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IL PUNTO di MARCO ZACCHERA

IL PUNTO
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IL PUNTO   n. 950 del 12 aprile 2024

di MARCO ZACCHERA 

 

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Sommario: Quello che sta succedendo in Puglia (e Piemonte) in casa PD e tra i suoi alleati per la compravendita di voti mi preoccupa, non solo per il metodo ma perché imbruttisce l’immagine di una regione simbolo di un Sud che sembrava finalmente recuperare terreno meglio di altre. Penso che molto si giochi molto in chiave di demagogia (vedi Conte che improvvisamente chiama fuori il M5S da ogni alleanza all’insegna della mancanza di legalità: non se ne erano accorti prima?) ma anche perché temo che -  ancora una volta – il metodo coinvolga più o meno TUTTI, ben al di là delle sigle di partito. Nonostante siano passati decenni da “mani pulite” e ci siano una quantità di garanti, controlli, burocrazia, ANAC, procuratori d’assalto, indagini più o meno politicizzate siamo sempre lì: è sconfortante.

In questo senso ALESSANDRO è un contro-esempio da ringraziare, mentre in Europa “l’orso-Putin” trova nuovi alleati. A chiudere un approfondimento su di un paese che troppe volte non crede più in sé stesso, vedi il ponte sullo stretto.

 

GRAZIE ALESSANDRO!

Pochi lettori credo conoscano Alessandro Dellavedova di Miazzina, un piccolo paese di montagna (364 abitanti) alle spalle di Verbania ed al quale vorrei semplicemente dire “grazie”.  Classe 1934, quest’ anno compie dunque 90 anni e dopo 60 (sessanta) anni ininterrotti in consiglio comunale ha annunciato che non si ricandiderà. E’ stato sindaco del paese, attivo ed impegnato per la sua terra, da sempre un “buon esempio” concreto di come ci si possa impegnare nel modo più completo e disinteressato possibile. Tra tanti tromboni che riempiono gli schermi TV forse lui (e persone come lui) hanno rappresenta la “Politica” nel modo più vero (e non lo hanno fatto neppure Cavaliere).

Grazie Alessandro!

 

SLOVACCHIA: PELLEGRINI - ORBAN II

Se il risultato di un’elezione non piace, più o meno lo si nasconde: in un solo mese dopo il Portogallo anche la Slovacchia ha confermato la sua svolta a destra e sabato scorso ha eletto come suo nuovo presidente Peter Pellegrini (avi lombardi trasferitisi a Bratislava al tempo dell’impero Austroungarico), uomo notoriamente molto scettico sulla guerra in Ucraina. Un bel successo per la linea dell’ungherese Orban che troverà ora nella Slovacchia un alleato prezioso.

Interessante che in merito Rai 24 si sia limitata a commentare che il neo-presidente “opererà per la pace in Ucraina” il che non aiuta certo a spiegare al teleutente italiano che per Pellegrini la pace in Ucraina si ottiene bloccando gli aiuti a Kiev. Tra l’altro è strano che mentre la NATO si riarma per la asserita minaccia di Putin proprio due paesi confinanti con l’Ucraina (Slovacchia e Ungheria) scelgano e sostengano la strada opposta.

La Repubblica” online – nella linea di quel buon giornalismo che separa sempre i fatti dalle opinioni – la vittoria di Pellegrini è testualmente data così (virgolette comprese) ‘Un altro “pacifista”, un altro burattino del Cremlino ha vinto una elezione in Europa. Ed è una vecchia conoscenza, quel Peter Pellegrini che ha battuto il candidato europeista e filo-atlantista Ivan Korkok dopo una campagna elettorale votata al populismo nazionalista…”.  Insomma, toni più da “L’Unità” anni ’70 che attuali, ma intanto gli slovacchi, con libere elezioni, hanno confermato di NON pensarla come Bruxelles.

 

Approfondimento: UN PAESE CHE NON CREDE IN SE’ STESSO

Se ne parla da decenni, ma nonostante gli annunci, i rinvii e le continue e consolidate polemiche il ponte sullo Stretto di Messina sembra ancora di là da venire, sommerso dai dubbi, dalle incertezze, dai “non ci riusciremo mai” e dai predicatori di cattive notizie.

La realtà è che il nostro paese sembra non credere più a nulla, soprattutto a sé stesso. Quando leggo le polemiche pro o contro Salvini e chi lo sostiene per quest’opera penso al 13 agosto 1898. Quel giorno a Iselle di Trasquera, un paesino sopra Domodossola, brillarono le prime mine per il traforo del Sempione.

Era l’avvio a un progetto in cui non ci credeva quasi nessuno salvo chi aveva pensato, progettato, finanziato e voluto un’opera tanto colossale. Si chiamavano Alfred Brandt e Karl Brandau, gli ingegneri che dai due versanti avevano dato il via ai lavori per un progetto incredibile per quei tempi (come fu per la strada costruita da Napoleone cento anni prima): un tunnel ferroviario di quasi 20 chilometri capace di forare le Alpi con una galleria che fino ad allora non era mai stata neppure concepita e che rimase per 76 anni il record del mondo, superata negli anni ’80 da una galleria giapponese sottomarina.

Furono impegnati sui versanti italiano e svizzero decine di migliaia di operai venuti da tutte le regioni italiane. Minatori sardi e toscani, contadini che non avevano mai tenuto un piccone in mano, disoccupati, analfabeti e tanti ragazzi. Solo nelle trincee del Carso ritroveremo fianco a fianco uomini così diversi, ma fusi per un progetto impensabile che sotto i loro occhi diventava realtà.

“Rimarranno schiacciati dal peso di oltre 3.500 metri di roccia sovrastante, saranno strappati via dalle correnti calde del sottosuolo e comunque non si può lavorare a 55 gradi!” Rileggendo i giornali del tempo tutto sembrava impossibile ed invece, neppure sette anni dopo, tutto era compiuto.

Alla fine i calcoli manuali dello scavo (e non c’erano i GPS, computer e i satelliti di oggi!) risultarono perfetti: le due gallerie si ritrovarono esattamente a metà strada, dopo 10 chilometri di buio, con uno scartamento di soli sette centimetri e, su circa 15.000 operai impegnati nei lavori, ne morirono solo 42, un niente rispetto ai più di 200 del traforo del Gottardo di anni prima.  

Ci furono inondazioni, incendi, scoppi, epidemie, ma si corse sempre ai ripari organizzando anche migliori condizioni di vita degli operai che ogni giorno trovavano  abiti puliti, toilette semoventi e aspiratori per ridurre la temperatura che superò anche i 56 gradi centigradi. Nacque anche un paese, Balmalonesca, per ospitare migliaia di operai e le loro famiglie, un paese “vero” con case, osterie, la scuola, una chiesa (anzi due, c’era anche quella evangelica) e perfino il parroco, Don Antonio Vandoni, che fu una delle 42 vittime finendo trascinato via dalle acque in piena del torrente Divedra.

Tutto ciò per sottolineare che quando un’opera è davvero voluta si riesce sempre a conquistarla e se per il Sempione furono allora la “piccola” Svizzera e la “povera” Italia fresca di unità (e al tempo non esistevano consorzi e fondi multinazionali, BCE, PNRR ed holding, ma solo fondi privati e buoni del tesoro) anche a Messina – volendolo -  si arriverà alla fine. Il ponte sullo stretto non sarà solo un’opera storica ma soprattutto utile, necessaria se si vuole finalmente collegare la Sicilia all’Europa, se ci consideriamo una nazione davvero degna di stare nel G7. Per carità, so benissimo che la Salerno-Reggio Calabria più a nord è un colabrodo, che ci sono altri mille problemi logistici e tante strettoie, ma almeno risolviamo un problema (il principale) e forse sarà allora più facile risolvere gli altri.

Fermarsi adesso sarebbe ridicolo, anche perché significherebbe ignorare cosa avviene nel mondo.

A Dubai trent’anni fa c’era solo sabbia ed oggi il Burj Khalifa è il grattacielo più alto del mondo. Costruzione indigesta agli ecologisti ed opera faraonica ed inutile? Sta di fatto che l’anno scorso la città più visitata al mondo da turisti stranieri non è stata più Parigi ma proprio Dubai e - se qualche invidioso cugino d’oltralpe avanza dei dubbi - i trend di crescita sono chiari e Dubai lo sarà nettamente quest’anno.

Allo stesso modo da Hong Kong non si va più a Macao con un aliscafo ma – volendo - con un ponte di oltre 50 chilometri. D'altronde chi andrebbe a raccontare agli abitanti di Copenaghen di chiudere il ponte con Malmoe, in Svezia, perché non serve, o a quelli di Istanbul che i Dardanelli si dovrebbero ancora attraversare in traghetto? Ormai Europa ed Asia sono connessi con più ponti sul Bosforo senza problemi, così come decine di isole nel mondo.

Anche considerando solo i ponti a campata unica (a più campate il ponte più lungo è quello di 165 chilometri costruito per l’alta velocità Pechino-Shangai) costruire un ponte tra Calabria e Sicilia è nell’ordine delle cose e non ditemi che in Turchia, in Giappone o in Cina non ci siano tsunami e terremoti!

Serve piuttosto coraggio, orgoglio, volontà: per una volta in Italia vogliamo crederci ed essere “avanti” o almeno un po' meno di retroguardia, con magari anche un po' di “spirito di patria” ?

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                              MARCO ZACCHERA  




IL PUNTO   n. 949 del 5 aprile 2024

di MARCO ZACCHERA 

 

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PASQUA

Invano Papa Francesco chiede pace e rilascio reciproco di prigionieri: nessuno risponde. Vi sembra voler “costruire la pace” prevedere negli stessi giorni una nuova base NATO a Costanza (Romania) investendo 10 miliardi di euro a due passi dalla Russia, oppure (Putin) arruolare 145.000 nuovi soldati, o bombardare in Siria (Israele) il consolato iraniano, mentre Hamas rifiuta il rilascio di qualsiasi ostaggio? Ma “mondo libero”, Europa, Italia, Israele, Hamas...fermatevi per un momento, ragionate, abbiate il coraggio di provare a costruire armistizi e trattative in alternativa ad ammazzarvi, altrimenti il disastro sarà totale, per tutti.

 

SALIS SANTA SUBITO

Era difficile trasformare Ilaria Salis in una martire ma, trasportandola al processo in ceppi, la magistratura ungherese ci è brillantemente riuscita. Un clamoroso autogol dal punto di vista mediatico per tutta l’Ungheria dimostrando di non avere la minima sensibilità nel gestire un caso che - a livello politico - si ribalta contro di loro.

Ma dove mai avrebbe potuto scappare la Salis circondata da un nugolo di poliziotte? Così tutti adesso si concentrano sulle sue catene ai piedi dimenticando che la “maestrina di Monza” era andata appositamente a Budapest per picchiare della gente facendosi pescare con in tasca un’arma impropria. Certo, gli aggrediti erano presunti neonazisti e quindi europei di serie B, ma non è una grande attenuante.  Comunque il processo di martirizzazione e di santificazione della Salis è già a buon punto e presto probabilmente la vedremo euro-candidata nel PD. Auguri!

 

EUROGREEN PASQUALI

Avete festeggiato la Santa Pasqua come Europa comanda? Tranquilli: all’Unione Europea non interessa minimamente se l’avete fatto perché avete radici “giudaico-cristiane” o atei, l’importante è che siate degli euro-green. Così se – laici o religiosi, non importa –  avete mangiato l’uovo di Pasqua, avete poi seguito le precise istruzioni comunitarie obbligatoriamente stampate sull’etichetta al fine di un corretto smaltimento del post-uovo?

Vi siete ricordati di smaltire quindi l’etichetta nella carta (rifiuto tipo PAP 21), l’involucro nella plastica (rifiuto PP5), il cordoncino elastico che lo legava sempre nella plastica, ma come rifiuto di categoria 7, mentre tra quelli di plastica PP5 andava messo il basamento? E l’incarto della sorpresa lo avete deposto nell’alluminio (rifiuto ALU41) mentre il cartiglio informativo visto che era di carta andava considerato PAP22?  Se poi avete trovato come sorpresa un coniglietto di cioccolato - come nelle uova prodotte da un noto marchio italo-svizzero - vi siete ricordati che il campanellino “non è un giocattolo e non è commestibile, non va lasciato nella disponibilità di bambini sotto i 48 mesi” (ma allora, chi mai apre le uova?!) e va quindi smaltito nei metalli, a differenza del cordoncino rosso che è un altro PP5. Cerchiamo di essere precisi, perché per colpa del vostro uovo ne va della eco-sostenibilità di un intero continente.

 

DEMOCRAZIE

Il Consiglio elettorale del democratico e progressista stato “bolivariano” del Venezuela ha avviato l'esame delle “candidature ammesse” alle elezioni che vedranno il presidente Nicolas Maduro (di estrema sinistra) in cerca del suo terzo mandato. Si sa già però che NON è stata ammessa neppure la principale candidata superstite dell’opposizione Corina Yoris, delegata della leader Maria Corina Machado, la cui candidatura era stata preventivamente impedita da una decisione amministrativa, che l'ha privata di diritti politici per 15 anni. Avete capito bene: eliminare la principale opposizione non bastava, si elimina perfino la “delegata” quindi si può scommettere su chi vincerà. Avete avuto notizie di proteste giunte da quell’Europa che in Sudamerica è da sempre in prima fila a sostenere i leader “democratici”, dal brasiliano Lula in giù, e che per mesi ha ripetuto che in Russia le elezioni erano una truffa?

 

Approfondimento: L’ONU SEMPRE PIU’ LOGORA

Si sprecano le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sulle tante crisi e guerre nel mondo, ma sembrano spesso solo parole al vento, quando non sono bocciate per strada ancor prima di nascere dai reciproci veti. Nel corso della sua ultima visita negli USA il presidente ucraino Zelensky chiese, fra l’altro, di togliere alla Russia il potere di veto e quindi ponendo in dubbio il diritto al suo seggio permanente all’interno del Consiglio di Sicurezza.

Zelensky  aveva sollevato un problema non da poco, perché i “cinque grandi” (USA, Russia, Gran Bretagna, Cina e Francia, ovvero i vincitori dell’ormai lontano 1945 che a Yalta si spartirono il mondo) hanno appunto un “diritto di veto” ovvero di bloccare qualsiasi deliberazione e sanno benissimo che - se oggi saltasse il posto della Russia - in futuro potrebbe toccare a ciascuno di loro, visto che all’ONU il voto degli USA  - se non avesse il potere di veto - conterebbe in sede di votazioni come quello di Trinidad and Tobago oppure di San Marino.

Forse non tutti sanno che i 193 paesi aderenti alle Nazioni Unite sui 206 del mondo (alcuni paesi sono considerati stati sovrani “de facto”, ma non sono riconosciuti come tali) partecipano ad un meccanismo burocraticamente enorme, politicamente di grande rilevanza ma che spesso è privo di potere effettivo nel dirimere le controversie tanto che questa è la principale e sempre più evidente debolezza dell’ONU anche perché basta il ”veto” di uno dei cinque paesi vincitori per bloccare ogni risoluzione o voto del Consiglio di Sicurezza.

L’ONU è infatti diretta da un Consiglio di Sicurezza composto da 15 membri, ovvero i cinque “permanenti” già citati e - con turni biennali - ogni anno diventano membri temporanei cinque paesi in rappresentanza delle varie aree del mondo. All’Italia l’ultima presenza in Consiglio è spettata nel 2007/2008 dopo che fummo “ammessi” all’ONU nel 1955, dieci anni dopo il suo avvio.

In base all’art. 27 della Carta dell’ONU i membri permanenti dispongono del potere di veto, che consiste nella possibilità di impedire - tramite voto contrario - l’adozione di una delibera da parte del Consiglio cui è attribuita la responsabilità principale del mantenimento della pace nel mondo sulla base del sistema di sicurezza collettiva, ma ha così poteri di natura esclusivamente conciliativa, ovvero di emettere raccomandazioni alle parti. 

Il Consiglio avrebbe anche poteri di natura coercitiva in caso di minaccia alla pace mondiale o di un atto di aggressione (art. 39 della Carta) oltre all’adozione di misure preventive e di misure dirette contro gli Stati trasgressori, sia di natura economica che militare, ma basta appunto il voto negativo di uno dei cinque “grandi” – come è successo nel caso del conflitto ucraino con il veto della Russia - perché non si possa emettere una risoluzione obbligante per tutti.

Vale per il Medio Oriente (negli anni gli USA hanno sempre patrocinato la causa di Israele) e per i tanti conflitti locali scoppiati ovunque negli ultimi 80 anni che – purtroppo - hanno quasi sempre avuto “sponsor” che hanno precluso atti risolutivi. Piuttosto l’ONU è presente su molti scenari come forza di peacekeeping inviando proprie truppe (i “caschi blu”) per mantenere la pace, anche se va detto che negli ultimi decenni si sono di solito inviate truppe di paesi dello stesso continente del singolo conflitto anche per motivi di budget il che non sempre ha dato buoni risultati.

L’ONU è infatti cronicamente in crisi economica: costa caro e 40 paesi non pagano le quote per difficoltà interne, Alla fine a pagare di più sono gli USA con oltre 11 miliardi di dollari (quasi il 30% del budget) seguiti dalla Cina. L’Italia è settima (con 100 milioni) e nel loro complesso i paesi UE versano di più degli stessi Stati Uniti.

Anche per questo, al di là dei buoni propositi, la struttura dell’ONU è logora e datata, spesso superata dai fatti e la questione del potere di veto dei cinque grandi si sta ponendo con forza per esempio per la contestuale assenza nel Consiglio di Sicurezza di paesi di importanza mondiale come l’India, il più popoloso di tutti.

Non sono poi mancati in passato i rovesciamenti di fronte. Per esempio fino al 1971 la “Repubblica di Cina” era rappresentata da Taiwan considerata erede legittima di quella sorta nel 1912, ma da quell’anno fu riconosciuta la Cina Popolare (Pechino) come espressione di questa continuità storica, tanto che Taiwan oggi non solo non fa parte dell’ONU ma è stupidamente ostracizzata in molte agenzie umanitarie, a cominciare dall’OMS, come molti hanno scoperto in occasione del Covid, proprio perché Pechino è durissima (e spesso ottusa) in questo senso.

Ad oggi, per esempio, i documenti dei cittadini di Taiwan – di fatto accettati in tutto il mondo – sono addirittura “fuorilegge” proprio all’ONU che appunto non riconosce la realtà taiwanese. Tra l’altro le due entità non si riconoscono a vicenda e così nessuno Stato può riconoscerle entrambe contemporaneamente. Di fatto oggi Taiwan è così riconosciuta come Repubblica di Cina solo da 12 paesi ONU e dalla Santa Sede mentre il Bhutan è invece l’unico paese che non riconosce nessuna delle due Cine.

Al di là di questi aspetti formali il problema vero è la mancanza di potere concreto nell’applicare le “risoluzioni” del Consiglio di Sicurezza e della stessa Assemblea Generale, il che rende l’ONU una realtà zoppa e troppo spesso solo virtuale. 

     

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                                       MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 948 del 29 marzo 2024

di MARCO ZACCHERA 

 

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Sommario: Crescono le preoccupazioni per i conflitti nel mondo in un incrocio di reciproche provocazioni, tanto a rimetterci è sempre la povera gente, non certo i “big” del pianeta.

Tra di essi i presidenti americani Biden, Obama e Clinton riuniti insieme a una cena di gala per recuperare fondi al partito Democratico. Presenti una serie di vip del mondo dello spettacolo, la quota di partecipazione alla cena per i tavoli “top” andava dai 250.000 ai 500.000 dollari a testa, una foto per essere ritratti tra i tre presidenti costava “solo” 100.000 euro. Nella stessa sera Trump partecipava alla veglia funebre per un poliziotto di New York di 31 anni ammazzato da un pregiudicato che aveva subito 21 arresti, ma era in giro appena rilasciato. Non c’è dubbio su chi nella serata abbia  raccolto più soldi, ma secondo voi chi ha raccolto più voti? Segue, oltre a note locali, una riflessione sul Ramadan come è vissuto nella scuola di Pioltello.

 

VERBANIA ASSURDITA’ 1: DIVISI SI PERDE

Non fa tempo il centro-sinistra a dividersi dopo le primarie PD che il centro-destra si spacca clamorosamente a Verbania in vista delle elezioni comunali. Dopo la già da lungo tempo annunciata candidatura del “civico” arch. Giandomenico Albertella (che era stato già più o meno ufficialmente sostenuta da FdI e Lega) si aggiunge ora la candidatura dell’avv. Mirella Cristina, già deputata di Forza Italia, cui dovranno unirsi volenti o nolenti anche Lega e FdI per intervenuti accordi romani. Terzo candidato “di area” Michael Immovilli, per la gioia della sinistra che peraltro ancora non sa quanti candidati schiererà alla partenza. Morale: credo che il centro-destra subirà – diviso - una sconfitta annunciata, perdendo una occasione d’oro per vincere e riconsegnando la città al PD di Riccardo Brezza.  

Congratulazioni vivissime per questa fantastica strategia dell’auto-distruzione, con l’amarezza di prendere atto che nel 2024 si impongono ancora candidati dall’alto – al di là del valore delle persone - senza minimamente verificare ed ascoltare le situazioni locali. E’davvero uno strano concetto di democrazia.

 

VERBANIA ASSURDITA 2: ABBIAMO  IL CLIMA PEGGIORE D’ITALIA

Se siamo a tavola in due e tu mangi un pollo intero mentre io resto a digiuno, statisticamente ne abbiamo comunque mangiato metà per uno. Un assurdo, così come le statistiche pubblicate dal “Il Sole 24 Ore” secondo cui il clima di Verbania è – insieme a Como, Varese e Belluno – il peggiore d’Italia.

L’idiozia è basata sul fatto “scientifico ed ambientale” che in 10 anni ci sarebbero stati in città 90 giorni in cui è piovuto più di 4 cm. di acqua in una fascia di 6 ore.

Tanto basta perché il clima di Verbania sia considerato pessimo, “estremo” e peggiore di tante città italiane magari soffocate nel caldo, nello smog o immerse nella nebbia.

Che a Verbania ci siano temperature miti in estate come in inverno per la presenza del Lago Maggiore, ri respira aria buona e non inquinata tanto che la citta è da due secoli un luogo di villeggiatura e soggiorno internazionale (con circa un milione di presenze turistiche all’anno) non conta: l’importante  èpoter  sostenere che “Non c'è alternativa a continuare l'azione per il clima. Ciò che è importante, però, è assicurarsi di prendere in considerazione tanto le preoccupazioni degli europei sul cambiamento climatico quanto quelle sui rischi per la competitività e su come questo influisce sulle loro vite", sottolinea il commissario europeo per l'azione climatica, Wopke Hoekstra commentando la statistica del giornale.

Il che vi dice tutto – e  conferma – l’idiozia totale imperversante a Bruxelles e dintorni dove il clima è ovviamente migliore (??) che sul Lago Maggiore.

Ma basta, per favore, con queste cretinate!!

 

RAMADAN A  PIOLTELLO

Come prevedibile, la decisione di chiudere l’Istituto comprensoriale Iqbhal Masih di Pioltello per festeggiare la fine del Ramadan (che quest’anno sarà il 10 aprile) ha scatenato molte polemiche.

Per il dirigente scolastico della scuola, Alessandro Fanfoni, “I bambini di fede islamica  sono la maggioranza e non possiamo chiudere gli occhi davanti a questi numeri e alla realtà”. Seconda la sindaco PD di Pioltello (36.000 abitanti, alla periferia di Milano), Ivonne Cosciotti, la chiusura “E’ un atto di civiltà” mentre contro la chiusura si schierano la Lega, da Salvini alla eurodeputata leghista Silvia Sardone (“Una decisione preoccupante, un precedente particolarmente rilevante”).

Il consiglio d’Istituto, confermata la decisione all’unanimità (Possibile, c’ era davvero libertà di voto?) chiede ora una visita “riparatrice” di Mattarella.

Al di là della cronaca c’è una riflessione più profonda legata alla decisione di Pioltello ovvero l’evidente progressivo scivolamento verso una società non solo interetnica ed interconfessionale, ma dove alcuni valori fondanti della “nostra” comunità – di cui uno è l’aspetto religioso - si stemperano mentre questo non avviene per quella islamica che proprio dalla sua auto-chiusura verso l’esterno e nell’ambiguità in cui la si lascia continuare trova la sua forza di coesione.

Facciamoci però anche una seria autocritica: noi cristiani facciamo poco o nulla per difendere i nostri principi e magari farli capire agli islamici, anche se loro comunque di solito li rifiutano. Noi siamo “aperti”, poi - quando si decidono passi come quello del 10 aprile - da una parte ci si mostra indignati mentre l’altra parte parla di “civiltà”. Usciamo però dagli schemi e chiediamoci seriamente – per una volta – quali siano i valori fondanti in cui crediamo senza le solite superficialità!

La scuola Iqbbhal Masih, per esempio, ne è una conferma: demagogicamente la scuola è dedicata ad un giovane attivista contro la violenza del lavoro minorile, ma la comunità islamica che la frequenta non si è mai espressa, per esempio, sulle violenze domestiche ai danni dalle minori che non accettano le scelte loro imposte: perché nessuno solleva questo aspetto?

Sarà quindi anche vero che a Pioltello ci sono molti ragazzi di famiglie musulmane. ma tante di loro non sono osservanti e comunque la fine del Ramadan è prima di tutto una festa, una ricorrenza, così come tutti – atei compresi - festeggiano ad esempio l’Immacolata l’8 dicembre con un giorno di vacanza - ottimo per il “ponte” di Sant’Ambrogio - anche se non sono minimamente credenti, non partecipano quel giorno ad alcun evento religioso e di sant’Ambrogio non sanno neppure il secolo in cui è vissuto.

Di più, perché nella scuola di Pioltello allora gli alunni musulmani restano a casa per le vacanze di Natale o di Pasqua? Anche questa è una totale ipocrisia visto che non li celebrano, ma è proprio così che si crea un progressivo, lento ma costante cedere il terreno sul piano della identità che per molti è fatale, normale o addirittura “segno di civiltà” come sostiene la sindaco PD di Pioltello, ma per altri no e questo (ben al di fuori dei tornaconti elettorali), deve essere a base di una revisione critica di come vengono progressivamente cancellati i nostri valori comuni.

Guardiamoci intorno con serenità: non serve ghettizzare, anzi, ma è ben strano che da una parte si invochi una società “laica” ed integrata e poi si favoriscano in qualche modo connotati sociali che identificano la diversità, con lo sfaldamento conseguente, appunto, dei caratteri identificanti di una comunità preesistente.

Esempi? Permettere il velo integrale anche se l’essere riconoscibili è obbligo di legge e nessuno ricorda con chiarezza e pubblicamente che un musulmano non può - se è coerente - integrarsi fino in fondo in Europa perché se accetta davvero il suo credo religioso si mette automaticamente in contrasto con le alcune nostre leggi, dal diritto penale a quello di famiglia.

Questo aspetto è sempre tenuto oscuro e nascosto perchè “politicamente scorretto” e quindi non se ne parla mai, eppure prima o poi andrà pur posto: come può una persona sinceramente islamica giurare fedeltà alla Costituzione e alle leggi dello stato italiano se hanno principi diversi dalla sua fede?

Ricordiamoci che se un cristiano vive in un paese islamico deve adeguarsi alle leggi del paese ospite, non può osservare le proprie se non nell’intimo della sua coscienza. Questo perché quel paese vuole tutelare e difendere la propria identità, mentre da noi si sostiene progressivamente l’esatto contrario.

Non ho la presunzione di sostenere cosa sia giusto o sbagliato, certo non ci si può poi lamentare per le conseguenti mille problematiche che nascono e crescono nel nostro paese proprio per questa incoerenza ed ipocrisia di fondo, questo rinvio continuo di chiarezza soprattutto nei confronti della comunità musulmana che – anche dal caso di Pioltello – alla fine passa addirittura per “vittima” anche se regolarmente ottiene poi quello che vuole.

 

UN SALUTO A TUTTI E BUONA PASQUA                    MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 947 del 22 marzo 2024

di MARCO ZACCHERA 

 

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Sommario: Credo che i russi anche senza brogli e pressioni avrebbero comunque votato in maggioranza per Putin e che l’Europa dovrebbe tenerne conto, oltre a mantenere un metro uniforme di giudizio verso tutte le dittature, non solo contro la Russia. Intanto si sono svolte le “primarie” del PD a Verbania con lacerazioni varie e il centro-destra sembra andare sulla stessa strada. Un approfondimento, infine, su alcune sciocchezze “green” che dovrebbero davvero fare riflettere.

 

ELEZIONI RUSSE E DEMOCRAZIA

Che le elezioni in Russia siano state un plebiscito programmato pro Putin non c’è alcun dubbio e la continua enfasi dei media occidentali a sottolineare ogni episodio che potesse confermarlo ce l’ha solo dimostrato. Credo però che, se anche il voto fosse stato assolutamente libero da ogni condizionamento, Putin – pur con percentuali ovviamente ben più basse - avrebbe però vinto lo stesso, perché ha comunque dietro di sé la maggioranza dei russi e solo chi è in malafede può negarlo.

Ci sono episodi che me lo confermano, oltre a quello che mi dicono gli stessi russi che conosco e che vivono in Italia. Per esempio, davanti al consolato russo di Milano c’era una lunga fila di elettori in attesa di entrare. Una coda visibilmente “pro Putin” ma tutte le TV erano ad intervistare i 3 (tre) oppositori, uno dei quali consigliere comunale radicale di Milano. Nessuno – almeno in Italia – obbligava quelle persone ad andare a votare, se erano lì credo che la gran parte lo fosse di propria spontanea volontà. Sicuramente Putin usa forme di violenza, repressione e coercizione, forzature e metodi democraticamente inaccettabili verso i suoi concittadini, ma comunque ha veramente l’appoggio della maggioranza dei russi e lo stesso Corriere della Sera con Federico Fubini lunedì lo confermava scrivendo "...Non solo l’esercito russo, a piccoli passi, avanza in Ucraina, anche l’economia pur sotto le sanzioni occidentali che avrebbero potuto essere il tallone d’Achille di Putin in questo momento dà sicuramente fiducia. Nel quarto trimestre del 2023 il prodotto interno lordo era del 5,1% più alto di un anno prima. La disoccupazione viaggia al 2,9%. Perfino l’inflazione in Russia, il vero punto debole di un’economia di guerra sostenuta a pieni giri dal complesso militare-industriale, sembra andare nella direzione giusta (per Putin): in febbraio era in rallentamento e sembra stabilizzarsi attorno al 7,5%...” Putin fa tranquillamente affari nel mondo e soprattutto con la Cina, vende a tutti il gas salvo che all’Europa e forse sarebbe ora che proprio l’Europa si facesse qualche domanda sulla sua strategia verso la Russia, non vi pare?  Anche perché se - giustamente - si sottolineano le pressioni e le violenze esercitate dallo Zar del Cremlino per condizionare il voto nessuno parla mai dei tanti altri paesi dove le elezioni proprio non ci sono. Se la democrazia non è un optional “à la carte” allora le critiche e le sanzioni andrebbero applicate a tutti.

In Cina, per esempio, nessuno può discutere sul potere del partito comunista: Xi Jinping è stato eletto l’ anno scorso presidente della Repubblica Popolare Cinese per la terza volta consecutiva dalla sessione plenaria della quattordicesima Assemblea Nazionale del Popolo (il “parlamento” cinese) con 2.952 voti a favore e nessuno astenuto o contrario (quindi anche lui si è perfino votato).

A parte chi si è astenuto, in Russia quasi dieci milioni di persone hanno votato contro Putin con voto relativamente segreto, invece su 1.2 miliardi di cinesi non c’è ufficialmente neppure un dissidente (!?) e quelli che sono in galera godono di infinita meno attenzione da parte dei media occidentali.

Ma lo stesso sistema dittatoriale di fatto si applica in decine di paesi del mondo, compresi i nostri “alleati” dall’Arabia Saudita all’Egitto ai Paesi del Golfo, eppure nessuno eccepisce o si stupisce, tantomeno l’Unione Europea NONOSTANTE, PER ESEMPIO, CHE L’ARABIA SAUDITA STIA ACQUISENDO IL SISTEMA “TIK TOK” E LE TECNOLOGIE PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, PROPRIO ORA CHE SI VOGLIONO METTERE FUORI LEGGE NEGLI USA: a chi andrà in mano questo enorme potere di controllo?  

A proposito di democrazia: a maggio scadrà anche il mandato per il presidente Zelensky in Ucraina, ma di nuove elezioni lì non ne parla nessuno, né si hanno più notizie dei suoi oppositori interni che pur erano numerosi: che fine hanno fatto ?

 

TURISMO “FERROVIARIO” !! ??

Tante chiacchiere poi l’ amara realtà: Trenitalia boicotta la linea del Sempione e il turismo del Lago Maggiore. Prima i treni “Cisalpino” che non si fermano più a Stresa ma a Gallarate (!), poi l’annuncio che la linea internazionale sarà sospesa per tre mesi “per lavori” giusto in piena estate. Ricordando che da Malpensa non ci sono più voli per molte località (e anche per Roma) viene da chiedersi come si possa raggiungere il Lago Maggiore con un mezzo pubblico

 

 

Approfondimento

TAPPI CILENI, AMENITA’ ISLANDESI, DEMAGOGIA EUROPEA

Mentre la “League of Conservation Voters”, un'organizzazione leader per il clima e tra i maggiori finanziatori di cause progressiste, ha annunciato un impegno di 120 milioni di dollari per sostenere la rielezione di Joe Biden alla Casa Bianca, la scorsa settimana il parlamento europeo ha approvato una nuova normativa per obbligarci a rendere più “green” le nostre case.

Ottimi e condivisibili propositi per gli edifici nuovi ma, nella pratica, grandi difficoltà ad adeguare gli edifici esistenti e quindi crollo del loro valore. Pensate a come sarà mai possibile mettere il “cappotto” energetico a milioni di edifici nei nostri centri storici ed a farlo in 4 anni per tutti gli edifici pubblici: chi paga?

PERO’ RICORDATEVI (visto che si vota tra tre mesi per le “europee”) CHE A BRUXELLES TUTTA LA SINISTRA ITALIANA HA VOTATO A FAVORE E ANCHE BUONA PARTE DEL PARTITO POPOLARE GUIDATO DALLA “FATINA” VON DER LEYEN.

Non solo in Europa trionfa la demagogia “green”, pochi lettori capiteranno per esempio nel villaggio di Cameron, in Terra del Fuoco (parte cilena) dove sono stato recentemente, anche perché adesso il nome non appare più, trasformato ufficialmente in Timaukel, ripristinando quello che (pare) fosse il suo nome indigeno. Fatto sta che gli abitanti sono 52 (cinquantadue) di cui molti dipendenti dell’amministrazione locale.

Sta di fatto che - in omaggio alla linea “green”, ecologista e progressista del presidente cileno Gabriel Boric (famiglia di immigrati croati di inizio secolo scorso e originario proprio di queste parti) - davanti al piccolo municipio troneggiano accurati e simpatici trespoli per la raccolta differenziata dei 52 abitanti e dei pochi turisti che passano di là.  Non basta: entrando nell’atrio noterete un apposito contenitore che raccoglie i tappi delle bottiglie di plastica per una ulteriore separazione perchè i tappi - si sa - vanno separati e così valgono di più.

“Chapeau” per questa attenta scelta pro-natura, peccato che percorrendo i cento metri scarsi che separano il municipio di Timaukel dalla sua spiaggia che dà sullo Stretto di Magellano noterete purtroppo migliaia (o milioni) di pezzacci di plastica, bottiglie, cordami, pezzi di polistirolo e rifiuti vari che arrivano ogni giorno sulla battigia trasportati dalle forti correnti transoceaniche riprendendo poi il loro viaggio con l’alta marea. Il dubbio è se non servirebbe di più cercare di raccogliere almeno una parte di quei rifiuti in transito (ma non lo fa nessuno) mentre si continuano a collezionare i tappi di plastica.

La stessa incongruenza l’ho notata ascoltando una interessante conferenza che illustrava le mirabili imprese di una ditta svizzera che in Islanda (con un “aiutino” di alcuni milioni di euro) ha costruito uno stabilimento che - tramite ventilatori - “cattura” l’aria, riuscendo (così si afferma) a recuperarne la CO2 contenuta che poi viene “sparata” 300 metri sottoterra, liberando l’atmosfera così di micro-frazioni di CO2. L’eco-stabilimento è in Islanda non perché l’aria è più inquinata ma perché per far funzionare i ventilatori serve una gran quantità di energia e proprio lì (e purtroppo solo lì) quella geotermica è praticamente gratis.

L’ingegnoso ma costosissimo impianto non deve sembrare una semplice idiozia perché produce quei “certificati verdi” da vendere sul mercato internazionale, quelli che permettono poi alle aziende di potersi dichiarare ad “emissione zero”. Quando ho chiesto – provocando, lo so – quante migliaia di volte di più di CO2 rispetto a quella “aspirata” sia stata naturalmente emessa solo dalla recente eruzione proprio in Islanda la risposta non è venuta, così come non sono assolutamente convinto che ci sia solo un rapporto diretto CO2-temperature, ma questo è un altro discorso, anche se è il “mantra” quotidiano e la vulgata corrente. 

Questi esempi non vogliono dire che ridurre le emissioni non sia sempre una “buona pratica”, ma dovrebbero portare a riflettere che – visto che nostra madre terra è davvero un “villaggio globale” - fornire allora una città indiana o africana di un depuratore e di un impianto di smaltimento e recupero dei rifiuti (visto che la plastica buttata in un fiume indiano arriverà prima o poi anche in Terra del Fuoco), sarebbe molto più utile, climaticamente vantaggioso per l’ambiente ed economicamente assennato.

Soprattutto bisognerebbe evitare (o vietare) che ogni 42 ORE in Cina venga inaugurata una nuova centrale termica a carbone che produrrà migliaia e migliaia di volte CO2 rispetto a quella costosamente “ripulita” in Islanda. Concretezza e buone pratiche devono essere sempre la priorità, ma non puntando ad un utopico autolesionismo green, anche se è molto più soave e “chic” illuderci di salvare il mondo con i tappi di plastica di Timaukel o aspirando – appunto - l’aria in Islanda.

 

VERBANIA: PRIMARIE PD

Riccardo Brezza, assessore uscente, ha vinto le primarie del PD sconfiggendo di misura Chiara Fornara. Nel mese di “campagna elettorale” Brezza ha dimostrato buone qualità oratorie e di conoscere i problemi cittadini (d'altronde da molti anni, come assessore, “studia da sindaco”) mentre Fornara ha preso in mano la partita solo all’ultimo momento contando sulla sua positiva notorietà personale.

L’anomalia (ma che era già emersa nel 2014) è che rispetto ai 99 iscritti del PD di Verbania hanno votato in 2314, più primarie di schieramento – quindi – che di partito, ma la vittoria di Brezza pone ora il problema di chi lo appoggerà già l’8 giugno perché i potenziali alleati civici non avevano nascosto una maggior simpatia per Fornara.  

Nei prossimi tre mesi vedremo le sue capacità di aggregazione per tessere una tela di alleanze personali e politiche senza la quale gli sarà difficile diventare sindaco, con il rischio che la sua vittoria di domenica diventi una sconfitta strategica per lo schieramento di sinistra, soprattutto se spunteranno anche altri candidati.    

Credo che al centro-destra il risultato non dispiaccia visto che – almeno sulla carta – Chiara Fornara avrebbe potuto più facilmente raccogliere voti personali trasversali, ma intanto anche il centro-destra rischia di frantumarsi e, se non ci sarà una convergenza totale su Albertella (da molto tempo autocandidatosi a sindaco con l’appoggio di civici, Lega e FdI) presentare più candidati agevolerebbe gli avversari. 

In questa prospettiva è quindi benzina sul fuoco l’annunciata volontà dei partiti a livello regionale di “assegnare” Verbania ad un esponente di Forza Italia con il rischio di potenziali spaccature.  Credo che la vittoria di giugno andrà infatti a chi saprà aggregarsi già ai blocchi partenza.

 

UN SALUTO A TUTTI                                                                      MARCO ZACCHERA 




IL PUNTO   n. 946 del 15 marzo 2024

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

 

SOMMARIO: Dalla Sardegna all’Abruzzo, passando per le nuove norme green del mondo fatato di Bruxelles e i guai della sindaco di Verbania che in settimana ha licenziato la segretaria generale che l' aveva denunciata per mobbing. Vi segnalo un approfondimento sul “razzismo di ritorno” negli USA, altra arma per Donald Trump.

 

ABRUZZO

Il centro-destra vince largo in Abruzzo dopo aver perso la Sardegna per un pugno di voti e tante (troppe) polemiche interne. In attesa del voto europeo la Meloni tira dritto e respira. Sabato sera – in pieno “silenzio elettorale” - ho assistito in TV su NOVE (altra TV che in molti programmi si è nettamente schierata  a sinistra) a un dibattito surreale “tra compagni” dove da Travaglio & C. sono arrivati attacchi pesanti e senza possibilità di replica a Marsilio e al governo, con il voto elettorale abruzzese che ha poi clamorosamente smentito le loro previsioni. A parte che quella trasmissione violava spudoratamente la legge elettorale e la “par condicio” sarebbe stata utile rimandarla in onda a risultati acquisiti. Dimostra nel modo più lampante la quantità di sciocchezze sostenute e la ben poca credibilità di chi le sosteneva.


GREEN E’ BELLO

Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva (con i voti contrari, tra gli altri, del centrodestra italiano) la direttiva sulle “case green”, per migliorare l’efficienza energetica degli edifici e ridurre il consumo di energia. Una norma comprensibile per i nuovi edifici, ma molto meno per quelli esistenti. In pratica - da subito - circa 5 milioni di case italiane dovranno essere messe “a norma” con conti spaventosi per le famiglie, deprezzamento del loro valore ecc. Come poi si possano in soli 4 anni mettere poi in regola tutti gli edifici pubblici resta un mistero, ma questo non ha preoccupato la sinistra che ha gioiosamente votato a favore. Risparmiare energia è un’ottima cosa, ma – io credo – se ci sia un rapporto logico tra costi e benefici, anche perché l’ideona europea NON è accompagnata da finanziamenti e quindi, chi paga?

 

IL PAPA “A LA CARTE”

Se il Papa parla di immigrazione alla sinistra va benissimo è allora “W Bergoglio” se chiede invece la pace invece non va bene e allora “Abbasso Bergoglio”. Sono rimasto colpito dalla strumentalizzazione che si è voluto dare alle parole sacrosante di Francesco sulla guerra in Ucraina, ovvero che bisogna avere il coraggio di  cercare una via d’uscita.

Il Papa non ha assolutamente detto che Kiev non sia stata aggredita, che l’Ucraina debba arrendersi o che Putin non sia l’aggressore ma – a domanda – ha risposto logicamente che bisogna comunque lavorare per la pace e non solo spingere per la guerra.

Se qualcuno ha poca memoria si vada e rileggere o risentire osa diceva Giovanni Paolo II a proposito della guerra in Iraq o dei bombardamenti NATO su Belgrado, ovvero esattamente le stesse cose,ma - oggi come allora - quando lo diceva “dava fastidio”. Certo che leggere, nello stesso giorno, che l’Italia ha aumentato dell’86% il suo fatturato in armi lascia pensare circa chi ci guadagna, così come il grande aumento delle spese militari nell’UE e dei paesi NATO. L’ho scritto e lo ripeto: si abbia il coraggio di provare a cercare la via di un armistizio e quando lo ripete anche il Papa mi consolo: io non conto niente, lui sì. e speriamo qualcuno ci rifletta, anche nei governi occidentali.

 

VERBANIA FUGURACCIA

La giunta comunale di Verbania (pur con assenze significative) ha LICENZIATO la segretaria generale del comune che aveva accusato mesi fa la sindaco di aver fatto pressioni indebite per “taroccare” un concorso comunale. I fatti, ripresi anche da un recente servizio delle “Iene” e dalla stampa nazionale, non fanno certamente bene alla reputazione della città, così come licenziare la segretaria generale a tre mesi dal voto non mi è parsa una buona mossa politica nè mettere a carico del comune le spese legali per difendere la sindaco Silvia Marchionini.

In attesa che la Procura dica finalmente qualcosa sui fatti, la ormai ex segretaria generale dott.ssa Antonella Mollia si è sfogata sui social in termini inusuali, ma che val la pena di riprendere testualmente: “Il mio destino si è compiuto: per dimostrare a tutta la Città di Verbania che non mi hanno vessato, oggi mi è stato revocato l’incarico di Segretario Generale per punirmi di aver scoperchiato un pozzo su cui nessuno aveva il coraggio di affacciarsi. 3 assessori  (su 7) non hanno partecipato alla votazione e li ringrazio. Questo atto illecito ed illegittimo non fa altro che confermare la fondatezza di quanto da me denunciato. Insieme a me si puniscono tutte le persone oneste e coraggiose che non si piegano al potere malamente esercitato e alle intimidazioni mascherate da conferenze stampa. L’unico modo per aver ragione, per certe persone, è parlare da soli, senza contraddittorio, evitando le domande e gli argomenti critici, ma tentando di screditare chi accende la luce sui misfatti. Un’ ultima cosa: Amministratori onesti, NON abbiate paura di me. Io ho dovuto registrare (i colloqui con il sindaco – ndr) in seguito ad un confronto con gli inquirenti che erano già a conoscenza, attraverso terze persone, di quanto accaduto e che io ho solo dovuto provare per proteggere la mia serietà professionale ed il buon andamento della Pubblica Amministrazione. Io sono qui, se qualcuno vuole dirmi che i fatti non sono successi, sa dove trovarmi. Tutto il resto, sono chiacchiere!”

A Verbania si vota tra tre mesi: credo che anche per questo motivo sia giusto che nel frattempo la Magistratura faccia chiarezza.

 

STASERA 15 MARZO A STRESA ORE 20.45 INCONTRO A VILLA DUCALE PRESENTANDO “GENTE DI LAGO 3” E CON UN DIBATITO SULLA ATTUALE SITUAZIONE DEL LAGO MAGGIROE DAL PUNTO DI VISTA AMBIENTALE ED ITTICO.

 

CONTINUANO SU TELE VCO-AZZURRA TV LE MIE TRASMISSIONI SULLA STORIA LOCALE. Visibili sul canale 17 (oppure 617) vanno in onda il sabato alle 13.30 e la domenica alle 18. Le trovate anche sul sito on line dell'emittente  (rubrica "pillole di storia locale")

 

 

Approfondimento: RAZZISMO AL CONTRARIO

Mi ha stupito un articolo apparso sul Corriere della Sera la scorsa settimana: una ricercatrice italiana da 12 anni negli USA che, pur considerandosi “progressista e radicale”, lamenta l’aperta discriminazione razziale che subisce nella sua università (la Columbia University) perché bianca e quindi “oppressiva”.

A furia di “politicamente corretto” anche chi non ha minimamente idee razziste viene ghettizzato perché bianco e quindi formalmente discriminante rispetto ad una minoranza (nera, ma anche per gusti sessuali come le varie sigle LGBTIQ+) che di fatto impone la propria predominanza.

Succedeva già anche da noi decenni fa quando a scuola una minoranza obbligava tutti a scioperare e chi dissentiva era automaticamente “fascista” (chi ha vissuto come me il ’68 da destra se lo ricorda benissimo), ma oggi ogni gesto può essere interpretato in modo decontestualizzato e quindi “razzista” mentre sta crescendo una paura assurda di apparire non solo conformisti, ma in qualche maniera discriminatori anche se non se ne ha assolutamente l’intenzione.

Il predominio di alcune minoranze politiche e sessuali è evidente dalla cultura alla rilettura della storia, all’abbattimento dei monumenti (negli USA ormai una quotidianità) perché considerati razzisti alla cancellazione del “Columbus day” colonialista, alla richiesta di sovvenzioni, indennizzi, riconoscimenti culturali, premi tutti che siano però assolutamente “in linea”.

Personalmente non ho nulla contro i gay ma appare evidente - ad esempio -  il peso sociale, politico, televisivo, mediatico che questa ed altre minoranze di orientamento sessuale hanno nel dibattito pubblico dove l’ex discriminato è ora spesso discriminante.

Leggere – tornando al Corriere – che in una delle più prestigiose università del mondo per accedervi agli studenti bianchi è chiesto di scusarsi con i compagni di corso neri per il razzismo di cui sono portatori oppure che ogni due settimane un bianco deve partecipare a una riunione di White Accountability “responsabilità bianca” trascorrendo almeno due ore per riconoscere le possibili micro-aggressioni verso i neri e chiederne un pentimento.

E quali sarebbero queste mini-aggressioni? «Un lunghissimo elenco di frasi proibite, perché considerate offensive. Per esempio, non bisogna mai chiedere a un compagno di studi da dove viene: può considerarsi un’implicita discriminazione etnica, oppure chiedere il corso di studi perché se lo studente è nero può evocare una piantagione di cotone dove lavoravano i suoi antenati schiavi ecc.”

In parallelo, mentre i bianchi partecipano a queste sessioni di auto-denuncia e pentimento, gli afroamericani si riuniscono nel Black Women o Black Men Safe Space («spazio sicuro»). Si scopre che «È il momento a loro riservato per denunciare le micro-aggressioni di noi bianchi, e mettere sotto accusa la Columbia se non affronta in modo adeguato il privilegio bianco, il razzismo sistemico» perché secondo l’università “Il trauma generazionale è quello ereditato da chi discende da schiavi neri.”

Ci sono poi le questioni politiche che hanno avuto anche un largo seguito sui media e discriminazioni anche dal punto di vista religioso, per esempio verso gli ebrei a seguito della crisi di Gaza. “La regola è che gli ebrei ashkenaziti, di origine est-europea, sono bianchi e quindi oppressori, gli ebrei sefarditi di origine mediorientale hanno invece il diritto a stare nella categoria degli oppressi”. 

Il caso di Harvard dove la rettrice Claudine Gay ha dovuto dimettersi per discriminazioni verso studenti ebrei non sono evidentemente un caso isolato.

Ma c’è un altro aspetti che porta ad altri problemi: le conseguenti reazioni a volte violente di chi non accetta tutto questo. Uno dei motivi per cui Trump trova spazio con le sue provocazioni è proprio perché una parte dell’opinione pubblica americana (bianca, ma non solo) si sente discriminata. A volte immaginiamo che i “wasp” (americani bianchi, anglosassoni e protestanti) siano ancora la maggioranza negli USA ma non è più così, come moltissimi bianchi guadagnano meno dei neri e si sentono defraudati dei sacrifici loro e delle generazioni precedenti. Anche queste sono le radici del vasto bacino elettorale per Trump e che poi trova spazio per episodi come quelli a Capitol Hill. Un motivo in più perché gli USA si sentano sempre più divisi al loro interno, nella politica come nella società.

 

UN SALUTO A TUTTI E BUONA SETTIMANA                                    MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 945 del 9 marzo 2024

di MARCO ZACCHERA 

 

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Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

 

Sommario: Scusatemi del ritardo rispetto al solito appuntamento del venerdì, ma sono rientrato oggi da due settimane in Sud America (vi racconterò) e c’è subito occasione per darvi alcune mie valutazioni (diverse dai mega-media) sul futuro delle elezioni americane, sulle quali mi sorprende che (secondo un sondaggio serio) nonostante tutta la retorica e la propaganda gli italiani voterebbero comunque più Trump di Biden. Intanto l’Unione Europea corre al riarmo (nonostante il parere della maggioranza dei cittadini) e in Francia - dopo l’aborto in Costituzione - i negazionisti anti-cristiani lavorano alla grande. Venerdì sera potrete incontrarmi a Stresa mentre il finale è  su VERBANIA: possibile che non si possa avere un po' di trasparenza?

 

USA: E SE ADESSO ARRIVASSE NEWSOM?

Settimana intensa di vigilia elettorale USA: lunedì all’ unanimità (e quindi con il voto anche dei giudici vicini al partito democratico) la Corte Suprema USA ha confermato Trump come candidato presidenziale che (martedì) intanto ha di fatto ottenuto la “nomination” repubblicana. Giovedì Biden ha pronunciato un forte intervento alle Camere sullo “Stato dell’Unione” attaccando ben 13 volte Trump ma dando segni di neo-vitalità.

Esultano i nostri media (in gran parte pro-Biden), ma pensate se Trump avesse fatto lo stesso: lo avrebbero subito accusato di usare il discorso presidenziale per far campagna elettorale. Sarà comunque, quindi, ancora scontro Biden-Trump a novembre?

Io ho qualche dubbio, perché penso che i democratici - sentendo odore di sconfitta e vista la crescita di Trump - vorrebbero tanto cambiare il candidato-Biden.

Ricordando che non possono farlo con la vice-presidente Kamala Harris (che ha perso carisma), crescono secondo me le quotazioni di Gavin Newsom, governatore della California, con un Biden che si ritirerebbe alla convention democratica di agosto cercando così di ribaltare la situazione.

Una ipotesi di cui parlano pochi, ma voi annotatevela: tra qualche mese potreste darmi ragione. Piuttosto, ma com’è mai possibile che Trump abbia un seguito così ampio visti tutti i commenti negativi che pesano su di lui? State attenti: in Italia abbiamo una percezione distorta dei fatti, la gran parte dell’informazione è “democratica” a   prescindere,   l’ex   presidente   è imparabile nell’attirarsi critiche e sospetti, ma la risposta è che alla fine il derby elettorale statunitense è sempre una scelta netta tra due singole persone e Biden appare oggi a molti americani ancora più impresentabile di Trump, questa è la sostanza!

L’ho già scritto altre volte: le elezioni 2024 sarebbero oggi una scelta per il male minore, con   buona   parte   degli   statunitensi scontenti di entrambi. L’abilità di Trump è stata piuttosto di sostenere  e  rendere credibile la sua tesi che la forsennata campagna scatenata contro di lui da giudici “corrotti” e dalla stampa sia esagerata e preconcetta ed effettivamente molti elettori lo stanno pensando.

Giusto o sbagliato che sia questo giudizio, sembra comunque spegnersi la chiamata al voto democratico “per allontanare un flagello” (Trump) e il disinteresse porterebbe a   votare meno americani del passato. In questo caso lo “zoccolo duro trumpiano” sarebbe percentualmente più forte e forse maggioranza.

Anche per questi molti si chiedono perché  Biden non faccia un passo indietro spingendo un candidato democratico più credibile di lui, come Newsom.

Sono ipotesi non solo di facciata anche perchè intanto Trump è stato bravo a portare l’attenzione sui ”suoi” temi  (l’immigrazione, per esempio) e giocare così  di rimessa anche in campo internazionale dove la NATO è vista negli USA con ben altre prospettive rispetto alla guerra fredda e il tema Ucraina è passato in secondo piano dopo i disastri di Gaza che hanno pesantemente  messo  in crisi i rapporti di Biden sia con Israele che i tradizionali alleati che le numerose minoranze arabe USA.

In Europa si sprecano intanto le solite critiche a Trump ed è già partita (anzi, non si è mai affievolita) la campagna contro di lui con accuse di lesa democrazia e rischio di isolamento USA sul piano internazionale.   Anche   da   noi   sono   diventate   così   scontate e quotidiane da perdere di interesse e sfumando alla fine nel prersentare le elezioni presidenziali USA uno scontro tra un Trump definito pazzoide e un Biden “brav’uomo” anche se regolarmente confonde nomi, date e fatti.

Eppure, secondo l’ultimo sondaggio di “Termometro Politico” di pochi giorni, fa il 44% degli italiani voterebbe per Trump, il 35% per Biden e il 20 non andrebbe a votare.

Un risultato che mi ha stupito parecchio, ma teniamolo presente.

ALLE ARMI!

La Presidente dell’Unione Europea Ursula Von der Leyen ha sostenuto nei giorni scorsi la necessità di un forte incremento delle spese militari europee sia per sostenere l’Ucraina, ma anche perché i depositi di armi europei sono vuoti. Entusiasmo nel settore armamenti: arriveranno un sacco di soldi e di contratti.

Premesso che non è mai una buona regola dirsi deboli davanti al nemico, fatemi però capire un aspetto che sfugge al buonsenso: anche se è comprensibile un rafforzamento della difesa europea, perché comunque non si parla nemmeno più di un piano di pace per l’Ucraina?

Se fosse stato negoziato un anno fa, a quei tempi Putin sarebbe stato più debole, sei mesi fa era già più forte, oggi lo è ancora di più, mentre l’economia europea è in evidente difficoltà. Ma a chi conviene continuare la guerra infinita?

Ottimi i buoni principi, però l’Europa dovrebbe temere allora la stessa linea politica in tutti i conflitti, eppure non ce l’ha (vedi medio Oriente). Quindi perché  non cominciare a discutere seriamente con Putin, che resta indubbiamente l’aggressore, ma che – alla lunga – sta disastrando l’Europa, come evidentemente voleva e sperava?

Quanti anni ancora deve andare avanti questa guerra? Due sono già passati, ne serviranno uno, due o altri cinque? Cosa ci ha guadagnato ad oggi l’Europa a continuarla? Putin ha invaso quattro province ucraine (filo-russe) e si è fermato lì, non ha certo più attaccato altri paesi (e forse avrebbe potuto farlo) non perché è “buono” ma perché non gli servono.

Ecco perché sarebbe ora di mettere in campo alcune ipotesi credibili di accordo e intanto stipulare un armistizio pur SENZA riconoscere i successi di Putin. Così (per l’Europa) ci sarà almeno il tempo di “ricaricare le batterie” e anche di chiarire agli europei cosa stia poi succedendo effettivamente in Ucraina perché questo non ce lo dice più nessuno (corruzione, stato dell’opposizione, sospensione dei diritti con la legge marziale, no ad elezioni ecc.).

Vorrei tanto che questi aspetti fossero valutati anche da Giorgia Meloni visto che ben diversamente da due anni fa – secondo gli ultimi sondaggi di “Termometro Politico” - ormai IL 79,8% DEGLI ITALIANI è CONTRARIO a un intervento NATO nel conflitto e solo il 10,8% vuole proseguire nella guerra fino ad ottenere la resa di Putin. Ma se sono vere percentuali di questo tipo, in una democrazia in qualche modo non dovrebbero pur contare qualcosa ?

 

PARIGI, PAR CONDICIO “RELIGIOSA”

Il 26 luglio a Parigi inizieranno le Olimpiadi e dal manifesto ufficiale dei Giochi – creato con un collage dei principali monumenti della città - è stata tolta la croce che sovrasta la cupola des Invalides (dov’è la tomba di Napoleone) per non “offendere” le delegazioni mussulmane.

Siamo alla follia: a parte che, volendo, si poteva decidere per un altro manifesto, ma allora perché allora permettere alle delegazioni di Pakistan, Turchia, Tunisia ecc. di sfilare nella “laica” Francia con le loro bandiere nazionali dove i simboli islamici sono evidenti? Oppure Israele con la stella di Davide, o la piccola Georgia e la Slovacchia che hanno invece la croce cristiana nella loro bandiera? I monumenti sono monumenti, è assurda questa follia del voler negare il cristianesimo di una città che è cristiana da 2000 anni!

Naturalmente è già arrivata la proposta di far sfilare allora tutti con la bandiera della pace che – a mio avviso – sarebbe comunque una evidente allusione politico-sessuale perché di fatto così è diventata e ne è stata strumentalizzata.

Alla fine, in Francia (e non solo) si vuole che la libertà sia per tutti, ma un po' meno per i cristiani. Merci monsieur Macron!

 

A STRESA PILLOLE DI STORIA LOCALE

Mentre è tornata anche quest’anno  su VCO AZZURRA TV la mia rubrica settimanale “PILLOLE DI STORIA LOCALE” che va in onda il sabato alle 13.30 e in replica la domenica alle ore 18. (canali 17 e 617), ricordo che VENERDI’ 15 MARZO A STRESA (c/o salone di Villa Ducale – ore 20.45) con il dr. Alessandro Lupi e l’ittiologo dr. Pietro Volta presenteremo il volume GENTE DI LAGO 3.

 

CONCORSI PUBBLICI A VERBANIA

Dopo le denunce de “Il Fatto quotidiano” la nostra città è andata in scena anche a “Le iene” per le reiterate denunce della ex segretaria generale del comune contro la sindaco per presunti concorsi pubblici truccati. Dal caso iniziale ne sarebbero poi spuntati altri, da molto tempo al vaglio della Magistratura che - una volta tanto - su queste vicende mantiene un estremo ed assoluto riserbo. E’giusto sia così, ma come cittadino comincio a chiedermi quanti mesi di indagini debbano passare prima di avere un minimo di riscontro e di chiarezza. Visto che si voterà a giugno la città ha pur diritto di sapere cosa sia effettivamente successo e quali ne siano le persone responsabili.

 

UN SALUTO A TUTTI, DA SETTIMANA PROSSIMA TORNEREMO  ALL'APPUNTAMENTO DEL VENERDI'!

 

                                                                                 Marco Zacchera  



IL PUNTO    n. 944  del 1 marzo  2024

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

 

 

Il PUNTO di questa settimana (scritto dall’altra parte del mondo) a parte qualche pezzetto di colore è ancora una volta dedicato all’Europa visto che la Von der Leyen vuole ricandidarsi alla presidenza con il beneplacito del PPE. Io spero vivamente invece che dalle urne di giugno esca un’altra Europa, meno piegata alle lobby, all'iper-green, alle multinazionali e alle banche e più vicina alle persone. Soprattutto la vorrei meno burocrate e più trasparente. Credo infatti che sia ora di rompere un tabù: la corruzione che sta crescendo a Bruxelles e coinvolge anche i vertici.  

Leggete l’approfondimento sull’acquisto dei vaccini e poi ditemi cosa ne pensate.

 

AUTOSTRADA, PERCHE’ PAGARE ?

Credo che molte tratte autostradali segnalino il progressivo degrado del nostro sistema autostradale spesso vecchio ed insufficiente. Rinnovarlo era secondo me una priorità del PNRR invece si viaggerà ancora a due corsie perfino sull'autostrada del Sole: semplicemente assurdo.

Non si può far pagare così cara un'autostrada quando non è efficiente e nella nostra zona gli utenti della A26 da Voltri a Gravellona Toce credo avrebbero diritto ad uno sconto sul pedaggio visto che un’autostrada terminata neppure 30 anni fa (e dove si pagano circa 20 centesimi al chilometro) già cade  a pezzi tra viadotti cadenti, gallerie perennemente in riparazione, interruzioni e salti di carreggiata continui.

Quante volte è stata rifatta l’illuminazione delle gallerie sul Lago Maggiore, con quali costi e quali responsabilità? Quanti cantieri sono segnalati ma restano deserti e quando finirà la storia infinita di quella piccola nuova rampa all’uscita di Baveno (che si poteva concludere in poche settimane già nel 1995) promessa da sempre, in costruzione ormai da due anni ma che sembra ancora all’inizio? Nel frattempo in India o a Pechino avrebbero costruito un’autostrada nuova, e non scherzo.

Sono le domande che si pone la gente comune constatando lo spreco quotidiano di risorse che si traduce in costanti aumenti dei pedaggi senza avere il diritto di usare un’opera pubblica normalmente funzionante. Da tempo la provincia del VCO chiede sconti e provvedimenti, ma nulla di concreto appare all’orizzonte con Autostrade che se ne frega e fa quello che vuole, nel disinteresse generale.

 

L’ “AFFAIRE” VACCINI:  PUZZA DI MARCIO A BRUXELLES

Ursula Von der Leyen annuncia che vuol fare il bis a capo dell’Europa, ma forse gli europei vorrebbero da lei anche qualche maggiore chiarezza.

Quando si parla di corruzione raramente si pensa a Bruxelles, eppure certi episodi ci dovrebbero insegnare che è ora di controllare meglio cosa succede ai vertici dell’Unione Europea. Tre gli aspetti fondamentali: la scelta politica di privilegiare i grandi colossi della finanza, dell’agricoltura, dell’industria, dell’energia rispetto alla platea delle piccole e medie imprese, l’altra scelta strategica di follie “green” che anche qui vanno a vantaggio solo di alcuni specifici gruppi e ai danni degli interessi dei cittadini (il tutto pur ammantato da vantaggi ambientali a volte discutibili o nulli se non intrapresi a livello globale) e infine la gestione delle emergenze, come quella della pandemia e relativo acquisto dei vaccini.

Questa settimana concentriamoci proprio sui vaccini perché la maledizione del COVIT sembra continuare ad aleggiare sui cieli europei.

Mentre il parlamento italiano ha finalmente votato nelle scorse settimane – suscitando le ire di Conte e Speranza – l’avvio di una commissione di inchiesta sulla gestione della pandemia, anche a seguito delle indagini della Procura di Bergamo, si riapre la questione vaccini.

Non solo sulle polemiche sull’opportunità delle vaccinazioni di richiamo, ma sui costi di acquisto dei vaccini e soprattutto sugli enormi sprechi che sembrano siano connessi a decisioni europee assurde, sempre coperte da un estremo riserbo che rasenta l’omertà.

In poche parole, centinaia di milioni di dosi devono essere ore distrutte perché in scadenza, dosi inutilizzate ma che erano costate somme imponenti e di cui si è continuato l’acquisto anche quando era evidente che non sarebbero mai servite, tra l’altro poiché non più in grado di combattere i nuovi ceppi di virus man mano scoperti.

Alla luce dei sospetti sulle conseguenze a lungo termine delle vaccinazioni, in molti ora non vogliono oltretutto più vaccinarsi temendo che il vaccino Pfitzer possa essere stato almeno concausa di molte neo-patologie, eppure l’Europa ha continuato a comprarne milioni di dosi sempre più inutili.  

Così i magazzini – come ha documentato in TV una recente inchiesta di Report – sono straboccanti di dosi ormai in via di scadenza.

Qui sta un punto centrale: L’UE aveva obbligato ad acquistare i vaccini Pfizer con contratti rimasti segreti per anni nonostante le pressioni, le proteste e le denunce di diversi parlamentari europei.

Acquisti, appunto, a costo “segreto” e decisi (sembra un film, ma è realtà) direttamente dalla presidente Ursula Von der Leyen tramite SMS ed intese dirette con la Pfizer.

Adesso si pone addirittura il problema di pagare per lo smaltimento delle dosi inutilizzate visto che - per esempio -  in Italia su una platea di 18 milioni di cittadini potenzialmente “fragili” solo 2,1 milioni hanno accettato di vaccinarsi per i richiami

Risultato: 21 milioni di dosi comprate (pagate in media circa 15,5 euro l’una) ma rimaste inutilizzate, da man mano eliminare per scadenza.  

Ma anche solo conservare i vaccini costa e – sempre secondo Report - si parla di 370.000 euro al mese solo per lo stoccaggio e la conservazione, ovvero più di 4 milioni di spese all’anno sostanzialmente per nulla.

Lo stesso sta avvenendo in tutti i paesi dell’Unione in una vicenda che ha tutte le caratteristiche dell’imbroglio visto che l’UE avrebbe acquistato senza gara 4,2 miliardi di dosi che a circa 15 euro l’uno sono 60 MILIARDI, il doppio di una legge finanziaria italiana.

Dal 2021, secondo la testata online Politico.eu, sarebbero già state distrutte circa 215 milioni di dosi, 0,7 per ogni cittadino europeo, anche se alcuni paesi come la Francia non hanno fornito i propri dati e quindi probabilmente le fiale scartate sono state anche di più.

Visto che gli acquisti sono stati una decisione “politica” e non sono mai stati forniti i prezzi effettivi delle fiale per la presunta necessità di segretezza, il parlamento europeo e la corte dei conti europea – dopo molti dibattiti poco pubblicizzati dai media - hanno comunque iniziato le indagini per verificare la regolarità del rapporto UE-Pfizer.  

Una vicenda che assume tutti i connotati del giallo se si considera che la scelta di fondo di eliminare i concorrenti di Pfizer ha un risvolto politicamente piccante visti i passati rapporti personali del marito di Ursula von der Leyen con la multinazionale americana che dall’operazione-vaccini ha guadagnato una montagna di miliardi con contratti e prezzi, sembra, fissati via SMS tra la stessa presidente e la Pfizer, messaggi ora ufficialmente introvabili.

Va ricordato come sia stata proprio la Von der Leyen ad accentrare su di sé le decisioni imponendo la segretezza e sostenendo che pubblicizzare informazioni commerciali avrebbe potuto danneggiare l’azienda americana. Le indagini hanno fatto emergere molte zone d’ombra arrivando alle denunce pubbliche del New York Times all’ Unione Europea accusata di nascondere i fatti.

Chi ha buona memoria ricorderà che la concorrenza a Pfizer fu di fatto azzerata anche per le forsennate campagne di stampa che sottolineavano i potenziali effetti collaterali dei vaccini prodotti dai suoi concorrenti (come AstraZeneca), che peraltro proponevano costi infinitamente inferiore a Pfizer (con rapporti anche di 1/20, ovvero 20 vaccini AstraZeneca costavano come un solo vaccino Pfizer), vaccini usati in tutto il mondo ma non in Europa, diventata monopolio Pfizer.

Mentre ora emergono progressivamente – non più negabili - anche effetti collaterali degli stessi vaccini Pfizer perché si era arrivati a quelle scelte e perché troppe forniture  decise quando l’epidemia stava già nettamente calando e portando così alla beffa finale di milioni di dose pagate ed ora da buttare? Fatti sconcertanti e senza risposta per un tema che, in vista delle elezioni europee, tornerà sicuramente di attualità anche perché - - se la Von der Leyen vuole ricandidarsi alla guida europea non dovrebbe prima chiarire queste vicende ? 

 

PILLOLE DI STORIA LOCALE

E’ tornata anche quest’anno  su VCO AZZURRA TV la mia rubrica settimanale “PILLOLE DI STORIA LOCALE” che va in onda il sabato alle 13.30 e in replica la domenica alle ore 18. (canali 17 e 617).

E’ possibile  visionarle anche sul sito web dell’emittente cercando  “VCO AZZURRATV”,  passando poi dall’ home page  su  “rubriche” e quindi a  “Pillole di storia locale”. Sono visibili on line tutte le puntate dell’anno scorso e quelle diffuse da questo mese. Buona visione e – se avete quesiti o temi da proporre – contattatemi via mail. Preavviso che VENERDI’ 15 MARZO A STRESA (c/o salone di Villa Ducale – ore 20.45) con il dr. Alessandro Lupi e l’ittiologo dr. Pietro Volta presenterò il volume GENTE DI LAGO 3.

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N.B. sono in viaggio all’estero, questo numero de IL PUNTO è stato scritto il 21 febbraio 2024.

 

ATTENZIONE, il prossimo numero de IL PUNTO uscirà sabato 9 marzo (e non venerdì 8 come di consueto). 

 

UN SALUTO  A TUTTI                                                                    MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 943 del 23 febbraio 2024

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

Contattatemi se non ricevete più IL PUNTO (ogni settimana “spariscono” molti indirizzi), il testo della settimana è comunque pubblicato sul mio sito.

 

Sommario : Commozione per l’uccisione di Navalnt e per il perpetuarsi della crisi a Gaza. Mentre De Luca fa il buffone, l’approfondimento della settimana è dedicato alla protesta “politica” degli agricoltori che ci coinvolge un po' tutti.

 

ONORE A NAVALNT

Molte volte su “IL PUNTO” ho espresso le mie critiche per come l’Occidente affronta la guerra in Ucraina e come debba anche essere considerato  il pensiero dei russi. Nulla può però giustificare o minimizzare l’uccisione di Aleksei Anatolevich Navalny, un eroe dei nostri giorni visto il suo atteggiamento coraggioso contro Putin che - evidentemente – da, despota che è, non riesce a capire come questa repressione violenta del dissenso lo renda impresentabile nel mondo e alla fine ottiene proprio l’effetto di ricompattare la NATO e dà più forza proprio a chi vuole continuare la guerra in Ucraina. Un omicidio vergognoso, inutile ed assurdo.  E’ vergognoso che lo zar russo non abbia il coraggio di affrontare il dissenso interno e che i suoi sgherri ricorrano a questi sistemi per difendere un potere che - tra l’altro -  probabilmente Putin otterrebbe lo stesso. E non si parli di provocazione: se Putin non l’ avesse voluta, questa morte non ci sarebbe stata e - se anche lo avessero “incastrato” - avrebbe potuto andare in TV e spiegare bene perché non c’entrava, mentre invece si è comportato nel solito modo subdolo, insopportabile e senza coscienza. Ricordiamo Navalny come una persona libera, un coraggioso testimone della corruzione in Russia, temuto per le sue idee e le sue denunce.  Da eroe è vissuto, da eroe e con grande dignità è rientrato volontariamente in patria pur sapendo che lo avrebbero condannato ed arrestato, come puntualmente avvenuto. Nonostante i tentativi di ucciderlo nel passato, tra avvelenamenti ed arresti, è morto senza essere stato piegato, è morto da eroe. A lui rendano omaggio tutti gli uomini liberi. 

 

ISRAELE

In molti mi hanno chiesto perché non parlo su IL PUNTO di Gaza e del conflitto tra Hamas e Israele. Rispondo con lealtà: sono profondamente turbato. Da sempre  “tifo” per Israele e mi sento legato profondamente a quella nazione e a quel popolo. Con angoscia ho visto le scene indimenticabili dell’attacco brutale ed ingiustificato del 7 ottobre e capisco la reazione su Gaza dove i criminali di Hamas hanno nascosto armi ed ostaggi sotto gli ospedali, le scuole, perfino gli uffici dell’ONU. 

Credo però che ora bisogna davvero fermarsi, riflettere e ammettere anche a Tel Aviv che dalla crisi si esce solo con la creazione di due entità politiche separate, riconosciute e garantite a livello internazionale, dove i palestinesi possano vivere indipendenti, ma anche loro accettando e riconoscendo  lo Stato di Israele. 

Non ha più senso continuare nella rappresaglia, ma in cambio gli ostaggi (innocenti) vanno rilasciati subito e la comunità internazionale deve appunto garantire la sicurezza di entrambe le realtà, aiutando il popolo palestinese ma emarginando Hamas, Hezbollah e chi ci sta dietro ad iniziare dall'Iran. 

Sbaglia Israele a continuare la rappresaglia, ma è comprensibile che si senta isolato e - colto per la prima volta impreparato - abbia paura, circondato dall’odio di  paesi ostili. Una volta di più infatti, in tutto il Medio Oriente regna il terrore, l'insicurezza, la violenza, l’odio etnico e religioso, esattamente lo scopo dell’attacco del 7 ottobre. In cambio di reciproca garanzie internazionali e sicurezza bisogna però poter fermare sia la guerra che il terrorismo e invece molti che girano co la bandiera palestinese di fatto invece lo accettano in od io alla controparte. La pace è un'utopia? Eppure non c’è altra strada per uscire dal buio, dallo spararsi per sempre a vicenda con milioni di innocenti che ogni giorno soffrono senza colpe perpetuando e moltiplicando vendetta, odio, future rappresaglie.

 

CROZZA FOR PRESIDENT!

Il governatore campano De Luca può far ridere imitato da Crozza ma in versione “nature”  apparire condito da un marcato narcisismo con sprazzi di autentica follia, eppure è tutt’altro che matto. Sta infatti scientemente lavorando per interpretare la protesta del Sud sia in chiave elettorale che in strategia interna PD anti-Schlein, ma soprattutto fa il buffone e il demagogo per togliere a Conte e ai 5 Stelle quei voti ondivaghi di protesta che al sud sono stati nel portafoglio grillino.

Anche gli insulti alla Meloni fanno parte del gioco: bisogna stare sempre in prima pagina facendo “ammuina”. Immaginate - tra l’altro – se quegli insulti fossero stati politicamente opposti: la sinistra sarebbe tutta sulle barricate ululando al “leso femminismo”, invece comodo ed imbarazzato silenzio perchè dare pubblicamente della “stronza” al primo ministro è delicata urbanità delucana.

A proposito dei toni e dei contenuti, però, dopo aver aizzato la piazza invitando alla lotta armata ed aver dato al governo e ai ministri dei dementi (testualmente: “Imbecilli, farabutti, delinquenti politici”), il neo-Masaniello De Luca, al di là delle sue guasconate, non risponde però su un punto fondamentale: perché oltre il 76% dei fondi strutturali destinati alla Campania tra il 2014 e il 2020 – ovvero in anni della sua presidenza – non sono stati spesi e perchè - sotto la sua guida - proprio la Campania è in coda anche per utilizzare i fondi del PNRR. Quindi, di che parliamo?

 

PILLOLE DI STORIA LOCALE

E’ tornata anche quest’anno  su VCO AZZURRA TV la mia rubrica settimanale “PILLOLE DI STORIA LOCALE” che va in onda il sabato alle 13.30 e in replica la domenica alle ore 18. (canali 17 e 617).

E’ possibile  visionarle anche sul sito web dell’emittente cercando  “VCO AZZURRATV”,  passando poi dall’ home page  su  “rubriche” e quindi a  “Pillole di storia locale”. Sono visibili on line tutte le puntate dell’anno scorso e quelle diffuse da questo mese. Buona visione e – se avete quesiti o temi da proporre – contattatemi via mail. Preavviso che VENERDI’ 15 MARZO A STRESA (c/o salone di Villa Ducale – ore 20.45) con il dr. Alessandro Lupi e l’ittiologo dr. Pietro Volta verrà presentato il volume "GENTE DI LAGO 3".

 

Approfondimento: PROTESTE AGRICOLTORI, CRISI IN EUROPA

Sembra che ci sia un certo feeling naturale tra gli agricoltori che protestano e questo governo: è una specie di empatia, di solidarietà di classe come avviene - secondo i sondaggi - per il 54% degli italiani che considerano giuste le proteste del mondo agricolo e con un altro 18% che critica alcune forme di protesta ma ne condivide le motivazioni.

Questo mondo “verde ma non green” comprende benissimo che la Meloni è in linea con le loro richieste – almeno quelle più ragionevoli – ma tutti sanno che il governo si muove su un terreno difficile, perché Bruxelles è pronta a negare parte di quello che Roma sarebbe anche disposta a concedere.

Una specie di alleanza sociale diventa così anche alleanza politica, cementata dalla difficile gestione concreta della PAC (Politica Agricola Comunitaria) legata a troppi interessi contrapposti sia a livello mondiale che continentale e perfino a livello italiano, visto che le categorie agricole sono moltissime e spesso con interessi palesemente contrastanti.

Lo si é visto anche nella difficoltà di preparare un documento unitario da leggere sul palco di Sanremo, ma soprattutto nei modi stessi in cui sono stati gestiti i blocchi  

Tornando al mondo dei trattori questa generale simpatia scatena anche una specie di gara a chi rappresenti politicamente una categoria che, da ex feudo DC, è ora in maggioranza schierata a destra e quindi utile bacino di voti soprattutto in vista di giugno.

Ecco quindi una corsa ad intestarsi meriti, vedi il gioco al rialzo tra la Meloni e Salvini per le esenzioni IRPEF anche se, diciamocelo chiaro, di imposte gli agricoltori ne hanno comunque sempre pagate pochine.

Si può giocare qualcosa sui costi assicurativi e forse sugli sgravi al carburante, ma poi ci sono altri paletti che a Bruxelles sono ben più difficili da superare.

Innanzitutto il problema della concorrenza extra-UE che si presenta con prezzi inferiori a quelli interni potendo produrre con metodi e costi spesso incomparabilmente minori dei nostri e poi la questione degli incentivi e dei finanziamenti.

In Europa ciascun governo ha sempre giocato in chiave interna e, per esempio, contando di più in termini di voti l’agricoltura centro-europea ha goduto di più attenzione delle culture mediterranee, ma cambiare la rotta degli aiuti è oggi difficile.

Come fondamentale diventa la questione dei finanziamenti: l’ agricoltura impone investimenti (e finanziamenti) a lungo termine ma la terra non può rendere così’ tanto per rimborsare i tassi stabiliti dalla BCE e chi si indebita è perduto.

Ci sono le produzioni di nicchia, certo, ma non possono bastare e la stessa qualità italiana spesso si perde tra le etichette estere abusive, i dazi che pesano sugli ingressi nei mercati altrui e la realtà di un mondo agricolo italiano “piccolo” rispetto alle distese sconfinate delle produzioni intensive.

E’ qui che il governo vorrebbe contare di più, ma in Europa il mondo agricolo è ovunque sul piede di guerra e in tutti i paesi vengono al pettine politiche agricole spesso assurde dove – per esempio – per sostenere i prezzi si distruggono coltivazioni e prodotti perché conviene di più ottenere l’incentivo comunitario che coltivare.

L’agricoltura europea si ribella a una politica agricola comune che costa moltissimo alle casse comunitarie ma non risolve i suoi problemi, anche se il mondo contadino di oggi in Italia (e in Europa) è completamente diverso da quello di mezzo secolo fa.

Eppure l’agricoltura conta non solo economicamente ma anche per identificare un mondo, una civiltà, una cultura che già è in via di potenziale estinzione. Per questo il governo Meloni vorrebbe coltivare un ruolo privilegiato con questo mondo, grimaldello identitario che può contribuire domani a far saltare il banco (politico) a Bruxelles. Si rischia grosso, però, perché - come ogni giorno per la globalizzazione produttiva, l’ambiente alterato e i pesticidi spariscono tante specie di insetti - così altrettante aziende agricole italiane ed europee scompaiono, spesso sommerse proprio da quegli stessi obblighi “green” che dovrebbero aiutarle.

 

UN SALUTO  A TUTTI                                                  MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 942 del 16 febbraio 2024

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

Contattatemi se non ricevete più IL PUNTO (ogni settimana “spariscono” molti indirizzi, il testo è comunque pubblicato sul mio sito).

 

Sommario: Secondo i sondaggi quasi il 65% degli italiani dà ragione agli agricoltori che protestano e nel giudizio si sommano tutte le contraddizioni europee, i costi della filiera alimentare che mortificano i produttori, l’invasione di prodotti stranieri di bassa qualità. Anche per questo il governo ha accettato molte delle loro richieste aprendo un altro fronte verso Bruxelles e dando una specie di voce ai “piccoli” rispetto alle multinazionali. Mentre si parla di “guerre spaziali” qualche commento poi sul post Sanremo e – per Verbania - il silenzio sul mega-porto di Pallanza mentre riprendono le mie trasmissioni in TV sulla storia locale. A seguire “Gente di Lago”. E l’approfondimento dedicato alla “Giornata del Ricordo”   

 

GUERRE SPAZIALI

“Fonti di intelligence” USA sostengono che la Russia stia pensando a guerre spaziali, Putin smentisce. Nessuno sa quale sia la verità ovvero se l’allarme sia concreto o se sia una pressione psicologica della Casa Bianca nel giorno in cui il Congresso USA non vota nuove armi a Kiev. Tutti noi siamo dei turaccioli che galleggiano nel mare della propaganda e si capisce bene come la verità ci sia spesso nascosta.

Per esempio in Italia non si è dato spazio alla lunga intervista di Putin concessa a Tucker Carlson sulla guerra, sicuramente una interpretazione di parte ma che andava conosciuta per almeno farsi una opinione più completa: che senso ha avuto ostracizzarla? Forse il timore di imbarazzanti realtà, come le accuse di Putin per il sabotaggio al gasdotto baltico che ha messo KO l’approvvigionamento energetico europeo?

Se ci consideriamo persone adulte dobbiamo pretendere trasparenza nell’informazione e questo vale sia per le "storiacce" sui vaccini COVID (ne parlerò la prossima settimana) come per le guerre. Ci si dia una informazione onesta e completa, poi ciascuno liberamente ed autonomamente giudicherà.

Il 2024 sarà un anno sempre più difficile, anche perché tra Trump e Biden rischiamo di avere prossimamente la prima nazione del mondo in mano a un presidente comunque inadeguato. 

 

SANREMO

Evito troppi commenti sull'ultima edizione del festival di Sanremo che tutto è diventato tranne che il festival della canzone italiana. Un minestrone del tutto e di più alla disperata ricerca di audience e con tanto gay alla moda dei tempi, concluso con un evidente stravolgimento del risultato finale reso anche necessario - credo - constatando che il testo della canzone di Geolier era del tutto incomprensibile e, per capirlo, ci sarebbe stato bisogno dei sottotitoli. Faccio mio il titolo di "Allora!" - giornale degli italiani d'Australia - che giustamente in prima pagina commenta "Dove il canoro diventa un ricordo lontano". Insomma, hanno capito tutto più a Sidney che a Roma. 

 

PORTO DI PALLANZA: AVVISO AI NAVIGANTI

Mi sembra incredibile che un'opera così mastodontica (e per me assurda) come l'ipotizzato nuovo mega-porto a Pallanza possa procedere perchè nessuno - destra o sinistra che sia - si prende la briga di almeno guardare le carte, eppure bisogna presentare entro il prossimo primo marzo eventuali eccezioni alla valutazione di impatto ambientale...silenzio..

E' comunque incredibile come l'attuale amministrazione cittadina sia stata capace di far procedere il progetto per anni senza sollevare alcun dibattito, osservazione, discussione: tutti zitti anche perchè - in buona sostanza - non lo sa nessuno, nè sembra che la questione sollevi dubbi all'opposizione.

Penso a quando ero sindaco e su ogni questione nascevano polemiche, accesi dibattiti, dichiarazioni infuocate...adesso nulla: calma piatta, disinteresse e silenzio.

Si concretizzerebbe uno scempio ambientale incredibile e sostanzialmente inutile, che non porterà nulla alla città ma sarà uno sgorbio all'intero Golfo Borromeo che si vorrebbe poi pure proporre come luogo tutelato dall'UNESCO. W l'ipocrisia, ma non si dica poi che non erano stati (tutti) avvertiti.

Comunque da Verbania c’è anche una buona notizia: dopo tante proteste, raccolta di firme ecc. l’amministrazione comunale (PD) avrebbe finalmente messo da parte il progetto di sistemazione di Piazza Mercato a Intra da 9.7 milioni di euro. Finalmente una vittoria del buonsenso sulla testardaggine.

 

VCO AZZURRA TV: PILLOLE DI STORIA LOCALE

E’ ripresa anche quest’anno  su VCO AZZURRA TV la mia rubrica settimanale “PILLOLE DI STORIA LOCALE” che va in onda il sabato alle 13.30 e in replica la domenica alle ore 18. (canali 17 e 617).  E’ possibile  visionare le varie puntate anche sul sito web dell’emittente cliccando “VCOAZZURRATV”,  passando poi dall’ home page  a  “rubriche” e quindi a “Pillole di storia locale”. Sono visibili on line tutte le puntate dell’anno scorso e quelle diffuse da questo mese. Buona visione e – se avete quesiti o temi da proporre – contattatemi via mail.

 

GENTE DI LAGO 3, AFFRETTATEVI!

E’ già in esaurimento la prima edizione di GENTE DI LAGO 3 che continua la fortunata raccolta di personaggi, racconti, storie del Lago Maggiore arricchito da molte foto d’epoca ed al quale ho direttamente collaborato. I lettori de IL PUNTO possono richiedermelo direttamente via mail al prezzo speciale di 20 euro spese di spedizione comprese. Il ricavato verrà devoluto al “Verbania Center”.

 

Approfondimento: LA GIORNATA DEL RICORDO

La scorsa settimana è stata ricordata la “GIORNATA DEL RICORDO” voluta per non dimenticare gli eccidi delle foibe e l’esodo forzato delle popolazioni italiane dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia durante e dopo l’ultimo conflitto.

Una brutta e tragica pagina di storia italiana che per decenni è stata ignorata e volutamente nascosta e che solo per la caparbietà di pochi – e soprattutto dell’allora deputato triestino ed ora senatore di FdI Roberto Menia – divenne ufficialmente riconosciuta.

Visto il poco spazio dedicato dai media, credo sia un dovere ricordare ogni anno quei fatti soprattutto per i più giovani che temo siano del tutto all’oscuro di quanto avvenne.

Pochi sanno infatti degli eccidi delle foibe, le caverne carsiche dove migliaia di italiani furono gettati ancora vivi, oppure degli eccidi a Trieste che per 45 giorni fu occupata nel maggio ’45 dalle bande comuniste titine che sottoposero la popolazione italiana ad ogni tipo di violenza. Oppure dell’infamia del trattato di pace di Osimo quando negli anni ’70 la zona di Capodistria e le terre italiane dell’Istria vennero definitivamente cedute – senza alcuna contropartita – alla allora Jugoslavia.

L’esodo fu contraddistinto da episodi assurdi come quello del 17 febbraio 1947 raccontato da Antonio Di Lello quando un treno carico di profughi istriani arriva alla stazione di Bologna. Sbarcati il giorno prima nel porto di Ancona avevano il cuore a pezzi, lo stomaco vuoto, il futuro incerto.  

La Croce Rossa aveva preparato pasti caldi ma fu impossibile distribuirli perché dagli altoparlanti, una voce intimò al "treno dei fascisti" di andare immediatamente via, in caso contrario, uno sciopero avrebbe bloccato l'intero scalo ferroviario. Non si trattò di un episodio isolato., l’Italia si comportò indubbiamente da matrigna con i quasi trecentomila esuli delle terre adriatiche. A Venezia e ad Ancona vennero anche aggrediti, presi a sputi e a fischi al grido di «fascisti andatevene!». Ostilità dei militanti comunisti era chiaramente fomentata dai vertici di Botteghe Oscure. "Rinascita"; nel 1947, scrisse che gli esuli erano, nella migliore delle ipotesi, degli ingenui che credevano nelle promesse dei «falsi patrioti». Il colmo dell'infamia lo raggiunse un dirigente della Camera del lavoro di La Spezia, il quale, in un comizio tenuto durante l'infuocata campagna elettorale del 1948, così latrò dal palco: «In Sicilia hanno il bandito Giuliano, noi‑qui abbiamo i banditi giuliani». Non ovunque ci furono episodi di aperta ostilità ma l’atteggiamento più diffuso fu comunque di indifferenza e diffidenza, né la politica dei governi di allora brillò per spirito di solidarietà.

Una buona parte di loro emigrò un'altra volta verso l’Australia o la Nuova Zelanda (dove ho avuto modo di incontrarli, spesso i loro figli ancora 20 anni fa parlavano solo in dialetto veneto…) dove furono bene accolti mentre tanti altri vissero in Italia per anni nei campi profughi, internati e isolati quasi fosse un'etnia nemica. Ancora nel 1963, sedici anni dopo l'esodo, c'erano quasi diecimila perso­ne in "provvisoria" sistemazione.  

Tutti questi drammi sono ricostruiti dallo storico Gianni Oli­va (già assessore alla cultura nell’ ultima giunta regionale di sinistra piemontese, non certo un “fascista”) nel volume, "Profughi‑Dalle foibe all’esodo la tragedia degli italiani d'Istria, Fiume e Dalmazia" (Monda­dori, pp. 221, euro 17,00). Oliva rompe i tabù delle certezze consolidate e la sua tesi sui motivi del­la diffusa indifferenza per le sorti degli esuli e della rimozio­ne della tragedia delle foíbe non chiama in causa soltanto i co­munisti ma anche i governanti democristiani dell'epoca.

Lo studioso giudica «sbrigativo» ricondurre tutto all'«egemonia culturale della sinistra e alla sua volontà di nascondere le ve­rità scomode». Nell'occultamento di quel dramma immane c'è anche dell'altro; c'è un cinico calcolo politico‑ideologico, l’idea che gli esuli e la memoria delle foibe ri­cordino a tutti quello che la classe politica di allora voleva far dimenticare: e cioè la realtà della sconfitta militare e delle conseguenti mutilazioni territoriali.

Grazie a una esagerata valutazione militare della Resistenza l’Italia di allora (e di oggi) vuole in­fatti immaginarsi come paese «vinci­tore», come infatti ci è stato tramandato dalla vulgata corrente. «Questa rielaborazione in chiave assolutoria» poggia – secondo Oliva, ma anch’io concordo -  in primo luogo, sulla «distinzione netta di responsabilità tra "fascismo" e "italiani": il conflitto non è nato dalla volontà del paese, ma è stata una scelta voluta e imposta da Mussolini». Quello che accade dopo l'armistizio dell'8 settembre sarebbe la «storia della vera Italia». E sarebbe questa, appunto, l'Italia che tende di accreditarsi come nazione «vincitrice».

Sul piano internazionale, allora come oggi, una simile tesi non aveva seguito ma sul piano interno, of­friva una solta di legittimazione, così come l’identificazione del movimento partigiano come militarmente decisiva nella lotta ai tedeschi.  

Per il resto, le vicende più comuni assomigliano a quella del­la piccola istriana Marisa Brugna (una delle tante storie nar­rate da Oliva), che giunge a Trieste nel 1949 e che peregrinerà da un campo‑profughi all'altro fino al 1959, anno in cui riuscirà a stabilirsi a Fertilia. Marisa aveva solo sette anni è passerà un'«in­fanzia prigioniera», con la gamella in mano per ricevere «un po' di cibo acquoso», «circondata da sguardi mesti, occhi la­crimosi, voci balbettanti dall'emozione». Nella vita degli esuli che arrivano in un'Italia matrigna c'è il marchio della «diver­sità» e dell'«anormalità».

 

Quell'Italia avrebbe dovuto ricordare che Marisa e gli altri non erano esuli qualunque. Il loro era stato infatti un «andar­sene senza ritorno», uno «sradicamento» in pena regola. Era­no tutti protagonisti di una «migrazione senza destino». Oliva cita uno struggente passo di "Sradicamenti" di Annalisa Vuku­sa , profuga di seconda generazione: «Nessuno ha potuto colti­vare l'illusione di tornare a vivere là. Le vecchie radici sono sta­te sepolte, tutto ci è stato tolto e ora si possono riscoprire solo con la memoria sto­rica». Neppure l’ingresso di Slovenia e Croazia in UE ha cambiato qualcosa ed ecco perché è tanto importante che un'altra Italia, finalmente libera dalle ipoteche di un'odio­sa mistificazione ideologica, abbia deciso di ricordare le sofferenze  di chi avea avuto il solo torto di essere italiano.

 

UN SALUTO  A TUTTI                                                                     MARCO ZACCHERA




IL PUNTO n. 941 del 9 febbraio 2024

di Marco Zacchera

Per contatti, comunicazione nuovi indirizzi, segnalazione di mancati arrivi o proposte, scrivetemi a marco.zacchera@libero.it  IL PUNTO (compresi i numeri arretrati) lo trovate pubblicato anche sul sito www.marcozacchera.it

 

Ai lettori,

si torna al format normale de IL PUNTO e mi scuso per i problemi di impaginazione e stampa nelle scorse settimane. Rientrando nella vecchia Europa trovo i problemi di sempre: proteste, guerra in Ucraina, polemiche di cortile. Vi propongo alcuni spunti sui fatti della settimana con in cima ai pensieri un dubbio angoscioso: ma come sopravviverà l’Italia dopo il festival di Sanremo? Perché proprio il "pompaggio dell'audience" per il festival sembra la più importante notizia – almeno della RAI – da settimane e mesi in qua. 

 

AGRICOLTORI IN PIAZZA

In Europa c’è un aspetto di cui si parla troppo poco, ovvero i rapporti tra UE e i suoi cittadini, soprattutto quegli imprenditori “semplici” che sono la spina dorsale del continenti, ma sfuggono alle logiche dei grandi gruppi e quindi sono emarginati dagli aiuti europei e dai tanti favori concessi alla grande finanza e alle multinazionali che detengono i “poteri forti” e (temo) condizionano le stesse scelte europee.

I cittadini non hanno più voce con questa maggioranza di centro-sinistra con in testa soprattutto il pallino demagogico del “verde”. Eppure uno dei motivi per cui protestano gli agricoltori in tutto il continente è proprio che la gran parte dei contributi non finiscono mai in mano ai contadini produttori, ma di fatto solo alle grandi aziende della catena alimentare.

Oltre l’80% dei contributi va a poco più del 10% delle imprese: come mai?

Ormai a Bruxelles tutto è visto in una logica ecologica che non è sbagliata in sè ma non tiene minimamente conto di quello che succede FUORI dall'Europa (ovvero nel 90% del mondo) così quando poi - a costi proibitivi - agli europei si impongono scelte e sacrifici, la concorrenza esterna seppellisce i produttori europei inquinando e distruggendo in modo infinitamente più grave dei possibili, costosi piccoli miglioramenti climatici che faticosamente riusciamo a raggiungere "dentro" l'Europa.

Ne riparleremo, sottolineando che - come in agricoltura - lo stesso avviene per la finanza: la BCE non fa l’interesse del piccolo imprenditore o del risparmiatore, ma prima di tutto delle banche, ufficialmente in nome della “stabilità” ma in realtà così crescono sempre i mega-profitti di pochi e gli altri sono sempre più in difficoltà.

Va tutto avanti così, come è avvenuto per il COVID con scelte sui vaccini che hanno mosso centinaia di miliardi di euro per alcune (ma solo alcune!) aziende del farmaco. Non è più un’Europa dei popoli ma è diventata quella delle lobby, della burocrazia, degli interessi economici di pochi. Di tutti questi aspetti l’opinione pubblica è però tenuta volutamente disinformata, anche se percepisce che qualcosa non quadra. Per questo dobbiamo lottare tutti insieme per una maggiore trasparenza.

 

RENDICONTI E CORRUZIONE IN UCRAINA

Per esempio l’Europa ha deciso di donare all’Ucraina altri 50 miliardi di euro e con questi siamo ad almeno 134 miliardi di “aiuti” di cui circa 15 italiani (ovvero metà di una legge finanziaria).  Visto che i sondaggi dicono che la gran maggioranza degli europei NON vuole continuare in questo modo, come cittadino europeo penso di avere il diritto (come tutti) di conoscerne almeno un rendiconto sommario di come questi soldi siano stati  e vengano spesi, quanti in armi e quanti in aiuti umanitari ed essere rassicurato che una parte non siano invece spariti per strada.

Inspiegabilmente l’UE non ha però alcuna commissione di indagine, di inchiesta, di verifica e credo che  proprio Giorgia Meloni dovrebbe essere la prima a richiederla.

Perché Putin sarà un dittatore sanguinario e le elezioni presidenziali di marzo in Russia una bufala da lui orchestrata (ma comunque almeno il 30% dei russi – vedrete - saranno liberi di votargli contro), è stato un aggressore e  avrà tutti i torti…

Ok, ma pochi sanno  (perché quasi nessuno ce lo dice) che in Ucraina questa settimana è stata prorogata di tre mesi la legge marziale e quindi ogni dissenso à da due anni vietato. Anche il presidente Zelensky è a scadenza di mandato, ma le elezioni sono sospese sine-die. Aveva una modesta maggioranza parlamentare, ma i 250 deputati dell’opposizione sono spariti (quelli eletti ad est del paese dai cittadini filorussi sono anche fisicamente spariti). Tutte le garanzie costituzionali sono state sospese, appunto, dalla legge marziale e l’entourage dell’ex comico – eletto dicendo che mai si sarebbe candidato la volta successiva – ha preso tutti i posti di potere. Mentre i profitti delle aziende che producono armi sono incommensurabili, la corruzione in Ucraina si sussurra sia spaventosa (negli USA sono usciti molti articoli ben documentati, ma che in Italia sono stati praticamente censurati, ed anche questo è il motivo per cui il Congresso vuole frenare continui nuovi finanziamenti). Dopo due anni di guerra, tanti morti e grandi distruzioni, infinite difficoltà energetiche ed economiche per tutti noi è legittimo che gli europei chiedano almeno di avere una certezza che i “nostri” soldi siano stati utili ai cittadini ucraini e non siano anche finiti nelle mani sbagliate'?  E’ davvero chiedere troppo VISTO CHE L' EUROPA SEMBRA COMUNQUE NON VOGLIA MINIMAMENTE PUNTARE ALLA PACE O ALMENO AD UNA TREGIUA?

 

GRAZIE AD ESSELUNGA

Dopo il video pubblicitario “slow” della pesca è venuto quello della noce ed ora quello della carota: la pubblicità di Esselunga stupisce, interessa, commuove.

Nella babele delle pubblicità stupide, esasperate, monotone, trasgressive questi mini-spot sono carichi prima di tutto di messaggi umani, di dolcezza e inducono alla riflessione.

Prima (lo spot della pesca) sulla sofferenza silenziosa di una bimba di genitori separati, poi l’amore di due adolescenti ai piedi di un noce piantato inconsapevolmente insieme tanti anni prima, ora la risposta struggente dei genitori ad una figlia che lascia la famiglia per spiccare da sola il volo della vita, che belli!

Sussurri sui valori veri, quelli appunto della vita, della famiglia (quella normale!) e in fondo di tutti noi. Grazie Esselunga!

 

Riflessione: DETENUTI ITALIANI ALL’ESTERO

 

La vicenda della maestra Ilaria Salis portata in tribunale a Budapest con “i ferri” ha giustamente suscitato indignazione e sottolineato la davvero poca furbizia del governo di Orban che – se avesse evitato quelle immagini facendo accompagnare in aula la detenuta senza catene e inutili manette -  avrebbe potuto gestire il caso giudiziario senza offrire un punto debole di immagine proprio nel momento in cui aveva bisogno di “sponde” a Bruxelles.

Essendo la Salis un’estremista di sinistra (andata volutamente in Ungheria per far violenze, indipendentemente dall’episodio contestatole) si è comunque subito mobilitata la solidarietà con il coro delle accuse per il comportamento “disumano” e le condizioni nelle carceri magiare.

Il caso ha ovviamente preso così una piega tutta politica e come tale finirà, ma ha anche aperto (forse) qualche interrogativo sulla situazione di tanti detenuti italiani all’estero di cui purtroppo si sa poco o nulla.

Nel 18 anni in cui sono stato parlamentare in Commissione esteri occupandomi degli italiani nel mondo mi sono interessato spesso di nostri connazionali detenuti visitandoli in carcere e seguendone le loro vicissitudini dal Ruanda al Venezuela, dall’India all’ Egitto o nei penitenziari USA, passando da quelli bielorussi alla Turchia.

Spesso ho visto cose agghiaccianti e vissuto avventure pericolose (come in Venezuela dove in carcere sono normali le sparatorie e così i detenuti – riuniti in bande – si barricano nelle rispettive celle) ma – purtroppo – questa tematica è ai margini delle attenzioni diplomatiche e lasciate spesso alla sensibilità personale dei nostri funzionari all’estero.

D'altronde se sei incarcerato in un paese africano passano a volte dei mesi prima che qualcuno sappia di te e ben raramente – e comunque dopo tempi infiniti – un nostro console passerà a trovarti, anche perché (ma questo non lo sa quasi nessuno) in moltissimi paesi del mondo non ci sono nostre ambasciate o consolati, ma al più solo consoli onorari che si occupano di tutt’altro e non hanno ovviamente una immunità diplomatica. 

Sono oltre un migliaio gli italiani detenuti al di fuori dell’ UE ma mentre la notifica di detenzione alle nostre autorità viene rallentata dagli oscuri meandri della burocrazia – che spesso in Africa ha tempi ben peggiori dei nostri - oltre alle consuete violenze fisiche se ti chiudono in un carcere straniero spesso ti ritrovi senza soldi, senza collegamenti, senza difesa. In Egitto sono normali celle con 50-60 detenuti, in Venezuela i penitenziari sono appunto di fatto controllati dalle bande interne, mentre vi sconsiglio la visita a un carcere indiano. Altro che garanzie o assistenza diplomatica: nulla. In Ruanda ho visto carceri che erano semplicemente tendopoli circondate da filo spinato senza neppure l’acqua corrente.

L’iniquità, le violenze e la corruzione sono poi di solito endemiche e più è basso il livello di vita di un paese più i detenuti sono considerati la feccia umana su cui tutto è permesso.

Certo se sei ricco e te lo puoi permettere diventerai il pupillo del corrotto direttore del carcere, ma a volte – se neppure i tuoi sanno che sei in galera – è impossibile perfino collegarsi con l’esterno per chiedere aiuto.

Ricordo l’impegno di don Leonardo, un giovane sacerdote milanese con il quale avevamo organizzato “Soccorso Icaro”, ovvero un’assistenza per gli italiani rilasciati dal carcere in Venezuela in libertà condizionale, ma obbligati a rimanere nel paese fino ai processi di solito per incidenti stradali o piccoli traffici di droga.

Spesso, soprattutto in Africa ed America Latina, lo straniero è tra l’altro accusato ed incarcerato senza alcuna colpa, ma solo per un ricatto economico in vista di una “mancia” ai giudici o ai secondini e così resti detenuto finchè la famiglia non paga un vero e proprio riscatto di solito attraverso avvocati corrotti più dei giudici e che hanno tutto l’interesse affinchè il cliente resti a lungo nel bisogno.

Forse ci si immagina che un italiano detenuto sia in qualche modo aiutato e protetto, ma pochi sanno come siano minime le nostre presenze diplomatiche “sul campo” e spesso passano settimane e mesi prima che un governo africano comunichi all’ambasciata italiana (che di solito è in un altro paese) l’avvenuto arresto di un connazionale che nel frattempo è carne da macello, purtroppo spesso in tutti i sensi.

D'altronde se una nostra ambasciata-tipo da quelle parti ha solo due diplomatici (di solito l’ambasciatore ed un suo giovane vice) e deve coprire molti paesi contemporaneamente, difficile che almeno il “vice” possa arrivare a visitare un italiano detenuto, magari in un piccolo carcere di provincia a centinaia o migliaia di chilometri dalla nostra più vicina sede diplomatica.

Le avventure dei nostri turisti in Madagascar (paese in cui la nostra ambasciata è stata chiusa dipendendo ora da Pretoria, in Sudafrica, che contemporaneamente “copre” sette diversi paesi in tutto il sud del continente e che al Madagascar non è neppure collegata direttamente via aerea) come quelle in altri paesi hanno spesso portato a proteste ed inascoltate interrogazioni parlamentari.

Spesso è poi difficile la cooperazione all’estero tra gli stessi paesi della UE in una sorta di malcelata rivalità, mentre sarebbe molto più logico ed economico che – soprattutto nei piccoli paesi africani o asiatici – una rappresentanza unica ma efficiente dell’Unione Europea segua le vicende di tutti i cittadini europei, compresi quelli detenuti, come già in teoria dovrebbe essere, ma che nella pratica, spesso, purtroppo non avviene.

Tematiche di cui si sa poco o nulla, che raramente vanno sui giornali, ma hanno sconvolto le vite di molte famiglie quando hanno scoperto, spesso dopo lungo tempo, che il famigliare scomparso era semplicemente detenuto iniziando, per cercare di liberarlo, un vero e proprio calvario.

 

Buona settimana a tutti                                                  Marco Zacchera




IL PUNTO   n. 940 del 2 febbraio 2024

di MARCO ZACCHERA 

 

 

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informarmi del mancato arrivo de IL PUNTO prego scrivere a

 

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Ai Lettori,

 

purtroppo essendo ancora all’estero incontro molte difficoltà a spedire IL PUNTO e

 

quindi scusatemi se la lettura non è agevole: dalla prossima settimana, al ritorno,

 

cercherò di rimediare.

 

La scorsa settimana vi ho proposto un report da SINGAPORE, questa settimana

 

invece mi concentro sull’ INDIA, grande paese di cui politicamente si parla poco

 

nonostante sia diventata come PIL, tra infinite contraddizioni, la TERZA POTENZA

 

ECONOMICA DEL MONDO.

 

Devo però prima ricordare un amico carissimo che purtroppo ha lasciato, ROBERTO

 

RABATTONI, fondatore del “centro Aiuti per l’Etiopia” che dal 1983 ha aiutato

 

migliaia di persone con iniziative di tutti i tipi, promosso centinaia di adozioni a

 

distanza e avviando e completando scuole, ospedali, iniziative umanitarie. Se esiste

 

un “santo moderno” credo che Roberto ne meriti subito un posto per tutto il bene che

 

ha fatto nella sua vita anche se – da uomo schivo che era – non amava mettersi in

 

mostra.

 

Temo che nessuno gli intitolerà una scuola, ma - visto che a Verbania vogliono

 

revocare l’intitolazione della ex “mia” scuola media al gen. LUIGI CADORNA (che

 

era nato proprio a Pallanza, a pochi passi di distanza) per intitolarla a GINO

 

STRADA credo che - se proprio bisogna farlo - sarebbe molto più saggio e logico

 

intitolarla allora proprio a ROBERTO RABATTONI uno che – mi permetto di dire –

 

non ha mai fatto politica, ma aiutato sul serio.

 

Approfondimento: L’ INDIA CHE CRESCE, ANZI CORRE

 

Una raccoglitrice di the del Kerala, in India, guadagna 470 rupie al giorno, ovvero 5

 

euro, ma è già ben pagata tenuto conto di quanto (poco) di più guadagna un poliziotto

 

o un maestro elementare, ma l’India non è (più)solo miseria.

 

Per ridurre a una sensazione il passaggio dalla Singapore dove già si vive il futuro

 

(vedi articolo su IL PUNTO della scorsa settimana) alla realtà dell’India si potrebbe

 

sintetizzare che da una società digitale si torna a quella analogica, ma sarebbe

 

riduttivo visto che l’India cresce, anzi corre.

 

Si parla poco dell’India salvo che per qualche catastrofe di grandi numeri, eppure

 

questo immenso paese ha superato la Cina per numero di abitanti (gli indiani

 

dovrebbero essere arrivati a circa un miliardo e 428 milioni) ma soprattutto dall’

 

essere la 13° potenza economica mondiale di venti anni fa, raggiunta la 5° posizione

 

nel 2022 l’India è ora balzata al terzo posto dopo USA e Cina superando Germania e

 

Giappone e mantenendo il più alto e costante incremento del PIL al mondo.

 

Dal 2014 l’India è infatti cresciuta del 7% l’anno (del 9% nell’ultimo biennio) e

 

anche se gli oppositori del premier Modi parlano di dati ufficiali più o meno gonfiati

 

il cambiamento in corso è effettivamente immenso.

 

Se pur si accalcano nelle baracche ancora centinaia di milioni di poveri, ormai nessun

 

indiano – salvo calamità eccezionali – soffre la fame e questa è stata la grande vittoria

 

politica ed economica del premier Narendra Modi, un settantatreenne “ganchi “ (casta

 

povera nella società indiana) già leader dello stato del Gujarat ai confini con il

 

Pakistan.

 

In una democrazia sostanzialmente funzionante e che da ormai 75 anni è la più

 

grande del mondo, Modi è il leader del “Partito Popolare” considerato di destra e

 

nazionalista, vicino ai movimenti induisti più tradizionali rispetto al Partito del

 

Congresso (quello della dinastia dei Gandhi) tendenzialmente più a sinistra. I due

 

partiti maggiori rappresentano però solo circa il 70% dell’elettorato e quindi al

 

governo vi è sempre una coalizione con partiti locali e religiosi, fonte spesso di

 

tensioni.

 

Modi ha portato avanti con forza una politica liberista privatizzando molti servizi

 

anche essenziali e rilanciando una economia di mercato che ha rafforzato la classe più

 

abbiente (individualmente anche super-ricca) tagliando – secondo l’opposizione – la

 

spesa sociale, ma comunque elevato nettamente la ricchezza generale.

 

Sempre più spregiudicato in politica estera, Modi si pone come leader della BRICS

 

(Brasile-Russia-India-Cina e Sud Africa) in un rovesciamento globale nei rapporti tra

 

le potenze nel mondo.

 

Come è cambiata l’India di oggi! Anche se arrivando ritrovi gli stessi poliziotti

 

corpulenti e lo scanner dei passaporti elettronici è tenuto insieme dal nastro adesivo,

 

ti accorgi subito che tutto è diverso anche solo rispetto a 10 anni fa. Io poi ricordo

 

bene ancora l’India degli anni ’80 dove le uniche auto erano le nostre obsolete 1100

 

Fiat prodotte con le linee dismesse di Mirafiori e una miriade di biciclette sciamavano

 

ovunque, mentre oggi il traffico è un caos impazzito in uno smog da togliere il fiato

 

nonostante i lavori pubblici imponenti per tentare di migliorare la viabilità.

 

Immutabili sembrano solo i milioni di motocarri Piaggio che – spesso attrezzati a taxi

 

- trasportano tutti e di tutto.

 

E’ difficile spiegare cosa significhi la realtà quotidiana di una città come Nuova Delhi

 

di ormai 31 milioni di persone, oppure di Mumbai (già Bombay) che ne ha “solo” 20,

 

seguita dai 14 di Calcutta o dai 12 di Bangalore: l’idea del formicaio impazzito è

 

riduttiva.

 

La Federazione indiana (28 stati e 8 territori) è un cosmo incredibile di religioni

 

diverse, 22 lingue ufficiali, con una maggioranza induista (79%) ma anche con il 14%

 

di musulmani che in alcune zone del paese sono quasi maggioranza e poi buddisti,

 

animisti, sikh e quasi 50 milioni di cristiani concentrati soprattutto in Kerala, Goa e

 

nel sud del paese.

 

Il reddito medio ufficiale sfiora gli 8.000 euro l’anno, ma è questo un dato

 

controverso e poco significativo se si pensa alle enormi differenze tra le diverse aree

 

del paese.

 

A New Delhi il reddito é cinque volte quello degli stati rurali, con relativo aumento

 

dei prezzi dei prodotti di base. Anche per questo si assiste ad un endemico fenomeno

 

di emigrazione interna e verso le comunità indiane all’estero che da sempre, in Asia e

 

nel mondo, detengono spesso il monopolio del commercio e delle intermediazioni.

 

L’economia indiana cresce robusta e si regge sui consumi domestici e quindi la nuova

 

ricchezza è soprattutto destinata al cibo, agli elettrodomestici e ai veicoli il che

 

comporta però un aumento vertiginoso dei consumi energetici.

 

Qui scatta uno snodo fondamentale dell’India che per crescere ha bisogno di energia

 

e soffre sempre di più per un inquinamento spaventoso. I combustibili fossili

 

producono oltre il 70% dell’energia elettrica e l’aria non solo nella capitale è spesso

 

irrespirabile.

 

I fumi delle industrie, della viabilità e di milioni di fornaci per fabbricare mattoni

 

rendono insopportabile la vita in molti centri urbani e, per esempio, la scarsità di

 

acqua potabile si sta facendo drammatica anche per l’inquinamento delle falde.

 

Una tematica che meriterà un approfondimento a parte (leggerete prossimamente un

 

mio approfondimento specifico), ma che condiziona lo sviluppo che deve sempre di

 

più fare i conti con i limiti di un territorio che anche se grande dieci volte l’Italia

 

subisce una pressione demografica di oltre 450 persone a kmq. pur contando anche le

 

inaccessibili zone himalaiane.

 

Un problema che Indira Ghandi cercò di affrontare con una politica demografica di

 

contenimento forzato che le costò la leadership del paese, ma – anche se il tasso di

 

fecondità si è ridotto di quasi il 50% rispetto al 1990 - gli indiani crescono ancora di

 

quasi l’1% annuo e – migliorate le condizioni igieniche e sanitarie - con la speranza

 

di vita che si avvicina ormai ai 70 anni ci sono sempre più bocche da sfamare.

 

Certamente la società indiana ha infiniti problemi e ai nostri occhi è caotica, spesso

 

assurda, contraddittoria e sempre ai limiti della sostenibilità, ma i caratteri di un

 

popolo si notano anche nella serenità, nel fatalismo. Gli indiani sono alla fine cento

 

popoli diversi ma uniti da una cultura plurimillenaria e sono aperti, moderni, testardi,

 

orgogliosi, ma socievoli e curiosi.

 

Per questo quando incroci l’ennesimo autobus sgangherato strapieno di gente e di

 

bagagli che zigzaga contromano nell’oceano del traffico e dall’interno qualcuno ti

 

guarda, pur nel caldo e sommerso dal vicino una mano ti saluta sempre e - se incroci

 

lo sguardo - si apre comunque a un sorriso.

 

UN SALUTO E BUONA SETTIMANA A TUTTI ! Marco Zacchera

 




IL PUNTO   n. 939 del 26 gennaio 2024

di MARCO ZACCHERA 

 


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AI LETTORI

 

Dovete scusarmi se la scorsa settimana (e temo anche per le prossime) IL

 

PUNTO uscirà a volte in formato inconsueto o ridotto: sono in giro per il mondo

 

ed è a volte complicato connettersi o, meglio, utilizzare il server della

 

distribuzione.

 

Riassumendo…

 

Ci sarebbero infiniti aspetti da proporvi come le elezioni USA che pur

 

coinvolgeranno il nostro futuro, ma con il probabile duello tra due contendenti che

 

giudico assolutamente improponibili come Trump e Biden. Gli USA stanno

 

diventando una nazione vecchia come l’Europa, mentre il futuro sembra disegnarsi in

 

altre parti del mondo come in Asia (leggete il mio report da Singapore) pur tra

 

infinite contraddizioni.

 

La politica italiana vista da lontano diventa poi proprio piccina, condizionata da un

 

paese che non ha il coraggio di scuotersi bloccato anche da troppe normative e norme

 

europee fissate – pensateci - soprattutto dai banchieri che fanno prima di tutto i loro

 

affari condizionando però l’economia e la politica con il controllo di gran parte dei

 

media.

 

Verificate, per esempio: tante chiacchiere e poi la nostra vera palla al piede è un costo

 

spropositato per l’energia rispetto a molte parti del mondo, vittima di sciagurate

 

scelte passate (vedi nucleare), presente (questa mania green tutta europea che in Asia

 

è del tutto inesistente, a parte la pubblicità o le chiacchiere di facciata). Così l’Europa

 

non è più competitiva, è dipendente per gli approvvigionamenti energetici e mentre

 

gli altri producono e consumano, noi veniamo superati quasi in tutto. Ci restano le

 

soddisfazioni green ma i nostri costosi “risparmi” ecologici europei sono ridicoli

 

rispetto agli incrementi complessivi altrui.

 

In generale cresce lo sfruttamento mondiale sia delle risorse che degli esseri umani

 

con ricchezze che crescono per pochi mentre ovunque chi stava già sulla soglia della

 

povertà rischia di scendere ancora più in basso.

 

Realtà amare se si guarda oltre l’orizzonte domestico e quindi - visto che ho invece la

 

fortuna di poter girare e confrontare, chiedere e documentare - cerco di darvi almeno

 

un’idea di quello che (secondo me) sta succedendo confrontandolo - e questa è

 

un’altra fortuna – con quanto ho visto nei decenni passati.

 

Sono stato in giro per il Sud-est asiatico che è “avanti” e sono ora in India un grande

 

paese che per noi è “indietro”, ma intanto è diventata la nazione più popolosa del

 

mondo e un colosso industriale e produttivo, ma questo ve lo racconto la prossima

 

volta…

 

SINGAPORE: DOVE IL FUTURO E’GIA’ REALTA’

 

Avevo visitato Singapore negli anni ’80, poi un’altra volta dieci anni fa, ci sono

 

tornato nei giorni scorsi e per certi versi è stato un viaggio nel futuro.

 

Per esempio sapevo che prima o poi doveva succedere, ma non immaginavo così

 

presto: l’altra sera un robot mi ha servito la cena, nel senso che ha portato al

 

tavolo le diverse portate e raccolto poi posate e piatti da lavare, muovendosi sicuro e

 

veloce in sala schivando ostacoli e clienti rientrando in cucina senza indecisioni.

 

Se aggiungete che l’ordinazione era stata fatta con il telefonino con cui si è poi anche

 

automaticamente pagato il conto, così come il taxi chiamato a distanza che ha

 

risposto subito precisando i minuti di attesa necessari, il percorso da fare, costo e

 

tempo di impiego è facile capire che qui tutto è diverso rispetto a casa nostra.

 

Il “qui” è appunto Singapore, capitale finanziaria del Sud-est asiatico, da secoli

 

crocevia di razze e di traffici, dove non c’è una carta per terra. Se ci fosse – come le

 

foglie - un apposito robottino-spazzino passerebbe a raccoglierle, così come un altro

 

cattura “a vista” le immondizie che quei trogloditi di malesi potrebbero, a monte,

 

gettare nei fiumi.

 

Va aggiunto che la polizia è dotata di robot che possono fare uno screening dei

 

passanti e capire chi abbia la febbre (Covid?) o sia ricercato.

 

Era qualche anno che non passavo da Marina Bay – il centro pulsante di Singapore –

 

e tutto è ancora più alto, lucente, ricco. All’ex Pier (molo) della dogana le foto in

 

bianco e nero testimoniano di quando transitava riverita la regina Elisabetta con

 

Filippo al seguito sbarcando dal “Britannia” e degnandosi di salutare i sudditi, ma è

 

davvero roba di secoli fa.

 

Piuttosto sembra che i ricchi del mondo siano arrivati tutti qui, in questa grande

 

Montecarlo dove le banche sono ben di più di quelle svizzere e in aeroporto ti

 

accoglie una meraviglia di cascata alta 37 metri in un contesto di jungla tropicale

 

(vera) per farti subito capire che il futuro, almeno rispetto alla vecchia Europa, è già

 

decisamente arrivato da tempo.

 

Tutto bene, quindi? Forse per i giovani bene abbienti e che possono permetterselo,

 

ma francamente io mi sono trovato anche a disagio. Innanzitutto se non sei

 

“connesso” non esisti, non puoi muoverti e non solo per prendere la metropolitana

 

(automatizzata) ma per una qualsiasi necessità.

 

Certo la boutique di Luis Vuitton sembra una meravigliosa isola che sorge dall’acqua

 

e nello shopping-mall tra decine di marchi di moda italiani (o ex italiani) circolano le

 

gondole finte tra canali veri e coperti stile Las Vegas, ma devi dimostrare una

 

padronanza assoluta dell’informatica o sei inghiottito nel nulla. La realtà tecnologica

 

e digitale supera la fantasia.

 

Se approfondisci, però, non tutto luccica dietro la facciata e non tanto a Singapore

 

che – relativamente piccola com’è – riesce a soddisfare i bisogni dei suoi abitanti

 

purchè lavorino e “producano” (e pur con prezzi da capogiro per tutto, dall’affitto al

 

cibo, impossibili da sostenere per la gran parte della gente), ma andando in giro per il

 

sud-est asiatico dove tecnologicamente tutto è comunque più efficiente, veloce,

 

pratico, tocchi con mano che tra tanti nuovi ricchi vi sono sempre (e forse di più)

 

legioni di poveri.

 

A Singapore devi allontanarti dal centro per vedere i quartieri-formiche, a Bangkok

 

crescono ovunque i palazzi oltre i 50 piani, ma chi abitava lungo i canali e nei

 

quartieri radicalmente ristrutturati resta senza casa e deve arrangiarsi.

 

Anche in Europa si avvertono questi contrasti ma è proprio nel Sud-est asiatico che si

 

percepiscono di più queste distanze sociali in quello che sarà forse il mondo nei

 

prossimi decenni impostati - mai come ora – sulla moda e l’apparire ma anche

 

sull’economia, il profitto e il consumo.

 

Ovunque si colgono contraddizioni stridenti e incredibili, tra super lusso e miseria, tra

 

onnipresente propaganda “green” e pesante distruzione ambientale.

 

Chai Saman, anziana di età indefinibile, è la mia fornitrice ufficiale di succo di frutta

 

quando passo da Convent Road a Bangkok e per 30 bath (meno di un euro) me lo

 

prepara su misura, ma la centrifuga ce l’ha solo tre giorni la settimana visto che gli

 

altri tre la divide con una collega non potendo permettersi di comprarne una nuova: è

 

l’antitesi del ristorante alla moda a poche decine di metri di distanza, dove i prezzi

 

sono da due stelle Michelin in Italia e i clienti arrivano con l’autista in guanti bianchi,

 

ma anche delle tante tavole calde dove il cibo sembra di plastica eppure la coda è

 

ininterrotta.

 

Nelle città vedi però anche migliaia di negozi chiusi prima pieni di gente perché

 

anche qui si va ormai ad acquistare nei centri commerciali che sono in periferia e

 

ancora più grandi, luminosi e rumorosi dei nostri.

 

Il Sud-est asiatico è fatto così, “avanti” per molti aspetti, ma ancora arretrato per altri

 

e quindi senza mezza misure. Vedi in giro sempre pochi vecchi (e da un po' anche

 

meno bambini) ma una infinità di giovani tutti frenetici e che nel telefonino hanno

 

ormai il prolungamento delle dita.

 

Una società in trasformazione veloce e profonda dove il passato sembra sepolto con i

 

suoi ritmi e le sue tradizioni, tanto che – ne è una conferma - nessuno o quasi segue

 

più il periodo di meditazione del noviziato buddista visto che non c’è tempo, bisogna

 

produrre e il “dio denaro” sembra aver vinto ovunque regnando sempre più

 

incontrastato.

 

UN SALUTO A TUTTI MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 938 del 19 gennaio 2024

di MARCO ZACCHERA 

 


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Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it
Contattatemi se non riceveste più IL PUNTO (ogni settimana “spariscono” molti indirizzi) ricordando che questo testo è comunque pubblicato sul mio sito.
 
Sommario: Mentre dopo Gaza anche nel Mar Rosso si sta complicando, sottovalutata, una situazione pericolosissima per l’Europa, uno sguardo sereno alla Danimarca e a Taiwan con un approfondimento sul “solito” tema che ogni giorno è il mantra dei bravi democratici: il fascismo. Sono passati 100 anni dal delitto Matteotti, 80 anni dalla fine della guerra, ma l’Italia politica (anche alla luce della sentenza di ieri della Cassazione) sembra essere sempre allo stesso punto. 
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DANIMARCA
Mi piace il nuovo re di Danimarca, Federico X°: semplice, diretto, simpatico come la sua moglie australiana e i quattro figli. Ho visto come i danesi lo hanno applaudito contenti, con lui che ha ribadito “Il mio compito è unificare” come peraltro ha fatto per 50 anni esatti sua madre, la regina Margherita, discreta ma sempre “presente” tra la sua gente. 
Meglio questi reali danesi degli inglesi, tutti presi dal non sfigurare nei tabloid e - vedendo la folla incredibile di Copenhagen - mi sono chiesto quanti sarebbero gli italiani presenti, se Mattarella decidesse di apparire al balcone del Quirinale…  

TAIWAN
I 23 milioni di taiwanesi hanno dato una grande lezione di stile e di democrazia a tutto l’Occidente ed al miliardo di “cugini” di Pechino scegliendo liberamente il proprio presidente e volendo difendere la propria indipendenza. Hanno dimostrato con il voto di non temere, ma anche di non volere cedere alla Cina soprattutto non fidandosi di Xi Jinping che ha bellamente violato gli accordi per Hong Kong dove ogni pluralismo è stato soffocato nonostante leggi e promesse (e nella totale “distrazione” occidentale). 

VANDALISMI ECOLOGICI
Tanti anni fa avevo proposto al mio amico ed allora ministro per l’ambiente Altero Matteoli – purtroppo prematuramente scomparso in un incidente stradale - di piantumare gli svincoli autostradali con un milione di nuove piante. Non se ne fece nulla per l’ostruzionismo di Autostrade che sembra continuare in questa scelta devastante dell’abbattimento di ogni albero possibile, anche là dove non disturbano minimamente la visibilità o la sicurezza stradale.
Chi viene dalle parti del lago Maggiore può rendersi conto dello scempio recente perpetrato a Gattico e soprattutto all’uscita di Carpugnino-Stresa dove per imperscrutabili motivi sono stati tagliati tutti gli alberi cresciuti in questi anni, anche se lontano dalla carreggiata. Il risultato è che così il “benvenuto” sul Lago Maggiore è dato dalla spettacolare visibilità di un grande deposito autostradale che sembra un accampamento di zingari e un deposito di macerie. Follia.

Approfondimento: FASCISMO ED ANTIFASCISMO 
So che è un argomento abusato, eppure ogni giorno ci si gira sempre intorno, soprattutto da quando c’è la Meloni al governo. Sono più di cinquant’anni che scrivo e sostengo che un periodo storico e i suoi protagonisti vanno inquadrati in “quel” momento e – soprattutto la dittatura fascista – sia comunque improponibile fuori da quel contesto storico, culturale, economico e sociale. 
Lo stesso giudizio storico su Mussolini è facile farlo “a posteriori” mentre piuttosto andrebbero approfonditi e studiati i tanti suoi errori (ed orrori) per capire semmai i “perché” di quelle scelte trattandosi comunque di una figura unica, irripetibile fuori da quel contesto.
Che poi, dopo tre generazioni (!), una micro-parte di italiani assuma atteggiamenti “fascisti” esteriori (tipico l’andare in giro con la camicia nera, le manifestazioni apologetiche, i saluti romani ecc.) non fa che rinforzare la mia critica sulla superficialità, la demagogia e l’ignoranza di queste persone che del fascismo molto spesso non sanno quasi nulla se non (forse) i ritornelli delle canzoni del regime.
I numeri degli affiliati alle associazioni di estrema destra sono minimi e comunque costanti nel tempo rappresentando una minaccia fisica di singoli esaltati, ma certo non un rischio per la tenuta democratica.
I commenti ai consueti raduni di Acca Larentia ne sono una annuale conferma: anziché aprire un serio approfondimento su fatti, i misfatti, le connivenze, le provocazioni, gli insabbiamenti che hanno contraddistinto quegli anni drammatici in cui siamo cresciuti ci si limita a un aspetto esteriore senza mai un esame storico, documentato e profondo dei perché della “strategia della tensione” e dei misteri che tuttora la circondano.  
Episodi che personalmente leggo nel loro complesso come un tentativo (riuscito) di una parte della classe politica di alimentarli per sopravvivere a sé stessa facendo così credere agli italiani di essere “il male minore” per evitare cruenti e pericolosi “opposti estremisti” e ritardando per decenni una evoluzione politica del nostro paese per la quale si è dovuto attendere i tempi di Fini e Berlusconi.
Questo tentativo continua anche oggi quando l’antifascismo diventa il comodo collante (e la vernice) di chi non ha più riferimenti storici, politici e culturali e lo trasforma in un valore che aveva senso quando i fascisti comandavano (e chi non lo era andava in galera o al confino) ma non ha più senso quando (quasi) tutti gli italiani considerano ridicola una nuova riedizione di quel regime. 
Anche perché allora moltissimi politici e stati nel mondo possono essere considerati “fascisti” da Putin a Xi, ai tanti “presidenti” di decine di paesi di fatto totalitari, come lo sono anche quelli del Golfo - a cominciare dall’Arabia Saudita – ai quali però ci inchiniamo scodinzolando. Ma allora Matteo Renzi, ex leader PD, è “filofascista” perché, lautamente pagato, fa il “consulente” per quella dinastia regnante?
Ribadisco: credo non conti fare o meno il saluto romano o il pugno chiuso, ma come ci si comporta nei confronti del rispetto verso gli avversari politici, la violenza, l’accettazione del pluralismo.
Quando nel mondo alcune multinazionali ipermiliardarie controllano i mercati, i debiti dei paesi in via di sviluppo o le banche mondiali, le produzioni agricole o le estrazioni minerarie fissando i prezzi e sfruttando miliardi di persone si possono considerare “fasciste”? 
La “mondializzazione” rischia di poter diventare il vero nuovo fascismo di questo secolo con una acritica uniformità che fa tacere le voci dissenzienti, le critiche alle scelte economiche od ecologiche che condizionano e sfruttano il pianeta dando tra l’altro poi spazio o giustificazioni all’intolleranza etnico-religiosa che fa scoppiare ovunque conflitti giustificando così le reazioni armate e creando un vortice inarrestabile. 
Ma possibile che la maggiorana della gente e soprattutto dei giovani non capisca questi rischi che si moltiplicano per l’intera umanità?
La mia lettura dei fatti è a volte disperata perché - anziché affrontare queste vere emergenze - ci si ferma a discettare di antifascismo DOC in un teatrino fatto spesso di formule di rito, slogan, frasi scontate che ormai scivolano nell’indifferenza generale in un processo di santificazione (vedi il movimento partigiano) che dovrebbe invece affrontare con più rispetto gli avvenimenti storici e anche una certa obiettività di critica e di giudizio che a volte è nascosta. 
Nel momento in cui gli agricoltori tedeschi ed europei passano in massa a votare per l’estrema destra per protesta contro i loro governi e in ogni paese ci sono gravi problemi economici e di integrazione, mentre nel Mar Rosso si delinea una crisi potenzialmente gravissima con l’Europa assente dai giochi è logico che il parlamento europeo si occupi - su spinta del PD - di Acca Larentia e del pericolo neo fascista in Italia? 
Questo – se ci si ragiona – è totalmente assurdo, ma constato essere la verità.  
Su questo si innesta poi la questione dello scioglimento dei gruppetti neofascisti. 
Materia giuridicamente complessa e ambigua, con la 12a disposizione transitoria della Costituzione che vieta in qualsiasi forma la ricostituzione del disciolto partito fascista (ovvero “quel” partito, non uno qualsiasi) seguita dalla legge Scelba del 1952 e la Mancino del 1993 contro i crimini d’odio. Lo scioglimento può avvenire solo con sentenze giudiziarie che prima devono accertare la effettiva ricostituzione di un partito veramente fascista, come nel 1973 per Ordine Nuovo, tre anni dopo per Avanguardia Nazionale, nel ’93 per il “Movimento politico occidentale” e nel 2000 per il “Fronte Nazionale”, due gruppi di cui nessuno più si ricorda visto che non contavano nulla. 
Anche la sentenza di ieri della Cassazione NON è chiara, volutamente (?) sibillina perché vieta il saluto romano solo “Se, avuto riguardo alle circostanze del caso, sia idonea ad integrare il concreto pericolo di organizzazione del disciolto partito fascista” …E quindi? Siamo al punto di prima perché chiunque potrà sostenere di fare un saluto romano SENZA però voler però per questo ricostituire il partito fascista. Lasciamo comunque i cavilli giuridici agli avvocati, non c’è nessun bisogno di fare il saluto romano per esprimere un dissenso, piuttosto sono convinto che i reati di opinione (verso tutte le opinioni, anche quelle diverse dalle mie) non dovrebbero esistere in democrazia: si colpisca la violenza, non le opinioni.

PS. : TROPPO ONORE !
L’articolo su Acca Larentia pubblicato su IL PUNTO della scorsa settimana ha avuto recensioni inattese. Si è scomodato perfino IL SEGRETARIO REGIONALE PIEMONTESE DEL PD, Domenico Rossi, che sul quotidiano “LA STAMPA” ha dichiarato “Non c’è limite al peggio. Zacchera fa accuse gravi ed inaccettabili, difende le adunate neo-fasciste dimostrando di non voler recidere quel legame. Ci aspettiamo una presa di distanza e una ferma condanna da Fratelli d’Italia” Evito i commenti, mi appello all’intelligenza dei lettori e non so perché mai dovrebbe intervenire FdI che non c’entra nulla con quanto liberamente scrivo.  

UN SALUTONE  A TUTTI  !!                                       MARCO ZACCHERA

 





IL PUNTO   n. 937 del 12 gennaio 2024

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

NB: Contattatemi se non riceveste più IL PUNTO (ogni settimana “spariscono” molti indirizzi), il testo è comunque pubblicato sul mio sito poche ore dopo la consueta uscita del venerdì..

 

Sommario: GENTE DI LAGO – SALUTI ROMANI - ONORE AL MERITO – IMBECILLI AL LAVORO - Approfondimento: LA PACE CHE NON SI VUOLE.   

 

PRESENTAZIONE UFFICIALE DI GENTE DI LAGO 3

Domani, sabato 13 gennaio alle ore 17 presso la sala della biblioteca di Baveno (davanti alla chiesa) verrà presentato ufficialmente il volume GENTE DI LAGO 3 di cui è in esaurimento la prima edizione e che continua la fortunata raccolta di personaggi, racconti, storie del Lago Maggiore arricchito da molte foto d’epoca ed al quale ho direttamente collaborato.

I lettori de IL PUNTO possono ancora richiedermelo direttamente via mail al prezzo speciale di 20 euro spese di spedizione comprese. Il ricavato verrà devoluto al “Verbania Center”. Ricordo di indicare nella richiesta anche il proprio indirizzo postale.  (NB: sono stati inviati tutti i volumi richiesti dai lettori alla data del 29.12.23, se lo avete ordinato ed eventualmente non ancora ricevuto per favore contattatemi – grazie)  

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QUEI SALUTI ROMANI…

Gravissimo attentato alla democrazia? Domenica sera alcune centinaia di persone, dopo un minuto di silenzio, hanno levato il braccio teso facendo il saluto fascista e urlato per tre volte "presente" in via Acca Larentia a Roma: la procura indaga.

Deve essere la stessa procura romana che in 46 anni non è stata capace di scoprire nessun componente del "gruppo di fuoco" di cinque o sei persone che si mise a sparare all'impazzata e a sangue freddo davanti ad una sede del MSI uccidendo sul colpo due ragazzi di destra (il terzo morirà poche ore dopo). La strage avvenne la sera del 7 gennaio 1978 e altri tre missini si salvarono solo perchè riuscirono a chiedere alle loro spalle, pur feriti, la porta blindata della sede sotto un diluvio di colpi.

Per la strage non ci fu nessun indagato, nessun colpevole, nessun responsabile e l’anno successivo un altro militante missino fu ammazzato nello stesso posto. 

Solo a dieci anni dai fatti furono accusati, da una pentita, cinque militanti di Lotta Continua ma uno si suicidò, un' altra fuggì in Nicaragua dove rimase tranquilla senza essere mai estradata e gli altri furono prosciolti per insufficienza di prove, con la procura romana che neppure si appellò alla sentenza, cosa inaudita.

Anni dopo si trovò la mitraglietta "skorpion" usata nell'assalto in un covo delle Brigate Rosse e si scoprì che era stata poi utilizzata anche per tre successivi omicidi.

Questioni che non suscitano problemi di coscienza né interessano a chi ogni anno però si scandalizza se, ricordando l’anniversario, vede levarsi i saluti romani.

Quest’anno il M5S ha annunciato un esposto in procura per accertare se sia stato commesso il reato di apologia di fascismo, la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha annunciato un’interrogazione al ministro dell’Interno, il leader di Azione, Carlo Calenda, parla di «vergogna inaccettabile in una democrazia europea». Il presidente ANPI Pagliarulo è colpito “Che non ci siano state né azioni repressive né preventive nei confronti di una manifestazione di tipo neofascista sostanzialmente annunciata”

Si scandalizzino pure questi signori, chissà se proprio tra di loro non ci siano ancora anche quelli che uccisero a sangue freddo quei ragazzi e non hanno mai pagato per i loro omicidi o qualcuno di quelli che – pur ben sapendo i nomi degli assassini – non hanno mai avuto il coraggio di denunciarli.

Chi – come il sottoscritto – visse quegli anni sa cosa significava allora essere di destra e (pur non avendo mai colpito o picchiato nessuno) ricorda bene cosa voleva dire rischiare le botte tutti i santi giorni (botte, danneggiamenti, denunce, rischi…) solo perché la si pensava in maniera diversa da quei “democratici” che - ieri come oggi - si considerano “I gendarmi della memoria” e quindi gli unici depositari della verità.

Prendo atto che ad oggi oltre 100 persone sono state identificate e denunciate per apologia di fascismo per aver fatto domenica il saluto romano. Visto che si può ovviamente invece salutare con il pugno chiuso che pur era (è) il simbolo di dittature e violenze comuniste i giudici stabiliranno di quanti centimetri dovranno essere aperte le dita rispetto a un pugno per incorrere nel reato.

In vita mia non ho mai fatto il saluto romano, ma mi sembra che questo modo di procedere sia assurdo, detto con il massimo rispetto verso chi per il fascismo ha subito (80 anni fa!) violenze e mancanza di libertà.

UNA DEMOCRAZIA SERIA NON PUO’ AVERE PAURA SE QUALCUNO FA IL SALUTO ROMANO E, PIUTTOSTO, DIMOSTRA NEI FATTI CHE I SUOI PRINCIPI SONO BEN MIGLIORI DI QUALSIASI DITTATURA. Credo che, proprio perché siamo in una democrazia, ognuno abbia il diritto di salutare e pensarla come vuole: sono semmai le azioni o le violenze quelle che vanno invece sempre denunciate, condannate, represse e colpite.

 

ONORE AL MERITO

E’ doveroso prendere atto che Chiara Ferragni ha ora effettivamente versato il milione di euro promesso all’Ospedale Regina Margherita di Torino a titolo di beneficenza e “scuse” per la presunta truffa del pandoro. Ha mantenuto la parola data, gliene deve essere obiettivamente dato atto.

 

IMBECILLI AL LAVORO

L’agente segreto 007 creato da Jan Fleming ed interpretato da tanti attori (primo tra tutti l’indimenticabile Sean Connery) era “sessista” e come tale gli spettatori devono esserne informati perché i suoi film hanno “contenuti considerati oggi offensivi”. 

Lo stabilisce il BfI (British film institute) che mette in guarda gli spettatori con apposito “bollino rosso” soprattutto per le celeberrime pellicole Si vive solo due volte e “Missione Goldfinger.” Sotto accusa le scene da seduttore interpretate da Connery, come quella in Missione Goldfinger quando si impone fisicamente sul personaggio di Pussy Galore (l’attrice Honor Blackman) o quella di Si vive solo due volte in cui si traveste assumendo dei “tratti orientali”. In quest’ultimo caso il Bfi ha introdotto un’ulteriore avvertenza parlando di “stereotipi razziali obsoleti”. Insomma i cinesi non possono sembrare cattivi neppure al cinema, è “culturalmente offensivo”.

L’iniziativa ha alimentato nuove polemiche nel Regno Unito sul concetto di “politicamente corretto” e sul criterio di intervenire a posteriori censurando film e romanzi che già hanno riguardato diverse opere letterarie, come i libri di Roald Dahl e di Agatha Christie. La madre degli imbecilli – come si vede – è però sempre incinta.

 

Approfondimento: LA PACE CHE NON SI VUOLE

So benissimo che questo testo non sarà condiviso da tutti, ma visto che non mi serve ”audience” ma poter esprimere il mio pensiero credo che in questo mondo martoriato da guerre ed attentati se ogni tanto ci scappa la buona notizia è assurdo che venga nascosta.

Eppure pochissimi hanno saputo – perché quasi tutte le fonti di stampa l’hanno bellamente ignorato - che ai primi dell’anno sono stati liberati, in un reciproco scambio di prigionieri, 248 militari russi e 230 soldati ucraini. Tra di loro anche alcuni civili e – sembra – un militare americano che combatteva per Kiev con il pudico incarico di “addestratore”.

E’ stato questo, mediato dal Qatar, il 49° scambio di prigionieri tra le parti, ma nettamente il più importate per il numero delle persone coinvolte dall’inizio del conflitto.

E’ un segno, un piccolissimo segno che resta comunque un minimo di umanità tra le parti ma questi episodi sono nascosti, quasi vi sia un accanimento reciproco a spingere per la guerra “comunque”

Eppure, mentre si stanno avvicinando i due anni di guerra, il tema della pace si deve riproporre con forza, ma soprattutto con buona volontà nella reciproca convinzione che combattere all’infinito non servirebbe a nessuna delle due parti.

Certamente Putin è stato ed è l’invasore, quello che ha conquistato manu militari un territorio altrui e questo nessuno lo mette in dubbio, così come non si potrà prescindere in qualsiasi conferenza di pace dai diritti ucraini sui territori invasi.

Un cessate il fuoco – magari garantito con la presenza di forze esterne, per esempio da truppe ONU di paesi non aderenti alla NATO –  non sarebbe certo risolutivo, ma permetterebbe intanto di risparmiare distruzioni e vite umane per dare il tempo di affrontare tutte le questioni sul tappeto.

In questo momento, tra l’altro, a dispetto dei proclami bellicosi che si ripetono quotidianamente anche in Europa, un cessate il fuoco converrebbe forse più a Zelensky che a Putin visto che l’ Ucraina vede pericolosamente assottigliarsi le sue riserve di armi con i “paesi donatori” sempre più distratti e preoccupati. Certo: i falchi NATO protesteranno e così i fornitori e costruttori di armi che con questa guerra hanno guadagnato miliardi di dollari, ma non c’è dubbio che l’opinione pubblica occidentale ed i suoi rappresentanti elettivi siano sempre più scettici.

Nessuno vuole premiare Putin ed accettare lo “status quo” prodotto da una invasione, ma appare poco credibile che gli ucraini, pur rafforzati con nuove armi o gli F16 occidentali, siano in grado di danneggiare seriamente un avversario che è stato in grado di far fronte all’ isolamento ufficiale, rintuzzare la controffensiva di quest’ estate e di fatto ritornare ad un assetto offensivo. Concretezze, al di fuori della propaganda: Putin non ha subito grandi effetti dalle sanzioni, ha stretto alleanze ad est, ha moltiplicato i contatti con il mondo arabo e i paesi della BRICS e soprattutto ha messo parzialmente in ginocchio l’economia occidentale che stenta a riprendersi senza il gas russo.

E’ sciocco negarlo anche se – ripeto – non per questo devono accettarsi le conquiste russe sul campo, ma è assolutamente ora di dar fiato alla diplomazia, alla trattativa, alla verifica di ogni ipotesi per creare – ad esempio – una zona-cuscinetto sotto controllo internazionale.

Putin non deve apparire il vincitore, ma nello stesso tempo sarebbe sciocco considerarlo sconfitto perché non lo è, piaccia o meno alla stampa internazionale.

All’obiezione che “Se oggi Putin si mangia l’Ucraina, domani si mangerà l’Europa” stanno i fatti e gli stessi interessi russi che a far questo non avrebbero alcun vantaggio strategico, militare o per la conquista di materie prima.

D'altronde Putin si è ben guardato dal provocare direttamente la NATO nonostante i massicci aiuti che l’Alleanza ha fornito a Zelensky.

Anche perché c’è un’altra, importante questione che prima o poi scoppierà e che comincia a trasparire sui media occidentali nonostante tutto, ovvero l’effettiva trasparenza del potere a Kiev.

Nessun report ufficiale, nessuna inchiesta, ma è difficile poter giurare che una parte degli aiuti e delle armi fornite a Zelensky non abbia preso qualche altra cattiva strada, o che la tradizionale corruzione ucraina sia improvvisamente sparita, mentre qualcuno vorrebbe anche sapere qualcosa di più della situazione democratica del paese dove l’opposizione è stata cancellata e le elezioni rinviate sine-die.

Tra l’altro un armistizio o, intanto, almeno un cessate il fuoco porterebbe a Kiev fiumi di fondi per la ricostruzione, migliorerebbe la situazione della popolazione civile e fermerebbe l’emorragia di troppi caduti su entrambe le parti: è proprio vietato parlarne?

Dov’è il senso di continuare a combattere da due anni su posizioni ormai di fatto cristallizzate: a chi conviene continuare così, se non ai produttori di armi?

Non capisco perché non si comincino a valutare alternative che vadano oltre le accuse quotidiane dove la Russia e Putin sono quasi sempre il “male” e l’Ucraina la parte “buona” il che sarà assolutamente giusto in una visione complessiva di invasore e di nazione invasa, ma che si frammenta poi in mille episodi sui quali è obiettivamente difficile indagare. Ovvia e doverosa condanna se i russi uccidono civili ucraini, ma cosa succede dall’altra parte? Non lo sappiamo perché nessuno ce lo dice e vuole dircelo.

Di fondo resta il concetto che la pace bisogna volerla, a volte sacrificando anche una parte delle proprie legittime aspirazioni e legittimi diritti quando si capisce che può diventare vantaggiosa per tutti.

Giorgia Meloni, presidente del G7, abbia il coraggio di rompere gli schemi, di non temere l’isolamento “ufficiale”: le vite umane valgono di più e “tentar non nuoce”, al massimo i negoziati finiranno nel nulla

Bisogna avere il coraggio di non nascondere i segnali di pace che filtrano anche da Mosca, non vanno subito seppellirli con truculenti messaggi contro l’avversario, perché alla fine – come ha sempre sostenuto Papa Francesco e tanti prima di lui – la guerra è sempre una sconfitta per tutti, anche chi sta dalla parte della ragione.

 

ANCORA BUON ANNO A TUTTI E BUONA SETTIMANA !         MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 936 del 5 gennaio 2024

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

Contattatemi se non riceveste più IL PUNTO (ogni settimana “spariscono” molti indirizzi), il testo è comunque pubblicato sul mio sito lo stesso giorno dell'edizioe.

 

Sommario: GENTE DI LAGO – Pover Meloni - Ferragni: aspettiamo l’assegno – Hanno rubato perfino il presepe – Musica Antifascista - Approfondimenti: verso il voto USA  

 

PRESENTAZIONE UFFICIALE DI GENTE DI LAGO 3

Sabato 13 gennaio alle ore 17 presso la sala della biblioteca di Baveno (davanti alla chiesa) verrà presentato ufficialmente il volume GENTE DI LAGO 3 di cui è in esaurimento la prima edizione e che continua la fortunata raccolta di personaggi, racconti, storie del Lago Maggiore arricchito da molte foto d’epoca ed al quale ho direttamente collaborato.

I lettori de IL PUNTO possono ancora richiedermelo direttamente via mail al prezzo speciale di 20 euro spese di spedizione comprese. Il ricavato verrà devoluto al “Verbania Center”. Ricordo di indicare nella richiesta anche il proprio indirizzo postale.  (NB: sono stati inviati tutti i volumi richiesti dai lettori alla data del 29.12.23, se lo avete ordinato ed eventualmente non ancora ricevuto per favore contattatemi – grazie)  

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POVERA MELONI …

Secondo i sondaggi Giorgia Meloni ha un gradimento personale ben superiore a quello del suo governo. In effetti quasi tutte le grane che ha dovuto affrontare nel 2023 (ovviamente subito ingigantite dalla controparte) sono venuti per atti od atteggiamenti discutibili da parte di ministri od esponenti della sua maggioranza. La premier, superati i suoi problemi di salute, è apparsa alla conferenza stampa di ieri particolarmente pimpante rispondendo per tre ore e mezza alle domande dei giornalisti. Speriamo però che il 2024 spieghi a certi personaggi che essere al governo o in maggioranza impone un comportamento etico e di sostanza ben diverso da quando veleggiavano all’opposizione.  I pistoleros sono avvertiti.

 

FERRAGNI/FEDEZ NON SPARATE SULLA CROCE ROSSA

Con la soddisfazione di aver anticipato l’ondata dei media denunciando su IL PUNTO le “belle imprese” della signora Ferragni, avendo lei annunciato ormai un mese fa una imminente donazione di 1.000.000 di euro all’ospedale pediatrico “Regina Margherita” di Torino a titolo di “riparazione” per la truffa del pandoro, sarebbe interessante sapere se il gesto di “spontaneo pentimento” ci sia stato oppure no, magari mostrando la relativa copia del bonifico. Nel frattempo è iniziata la gara tra le Procure per stabilire chi debba indagare: nell’ordine Milano, Prato e Trento sgomitano per occuparsi del caso, fonte di evidente spettacolarizzazione giudiziaria prossima ventura.

Se infine vi interessa il modello di felpa grigia ferragnana con la quale l’influencer ha annunciato “di essersi sbagliata” - con la lacrima sul ciglio - nel pubblicizzare il pandoro (ma poi sono arrivate anche le denunce per le uova di Pasqua ecc. ecc.) sappiate che è in vendita a “soli” 600 euro e pare che il modello di felpa vada a ruba.

 

TRISTEZZA

Le immagini natalizie dell’Isola dei Pescatori sul Lago Maggiore che in occasione delle festività è stata illuminata insieme all’Isola di San Giulio, sul Lago d’Orta, a cura dell’APT hanno fatto letteralmente il giro del mondo (e manderò il video a chi me lo richiederà), così belle da togliere il fiato. Molti i visitatori fuori stagione, peccato che qualche “anima pia” non abbia trovato di meglio che arrivare a rubare perfino la statua di Gesù Bambino dal presepe di fianco alla chiesa. Se penso che quando eravamo bambini all’ isola nessuno chiudeva a chiave la porta di casa neppure di notte perché un furto sarebbe stato impensabile...beh, forse il mondo non è andato molto avanti in questi decenni!

 

MUSICA ANTIFASCISTA

A Nizza, la direttrice d’orchestra lucchese Beatrice Venezi è stata contestata al concerto di Capodanno al grido: “Non vogliamo fascisti”. La direttrice d’orchestra italiana, accusata di essere vicina a Fratelli d’Italia, è stata contestata poco prima dell’inizio da quattro spettatori che dal loggione hanno gridato “Non vogliamo i fascisti” esponendo uno striscione. La Venezi ha indirizzato uno sguardo ai  manifestanti e ha poi avviato il suo concerto. Nei giorni scorsi una cinquantina di persone aveva già manifestato contro l’evento ma il direttore dell’Opera di Nizza, Bertrand Rossi, aveva però respinto le accuse: “La musica ha il potere di superare gli schieramenti e di riunire gli individui attorno a un’esperienza comune. Bisogna separare l’arte dalla politica.”

 

Approfondimento: GLI USA VERSO IL VOTO

 

Il voto USA di novembre condizionerà anche l’Italia e credo sia utile qualche riflessione che in parte riprendo da quanto ho pubblicato su IL SUSSIDIARIO.NET che consiglio ai lettori de “Il Punto” (cliccando su Il Sussidiario+Zacchera trovate tutti i miei articoli pubblicati)

 

Le elezioni presidenziali americane di martedì 5 novembre hanno tutti gli ingredienti per diventare la più assurda, colorata e forse agitata delle contese.

Da una parte un presidente uscente evidentemente “cotto” come Joe Biden (che Trump chiama “il dormiente Joe”) e che per tutti i sondaggisti ha deluso gli elettori che dovrebbe avere come antagonista il più divisivo dei candidati, quel Donad Trump che ogni giorno riempie le cronache giudiziarie e mondane vivendo di eccessi e polemiche.

In campo democratico c’è imbarazzo e preoccupazione: non si può che candidare un presidente uscente (soprattutto quando anche la sua vice Kamala Harris non ha certo entusiasmato e quindi non può sostituirlo), ma la candidatura Biden è spenta e poco convinta, oltretutto offuscata dai pesanti scandali politico-finanziari del suo entourage famigliare e in particolare i maneggi del figlio Hunter con l’Ucraina tramite la sua società Burisma.

Se un candidato alternativo potrebbe essere il governatore della California Gawin Newson, o Biden si auto-ritira (e ad oggi sembra non avere alcuna volontà di farlo) magari motivando la scelta per motivi di salute o non ci sarà partita: il candidato democratico sarà lui.

Dall’altra parte c’è Donald Trump, il contestatissimo ex presidente che non ha perso un giorno nel quadriennio per dare spettacolo, litigare, accusare tutti ed essere al centro di mille controversie giudiziarie. Un Trump spumeggiante, irrefrenabile, polarizzante, che sommerge ogni altro potenziale avversario interno repubblicano, ma che – candidandosi – darà proprio ai democratici l’unico vero leitmotiv di campagna elettorale: una “chiamata alle armi” per la necessità assoluta di sbarragli la strada “per il bene del paese e del mondo” tentando di richiamare al voto ogni elettore democratico possibile, anche quelli più scettici verso Biden.

Mancano ancora dieci mesi al voto ma la polemica è già totale e, negli ultimi giorni, ha toccato l’apice mettendo in dubbio la possibilità stessa di Trump a candidarsi alle elezioni visto che in alcuni stati (democratici) gli è stata negata la partecipazione già alle “primarie” repubblicane ritenendolo responsabile dell’assalto a Capitol Hill di tre anni fa.

Dopo il Colorado, anche il Maine infatti si è opposto alla sua candidatura e forse altri stati li seguiranno. C’è da dire che mentre in Colorado la decisione (già appellata da Trump) è stata emessa da una Corte statale, nel Maine è stata una scelta personale della segretaria di stato Shenna Bellows (democratica) che si è appellata al terzo comma del 14esimo emendamento costituzionale “squalificando” Trump per presunta cospirazione.

La norma risale al 1868, quando – appena finita la guerra Civile - i legislatori decisero di introdurre una clausola per impedire a “cospirazionisti e insorti” (leggi i “sudisti”) di avere un ruolo pubblico. Per questo in oltre un secolo e mezzo è stata applicata solo per il presidente della Confederazione sudista Jefferson Davis e il suo vice Alexander Stephens, peraltro poi amnistiati.

Dal punto di vista giuridico è probabile che la Corte Suprema degli Stati Uniti alla fine darà ragione  a Trump e non solo perché è a maggioranza repubblicana, ma perché, obbiettivamente, è forse un po' esagerato considerare Trump un cospiratore quando metà America sospetta ancora oggi che il voto del 2020 in alcuni stati potrebbe essere stato effettivamente inquinato e non tanto durante lo scrutinio ma – come sosteneva Trump - per le nuove leggi elettorali legate al voto per corrispondenza poco controllabile e ancor meno “tracciabile”.

Importante e poco noto anche il dettaglio che in Colorado – stato democratico e dove lo è anche la Corte statale – il voto contro Trump sia passato con un solo voto di scarto a sottolineare che anche dei giudici democratici non hanno ravvisato gli estremi per una esclusione di Trump, così come è avvenuto (ma in Italia non lo ha scritto quasi nessuno) anche in Minnesota, Michigan, New Hampshire  e California, stati che - pur democratici - hanno ammesso Trump alle “primarie” rigettando i ricorsi contro di lui.

Trump intanto ovviamente gongola, si tiene stretta tutta la scena gridando allo scandalo e al suo personale martirio, accusando i giudici democratici di essere pupazzi di parte. Nella pratica tiene così saldamente in mano il pallino delle primarie repubblicane dove, peraltro, nessuno sembra più in grado di insidiarlo.

Ma se Trump è fortissimo all’interno del suo partito (e avrà sicuramente in tasca la “nomination” se alla fine andrà alla conta) non avviene lo stesso nell’elettorato GOP (repubblicano) dove solo una parte degli elettori lo vedono come ideale Comandante in capo, ma molti altri lo detestano sia per il carattere e l’estremismo del personaggio sia perché rischia di mettere in forse una vittoria (quasi) certa contro Biden per il conseguente aumento, per reazione, degli elettori democratici e così permettendo un possibile rimescolamento di carte, soprattutto se si astenessero dal voto per protesta anche dei repubblicani anti-Trump.

C’è da dire che i sondaggi danno oggi comunque Trump in testa contro Biden in 5 dei 6 stati-chiave, quelli che di solito condizionano le elezioni, ma – appunto – poiché negli USA quasi metà dei potenziali elettori poi non votano bisogna capire cosa succederà effettivamente il 5 novembre al termine di una campagna elettorale che tutto sarà tranne che noiosa.

C’è ancora aperta anche la questione del sistema di voto che sembra premiare i democratici. Anche questa volta sarà permesso infatti il voto postale, in molti stati anche con schede votate o almeno inviate dopo il 5 novembre. Un altro aspetto fonte di ulteriori polemiche, ma sul punto ogni Stato è libero di applicare una propria legge elettorale e quindi ogni decisione centrale non sarebbe comunque vincolante.

Certo che - Biden o Trump che sia - pensare che la prima potenza al mondo sia domani in mano a uno di questi due quasi ottuagenari e discutibili personaggi non può che lasciare molto perplessi.

 

UN SALUTO E ANCORA UN AUGURIO DI BUON ANNO A TUTTI  !!

 

                                                                                                  MARCO ZACCHERA 






IL PUNTO   n. 935 del 22 DICEMBRE 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

 

Sommario: Natale: piccola storia vera - Gente di lago – Desolazione Ferragni - Fedez (e tanti dubbi sui loro “follower”)   –  Ancora sul porto di VERBANIA – Ricordo di Giordano Bardelli.

 

IL SENSO DEL NATALE (una piccola storia vera)

Domenica sera sul tardi ero solo in studio per una di quelle perizie rognose che impongono di avere intorno solo il silenzio. Me lo avevano già detto altri condomini: "Dottore, stia attento, qui c'è qualcuno che dorme nell'androne del palazzo, bisogna sempre fare attenzione e chiudere tutto!". Suonano, vado ad aprire e ho capito subito che era "lui". Anziano, malmesso, con quell'odore da barbone che sa un pò di sudore e un pò di vino, giaccone strappato e una berretta blu in testa. "Scusi, mi fa entrare? Io stasera dormirei qui, sul pianerottolo tiepido della cantina vicino alla caldaia, ma stia tranquillo che non disturbo nessuno e domani mattina vado via presto...". Solo davanti a una fetta di panettone e un (mezzo) bicchiere di vino è venuta fuori tutta la storia di Giovanbattista M. (che ho controllato). Una storia un pò vera e – forse - un pò di fantasia, tipica di chi non c'è più completamente con la testa, ma che non è ancora matto del tutto e trasforma i fatti con l’immaginazione.

73 anni, solo, senza casa, Giovanbattista ha il letto numero 5 in un ricovero per anziani sulle pendici di Verbania che in zona non gode di buona fama, è saltuariamente assistito dai servizi sociali e non ha fissa dimora. "Ma io là dentro non riesco a starci, soffoco, e allora - visto che non possono obbligarmi a restare - se non piove alla mattina esco e me ne vado in giro, ma la domenica non ho poi la corriera per tornare e, se non mi danno un passaggio, mi arrangio e dormo dove riesco." Alla fine l’ho convinto a farsi riaccompagnare su al ricovero (che pur ufficialmente chiamano RSA) e - nella dozzina di chilometri di strada in salita - è uscito tutto il film, con una nota di fondo che si coglieva subito: la solitudine.

Una figlia lontana, niente più affetti, inserito in una rete di assistenza che in una piccola città ti permette comunque ancora di sopravvivere, ma dato di solito un aiuto senz'anima e senza calore nel moltiplicarsi delle necessità.

Ti viene logico riflettere su tutto quello che abbiamo e che troppo spesso diamo per scontato, ma che invece non è per tutti e comunque – riflettendo - capisci che forse il senso vero del Natale sarebbe dedicare almeno un’ora ai Giovanbattista di cui è pieno il mondo. Un’ora, un’ora sola di ascolto, di condivisione stando vicino a una persona sola, di solito anziana, conterebbe più del fare o ricevere quegli auguri che sanno sempre di finto o di scontato. Per favore, quindi, abbiate il coraggio di condividere, ascoltare, magari aiutare…così sarà davvero un buon Natale per ciascuno di voi.

 

GENTE DI LAGO 3, AFFRETTATEVI!

E’ già in esaurimento la prima edizione di GENTE DI LAGO 3 che continua la fortunata raccolta di personaggi, racconti, storie del Lago Maggiore arricchito da molte foto d’epoca ed al quale ho direttamente collaborato.

I lettori de IL PUNTO possono richiedermelo direttamente via mail al prezzo speciale di 20 euro spese di spedizione comprese. Il ricavato verrà devoluto al “Verbania Center”. Ricordo di indicare nella richiesta anche il proprio indirizzo postale.  (NB: sono stati inviati tutti i volumi richiesti dai lettori alla data del 18.12.23)

 

 

FERRAGNI - FEDEZ TRA PANDORO E UOVA PASQUALI: DESOLANTE

"Chiara Ferragni e Balocco insieme per l'ospedale Regina Margherita di Torino" Brutta faccenda questa dei "pandori d'oro" della Balocco che ha triplicato il prezzo di un pandoro “per beneficenza” grazie alla "influencer" Chiara Ferragni che (previo sostanzioso compenso) avrebbe spinto le vendite dichiarando di voler così aiutare un reparto pediatrico ospedaliero. In realtà all’Ente sarebbero andate solo le briciole (50.000 euro), alla Ferragni un sostanzioso cachet milionario e alla Balocco i profitti generali. L’autorità garante Antitrust ha ora multato di 1 MILIONE la Ferragni e la Balocco di 480.000 euro per “pubblicità ingannevole” avendo suggestionato i consumatori a comprare il pandoro con pesante sovrapprezzo (il triplo del valore) dichiarando uno scopo benefico di fatto inesistente. Fatta la frittata, la Ferragni in abito dimesso e con la lacrima facile ha annunciato che donerà 1.000.000 di euro allo stesso ospedale “per chiedere scusa”.

Certo che - visto che i fatti sono di oltre un anno fa - avrebbe potuto farlo ben prima che scoppiasse lo scandalo lasciando il legittimo dubbio che queste scuse tardive siano arrivate solo perché la questione è diventata di pubblico dominio.

Oltretutto dopo il pandoro, ecco le uova pasquali: è saltato fuori che la Ferragni non era nuova “a fare del bene” avendo curato le campagne nel 2021 e nel 2022 di “Dolci Preziosi” spingendo a vendere (loro dicono senza sovrapprezzo) uova di Pasqua per l’associazione “I Bambini delle Fate”. Peccato che la Ferragni per le due campagne abbia preteso ed ottenuto 1.200.000 euro di compensi e che l’oblazione all’ Associazione sia stata, complessivamente e in due anni, di soli 36.000 euro.

Evito di commentare, ma tacesse per una volta almeno il marito della Ferragni,  quell’insopportabile e tronfio Fedez, che tira in ballo la politica come fossero loro i perseguitati, mentre alla radice c’è solo la loro meschinità e – ovviamente – il “dio denaro” a cui, come sempre, i coniugi Fedez-Ferragni (ovviamente fieramente democratici, progressisti ed antifascisti) sono e si confermano particolarmente legati.

 

…. PIUTTOSTO,  “FOLLOWER” / TRUFFA?

Ma se l’importanza economica di una “influencer” come Chiara Ferragni dipende dal numero dei suoi “follower”, lei quanti veramente ne ha? Ne dichiarava nei giorni scorsi 29.732.266 scesi un po' dopo lo scandalo. In altre parole, addirittura più di un italiano su due la “segue” (o, meglio, la seguirebbe). Ma non vi sembra un po' strano? Ho fatto un esperimento chiedendo a diverse persone che conosco se lo fossero e quali dei loro parenti od amici lo potrebbero essere. Incredibile: pochissimi. Ma allora com’è che metà Italia risulterebbe invece così legata a lei ed ai suoi consigli per gli acquisti?

Fate una prova anche voi, chiedete specialmente tra i più giovani, verificate e poi ditemi qualcosa giusto per curiosità, perché mi è venuto un dubbio: non è che la prima truffa in questo campo sia proprio il dichiarare tanti “follower” fasulli? E la signora Ferragni che ci fa con i dati personali di costoro? L’autorità sulla privacy non ha nulla da dirci?

 

PORTO VERBANIA: SILENZI E COMPLICITA’

La nota sul nuovo porto di VERBANIA apparsa sul numero scorso de IL PUNTO ha suscitato molto rumore (e una mia intervista a tutta pagina su LA STAMPA) il che mi ha fatto riflettere sul perché NESSUNO a Verbania si fosse minimamente preoccupato prima dell’eco-mostro in via di realizzazione. A parte Italia Nostra - che aveva a suo tempo sollevato il problema così come il CNR, più di recente - silenzio tombale da sindaco, amministrazione comunale, consiglieri, ambientalisti, maggioranza ed opposizione: tutti zitti, forse inconsapevoli.

Ed è questo che spaventa: ma come può funzionare una democrazia se anche in una piccola comunità come VERBANIA chi ha conoscenza di questi progetti (sindaco) si guardi bene dal farli conoscere in giro? Ma come si può continuare per anni con questa specie di omertà mentre si sarebbe dovuto avviare da subito (anche per rispetto a chi ci mette i soldi del progetto) un utile dibattito sulla fruibilità del lago e delle sue sponde? In questi anni ho letto decine di arzigogolati ragionamenti sul come preservare, tutelare, programmare…e poi, quando è il momento di occuparsi SUL SERIO delle cose, spariscono tutti. E’un fatto sinceramente disarmante e ben curioso che il sottoscritto – fuori dai giochi politici locali da oltre 10 anni – riesca immediatamente a suscitare scalpore solo semplicemente raccontando le cose. Grazie comunque ai tantissimi cittadini che mi hanno contattato preoccupati e sdegnati, segno che sotto la cenere c’è ancora un po' di buon senso e soprattutto affetto per le bellezze del nostro lago.

 

RICORDO DI GIORDANO BARDELLI

Spesso mi verrebbe voglia di ricordare su IL PUNTO amici che sono “andati avanti” ma credo che spesso i ricordi siano soprattutto una questione personale.

Credo però che sia giusto ricordare qui GIORDANO BARDELLI, uno degli ultimi pescatori professionisti “veri” del Lago Maggiore. Tutta la vita in barca a pescare, ma sempre con uno stile, una competenza, un affetto visibile per tutto quello che è legato alla vita del lago. Attento, scrupoloso, modesto, esprimeva concetti profondi con poche parole.

Rappresentava quelle radici profonde che non possono essere capite da chi va a pescare con la tecnologia e senza una profonda conoscenza dell’habitat naturale.

Giordano mi ha insegnato molto sia a livello personale che come rappresentante della sua categoria all’interno della Commissione italo-svizzera per la pesca e considero un privilegio averlo conosciuto come fu per Guido Gottardi o Ettore Grimaldi, voci di un microcosmo che scompare poco a poco e che temo verrà purtroppo presto dimenticato.

 

LA PROSSIMA SETTIMANA IL PUNTO NON USCIRA’ PER LE FESTE NATALIZIE RIPRENDENDO LE PUBBLICAZIONI VENERDI’ 3 GENNAIO. ANNO NUOVO E VITA NUOVA? SPERIAMO…

 

UN SALUTO E UN AUGURIO A TUTTI                                   MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 934 del 15 DICEMBRE 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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Sommario: Gente di lago - Antifascismo d.o.c. alla Scala – XMAS: provocazione? –  Mentre a VERBANIA va in scena l’assurdo, a Dubai dal mare di chiacchiere spunta solo il nucleare

 

GENTE DI LAGO 3

E’ uscito il volume GENTE DI LAGO 3 che continua la fortunata raccolta di personaggi, racconti, storie del Lago Maggiore arricchito da molte foto d’epoca ed al quale ho direttamente collaborato. I lettori de IL PUNTO possono richiedermelo direttamente via mail al prezzo speciale di 20 euro spese di spedizione comprese. Il ricavato verrà devoluto al “Verbania Center”. Ricordo di indicare nella richiesta anche il proprio indirizzo postale.  (NB: sono stati inviati tutti i volumi richiesti dai lettori alla data del 10.12.23)

 

E SE FOSSSE STATO FASCISTA?

Del signor Marco Vizzarelli, che si autodefinisce esperto ippico, nessuno sapeva niente finchè, con impeto di sprezzante coraggio davanti all’incombente pericolo, ha urlato a piena voce dal loggione “Viva l’Italia antifascista” alla “prima” della Scala di Milano. Assunto per questo agli onori della cronaca nazionale è partita la surreale questione non già se dovesse essere punito, ma se il melomane andasse comunque identificato o meno. “Siamo un paese libero, ognuno dice quel che vuole” si è commentato a sinistra, mentre il PD ha ovviamente subito lanciato la chat “Siamo tutti antifascisti”.

Adesso, per un attimo, chiudete gli occhi e immaginatevi se in sala fosse rimbombato un “Viva l’Italia fascista”. Che sarebbe successo? Siete davvero sicuri che il colpevole non sarebbe stato prontamente identificato, ovviamente criticato e denunciato per qualcosa? Concedetemi almeno il beneficio del dubbio. Di sicuro adesso aspettiamoci non solo che qualcuno lo urli sul serio, ma che sul più bello di una qualsiasi cerimonia nascano gli imitatori debitamente ripresi e rilanciati sul web. Forse, più che il contenuto di un grido, conta il momento in cui lo fai e quindi l’opportunità (e l’educazione) se sia corretto farlo.

 

XMAS

Nel delirio collettivo che ormai trascende ogni logica ed intelligenza qualcuno ha letto addirittura intenzioni nostalgiche nelle scritte natalizie “XMAS”, leggendocii “Decima Mas” di fascistissima memoria. Che facciamo adesso, si tirano giù le luminarie o si denunciano i proprietari delle vetrine incriminate? Che dicono l’ANPI e la Schlein? Attendiamo con ansia una presa di posizione ufficiale.

 

VERBANIA: DISASTROSO ED ASSURDO, MA NESSUNO LO DICE

Mi ero ripromesso di non parlare di tematiche legate a VERBANIA, la mia città e dove sono stato sindaco, ma non ne posso più vedendo che nessuno sembra cogliere il senso del ridicolo (o peggio).

Nei giorni scorsi è stata inaugurata in pompa magna (dopo una infinità di servizi TV, articoli, interviste e dichiarazioni che andavano avanti da mesi) l’ “AURORA” barca elettrica green che potrà trasportare 30 persone fortemente voluta dall’amministrazione comunale. Ottima iniziativa, peccato che la stessa amministrazione (di sinistra) contemporaneamente sembra appoggi la costruzione a poche decine di metri di distanza dall’approdo dell’ “AURORA” di un nuovo maxi-porto da 150 barche fino a 22 metri di lunghezza (avremo gli incrociatori sul Lago Maggiore?!).

L’opera si inserirebbe (stravolgendolo) sul lungolago di Pallanza oltretutto SENZA parcheggi, SENZA servizi a terra, accessibile solo con un senso unico strettissimo. Si scopre solo ora che c’è un parziale ok regionale SENZA che ci sia stato un minimo di dibattito, approfondimento o comunicazione pubblica.

La pratica andava avanti da alcuni anni ma non lo ha detto nessuno, tantomeno l’amministrazione comunale: silenzio tombale. Avete idea dell’inquinamento conseguente a un’opera come questa e dei relativi danni ambientali, in acqua e fuori, oltre allo stravolgimento completo della costa? Oltretutto sarebbe il bis del porto di Intra (da costruire di nuovo dove è ingloriosamente affondato il porto regionale precedente), pure  in corso di approvazione.

Altro che “AURORA”!!  Eppure in merito non ho sentito o letto nemmeno un sussurro da parte dalla sinistra ecologista.

 

Approfondimento: CHIACCHIERE A DUBAI, ORA SI INVOCA IL NUCLEARE

Come previsto e sostanzialmente fallito a Dubai l’ennesimo meeting climatico (“COP 28”) che al netto di slogan, chiacchiere, buoni propositi e gridi d’allarme si è spento nel nulla. Si è parlato di “momento storico” perché in qualche frase della risoluzione finale si ipotizza una progressiva uscita dai combustibili fossili, ma è evidente che si tratta di pura “fuffa & propaganda”,

Mentre in Italia adesso va di moda colorare di verde fiumi e lagune, oppure spennellare di arancione i monumenti storici è ora di chiederci il perché il mondo non sappia dare risposte globali.

Sostanzialmente perché ha fame di energia ed il modo più spiccio (ed inquinante) per produrla è continuare a bruciare carbone e petrolio, preferibilmente il primo.

Un po' assurdo – tra l’altro – organizzare il meeting climatico proprio a Dubai, iper-moderna città cresciuta grazie alle royalties petrolifere e allo sfruttamento di milioni di poveri lavoratori asiatici, ma dove l’unica volontà di eventualmente ridurre l’estrazione è legata a mantenere i prezzi del petrolio i più alti possibili.

Saltano all’occhio dati che in Europa ostinatamente ci nascondono. Per esempio che produrre un chilowattora in Italia costa oggi 61 centesimi di dollaro, in Cina 9 (nove!). La Cina arranca, cresce meno di prima ma cresce comunque, anche perché - oltre a salari da fame - produce ed utilizza energia a basso costo. Che poi per produrla si inquini è considerato elemento secondario.

Mentre in Europa si vola nel firmamento degli angeli green, in Cina si continuano ad aprire nuove centrali (a carbone!) e ora i grandi stabilimenti vengono costruiti addirittura “dentro” le miniere riducendo così i costi energetici fino a solo 4 cent di dollaro per kilowatt.

Può mai reggere una acciaieria a Taranto rispetto ad una concorrente cinese? Ovvio che no, ma quando tutto l’acciaio - così come le componentistiche - saranno prodotte in Cina e in pochi altri paesi, chi comanderà il mondo?

Ma come si può mai pensare che un dittatore come Xi Jinping, alle prese con una potenziale crisi economica interna, si possa permettere di ulteriormente rallentare la già incerta crescita del suo paese (almeno rispetto ai nostri parametri) aumentando il costo dell’energia e quindi dei suoi prodotti finiti, rendendoli meno competitivi?

Nessuno – e tantomeno Xi – salvo obblighi stringenti lo farebbe, ma nello stesso tempo lo squilibrio energetico è tale che oggi l’Italia paga l’energia 7 volte di più della Cina e - come buona parte dell’UE - esce di mercato.

Noi siamo infarciti di demagogia e così l’UE è una narcisa fanciulla che si considera la prima della classe e produce leggi su leggi, limiti su limiti, ma di fatto continua ad aggiungere solo costi su costi senza incidere minimamente sull’inquinamento globale.

Perché questo il punto: l’aria si muove e pur con tutti i suoi sacrifici non migliora in Europa se peggiora in India e – globalmente – peggiora e si scalda comunque. Certamente bisognerebbe obbligare tutti a rispettare degli obbiettivi, ma poiché questi limiti non solo non si concordano. ma soprattutto non si applicano è ovvio che alla fine perde chi è debole (noi) e non chi ha il carbone o il petrolio sotto le scarpe.

Il ministro del petrolio kuwaitiano, Saad al-Barrak, ha definito la pressione UE per mettere progressivamente al bando l’energia prodotta con fonti fossili un “attacco aggressivo”, accusando i Paesi occidentali di “Cercare di dominare l'economia globale attraverso le energie rinnovabili (!!)”. Secondo lui si tratta di “una lotta per la nostra (la loro!) libertà e i nostri valori”.

“Dobbiamo dare l’esempio” si sostiene invece a Bruxelles (mi sembra però con voce più flebile), ma ancora una volta Dubai ha clamorosamente smentito che questo “buon esempio” abbia un minimo effetto sul pianeta e soprattutto sia condiviso. 

Gli altri sono più pragmatici: Trump addirittura urla “Trivellare, trivellare!” ma già oggi un kilowatt - che costa appunto 61 cent in Italia-  negli USA ne costa solo 14, contro i 24 della Francia e i 44 della Germania, oppure i 42 della Gran Bretagna e i 12 dell’India dove si brucia alla grande, ma secondo astruse statistiche green gli indiani sarebbero ecologicamente più “avanti” rispetto all’Italia.

Visitando l’India non mi è proprio sembrato.

Ma come mai i nostri vicini europei spendono meno di noi? Perché in Francia buona parte dell’energia proviene da fonte nucleare, con la sublime ed inimitabile nostrana ipocrisia di acquistarla poi proprio dai francesi dopo che abbiamo distrutto con un referendum la nostra produzione interna. Ma anche Svizzera e Slovenia il nucleare se lo tengono stretto, mentre in Germania, Regno Unito o Polonia è il carbone a farla da padrone, piaccia o meno a chi colora di verde il Canal Grande e - chissà perché - non va a fare le dimostrazioni in Germania.

Penso con rabbia a quante centinaia di miliardi di euro ci è costato quel referendum sul nucleare poi caparbiamente difeso per decenni contro ogni logica solo per pura demagogia e cocciutaggine dalla sinistra, senza semmai invece pensare a come realizzare centrali più moderne e sicure, come è avvenuto in tutto il mondo.

E qui la sorpresa – l’unica – che è arrivata da Dubai è stata la rivalutazione ufficiale proprio dell’energia nucleare e la richiesta del suo rilancio generale alla faccia degli antinuclearisti nostrani.

Danno e beffe, insomma, oltretutto mentre Putin può sorridere a 32 denti: non è stato piegato dalle sanzioni, ha nuovi amici nel mondo e - anche dal punto di vista energetico - ha gravemente danneggiato l’economia dei “nemici” europei molto di più che non con le bombe su Kiev.

Qualcuno, in Italia e in Europa, avrà mai il coraggio di scendere a terra dal beato mondo dei sogni e fare finalmente i conti con l’amara realtà?

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI!                                         MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 933 dell’ 8 DICEMBRE 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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Sommario: Le scarpe rosse dell’ipocrisia – Il fisco iniquo che grazia i “grandi” - Gente di Lago

 

GENTE DI LAGO 3

E’ uscito il volume GENTE DI LAGO 3 che continua la fortunata raccolta di personaggi, racconti, storie del Lago Maggiore arricchito da molte foto d’epoca ed al quale ho direttamente collaborato. I lettori de IL PUNTO possono richiedermelo direttamente via mail al prezzo speciale di 20 euro spese di spedizione comprese. Il ricavato verrà devoluto al “Verbania Center”. Ricordo di indicare nella richiesta anche il proprio indirizzo postale. 

 

LE SCARPE ROSSE DELL’IPOCRISIA

Ieri sera, alla “prima” della Scala, le signore milanesi ingioiellate e radical-chic vestivano di rosso contro i femminicidi.

Sublime ed ennesimo esempio di ipocrisia dopo che per 3 settimane il caso di Giulia Cecchettin ha occupato tutte le cronache. Chissà se qualcuno avrà notato come questa tragedia sottolinei come il controllo dell’opinione pubblica avvenga ormai sulla base di scelte mediatiche per “fare audience”, così come avviene per vendere un leader politico o un dentifricio?

Per montare un caso c’è spesso bisogno di elementi morbosi, eccitanti. Serve una donna giovane e bella, la “suspence” di una scomparsa, un famigliare che la butta in politica (il caso Cucchi ha fatto scuola), una caccia all’uomo e un arresto più o meno sensazionale e allora qualsiasi banalità sarà poi buona per fare titoli in prima pagina (tipo “Il killer incontrerà o meno oggi i suoi genitori?”).  

Una vita umana ha nel mondo delle news ben diversi valori: quanto spazio è stato dedicato a Giulia rispetto a quel povero turista tedesco - pur della sua stessa età - sgozzato a Parigi mentre fotografava la Tour Eiffel? Un esempio per far capire che tutto è solo scelta mediatica e così se gli assassini sono musulmani si tende spesso a sopire le notizie ad evitare potenziali “odi o ritorsioni” (e all’opposto c’è invece chi vorrebbe far passare tutti i musulmani come killer il che è assurdo), così come le migliaia di morti innocenti a Gaza, in Ucraina, oppure bruciati vivi per un attacco di fanatici islamici a una chiesa cattolica filippina (settimana scorsa a Mindanao) o per la siccità in Etiopia “pesano” infinitamente meno di una povera ragazza.

Pensateci: migliaia di manifestazioni per Giulia con tutti che hanno detto la loro, dai vicini di casa ad una turba di politici, sociologhi, commentatori, avvocati, giuristi: tutti a pontificare sui femminicidi con nessuno che spiegasse almeno come - statisticamente - i casi siano molto meno in Italia che nel resto d’Europa.

Così come nascono le mode: nessuno usava il termine “patriarcato” salvo qualche commentatore biblico, ora è sulla bocca di tutti.

La cosa più importante – e speriamo questo sia stato recepito soprattutto dalle donne – non sono però tanto le manifestazioni, i cartelli o le scarpe rosse, ma piuttosto capire che ciascuna di loro deve avere il coraggio di denunciare il fidanzato violento o il marito tiranno, le discriminazioni o la violenza domestica con il diritto di essere aiutate ed ascoltate. Devono imparare a farlo senza nascondersi e senza paura semplicemente perché l’assoluta totalità dell’altro sesso è solidare con loro, non accetta metodi violenti ma quindi neppure di essere catalogato come tale.

La stragrande maggioranza degli uomini non è composto né da satiri né da “cattivi” ma - anzi - da milioni di persone che si sacrificano ogni giorno per la “loro” donna, esattamente come fa l’altro sesso nei loro confronti. Non è la differenza tra i sessi che genera violenza, ma singoli violenti che vanni fermati e condannati.

Soprattutto le statistiche europee sottolineano che non è più o meno violento un mondo “transgender” rispetto alla famiglia naturale, eppure questo è l’implicito messaggio che si vuol trasmettere.

Non credo che a scuola possano o riescano a spiegarti bene lo schianto che avviene in un giovane cuore abbandonato, soprattutto se è la prima volta, ma visto che in Italia ci sono circa 4.000 suicidi l’anno (ovvero circa 30 VOLTE i femminicidi, tra cui moltissimi ragazzi, ragazze e giovanissimi) forse - oltre che andare in piazza - servirebbe dedicare più tempo, risorse, psicologici e affetto per aiutare chi sta male e si sente abbandonato, chi non accetta di essere lasciato.

Parlare, discutere, capire: servirebbe più dialogo tra le persone (e le generazioni) che invece non c’è più perché questa società l’ha abolito per renderlo “virtuale” e anche i raptus di violenza sono spesso collegati a troppe relazioni assurde, più o meno condivise sui “social” o inseguendo i “testimonial” che affrontano queste tematiche soprattutto peri loro personali interessi.

D'altronde si cresce così: avete presente i fanta-film che girano sugli schermi e sui telefonini tra mostri alati, draghi, eroi vendicatori tutto con una violenza inaudita, addirittura sublimata, che è diventato il menu quotidiano di una intera generazione?   

Dietro gli omicidi c’è spesso la morbosità, l’ignoranza, l’impreparazione psicologica a vivere relazioni stabili, anche perché pochi giovani hanno avuto il privilegio di avere dei genitori attenti, disponibili, aperti al confronto.

Ma si ammetta senza ipocrisie che questi sono anche i frutti dell’aver volutamente distrutto il modello di famiglia che era a base della nostra società per spingere verso altri modelli costruiti a tavolino, magari per creare tanti “buoni” cittadini progressisti.

Sono aperto al dibattito, ma non ho forse qualche ragione?

 

Approfondimento: FISCO, SOLO GRANDI E’ BELLO ?

Su “IL PUNTO” avevo condiviso e sottolineato con piacere la scelta della premier Meloni di tassare gli estraprofitti bancari non dovuti a speciali “meriti” imprenditoriali dei banchieri ma automatici per l’esponenziale crescita dei tassi BCE senza però poi riconoscerli alla clientela: facile far soldi così.

Con rammarico prendo atto che la proposta è andata man mano evaporando e alla fine lo Stato di soldi freschi dalle banche ne incasserà pochini nonostante i maxi-profitti.

C’è da dire che tutti hanno giocato “pro banche”: Banca d’Italia, BCE, media, giornali, opinionisti. Tutti (disinteressati?!) a difendere il grande capitale (sinistra compresa) ed attaccando “l’imprudenza” della Meloni che – in fondo – per una volta aveva avuto il coraggio di affrontare il torbido e opaco mondo della speculazione e della finanza.  

Ancora una volta i “grandi” riescono sempre a farla franca, i “piccoli” vengono bistrattati, a parte l’ampia ed eccessiva platea degli evasori per i quali credo si stia esagerando con “sconti & stralci” e sui quali credo sia ora di stringere.

Una buona notizia (se si concretizzerà e la storia non finirà come con le banche) è che sarebbero stati sequestrati 779 milioni di euro a Airbnb, colosso della prenotazione alberghiera on-line per presunta evasione fiscale. Un primo passo per mettere un po' d’ordine nella speculazione – sconosciuta ai più – nel campo delle prenotazioni turistiche.

“Prenotate con il nostro sito, nessuna spesa per voi” Quante volte, prenotando un hotel o un B&B alla ricerca dell’offerta migliore, siamo stati indotti all’acquisto dalle tariffe concorrenziali di un sistema on-line che ha rivoluzionato le prenotazioni per i viaggi a livello mondiale?

In realtà a pagare – e profumatamente – per quelle prenotazioni sono gli stessi albergatori (ma spesso i turisti questo non lo sanno) che sono obbligati a versare poi alle varie catene on line  – come Booking.com, Venere, Trivago, Expedia e Airbnb - percentuali intorno al 18% dell’incasso.

Una percentuale molto alta e che diventa ancora più ingiusta perché queste catene di prenotazione, non avendo sede in Italia ma in paradisi fiscali,  a loro volta non pagano le imposte sui loro profitti con un danno di miliardi di euro per l’erario italiano e di tutti i paesi dove si trascorrono le vacanze.

La sentenza su Airbnb è un precedente importante perché un concetto fondamentale dei principi fiscali europei è che le imposte andrebbero pagate là dove vengono prodotti i redditi che le generano e quindi le percentuali incassate dai vari siti per soggiorni italiani dovrebbero essere tutti sottoposti alle nostre normative fiscali e non dove c’è la sola sede legale.

Più in generale il problema di Airbnb (che ha evaso la cedolare sugli affitti) introduce anche quello della “sparizione” degli appartamenti che prima venivano dati in affitto e i cui proprietari preferiscono rivolgersi appunto ai motori di ricerca sottraendoli al libero mercato. Ciò porta a enormi disastri dal punto di vista sociale, come ben sanno tutte le persone, gli universitari o le giovani coppie che (invano) cercano casa, soprattutto nelle città e nei centri turistici.

Questo fenomeno speculativo ha assunto proporzioni gigantesche: sono diventati “turistici” almeno 32.000 appartamenti a Roma, 25.000 a Milano, 12.000 a Firenze per un totale di oltre mezzo milione di appartamenti a livello nazionale. Questi redditi spesso sfuggono al fisco sia per i proprietari che per le società di gestione di cui Airbnb è la massima espressione, così come si sfugge dai controlli di polizia in un sistema di locazione “in nero” che non solo fa concorrenza sleale agli albergatori “ufficiali” ma crea anche una grande sacca di evasione fiscale.

Il duplice aspetto della tassazione dei redditi dei siti web da una parte e l’emersione dell’evasione dei redditi dei fabbricati “turistici” dall’altra potrebbe portare all’introito per il fisco di molti miliardi di euro che si spera vengano poi investiti nella sistemazione proprio di quei monumenti, strutture e servizi che possano sviluppare e rilanciare il turismo italiano che è in caduta libera nel mondo rispetto alle scelte turistiche mondiali di qualche decennio fa.

Il “Bel Paese” ha bisogno di una bella rinfrescata in tutti i sensi, ecco come trovare i mezzi per finanziarla.

Un ultimo consiglio: prima di prenotare le vacanze, contattate anche direttamente – se possibile – la struttura dove volete recarvi: spesso scoprirete che vi faranno uno sconto maggiore di quello di Booking perchè quel 18% di provvigione “pesa” parecchio sulla tariffa finale!

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI!                                         MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 932 del 1 DICEMBRE   2023

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati de IL PUNTO e altre news:   www.marcozacchera.it

 

..............................................................................................................................................................AI LETTORI: Come ben sa chi mi segue da diverso tempo una volta all’anno verso fine novembre IL PUNTO lascia i consueti temi di attualità per un numero speciale dedicato ad un doveroso “report” sull’attività del VERBANIA CENTER che ho fondato e seguo da ormai 42 anni. Un ringraziamento speciale a chi poi decide di darci una mano: posso solo garantire che sono soldi spesi bene e senza sprechi. Come lo facciamo potete leggerlo qui sotto…  

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“ KABA KUKUNA ANDU”    (“E’ MEGLIO FARE DEL BENE”)

 

2023 : VERBANIA CENTER   –  RELAZIONE DEL 42° ANNO

 

Cari amici,

Come corre il tempo! Cominciammo 42 anni fa – era il Natale del 1981 – quando nacque prima il Pallanza e poi il “Verbania Center” all’inizio come gruppo di amici e poi da 13 anni come autonomo Fondo inserito all’ interno della “Fondazione Comunitaria del VCO”. Cominciammo con la costruzione di un acquedotto a Loyangallany, nel nord del Kenya, e da allora abbiamo realizzato ben oltre 100 progetti in Africa e in America Latina.

Come sempre vorrei ricordare prima di tutto i tanti amici che oggi non ci sono più, insieme a tutte quelle persone che in questi anni nei modi più diversi si sono impegnati sia nella solidarietà o realizzando opere concrete con gli aiuti che abbiamo raccolto

 

RELAZIONE FINANZIARIA

Ricordo che dopo la costituzione del “Fondo Verbania Center” presso la Fondazione Comunitaria del VCO le disponibilità sono ora da dividersi in due diverse gestioni: quella “patrimoniale” (che va ad incrementare il fondo iniziale di adesione alla Fondazione) e la “sezione corrente” dove si versano i fondi raccolti e li si distribuiscono nelle diverse iniziative. 

Quest’anno le ENTRATE sono state leggermente inferiori all’anno scorso ma sono state comunque raccolti 9.639 euro.  Gli IMPEGNI c

omplessivi nell’anno sono stati pari ad euro 9.800. Conseguentemente il FONDO DI SPESA CORRENTE disponibile c/ la Fondazione è sceso da 3.063 euro a 2.902 euro alla data del 16.11.2023, mentre il FONDO PATRIMONIALE resta invariatoa 73.454,00 euro.  

In totale dall’inizio della sua attività, oltre a molti beni in natura ed attrezzature, il Verbania Center ha quindi superato come raccolta i  647.000 euro che, salvo i saldi attuali e il fondo patrimoniale, sono stati tutti spesi nel tempo in oltre 100 iniziative concrete e diversificate localizzate in tante parti del mondo dall’ Africa all’America Latina, Medio Oriente ed Est europeo. Contributi tutti “senza spese” perché ricordo che le nostre iniziative sono mirate e non hanno nessun costo di amministrazione, viaggi, gestione o rimborso spese.

 

MOZAMBICO: NACALA E MACHAVA

In Mozambico continua la collaborazione con le iniziative della suora salesiana verbanese Maria Luisa Spitti e delle sue consorelle. Quest’anno gli aiuti si sono concretizzati nel mantenere il finanziamento di 3 borse di studio per allieve infermiere (2.000 euro) che si sono laureate nell’anno (e ringraziano tutti). Suor Spitti – che opera a Nacala, nel centro-nord del Mozambico - ci ha chiesto (come sempre!) anche aiuti urgenti per i molti profughi che scendono dal nord per sfuggire alle milizie islamiche e in particolare per sistemare i tetti di alcuni edifici scolastici. A questo fine abbiamo inviato 3.000 euro. 

In Mozambico opera anche la sorella di suor Maria Luisa (Luciana Spitti) una dinamica laica che lavora a Machava, nella periferia di Maputo, la capitale del Mozambico. Come vi ho già relazionato in passato in queste zone periferiche è assolutamente carente l’assistenza sanitaria e quindi si è continuato ad investire sul policentro ambulatoriale dove, dopo la realizzazione o ammodernamento dei reparti di pediatria, oculistica, stomatologia e pneumologia ci si è concentrati nel nuovo pronto soccorso, diventato operativo nell’estate 2022.

Nell’ottobre 2022 Luciana – appena tornata a Maputo da un viaggio in Italia – ha avuto però una grave crisi cardiaca e, dopo un intervento di emergenza, è dovuta tornare a Verbania per accertamenti e cure. Appena rimessasi è ripartita ed è tornata alla base dove per ora sta completando alcune opere collegate al nuovo pronto soccorso (rampa di accesso, porte, impianto di illuminazione) per le quali abbiamo versato 2.000 euro. Ho promesso un ulteriore aiuto per fine anno, vediamo se però disporremo dei mezzi per concretizzarlo. 

 

BURUNDI

Già da due anni abbiamo ripreso contatti con il Burundi, dove abbiamo operato tanti anni ai tempi di don Carlo e Giancarlo Masseroni. Quest’anno abbiamo inviato 1.500 euro al centro di Kamenge, località vicino alla capitale Bujumbura, una fondamentale realtà che da decenni opera per costruire migliori rapporti interetnici tra i giovani: una grande iniziativa che merita appoggio per cercare di costruire una nazione condivisa tra le due realtà tribali hutu e tutzi. Stiamo collaborando alla realizzazione del nuovo impianto fotovoltaico perché pur essendo vicino alla capitale Kamenge manca molto spesso la luce elettrica. Abbiamo investito anche 300 euro in una iniziativa di p. Isaie Ntahouni che era il parroco a Kiremba di don Carlo Masseroni. Con questa piccola cifra è stato avviato un allevamento di maiali da parte di una cooperativa di handicappati della parrocchia che quindi possono trarne un loro sostentamento e farne un piccolo commercio.

 

COLOMBIA

Una grande notizia: chi ricorda il giovane (allora!) missionario della Consolata a Loyangallany dove tutto iniziò? Mons. Francisco Munera (che per noi però resta sempre “Pacho”!!) ha fatto carriera e dopo essere stato 20 anni vescovo in Amazzonia è ora diventato arcivescovo di Cartagena de Indias, grande città colombiana sul Mar dei Caraibi e la più antica diocesi del paese. Cartagena – il mondo è piccolo! – è la stessa città dove da alcuni anni collaboriamo con il dr. Gianfranco Chiappo che opera nelle periferie tra i ragazzi di strada ed è originario della nostra zona. E’stata una grande emozione rivedere Pacho quest’estate dopo tanti anni quando è stato di passaggio a Zurigo, lo abbiamo messo in contatto con Chiappo e stiamo lavorando ad un progetto comune per i giovani della città che spero decollerà al più presto. Intanto sono stati destinati 500 euro per una iniziativa sportiva tra i ragazzi dei barrios che inizierà ai primi di dicembre.

 

ETIOPIA

Tra i tanti paesi in difficoltà e di cui si parla poco c’è l’Etiopia in cui si vive un periodo di grande carestia. Quest’anno è iniziata una collaborazione con il CENTRO AIUTI PER L’ETIOPIA adottando a distanza un ragazzo handicappato ospitato in uno dei loro centri.

Un impegno anche per il futuro e per il quale nel 2023 sono stati versati 500 euro.

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LA “FILOSFIA” DEL VERBANIA CENTER

Ricordo la "filosofia" che sta dietro alle nostre iniziative e che è riassumibile in pochi punti:

1) nessun tipo di spesa generale: tutto quello che si raccoglie lo si utilizza e lo si rendiconta
2) Quando i progetti sono destinati a delle specifiche comunità, il loro utilizzo non è mai completamente gratuito, ma sempre soggetto ad un piccolo pagamento o a una modesta retta di mantenimento, perché tutti siano responsabilizzati al sacrificio e le iniziative siano ben mantenute. Nel caso di realizzazioni importanti si sottoscrive un accordo con le autorità locali.

3) Ogni intervento ha sempre un responsabile locale conosciuto e serio, che possa così rispondere personalmente della qualità e della rendicontazione di quello che viene realizzato ad evitare sprechi o cattiva manutenzione perché gli aiuti internazionali sono pieni di fallimenti da “mordi e fuggi”. I soldi spesi vanno impegnati bene e devono servire nel tempo.

 

...CHE PROSEGUE CON IL "FONDO" 

Ormai oltre 13 anni fa il  “VERBANIA CENTER” si è trasformato da iniziativa spontanea a fondo autonomo inserito nella Fondazione Comunitaria del VCO che ha l’obiettivo di contribuire a sostenere lo sviluppo sociale del nostro territorio e di promuovere la cultura della solidarietà tra i cittadini del VCO. Le somme investite a patrimonio producono rendite destinate anche al sostegno dei singoli progetti che vengono finanziati e gestiti con la sezione corrente, raccogliendo donazioni, contributi e lasciti di privati cittadini, enti e imprese. Contattandomi potete avere ogni dettaglio,

 

Chi desidera partecipare al progetto Verbania Center, può quindi contribuire con una donazione sul conto intestato a Fondazione Comunitaria del VCO presso BANCA INTESA SAN PAOLO IBAN: IT81 O 03069 09606 1000 0000 0570 indicando però sempre: “al FONDO VERBANIA CENTER – erogazione liberale per sostegno sua attività” 

 

ATTENZIONE: DA QUEST’ANNO LE OFFERTE AL VERBANIA CENTER VERSATE TRAMITE LA FONDAZIONE SONO DETRAIBILI AI FINI FISCALI

 

GENTE DI LAGO 3

E’ in uscita il volume GENTE DI LAGO 3 che continua la fortunata raccolta di quelli precedenti proponendo nuovi personaggi, racconti, storie del Lago Maggiore e dintorni. Un testo arricchito da molte foto d’epoca e -  come per gli altri volumi - ho avuto modo di dare un’ampia collaborazione firmandone una buona parte.  Gli amici del Verbania Center possono richiedermelo direttamente, personalmente o via mail, al prezzo speciale di 20 euro spese di spedizione comprese.

Il ricavato verrà devoluto al “Verbania Center” : PUO' ESSERE UN'IDEA SIMPATICA PER UN OMAGGIO O UN REGALO DI NATALE  CHE POSSIAMO FAR ARRIVARE DIRETTAMENTE A VOSTRO NOME !!

 

Per ogni necessità potete sempre contattarmi via mail marco.zacchera@libero.it

Buon Natale e grazie dell’attenzione, della fiducia e dell’amicizia !

 

P.S. : Ogni tanto mi chiedono da dove venga il motto “Kaba Kuguna andu” che in swahili significa “E’ meglio fare del bene”. Era scritto sul tetto di un camion alla periferia di Nairobi guidato da p. Lorenzo Cometto, missionario della Consolata. Con lui c’era p. Antonio Bianchi, di Pallanza, che quest’anno ha compiuto 101 anni (!!), eppure si dà ancora da fare.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI!                                                            MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 931 del 24 novembre  2023

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati de IL PUNTO e altre news (con u grazie a chi mi invia nuovi indirizzi di lettori):   www.marcozacchera.it

 

SOMMARIO: E’ in  uscita GENTE DI LAGO 3  – Femminicidi tra tragedia, morbosità e politica – troppe altre violenze dimenticate - Nuovo presidente in Argentina, rischio di una crisi annunciata.  

 

GENTE DI LAGO 3

E’ in uscita il volume GENTE DI LAGO 3 che continua la fortunata raccolta di personaggi, racconti, storie del Lago Maggiore e dintorni arricchito da molte foto d’epoca. Come per gli altri volumi ho avuto modo di dare un’ampia collaborazione.  I lettori de IL PUNTO possono richiedermelo direttamente via mail al prezzo speciale di 20 euro spese di spedizione comprese. Il ricavato verrà devoluto al “Verbania Center”. Ricordo di indicare nella richiesta anche il proprio indirizzo postale. 

 

Femminicidi: DELIRIO COLLETTIVO

Quando un tragico fatto di cronaca nera viene trasformato in uno show mediatico si genera una vera e propria morbosità perdendo le dimensioni umane e sociali del problema.

Il caso di Giulia Cecchettin ripropone un problema che, almeno statisticamente, va ricondotto in termini complessivi corretti.

Per esempio si è detto e ribadito (senza arrivare al delirio di definirli addirittura “delitti di stato”, definizione comprensibile solo per il dolore della sorella della vittima, ma immediatamente sfruttato dai media e vergognosamente da alcune parti politiche) che per ridurre questi crimini occorrerebbe una serie di interventi legislativi e culturali.

A parte la nuova legge passata mercoledì anche al Senato, si è parlato di un delitto di “patriarcato” e la solita Schlein chiede di introdurre nei programmi scolastici la materia “Educazione dalle relazioni”.

Ricordando sommessamente che tutto il percorso pedagogico della scuola dovrebbe puntare proprio a questo, vanno però anche conosciute le dimensioni vere del fenomeno a sottolineare che - se prendiamo le statistiche disponibili a livello europeo in alcuni paesi considerati “progressisti” e pro LGBT+  -  i femminicidi sono, rapportati alla popolazione, molto di più che in Italia.

Quanti sanno che in Lettonia vi è una percentuale di 4,09 casi annui su 100.000 abitanti rispetto allo 0,4 % dell’Italia, ovvero dieci volte tanto? Anche lì c’è un oscuro o bigotto “patriarcato” meloniano? Invece i casi sono molto meno numerosi nel sud dell’Europa che non in Germania, Francia, Croazia, Austria o Slovenia mentre il paese più “sicuro” per le donne è la Grecia con addirittura solo 0,16 casi ogni 100.000 abitanti e le proporzioni non cambiano se ci si limita a considerare i casi legati a conviventi o ex conviventi.

E’ ovvio che i delitti sono sempre tragicamente troppi, ma è difficile pensare che interventi legislativi possano incidere molto sui numeri assoluti del fenomeno, mentre il dato più allarmante è piuttosto che il 46% delle donne uccise nel 2022/23 si sarebbero precedentemente rivolte – evidentemente invano – alle Forze dell’ordine per denunciare violenze o minacce, ma la denuncia non era servita.

Più che il numero dei morti in sé si pone quindi il problema della violenza domestica che è da prendere molto di più in considerazione del singolo omicidio-show tenuto conto che moltissime donne probabilmente sopportano e non denunciano: avere il coraggio di farlo conoscendo i propri diritti e i comportamenti da tenere dopo una denuncia è il vero primo passo per salvarle. 

In generale – come sottolinea una attenta ricerca di Openpolis - nonostante un’opinione diffusa legata a troppi film sulla mafia - l’Italia non è una società intrinsecamente violenta, perché presenta comunque il secondo dato più basso d’Europa per incidenza degli omicidi sul totale della popolazione: 0,48 ogni 100 mila abitanti, ben al di sotto della media Ue (0,89).

Anche per quanto riguarda gli omicidi di donne il dato italiano è inferiore alla media Ue (0,38 contro 0,66) ricordando che in Italia si è passati complessivamente dai 1442 omicidi del 1992 ai circa 700 l’anno all’inizio del nuovo secolo per scendere oggi a meno della metà di cui circa un terzo a danni di donne. Contano evidentemente la netta diminuzione delle stragi di mafia e di camorra con omicidi quasi sempre tra uomini.

Chiaramente vi sono fatti che più colpiscono la sensibilità e l’opinione pubblica, ma anche che “fanno audience” innestando lo show e la speculazione politica.

Anche perché, secondo i dati statistici del 2021, per esempio i giovani tra i 15 e i 24 anni morti in incidenti stradali sono stati più di uno al giorno (e i feriti ed invalidi uno sterminio): non sarebbero allora ben più urgenti corsi di educazione stradale? Eppure tra le vittime della strada nella fascia di età tra i 15 e 19 anni il numero di morti per milione di abitanti si alza a 51, in quella tra 20 e 24 (ovvero i neopatentati) addirittura schizza a 74, valori ben al di sopra delle medie continentali.

In questo triste conteggio gli omicidi rappresentano comunque meno dell’1 per mille delle morti in Italia, meno del 10% rispetto ai morti sulle strade e tutti gli omicidi non sono che un quarto rispetto ai morti sul lavoro (che superano ampiamente il migliaio) tanto da chiedersi se non sia più utile focalizzarsi piuttosto anche sulla prevenzione di queste morti che  troppe volte ricevono ben poca attenzione dai media.

 

ALTRE VIOLENZE, MA DIMENTICATE

Concentrati i media sull’omicidio Cecchettin poco spazio per altri tipi di violenza alle donne che non sono solo episodi, ma quotidianità. Per esempio - come giustamente denucia l'associazione "Aiuto alla Chiesa che soffre"  - le centinaia di sequestrate dagli integralisti islamici di Boko Haram in Africa, perseguitate solo perché cristiane o vorrrebbero studiare, oppure il dramma quotidiano di milioni di donne nei campi profughi del mondo, le violenze in Afghanistan o in Iran. Storie strazianti che non fanno quasi mai notizia, ma che dovrebbero suscitare almeno unanime indignazione.

Chiedo solo un po' di spazio anche per loro, per non dimenticare le loro storie e le loro tragedie.

 

BARATRO ARGENTINO

L’autodefinitosi “anarco-capitalista” Javier Milei è stato eletto nuovo presidente dell’Argentina.

La vittoria di Milei su Massa (l’ex ministro dell’economia dato in partenza come favorito al ballottaggio) alla fine è stata netta, ma molto meno chiare sono le  prospettive argentine anche perché il nuovo presidente è abbastanza indecifrabile come effettivo soggetto politico. E’ sbagliato definirlo di destra o di sinistra: Milei è un misto tra Donald Trump, Bolsonaro e Beppe Grillo, è su posizioni iperliberiste in economia (“aboliamo la banca nazionale e la moneta, rendiamo il dollaro statunitense la valuta nazionale”) ma conservatore nelle scelte etiche (vicino agli spagnoli di Vox, feroce critico di papa Bergoglio) ed ha condotto una campagna elettorale all’insegna di molte contraddizioni e di slogan vulcanici quanto demagogici. Alla fine ha vinto grazie all’appoggio determinante della terza candidata al primo turno, quella Patricia Bullrich che forse sarebbe stata la scelta più “centrista” e in qualche modo più rassicurante per l’incerto futuro del paese. Milei ha di fatto accettato i suoi uomini e il suo programma e già questa è una prima contraddizione di fondo che andrà superata.

La gente ha votato Milei soprattutto per disperazione, sperando in un fatto nuovo, uno stacco sul passato ma sottolineando comunque – almeno nella sua maggioranza – la volontà di uno stop al populismo peronista “di sinistra” di cui Massa appariva come il continuatore.

Un paese in cui il cambio del dollaro varia da 350 a 950 pesos a seconda che si consideri quello ufficiale o quello “nero” (peraltro pubblicato sui giornali) e un cambio con l’Euro crollato del 50% in pochi mesi sottolinea una innegabile verità: ancora una volta l’Argentina è sulla soglia del baratro finanziario, con l’ennesimo fallimento pubblico in vista. Peraltro il cambio “nero” (che è poi quello reale) un mese fa era oltre 1150 pesos quindi – in qualche modo – la vittoria di Milei è stata vista come il minore dei mali dagli ambienti finanziari.

Javier - urlatore nato, scarmigliato, apparentemente matto scatenato, irrispettoso ed irruente - si è presentato come leader del suo nuovo   “partito della motosega” (inteso come chi vorrebbe tagliare corruzione e privilegi) andando in giro fisicamente con l’attrezzo e raccogliendo appunto i voti tra gli argentini delusi, i giovani, i “produttori” rispetto alla sterminata platea di chi vive di soccorso pubblico, ma senza dare – almeno in campagna elettorale -  alternative credibili e limitandosi a slogan roboanti. Francamente sembrava un refrain dell’ “apriremo il parlamento come una scatola di tonno” di grillina memoria che  è finito come si sa.

Una nazione spaccata in due perché in Argentina metà paese vive appunto tra sussidi ed elargizioni varie e – francamente – non sembra avere molta voglia di fare sacrifici. Qui c'era lo zoccolo duro dell’elettorato di Massa che era il ministro dell’economia del governo precedente e quindi è stato giudicato, almeno dai ceti produttivi, come il responsabile del fallimento nazionale. I suoi “amici” – fiutata l’aria – negli ultimi giorni sono passati in massa con Milei determinando la sua vittoria

La situazione economica del paese è infatti il primo problema: nessuno può più permettersi di investire in aziende visto che un esportatore è obbligato poi a vendere in dollari ufficiali e quindi preferisce trasferirsi in Brasile o in Uruguay, ma si campa comunque in qualche modo lavorando e commerciando in “nero” e senza pensare molto al domani, cullandosi nella speranza che comunque qualcuno alla fine ci penserà. Prospera - o almeno sopravvive - chi ha appunto accesso al mercato nero, chi ha esportato capitali e ha il tesoretto all’estero, chi traffica in una condizione di progressiva iperinflazione e dove, chi può, paga in pesos ma vuole dollari in cambio.

Proprio ricorrere ad una iperinflazione programmata potrebbe essere alla fine una strategia per ridurre il peso del pregresso deficit pubblico, ma è evidente che questa mossa sarà comunque attuata mettendo ulteriormente in crisi la sanità, i servizi, i pensionati ed i dipendenti a reddito fisso: un copione già visto che rischierà di portare il paese a tumulti e proteste di piazza anche perché i sindacati (notoriamente corrotti) erano tutti con Massa e non ci staranno certo a perdere il loro potere politico ed elettorale.

L’unica forza per l’Argentina restano e saranno le sue risorse naturali ed agricole (anche se in buona parte ipotecate con i debiti internazionali) con il consueto progressivo ed endemico aumento di differenze sociali nella speranza di non ritrovarsi come vent’anni fa in un nuovo “corralito” (fallimento pubblico) tra turbe di “cartoneros”, le folle di disperati che per mesi hanno campato vivendo di rifiuti e riciclaggio di immondizie.

 

Nb: chi è interessato a maggiori dettagli sulla situazione argentina può contattarmi o leggere anche i miei articoli su IL SUSSIDIARIO.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI!                                            MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 930 del 17 novembre  2023

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati de IL PUNTO e altre news:   www.marcozacchera.it

 

SOMMARIO: Esce GENTE DI LAGO 3 - Non nascondiamo i drammi della guerra e il peso etico di certe sentenze – Grillo non fa più ridere – Sciopero annunciato – Incontro Biden-Xi, l'Europa ai margini - Un ricordo di Franca Olmi  

 

GENTE DI LAGO 3

E’ in uscita il volume GENTE DI LAGO 3 che continua la fortunata raccolta di quelli precedenti proponendo nuovi personaggi, racconti, storie del Lago Maggiore e dintorni. Un testo arricchito da molte foto d’epoca e - - come per gli altri volumi ho avuto modo di dare un’ampia collaborazione firmandone una buona parte.  I lettori de IL PUNTO possono richiedermelo direttamente via mail al prezzo speciale di 20 euro spese di spedizione comprese. Il ricavato verrà devoluto al “Verbania Center”.  UN'IDEA PER UN ORIGINALE REGALO DI NATALE !

 

FATE VEDERE QUEI BIMBI

Non si fanno mai vedere i volti dei bambini per via della “privacy” e a volte questo ha un senso, altre volte la scelta è perché quelle immagini potrebbero sconvolgerci. Forse avremmo tutti bisogno di vedere proprio i volti sfigurati e i corpi dilaniati di tanti bambini che soffrono, uccisi o fatti a pezzi dopo attentati o bombardamenti. Ci aiuterebbe a capire meglio l’orrore e l’ingiustizia della guerra turbando (finalmente) la nostra delicata coscienza. Avrei voluto vedere anche il volto della piccola Indi Gregory che probabilmente sarebbe presto morta comunque, ma per la quale la “giustizia” inglese ha dovuto accanirsi per volutamente farla morire subito. Quando le è stato tolto pure l’ossigeno Indi ha comunque vissuto (soffrendo?) alcune ore.

E’ sempre questione di coscienza: se bisogna togliere la vita ad una bambina di 8 mesi,  allora perché tenere in vita malati o anziani terminali, oppure feriti senza più speranze? Attenzione, perché andando avanti di questo passo - senza più dare un senso etico della vita -  si curerà solo chi “conviene”, “può servire”, "può farcela"  (o ha i soldi per essere mantenuto in vita).  

  

GRILLO NON FA PIU’ RIDERE

Da tempo Beppe Grillo non fa più ridere e mi ha lasciato molto perplesso il suo show un po' patetico e un po' triste dal solito Fazio (a proposito, Grillo ci sarà andato gratis o a pagamento?).

In buona sostanza, a metà tra la sincerità e l’ironia, Grillo ha auto-ammesso di essere politicamente un fallito, di essere stato un cretino nell’assegnare le redini del M5S prima a Di Maio e poi a Conte e di aver fatto del male al nostro paese.

C’è certamente chi ha fatto peggio di lui, ma sicuramente con le sue scelte soprattutto negli uomini e donne chiamate a rappresentare il M5S ha ucciso una speranza, una alternativa, una profonda volontà di milioni di persone che volevano finalmente - e in buona fede - cambiare qualcosa.

Alla fine, a parte Di Maio che si è personalmente ben sistemato con un vergognoso incarico europeo, oggi il M5S è politicamente defunto, rientrerà nell’alveo PD, ha perso attrazione ed appeal. Conte appare come sempre solo un grande narciso pieno di sé, eternamente polemico e regolarmente ansimante. Grillo alla fine da politico non ne ha azzeccata una, è stato una completa delusione e gli va dato atto di essersene (finalmente) accorto. Meglio tardi che mai.

 

SCIOPERO GENERALE

Come poteva non scioperare la CGIL che già a luglio aveva annunciato che lo avrebbe fatto “Contro la manovra” anche se al tempo non c’era ancora? Avanti quindi nonostante che l’Autorità garante degli scioperi lo abbia dichiarato parzialmente illecito a tutela dei servizi essenziali per i cittadini.

CGIL e UIL (non la CISL) si accodano a PD e M5S (o viceversa, ma è lo stesso). Scioperare è un diritto sacrosanto, ma quando si trasforma in atto puramente politico crea danni per tutti e sostanzialmente non serve a niente.

Riflettiamoci: se in Italia si lavora circa 300 giorni l’anno, domeniche escluse (ma in realtà i giorni di lavoro sono di meno) ogni giorno si produce circa lo 0.3% del PIL. Lo sciopero di venerdì 17 (che sfiga di data!) lo abbatte quindi in proporzione. Grazie Landini, adesso siamo tutti più ricchi mentre il capo della UIL Bombardieri merita una citazione super quando dichiara: “Noi siamo sindacati, non siamo sindacati di sinistra, teniamo alla nostra autonomia dai partiti” Bravo,  chi ci crede alzi la mano.  

 

XI-BIDEN, INTERESSA ANCHE A NOI

L’incontro a San Francisco tra il leader cinese Xi e Biden comunque ci riguarda perché segnala un disgelo nel Pacifico, il che potrebbe non essere una buona notizia per l’Europa.

Contava l’incontro in sé più che i suoi contenuti o i suoi improbabili risultati diretti, perché questi  vengono solo successivamente nella fitta serie di meeting che si avviano poi ai vari livelli tra i rispettivi staff.

Entrambi i leader vivono un momento difficile e non possono certo scoprirsi: Xi è alle prese con una grave crisi economica perché il Dragone sta rallentando nel suo sviluppo, ovvero sta continuando a crescere ben di più di Europa ed USA ma non più con i ritmi degli ultimi decenni o anche solo degli ultimi anni.

La ripresa post-Covid c’è stata, ma vengono al pettine molte questioni delicate interne alla Cina a cominciare dalla bolla immobiliare che aveva puntato su un aumento ben maggiore delle richieste, risorse e disponibilità per alloggi e che non si riesce a riassorbire creando un forte malumore sociale.

Joe Biden ha invece spinosi problemi interni: un Congresso che lo frena (due giorni fa per esempio sono state sostanzialmente bocciate le richieste presidenziali per nuovi fondi militari ad Ucraina e ad Israele), mentre la popolarità del vecchio presidente è scesa ai minimi, con sempre più democratici che chiedono un cambio di leader in vista delle prossime elezioni presidenziali e tra i quali cresce, per esempio, l’appeal della figura volitiva del segretario di stato Antony Blinken

L’ obiettivo – raggiunto - del summit era comunque quello di avviare il disgelo, per "capirsi reciprocamente in modo chiaro e fare in modo che la competizione non sfoci in conflitto", ha ribadito Biden dopo le foto di rito. Frasi che sono interpretabili anche come “ciascuno si faccia gli affari propri, la controparte non si opporrà…”

Frase che a Taipei non dev’essere piaciuta per niente perché infatti in Cina è stata interpretata come una diminuzione di attenzione americana verso Taiwan, da sempre oggetto dei pensieri di Pechino.

D'altronde restano aperti molti scenari di tensione: dall’Ucraina ai reciproci rapporti economici, minati per la Cina dalle sanzioni e dalle limitazioni Usa all'export hi-tech e per Washington dalla mancanza di parità nei costi di produzione.

Nel post-vertice Biden (con un’uscita davvero poco diplomatica, tanto che ci si è chiesto se Biden fosse completamente lucido) ha subito definito pubblicamente Xi un ""dittatore, nel senso - ha tentato poi di sfumare – “che è alla guida di un paese comunista”.  Biden ha sottolineato – per evidenti fini elettorali, ma quanto è credibile? - di aver comunque anche sollevato durante il vertice i suoi timori sugli abusi dei diritti umani in Cina, inclusi quelli nello Xinjiang, in Tibet e a Hong Kong.

Se lo ha fatto, Xi avrà annuito e sorriso con accondiscendenza, ma senza spostarsi di un millimetro dalle sue posizioni.

Forse, alla fine, entrambe le parti hanno davvero convenuto per ora solo di mettere dei limiti al commercio del Fentanyl, l'oppioide sintetico prodotto in Cina a basso costo che va di gran moda in America dove miete decine di migliaia di vittime ogni anno.

Poco spazio per i problemi ambientali (conta prima il business!), nella conferenza stampa finale Xi è rimasto nel vago alla richiesta americana di contribuire alla de-escalation sia in Medio Oriente (soprattutto facendo pressione sull'Iran perché non allarghi il conflitto) che per le forniture militari alla Russia per il conflitto in Ucraina (in questo caso il pressing sollecitato da Biden valeva per l’Iran, ma anche per la Corea del Nord).

Il leader cinese continuerà quindi a restare il principale alleato militare e politico di Putin e – anche solo per ovvi motivi di alleanze e investimenti cinesi in Medio Oriente e soprattutto per l’importanza degli scambi commerciali ed energetici con le nazioni arabe – resterà intatto l’appoggio di Pechino alla causa palestinese. Possono sembrano tutte solo chiacchiere scontate, ma la macchina diplomatica si è rimessa in gioco: USA e Cina si riavvicinano.

Sullo sfondo – ignorata e lontana – resta l’Europa, sempre più sola e ai margini di un mondo che ha ormai il cuore sulle sponde del Pacifico più che dell’Atlantico. Europa che non ha più un suo ruolo credibile e conta sempre di meno. Possiamo illuderci con tante chiacchiere “green” o sui massimi sistemi, ma una siamo un continente sempre più vecchio e marginale.

Forse dovrebbero capirlo soprattutto gli europei.

 

FRANCA OLMI

Credo doveroso un breve ricordo della prof. Franca Olmi, scomparsa nei giorni scorsi, da sempre attenta lettrice di queste note (e che non esitava a telefonarmi per lunghi commenti...)

Insegnante e preside, se nel 1992 è nata la nostra provincia del VCO dobbiamo dire grazie anche al suo impegno, così come fu la prima ed attivissima presidente dell’allora neonato Parco Nazionale della Valgrande.

Consigliere ed assessore al Comune di Verbania la ricordo anche per un aspetto personale: quando fui ingiustamente messo sotto processo nel 1989 per una questione squisitamente politica ebbe il coraggio di venire in tribunale a deporre in mio favore. Non era facile - allora - per un assessore di sinistra andare a difendere pubblicamente un oscuro consigliere comunale del MSI, ma Franca non si sottrasse a quello che riteneva essere il Suo dovere per rendere omaggio alla verità.

Anche per questo La ricordo con affetto e tanta commozione.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI!                                         MARCO ZACCHERA 





IL PUNTO   n. 929 del 10 novembre 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati de IL PUNTO e altre news:   www.marcozacchera.it

(Grazie a chi mi manda altri indirizzi di potenziali lettori!)

 

Sommario: Piccole proposte di pace – Albanesi brava gente? – Indi: diritto alla vita -  Povero Soumahoro che paga per tutti – riflessione sull’unità nazionale.

 

PACE, E NOI?

Personalmente possiamo fare poco per ottenere una pace anche provvisoria in Medio Oriente come in Ucraina e in tante altre parti del mondo, però possiamo “fare pace” intorno a noi. Perché questa settimana ciascuno di noi non si impegna per fare una “piccola pace” in famiglia o tra colleghi di lavoro? Una cosa intima, ma che sia vera. Mille piccole paci non risolvono i problemi mondiali, ma ci fanno migliorare tutti e soprattutto ci faranno stare meglio aiutandoci anche a capire come solo questa sia la strada da seguire.

 

IMMIGRAZIONI… VIA ALBANIA

Giorgia Meloni ha spiazzato la concorrenza proponendo un’idea che condivido, ovvero di organizzare il trasferimento direttamente in Albania di chi chiede asilo politico in Italia per essere verificato prima di aver libero accesso nel nostro paese.

Così facendo la Meloni ha rilanciato con una azione concreta ed innovativa l’immagine di un governo che sul tema immigrazione giocava in difesa, subissato dalle critiche per le ondate di sbarchi a Lampedusa.

L’idea di “dirottare” i migranti prima che tocchino il suolo continentale potendo fare un primo screening per le richieste di asilo politico è ottima, tenuto conto che questa motivazione è oggi spesso solo una scusa per coprire invece una migrazione “economica” che, almeno in teoria, dovrebbe viaggiare su altri canali.

Va ricordato infatti che ad oggi quasi tutti i richiedenti asilo “politico” NON ne hanno i titoli e requisiti ed infatti già poche ore dopo lo sbarco spariscono dai controlli.

Lo stop temporaneo in Albania garantisce invece di identificare ed assistere meglio e più velocemente i “veri” perseguitati politici, destinando così le risorse risparmiate all’assistenza dei migranti economici. 

Un accordo che avvicina oltretutto l’Albania all’Italia ma anche all’Europa e sullo sfondo crea le premesse per una progressiva, ulteriore integrazione del piccolo stato balcanico nella UE.  

Così facendo la Meloni ha anche spiazzato l’opposizione che rosica ma non convince visto che il PD - ovviamente critico per dovere d’ufficio – è costretto a giudicare l’intesa “Un accordo che sembra configurarsi come un pericoloso e ambiguo pasticcio” (per me interpretabile con un “…peccato, se ci avessimo pensato prima noi…”). Molto brutta la mossa della Schlein di chiedere l’espulsione del partito albanese del premier Edi Rama dal gruppo socialista europeo per “collaborazione con il nemico”: un ricatto politico molto poco “democratico”.

Tacciono i centristi, ma i satelliti della Schlein come +Europa e il solito Bonelli di “Alleanza Verdi e Sinistra” arrivando a sostenere che “Praticamente si sta creando una sorta di Guantanamo italiana” confermano che l’opposizione non percepisce più minimamente lo stato d’animo dei cittadini che – a torto o ragione – giudicano necessario un ben maggiore filtro agli ingressi.

Infine la Meloni soffia la palla a Salvini che tace ed acconsente, ma è stato di fatto dribblato proprio sul suo stesso terreno e sicuramente mastica amaro.

Tutto bene, quindi? Calma perché se l’idea è buona fin qui è solo tutta teoria visto che i centri decolleranno solo a primavera e quindi vanno prima bene organizzati.

Sicuramente l’accordo rafforza comunque l’asse Roma-Tirana con l’Italia che è da tempo il primo partner commerciale dell’Albania e che in futuro avrà sempre più bisogno di un suo sfogo adriatico. Non è certo un’impresa coloniale, ma un accenno a creare quella zona d’influenza italiana che da tempo era sparita dal Mediterraneo e che proprio in chiave immigrazione ha tutte le necessità di ricostituirsi anche perché se l’idea funzionerà sarà più facile replicare i centri di accoglienza direttamente in Tunisia e in Libia con vantaggi per tutti e finalmente tagliando le unghie ai trafficanti impuniti di carne umana: meglio traversare il Mediterraneo già identificati, con le carte a posto e  in aereo che rischiare i soldi e la vita in mezzo al mare.

Palazzo Chigi ha spiegato che la giurisdizione dei due centri sarà italiana, che i migranti sbarcheranno direttamente a Shengjin e l'Italia si occuperà delle procedure di identificazione realizzando un centro di prima accoglienza e screening mentre a Gjader realizzerà una struttura “modello Cpr” per le successive procedure. L'Albania collaborerà con le sue forze di polizia per la sicurezza e sorveglianza in un paese che già vede un'importante (dimenticata) presenza di forze dell'ordine e magistrati italiani.

Se andrà in porto quest’idea sarà davvero strategica per affrontare meglio in futuro la problematica dell’immigrazione in Europa.  Vedrete che - se funzionerà - altri paesi seguiranno l’esperimento italiano.

 

INDI DEVE MORIRE !

Non riesco a capire dal punto di vista etico ma soprattutto umano perché la piccola Indi debba morire per volontà di una Corte di giustizia inglese che rifiuta venga trasferita in un ospedale italiano dove possa essere assistita. Forse morirà comunque (se non lo sarà già quando leggerete queste note) ma scientemente negarli il diritto alla vita ed obbligare i medici a staccare la spina quando altri vogliono continuare a curarla lo trovo di una disumanità sconcertante.

 

“POVERO”  SOUMAHORO

Vogliono cacciare l’on. Soumahoro dal parlamento per infedeltà nelle dichiarazioni sulle spese elettorali. Non è giusto, perché allora chissà quanti deputati dovrebbero andare a casa, ma sono stati solo più furbi nel presentare le carte. Non è poi nemmeno sportivo prendersela più con lui per moglie e suocera gaudenti sulla pelle degli immigrati ed ora agli arresti domiciliari: è come picchiare un pugile già KO.

Piuttosto andrebbero perseguiti quelli che hanno chiuso gli occhi per anni sulle sue cooperative truffaldine senza fare controlli e soprattutto colpire i suoi sponsor politici, quella sinistra farlocca e demagoga che lo presentò alle elezioni, facendolo votare definendolo “Un laureato in sociologia. una figura importante, un attivista sociale e sindacale che da vent’anni difende le persone invisibili, i senza voce e le lavoratrici e i lavoratori della filiera agroalimentare e tanti altri dell’era dell’economia digitale. Oltre alle sue lotte sul campo, Aboubakar Soumahoro è scrittore che cerca di concettualizzare le sue lotte per coniugare azione e pensiero in un’ottica della giustizia sociale e ambientale. In Italia, in Europa e a livello globale». Parole testuali pronunciateb dal verde Angelo Bonelli, il 10 settembre 2022 alla presentazione del candidato PD e Verdi a Bologna in posizione “blindata”.

Ad oggi neppure hanno ancora avuto la faccia di chiedere scusa ai propri elettori!

 

Riflessione: ”L’UNITA’ NAZIONALE”

Ricordo bene – ero ragazzo – il 4 novembre 1968. Era il 50° anniversario della Vittoria e molti reduci vivevano ancora. Per festeggiarli gli era stato concesso il titolo di “Cavaliere di Vittorio Veneto” e una modesta pensione (anche per allora) di 60.000 lire all’anno. In casa si festeggiava mio nonno Felice che – caporalmaggiore del genio pontieri – aveva contribuito a far passare il Piave agli alpini ai piedi del Grappa.

Purtroppo lo Stato non fece in tempo a consegnare per l’anniversario né la pensione (che giunse l’anno dopo) né la piccolissima medaglia d’oro con nastrino tricolore che accompagnava la pergamena del cavalierato da consegnare ai superstiti, tanto che i figli  ne comprarono una copia consegnata solennemente al pranzo del 4 novembre tra la commozione di tutti e ancor oggi la conservo come prezioso ricordo di mio nonno.

Da allora il tempo trascorso è più che raddoppiato e la prima guerra mondiale è vagamente ricordata ai ragazzi solo attraverso i libri di storia. Sabato scorso sono passato davanti al monumento ai caduti della nostra città partecipando alla consueta cerimonia.

Guardavo le autorità schierate, il picchetto, labari e gonfaloni, ma dietro non c’era nessuno.

Non c’erano la gente, i ragazzi, neppure qualche scolaresca come quando eravamo bambini e ci davano una bandierina tricolore da tenere in mano: nessuno.

Il 4 novembre è ufficialmente la “Giornata delleFforze Armate e dell’unità nazionale” ma - ridotte le forze armate - dov’è l’“Unità Nazionale” e – soprattutto - come viene coltivata?

Certamente è positivo che nessuno oggi si sogni più di sparare agli austriaci ed abbiamo tutti in tasca il comune passaporto europeo, ma mi sembra si sia anche dissolto non tanto l’aspetto “nazionale” - che salta fuori al massimo per le partite di calcio degli azzurri – ma anche il senso di appartenenza, di coesione, di comunità.

Questo non è un bene, ma il risultato dell’aver confuso per molti anni non solo il concetto di nazione con il nazionalismo, ma anche per aver voluto abbattere scientemente ogni simbolo, ricorrenza, sentimento, principio di appartenenza ad una comunità. Così il senso del dovere, di compartecipazione, di reciproca appartenenza nel bene e nel male ad un popolo, si è volatizzato e si è perso.

Si può dire che ciò è avvenuto forse perché questo era un obiettivo della fu sinistra italiana, cui rispondeva una destra che lo ammantava di eccessivo nazionalismo e quindi progressivamente usciva dal tempo, fatto sta che il concetto di appartenenza si è perso. Cosa in cambio ci abbiamo guadagnato? Forse nulla e quindi ci resta solo la perdita.

Appartenere ad un popolo, ad una società, ad una comunità che abbia radici in un preciso territorio sia cittadino, regionale ma soprattutto nazionale impone non solo di accettarne le leggi, ma anche di sentirsi compartecipe alla sua crescita e alla sua evoluzione e - vocabolo desueto – capire che a volte per ottenerlo servono sacrifici.

Quei nomi scritti su tutti i monumenti ai Caduti d’Italia e d’Europa rappresentano un esempio estremo di sacrifico e di solito non sono nomi di eroi, ma di ragazzi spinti nelle trincee a sparare ad altri ragazzi “con la divisa di un altro colore”, come il Piero cantato da Fabrizio De André.

Certamente c’erano e ci sono tanti altri modi di “servire” il proprio paese, quello che si chiamava “Patria” nome oggi desueto e nascosto, celato quasi con diffidenza, timore, sospetto.

Eppure una comunità cresce e si cementa proprio soprattutto nel momento del sacrificio che – come i doveri – si tenta appunto di nascondere ed esorcizzare all’insegna del futile, del sorriso forzato, dei consumi inutili pur ammantati spesso di pseudo modernità ecologica od ambientale. Siamo strani: si litiga o si discute di riforme costituzionali, di presidenzialismo o premierato, di parlamentari eletti o meno dai partiti ma non si discute di noi, degli italiani.

Pensieri che in un giorno grigio e in una piazza semivuota davanti ad un monumento ai caduti scivolano via come le foglie di quest’autunno arrivato di colpo, eppure ti lasciano in bocca un sentimento amaro, di dubbio e di tristezza.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI!                                                              MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 928 del 3 novembre 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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Grazie a chi mi invierà altri indirizzi cui spedire lquestanewsletter!

 

PREGHIAMO…

Ci stiamo già abituando alle terribili immagini da Gaza, abbiamo già dimenticato i terroristi di Hamas che giocavano al tiro al bersaglio sui ragazzi israeliani al rave party, è scomparso dalle cronache anche il conflitto in Ucraina con Kiev che sostiene di aver ammazzato addirittura 300.000 russi (trecentomila (!) altro che le pietraie del Carso...). Siamo una società strana che gioca ad Halloween ma non ricorda e rispetta i propri morti, che pensa a sé stessa e se ne frega dei drammi del mondo, che parla di “valori” ma poi non li osserva, che consuma e spreca ma si riempie la bocca di green e demagogia. Non può funzionare un “Occidente” così (ed infatti non c’è più) travolto dal voluto, costante abbattimento di ciò che significava impegno, ricordo, coerenza, Fede. Chi ritiene di avere un minimo di senso di responsabilità lo spieghi ai più giovani, ai suoi figli e nipoti che andando avanti così c'è solo l'autodistruzione. Anche il Titanic sembrava bello e sicuro, inaffondabile, ma invece è affondato alla prima occasione.

 

FINALMENTE (ALMENO) IL PREMIERATO

Se ne è parlato pochissimo e non so se il governo di centro-destra riuscirà nell’impresa, ma sarebbe un grosso risultato portare a casa una riforma costituzionale che preveda i vertici dello stato – o almeno del governo – eletti direttamente dai cittadini. Una riforma necessaria se si crede nella stabilità e nell’alternanza facendo in modo che chi viene eletto abbia la possibilità di avere davanti alcuni anni di governo per dare un senso alla propria esperienza e non solo puntare all’emergenza, all’estemporaneo consenso o alla demagogia, come nel recente passato. 

Credo che in una democrazia seria i cittadini dovrebbero poter esprimere sempre più spesso e direttamente la loro opinione senza che poi venga ribaltata con alleanze di governo che accolgano transfughi e traditori del voto ricevuto. La figura del (della) premier è importante ma ancor di più lo sarebbe il Presidente della Repubblica che pure vorrei vedere eletto dal popolo con funzioni di garanzia, ma anche con la autorevolezza necessaria che non può venirgli da un voto parlamentare sempre oggetto di baratti.

 

LE PAROLE SPENTE DI MATTARELLA

Mentre si parla di elezioni dirette del premier è legittimo, con pacatezza e serenità, criticare un presidente della Repubblica? Credo di sì, soprattutto considerando comunque Sergio Mattarella una persona perbene ed onesta, forse un po' troppo appiattita sui luoghi comuni. L’ho apprezzato per molti anni quando sedevamo insieme nella Commissione Esteri alla Camera, ma quello che a volte mi lasciano deluso sono le sue parole che spesso mi appaiono logore, scontate, ripetitive, in definitiva non sbagliate in sé, ma sostanzialmente inutili. Certo che il ruolo di un Presidente in Italia oggi è poco più che simbolico, ma c’è una via di mezzo che Mattarella potrebbe assumere, come fecero  Pertini, Cossiga o Ciampi in passato. 

Per esempio, che senso ha il dichiarare a proposito della UE che “Sui migranti occorre studiare e definire soluzioni nuove e coraggiose e non superficiali e approssimative. Soluzioni europee da studiare approfonditamente e con serietà da parte dei governi”?  Una frase così non significa niente, può intendersi che bisogna bloccare le frontiere o - al contrario - aprirle al 100% ed infatti ciascuno le interpreta come vuole.

Così come le sue esternazioni in Portogallo di poche settimane fa al meeting dei capi di stato europei sul conflitto ucraino quando, anziché ricordare l’art. 11 della Costituzione (“L’Italia ripudia la guerra”) oppure insistere perché l’ Europa si faccia promotrice di vere iniziative di pace (come ad esempio cerca di fare papa Francesco) Mattarella ha sostenuto che vanno invece continuate le forniture di armi “Perché se l'Ucraina cadesse assisteremmo a una deriva di aggressioni ad altri paesi ai confini con la Russia e questo condurrebbe a un conflitto generale e devastante: per questo serve mantenere altissima la coesione europea perchè solo così si può evitare il rischio di un conflitto mondiale". Poi però, un attimo dopo, lo stesso Mattarella nota “Che in Europa, ma anche in Italia, si allargano crepe, segnali di naturale stanchezza nel sostegno dei cittadini e della politica all'azione del governo di Kiev.”  E quindi, presidente, che si fa? Mi sembravano, al confronto, molto più chiare le contemporanee parole dei presidenti della Polonia e dell’Ungheria, criticatissimi da sempre su questi temi cui a breve si aggiungerà anche la Slovacchia.  

Polonia ed Ungheria (come la Slovacchia) confinano con l’Ucraina, dovrebbero essere le più minacciate, come teme Mattarella, da un ipotetico attacco russo, eppure nello stesso vertice portoghese su questi argomenti è stato molto più chiaro Andrzej Duda (polacco) che sui migranti ha ribadito: "Noi abbiamo subito una guerra ibrida, migranti che sono stati spinti verso i confini dell'Ue e di Schengen che noi dobbiamo proteggere. Noi dobbiamo rendere quindi le frontiere dell'Ue più efficaci. Questo vuole il nostro popolo, questo noi facciamo". Oppure la presidente ungherese Katalin Novak sul conflitto: "Noi supportiamo l'Ucraina, ma io rappresento il popolo ungherese che vuole la pace e che si eviti quindi con altre armi l'escalation del conflitto…”. 

Sui problemi italiani - a parte i messaggi di cordoglio e le commemorazioni, oppure l’antifascismo quotidiano, dato per scontato - c’è spesso un odore di muffa nelle parole presidenziali, mentre si tace su molti problemi concreti. Per esempio: Mattarella è formalmente il capo della Magistratura, ma lo avete mai sentito rimbrottare un giudice, oppure prendere posizioni precise, nette, chiare sulla politica che da anni purtroppo corrode il CSM da lui stesso presieduto?

E nelle stesse commemorazioni, pur passati i decenni, troppi luoghi comuni e mai un pò di chiarezza. A 60 anni dai 3.000 morti del Vajont – per esempio - dovuti di fatto alle complicità e traffici di un potere democristiano che in Veneto aveva molti tratti della mafia siciliana (sia pur con il rosario in mano) non sarebbe stata l’occasione giusta per sottolineare quelle dirette responsabilità politiche e la pavidità di una magistratura che alla fine non ha praticamente condannato nessuno lasciando per decenni migliaia di famiglie nel lutto e senza neppure adeguati indennizzi? Macchè, solo parole di fredda circostanza, nessuna concretezza. Pertini, Ciampi, Cossiga trasformato il Quirinale dandogli un’anima, Mattarella svolge invece con algida compostezza il Suo ruolo, ma non riesce mai a scaldare i cuori di nessuno.

 

FAKE NEWS

Mi arrabbio quando vedo pubblicate sul web notizie palesemente false, esagerate o letteralmente inventate al solo fine di stuzzicare la curiosità dei lettori che -  cliccandoci sopra alla ricerca di dettagli - vengono poi sommersi da una valanga di pubblicità. Su tutti segnalo “Libero.it” (che non c’entra nulla con il quotidiano dallo stesso nome) che quotidianamente inventa balle colossali (la settimana scorsa ha annunciato un ictus per Putin), disastri naturali fortunatamente esagerati, morti strane alla corte d’Inghilterra, oltre a tutti i tradimenti possibili tra star e divi vari). Non è un modo corretto di dare le notizie, ma il pubblico riesce a capirlo?

 

FILM E CONTRIBUTI

Siamo sicuri che i fondi pubblici destinati a tanti film e ad altre forme “culturali” siano spesi beni e non coprano invece spesso interessi politici, spettacoli ideologicamente schierati (di solito a sinistra) con spettacoli di basso livello anche se "firmati" da compagni di grido? Chi stabilisce seriamente se un film meriti o no un contributo? Vedo pellicole insulse ma politicamente ideologizzate precedute dall'avviso di aver goduto di contributi pubblici e penso che sono anche soldi miei. Film sponsorizzati anche se poi non vanno nelle sale, non hanno pubblico, tra l'altro quasi sempre con attori dall'acuto accento romanesco.

Secondo un’inchiesta pubblicata su “Qui Finanza” e dati Adnkronos i contributi  pubblici al settore sono notevolmente aumentati negli ultimi anni passando da 423,5 milioni di euro nel 2017 a 850 milioni nel 2022, circa 745 milioni quest’anno.

Dai documenti pubblicati emerge però anche il vertiginoso aumento dei cachet ad attori e registi coinvolti. Si fa il caso della serie “A casa tutti bene”, diretta da Gabriele Muccino, che è stata finanziata con 2,1 milioni di euro dal Fondo attraverso il credito d’imposta e per la quale il regista avrebbe dichiarato un compenso di 2,2 milioni di euro, o gli 1,4 milioni per Paolo Genovese, il regista della serie ‘I Leoni di Sicilia’ - uscita sui canali Disney+ nei giorni scorsi - che ha ricevuto finanziamenti per un totale di 8,7 milioni, così come molto ingenti appaiono i compensi per altri film finanziati e diretti da Luca Guadagnino, Edoardo Gabriellini, Saverio Costanzo, Joseph Wright. C’è poi il problema del pubblico visto che alcuni film finanziati avrebbero fatto registrare un clamoroso fiasco. E’ il caso di ‘Prima di andare via’, diretto da Massimo Cappelli, che avrebbe ricevuto un contributo pubblico di 700.000 euro, ma registrando poi solo 29 spettatori in sala. Complessivamente oltre 20 film finanziati avrebbero avuto meno di mille spettatori ciascuno con incassi di poche migliaia di euro, ma con finanziamenti pubblici totali per 11,5 milioni. Come si determina concretamente il livello culturale di uno spettacolo, al di là delle immancabili raccomandazioni? Insomma, chi controlla i controllori?

Per questo comprendo e condivido quindi il disagio pubblicamente espresso dal ministro Sangiuliano, ovviamente criticato dai diretti beneficiati. .

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI!                                                MARCO ZACCHERA    





IL PUNTO   n. 927 del 27 ottobre 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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GRAZIE AI LETTORI CHE MI INVIERANNO ALTRI INDIRIZZI A CUI SPEDIRE "IL PUNTO" !

 

SOMMARIO: Un anno di Meloni – Odio in Medio Oriente – Magistrati chiari e comprensibili -  la buffonata della “privacy” – CGIL in sciopero

 

CORRE IL TEMPO

E’ già passato un anno di governo Meloni. Dovessi dare sinteticamente dei voti ne darei uno buono alla premier, uno discreto a governo e maggioranza,  un’ insufficienza all’opposizione. Secondo me la Meloni è andata meglio del previsto dimostrando di avere capacità, misura, grinta. Un anno fa si pensava a immani disastri e conflitti ideologici, economici e sociali mentre invece “Giorgia” ha tenuto bene il campo anche a livello internazionale ed economico dimostrandosi preparata e di buon senso in una situazione generale estremamente difficile.

In generale il governo si è dimostrato coeso, anche se alcune figure (Santanchè, ed ora Sgarbi) non hanno certo brillato.

Non mi poi ha convinto, in parte, la politica estera per me troppo schiacciata su USA e Bruxelles, ma è stato forse il prezzo da pagare per accreditarsi e non farsi strangolare tra MES e PNRR tentando di avere per l' Italia un nuovo ruolo più autonomo in Africa e nel Mediterraneo dove sul fronte immigrazione il governo si è invece dimostrato spesso insufficiente, ma non solo per la gestione degli sbarchi quanto per mancanza di una concreta strategia futura.

Maggioranza parlamentare complessivamente coesa, ma Salvini è un pò in ribasso e non riesce a ritrovare un suo ruolo, mentre Forza Italia soffre la scomparsa del Cavaliere ed è a rischio liquidazione.

Le recenti vicende personali della premier, infine, credo abbiano suscitato in molti un sentimento di rispetto e comprensione ed anche in questo episodio la Meloni ha dimostrato di avere capacità nel gestire gli eventi e saper esprimere anche un sentimento di profonda umanità.

Sinceramente non è pervenuta invece l’opposizione: tra litigi, quotidiana demagogia spicciola, nullità di proposte alternative, sconfitte elettorali e crisi interne (sarò di parte, ma mi sembra davvero questa la realtà) molto meglio la Meloni rispetto alla Schlein ed a Conte.

Divisioni e crisi infine anche nel Terzo Polo, ma Renzi è un abile furbone e politico navigato: risorgerà.     

 

ISRAELE, ONU, GAZA:  PUNTI FERMI

Nella mattanza in corso in medio Oriente mi permetto ricordare due aspetti:

1) Fate tornare indietro le lancette dell’orologio al 6 ottobre. Non c’era In corso nessuna particolare tensione, in Israele era giorno di festa, al confine con Gaza era in corso un Rave Party con centinaia di giovani, il confine era tranquillo e poco presidiato. C’è stato un attacco improvviso, organizzato, premeditato, violento, con la cattura di centinaia di ostaggi e l’uccisione a freddo di centinaia di persone innocenti, bambini compresi. Un attacco di sorpresa, micidiale, brutale, e - dopo l’attacco - centinaia di miliziani di Hamas sono rientrati a Gaza insieme agli ostaggi. Israele avrà mille colpe pregresse, ma nulla giustificava quello specifico attacco se non la fredda volontà di uccidere, rapire, distruggere, scatenare reazioni e in definitiva far ripartire una nuova guerra, come è infatti puntualmente avvenuto.

2) Gaza è una città assediata dove milioni di palestinesi vivono da sempre tra mille difficoltà e dove migliaia di terroristi di Hamas sono infiltrati da anni nelle case, nei garage, nei palazzi, negli ospedali, nei centri di raccolta. Lo fanno volontariamente, ben sapendo che la contraerea israeliana colpirà esattamente il punto di partenza dei missili (che sono piccoli tubi trasportabili ed occultabili) e quindi obiettivi civili. Se il razzo parte dal balcone di casa tua verso Israele che è a due passi, chi ha lanciato il colpo subito scappa, ma la reazione (automatica, neppure controllata manualmente) colpisce dopo pochi secondi il tuo stesso balcone e la tua famiglia innocente, cosa che Hamas sa benissimo e in definitiva desidera per alimentare odio e terrore.

Israele o non reagisce o coinvolge innocenti, ma secondo voi cosa deve fare?

Questo spiega, però, perché conquistare militarmente Gaza sia impossibile senza una carneficina, che comunque non risolverebbe il problema e quindi per Israele sarebbe una iniziativa suicida. Se si vuole risolvere la crisi palestinese bisogna comunque trovare un accordo, un compromesso, ma come si fa a farlo se ci sono nel mondo “geni del male” che vogliono lo sterminio dei popoli? Se voi foste israeliano, come reagireste? E se voi foste palestinese? Caliamoci nelle realtà, nei problemi, nei drammi personali di chi è involontariamente coinvolto e non può neppure fuggire ! Ma se non c’è via d’uscita salvo il reciproco sterminio totale ecco come solo dialogo, comprensione, tempo, volontà possono portare ad un compromesso ed a una pace - o almeno alla sopravvivenza - ma se si alimentano e si giustificano le azioni come quella del 7 ottobre invece si vuole la guerra e qundi il contrario della pace.

Israele ha mille responsabilità da decenni, ma è grave che un segretario generale dell’ONU non abbia avuto il coraggio di sottolineare con forza chi abbia innestato la “scintilla” del nuovo scontro e in qualche modo l’abbia giustificata.  Se le nazioni del mondo volessero davvero la pace porterebbero truppe ONU a presidiare e garantire Gaza, smantellerebbero Hamas e le altre organizzazioni fondamentaliste  imponendo per contro ad Israele tutta una serie di condizioni. Ma l’ONU non ha la forza di farlo, addirittura alcune nazioni come l’Iran vogliono la guerra per odio viscerale e atavico contro gli ebrei ed i musulmani sunniti: Anche per questo purtroppo si continuerà ad odiare ed a morire.

 

CHIAREZZA

La Giustizia nelle sue decisioni deve sempre essere chiara e comprensibile. Ieri 26 ottobre il Consiglio Superiore della Magistratura ha emesso il seguente comunicato in merito al “Caso Apostolico”, la giudice di Catania nota alle cronache. Lo ripropongo integralmente certo che tutti i lettori capiranno perfettamente il suo significato.

"La verifica circa la pendenza di numerose richieste di apertura di pratica a tutela scaturite da espressioni ritenute dai proponenti lesive della autonomia ed indipendenza della magistratura ha indotto la commissione a deliberare preliminarmente (all'unanimità) la analisi urgente delle stesse per valutarne la riunione alla nuova pratica, ritenendo assolutamente necessario affrontare il tema con la completezza che merita".

Auguri di completa comprensione.

 

PUBLIC PRIVACY (?)

Quanta ipocrisia: compiliamo tonnellate di documenti sulla privacy, paghiamo una inutile Autority che costa milionate (e chissà poi perché questi sostantivi vanno scritti sempre con la y finale, quasi non ci fossero identici termini in italiano), scarabocchiamo tante firme su documenti spesso illeggibili e incomprensibili (avete mai letto il testo di un documento per aprire un conto in banca, andare dal medico o ritirare un certificato?), ma ci dicono che tutto avviene per "tutelarci".

Poi anno in rete i fuori-onda (rubati) dell’ex compagno della premier Meloni e tutto allora diventa lecito perché è “politica”.  Mi chiedo quali siano i limiti concreti dell'informazione e se sia corretto mettere in pubblico immagini rubate a tradimento, volgari quanto volete, ma ricordando allora che sono altrettanto volgari milioni di barzellette triviali, immagini, dialoghi e battute da bar. Dove comincia e dove finisce la privacy? Perchè se si tocca un politico o un presunto VIP la privacy non c'è più, ma a partire da quale livello? Da quale base di reddito o livello di notorietà si può liberamente entrare o meno nel tritacarne mediatico? E perché in una indagine a volte per gli imputati ci sono solo le iniziali e per altri lo sputtanamento completo, salvo poi essere assolti?

Lasciamo perdere il buongusto e le questioni private di una coppia: ma è lecito, corretto, questione di buon gusto o solo per una malcelata volontà di distruzione politica che sono andate in onda le immagini di "Striscia" sull’ex partner della Meloni come tante altre immagine “rubate” che circolano sui social. Mi sembra tutta una grande ipocrisia collettiva dove il "privato" è inteso sempre a piacimento, modello fisarmonica. Smontiamo allora questa inutile pantomina sulla "privacy", oppure si ammetta pubblicamente il fallimento di una normativa che esiste solo per forma e mai per la sostanza.

P.S. Sulla separazione della Meloni ho ascoltato anche la pesante ironia della comica Littizzetto che a “Che tempo che fa” non ha fatto ridere neppure il pubblico in sala, mentre mi sono chiesto come mai “Striscia la notizia” in tanti anni non abbia allora mai minimamente ironizzato sulle “performance” amatorie del fu Cav. Silvio Berlusconi: gossip ed immagini non sarebbero certo mancate...

 

LO SCIOPERO ANNUNCIATO

Essendo la CGIL notoriamente preveggente già da luglio era stato annunciato uno suo sciopero generale contro la “finanziaria” (allora neppure in gestazione) ora messo ufficialmente in cantiere in data da destinarsi. Nessun preconcetto contro il governo, ovviamente.

Il problema è che effettivamente questa legge finanziaria è limitata, bloccata dal deficit e dal buco imponente del bonus 110% edilizio che pesa per tre volte tanto sui fondi dello stato. Eppure allora la CGIL non lo criticava e ancora il M5S insiste oggi a difendere questo mostro legislativo che ha aiutato una minima parte di contribuenti, ma che stiamo pagando tutti. A parte la protesta contro le misure economiche (non giudicate sbagliate in sé dalla CGIL, ma giudicate minime rispetto al necessario) la protesta è perché non è stato ridotto il deficit pubblico. Ottima idea, ma il deficit chi l’ha creato: la Meloni?

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI!                                                            MARCO ZACCHERA



IL PUNTO  n. 925 del 19 ottobre 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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AI LETTORI

Nei giorni scorsi ero in OMAN e venerdì scorso non sono riuscito a far partire IL PUNTO. Mi scuso con i lettori e soprattutto con chi mi ha scritto segnalandomi il mancato arrivo. Rientrato, ripropongo il numero scorso - in parte aggiornato - e venerdi 27 ottobre riprenderemo con l'uscita settimanale. Grazie 

 

Sommario:  Quello che sta succedendo a Gaza ed è avvenuto nin Israele è terribile e mi sento inadeguato a commentare vedendo tante sofferenze. Al confronto tutte le altre notizie che riprendo su IL PUNTO mi sembrano davvero sciocchezze.

Chi è credente preghi, è l’unica cosa che nel nostro intimo possiamo fare.

 

ODIO

Il mondo sembra saper parlare solo di odio. Quanto odio avevano dentro di sé i terroristi di Hamas che hanno massacrato centinaia di ragazzi israeliani dieci giorni fa, oppure quelli che hanno decapitato i bambini ebrei? E quanto odio è stato sparso, ora e nel tempo, dalla rappresaglie israeliane? Quanto odio avevano in corpo i genitori dei terroristi, trasmettendolo ai loro figli spesso nati o cresciuti da disperati in campi profughi e quanto ne nascerà o crescerà tra le centinaia di migliaia di profughi che cercano di scappare da Gaza dove Hamas detta legge peggio di una mafia, ma dove tantissime persone non c'entrano nulla con i terroristi subendone la presenza?

E come hanno vissuto negli anni gli israeliani figli dei sopravvissuti all’Olocausto, spesso circondati ed attaccati da ogni parte, a partire dal giorno stesso in cui è stato proclamato lo Stato di Israele? Senza parlare dell’odio viscerale che evidentemente aveva in corpo chi sterminava milioni di persone inermi per infami ed assurde leggi razziali.

Ogni volta che si apre poi uno spiraglio di pace (come i recenti “Patti di Abramo” tra Israele ed alcune nazioni arabe) sembra che qualcuno cerchi di soffocarla, di provocare una reaziondel violenta della controparte, di alimentare altre reazioni.

Prendo atto che, nel mondo, il terrorismo islamico è una delle peggiori forme di violenza e ricordo che Hamas e le altre sigle terroristiche non sono però rappresentative della maggioranza dei palestinesi.  

Come in ogni conflitto tutti hanno ragioni e torti, purtroppo. Personalmente mi sento profondamente amico di Israele da sempre, capisco le ragioni di tanti amici israeliani, con le loro rabbie ed i loro timori, ma anche che essi stessi comprendono come si debba trovare una qualche soluzione per poter comunque condividere - almeno sopportandosi a vicenda - un pezzo di terra che è di entrambi. I palestinesi non sono tutti complici di Hamas e degli altri gruppi terroristici e i loro bambini soffrono come quelli israeliani, per favore non dimentichiamolo!

L’umanità - che ha tante possibilità di crescere e scoprire meraviglie quando applica scienza ed intelligenza, tanto da poter facilmente rendere migliore la vita per tutti - sembra sia obbligata invece a lasciare sempre dietro di sé anche una lunga scia di odio folle, cieco, assurdo eppure profondamente radicato nel cuori. Dove è il senso di aggiungere lutti a rovine per vendette sempre giustificabili, ma che non risolvono nulla? Eppure l’umanità ha fatto sempre così, spesso distruggendo in pochi istanti la vita, i sacrifici, le opere e perfino i capolavori di tante persone e generando così altra violenza, odio e vendetta tra i sopravvissuti. La vendetta spesso è comprensibile, ma non serve a nulla, è una droga che non risolve e genera sempre altra violenza.

C’è sempre un precedente, una “giustizia” da compiere, una scusa per seminare odio, una motivazione per esacerbare gli animi e chiamare appunto alla vendetta o alla guerra “santa”, in Medio Oriente come ovunque.

Pochi giorni fa era il mio compleanno e - pensando a queste cose - ricordavo bene quando – da bambino – i miei genitori e i miei nonni avevano un timore enorme che tornasse la guerra tra russi ed americani quando una era appena finita con i lutti, le divisioni, la rovina fratricida. Dopo tanti anni nulla è cambiato nel mondo, anzi, sono cresciuti mille focolai di guerra e sono arrivate tante nuove armi micidiali. L’uomo continua ad odiare, non cresce, non ragiona in termini razionali e parla sempre più di vendetta che di pace.

Lo so che sono frasi condivisibili ma senza una loro intrinseca concretezza, eppure sono frasi disperate che, riflettendo, tutti dovrebbero sottoscrivere con l’angoscia intima di riuscire poi a fare però poco o niente, anche solo per cercare di rompere questa spirale infinita.

Cosa volete che contino i fatti che settimanalmente cerco di raccontare in queste pagine davanti ad una umanità che troppo spesso diventa così cieca? Non lo so, tutto mi sembra folle ed assurdo, stiamo per lasciare un mondo peggiore di quello che ci ha accolto e dove i più deboli, di solito innocenti, sono poi quelli che pagano sempre.

Solo la preghiera mi aiuta e sono convinto che la stessa preghiera la recitino in maniera diversa - ma condividendola profondamente - tanti cristiani, ebrei e musulmani. Che il Grande Capo ci ascolti e ci aiuti tutti per evitare un bilancio finale ancor più disastroso per la mia generazione e il mondo intero.

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Approfondimento: NON TUTTI GLI ARABI SONO UGUALI

Come vivono i paesi arabi l’ennesima crisi in Israele? Non tutti i paesi sono uguali, anzi, in politica estera ci sono profonde differenze. Sono stato in questi giorni in Oman, sultanato della penisola Arabica di cui si parla poco e che invece recita da sempre un ruolo importante – anche se discreto – nello scacchiere politico medio-orientale con una sua posizione di tradizionale prudenza.

Monarchia assoluta dal 1971 (prima è stato per lungo tempo un protettorato britannico) l’Oman è un sultanato islamico che per secoli ha vissuto di commerci e traffici (soprattutto con la tratta degli schiavi) e che politicamente è vicino all’Occidente. L’attuale sultano Haitham, al potere dal 2020, ha anche permesso limitate riforme democratiche come la creazione di un parlamento consultivo pur mantenendo di fatto personalmente il potere con peraltro – almeno sembrerebbe – un largo supporto popolare.

Il paese ha avuto un forte sviluppo economico uscendo rapidamente da una situazione di assoluta chiusura verso i paesi occidentali, ma mantiene forti connotati tradizionali.

Per dare un’idea a Nizwa, l’antica capitale del paese cinta tra le montagne del massiccio dell’ Hajar,  a parte la casuale visita di un ufficiale inglese nel 1835, la città era ancora interdetta agli stranieri fino agli anni ’80 del secolo scorso. Un architetto italiano che nel 1985 fu a Nizwa invitato dal governo per compiere rilievi in vista di un restauro delle antiche fortificazioni, Enrico D’Errico, notò nel suo diario di essere l’unico occidentale in città dove la gente viveva come nei secoli precedenti.

In pochi anni il paese è però ora molto migliorato dal punto di vista delle infrastrutture, potete girare comodamente su autostrade modernissime, l’offerta turistica è discreta ed il paese è apparentemente molto sicuro.

Proprio per questa sua apertura lenta ma costante verso l’Occidente vi è molta prudenza nel giudicare il conflitto tra Hamas ed Israele anche se l’appoggio ufficiale ai palestinesi è sincero ed evidente. Sono ammessi tutti i media occidentali e in hotel potete seguire BBC e CNN, ma anche l’unico giornale di Muscat in inglese “Muscat Daily” tende a separare le ragioni palestinesi dalle azioni di Hamas annunciando che l’Oman si è già proposto non solo per aiuti umanitari a Gaza ma anche per sollecitare un “cessate il fuoco” tra le parti.

Non vi sono però mai accenni particolarmente violenti contro Israele che si colgono invece, per esempio, dalla TV iraniana visibile ovunque (l’Iran è a poche decine di chilometri di distanza, appena al di là dello stretto di Hormuz) e che dedica tutto il suo Tg internazionale in lingua inglese ad una furibonda campagna anti-israeliana, mostrando le piazze europee con le manifestazioni pro-Palestina. In argomento i pochi omaniti che, visibilmente imbarazzati, affrontano in privato il problema non escono da posizioni “ufficiali” sottolineando come Israele debba risolvere il problema senza ricorrere alla violenza. Negli ultimi giorni sono apparsi volantini e manifesti inneggiando alla libertà per il popolo palestinese, ma limitandosi a slogan “Noi stiamo con la Palestina”

Il paese è arabo e ha nella struttura sociale islamica la sua forza e la sua costituzione, la polizia in Oman è praticamente invisibile ma deve essere ovunque almeno a giudicare dalla grandezza delle caserme sparse nel paese. “Se non vuoi studiare vai a fare il poliziotto, ti pagano bene e non è necessario essere delle aquile” commenta ridendo l’autista mentre dal nulla del deserto spunta l’ennesima caserma.

L’Oman ha avuto nel petrolio il suo volano economico, ma non ha mai voluto strafare e quindi la produzione è costante ma contenuta cercando di mantenere intatte le riserve, valutate in diversi miliardi di barili. I profitti petroliferi, oltre che finire nelle tasche del Sultano, sono però stati diffusi in tutto il paese con un reddito medio ormai superiore ai 30.000 euro l’anno per i circa 4 milioni di abitanti, oltre ai tantissimi stranieri asiatici (soprattutto indiani, nepalesi, pachistani e provenienti dal Bangladesh) che formano l’effettiva forza-lavoro. Da sottolineare come l’inglese sia insegnato già nelle scuole primarie e quindi largamente parlato (o almeno capito) da tutti i giovani e che il tasso di sviluppo sia costante con un +5% medio nell’ultimo ventennio ed una diversificazione produttiva che tende a migliorare l’agricoltura sfruttando nel modo più moderno la poca acqua disponibile e favorendo anche lo sviluppo industriale e dei servizi.

La donna è soggetta alla legge islamica e quindi assente dalla vita pubblica, curioso – ad esempio – vedere in Tv una specie di nostro festival di Sanremo notando come in platea ad ascoltare ci fossero solo uomini. Da poco le donne hanno avuto il permesso di guidare da sole in auto, ma il loro abbigliamento deve essere sempre conforme alla tradizione variando a seconda della tribù ed area di provenienza.

Il conflitto in Medio Oriente desta comunque molta preoccupazione, è come una nuvola che incombe temendo un allargamento del conflitto, mentre quello in Ucraina non fa notizia ed il paese ospita molti turisti russi che fanno tranquillamente shopping nei modernissimi mall di Muscat (meno opulenti però di quelli di Dubai), nuova versione dei tradizionali “suk” che ormai si sono trasformati in occidentalissimi supermercati.

Una curiosità: il paese non ha grattacieli né case colorate. Per volere del sultano l’edificio più alto non può superare in altezza i minareti della Grande Moschea di Muscat e dev’essere bianco. Ottima scelta per una visione urbanistica meno appariscente ma più ordinata mentre invano, anche nel luogo più desolato, cercherete un rifiuto per terra: gli omaniti hanno lo scrupolo della pulizia. Dovrebbero impararlo tante nostre città.

 

DEDICATA A CERTI GIUDICI:

“Memento” per Iolanda Apostolico, i compagni della ANM che la difendono, i  componenti della sinistra del CSM che si indignano e per tutti quei giudici che non nascondono i loro preconcetti politici, qualsiasi essi siano.

Sentenza della Corte di Cassazione a sezioni unite  sul  principio dell'imparzialità (n. 8906 del 14 maggio 1998): «l'esercizio della funzione giurisdizionale impone al giudice il dovere non soltanto di essere imparziale, ma anche di apparire tale; gli impone non soltanto di essere esente da ogni parzialità, ma anche di essere al di sopra di ogni sospetto di parzialità. Mentre l'essere imparziale si declina in relazione al concreto processo, l'apparire imparziale costituisce, invece, un valore immanente alla posizione istituzionale del magistrato, indispensabile per legittimare, presso la pubblica opinione, l'esercizio della giurisdizione come funzione sovrana: l'essere magistrato implica una immagine pubblica di imparzialità». Appunto…

 

MENO MALE, LA CGIL C’E’ !

Meno male che la CGIL c'è! Dopo 75 anni e rotti, per la precisione 27.676 giorni da quel debutto il primo gennaio 1948 (se non ho sbagliato i conti) la CGIL sabato scorso ha scoperto che "Bisogna cominciare la lotta per l'applicazione della Costituzione!" Cosi ha urlato il leader della CGIL Landini arringando la truppa ivi convenuta nella manifestazione di Roma. Bene, siamo effettivamente un pò in ritardo, ma chi ben comincia è già a metà dell'opera… Ci si rivede per un aggiornamento verso fine secolo.

Peccato, infatti, che i cigiellini di questa necessità non se ne siano accorti prima, magari nel trentennio (almeno) in cui hanno governato anche i compagni della sinistra.

Ma non dite che la manifestazione fosse strumentale contro la Meloni perchè - ribadisce Landini - "Questa non è una piazza della sinistra, ma di chi paga le tasse".

Combinazione passavano di lì la Schlein con tutto lo stato maggiore PD e – sempre per caso – anche il M5S, sinistra ecologista, Verdi & C che così, già che c’erano, dal palco e in TV hanno fatto un salutino. A proposito, ma siamo poi proprio sicuri che i sindacati paghino davvero le tasse? A leggere il libro (non smentito) di Stefano Livadiotti, «L'altra casta» parrebbe proprio di no, o almeno che vi sia una gran bella fetta di evasione, ma lasciamo Landini nelle sue granitiche certezze. 

 

FEDEZ: AUGURI, MA BASTA!

Tanti auguri a Fedez, con la Ferragni e compagnia per il suo stato di salute ma adesso, basta così! Mi spiace abbia le ulcere allo stomaco, ma un po' di rispetto per chi soffre seriamente lontano dai riflettori, dimenticato nelle corsie o nei DEA intasati senza avere intorno i “follower” e le telecamere, così che anche la malattia diventa business. Assurda questa mitizzazione di personaggi “montati” sul nulla, degno specchio di una società senza più logiche, ideali e riferimenti. Positivo che molti fans si siano fatti avanti per donare il proprio sangue per lui, magari neppure sapendo che da decenni l’AVIS ed i centri trasfusionali non aspettano altro, ma per donarlo a tutti. Una buona occasione per diventare donatori abituali.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI!                                         MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 925 del 6 ottobre 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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Sommario: Problema migranti: quanto incide la politica sulle scelte dei magistrati? La sentenza di Catania dimostra che la realtà supera la fantasia, eppure la "Casta" delle toghe può far quello che vuole - Paniere calmierato, una buona idea mentre lo spot di una pesca ci costringe a riflettere  -  De Luca e i test di medicina: irresistibile, Crozza ringrazia.

 

 

(IN) GIUSTIZIA CREATIVA

Da sempre l’immigrazione è un tema divisivo, con il governo che si affanna a mettere toppe ad un sistema complicato in perenne emergenza sotto la pressione degli sbarchi e dell’opinione pubblica. Messa sotto scacco dal moltiplicarsi degli arrivi, se la Meloni li frena è accusata di insensibilità o peggio, ma se non blocca agli arrivi indiscriminati è oggetto di critiche feroci, tenuto conto che - secondo “Termometro Politico” - quasi il 75% degli italiani vorrebbe un ben più forte blocco alle frontiere.

In questo clima già incandescente la sentenza della giudice di Catania, Iolanda Apostolico, è benzina sul fuoco anche perché, rimettendo in libertà tre tunisini temporaneamente detenuti da pochi giorni nell’ hot-spot di Pozzallo, dà una interpretazione prettamente “politica” ai recenti decreti governativi.

Il caso di specie – perché ricordiamoci che ciascuna causa è storia a sé – è legato alle motivazioni con cui il giudice sostiene, innanzitutto che nonostante la Tunisia sia un “paese sicuro” (secondo i parametri europei, non è un giudizio “italiano”!) l'accoglienza era dovuta a motivo di persecuzione di quei singoli individui che quindi potevano essere “a rischio”.

Erano ricercati politici? Macchè: un ricorrente ha dichiarato di sentirsi minacciato dai parenti della propria fidanzata lasciata in patria, un altro perché “perseguitato dai cercatori d’oro del suo paese che, secondo credenze locali, per le sue linee della mano lo ricercano ritenendolo favorevole alle loro attività”, un altro perché inseguito –così ha dichiarato, con ricorso accolto!  – dai propri creditori.

Il caso delle linee della mano appare un po' demenziale: anche se l’immigrato fosse inseguito dai cercatori d’oro del proprio villaggio non poteva trasferirsi in altro luogo? Di sicuro due dei 3 detenuti temporanei erano già stati espulsi dal nostro paese, ma ci sono ritornati infrangendo la legge, ma su questo aspetto la giudice Apostolico sembra sorvolare. dichiarando genericamente “illegittimo” il decreto del Governo. Ma chi le ha dato l’autorità di farlo? Al massimo avrebbe potuto ricorrere per sospetto di incostituzionalità, ma non si decide “un tanto al chilo” se una legge vada bene o no, perché altrimenti cade il concetto giuridico della imparzialità del magistrato e le sue opinioni politiche diventano determinanti.

Per questo colpisce la dichiarazione del presidente della Associazione Nazionale Magistrati, Giuseppe Santalucia, che ha commentato all’ANSA: “Noi non partecipano all'indirizzo politico e governativo, facciamo giurisdizione. È fisiologico che ci possano essere provvedimenti dei giudici che vanno contro alcuni progetti e programmi di governo. E questo non deve essere vissuto come una interferenza, questa è la democrazia". 

No, caro presidente, proprio l’atteggiamento della ANM può semmai diventare un attentato alla democrazia (e fa comunque decadere lo stato di diritto) perchè un giudice non può essere spinto e difeso ad interpretare con il “suo” metro di giudizio politico se  una legge sia o meno legittima.

Così come è grave che i rappresentanti di sinistra del CSM abbiano presentato in argomento un documento contro il governo: i giudici devono essere indipendenti ed imparziali, non prendere posizioni pro o contro l'esecutivo, non pè il loro ruolo. 

Se poi la giudice di Catania era stata davvero nel 2018 a manifestare contro Salvini (come dal video che hanno visto tutti) in una manifestazione pro migranti dimostra che avesse idee preconcette in argomento, (oltre a quanto scritto e pubblicato da lei online): è legittimo averle, ma allora ci si astiene dai relativi processi perché un giudice deve (dovrebbe) partire sempre imparziale. 

Oltretutto questa sentenza apre la strada ad una voragine di ricorsi, svuota i centri, non tiene conto delle espulsioni precedenti, si arroga il diritto a livello internazionale di giudicare la Tunisia “paese non sicuro” (a che titolo e con quale autorità?) e prende per buone giustificazioni chiaramente risibili. Questa è giustizia? Secondo me questa è solo “politica”, non giustizia.

E pensare che forse al Governo questa sentenza alla fine farà pure un favore perché la Meloni potrà sostenere (come ha fatto) “Io ci provo, ma se poi i giudici liberano tutti…” moltiplicando la distanza magistrati-cittadini.

Nella bolgia europea piena di contraddizioni, interessi nazionali contrapposti e carenze normative comuni cresce intanto il problema dell’accoglienza di centinaia di migliaia di persone che non si sa più dove mettere (respinti anche da quelle regioni rosse che criticano il governo se “filtra” gli arrivi) e in questo senso la sentenza di Catania non aiuta. L’impressione è piuttosto che, una volta di più, la questione migranti sia solo un alibi per condizionare una riforma del sistema giudiziario sempre più urgente che però una parte dei magistrati non accetta e non esita a mettere quindi l bastone tra le ruote” all’esecutivo.

E pensare che quel tunisino che ha “le mani d’oro” potrebbe trovare un eccellente lavoro ovunque. Ci pensate? Un rabdomante dei filoni auriferi…Lo cercherebbero tutti e forse perfino il ministro Giorgetti lo assumerebbe subito al suo ministero.

 

P.S. Ricordo a chi fosse interessato a queste problematiche il mio libro “INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE? Quello che non ci dicono su Africa, Islam ed immigrazione”, ed. Il Borghese, di cui ho ancora alcune copie disponibili. Per richieste contattatemi via mail.

 

PANIERE, CRITICHE E SCONTI

Sarà pure una piccola cosa, ma che circa 30.000 esercizi commerciali abbiano accettato l idea di un patto con il governo per calmierare i prezzi dei beni primari per almeno tre mesi sarà solo un inizio ma e sicuramente una buona idea, che la sinistra in passato non aveva mai avuto. Eppure proprio a sinistra si critica “E’ solo demagogia, è troppo poco!” Forse sarà vero, ma perché loro intanto non c’erano arrivati prima? La miglior risposta sarebbe però proprio comprare quei prodotti con il marchietto del “carrello tricolore” ma soprattutto acquistare quando possibile prodotti italiani. Basta con pomodori olandesi, mirtilli cileni, prugne americane. Meglio scegliere la stagionalità e il “Made in Italy” per aiutare i nostri produttori, ridurre le spese di trasporto e quindi i danni all’ambiente.

 

UNA PESCA CHE FA MEDITARE

E’ stato giudicato negativamente da molti perché ricorda la tristezza di una bimba con i genitori divisi e non inneggia a tutte le forme più o meno “moderne” di famiglie allargate o alternative, ma quella pesca al centro della campagna pubblicitaria di Esselunga mi ha fatto riflettere e quindi trovo sia stato un messaggio positivo, obbligando tutti a pensare ai propri atteggiamenti di vita, al di là del contenuto commerciale appena sussurrato. Uno spot riuscito, ma soprattutto utile per la comunità e non è un caso che sia stato tanto criticato dalle “intellighenzie” progressiste.

Vedetelo e giudicatelo, soprattutto dentro di voi.

 

DE LUCA E MEDICINA

Il governatore campano De Luca sarà pure un tipo eccentrico, ma certamente è molto diretto nelle sue esternazioni per la gioia di Crozza che lo imita alla perfezione, come il suo collega Zaia..

De Luca è uno che parla chiaro e in modo colorito e spesso ha perfettamente ragione inquadrando il pensiero del cittadino medio davanti ad autentiche follie. Nel caso del test di ammissione alla facoltà di Medicina anche se pare che non ci siano (almeno quest’anno) le specifiche domande “pazze” ai candidati riportate dal Governatore campano resta l’esigenza di fondo di permettere a più giovani di accedere alla facoltà vista la carenza di medici a tutti i livelli.  Più che il solo test credo potrebbe servire un “filtro” successivo per esempio imponendo tempestività negli esami e scartando chi non sta al passo con le lezioni. Però, volete mettere quanto sia divertente De Luca in TV? Uno spettacolo da non perdere.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI!                                         MARCO ZACCHERA





IL PUNTO   n. 924 del 29 settembre 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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Il Punto: Sulla questione immigrazione il governo Meloni si gioca la faccia, anche se personalmente non la considero il primo dei problemi, eppure è un altro esempio di come l’Europa sia tuttora una realtà confusa e controversa e che va avanti in ordine sparso – E’ morto l’ex presidente Napolitano: rispetto, ma anche qualche riserva sulla sua figura politica – Modesta proposta fiscale – Musei: lo sconto ai “proprietari” ?

 

MIGRANTI, EUROPA, FUTURO

Il Governo (che nel frattempo con il decreto-flussi ha permesso la regolarizzazione di molti immigrati irregolari inserendoli nel mercato del lavoro) aveva promesso in campagna elettorale una riduzione degli arrivi via mare. ma di fatto non riesce ad ottenerlo, anzi, si moltiplicano naufragi e sbarchi.

Lo ha ammesso la stessa Meloni ed il tema è divisivo e complesso.

Se il governo intervenisse duramente con un blocco navale sarebbe subito tacciato a sinistra di insensibilità o peggio, mentre contemporaneamente le regioni (a cominciare da quelle “rosse”) non vogliono i centri di raccolta dei nuovi arrivati. Se raccoglie i profughi è accusata di incapacità, se li respinge o non soccorre (vedi Cutro) la Meloni allora è “assassina”. La Von der Leyen va e viene da Tunisi e Lampedusa, chiacchiera e rassicura, ma intanto Bruxelles concretamente non aiuta.

Nessuno vuole accogliere i nuovi arrivi, addirittura Austria, Francia e Germania dicono no agli ingressi e blindano le frontiere. La Germania contribuisce alle ONG che però sbarcano solo in Italia, ma anche sulla Tunisia l’Europa - a parte le belle parole - nicchia e tira a campare. I greci intanto di fatto chiudono, respingono e in definitiva se ne fregano delle critiche, mentre la maltese Metsola, presidente dell’Europarlamento, parla bene ma intanto anche Malta non accoglie. 

La Francia invece rassicura il martedì e il sabato mattina, il mercoledì il suo ministro degli interni dice il contrario e il venerdì Macron rafforza i gendarmi a Ventimiglia: W la coerenza.

Tutti - insomma - a parole sono umanitari, ma possibilmente a casa d’altri: funziona un po' come con le discariche o le centrali nucleari. Intanto gli arrivi si moltiplicano con barchette in lamierino di ferro “usa e getta” che affondano o spesso vengono trainate ed abbandonate in mezzo al mare in attesa di soccorsi, mentre la rotta libica e tunisina è sempre più frequentata.

Il Mediterraneo è diventato così un’autostrada senza regole e un cimitero, ma decidere di non decidere è la scelta più sbagliata, anche perché così il “filtro” lo fanno gli scafisti.

Ricordo che quando era di moda la via albanese la questione fu risolta sostanzialmente affondando i gommoni (vuoti) direttamente nei porti di partenza: forse un intervento mirato in questo senso in Tunisia scatenerebbe i benpensanti, ma sarebbe un tentativo.

C’è ovviamente il dovere di solidarietà umana a salvare la gente in mare, ma la questione è di non farli partire e se per i “migranti politici” veri (pochi) c’è una logica e dovere di accoglienza, i migranti economici che arrivano hanno o no il “diritto acquisito” a restare? Come essere umani sicuramente sì, ma perché accogliere loro e non il loro vicino di casa? Vale il concetto che loro hanno rischiato e gli altri no, oppure perché hanno pagato i delinquenti scafisti/schiavisti ?  Non è una logica ammissibile!

Se in Tunisia e in Libia si predisponessero dei campi di raccolta europei di filtro e di controllo e si imponesse che TUTTI devono passare di lì PRIMA di traversare, pena l’essere respinti e informando di questa condizione tutti i potenziali migranti?

Sarebbe un bel passo avanti tenuto conto che abbiamo bisogno di molte di queste persone se scelte, indirizzate, preparate, coordinate e protette, ma non all’insegna del caos che genera rischi, soprusi, sfruttamento e morti in mare. Chi arriva in regola deve quindi avere diritti certi (come il possibile ricongiungimento famigliare) ma anche obblighi altrettanto certi (ovvero l’accettazione delle leggi del paese ospite). Comportandosi poi bene nel tempo - come peraltro fa la gran parte degli immigrati - si dovrebbero acquisire cittadinanza europea e piena integrazione, tenendo anche conto che spesso – quando delinquono – gli immigrati lo fanno per necessità, emarginazione, ricatto e disperazione. 

Diritti e doveri dopo un ingresso controllato: io punterei su questa linea.

 

A PROPOSITO DI GIORGIO NAPOLITANO

Si deve sempre avere rispetto per la memoria di tutti e quindi censuro assolutamente il tono e gli attacchi pesanti alla memoria del Presidente Napolitano apparsi sui social e negli stadi. Bene ha fatto, ad esempio, il giudice sportivo a multare di 5.000 euro i tifosi all’ Olimpico perché – con totale mancanza di rispetto - nel minuto di silenzio in Sua memoria le curve hanno intonato la canzone “I ragazzi di Buda” dedicato ai giovani di Budapest uccisi dai sovietici nel 1956.

Proprio questo episodio, però, sottolinea come il giudizio storico e politico su Giorgio Napolitano non possa essere solo magniloquente ed assolutorio. Quell’invasione Napolitano, da buon comunista osservante, l’aveva infatti allora approvata e condivisa e non mi risulta si sia mai pentito per questo.

Era stato infatti un comunista DOC, ma dopo il 1944 perché prima – anche questo aspetto è stato poco ricordato – era invece esponente dei GUF (Gruppi Universitari fascisti) quando certo l’adesione non era obbligatoria.

A questo proposito ho fisso nella mente un episodio quando – da Presidente della Repubblica – commemorando i paracadutisti della “Folgore” sacrificatisi ad El Alamein, Napolitano ne ricordò il valore, ma sottolineando che difendevano comunque una dittatura e che – insomma -  erano morti “dalla parte sbagliata”. Quei paracadutisti morirono nel 1942, lo stesso anno in cui Napolitano era fascista dichiarato nel GUF: mentre parlava, non c’era in Lui un po' di ipocrisia?

A proposito di Ungheria, invece, ancora due mesi dopo l’invasione e nonostante i morti per le strade e gli arrestati, Napolitano giustificava l’intervento militare sovietico all’ VIII congresso del Partito Comunista scagliandosi con veemenza contro chi era uscito per protesta dal PCI (come Giolitti) con frasi pesanti che - lette negli anni successivi - andrebbero meditate. Anche su “mani pulite” fu feroce contro Craxi eppure “non poteva non sapere” delle tangenti e sovvenzioni pagate per decenni da Mosca ai vertici del PCI. Anche questa è storia e sono scelte che il Presidente Napolitano non ha mai rinnegato e nessuno gli ha chiesto di farlo. Per questo, da deputato, NON lo votai come Presidente della Repubblica e - se rispetto oggi la Sua memoria - non posso però dimenticare anche questi aspetti della Sua vita.

 

MODESTA PROPOSTA FISCALE

L’ Agenzia delle Entrate (meglio, i computer dell’Agenzia) ove riscontrino qualche irregolarità richiedono ai contribuenti documentazione integrativa su moltissimi atti. Spesso la stessa documentazione è già a mani dell’Ufficio e poi la pratica si chiude constatando la regolarità della posizione e delle dichiarazioni del contribuente.

Per evaderla, però, i contribuenti perdono tempo, risorse, attese. Ma se la “colpa” della richiesta poi dimostratasi ingiustificata è dell’Ufficio perché, a pratica conclusa, non si riconosce al contribuente un “bonus” per l’inutile disturbo arrecato e un rimborso delle spese da lui sostenute (per ricerche, fotocopie, parcella professionisti, recupero degli atti)? Mi sembrerebbe una misura di equità, anche per responsabilizzare gli uffici a valutare il caso prima di emettere richieste inutili o documenti già forniti.

 

MUSEO EGIZIO

Come le onde del mare, puntuali arrivano le critiche di parte della Lega e FdI al direttore del museo Egizio di Torino, Christian Greco, “colpevole” di applicare sconti sul biglietto di ingresso agli arabi perché quanto esposto viene dall’Egitto.

Non entro nel merito del personaggio, ma sul concetto dei biglietti differenziati per sottolineare come all’estero sia prassi comune concedere semmai sconti (anche in misura fino al 90%) ai “locali” rispetto ai turisti, considerandoli “ricchi” rispetto ai cittadini del paese ove ha sede il parco nazionale, il monumento o la galleria d’arte oggetto della visita. Non solo ciò di solito non avviene in Italia, ma applicando il concetto caro al direttore Greco, vista l’origine di quanto esposto nei musei di mezzo mondo, gli italiani dovrebbero allora entrare con lo sconto (o gratis) al Louvre, agli Uffizi, alla National Gallery, oppure riavere indietro (dalla Gioconda in giù) molte delle opere d’arte oggi esposte all’estero…   

 

BUONA   SETTIMANA  A  TUTTI !                                                               MARCO  ZACCHERA  



IL PUNTO   n. 923 del 22 settembre 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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Il Punto:

 Il discorso immigrazione sta raggiungendo un tragico assurdo, così come le incongruenze europee (un approfondimento la prossima settimana), intanto le conseguenze delle scelte BCE gravano su tutti e "distruggono" la manovra finanziaria: ma chi davvero comanda in Europa? Non certo i cittadini europei.  Segue un approfondimento sulla situazione “giudiziaria” USA, in Italia fornita precotta e confusa.

 

TASSI, BANCHE E DISASTRI

Per l’ABI – al netto di spese, perizie e adeguamenti BCE di settembre - i tassi dei mutui per la casa sono ormai vicini al 5% ma in un solo mese c’è stata una contrazione dei contratti del 3,3% che su base annua vuol dire la riduzione di un terzo delle pratiche.

Ancor peggio i prestiti alle imprese, ridotti in un mese del 4% segno che anche le aziende non possono più permettersi di investire.

Interessante notare che l’ABI ammette che i tassi pagati dalle banche alla clientela sui depositi si attestano allo 0.8% medio – ovvero una miseria - senza significativi incrementi e nonostante i dieci progressivi aumenti del tasso di riferimento decisi appunto dalla BCE.

La “forbice” della stretta creditizia non viene quindi immessa nel sistema privilegiando ad esempio finanziamenti mirati, produttivi o di incremento occupazionale ma resta alle banche che festeggiano con profitti da record semplicemente riversando i soldi raccolti quasi gratis dalla clientela nei rapporti interbancari ben rimunerati o comprando titoli di stato, lucrando così una splendida differenza senza rischi. 

Difficile dar torto al governo se si permette di proporre di tassare in modo più pesante questi extraprofitti e non capisco perché l’ipotesi non dovrebbe essere sposata anche a livello comunitario, a vantaggio di spese “mirate” ed applicate da tutti i governi UE.

La BCE insiste con una politica solo sui tassi per frenare l’inflazione (questa almeno la vulgata ufficiale, che pochi si permettono di contestare) quando – nello stesso giorno del report ABI –  Confesercenti sottolinea come la spesa alimentare delle famiglie italiane (primo indice del consumo) si sia ridotto nel primo semestre 2023 di 3,7 miliardi di euro nonostante l’aumento dei prezzi: si compra insomma il 10% circa di meno. Una manovra per combattere l’inflazione sta raggiungendo il risultato di uccidere la crescita, eppure pochi sottolineano questa incongruenza soprattutto quando l’inflazione non è generata da eccessiva domanda a fronte di carenza di prodotti sul mercato, ma dall’aumento di prezzo alcuni beni – come quelli energetici – che non sono un “optional” ma indispensabili per soddisfare bisogni primari o il funzionamento delle imprese che non hanno possibilità di scelte alternative.

Ecco perché appare strano il silenzio dei governi, la rassegnazione della politica rispetto alla BCE, la mancanza di coraggio nell’ ammettere che alla base della spirale inflazionistica ci siano state alcune scelte di campo che si stanno rilevando un boomerang a medio termine, come le decisioni riguardo alla guerra in Ucraina che ha fatto esplodere la crisi energetica e l’aumento delle materie prime.

Una volta di più questo non significa che abbia ragione Putin, ma semplicemente che perpetuare una guerra sta danneggiando pesantemente soprattutto l’Europa e che quindi bisogna far fronte a questa emergenza tentando di risolverla intanto con un armistizio e non solo assistendo passivamente all’andamento della situazione sul campo, di fatto ormai incancrenita, solo progressivamente aumentando le spese militari di cui nessuno dà un rendiconto e spese in un paese sconvolto dalla corruzione.

Troppi paesi extra-UE che non sono legati a queste problematiche nel frattempo crescono e conquistano mercati, spesso insensibili alle tematiche ambientali e con gravi danni per il pianeta, rendendo così nulle scelte europee che però intanto ci auto-danneggiano. Una seria riflessione su questi aspetti dovrebbe essere al centro del dibattito politico ed economico, mentre invece resta solo sullo sfondo,

 

Approfondimento:

USA: TEMPESTE GIUDIZIARIE

Arrivano dagli USA - attutiti dalla distanza, dalla confusione e dai preconcetti politici -  gli echi di una complessa guerra giudiziaria che potrebbe condizionare la prossima campagna elettorale per le presidenziali del novembre 2024.

Per capirli, però, bisogna prima fare un po' di chiarezza per il lettore italiano sul sistema giudiziario statunitense chiarendo tre aspetti fondamentali.

Il primo che la giustizia americana è “politica” nel termine più ampio del termine poiché giudici e procuratori sono tutti di elezione diretta da parte dei cittadini.

Esistono candidati indipendenti, ma di solito tutte le cariche pubbliche – dal preside scolastico al capo dei pompieri di una città, passando appunto per i giudici – sono scelti tra candidati repubblicani o democratici.

L’elettore può votare nella sua maxì-scheda un candidato giudice democratico e un deputato repubblicano, ma di solito vota la “lista” (partitica o, meglio, di schieramento) proposta da un partito per tutti i candidati alle diverse cariche di una specifica tornata elettorale. Avremo quindi procuratori democratici o repubblicani ovviamente più o meno solleciti (o sollecitati) ad accusare un avversario politico

Il secondo è il termine di “Gran Giurì” che da noi viene interpretato come una sorta di giuria processuale, mentre invece è solo un gruppo di cittadini -  estratti a sorte – che devono valutare se le prove raccolte dall’accusa siano o meno sufficienti per procedere in un’azione penale, un po' come il GIP in Italia.

Non si entra quindi nel merito delle accuse, l’imputato o i suoi difensori non sono presenti alla seduta e praticamente i “gran giurì” danno sempre l’assenso a continuare nella causa, anche perché nessun procuratore si presenta senza avere in mano almeno degli indizi.

Terzo aspetto fondamentale da chiarire è il termine di “impeachment”.

E’ l’avvio di un processo a carico di una carica pubblica (ad esempio un presidente) se si ritiene che per gravi motivi debba essere rimosso. Un processo lungo da parte del Congresso e che deve vedere favorevoli sia il Senato che la Camera dei Rappresentanti. Mentre nel tempo queste messe in stato d’accusa erano una rarità, oggi – soprattutto quando una Camera ha una maggioranza diversa dall’altra – sono diventati un motivo di scontro politico, anche se è ben difficile che un Presidente venga destituito perché il quadriennio elettivo scorre veloce.

Più che altro è un’arma di pressione e show a beneficio dell’opinione pubblica, come quella avviata a suo tempo dai democratici contro Trump e che intenderebbero avviare ora alla Camera i repubblicani contro Biden.

Nello specifico contro Trump non si sta ora avviando un impeachment (non è presidente in carica), ma una serie di accuse che potrebbero impedirgli di partecipare alla campagna elettorale e intanto la richiesta di un procuratore (democratico) di impedirgli di parlare dei casi giudiziari a suo carico, ovvero di “silenziarlo” sul principale tema della sua campagna elettorale, scatenando la bagarre.

Donald Trump ha infatti reagito subito alla notizia con il suo solito stile:
"Il procuratore di Biden, lo squilibrato Jack Smith, ha chiesto alla corte di limitare il 45mo presidente e principale candidato repubblicano. In pratica io combatto contro una persona incompetente che ha usato come un'arma il Dipartimento di Giustizia e l'Fbi contro il suo avversario e non mi è consentito commentare?"  Segue l’appello agli elettori: "Sono stato incriminato per voi: i democratici hanno utilizzato le forze dell'ordine come armi per prendermi di mira: quello che il corrotto Biden sta facendo è interferenza elettorale al massimo livello".

Sul fronte repubblicano, infatti, da tempo si accusa Biden di corruzione – direttamente e tramite il figlio Hunter Biden, personaggio di pessima fama – per traffici legati a rapporti commerciali con la Cina e l’Ucraina sui quali l’FBI sarebbe stato reticente e in settimana Hunter è stato effettivamente incriminato, ma per uno strano reato marginale legato all’acquisto di una pistola senza aver dichiarato i suoi precedenti di uso di droga.

Un’accusa – convalidata da un gran giurì, ovviamente - che è un “cavallo di troia” per inguaiare il padre e continuare ad indagare sulla “polpa” dell’inchiesta, ovvero i rapporti commerciali di famiglia quando Biden era il vice-presidente di Obama operando con società-ombra che i repubblicani da tempo accusano di scorrettezze fiscali e politiche.

In questo clima si aspettava in settimana l’avvio ufficiale di una procedura di impeachment direttamente contro Biden avviata dai repubblicani che – alla Camera – contano 10 voti in più dei democratici.

Scontato che al Senato tutto si fermerebbe comunque, ma la mossa sarebbe clamorosa quanto pericolosa poiché non tutti i repubblicani sarebbero favorevoli e - se il voto del gruppo non fosse unanime - una eventuale sconfitta sarebbe catastrofica per la reputazione dello speaker (ovvero il capogruppo repubblicano) Kevin McCarty  e tutto il suo partito. 

Tutto (forse) rinviato e le incertezze sono dovute al fatto che nelle prossime settimane il Congresso dovrà votare il bilancio 2024 (sul tema i democratici, senza maggioranza, sono sotto scacco) e alcuni repubblicani pensano di poter così avere più peso contro Biden.

Di sicuro la reazione della Casa Bianca non si è fatta attendere. "I repubblicani della Camera hanno indagato sul presidente per nove mesi e non hanno trovato alcuna prova di illeciti, la richiesta di impeachment è estremismo politico nella sua forma peggiore".

Battaglia aperta, insomma, e mancano ancora 14 mesi alle elezioni presidenziali!

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI!                                         MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 922 del 15 settembre 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati de IL PUNTO e altre news:   www.marcozacchera.it

 

Il punto del Punto: Con questo numero riprendono le uscite settimanali e  prego i lettori di leggere le righe qui subito sotto.  Intanto arrivano le prevedibili frizioni tra Governo, Europa & Gentiloni, siamo solo all’antipasto menrtre, onnipotente, la BCE decide i nostri destini economici ed aumenta ancora dello 0,25% i tassi europei per la decima volta consecutiva fregandosene dell’opinione dei paesi e dei governi. Questo significa un altro affare per le banche, ma danneggiare l’economia comunitaria ed azzerare gli effetti e le disponibilità di una intera finanziaria italiana. Anche per questo sarà una “finanziaria” magra, eppure c’è ancora qualcuno che rimpiange i superbonus!.

 

DISCORSETTO CHIARO AI LETTORI,

Carissimi, ci avviamo veloci al millesimo numero de “IL PUNTO”, sono infatti quasi vent’anni che ci sentiamo! Per me scrivere è uno sfogo, un segno di libertà di espressione, un tentativo di spiegare le cose con chiarezza, semplicità ma anche lealtà e rispetto per tutti, anche perché ci tengo a non essere etichettato.

Credo che molti apprezzino questo aspetto, almeno leggendo i tanti commenti che ricevo.

Vi chiedo però anche una mano concreta: datemi la gioia di poter continuare inviando IL PUNTO ad altre e nuove persone: amici, parenti, clienti, collaboratori: nessuno vuole disturbare e per cancellarsi basta un “clic” e credo che a molti piacerebbe leggere le note che cerco di proporvi ogni settimana. Mi mandate quindi qualche altro indirizzo mail? GRAZIE!

A proposito, le news le vorreste più succinte o dettagliate? Su quali argomenti: leggeri, politici, economici o di politica estera? Scrivetemi i vs. suggerimenti in un confronto che è sempre stimolante ed utile per entrambi le parti.

Mentre attendo il vostro aiuto con l’augurio di poter continuare a leggerci ogni settimana, ricordo anche che spesso alcuni indirizzi decadono senza apparenti motivi: se non riceveste più IL PUNTO in futuro lo trovate comunque su www.marcozacchera.it ma segnalatemi l’eventuale disservizio ! Grazie!!

 

MELONI, GENTILONI E L’EUROPA

Dopo quasi un anno da premier Giorgia Meloni si sente più forte e sicura di sé. Con i fatti ha subito chiuso la porta alle scontate polemiche “postfasciste” che ne hanno accompagnato la nomina, ha annacquato (fin troppo) il suo programma economico in chiave post-draghiana raccogliendo ovvi consensi ma anche una “tregua” dalla grande finanza, ha imparato a gestire i contatti internazionali arrivando a tenere una linea da “falco” pro USA e NATO sull’Ucraina superando anche molte perplessità interne. Ora che dovrebbe essere arrivato il momento di far emergere finalmente una più netta ed autonoma “sua” linea politica arriva un problema grosso: i sempre più difficili rapporti con l’Europa. 

Da una parte la Meloni vorrebbe forse tenere un atteggiamento più rigido con Bruxelles anche in chiave di contrapposizione e quindi di visibilità elettorale, ma come leader del gruppo “Conservatori e riformisti europei” sa che solo alleandosi al PPE potrà in futuro avere più sponde a Bruxelles e quindi partecipare come forza di maggioranza nella Commissione Europea.

MA IL SUO SUCCESSO NON PUO’ ESSERE BEN VISTO DALL’EUROPA DI OGGI CHE GUARDA A SINISTRA E TEME I “SOVRANISTI” DI DOMANI, COSI’ COME DA QUEI PAESI CHE TEMONO L’ITALIA COME POSSIBILE RIVALE.   

Per questo oggi l’Italia resiste sul MES (sua unica e vera carta di pressione), ma avrebbe però contemporaneamente bisogno di flessibilità di bilancio – e quindi di accordi - per poter varare riforme fiscali e sociali ben più ampie e significative in “finanziaria”, mentre la BCE - con l’aumento continuo dei tassi - sembra far di tutto per complicare i problemi delle imprese e anche dell’esecutivo italiano sul quale pesa come un macigno il maxi-debito pubblico pregresso. Uno 0.25% in più di interessi da pagare sui debiti di fatto cancella ogni possibilità di spesa in più a benefici degli italiani. Molte grazie madame Lagarde: certo questa sua politica economica non rilancia l’economia europea né  - è dimostrato - blocca l’inflazione.  

Ma c’è un altro aspetto del problema: il commissario direttamente coinvolto per le questioni economiche è proprio quello italiano ed è Paolo Gentiloni, già esponente PD e quindi oppositore politico all’attuale governo.

L’ipocrisia declama che un Commissario Europeo è (o dovrebbe essere) indipendente dai partiti e dalla propria provenienza nazionale, che le polemiche con Bruxelles “danneggiano l’Italia”, ma il fatto è che nel 2019 Gentiloni fu piazzato proprio dal PD in questo ruolo-chiave all’interno della Commissione.

Oggi che a Roma il PD è all’ opposizione è ovvio un potenziale attrito politico, soprattutto perché proprio Paolo Gentiloni ha tutte le caratteristiche per diventare il potenziale, prossimo segretario del PD con il quale ha percorso tutta la sua carriera.  

Soprattutto se la Schlein avesse un possibile infortunio elettorale alle europee, difficile che dalle parti del Nazareno non si apra una nuova guerra per la segreteria e Gentiloni sa bene di poter essere un potenziale ottimo papabile, soprattutto se sarà riuscito a bloccare la Meloni e a renderle la vita difficile.

Dimentichiamoci quindi che possa fornire qualche “aiutino” extra per aiutare il governo o si spenda più di tanto su tematiche care all’ Italia (vedi accordi ITA-Lufthansa) malviste in alcune altre capitali europee (Parigi) che difendono da sempre e prima di tutto i loro interessi nazionali. L’Italia va bene solo se tace e subisce.   

E’ insomma fatale che la distanza tra governo e commissario si accentui visto anche che l’Italia ha sulla groppa un deficit mastodontico (cresciuto anche quando Gentiloni era premier a Palazzo Chigi, dovremmo e dovrebbe ricordarselo, perché nessun TG lo ricorda mai!), un PNRR che è difficile da rispettare perché va poi restituito e i tassi sono aumentati in modo enorme grazie alla BCE che così può condizionare o strozzare ogni ripresa.

Per questo anche il MES non convince e sullo sfondo c’è sempre il ricatto del potenziale ritorno a quel patto di stabilità che era e resta un obbiettivo ben difficile da raggiungere e soprattutto da mantenere negli anni.

 

EURO 5 E DINTORNI

Il governo ha rinviato i divieti imposti alla circolazione dei veicoli diesel "Euro 5" considerati inquinanti nelle città e sobborghi. Situazioni surreali (come chi abita in un centro "under 15.000" ma doveva attraversarne uno più grande per poter andare a lavorare) con aspetti di sana demagogia come a Verbania dove la sindaco PD si era scagliata contro l'ordinanza della giunta regionale di centrodestra sui limiti, ma dimenticando di aver emesso lei stessa un'ordinanza identica già due anni fa, come ha sottolineato il segretario della Lega, Enrico Montani.

Sta di fatto che il tutto è motivato dalla dichiarata necessità di adeguarsi alle normative antinquinanti europee.

Nei giorni scorsi ero a BANGKOK che ha 14 MILIONI DI ABITANTI, ovvero QUASI TRE VOLTE DI PIU' DI TUTTI I PIEMONTESI, LIGURI E VALDOSTANI MESSI INSIEME, città quasi MILLE VOLTE più' grande dei centri bloccati dalle norme europee EPPURE A BANGKOK NON CI SONO LIMITI AL DIESEL. 

L'aria è apparentemente molto più pulita di alcuni anni fa e per ottenerla sono stati obbliati solo i taxi a funzionare a gas mettendo sotto controllo le emissioni degli scooter e dei tuk tuk. Inutile cercare auto elettriche, praticamente inesistenti. Il centro però non è chiuso al traffico, non ci sono aree C, i parcheggi sono privati multipiano e il traffico è spesso caotico, ma sostanzialmente tutto funziona anche perché la gente usa i servizi pubblici, efficienti ed economici. Certo usarli impressiona: sono pulitissimi, niente graffiti, niente scritte, niente carta per terra. Se imbratti un muro semplicemente ti arrestano (anche se turista), ti multano, ti schedano, ti rilasciano. Alla seconda volta resti dentro fino al processo senza condizionale.  Sono loro "avanti" o siamo noi rimasti assolutamente ipocriti e "indietro"??

 

SCHIFEZZE SUPERBONUS, TRUFFE E FUGA DALLE RESPONSABILITA’

Se nella vostra azienda sbagliaste le previsioni di bilancio di oltre il 50% licenziereste il vostro dirigente finanziario, ma chi prende le responsabilità alla Ragioneria generale dello stato che approvò, confermandoli, i conteggi – sbagliati e sballati - del “Superbonus 110 %”? per far felice Conte & C.?  

Fortemente voluto – come il Reddito di cittadinanza - da Conte e dal M5S,  la Ragioneria - accettando la normativa - ha “toppato” di DECINE DI MILIARDI visto che al 31 agosto 2023 gli investimenti ammessi a detrazione sono saliti a 85 miliardi di euro rispetto ai 40 ipotizzati e continuano a crescere. Tanto per dare un’idea, la “finanziaria” di quest’anno sarà di circa 30 miliardi mentre solo questa scellerata pazzia ha quindi generato un costo totale di 3 finanziarie lasciando lo stato in mutande o, meglio, ingigantendo il deficit.

I lettori de “Il Punto” vadano a rileggersi per cortesia cosa scrivevo tre anni fa, ovvero che fosse una follia di concedere un “bonus” che andava oltre le spese effettive e l’esponenziale aumento dei costi (leggi: speculazioni) che avrebbe generato sui costi di ristrutturazione. . Se un ponteggio edile è venuto a costare fino a TRE VOLTE DI PIU’ in pochi mesi doveva essere evidente per tutti che qualcosa non “girava” ed è strano che se ne accorgesse e lo denunciasse il sottoscritto e nessuno ai piani alti.

Altro particolare che si tende a nascondere i vertiginosi profitti del sistema bancario che ha lucrato sugli anticipi auto-riducendoli ai beneficiari (“o accetti così o non prendi niente”!) , aspetto spesso poco noto al grande pubblico, così come le colossali truffe che sono state organizzate e permesse visto che era una legge fatta con i piedi, ma truffe che alla fine porteranno a pene risibili con i soldi (pubblici) nel frattempo spariti e dilapidati.

SE VA IN GALERA IL LADRO DI POLLI, A CHE PENE DOVREBBERO ESSERE CONDANNATI I TRUFFATORI DI CENTINAIA DI MILIONI, COMPLICI LE BANCHE E I FURBETTI DI STATO?  

 

IL SUSSIDIARIO + ZACCHERA

Collaboro da tempo al quotidiano on line “Il Sussidiario”: chi fosse interessato a leggermi può cliccare “sussidiario + zacchera” scoprendo così anche una testata informativa che mi sembra attenta ed alternativa.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI!                                         MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 921 del 1 settembre 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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Numeri arretrati de IL PUNTO e altre news:   www.marcozacchera.it

 

Il Punto: Mentre si preannuncia per il governo un difficile autunno si discute ancora del gen. Vannacci. Intanto il mondo cambia e l’Occidente rischia di rimanere ai margini visto il crescere degli stati BRICS che – per esempio – non impongono sanzioni alla Russia, vogliono emarginare il dollaro facendo nascere valute virtuali, hanno ben diversi parametri ambientali e in definitiva vogliono rappresentare il nuovo “motore” del mondo. Forse faremmo bene tutti a studiare meglio queste grandi novità geopolitiche piuttosto che seguire soprattutto (o solo) l’italica politica spicciola.  

 

ATTENZIONE: COME OGNI ANNO IL PUNTO IN ESTATE ESCE OGNI DUE SETTIMANE ANZICHE’ OGNI VENERDI’. LA CADENZA SETTIMANALE RIPRENDERA’ CON IL PROSSIMO NUMERO, IN INVIO IL 15 SETTEMBRE. )     

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SOLIDARIETA’ A VANNACCI

Non si sono ancora spenti gli echi della vicenda legata al gen. Roberto Vannacci per il suo libro “Il mondo al contrario” e “avvicendato” (destituito) dal proprio incarico dal Ministro della Difesa, Crosetto.

Prima di tutto stiamo ai documenti: l’art. 1472 del Codice Militare recita: “I militari possono liberamente pubblicare loro scritti, tenere pubbliche conferenze e comunque manifestare pubblicamente il proprio pensiero, salvo che si tratti di argomenti a carattere riservato di interesse militare o di servizio per i quali deve essere ottenuta l'autorizzazione.”

Al di là di ogni ragione politica o di opportunità, quindi, il gen. Vannacci aveva ed ha il DIRITTO DI ESPRIMERE LE PROPRIE OPINIONI. Per questo io credo che il ministro Crosetto abbia SBAGLIATO ad allontanarlo dal proprio incarico, al limite avrebbe potuto SOSPENDERLO in attesa che gli organi disciplinari militari valutassero quanto scritto da Vannacci.

Nel MERITO bisogna aver innanzitutto letto il libro e le frasi contestate, non limitandosi a “commentare i commenti”. Io l’ho letto e - come l’ 87,5% di chi lo ha fatto (fonte: “termometro politico”) - vi ho trovato cose logiche, magari un po' scontare e banali, comunque di buon senso, non offensive e tantomeno triviali.  Tra l’altro è strano (stessa fonte demoscopica) che ben il 69,8% dei contrari a Vannacci ammetta però di NON aver letto il libro né di volerlo fare: piacerebbe sapere sulla base di che cosa esprimono dei giudizi se non per preconcetto.

Forse dovremmo tutti ammettere che – dando proprio ragione a Vannacci - siano davvero i “media” ad influenzare i giudizi di chi raramente va “alla fonte” facendosi una opinione documentata.

Leggendo il libro si sostiene – per me giustamente - di come spesso una minoranza sia riuscita o voglia condizionare l’opinione pubblica, l’informazione, la pedagogia, i gusti e la legislazione obbligando la “normalità” (ovvero la grande maggioranza) a subire condizionamenti assurdi. Questo non vuol dire non riconoscere o condannare quella minoranza (non solo riferita ai gay, ma anche in molti altri campi) ma sollevare appunto il problema di questo conseguente “condizionamento obbligato” a tutti.

Essere fuori della norma non è per sé stesso un insulto. Io sono e sono stato sicuramente “fuori dalla normalità” politica: quando ero giovane il 95% degli italiani non la pensava come me (stando almeno ai risultati elettorali) visto che il mio partito era considerato estremista e il MSI-DN raccoglieva più o meno il 5% dei voti, ma non per questo mi consideravo offeso se mi davano del “diverso”, eppure essere allora di destra era ben più discriminante che non oggi essere un gay (o di altre incerte declinazioni…).

Quindi il caso Vannucci è nato in definitiva sul nulla, ma ha aperto un dibattito molto utile sul concetto CHE IN ITALIA SE NON SI ESPRIME UN’IDEA, UN PENSIERO, UNA TESI “POLITICAMENTE CORRETTA” allora susciti scandalo.  Qualcuno dice “può pensarla come privato cittadino, non come militare”. No, scusate, in merito l’art. 1472 è chiarissimo e Vannacci ha ovunque dichiarato e scritto – anche nel libro – che lui parlava appunto come semplice cittadino e le sue affermazioni d'altronde non c’entrano nulla con il suo essere un militare.

Il grave è piuttosto che se Vannacci avesse scritto “Viva i gay nell’esercito” o qualcosa di simile sarebbe stato probabilmente lodato, coccolato ed il suo libro avrebbe avuto ottime recensioni (anche se pochi lettori), ma solo accennando alla loro “diversità” ecco che allora scoppia lo scandalo.

Così se qualcuno (come spesso mi accade personalmente) scrive in modo “diverso” sul clima, l’inquinamento, la Co2, l’energia nucleare, la politica economica europea, l’immigrazione, le responsabilità USA, il conflitto in Ucraina, Trump o Biden, i rapporti tra i sessi ecc. è subito ostracizzato. Non credo che questo sia giusto quando si affermano opinioni senza offendere, senza modi sguaiati, senza parolacce o bestemmie. In conclusione, quindi, perché destituire Vannacci?

Io vorrei che i suoi detrattori indicassero con precisione un passo, una pagina, una frase, una espressione offensiva del testo anziché stare sulle generali: se c’è discutiamone, se invece NON c’è, allora contro Vannacci è in corso una epurazione ingiustificata.

Più grave ancora che oggi al Governo ci sia il centro-destra, una maggioranza che ha preso i voti proprio perché (credo, spero, penso!) affermi una sorta di ritorno alla “normalità” in una società dove alcune minoranze – e su questo Vannacci ha totalmente ragione – si sono imposte come portatrici del Verbo e nessuno le può quindi più criticare, denunciare o sottolineare gli indebiti spazi che si sono presi a danno di chi non la pensa come loro.

……

Ma c’è un altro aspetto che non fa amare Roberto Vannacci al Ministero della Difesa: la sua lunga battaglia, gli esposti giudiziari e le reiterate denunce da lui presentate sulla vicenda dell’uranio impoverito. In poche parole, migliaia di nostri soldati (quanti italiani lo sanno?) sono stati esposti per anni in Iraq, in Bosnia e in Kossovo alla contaminazione causata da proiettili radioattivi americani (ma usati anche dalle nostre truppe) soprattutto per pezzi anticarro che hanno loro procurato lesioni gravi e in molti casi l’insorgenza di tumori devastanti con centinaia di successive morti sospette.

Parliamo di almeno 369 militari italiani deceduti e più di 4.000 contaminati per questa causa, purtroppo nel disinteresse generale. Una vicenda molto grave e volutamente tenuta “sotto traccia” nonostante le tante condanne a pagare indennizzi per morti ed invalidità. Vannacci da anni porta avanti denunce ed esposti su questa storiaccia, forse o soprattutto anche per questo era ed è diventato estremamente “scomodo” per vertici delle FFAA.

Quanti vi hanno riferito anche questi aspetti della vicenda, spiegando cosa sia effettivamente avvenuto ai nostri soldati usando incautamente questo tipo di armi? Riflettete sul perché di questi silenzi - che pur sono stati oggetto di indagini anche parlamentari - e se scopriste che tra i Ministri della difesa coinvolti in primis c’è anche l’attuale Presidente della Repubblica…

 

BRICS ED OCCIDENTE IN DECLINO

L’ex G8 (ora G7 perché la Russia ne è stata allontanata) ci viene regolarmente presentato come il “summit” dei grandi paesi e delle più importanti economie mondiali. Purtroppo non è così – o, meglio, non è PIU’ così – vista la crescita esponenziale delle nazioni BRICS (Brasile – Russia – India – Cina – Sudafrica), un’altra intesa cui stanno aderendo decine di paesi emergenti nel mondo per un’alleanza di fatto politica oltre che economica a tutto danno del “vecchio” Occidente e che potrebbe avere presto anche dei risvolti militari in chiave anti-NATO.

Di fatto un accordo tra nazioni che crescono ed hanno idee ben diverse da noi (o meglio, dai leader del G7) sul ruolo del dollaro USA, sull’inquinamento, l’economia e lo sviluppo del mondo. Tra l’altro, durante il summit tenuto a Johannesburg il 22-24 agosto, i 5 membri del BRICS hanno annunciato l’adesione di Arabia Saudita, Argentina, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia e Iran mentre una cinquantina di altri paesi sono “in lista d’attesa”.

Forse l’Europa, gli USA e gli ormai pochi altri loro alleati dovrebbero cominciare a rendersi conto che un nuovo ordine mondiale è davvero alle porte: come ci prepariamo?

 

COLDIRETTI MENAGRAMA

Ma la Coldiretti non dovrebbe occuparsi principalmente di difendere e tutelare gli agricoltori? Lo fa, certamente, ma diffonde anche continue news eco-apocalittiche diventando una specie di menagramo terribile tanto che più che sembra pensare soprattutto a mettere sempre le mani avanti sottolineando danni & disastri.

Verificate: non fa tempo ad uscire l'arcobaleno che già arriva su Televideo il dettaglio dei danni targato Coldiretti: se piove perchè piove, se c'è il sole perchè è secco, se tira vento o grandine non ne parliamo. Incredibile poi questa capacità di quantificare immediatamente i (presunti) danni. Ora la Coldiretti ha esteso il suo campo d’azione e a stretto giro ci informa dei prezzi che aumentano, del clima mondiale impazzito, delle temperature estive, dei turisti in transito, di esodo e controesodo, di prezzi (degli altri) che crescono troppo. Se va bene la vendemmia è un dramma per il pomodoro, se le zucchine risalgono crolla il mercato delle patate: è un quotidiano stillicidio di cattive notizie condite con il refrain finale di ogni comunicato: "Gli agricoltori patiscono danni, pregasi rimborsare!" E' brava la nostra Coldiretti che deve avere un eccellente ufficio-stampa specializzato in cattive notizie, mai una buona notizia del tipo “Visto il buon raccolto, i prezzi al consumo diminuiranno un po' ”.

 

SOLO MANCINI MERCENARIO ?

Sarebbe ipocrita dire che Roberto Mancini abbia fatto male a lasciare la guida della Nazionale per intascare i milioni (di dollari) di Riad guadagnando sei volte di più dei soldi della Federcalcio perchè - potendo – forse lo avremmo fatto tutti, ma da uno come lui mi sarei aspettato più chiarezza e più lealtà spiegando subito questa semplice e comprensibile motivazione, senza nascondersi dietro all'ipocrisia di fantomatiche "incomprensioni". Il dubbio è se sia corretto che la FIFA ammetta queste follie economiche, certi ingaggi a vecchi campioni con le conseguenti cittadinanze dei giocatori mercanteggiate a vantaggio di chi le concede solo per poterli schierare nelle rispettive nazionali. Poi però mi è venuto in mente che il presidente della FIFA è proprio Gianni Infantino, quello che si dichiarava "arabo, gay e migrante" per cercare di nascondere gli scandali del mondiale venduto al Qatar e allora Mancini è diventato un angioletto. Come sempre il pesce-calcio puzza dalla testa, soprattutto per faccende di soldi.

 

IL SUSSIDIARIO + ZACCHERA

A parte che  Il Punto e  per altre testate scrivo regolarmente sul quotidiano on line “Il Sussidiario”: chi fosse interessato a leggermi può cliccare “sussidiario + zacchera” scoprendo una fonte di informazioni che mi sembra attenta ed alternativa.

 

BUON SETTEMBRE A TUTTI!                       MARCO ZACCHERA

 

PS: Assentandomi per alcuni giorni dall’Italia, questo numero de “il Punto” è stato scritto il 28.8.2023




 

IL PUNTO   n. 920 del 18 agosto  2023

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati de IL PUNTO e altre news:   www.marcozacchera.it

 

Il Punto: In tempi di notizie vacanziere fa ancora discutere la decisione della premier sulla tassazione degli iperprofitti bancari e di limare gli aumenti automatici su alcune tratte aeree. Condivido il tentativo e cerco di spiegare il perché. Seguono altre news

 

ATTENZIONE: COME OGNI ANNO IN ESTATE IL PUNTO RALLENTA PER NON DISTURBARE TROPPO USCENDO OGNI DUE SETTIMANE ANZICHE’ OGNI VENERDI’, CI RIVEDIAMO  IL 1° SETTEMBRE !   

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SERVE CORAGGIO PER ROMPERE IL CERCHIO  !

Chi mi legge sa che spesso sono stato cauto sul governo, ma ho molto apprezzato che la leader, prendendo d’infilata l’opposizione, si sia sbilanciata non poco nei confronti delle banche. E’stato per lo meno un segnale controcorrente e non mi ha stupito la campagna di stampa subito avviata contro di lei per la tassazione degli extraprofitti bancari e la sponda subito offerta da una larga parte della nostra informazione a questa Europa dei banchieri che fanno e disfano a proprio vantaggio.  

Tra l’altro ha fatto bene la Meloni ad agire rapidamente o l’avrebbero bloccata come comunque cercheranno di fare: la “melina” piace tanto a chi alla fine non vuole che cambi mai nulla.

Ricordiamoci che da sola BANCA INTESA ha dichiarato un profitto di 4.2 MILIARDI di euro nel solo primo semestre 2023, iperutile realizzato non per maggior operatività interna ma di fatto solo grazie ai tassi BCE mentre il sistema bancario ha lucrato anche sui Bonus 110%, giusto per ricordarcelo.  

Il problema è politico e strategico: è assurdo che la BCE possa infatti alzare in un anno i tassi dallo 0,5 ad oltre il 4,25%, e gli interessi attivi (per le banche) schizzino di conseguenza aumentando di quasi dieci volte il costo degli interessi per i soldi prestati alle aziende e alla clientela, ma non venga riconosciuto un aumento proporzionale per esempio sui depositi, tanto che la differenza diventa solo un profitto non a vantaggio comune, ma solo delle stesse banche e dei fondi sovrani esteri che ci stanno dietro.

Tutto viene sempre frettolosamente spiegato che la BCE con le sue manovre “Vuole così raffreddare l’inflazione” ma un semplice ragionamento economico sottolinea l’incongruità di ogni manovra se i profitti non vengono reinvestiti almeno in parte nel sistema, in alternativa sotto forma di tassazione forzosa.  

Se un’azienda paga il credito più caro, se si vede ridurre la liquidità e qualsiasi suo investimento diventa quindi più costoso, come non può che scaricare sul prezzo del prodotto buona parte di questi maggiori oneri? Quindi i tassi non riducono da soli l’inflazione, come è invece lo slogan usato dalla BCE per giustificarne gli aumenti, ma sostanzialmente si trasformano solo in (taciuti) enormi profitti bancari.

Ma basta! In argomento la scelta del governo rompe finalmente una specie di atavico tabù e certi commenti – vedi quelli del Financial Times o di Moody’s, una volta di più cani da guardia e d'altronde sponsor dei banchieri – puntualmente lo confermano.

La stessa Borsa, sofferto un giorno, è subito rimbalzata anche per i titoli bancari ed è assurdo che i commenti politici si concentrino sullo schierarsi pro o contro la Meloni e non cerchino piuttosto di spiegare bene ai lettori questi meccanismi che – tra l’altro – consigliano all’ Italia di indebitarsi il meno possibile per PNRR e MES.

Mi auguro che queste scelte del governo siano quindi solo l’inizio e che l’Italia progressivamente smetterà di essere così passiva nei confronti della BCE e sulle sue politiche monetarie, anche perché è veramente tutto da dimostrare che  l’inflazione europea degli ultimi due anni sia dovuta a squilibri tra domanda ed offerta, mentre tutti capiscono che viene soprattutto per l’enorme rincaro delle materie prime a sua volta imposto e causato da scelte politiche (legate alla guerra in Ucraina) in parte discutibili, ma guerra - guarda caso - sempre accolta con applausi proprio dalla BCE.

Credo che la mossa della Meloni potrebbe essere seguita anche da altri governi ponendo proprio il problema “politico” del controllo della BCE.

Non serve la demagogia, ma la concretezza ed abbiamo tutti bisogno di un’Europa più vicina ai cittadini e non schiava della burocrazia di Bruxelles o soprattutto degli gnomi delle banche centrali che a loro volta rispondono, prima che ai propri governi, ai loro azionisti ovvero – come nel caso della Banca d’Italia – alle banche che la controllano. E’ allucinante che la gente non capisca o conosca poco questo sconcertante meccanismo dove sono le stesse banche ad autodeterminarsi i profitti agendo non sull’efficienza e competitività interna ma solo sui tassi di interesse a livello europeo. 

Se chiedete a cento italiani chi controlli la Banca d’Italia quasi tutti sono stati portati a pensare che sia una autorità indipendente ed autorevole, una sorta di baluardo “tecnico” a difesa dell’economia e stabilità del paese, quasi nessuno sa che è invece di proprietà delle banche stesse e che quindi abbia ben chiari interessi “di parte”.  (Banca Intesa e Unicredit sono i primi azionisti di Banca d’Italia, con oltre il 25% del capitale).

Di corollario tutti chiudono gli occhi su altre vicende, per esempio proprio sugli interessi da usura (altro capitolo su cui il governo potrebbe e dovrebbe intervenire con rinnovata fermezza imponendo tetti ragionevoli) applicati da banche e finanziarie sul “pronto credito” o gli sconfinamenti usando le carte di credito.

Si tratta spesso di piccoli importi usati per necessità famigliari minute, ma che si moltiplicano nei momenti di crisi e allora perché non mettere un “tetto” agli interessi su questi crediti almeno fino ad un “gradino sociale” (per esempio applicare al massimo il 10% anziché le attuali punte che superano il 20% fino a sconfinamenti di 5.000 euro). Operazione finanziarie dove anatocismi e costi sono sottaciuti nei contratti e sconosciuti ai più, così come il cittadino non vede chiaramente chi lucra sui costi delle materie prime (vedi ingiustificati aumenti della benzina alla pompa) e di tanti altri prezzi che non vengono controllati o calmierati. Quanti notano ad esempio che i prezzi della benzina sono “a grappolo” per singole aree con un prezzo evidentemente pre-concordato tra gli impianti locali? Eppure non si dovrebbe operare così…

Lo stesso vale per le speculazioni di Ryanair i cui biglietti sembrano costare poco anche perché la compagnia ottiene super sconti usando aeroporti e servizi. Una compagnia iper-speculativa che per sei anni di fila è stata giudicata la peggior linea aerea europea mentre i suoi piloti sono comprensibilmente in sciopero per paghe da fame (tanto i disservizi li paga il cliente). Tranquilli che la compagnia non lascerà l’Italia e in alternativa altre compagnie arriveranno in una logica di concorrenza. E’ sempre il monopolio che infatti fa aumentare i prezzi e va incoraggiato il governo quando faticosamente cerca di muoversi in questo campo, anche se è ovviamente subito criticato da chi rischia i propri interessi e profitti in gioco, palesi o nascosti.

Ritengo però che questa sia comunque la strada giusta a dimostrazione che un governo di destra può (e dovrebbe) essere molto più “sociale” di quelli precedentemente più di sinistra, ammesso che lo fosse – ad esempio – quello di Draghi, esecutivo che aveva imbarcato, ma guarda che strano, anche tutta la sinistra ufficiale compresi PD e il M5S che però allora al “salario minimo” non ci avevano proprio pensato

 

MIGRANTI

I numeri parlano chiaro: l’arrivo di migranti dal “fronte sud” si sta moltiplicando nei suoi numeri enormi di sbarchi e di morti, ma il governo sembra paralizzato, timoroso di fermare gli arrivi per non essere colpito dall’ostracismo politico nazionale ed estero.  Arrivano tutti, giustificati o meno, ma intanto ben pochi trafficanti sono intercettati mentre si moltiplicano i barchini lasciati alla deriva senza motore in mezzo al mare nella speranza che “tanto qualcuno li salverà”, come fanno quotidianamente le navi dei “buoni”. Sono le acclamate ONG battenti bandiera tedesca, spagnola od olandese, stati che però poi i profughi non li vogliono e non li fanno sbarcare. La sinistra denuncia "il fallimento del governo" (ma i migranti non erano "risorse"?) mentre nei fatti la tragedia di Cutro è stata sfruttata come grimaldello per il “liberi tutti”, ma non è una ricetta, sta diventando un disastro.

 

CHIP DIPENDENZE

Buona notizia (?!) dimenticata dai media. L’UE raddoppierà entro il 2030 (dal 10 al 20%) la quota di mercato di produzione interna di semiconduttori per ridurre la dipendenza dalla Cina e dagli altri Paesi asiatici con investimenti di 43 miliardi di euro pubblici e privati. Passo utile ma in ritardo e super-costoso e che soprattutto dimostra la nostra dipendenza e debolezza tecnologica, i pericoli della “Via della seta” e quanto di siamo stati capaci di auto-distruggere la nostra tecnologia e le produzioni europee visto che - se tutto andrà bene – nel 2030 saremo comunque ancora chip-dipendenti dall’Oriente per l’80%.

 

BUON FINE AGOSTO A TUTTI!                                         MARCO ZACCHERA





IL PUNTO   n. 919 del  4 agosto  2023

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati de IL PUNTO e altre news:   www.marcozacchera.it

 

Il Punto: Polemiche (scontate) sulla riduzione del Reddito di cittadinanza, idem sui fondi del PNRR mentre il catastrofismo climatico impone che “tutto” sia colpa della CO2 compresa la scelleratezza umana.  In realtà, ad agosto, sono polemiche da ombrellone mentre semmai altre sono le vere crisi come in Niger, fornitore d’uranio alla Francia, o il conflitto ucraino che sta diventando una cancrena, mentre gli italiani sono sempre più scettici sugli aiuti militari e ben il 70,4% sono contrari alle forniture americane di bombe a grappolo a Zelensky.

Da parte mia non posso che condividere l’appello di Papa Francesco a Lisbona che chiede all’Europa (inascoltato) più coraggio per costruire sentieri di pace e di investire meno in armi e più per le persone. Mentre gli USA perdono il rating “AAA” (visto l'incredibile deficit federale forse andava deciso da tempo, ma la è l’ennesima dimostrazione del potere dei gruppi economici che condizionano e comandano la politica mondiale, graziando o deponendo interi governi) godetevi le vacanze e permettetemi un saluto speciale a Gigi Buffon che ha terminato la carriera. Per me è stato il portiere più bravo di tutti e - detto tra noi – quel “Boia chi molla” che una volta spuntò da sotto una sua maglia non era scritto per caso…

 

ATTENZIONE: COME OGNI ANNO DURANTE I MESI ESTIVI IL PUNTO RALLENTA NELLE USCITE PER NON DISTURBARE TROPPO E VI ARRIVERA’ OGNI DUE SETTIMANE ANZICHE’ OGNI VENERDI’ FINO A META’ SETTEMBRE.  

 

Approfondimento 1 / FUNERALE AL REDDITO

Come ampiamente previsto eccoci con le scontate e preconcette polemiche per il progressivo “stop” al Reddito di Cittadinanza. Premesso che era uno dei punti-cardine del programma di governo e che quindi la Meloni sta solo attuandolo chi ha seguito la tematica sa benissimo che – al di là delle sparate propagandistiche o dei programmi auto-celebrativi di “abolizione della povertà” – c’è la desolante realtà di uno strato sociale che in parte lavora in nero e si adatta al suo ruolo furbescamente o per necessità, oppure che semplicemente non ha voglia o non può lavorare.

Un giudizio negativo sulla legge ben diffuso tra gli italiani e trasversale dal punto di vista politico soprattutto per l’evidente ingiustizia di un Rdc pagato a chi NON lavorava rispetto alla misera e spesso inferiore pensione riconosciuta a chi ha lavorato magari per tutta una vita,

Alla base ci sono realtà umane condizionate da abitudini, ignoranza, provenienza famigliare, mancanza di spirito competitivo e più o meno gravi gap culturali e psicologici. Temi che andrebbero risolti ben prima di puntare ad un lavoro e che troppo spesso restano latenti o sconosciuti, così come spesso ci sono obiettivi problemi fisici che limitano le capacità di accedere a un lavoro.

il Rdc era diventato una distribuzione sostanzialmente a pioggia - e particolarmente in alcune zone del paese (vedi il napoletano, che da solo “pesa” come metà Italia Settentrionale) - di una miriade di piccole somme mensili insufficienti per campare, ma abbastanza per “arrotondare”, senza però risolvere il problema lavorativo.

Il Rdc è stato una mancia e non una soluzione, ma d’altronde o si decide di abbandonare una parte della popolazione soprattutto nel Sud e nelle periferie urbane con poche reali possibilità di lavoro, oppure (come è avvenuto) le si passa un più o meno piccolo mensile che permetta di tacitarla e lusingarla politicamente – come fa il M5S - offrendo una sorta di obolo sociale.   

Scontate le polemiche nel valutare tra “poveri” e “nullafacenti” (poco incoraggianti e credibili, a questo proposito, le fisionomie di una parte dei “disoccupati organizzati”) il problema si rinvia ma non si risolve.

Il fatto è che lavori veri, stabilizzanti e decorosamente pagati è difficile trovarli perché richiedono qualifiche, specializzazioni, mobilità e soprattutto volontà di impegno nel tempo, ovvero caratteristiche che mancavano alla gran parte dei richiedenti il Rdc, che in molti casi risultavano poco al di sopra del livello minimo di alfabetizzazione.

Senza dimenticare la grande platea degli immigrati, le cui domande di reddito erano state presentate (ed ottenute) tramite i patronati, ma sovente non dicendo la verità. Persone che avevano auto-dichiarato di essere in Italia da un decennio (circostanza indispensabile per ottenere il sussidio, ma spesso del tutto falsa) e che comunque il reddito l’hanno percepito lo stesso perché tutto si basava appunto su una “auto-dichiarazione” che spesso i dichiaranti neppure capivano non parlando l’italiano. 

Di fatto ogni Regione è andata per conto suo - sostanzialmente in un caos generale - mancando direttive unitarie e tempi di verifica obbligatori.

Tutto questo con il paradosso che i pagamenti dell’assegno erano poi in capo all’Inps, (con il vertice feudo del M5S) ora sotto accusa con minacce di inchieste parlamentari, “un ricatto” tuona la sinistra.

Funerale annunciato insomma di una legge fallimentare in termini di recupero di veri nuovi posti di lavoro, ma utile e a volte indispensabile come provvedimento-tampone ai fini sociali, con ora i dubbi sul futuro degli assistiti che restano con il cerino (bruciato) in mano.  Al netto delle polemiche, infatti, adesso per loro che succederà? Sfoltiti i ranghi da settembre dovrebbe partire l’ “Assegno di supporto alla formazione e al lavoro” (max 350 euro al mese), definizione nuova per problemi antichi.

Il tutto con un maggiore coinvolgimento dei comuni, che peraltro già lamentano di essere senza soldi e senza personale. Nulla di nuovo, insomma, il seguito alla prossima puntata.

 

Approfondimento 2 / CATASTROFISMO CLIMATICO

Sui media ricevi attenzione solo se stupisci e le news sul clima devono sempre essere catastrofiche.

Del clima impazzito si parla ovunque, da Mattarella ai TG alla pubblicità “verde” che imperversa a tutto schermo. D'altronde condividi e accetti sacrifici solo se sei preoccupato e speri così di difendere il clima e l’ambiente, spendi molto di più per un’auto elettrica solo se ti convincono psicologicamente e con una pubblicità martellante che in cambio così salverai il mondo.

Certamente conta anche la CO2 dispersa in atmosfera e scarichi ed inquinamento vanno ridotti, ma ricordiamoci che secondo gli scienziati seri, il nostro pianeta in 150 anni si è riscaldato in media di circa 1,1 gradi centigradi rispetto alla fine del XIX secolo, l'inizio della rivoluzione industriale, che è tanto ma che è già successo più volte nel recente passato della terra.

Da sempre il globo è soggetto a variazioni climatiche: duemila anni fa era ben più caldo di oggi e Annibale traversò le Alpi ad ottobre anche perché non c’era la neve, così come invece prima dell’anno mille fece molto più freddo e successivamente la temperatura terreste risalì bruscamente, tanto che i Vichinghi traversarono l’Atlantico e scoprirono la Groenlandia (“Terra verde”) che oggi nessuno chiamerebbe così.

Dal 1400 in poi la temperatura terreste ridiscese di nuovo fino all’ 800 e da allora ricominciò a riscaldarsi con punte di freddo intorno al 1810-1820 probabilmente legate anche ad una serie di grandi eruzioni vulcaniche ed al loro pulviscolo rilasciato in atmosfera.

Solo ultimamente l’uomo è diventato un evidente e grande perturbatore del clima. D’altronde quando ero bambino nel mondo eravamo due miliardi (un quarto di oggi) e nell’arco di una vita sono state distrutte terre e foreste, inquinate acque di laghi, mari e oceani: ovvio che ne siamo corresponsabili.

Poi la politica che è anche motore di scelte economiche, agricole ed industriali, in un dedalo di interessi contrapposti spesso inconfessabili. Siamo in tanti, l’acqua potabile scarseggia ma viene ancora sprecata, ma intanto permette speculazioni e sarà sempre più fonte di conflitti, così come per il controllo delle materie prime, ma anche per la pesca oceanica e – in generale – tutto ciò che non è facilmente standardizzabile e potenzialmente “globale”.

Attenzione perché spesso gli interessi economici nascondono o modificano la verità e i “nemici” sono difficili da scoprire oltre alle domande imbarazzanti, politicamente scorrette. Per esempio nessuno ammette quanto inquinino le guerre, compresa quella in Ucraina, quando grano russo finisce (finiva) effettivamente in Africa e quanto inquinano le centrali a carbone che si moltiplicano in Cina, India, Vietnam…Paesi che Greta Tumber non ricorda mai.  

Ma è poi così scontato che il riscaldamento mondiale sia tutto -  o quasi -  colpa della CO2 emessa in atmosfera? E se concause fossero anche le macchie solari, le eruzioni vulcaniche, i movimenti del magma terrestre? Bisogna continuare a studiare e non solo “vendere” certezze che non ci sono, ma muovono somme stratosferiche.

In generale l’informazione andrebbe fornita in modo più corretto perchè non è solo “colpa” del clima se un’alluvione spazza via una città costruita lungo un fiume chiuso tra argini sempre più stretti per favorire la speculazione edilizia, così come il 99% degli incendi sono dolosi o voluti (ma i criminali responsabili non li prendono quasi mai) e non c’entra niente il caldo.

Qualcuno si rende conto che gli alberi nelle città cascano lungo le strade anche perché non vengono potati o che i pini marittimi sono naturalmente fragili e con poche radici?  Così come non sono sbagliate in sé, ma diventano nulle nei loro risultati globali certe demagogiche decisioni europee che pesano su tutti noi, ma incidono in modo infinitesimale sull’ambiente globale senza una contemporanea politica ambientale decisa anche negli altri nove decimi del mondo.

Su questo l’Europa è contraddittoria però su queste basi demagogiche è impostata tutta la politica dell’attuale maggioranza PPE-socialisti coprendo intanto scandali, assurdità, contraddizioni e lobby.

 

ORVIETO: RIFLESSIONI INTERESSANTI

L’hanno chiamata “La Destra della Destra” ma è un concetto riduttivo. In realtà ad un convegno organizzato ad Orvieto si sono ritrovate molte persone ed associazioni politicamente di destra critiche  rispetto ad alcune posizioni del governo (che in parte condivido), soprattutto in politica estera.

Chi fosse interessato ad approfondire meglio queste tematiche può contattarmi e volentieri invierò il documento-appello finale, che comunque merita una lettura.

 

INFLUENCER

Ammetto di non sopportare il mondo falso e fuorviante degli “influencer” che condizionano le scelte di tante persone e sono la dimostrazione concreta della scemenza di molti dei loro “follower”.

La coppia Ferragni-Fedez è l’esempio più concreto di come si debba falsamente stupire pur di fare “audience” nel quadro di un ben mirato mix economico-politico-finanziario. Alla fine si dimostrano furbi loro e sciocchi chi li segue. Scrivo questo perché mi ha urtato leggere recentemente una notizia dalla coppia (arrivatami sul telefonino grazie ai soliti trucchi) "Addio alla nostra bambina" - lutto dolorosissimo per Ferragni e Fedez". Per un attimo ho pensato ad una vera tragedia, per scoprire poi  che si trattava di un cane da loro adottato. Certamente colpisce la morte di un animale, ma sarebbe opportuno almeno un po' più di rispetto per chi i lutti in famiglia li subisce sul serio.

 

BUON AGOSTO A TUTTI!                                                  MARCO ZACCHERA





IL PUNTO   n. 918 del 21 luglio 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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Numeri arretrati de IL PUNTO e altre news:   www.marcozacchera.it

 

Sommario: In estate le cronache politiche vanno sempre un po' “montate ” in TV e tra i media inventando polemiche su temi marginali o non c’è molta trippa per gatti, ma quest’anno sui problemi della giustizia ci si sta impegnando a fondo.

Partire per esempio da una (giusta) osservazione di Nordio che chiede chiarezza sul fumoso reato di “concorso esterno di attività mafiose” per tentare di far diventare “filomafioso” addirittura  il ministro è decisamente surreale, ma serve a distogliere l’attenzione su una casta giudiziaria che NON vuole né cambiare né fare autocritica.

Così come il salario minimo (problema mai sollevato per decenni, soprattutto quando governava la sinistra) che ora riempie la bocca di PD e M5S serve solo per dare un po' di colla e respiro alla sinistra, mentre la Meloni incassa il successo politico della grazia egiziana a Zaki.

In sordina passano così le bombe a grappolo fornite da Biden a Zelensky o il moltiplicarsi degli sbarchi.

Infine un risvolto climatico: fa caldo, va bene, ma in fondo è come tutti gli anni…Da qui a trovare quotidiani allarmi parossistici per giustificare le mille pressioni psicologiche ed economiche europee tutte tese a “dimostrare” le tesi ecologicamente più radicali è una sciocchezza, ma la faccenda è venduta alla grande.

 

ATTENZIONE: COME OGNI ANNO DURANTE I MESI ESTIVI IL PUNTO RALLENTA NELLE USCITE PER NON DISTURBARE TROPPO E VI ARRIVERA’ OGNI DUE SETTIMANE ANZICHE’ OGNI VENERDI’ FINO A META’ SETTEMBRE.     

 

Approfondimento: MAGISTRATI: LA VERA CASTA ITALIANA

 

Niente da fare: se qualcuno vuole cambiare qualcosa nell’aristocratico mondo della giustizia in Italia si ritrova immediatamente a lottare contro la “casta” delle toghe, impenetrabile ed inossidabile.

Raramente qualche giudice si è mai assunto le proprie responsabilità a parte gli Eroi come Livatino, Falcone o Borsellino che la mafia l’hanno combattuta sul serio. Per esempio mentre si parla da decenni dei rapporti mafia-politica nessuno è andato ad indagare a fondo sui rapporti tra mafia e Procura palermitana, invano denunciati proprio dai giudici uccisi. 

Pensiamo a tutti i referendum che nei decenni si sono susseguiti sulla responsabilità dei magistrati e non sono mai stati di fatto applicati, a quanti (pochissimi) giudici siano stati portati a giudizio per sentenze dimostratesi apertamente insostenibili o ai casi infiniti in cui - a livello europeo - la giustizia italiana sia stata condannata per discriminazioni o ritardi: i responsabili dei fatti – pensate al caso Tortora - non pagano mai.

La stessa magistratura che negli anni ha sempre rivendicato la propria (doverosa) autonomia non è stata mai capace di strutturare organismi di autogoverno credibili e ben distinti dalle interferenze politiche tanto che – a parte gli scandali conclamati, ma che poi alla fine sono stati tutti più o meno insabbiati – le stesse ”liste” per l’elezione del CSM hanno sempre fatto riferimento a ben chiare aree politiche da cui, implicitamente, si attendono e si offrono adeguate e reciproche protezioni e vantaggi.

Proprio il fallito sistema di autogoverno interno e le sue concrete possibilità di interferire nelle  carriere  ha spinto i magistrati a schierarsi, perché l’appartenenza a questo o quel gruppo era (ed è) l’indispensabile passaporto per passare di grado in una aperta lottizzazione generale, soprattutto per raggiungere quelle posizioni di potere che a loro volta possono condizionare la politica.

Se la nostra Costituzione (sempre richiamata quando fa comodo, subito dimenticata quando nei fatti è violata) ha diviso in tre i poteri dello Stato non c’è dubbio che una repubblica parlamentare come la nostra proprio nel parlamento abbia il suo anello più debole, in antitesi con quelli che erano i desiderata dei Padri Costituenti e nonostante che le Camere siano – o dovrebbero essere, visti i recenti sistemi elettorali – l’unica espressione diretta del volere dei cittadini.

Poi le ipocrisie dominanti, quelle che per i giudici non valgono mai.

Guardate la questione della “privacy” – rigorosamente con la  y – che dovrebbe   difendere   la   riservatezza   degli   italiani.   Varate   leggi   e regolamenti, stampati miliardi di moduli e formulari, studiati programmi informatici, predisposti testi da sottoscrivere tutti sanno che è una gran perdita di tempo perché tanto, quando c’è qualcosa di veramente riservato da preservare o segretare, la norma viene aggirata ed il segreto diventava presto e comunque quello di Pulcinella.

Idem per l’ “Avviso di garanzia”, un’altra riforma che doveva permettere al cittadino-indagato  di  essere  meglio garantito nei propri diritti sapendo per tempo (e   teoricamente prima degli altri) che è in corso un’indagine su di lui e che quindi – se vuole – possa provvedere a difendersi.

Negli anni, però, chi riceve il fatidico “avviso” è rubricato come sostanzialmente già   colpevole.   I nomi degli indagati illustri escono misteriosamente quanto  regolarmente   dalla   Procure  prendendo  la   strada delle redazioni e dei media e gli “avvisi” svolgono quindi una ben diversa missione  pratica,  antitetica  a quello per cui erano stati   voluti,  diventando il killeraggio anticipato dei potenziali indiziati.

Non si ha peraltro sentore di un magistrato, un cancelliere, un avvocato, un brigadiere   o un maresciallo che sia mai stato inquisito e condannato per aver sveltamente passato la “velina” in mani amiche.

Idem per il “Segreto istruttorio”, già parente dell’”Avviso di garanzia”, che imporrebbe a lor signori Magistrati di non rendere pubbliche le inchieste fino al proscioglimento (e allora il silenzio precedente sarebbe stato d’oro) oppure ad un doveroso rinvio a giudizio per far giudicare il presunto colpevole in base alle prove o indizi raccolti.

Anche in questo caso il segreto viene però molto spesso violato e l’inchiesta   teoricamente segreta diventa oggetto di cronaca, scandalo, dibattito o polemica allietando le cronache politico-giudiziarie anche di questa torrida estate.

Non accenniamo solo al caso Santanchè in cui la ministra sostiene di non essere tuttora indagata, né ai soliti casi di intercettazioni sussurrate, ma per esempio alla brutta storia di La Russa Jr. apparsa direttamente sul Corriere della Sera in prima pagina diventato subito un quotidiano prurignoso gossip estivo che infiamma le discussioni da ombrellone, ma anche le cronache politico-giudiziarie.

Casi che purtroppo spesso vengono ignorati e sepolti, ma questa volta l’Apache è “figlio di” e quindi – viva la privacy e il segreto istruttorio -  il suo nome è spiattellato nel mondo intero, del diciannovenne vengono pubblicate foto di lui, fratelli e famigliari, si aprono polemiche ed accuse al di lui padre  di  cui  si chiede il fatidico  (e  consueto)  “passo  indietro” ecc.ecc.Dell’inchiesta giudiziaria si conosce da subito il nome della Magistrata inquirente e i suoi collaboratori (che non si sottraggono ai media), si montano polemiche e vengono forniti piccanti particolari non confermabili nè confermati: il diciannovenne - comunque finirà - avrà a vita un bollo di infamia.

Nessuno si permette di dire e scrivere che siamo davanti a clamorose violazioni di legge, perché altrimenti si passa subito come amico degli Apache, ma avevo la stessa opinione anche per i guai combinati dal figlio di Grillo.

Intanto la Magistrata milanese – assunta agli onori della cronaca – indaga, ma alla fine di questo show mediatico, qualunque cosa deciderà, avrà contro mezza Italia.

Se proscioglierà l’Apache molti giornali lasceranno intendere che si è appiattita al potere e se in futuro avrà una promozione sarà “L’evidente dimostrazione del   favoritismo   a   suo   tempo   concesso”.   Idem,  però,  se lo rinviasse a giudizio con indizi opinabili perché l’altra mezza Italia vedrà nella sua decisione una motivazione politica per azzannare ai polpacci il capotribù degli Apache e - quando la promozione arrivasse - il commento sarà esattamente quello già sopra virgolettato.

E’ mai possibile sperare in Magistrati rigorosi, ma indipendenti e soprattutto riservati?

 

BOMBE A GRAPPOLO

Mi indigna che l’Italia ufficiale sia stata sostanzialmente zitta e non abbia battuto ciglio all’annuncio di Biden che ha deciso di fornire le bombe antiuomo a grappolo in Ucraina, bombe bandite dalle norme internazionali e dal trattato di Oslo, ufficialmente sottoscritto da 110 paesi tra cui l’Italia. Ciascuno la pensi come crede sull’Ucraina, ma credere a uno Zelensky che chiede queste armi micidiali per usarle sul PROPRIO territorio è ridicolo, perché non sono né armi da trincea né da prima linea. ma che per anni si rivelano micidiali per i civili inermi, i bambini, i contadini e chiunque passera per un terreno infestato da questi ordigni inesplosi messi al bando dal mondo civile.

Sono stato personalmente relatore alla Camera su queste vicende e votato l’embargo, ho visto le mutilazioni prodotte a troppi innocenti in Libano, in Laos, in Angola, in Afghanistan e pensare che gli USA (che, come ucraini, cinesi e russi NON hanno sottoscritto il trattato) vogliano fornirle a Zelensky mi riempie di sgomento. Se la giustificazione è che le possono usare i russi non è che - se hai contro un barbaro - devi necessariamente scendere al suo livello per contrestarlo.

E meno male che si parla del “cattolico” Biden, un burattino che ha barattato evidentemente ogni principio morale all’industria delle armi. Quelle bombe non faranno vincere a Zelensky e agli alleati occidentali la guerra, ma creeranno tanti lutti e mutilati inutili.

Circa l'accordo sul grano difficile che Putin lo rinnovi viste queste novità, ma ci sarebbe un modo per annullare le conseguenze del blocco russo: visto che USA e Canada producono buona parte del grano mondiale (e ben di più dell' Ucraina) ne cedano un pò alle popolazioni affamate ad un prezzo calmierato e il ricatto russo non funzionererebbe più.

 

ANDREA PURGATORI: GIORNALISMO VERO

Se ne è andato improvvisamente Andrea Purgatori, giornalista de La 7 di cui spesso non ho condiviso il taglio delle inchieste e le opinioni politiche, ma che sicuramente era un grande giornalista. Dal “Corriere” alla TV a lui il merito di aver sollevato tanti veli inconfessabili, tante omertà, tanti silenzi di stato. Un lutto vero per il giornalismo italiano.

 

 

BUON TUTTO A TUTTI!                                                        MARCO ZACCHERA   






IL PUNTO   n. 917 del 7 luglio 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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Numeri arretrati de IL PUNTO e altre news:   www.marcozacchera.it

 

Sommario: Sulla “rivoluzione dei giovanissimi” in Francia serve una riflessione più ampia del commento di cronaca coinvolgendo anche l’aspetto immigrazione in Europa che l’UE continua a minimizzare e l’Italia a subire.

Se condivido la posizione del governo su MES e PNRR, sarebbe gesto di stile invitare Sgarbi a dimettersi: con i suoi eccessi ed il turpiloquio ha davvero stufato.

Anche per la vicenda Santanchè si pone il problema, ma è assurdo essere indagati da mesi ed ufficialmente neppure saperlo: riecco la disputa politica con i magistrati di Milano.

Intanto, con rabbia e tristezza, prendo atto che chiude “STORIA IN RETE” l’unica rivista storica ben fatta e culturalmente “di destra” in edicola. Incredibile che proprio quando il centro-destra è al governo non si aiuti una voce seria, alternativa e utile, salvo poi lamentarsi dell’egemonia culturale a sinistra. Assurdità, superficialità e menefreghismo… insomma, la solita storia!

 

ATTENZIONE: COME OGNI ANNO DURANTE I MESI ESTIVI IL PUNTO RALLENTA NELLE USCITE PER NON DISTURBARE TROPPO E VI ARRIVERA’ PIU’ O MENO OGNI 15 GIORNI (ANZICHE’ OGNI VENERDI’) FINO A META’ SETTEMBRE.       BUONE VACANZE, ALMENO PER CHI LE FA!

 

RIDURRE FONDI PNRR E NO AL MES

La gran parte degli italiani non ha ancora ben capito perché il governo voglia rallentare i fondi del PNRR e dice no al MES, il fondo salva-stati. Con parole semplici va ricordato che non sono soldi regalati ma da restituire con gli interessi e per un paese indebitato come il nostro sono diventati – con i tassi alti imposti dalla BCE, ben diversi da quelli di tre anni fa – un pessimo affare.

Non solo, come più volte ho scritto i fondi del PNRR si stanno usando non per opere importanti e strategiche ma per una infinità di spese “correnti”, soldi spesso spesi male,  sprecati, oggetto di corruzione “perché tanto non costano”. Chi ha visto l’ultimo numero di “Report” ne sarà rimasto sconcertato.  Ancora di più la necessità di risparmio vale per il MES che – una volta sottoscritto – non impone di accedervi, ma in caso di necessità obbligherebbe l’Italia a condizioni-capestro pericolose, vedi la Grecia.

E attenti agli abusi: le “operazioni sospette” di carattere finanziario segnalate da banche, pubblica amministrazione e poste legate al PNRR sono già decine di migliaia.

Morale: se siete indebitati, prima di chiedere altri prestiti ci pensate a lungo: è esattamente quello che deve fare l’azienda-Italia se - per una volta - la politica fosse intesa a lungo termine e non solo guardano a un vantaggio momentaneo.

 

SGARBI E SANTANCHE’, DIMISSIONI?

Vittorio Sgarbi è indubbiamente un grande conoscitore d’arte, ma da troppo tempo urla regolarmente sopra le righe ed offende il prossimo, incurante dei ruoli che occupa. Anche Giorgia Meloni deve rendersi conto che è doveroso imporre un certo lessico e un certo stile ai suoi collaboratori e dare uno stop a chi vive di eccessi. Questo deve valere quindi anche per Sgarbi soprattutto perchè il suo personaggio si auto-alimenta soprattutto dalle polemiche, oltre che dalla assurda contemporanea di incarichi e cariche che riesce a ricoprire.

Più complicato il discorso sulla Santanchè per la quale – almeno per ora – l’opportunità varrebbe più della norma. Inaccettabile però che sia indagata da otto mesi senza esserne informata, mentre la notizia viene comunicata prima a un quotidiano di opposizione. Guarda caso c’è sempre di mezzo la Procura di Milano…

 

Approfondimento: LA RIVOLTA IN FRANCIA

Le notizie francesi sulla “Rivolta dei giovanissimi” in Italia sono state lette soprattutto come fatti di cronaca, ma si fanno pochi sforzi di approfondimento sulle motivazioni profonde di una situazione esplosiva che dovrebbe fare riflettere tutta l’Europa.

Se il pretesto è stata l’uccisione di un giovane di 17 anni (già pluri-denunciato e colpito da un poliziotto dopo aver forzato un posto di blocco), in tutta la Francia sta infatti crescendo una nuova generazione che non riesce e non vuole integrarsi nella comunità e che rifiuta l’omologazione culturale e sociale di un paese che sulla “egalité” aveva ed ha scommesso il proprio futuro.

Sono giovani francesi figli (e nipoti) della grande ondata migratoria che ha riempito la Francia, soprattutto dal Nordafrica e dalle ex colonie francesi, che proprio nella loro “diversità” trovano motivi di aggregazione rifiutando le strutture stesse di uno stato che considerano “nemico” perché non se ne sentono parte. Sono diventati “grandi numeri” che affrontano un disagio fatto di abbandono scolastico, larghe sacche di disoccupazione e difficoltà economiche e costituendo interi quartieri che sono diventati vere e proprie comunità alloctone, spesso in un ambiente visibilmente degradato. Frutti antitetici agli obiettivi (falliti) di una politica francese che da anni come scelta strategica aveva voluto invece cancellare, almeno ufficialmente, proprio tutte le diversità etniche, culturali, sociali e religiose.

Siamo arrivati al paradosso che in alcuni quartieri (o “case-quartiere” visto gli enormi agglomerati residenziali di periferia) non entri e non vivi se non sei originario di un determinato paese africano, ma poi è vietato indicare in un curriculum la tua etnia di provenienza o una scelta religiosa. Appare assolutamente ipocrita non voler riconoscere la realtà di questo fallimento quando – soprattutto nel mondo musulmano – sono invece proprio queste le caratteristiche più importanti e che vengono sublimate soprattutto da chi non ha altri motivi di integrazione. Non c’entra nulla la morte del giovane Nahel con l’assalto a un municipio o con il saccheggio di 800 negozi, ma è la “vendetta” generata da una rabbia profonda ed iconoclasta non per l’episodio in sé, ma di rabbia razziale contro i simboli del potere e della ricchezza negata.

Macron è in forte difficoltà: senza una maggioranza parlamentare stabile, stretto da una estrema destra che gli chiede più rigore e condizionato da una sinistra che lo attacca, oscilla tra appelli e pressioni opposte, mentre ormai non solo le periferie bruciano per una rivolta che si estende e può diventare incontrollabile, con un pericoloso spirito emulativo e dove il rischio di infiltrazione terroristico-religioso è evidente, a rischio di ulteriore degenerazione. Sull’altro fronte si moltiplicano anche i gruppi di “autodifesa” spesso armati e ufficialmente coperti da associazioni di tiro a segno.

Certo fa effetto prendere atto che nel mirino ci sia proprio il ministro dell’interno Darmanin – potenziale successore di Macron e molto pieno di sé  – che solo due mesi fa attaccava la Meloni sulle politiche migratorie italiane e che ora appare manifestamente incapace di controllare la propria situazione interna.

Così come appare surreale che l’ONU sostenga come proprio in Francia la polizia attuerebbe discriminazioni etniche (quando la “Gendarmerie” è un evidente esempio interraziale) e le stesse Nazioni Unite tacciono per gli attacchi in tutta l’Africa di carattere religioso contro i cristiani o intervengono su paesi che praticano abitualmente la pena di morte o la discriminazione femminile. Solo nella stessa Francia in un anno ci sono stati una ventina di attentate a chiese e oltre 800 episodi di violenza anti-cristiana, notizie più o meno tenute sotto traccia, ufficialmente per non alimentare le contrapposizioni ma soprattutto per coprire le responsabilità del governo.

Ipocrisia nell’ipocrisia ci si rifiuta anche in Italia di prendere atto che - superando un limite fisiologico di assorbimento – è difficile integrare chi ha caratteristiche molto diverse dalla comunità ospitante e le conseguenze dell’“entrate tutti!” diventano evidenti, salvo per chi a livello italiano ed europeo non ne vuole prendere atto.

 

CHIUDE “STORIA IN RETE”: OCCASIONE PERDUTA  

Dopo 19 anni e 198 numeri (oltre a 20 numeri monografici) il bel mensile “STORIA IN RETE” cessa le pubblicazioni. Lo fa perché non ha sovvenzioni e mezzi economici per sopravvivere, proprio mentre la destra politica è al potere. Viene così cancellata l’unica rivista storica documentata e seria che in questi anni ha cercato di presentare i fatti storici al di là degli schemi e dei preconcetti, dando chiavi di lettura (e rilettura) importanti. Strana questa destra che non vuole avere radici, disinteressata alle proprie origini, quella stessa parte politica che poi si lamenta se la sinistra detiene il monopolio culturale, informativo e storico, ma che evidentemente non capisce quanto la Storia sia importante.  Un vero peccato e tanta rabbia. Penso ai fondi sciupati – per esempio – dalla “Fondazione Alleanza Nazionale” che anni fa, invece, aveva abbonato alla rivista tutti i suoi iscritti (e se oggi perde queste occasioni, non si capisce a che cosa serva).

Per “STORIA IN RETE” sarebbero bastate poche decine di migliaia di euro per sopravvivere, ma il silenzio politico è stato letteralmente “tombale”…

Grande occasione scioccamente perduta!

 

BUON TUTTO A TUTTI!                                                            MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 916 del 30 giugno 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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Numeri arretrati de IL PUNTO e altre news:   www.marcozacchera.it

 

Sommario: Apprezzo che Giorgia Meloni raccolga le perplessità sul MES e cominci a tenere anche posizioni critiche verso un’ Europa che sembra puntare a diventare soprattutto uno strumento finanziario in mano alla BCE senza possibilità di critica e controllo da parte dei cittadini.

Ne parleremo prossimamente, intanto su questo numero de IL PUNTO una riflessione su quanto la politica abbia perso non solo a livello ideologico, ma soprattutto in senso di appartenenza e di comunità ed a seguire un approfondimento sulla situazione della Schlein a capo di un PD senza bussola e che ha perso nettamente anche in Molise.

Un po' di dati “ecologici” sottolineano intanto la perdurante demagogia europea rispetto al pragmatismo cinese, indiano e degli USA: siamo sempre di più degli autentici autolesionisti! Infine un appuntamento culturale proposto sabato a Verbania

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Cari lettori,

permettetemi in apertura una nota personale che a qualcuno potrà sembrare banale, ma che mi ha portato a qualche riflessione.

E’ morto nei giorni scorsi un caro amico che per tanti anni è stato quello che si diceva un “attivista” politico. Renato Bisesti non mancava mai a un comizio di Alleanza Nazionale, appiccicava manifesti con il suo motocarro ad ogni campagna elettorale, montava e smontava gazebo, palchi, altoparlanti. Una persona semplice ma concreta che apriva e chiudeva la sede, sempre disponibile a dare una mano se c’era bisogno.

Pensavo di trovare un po' di amici di allora al suo funerale, ma di quel mondo non c’era quasi nessuno.

Passano gli anni, certo, e molti sono già andati avanti, ma soprattutto è stata per me una visibile dimostrazione che si è perso completamente quello che una volta – un po’ in tutti i partiti – era nella politica il senso di comunità, di appartenenza.

Chi era di destra era una minoranza, soprattutto in una città “rossa” come la nostra, e militanza voleva dire essere segnato a dito, qualche volta rischiare di brutto, ma c’era questo orgoglio comunitario e quindi l’aiuto reciproco, la volontà di distinguersi – in meglio – da tutti gli altri.

Non c’erano i “follower” ma gli iscritti, la politica non era virtuale ma piena di idee, discussioni, tensioni in presa diretta.

Certo è cambiato tutto, nulla può essere più come prima, ma con il nuovo se ne sono andate non solo le ideologie ma il sentimento, la passione, l’idealità.

Facevi politica perché ci credevi, mai immaginando di fare carriera o che avresti avuto un presidente del consiglio con idee simili alle tue. Per questo non c’erano in giro molti furbastri o convertiti dell’ultima ora, ma c’era la Fede... E questo valeva non solo per la politica, ma anche nella vita, nell’ affrontare i problemi e le tematiche di tutti i giorni.

Siamo pieni di “cose” ma troppe volte abbiamo perso il senso il senso di comunità prima ancora di quello dell’appartenenza, tanto che ai funerali di Renato alla fine l’unico momento vero è stato quando la tromba del gruppo degli Alpini ha suonato il silenzio; quei pochi che lo portavano lo hanno salutato la mano al cappello ed io pensavo che – morti anche loro (noi) – nulla o quasi sarà rimasto di un mondo piccolo che ormai se ne è andato. Un grande patrimonio disperso che i giovani di oggi non    hanno conosciuto, ma soprattutto non vivranno mai.

 

DELUSIONE SCHLEIN

L’ altra settimana Beppe Grillo se era uscito con una delle sue solite frasi ad effetto sulle “brigate con il passamontagna” a difesa del reddito di cittadinanza e - visto che alla manifestazione del M5S era pure presente la leader PD Schlein - è scattata l’immediata polemica dentro e fuori il suo partito.

Mentre in Molise proprio l’alleanza formale PD-5 Stelle è naufragata in una gran brutta figura elettorale è inutile perder tempo con Grillo che ha già dimostrato come la sua politica si riduca alla fine a fare solo queste battute, il vero problema è la Schlein che non sembra riuscire a dare al PD una linea politica, una strategia e soprattutto un po' di chiarezza.

Per esempio, i democratici sono pro o contro il reddito di cittadinanza? Pro o contro l’alleanza con il M5S, pro o contro Nordio per una riduzione delle intercettazioni, pro o contro la fornitura di armi all’Ucraina, pro o contro il MES e – se a favore - perchè?

Questa insicurezza o l’impossibilità di scegliere per la Schlein avviene su tutti i fronti e la base già lo percepisce bene, soprattutto perché l’elettorato storico del partito (che è cosa diversa dai vertici e dalle strutture) comprende “a pelle” come l’anima vera della Schlein sia in quella sinistra radical-chic e sfacciatamente pro” Lgbtqia+ “ (sigla peraltro in continuo adeguamento), ma concretamente distante anni luce dai problemi di quella che fu la classe operaia.

La Schlein si esprime chiaramente solo su alcuni temi dove “sente” la specifica problematica (vedi appunto quella di genere, peraltro divisiva) mentre su altri è portata a sottovalutarli proprio perché non sono né i suoi né di una classe sociale che non rappresenta. Per tenere insieme queste sinistre così diverse tra loro si può convergere  su temi di facciata (antifascismo, anti-melonismo ecc.) ma poco su altri.

Si osserverà che la Schlein è stata votata soltanto pochi mesi fa ( e da poco più della metà dei votanti), ma è stata eletta - al netto di infiltrati -  più “contro” l’altra faccia della leadership democratica che veniva proposta  (ovvero quella propria della continuità, della struttura e della gestione del potere, non sempre limpida nei modi e nei fatti) che per meriti propri.

Diciamo che il popolo votante alle primarie PD (peraltro negli anni sceso alla metà della metà) ha forse preferito il male minore, ma non è già più entusiasta della scelta, rischiando la Schlein di diventare presto solo la settima (!) vittima sacrificale di un partito che usa cannibalizzare la propria segreteria.

Di fondo, infatti, la vera scelta che non si vuol (o non si può) prendere in casa PD è se

puntare al voto di protesta in concorrenza a Conte-Grillo oppure lasciare ai grillini la comoda rendita dell’opposizione - che assicura comunque un bel pacchetto di voti, certi ma sterili – per faticosamente cercare la strada di costruire con altri (chi?) una alternativa seria alla Meloni oggi galoppante.

Per farlo non servono opposizioni preconcette, ma piuttosto posizioni concrete con alternative sostenibili, necessariamente non demagogiche.

Gira e rigira la Schlein - almeno per ora - le scelte però non le fa, limitandosi ad una specie di ping-pong indossando contemporaneamente l’una o l’altra casacca.

Una posizione di mera sopravvivenza che alla fine logora (e infatti la logorerà).

 

CAMBIAMENTI CLIMATICI

Il parlamento europeo ha deciso a larga maggioranza di istituire una “Giornata europea per le vittime dei cambiamenti climatici”.

Ho casualmente ascoltato l’intervento dell’on. Silvia Sardone (Lega) che ha sottolineato la demagogia legata a queste ricorrenze fornendo dati sconcertanti che andrebbero non solo conosciuti, ma soprattutto meditati dai cittadini europei.

Secondo le stime Eurostat (e che sono andato a verificare su internet) nel 2022 l’Europa ha ridotto del 2,8% le emissioni complessive di anidride carbonica, ma nello stesso anno la Cina le ha aumentate del 4,2%, con un aumento di consumo di petrolio del 5,5%, del carbone del 3,6% e del gas dell’1,4%.

Noi ci sentiamo i primi della classe e i salvatori del pianeta, ma Pechino ha autorizzato nel 2022 una maggior produzione elettrica di 105 gigawatt con 82 nuove centrali elettriche a carbone, 4 volte di più rispetto a quelle del 2021. L’Europa produce solo l’8% dell’anidride carbonica globale, condiziona (o distrugge) il suo sviluppo industriale, automobilistico ecc. per ridurre queste emissioni, ma non riesce minimamente ad incidere sulle emissioni complessive nel mondo che aumentano per responsabilità di paesi come la Cina che poi l’Europa ulteriormente arricchisce comprando quei prodotti che per motivi ambientali non può/vuole più produrre al proprio interno.

Inventiamoci pure l’ennesima ricorrenza, ma resta il fatto che nel 2022 la Cina ha superato gli 11 miliardi di tonnellate di anidride carbonica e il suo aumento è stato di circa 440 milioni di tonnellate, l’Europa tutta intera ne ha prodotti 2,7 miliardi riducendone circa 70. Solo l’aumento cinese – che già produce 4 volte più inquinamento che tutta l’Europa messa insieme - ha superato di sette volte il sofferto e costoso “risparmio” europeo.

Vale la pena continuare in questa auto-castrazione economica europea o prima di tutto bisognerebbe cercare di far ridurre l’incremento inquinante cinese, indiano e degli stessi Stati Uniti ?!

 

UCRAINA E DEMOCRAZIA

Sabato 1 luglio alle 18 presso la Società Operaia di Intra (via De Bonis 36 - Verbania) l’associazione “Cultura & Tradizione” ha organizzato un dibattito alla presenza dello scrittore Paolo Borgognone sul tema “Dalla guerra in Ucraina alla democrazia illiberale”. Ingresso libero.

 

Buona settimana a tutti e buone vacanze a chi le comincia!    MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 915 del 23 giugno 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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Sommario: Un numero “difficile” de Il Punto perché ci si abitua a tutto, anche alla guerra, eppure bisogna riflettere perché i caduti non sono solo dei numeri. Così come bisognerebbe riflettere anche sulla pubblicità “green” che spesso distorce la realtà (e nel nome della presunta ecologia fa pagare tutto di più). Infine due note sul ministro  Nordio e gli esami di maturità

 

PACE, ARMI E ARMAMENTI

Leggo sull’ANSA che il governo di Kiev ha dichiarato ufficialmente che le forze ucraine avrebbero ucciso durante il conflitto ben 219.840 soldati russi. Se il dato fosse  vero sarebbe davvero impressionante (in tutta la seconda guerra mondiale l’Italia ebbe 291.000 militari caduti) ma non possiamo immaginare che sia fasullo, perché allora dovremmo implicitamente ammettere che da Kiev giungono notizie spesso non veritiere o completamente false, ma sempre acriticamente prese per buone dai nostri media.

Quando ci si chiede, però, perché non si riescano ad avviare serie iniziative di pace bisognerebbe anche considerare gli interessi di chi - grazie al conflitto - sta facendo grandi profitti e che quindi non ha assolutamente intenzione di favorire seriamente degli accordi.

Mentre Zelensky insiste a ribadire che “La guerra finirà solo con la vittoria dell’Ucraina e soltanto su queste basi si potrà parlare di trattive di pace” l’imponenza degli aiuti militari a Kiev e la continuità del periodo bellico - che ormai si protrae da oltre 16 mesi – ha infatti aperto la questione delle forniture, dei rimpiazzi e dell’integrazione del materiale bellico da mettere a sua disposizione. La nuova tranche UE sarebbe intorno ai 5 MILIARDI di euro.

A parte gli aiuti umanitari e comunque con ben pochi controlli su come vengano spesi i soldi in Ucraina, è una “torta” che vale appunto miliardi di dollari e su cui hanno da tempo messo gli occhi tutte le aziende del settore armamenti sia in Europa che negli Stati Uniti, con il crescere di una “concorrenza” all’interno della NATO che ha evidenti risvolti politici, ma anche economici vista l’importanza che l’industria della difesa ha - e in prospettiva avrà sempre di più - per i diversi paesi componenti dell’Alleanza Atlantica.

Fornire un’arma o un sistema “difensivo” significa anche dover poi predisporre le relative munizioni e parti di ricambio che – evidentemente – non possono poi essere agevolmente fornite da terzi e quindi una scelta d’arma diventa anche o soprattutto una scelta strategica. La lunghezza imprevista del conflitto, dopo aver in un primo tempo più o meno ripulito i magazzini, ha infatti progressivamente aperto il problema del rinnovo delle forniture, con relativi investimenti e contratti preventivi che ne giustifichino il costo. Per questo l’Unione Europea paga e propone armi e piani per armare Kiev anche nella prospettiva di rendere l’industria delle armi europea sempre più efficiente e in grado di rispondere alle nuove esigenze manifestate con lo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina.

La stessa manovra è in atto però anche da parte del formidabile apparato dell’industria bellica USA (con la sua lobby delle armi capace di condizionare non solo l’opinione pubblica, ma perfino anche l’elezione dei presidenti) e su questo tema controverso per essere il “primo fornitore” si è quindi aperto un serrato dibattito anche in ambito Nato.

Dibattito (meglio sarebbe scrivere “guerra aperta”) anche tra gli stessi paesi europei appartenenti alla NATO, siano essi componenti o meno dell’UE.

Per intanto c’è acuto il problema del munizionamento a Kiev visto che ogni giorno si consumano decine di migliaia di bombe, missili e proiettili.

La Francia, per esempio, vuole garantirsi una buona parte di quanto necessario per fare arrivare subito le munizioni all’esercito ucraino ed è in prima fila per la scelta “europea”. Ma nella NATO -  oltre alla Norvegia e alla Gran Bretagna che non fanno parte della UE -  ci stanno soprattutto gli USA che appunto ci tengono a mantenere la loro “quota di mercato”.

Una produzione di armi in Europa che prima della crisi ucraina era tecnologicamente avanzata ma quantitativamente ridotta, tanto che Washington sostiene come solo le forniture USA possano permettere rapidità nei tempi di consegna e che le richieste UE siano “protezionistiche”.

La partita però non è solo quantitativa o qualitativa, ovvero su quante e quali munizioni inviare a Kiev, ma anche di matrice geopolitica per gli effetti economici positivi sui singoli paesi perché se “tira” l’industria bellica (questa è una triste verità, che va magari poco pubblicizzata a livello di opinione pubblica, ma è di una sconcertante realtà) “tira” l’economia e tutto fa PIL.

E’ chiaro che per chi produce armi la pace è vista come l’ipotesi più negativa, magari da sostenere solo a parole e per “salvare la faccia” ma intanto continuando a produrre ed anzi aumentando la produzione ed isolando chi – come Papa Francesco – invano chiede almeno un cessate il fuoco.

In questo quadro di opposti interessi l’informazione e la contro-informazione, le fake news e i depistaggi sono all’ordine del giorno e d'altronde basta ascoltare il bollettino di guerra quotidiano per capire come sia difficile cogliere segnali veri sull’andamento delle operazioni sul campo, vedi la controffensiva ucraina ipotizzata, promessa, annunciata, iniziata, fermata e ora che non si capisce se sia in corso o meno.

Certamente il tempo corre e la gente riflette poco: per esempio ci era stato spiegato che le sanzioni avrebbero presto distrutto economicamente Putin che però, dopo 16 mesi di guerra, ha tenuto ancora nei giorni scorsi a San Pietroburgo un forum internazionale presenti buyers provenienti da 120 paesi del mondo che evidentemente non hanno alcuna intenzione di applicarle ed anzi hanno sostituito i venditori europei nei rapporti commerciali e di fornitura alla Russia (fornitori spesso rientrati dalla finestra con opportune triangolazioni commerciali, italiani compresi). E’ giusto insistere su questa strada o servono altre mosse politiche ed economiche? Pensate di essere un’azienda che nonostante gli annunci da 16 mesi non raggiunge i suoi obiettivi: continuereste così o cerchereste altre soluzioni?

 

PUBBLICITA’ GREEN, TUTTO FINTO ?!

Green è chic, è di moda, è necessario, è trendy.  La pubblicità - quindi - si adegua. L’acqua minerale per esempio è sempre montana, limpida e super-naturale, così come è dichiarata sempre più riciclabile la sua bottiglia, peccato che spesso anziché bere l’ottima acqua del rubinetto la si fa venire da centinaia di chilometri lontano ed è quindi oltraggiosamente inquinante per il trasporto, ma questo non lo si dice.

Tutta la pubblicità è comunque sempre più green: l’auto deve essere rigorosamente elettrica, come la casa, il sapone, le merendine, il lassativo, il vestito: da neo-salvatori del mondo l’autocoscienza da consumatori così si consola.

Notavo alla Stazione termini di Roma due giorni fa l’esultante pubblicità delle nuove toilettes che “risparmiano il 60% di energia”. Vedere per credere come sono conciate, sarebbe meglio o pulirle meglio o chiuderle, così il risparmio energetico sarebbe...del 100%!

Sono un modesto umano disorientato e colpevolizzato, anche se da almeno 30 anni lotto per salvare il mondo non facendomi cambiare la biancheria in un bagno d’albergo (detto da albergatore, però, questa è stata una gran furbata per risparmiare sul costo della lavanderia!) e fin da bambino spengo comunque la luce se esco da una stanza, perché le bollette erano care anche prima di Putin e - se lasciavo la luce accesa - mio papà mi urlava dietro. Lo so, sono il colpevole membro di una generazione scellerata che ha inquinato, ma anche quella che nel dopoguerra ha imparato a risparmiare, a non sprecare e riciclare gli avanzi. Per questo mi dà fastidio questa pubblicità troppe volte ipocrita che mi sommerge di ecologismo e di green, di autocoscienza e doveri di sostenibilità, ma che poi contemporaneamente mi spinge a comprare sempre di più, a ulteriormente consumare e - soprattutto - mi presenta poi un conto sempre più salato, perché troppe volte il prezzo di quello che compro subisce - con la scusa del “green” o del biologico - aumenti pazzeschi, assolutamente non giustificati.

Vedo frutta e verdure che hanno fatto migliaia di chilometri, magari arrivando in aereo dall’altra parte del mondo: sarà chic, ma perché non ci abituiamo allora a consumare quella (italiana) di stagione? Quando poi non si innestano da sole anche speculazioni belle e buone come per il prezzo della frutta, aumentata alla grande con la scusa dell’ alluvione in Romagna come se tutta l’ortofrutta arrivasse di lì, cosa che non avviene soprattutto in questa stagione.

Perché il green sarà bello, ma troppe volte è appunto solo una scusa per aumentare i prezzi e creare extraprofitti, alla faccia dell’ecologia. Alla fine la scelta “verde” è quella che appunto spesso ti fa restare al verde, alla faccia dei verdi.

 

NORDIO VADA AVANTI !

Mi sembra che il ministro della giustizia Carlo Nordio si stia dimostrando una persona saggia e d’esperienza cercando compromessi per limitare l’abuso delle intercettazioni e lo strapotere dei giudici che infatti l’hanno subito preso di mira. Pongo un problema. È corretto che il potere giudiziario interferisca e condizioni quello legislativo ed esecutivo? L’indipendenza dei poteri e dei giudici deve essere garantita, ma non è giusto lo strabordare del potere giudiziario se si arroga il diritto di farsi potere politico e decidere o condizionare quali leggi o provvedimenti governativi siano o meno opportuni. 

 

MATURITA’

Approfittando per ringraziare i lettori che so aver dato una mano per i soccorsi in Romagna come da mie indicazioni, sono rimasto sorpreso che per i maturandi “alluvionati” siano stati previsti esami solo in forma orale. Posso capire che nelle ultime settimane abbiano avuto altri problemi, ma non vedo la relazione tra i danni alluvionali e saper o meno scrivere un tema d’italiano… 

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                         MARCO ZACCHERA



IL PUNTO n. 914 del 16 giugno 2023

di MARCO ZACCHERA

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Cari amici,

un numero un po' anomalo de IL PUNTO legato anche ai problemi di LIBERO MAIL che ne rallentano la spedizione. Ci tenevo però ad un doveroso ricordo di Silvio Berlusconi perché quando muore una persona spesso inizia un coro di lodi eccessive, si viene santificati oppure è l’occasione per sottolinearne gli aspetti negativi.

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Credo che davanti alla morte ci debba essere innanzitutto rispetto e che solo il tempo confermi o meno il valore di una persona. Placate le polemiche di parte, solo allora la Storia emetterà un giudizio sereno su Silvio Berlusconi, perché – piaccia o meno – il Cavaliere è stato comunque un cardine della storia politica e sociale italiana, ma anche di profonde trasformazioni di costume della nostra società.

Ricordiamolo come imprenditore prima che politico, un personaggio che con la sua ascesa rampante riuscì a rompere il monopolio RAI facendo progredire l’Italia in molti campi, oltre che aver offerto un lavoro a decine di migliaia di persone. “Pagando tangenti” dirà qualcuno e può darsi, ma avrebbe potuto emergere senza farlo? Lo si è dipinto come “mafioso” e mi sembra francamente esagerato, anche se probabilmente deve essere venuto a patti con poteri forti, o non avrebbe potuto realizzare le sue attività, così come fanno (quasi) tutti. .

C’è poi stato il Berlusconi politico di cui parlo più avanti, un uomo capace di capire prima di altri le novità elettorali, il crollo della prima repubblica, la volontà profonda della maggioranza degli italiani di non essere governati dalla sinistra che trent’anni fa era molto diversa da quella di oggi.

E’ seguito il Berlusconi premier che ha varato riforme importanti nonostante una opposizione preconcetta, viscerale, rallentante, a volte ottusa sia da parte del Quirinale (ricordiamoci di Scalfaro), che della Magistratura oltre che – ovviamente - dell’opposizione. Tutto ciò fa sempre parte del gioco, ma con lui la Legge non è stata “uguale per tutti” perché sicuramente nel suo caso tutto è stato anche strumentalizzato, forzato, esagerato tanto che ha passato la vita a difendersi con mille cavilli, rinvii, tentativi di progetti di legge “ad personam” contro chi lo voleva politicamente morto, spendendo un patrimonio di spese legali. Un personaggio egocentrico ,a volte molto ,imbarazzante ma Berlusconi era anche un uomo coraggioso, diretto, trascinante, generoso tanto che infinite persone ne hanno approfittato in ogni campo e in tante situazioni.

Certamente c’è stato anche il Berlusconi donnaiolo, libertino, eccessivo, ma a ben guardare tutta la sua vita è stata “eccessiva”, perché questa era la caratteristica del personaggio, a volte insopportabile, a volte entusiasmante.

Non esprimo quindi un giudizio, ma certamente se nel 1994 avesse fatto altre scelte non avremmo l’Italia di oggi nella politica, nell’economia e nei costumi.  

 C’è stato poi un Berlusconi “internazionale”, in Italia sottovalutato e volutamente letto troppe volte in chiave negativa e invece molte volte le sue amicizie personali gli hanno permesso contatti virtualmente impossibili. Spesso Berlusconi non è stato “politicamente corretto”, ma è così che  ha costruito (o cercato di costruire) una serie ifinita di rapporti nel mondo.  Ha iniziato partite storiche per una diversa integrazione della Russia nella UE nel momento in cui i rapporti con gli USA grazie a lui erano eccellenti ma – un po' come con Enrico Mattei tanti anni fa - se la piccola Italia diventa protagonista allora dà fastidio e chi cerca di farla crescere va emarginato, magari dando grande spazio ad aspetti piccanti ma marginali, ridicoli o negativi connotandoli come fossero la sostanza. Non era così, ma così doveva apparire.

Questi aspetti di Silvio Berlusconi, spesso dimenticati, hanno fatto di lui un personaggio unico, da valutare non oggi, ma nel tempo.

Qui di seguito un mio un ricordo del Berlusconi politico e, nello specifico, per i suoi rapporti con la Destra di allora e di cui sono stato per molti anni diretto testimone. 

 

Le note che seguono sono apparse su IL SUSSIDIARIO (IlSussidiario.net) quotidiano on line che spesso pubblica miei articoli e di cui raccomando la lettura soprattutto a chi vuole essere più informato anche con interpretazioni  un pò controcorrente. 

 

BERLUSCONI E LA DESTRA DI FINI

Cominciò tutto a Casalecchio di Reno, vicino a Bologna, nella tarda mattinata del 23 Novembre 1993. Silvio Berlusconi aveva appena inaugurato un suo nuovo supermercato   (che   allora   si   chiamava   Euromercato,   ora   è   un   Carrefour)   e   una giornalista della sede ANSA di Bologna, Marisa Ostonali, gli chiese: “Cavaliere, se lei votasse a Roma chi sceglierebbe tra Rutelli e Fini?" Berlusconi rispose “Io credo che la risposta lei la conosca già. Certamente per Gianfranco Fini”.

Una deflagrazione, una bomba. Due giorni prima Fini - complice una DC romana spappolata e dissanguata tra scandali e liti interne – praticamente da solo aveva preso al primo turno delle elezioni comunali 617.000 voti contro i 687.000 del candidato della sinistra, Francesco Rutelli, andando al ballottaggio. Erano le prime elezioni che prevedevano l’elezione diretta del sindaco e con quella risposta Silvio Berlusconi scelse chiaramente una delle due sponde, ma quella che fino a un minuto prima era considerata “la parte sbagliata”.

Da qualche mese si vociferava di una sua possibile “discesa in campo”, ma nessuno aveva ancora capito “il se e il come”, visto che Berlusconi sembrava strettamente ancorato a quel centro-sinistra rappresentato dal PSI di Bettino Craxi, un partito socialista sommerso dai marosi della tempesta di “Mani Pulite”.  

Certo pochi avrebbero scommesso su un Berlusconi a fianco di una destra non ancora sdoganata e che allora era rappresentata soltanto dal reietto Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale, roba da 5% o poco meno. Un partito emarginato e ripreso in mano da Fini solo pochi mesi prima dopo la parentesi di Pino Rauti e quasi per scherzo si era candidato a Roma in una “missione impossibile”.

Ma c’era in aria una grande novità che Silvio Berlusconi aveva colto prima degli altri: con la nuova legge elettorale maggioritaria tutti i voti sarebbero stati utili e buona parte del centro ex DC non avrebbe votato per gli ex comunisti.

La “bomba” fu potente: in un secondo Berlusconi rovesciava gli schemi, legittimava un personaggio in crescita (l’allora giovane Fini piaceva come volto nuovo, con picchi di audience in TV) ma facendo crollare quell’ “Arco costituzionale” che aveva emarginato per cinquant’anni la Destra dalla politica italiana.

Alla fine a Roma vinse Rutelli, ma il delfino di Giorgio Almirante conquistò il 47% dei voti.

Partì l’avventura: in poche settimane Silvio Berlusconi fondò Forza Italia con tutte le caratteristiche di un “partito-azienda” e dove i primi quadri furono i suoi manager di Publitalia. Slogan, musichette, inni, minigonne e gadget all’americana: una rivoluzione comunicativa, mentre nel frattempo Fini trasformava il MSI in Alleanza Nazionale e in poche settimane, complice il finissimo mediatore di Fini Pinuccio Tatarella, l’alleanza Fini-Berlusconi si concretizzò.

Il 27 e 28 marzo ‘94 la “gioiosa macchina da guerra” dell’allora leader del PDS Achille Occhetto (data per sicura vincente) finì fuori strada, il Presidente della Repubblica Oscar   Luigi   Scalfaro   sfiorò   l’infarto   mentre   Berlusconi   vinceva   alla   grande conquistando Palazzo Chigi: era cominciata la “Seconda Repubblica”.

Fini piazzò quattro ministri, ma di fatto iniziò un duello con momenti di autentica condivisione alternati a finti sorrisi e coltellate sottobanco.

“Non dura” si diceva dalle parti di AN pensando al Cavaliere e invece non solo Berlusconi durò, ma - quando Bossi piantò in asso la maggioranza - alle elezioni del 1996 Forza Italia  surclassò nuovamente Alleanza Nazionale che, più strutturata, pensava che il partito di plastica del Cavaliere si frantumasse.

Il partito-azienda invece si consolidò e tra alti e bassi continuò una lunga sopportazione reciproca dove il Cavaliere con i suoi colpi di scena squinternava regolarmente gli accordi e gli scenari concordati, con un Fini furioso sempre costretto alla perenne rincorsa.

Un esempio clamoroso fu più di dieci anni dopo, quando – da una portiera semiaperta di un’auto in pieno centro a Milano – una sera (con l’improvvisato “discorso del predellino”) Berlusconi annunciò di fatto la “fusione” di FI con AN nel “Popolo della Libertà”.

Non era vero (quasi) niente, ma a quel punto non si poteva fare altro che confermarlo e fu l’inizio tribolato di un partito mai nato, tra aperti dissidi ai vertici come alla base. Una tensione che divenne pubblica il 22 aprile 2010 quando Fini (allora presidente della Camera) interruppe il Cavaliere che si stava scagliando troppo veemente contro le “toghe rosse” difendendo i magistrati.

Girarono parole grosse davanti alle telecamere, fino al famoso “Che fai, mi cacci?» di Fini che poi se ne andò davvero dal PDL con un gruppo di 33 deputati e 10 senatori fondando “Futuro e Libertà”, partito che guardava al centro ma ebbe una vita meno che effimera.

Una incompatibilità personale tra Silvio e Gianfranco che pesò più del dato politico: Fini non accettava i modi sbrigativi da padrone di casa tipici di Berlusconi e quest’ultimo mal sopportava il ruolo da protagonista di Fini, spesso coccolato dai media in chiave antiberlusconiana.

Le vicende personali si legarono poi a quelle politiche con Berlusconi che considerava quello di Fini un tradimento da figliuol prodigo e Fini che accusava il Cavaliere per le campagne scandalistiche dei media berlusconiani, soprattutto sulla vendita di una casa a Montecarlo a favore del fratello della sua compagna, Elisabetta Tulliani.

Gianfranco Fini - per vent’anni delfino designato alla fine rimasto senza trono -  uscì definitivamente di scena con la sconfitta elettorale del 2013, mentre Berlusconi tenne duro nonostante la “legge Severino”, gli alti e bassi di Forza Italia, le indagini delle procure, gli scandali e il correre degli anni. Ritornato al Senato l’anno scorso fino all’ultimo ha voluto essere lui il protagonista, probabilmente soffrendo del crescente seguito goduto da Giorgia Meloni. 

 

Un augurio di buona settimana a tutti

                                                                                               Marco Zacchera   



IL PUNTO   n. 913 del 9 giugno 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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SommarioSono in Canada e quindi questo numero de “Il Punto” è un po' precotto, mi scuso con i lettori, ma non mi pare che in Italia stiano succedendo cose stravolgenti. Qui comunque nessuno parla di PNRR o di Ucraina, piuttosto di incendi boschivi. Intanto leggo che è stata fatta saltare una diga al confine russo con disastri ambientali ed accuse reciproche. I servizi segreti USA “Tendono a ritenere che le responsabilità siano russe” Frase più da Ponzio Pilato che sibillina visto che gli americani possono perfino vedere dai satelliti una persona che si soffia il naso, ma ancora una volta non c’è nulla di chiaro. Per esempio dopo nove mesi ufficialmente non sappiamo neppure chi abbia distrutto l’oleodotto russo del Baltico, bloccando “a prescindere” le forniture di gas russo all’Europa. A Washington evidentemente ci considerano ben poco e ci raccontano quello che vogliono, ma hanno ragione visto che l’Europa in campo diplomatico e strategico sembra assente e paralizzata, purtroppo anche per potenziali iniziative di pace.

PS: leggo ricostruzioni assurde e fantasiose sul naufragio di una barca sul Lago Maggiore che a bordo aveva degli 007 più o meno in pensione. Date retta ad uno che il lago lo conosce bene: non c'è nessuna spy story dietro, ma solo l'imprudenza (o l'incoscienza) di non aver tenuto conto di un temporale in avvicinamento e di aver "taroccato" una barca sopraelevandola senza rendersi conto degli effetti del vento. Nessuna ironia perchè ci sono stati di mezzo quattro annegati, ma bisognerebbe scrivere meno sciocchezze...

 

DROGA LIBERA

Venite, venite a vedere in Canada. Visitate la British Columbia e troverete panorami stupendi e una natura meravigliosa come ho la fortuna di vedere da alcuni giorni. Passeggiando per Vancouver però sono rimasto colpito per aver visto per la prima volta in vita mia, in pieno centro e di mattina, due ragazzi sfasciati su altrettante panchine con ancora la siringa piantata nel braccio. Vivi o morti non lo so (il giorno prima uno probabilmente morto era piantonato dalla polizia su un marciapiede a due passi dal bellissimo palazzo del tribunale, tutto aiuole e fontane) certo spettacoli sconvolgenti.

Sono rimasto sorpreso da questi fatti, poi sono andato a controllare ed ho scoperto che la “progressista” e liberal British Columbia (BC), degno specchio del premier Trudeau (quello che il mese scorso ha attaccato la premier Meloni per presunti azioni discriminatorie verso il mondo LGBT+), dopo aver già da alcuni anni completamente liberalizzato la cannabis anche per uso “ricreativo” (testuale) dal 31 gennaio ha completamente liberalizzato anche l’uso e il possesso delle droghe pesanti: eroina, morfina, cocaina, metanfetamina, ecstasy e il fentanyl, l’oppioide sintetico cento volte più forte della morfina che dopo aver travolto gli USA è diventata la droga più diffusa in Canada. Ha spiegato il ministro della saluta della BC Jennifer Whiteside “Siamo convinti che la droga sia un problema di salute, non un problema penale: dobbiamo fare questo ulteriore passo per permettere di superare la vergogna e lo stigma” Venite, venite allora a vedere gli effetti di questa democratico-progressista liberalizzazione e poi qualcuno si farà pur delle domande sulle sue conseguenze concrete. Intanto, secondo i dati ufficiali, le morti per overdose negli ultimi due anni nella sola British Columbia, sono state 4.400, più di quelle dell’intera epidemia di Coronavirus. Ipocrisia nell’ipocrisia - ma a conferma che a proposito di droga c’è una cultura tutta di sinistra sulla libertà di bucarsi – in Canada non potete comprare una bottiglia di vino o di birra in un supermercato, ma solo negli appositi store mostrando la carta d’identità, così se volete comprare un pacchetto di sigarette, ma solo se maggiorenni. Insomma “bucarsi” va bene, fumare “light” o peggio bere un bicchiere di vino assolutamente no…fa male alla salute!

 

L’EUROPA CI RADDRIZZERA’ ANCHE LE BANANE ?

L’Europa ci sta abituando a intervenire su tutto. Purtroppo non ci chiede mai un’opinione sui grandi temi di politica estera, economica o sanitaria, sull’effettiva opportunità del MES o sulle politiche “di genere”, né ci fornisce con un po' di trasparenza i costi dei vaccini e gli affari della Ursula Von den Leyen, ma in quanto alle questioni “green” non la batte nessuno.

E’ di questi giorni l’avvio delle nuove norme europee in materia di imballaggi che stanno creando un putiferio politico ed economico tra le aziende produttive e vedono l’Italia schierarsi – almeno a livello governativo - contro alcune delle nuove norme volute da Bruxelles.

Partiamo da una innegabile verità: produciamo troppi rifiuti da imballaggi e l’obiettivo principale è quindi di ridurli. Per questo, secondo l’Europa, servono contenitori riutilizzabili o ricaricabili, ad esempio per le bevande. Teoricamente è perfetto, solo che conseguentemente saranno progressivamente vietati tutti quelli monouso per frutta e verdura, oltre ai flaconi e contenitori di piccole dimensioni.

Diverse misure mirano inoltre a rendere gli imballaggi completamente “riutilizzabili” (prima ancora che riciclabili, non è una sottigliezza) entro il 2030 con sistemi tra cui l’introduzione di un sistema di deposito cauzionale obbligatorio per le bottiglie di plastica, di vetro e i contenitori in metallo per liquidi alimentari fino a tre litri.

Il funzionamento sembra estremamente semplice e bello: acquistando una bottiglia d’acqua, una lattina di birra o di una bibita in vetro il consumatore verserà una cauzione che gli verrà restituita nel momento in cui restituirà il vuoto in appositi contenitori.

Questo in teoria, perché al lato pratico vi sono infiniti problemi organizzativi soprattutto per i negozi che non siano grandi supermercati e molti contenitori di oggi sono di difficile riuso. Pensate ai contenitori della frutta, a una busta di insalata, a una bottiglia di vino. Così come strutturato, il regolamento europeo andrebbe di fatto a colpire soprattutto i settori del vino e dell’ortofrutta, due punti di forza del Made in Italy e più esportati all’estero.

Certamente se il vino verrà venduto invece del vetro in una confezione tetrapack questa avrà componenti riciclabili, ma come riusare una bottiglia di vino senza l’attrezzatura per il re-imbottigliamento, a parte la qualità del prodotto?  Coldiretti chiede dunque di correggere l’attuale proposta eliminando i divieti per il monouso di frutta e verdura sotto il peso di 1,5 Kg.  Pensateci: avete mai comprato una busta di insalata da un kilo e mezzo? Serve per un condominio, non per una famiglia! Di fatto ci sarebbe ben maggiore spreco alimentare e si tornerebbe alle vendite sfuse (con quali garanzie di igiene e qualità?), con merci che andrebbero poi comunque riposte da qualche parte. Certo la vecchia sporta di vimini delle nostre nonne fa molto green, ma spesso è di fatto oggi improponibile. In teoria, però, le norme europee sembrano logiche o almeno tese a ridurre la produzione degli involucri, ma è qui che l’Italia insorge: la gran parte della plastica e del vetro già oggi è biodegradabile o riutilizzabile come materia prima e le aziende italiane ne sono produttrici-leader: eliminare il sistema vorrebbe dire fare tecnologicamente una marcia indietro danneggiando i paesi – come il nostro – dove il riciclo ha ormai una percentuale molto elevata.

Non c’è dubbio che in generale serva una forte coscienza ambientale, così come è assurdo e brutto veder buttar via nell’ambiente a milioni le bottiglie di plastica (che però già oggi vengono tutte riciclate, se opportunamente differenziate) ma l’approccio europeo sembra – come quasi sempre – non voler tener conto delle difformità culturali e storiche, per esempio per le bottiglie di vino in vetro da 0.75 che tutti utilizziamo.

Alla fine una volta di più è una scelta anche politica, di marketing, di aiuto a un certo ciclo industriale rispetto ad un altro e salvo arrivare poi a situazioni al limite dell’assurdo, come tutti possono verificare leggendo già oggi l’etichetta-monstre di un panettone o di una colomba pasquale (che non si fanno né in Svezia né in Finlandia) in vendita nella UE.

Alla luce delle norme già oggi in vigore, infatti, l’europeo ecologicamente conforme dovrebbe suddividerne l’imballaggio come già oggi appare appunto sulle etichette.

Ovvero - mangiato il panettone! - la confezione di cartone andrà gettato nella carta, il sacchetto contenitore nella plastica, lo stampo di cottura nell’organico, mentre il laccetto andrà nel metallo e la maniglietta ancora nella plastica o negli scarti vegetali a seconda di che cosa è fatta.  Assurdo? Facciamoci intanto e comunque anche un onesto mea-culpa: mentre a Bruxelles si disquisisce e si arriverà a voler raddrizzare le banane intanto troppi di noi restano maleducati, ignoranti ed imbecilli, ovvero italianissimi che continuano a buttare i rifiuti lungo le strade, vedere per credere.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                            MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 912 del 2 giugno 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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SOMMARIO: Il centrodestra si impone ai ballottaggi a conferma dell’apprezzamento alla Meloni e finalmente di un miglioramento - a livello locale - della sua classe dirigente. 

Guai in vista invece per il PD e una Schlein deludente e senza idee chiare. Anche la Spagna svolta a destra e si profilano elezioni europee nel ’24 estremamente importanti.Una nota doverosa su Danilo Toninelli e una riflessione sul terremoto in RAI dove a sinistra c’è una fuga in corso: occasione per una riflessione seria sul servizio pubblico televisivo.

 

AMMINISTRATIVE: SCHLEIN-CRACK

Il centrodestra vince ovunque, salvo che a Vicenza, nei ballottaggi delle amministrative di domenica scorsa con risultati “storici” come il successo ad Ancona, ma soprattutto rivince in città già strappate al centro-sinistra nel 2018 confermando quindi di essere stato capace di amministrare bene e questo per me è l’aspetto più importante.

Bis nelle isole, dove a Catania il mio amico avv. Enrico Trantino (figlio dell’indimenticabile e tuttora attivo Enzo Trantino, parlamentare e principe del foro italiano) ha vinto al primo turno con il 66,1% dimostrando che credibilità, serietà e qualità personali si seminano nel tempo e non si improvvisano.

Risultati complessivamente sorprendenti (e perfino inattesi, visto che di solito nei ballottaggi il centro-destra è perdente), da onorare ora con comportamenti amministrativi seri ed impeccabili.

Il PD è in crisi forse perché sta diventando “né carne né pesce” (in tutti i sensi, anche di genere…) e la neo-segretaria Elly Schlein appare incapace di dare risposte minimamente chiare appiattendosi solo su slogan o posizioni confuse, demagogiche e contraddittorie come sul PNRR o le armi all’Ucraina, forse in attesa di chiarimenti interni. Crolla anche il M5S dove la poco credibile demagogia di Conte evidentemente non paga.

 

E SE ANCHE LA SPAGNA…

Anche la Spagna vira a destra ed è questo il chiaro verdetto delle elezioni amministrative che hanno interessato domenica buona parte del paese, tanto da indurre Sanchez a chiedere al Re di sciogliere le Cortes e andare a votare il prossimo 23 luglio. Anche in vista delle elezioni europee dell’anno prossimo, la sconfitta di Sanchez - personaggio “modello Schlein” (o viceversa) - apre scenari interessanti per futuri governi di centro-destra a Madrid e per la potenziale costruzione di un “fronte-sud” politicamente omogeneo rispetto al centro-sinistra di Bruxelles. Sempre di più l’Italia deve però svolgere un ruolo di catalizzatore dei problemi mediterranei – in primo luogo per la gestione dell’immigrazione a livello europeo -  e il risultato spagnolo, dopo quello greco, va in questo senso. Certamente le prossime elezioni europee assumono un’importanza crescente per invertire l’attuale rotta europea su troppi temi etici ed economici.  

 

MEA CULPA: SORPRESA TONINELLI

Per puro caso ho ascoltato nei giorni scorsi una intervista di Gomez a Danilo Toninelli, ex ministro grillino delle infrastrutture e dei trasporti che - dopo due mandati parlamentari – per coerenza non si è più ricandidato ed è tornato a fare il suo modesto lavoro di assicuratore.

Ho ascoltato parole chiare, dirette, animate da una onestà intellettuale che mi è sembrata sincera, in personaggio incommensurabilmente migliore di altri balordi ex M5S alla Di Maio.  Mi è piaciuto il suo bucare lo schermo con disarmante franchezza ed ho pensato che forse ho fatto male a criticarlo in passato perché – almeno come persona – meritava maggiore ascolto, sia in tema di rapporti con Autostrade che per la gestione dei lavori pubblici, ma anche - e soprattutto - per il suo modo di intendere la politica.

 

Approfondimento: POST FAZIO-FAZIOSITA’, SAVIANO E L’ANNUNZIATA

Lucia Annunziata se ne va dalla Rai non per un fatto preciso, ma perché “non condivide nulla di questo governo”. E chi le ha chiesto qualcosa? Ma da quando una giornalista del servizio pubblico (e che quindi dovrebbe essere indipendente per definizione) dopo aver guadagnato milionate di soldi nostri se ne può uscire così, sottolineando ancora una volta la partigianeria politica del suo ruolo, dopo che per decenni – come Fazio – ha imperversato indisturbata con i SUOI programmi, i SUOI commenti, le SUE interviste, le SUE parolacce, le SUE interruzioni quando era obbligata a convocare (finalmente) un ospite non allineato. Ma un teleutente qualsiasi non dovrebbe avere IL DIRITTO di chiedere conto della faziosità dell’Annunziata, visto l’ OBBLIGO assurdo a pagare il canone ad un’azienda che ha consumato risorse inenarrabili, ha mortificato infinite volte la verità con la sua pseudo-informazione lottizzata propagandata ai tele-utenti che - come bovini - non hanno mai avuto la possibilità di esprimere un parere, una critica, un confronto?

Vada avanti senza indugio il governo a ripulire per quanto possibile questo carrozzone e se qualcuno se ne va per conto suo, ponti d’oro.

Tanto sappiamo tutti che l’Annunziata avrà un prossimo seggio graziosamente offertogli dal PD (già alle prossime europee?), così come avvenne per la Gruber, Sassoli ecc.ecc.

Quello che chiedo al governo Meloni è piuttosto di mettere al posto dei compagni che se ne vanno non dei “camerati”, ma gente in gamba, attenta, simpatica: facce nuove per rinnovare una TV pubblica che per me ha comunque poco senso, ma che – se proprio dobbiamo tenercela – sia allora pluralista vera. Pluralismo non significa bilanciare i secondi per questo o quel partito in nome di una pseudo par-condicio, ma per offrire inchieste coraggiose, indagini serie (su tutti), ospiti pluralisti e dibattiti veri e non precotti.

E’ davvero chiedere troppo? Se la Rai fosse costretta finalmente a campare senza canone imposto, reggendosi con le proprie gambe (così come da sempre le altre TV commerciali della concorrenza, a cominciare dalle reti Mediaset che spesso la battono a costo zero per il contribuente) credo che - per cominciare - taglierebbe i suoi costi spesso esagerati, gli sprechi, le assunzioni pilotate ecc. ecc.

Di questo, per cominciare, ne avremmo molto bisogno.  

Ma se queste cose sono andate avanti per decenni (e non mi illudo che cambieranno) è stato anche per l’incapacità del centro-destra ad occuparsi sul serio della RAI che non deve essere intesa come posto utile per imbucare l’amica-attricetta di turno, ma da presidiare seriamente, quotidianamente, contestando gli sprechi così come le forzature a sinistra che sono andate avanti indisturbate per anni.

Dov’era la “commissione parlamentare di vigilanza” quando c’era da IMPORRE pluralismo e trasparenza proprio all’ Annunziata, a Saviano, a Fazio e compagnia cantando?

Luciana Littizzetto ha concluso il suo show tra gli applausi scroscianti degli astanti (messi lì a pagamento) affermando “Cara Rai, restiamo amici, chissà magari un giorno ci rivedremo, spero in un’Italia un po’ diversa. Un’Italia dove la libertà sia preservata e dove il dissenso sia sempre leale…e non dimenticarti mai che il Servizio Pubblico è di tutti. Di quelli che la pensano come chi governa, ma anche di quelli che pensano il contrario, persino di quelli che non sono andati a votare”

Parole sante, sottoscrivibili, ottime, ma quando mai nella sua trasmissione si è visto un vero pluralismo?

Forse che l’onnipresente Saviano non ha sempre connotato ogni suo intervento in un attento e preconcetto discorso politico? Questi monologhi andavano ed andrebbero controbilanciati, ma nello stesso tempo potrebbero mettere in luce una realtà che spesso a destra non si ha il coraggio di ammettere ovvero l’incapacità a proporre una propria visione e alternativa culturale.

Fino ad oggi la scusa poteva essere quella della mancanza di spazio nella Tv pubblica, ma adesso – se ci si crede veramente in un progetto globale - sono nuovi valori (e volti) che devono emergere, mentre il rischio è di riscoprirsi spaventosamente indietro rispetto alla sinistra, dove la cultura ha fatto “sistema” sicuramente auto-referenziandosi, ma potendo disporre anche di un grande parterre preparato negli anni, esattamente come nel mondo della scuola, delle amministrazioni locali, della magistratura. Questo è il compito immane che ha davanti la Meloni e - tra alleati scomodi e incrostazioni varie-  sicuramente non sarà facile per lei come per tutti uscire dal tunnel e riveder le stelle.

 

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CON L'AUGURIO VERO DI UNA BUONA SETTIMANA A TUTTI               MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 911 del 26 maggio 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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SOMMARIO: La tragica alluvione in Romagna ha sottolineato anche tanti gesti di solidarietà e collaborazione politica che non vanno sciupati. A seguire qualche commento sull’opinione corrente degli italiani (e dei lettori) sulla guerra in Ucraina, sulle sfilate di Louis Vuitton sul Lago Maggiore e per la discesa in campo di DeSantis per le prossime elezioni presidenziali USA. Buona lettura!

 

ALLUVIONE E DINTORNI

C’è stato anche del buono nella disastrosa alluvione che ha colpito le zone di Ravenna, Forlì, Faenza e Cesena e - nella tragedia - dobbiamo anche sottolineare le cose positive.

In primis la spontanea dedizione di migliaia di giovani che, pala in mano, hanno subito cominciato a lavorare concretamente per aiutare la gente e sgombrare le fabbriche inondate. Una bella pagina di solidarietà, a sottolineare che c’è anche tanto di buono, di spontaneo e valido nelle nuove generazioni, troppe volte sottovalutate. Il secondo aspetto positivo è che tra governo e regione c’è stata – almeno per ora - unità di intenti, sottolineata anche pubblicamente dal governatore Bonaccini. E’positivo che sia così, a ricordare che davanti alla catastrofe contano poco (o niente) le divisioni di parte, così come conterà solidarietà ed unione per la ricostruzione. In questa prospettiva – a parte alcune incompatibilità pratiche e amministrative da risolvere – non vedrei nulla di male se il governo Meloni decidesse di affidare il commissariamento per le zone alluvionali (o almeno un co-commissariamento) proprio allo stesso governatore Bonaccini: un modo anche per sottolineare una rottura con i metodi e criteri passati, vedi i vari paracadutati politici messi ad occuparsi di terremoti e sciagure varie, non sempre molto competenti.

Ritengo sia comunque dovere di tutti dare una mano e personalmente credo più nelle concrete iniziative “di base” piuttosto che nelle grandi sottoscrizioni dall’incerto destino (avete mai avuto un minimo resoconto di come siano stati spesi i milioni di euro incassati dalla Protezione Civile per il COVID?!). Per questo suggerisco a chi volesse aiutare di farlo attraverso la Caritas di Forlì  che sta aiutando direttamente centinaia di persone in estrema difficoltà. IBAN: IT46O 03069 13298 1000 0000 7011. Grazie! (a chi vuole posso poi comunicare personalmente i nomi dei responsabili e maggiori dettagli sulle iniziative in corso). Una volta di più i romagnoli si sono comunque rimboccati le maniche e sono esempio di concretezza: grazie a tutti loro per come reagiscono, con tanta amicizia e solidarietà.

 

ARMI ALL' UCRAINA

La settimana scorsa avevo chiesto ai lettori che cosa ne pensassero sull’invio delle armi in Ucraina. Un test assolutamente non scientifico poiché il campione è limitato e non rappresentativo e oltretutto non so cosa votino o come la pensino politicamente i miei lettori. Ho avuto una quarantina di risposte. Due lettori (P.V. e P.P.) sono assolutamente “pro” all’invio di armi in termini intransigenti, tre o quattro sono più tiepidamente favorevoli a continuare ad aiutare Zelensky e altrettanti sono propensi a farlo, ma solo chiedendogli di accettare subito in cambio un accordo, pena la fine degli aiuti. La netta maggioranza si è dichiarata però contraria a continuare nell’invio di armi, alcuni anche con parole sferzanti. In particolare mi ha colpito il numero delle persone che dichiarano di apprezzare la Meloni nel suo lavoro, ma sono assolutamente contrarie all’ attuale politica italiana verso l’Ucraina. Numerosi sono stati infatti quei lettori (in questo seguendo un po' la mia linea) che in termini più o meno aspri sottolineano appunto una eccessiva dipendenza italiana alle posizioni UE e di Biden.

Se la mia è stata una raccolta di idee senza alcun criterio statistico valido, nei giorni scorsi è stata però pubblicata una indagine molto più approfondita effettuata da “Termometro Politico” (andate a leggere i dettagli, si tratta di un campione rappresentativo di 4200 casi). Da questo sondaggio appare come il 58,3% degli italiani sarebbe CONTRO l’invio di armi in Ucraina, mentre i favorevoli sarebbero il 40,3%. Da notare che i contrari sono aumentati – ma non di molto – rispetto all’anno scorso, salvo che tra gli elettori di FdI, più propensi di prima a continuare nelle forniture forse per la posizione assunta dalla Meloni.  Gli elettori di Renzi – con il record di quasi il 92% - sono comunque i più favorevoli alle forniture a Kiev, seguiti in percentuale dagli elettori PD (59%, ma un anno fa erano il 73,7%).  I più contrari sono invece gli elettori M5S (92,8%), della Lega (80,5%), a seguire quelli di Forza Italia (54,1%) e di FdI (50%). Nel partito della Meloni i pro e contro oggi infatti si bilanciano, rispetto al 62% di contrari alle forniture di un anno fa.  

Unico commento: ma conviene alla Meloni non tener conto di una opinione così prevalente dell’elettorato? O, ancor più esplicitamente, è giusto che in una democrazia non si tenga conto del pensiero della maggioranza dei cittadini? Lascio la risposta alla coscienza di ciascuno di voi.

 

LOUIS VUITTON

Grande settimana di eventi sul Lago Maggiore dove Louis Vuitton ha presentato – nel magnifico palcoscenico naturale e storico dell’Isola Bella – la sua nuova collezione 2024. Un evento durato più giorni a cui hanno preso parte molti VIP di quel mondo ricco, rilucente ed opulento che può permettersi di pagare un abito o un accessorio più dello stipendio annuale di una persona normale nel mondo “occidentale” e non parliamo se del terzo e quarto mondo dove si campa (quando ci si riesce) con molto meno.

Certamente una bellissima cartolina promozionale per Stresa e tutto il Lago Maggiore, occasione per un vero e proprio maquillage di strade e giardini ancora più fioriti del solito e diventati una “vetrina” spettacolare, purtroppo un po’ rovinata dal maltempo. Comunque uno scenario fiabesco, rilucente, costato molti milioni di euro e riservato ad un gruppo ristretto di VIP, super-ricchi, super-imbucati e clienti importanti per la Casa parigina.

Con piacere, come residente sul Verbano, ho apprezzato lo show mediatico, la bellezza e la promozione collegata all’evento, ma come persona razionale e sicuramente modesta, esprimo però un mio profondo imbarazzo.

Penso al mondo in guerra o che lotta sotto il fango, a quelle sterminate folle anonime di povera gente che un lusso così non può neppure immaginarselo e - per contro - a chi può spendere invece migliaia di euro per abiti o borse dal valore intrinseco spesso infinitesimale, ostentate come segno di ricchezza.

Osservo e non giudico, ma resto triste, disorientato, incerto. Come può un mondo continuare così, tra super ricchi e super poveri? Pongo il problema alla coscienza di ognuno.

 

USA, DE SANTIS CONTROCORRENTE

Ron DeSantis, governatore della Florida, si è ufficiaklmente candidato alle primarie repubblicane per la "nomination" in vista della campagna elettorale verso la presidenza USA dell'anno prossimo.

In Italia l’annuncio della sua candidatura, tra i pochi che ne hanno parlato, è stato largamente accompagnato da scetticismo, preconcetti ed ironia.

Sky 24 parla di un candidato che "Cercherà di raccattare voti e soldi": un evidente disprezzo preventivo verso chi - se Trump fosse minimamente consapevole dei suoi limiti - potrebbe diventare davvero il prossimo Presidente. Se infatti DeSantis fosse alla fine ufficialmente il candidato repubblicano sarebbe un vero spauracchio per i democratici a rischio di sconfitta opponendo al prorompente e giovane governatore la spenta figura di Biden.

Sicuramente DeSantis (tra l'altro pochi sanno che tutti i suoi nonni e bisnonni, sia da parte di padre che di madre, erano immigrati italiani) è stato capace di trasformare il suo Stato sviluppandolo e ottenendo grandi successi, per esempio opponendosi al lockdown generalizzato ai tempi del Covid e riscuotendo così molte simpatie elettorali non solo tra i repubblicani e anche tra quegli americani non di sinistra ma stufi delle piazzate alla Trump.

Un personaggio da seguire con attenzione, ma il mondo dell’informazione italiana è largamente dominato dai democratici USA ed italici, quindi… Sarà comunque una lunga ed appassionata campagna elettorale

 

UN AUGURIO DI BUONA SETTIMANA A TUTTI                                   MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 910 del 19 maggio 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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SOMMARIO: Primo turno delle amministrative favorevole al centro destra, ma i conti veri si fanno dopo i ballottaggi. Intanto Zelensky continua i suoi tour e viene rifornito ad ogni passo di armi: per me è un controsenso, se si vuole veramente arrivare almeno ad un armistizio. Mentre finalmente Fazio lascia la RAI, Di Maio viene sistemato in modo vergognoso. Infine, noto che in Italia si parla molto (male) di Trump ma mai di Biden, eppure quanti traffici suoi e di famiglia ci vengono nascosti!

 

POVERO PAPA FRANCESCO

Immagino lo sconcerto e la tristezza di papa Francesco. Sono mesi che invita, chiede, implora la pace per l'Ucraina o almeno una tregua. Viene suo ospite a Roma il presidente Zelensky e si presenta in Vaticano come un burino di periferia, in maglione girocollo e gli dice che la pace non gli serve e che semmai ci sarà solo come e quando vorrà lui, che non ha bisogno né di consigli né di diplomazia, tanto - avrà aggiunto - di armi ne ho e ne avrò a volontà, me le regalano USA, UE e GB fin quando mi serviranno ed in modo illimitato, quindi non si parli neppure di un armistizio, il Vaticano non mi serve e anche le proposte cinesi vanno rifiutate.

Un'ora dopo - sempre in maglione - viene ricevuto a palazzo Chigi e al Quirinale con tutti gli onori, addirittura abbracciato da una Premier che sembra aver perso al suo confronto ogni logica od autorevolezza. A sera Zelensky è già in Germania e poi in Francia presentandosi sempre come emblema della pace. A Londra addirittura lo riforniscono anche di missili a lunga gittata, strano modo di costruirla visto che sono armi offensive e non certo difensive.

Nessuno che nelle varie tappe gli chieda mai conto di come spenda i fondi, come usi le armi, come venga controllato, che fine abbia fatto l'opposizione interna e come intenda rappresentare in futuro le minoranze etniche, se mai in Ucraina ne esisteranno ancora e, anzi, lo invitano ad entrare in Europa al più presto quando altri paesi attendono invano da decenni.

Domande addomesticate, mai stringenti (vero Vespa?) o tantomeno imbarazzanti: con Zelensky non si usa. Lui, presentandosi come campione della libertà, con la guerra ha comunque fatto l'affare della vita e se intanto gli ucraini (e i russi, ma quelli non contano nulla) muoiono a centinaia… chissenefrega.

So di essere critico su di lui e forse non condiviso, ma mi  piacerebbe chiedere ai lettori de Il Punto se la mia posizione –  nonostante una pressione quotidiana costante e martellante di tutti i media a favore di Kiev – sia così isolata o è invece più diffusa. Perché, a dispetto dei media tutti schierati con Kiev, incontro in giro tanta diffidenza, tanti timori e riserve sulla posizione italiana ed europea nei confronti di Kiev. Possibile che gli scettici capitino tutti a me?  

 

RAI: BELLI CIAO

Ma come potremo mai resistere senza Fazio e la Littizzetto in Rai, con i loro ospiti quasi tutti sempre e soltanto di sinistra nel solito circuito di autopromozione mediatica?  La Littizzetto sarà costretta per vivere a continuare a fare la pubblicità degli strofinacci!!?? A questo siamo finiti per la perfida volontà dei destrorsi fascistoidi antidemocratici, signori & signore che hanno brutalmente preso il potere in Rai con la violenza! Compagni: ora e sempre resistenza!  

 

INTANTO DI MAIO E’ SISTEMATO

Il prode Borrell ce l’ha fatta e finalmente Di Maio è sistemato come “Inviato Speciale” europeo nel Golfo a rappresentarci per energia e sicurezza: una scelta vergognosa perché “raccomandato” (da Draghi e Gentiloni) non certo perchè “il migliore”. Lui (il Di Maio) scrive: “Honoured to be entrusted by HRVP @JosepBorrellF and EU Member States as first EUSR for the Gulf region. It’s a great responsibility. Ready to engage, listen & find together w/ EU Members and each of our regional partners the best ways to jointly deepen our security and prosperity”

Ma questo è un FALSO: Di Maio non sa neppure l’inglese! Quel “our” (nostra) prosperità non si riferisce agli europei, ma evidentemente a lui Di Maio medesimo e alla sua ciurma: per lui stipendio da 16.000 euro NETTI al mese esentasse per 21 mesi, più benefits ed indennità. Ma non c’è da vergognarsi?

 

Approfondimenti:

TRUMP/BIDEN: ESEMPI  ITALIANI  DI  DISINFORMAZIONE

Grande spazio mediatico per la condanna in primo grado di Donald Trump, che dovrà pagare – salvo sicuri appelli e ricorsi – 5 milioni di dollari per aggressione sessuale ai danni della scrittrice Jean Carroll nei camerini di un grande magazzino di New York nel 1996 (!)  e di averla poi diffamata.

Sentenza indubbiamente anche “politica” visto che Trump non è stato considerato colpevole di stupro, che non vi furono denunce 27 anni fa né testimoni e che la “diffamazione” è per l’aver definito “farneticanti” le accuse della Carroll. Sta di fatto che i media mondiali si sono sbizzarriti su questa piccante vicenda tacendo invece le concomitanti conclusioni della Commissione di inchiesta della Camera dei Rappresentanti USA a carico dell’attuale presidente Joe Biden, la cui famiglia è accusata di riciclaggio di denaro per milioni di dollari.  

Una vicenda che negli USA è al centro del dibattito, ma che incredibilmente non ha raccolto spazio soprattutto in Italia, in un evidente doppiopesismo informativo.

La questione è molto seria anche perché chiama in causa la questione ucraina e le pressioni USA esercitate prima del conflitto sulla politica di Kiev che hanno portato al potere Zelensky spiegando anche i motivi dell’attuale posizione americana. 

Secondo la commissione - che ha presentato i suoi risultati il 10 maggio - gli investigatori hanno provato le presunte attività illegali di circa 20 società create dalla famiglia Biden per ricevere pagamenti da clienti privati, società estere e governi stranieri – soprattutto Cina e Romania – durante il periodo della vicepresidenza di Biden ai tempi di Obama. Decine di milioni di dollari che in un gioco di passaggi vengono man mano “ripuliti”, fatti che sarebbero già stati bene a conoscenza del Dipartimento del Tesoro USA che però non sarebbe intervenuto per spinte e pressioni politiche.

In particolare, la commissione del Congresso fortemente voluta dai repubblicani sottolinea che i versamenti ai Biden vengono anche da società legate all’intelligence cinese avanzando ombre sulla figura del presidente. La commissione – presieduta dal deputato repubblicano del Kentucky James Corner – in quattro mesi sembra aver raccolto dati molto gravi, raccolti in un primo dossier di 36 pagine presentato alla stampa.

Biden è sostanzialmente accusato di aver fatto affari (vietati) durante la sua vicepresidenza soprattutto tramite il figlio Hunter Biden, già al centro di complesse indagini dell’FBI sulla sua società Burisma che operava in Ucraina nel campo delle transazioni energetiche pagando il figlio di Biden 50.000 dollari al mese. Appare anche pesante la posizione del fratello del presidente, Jim Biden direttamente collegato al governo cinese, mentre la commissione avrebbe confermato che nel periodo di Burisma per l’affitto di una casa di famiglia nel Delaware Hunter avrebbe pagato al padre (allora vicepresidente) 49.000 dollari al mese.

Questo aspetto era emerso anche il 20 settembre 2020 da un report del Senato USA che denunciava gli stretti rapporti tra Hunter Biden e società del gas russe, ucraine e cinesi, ma l’ FBI – secondo i repubblicani – rallentò le indagini in vista del voto elettorale ed ora i deputati repubblicani chiedono di ritenere colpevole di oltraggio al Congresso proprio il direttore dell’FBI Christopher Wrayche che non ha rispettato il mandato di comparizione per chiarire le nuove circostanze emerse dalle indagini. Secondo i parlamentari, inoltre, da tempo l’FBI ha in mano documenti che complicherebbero la posizione del figlio di Biden, ma i suoi vertici non vogliono comunicarli al Congresso.

Il presidente Joe Biden ha pubblicamente difeso suo figlio Hunter mentre - indipendentemente dall’ inchiesta del Congresso - altri pubblici ministeri federali, dopo un’indagine penale durata quattro anni, stanno decidendo sull’opportunità di accusarlo di violazioni fiscali. Schermaglie giudiziarie, ma è evidente che - comunque andranno le cose - la prossima campagna elettorale per la presidenza USA si giocherà anche sui dossier, i veleni e le carte giudiziarie. Chi non segue direttamente la politica USA avrebbe comunque il diritto di una informazione completa ed obiettiva e non solo legata alle vicende galanti di Trump che peraltro con i suoi atteggiamenti spesso sembra fare di tutto per tirarsi addosso ogni antipatia possibile.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                                  MARCO ZACCHERA 





IL PUNTO   n. 909 del 12 maggio 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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Numeri arretrati de IL PUNTO e altre news:   www.marcozacchera.it

 

SOMMARIO: Due dati sull’immigrazione tanto per sbugiardare Parigi mentre riprende la corsa (?) verso il presidenzialismo, ma sarà durissima perché tante volte si è cercato in varare questa riforma e purtroppo vincono sempre i veti incrociali. Intanto, apprezzabile lo stile di Cottarelli nel dimettersi dal PD ma di lasciare conseguentemente anche il seggio al Senato, non è un Borghi qualsiasi! Auguri a Michela Murgia nonostante le sue sciocchezze antimeloniane, mentre la giustizia ha dato ragione a Salvini che denunciò lo spaccio al “Pilastro” di Bologna. 

 

IMMIGRAZIONE E DEMAGOGIA

Il signor Macron dovrebbe annotare che l’Italia (dall’inizio dell’anno all’11 maggio) ha accolto solo dal “fronte sud” 45.157 migranti ufficiali rispetto ai 12.324 dell’anno precedente,a parte gli oltre 100.000 “giacenti” nelle varie strutture italiane, quelli arrivati non censiti (una quantità, soprattutto dalla Tunisia) e quelli subito spariti. L’obiettivo europeo era di ricollocarne 6.000 al mese nei vari paesi UE, ma ad oggi in tutto il 2023 non ne è stato ricollocato praticamente nessuno. Se il governo tenta respingimenti allora diventa “cattivo, razzista e fascista”, se li lascia arrivare è “umanitario”, ma è poi è accusato da Parigi e dalla sinistra di non sapere gestire il fenomeno. Per non sbagliare la Francia “umanitaria” chiude le sue frontiere e ributta con la forza in Italia chi passa il confine. Quanta ipocrisia: questa è solo un’Europa che se ne frega del problema, punto e basta.

 

PRESIDENZIALISMO

Il governo di Giorgia Meloni fa bene a giocare ora, ad inizio legislatura,  la carta del presidenzialismo cercando di varare una riforma costituzionale che credo avrebbe l’appoggio della maggioranza degli italiani.

Sarà però difficile riuscirci perchè la sinistra ogni volta che si parla di queste cose sente fumo di totalitarismo e manganello, lo boicotta  e quindi tutto resta com’è.

Conte sostiene che il presidenzialismo non passerà mai, mentre è inquietante sentire la signorina Schlein afferma che le riforme “Non sono una priorità”.

Da sempre sostengo che l’elezione diretta del Capo dello Stato sarebbe un grande segno di democrazia e di responsabilità dell’eletto/a verso tutti i cittadini, anche perché avremmo grande bisogno di un “sindaco d’Italia” (copyright di Matteo Renzi) per cercare di ridurre lo squalificato ruolo dei partiti, usi ai soliti ricatti e veti incrociati. D'altronde proprio l’elezione diretta del sindaco è stata l’unica riforma elettorale che si sia dimostrata convincente per tutti e non ha senso continuare ad eleggere un Presidente solo da una ridotta platea di parlamentari eletti per cooptazione e posti blindati dalle segreterie di partito. Questione di democrazia.

 

W LA COERENZA (COTTARELLI: LEZIONE DI STILE)

Anche Carlo Cottarelli, eletto senatore per il PD, ha deciso di lasciare l’incarico non condividendo la linea della Schlein. Dopo l’abbandono di Fioroni, Marcucci, della Chinnici e del sen. Enrico Borghi un’altra defezione per la neo-segretaria.

In questo caso, però, c’è stata una ben diversa lezione di stile. Mentre Borghi, per esempio, si è trasferito armi e bagagli in Italia Viva facendo fessi gli elettori e nonostante fosse stato “nominato” senatore grazie al capolistato blindato del PD in Piemonte, Cottarelli – dimostrando di essere una persona corretta, di ben altro spessore ed altra pasta rispetto a Borghi – ha annunciato infatti di DIMETTERSI dal Senato affinchè altri potessero subentrargli, non considerando corretto continuare ad occupare il seggio visto che non condivide più le scelte del PD.

Un esempio unico di serietà e coerenza a dimostrare che quando si è seri nella vita lo si continua ad essere anche se eletti e che dovrebbe suggerire una consuetudine: se ti eleggono e poi cambi idea non ti vendi a qualcun altro, ma ti dimetti.

Una scelta che purtroppo non si fa quasi mai, visto che nella scorsa legislatura oltre un terzo dei parlamentari aveva cambiato casacca senza minimamente tener conto del voto “politico” degli elettori. Per non parlare – tornando al caso Borghi – che non solo l’esimio senatore non si è dimesso dal Senato, ma ha addirittura mantenuto anche il suo incarico nel Copasir (servizi segreti) in “quota PD” pur essendo uscito dal partito. Doppia incoerenza, ma è l’Italia dei furbetti. Per questo, un doveroso e sincero apprezzamento per la coerenza di Carlo Cottarelli.   

 

MICHELA VS. GIORGIA

Massima comprensione umana per Michela Murgia, scrittrice queer (ovvero di sesso “diagonale”) di estrema sinistra che annuncia ai media di avere un tumore avanzato augurandosi di morire “Quando Giorgia Meloni non sarà più presidente del Consiglio perché il suo è un governo fascista”. Seguono nelle sue varie interviste un bel po' di frasi per me decisamente farneticanti che leggo più come una sua disperata volontà di farsi notare che opinioni di senso compiuto. Mi lasciano sbigottite le idee della Murgia, soprattutto che una persona al dichiarato avvicinarsi alla morte provi questo odio verso il prossimo ed abbia come pensiero predominante il presunto governo “fascista”. Bene le ha risposto Meloni sui social con frasi di comprensione, ma anche con ironia: “Le auguro lunga vita, perché io ho intenzione di restare premier a lungo”. Vedremo chi vincerà, ma sarebbe neglio vincessero entrambe

 

SPACCIO

Vi ricordate le ultime lezioni regionali in Emilia, quando Bonaccini vinse per un soffio? Un successo del PD grazie alle Sardine (poi sparite nel mare del nulla, salvo il seggio assicurato dal PD al loro leader) caratterizzate dalla forsennata campagna contro Salvini che citofonò a una famiglia del quartiere Pilastro a Bologna davanti alle telecamere "Ci hanno segnalato una cosa sgradevole e volevo che lei la smentisse. Ci hanno detto che da lei parte una parte dello spaccio della droga qua in quartiere", disse testualmente il leader della Lega che finì nel tritacarne mediatico con l'accusa di aver violato la privacy di quella onorata famiglia. Personalmente avrei comunque evitato il gesto provocatorio, ma certamente Salvini toccò un nervo scoperto, ovvero lo “spaccio libero” e tollerato dalla amministrazione di sinistra in quella zona della città. Sono passati tre anni e adesso (non certo per colpa di Salvini) tutti componenti di quella famiglia sono stati effettivamente condannati per spaccio di stupefacenti e reati collegati: tutti, ovvero genitori e figli, per un totale di 14 anni di reclusione (che purtroppo probabilmente non sconteranno mai). Valeva più la forma o la sostanza? Forse più di tutto l’amara realtà: lo spaccio al Pilastro intanto continua indisturbato.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                         MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 908 del 5 maggio 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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SOMMARIO: E’ passato il solito “Concertone” del primo maggio a Roma in pluri-diretta RAI stavolta anche con la concorrenza di un suo clone a Taranto. Il tutto mentre il governo Meloni, nello stesso giorno, presentava un concreto pacchetto di aiuti, andato di traverso ai sindacati cui ha un po' rovinato la festa. Capita, con una sinistra imballata e concertara, ma che sembra ormai in mano agli “armocronisti” dei radical-chic e allora non basta il soccorso-rosso de LA STAMPA che deriva sempre più a sinistra. Resta un dato di fatto: il “pacchetto” governativo di aiuti è sicuramente positivo, ma non è una rivoluzione e deve essere solo un inizio. Tra l’altro rischia di essere vanificato se la BCE aumenterà ancora i tassi. Questa scelta mi sembra premiare soltanto le banche: non fa rallentare l’inflazione, ma aumenta il costo del debito pubblico e dei mutui, Vanifica  così gli aiuti danneggiando le imprese per il conseguente rincaro del costo del denaro.

Ragione in più per “rallentare” sul PNRR e sui fondi MES che rischiano di diventare un capestro per l’Italia. -  A seguire una riflessione sulle troppe campagne pubblicitarie per accaparrarsi i soldi dei contribuenti e un ricordo, breve ma sincero, di Andrea Augello, amico di tante battaglie.

 

I COLORI DELLA SINISTRA

In principio fu il rosso: unitario, proletario ed inequivocabile. Da “Bandiera rossa la trionferà” allo sventolio di mille bandiere rosse nelle piazze per i comizi PCI e soprattutto il primo maggio. Rosso identitario come le immancabili salamelle al Festival dell’Unità.

Vennero poi i giorni del dubbio, prima quelli delle “Brigate Rosse” con i compagni che sbagliano e poi i tempi delle querce e degli ulivi, delle margherite e degli arcobaleno con il rosso che “si vede e non si vede”, più che altro che si accenna.

Lo stesso primo maggio si trasformò progressivamente da appuntamento politico a un “Concertone” che - sotto l’ala protettrice dei sindacati – riempiva la piazza e vedeva salire sul palco il mondo della musica più che della politica, dove chi partecipa alla kermesse contando non tanto su un cachet sostanzioso quanto per godere di visibilità e futura protezione, un lasciapassare indispensabile ed ambito per contratti generosi e tante presenze in TV. 

Le bandiere rosse progressivamente sparirono, rivedendosi solo nelle manifestazioni sindacali, ma anche qui diventando progressivamente fuori moda a parte la declinazione CGIL.

Poi ecco il PD con i suoi tormenti, le giravolte e le scissioni, fino all’ultima edizione Schlein, quella degli “armocromisti”.

Sarò terribilmente vecchio e fuori moda, lo so, ma a me il primo maggio colpiva proprio per quelle piazze piene di bandiere rosse e al canto dell’“Internazionale”, che – peraltro - continua ad avere pur dopo tanti decenni una musica bellissima e trascinante.

Mi viene quasi nostalgia a pensare che la sinistra di oggi si affidi a una leader italo-american-svizzera che dedica la prima sua intervista a Vogue Italia, informandoci di avere perfino una propria “consulente d’immagine” (oltre che “personal shopper e armocromista”) a 300 euro l’ora – o forse di più, la cosa è restata nel vago - che sceglie per lei perfino il colore dei vestiti.

Non mi permetto di dire che curare il look della Schlein sia comunque un’impresa disperata, anche perché tanto lei non è interessata alle attenzioni maschili, ma la ricerca del “colore adatto” diventa quasi la metafora di chi non si ritrova più neanche sulla linea politica, ben più importante della scelta modaiola.

Lo si è capito nelle conferenze-stampa dove la neo-segretaria ha imbarazzato perfino le testate amiche con le sue “non risposte”. Gli interventi della neo-segretaria sono infatti ancora piuttosto confusi, a parte lo scontato l’antimelonismo ed antifascismo. Per esempio uno potrà giudicare “insufficienti” gli interventi del governo, ma definirli “vergognosi” quando riducono il cuneo fiscale appare eccessivo.

Circolano intanto impietosi sui social i suoi interventi, come uno recente in cui la Schlein si lancia “Verso un futuro che anche grazie alle nuove norme europee sempre di più investa e costruisca dei cicli positivi della circolarità, uscendo dal modello lineare” Frase che non solo non significa niente, ma che sottolinea un ragionamento – se c’è - piuttosto contorto.

Visto che tutto oggi finisce sui media e l’inventiva non manca, ecco servita quindi l’immaginaria "Nuova scuola di formazione politica PD Frattocchie 4.0" dove tra le lezioni siano previste anche "Il diritto all'eleganza per gli stagionali immigrati dell’Agro Romano" avente come relatrice Lady Soumahoro, proseguendo con "Il fenomeno dell'infeltrimento. Differenze tra lana merino e cachemire" a cura di Fausto Bertinotti, passando poi all’ '"Antifascismo ai Parioli. Analisi e prospettive suonando i campanelli" di Carlo Calenda e Concita de Gregorio. Infine, il tanto atteso intervento finale "Armocromia. Le sorti progressiste da Engels ai Ferragnez" tenuto della stessa Schlein.

Un po' ci si scherza su, ma soprattutto ci si interroga su una sinistra per cui oggi vale contemporaneamente tutto e il suo esatto contrario. Per questo, alla fine, ho quasi nostalgia delle bandiere rosse.

 

LA DERIVA DE “LA STAMPA”

A volte nella lettura cartacea è un’evidenza che sfugge nel girare le pagine, ma se guardate il sito tutto vi colpirà con più evidenza: LA STAMPA di Torino è diventata sempre di più una testata “di sinistra”, organo ufficioso del PD, ferocemente antigovernativo e superando nella sua deriva perfino LA REPUBBLICA.  

Eppure il suo signore e padrone John Elkann, tramite la GEDI, a 20 anni dalla scomparsa del nonno Gianni Agnelli, tirando le somme può costatare il suo disastroso fallimento editoriale. Pur dichiarando “Che La Stampa ha mantenuto e manterrà la sua tradizione laica, liberale e progressista” (e chi gliela tocca?), ai tempi dell’ “Avvocato”  il giornale torinese era il secondo quotidiano italiano dopo il Corriere della Sera mentre ora è solo quinto e con appena 97 mila copie, incluse quelle digitali (dati settembre 2022).  LA STAMPA in Piemonte conta per le sue pagine locali e quindi viene letto spesso “per dovere d’ufficio” ma purtroppo sempre meno sono i reportage originali o anticonformisti, anche delle sue firme più prestigiose. L’appiattimento su temi come la guerra in Ucraina, l’Europa, il W Biden, la critica al governo, la transgenia ecc. sono spesso addirittura imbarazzanti. 

 

EVASORI, MA SEMPRE…“DI BUON CUORE”

Si avvicina la scadenza per la dichiarazione dei redditi e su tutti i media piovono martellanti le richieste per avere la “firma” dei contribuenti per i vari 5, 8 o 2 per mille. Dalle più variegate (e sconosciute) confessioni religiose alle ONLUS, dai bambini morenti di fame al club di paese è tutto un fiorire di inserti, pubblicità, testimonial: tutti vogliono la nostra fettina contributiva.

Molti la meriterebbero indubbiamente, ma – soprattutto non potendo accontentare tutti – servirebbe più trasparenza e per esempio che in ogni pubblicità, inserto o spot pubblicitario dovrebbe esserci sempre per legge un indirizzo, un recapito, un link per poter vedere (prima di donare) il bilancio del singolo ente, anche per capire come siano stati spesi i contributi ricevuti gli anni precedenti.

Chi non si commuove davanti a un bimbo che muore di fame? Eppure pochi sanno che ci sono grandi ONLUS internazionali che spendono fino all’80% in spese generali (campagne pubblicitarie comprese) e per stipendi interni, con risultati concreti che troppe volte restano opachi.

“Vedere per donare”, insomma: questa dovrebbe essere la regola ed a pretenderlo prima di tutto dovrebbe essere proprio il MEF.

 

CIAO, ANDREA!

Se ne è andato dopo una lunga malattia Andrea Augello che - con suo fratello Tony, anche lui prematuramente mancato nel 2000 - per anni sono stati anima della Destra romana. Andrea ha avuto una militanza lunga, coerente, con “Forza ed Onore” come amava ricordare. Consigliere regionale per tre mandati con Alleanza Nazionale, poi sottosegretario e ora senatore di FdI, Andrea era una bella persona seria, competente, corretta ed apprezzata anche dagli avversari. Lo ricordo una mattina presto sul lungolago di Verbania (la sera prima aveva tenuto una conferenza) con una lunga camminata piena di ricordi comuni, commenti, gioie e tristezze. E’ il tempo che corre…

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                                           MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 907 del 28 APRILE 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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Numeri arretrati de IL PUNTO e altre news:   www.marcozacchera.it

 

SOMMARIO: Troppe polemiche e retorica per il 25 Aprile che dopo 78 anni non hanno più senso, visto che dovrebbe la data-simbolo della libertà di tutti. Intanto, come Nostro Signore, Giggino Di Maio è risorto grazie all’UE che lo salverà dai creditori. Finalino piemontese: il “nostro” senatore PD Enrico Borghi ha cambiato (ancora) casacca ed approda ora alla corte di Matteo Renzi: auguri!

 

25 APRILE E DINTORNI

Niente da fare: anche quest’anno permil 25 Aprile fiumi di polemiche, accuse e richieste di DNA antifascista pena la “scomunica” politica. Giorgia Meloni è nata 32 anni DOPO il 1945 eppure mai come quest’anno vi è stata un' alluvione di retorica resistenziale tra dibattiti scontati, servizi TV e titoloni dei giornali, mentre la gran parte degli italiani pensava soprattutto alle vacanze del “ponte” di fine aprile.

Negli anni la troppa retorica ha quasi portato all’indifferenza e questo NON è un bene perché la libertà e la democrazia non sono automatiche e scontate, dovremmo ricordarcelo sempre.

Il 25 aprile 1945 finì una guerra maledetta voluta dal fascismo e dal sacrificio fiorì la libertà per tutti: questo è il suo significato vero ed importante.

Se poi invece si vuole discutere di Storia, allora lo si deve fare con onestà intellettuale e senza luoghi comuni, anche perché “la storia la scrivono sempre i vincitori” e c’è allora il rischio che quella tanto mitizzata NON sia sempre trasparente e veritiera, soprattutto quando, raccontandola, non si ha neppure il coraggio di ammettere che - comunque - l’Italia la guerra la perse e non la vinsero i partigiani (che erano molto diversi e divisi tra loro stessi, dimenticarlo è un altro grosso errore storico), così come la mattanza della guerra civile – a parti invertite – purtroppo non finì il 25 aprile e bisognerebbe avere allora il coraggio di ricordare anche quella. 

Ma basta polemiche, non servono più: onoriamo con rispetto e gratitudine chi allora offrì la propria vita per la libertà di tutti e, soprattutto, cerchiamo di esserne degni. 

 

L'ALTRA RESISTENZA

Chissà se gli italiani hanno capito davvero che Il "Piano Nazionale di Resistenza (!) e Resilienza" (PNRR)  non ha nulla a che vedere con il 25 aprile e soprattutto che non sono soldi REGALATI dall'Europa ma da RESTITUIRE CON GLI INTERESSI.

Non solo, questi interessi ora sono TRE VOLTE più alti rispetto a 3 anni fa e continuano a salire perchè legati a tassi liberamente decisi dalla BCE che quindi potrà in futuro condizionare e strangolare le economie degli stati europei. Il PNRR sarà  insomma per l’Italia in gran parte un nuovo debito pubblico costoso e non certamente un regalo.  

Più ci indebitiamo più dovremo (dovremmo) restituire e quindi sprecare i fondi del PNRR è un insulto all’intelligenza, meglio prendere di meno ma per spese selezionate. Di queste cose però in TV con chiarezza non se ne parla mai, mentre credo che bisognerebbe spiegarlo molto meglio ai cittadini visto che deve essere un calcolo di convenienza ed una scelta che ipotecherà il futuro soprattutto delle nuove generazioni, ce ne rendiamo conto? 

 

DI MAIO: VERGOGNA VERGOGNA VERGOGNA

Quel simpaticone di Borrell (il "ministro degli esteri" europeo) doveva venire in Tv a dirci: “Italiani, parliamoci chiaro: noi siamo la Commissione UE e siamo di sinistra, voi non siete un c… (tipo Marchese del Grillo). Quindi sappiamo benissimo che Di Maio è una nullità, ma Draghi ci aveva chiesto un piacere e quindi nominandolo “Inviato speciale dell’Europa nel Golfo Persico” l’abbiamo fatto come scelta politica e per assicurargli un buon stipendio, dopo la sua recente trombatura elettorale, quindi fatevene una ragione!” Ecco, questo sarebbe stato un discorso comprensibile, magari criticabile, ma onesto.

Invece Borrell ha avuto la sfacciataggine di sostenere che “Di Maio è la scelta migliore”, quasi che uno che non sa quasi nulla della materia, non parla l’inglese e non ha una laurea sia migliore dei suoi “concorrenti” tutti ex ministri, plurilaureati e specialisti e/o già inviati speciali nell’area per conto dell’UE  e comunque con una lunga esperienza internazionale: un insulto all’intelligenza di tutti.

Forse non hanno ricordato a Borrell che il suo nuovo “inviato speciale” è proprio il personaggio che sosteneva i gilet gialli contro Macron ed è lo stesso Di Maio che da ignorante confondeva pubblicamente Pinochet come dittatore del Venezuela anziché del Cile e la Siria con la Libia.

Ma se queste sono le balle che conta Borrell, allora lui stesso non è più credibile anche per le cose importanti come l’essere il più strenuo difensore della escalation della guerra in Ucraina che sta portando l’Europa al disastro.  

Dietro alla nomina c’è però anche un altro aspetto politico ancora più grave.  Ricordiamoci che durante il suo incarico da Ministro degli Esteri, Di Maio ha avuto con la Cina rapporti gravi ed ambigui contro la stessa linea politica europea: la “Via della Seta” da lui sostenuta rischia di essere un guaio per la stessa Europa, come può rappresentarci quindi proprio Di Maio nel Golfo Persico? Già solo questo aspetto avrebbe dovuto fermare la scelta di Borrell.

Una scelta che è però anche un’offesa al nostro governo che non vuole questa nomina e soprattutto ai cittadini-elettori che hanno fatto fare a Di Maio una figuraccia pazzesca bocciando in maniera inequivocabile e pesante la sfacciataggine di questo pulcinella abituato a cacciar balle e vivere di slogan, un populista che come il vermetto della mela si mangia tutto quello che può.

Ricordiamoci il Di Maio apparso al balcone di palazzo Chigi annunciando di aver abolito la povertà, dopo aver peraltro pronosticato che lui e i suoi avrebbero “Aperto il Parlamento come una scatola di tonno” salvo poi diventare proprio lui l’emblema della “Casta”, alla faccia di tutti quelli che gli avevano creduto. Un acchiappa-poltrone che ha cambiato cavallo e casacca a sfinimento, che nella sua carriera è stato sempre “nominato” e mai eletto e che spudoratamente – rimasto temporaneamente in mutande - corre adesso dietro solo ad un (super) stipendio e relativi benefit.

Conosco personalmente almeno 50 diplomatici italiani che sarebbero stati molto più esperti di lui, altro che essere “il migliore d’Europa”! Non è più accettabile essere trattati come Nazione in questo modo, non è accettabile che Gentiloni sia lì a (mal) rappresentarci “nella vigna a far da palo” e stando zitto su queste decisioni. In generale  non se ne può più di questa Europa scriteriata, falsa ed ipocrita, oggetto di ricatti morali e scandali finanziari nascosti dai suoi vertici e che calpesta la volontà democratica dei suoi cittadini. Tutto ciò è vergognoso e spero che il governo Meloni abbia il coraggio di opporsi strenuamente e senza ambiguità a questa nomina farlocca, assurda e soprattutto offensiva per tutti.

 

ENRICO BORGHI HA CAMBIATO CASACCA

Il senatore piemontese del PD Enrico Borghi, già mio “successore” alla Camera (e con il quale ebbi diversi scontri sulla sua “trasparenza” quando era sindaco di Vogogna), poi piazzato al Senato da Enrico Letta in posizione blindata (niente collegio, troppo rischioso…) ha cambiato casacca e dal PD é passato all’Italia Viva  di Matteo Renzi. Da ex DC e declinando poi tutta la serie dei passaggi verso sinistra ora si sta riconvergendo al centro. Non richiamo la coerenza verso gli elettori (è inutile, anche perché  è ormai merce rara e scaduta, anche se il voto è solo di pochi mesi fa), piuttosto noto che le sue parole pesantissime sul PD e la Schlein dovrebbero essere meditate dagli elettori di quel partito.

Il suo passaggio permetterà a Italia Viva di fare gruppo al Senato e questo significa un bel bottino economico, Intanto per non sbagliare Borghi annuncia che non si dimetterà dal Copasir. Coerenza, appunto.

 

UN SALUTO E BUONA SETTIMANA A TUTTI                                       MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 906 del 21 APRILE 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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SOMMARIO: C’è una gran confusione sul tema “immigrazione” che ha anche aspetti poco conosciuti. Intanto Calenda ha divorziato da Renzi, il Parlamento Europeo  ci dipinge come feroci discriminatori sessuali e l’Italia continua la sua guerra in Ucraina senza che si vedano vie d'uscita. 

 

CONFUSIONE

Ma la sinistra davvero vuole che non ci sia alcun filtro all’ondata di migranti che si è abbattuta sul nostro paese? Dopo Cutro il governo sembra timoroso nel prendere una liea chiara, di fatto siamo al “arrivino tutti” e gli scafisti applaudono. L’Europa chiacchiera e poi come sempre sparisce, i centri di accoglienza scoppiano, ma soprattutto  non c’è solo il problema “arrivi” perché poi bisogna mantenere tutti, leggete l’approfondimento più avanti.

 

IL DIVORZIO

Calenda ha divorziato da Renzi: più che un matrimonio politico era stata insomma una sbandata, un flirt elettorale. Certamente è difficile stare insieme quando non si vuol costruire qualcosa in comune e la convivenza con Matteo Renzi è da sempre davvero difficile. Intanto, però, grazie al flirt  un po' di gente ha mantenuto il posto in Parlamento con liste blindate e questo (per loro) era l’importante.

Restano quegli elettori illusi, quelli che speravano in un terzo polo moderato per creare qualcosa di diverso rispetto al PD sempre più demagogico della Schlein. Dimenticati? Semplicemente imbrogliati, ma – come sempre - chissenefrega…

 

RETORICA E ANTIRETORICA

Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione “per la depenalizzazione universale della omosessualità” nella quale “Si deplorano gli attuali movimenti retorici anti-diritti, antigender, anti-Lgbtqia+ a livello globale” e si “Condanna fermamente la diffusione di tale retorica da parte di alcuni influenti leader politici e governi dell’UE come nel caso di Ungheria, Polonia e Italia”.

Approvando questi testi credo che ci sia anche molta “Retorica dell’anti-retorica” per evidente preconcetto politico. Sono poi andato a vedere che cosa significhi esattamente “Lgbtquia+” sigla che man mano si allunga, scoprendo (dalla Treccani) che risulta essere l’acronimo di “lesbiche, gay, bisessuali, trans gender, queer, intersessuali e asessuali” dove il + finale (testuale) “Fa riferimento a ulteriori specificità di genere per orientamenti sessuali non eterosessuali e non binari che non rientrano nella sigla”. Complimenti, chiarissimo, così come risulta evidente che il Parlamento Europeo non abbia altro da fare.

 

UCRAINA

La guerra in Ucraina è scivolata tra le notizie “brevi”: dopo 14 mesi non fa più notizia, ma si continua a morire ed a sapere troppo poco sulla verità dei fatti.

Trovo inaccettabile che l’Italia mandi armi e non chieda almeno un armistizio, una tregua, anche solo un transitorio “cessate il fuoco” che non riconosca nuovi territori a Putin, ma permetta almeno l’avvio di una trattativa di pace. L’Europa dovrebbe volere questo prima ogni altra cosa insistendo per cercare di avviare qualche trattativa concreta e invece nulla: eutanasia della sovranità di un intero continente.

Sommessamente, inoltre, proporrei che l'UE promuovesse un pò più di trasparenza sulla situazione politica in Ucraina ed avviasse finalmente un controllo sull'uso dei finanziamenti che a miliardi di euro arrivano a Kiev. Il presidente Mattarella ha dichiarato ieri a Bratislava  che UE e NATO “devono contrastare la disinformazione alimentata dalla Federazione russa” ma secondo me servirebbe uno sforzo di trasparenza informativa anche sul versante occidentale.

 

Approfondimento: L’ALTRA FACCIA DELL’IMMIGRAZIONE

Da un paio di mesi il capitolo “migranti” è tornato in evidenza. Il dramma del naufragio di Cupro ha riproposto, molto alimentato dai media, la gestione del sempre più imponente flusso di arrivi, mentre il governo Meloni - che in avvio sembrava spingersi verso una linea più dura - ha assunto di fatto una posizione attendista, temendo di essere accusato di insensibilità.

Ne approfittano scafisti & C. per moltiplicare i trasporti cui si è aggiunta un’ampia e nuova componente tunisina alimentata dalla crisi economica di quel paese.

La situazione sembra sfuggire di mano, mentre in termini concreti ed operativi l’Europa si sta ancora limitando a frasi incoraggianti e scontate ma a pochi, pochissimi interventi concreti. Soprattutto i “ricollocamenti” europei sono assolutamente sporadici, ben lontani da quelli cui si era accennato.

Ci sono poi tanti altri aspetti concreti che vengono però ignorati dai media.

Un conto è infatti l’arrivo, lo sbarco, l’alloggio in un centro d’accoglienza di solito superaffollato e in periodica crisi di spazio, ma poi resta la realtà quotidiana di come gestire questa massa sempre più imponente di persone. Insomma fa “figo” raccogliere i naufraghi, ma nessuna ONG pensa che il “sistema” si carica ogni giorno di altri migliaia di casi spesso senza sbocco.

Già pochi giorni dopo l’arrivo moltissimi migranti evaporano, spariscono dalle statistiche. Bene o male molti di loro si infilano in qualche angolo europeo sperando in giorni migliori, spesso aiutati da una rete di contatti personali, oppure – purtroppo – reclutati dai racket di diversa etnia ed estrazione che li porteranno senza documenti e senza diritti allo sfruttamento in agricoltura o a quello sessuale, costretti quasi sempre in situazioni abitative ed economiche disperate e comunque “debitori” per anni verso chi aveva organizzato il viaggio.

Chi invece tenta la via “legale”, inizia un lungo percorso burocratico che durerà per sempre, finché (ma ci riescono solo in pochissimi) dopo una lunghissima attesa qualcuno di loro otterrà la cittadinanza italiana.

Per ottenere questo traguardo passerà comunque almeno un decennio e nel frattempo sarà stato un lungo calvario di visti, documenti, permessi, proroghe e certificati negati, ogni volta con il cuore in gola temendo di essere espulsi. Anche se concretamente questo non succede quasi mai, di fatto ciò alimenta nuovamente il mercato clandestino. 

Ecco un limite vero di chi predica la demagogia delle “porte aperte” per tutti: l’integrazione vera è lunga, difficile e spesso diventa impossibile nei fatti.

Perché vi è poi anche una realtà legale e burocratica di cui il grande pubblico non ha la minima idea. Sarebbe molto utile – soprattutto se adolescenti, perché sarà questa la nostra società nel futuro – passare anche solo qualche minuto osservando ed ascoltando i problemi reali di chi sta in fila davanti agli sportelli degli uffici immigrazione di una qualsiasi Questura d’Italia. Una babele di lingue, vestiti, odori (!) di una umanità dolente. Il travestito brasiliano che si mischia con la famiglia del Bangladesh, il nordafricano “inserito” e un po' strafottente dal vistoso orologio d’oro al polso (probabilmente taroccato) che con  evidente disagio condivide la fila con neri di altre etnie, oppure l’italo-argentino che - in uno strano slang italo-castigliano - è alla ricerca dei documenti per la sua cittadinanza, mischiato agli asiatici che devono rinnovare i permessi.

E’ difficile capirsi nella bolgia, tra le lingue e - a volte - le urla, ma istruttivo osservare per esempio la faccia disperata dell’immigrato a cui una poliziotta correttamente comunica (ma urlando, nel rumore generale, e dopo che il poveretto era in coda da un paio d’ore): “Non posso accettare questa carta, mi serve pirma l’autenticazione del documento mediante una traduzione giurata e premia certificazione e vidimazione degli atti allegati. Ripassi!”. Ovvio che l’interessato non ha capito nulla della richiesta, ma ha subito compreso che qualcosa non va, mentre il bambino che ha in braccio si mette a piangere aumentando la confusione generale.

Una “umanità dolente”, appunto, ma nessuno sembra aver pensato che ad ogni sbarco corrisponde poi un aumento infinito di queste nuove trafile burocratiche, visti, permessi, conferme, espulsioni. La “macchina” burocratica non ce la fa più a star dietro alle nuove ondate di arrivi che generano problemi molto più complessi che gestire uno sbarco. Eppure di tutte queste problematiche si parla poco dimenticando che sono invece realtà quotidiane, l’altra faccia dell’immigrazione.

 

STORIA IN TV

RICORDO CHE SU TELEVCO-AZZURRATV VANNO IN ONDA OGNI SETTIMANA LE MIE PUNTATE DI STORIA LOCALE, SUI CANALI 17 E 617 (Piemonte) OPPURE SU STREAMING. Gli appuntamenti sono il SABATO alle ore 13.30 e in replica la DOMENICA alle ore 18.00

 

UN SALUTO E BUONA SETTIMANA A TUTTI                            MARCO ZACCHERA  




IL PUNTO   n. 905 del 14 APRILE 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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SOMMARIO: PLAGIO SCOLASTICO – SILENZI PD - FERMIAMO IL PNRR ? – RICORDO DI GIUSEPPE PENNISI -  STORIA IN TV

 

 

RIFLESSIONI SCOLASTICHE

Il caso di cronaca è stato silenziato, ma è clamoroso: Marisa Francescangeli, insegnante supplente alla scuola elementare di San Vero Milis (Oristano) è stata sospesa per 20 giorni dall’insegnamento e privata dello stipendio perché prima di Natale aveva fatto realizzare ai bambini un braccialetto-coroncina con delle perline rappresentanti il rosario e (orrore!) fatto recitare in classe l’Ave Maria e il Padre Nostro.  “Colpa” l’aver così cercato di “inculcare” la religione cattolica ai bambini.

Il “Fatto Quotidiano” non ne è stato contento, ritenendo la sospensione una pena troppo lieve e arrivando addirittura a chiedere il licenziamento dell’insegnante accusandola di “plagio delle coscienze”. Testuale a firma di un certo Alex Corlazzoli che si auto-dichiara giornalista: “La maestra andava licenziata perché ha manipolato le menti dei bambini obbligandoli a fare un atto contro la loro volontà e abusando della sua libertà di insegnamento per imporre la propria ideologia cristiano-cattolica…”

A parte dover purtroppo notare l’eccessivo silenzio delle Autorità cattoliche che, appunto, forse una parola di commento e maggior solidarietà potevano esprimerla, personalmente sottolineo non solo la mia totale solidarietà alla docente, ma mi ribello a questo modo di pensare.

Mi volete spiegare – se è “plagio delle coscienze” far recitare una preghiera -  come e quanto “plagiano” allora migliaia di insegnanti che trasformano le loro lezioni in dottrina politica, dalla prima elementare alla tesi di laurea? Vale per tutte le ideologie, ma mi darete atto che la stragrande maggioranza dei docenti politicizzati non è di estrema destra (anche perché quando salta fuori qualche “pecora nera” viene additata al pubblico disprezzo ed emarginata), ma un gregge di opposto colore politico che si allinea in modo assolutamente conforme alla linea “politicamente corretta” ovvero quella resistenzial-democratico-progressista.

So benissimo che tantissimi insegnanti svolgono con impegno, dedizione ed orgoglio il proprio lavoro con scrupolo e coscienza, ma proprio per questo credo che molti di loro siano anche stufi, arcistufi di come vanno le cose e ben sapendo che nessuno sembra avere il coraggio di affrontarle.

Non parlo solo della Storia ricostruita a senso unico, della mancanza di pluralismo nei dibattiti e nelle ospitate di “esperti”, ma del “plagiare” le coscienze dei più piccoli per esempio con tutte le cretinate “gender” di diverso ordine e grado. Temo che spesso un/una insegnante – per paura di essere schedato/a come “normale” (e quindi “anormale”) - debba attenersi al più sfacciato conformismo e alle più imbarazzanti interpretazioni della libertà sessuale stravolgendo l’ordine naturale delle cose. Non sto assolutamente dicendo che un insegnante debba emarginare o ghettizzare un/una “diverso/a”, ma ci sono dei limiti prima di tutto di buonsenso che ormai vengono puntualmente dimenticati.

Perché è così che si detta la linea: la maestra sarda che fa recitare in classe l’Ave Maria va sospesa dall’insegnamento, così state tranquilli che tutti gli insegnanti si guarderanno bene dal proporre  ancora una cosa simile, il tutto nel nome della “laicità”, ma soprattutto per paura dell’ostracismo.

No, signori, torniamo al buonsenso e alla logica  o dalle nostre scuole usciranno studenti sempre più disadattati, confusi e complessati. Ovvio che poi diventa “normale” che un insegnante venga preso a sberle da un genitore per aver “osato” dare un brutto voto. Così come se ti droghi non sei che un “povero ragazzo senza guida ed impreparato ad affrontare le difficoltà”.  Sarò “antico”, ma nessuno mi toglie dalla testa che “educare” significa anche imporre scelte, sacrifici, ragionamenti, rinunce.

Questo ai propri figli così come ai propri studenti, altro che “plagio delle coscienze".

Dalla terza alla quinta elementare ho avuto un maestro severo, laico, socialista, che faceva recitare in classe (in piedi) solo il Padre Nostro “Perché è l’unica preghiera seria” (diceva) e in classe crescevano insieme il figlio del borghese come del più umile operaio, ma ci trattava tutti allo stesso modo, così come tutti venivamo a scuola con lo stesso grembiule (eliminarlo è stata anche questa una sciocchezza) e tutti ci alzavamo in piedi, in silenzio, quando lui entrava in classe. Un po' di rispetto e severità? Sissignore, ma credo che così siamo cresciuti tutti  bravi cittadini e persone per bene, perché “educare” è anche e soprattutto creare persone consapevoli, mature e responsabili.

 

LA SCHLEIN DEL SILENZIO

Acclamata segretaria da (metà) dei simpatizzanti del partito e generosamente sospinta dai media, Elly Schlein è ormai da due mesi segretaria del PD. Auguri, ma sarebbe ora di capire la nuova linea del partito (se c'è) sui temi più importanti e per ora invece c’è stato solo silenzio. Criticato pesantemente il governo per il naufragio di Cutro, per esempio, che dice il PD su questa nuova ondata di sbarchi? Oppure, visto che sono aumentati i tassi di interesse, il PD è d’accordo o meno per insistere su MEF e PNRR indebitandoci sempre di più? Due esempi fra i tanti che attendono risposte.

 

E SE ABBANDONASSIMO IL PNRR ?

Non è una provocazione, ma un ragionamento che andrebbe seriamente affrontato: credo che all’Italia più che firmare nuovi debiti europei convenga progressivamente ridurre invece gli interventi del PNRR, rinunciando ad una parte di questo nuovo indebitamento e selezionando molto più drasticamente gli interventi finanziati e finanziabili con i soldi europei.

Oggi la situazione è ben diversa da tre anni fa. C’è un po' di ripresa, l’occupazione è cresciuta così come la fiducia, ma il PNRR crea debiti che vanno restituiti e sui quali si pagano interessi, oggi molto più onerosi di qualche anno fa.

Soprattutto il PNRR (e i lettori de Il Punto ricorderanno che l’avevo scritto subito) NON è stato finalizzato solo per lavori pubblici importanti, strategici, decisivi per il rilancio del paese, ma purtroppo quei fondi si stanno prosciugando in una miriade di bonus e lavori pubblici forse utili, ma certamente non indispensabili e soprattutto non strategici.

Con il PNRR si dovevano fare autostrade, ferrovie, ospedali, interventi energetici im