisce” e la mitica Ursula Von der Leyen annuncia
un “pacchetto” di aiuti a quel territorio formalmente danese fino a 500 milioni
di euro per ingraziarsi gli abitanti e farli rimanere “fedeli” all’Europa.
Proposta
al nostro ministro dell’economia Giancarlo
Giorgetti: perché non offrire noi 600 milioni e “comprare”
la Groenlandia facendola diventare un autonomo territorio italiano? Potremo
pure offrire come "bonus" vacanze gratis annuali a tutti i suoi
56.5000 abitanti!.
…Dai,
lasciatemi almeno sorriderci sopra!
VERBANIA: TRIBUNALE “ELETTORALE” ?
Vi sembra
corretto che all’interno del Tribunale
di Verbania, dove accede il pubblico per la cancelleria civile
(con la coda che c’è di solito, visto che c’è una sola impiegata, ha tutto il
tempo di leggerselo bene), sia esposto un più che visibile stampato della ANM (Associazione Nazionale Magistrati)
che senza possibilità di contraddittorio critica la riforma e il governo ed
invita a votare SI al prossimo referendum? MAH…
Approfondimento: LA MELONI E LA DESTRA
TRADITA (?)
Marcello
Veneziani, una delle migliori firme della destra italiana, pochi giorni
prima di Natale ha pubblicato un lungo editoriale sostenendo come Giorgia Meloni, dopo tre
anni di governo, avrebbe sostanzialmente tradito le aspettative di chi l’aveva
votata sperando in un cambiamento più radicale della politica e delle
istituzioni.
Veneziani
riconosce a Giorgia dei meriti indubbi, ma lamentando come non ci sia stato
quel “distacco” rispetto al passato promesso in campagna elettorale e tutto
sarebbe rimasto più o meno come prima, in una sostanziale mediocrità.
E’ utile
una riflessione lasciando perdere le sterili polemiche quotidiane sollevate
dalla rancorosa invidia della Schlein
e di molti suoi alleati che criticano a prescindere.
Quello
che credo abbia condizionato molto la Meloni sono i limiti che qualsiasi
premier italiano si vede costretto ad affrontare vista la ormai concreta
“sovranità limitata” del nostro paese rispetto all’Europa con l’Italia
ingabbiata in un deficit che ne limita lo sviluppo e sempre “osservata speciale”
da parte di Bruxelles e della BCE, il vero centro di potere che controlla tutta
l’Europa.
Se va
dato atto alla Meloni di aver (con Giorgetti al ministero dell’economia)
stabilizzato le finanze, è nel campo delle riforme interne che tardano i
risultati. Andrà forse in porto la riforma (parziale) della Giustizia ma questo
le ha scatenato contro la Magistratura, così come ogni tentativo di limitare i
grandi poteri finanziari ha ricevuto l’ostruzionismo di Banca d’Italia e ogni
“distinguo” – per esempio sull’Ucraina - gli immediati fulmini del Quirinale.
Magistratura, grande finanza e quirinale che se appena possono “sgambettare” la
premier lo fanno a gamba tesa.
Soprattutto
la Meloni si è vista circondata (ma avrebbe dovuto ben saperlo, non può
lamentarsi adesso) da un apparato burocratico e di potere consolidato ed
inamovibile, protetto da una miriade di leggi che sembrano fatte apposta per
rallentare ogni decisione.
Guardiamo
alla problematica dei migranti e a tutti i tentativi di alcuni giudici per sabotare
qualsiasi cambio di passo, perfino dopo le conferme di Bruxelles alle decisioni
del governo, oppure le conseguenze catastrofiche per la finanza pubblica dei
“bonus” che hanno contraddistinto l’era M5S e che questo governo ha dovuto
pagare.
E’ una
situazione che ho provato personalmente quando mi hanno eletto sindaco a
Verbania: volevo cambiare la città ma poi – tra piani pluriennali, impegni e
debiti pregressi, dirigenti inamovibili, rallentamenti burocratici, polemiche e
freni su tutto e una stampa spesso ostile – se si sono comunque fatte molte
cose, sono state meno di quante avrei sperato.
Veneziani
critica poi come l’Italia non sia cambiata dal punto di vista culturale ed ha
ragione, ma dimentica le reti televisive (come Sky e soprattutto La7, ma anche
Rai 3 ecc.) palesemente ostili alla Meloni, come lo è soprattutto quasi tutta
la grande informazione con la collaudata macchia del “soccorso rosso” il cui
scoop è vivisezionare quotidianamente ogni news alla perenne ed ossessionante
ricerca di qualsivoglia presunto neofascismo.
Per
questo credo che vada riconosciuta alla Meloni l’abilità di essersi creata una
sua visibilità e credibilità internazionale barcamendandosi in modo
intelligente tra Trump e l’Europa e progressivamente (finalmente!) distinguendo
negli ultimi tempi l’Italia rispetto ai “falchi” di Bruxelles anche per quanto
concerne il conflitto in Ucraina, negando un intervento diretto e frenando
sugli asset russi.
Troppa
prudenza e timore a schierarsi, troppo “democristiana” la Meloni che poteva (e
probabilmente doveva) “osare” di più? Forse sì, soprattutto nei confronti
dell’Europa. Credo comunque che su energia, automobile e suicide politiche
green l’Italia debba contare di più, protestare e farsi sentire con ben
maggiore forza anche se potrà farlo solo grazie all’equilibrio economico che
finalmente si sta raggiungendo, tra l’altro in un quadro più stabile rispetto
ad altri paesi fondatori (come Francia e Germania) conciati ben peggio di noi
(e questo è un merito della Meloni).
Messi in
sicurezza i conti, acquisita una sua credibilità internazionale è però arrivato ora davvero il momento in
cui la Meloni deve sciogliere gli indugi e dare un “suo” colpo di acceleratore
su premierato, federalismo
differenziato e fermezza sul tema sicurezza, ovvero quelli che erano i cardini
del suo programma, perché quanto scrive Veneziani è la spia di
un malcontento di molti elettori che vorrebbero vedere più coraggio soprattutto
in Europa e nonostante le critiche scontate che arriverebbero e arriveranno
alla premier dalla sinistra e dall’ “intellighenzia” radical-chic.
Forse il
maggior ostacolo per la Meloni è anche l’essere visibilmente “sola al comando”
e se questo è un bene per la sostanziale compattezza del governo (con alcune
persone grigie, ma che almeno non fanno disastri) non sembrano però emergere
persone di alto profilo che possano coadiuvarla nel partito e a Palazzo Chigi,
a parte un Alfredo
Mantovano che in silenzio “media” saggiamente tra Palazzo
Chigi, Servizi, CEI e Quirinale in un ruolo importante ma che resta volutamente
sotto traccia.
Anche
perché - se da una parte c’è chi vorrebbe una Meloni più spostata a destra
- attenzione perché cresce anche un’aliquota di Forza Italia, soprattutto
al sud, che sta arruolando potere e personaggi “di panza” con Salvini che deve
disperatamente difendere la sua visibilità o rischia di affogare e che comunque
si deve guardare anche akl “centro” politico, dove si conquistano i voti per
vincere le elezioni. E’ un equilibrio difficile, ma gestirlo darà nel tempo la
caratura di chi vuole passare dall’ essere un politico a diventare
statista. La Meloni rischierà per provarci?
Questo
numero de IL PUNTO è stato scritto martedì 13 gennaio
CI
RISENTIAMO VENERDI’ PROSSIMO, BUONA SETTIMANA A TUTTI
Marco Zacchera



Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.
Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo- mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.
Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.
Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi. Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.
Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.