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IL PUNTO di MARCO ZACCHERA

IL PUNTO
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IL PUNTO   n. 895 del  3 febbraio 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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Riflessione: IL NODO MIGRANTI

Non è il più importante problema del continente e dubito che comunque sarà la volta buona, ma al vertice europeo del prossimo 9 febbraio si dovrebbe affrontare (finalmente) il nodo dell’immigrazione clandestina, tema caro ai paesi del sud Europa mentre per ora Bruxelles ribadisce che non vuole prendersi in carico una sostanziosa quota-parte degli arrivi al di là di generici “impegni condivisi”.

Ci sono state infinite polemiche in Italia quando oltre due mesi fa fu respinta una (una sola!) delle tante navi in arrivo nel nostro paese, ma pochi hanno poi notato che quando la Ocean-Viking è approdata a Tolone non fu considerata ufficialmente attraccata in territorio francese e così ben pochi migranti furono accolti.

Lo stesso Macron che tanto aveva accusato l’Italia, sommerso dalle critiche della Le Pen, respinse infatti buona parte di quei migranti che, dopo un breve periodo di detenzione sono stati ammanettati, imbarcati di forza sugli aerei e rispediti al paese d’origine nel silenzio dei progressisti europei.

Un atteggiamento che se fosse stato fatto dall’Italia avrebbe probabilmente scatenato una polemica generale, ma che invece in Francia è stato liquidato in pochi giorni.

Eppure, a pensarci, la violazione delle norme internazionali è totale: il primo “paese sicuro” che i migranti da sud incontrano sulla loro strada di solito è Malta che però da sempre rifiuta gli sbarchi (eppure è a tutto titolo in Europa, gode della presidenza del parlamento europeo ed economicamente non è certo in grandi difficoltà), le navi delle ONG ne tengono conto e si presentano così davanti alle nostre coste.

Ascoltare pure le prediche europarlamentari della presidente Roberta Metsola è un po' scocciante, soprattutto questo l’atteggiamento del suo paese, ma anche perché i numeri ufficiali del Ministero dell’Interno aggiornati a fine anno sottolineano la crescente gravità della situazione.

A parte i clandestini non intercettati o prevenienti da est, ci sono stati 34.154 sbarchi nel 2020, 67.677 nel 2021 e ben 105.140 l’anno scorso (la punta nel mese di agosto). A gennaio c’è stata una nuova moltiplicazione di sbarchi: una emergenza che segue a quella di dicembre (10.770 sbarchi ufficiali rispetto ai 4.554 dell’anno precedente.

Il “sistema” degli scafisti funziona insomma alla perfezione con un giro d’affari impressionante cosa che evidentemente a Bruxelles non crea alcun imbarazzo.

Ma c’è un altro dato da tenere d’occhio: al netto di quanti sono più o meno ufficialmente “spariti” dai punti di raccolta, al 31.12.2022 i centri di accoglienza avevano in carico 107.269 persone (pari, in pratica, alla totalità dei migranti ufficiali dell’anno scorso) a significare che chi arriva viene sì soccorso ma poi, sostanzialmente, è “parcheggiato” senza un futuro.

Nello stesso periodo l’assorbimento ufficiale degli altri paesi europei è stato praticamente nullo e quindi i migrati restano nel circuito italiano o – molto più probabilmente – escono dal nostro paese in modo clandestino e tali si ritroveranno nel nuovo paese raggiunto con varie peripezie: massa d’urto per problemi sociali tremendi,  e fornitura di manodopera disperata al mondo per lavoro nero e delinquenza.

Non c’è dubbio che una barca alla deriva vada soccorsa per un concreto pericolo di vita, ma quante persone in mare sono effettivamente migranti politici o fuggono da guerre o carestie e quante invece sono lì dopo aver comprato il proprio viaggio – biglietti aerei inclusi - e quindi sono l’oggetto di commercio da parte delle organizzazioni scafiste che pianificano tutto?

Le fredde cifre ufficiali ci dicono che degli oltre 100.000 arrivi del 2022 quasi il 20% (20.542) vengono dall’Egitto, 18.147 dalla Tunisia, 14.877 dal Bangladesh - paesi dove la guerra proprio non c’è - e bisogna arrivare agli 8.594 siriani o ai 7.241 afgani per trovare cittadini di paesi in guerra o comunque dove vi sia un concreto problema di rischio politico.

In totale oltre l’80% dei richiedenti asilo sono quindi “economici” e tutti hanno pagato profumatamente per imbarcarsi e finire in mezzo al mare. Sono così gli scafisti che fanno la scelta sulla base delle possibilità di pagamento e questa è la scomoda verità che dovrebbe essere ammessa da tutti, ad iniziare dalle ONG che di fatto aiutano per ragioni umanitarie solo l’ultimo tratto del un lungo e complesso traffico internazionale di esseri umani.  Al di là di ogni interpretazione politica e di ogni motivazione ideologica il fallimento europeo è proprio nel non riuscire a bloccare le partenze.

E’ evidente che ci sia una aperta connivenza tra autorità politiche degli stati costieri del Nord Africa e gli scafisti che intercettano il flusso, ma passano gli anni e su questo aspetto l’Europa non riesce (o non vuole?) prendere atto della situazione, forse perché imporrebbe decisioni drastiche.

D'altronde più passano gli anni più si chiariscono le responsabilità di chi ha spinto – come la Francia, per chiari interessi petroliferi – a destabilizzare la Libia che in qualche modo teneva sotto controllo il fenomeno dopo gli accordi sottoscritti con l’Italia.

Sono situazioni e numeri che andrebbero tenuti maggiormente in considerazione da chi si straccia le vesti per i rallentamenti imposti dal governo Meloni alle navi ONG senza però risolvere il problema.

Certo che senza soccorsi si rischiano più morti in mare e questo è umanitariamente catastrofico, ma se quei poveracci non fossero partiti certamente non si sarebbero messi in pieno rischio.

Come ho scritto nel mio libro “Integrazione (im)possibile? Quello che non ci dicono su Africa, Islam ed Immigrazione” – chi fosse interessato può richiedermelo via mail a marco.zacchera@libero.it) la partita va giocata in altro modo: l’Italia (e l’Europa), prendano atto che l’immigrazione è un fenomeno mondiale, ma anche paradossalmente utile alla stessa Europa se si passasse dal “subire” il fenomeno a finalmente gestirlo permettendo una maggiore elasticità di ingressi tramite corridori umanitari con adeguati “filtri” in partenza.

A tutti converrebbe che i migranti arrivassero in Italia e in Europa in modo organizzato, corretto, predeterminato, passaporto alla mano, esattamente come avvenuto per decenni all’emigrazione italiana nel mondo.

Un aiuto importante e concreto potrebbe venire anche dalle Conferenze Episcopali di molti paesi africani perché è evidente che è più facile integrare un cattolico nigeriano che parla inglese rispetto a un musulmano integralista che parla solo arabo.

Non ammetterlo è un atto demagogico (la demagogia è comunque la evidenza più importante di questa problematica), eppure da anni ad ogni TG vediamo solo le solite immagini di disperati alla deriva con un’Europa incapace di prendere (finalmente) decisioni credibili di fatto lavandosi le mani del problema e si arrangi chi ci resta in mezzo.

 

(causa mia assenza dall’Italia questo articolo de IL PUNTO è stato scritto il 24 gennaio)

 

 

Buona settimana a tutti!

                                                                                                               MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 894 del 27 gennaio 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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SOMMARIO: BRAVO NORDIO – ARRIVEDERCI A DAVOS – GRILLI A COLAZIONE  – GRETA L’IDEALISTA (?)  

 

BRAVO NORDIO

Ho sempre considerato Carlo Nordio un ottimo magistrato, equilibrato e deciso, così come oggi è un ministro competente e di valore, uno dei migliori della squadra della Meloni.

Soprattutto stimo Nordio per la sua coerenza: sta cercando di riformare quella bolgia che è la Giustizia italiana esattamente come ha sempre indicato, anche prima di diventare ministro. Anche la sua posizione sulle intercettazioni mi sembra assolutamente coerente: vanno mantenute quelle per i reati gravi e ad esso connessi senza abusare, ma soprattutto le intercettazioni devono rimanere comunque riservate e bisogna combattere e finalmente punire chi è responsabile della loro diffusione, spesso indebita e strumentale visto che troppe volte sono  usate solo per demolire persone che magari  poi non vengono neppure imputate.

E’ poi davvero l’ora di arrivare a una separazione netta tra politica e magistratura, così come tra giudici e pubblici ministeri: due ruoli diversi con diverse carriere. Per questo è assurdo che qualcuno chieda le dimissioni di Nordio, mentre apprezzo che anche parte della opposizione sia concorde su questi concetti di serietà, trasparenza e tutela delle persone. 

 

ARRIVEDERCI A DAVOS

A Davos, amena ed elegante (ma soprattutto costosa) località turistica svizzera si incontrano ogni anno i ricchi della terra e i banchieri “à la page” per decidere di speculazioni, strategie e tendenze economiche. Anche quest’anno c’è stato uno stuolo di VIP e aerei privati, chiacchiere e vertici più o meno riservati mentre viene confermato che l’1% della popolazione detiene oltre il 66% della ricchezza del mondo. Pensate che mezzo miliardo di donne africane (tutte insieme!) hanno meno ricchezze di 22 persone tra le più ricche del mondo e la crisi Covid ha aumentato le disuguaglianze.

Nel biennio connotato dalla pandemia, l’1% della popolazione mondiale più ricco ha visto aumentare infatti il proprio patrimonio di 26mila miliardi di dollari. Tradotto in termini percentuali, significa che il 63% dell'incremento complessivo della ricchezza globale del mondo (ovvero dello sfruttamento delle risorse già esauste del pianeta) è andato a quell' 1% mentre al restante 99% della popolazione mondiale (tra i quali tutti noi) solo il 37%.  

Ma a Davos tutto ciò non fa mai scandalo si parla di dazi, scambi, prezzi, bonus, diritti doganali, reciprocità ecc.ecc. MAI che si indichi, si auspichi e soprattutto si attui un minimo intervento di solidarietà sociale a livello mondiale. Mai che esca una proposta sensata di tassazione per portare ad un minimo di riequilibrio, di equità, in fondo di giustizia. Alla fine diventa una soddisfazione morire: almeno quel giorno anche i ricchi  si ritroveranno nudi e soli.

 

ALLA TAVOLA DELLE SCHIFEZZE

Benvenuto al tenebrione mugnaio, meglio noto come “verme della farina”, benvenuto all’ aketa domesticus (volgarmente noto come grillo), due insetti che - insieme ad altri - dai giorni scorsi sono diventati ufficialmente alimenti accettati dall’Unione Europea per il consumo umano e saranno quindi utilizzati ad uso alimentare.

Potrete mangiarli secchi, fritti, affumicati e - se la cosa vi fa schifo - non preoccupatevi perché molto probabilmente non saprete mai di mangiarli.

Gli insetti, infatti, serviranno soprattutto per creare farine da utilizzare per gli alimenti e quindi per fare poi pane, pasta, pizza, biscotti, siero di latte, minestre ecc.ecc.

Oh, state tranquilli, saranno assolutamente indicati negli “ingredienti” a tutela del consumatore che sulle confezioni, di solito in carattere millimetrico, indicheranno “farine animali e vegetali”. Così sarà tutto in regola perchè naturalmente voi mangiate un panino, non vedete la farina con la quale potrà essere fatto.

Gli insetti d’altronde fanno parte dell’alimentazione di molti popoli, in Europa non si usava ma – si sa - noi siamo “open” e “green”, quindi buon appetito.

Quello che però mi dà fastidio è che a motivazione della scelta c’è soprattutto l’aspetto “ecologico” ovvero - secondo la UE - mangiare insetti inquina di meno il pianeta rispetto ad altri cibi.

Visto che i grilli non saranno catturati uno ad uno e per farne un chilo di farina ne servono migliaia vedremo quanto inquineranno poi gli allevamenti industriali di queste specie mentre - sotto sotto - questa decisione europea è stata spalleggiata dalle varie catene di supermarket a basso costo, industrie alimentari ecc. che così potranno disporre di altre materie prime sottocosto. Grazie, mamma Europa!

 

GRETA L’IDEALISTA

Da un po' non si sentiva più parlare di Greta Thunberg, ma è riapparsa per le proteste contro le nuove centrali a carbone in Germania: dieci minuti di notorietà mentre i poliziotti – con molta delicatezza – la trasportavano via da una area vietata davanti a decine di telecamere.

Questa volta Greta non aveva però tutti i torti: proprio nel momento in cui l’Europa ha la fantastica pensata di voler obbligare TUTTI gli europei a sistemate TUTTI gli edifici per attenersi a più rigorosi standard energetici e mette al bando le auto non elettriche per – ci si dice - difendere il clima e salvare il pianeta, in Germania viene riaperta ed ingrandita una miniera di lignite (ovvero il carbone più sporco e impuro che c’è) di ben 25 km quadrati.

Ma per una volta non parliamo solo delle proteste ecologiste di Greta, ma di come sia difficile verificare le notizie diffuse sul web, per esempio sui suoi presunti patrimoni e redditi.  

Stando ai suoi fan Greta si impegna gratuitamente e dona in beneficenza i profitti legati alla sua immagine, mentre per la rivista People With Money, Greta guida invece la lista annuale delle “100 attiviste più pagate” (come pubblicato domenica 1 gennaio) grazie a sorprendenti guadagni di 82 milioni di dollari tra dicembre 2021 e dicembre 2022. 

Nel compilare questa lista ogni anno la rivista prende in considerazione fattori come le retribuzioni anticipate, la partecipazione agli utili, il supporto e il lavoro pubblicitario. L'attivista svedese avrebbe un patrimonio netto stimato di 245 milioni di dollari per gli intelligenti investimenti azionari dei suoi genitori, oltre a proprietà, diritti d’autore, accordi lucrativi di collaborazione con la linea di cosmetici “Cover Girl”.

Vero o falso? Verità oppure maldicenze per screditarne l’immagine? Spero che si tratti di cifre esagerate, altrimenti verrebbe ulteriormente meno – almeno per me – la credibilità personale della pasionaria ecologista. Sta di fatto che queste somme vengono smentite dai suoi fan sostenendo che è tutta disinformazione a cura delle società che promuovono i combustibili fossili, mentre i denigratori sostengono che dietro a Greta ci sono anche e soprattutto gli interessi delle società “green” che ne hanno fatto una loro icona pagandola per questo.

Di sicuro Greta è intanto scesa in politica: offesa per la recente vittoria della destra in Svezia è intervenuta a sostegno di una manifestazione di protesta davanti al nuovo parlamento svedese e pubblicando sul web: “Non possiamo essere neutrali quando la politica mette in gioco la vita. Chi è al potere va sconfitto, i gruppi emarginati diventano capri espiatori. Resistere. Difendi l’antifascismo, l’antirazzismo e la giustizia climatica” Anche il clima è quindi ufficialmente diventato una questione antifascista, questo mi mancava.

 

 

Buona settimana a tutti!

                                                                                                  MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 893 del  20 gennaio 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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SOMMARIO: MAFIA SCONFITTA – VERGOGNA SUPERCOPPA - RIFLESSIONE UCRAINA – URSS & CGIL A CONGRESSO     

 

MAFIA

La mafia non può ammettere di essere sconfitta perché perderebbe il proprio potere e ricordiamoci soprattutto di questo quando subito sono cominciate a girare le “voci” – non disinteressate - su un Matteo Messina Denaro che si sarebbe “auto-catturato”.

Se la mafia ammettesse che neppure il boss dei boss è al sicuro non avrebbe più la forza di imporre ricatti ed ha quindi tutto l’interesse a far girare simili notizie.

Un convinto grazie quindi ai Carabinieri, alle Forze dell’Ordine e ai Magistrati “limpidi” che con i fatti dimostrano che anche i padrini-assassini, alla fine, perdono sempre.

 

VERGOGNA A RIYADH

Sono un deluso tifoso milanista, ma mercoledì' sera mi sono vergognato e non già per i tre gol subiti dall' Inter ma per il desolante spettacolo di una finale di  "Supercoppa Italiana" giocata a Riyadh in Arabia Saudita, davanti a spalti desolatamente  semivuoti e inneggianti a Ronaldo (??!!) solo due giorni dopo che il governo saudita (quello che detiene il record mondiale di 81 condanne a morte eseguite in un solo giorno il 12 marzo 2022) aveva condannato a morte anche Awad Al-Qarnim, 65 anni, cittadino anglo-saudita "colpevole" di aver scritto un tweed contrario al governo.

Pensate per un attimo se Milan ed Inter - dimostrando di non correre solo dietro ai soldi, ma di avere anche un minimo di coscienza - avessero per protesta rifiutato di giocare a Riyadh optando per disputare la partita semplicemente al Meazza a San Siro (cosa peraltro logica e giusta), magari offrendo in beneficenza una parte dell'incasso.

Sarebbe stato uno schiaffo ai soldi dei sauditi (che hanno anche loro invaso lo Yemen “alla Putin” ma fa figo non ricordarlo) e magari qualcuno nel mondo avrebbe potuto notare "Guarda questi italiani che hanno anche un pò di coerenza e spina dorsale..." Macchè, davanti ai soldi ci inchiniamo tutti...

 

Approfondimento: RIFLESSIONI SUL DRAMMA UCRAINO

Ci mancava l’invito di Zelensky al festival di Sanremo per rischiare di trasformare il dramma dell’Ucraina in una vera pagliacciata, tutti alla rincorsa dell’“audience”.

La presenza del presidente ucraino allo show mi sembra davvero una sciocchezza, ma soprattutto una mancanza di rispetto per le migliaia di morti della guerra.  

Anche per questo vorrei tentare un ragionamento sulla situazione in Ucraina sapendo in anticipo che  riceverò ogni sorta di critiche.

Ci avviamo infatti al 12° mese di guerra e la situazione sul campo è – sostanzialmente - quella di una settimana dopo l’invasione russa, un atto inaccettabile e che ha posto Putin contro il diritto internazionale, la logica e perfino il buonsenso.

A Kiev c’è però un personaggio salito agli onori del mondo come mai avrebbe potuto immaginare, questo Zelensky che oggi è appunto una star, mentre il suo paese è aiutato a tutti i livelli, può controbattere militarmente colpo su colpo e – con il sostegno quasi unanime dei media mondiali - sa di avere alle spalle una riserva inesauribile di armamenti. Ma che interesse avrebbe mai Zelensky a volere una pace?

Quando Biden annuncia (19.1.2023) l’invio di nuove armi per 2,5 MILIARDI di dollari l’affare per Zelensky è di continuare ad oltranza, soprattutto se Biden pare che ora appoggi anche gli attacchi “preventivi” sul territorio russo.

Incidentamente, ricordiamoci che con questa somma i 500 MILIONI di esseri umani che rischiano la fame mangerebbero per più di una settimana.

Un anno dopo l’avvio della guerra la Russia non sembra però economicamente prostrata, la gente - volente o no - ubbidisce agli ordini e tira avanti senza grandi restrizioni economiche, visto che in guerra ci vanno soprattutto i contadini, la vera “carne da macello” di tutte le guerre e le sanzioni non si sono dimostrate particolarmente efficaci.

Nello stesso periodo l’Europa, già provata dal Covid, è invece precipitata in un grave crisi soprattutto energetica e l’inflazione che ne è venuta in conseguenza ha scardinato i bilanci statali, ha indebitato i governi (soprattutto quelli che non hanno alternative energetiche), ha fatto crescere i prezzi colpendo soprattutto i ceti più poveri.

Il problema è adesso decidere se e come uscirne.

Ci sono sostanzialmente due strade: una è continuare quella attuale armando l’Ucraina con ogni difesa possibile in attesa che riconquisti il Dombass e ci provi con la Crimea, l’altra è considerare lo stato di fatto, spingere davvero le parti a negoziare, imporre un armistizio magari dichiarando ufficialmente russa la Crimea (come è nella storia…) e trovando formule di ampia autonomia per l’est Ucraina, rendendo “conveniente” il cessate il fuoco anche per Putin.

Certamente la prima scelta è quella più giusta dal punto di vista dell’etica e del diritto, ma la seconda è decisamente la più “umanitaria” per le popolazioni coinvolte e soprattutto converrebbe anche per noi. Sarebbe forse l’unica scelta realistica visto che di fatto entrambe le parti possono crescere in armamenti e missili causando morti innocenti, rovine e alla fine – Dio non voglia – un pazzo potrebbe schiacciare il grilletto atomico.

Si dirà che così Putin avrebbe vinto, ma non è vero perché avrebbe comunque sacrificato il suo paese per un controllo indiretto di pochi territori. Quello che più mi mette in imbarazzo, però, è soprattutto che – a parte Papa Francesco che quando parla di queste cose non viene minimamente ascoltato (soprattutto dal “cattolico” Biden) - nessuno in Europa sembra volere provare a tessere un minimo di rapporti di pace e - anzi - i toni, le discussioni, i vertici, le minacce sembrano costruite apporta per allontanare ogni speranza di negoziato.

Al di là di frasi di circostanza concretamente non si vuole fare nulla. Ascoltate il segretario generale della NATO Stoltemberg, oppure il ministro degli esteri europeo Josef Borrell: perfino il loro tono di parlare è una quotidiana provocazione a Putin, sembra ci sia il desiderio di rendere ancora più isterico e rabbioso l’avversario.

Mai uno spiraglio concreto, una proposta di tregua d’armi, una offerta per aprire una possibile trattativa: solo escalation di armi, missili, contraerea e carri armati.

Ed è qui che mi nasce un dubbio profondo: ma a chi conviene continuare in una guerra umanamente dissennata? E’evidente: ai “falchi”, a chi commercia in armi, a chi specula e commercia in materie prime, a chi ha voluto eliminare un qualsiasi accordo o alleanza strategica UE-Russia per i tempi futuri, a chi ha sabotato i gasdotti sottomarini e fatto schizzare i prezzi dell’energia speculandoci sopra.

Tutti in Europa sembrano essere contro Putin ed è giusto, ma allora perché contemporaneamente si resta silenziosi verso tante altre dittature, governanti sanguinari, repressioni evidenti: perché questa assordante disparità di comportamento? In Iran si muore se non porti il velo, in Arabia Saudita se usi un twitter contro il governo, in Afghanistan si torna al medioevo, in Africa milizie ammazzano, invadono e distruggono, milioni di profughi sono stati creati da “nostre” guerre folli e vagano disperati nei deserti… Ma per l’Europa queste cose contano poco o niente.

Conta solo l’Ucraina, ma anche perché è diventata un mega-business e d'altronde da sempre la guerra fa nascere e crescere gli affari, i “danni collaterali” sono sempre un optional sulla pelle della gente.

Cerchiamo allora di essere rigorosamente logici: se le “sanzioni” servissero davvero a qualcosa Putin sarebbe allo stremo da tempo ed invece non lo è, segno che servono a poco o a niente, anche perché lo Zar si approvvigiona ad oriente. Qualcuno vuole cominciare ad ammettere – dopo 11 mesi - che questa strategia è sostanzialmente fallita e quelle sanzioni hanno soprattutto danneggiato alcuni paesi d’Europa e in particolare alcuni settori che purtroppo erano quelli di punta per l’Italia, dai mobili alla moda, oltre alla terribile bolletta energetica che ci abbatte, mentre non colpisce Gran Bretagna, Olanda, Norvegia ecc.ecc. ?  

Perche dopo un anno la guerra è sostanzialmente in stallo, non siamo certamente all’ultima spallata come sperava Cadorna mandando i fanti a morire sull’Isonzo e piuttosto ricordiamoci che a Verdun dopo tanti mesi di massacri non aveva vinto nessuno.

Intanto il debito pubblico sale, i governi (non solo il nostro) debbono indebitarsi per sostenere l’economia, ma così salgono gli interessi sul debito in una spirale senza fine. L’autonomia politica delle nazioni europee decade e cresce il controllo economico della BCE che ha di fatto ormai un potere di veto assoluto, altro che i risultati elettorali…  Ma se tutto è nuovamente una questione economica, come la mettiamo allora con il “diritto umano e dei popoli” per difendere il quale eravamo partiti?

Dopo 11 mesi di guerra è legittimo e vero poter dire che effettivamente gli USA ci hanno spinto e mantenuti ad una “guerra per procura” per la gioia dei loro (e nostri) fornitori di armamenti dipinti come grandi difensori della libertà, ma forse anche per più profani profitti.

 Io, “occidentalista” e filo USA da sempre, mi trovo spiazzato dalla attuale assurda politica americana e da un’Europa che vi corre dietro senza ragionare.

 

Anche perché nessuno ci spiega con chiarezza quale sia veramente la situazione interna in Russia e in Ucraina dove i deputati dell’opposizione sono spariti, i religiosi ortodossi russi espulsi, milioni di ucraini “russofili” (che ci sono, è una realtà storica, non li ha inventati Putin!!) sono considerati traditori. Così come non credo che la tradizionale e ben radicata corruzione ucraina sia stata messa all’angolo, anzi, e nessuno sa bene (o ci dice) dove finiscono le armi e i contributi italiani.

 

Approfondimenti di questo tipo sulle nostre TV non se ne ascoltano mai.

Sullo sfondo restano poi i tanti misteri sulla salita al potere proprio di Zelensky, i maneggi della famiglia Biden, il ruolo degli oligarchi (non ci sono solo quelli russi!).

Ma possibile che alcuni paesi europei - compreso il nostro - non debbano cominciare a discutere anche di queste cose? Non per abbandonare l’Ucraina il giorno dopo, ma per cominciare a valutare i pro e i contro di una guerra infinita e all’obiezione che se ci fermassimo adesso Putin pian piano si mangerebbe l’Europa come Hitler nel ’38 obietto che se Putin lo avesse veramente voluto, in una settimana – almeno all’inizio della guerra – sarebbe arrivato a Kiev.

Ma non aveva – allora come oggi – alcun interesse a farlo e forse adesso ha giusto solo le forze per mantenere lo status quo, ma anche per difendersi ad oltranza.  

Se gli alleati rafforzeranno ancora l’Ucraina lui farà salire di un’altra tacca il terrore missilistico e se arriveranno i patriot e la nuova contraerea (italiana e NATO), salirà di due tacche e così via: è una partita a poker, con continui rilanci di terrore.

Se non diciamo “vedo” e fermiamo il gioco, però, se non facciamo nulla di concreto per rompere il cerchio alla fine questo gioco sarà un disastro per tutti.

 

URSS A CONGRESSO

Finiamo con un po' di sana allegria... Si è svolto a San Lazzaro il XX congresso della CGIL di Bologna che è terminato al suono del potente inno dell’Unione Sovietica diffuso a tutto volume a far da corona ad abbracci e pugni chiusi finali.

Ognuno suona quello che vuole, l’inno della fu URSS (che è poi tuttora quello della attuale Federazione Russa, visto che sono state cambiate alcune parole, ma non la melodia) ha una musica bellissima e travolgente, ma - suonato proprio nel giorno in cui l’Italia annunciava l’invio in Ucraina delle più moderne batterie antimissili disponibili - lascia un pochino perplessi. Si sono scusati dicendo di aver confuso l' inno russo con l’Internazionale ma è una balla: se volevano sfumavano subito la musica e la cambiavano, invece…"avanti, compagni"! Che ne dicono di questa piccola incongruenza gli altri sindacati e dalle parti del PD?

 

Buona settimana a tutti!

                                                                                                  MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 892 del 13 gennaio 2023

di MARCO ZACCHERA 

 

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SOMMARIO: ADDIO A PAPA BENEDETTO - MELONI DONNA DELL’ANNO ? – BRASILE: VERITA’ NASCOSTE - ERRORE GASOLIO – RINNOVATO IL SITO WEB  

 

ADDIO A PAPA BENEDETTO

C’ero anch’io in Piazza San Pietro il giorno che lo elessero Papa, quando Lui si presentò alla folla ricordando gli operai della vigna del Signore. Benedetto è stato un papa serio, severo, timido, preciso. Lo hanno attaccato in molti perché non era un “progressista” e perché diceva le cose come stavano, senza indulgere nella demagogia. Per esempio quando parlò a Ratisbona non voleva offendere nessuno, ma disse semplicemente la verità, ovvero che l’Islam può arrivare a stravolgere la libertà e quanto avviene ogni giorno - dall’ Iran all’Arabia Saudita - non fa che confermarlo.

Dopo morto improvvisamente ne parlano tutti bene, ma “prima” era diverso: Benedetto non ha mai raccolto il plauso dei media, come avviene invece con Papa Francesco ma solo quando parla di temi cari alla sinistra. Se lo stesso Francesco "stona" rispetto alla vulgata corrente, magari sulla guerra in Ucraina o il commercio delle armi, allora anche lui è di fatto tacitato, perché “disturba”.

Benedetto credeva nell’Europa con salde radici cristiane, nella dottrina della fede anche quando è dura o scomoda da accettare. Riposa in pace Papa Benedetto, resterai nei nostri cuori e prega per noi, per la nostra comunità che ne ha molto bisogno.

 

MELONI “DONNA DELL’ANNO”  ?

Se c’è una persona che in Italia l’anno scorso ha meritato il titolo di “donna dell’anno” è stata sicuramente Giorgia Meloni alla quale un anno fa nessuno avrebbe pronosticato un successo elettorale così travolgente, ma soprattutto una decisa conduzione di governo che - almeno fino ad ora -  lascia abbastanza stupiti.

Inutili le piaggerie o le critiche preconcette: piacciano o meno le sue idee, obbiettivamente la Meloni ha affrontato il “mestiere” di Premier con piglio sicuro concedendosi, ad oggi, ben poche sbavature e dimostrando una conoscenza dei problemi bel oltre il previsto, così - quando afferma di voler durare - comincia a trovare molti italiani che se lo augurano.

In effetti nessuno parla più di pericoli democratici o derive autoritarie, le polemiche nostalgiche si sono stemperate in banalità, lo staff di governo appare abbastanza coeso e l’opposizione piuttosto divisa ed incerta.

Un aspetto ancora da verificare è invece l’immagine che la Meloni ha offerto a livello internazionale e le decisioni che vorrà prendere in termini europei. Al di là dei sorrisi istituzionali la continuità con la politica di Draghi è apparsa evidente, rassicurante, in linea con una tradizione italiana molto (troppo?) ossequiente nei confronti di Bruxelles.

Certamente molti sono i condizionamenti economici e politici in un’agenda dettata dalle politiche della BCE, ma personalmente credo (e spero) che – dopo questa opportuna lezione di continuità - la Premier inizierà presto a mutare il tiro, perché altrimenti rischierà non tanto all’esterno quanto all’interno del proprio elettorato che credo sia in buona parte più critico di lei nei confronti della UE.

Un’avvisaglia, l’annunciato “no” all’obbligo sui motori elettrici per le auto dal 2035.

Stupisce anche che Giorgia Meloni si sia adeguata esattamente sulla linea UE in politica estera e per il conflitto ucraino (e quindi sulle posizioni di Washington) senza avanzare qualche riserva, ma è appunto troppo presto per capire se questa sia effettivamente la sua volontà o se questa scelta vada a porsi in una strategia più a lungo termine con distinguo progressivi che inizieranno magari sulle politiche migratorie per spostarsi man mano sulla politica estera per portare l’Italia ad essere potenzialmente uno stato-guida dei paesi mediterranei e di parte dell’est europeo.

Quello che è invece emerso dalla conferenza stampa di fine anno è la asserita volontà di mettere le mani al più presto ai progetti di riforma costituzionale.

Un tema che sarà contrastato dall’opposizione, ma la Meloni sa che troverà attenti (e consenzienti) molti elettori anche al di fuori della sua maggioranza.

C’è da sempre nel paese una volontà presidenzialista o semi-presidenzialista e grazie all’ampiezza della sua maggioranza parlamentare è forse il momento di intervenire ora perché è una riforma che può effettivamente essere utile, visto anche che questi suoi primi mesi di governo sottolineano un governo tornato “politico”, nella mani di una figura rappresentativa e “forte” e – tra l’altro - stupisce che sia stata proprio la prima donna a Palazzo Chigi ad aver dato questa impressione.

Il problema sarà coniugare un premierato più volitivo con la richiesta di autonomia che la Lega da tempo sostiene e che va canalizzata – e non sarà facile - come utile contraltare ai maggiori poteri che verrebbero assegnati al premier. Presto per parlarne, ma effettivamente il mix che ne uscirà potrebbe dare all’Italia quella nuova veste costituzionale di cui si parla da decenni, ma senza mai riuscire a concludere nulla.

D'altronde non sono ancora trascorsi neppure i tradizionali 100 giorni di “luna di miele” di ogni esecutivo e quindi è presto anche per i primi bilanci, ma se la Meloni pensa già a riforme strutturali significa che intende proseguire in velocità su un piano di riforme istituzionali che pur troveranno cento ostacoli sul loro cammino.

Ad oggi il grande vantaggio della Premier è piuttosto di parlare in molto spigliato (magari un po' troppo romanesco) immedesimandosi facilmente con la “pancia” degli elettori che se ne sentono rassicurati ed amano quel contatto diretto. Un credito di simpatia non fa mai male, anche perché il lavoro e le difficoltà non mancheranno.

 

ERRORE GASOLIO

Credo sia stato un grave errore da parte del governo non prorogare lo sconto sulle accise dei carburanti, mantenendole – eventualmente man mano a scalare - almeno per il gasolio, tenuto conto di quanto i trasporti pesanti incidano sull’inflazione e in generale sull’economia.

Ma, soprattutto, credo servano iniziative ancora più incisive di quelle annunciate di controllo sugli abusi e le speculazioni sui prezzi da parte delle compagnie petrolifere (oltre di quelle energetiche, bancarie e farmaceutiche) che in pratica operano in condizioni di “cartello”. E’ un problema grave che tocca diversi settori dove la libertà dei prezzi viene aggirata con accordi di oligopolio e questo non è né giusto né tollerabile: costi bancari, energetici, autostradali, medicine di base: il governo tenga dritta la schiena,denunci con forza gli speculatori e non si pieghi a questi veri e propri ricatti da parte delle grandi strutture finanziarie.

 

Approfondimento: BRASILE, LE COSE CHE SI NASCONDONO

Da domenica tutte le fonti di stampa denunciano l’assalto ai palazzi del potere di Brasilia paragonato – ovviamente – a quello di Capitol Hill,  ma pochi raccontano altri particolari che sono invece importanti nel panorama politico brasiliano, prendendo atto che al momento in cui scrivo queste note su Rai News ci sono 35 commenti alla crisi brasiliana TUTTI con una sola versione e NESSUNA che dia spazio ai “Borsonaristi”, ovvero (almeno) al 48% dei brasiliani che hanno votato per l’ex presidente, decine di milioni di persone  la gran parte assolutamente non violente, ma di cui nessuno sembra interessato a conoscere il parere.

Premesso che per me la condanna di ogni violenza deve essere inappellabile e sincera, i fatti di Brasilia si inquadrano però in una situazione torbida perché se Lula ha vinto (ma ad oggi non si è ancora espressa la Commissione di vigilanza sulla regolarità dei risultati) è altrettanto vero che la maggioranza dei deputati e degli Stati gli è contraria e il risultato delle elezioni per il Parlamento brasiliano ha sancito che la maggioranza dei seggi è tuttora nelle mani del PL (quello di Bolsonaro).

Eppure la vittoria di Lula, contestata e comunque risicata nei voti, è stata proclamata immediatamente, senza neppure aspettare la proclamazione ufficiale. Attore della scelta (contestatissima, ma da noi nessuno lo dice) Alexandre De Moraes, ministro del Tribunale Supremo del Brasile (TSB), la persona più potente, politicamente, dell’intero Paese, Lo stesso che ieri ha subito chiesto l’arresto dell’ex ministro della giustizia, del capo della polizia ecc.ecc. De Morales ha sempre favorito il PT di Lula anche con decisioni apertamente discutibili. Attenti quindi perché prendendo per scusa alcune centinaia di violenti facinorosi (questi sì che vanno arrestati) ci si è subito accaniti contro decine di migliaia di dimostranti che in pace chiedevano in tutto il paese correttezza nelle elezioni.

Il rischio è che si voglia sfruttare l’episodio per forzare le cose in una specie di “contro-golpe preventivo” che rischia di spaccare ancora di più il paese pur di bloccare l’opposizione a Lula che ha la maggioranza in parlamento.

Anche perché - per esempio - il neo-presidente non è quel santo che si vuol fare apparire: non è stato assolutamente prosciolto dalle accuse di corruzione, ma alla fine le condanne sono state annullate solo perché si è sostenuto che la corte competente fosse Brasilia e non Curitiba… Ma chi sa queste cose in Occidente?   Attenzione anche perché se Lula ha vinto, tutti gli stati brasiliani “produttivi” del centro e del sud (il Brasile è una Federazione, ricordiamocelo) gli hanno comunque votato contro e – se esistesse un controllo sul “voto di scambio” – non ci potrebbero essere dubbi che Lula ha vinto proprio in questo modo, dopo aver distribuito per anni decine di milioni di “pacchi dono” ai poveri sia per alleviare la loro spaventosa crisi economica, ma anche per riceverne poi i voti, mentre il deficit statale saliva alle stelle.

Per questo la situazione brasiliana sta diventando caotica ed è a rischio di una escalation di violenze inarrestabili che possono portare ad una disintegrazione dello Stato, con una divisione profonda del paese che si allarga sempre di più.

 

ULTRAS E RESPOSABILITA’ OGGETTIVA

C’è un solo modo concreto e convincente per spegnere la violenza degli ultrà violenti come nel caso di domenica scorsa sull’Autostrada del Sole ad Arezzo: condanne penali - sollecite e severe - per i diretti responsabili e immediate penalizzazioni in classifica con multe salate alle società di cui questi “tifosi” sono gli esagitati e violenti supporter.

State tranquilli che a quel punto proprio le stesse società sarebbero le prime a denunciarli, cosa che purtroppo non avviene, isolandoli ed impedendo loro di frequentare gli stadi. Provare per credere, intanto a poche ore dagli arresti tutti sono già tornati in libertà, pronti a ricominciare.

 

 

Il mio sito web: wwwmarcozacchera.it è stato recentemente rinnovato, dategli un’occhiata !

 

 

Buona settimana a tutti!

                                                                                                  MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 891 del 23.12. 2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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SOMMARIO: RIFLESSIONI DI NATALE UN PO' FUORI DAGLI SCHEMI - LO SCANDALO CHE (finalmente) APRE LA PATTUMIERA DI BRUXELLES - I MEDIA SU TRUMP - COSI' GIRA IL NUOVO MONDO.

 

ED E’SUBITO NATALE

Facendo gli auguri ai lettori de IL PUNTO avrei voluto scrivere parole un po' diverse dal solito. Non tanto per buonismo pre-natalizio quanto perché forse bisogna ammettere che il mondo cambia poco, chiunque governi e che troppo spesso sembrano sempre vincere i “cattivi”.

Ad esempio, per molti anni ho tenuto una rubrica settimanale sul quotidiano “La   Prealpina” di Varese e stavo rileggendo il mio pezzo del Natale 2002, scritto esattamente 20 anni fa.

Se lo avessi riprodotto interamente qui oggi quasi nessuno avrebbe scoperto che era “datato” perché descriveva una situazione di disordine mondiale e di sostanziale ingiustizia planetaria esattamente allora come oggi.

Sembra proprio che nessuno voglia imparare dalle esperienze passate, che pochissimi vogliano seriamente mettersi d’impegno per costruire e non solo distruggere.

Ma forse non è vero: vent’anni sono tanti per ciascuno di noi, ma un nulla rispetto alla storia eppure – se non volete arrendervi alle banalità - vi consiglio di leggere il bel libro “Factfulness” di Hans Rosling (sottotitolo: “Dieci ragioni per cui non capiamo il mondo e perché le cose vanno molto meglio di come pensiamo”). Scoprireste che, a dispetto di mille crisi, il mondo in questi 20 anni è andato decisamente avanti nonostante tutte le auto-distruzioni umane e i grandi numeri ci dicono che il livello di vita è generalmente migliorato anche nei paesi “poveri” nonostante epidemie e guerre.

Forse un bilancio vero non andrebbe però fatto solo su statistiche mondiali più o meno tranquillizzanti per quanto riguarda salute, istruzione, clima o vita media anche se, al di là dei catastrofismi, è per fortuna la verità.

Quello che non entra nella statistica - e invece dovrebbe “pesare” soprattutto in questi giorni natalizi - è piuttosto il bilancio di ogni singola vita, quello dei rapporti umani che ciascuno di noi ha e vive con il prossimo.

QQQui non c’entrano proprio le statistiche visto che ciascuno è arbitro di sé stesso e le conclusioni deve trarle da sé con bilanci che forse vengono più facili proprio a fine d’anno, ma che dovrebbero coinvolgerci anche (o soprattutto) per quell’“incidente” che siamo abituati a festeggiare – malamente, nel senso che troppe volte ne tradiamo il senso - una settimana prima di Capodanno, ovvero quello  che chiamiamo Natale.

Non so come effettivamente siano andate le cose in quel di Betlemme ai tempi del fu Cesare Augusto, so che da lì è nato (o continuato) un grande discorso che coinvolge tutta l’umanità, anche se quasi sempre facciamo finta di non pensarci, occupati da tutt’altro.  

Solo qualche volta, magari nei momenti tristi o in quelli – come a fine d’anno - in cui più facilmente si fanno bilanci, ecco che ci accorgiamo che il discorso dentro di noi è sempre incompiuto, ma che comunque da soli non ce la facciamo perché il “prossimo” - quello che sta appena là fuori - comunque ci interroga, ci impone di non pensare solo a noi stessi se siamo minimamente logici con principi non tanto religiosi quanto intimi, istintivi nella vitaumana.

Per chi ci crede (io “ci spero”) la testimonianza che è nata in quella stalla è particolarmente aperta, spalancata verso “il prossimo tuo” tanto da costringerci a pensare non sono alle statistiche del mondo ma piuttosto a quel nostro bilancio intimo, unico, personale.

Possiamo non farlo, girarci intorno, far finta di dimenticarlo, ma prima o poi siamo comunque costretti a farlo perché in fondo - a quegli strani atomi che compongono la

coscienza del nostro corpo e danno linfa al nostro spirito - questo bilancio diventa una specie di necessità e sale dal di dentro come un tappo di sughero che risale verso la superficie dell’acqua e che nessuno può fermare: prima o poi riemerge in piena luce.

Se ci fermiamo a pensare un po’ su questi nodi ecco che allora la luce delle luminarie di questi giorni conta davvero poco mentre vale ben di più quella luce che ciascuno di noi può accendere dentro di sé.

Alla fine per festeggiare il Natale “vero” – al di là dei “seasonal greetings”, formula

ipocrita di auto-assoluzione per chi non ha più nemmeno il coraggio di dirsi cristiano -   dovremmo soprattutto pensare seriamente a questi aspetti, senza nasconderci dietro a regali più o meno riciclati, obbligati o banali solo perché “si usa” scambiarseli.

Riflettendo scopriremo che ci serve assolutamente una luce, ma soprattutto la “nostra” luce, quella che riceviamo quando arriviamo in questo mondo ma che poi un giorno dovremo restituire. Ed è comunque bello, alla fine, distribuirla intorno a noi.

Potremo farlo in mille modi e in tutta libertà, magari cominciando a rifletterci un po’ e poi visitando chi è solo, perdonando un torto, aiutando un poco di più chi ha bisogno.   Distribuire un po’ di quella luce è il regalo più bello che potremo fare ed è fantastico che possiamo costruirlo da noi prima di tutto proprio per noi stessi.

Anche questo è rinascere, ed è davvero Natale.

 

QATARGATE, MA NON SOLO

Il disinvolto atteggiamento di un gruppo di europarlamentari di sinistra beccati con le valige piene di contanti ha aperto (finalmente) un velo sulla corruzione che gira per Bruxelles.

Temo però che la corruzione con coinvolga solo singoli deputati o commissari europei, ma sia ben più profondamente insita nel “sistema”, vertici compresi.

Da quanti mesi sottolineo su IL PUNTO la mancanza di trasparenza dei leader e loro famigliari, delle procedure di appalto e forniture (vedi vaccini), dei rapporti stretti con grandi aziende che condizionano la politica energetica, quella sanitaria e le scelte economiche dell’Unione?

Ma com’è mai possibile che non ci sia un controllo di trasparenza sui “grandi numeri” europei? Come possono mai i cittadini avere fiducia nelle Istituzioni se queste non rispondono a nessuno, se i Commissari vengono decisi dall’alto e non cambiano neppure se non rappresentano più politicamente nessuno?

Dov’è un serio controllo contabile sugli appalti, le spese. gli sprechi e le forniture?  Se non arriva più trasparenza l’Europa muore e non per una valigia di soldi gestita da dei ladri, ma perché sta diventando una corrotta burocrazia senz’anima. Questo al di là di tutte le chiacchiere, le parole, gli asseriti principi “progressisti” che ci vogliono imporre e che invece nascondono soprattutto la “polpa” degli affari e – purtroppo – anche la corruzione.

Cominci Lei, cara Von Der Leyen, ci spieghi cosa combina suo marito nel mondo farmaceutico, quanto ha speso l’Europa per i vaccini COVID, chi ha fatto gli appalti e perché si siano sceltiproprio  quelli incredibilmente più costosi. Forza, Ursula, apra i cassetti…

Oppure, visto che i corrotti sono nella “sua” maggioranza, cominci a valutare se non sia più opportuno pensare ad elezioni europee anticipate. In caso di Sue dimissioni, invece, forse un tale Mario Draghi avrebbe qualche titolo in più proprio rispetto a Lei per dirigere la “Commissione”.    

 

TRUMP

Ho scritto più volte quanto Donald Trump mi stia antipatico, che sarebbe un danno per i repubblicani se si presentasse ancora alle elezioni presidenziali e che sarebbe molto meglio per loro se candidassero invece un giovane, come il governatore della Florida Ron DeSantis.

Ha fatto clamore in questi giorni la scontata accusa a Trump da parte della “Commissione d’Inchiesta della Camera” che - a seguito dell’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 - chiudendo i suoi lavori ha denunciato “all’unanimità” presunte gravissime responsabilità a carico dell’ex presidente chiedendo in pratica alla magistratura americana di intervenire per bloccarne la possibile ricandidatura.

Pochi media italiani hanno però spiegato che la “Commissione d’Inchiesta” (18 mesi di lavoro, centinaia di audizioni, esito scontato) era in pratica COMPOSTA SOLO DA DEPUTATI DEMOCRATICI in quanto i repubblicani (che ora sono la maggioranza al Congresso) non hanno mai voluto farne parte.  Quindi la “Commissione” era di fatto una espressione solo del Partito Democratico USA, non dell’intera Assemblea e oltretutto non aveva e non ha nessun valore giuridico. Se non si spiega questo, difficile che il pubblico italiano possa capirci qualcosa, ma è un elemento utile per sottolineare il livello di disinformazione diffuso da gran parte dei media italiani. 

 

DOVE VA IL MONDO

Per rendersi conto di come siano cambiati i rapporti economici e le comunicazioni nel mondo, basta dare un'occhiata all'aeroporto di Istanbul dove il tabellone delle partenze in un’ora soltanto - per esempio  tra le 8 e le 9 del mattino - segnalava tre giorni fa  la partenza di 38 voli internazionali.

Se passate da Fiumicino o Malpensa, date un'occhiata e  fate un confronto.

E mentre gli altri corrono, in Italia (e in Europa) andiamo avanti a discutere per settimane sui 60 euro pagabili o meno via POS....siamo ridicoli!

 

COME DI CONSUETO PER LE FESTE NATALIZIE “IL PUNTO” SI PRENDE UNA PAUSA, ARRIVEDERCI A DOPO LA BEFANA.

BUON NATALE “VERO”, AUGURI PER UN ANNO NUOVO ALMENO DISCRETO E GRAZIE DELL’AMICIZIA (E DELLA SOPPORTAZIONE) CHE SPESSO MI AVETE DIMOSTRATO.

 

                                                                                            MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 890 del 16 dicembre  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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Come ogni anno, nel mese di dicembre, dedico un numero speciale de IL PUNTO non a temi politici ma per fornire il doveroso rendiconto di una iniziativa che seguo ormai da 41 anni ed alla quale hanno contribuito molti lettori.  Si tratta del VERBANIA CENTER che – come potete leggere più sotto – opera in diverse parti del mondo. Credo che sia un modo serio e soprattutto concreto per “fare” e non solo per “dire”.

La prossima settimana IL PUNTO uscirà regolarmente il venerdì con l’ultimo numero pre-natalizio. Grazie ai lettori che anche quest’anno vorranno darci una mano.     

                                                                                      Marco Zacchera

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41 anni  di  “ KABA KUKUNA ANDU”    (“E’ MEGLIO FARE DEL BENE”)

 

2022  : VERBANIA CENTER   –  RELAZIONE DEL 41° ANNO

 

Cari amici,

come in pochi possiamo ormai ricordare personalmente, 41 anni fa – era il Natale del 1981 – nacque il “Verbania Center” prima come gruppo di amici e poi da 12 anni come autonomo Fondo inserito all’ interno della “Fondazione Comunitaria del VCO”. Cominciammo con la costruzione di un acquedotto a Loyangallany, nel nord del Kenya, e da allora si è fatto davvero tanta strada sia in Africa che in America Latina.

Come ogni anno vorrei ricordare prima di tutto i tanti amici che oggi non ci sono più insieme a quelle persone che in questi anni nei modi più diversi si sono impegnati sia nella solidarietà o realizzando opere concrete con gli aiuti che abbiamo raccolto. Anche il 2022 è stato un anno difficile per il post-Covid e la guerra in Ucraina, ma abbiamo comunque continuato nelle nostre attività, particolarmente in Mozambico.

 

RELAZIONE FINANZIARIA

Ricordo come ogni anno che dopo la costituzione del “Fondo Verbania Center” presso la Fondazione Comunitaria del VCO le disponibilità sono ora da dividersi in due diverse gestioni: quella “patrimoniale” (che va ad incrementare il fondo iniziale di adesione alla Fondazione) e la “sezione corrente” dove si versano i fondi raccolti e li si distribuiscono nelle diverse iniziative. 

Quest’anno le ENTRATE sono state inferiori all’anno scorso, annata un po' eccezionale, ma sono stati comunque raccolti 11.288 euro, compresi gli interessi attivi sul fondo patrimoniale. Gli IMPEGNI complessivi nell’anno sono stati pari ad euro 10.800. Conseguentemente il FONDO DI SPESA CORRENTE disponibile c/ la Fondazione è salito al 30.11.22 a 3.063 euro mentre il FONDO PATRIMONIALE resta invariato a 73.454,00 euro.  

In totale dall’inizio della sua attività, oltre a molti beni in natura ed attrezzature, il Verbania Center in 41 anni ha quindi superato come raccolta i  637.000 euro che, salvo i saldi attuali e il fondo patrimoniale, sono stati tutti spesi nel tempo in oltre 100 iniziative concrete e diversificate localizzate in tante parti del mondo dall’ Africa all’America Latina, Medio Oriente ed Est europeo. Contributi tutti “senza spese” perché ricordo che le nostre iniziative sono mirate e non hanno nessun costo di amministrazione, viaggi, gestione o rimborso spese.

 

MOZAMBICO: NACALA E MACHAVA

In Mozambico continua intanto la collaborazione con le iniziative della suora salesiana verbanese Maria Luisa Spitti e delle sue consorelle. Quest’anno gli aiuti si sono concretizzati nel mantenere il finanziamento di 3 borse di studio per allieve infermiere (2.000 euro). Suor Spitti – che opera a Nacala, nel centro-nord del Mozambico - ci ha chiesto aiuti urgenti per i molti profughi che scendono dal nord per sfuggire alle milizie islamiche. A questo fine abbiamo per ora inviato 3.000 euro, un altro invio si spera prima della fine dell’anno .

In Mozambico opera anche la sorella di suor Maria Luisa (Luciana Spitti) una dinamica laica che lavora a Machava, nella periferia di Maputo, la capitale del Mozambico. Come vi ho già relazionato in passato in queste zone periferiche è assolutamente carente l’assistenza sanitaria e quindi si è continuato ad investire sul policentro ambulatoriale dove, dopo la realizzazione o ammodernamento dei reparti di pediatria, oculistica, stomatologia, pneumologia quest’anno ci si è concentrati a finire i lavori del pronto soccorso, diventato operativo nell’estate scorsa.

Ultimati anche i lavori per il pozzo e la distribuzione ai reparti dell’acqua potabile oltre alla costruzione di punti pubblici di distribuzione. Durante l’anno, oltre a quanto già versato, sono stati inviati 4.000 euro che hanno permesso di completare le opere. Purtroppo in ottobre Luciana – appena tornata a Maputo da un viaggio in Italia – ha avuto una grave crisi cardiaca e, dopo un intervento di emergenza, è dovuta tornare a Verbania per accertamenti e cure. Nell’augurarle una pronta guarigione abbiamo quindi sospeso i progetti per la sistemazione del reparto di ginecologia che erano stati fortemente richiesti dalla comunità locale ed erano n via di progettazione. Vedremo di riprendere tutto quando Luciana si ristabilirà.  

 

BURUNDI

Già dall’anno scorso abbiamo ripreso contatti con il Burundi, dove abbiamo operato tanti anni ai tempi di don Carlo e Giancarlo Masseroni. Quest’anno abbiamo inviato 500 euro al centro di Kamenge, località vicino alla capitale Bujumbura, una fondamentale realtà che da decenni opera per costruire migliori rapporti interetnici tra i giovani: una grande iniziativa che merita appoggio per cercare di costruire una nazione condivisa tra le due realtà tribali hutu e tutzi.

 

COLOMBIA

Continua l’attività del nostro amico dott. Gianfranco Chiappo che opera nelle periferie di  Cartagena ed è originario della nostra zona. Ha creato delle squadre di calcio giovanili per i ragazzi di strada, ciascuna delle quali intitolata ad un club italiano: Juventus, Torino (Chiappo è sfegatato torinista!) e anche… Verbania (ovviamente con i colori sociali della nostra squadra cittadina!). E’ un modo originale ma concreto per stare vicini a ragazzi spesso sbandati e per aiutarlo abbiamo inviato 1.000 euro.

 

SIRIA

Pochi ricordano il dramma dei profughi cristiani in Siria e in Libano dove essere cristiani significa soprattutto crescere emarginati. Tramite l’associazione AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE sono stati destinati 300 euro per l’assistenza medica nella zona di Aleppo dove sono presenti anche cristiani profughi dall’ Iraq e dal Libano.

 

 

LA “FILOSFIA” DEL VERBANIA CENTER

Ricordo la "filosofia" che sta dietro alle nostre iniziative e che è riassumibile in pochi punti:

1) nessun tipo di spesa generale: tutto quello che si raccoglie lo si utilizza e lo si rendiconta
2) le iniziative finanziate debbono prevedere il coinvolgimento di gruppi o popolazioni locali che devono co-partecipare mettendoci almeno il lavoro materiale. Inoltre, quando i progetti sono destinati a delle specifiche comunità, il loro utilizzo non è mai completamente gratuito, ma sempre soggetto ad un piccolo pagamento o a una modesta retta di mantenimento, perché tutti siano responsabilizzati al sacrificio e le iniziative siano ben mantenute. Nel caso di realizzazioni importanti si sottoscrive un accordo con le autorità locali.

3) ogni intervento ha sempre un responsabile locale conosciuto e serio, che possa così rispondere personalmente della qualità e della rendicontazione di quello che viene realizzato.

 

L'AZIONE DEL ”FONDO”

Ormai oltre 11 anni fa il  “VERBANIA CENTER” si è trasformato da iniziativa spontanea a fondo autonomo inserito nella Fondazione Comunitaria del VCO che ha l’obiettivo di contribuire a sostenere lo sviluppo sociale del nostro territorio e di promuovere la cultura della solidarietà tra i cittadini del VCO. Le somme investite a patrimonio producono rendite destinate anche al sostegno dei singoli progetti che vengono finanziati e gestiti con la sezione corrente, raccogliendo donazioni, contributi e lasciti di privati cittadini, enti e imprese. Contattandomi potete avere ogni dettaglio,

 

Chi desidera partecipare al progetto Verbania Center, può quindi contribuire con una donazione:

Sul conto IT94 L 03069 22401 1000 0000 2801 (Banca Intesa Sanpaolo) intestato Zacchera Marco indicando come causale “ FONDO VERBANIA CENTER ”

Oppure direttamente sul conto intestato a Fondazione Comunitaria del VCO presso BANCA INTESA SAN PAOLO IBAN: IT81 O 03069 09606 1000 0000 0570 indicando però sempre: “FONDO VERBANIA CENTER” 

 

 

Per ogni necessità potete sempre contattarmi via mail marco.zacchera@libero.it

Buon Natale e grazie dell’attenzione, della fiducia e dell’amicizia !

 

 

Verbania,  dicembre  2022                                                               MARCO  ZACCHERA




IL PUNTO   n. 889 del 9 dicembre  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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SOMMARIO: DONNE IRANIANE – LEGGE FINANZIARIA – CASO JUVENTUS - BRAVO NORDIO, Approfondimento: REDDITO DI CITTADINANZA.

 

Dedicato alle donne..

Quello che sta avvenendo in IRAN sarà forse fondamentale per il futuro di tutta l’area Medio Orientale. Credo che dobbiamo essere grati alle donne iraniane che hanno avuto il coraggio di rompere gli schemi di una società assurdamente tornata indietro nella storia. L’Iran (come l’Afghanistan) 60 anni fa era un modello di libertà religiosa e di emancipazione femminile: dobbiamo essere solidari e vicini a chi lotta rischiando la vita non solo per la propria libertà, ma per quella di miliardi di donne che ancora oggi sono senza diritti, vittime nelle proprie società.

 

FINANZIARIA: LE TRAVI E LA PAGLIUZZA

Noi italiani siamo proprio strani. Commentando una legge finanziaria che “gira” oltre 30 miliardi non si vanno a vedere le questioni principali, ma le pagliuzze: aiuta l’evasione aumentare l’uso del contante? La scorsa settimana ho ribadito che mi auguro che NON venga estesa eccessivamente questa possibilità, ma sono davvero dei dettagli minimali, eppure tutta la polemica politica ruota solo su questi spiccioli. Pochi ricordano che il “grosso” della manovra è la necessità (a debito) di aiutare famiglie ed imprese a pagare le bollette (ovvero prevedere sussidi).

Passa così in silenzio la presa d’atto che il governo Draghi NON ha raggiunto la grande maggioranza degli obiettivi europei di quest’anno e che quindi bisogna lavorare per raggiungerli, ovvero tirare – e far tirare - la cinghia. Così come pochi ricordano che il costo dell’energia è di fatto condizionato da politiche europee che a volte ci strozzano.  

Di fatto (e di diritto) è quindi l’Unione Europea che detta la linea economica su tutto o – meglio ancora – la Banca Centrale Europea che di fatto comanda e può obbligare ai suoi desideri la politica dei vari paesi senza concreta possibilità di obiezioni.

E’giusto secondo i principi etici europei? E quanto conta allora la volontà dei popoli, degli elettori, dei cittadini? E’ diventata un optional, nei fatti stiamo andando dritti dritti verso una “democrazia per procura” affidata alle banche. Non mi sembra un grande successo democratico, mentre il PNRR (somme enormi, ma in gran parte da restituire) ci sta legando sempre di più mani e piedi a Bruxelles e condizionerà sempre di più il nostro futuro, chiunque governi. Ma chi “controlla i controllori”, chi li nomina?  Parliamo di questo – che è il centro del problema -  piuttosto al mantenere o meno i 60 (sessanta) euro di limite per l’obbligo del POS! Intanto va segnalato che ad ascoltare il dirigente della Banca d’Italia che su questo ha criticato il governo alle riunioni congiunte delle Commissioni Bilancio di Camera e Senato erano presenti solo 7 (sette!) parlamentari su oltre 50. Non sono passati neanche due mesi da quando deputati e senatori sono stati eletti, è primo bilancio da esaminare… non si parte bene!

  

IL CASO JUVENTUS

Potete o meno essere tifosi juventini, certo lo scandalo dei bilanci della società bianconera lascia perplessi soprattutto perché la Juventus è quotata in borsa e – se questi sono i pasticci di una società quotata - mi chiedo cosa combinino le altre, ma soprattutto che controlli operi la CONSOB, così come la società di revisione interna, la FIGC e gli altri organismi preposti a certificare la trasparenza dei conti.

Mentre il “mondiale” si trascina tra indifferenza e rimpianti (ma quanto costa alla Rai seguire i campionati, a parte i diritti TV?) nessuno sembra sottolineare l’assurdità di un calcio italiano che non fa crescere i giovani di casa e spende invece centinaia di milioni per raccattare i più o meno presunti campioni, soprattutto nella parte povera del mondo. Di fatto si favoriscono così speculazioni ed imbrogli mentre anche la FIGC non investe che solo una minima parte nei centri giovanili o nello sport dilettantistico.

Non lamentiamoci poi per l’eliminazione della nazionale azzurra dai “mondiali”.

 

BRAVO NORDIO

Ci si lamenta sempre che i politici non parlino chiaro e invece il neo-ministro della Giustizia, Carlo Nordio (ex pubblico ministero) ha il coraggio di farlo e per questo va

apprezzato. Certo che ogni volta che si cerca di cambiare qualcosa le “caste” protestano e i magistrati si sono infatti subito schierati in prima fila per bloccare tutto.

Forse dimenticano che i cittadini italiani sono profondamente delusi e scettici sulla gestione della giustizia in Italia e che quindi cambiamenti si impongono, così per l’uso distorto delle intercettazioni che dai palazzi di giustizia filtrano troppe volte in tempo reale sui giornali. Patetico che immediatamente il PD (che pur aveva sostenuto il contrario) per paura di essere superato a sinistra si sia immediatamente accodato alle toghe. Forse...non si sa mai?!

 

Approfondimento: REDDITO DI CITTADINANZA

Il reddito di cittadinanza, fiore all’occhiello dei programmi del M5S, proprio per questa sua forte caratterizzazione politica è stato da sempre oggetto di grandi polemiche. Vediamo di affrontare il discorso con meno ipocrisie e più concretezza cominciando a ricordare che da diversi anni in Italia funzionavano programmi simili come il REI (Reddito di Inclusione) e soprattutto il SIA (sostegno per l’inclusione attiva) che avevano scopi analoghi, ovvero soprattutto di tamponamento sociale.

Chi ha lavorato come “navigator” sa benissimo che - al di là delle sparate propagandistiche o dei programmi auto-celebrativi di “abolizione della povertà” - c’è la desolante realtà di uno strato sociale che in parte lavora “in nero” e si adatta al suo ruolo furbescamente o per necessità, oppure che semplicemente non ha voglia o (soprattutto) non può lavorare. La “voglia” è spesso carente per abitudini, ignoranza, provenienza famigliare, mancanza di spirito competitivo ma anche per pessimismo, delusioni passate con più o meno gravi carenze psicologiche e problemi di tossicodipendenza, ex detenuti, alcolisti ecc.

Vi sono poi spesso anche problemi fisici perché una persona non ha magari riconosciuta una percentuale di invalidità, ma se ha effettivi limiti fisici non può svolgere concretamente mansioni manuali, ricordando che la gran parte dei percettori del RDC non riceve i teorici massimali di legge (ovvero oltre i mille euro per reddito famigliare) ma una miriade di piccole somme mensili insufficienti per campare, ma sufficienti per “arrotondare”, senza però risolvere il problema lavorativo.

Non credo siano quindi molte le persone che abbiano effettivamente rinunciato a un lavoro stabile (e correttamente pagato) per percepire il reddito: le (poche) offerte di lavoro sono comunque di solito per mansioni manuali o specializzate cui non può accedere una manovalanza parzialmente invalida o anziana o che per qualche motivo non è all’altezza di un minimo di istruzione e autonomia lavorativa.

Il “Reddito di cittadinanza” è stato insomma una mancia, non una soluzione, ma d'altronde o si decide di ghettizzare una parte della popolazione che – soprattutto nel sud e nelle periferie urbane – non ha possibilità concrete di lavoro oppure (come è avvenuto) le si passa un piccolo mensile che permetta di tacitarla e arrotondare il minimo vitale. Ovvio che i grillini, assumendosene il merito “in proprio”, lo abbiano poi furbescamente trasformato in uno scambio elettorale.

I “navigator” non hanno quindi trovato posti di lavoro (né erano in grado di trovarli) ma - almeno quelli che hanno lavorato con criterio – hanno piuttosto spiegato ai “convocati” come avrebbero potuto “tentare” una ricerca di lavoro stendendo per loro almeno un curriculum e fornendo informazioni generali, in pratica poco di più.

Il fatto è che lavori veri, stabilizzanti e ben pagati, è difficili trovarli perché richiedono qualifiche, specializzazioni, mobilità, volontà di impegno nel tempo, ovvero caratteristiche che mancano alla gran parte dei richiedenti il sussidio, che in molti casi risultano poco al di sopra del livello di alfabetizzazione.

Senza dimenticare la grande platea degli immigrati, le cui “domande” di reddito sono state presentate (ed ottenute) per tramite dei patronati, sovente non dicendo la verità e questo è un aspetto che è rimasto colpevolmente in ombra.

Gente che ha auto-dichiarato di essere in Italia da un decennio (quando la circostanza – indispensabile per ottenere il sussidio -  era del tutto falsa) ma d'altronde tutti i dati forniti si basavano sempre su una “autodichiarazione” spesso di dubbia comprensione per l’interessato, talvolta neppure in grado di leggere in italiano. Immaginatevi come potevano essere compresi dei quesiti stesi in burocratichese!

“Navigator” diventati più assistenti sociali, dunque, che veri tecnici del lavoro e comunque all’interno di un riferimento normativo contraddittorio e con situazioni regionali assurde, basti pensare che ad oggi, a “fine legge”, i concorsi per potenziare i Centri per l’Impiego di oltre 10.000 unità in molte Regioni non sono ancora terminati. 

Ogni Regione è d'altronde andata per conto suo, sostanzialmente in un caos generale, mancando direttive unitarie e tempi obbligatori. Il lavoro d’altronde è – come la sanità – materia di competenza prevalentemente regionale e quindi ci si trova di fronte a scenari, meccanismi e organici spesso molto differenti da un territorio all’altro; tutto questo con il paradosso che norme nazionali come il RDC, finiscono con l’essere gestite in modo uniforme dall’INPS a livello di erogazione del sussidio, ma in modo del tutto differente dal lato delle politiche attive del lavoro.

Complessivamente, quindi, una legge fallimentare in termini di recupero di veri nuovi posti di lavoro, ma utile e a volte indispensabile come provvedimento-tampone ai fini sociali. 

 

Buona settimana a tutti!

                                                                                                  MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 888 del 2 dicembre  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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SOMMARIO:  SOGNO UN PAESE NORMALE - MISERIE ALLA SOUMAHORO –  IL GIRO DEL GAS - CONTANTE -

 

UN PAESE NORMALE

Vorrei vivere in un Paese “normale” dove l’opposizione - oltre che protestare - proponesse anche alcuni spunti concreti e condivisibili in occasione di leggi importanti come la “Finanziaria” (indicando anche credibili coperture) e che la maggioranza di governo li accettasse, oppure motivasse bene il perché respingerli.

Uscire dalle logiche bloccate e contrapposte sarebbe atto di buon senso e per questo non credo che Calenda e Renzi pensino solo ad avere spazi di sottogoverno nell’offrire una potenziale collaborazione al governo Meloni creando irritazioni soprattutto a Forza Italia che teme di perdere la “golden share” per condizionare la premier in caso di necessità.

E’ comunque ancora presto per giudicare la Meloni che per ora – a mio avviso - si sta posizionando con credibilità interna ed internazionale varando una finanziaria “normale” e condizionata dai costi energetici che ha ereditato.

In generale mi sembrano emergano posizioni governative di buon senso, piuttosto fin troppo poco “rivoluzionarie” rispetto al recente passato.

Vero è che - nell’ ottica di potenziali 5 anni di stabilità - contano molto le fondamenta ovvero prendere in mano l’apparato per costruire poi un effettivo cambiamento.

Il tempo ci dirà, per ora apprezzo una condotta attenta e prudente della leader che non si è fatta ancora prendere in castagna ed ha sicuramente aumentato il suo prestigio personale superando molti preconcetti. Spero però che presto l’Italia cominci a marcare differenze e discontinuità, magari cominciando e prendere le distanze dai vertici europei.

Mi sembra che Bruxelles stia diventando sempre più un giocattolo politico-economico totalmente in mano al centro-sinistra ricattando con i fondi del PNRR diverse nazioni europee. Chiarezza e più trasparenza sulla gestione dei fondi dell’Unione e sui suoi costi di funzionamento non sono più rinviabili, soprattutto perchè la Von Der Leyen (e la sua corte) temo sia molto meno trasparente di quanto sembri seguendo le cronache che la dipingono sempre come una bella e brava fatina bionda.

Vediamo anche come finisce la vicenda Di Maio

 

LA TRISTE STORIA DI SOUMAHORO  & C.

Dell’ ”onorevole” Abounakar Soumahoro resterà l’immagine – diventata subito icona della sinistra - del suo debutto davanti a Montecitorio con gli stivali infangati e salutando con il pugno chiuso. Qualcuno disse subito che sarebbe stato un ottimo segretario del PD per “marcare la differenza” poi - man mano che uscivano le notizie dei traffici loschi delle cooperative di famiglia - la vicenda ha assunto connotati sempre più squallidi derubricandoli alla solita truffa e allo sfruttamento degli immigrati.

Così della potenziale candidatura ai vertici del PD per carità di patria non ne ha parlato più nessuno, anzi, Soumahoro è stato perfino allontanato dal gruppo parlamentare della sinistra-verdi.

Ma ci sono complicità del sistema che non si possono sottovalutare, perché temo che ci siano in giro molte altre “cooperative” (altra ipocrisia diventata truffa di sistema, quando diventano società di comodo ai danni di quelle serie) che in Italia hanno abusato dei fondi destinati ad assistere i disgraziati che sbarcano sulle nostre coste.

Porcherie di bandi rinnovati automaticamente e mai controllati, di prefetture assenti, di uno Stato che concede o promette soldi senza verificare i precedenti e soprattutto i rendiconti.

Eppure proprio la suocera dell’ “onorevole” (quella che viene ora indicata come la responsabile della truffa) nel 2018 venne addirittura premiata come «Imprenditrice immigrata dell'anno», con tanto di consegna solenne del riconoscimento da parte dell'ex presidente della Camera Laura Boldrini.

Non basta: nonostante le truffe già da tempo sotto la lente della Guardia di Finanza ancora in aprile sarebbe entrata nelle tasche della famiglia Soumahoro – con le cooperative Karibu ed Aid, entrambe risultate vincitrici di bandi nonostante le indagini in corso - la somma di circa un milione di euro per l'assistenza ai rifugiati ucraini. Truffatori e soprattutto sfruttatori della miseria, eppure la mini alleanza dei “+ Europa-socialisti-sinistra verdi e PD” non ha esitato a candidare l’onorevole dei miei stivali e a farlo eleggere, segno che nessuno ha controllato le carte, i precedenti, la fedina penale e non lo ha fatto neppure l’apposita “commissione Etica” che dovrebbe denunciare pubblicamente i casi dei candidati impresentabili.

La vicenda riapre così anche il capitolo delle ONG che operano nel Mediterraneo e che a volte sono connesse direttamente agli schiavisti che organizzano il trasporto.

Surreale leggere che l’organizzazione Ecchr (con sede a Berlino) in appoggio alla ben nota “Sea Watch” anziché chiarire questi suoi rapporti denunci addirittura per “Crimini contro l’Umanità” alla Corte Internazionale dell’Aja Matteo Salvini e - per buon peso - anche il suo predecessore Marco Minniti (PD) per “Complicità con la guardia costiera libica per privazione della libertà”.

Stupisce che analoga denuncia non venga allora presentata contro i dittatori e gli schiavisti che causano e dirigono il traffico di carne umana, soprattutto perché la gran parte dei migranti NON è spinta da motivazioni politiche ma economiche e quindi paga profumatamente il viaggio a questi mafiosi che spesso - di fatto - diventano “soci” delle ONG.

Restando in argomento, pochi hanno ripreso la notizia che nei giorni scorsi a Napoli, durante il “Festival dei diritti umani”, sia stata interrotta da urli e tumulti la proiezione del docufilm “L’Urlo” di Michelangelo Severgnini che documentava proprio questi contatti. Solo “Libero” ne ha parlato diffusamente nel gelo della grande comunicazione che in argomento è molto reticente. Cattiva coscienza?

 

Su questo tema ricordo infine ai lettori di aver scritto un libro “L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE? - Quello che non ci dicono su Africa, Islam ed Immigrazione” , edizioni il Borghese. Chi fosse interessato a leggerlo me lo richieda (marco.zacchera@libero.it) ricordandosi di comunicarmi il proprio indirizzo postale. Al di là della stretta attualità. credo sia una lettura di interessante riflessione.

 

IL GIRO DEL GAS

La nazionale di calcio tedesca protesta in Qatar per la mancanza di diritti umani nel paese, ma nelle stesse ore il governo di Berlino ha firmato un mega contratto di 2,8 MILIARDI di metri cubi di gas  all'anno per 15 anni proprio con il Qatar.

Alla faccia di unirsi e di firmare accordi europei e continuando a boicottare la scelta di fissare un prezzo massimo a livello UE, la Germania fa - come sempre - gli affari suoi.

Curioso che il Qatar venderà il gas ufficialmente ad una società USA, la  Conoco Phillips, una multinazionale degli idrocarburi statunitense che rivenderà poi il gas ai tedeschi, in difficoltà dopo lo stop al gas russo. Ancora più ipocrita che in Germania al governo ora ci siano i Verdi che ufficialmente il gas non vorrebbero più usarlo e che alla fine il contratto sia stato indubbiamente favorito dalle "manine ignote" che hanno distrutto i gasdotti russi del Baltico. Sono sempre più convinto che la guerra in Ucraina sia un colossale affare per "qualcuno" , vero mr. Biden ?

 

IL GOVERNO E I CONTANTI

Non condivido la volontà del governo (soprattutto su spinta della Lega) per l’allargamento dell’uso del contante, andando in controtendenza con le ormai progressivamente consolidate abitudini degli italiani e il conseguente obiettivo aiuto al reddito sommerso (ovvero il “nero”) che è una delle piaghe del nostro sistema economico e pesa su tutti in campo fiscale.

Anziché elevare l’uso del contante e i limiti degli obblighi ad usare il POS si azzerino piuttosto le commissioni bancarie che oggi gravano in maniera a volte spropositata sulle piccole transazioni: mi sembrerebbe più logico e trasparente. 

 

   Buona settimana a tutti!   

                                                                                                        MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 887 del 25 novembre  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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SOMMARIO:  LA VERGOGNA DI MAIO – CORRUZIONE E SCANDALI DIETRO AI MONDIALI - ADDIO A MARONI, LEGHISTA SIMPATICO

 

Di MAIO, UNA VERGOGNA EUROPEA

Tante volte m chiedo se ci sia un limite al peggio o – almeno – al ridicolo.

Nominare “Giggino” Di MaioInviato speciale europeo per il medio Oriente” oltre a fare sghignazzare l’intero continente (i francesi hanno già cominciato) pone un problema di fondo: ma come può essere  credibile un’Europa conciata e diretta così? Eppure il rischio c’è, visto che il nome di Di Maio è stato “selezionato” addirittura dallo European External Action Service, un panel esterno alle istituzioni Ue (LAUTAMENTE PAGATO) che valuta i profili (!!!) e poi li presenta alla Commissione europea che ha l’ultima parola.

Penso ai blog esilaranti con un Di Maio incapace di dire quattro parole in inglese, che ha confuso nazioni una con l’altra, che in Libia ha “ravanato” con tutti e concluso niente, che ha dimostrato di non contare nulla politicamente, personalmente e culturalmente  non è neppure laureato). “Inviato speciale” proprio lui?

Ma allora mi candido io, per la metà dei 12.000 euro mensili netti di tasse oltre a benefit vari, rimborsi spese e staff a carico di Bruxelles e sfido Di Maio sulla base di un test con 100 domande (in English, of course!) sulla situazione nell’area e vediamo chi risponde meglio, così come molto meglio di me potrebbero rispondere migliaia di persone solo in Italia: diplomatici, studiosi, ricercatori, esperti “veri” del mondo medio orientale. Ma com’è possibile a livello europeo selezionare proprio  un “quaquaraqua” come Di Maio? Sembrerebbe matematicamente impossibile!!... Eppure a tanto arriva la spudoratezza politica.

Un ultimo regalo targato Draghi? Può darsi, ma la scelta è obiettivamente indifendibile.

Il rappresentante in Italia della Commissione Europea ,Antonio Parenti, ha testualmente dichiarato che Di Maio "E molto stimato sia in Europa che fuori" (ma da chi?!) e che se sarà chiamato a diventare inviato speciale "Avrà sicuramente molto lavoro da svolgere con i Paesi dell’area del Golfo per discutere e determinare la questione dell’approvvigionamento energetico nei prossimi anni. Nel brevissimo termine l’area è importante come fonte di gas naturale liquefatto, ma in futuro giocherà un ruolo molto rilevante con riguardo all’idrogeno verde, vista l’esposizione al sole". 

Ma vi immaginate il futuro energetico italiano ed europeo affidato a Di Maio?!

E adesso ci vengono anche a dire che l’Italia non può rinunciare ad un posto importante in Europa. Scusate, ma se il posto era importante perché non è stato pubblicizzato adeguatamente il concorso, magari selezionando un altro italiano effettivamente capace e con un minimo di preparazione specifica?

Se poi tutto serve solo per indennizzare Di Maio con un lauto stipendio dopo la trombatura elettorale mi girano ancora di più le p… Semplicemente perché Di Maio non ha fatto NULLA per meritarselo, un presuntuoso fallito politicamente e più o meno nullafacente in tutta la vita.  

Sottolineato che l’attuale governo italiano - pur non avendo responsabilità dirette - ha però il dovere di opporsi dandone mandato formale anche al nostro esimio Commissario europeo Gentiloni, Di Maio torni a vendere bibite allo Stadio San Paolo, oppure si trovi finalmente un lavoro adeguato e magari – lui che ha “abolito la povertà” e “aperto il parlamento come una scatola di tonno” - si vergogni un po'.

 

DRAMMI E CORRUZIONE DIETRO AI MONDIALI

E’ in corso il grande show dei mondiali di calcio in Qatar, ma pochi sanno quanti drammi umani siano avvenuti durante la loro preparazione, rimasti negati e coperti dagli scintillanti palazzi di Doha e dalle imponenti strutture che ospitano le gare, mentre solo in parte è emersa la scandalosa corruzione che è stata messa in atto per organizzare la manifestazione in questo assurdo paese.

Ricordiamoci che l’intero “board” della FIFA è finito in manette dopo che sono state documentate le dazioni per milioni di dollari ricevute dai singoli suoi componenti per votare questa sede, mazzette che hanno poi portato all’azzeramento dei vertici.

Il Qatar è un paese anomalo, dove i diritti dei lavoratori e la stessa democrazia sono un optional e ne ho parlato a lungo in un mio libro “INTEGRAZIONE IMPOSSIBILE- Quello che non ci dicono su Africa, Islam ed immigrazione", ed. Il Borghese. (Chi fosse interessato a leggerlo può richiedermelo via mail a marco.zacchera@libero.it ) scoprendo le infinite sfaccettature di queste teocrazie emiratine che piacciono tanto soprattutto a chi ha nascosto i soldi da quelle parti.

Ricordiamoci che secondo Amnesty International e Human Rights Watch (e come documentato da una serie di inchieste apparse l’anno scorso sul Guardian di Londra) sarebbero stati circa 6.500 i morti solo tra i lavoratori edili addetti alle costruzioni e di fatto deportati nel paese senza diritti ed oggetto di un inaudito sfruttamento.

Allettanti infatti da un guadagno molto al di sopra del povero livello di vita dei loro villaggi, centinaia di migliaia di persone provenienti da Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka, India, Nepal e da molti paesi africani sono arrivati in Qatar scoprendo subito che la realtà era ben diversa da quella che era stata loro promessa. Per tutti la solita storia: un “reclutatore” che passava nei villaggi e prometteva soldi senza sottolineare troppo che a carico dei lavoratori restano le spese di viaggio, il vitto e l’alloggio e che quindi – arrivando – si sarebbero trovati già indebitati fino al collo.

Anche perché, nonostante le promesse della teocrazia al potere in Qatar – paese di cui Gianni Infantino, presidente della Fifa, è talmente innamorato da esserne diventato cittadino – non è mai stato abolito il sistema della kafala (“garanzia”) che permette ai datori di lavoro di requisire all'arrivo i passaporti dei lavoratori migranti – dichiarati subito ufficialmente “debitori” - che restano così senza documenti e la possibilità di lasciare il paese, ma anche di cambiare padrone o mestiere.

La Kafala concretizza un concetto preso a prestito dall’Islam, una specie di tutela per gli esseri inferiori che dovrebbe valere per donne vedove o rimaste senza marito e bambini minori, ma che in questo caso è stata adottata per gli immigrati. Un sistema che ha funzionato in milioni di casi, con il “kafil” che comandava senza sconti e spesso con la violenza e con l’immigrato che senza documenti non solo non poteva più espatriare o cambiare lavoro ma che non poteva neppure affittare una casa, avere un conto in banca e visto che non parlava – ovviamente – la lingua locale, non poteva nemmeno protestare o rivolgersi alla polizia o a un sindacato (peraltro vietati nel paese), né aver accesso a servizi sanitari o diritto ad adeguate assicurazioni sul lavoro.

Su internet si possono leggere storie incredibili di persone segregate per mesi, fustigate per “disobbedienza” o morte di stenti in un clima da medioevo.  Gente trattata come animali condividendo “a ore” un letto con turni di 60 ore di lavoro settimanali senza giorni di riposo e - ricordiamoci - lavorando in un clima bestiale, estremamente caldo. 

Quello che poi tutti si chiedono è se la corruzione nella FIFA sia stata effettivamente cancellata o se tuttora imperversi.

Il dubbio c’è, viste anche le dichiarazioni demagogiche del nuovo presidente FIFA Gianni Infantino che - sommerso dalle critiche per il perdurante mancato rispetto dei diritti umani in Quatar - ha avuto l’indecenza di affermare nella conferenza stampa di apertura che "Per quello che noi europei abbiamo commesso negli ultimi 3.000 anni dovremmo scusarci almeno per i prossimi 3.000 anni, prima di dare lezioni morali agli altri paesi. Queste lezioni morali sono solo pura ipocrisia". Ipocrisia? Preso atto che per la FIFA il Qatar è un paese felice, Infantino ha detto di sentirsi "arabo", "gay", "lavoratore migrante" e intanto ne ha preso pure la cittadinanza, chissà se facendo un pensierino alla mancanza di trattati di estradizione verso questo piccolo stato del Golfo, se mai saltassero fuori sue future indebite ingerenze.

Perché non si tratta solo di diritti negati ai lavoratori, in Qatar non si possono professare in pubblico altre religioni oltre l’Islam, non è ammessa l’omosessualità, le donne sono oggetto di “vestiti adeguati”, non si devono bere alcolici (pensate alla gioia delle ditte di birra sponsor del mondiale!) e perfino per le turiste c’è stato l’obbligo di non indossare pantaloncini corti o magliette senza maniche, ma solo vesti che coprano ginocchia e spalle.

Perché - alla fine - resta poi la questione di fondo: ma senza una adeguata corruzione, chi mai avrebbe pensato di organizzare dei “mondiali” in un paese dove praticamente non si era mai giocato a calcio?

 

ADDIO A ROBERTO MARONI, LEGHISTA SIMPATICO

Se ne è andato a soli 67 anni Roberto Maroni, non solo “un leghista simpatico” ma soprattutto uomo corretto, ottimo ministro dell’interno e governatore della Lombardia, milanista. Lo ricordo con amicizia ed affetto perché scherzava e sorrideva sempre ed aveva un buon rapporto con tutti, ma dimostrando con coerenza un profondo senso del dovere e dello Stato.

Un esempio di persona per bene nel mondo politico e che avrebbe potuto ancora dare molto, alla Lega e all’Italia. Peccato che se ne sia volato via, davvero ci mancherà.

 

   Buona settimana a tutti!

                                                                                                  MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 886 del 18 novembre  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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SOMMARIO: MISS OTTO MILIARDI – MIGRANTI – IL REGALO DI TRUMP – SANZIONI A’ LA CARTE – IL DRAMMA DI MASSIMO GIORDANO – MONTESANO E LE IPOCRISIE RAI

 

BENVENUTA, MISS 8.000.000.000 !

Nei giorni scorsi siamo arrivati ad otto miliardi di esseri umani su questa terra. Quando frequentavo le elementari il maestro ci raccontava che eravamo due miliardi.

L’ottomiliardesima inquilina del mondo (voglio pensare sia una bimba) è probabilmente africana o indiana, aree con il più alto indice demografico e dovrebbe morire – se fortunata - all’inizio del prossimo secolo, quando secondo le proiezioni saranno (non “saremo”!) di meno perché sarà iniziata una fase di discesa demografica.  Intanto oggi la terra è comunque in grado di sfamare tutti, anzi, quasi un terzo del cibo viene buttato mentre due miliardi di terrestri soffrono di gravi problemi alimentari e alcune centinaia di milioni sono letteralmente alla fame. Quello che è insostenibile è il cattivo uso delle risorse, a cominciare da quelle naturali.

Questo anche perché l’1% della popolazione del globo ha la maggioranza delle ricchezze del pianeta e il 20% (noi) consuma l’80% delle risorse.

Una terra sconquassata per colpa dell’animale-uomo, ovvero per colpa nostra. Ci pensassimo un attimo forse avremmo un po' più di cervello nell’organizzarci la vita e capiremmo che solo un po' di pace reciproca ci permetterebbe (tutti) di vivere meglio.

 

MIGRANTI

Il “trattato del Quirinale”, misterioso e molto demagogico patto di Draghi sui rapporti Italia-Francia recita all’articolo 4: “le Parti s’impegnano a sostenere una politica migratoria e d’asilo europea e politiche d’integrazione basate sui principi di responsabilità e di solidarietà condivise tra gli Stati membri”.

Come pubblicato sul “Punto” della scorsa settimana, l’Italia – dati aggiornati al 16 novembre, ore 8 -  ha accolto nel 2022 ben 93.502 persone dal “fronte sud” (dei quali solo il 16% sbarcati da navi ONG) ma l’Europa – che a giugno si era impegnata di “ridistribuirne” 8000 - dall’Italia ne ha ricollocati solo 112, 38 in Francia e 74 in Germania. Un po' pochini…

Va bene che Macron è in minoranza in parlamento e deve far viso feroce o la Le Pen gli soffia i voti, ma anche la demagogia ha un limite e la silente Europa dovrebbe decidere con un po' di grinta che cosa fare: è scandaloso che la Germania plauda alle navi ONG che battono la sua stessa bandiera ma poi non accolga nessuno degli sbarcati a Lampedusa e dintorni e si arroghi anche il diritto di criticarci. Che il governo italiano alzi un po' la voce: per una volta siamo dalla parte della ragione.

 

IL REGALO DI TRUMP

Donald Trump torna in campo e annuncia la sua candidatura presidenziale per il 2024. Il miglior regalo possibile per i democratici che con Trump candidato rischiano di vincere un’altra volta le elezioni, magari anche riproponendo il sempre più spento Joe Biden. Mi auguro –  sono un convinto “repubblicano” – che in qualche modo si riuscirà ad arginare la candidatura dell’impresentabile Trump e che gli iscritti al GOP riescano a trovare nomi più credibili (e vincenti), magari cominciando dal governatore della Florida Ron DeSantis.

 

SANZIONI

Alcuni lettori mi accusano di essere diventato troppo “filo-russo” ma credo sia una sciocchezza: cerco di vedfere i fatti con obiettività, percepisco una informazione troppo sbilanciata e a volte preconcetta e piuttosto mi sento da sempre “filo-europeo” denunciando come ci stiamo facendo economicamente danneggiare dagli USA, anche se va dato atto a Biden di aver subito detto che i razzi ucraini caduti “per errore” in Polonia non fossero russi.

Sulla sempre più equivoca posizione di Zelensky ne riparleremo, rimaniamo un attivo sulla questione “sanzioni”.

Per esempio proprio il Wall Street Journal dava notizia di un “buco” nelle sanzioni americane che permette al petrolio russo di arrivare tranquillamente negli Stati Uniti dopo essere stato raffinato fuori dalla Russia. Nel caso specifico la raffineria era quella di Priolo e il petrolio russo arriva sotto forma di benzina sulla costa est americana. Questo perché le raffinerie di quell’area degli States producono la metà della benzina rispetto al 2018 e vi è crisi di approvvigionamento dell’area. La benzina insomma serve, va quindi importata e allora – con una “furbata” – gli USA fanno finta che non sia proveniente da petrolio russo.

L’Europa è in una posizione molto peggiore di quella americana perché non ha molte risorse petrolifere e non ce le avrà mai per una questione fisica e geologica.

Noi europei che siamo così fieramente contro la Russia e applichiamo (o dovremmo applicare) alla lettera  le “sanzioni” rischiamo però di saltare sotto il peso della crisi (e dei prezzi) visto che sostituire la Russia come fonte energetica si dimostra costoso e complicato. In questo gli Stati Uniti - che dipendono da Mosca infinitamente meno di noi - sono un esempio di realismo, ma soprattutto di assoluto menefreghismo sui “principi” quando fa loro comodo. Perché da noi queste cose non si dicono (e non si discutono apertamente)?

 

IL CALVARIO DI MASSIMO GIORDANO

Assolto con formula piena. È finita con l’esclusione di qualsiasi addebito la vicenda giudiziaria dell’ex assessore regionale e già sindaco di Novara (per 10 anni) avv. Massimo Giordano, già esponente di punta della Lega in Piemonte. La sentenza della Corte d’Appello di Torino ha visto confermata l’assoluzione in primo grado e respinto l’appello inutilmente proposto dalla Procura, dopo che Giordano era già stato assolto in primo grado.

Una vicenda assurda e surreale durata dieci anni iniziata sulle “voci” che Giordano avrebbe favorito come amministratore il gestore di un bar (!) e poi allargate (ad arte?) ad altre vicende che nulla c’entravano e che mi sono sembrate più che altro una scusa per tenere comunque aperto un procedimento che si è concluso con una doppia assoluzione, MA DOPO DIECI ANNI DI CALVARIO.

Un procedimento iniziato con perquisizioni in piena notte della Guardia di Finanza in casa e negli uffici dell’esponente leghista a sirene spiegate, titoli enormi sui giornali, servizi in Tv anche sulle reti nazionali, dimissioni inevitabili, rovina economica e politica E ALLA FINE… NULLA!

Chi risarcirà mai Massimo Giordano per il danno subito, le spese giudiziarie e di difesa che ha dovuto sostenere, la vergogna di cui è stato ingiustamente oggetto? Parliamo di assoluzioni con formula piena perché i fatti non sussistono: non dubbi, ma certezze e a questo punto perché il PM ha interposto appello dopo la prima assoluzione se era già venuta con formula piena? Giordano ha intanto perso il padre, gli è morta la moglie, si è vista rovinata la vita personale, professionale e politica: chi mai appunto lo risarcirà?

Possibile chi ha montato l’inchiesta e soprattutto l’ha voluta proseguire anche se non vi erano evidentemente indizi sufficienti non debba pagare nulla, in termini economici ma almeno di carriera? E quanti altri “casi Giordano” avvengono in Italia?

Perché nessuno mi toglie dalla testa che vi sia stata una evidente volontà persecutoria per distruggere l’immagine dell’esponente politico leghista allora più in vista in Piemonte, riconfermato sindaco a Novara dopo il primo mandato già al primo turno e con il 61% dei voti. Uno che oggi probabilmente sarebbe al governo, visto come era stato apprezzato a Novara e in Regione, ingiustamente distrutto.

Responsabilizzare anche la pubblica accusa mi sembrerebbe un dovere in un paese civile.

 

MONTESANO: L’IPOCRISIA SUBLIME

Stop alla partecipazione di Enrico Montesano a “Ballando con le stelle”: è la decisione della Rai, che definisce "inaccettabile" che l'attore abbia indossato durante una prova della trasmissione una maglietta con i simboli della Decima Mas e “Chiede scusa a tutti i telespettatori" (che peraltro non hanno visto nulla perché appunto era una sessione di prove). “E’ inammissibile – tuona la Rai - che un concorrente di un programma televisivo del servizio pubblico indossi una maglietta con un motto e un simbolo che rievocano una delle pagine più buie della nostra storia. Chiediamo scusa a tutti i telespettatori e, in particolare, a coloro che hanno pagato e sofferto in prima persona a causa del nazifascismo a cui proprio quella simbologia fa riferimento.”

Ricordato che il motto “Memento Audere Sempre” era semmai quello dei Mas che parteciparono con D’Annunzio alla “Beffa di Buccari” nella prima guerra Mondiale e che la X Mas - prima di diventare una forza armata della RSI - compì imprese eroiche contro gli inglesi durante la seconda, è evidente che in Rai non conoscono la Storia.  

Trovo però inaudito che un cittadino italiano venga sanzionato per una maglietta, peraltro neppure mostrata in trasmissione. Se Montesano fosse venuto con la maglietta dell’URSS, di Mao o di Stalin o Che Guevara allora andava bene? E chi indossa una felpa con il nome di una università mai frequentata in vita sua è forse accusato di falso o di plagio? Fino a prova contraria esisterebbe una Costituzione sulla libertà di pensiero e poi comunque Montesano ha chiarito bene che ha in casa centinaia di magliette e non era certo lì per fare propaganda “fascista”, ammesso che qualcuno ancora sappia cosa sia stata la Xa Mas.  Oltretutto proprio Montesano è stato consigliere comunale di Roma per il PDS (ora PD) e addirittura per tre anni eurodeputato proprio per gli ex comunisti!

Questa è quindi pura discriminazione politica, con la demagogia interpretata nel senso più idiota e semmai conferma la solita partigianeria del pseudo servizio pubblico RAI (che ad esempio non è stata indipendente nei giudizi sulle recenti elezioni USA ma spudoratamente schierata con i democratici in tutti i commenti). Mi auguro che Montesano tenga duro e con i suoi avvocati faccia causa alla Rai per indebita revoca del contratto: ha tutta la mia solidarietà, solo che poi a pagare dovrebbero essere “in proprio” i discriminatori, non la collettività che è obbligata a pagare il canone.

 

   Buona settimana a tutti!        

                                                                                                                      MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 885 del 11 novembre  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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SOMMARIO: ELEZIONI USA - VOGLIA DI PACE - MIGRANTI - LETIZIA SUPERSTAR

 

 

RON DESANTIS, RICORDATEVENE

Per le TV e i media nostrani le elezioni di martedì in USA hanno fatto scoprire Ron DeSantis, riconfermato governatore della Florida.

I lettori de IL PUNTO questo nome invece dovrebbero già ricordarselo bene perché è da molto tempo che scrivo che potrà essere un prossimo presidente americano.

Lo diventerebbe sicuramente già nel 2024 se Trump non si mettesse in mezzo a voler rovinare tutto con il suo egocentrismo e rischiando così di far perdere ai repubblicani le prossime elezioni.

Se Trump annuncerà la sua candidatura già la prossima settimana, saranno per gli USA due anni di divisioni, polemiche, inchieste, mobilitazioni collettive, veleni incrociati e da noi vi saranno migliaia di articoli, programmi, inchieste su Donald, il “cattivo” che vuol portar via il potere ai santi democratici che - come nelle fiabe a lieto fine – alla fine trionferanno sul male e che comunque se mai perdessero sarebbero sconfitti solo da elezioni truccate, magari da Putin.

Se il candidato repubblicano sarà invece DeSantis o qualche altro moderato, il GOP vincerà le elezioni alla faccia di Biden, sempre più rintronato.

Tornando a DeSantis: è un repubblicano di lontane origini italiane, è giovane e di destra, sta governando bene la Florida, è stato rieletto alla grande con un mare di voti rilanciando il proprio Stato ed affrontando il COVID con determinazione ma anche senza ipocrisie. DeSantis non ha (ancora) in mano il partito, ma certo è più presentabile di Trump che - se si candiderà - sarà il più grande alleato dei democratici. Mancano due anni, ma visto l’inesorabile declino dello spento Biden che ha portato i democratici a perdere il Congresso la partita è già aperta, nonostante i contorcimenti e i mal di pancia dei progressisti commentatori nostrani che monopolizzano i dibattiti TV.

 

VOGLIA DI PACE

L’ imponenza delle manifestazioni di sabato scorso per la pace in Ucraina sottolineano la credibilità dei sondaggi che hanno sempre sottolineato l’esistenza in Italia di una ampia minoranza politicamente trasversale del paese (che sta diventando aperta maggioranza) che chiede uno stop ai combattimenti e non vuole l’invio in Ucraina di altre armi italiane.  

Diciamoci le cose senza ipocrisia: fino all’altro ieri il governo “di larghe intese” imponeva di fatto un divieto politico a manifestare, con il PD da sempre il più spinto a scegliere la linea dura e armaiola contro Putin, mentre il M5S - pure al governo - si adeguava con pochi distinguo. Oggi, cambiato scenario, i Grillini scelgono la sponda del pacifismo e riprende subito forza quella sinistra anti-NATO che tenderà ad identificare sempre di più la guerra come una scelta del governo Meloni.

Il PD intanto gira come una trottola sbandando qua e là cercando soprattutto di far dimenticare le posizioni tenute fino ad oggi.

Stesso paradosso a destra, dove c’erano sempre state più o meno visibili riserve sull’intervento italiano e che oggi si trova spiazzata dalle manifestazioni di sabato della sinistra con il rischio di ritrovarsi a rappresentare da sola le posizioni NATO ed europee più estreme in una giravolta di posizioni per lo meno curiosa.

Presa dalla necessità di non dare spazio a critiche atlantiche prima delle elezioni, la Meloni ha voluto e dovuto scegliere la strada della continuità, pur sapendo benissimo che una buona fetta dei suoi elettori sarebbero i primi ad applaudire ad un progressivo sganciamento da posizioni di adesione acritica alla linea “dura e pura” fin qui seguita dall’Europa e dai suoi alleati. Vorrà marcare un prossimo distinguo? In molti lo sperano, anche perché di fatto le piazze sono state comunque un avviso italiano a Zelensky di cambiare i toni con invito a sedersi a un potenziale tavolo di pace perché l’appoggio alleato non è infinito e sempre di più le opinioni pubbliche chiederanno uno sganciamento controllato.

In questo senso forse proprio la Meloni potrebbe essere – progressivamente e senza stappi – la portatrice di una posizione nuova dell’Europa che si avvii ad aiutare l’Ucraina con impegni futuri sulla ricostruzione piuttosto che continuando con una acritica fornitura di altre armi.

E’ un momento in cui anche Putin è debole ed ha interesse ad una tregua perché dopo nove mesi questa guerra sta diventando una sconfitta anche per lui, soprattutto perché i due blocchi hanno capito che l’avversario è teoricamente insuperabile salvo usare armi non convenzionali, con il fronte di fatto bloccato, ma bisogna uscirne innanzitutto con una volontà di arrivare ad una conclusione.

Le parole vigorose e per me assolutamente condivisibili espresse anche in Bahrein da Papa Francesco – che ha assunto in maniera forte questa posizione già dall’inizio del conflitto, purtroppo non ascoltato – partono dal presupposto che occorre innanzitutto una volontà di tregua per cominciare a valutare la situazione e, soprattutto in vista dell’inverno, concedersi una pausa umanitaria.

Putin ha sì assunto il controllo di alcune province storicamente russe, Zelensky non può prescindere dall’ammettere questa realtà e su questo si può avviare una riflessione seria sui desideri delle popolazioni coinvolte non solo tramite referendum garantiti nella loro correttezza, ma anche aperti a chi è fuggito e vorrebbe tornare a casa.

Difficile pensare a eventuali formali rettifiche territoriali, ma si potrebbe spingere per creare una zona di larga autonomia garantita a livello internazionale, dove si possa costruire un’area smilitarizzata con la presenza di truppe neutrali a garanzia di tutti.

Ci si crede in queste possibilità? Le piazze dicono che è ora di insistere su questa strada e – aspetto importante – mettono anche in crisi la posizione oltranzista che la NATO ha assunto su questa vicenda a volte di aperta e inutile provocazione alla Russia.  

La NATO è una alleanza difensiva, ma è apparsa in mano più ai “falchi” che alle colombe, quasi volendo trovare in Ucraina una sua stessa ragion d’essere, visto che da decenni il “nemico” sembrava sempre meno pericoloso (e quindi la NATO contava di meno).

Al di là dell’ovvia ma confusa speculazione politica interna, le piazze di sabato chiedono di aprire uno spiraglio e di riflettere sull’incongruità di continuare in un assoluto muro contro muro.

 

MIGRANTI: SI RICOMINCIA (MA SI CAMBIA)

Tutto secondo copione: le ONG raccolgono migranti su prenotazione, cercano porti sicuri, Malta e l’Europa dicono di no, le navi battenti bandiera tedesca, norvegese, olandese ecc. stazionano per più giorni nel Canale di Sicilia (di imboccare Gibilterra e sbarcare a casa propria o nella progressista Spagna chi è a bordo non se ne parla neanche) e intanto cresce il dibattitto e la polemica tra i “buoni” e i “cattivi”.

La sinistra è “buona”, la destra è rude, insensibile e quindi “cattiva”, mentre l’Europa dà alte lezioni di moralità ma – salvo la Francia – non c’è stato uno straccio di governo che si sia offerto di prendersi in casa una quota di questi derelitti.

Ieri (giovedì) la Francia ha comunque tuonato “L’Italia è inumana!”. Dai dati ufficiali del Ministero dell’Interno si apprende che dall’inizio dell’anno al 9 novembre l’Italia ha accolto 89.826 persone sbarcate, 4.713 solo dall’1 al 9 novembre, ovviamente contando solo gli arrivi  “ufficiali”. Giudicate voi chi dovrebbe vergognarsi.

 

AAAA CANDIDATA OFFRESI

E volevate che Letizia Maria Brichetto Arnaboldi vedova Moratti salutata la giunta regionale lombarda e persa l’occasione di fare la ministro con la Meloni non stesse cercando un incarico, fosse anche dalle parti di Calenda & Renzi, almeno come futura candidata presidente del centro-sinistra-centro alle prossime elezioni in Lombardia?

Detto e fatto: lasciato un posto se ne prepara un altro e in quarantotto ore opplà la frittata è capovolta con Letizia Maria pronta a correre per il fronte progressista.

Senza offesa ed anzi con simpatica cordialità, la Signora Letizia - figlia e nipote di casate illustri, costellate di lombi nobili rigorosamente dai doppi nomi e dotata per stirpe di un patrimonio impressionante - non ce la fa a stare ferma un minuto e tantomeno a restare in seconda fila, né si pone il problema di un minimo di coerenza politica.

D'altronde - nella disperata ricerca di posti e visibilità – negli anni ha messo insieme un curriculum impressionante. Già presidente della Rai, di UbiBanca e di una infinità di altre società, ministra della Pubblica Istruzione, sindaco di Milano (poi pesantemente bocciata al secondo mandato, invano glielo avevano spiegato di non ricandidarsi), è una che “ci mette del suo” (in termini di milioni) quando gli servono per la campagna elettorale perché comunque ne ha quanti ne vuole.

Insomma, la Moratti era alla ricerca di una collocazione visibile: “AAAA candidata esperta, massimamente curriculata con patrimonio cospicuo, disponibilità immediata anche in anche casa altrui,  offresi.”  Assunta. 

 

Buona settimana a tutti!

                                                                                                  MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 884 del 4 novembre  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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SOMMARIO: BAROMETRO MELONI – RITORNO DI FINI? – RAVE PARTY – SPECULAZIONI SUL GRANO – LULA IN BRASILE – FOIBE DIMENTICATE.

 

Ringrazio i lettori che mi inviano indirizzi mail di amici o conoscenti potenzialmente interessati alla lettura de IL PUNTO. E’ un modo concreto per renderlo più diffuso e quindi per “contare”-  tutti insieme - un poco di più!

 

BAROMETRO MELONI

E’ sempre interessante ascoltare “Circo Massimo”, il commento quasi quotidiano del direttore del “La Stampa” Massimo Giannini che – ovviamente – è da sempre contro “la signora Meloni” ma, a seconda del livello di astio quotidiano, fa ben capire il barometro di inc… dell’opposizione.

Per ora stiamo tranquilli: il decreto per i Rave Party è “la legge del manganello”, la Germania, dicendo di prenderci noi i migranti imbarcati sulle proprie navi umanitarie (che loro non accolgono) “Ci dà una bella lezione di umanità” mentre la Meloni “provoca”. Vabbè… Prendiamo atto non da oggi che i gruppi editorial-finanziari della sinistra sono contro il centro-destra, non è certo una novità.  Non sostengano però di essere “indipendenti”, perché allora proprio non sono credibili.

 

IL RITORNO DI FINI

Prima l’intervista alla stampa estera, poi il ritorno in TV dall’Annunziata, in molti si chiedono se Gianfranco Fini non stia meditando un suo rientro in politica dopo un decennio di totale oscuramento. Personalmente non credo ad un suo rientro e tantomeno che si schiererà esplicitamente con un singolo partito, ma non c’è dubbio che il nuovo scenario a guida Meloni abbia riportato interesse su un personaggio che – comunque giudicato – aveva dimostrato per vent’anni la volontà e la possibilità concreta di rinnovare profondamente la destra italiana.

Mai come in questo governo (e lo conferma anche la lista dei sottosegretari) quella che fu Alleanza Nazionale è tornata ad occupare con proprio uomini (e donne) molte caselle nei dintorni di Palazzo Chigi, ma non è questo il punto.

Il percorso politico di Fini è stato infatti una progressione politica che è partita fondando Alleanza Nazionale dalle ceneri del fu Movimento Sociale (1995) ma poi, negli anni, ha assunto posizioni a volte contrastanti con il cliché di una destra tradizionalista, conservatrice e in qualche modo “convenzionale”.

Chi ricorda il percorso politico di Fini - prima ancora di lasciare Berlusconi per fondare “Futuro e Libertà”, spinto anche da alcuni amici che aveva intorno che si sono poi mostrati delle autentiche serpi - ricorderà che su diversi temi “civici” od etici la linea di Fini era diversa perfino da quella del proprio partito, si pensi a quella sui referendum sulla procreazione assistita, e non è un caso che ad un certo punto con lui si schierarono persone che oggi – come Della Vedova – sono riapprodate su posizioni radicali o di +Europa, nei diretti paraggi del PD.

L’ex presidente della Camera ha più volte ribadito di non voler dare consigli a nessuno, di non voler porsi come un grillo parlante alle spalle della premier (con cui però non ha smentito di aver ripreso i rapporti) ma piuttosto di continuare a pensare che la destra italiana debba andare non solo oltre alla polemica fascismo-antifascismo, ma soprattutto  muoversi più spedita sul campo dei diritti civili, dell’integrazione, forse anche di una maggiore visibilità ed indipendenza dell’Italia nella politica internazionale.

Fini penso sia ben consapevole – credo con amarezza – di essersi “bruciato” anche per colpe proprie, e soprattutto per aver sottovalutato la continuità di Berlusconi di cui legittimamente si sentiva il successore (ma il Cavaliere sembra tuttora inossidabile, anche se a volte in maniera perfino patetica), ammettendo pubblicamente di aver sbagliato facendo confluire Alleanza Nazionale del “Popolo della Libertà”.

La storia non si costruisce con i “se”, piuttosto (anche perchè chi ha rappresentato per cinque anni la terza carica dello Stato non può certo accontentarsi di fare un sottosegretario qualunque) Fini ci tiene correttamente a dimostrarsi e confermarsi come il “padre nobile” (o almeno lo zio) di una destra che alla fine ha ora concluso la sua traversata oceanica dopo che lui stesso – e questa è una verità – per primo si mise a scioglierne le vele.

Non credo quindi che Fini voglia tornare “in politica” ma penso che lo ascolteremo più spesso, anche perché intervenendo dall’Annunziata si è confermato sobrio, concreto, propositivo almeno per i molti italiani che in lui avevano visto un suo futuro da premier e ne erano rimasti profondamente delusi e tristemente disillusi dieci anni fa.

In qualche modo il tempo ha rimarginato certe ferite, ed ecco che si percepisce la classe di un personaggio che resta comunque al di sopra della media politica italiana.

Come per Almirante nei suoi confronti a fine anni ’80 è forse scritto che tocca ad altre generazioni gustare il successo, comunque tenendo accesa quella fiamma di continuità ideale della destra italiana che – al di là del facile gioco di parole legato al simbolo di FdI – è però comunque una realtà.

 

RAVE PARTY: FINALMENTE !

“Buona la prima” per il nuovo ministro dell’interno Matteo Piantedosi che - senza violenza, ma con fermezza - ha fatto liberare l’area del non autorizzato “Rave Party” di Modena dove si stavano radunando almeno 3.500 partecipanti da mezza Europa. Chissà perché quello che non riusciva mai ai governi precedenti e soprattutto all’ex ministra Lamorgese (ricordiamoci gli episodi di Torino e nel viterbese l’anno scorso) si è dimostrato subito praticabile e - per il futuro - non mancheranno finalmente delle regole per organizzare questi pseudo convegni “musicali” abusivi con relativo sballo e spaccio di droga.

PD e Grillini hanno poi iniziato un fuoco di sbarramento e polemiche sul successivo decreto varato dal governo urlando alla “libertà” conculcata, ai rischi per la democrazia ecc.ecc. Posizione legittima, ma credo assurda e per provarlo si dovrebbero mostrare a lungo le immagini della “fauna” presente a Modena e dintorni, tanto difesa dal PD: vedere com’era conciata certa gente sarebbe la migliore pubblicità per le decisioni di Meloni & C. ricordando a Letta che "rave" in inglese significa appunto "delirio"

Se è comunque “libertà” lo spaccio di droga libera e di sostanze di ogni tipo insista pure il PD a difendere queste posizioni, ma governo e maggioranza vadano avanti!

 

IL PREZZO DEL GRANO

Afferma Joe Biden: “La sospensione dell'accordo sul grano da parte della Russia (dopo che nel porto di Sebastopoli erano state danneggiate da droni 4 navi russe - ndr) è scandalosa, la Russia sta nuovamente cercando di usare la guerra da lei iniziata come pretesto per usare il cibo come arma, colpendo direttamente le nazioni bisognose e i prezzi alimentari globali, e aggravando le già' gravi crisi umanitaria e l'insicurezza alimentare".

Forse non tutti sanno che l’Ucraina produce 26 milioni di tonnellate di grano (circa il 3% della produzione mondiale) contro i 93 milioni di USA e Canada. Il giorno dopo il blocco russo, il prezzo del grano sul mercato mondiale è di colpo aumentato del 7,7%.  Chi ci guadagna di più per questi aumenti?  E – soprattutto – chi ha fornito e mandato i droni a Sebastopoli, così come chi ha sabotato i gasdotti russi nel Baltico?

I russi sostengono le responsabilità della Gran Bretagna, ma se non mostrano prove è mera propaganda, mentre invece – se effettivamente le prove ci fossero – andrebbero ben valutate perché allora UE e NATO dovrebbero ripensare l’opportunità di continuamente inviare armi a Kiev. Mai come ora servirebbe trasparenza, purtroppo non c’è.

 

LULA VINCE IN BRASILE

Con meno di due milioni di voti di vantaggio e quasi 5 milioni di schede bianche o nulle (particolare poco ricordato dai media italiani, tutti schierati con Lula a cominciare dalle corrispondenze RAI)  Luiz Inácio Lula da Silva ha vinto il ballottaggio ed è stato eletto presidente del Brasile per la terza volta. Lula ha battuto l'attuale presidente Jair Bolsonaro, che ha vinto però in 14 dei 27 stati brasiliani e ad oggi non ha ancora riconosciuto la sconfitta.

Non credo sia stato facile scegliere per i brasiliani: Bolsonaro non ha convinto durante il suo mandato e – complice anche il Covid - solo in parte ha migliorato la situazione economica dimostrando molta poca attenzione all’ambiente e ai più deboli, mentre Lula ha cementato il suo successo nelle classi popolari che con lui hanno goduto in passato di “bonus” di ogni tipo ed ovviamente lo hanno votato in massa, soprattutto nel nord del paese più povero e dove decine di milioni di persone in pratica vivono di sussidi pubblici.

La spaccatura del paese è stata evidente: con Bolsonaro i ceti produttivi, gli stati più sviluppati e le classi più ricche, quelle povere con Lula. Chi è stato recentemente in Brasile avrà notato come milioni di persone non lavorano, letteralmente accampate ovunque e con esasperate differenze economiche e sociali che nessuno dei due presidenti ha voluto od è riuscito a colmare.

Intanto la corruzione è pazzesca e Lula ne è stato a lungo espressione di vertice, anche se una scelta politica della corte suprema gli ha permesso di concorrere alle elezioni.

Il rischio è ora di un pronunciamento delle forze armate e di un ulteriore crollo dell’economia. Certamente la situazione brasiliana resta esplosiva.

 

FOIBE

I resti di oltre 3.200 persone, trucidate al termine della seconda guerra mondiale, sono state riportate alla luce da una foiba nella località di Kocevski Rog, in Slovenia. Si tratterebbe della più grande fossa comune scoperta fino a oggi: le vittime del massacro sarebbero in gran parte slavi, uccisi dai partigiani comunisti di Tito, impossibile sapere se tra di essi vi siano anche italiani deportati o residenti nelle terre italiane “liberate” dai titini. Ad oggi – va ricordato – nessuno sa con precisione quanti italiani siano stati infoibati e le autorità slovene hanno sempre fatto di tutto perché questa verità non emergesse mai.

 

Buona settimana a tutti!

                                                                                                  MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 883 del 28  ottobre  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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ATTENZIONE:

La scorsa settimana ero all’estero e il mancato collegamento internet mi ha impedito di inviare IL PUNTO (già pronto!). Me ne scuso con i lettori e ringrazio quelli che mi hanno scritto segnalando il mancato arrivo, così come quelli  – numerosi – che mi inviano indirizzi mail di amici o conoscenti potenzialmente interessati alla lettura.

 E’  un modo concreto per rendere IL PUNTO più diffuso oltre le migliaia di indirizzi che già raggiunge  e quindi per “contare”-  tutti insieme - un poco di più!

 

MELONI AL DEBUTTO

E’ partito il governo Meloni nonostante le difficoltà al momento di varare la lista dei ministri soprattutto per le resistenze e le prese di posizione berlusconiane. Adesso inizia il momento dei fatti e su questi andrà giudicata la nuova premier.

Per ora bene la “grinta” nelle sue dichiarazioni e negli interventi, buona la lista dei ministri e positivi certi piccoli particolari come l’aver scelto un’Alfa Romeo rispetto a una AUDI o aver ricordato l’assoluta necessità di tutelare l’Italia in Europa. Mi lascia invece perplesso il possibile aumento a 10.000 euro per l'uso dei contanti (5.000 sarebbe stato un limite più logico) con il suggerimento al governo di passare subito, piuttosto, a togliere le commissioni bancarie sulle transazioni minori. Buon lavoro!

 

BERLUSCONI ? UN NARCISISTA EGOCENTRICO

Come dicevo in premessa, la scorsa settimana è “saltato” l’invio de IL PUNTO e forse è stato un bene perché avevo scritto un pezzo forse fin troppo duro nei confronti di  Berlusconi che sembrava voler sabotare la nascita stessa del nuovo governo.

Considero il Cavaliere tutt’altro che stupido, ma è un egocentrico, vecchio narcisista che si è circondato da una coorte di yesmen (e “yesgirl”) che da anni gli succhiano il sangue, lo lusingano, fanno finta di idealizzarlo mentre invece pensano soprattutto ai propri interessi e - appena sarà possibile - a spartirne le spoglie.

D'altronde un ex premier e il grande imprenditore che ha il merito di aver permesso la svolta del 1994 e che tuttora si ritiene addirittura il leader più intelligente del mondo non poteva essere così sciocco da non capire che indicare personaggi di basso livello a livello ministeriale (caso Ronzulli) non fosse controproducente prima di tutto per la sua stessa immagine.

Proprio invece i capricci per la Ronzulli, i veti su La Russa oppure le dichiarazioni su Putin (“riservate” ma pronunciate davanti a decine di testimoni!) denunciano quantomeno una superficialità che superano la logica, così come le parole sul conflitto in Ucraina potevano  anche essere in parte credibili, ma non esprimendole in quel contesto e in quel momento.

Se poi fosse vero il suo perdurante rapporto privilegiato con Putin (e non solo millantato credito) allora la cosa più saggia sarebbe stato proprio non parlarne, ma piuttosto lavorare nell’ombra per spingere lo zar e l’UE verso una soluzione negoziata e solo “dopo” - eventualmente - annunciarlo in pubblico come proprio merito, ma solo a cose fatte, suscitando sicuramente credibilità internazionale per sé e per l’Italia.

La riservatezza è l’ABC della diplomazia, possibile che proprio lui che si ritiene il “leader maximo” non lo capisca?

Oppure (ed è invece la cosa più probabile) Berlusconi tutto questo lo capisce benissimo, ma la sua è solo malcelata invidia verso la Meloni e gli altri partner più giovani di lui, quelli che nell’attuale momento - che è forse il più difficile nella storia della nostra Repubblica - ne hanno offuscato l’immagine. .  

Speriamo che Berlusconi la smetta di indossare i panni di un divo ormai fuori tempo massimo e si metta davvero al servizio del Paese. Gliene saremmo tutti molto grati.

 

FATEMI CAPIRE

Un po' di conti… Ci hanno detto che ormai siamo “quasi” indipendenti da Mosca per le forniture energetiche, ma senza dubbio l’energia nucleare non è aumentata di costo e neppure quella idroelettrica, così come l’eolico o il “solare”.

Dovremmo essere già arrivati a coprire con queste forme “green” il 40% delle necessità elettriche mentre (a parte la svalutazione dell’Euro verso il dollaro) il petrolio sul mercato internazionale non è aumentato - in un anno - in una misura così rilevante. Come mai l’energia elettrica ha invece raddoppiato, triplicato, a volte quadruplicato il proprio prezzo? Perché è tuttora collegata al prezzo del gas.

Ma proprio per il gas ci hanno raccontato per mesi che c’erano le forniture alternative, che gli USA erano pronti ad aiutare l’Europa fornendo gas liquefatto a prezzi competitivi: dove sono arrivate queste forniture e a quali prezzi?

Dopo settimane di discussioni l’Europa è intanto arrivata (forse) a un “mini accordo” sui prezzi del gas, ma quasi mai sui media si accenna al capitolo-chiave del discorso, ovvero la speculazione incredibile in atto da mesi proprio su questi prezzi.

Speculazione sulla pelle della gente, tollerata (se non protetta) a Bruxelles dove le autorità europee non si capisce “da che parte stanno” dovendo scegliere tra gli interessi dei cittadini e quelli delle multinazionali. Addirittura la scorsa settimana la Commissione Europea si è espressa negativamente rispetto a un esplicito voto del Parlamento Europeo sui prezzi dell’energia. Ma quale democrazia si sta instaurando ai vertici del nostro continente?

Diciamo intanto no alla Russia per i noti motivi, ma se domani mai volessimo anche tornare ad accordi con la Russia i gasdotti del Baltico non ci sono più perchè "qualcuno" li ha sabotato impedendo comunque le future forniture.

Domandina: ma CHI è stato a sabotarli? Possibile che tutte le forme di intelligence europeo non siano in grado di dirci chi può aver piazzato questi potenti esplosivi a pochi chilometri dalle coste polacche, svedesi e danesi (ma a centinaia di chilometri dalla Russia) bloccandoli per mesi, indebolendo l'Italia dal punto di vista energetico come tutta l'economia europea?

Il tutto rendendo così ancor più indispensabili – guarda caso - le forniture attraverso l’Ucraina e i nuovi gasdotti che passano nel Mar Nero.

Ma è mai possibile che Putin sia stato così stupido da auto-distruggersi i propri gasdotti che ora necessitano di costosi lavori di ripristino pagati dalla Russia?

Che dietro i sabotaggi ci sia invece una manina da oltreoceano, allora? Non si sa, non ce lo dice nessuno, nessuno sembra chiedersi queste cose pur fondamentali in termini di alleanze e che pur stanno pesantemente indebolendo l’Europa e le nostre scelte energetiche. Chi tocca il business petrolifero muore, ricordiamoci di Enrico Mattei ucciso proprio 60 anni fa da una “ignota” bomba collocata sul proprio aereo esattamente come avevano pronosticato le “sette sorelle” Made in USA e GB.

 

LO SCANDALO VACCINI

Ci si può scherzare sopra quanto si vuole sul siparietto del premier albanese Edi Rama che tranquillamente spiega - ridacchiando - di aver organizzato l’anno scorso una operazione di “contrabbando” di vaccini COVID tra Italia ed Albania, visto che la Pfizer si rifiutava di fornirli al paese balcanico, ma Rama – forse involontariamente - ancora una volta ha sollevato il problema: quanto sono costati e costano i vaccini COVID e con quali contratti europei sono stati comprati?

Lui parla - scherzando - della “sponda” avuta dall’allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio che favorì l’operazione chiamando in causa i servizi segreti, ma la questione scandalosa e drammatica è che ad oggi - in piena somministrazione della quarta dose e in vista della quinta - ancora non si sa quanto l’Europa abbia pagato e paghi i vaccini a Pfizer e Moderna, con quali contratti siano stati comprati, con quali clausole e quali siano stati i dirigenti europei coinvolti nelle forniture.

Di sicuro è notizia di oggi che l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza contestano a Pfizer una evasione fiscale per l’astronomica somma di 1,2 MILIARDI di euro evasi solo per i profitti “italiani” dirottati dal nostro paese al Delaware, lo stato USA di Biden dove le imposte sono ridicole.

Risposte che sono state negate non soltanto al grande pubblico, ma perfino a quei numerosi deputati europei che più volte lo hanno chiesto a Strasburgo, ma a cui si è concretamente risposto soltanto con uno scandaloso silenzio.

Il caso dell’Albania, tenuta ai margini delle forniture perché i vaccini aveva difficoltà a pagarseli, ha nuovamente scoperchiato uno dei più brutti “affari” cui la Von der Lyener non vuole rispondere e che chiamano in causa suo marito (collaboratore della società farmaceutica Orgenesis) e tutta la Commissione che ha scelto alcuni vaccini bocciandone altri e quindi coinvolge anche l’Agenzia Europea del farmaco (EMA) che ne ha avallato le mosse.

Fuori dall’ Europa mezzo mondo si è vaccinato con i vaccini russi e cinesi che – pur considerati leggermente meno sicuri – di fatto costavano molto meno, mentre l’Europa ha scelto Pfizer e Moderna dopo la “squalifica” di AstraZeneca.

Una “gara” a colpi di indiscrezioni giornalistiche che ha demolito il prodotto della multinazionale anglo-svedese facendo vincere a mani basse il ben più costoso prodotto americano con aziende che hanno goduto di enormi profitti.

Ancora non si sa se il comportamento europeo sia stato effettivamente basato su dati corretti o se abbiano contato molto anche le spinte e controspinte politiche e finanziarie di chi ha realizzato un profitto colossale sulla pelle di centinaia di milioni di europei, con margini paragonabili solo alle successive speculazioni sul prezzo del gas, ma sempre nel tacito assenso o perlomeno l’assoluta impotenza dei vertici europei.

Giusto per dare un’idea, secondo i dati non ufficiali raccolti da OCPI (l’osservatorio sui conti pubblici italiani) e ANAC pubblicati il 22 febbraio di quest’anno, un vaccino AstraZeneca sarebbe costato all’ Europa intorno agli 1,79 euro contro i 22,82 euro (ventidue!) pagati -  si presume, perché ufficialmente non si sa  – a Pfizer e Moderna. Con tutta la cautela del caso circa la raccolta dei dati – difficile proprio per l’evidente boicottaggio a fornirli – siamo davanti ad una problematica di 2,8 miliardi di euro, ovvero 10 euro per europeo!

Sarebbe ora che ci fossero quindi indagini serie a rassicurare tutti sui traffici più o meno sussurrati che sono girati e girano a Bruxelles e dei quali spesso si colgono solo le punte degli iceberg. Intanto la stessa Procura Europea ha ammesso di aver aperto finalmente un’inchiesta, ma sarebbe interessante sapere come proseguano le indagini.

Perché non arriva – anche (e soprattutto) dall’Italia - la richiesta formale di chiarimenti su tempi, prezzi, fornitori, concorrenza e personaggi coinvolti? L’occasione di un nuovo scenario politico italiano può anche essere per esercitare una forte pressione su Gentiloni per questa richiesta di trasparenza che sale dal basso.

Il tempo è maturo: siamo arrivati alla quarta e quinta dose (venduta carissima pure questa), ma stavolta non c’è più l’emergenza e i vaccini vengono tuttora venduti a 15-20 volte il loro presunto costo industriale, altro che il corretto ammortamento delle spese di studio a suo tempo sostenute!

Questa trasparenza è necessaria, ne va non solo della credibilità dei vertici dell’Unione, ma anche per convincere milioni di persone che il vaccino sia non solo sicuro, ma soprattutto effettivamente utile e non serva solo per rimpinguare un grande business cresciuto dietro la pandemia.

 

Buona settimana a tutti!

                                                                                                                    MARCO ZACCHERA 




IL PUNTO   n. 882 del 14  ottobre  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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DALLA SEGRE A LA RUSSA

Giuliana Segre ha presieduto la prima seduta del Senato cedendo poi la presidenza ad Ignazio La Russa. Credo che nessuno lo avrebbe mai immaginato, ma è successo.

La Segre non ha mancato nel suo intervento di ricordare la marcia su Roma, Matteotti, le leggi razziali, la shoah, il nazismo, la resistenza, l’antifascismo. L’aula ha ascoltato, applaudito, approvato… E poi ha eletto La Russa. Non sembri irriverente: quei fatti, quelle tragedie, sono ormai scolpite nella storia ma – appunto – sono “la Storia” quindi non vanno dimenticati, ma sono passati. Quel mazzo di fiori che La Russa ha offerto alla Segre sia un definitivo segno di riconciliazione. Adesso è ora che gli italiani, possibilmente uniti, guardino al futuro, sia perché certi fatti non si ripetano più, ma soprattutto perché bisogna andare faticosamente avanti, tutti insieme. 

 

AUGURI E CONSIGLI A GIORGIA MELONI

Insediato il nuovo Parlamento tra pochi giorni Giorgia Meloni riceverà l’incarico di varare il nuovo governo. Vorrei darle un consiglio (non richiesto): sia soprattutto sé stessa, non tema di rompere qualche schema e non si lasci distrarre da più o meno interessati “consigliori”.

Attraversa un momento positivo in termini di popolarità e quindi un (breve) periodo politico di relativa tranquillità, ma all’interno di una coalizione insoddisfatta e soprattutto in una situazione economica che esploderà – temo – a tempi brevi. Meglio si attrezzi da subito all’emergenza.

Entro una settimana dovrà proporre il suo nuovo e primo governo: scelga il meglio, “a naso”, a buonsenso, senza “totoministri” e sulla base di rapporti diretti e personali, senza lasciarsi troppo distrarre dalle logiche di partito e senza leggere i giornali, nel senso che non deve aver paura di rompere anche con il passato, perché se la continuità è importante lo è anche la diversità visibile su alcune scelte, il che passa anche attraverso i volti che le declinano. Vorrei fosse finito il tempo in cui si fanno ministre le “amichette”: discontinuità! Credo che la maggior parte degli elettori che l’hanno votata chieda infatti freschezza, cambio, volti nuovi coniugati alla competenza, non importa se siano persone più o meno gradite agli apparati (o "nipotine" del Cavaliere).

Il momento è economicamente difficile, la “tempesta perfetta” più che essere in agguato è già ben netta all’orizzonte, visto che ci stiamo infilando a testa bassa in un periodo turbolento e che per l’Italia rischia di diventare critico non solo perché il “sistema paese” è logorato e sarà messo alla prova, quanto perché molti saranno tentati  – all’interno e all’esterno – di sparare da subito a palle incrociate sulla premier e la sua nuova maggioranza sperando di abbatterla il più presto possibile, come avvenne con Berlusconi nel 1994.

Al di là dei sorrisini, Giorgia Meloni non può risultare molto gradita agli apparati speculativi, alle solide (e a volte torbide) alleanze politica-potere incrostatesi nel tempo a Roma come a Bruxelles.

Dall’altra parte, la gente l’ha votata perché spera, magari considerandola come ultima spiaggia, oppure per protesta, o “perché il resto è anche peggio”. In definitiva tutti hanno un grande senso di aspettativa.

Vale sul fronte interno dove avrà ostili la maggior parte delle fonti di stampa, i partiti avversari, sicuramente la struttura “alta” della piramide che la politica ha messo in piedi nei decenni e che teme di essere a rischio di emarginazione.

All’esterno, il “boccone Italia” è già stato abbondantemente spolpato, ma un po' di buono c’è ancora e il forte richiamo ai valori nazionali non è stato da subito una bella musica per chi è abituato a considerare l’Italia una realtà debole, piagnucolosa, indebitata e quindi nella “fascia bassa” tra i partner europei più credibili, certamente non tra i VIP dell’Unione.

La Meloni è troppo furba per cadere invece nel tranello del fascismo-antifascismo anche perché è la dimostrazione pratica di una problematica politicamente superata, che no “tira” più alla vigilia del centenario della Marcia su Roma, anche se qualcuno (per ora tacitato) faceva finta di temerlo in campagna elettorale.

Le prime settimane saranno quindi delicate e pericolose, ma necessarie per impostare un nuovo ritmo, se Giorgia sarà capace di darlo al paese a cominciare dal timing di governo. Una squadra da inventare a dispetto dei leader concorrenti che vorrebbero sistemare prima di tutto i propri fedelissimi (e fedelissime!), insomma Giorgia dovrà averte il coraggio spesso di dire di no e questo sia nel segreto dei palazzi che a livello di opinione pubblica.

Cominciano già le agitazioni di piazza e le proteste per le bollette, giustificate ma – guarda caso – evitate finchè il PD è stato al governo.

Mille i problemi, a cominciare dal PRNN che non è a posto e comunque siamo ancora agli acconti, non alle verifiche di conformità che libereranno il grosso delle risorse. Temo che avere un facile ok da Bruxelles sia una pia illusione.

Nell’infinita serie delle priorità ci sarà infine la scelta degli amici internazionali e il mercato non offre molto all’Italia. Scontate le distanze da Orban gli eventuali alleati europei di prima fascia sono tutti da inventare, potenzialmente infidi perché tutti vivono male la crisi che colpisce tutti e ciascuno.

Poi la guerra, dove la Meloni ha assicurato continuità, anche se sa benissimo che all’interno di FdI più d’uno è scettico e il dissenso rischia di diffondersi dentro e fuori il partito.

Per schivare le imboscate l’unico vantaggio potrebbe essere allora la velocità nel varare il governo, fissare paletti, avere dalla propria parte (almeno) il Quirinale, ma senza perdere la propria identità.

 

GUERRA E PROPAGANDA

Continuo a non capire come si possa pensare di costringere Putin alla pace aumentando le forniture delle armi all'Ucraina. Avrebbe un senso se la Russia fosse sfinita e sull'orlo del baratro per darle una spallata definitiva, ma se Putin dimostra invece di essere in grado di scatenare rappresaglie continuerà l'escalation, non ci sarà la pace.

Sorprendente poi che in Italia stiano iniziando le manifestazioni di piazza “per la pace”: comprensibili se sono svolte da chi era ed è contro la guerra o da chi – come il M5S - è da sempre scettico sulle sanzioni,  ma cosa c'entra il PD che è stato ed è il più convinto assertore della fornitura degli armamenti a Kiev, tanto che per mesi ha attaccato il centro-destra sostenendo che fossero dei pro-Putin travestiti?

Sono angosciato per quanto sta avvenendo: non c’è alcun dubbio che quella di Putin sia stata una guerra di aggressione, ma dobbiamo venirne fuori e una mano potrebbe darla anche una informazione meno di parte. Ma possibile che se truppe russe avanzano fanno del “terrorismo”, se indietreggiano si lasciano scrupolosamente alle spalle fosse comuni, camere di tortura e così via. Manca solo che segnalino con cartelli luminosi tutte le testimonianze della loro efferata crudeltà. Vediamno ogni giorno scene sconvolgenti di civili (ucraini) coinvolti nel conflitto, ma gli altri non li vediamo mai. Quando avanzano le truppe ucraine i filmati di carri armati russi in fiamme vengono presentati come eventi gioiosi. Eppure, dentro a quei carri c’erano dei soldati che saranno andati arrosto, ma in questi casi non ci si indigna, neppure quando Zelensky si vanta di 34.000 soldati nemici ammazzati.

L’escalation è sempre solo colpa della Russia, ma se ogni giorno l’Occidente spedisce armi in Ucraina in modo colossale. Per esempio da quattro mesi non venivano colpiti obiettivi a Kiev e nelle varie città ucraine fuori dall’area degli scontri, ma è vero o no che i russi li hanno lanciati DOPO che si è voluto colpire il ponte con la Crimea, ovvero una azione di (inutile) sabotaggio a un simbolo della loro presenza in Crimea? 

Secondo i nostri media Putin si auto-distrugge i gasdotti, i ponti, vuole imporre la Russia agli abitanti del Dombass che però – a parte i referendum, più o meno taroccati - sono e restano effettivamente in maggioranza russi per etnia, religione, lingua e non ucraini, ma soprattutto lo sono sempre stati. Quante cose non ci vengono raccontate, a cominciare da cosa pensino effettivamente gli ucraini del loro presidente. Comunque sia, adesso dobbiamo in qualche modo venirne fuori: non è logico, umano, possibile continuare con questa escalation ma se a parlare sono solo i “falchi” la pace resta lontana e l’escalation continuerà. Un’ idea? L’Occidente offra a Putin un armistizio in cambio di sospendere le forniture di armi… e intanto ci si parli, magari tenendo un referendum “vero” per capire cosa ne pensino le popolazioni coinvolte.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                                               MARCO ZACCHERA 



IL PUNTO   n. 881 del  7 ottobre  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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VI PIACE LEGGERE IL PUNTO?

Allora datemi una mano… vi chiedo solo di mandarmi qualche altro indirizzo mail di amici o conoscenti che potrebbero apprezzarne la lettura: un modo per renderlo più diffuso e quindi per “contare” un poco di più!

 

SOMMARIO: QUALE VERITA’ SUL SABOTAGGIO DEI GASDOTTI ? – FINI E LA “NIPOTINA” GIORGIA – ISLAM, IRAN E LE RADICI CRISTIANE

 

SERVE VERITA’ SU GUERRA E GASDOTTI

Vorrei avere maggiore trasparenza sulle informazioni relative alla guerra in Ucraina e sul caso del gasdotto sabotato nel Baltico, perché è un nodo fondamentale per il futuro europeo.   

Riassumiamo: l’arma di pressione di Putin verso l’Europa è (era) il gas che vendeva  (centellinandolo e a caro prezzo) trasportandolo soprattutto attraverso i 2 gasdotti del Baltico e - con i guadagni realizzati - di fatto la Russia finanziava la guerra in Ucraina.

Secondo alcune voci il premier russo sarebbe stato così stupido da far introdurre nei due gasdotti (uno fermo per manutenzione, l’altro già bloccato dalla Germania a pochi mesi dall’inaugurazione sotto forte pressione politica di Washington) dei robot che - con 500 kg di esplosivo ciascuno! – li avrebbero evidentemente percorsi per centinaia di chilometri e - arrivati vicini alla costa danese - avrebbero fatto esplodere i due gasdotti dall’interno (!) bloccando per mesi le forniture.

Mi sembra che se proprio Putin voleva interrompere il flusso di gas poteva semplicemente chiudere o ridurre il rubinetto alla partenza (come fa da tempo) o ancor più facilmente bloccare anche il vecchio gasdotto che passa per l’Ucraina, tra l’altro privando così il “nemico” anche di una bella fetta di diritti di transito e danneggiandolo direttamente, tanto che adesso la Russia dovrà pure pagarsi le riparazioni, oltre ad aver buttato via gas per decine di milioni di euro. Verità o fake news?

Resta l’altra possibilità – ben più logica  –  ovvero che dietro ai sabotaggi ci sia  invece la “manina” statunitense, magari con la manovalanza della vicina Polonia, per distruggere economicamente  la Russia, ma anche - di fatto – indebolire ulteriormente l’Europa togliendo al nemico russo ogni possibilità politica di pressione energetica e  mettendo contemporaneamente in crisi anche la “concorrenza” industriale europea, oltre a far guadagnare ancora di più chi specula sul prezzo del gas togliendo dal mercato il concorrente russo, mentre l’UE è incapace di darsi una linea di azione comune.

Avanzare questa seconda ipotesi trasforma però chi la sostiene in un potenziale “filo Putin” perché si ammetterebbe che USA e NATO usano l’Europa come dei burattinai, la danneggerebbero volontariamente senza averne il permesso sostenendo una guerra parallela (non autorizzata) lontano dal fronte. Insomma, incrinerebbero pesantemente la loro immagine “buonista” e di strenui “difensori della libertà”.

Sta di fatto che anche per questo episodio l’Europa è intanto economicamente stremata, l’energia è in mano alla speculazione più folle mentre ovviamente si approfondisce il solco tra Russia e UE, con evidente vantaggio strategico per gli USA .  

Intanto gli americani sommergono l’Ucraina di aiuti militari: 1,1 MILIARDI di forniture belliche solo questa settimana. Se poi la Russia, incalzata dalle armi USA, accenna alla tremenda possibilità di usare il nucleare “tattico” la NATO minaccia Mosca di ulteriori rappresaglie, ma intanto moltiplica appunto gli invii di armi convenzionali (ma modernissime) a Zelensky che ha addirittura firmato un decreto che vieta per legge qualsiasi trattativa di pace.

Ma è utile per l’Europa sostenere questa posizione in un modo totalmente acritico ed assistere ad un crescendo della crisi senza tentare - o almeno proporre - uno straccio di piano di pace?

Inoltre, siamo sicuri che in Ucraina tutti la pensino come il loro presidente?

Perché a Kiev non esistono più elezioni, parlamento, opposizione: nessun media occidentale riesce (o vuole) darci un’idea onesta su che fine abbiano fatto i parlamentari ucraini contrari a Zelensky, né se una parte degli ucraini non vorrebbe almeno discutere una qualche forma di armistizio, o anche solo una breve tregua umanitaria.

Guerra, guerra forever: non sono d’accordo, ma a Kiev (come a Washington e a Bruxelles) piace così, dove a parlare sono sempre e solo i “falchi” e a guadagnare l’industria bellica, con l’informazione che ovviamente ci va dietro.

A parte ogni scrupolo morale, ma agli europei – intesi come semplici cittadini, non i ricchi vertici della UE - conviene davvero che le cose continuino in questo modo?

 

LA NIPOTINA GIORGIA

Ma quali sono i veri rapporti tra Gianfranco Fini e Giorgia Meloni? Si può o meno definire la giovane leader di Fratelli d’Italia una continuatrice della sua linea politica?

E’ un quesito interessante soprattutto dopo che nei giorni scorsi Fini ha preso le difese della Meloni davanti alla stampa estera.  

Tra i due c’è un lungo e consolidato rapporto, anche perché non va dimenticato come Fini la volle leader di Azione Studentesca, poi coordinatrice e presidente di Azione Giovani, prima ragazza a capo di un'organizzazione giovanile di destra.

Soprattutto, fu proprio Fini a candidarla nel 2006 facendola subito eleggere a vice-presidente della Camera della Camera e poi promuovendola a Ministro della Gioventù nel governo Berlusconi del 2008 (la Meloni divenne la ministro più giovane dell’Italia repubblicana e in assoluto il secondo ministro più giovane dall’Unità d’Italia).

Certo, seguirono anni di profonda freddezza per l’affare Montecarlo (con un “gelo” non solo a livello pubblico), quello che portò alla rovina politica di Fini oltre alla SUA parentesi politica con “Futuro e Libertà” cui la Meloni non aderì nonostante dovesse a Fini la sua crescita ai vari livelli.

La freddezza continuò anche dopo il 2013 e l’insuccesso elettorale del movimento finiano, ma va ricordato che in quegli anni la Meloni doveva per forza marcare una distanza o sarebbe stata travolta con il suo nuovo partito ancora in fasce e tutto da consolidare e far crescere.

Nel tempo però le cose sono cambiate e se negli ultimi mesi Fini ha ostentato in pubblico un assoluto riserbo il feeling è ripreso, qualche consiglio importante non è mancato e intanto più di un esponente di “Futuro e Libertà” ha trovato casa proprio in FdI - e non da oggi - come Adolfo Urso e Roberto Menia.

Sono tasselli, piccole reciproche cortesie, consigli privati con Fini che vuole e deve restare sullo sfondo per non oscurare o mettere in imbarazzo la giovane leader che è indubbiamente cresciuta del suo, ma che in qualche modo è stata e resta una sua “creatura”.

Certamente la sera del 25 settembre mentre Giorgia Meloni celebrava il suo trionfo in molti avranno pensato proprio a Fini che per primo “sdoganò” la destra italiana, ma non riuscì mai a superare Berlusconi nel suo ruolo di leader della coalizione. Un obiettivo che invece è stato raggiunto dalla sua “figlioccia”, anche se oggi il Cavaliere è decisamente ridimensionato rispetto a una dozzina di anni fa. Rammarico e forse tanta nostalgia in Fini per le occasioni perdute, ma la storia – come sempre – non si costruisce quando è ormai passato l’attimo fuggente. In questo senso può restare però a Fini almeno la soddisfazione di aver visto nella Meloni una leader già diversi anni fa, quando nessuno l’avrebbe scommesso.

 

IRAN, ISLAM E LE RADICI CRISTIANE

Quello che sta succedendo in Iran meriterebbe maggior attenzione visto che è in atto – duramente repressa – una vera e propria rivoluzione giovanile contro la teocrazia islamica che da 40 anni è alla guida del paese.

Gli studenti invocano maggiore libertà, mentre Khamenei insiste “Sono proteste organizzate da USA ed Israele”, per giustificare gli almeno 120 giovani ammazzati dalla polizia e dalle “milizie morali” che puntellano il regime.

Mi illudevo che qualche organizzazione islamica italiana protestasse e scendesse in piazza per condannare le decine di morti nelle strade iraniane, invece nulla.

E pensare che in Iran vi è una larga maggioranza sciita mentre quasi tutti i musulmani italiani sono sunniti, quindi qualche loro protesta ci poteva anche stare. Poi - però - qualcuno potrebbe ricordare anche le libertà vietate in Arabia Saudita (nazione leader sunnita) e allora è forse meno imbarazzante mantenere un assoluto silenzio.

Il tutto per sottolineare la necessità di affrontare un serio ragionamento sui rapporti da tenere – in un quadro di correttezza e libertà – nei confronti dei musulmani italiani o di quelli immigrati verso i quali deve esserci il massimo rispetto, ma dai quali dobbiamo pretendere altrettanto. Non dobbiamo solo chiederci se sia giusto togliere dai menu delle nostre scuole il prosciutto per non offendere gli alunni islamici, oppure negare le celebrazioni natalizie con il loro nome per non urtarne la suscettibilità, ma ragionare sul futuro della “nostra” civiltà.

Se una ragazza italiana va in Iran e non si mette il velo viene arrestata (e peggio), eppure ogni occasione da noi diventa pretesto – in nome della “accoglienza” e della “diversità” - per negare le nostre radici europee cristiane, per nasconderle quasi timorosi di mostrarle, per non voler capire che sono il cemento di una comunità e che quando viene frantumato la comunità stessa si dissolve.

In questo senso mi viene anche qualche dubbio su un eccessivo silenzio delle Autorità cattoliche che tacciono o minimizzano troppo spesso il continuo martirio dei cristiani in Africa, gli incendi delle chiese, la discriminazione legale anticristiana operata dalle autorità o la distruzione sistematica della presenza cristiana in Medio Oriente.

Non si deve odiare nessuno, né dividersi in nome di Dio, ma almeno l’atto di testimonianza e di appartenenza mi sembrerebbe dovuto, insieme all’ovvio rispetto per le opinioni religiose degli altri.  

 

Buona settimana a tutti!

                                                                                                  MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 880 del 30 settembre  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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AUGURI A GIORGIA

Ci vorrà più di un mese per varare il nuovo governo, si scatenerà intanto il solito “totoministri” con relative tensioni, polemiche e forse pressioni europee o del Quirinale, ma questa volta sul tavolo ci sono alcune chiarezze che sarà difficile cancellare.

Il centro-destra ha vinto domenica in maniera chiara, limpida, inequivocabile così come il successo è stato prima di tutto di Giorgia Meloni che quindi ha tutti i titoli (e i numeri) per governare.

Il momento è però drammaticamente difficile, la BCE adesso vede nero (ma non andava tutto bene?!), l’UE è (sarà) fredda con l’Italia, c’è la guerra in Ucraina, le bollette che salgono come le materie prime, il PNRR è da rinegoziare, il deficit pubblico mostruoso con tassi in aumento e siamo nelle mani (e nei ricatti) di Bruxelles, con i media internazionali preconcettamente contrari alla “postfascista” Meloni.

Non solo: stipendi e salari non corrono come l’inflazione (sulla quale l’ISTAT ha comunicato negli ultimi mesi dati fuori dalla realtà dei supermercati) e quindi una tensione sindacale è in arrivo, soprattutto perché adesso non c’è più il PD da tutelare.  In generale, quindi, una “tempesta perfetta” per mettere in difficoltà il nuovo governo fin dalle prime battute.

Resto convinto che Mario Draghi non è stato dimissionato, ma che LUI STESSO ha deciso di fasi dimissionare per non legare il suo nome ad una crisi economica imminente di grande portata e che costringerà a tagli e sacrifici in un gioco del cerino la cui fiamma adesso sarà nelle mani della nuova, giovane leader.

Scontata la battuta che alla fiamma la Meloni possa essere abituata, sta di fatto che nonostante la situazione bisognerà comunque cercare di rispondere alla richiesta di rinnovamento che è arrivata dal paese.  

La Meloni ha convinto raccogliendo non solo voti di protesta, ma adesso dovrà dimostrare nei fatti di saper gestire una svolta. Ha subito parlato di “unione” e di “responsabilità” in modo asciutto, sobrio e senza slogan. Auguri, perché ne avrà molto bisogno.

 

VINCITORI & VINTI

Una campagna elettorale con vincitori e vinti, con la personale soddisfazione di veder buttati giù dalla torre alcune tra le figure più antipatiche da sempre, ma non tutte.

Due pesci relativamente piccoli - ma abili anguille - per esempio hanno rivinto, nel senso che hanno riportato le loro preziose natiche a Montecitorio: Bruno Tabacci e Benedetto Della Vedova, di cui avevo sottolineato il passaggio attraverso ogni area parlamentare cambiando regolarmente casacca pur di rimanere sempre a galla.

Mentre in molti si sono candidati per coerenza sapendo che la rielezione sarebbe stata una missione inpossibile (e meritano comunque risopetto), con molta abilità questa volta i nostri due furboni hanno fregato il povero Enrico Letta e così nonostante la sconfitta sia di “+Europa” che di “Impegno Civico” (partiti rimasti fuori dalla Camera con il conseguente impallinamento di Emma Bonino e Luigi Di Maio) eccoli rientrare in campo a spese del PD cui hanno soffiato gli unici due posti nei collegi lombardi, per la gioia dei “compagni” della base.

Anche Fratoianni, Speranza e Bonelli sono stati eletti, sempre a spese del PD: se Letta sarà cacciato dai vertici del partito potrà sempre fare il presidente onorario dell’AVIS, viste le sue tante donazioni.   

Soddisfazioni? Isabella Rauti che ha battuto nella ex Stalingrado d’Italia (Sesto San Giovanni) Emanuele Fiano, il tronfio esponente PD che con arroganza la sapeva sempre più lunga di tutti (sia chiaro che non c’entra la sua religione ebraica, anzi, ma è per l’antipatia della persona che si riteneva onnipotente) mentre Luigi Di Maio si ritrova a 36 anni a dover nuovamente cercare un lavoro. Alla Farnesina non sarà rimpianto, se non dalla legione di “fedelissimi” che intanto aveva sistemato.  

Torna Silvio Berlusconi che ha risistemato la quasi-moglie e tutta la sua corte, ma ad essere sinceri tutti i leader hanno piazzato i propri fedelissimi grazie alla legge elettorale.

Con la riduzione dei parlamentari sono rimasti fuori due amici della mia zona: Enrico Montani (Lega) e Mirella Cristina (Forza Italia): a loro un “grazie” sincero per l’impegno che hanno dimostrato, mentre sono stati confermati - come previsto - i due candidati del centrodestra all’uninominale Gaetano Nastri (FdI, al Senato) e Alberto Gusmeroli (Lega, alla Camera). Con loro tornano tanti amici ed ex colleghi di AN tra i quali voglio ricordarne due particolarmente cari come Maurizio Gasparri e Roberto Menia.

 

QUEL FILO SOTTILE

Ci sono molti modi di commentare le elezioni e raramente un leader ammette di aver perso mentre quando vince esulta a volte in modo esagerato. Giorgia Meloni è stata molto sobria, ma nel suo primo ringraziamento pubblico dopo aver vinto le elezioni, prima ancora di ricordare collaboratori e famigliar,i ha pronunciato alcune frasi che sono scivolate via senza destare molta attenzione nella maggior parte dei commentatori, ma che hanno sicuramente toccato il cuore di chi si sente legato ad una destra antica, negletta e dimenticata.

L’ accenno “A questa notte, che per tanti di noi è una notte di orgoglio, di riscatto, di lacrime, di abbracci e di sogni”, ricordando “quelle persone che non ci sono più ad avrebbero meritato di vederla”.

A chi si riferiva Giorgia Meloni? Nella notte della sua consacrazione a leader, non credo proprio che facesse un riferimento al fascismo o a una ideologia, ma piuttosto a quella comunità umana nella quale è nata, che in qualche modo è sopravvissuta negli anni, strettamente legata a quella fiamma tricolore che del resto è restata nel simbolo di Fratelli d’Italia e che aveva causato tante polemiche ed ironie nell’ultima campagna elettorale, quasi che qualcuno la vedesse come oscura minaccia per la prima volta, quando invece è stata su tutte schede elettorali italiane fin dal 1947.

Il simbolo di quella comunità che fu prima del Movimento Sociale e poi di Alleanza Nazionale, una comunità alla quale la Meloni non ha potuto appartenere per ragioni anagrafiche, ma alla quale ha mostrato di sentirsi legata in una sorte di continuità spirituale con un filo sottile che non è ideologico, ma identitario.

La Meloni non ha fatto in tempo a vivere la discriminazione, la violenza, gli anni di piombo e dell’immediato dopoguerra con le difficoltà incontrate dalle due generazioni che l’hanno preceduta dopo che il fascismo era già morto e sepolto, ma – soprattutto nei suoi anni passati alla guida dei giovani della destra italiana - ha per lo meno potuto raccogliere le testimonianze di chi aveva tenuto stretto quel filo di continuità ideale e politica.

Anni in cui la discriminazione era evidente, ma non solo nella politica quanto soprattutto nelle scuole, sul lavoro, sulla stampa, nei diritti negati a chi era considerato emarginato e quindi “out”, silenziato.  Episodi per fortuna inimmaginabili nella realtà di oggi a sottolineare quanto il nostro Paese si sia evoluto almeno nella tolleranza e rispetto reciproco.

Non è certo la prima volta che la destra vince: Alleanza Nazionale già dal 1994 era andata al governo quando con Fini era stata “sdoganata” e grazie anche a Tatarella aveva sottolineato la sua presenza ad ogni livello, ma quella destra era in qualche modo sempre rimasta sopportata ed “ospite” nel salotto buono della politica, dove da sempre impera quella “intellighenzia” sinistrorsa che vive tra giornalisti di regime, capitalisti dandy, gay alla page, radical chic e antifascisti di mestiere.  

Non si deve santificare nessuno, Meloni compresa, credo però che con la sua vittoria abbia finalmente legittimato anche una comunità che oggi spesso è divisa e dissolta eppure ha dei caratteri incancellabili di intendere la politica e la vita, opponendosi da sempre a una retorica di sistema sui soliti temi, giocati con preconcetto, retorica e formalismo. Forse gli italiani hanno superato ogni post-fascismo non riabilitandolo ma  sostituendolo piuttosto con il concetto del “no” convinto ad ogni autoritarismo e dittatura che può oggi concretizzarsi a ogni latitudine.

La Meloni sarà probabilmente anche la prima donna a capo di un governo italiano, con le femministe che “rosicano” perché capiscono che non è una di loro, eppure –anche qui - l’essere una donna e una mamma “normale” è stato uno degli aspetti vincenti che le hanno permesso di raccogliere simpatie, a dimostrazione che non è questione di “genere” o di “quote rosa”, ma di valore, capacità e credibilità delle singole persone.

 

VOTO DI SCAMBIO

Se chiedo un voto offrendo in cambio 10 euro è “voto di scambio”, penalmente perseguibile. Se il M5S e Conte prendono i voti al sud al grido “Votateci, vi daremo ancora il reddito di cittadinanza, guai a chi lo tocca!” invece, che cos’è?

 

Buona settimana a tutti, grazie per domenica scorsa!

                                                                                                                       MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 879 del 23 settembre  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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ATTENZIONE: IL PUNTO ha ripreso le sue normali uscite settimanali (di norma il venerdì), ma molti lettori mi segnalano che le mie news ora finiscono in SPAM, non si capisce perché. Controllate anche voi, se a prima vista un numero non vi arrivasse…  

 

AUGURI, ITALIA !

Domenica si vota, giunti al termine di una campagna elettorale senza grande mordente. Come ho già scritto ritengo i miei elettori assolutamente in grado di scegliere da soli e senza il mio consiglio.

Personalmente mi auguro che vincerà il centro-destra, conscio che da lunedì un potenziale nuovo governo verrà comunque attaccato da tutte le parti nel tentativo di bloccarne l’azione.

Spero quindi in una vittoria netta, perché di fatto il grande capitale, le banche, l’Europa, la speculazione internazionale “tifano” a sinistra ma - se ci pensate – visto che nessuno muove la coda per niente gli italiani hanno invece il sacrosanto diritto di alzare un po' la testa, anche nei rapporti europei.

Negli ultimi anni il debito pubblico è molto peggiorato e qui sta il punto debole: qualsiasi governo può essere obbligato da Bruxelles ad allinearsi, la nostra sovranità è già di fatto limitata.

E’ un bene o un male? Ci sono vantaggi e svantaggi, solo chiedo che ci venga detta la verità, senza essere condita da altri interessi. Non mi faccio molte illusioni, ma non è vietato sperare in un cambiamento, sapendo che il nostro Paese ha un assoluto bisogno di una guida ferma ma anche rinnovata, possibilmente  con un salto di generazione.

E’ ora di rinnovamento, non solo di compromessi e sono significative alcune scelte, come quella di Letta che proprio a fine campagna elettorale è andato invece a cercarsi il plauso della SPD tedesca, partito leader di quella Germania che ci dice no perfino ad imporre un tetto europeo al prezzo del gas e quindi ci danneggia apertamente.

Se gli italiani ragionassero dovrebbero almeno chiedersi che senso abbia avuto quella visita e votare quindi di conseguenza comprendendo che chi fa gli interessi dei tedeschi calpesta i nostri..

Se vincerà, il centro-destra sarà all’altezza di governare? Mi auguro di sì, ma – dico a me stesso - almeno lasciamolo provare!

 

LA QUESTIONE UNGHERIA

Un po' monocorde, la gran parte dei media italiani plaude a Bruxelles che, in nome della “democrazia”, ha sanzionato il governo di Budapest e vuole tagliare i fondi europei all’Ungheria considerandola “una minaccia sistemica" ai valori fondanti dell'UE, una "autocrazia elettorale". Così - con 433 voti (sinistra e PPE) contro 123 (conservatori, liberali e per l’Italia FdI e Lega) – per la prima volta il parlamento europeo si è preso il diritto di giudicare governanti comunque liberamente eletti in un paese membro.

E’ un principio pericoloso, perché se a giudicare il tasso di democrazia altrui non è una corte di giustizia ma sono i rappresentanti politici di partiti avversari, il confine tra libertà e sopruso diventa molto sottile.

Si sostiene poi che in Ungheria ci sia troppa corruzione e sarà pure vero, ma allora cosa succede a Malta dove chi scriveva di queste cose è stata perfino uccisa, che succede nei paesi finanziariamente opachi come Olanda, Lussemburgo, Cipro?

Cosa succederà se in altri stati – magari da domenica in Italia, così come la settimana scorsa è successo in Svezia – a vincere fossero partiti euroscettici? Da una parte lo stritolamento economico della BCE, dall’altra la possibilità di ricatto politico: dove sta scivolando l’Europa, se il dissenso politico di chi non è di sinistra è sempre meno tollerato?

 

FEDEZ, IL PEGGIO

A 18 anni Fedez definiva i carabinieri 'infami figli di cani' ma l’Illustre Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione nel procedimento contro di lui per vilipendio delle Forze armate dello Stato “perché è passato troppo tempo dai fatti”.

Ci inchiniamo alla Giustizia, di cui da sempre la Procura di Milano è un alto esempio di virtù, ma certamente Fedez e la moglie Chiara Ferragni da sempre sono l’emblema di un certo modo di intendere la sinistra che mi è difficile sopportare. Eppure per i media questi sarebbero gli “influencer” delle nuove generazioni, quelli che sembrano i guru vincenti di parte dei giovani italiani.

Ma sono ancora libero di dire che queste due super ricchi balordi per me sono non solo una coppia insopportabile, ma anche dei manipolanti (e manipolati) autentici cretini?

 

PUTIN

Pericolosa l'escalation minacciata da Putin e sdegnate le reazioni in occidente. Putin è indubbiamente l'aggressore in Ucraina e quindi il responsabile della guerra, ma se dall'occidente si moltiplicano gli invii di aiuti militari quale può essere la sua reazione se non armarsi ancora di più?

Credo che insieme agli aiuti all'Ucraina l'Europa e gli USA debbano anche offrire anche una via di uscita politica e diplomatica alla Russia. Per esempio, i prossimi referendum in Dombass andrebbero controllati a livello internazionale e giudicati obiettivamente circa la volontà delle popolazioni locali, non respinti in anticipo. Se una popolazione si sentisse russa e non ucraina è giusta obbligarla  a stare con Kiev?  

 

RAZZISMO?

Non so se abbiate notato come quasi tutte le pubblicità siano diventate multietniche.

I messaggi devono essere infatti “politicamente corretti” e quindi in ogni spot vedete gente di colore anche se forse improbabili acquirenti. Si giunge anche a situazioni un pò paradossali come - ad esempio - la pubblicità della nuova Alfa Romeo che viene guidata per le vie di Milano da una splendida modella mulatta. Ma l' "Alfa" non dovrebbe essere nel mondo uno degli emblemi dall'italianità? Eppure, come per quasi tutte le automobili, sembra che un bianco o una bella ragazza bianca alla guida sia diventato un show politicamente scorretto...

 

UN SALUTO A TUTTI, ANDATE A VOTARE  E BUON (POST) 25 SETTEMBRE ! 

 

                                                                                                                  MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 878 del  16 settembre  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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Sommario: INTERFERENZE USA-RUSSIA -  PRESIDENZIALISMO ED EUROPA – SPUDORATI - PRESENTAZIONE NEROZZI

 

INTERFERENZE

Da 10 anni i democratici USA accusano Mosca di “interferenze” nella politica internazionale, di condizionare elezioni negli USA e nel mondo e di “comprare” politici e media per diffondere poi “fake news” in favore di Putin.

Questa storia delle presunte interferenze russe è iniziata in concomitanza a quando sono emerse le inconfutabili porcherie combinate in Ucraina dal figlio di Joe Biden ai tempi in cui quest’ultimo ero vice di Obama, sono servite per accusare Trump e – senza mai con un riscontro concreto o una sentenza – vengono sempre tirare fuori, come gli analgesici, “a necessità”.

“Vocine” che cercano sempre di depistare e dare un po' di fiato alla cerchia dei “partiti-parenti” del PD americano sparsi nel mondo, soprattutto quando sono in evidente difficoltà.

Infatti - guarda il caso - pur essendo legati a presunte news del 2016 saltano fuori solo adesso, a una settimana dal voto italiano, ma restano sempre impalpabili, corrosive, mai chiare.

Che dietro le quinte l’attuale amministrazione USA non sia molto contenta di un potenziale nuovo governo di centro-destra in Italia, nonostante abbracci e sorrisi ufficiali, non è un mistero: meglio avere alleati “alla PD” sempre silenti e consenzienti rispetto a gente che magari si dimostrasse più indipendente nei propri giudizi.

Tra l’altro proprio questa settimana gli USA hanno potenzialmente perso i loro rapporti privilegiati con la Svezia che, dopo quasi un secolo, pure lei ha virato politicamente a destra e non si sa mai che l’Europa cominciasse a cambiare direzione...

Concludendo: se i fatti di corruzione ci sono, l’amministrazione USA li tiri fuori subito con date, circostanze, nomi e dimostrando gli importi pagati senza giocare a nascondino come è abituata a fare, cercando di dar corpo alle nebbie per potenzialmente inquinare il voto.

Anche perché colgo una forte contraddizione: Putin è accusato di “interferire” all’estero, ma queste presunte “mezze notizie” americane che escono a puntate, che cosa sono se non esattamente la stessa cosa, aggravate dal fatto che le interferenze russe restano “presunte”, mentre questi atteggiamenti USA sono invece sotto gli occhi di tutti.

 

PER IL PRESIDENZIALISMO E UNA NUOVA ITALIA IN EUROPA

In una campagna elettorale abbastanza piatta e dove i protagonisti sembrano scambiarsi solo battute su temi un po' scontati, emergono però due elementi di netta diversità tra il centro-destra e la sinistra: il presidenzialismo e l’opportunità di un diverso rapporto con l’Unione Europea.

La sinistra è per mantenere lo status quo: qualsiasi riforma costituzionale è vista come l’antidemocratica anticamera di un ritorno a un regime, il PNRR è dichiarato immodificabile e per il PD se l’Italia cambiasse maggioranza di governo rischierebbe di essere messa al bando in Europa.

Premesso che ogni cambiamento istituzionale ha un proprio iter con i tempi necessari, credo che questi due temi siano invece (o possano essere) i due veri “cavalli di battaglia” per un’alternanza di governo e – a parte gli aspetti dell’attuale crisi energetica ed economica – mettono in luce la necessità per l’Italia di un vero cambiamento.

Da sempre ritengo che un Presidente eletto direttamente dal popolo abbia più autorevolezza, credibilità ed in definitiva permetta una maggiore democrazia in un paese senza il filtro dei partiti, mentre i rapporti con l’UE devono avere un deciso cambio di marcia.

Certamente Draghi è ben visto a Bruxelles e chiunque si insediasse a palazzo Chigi sarebbe - per il “gotha” finanziario europeo - un profondo rischio di disturbo, ma sono convinto che se oggi fossero vivi De Gasperi, Adenauer, Spaak, Monnet e gli altri padri fondatori del dopoguerra europeo inorridirebbero vedendo cosa è diventato il baraccone della burocrazia europea e le manovre economiche che ci girano intorno.

Il ruolo dell’Italia non deve essere più quello della ruota di scorta che – indebitata fino al collo – va in buona sostanza solo a pietìre aiuti e scostamenti di bilancio autorizzati, ma vorrei diventasse il caposaldo dei paesi mediterranei.

Quelli, per intenderci, che a Bruxelles contano poco rispetto all’asse franco-tedesco e conterebbero ben di più soprattutto se fossero capaci di “allearsi” con i paesi dell’Est Europeo, quei paesi che erano stati accolti (troppo) alla svelta nella UE soprattutto perché considerati sbocchi di mercato per Berlino e che oggi sono visti con sospetto solo perché chiedono altre politiche, compresi diversi atteggiamenti con Mosca.

L’Italia deve essere un paese serio, ma non succube e deve imparare anche a fare maggiormente i propri interessi sui temi che per noi sono importanti. Parlo delle culture agricole mediterranee come di una gestione comune dell’immigrazione, ma anche della gestione dell’energia e della politica estera.

Non bisogna solo essere credibili dal punto di vista finanziario, ma anche nei comportamenti, compreso il rigore da auto-imporci gestendo le risorse comuni.

Solo il futuro dirà se – in caso di vittoria - la destra sarà capace di farlo, per ora mi pare evidente che la sinistra non abbia inciso a Bruxelles più di tanto e soprattutto difeso gli interessi italiani nonostante le tante dichiarazioni demagogiche: dal piano-sbarchi al prezzo del gas basta guardare i fatti.

Il primo cambiamento e segno di discontinuità da pretendere, se il centro-destra vincesse, sarebbe comunque il chiedere le dimissioni al nostro “commissario” Gentiloni: non può continuare a galleggiare come un turacciolo con qualsiasi maggioranza: abbiamo bisogno di qualcuno che difenda i nostri interessi, non di un passacarte, anche perchè non si capisce come mai – ormai da decenni – a rappresentare l’Italia debba esserci sempre un esponente PD. 

L’aspetto “politico” della UE diventa ancora più importante visto le posizioni che l’Europa sta prendendo contro gli stati – come l’ Ungheria – che vengono definiti “antidemocratici” perché non in linea con i desideri di Bruxelles. Un tema che va approfondito molto seriamente, visto i suoi sviluppi clamorosi che potrebbero portare perfino alla auto-secessione degli stati “disallineati” e a una crisi generale dell'Unione. 

 

SPUDORATI

Non mi ha colpito il fatto in sé – ovvero proporre di togliere il “tetto” di 240.000 euro l’anno come massimo stipendio dei burocrati italiani – ma l’insensibilità sul momento che attraversiamo. Alla vigilia di uno degli inverni più difficili di sempre, con milioni di italiani e di aziende in crisi e mentre l’Italia non riesce neppure a far approvare in Europa un “tetto” al prezzo del gas, “loro” pensano che non bastino 20.000 euro/mese? Inquietante, ma anche spudorati.  

 

PRESENTAZIONE

Sabato 17 settembre alle 18 presso il salone della Società Operaia di Verbania Intra in Via De Bonis a cura dell’associazione “Cultura e Tradizione” verrà presentato il volume “Nascosti tra le foglie” di Franco Nerozzi, presente l’autore. Nerozzi è un reporter indipendente che negli ultimi decenni ha seguito decine di conflitti e crisi nel mondo ed illustrerà le sue esperienze, alcune delle quali raccolte nel volume.

 

 

UN SALUTO A TUTTI E BUON 25 SETTEMBRE !

 

                                                                                                                    MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 877 del  9 settembre  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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Sommario: Bisogna avere il coraggio di cominciare a discutere sulle sanzioni – voto all’estero – disinformazioni - libertà dimenticate.

 

SANZIONI: IL CORAGGIO DI DISCUTERNE

Tema esplosivo e dividente anche in campagna elettorale, ma credo che si dovrà chiedere al nuovo governo di verificare se conviene mantenere “queste” sanzioni contro la Russia o invece cominciare a discuterne in sede UE per verificare se non ci possano anche essere altre strade per portare la Russia a trattare, viste le ripercussioni negative che le sanzioni a Putin stanno creando, di riflesso, anche per l’Italia e Europa.

Capisco come Giorgia Meloni debba essere estremamente prudente in argomento per rassicurare l’Europa e gli alleati internazionali su una necessaria continuità ove diventasse premier visti i continui attacchi del PD alla sua persona, sono contro gli "strappi" , ma credo che l'Europa debba cominciare a riflettere in argomento e per questo condivido la posizione di Matteo Salvini che con determinazione sta da qualche giorno sollevando il problema.

Cerchiamo di essere chiari: nessuno mette in dubbio le responsabilità russe per l’aggressione in Ucraina, non sono certo “filo-russo” nè mi paga il Cremlino, ma constato che dopo sei mesi di guerra la situazione è ormai sostanzialmente in stallo.

Il fronte è fermo, Kiev resiste solo grazie agli enormi aiuti militari europei e soprattutto americani, nessuno pensa più seriamente a un negoziato di pace e l’Europa anziché costruire tentativi di mediazione  insiste – soprattutto con i toni esagerati del suo “ministro degli esteri” Borrell – a sfidare quotidianamente Mosca

I russi saranno i “cattivi”, siamo d’accordo, ma perché allora – per cominciare - l’Europa mostra il muso feroce solo contro Mosca e non anche contro le tante (troppe) nazioni del mondo che usano gli stessi criteri di oppressione nei rapporti interni ed internazionali?

Se i principi non sono negoziabili, allora il metro di giudizio europeo da seguire dovrebbe essere uguale per tutti, ma invece non è assolutamente così, mentre circolano notizie e omissioni che non sono certo “fake news” moscovite.

Ci raccontano per esempio che siamo “quasi” capaci di affrancarci dal gas di Mosca, ma se Putin è davvero più debole per le sanzioni non ci converrebbe allora trattare almeno un armistizio in Ucraina in attesa dell’auspicata nostra autonomia energetica, piuttosto che adottare il muro contro muro? “Dopo” saremo più forti, oggi siamo estremamente deboli.

Proprio perché Mosca non sta comunque vincendo la guerra forse oggi è più disponibile (vedi la trattativa sul grano) a fare concessioni, a discutere, a trovare una mediazione che permetta all’Europa di rimanere fieramente al gelo durante l’inverno, ma almeno non comprometta la propria industria e le tante attività produttive che corrono dritte al fallimento non solo energetico spiazzandoci dal mercato mondiale, cosa che invece non avviene – e la cosa andrebbe ben più sottolineata dai nostri media – per Cina, USA e tanti altri paesi a cui la guerra ucraina non crea gravi danni economici.  

E’ ovvio che bisogna mantenere le sanzioni per quanto riguarda gli armamenti e le loro parti di ricambio, ma siamo sicuri che in altri campi non stiano danneggiandoci più dei russi? Sarebbe diverso se Putin fosse “circondato” e senza possibilità di acquistare altrove beni essenziali, ma le sanzioni NON le applicano la Cina, l’India, tutto il Sud est asiatico, gli Emirati arabi, l’intera Africa, tutto il Sud America, il Messico, l’Iran ecc.. Alla fine sono in pratica solo i paesi “occidentali” che le impongono (peraltro con molti trucchi), ma a rimetterci è sostanzialmente soprattutto l’Europa.

Dicono che se noi stiamo male in Russia stanno peggio, vorrei poter controllare e invece non si può, ma intanto sicuramente interi settori industriali e commerciali nel nostro paese hanno perso un’ottima clientela (vendere mobili o moda italiana in Russia rafforza Putin?!), come certamente non erano oligarchi i turisti che arrivavano a Rimini in volo charter. 

La Turchia delle vacanze ringrazia, forse è più realista di noi, sicuramente è più furba.

Soprattutto ci stanno venendo a mancare non solo il gas, ma tanti altri prodotti russi – a cominciare dai minerali – di cui l’Europa ha bisogno e che è costretta ad acquistare su altri mercati a prezzi folli, con paesi che dalle sanzioni guadagnano a nostro danno.

Prova ne è che - nel disinteresse generale - l’Euro ha perso contro tutte le valute mondiali (ovvero siamo più deboli e più poveri), il nostro debito pubblico aumenta, i prezzi al dettaglio sono esplosi, la BCE è costretta ad alzare i tassi di interesse con aumenti dei mutui per famiglie ed imprese, il gas è oggetto di una speculazione inaudita (ma per mesi tollerata da Bruxelles): davvero tutto è sempre colpa di Putin o l’Ucraina è diventata anche occasione di un grande business internazionale?

I sondaggi dicono che la maggioranza degli italiani è critica sulla utilità delle  sanzioni, ma non si ha il coraggio di ammetterlo pubblicamente e aprire un dibattito serio sul loro futuro perchè (soprattutto se esponenti politici) si è subito dipinti come filo-russi.

Tra l’altro sul tema il PD è diventato il partito più oltranzista e militarista di tutti, a conferma di essere evidentemente il partito di riferimento e garante della speculazione internazionale e dei relativi “poteri forti”, altro che sinistra del tempo che fu... Piuttosto, ma quante balle ci raccontano tutti i giorni?

Guardate il problema del grano che ha tenuto banco per settimane, con la Russia dipinta come “affamatrice” dei paesi poveri dell’Africa e del mondo. Raggiunto un accordo - grazie a Erdogan - da un giorno all’altro la questione è sparita dai media che però ben poco avevano sottolineato come l’Ucraina rappresenti solo poco più del 10% dei paesi produttori. La guerra è stata una bella scusa per nascondere le speculazioni sui prezzi del grano da parte delle altre nazioni produttrici, soprattutto nord-americane, alla faccia dei paesi poveri.

Chiunque richiami l’umanità alle proprie responsabilità è tacciato di essere “filo-russo” compreso Papa Francesco che invece quotidianamente insiste sulla necessità del dialogo e di un reciproco e vero disarmo, ma va contro proprio al business della guerra e quindi viene tacitato, minimizzato od addirittura strumentalizzato come è avvenuto nei giorni scorsi.

Tutti abbiamo un disperato bisogno di pace: milioni di profughi innocenti, decine di migliaia di famiglie che hanno perso i loro cari, popoli stremati a cui il futuro del Dombass interessa poco o nulla.

L’opinione pubblica si sta purtroppo assuefacendo alla guerra e se ne disinteressa, anche perché i commenti dei vari TG, del “Corriere”, “La Stampa”, “Repubblica” ecc. sono quasi tutti monocordi, scontati, così come le chiacchiere sulle presunte “influenze” russe sul voto che a me sembrano ben poco credibili.

Proprio il non voler affrontare il tema “sanzioni” sottolinea invece come l’Europa non ha capacità di sostenere un proprio dibattito interno, non sa e non vuole fare politica continentale, non è capace di autocritica né tantomeno ha una strategia. A chi conviene continuare così, agli europei o ai nostri “concorrenti” nel mondo?

Temi che il nuovo governo italiano – se sarà di centro-destra – mi auguro sappia affrontare con realismo,  cominciando a far maturare in Europa una profonda riflessione sul futuro del nostro continente.

 

DISINFORMAZIONE

Non c’è come conoscere personalmente abbastanza bene un argomento per vedere come venga manipolato da buona parte dell’informazione nostrana. Due esempi, per “addetti ai lavori”.

In Cile è stato eletto l’anno scorso un presidente di estrema sinistra, Gabriel Boric (anche perché al ballottaggio il suo avversario era esageratamente di estrema destra e in pochi sono andati a votare) che – come promesso - ha fatto predisporre un nuovo testo costituzionale progressista, ecologista, difensore dei gender e dei “nativi”, abortista... Commenti al miele nelle settimane scorse da tutta la sinistra varia italiana, grandi speranze e radiosi destini sull’immancabile vittoria del “nuovo corso” cileno.  

Domenica scorsa il Cile con quasi due terzi dei voti ha clamorosamente BOCCIATO il testo della nuova costituzione preferendo lasciare in vita quella votata nel 1980 ai tempi di Pinochet! Tra l’altro hanno votato 12 milioni di cileni, un terzo in più rispetto alle “presidenziali”. Ci credereste? In Italia tutti zitti, praticamente nessun commento... Santiago non pervenut!.

Secondo esempio il solito Donald Trump cui hanno sequestrato “documenti segretissimi” da lui nascosti nella sua villa in Florida. L’imbecille, l'impresentabile, il violento e sostanzialmente “fascista” ex presidente avrebbe insomma asportato dalla Casa Bianca segreti nucleari, dossier ecc.ecc.  Chi ama seguire le vicende con un po' di serietà avrebbe poi scoperto che molto di ciò che è stato detto e scritto NON è vero, che l’ FBI ha in buona sostanza fatto una perquisizione “politica” e che il giudice competente NON ha ancora neppure dichiarato legale la stessa perquisizione. Ma perché secondo la stampa italiana (che copia solo quella della sinistra americana) chi è contrario a Trump e ai democratici deve avere sempre e preconcettamente torto?

Comunque, tra due mesi si voterà negli USA per rinnovare metà parlamento: vedremo il successo di Biden, e questa volta non sarà colpa di Trump, che peraltro ritengo sia ora che lasci la scena a qualche esponente repubblicano più giovane e presentabile, come il governatore della Florida Ron De Santis

 

LIBERTA’ IN ARABIA

Ci sono tanti paesi nel mondo con i quali manteniamo stretti rapporti che se ne fregano dei diritti umani come di quelli delle donne. A parte le dimenticate e abbandonate donne afghane tornate al medioevo, la 34enne saudita Salma al-Shehab - che frequenta un dottorato di ricerca all'università britannica di Leeds ed è madre di due bambini - tornata per una vacanza nel suo paese è stata arrestata e condannata a 34 anni di reclusione per aver aperto in Inghilterra un profilo Twitter ed aver seguito e diffuso notizie di dissidenti al regime saudita, governo recentemente visitato ed omaggiato da Biden. Un’altra donna saudita è stata invece condannata addirittura a 45 anni di carcere per lo stesso reato, lo fa sapere l'ong per i diritti umani Democracy for the Arab World Now (Dawn), gruppo con sede a Washington fondato dal giornalista Khashoggi (quello fatto ammazzare dal principe ereditario saudita) che ha pubblicato le copie delle condanne. Non risultano proteste femministe, mentre all’ Arabia Saudita si continuano a fornire armi italiane usate in Yemen anche contro i civili, ma neppure di questi nostri “affari” sporchi si ha il coraggio di parlarne.  

 

ELEZIONI ITALIANE ALL’ESTERO

A differenza degli elettori che votano in Italia, gli italiani residenti all’estero votano per corrispondenza E POSSONO ESPRIMERE IL VOTO DI PREFERENZA per il candidato preferito.

In tutte le circoscrizioni il centro-destra si presenta con un unico simbolo “Salvini-Berlusconi-Meloni”.

Segnalo alcuni candidati miei amici personali che conosco da tanti anni e che mi auguro riceveranno i voti di preferenza dei lettori de “IL Punto”. Al Senato per il NORD-CENTRO AMERICA è candidato VINCENZO ARCOBELLI, mentre alla Camera la deputata uscente FUCSIA FITZGERALD NISSOLI. In Australia-Asia-Africa alla Camera si presenta JOE COSSARI, di Melbourne, e al Senato ENRICO NAN. Ricordo che il voto va espresso al più presto e i plichi subito inviati per posta al consolato di residenza. Attenti agli imbrogli!

 

UN SALUTO A TUTTI E BUON 25 SETTEMBRE !

 

                                                                                                                     MARCO ZACCHERA 



IL PUNTO   n. 876 del  31 agosto  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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ATTENZIONE:

Dal prossimo numero -  previsto in uscita per venerdì 9 settembre - IL PUNTO, dopo il periodo estivo, tornerà con la consueta cadenza settimanale. Grazie dell’amicizia e della pazienza! - Marco

 

 

ELEZIONI: ISTRUZIONI PER L’USO

Credo che i miei lettori siano tutti sufficientemente liberi, intelligenti e vaccinati per votare il 25 settembre come meglio crederanno, senza che sia io (od altri) a doverglielo suggerire.

Quello che può essere utile è semmai spiegare non solo questa forma di “democrazia limitata” che ci viene imposta (dopo il “tatarellum, il “porcellum”, il mattarellum” è arrivato il “rosatellum” ) e più sotto spiego il perché del mio disappunto per le scelte sul sistema di voto.

Io sono di Destra, personalmente voterò quindi centro-destra e – limitandomi alla mia zona, perché è ovvio che i lettori di altre parti d’Italia o residenti all’estero troveranno altri nomi – devo dire che a, dispetto del sistema elettorale, nel Piemonte Orientale siamo comunque “caduti in piedi” perché i candidati di centro-destra sono validi.

Alla Camera il candidato unico del centro-destra nel collegio di Novara e Verbania-VCO è ALBERTO GUSMEROLI, della Lega, già sindaco di Arona, collega commercialista e deputato uscente che ha lavorato bene, con impegno e buona volontà, soprattutto nel settore economico e fiscale. Lo conosco personalmente da sempre, si è dato da fare per il territorio e lo considero una brava persona. Per votarlo si deve scegliere uno dei partiti che lo sostengono e così si darà una mano sia a lui che alla lista del partito prescelto. Da questa scelta ne deriveranno automaticamente altre. Per esempio votando il simbolo della Lega (a seguito delle varie opzioni che spiego nell’articolo seguente) in concreto si darà spazio ad ENRICO MONTANI, parlamentare uscente, mio ex assessore in giunta a Verbania e volto noto nella zona, votando Forza Italia si aiuterà l’avv. MIRELLA CRISTINA di Verbania, anche lei deputata uscente.

Votando Fratelli d’Italia si aiuterà il partito di Giorgia Meloni, ma non ci sono candidati locali.

Al Senato il candidato del Collegio (province di VCO-NO-BI-VC) è invece GAETANO NASTRI di Fratelli d’Italia. Gaetano lo conosco bene, è stato anche per diversi anni deputato con me alla Camera, è un apprezzato politico novarese e anche lui si è dato molto da fare. A seconda del partito scelto a suo sostegno, si daranno spazio ai vari candidati, ma nella nostra zona mi risulta solo una candidata locale, la geom. GIOVANNA PELLANDA, ossolana, per Fratelli d’Italia.

Dal canto suo il PD ha invece “blindato” l’on.le Enrico Borghi spostandolo dalla Camera al Senato dove non avrà problemi di elezione essendo capolista, ma – faccio notare – Borghi si è ben guardato dal candidarsi nel collegio del suo (nostro) territorio, credo a scanso di una sconfitta e brutte figure.

Se ho dimenticato qualcuno mi scuso in anticipo, ma ne riparleremo comunque nelle prossime settimane, intanto cerchiamo di capire meglio i notevoli limiti del “rosatellum”…

 

LA DEMOCRAZIA LIMITATA

Il cosiddetto  “rosatellum” (da Rosati, deputato renziano, propugnatore della legge) è una norma lunga, contorta e complicata: 26 pagine, 13.013 parole, 35 articoli e un mare di note allegate per arrivare alla conclusione che le possibilità di scelta dei cittadini sono minime, limitandosi solo a scegliere un simbolo elettorale e stop.

Pochi lo sanno, ma essendo tutti i nomi dei candidati già prestabiliti dai partiti è già possibile sapere in anticipo il nome e cognome di oltre il 90% degli eletti a Camera e Senato.

Quel 10% in bilico è solo legato al gioco dei resti che possono più o meno variare tra questo o quel partito e una o l’altra circoscrizione, ma – pur considerando logiche discordanze del voto “vero” rispetto ai sondaggi – tutti i posti (anche quelli di riserva) sono già comunque più o meno “blindati” e quelli in bilico assegnati a pluri-candidati proprio perché non ci siano margini di errore.

Non solo, un po' tutti hanno candidato le stesse persone in più collegi circoscrizionali (fino a 5) garantendosi quindi anche per gli eventuali subentri in caso di doppia elezione, con il ripescaggio preannunciato del successivo candidato in lista, spesso “blindato” fino alla terza o quarta posizione ad evitare sorprese.

Tutti i leader saranno eletti in diverse regioni (Conte, per esempio, è capolista in 4) e così potranno a loro volta decidere (ma dopo il voto) per quale collegio optare recuperando non solo il secondo ma spesso addirittura il terzo candidato. Questo perché una donna (questo avviene di solito, per la Meloni varrà il contrario) sarà posizionata seconda ma, opportunamente indicata anche lei in altre circoscrizioni e potendo eventualmente essere eletta in una soltanto, si auto-eliminerà da tutte le altre dove dovesse mai subentrare al proprio leader, superando così anche la questione del genere.

Trucchetti del sistema, come l’annunciata sfida Calenda-Bonino a Roma che finirà probabilmente 0 a 0, ma con entrambi i contendenti che saranno comunque eletti da un’altra parte nel proporzionale, provare per credere.

C’è di più. Le circoscrizioni elettorali prevedono (salvo che per le micro-regioni come Molise e Valle d’Aosta che di candidati ne hanno uno solo e quindi c’è già poco da scegliere) dai 4 agli 8 seggi da assegnare e quindi - soprattutto in quelle piccole - si sa già, nella pratica, quali partiti conquisteranno i seggi. Solo i partiti molto piccoli, quelli che sfioreranno appena il 3% su base nazionale e quindi eleggeranno soltanto un pugno di candidati e tutti con i “resti” possono dubitare oggi dove “usciranno” i loro eletti, ma - per non sbagliare - i leader si sono appunto candidati in più regioni e la matematica spiega che quei pochi seggi saranno più facili da conquistare nelle circoscrizioni più grandi dove, a parità percentuale di voti, il “resto” diventa automaticamente più elevato e quindi più sicuro. Difficile da spiegare per iscritto tutto il meccanismo di calcolo, ma fidatevi che è proprio così.

E’ evidente che c’era quindi già in partenza la volontà del legislatore di permettere un controllo totale degli apparati e dei leader su chi sarà eletto, ma “fatta la legge trovato l’inganno” i partiti ne hanno approfittato ancora di più.

Si poteva impedire tutto questo (bastava permettere di candidarsi in un solo collegio o circoscrizione), ma evidentemente ciò non si voleva avvenisse.

Per questo un eventuale candidato di valore sarà eletto non in base alle proprie capacità ed esperienza o per i suoi titoli, ma solo e soltanto grazie alla sua posizione di lista (salvo che nella circoscrizione estero, dove invece contano le preferenze personali) e questo spiega anche la drammatica caduta della qualità degli eletti e la loro totale dipendenza dai vertici. In pratica ci siamo ridotti ad una specie di una “democrazia limitata”, ma questo non lo ammette nessuno…

 

IMPOTENZA E SILENZI

Tutti sappiamo che il prezzo del gas NON dipende dalla quantità disponibile ma dalla speculazione al rialzo sui prezzi, tollerata (comincio a pensare “favorita”) dalle autorità europee, mentre le tassazioni sugli “extraprofitti” non vengono di fatto applicate. Tutti sappiamo che NON è vero che il prezzo dipende solo dai minori rifornimenti russi che ne sono la “scusa”, così come tutti sappiamo che il prezzo del greggio sul mercato mondiale è ormai più basso di quanto fosse all’inizio della guerra in ucraina.

Eppure nel frattempo l’Euro si è deprezzato sul dollaro complice la crisi economica ed energetica di cui si dà colpa a Putin, ma non si vuole neppure accennare al fatto che le “sanzioni” alla Russia si stanno dimostrando un boomerang visto che NON vengono applicate da Cina, India, Africa, Emirati Arabi, Sud est asiatico, America Latina, Turchia ecc.

Tutti prendiamo atto che l’Europa NON vuole mettere un freno né ai prezzi né alle speculazioni perchè evidentemente a Bruxelles va bene così.

Siamo però più o meno tutti anche vittime di una grande ipocrisia “pseudoecologista”: tutti chiediamo prezzi più bassi per il gas (importato), ma non si vogliono usare le riserve di gas italiano, non si vogliono trivellare pozzi in Adriatico o in Lucania, non si vogliono i degassificatori (Piombino ecc.).

Immagino che appena si comincerà seriamente a parlare di nucleare verrà giù il mondo.

Ma, insomma, non si può avere il barile pieno e la moglie ubriaca, ma quando si deciderà finalmente qualcosa e soprattutto si comincerà a pensare sulla effettiva utilità e convenienza delle “sanzioni” a Putin?

Questo delle sanzioni è un tema delicato, ma come cittadino protesto che nessuno sembri porsi il problema, che si costruisca un “tabù” su questo clamoroso autogol europeo (almeno sui prodotti petroliferi) giustificando tutti i nostri disastri dando colpa solo alla Russia: ne parleremo a lungo sul prossimo numero.

 

GORBACIOV 

Credo che il mondo debba ricordare con gratitudine Mikhail Gorbaciov, uomo di realismo e di pace, che ebbe il coraggio di permettere la caduta dei muri e la libertà per l'Est Europeo. Ce lo siamo dimenticati, ma con lui, Reagan e Giovanni Paolo II l'umanità parve uscire dal lungo dopoguerra portando la Russia alla soglia della democrazia.  Se oggi c'è una guerra in Ucraina non è solo colpa di Putin, ma anche di un Occidente che non volle capire che "quella" Russia andava aiutata ad entrare a pieno titolo nelle nazioni democratiche per diventare una importante alleata europea senza essere umiliata. Gorbaciov ha avuto più coraggio di noi, di una Europa  che ha perso una grande occasione di rilancio continentale a tutto vantaggio di USA e Cina, come forse studieranno e comprenderanno gli studenti dei prossimi decenni. 

Intanto l'oscar delle stupidaggini se lo merita in Italia il leader comunista italiano Marco Rizzo, quello della crapa pelata, che ha dichiarato «Era dal 26 dicembre 1991 che avevo aspettato di stappare la migliore bottiglia che avevo…» per festeggiare la morte del "traditore". Immaginatevi se Gorbaciov non avesse avuto allora il coraggio di cacciare dal Cremlino quei decrepiti personaggi veterocomunisti alla Rizzo e permettere la liquidazione dell'URSS, oppure usare solo una piccola parte della potenza nucleare sovietica.. 

 

UN SALUTO A  TUTTI E BUON 25 SETTEMBRE                                            MARCO ZACCHERA






IL PUNTO  n. 875 del  19 agosto  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi usate sempre la mail:  marco.zacchera@libero.it mentre per leggere i numeri arretrati de IL PUNTO e altre news le trovate sul mio sito :  www.marcozacchera.it

 

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Con l’occasione ricordo che sono molto graditi nuovi indirizzi cui spedire IL PUNTO (e grazie quindi a chi ha la cortesia di inviarmeli) mentre se ci si vuole cancellare basta cliccare sul punto indicato in calce alla mail. Fino a settembre IL PUNTO non uscirà regolarmente ogni settimana, ma sarà condizionato dall’ attualità.

Ricordo che comunque IL PUNTO della settimana è visibile sul mio sito www.marcozacchera.it .  Grazie dell’amicizia e(soprattutto) della pazienza!

 

 

TABACCI & PAGLIACCI

La presentazione delle liste è occasione per fare un bilancio di attori e pagliacci della politica. Per esempio per l’uso furbesco dei regolamenti elettorali, il passaggio irriverente da gruppo a gruppo, il voler stare sempre a galla creando legittimamente il dubbio che il bene pubblico non interessi molto rispetto agli interessi personali.

Vale per i candidati “paracadutati” nelle più disparate parti d’Italia in vista di un seggio “sicuro”. Poi ci sono i casi da manuale, per me insopportabili.

Cosa pensare vedendo il lungo “curriculum” di BRUNO TABACCI, uno che come un’anguilla si aggira da 50 anni nella politica italiana?

Tabacci “nasce” come DC, consigliere comunale nel mantovano fino ad approdare nel 1985 alla regione Lombardia di cui nel 1987 ne diviene presidente.

Nel 1992 approda in parlamento, ma con la crisi DC aderisce al PPI. Sfiorato da Tangentopoli nel 1994 esce per un po' dalle luci della politica amministrando intanto cosucce come ENI, SNAM, Autostrade ed Efibanca.

Nel gennaio 1998 torna in politica come vicesegretario dell'UDR di Cossiga, ma uscendone in ottobre per aderire al CCD di Casini.

Nel 2001 viene rieletto deputato con la “Casa delle Libertà” (AN-FI-UDC) aderendo al gruppo UDC, ripresentandosi nel 2006. Il 30 gennaio 2008 lascia l' UDC e fonda il movimento politico “Rosa per l'Italia”, noto come “Rosa Bianca” ma partecipa  comunque alle politiche del 2008 con la lista “ Unione di centro - UDC”

Rieletto, il 9 novembre lascia l'UDC e la Rosa per l'Italia per fondare il suo nuovo partito “Alleanza per l'Italia”. Intanto il 10 giugno del 2011 è contemporaneamente nominato assessore al bilancio al comune di Milano nella giunta di sinistra del sindaco Giuliano Pisapia (Rifondazione Comunista).

Nel settembre 2012 (era stato eletto deputato di centro-destra!) si candida alle primarie del centrosinistra per la premiership del PD contro il segretario Pier Luigi Bersani,  l’allora il Sindaco di Firenze Matteo Renzi, Nichi Vendola (SEL) e una consigliera regionale del Veneto.  

Tabacci ottiene ben l’1,4% dei voti piazzandosi all'ultimo posto tra i 5 candidati. Il 28 dicembre 2012 annuncia la nascita di un nuovo partito: “Centro Democratico”, che aderisce alla coalizione di centrosinistra con la quale (all’uninominale e quindi con i voti di tutta la coalizione di sinistra) nel 2013 Tabacci viene rieletto alla Camera. Nel 2014 fonda “Per l'Italia - Centro Democratico”.

Il 17 aprile 2014 viene ufficialmente candidato, alle elezioni europee come capolista del nuovo gruppo  “Scelta Europea”, ma non viene eletto raccogliendo solo lo 0.77%.

Verso fine legislatura, di fronte al rischio per Emma Bonino di non partecipare con la sua nuova lista “+Europa” alla coalizione di centro-sinistra dovendo raccogliere le firme e vedendo a rischio il suo seggio, il 4 gennaio 2018 Tabacci “offre” agli ex radicali il simbolo del suo “Centro Democratico” e così grazie alla coalizione di centro-sinistra viene rieletto a Milano. Il 23 giugno 2019 è presidente di “+Europa”, ma il  27 settembre dello stesso anno lascia il movimento tornando al “Centro democratico”..

Il 25 novembre 2020 cambia quindi la denominazione del “suo” gruppo parlamentare (nel senso che il gruppo è praticamente formato solo da lui stesso) e dopo l'ingresso di alcuni fuoriusciti del M5S, parte con il “Centro Democratico-Italiani in Europa”, poi ancora trasformato in “Europeisti-MAIE-Centro Democratico”.  Finita l'esperienza del governo Conte, con la nomina di Mario Draghi alla presidenza del Consiglio, Tabacci viene addirittura nominato Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega al coordinamento della politica economica, carica che mantiene tuttora. 

Il 19 marzo 2021 ottiene anche la delega alla gestione delle politiche per lo spazio a cui deve rinunciare il 5 agosto a seguito di uno scandalo che vede coinvolto il figlio Simone  “sistemato”  in Leonardo-aerospazio spa.

Due mesi fa ecco il bis del 2018 con il  "dono" a Luigi Di Maio il simbolo del Centro Democratico, fondamentale per formare al Senato il Gruppo Parlamentare composto da 11 senatori "dimaiani" scissi dal M5S (e quindi non dovendo raccogliere firme per presentare le liste) riunitisi nella formazione “Insieme per il Futuro". Ora l’adesione al “cartello” di Enrico Letta per correre insieme al Partito Democratico il prossimo 25 settembre. Il resto alla prossima puntata, per la felicità questa volta di chi vota PD.

 

LOTTI & CASINI

Polemiche per l’esclusione di LUCA LOTTI dalle liste PD con il deputato che accusa (insulta) Letta di averlo “fatto fuori” per la sua vicinanza con Renzi. Nessuno che abbia piuttosto sollevato un altro aspetto, secondo me ben più grave: ma è moralmente ricandidabile un parlamentare quando viene pescato ed intercettato a comprare e vendere candidature di Magistrati, come è avvenuto proprio per Lotti? Uno che è stato indagato e rinviato a giudizio per favoreggiamento e rivelazione di segreto istruttorio in un'inchiesta su appalti Consip oltre che essere accusato di finanziamento illecito continuato e rinviato a giudizio solo quattro mesi fa? Il problema non è politico, ma prima di tutto di decenza, eppure non se lo pone nessuno.

Altra nemesi storica la candidatura di PIER FERDINANDO CASINI a Bologna sempre per il PD e l’estrema sinistra. Secondo Letta, Casini  “Rappresenta una "voce" a difesa della Carta Costituzionale che il centrodestra potrebbe volere cambiare” Ma come, anche Casini era per il presidenzialismo – quando gli conveniva – ovvero quando era un leader della “Casa delle Libertà”… Che incongruenza!

 

BENEDETTI (DE)

Mai finora avevamo vissuto il rischio di uscire dalla nostra collocazione internazionale, di rompere le nostre alleanze storiche. Corriamo il pericolo più grave nella storia della Repubblica. La vittoria della destra alle prossime elezioni sarebbe una catastrofe. La nostra destra è biecamente fascista e nazionalista. Salvini è un personaggio da bar. La Meloni ha detto in sostanza: abbasso Bruxelles, viva le nazioni. Il suo modello è Orbán. Con lei alla guida, l'Italia diventerebbe come l'Ungheria. So per certo, dalle mie fonti nel Dipartimento di Stato, che l'amministrazione americana considera orripilante la prospettiva che questa destra vada al governo in Italia». (Carlo de Bendetti- Corriere della Sera)

Mi sa che certa gente abbia una fifa blu di finire con il sedere per terra, anche perché poi magari non ci saranno per sempre i soliti Magistrati a correre in soccorso. Leggetevi su Wikipedia il curriculum del Maestro (nel senso massone del termine) e - se comunque votate a sinistra – riflettete un secondo su questi ingombranti compagni di viaggio…

 

PIROMANI

Per una volta, finalmente, l’hanno beccato: un drone silenzioso ha permesso di individuare dal cielo, in Calabria, un tizio che in sandali e maglietta accendeva accuratamente alcuni falò ai margini di una pineta che di lì a poco prenderà fuoco.

Immagini inequivocabili, uomo denunciato, ma subito a piede libero.

Innanzitutto non si capisce perché di questo delinquente non debba esserne date pubblicamente le generalità: la “privacy” non regge quando serve a tutelare uno dei tanti (troppi) responsabili del disastro dei nostri boschi: deve valere per tutti i reati quando gli autori sono colti in flagrante: la vergogna sociale è una doverosa ed equa pena accessoria alla spesso aleatoria condanna penale.

Sui piromani, poi, il nostro codice è assurdamente tollerante e lo spiattellare in pubblico nomi e cognomi sarebbe un deterrente ben maggiore dalla (lieve) pena che viene di solito comminata per i pochissimi colti sul fatto. E i danni ambientali? I piromani dovrebbero sempre rispondere non solo penalmente, ma anche patrimonialmente dei danni da loro volutamente provocati: anche questo sarebbe un deterrente se effettivamente venisse applicato. L’omertà non paga, l’ambiente distrutto sì, mandando in fumo un patrimonio di tutti.

 

SUSSIDIARIO E FORMICHE

Vengono spesso pubblicati dei miei articoli sui quotidiani on line IL SUSSIDIARIO e FORMICHE. Se siete interessati, cercatemi come “ilsussidiario+zacchera” e “formiche+zacchera”: dove potrete leggere i miei articoli più recenti oltre quelli precedenti.

 

UN SALUTO A  TUTTI E BUON 25 SETTEMBRE !                                 MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 874 del 8 agosto  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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Diversi lettori che nei mesi scorsi risultavano cancellati e se ne lamentavano con me, dovrebbero ora nuovamente ricevere le news. Se ciò avviene, grazie per un cenno di avvenuto ripristino.

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Fino a settembre IL PUNTO non uscirà regolarmente ogni settimana, ma sarà condizionato dall’ attualità, d’altronde anche la politica quest’anno  non va in vacanza.

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A.A.A. ALLEANZE CERCASI ? CITOFONARE ENRICO

Certamente l’attuale sistema elettorale impone di costruire alleanze per vincere nei collegi uninominali, ma servirebbe sempre anche un minimo di coerenza politica tra alleati, altrimenti - prima ancora di cominciare -  sarebbe garantita l’ingovernabilità del Paese. L’aver messo insieme dall’estrema sinistra a Calenda poteva essere considerata una genialata politica di Enrico Letta, ma credo che alla fine sarebbe stato comunque un boomerang per il PD.  

Calenda si è dimostrato coerente a rinunciare all’accordo (per lui molto conveniente in termini di seggi) e a questo punto è più logico arrivi a un’intesa con Renzi. 

Vedremo alla fine, ho dubbi comunque sulla tenuta della “base” democratica: come possono gli elettori PD trangugiare tutti e tutto, usati e mai ascoltati?

Il risultato finale dipenderà molto dal centro-destra, vedremo se sarà in grado di dimostrarsi unito e coerente, senza correre a rubarsi voti a vicenda ma piuttosto puntando a raccogliere consensi soprattutto tra quell’elettorato che spera nella governabilità ed ha dei punti fermi, valoriali e di coerenza. Voti che potrebbero essere intercettati anche da un accordo Calenda – Renzi che non prenderà seggi uninominali, ma sul proporzionale diventare una alternativa ai due poli.

 

COERENTI...O MENO

Nell’abbuffata delle alleanze chi è il recordman del trasformismo politico? Di questi tempi sono in tanti a concorrere, ma oltre che a Bruno Tabacci (ineguagliato top record, ne parliamo la prossima volta) un posto d’onore spetta a Benedetto della Vedova.

Della Vedova parte nel 1994 quando è segretario nazionale del Club Marco Pallella – Riformatori, diventando dirigente dal 1997 al ’99 della Lista Pannella.

Intanto, il 26 ottobre 1997, viene eletto nel “Parlamento del Nord” (elezioni indette dalla Lega Nord: erano i tempi nudi e puri di Umberto Bossi) per la lista “Lista Pannella antiproibizionista e referendaria”. Un parlamento velleitario, a metà tra il serio e soprattutto il faceto: meglio farsi eleggere quindi (1999) al Parlamento Europeo con la Lista Emma Bonino e restarci fino al 2004.  Rimasto senza seggio, nel 2005 Berlusconi lo nomina al CNEL. A seguito di scelte giudicate troppo “a sinistra” dei Radicali, Della Vedova resta nel “Partito Radicale Transnazionale”, ma con Tadarash e Calderisi fonda il movimento dei “Riformatori Liberali” che aderiscono alla “Casa delle Libertà”.

All’elezione successiva (2006) viene quindi eletto deputato con Forza Italia.

Successivamente aderisce al “Popolo delle Libertà”, unificazione politica tra Forza Italia ed Alleanza Nazionale. Nasce in quegli anni una sua spiccata simpatia con Gianfranco Fini e nel 2009, quando i due big del centro-desta cominciano a litigare, Della Vedova lascia il PDL e aderisce a “Generazione Italia”. Quando Fini abbandona Il Cavaliere e cerca di abbatterne il governo, Della Vedova lo segue diventando capogruppo alla Camera di “Futuro e Libertà” .

Nel 2013 si candida quindi al Senato nella nuova formazione in coalizione “Con Monti per l’Italia”. Dimostra di aver fiuto politico (e un pizzico di fortuna) perché alla Camera Futuro e Libertà si ferma ad un passo dal quorum e resta senza seggi, mentre ci riesce al Senato e Della Vedova entra quindi a Palazzo Madama.

Quando, l’anno dopo,  F&L si scioglie ufficialmente, il buon  Benedetto trasloca nella neonata “Scelta Civica” di cui diventa portavoce politico.

A seguito di una scissione nel gruppo (che in parte aderisce al PD) Della Vedova passa poi al Gruppo Misto.

Intanto, il 28 febbraio 2014, era stato nominato Sottosegretario agli Esteri con il governo di Matteo Renzi.

Noto difensore dei diritti omosessuali e LGBT l’11 febbraio 2017 lancia il nuovo movimento “Forza Europa” che il 23 novembre 2017 si trasforma in “+Europa”, attuale sua casa politica fino all’annuncio di questi giorni dell’alleanza organica con il Partito Democratico, che pare resisterà con o senza Calenda.

Se ho dimenticato qualche pezzo (o ulteriore trasferimento) il lettore mi scuserà…

 

UN GRAZIE A SILERI

“Tornerò a fare il chirurgo, che è la mia passione e il mio lavoro”. Pare non si ricandiderà il sottosegretario alla salute dr. Pierpaolo Sileri, già vice-ministro M5S ai tempi del Covid poi “degradato” a sottosegretario con Draghi.

In un mondo politico pieno di persone senza spessore e alla caccia di posti, durante l’epidemia Sileri ha dimostrato di essere una persona seria, documentata, precisa, mai sopra le righe, uno che è stato intervistato mille volte, ma che non ha partecipato allo show mediatico di chi la urlava più grossa.

Evidentemente era un bravo medico prestato alla politica e che ora - forse un po’ disgustato - ringrazia, prende il cappello, saluta e se ne va.

All’opposto di Della Vedova o Tabacci per me Sileri è stato un esempio di serietà e anche lo stile della sua uscita di scena me ne conferma il valore. Anche per questa sua sobrietà l’ho apprezzato e - da cittadino – veramente lo ringrazio.

 

RIFLESSIONE : PROFITTI ED EQUITA’

Se tutto va bene l’Italia dovrebbe complessivamente ottenere circa 200 MILIARDI di Euro dall’Europa per la crisi post Covid (in gran parte da restituire) e se la cifra ci sembra enorme pensate che nel solo secondo trimestre di quest’anno  Exxos, Chevron e Shell grazie  alla speculazione sui prezzi petroliferi hanno realizzati profitti record per 46 MILIARDI: vuol dire che in un solo anno i loro utili saranno superiori a tutto il  nuovo debito italiano.

Nel suo “piccolo” la sola ENI in 6 mesi ha prodotto un utile netto di 7,4 MILIARDI ovvero pari a quasi la metà del “Decreto Aiuti bis” del morente governo Draghi che punta ad aiutare famiglie ed imprese da inflazione e carovita.

Una inflazione generata in gran parte proprio dall’aumento del costo di gas e carburanti che hanno permesso gli extra-profitti delle aziende energetiche.

Ma ai lettori non sembrerebbe più corretto calmierare i prezzi petroliferi o almeno tassare in modo straordinario questi profitti che nascono solo e soltanto dalla speculazione, potendo aumentare liberamente e senza effettivo controllo le bollette per milioni di cittadini?

Ma il governo Draghi (come l’UE) su questo non ha mai preso una chiara posizione.  Che senso ha offrire piccoli bonus di qualche decina di euro ai cittadini meno abbienti - a spese dello stato - se alcune aziende da sole possono continuare ad accumulare profitti così giganteschi, quasi al di là quasi della comprensione “fisica” dei numeri?

Eppure a livello europeo da mesi su questo non si combina nulla (e proprio il “nostro” Gentiloni è il Commissario europeo all’economia!!), nessuno infatti sembra avere la forza e il coraggio di bloccare o almeno controllare i prezzi petroliferi dando libero spazio alle speculazioni.

La BCE deve intervenire aumentando i tassi di interesse per cercare di frenare l’inflazione, ma anche rallentando così l’economia perché i prestiti diventano più cari per le aziende produttive. Inoltre lo stato (e soprattutto l’Italia) va a rimetterci somme folli per i maggior interessi da pagare sul debito pubblico, legandosi sempre di più al capestro del controllo del “cravattaro” europeo.

Assistiamo ancora una volta ad una nuova sudditanza totale di Bruxelles verso le multinazionali come era già avvenuto per gli acquisti dei vaccini COVID, ma senza (quasi) suscitare scandalo.

Se non bastasse questa assoluta follia, pensate che grazie all’aumento di gas e petrolio (che peraltro sul mercato internazionale ora è ritornato quasi alle basi di partenza, ma la benzina costa più cara lo stesso) chi fa grandi affari è proprio la Russia e così Putin può finanziarsi la guerra in Ucraina addirittura a “nostre” spese: follia su follia, eppure non ne parla nessuno.

E’ una situazione incredibile, ingiusta, inumana (come inascoltato continua a ripetere papa Francesco, che è ricordato solo quando fa comodo dal mondo “progressista”), che dovrebbe generare reazioni politiche scandalizzate e soprattutto portare a decidere qualcosa: nulla.

Mentre si sprecano convegni, commenti e tanta demagogia sull’importanza del “green” (altra speculazione) si parla così poco di queste autentiche follie finanziarie tanto che viene da pensare come sia la stessa informazione ad essere manipolata e controllata dalle stesse “grandi sorelle” che controllano il mercato dell’energia ai danni di tutti gli abitanti del pianeta. Già, ma chi se non costoro governano effettivamente il pianeta?

Chissà se il prossimo governo avrà finalmente un minimo di coraggio in questo senso e se - per cominciare - questo aspetto sarà ricordato nei famosi “programmi” delle coalizioni, siano di destra, di centro o di sinistra.

 

CI RISENTIAMO DOPO FERRAGOSTO,

UN SALUTO  A  TUTTI, BUONE VACANZE E BUON 25 SETTEMBRE !

 

                                                                                                                                          MARCO ZACCHERA





IL PUNTO   n. 873 del 29 luglio  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

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CENTRODESTRA: REGOLE PER VINCERE (O ALMENO NON PERDERE)

Giornate convulse per alleanze elettorali, simboli, collegi da assegnare e per tutti i partiti – comunque la si giri – la situazione è difficile, anche perché la riduzione a 600 parlamentari lascerà al palo buona parte dei papabili, degli speranti e degli uscenti.

Fioriscono i sondaggi: sulla carta ci sarebbero addirittura fino a 17 punti di distacco tra la coalizione del centro destra (Forza Italia – Lega – Fratelli d’Italia e cespugli) ed il PD che - pur “arruolando” altre formazioni politicamente vicine - sarebbe quasi ovunque sconfitto nei collegi uninominali (148 alla Camera e 74 al Senato) che in teoria dovrebbero ancora fare la differenza sul risultato finale nel complicato sistema del “Rosatellum”.

Ma mancano ancora 60 giorni alle elezioni, un conto sono i sondaggi e un altro i voti effettivi anche perché oltre un terzo degli intervistati (ammesso che dicano la verità nelle risposte) poi non vanno effettivamente a votare.

Segna comunque un punto a suo favore l’alleanza di centro-destra che si è messa subito d’accordo sull’indicazione del potenziale premier e sulla divisione dei collegi per ora sospendendo il fattore AUTOLESIONISMO di cui a destra sono/siamo specializzati. Mi sembra quasi un miracolo, ma bene così.  

Va detto che ogni divergenza viene ingigantita dai media che devono trovare pur il modo di seminare zizzania, peraltro seminandola su terreno fertile.

Il caso della leadership era un esempio: sono anni che passa il concetto che il premier viene espresso dal partito più forte, cambiare le regole solo temendo FDI è una sciocchezza, anche perché Giorgia Meloni è l’unica “novità” sul mercato elettorale e - piaccia o meno -  raccoglierà consensi soprattutto da quella fetta di elettori da sempre ondivaga che rappresenta il partito della protesta (o della speranza). “Proviamo anche lei come ultima spiaggia, tutti gli altri ci hanno deluso” è il coro che credo tutti sentiamo in giro in questi giorni. Sciupare l’appeal della giovane leader di FDI può non piacere agli altri partner della coalizione, ma è il “valore aggiunto” che può far vincere la coalizione: vedreste qualcosa di nuovo nel volto di Taiani ?

Suona intanto a piene note la musica dei sinistro-benpensanti dal mal di pancia facile: da De Benedetti ai giornaloni di sinistra, dai (ben pagati) intellettuali DOC di aria PD ai commentatori di professione, dall’Annunziata su Rai 3 alla Gruber su La7. E’ una incessante una litania di “ombre nere”, “neofascismo”, “populismo”, “sovranismo”, “deriva autoritaria”, “trame oscure”, “democrazia a rischio”, ora anche “manovre russe”.  Il New York Times ed il Guardian (che in Italia starebbero politicamente a metà tra Repubblica e il Manifesto) vengono invocati per la “preoccupazione americana” se mai vincesse la destra. Non credo sia questo il rischio, piuttosto una preconcetta ritrosia europea a riconoscere l’eventuale risultato elettorale e quindi un sostanziale preconcetto politico contro l’Italia che andrà affrontato con fermezza.

Intanto ampio spazio sui media ai ministri di FI che lasciano il partito, non tanto per nobili ideali quanto soprattutto perché a settembre perderebbero il posto. Posso capire Brunetta che ha dei meriti e valori personali, ma mi spiegate per quale grazia divina la Carfagna e la Gelmini abbiano ancora qualcosa da lamentarsi? Osannate a vita, sempre “nominate” (e mai elette) con posti e incarichi sicuri, riverite ed invidiate: dov’è il loro percorso di “gavetta” tale da far loro meritare qualcosa di più di tutto quello che hanno avuto?  Ma ovviamente sono ora strumentali ai media avversari e quindi diventano le voci “democratiche” e in chiave anti-cdx.

 

PROGRAMMI

Ma adesso proviamo a rovesciare il gioco: per vincere, infatti, non servono solo i voti – soprattutto quelli dati per disperazione o rassegnazione – ma i programmi, ed è qui che un minimo di serietà nel cdx è necessario.

E’ infatti già cominciato lo show delle proposte mirabolanti a colpi di mille euro di pensione al mese: signori, basta show, non è il caso!

Un centro destra credibile deve smetterla con gli slogan e deve scegliere persone serie con alcuni punti precisi e concreti (soprattutto realizzabili) proponendoli come coalizione (vedi flat tax) e non per singola visibilità di partito. Non deve vendere illusioni irrealizzabili, soprattutto tenendo conto di una situazione economica che dall’autunno sarà tremenda e di cui si darà la colpa al governo uscito dalle urne.

TV, giornali, Unione Europea, BCE: se il cdx vince sarà un mitragliamento contro l’Italia perché il REGIME DI BRUXELLES (è ora che cominciamo a chiamarlo così) non può ammettere che qualcun altro si dissoci (dopo Ungheria, Polonia ecc.) da una linea “politicamente corretta” su temi importanti o si romperebbe questo tacito patto del sempre più evidente gruppo di potere che è al vero comando della UE. Un accordo  non è solo economico ma anche di una lettura “laica” delle cose distruggendo e violando principi che - prima che naturali o religiosi – sono, almeno a mio avviso, soprattutto di buon senso. 

Chi ha seguito “Report” sullo scandalo delle vicende europee del gas (domenica sera su Rai 3), ne sarà uscito inorridito, eppure temo sia la realtà con Germania, Bruxelles ed UE alle prese (e nelle mani) della speculazione, dell’alta finanza, delle truffe, dei prezzi drogati del gas e delle materie prime. Sono argomenti che tutti i cittadini cominciano ad intuire, ma che non possono percepire chiaramente soprattutto perché di queste cose si parla troppo poco e da Bruxelles si preferisce non parlarne.

Per questo, se vincerà il centro-destra, l’Italia dovrà in qualche modo distinguersi sia su alcune scelte etiche fondamentali che su linee politiche).

Utile sarà per esempio cominciare a chiedere l’allontanamento di Gentiloni che - come un turacciolo - è sempre lì a galleggiare ed a rappresentarci “tutti” a dispetto di ogni maggioranza di governo. Come sempre (e da decenni) c’è infatti solo un esponente del PD a parlare a nome dell’Italia, un’altra anomalia non più sopportabile.

In fondo – pensateci – lo stesso avviene però quasi ovunque e su tutti i temi, dalla cultura all’economia alla giustizia. I PD è infatti essenzialmente “il partito del potere” ed è questa la sua grande forza che schiererà anche questa volta, sperando di vincere o almeno di non perdere sapendo che anche quando perde (ovvero quasi sempre) riesce comunque poi a restare al governo – e soprattutto nel sottogoverno - soprattutto per incapacità altrui nel scegliere donne e uomini di qualità.

Quanti collegi a destra sono stati assegnati nei decenni alle “amiche” del Capo o agli amici di merenda? Mamma mia… Ecco, che miracolo sarebbe se questa volta le scelte nel cdx seguissero oggettivi criteri di qualità, anche se non mi faccio troppe illusioni.  

Insomma: invece della solita la minestra riscaldata del dibattito tra “sovranisti” contro “moderati” cominciamo a parlare di onesti o disonesti, di capaci ed incapaci che non hanno mai un singolo colore politico, ma sono sempre trasversali.

Per esempio a destra si cominci ad annunciare di voler contrastare l’apparato burocratico europeo che sta diventando peggio di quelli nazionali, insistendo per tagliarne i costi. Ecco un primo spunto per un programma coraggioso, vedremo se il centro-destra avrà il coraggio di sostenerlo.

 

ANARCHICI

Verbania (allora Pallanza) sul Lago Maggiore è stata la patria della famiglia Cadorna, dal “generalissimo” Luigi (quello della prima guerra mondiale) al figlio Raffaele leader del CNL ma - prima ancora – di Carlo, presidente della Camera dei Deputati, ministro sabaudo e poi del neonato Regno d’Italia. Nottetempo un imbecille (poi già identificato) ha lordato di slogan e sigle anarchiche il monumento a Cadorna sul lungolago, ma – nella sua abissale ignoranza – ha perfino sbagliato monumento e così, anziché prendersela con il mausoleo del generale, se l’è presa con quello dello zio Carlo (già morto a fine ‘800) che certo non è mai stato un militarista.

Non ci sono più in giro gli anarchici di una volta!

 

UN SALUTO  A  TUTTI, BUONE VACANZE E BUON 25 SETTEMBRE !               MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 872 del 22 luglio  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Ultimo numero de IL PUNTO ad uscire con la cadenza settimanale del venerdì prima del consueto “rallentamento” estivo, ma - vista la situazione politica - forse interesserà ai lettori una maggiore continuità. Vedremo, intanto auguri di buone vacanze a chi avrà il piacere di trascorrerle e un consiglio a chi non le fa: non prendetevela troppo, anche le vacanze sono spesso uno stress !

……..

Ogni settimana diversi lettori si lamentano di non ricevere più “Il Punto”.

Poiché ho tutta l’intenzione di continuare a scriverlo, prego chi venga a trovarsi in questa situazione di avvisarmi via mail tenuto conto che non si riesce a capire il perché di questa auto-cancellazione che purtroppo continua da mesi. Ricordo che comunque – giù nella giornata di venerdì - IL PUNTO della settimana è visibile sul mio sito www.marcozacchera.it Grazie!

 

DRAGHI: I CONTI CHE NON TORNANO

Nessuno mi toglie dalla testa che Draghi avesse già deciso di programmare la sua progressiva uscita dal   governo   il   giorno   dopo   la   sua   (mancata)   elezione   a Presidente   della Repubblica e che abbia continuato con il motore sostanzialmente “in folle” fino alla scorsa settimana, quando le dimissioni le ha date sul serio approfittando dell’ennesima crisi in casa 5 Stelle.

Dopo le tante speranze in avvio il suo governo si stava progressivamente esaurendo, così come la pazienza del leader davanti a dispetti quotidiani tra partner tutti tesi alla rispettiva visibilità e così, quando Mattarella lo ha rinviato alle Camere,  lui - grazie anche ai media che ne hanno rafforzato l’immagine del “buon papà-leader contro i cattivi partiti” - ha giocato con abilità, ma anche da furbetto, per scaricare le colpe sugli altri e in primis quel centro-destra oggi dipinto come un’associazione di traditori.

Ricordato che Draghi ha fatto il premier gratis rinunciando al proprio appannaggio (anche questo va ricordato visto che succede raramente) ho ascoltato e riascoltato il suo discorso al Senato, soprattutto quando chiede ai partiti della sua ex maggioranza  “Ma voi ve la sentite di rinnovarvi?” ma poi non fa votare un documento FI-Lega che dice esattamente questo, facendo mettere ai voti un odg a firma soltanto di un eletto nel PD come Casini, finito nella parrocchia ex comunista dopo innumerevoli contorsioni politiche. Cosa non è questo atteggiamento se non un chiaro segno di voler rompere a destra, ma salvando la propria immagine? Da sempre un dibattito sulla fiducia viene chiuso infatti con un voto su un documento finale firmato da tutti i leader parlamentari di una maggioranza, non da uno soltanto. 

Quindi non è del tutto vero che Draghi sia stato abbattuto da “fuoco amico” quando invece, a voler vedere, il voto al Senato gli ha dato comunque una maggioranza, perché astenersi dal votare non significa voto di astensione (che per regolamento al Senato significa voto contrario). Sembra un gioco di parole ma il regolamento è chiaro anche se pochi lo conoscono e così è partita la vulgata che Draghi sia stato abbattuto da quei cattivi sovranisti di Berlusconi & Salvini, mentre il M5S - con Conte causa prima della crisi di governo – è letteralmente sparito di scena.

Grande vittoria d’immagine per il premier cui non è spiaciuto andarsene ora, perché Draghi sa benissimo che l’Italia è in un “cul de sac”, che l’autunno sarà orribile, che i debiti contratti per il PNRR saranno in buona parte da restituire, che non è vero che lo stesso   PNRR   sia   davvero   partito   bene   finendo   invece   per   finanziare   spese   di ordinaria manutenzione e poche grandi opere, regolarmente bloccate dai veti M5S, vedi l'inceneritore di Roma.

Draghi furbetto? Certamente non è da premier – dopo una truffa di almeno cinque miliardi per il bonus 110%, la più grande truffa della storia repubblicana - sostenere che “la colpa è dei tecnici”. Che cosa ha fatto Draghi negli ultimi 5 mesi per bloccare questa mega-truffa che adesso lascia in mutande milioni di imprese, condomini e cittadini italiani? Anche perché è stato proprio lo stesso Draghi a scegliersi dirigenti   e funzionari “di fiducia” per gestire il PNRR con incarichi e nomine spesso senza concorso.

Si assuma quindi le sue responsabilità.

Draghi è un bravo banchiere, uomo competente e sicuramente rappresentava il meglio sul mercato, ma si è dimostrato anche furbo, così come non c’è dubbio che, politicamente, negli ultimi tempi abbia strategicamente privilegiato il rapporto con Letta ed il PD, lasciando in secondo ordine gli altri alleati.

D’altronde, per ricucire, sarebbe bastata qualche sua parola - in sede di replica al Senato - su immigrazione, cittadinanza, flat-tax o qualche altro tema nel cuore di FI o della Lega, invece nulla.

Bisognerebbe riflettere anche su questo facendo il bilancio di un governo sempre alle prese con un duro periodo di emergenza, ma che negli ultimi mesi è vissuto soprattutto a colpi di bonus per  tutto, dallo psicoterapeuta alla benzina, senza una strategia economica od ecologica precisa.

Tante parole di “transizione ecologica” - per esempio - ma nulla di chiaro sui gassificatori, il nucleare, le priorità, le riforme, né tantomeno il coraggio di chiedere sacrifici veri rimandando le castagne bollenti a future mani altrui.

Certamente è molto grave che l’Italia si fermi proprio adesso su temi e riforme che molto faticosamente venivano avanti, ma – pensiamoci – quelle riforme avrebbero davvero resistito all’impatto parlamentare?

Draghi ha indubbiamente ben manovrato per arrivare al “dopo di me il diluvio” soprattutto riuscendo a gettare la croce sul centro-destra che così ne esce “colpevole” agli occhi di una parte dell’opinione pubblica, esattamente come voleva il Partito Democratico, anche se il costante calo di appeal del premier sottolineava che i nodi stavano venendo al pettine.

Ottima comunque la sua strategia di immagine: “pro Draghi” si sono mossi tutti, dal Vaticano a Confindustria,  da   Bruxelles   ai   sindacati,   dalle   associazioni   delle casalinghe al sempre più claudicante Joe Biden. 

“Draghi Santo subito”:  la beatificazione  è in atto, il seggio a  vita  al Senato lo premierà presto e comunque Supermario è stato capace di passare la mano al momento giusto.

Anche questo è un merito, il tempismo in politica è sempre un grande valore, soprattutto quando tempi straordinariamente duri si avvicinano oscuri all’orizzonte.

 

LE OCCHIAIE DI GIGGINO, L’IPER-AGITAZIONE DI CONTE

Pochi hanno notato che per misurare il peggiorare della crisi politica bastava guardare il colore delle occhiaie di Giggino Di Maio, sempre più cupe. Nelle foto vecchie sono distese, poi diventano sempre più nere fino ai colori funebri degli ultimi giorni, sembrando quelle di una seppia. Fanno il paio con la crescente agitazione di Conte, questo sconosciuto ex professore fiorentino che cinque anni fa non era nessuno (né tantomeno era stato eletto da qualcuno) eppure è improvvisamente diventato premier, poi ha rifatto il bis con una maggioranza opposta sfruttano Covid e pandemia, apparendo quotidianamente in TV a diffondere terrore, ma intanto privilegiando gli affari con gli amici di sempre, dai parenti agli Arcuri di turno.

Quello stesso Conte che prima diceva di essere super partes e poi si è inventato leader di un partito, poi di metà partito, poi della metà della metà del partito fino a perdersi per strada aprendo la crisi. Neanche il tempo di sciogliere le Camere e lui ha già annunciato che si candiderà al Parlamento (non avevamo dubbi!): un narciso alla disperata ricerca di visibilità.

 

CRISTIANI IN PRIMA LINEA

Nessuno ne parla perché difendere i cristiani non fa notizia, ma soprattutto in Africa è dura vivere la propria fede. Chiese bruciate, attentati, morti. Solo in Nigeria sono almeno 18 i sacerdoti rapiti quest’anno, cinque nella sola prima settimana di luglio. L'Associazione dei sacerdoti cattolici diocesani nigeriani ha diffuso tramite l’ACS (Aiuto alla Chiesa che Soffre) un comunicato nel quale afferma «E’ davvero triste che nel corso delle loro consuete attività pastorali, i sacerdoti stiano diventando una specie in via di estinzione, nel disinteresse del mondo». Nello Stato nigeriano di Benue, nei soli mesi di maggio e giugno, almeno 68 cristiani sono stati uccisi e moltissimi sono stati rapiti. Ben 1,5 milioni di persone sono state costrette a lasciare le loro case per i persistenti attacchi dei terroristi islamici della tribù Fulani ai danni di comunità agricole, in gran parte cristiane, residenti nella Nigeria centrale.

Temi sconosciuti ai più e che non sollevano campagne di stampa, anche se dovrebbero suscitare interesse almeno per L’AZIONE CATTOLICA, associazione religiosa importante nell’Italia del secolo scorso e che pensavo fosse di fatto scomparsa dopo la morte dell’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, suo emblema permanente.

Bella notizia apprendere che invece esiste ancora, solo che per scoprirlo ci sono volute le dimissioni di Draghi visto che a gran voce proprio l’Azione Cattolica ha insistito perché venissero respinte, schierata in batteria tra le tante associazioni e sigle arruolate dal  PD sui media in difesa di Supermario.

Forse sarebbe meglio che “lasciando a Cesare quel che è di Cesare” l’Azione Cattolica pensasse innanzitutto ai cristiani che soffrono nel mondo.

 

UN  SALUTO  A  TUTTI,  BUON 25 SETTEMBRE !                                         MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 871 del 15 luglio  2022
di
MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)
i
nfo e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Ogni settimana diversi lettori si lamentano di non ricevere più “Il Punto”. 
Poiché ho tutta l’intenzione di continuare a scriverlo, prego chi venga a trovarsi in questa situazione di avvisarmi via mail tenuto conto che non si riesce a capire il perché di questa auto-cancellazione che purtroppo continua da mesi. Ricordo che comunque – giù nella giornata di venerdì - IL PUNTO della settimana è visibile sul mio sito www.marcozacchera.it Grazie!
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E' CRISI, MA NON E' UNA COSA SERIA 
Il momento è drammatico, ma la crisi generata dal M5S era del tutto prevedibile e la responsabilità è anche di chi (Mattarella) nel segno della continuità "obbligatoria" non ha voluto far votare a tempo debito gli italiani permettendo governi e ribaltoni, senza alcun rispetto per il voto elettorale. 
Risultato: il partito che (2018) era maggioranza relativa, fallito negli uomini e nei programmi, dopo aver perso una infinità di pezzi e da ultimo la corrente Di Maio, capace di maggioranze variabili e antitetiche, dotato di demagogia infinita e con ben poche capacità politiche (leggere articolo qui di sotto) ha portato L' iTALIA a una crisi che rischia di sfasciare tutto. Rischio od opportunità? Se si votasse oggi lo si farebbbe ancora con la vecchia legge elettorale (parzialmente maggioritaria) che obbliga ad alleanze, ma con posti bloccati a disposizione dei sudditi dei leader. Molti sono però pronti ad approvare una nuova legge elettorale proporzionale - non si sa se con nomi bloccati o meno - con la prospettiva di mesi con litigi fra tutti e ciascuno a difendere la propria bandiera. 
Nulla di buono all'orizzonte, ma anche nulla di serio.
Draghi - che sarebbe stato il jolly per una intera legislatura se a capo di una maggioranza politica coerente, anche se personalmente lo vedo troppo dipendente da UE, USA e grande capitale - rischia ora di essere bruciato. Il rischio è che il prossimo premier lo faccia subito rimpiangere.

 

DISASTRO 5 STELLE, FALLIMENTO PER TUTTI
La crisi conclamata del M5S che oltre a mettere a rischio il governo Draghi in un quinquennio è passato dall’essere il primo partito italiano ad una percentuale al di sotto del 10% può essere commentata con sarcasmo ed ironia (e non ne mancherebbero certo gli argomenti), ma alla fine è anche una sconfitta per tutti.
Sembra ieri quando il Movimento prometteva di aprire il Parlamento come “una scatola di tonno”, annunciava più avanti “la fine della povertà” e che comunque avrebbe dimostrato un modo rivoluzionario “dal basso”  come affrontare la politica.
E’ passato meno di un quinquennio e l’aspetto più triste della mancata rivoluzione grillina è proprio il vedere come non solo i protagonisti si sono velocemente adeguati all’andazzo generale, ma soprattutto come un’altra volta sia fallita la possibilità di un vero ricambio della classe politica italiana e almeno l’avvio di riforme coerenti e strutturali.
Causa principale di questa rivoluzione mancata è stata soprattutto il mediocre (o peggio) livello della classe dirigente del M5S che - alla prova dei fatti - si è dimostrata qualitativamente del tutto insufficiente non arrivando neppure al “livello minimo sindacale” per occuparsi della cosa pubblica, dimostrandosi troppo spesso senza esperienza e capacità, ma anche senza l'umiltà di voler imparare.
A parte la continua emorragia di eletti che si sono accasati in altri e a volte opposti schieramenti politici senza minimamente porsi un problema di coerenza rispetto all’elettorato, è evidente che anche la pattuglia ministeriale grillina – pronta a continui cambi di maggioranza – è stata complessivamente incapace di andare oltre agli slogan e ad alcuni provvedimenti-facciata come il reddito di cittadinanza. Gli esempi poi di ministri come Toninelli o Azzolina hanno fatto il giro del mondo sottolineando la loro inadeguatezza. 
Falliti rovinosamente a livello amministrativo locale con le poche persone serie che se ne sono andate appena possibile (una per tutte la sindaco di Torino, Chiara Appendino, o il sindaco di Parma Federico Pizzarotti) oppure che sono state cacciate dagli elettori al loro primo rinnovo (come a Roma Virginia Raggi che da sindaco uscente ha raccolto solo il 19% dei voti), anche a livello politico il movimento ha dimostrato di non avere radici.
Alla fine questa fine ingloriosa è però una sconfitta non solo del M5S ma di tutto il sistema politico italiano, perché il voto ai pentastellati, soprattutto al sud, era stata anche l’ennesimo tentativo di cambiamento da parte di una quota consistente dell’elettorato, sfiancata e sfiduciata dalle delusioni e dagli insuccessi in serie accumulati nei decenni da tutto l’arco politico. Era stata una apertura di credito, una speranza di rinnovamento, un ultimo appello prima di rifugiarsi – come si è visto anche recentemente – nel limbo grigio del “non voto” 
Una grande occasione persa di “democrazia diretta”, perché era stato effettivamente rivoluzionario e innovativo proporre metodi di consultazione on line dei simpatizzanti per prendere le decisioni importanti, così come per la scelta dei candidati ai diversi livelli, anche se spesso con poca partecipazione e trasparenza.  
Fine precoce ed ingloriosa di un Movimento nato dal basso che aveva potenzialità enormi, ma le ha sciupate tutte. 

 

CHI PAGA LA GUERRA

Vorrei sommessamente far notare che siamo ad un buon 10% minimo di inflazione, che le aziende sono in crisi per il caro materie prime, le borse a picco mentre il Dollaro USA si è rivalutato di oltre il 10% sull'Euro in pochi mesi, Euro che oggi vale meno anche  di un Franco Svizzero (cosa mai avvenuta).

Incombono le sanzioni che - prima e forse più di Putin - però colpiscono essenzialmente  l'Europa visto che gran parte del mondo non le applica. Ma allora, chi se non soprattutto l'Europa sta pagando la guerra in Ucraina? Intanto il maxi-debito USA detenuto dai risparmiatori esteri grazie alla rivalutazione del dollaro si è ridotto in pratica del 10% cioè NOI paghiamo, riducendolo, anche il debito americano.

Nessuno sembra avere il coraggio di sollevare questi aspetti che dovrebbero farci riflettere sulla incomprensibile (?) pochezza europea e sul conformismo dell'informazione.

 

NUCLEARE OK: E  ADESSO L’ITALIA?
Nella sua ultima giravolta energetica, sotto la pressione politica della Francia e a seguire della Germania e dell’Est Europa, il gas e l’energia nucleare sono state definite come “green” dall’Unione Europea e quindi potranno essere sviluppate anche nei prossimi anni in alternativa a petrolio e carbone.
Per chi – come me – ha sempre sostenuto l’assurdità tutta italiana di un “no” preconcetto al nucleare (“no” cresciuto nei decenni per ignoranza, condizionamento dei media, atavica paura di fantomatici disastri) è sicuramente una buona notizia.
Resta però il fatto che il nostro paese - che era in testa agli studi in questo settore ed aveva per tempo avviato un programma per produrre energia nucleare – è ora fanalino d’Europa, tagliato fuori dal mercato e sconterà un costo pesantissimo in termini di decenni e di costi economici immani per il ritardo accumulato.
Raramente come in questo settore ci si è nutriti di demagogia stupida, con l’ENEL costretta a chiudere gli impianti in Italia ma producendo energia atomica in centrali all’estero, con energia elettrica importata a caro prezzo da Francia, Svizzera (e ora anche dalla Slovenia) anche se di produzione nucleare e una bella corona di centrali atomiche costruite appena al di là delle Alpi, quasi che le eventuali nubi radioattive rispettino i confini nazionali.
In realtà di incidenti nucleari importanti nel mondo non ce ne sono più da decenni e le nuove tecnologie hanno aumentato ogni margine di sicurezza con interventi automatici di spegnimento dei reattori in caso di necessità e stoccaggi sicuri oltre – soprattutto – a costruire centrali atomiche di diversa e ben più moderna concezione.
In Italia, invece, un po' come per gli inceneritori dei rifiuti urbani il problema non viene mai risolto perché tra veti incrociati e paure inconsce nessun governante accetta di prendersi le proprie responsabilità, timoroso di perdere “appeal” presso l’opinione pubblica. Quindi niente stoccaggi sicuri, fusti di materiale radioattivo potenzialmente pericolosi in giro, nessuna programmazione per il futuro.
E adesso, che fare? Se qualcuno si svegliasse proponendo di costruire qualche centrale nucleare verrebbe tuttora lapidato in pubblico eppure o vogliamo ridurre il nostro deficit energetico o non ci sono altre vie, salvo coprire l’Italia di pannelli solari e le nostre colline di pale eoliche. Eppure il PNRR dovrebbe servire proprio per decisioni lungimiranti (e sicure) anche in questo settore, soprattutto perché il futuro del nucleare non sono più i grandi impianti impattanti sul territorio, ma centrali di ben più modeste dimensioni capaci di produrre energia “locale” a costi competitivi.
Chissà se finalmente ci sarà una informazione chiara su vantaggi e costi di queste decisioni o se, ancora una volta, si continuerà con la consueta demagogia.

PS: chi volesse aggiornarsi sul tema con dati, documentazioni e confronti si legga (o rilegga) il volume “Il futuro dell’energia nucleare” di Celso Osimani e Ivo Tripputi, edizioni IBLlibri – euro 20) 

VACCINI
Ricrescono i casi di Covid e il sempiterno ministro Speranza ha ripreso gli appelli per la campagna vaccinale rivolta ai “fragili” e agli Over 60. “Vaccinatevi, anche se solo tra settembre ed ottobre ci sarà il nuovo vaccino contro Omicron!”. Ma con questo tipo di annunci, quanti italiani andranno mai a vaccinarsi? 
Nessuno mi toglie dalla testa che bisogna soprattutto far fuori scorte di vaccini superati pagati a caro prezzo, nel grigiore e nella corruzione che in argomento ha sottolineato il muoversi dell'Europa. 
Piuttosto, se si ritrovano insieme decine di migliaia di persone stipate per un concerto sia pur all’aperto, non sarebbe logico imporre l’uso della mascherina (se fosse davvero utile) almeno in occasione di questi assembramenti?

 

COERENZA
Un pubblico plauso va dedicato a ELIO VITO, parlamentare di Forza Italia e già leader radicale che dopo otto legislature si è dimesso dalla Camera perchè non più in linea con alcune prese di posizione del proprio partito.
In un mare di voltagabbana ecco una persona seria, coerente, che non cambia bandiera. Onore al merito e "doppio onore" perchè la maggioranza degli altri deputati sono stati doppiamente scortesi e pusullanimi. 
Quando un deputato infatti si dimette per motivi di opinione è prassi e "bon ton" che le sue dimissioni siano respinte con il voto segreto, salvo accettarle la seduta successiva, se riconfermate.
Questa volta una maggioranza di persone piccole piccole ha invece subito accettato le dimissioni a maggioranza, segno di scarso livello istituzionale ed inutile scortesia. Tranquilli: la grande maggioranza di loro finirà a casa presto, credo con pochi pubblici rimpianti. 


UN  SALUTO  A  TUTTI                                                             MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 870 del 8 luglio  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

N.B. IL PUNTO è a disposizione dei lettori per essere diffuso tra amici, web e giornali, ma con preghiera di citare la fonte e mantenere il senso di quanto viene scritto.

Un sincero grazie a chi mi comunicherà indirizzi di potenziali nuovi lettori interessati a leggerci. 

 

RIASSUNTO: Un saluto a Caterina “nata in barca”, parentesi gioiosa tra assurdità del mondo e disinformazione. Erdogan passa da essere “dittatore” a “amico, partner ed alleato”: è la sagra dell’ipocrisia. A proposito di libertà dell’informazione, ma chi controlla i controllori? Continua intanto la crisi M5S con un Conte patetico, ma è tutto show: da sempre i grillini minacciano oggi, ma si dimettono domani. Si segnala intanto che da Strasburgo giunge notizia che il gas e il nucleare per l'Europa sono ufficialmente diventati “green”: ennesimo giro di walzer, ma adesso come la mettiamo con quello che si è promesso, deciso e dichiarato nel recente passato? Mal di pancia in arrivo per ecologisti & C.

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Ogni settimana diversi lettori si lamentano di non ricevere più “Il Punto”.

Poiché ho tutta l’intenzione di continuare a scriverlo, prego chi venga a trovarsi in questa situazione di avvisarmi via mail tenuto conto che non si riesce a capire il perché di questa auto-cancellazione che purtroppo continua da mesi. Ricordo che comunque – giù nella giornata di venerdì - IL PUNTO della settimana è visibile sul mio sito www.marcozacchera.it Grazie!

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UN SORRISO: FIOCCO ROSA PER CATERINA  “NATA IN BARCA”

Quando ero piccolo, all’Isola Pescatori, mia nonna Olga - se lasciavo aperta una porta - mi diceva sempre “Chiudila, non sei mica nato in barca!” Ma Caterina Sofia Barbalace potrà lasciare le porte aperte per tutta la vita, visto che è nata sabato 2 luglio alle 5.10 del mattino proprio sul traghetto Intra-Laveno, attraversando il Lago Maggiore. Parto veloce ed imprevisto, ma finito tutto bene con il solo aiuto di papà, mamma e di un marinaio del traghetto “Ticino” che arrivato a Laveno, 20 minuti dopo la partenza, aveva… una passeggera in più!  Fossi la Navigazione Lago Maggiore offrirei a Caterina almeno una tessera di libera circolazione “a vita” sui battelli del lago!

 

ERDOGAN E DRAGHI: W L’IPOCRISIA

C’è un limite alla demagogia, alla farsa, alla “realpolitik”? La visita di Draghi ad Ankara a “baciare la mano” ad Erdogan forse l’ha superato.

Erdogan, quello che per Draghi un anno fa era – parole sue - “un dittatore” con cui adesso “siamo partner, amici ed alleati”. Eppure è quello stesso Erdogan che solo l’anno scorso negava una sedia ad Ursula Von der Leyen perché donna, quello che ha messo in galera migliaia di   oppositori,   arrestato   centinaia   di   giornalisti,   imposto   la   censura   alla   stampa, espulso dalla magistratura turca avvocati e giudici non allineati, quello che discrimina i cristiani e invoca apertamente la distruzione dell’etnia curda, quello stesso Erdogan che fino a pochi mesi fa eseguiva il “lavoro sporco” in Siria certo dell’impunità nel mondo.  Come Putin, meglio (peggio) di Putin.

Un Draghi obbligato ad essere ipocrita superstar e che fa il paio con il leader PD Enrico Letta che 14 mesi fa twittava “È grave la scelta di Erdogan di ritirare la Turchia dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne. Un altro passo che allontana la Turchia dal rispetto delle regole fondamentali.”

Forse che Erdogan si è ravveduto o ha fatto un passo indietro verso le “regole fondamentali”? Assolutamente no, ma da buon levantino sta con tutti e contro tutti a seconda   del   proprio   tornaconto.   Uno     che   vent’anni   fa   –  come   Putin  -   si   era presentato come innovatore liberale e adesso obbliga al velo le donne, il furbastro che dalla guerra Russia-Ucraina ha subito cominciato a guadagnarci di più.

La Turchia, un paese cui adesso si promette che entrerà in Europa, che sta nella NATO ma non applica le sanzioni alla Russia, che approfitta del conflitto per sparare a zero (per ora solo a parole) contro la Grecia, paese “nemico” da sempre, che non ha mai riconosciuto il genocidio armeno e che si è annessa un pezzo di Cipro (altra faccenda dimenticata).  Erdogan, quello che incassa milioni di Euro annualmente dall’Europa per tenersi i profughi siriani che però poi li lancia verso ovest a colpi di rubinetto e a seconda delle proprie convenienze e del proprio tornaconto.

Ieri dittatore squalificato, oggi “partner, amico ed alleato”: che figura!

Si inchina e lo ossequia tutto il mondo demo-green-eco-paci-progress-antifascista: “Un’ alleanza necessaria”. Perché mai “necessaria”? In chiave anti-Putin, ovviamente, perché Erdogan “E’ un autocrate, non un dittatore” chiosa il solito Letta, abituato a dover saltare da un campo all’altro pur di tenersi stretti alleati e potere.

Cerchiamo per una volta di essere un po’ meno ipocriti: Erdogan è esattamente come Putin, solo che adesso fa comodo avercelo come allegato e allora tutto va bene, può fare di tutto, tutto gli viene promesso, tutto si dimentica o si fa finta di dimenticare.

Ma siamo seri: se Putin è insopportabile allora Erdogan lo anche di più e non solo per gli evidenti limiti della sua democrazia, ma perché è più sfuggente, cinico, mellifluo, calcolatore. E noi (Italia-Europa-NATO-G7-USA), ipocriti come sempre, gli corriamo dietro. Ma non siamo davvero dei pagliacci?

 

LIBERTA’ DI INFORMAZIONE, CHI CONTROLLA I CONTROLLORI?

Cerchiamo di liberarci da ogni preconcetto. Secondo voi le reti televisive di Rai1, Rai 2, Rai 3, Rete 4, Canale 5, Italia 1, La 7, Sky, Rai News 24 ecc. sono “filo russe” nel dare informazioni? Passando alla carta stampata, vi sembrano russofili o pro-Putin giornali come il Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, il Messaggero, i Quotidiani Nazionali ecc. ma anche Libero o il Giornale? E così le agenzie di stampa ANSA, AGI ... A me francamente pare di no.

Che quindi si adombri che da Mosca ci si muova per “strategie pianificate per una sistematica alterazione della corretta informazione e del processo democratico” come dichiara Antonello Giacomelli, l’ex deputato PD ora responsabile dell’AgCom (ovvero la costosissima Agenzia Garante per le Comunicazioni) lo trovo del tutto inverosimile. Allo stesso modo quando Giacomelli sostiene “Trovo necessario e doveroso che le strutture della sicurezza dei governi democratici europei, a partire da quello italiano, si occupino di fronteggiare questo rischio.”

Ma quale rischio? Quando si dichiara il timore “che le fake-news russe facciano breccia nell’opinione pubblica” ci si dimentica che se oggi una fetta importante di italiani ha una posizione critica sulla situazione in Ucraina non credo che ciò dipenda da false informazioni russe, quanto – al contrario – proprio perché l’informazione ufficiale è così monocorde da suscitare qualche sospetto, tenuto anche conto che – unanime – è anche il coro dei grandi Network americani ed inglesi oltre alle principali testate giornalistiche del mondo, tutte sempre e comunque schierate ad applaudire Biden, la NATO, i vertici europei e Zelensky.

Certamente nel mondo web ci sono fonti russofile, ma nessuna persona di buon senso si lascia abbindolare così facilmente dalle tesi putiniane o terrapiattiste, soprattutto se poco credibili e ben poco documentate.

Piuttosto il tema è drammaticamente un altro: il silenzio che accompagna moltissime questioni che partono dall’Ucraina e sconfinano nel campo economico e in generale nella gestione europea e mondiale dell’economia, del clima, della cultura, dell’informazione.

Penso alla poca trasparenza o visibilità di inchieste serie sulle speculazioni finanziarie, sugli arricchimenti scandalosi di poche migliaia di persone rispetto a miliardi di poveri, alle speculazioni sulle materie prime, i farmaci, la sanità, l’approvvigionamento alimentare, il controllo dell’acqua.

La sostanziale “verità ufficiale” non spiega mai – sono esempi concreti – che le sanzioni rischiano di incidere ben poco sulla Russia se non vengono applicate da buona parte del pianeta (paesi della Brics, Sudamerica, Messico, Turchia, Stati del Golfo, sud est asiatico ecc.).  Pochi hanno ricordato il “prezzo” che la NATO paga per assicurarsi l’appoggio di Erdogan in termini di diritti civili, così come pochissimi hanno affrontato con serietà lo spinoso tema dei rapporti tra Unione Europea (ed in primis quelli personali di Ursula von der Leyen ) con le grandi aziende farmaceutiche o – soprattutto in Italia – la grande opacità su quelle operazioni bancarie che in buona sostanza hanno distrutto il risparmio dei “piccoli” e permesso affari colossali ad alcune banche, oppure le truffe sui “bonus” e i prezzi amministrati, così come nessuno affronta seriamente la questione del rapporto di dipendenza europeo dagli USA.

Su questi temi servirebbe quindi davvero più trasparenza e libertà di informazione (il che sarebbe proprio il compito dell’AgCom, anziché correre dietro alle farfalle) vista una libertà che “ufficialmente” c’è sempre, ma poi – nella pratica – spesso si dissolve dietro le parole scontate e soprattutto la rarissima volontà di fare effettiva trasparenza sui fatti.

 

DISASTRI UGUALE COLDIRETTI

Lo avete notato? L’ufficio-stampa migliore d’Italia è quello della Coldiretti che ad ogni evento atmosferico quantifica i danni in tempo reale. Siccità? Tot danni, ma anche se piove o tira vento, grandina, nevica o arrivano gli insetti cinesi. E’ uno stillicidio di brutte notizie con un quotidiano tariffario dei disastri che vengono quantificati in tempo reale (chissà come) e subito ripresi dai media. In un mondo affamato di tragedie pur di andare in prima pagina Coldiretti è un alleato prezioso per fare comunque aumentare i prezzi, soldi che però raramente restano nelle mani dei produttori a tutto vantaggio della troppo lunga filiera della disrtribuzione "made in italy" .

 

PREAVVISO: SETTIMANA PROSSIMA CI SALUTIAMO CON IL NUMERO DEL 15 LUGLIO, poi IL PUNTO - come ogni anno - prendera' la consueta cadenza estiva di uscita quindicinale fino a meta' settembre

 

UN SALUTO, BUONE FERIE A CHI LE FA... E BUONA SETTIMANA A TUTTI             MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 869 del 1 luglio  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

RIASSUNTO: Il centro-destra dove era diviso ha perso i ballottaggi, mentre credo che nella Lega e nel M5S in molti cominciano a chiedersi se valga la pena continuare a sostenere Draghi.

Ucraina: le “sanzioni” a Mosca possono essere inutili e trasformarsi un boomerang, ma nessuno lo ricorda nei tanti vertici e nei commenti, mentre al Monte dei Paschi di Siena è una apoteosi dei “furbetti”. Lo ribadisco: troppe volte vince la disinformazione, come per l’aborto negli USA.

 

KARAKIRI A DESTRA

Era difficile, bisognava proprio mettercela tutta, ma dimostrando massimo impegno e altrettanta fermezza il centro-destra ce l'ha fatta a suicidarsi e a perdere alcune città - come Verona - amministrate da decenni.

Invano l'esperienza ha sempre dimostrato che quando si va divisi al primo turno poi regolarmente si perde anche al ballottaggio, perché conta di più ammazzare il "cugino" interno che battere l'avversario politico. La controprova solo due settimane fa dove invece – unito – il centro-destra aveva vinto in molte città, da Genova a Palermo.

Ma finché i leader nazionali ed i ras locali non vorranno capire che alle elezioni amministrative per vincere servono le PRIMARIE tra gli elettori di area per trovare i candidati giusti (non paracadutati) e poi che i prescelti dai cittadini vanno appoggiati dall'intera coalizione si continuerà regolarmente a perdere. Amen.

Dopo le batoste amministrative delle stagioni scorse e le divisioni per il Quirinale, domenica scorsa ci sono state le prove generali per perdere anche le prossime elezioni politiche: andiamo avanti così!  Letta e il PD - commossi - ringraziano.

 

PS: mi auguro che Lega e Forza Italia comincino a chiedersi seriamente se davvero vale la pena di sostenere Draghi quando è il PD a menare tutte le danze e che anche FI sostenga con chiarezza che il parlamento e il governo hanno (avrebbero) altre priorità che non discutere di cannabis libera e di jus scholae. Se si tengono posizioni unitarie tra FdI – Lega – FI forse gli elettori se ne ricorderanno, se ci si divide anche su queste cose l’intesa (e il voto) saranno sempre più difficili. 

 

 A PROPOSITO DI SANZIONI

Nei giorni scorsi ci sono stati quattro importanti appuntamenti internazionali: il 14° incontro tra i leader della Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), il vertice UE che ha detto “no” a Draghi per bloccare il prezzo del gas e dove il problema immigrazione è perfino uscito di scena, pur con 7.300 nuovi arrivi in Italia solo questo mese ( + 30% sul 2021, + 400% sul 2020) e ben 2.200 nell’ultima settimana. E’ seguito il G7 degli “scamiciati” in Baviera dove è stata ribadita la necessità di nuove sanzioni a Mosca e nuove armi a Kiev,  il tutto ribadito al vertice NATO di Madrid.

Per quanto riguarda l’Europa si applaude al potenziale ingresso di Ucraina, Moldavia e Georgia nella UE (tutti paesi ricchi e senza problemi, un successone…) mentre nessuno sembra voler prendere atto che l’Italia dimostra ancora una volta di contare poco o nulla a livello europeo nonostante Draghi presunto superstar.

Questo è un aspetto vero, ma antipatico e quindi nascosto, così come credo che neppure un italiano su cento sappia poi cosa sia la “Brics” che rappresenta però una crescente intesa politica ed economica sempre più stretta tra paesi che da soli “pesano” il 40% della popolazione mondiale e un quarto del PIN del globo. 

In concreto e al di là delle chiacchiere significa che Brasile, Cina, Sudafrica ed India, i paesi da loro controllati e poi il Messico, tutto il Sudamerica, l’Asia Centrale, l’ Africa e tutto il Sud est asiatico, oltre a Turchia, Medio Oriente e Stati Arabi non applicano e non applicheranno sanzioni a Putin.  Il G7 può confermare quello che vuole davanti alle TV, ma tutti questi paesi rappresentano oggi una clientela enorme per Mosca che ha solo da completare i gasdotti verso sud-est per avere a disposizione una umanità affamata di gas e petrolio, pronta già oggi a rifornirla - in cambio - di tutte quelle infrastrutture e prodotti che il mercato europeo e USA ufficialmente rifiuta alla Russia.

 In questo quadro parlare di sanzioni a Putin significa non voler (o saper) tener conto di questi aspetti globali, il che è perlomeno bizzarro e demagogico, al di là di ogni logica politica, militare o di doveroso sostegno a Kiev.

Nessuno – ovviamente – sottolinea o risolve il dramma delle ricadute dirette ed indirette che le sanzioni significano per la nostra economia, già azzoppata dal Covid, con la conseguente crescita dei prezzi, dei costi energetici e del deficit pubblico.

Così - mentre il mondo corre - noi in Italia e nella “vecchia” Europa parliamo soprattutto di diritti gender, di omotransfobia, di clima, di jus soli o jus scholae e di massimi sistemi, auto-evirandoci nella produzione industriale ed automobilistica, nei commerci internazionali, nei consumi ecc. sepolti da mille normative restrittive che dall’altra parte del mondo si minimizzano, quasi non abitassimo tutti in una casa globale.  

Tra l’altro siamo e saremo sempre più dipendenti proprio dai paesi extra-UE per carenze di materie prime e quindi sempre più soffocabili con un embargo o in una suicida battaglia dei prezzi.  

E’ un giro vizioso in cui l’Europa può anche avere ragione sui principi, ma è del tutto perdente e sempre più debole nel mondo, guidata dalla demagogia e tenuta per mano dagli USA che -  pure loro - oggi sono senza una guida chiara e con mille problemi, aspetto di cui non si ha però il coraggio di parlare perché - prima di tutto - siamo tutti vittime di una pseudo “informazione globale politicamente corretta” che detta legge su tutto e censura chi non si adegua nascondendo le questioni imbarazzanti.   

Mentre esplode l’inflazione e l’economia europea va a picco è meglio insomma sfornare vertici su vertici, paradiso dei “bla bla bla” e seguiti poi da interviste scontate e precotte, oltre che per mostrarsi - sempre sorridenti - ai media nelle consuete e sempre più affollate foto di gruppo dove (notate?) le grandi risate ed abbracci di Biden e Johnson con Erdogan lasciano perplessi: ma il ras di Ankara  - in termini di libertà e democrazia - è poi molto diverso da quello di Mosca?

 

MPS: PERDITE PUBBLICHE E PROFITTI PRIVATI

Il nuovo CdA del Monte dei Paschi di Siena ha illustrato il nuovo piano industriale che dovrebbe riportare in utile la banca senese nei prossimi anni, al prezzo di altri 4.000 esuberi e la chiusura di 150 filiali.  «Mps fa parte del patrimonio culturale e sociale del Paese. Può tornare ad avere un ruolo nel sistema bancario italiano ed europeo» ha dichiarato Luigi Lovaglio, il Ceo che a febbraio ha preso le redini dell’istituto.

E’ bello sperare in un potenziale roseo futuro per la più antica banca italiana che però metterà ancora una volta a carico del “pubblico” esuberi e licenziamenti dopo aver massacrato soci e investitori con – di fatto – nessun responsabile pur avendo accumulato uno stock di crediti deteriorati di 4,1 MILIARDI.

Altro che “patrimonio culturale e sociale” … Sono soldi dati a gente che non li meritava e che non li ha restituiti (e presumibilmente non li restituirà mai) sempre nell’ottica del concetto che tanto “qualcun altro” pagherà. Tra “suicidi” misteriosi e sentenze discutibili, immaginate che MPS - anziché la ex cassaforte del PD, per decenni fonte di clientelismo e crediti facili - fosse stata in mano a qualche banchiere amico del centro-destra o di Berlusconi. Secondo voi sarebbe finita tra assoluzioni, benefit, pre-pensionamenti e buonuscite?

 

ABORTO, ANCHE DELLA VERITA’

L’ennesimo esempio di disinformazione globale è arrivata per la recente sentenza della Corte Suprema americana sull’aborto. Con maggioranza di 6 a 3 (quindi andando ben oltre i giudici messi da Trump che ne ha nominati solo 3) la Corte non è entrata nel merito dell’aborto, ma si è limitata a dire che è materia di competenza statale e non federale perché dell’aborto - ad oggi - non si parla nella Costituzione americana e che quindi il Mississippi aveva diritto di mettere un limite ad abortire entro le 15 settimane (in Italia tra l’altro è di 12). I media hanno parlato di oscurantismo, La Stampa addirittura di ritorno al Medioevo dando la colpa ovviamente a Trump. Se Biden (con Obama, la Clinton e la Pelosi) sono così convinti dell’aborto free, perché non varano una legge federale facendola votare al Congresso? Hanno la maggioranza… Ma in realtà anche molti democratici vorrebbero mettere comunque dei limiti all’aborto che resta per tutti sempre una scelta difficile e spesso drammatica.

 

UN SALUTO E BUONA SETTIMANA A TUTTI                           MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 868 del 24 GIUGNO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

RIASSUNTO: Di Maio si fonda un partitino personale pur di restare al governo, mentre l’Italia conferma il suo impegno per la pace fornendo armi in Ucraina. Sono perplesso, e mi chiedo perché non debba contare nulla l’opinione di milioni di persone che vorrebbero invece posizioni diverse.

Intanto servirebbe a tutti un rapido ripasso di storia, per esempio quella della  Crimea. Avete intanto notato com'è l'informazione secondo il Corriere della Sera e la novità romana della residenza agli abusivi?

 

L’ITALIA E’ COME DI MAIO

Quanto mi piacerebbe poter intervistare Luigi Di Maio, neo leader di “Insieme per il futuro”.

Non una intervista politica ma una interrogazione precisa, come a scuola quando dovevi dare risposte vere e non giri di parole.

Credo che se l’Italia oggi per molti sia un paese disastrato lo è perché si è affidata a persone come lui, che ha un curriculum impressionante in quanto a cariche, ma alle spalle il vuoto.

Vorrei chiedergli quanto costa un litro di latte al supermercato e quale sia la capitale del Bangladesh (in italiano, per carità…) e poi magari il perché di certe sue incredibili giravolte che ne hanno fatto un personaggio unico, un guitto diventato d’alto bordo soprattutto per inconsistenza altrui e dabbenaggine nostra.

Un furbetto già iscritto ad ingegneria, poi a giurisprudenza, poi ritiratosi dagli studi.

Uno che ha campato (o ha tentato di farlo) come giornalista sportivo, tecnico informatico, assistente alla regia, agente di commercio, steward allo Stadio San Paolo e manovale nell’azienda di famiglia.

Indubbiamente una gran buona volontà, ma poi la folgorazione per la “mission” politica sostenendo il neonato M5S da lui tenuto a battesimo.

Parte male: dopo 3 anni alla guida dei grillini locali, solo 59 preferenze alle “comunali” di Pomigliano d’Arco e viene trombato, ma da allora basta voti, meglio solo “nomination”: grazie a soli 189 (centoottantanove!) voti on line nelle “parlamentarie” del M5S nel 2013 viene candidato – blindato – nella circoscrizione “Campania I” e da allora nessuno lo ferma più, a conferma della follia di questo sistema elettorale.

Pensate: diventato deputato nel 2013 viene subito eletto vice-presidente della Camera (il più giovane da sempre) ed è e capo del M5S dal 2017 al 2020.  Vice-premier con il Conte I e contemporaneamente Ministro dello Sviluppo economico e del lavoro (!), dal 2019 è il nostro Ministro degli Esteri (!!).

Idee politiche chiare, chiarissime, oppure no, forse un po’ confuse. Come leader grillino aveva “giurato” lo stop dopo il secondo mandato così come “Chi lascia il partito dove è stato eletto dovrebbe dimettersi”, facendo invece l’esatto contrario.

Come ministro ha sostenuto ferocemente il blocco alle trivellazioni di gas e petrolio in Italia, se oggi dipendiamo da Mosca è anche merito suo. Intanto la Croazia ringrazia e il nostro gas lo trivellano loro.  Dopo aver voluto il reddito di cittadinanza è apparso al balcone di Palazzo Chigi proclamando alla folla “Abbiamo abolito la povertà”, come tutti ben sanno.  Coerente anche in politica estera: nel 2019 incontra a Parigi i “gilet gialli” anti-Macron salvo poi baciarlo ed abbracciarlo nel più recente passato. Ha una particolare ammirazione per la Cina cui ha steso tappeti rossi per “la nuova via della seta”, il progetto geo-economico  contestato dagli Stati Uniti ed ha quindi osannato la visita del presidente cinese Xi Jinping in Italia del marzo 2019 e proprio alla Cina siamo ricorsi per le forniture COVID a prezzi fuori mercato e a danno delle nostre imprese (indagini su Arcuri? Mah, dimenticate…)  Di Maio in politica estera ha sempre simpatizzato per i chavisti venezuelani di Maduro mettendo il veto al riconoscimento di Juan Guaido come presidente del Venezuela, come invece volevano l’intero occidente e L’Unione Europea.

E’ a favore delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e dell' “adozione del configlio” però «Da cattolico penso che la famiglia sia quella con il papà e con la mamma”.

Come documentato da Le Iene con la trasmissione “Pomigliano Boys” e da molte altre fonti di stampa “tiene famiglia” e ha quindi favorito la carriera di molti suoi ex compagni di scuola. Wikipedia è spietata e ne fa un lunghissimo elenco, ma di “voto di scambio” per lui non ne parla nessuno.

Sostenitore dell’ambiente, ma anche dei condoni edilizi ad Ischia, è riuscito nel record di fa finta di stare contemporaneamente con Tripoli e con Bengasi, schierandosi con la dittatura egiziana ma chiedendo  “verità per Regeni” (e i famigliari dell’ucciso gliela hanno giurata). Adesso è per la pace in Ucraina e contemporaneamente sostiene gli aiuti militari. mentre il suo millantato “piano di pace” - già annunciato in TV-  non lo ha mai visto né conosciuto nessuno, tantomeno le parti in causa assumendo i contorni di una barzelletta.

Di Maio - soprattutto - ha imparato che quando hai una carica non la molli mai, a costo di mollare il proprio partito e fondarne un altro a propria immagine e somiglianza.

Questo è Giggino Di Maio, degna fisionomia di un’Italia da burla, poco credibile e sempre con il piede in tutte le staffe, perché non si sa mai.  Non è una cosa seria, ma appunto per questo ci rappresenta alla perfezione.

 

 

STATISTICHE

Secondo pressochè tutti gli istituti di statistica, a proposito della GUERRA IN UCRAINA, l’87% degli italiani si dice “preoccupato” e il 30% ritiene che vi siano responsabilità della NATO per lo scoppio del conflitto avendo in qualche modo minacciato la Russia di “accerchiamento”.

Quasi il 50% è contro l’invio di armi italiane in Ucraina, il 40% ritiene che i media siano troppo sbilanciati a favore di Kiev e si ritiene insoddisfatto del livello di obiettività delle informazioni. Specificatamente sulle SANZIONI  la percentuali di chi vuole o non vuole applicarle ha un margine (a favore del mantenimento delle sanzioni) di meno del 10% del campione.

Se questi sono i numeri e fossi il premier Draghi mi preoccuperei non poco quando dalla “guerra lampo” immaginata da Putin si passa alla “guerra lunga” con un coinvolgimento della UE che - ad andar bene - continuerà per molti mesi, con i prevedibili disastri per la nostra economia.

EPPURE - NONOSTANTE CHE L’INFORMAZIONE SIA TUTTA A FAVORE DI KIEV - CRESCONO I DISSENSI SULLA POSIZIONE UFFICIALE ITALIANA ED EUROPEA.

Intanto il governo è lanciatissimo sul fronte degli aiuti militari, delle sanzioni, dell’appoggio “senza se e senza ma” a Zelenskyj che – da parte sua – non apre alcun spiraglio di pace, anzi, con le sue dichiarazioni rifiuta ogni tipo di dialogo.

Difficile che inizi ora, ricevendo proprio oggi dagli USA centinaia di nuovi missili e con lo stesso Biden che ha ricordato la lista delle nuove forniture: missili anticarro Javelin, missili antiaereo Stinger, elicotteri Mi-17, droni, radar, artiglieria e altri sistemi missilistici di precisione.  

Non capisco perché il centro-destra non debba prendere un po' le distanze da questa situazione soprattutto nel momento in cui le sanzioni si stanno ritorcendo contro chi le ha decise e l’Europa sembra in mano ai “falchi” di Washington e Londra che annunciano altre armi ed aiuti a Kiev.

Una volta di più tutti sappiamo tutti benissimo che Putin è l’aggressore, ma credo che si debba trovare il modo di venirne fuori per esempio riconoscendo autonomia concreta alle popolazioni russe nell’est dell’Ucraina, ma sembra che Zelenskyj chiuda ogni porta sia per l’est del paese che per la Crimea.

 

PER ESEMPIO, LA CRIMEA…

Chissà quanti sanno (i nostri media non lo ricordano mai) che - per esempio -  la Crimea era da secoli terra russa e fu “regalata” all’Ucraina solo nel 1954 personalmente da Nikita Chrushew.

Allora si usava così: se il segretario generale del partito comunista sovietico lo voleva, tutti ubbidivano. In ogni caso Russia e Ucraina erano sempre parte dell’ URSS  e quindi, a quel tempo, i confini interni contavano poco. Nessuno poteva immaginare che sarebbero poi nate repubbliche indipendenti e nemiche e che quei confini fossero motivo di conflitto.  

Al censimento del 2001 il 58,5% della popolazione in Crimea era comunque ancora di lingua ed etnia russa, il 24,4% ucraina e per il 12,1% composta da tatari di Crimea. Nel 2014 la Crimea è stata occupata militarmente dalla Russia (atto sicuramente contrario al diritto internazionale). A seguito di un referendum popolare avvenuto il 16 marzo 2014, non seguito da osservatori occidentali, il 95,4% dei votanti ha però votato per l'annessione alla Russia con una partecipazione al voto dell’83,1%.

Unione Europea e NATO, così come la stragrande maggioranza degli stati membri ONU, non riconobbero l'annessione della Crimea adottando sanzioni politiche ed economiche nei confronti della Federazione Russa, ma è difficile sostenere che questa adesione non sia la liberà volontà della maggioranza degli abitanti locali.

Perché l’Italia non sostiene un nuovo referendum - controllato e garantito a livello internazionale - per far decidere agli abitanti (tutti, sia quelli scappati in Ucraina che quelli scappati in Russia, se erano residenti in Crimea o nel Doimbass ad una certa data) da che parte vogliano stare? Sarebbe giusto e democratico che nei distretti dove eventualmente ci fosse una forte adesione alla Russia si ammettesse un passaggio territoriale o si stabilissero forme serie di autonomia. Credo che questo sarebbe un modo corretto e democratico di procedere e forse anche uno spiraglio di pace.

 

CORRIERE DELLA SERA

Vi elenco in serie di tutti i titoli presenti alle ore 21 di mercoledì’ 22 giugno sull’edizione on-line del Corriere della sera, in stretto ordine di pubblicazione:

Intervista a Boris Johnos; “No a Una cattiva pace in Ucraina, per l’Occidente non è il momento di fermarsi, Putin deve fallire” – La Finlandia: “pronti a combattere se Mosca ci attacca” –  Kaliningrad: il rischio dell’avamposto nucleare russo in Europa – Putin e il super missile pronto entro l’anno – Raid russo a Izyum, uccise 5 donne - A Kiev le armi tedesche – Dombass: la situazione è critica, ma la resistenza ucraina contrattacca a nord – Bugie come strumento di lavoro: perché negoziare con Putin è impossibile…

Credo che tutti abbiano capito come si sia schierato il Corriere della Sera,  ma a questo punto mi pare evidente perche molte persone si chiedano se ci vengono dette effettivamente delle verità o solo delle opinioni, più o meno di parte.

 

OCCUPAZIONI

Soprattutto a Roma è diffuso il fenomeno della occupazione abusiva delle case altrui magari lasciate libere anche solo per poche ore dagli inquilini. Pare che i casi siano più di 12.000 e ci sono quartieri dove il rischio è così concreto da creare “turni” di sorveglianza condominiale perché se la casa ti viene occupata liberarla è poi quasi impossibile e comunque lungo e difficile. Il caso di un anziano sbattuto fuori casa con la violenza da una famiglia abusiva rom è andato sui giornali, ma succede tutti i giorni.

Incredibile che il PD romano abbia fatto ora approvare una mozione in Campidoglio perché si possa concedere la residenza a chi occupa le case anche senza titolo. “Abbiamo dato dignità alle persone”, sostengono, alla faccia di chi si ritrova la casa occupata.

Possono esserci casi in cui abitazioni pubbliche restano vuote per anni e vanno invece utilizzate, ma seguendo delle norme, il “liberi tutti” generale comporterà ripercussioni pesanti e di fatto accettando abusi, soprusi e violazioni di legge, comprese le occupazioni di immobili da parte dei centri sociali, clandestini, rom ecc. ecc. Insomma il sindaco Gualtieri “paga dazio” a chi lo ha appoggiato in campagna elettorale.  

 

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                                                           MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 867 del 17 GIUGNO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

RIASSUNTO: pochi votanti al referendum che rischia di scomparire come metodo di democrazia diretta mentre  nel voto per i comuni il Centro-destra dove è unito va meglio del previsto. La Meloni cresce e diventa ( diventerà) il “nemico” e quindi oggetto delle prossime manovre di demolizione politica e personale. Continua intanto la guerra in Ucraina ma soprattutto la guerra delle parole, con dubbi su news e fake-news, sanzioni e ritorsioni: chi ha il deposito della verità? Finale con un po' di esempi concreti di demagogia su Covid e “green” con fregature autostradali

 

RIFLESSIONI POST REFERENDARIE

Dove è andato unito il centro-destra ha vinto o può vincere le elezioni amministrative, dove è diviso perde e speriamo che qualcuno se ne accorga. Intanto l’annunciato flop della partecipazione popolare al voto referendario credo abbia purtroppo  definitivamente affossato questo sistema di democrazia diretta nel nostro paese.

Certamente ha pesato la poca informazione, il disinteresse generale, ma anche la consapevolezza tutta italiana che le cose tanto non cambiano mai, soprattutto quando c’è di mezzo la magistratura.

Restano però aperte alcune questioni di fondo che non si possono dimenticare.

In primo luogo si prenda atto che non ha più alcun senso pretendere una partecipazione sopra il 50% per dare validità ad un referendum quando a votare ormai va comunque solo una minoranza degli elettori perfino per le elezioni “normali”, come confermato dal voto di domenica.

E’ evidente che - se si crede nella democrazia diretta - bisognerebbe avere altri parametri per legittimare un voto referendario, per esempio collegandolo ad una percentuale minima di votanti rapportata a quella delle ultime elezioni politiche e soprattutto passando a referendum “propositivi” e non solo abrogativi.

In secondo luogo bisogna prendere atto che, come sempre, milioni di cittadini all’estero sono teoricamente essenziali per raggiungere il “quorum” ma in pratica non possono votare neppure volendo. Sembra una questione marginale, ma o il voto all’estero viene escluso dal “quorum” o bisogna far votare in modo più semplice e trasparente chi è iscritto all’AIRE.

C’è poi da chiedersi perché - nel momento in cui la raccolta delle firme referendarie può essere ora effettuata anche per via informatica - non si possa votare almeno per i referendum tramite PEC od altro sistema on-line di voto, ovviamente verificato.

Fin qui il “flop” referendario, ma pur non raggiungendo il quorum il voto ha comunque chiaramente indicato quale sia il pensiero degli italiani rispetto ai quesiti che erano stati loro posti e di questo bisognerebbe lealmente tenerne conto.

Interessante per esempio sottolineare che le percentuali tra SI e NO non sono molto diverse tra le città dove si è votato per i soli referendum o anche per le amministrative e dove quindi c’è stata una platea di elettori sufficientemente vasta e trasversale. Ovunque il SI è stato maggioranza confermando che i cittadini italiani vorrebbero effettivamente i cambiamenti proposti con i referendum e soprattutto che una larga maggioranza chiede un diverso sistema di elezione del CSM e boccia l’interscambio delle carriere tra PM e giudici.

Al di là della loro validità giuridica questa chiara indicazione popolare dovrebbe essere  quindi ammessa da tutti – in primis dai magistrati – con governo e parlamento che dovrebbero tenerne conto nelle scelte legislative. Pia illusione? Temo di sì.

Intanto – visto il suo buon risultato elettorale – si è aperta da sinistra la “caccia alla Meloni”, sport che prenderà piede nei prossimi mesi in vista delle elezioni politiche con vivisezionamento di ogni frase pronunciata dalla leader di FdI alla ricerca della percentuale intrinseca di fascismo, mentre non mancheranno indagini per la scoperta di presunti scandali finanziari, pseudo inchieste giornalistiche e magari qualche opportuno rinvio a giudizio nei tempi giusti. Vedrete se mi sbaglio: la sinistra ha bisogno di un “nemico” per unirsi e tentare la rivincita, ormai azzoppati Berlusconi e Salvini ecco arrivare il turno della Meloni.

 

PS: i lettori che votano nelle città dove la prossima settimana ci saranno i ballottaggi e si sentono di centro-destra riflettano che la sinistra vince sempre quando c’è una bassa affluenza: fate un sacrificio, ma domenica prossima andate a votare!

 

DISINFORMAZIONE, FAKE NEWS E LIBERTA’

Se il Papa accenna alla guerra in Ucraina dicendo pubblicamente "Non sono un sostenitore di Putin, ma in guerra non ci sono solo buoni e cattivi" secondo me è una notizia importante perchè sottolinea come non si possa giudicare a senso unico, ma la notizia "disturba" e quindi perfino il Papa viene censurato da buona parte dei media.

Nelle stesse ore si diffonde la notizia che Gazprom ha tagliato le forniture del 40% alla Germania e del 18% ad ENI. Russi "cattivi" ed affamatori di energia verso l'Europa? No, semplicemente l'UE non lascia ritornare in Russia le turbine per il gasdotto che sono in manutenzione in Canada e gli impianti di pompaggio così non possono essere messi in pressione. Tutti i dettagli su Bloomberg - che è una primaria agenzia stampa americana  - ma pochi lo spiegano in Italia (Televideo Rai – per esempio – assolutamente no) anche perchè allora bisognerebbe ammettere che - in nome delle “sanzioni” - come europei siamo da una parte così ipocriti da escludere le forniture energetiche russe dal blocco (perché del gas russo ne abbiamo bisogno), poi inventiamo demagogie finanziarie per “far finta” di non pagare in rubli. Ma soprattutto siamo così “furbi” da auto-danneggiarci da soli impedendo in parte la fornitura.

Il risultato è che così cresce ulteriormente il prezzo dell'energia, con i russi (ma anche i petrolieri nostrani) che guadagnano di più: danno e beffa, ma la faccenda va benissimo per gli speculatori.

Un atteggiamento UE miope (o complice) che aiuta infatti la speculazione soprattutto perché il prezzo del gas non lo blocca nessuno, tantomeno lo impone Bruxelles e mentre i paesi produttori fanno i loro super-affari, quelli che lo consumano (come l’Italia e la Germania) vanno economicamente a rotoli.

Tutte queste cose, però, non vengono appunto mai spiegate bene ed anche questa è disinformazione, così come quando ci si auto-applaude (vedi Di Maio e Draghi) per le possibili forniture di gas proveniente dall'Egitto. Ma l’Egitto è un paese-regime (vedi caso Regeni) dove la democrazia non è certo nelle mani del popolo sovrano, è piuttosto una democrazia  “alla russa” che quando fa comodo dimenticano tutti, nostro governo compreso.

Esempi per sottolineare come in Italia e in Europa c’è una informazione spesso di parte e filtrata da Bruxelles che adesso ha stabilito che bisogna agire contro le “Fake news” sanzionando anche i media che le diffondono.

Ma chi stabilisce come e quando una notizia sia vera, falsa o solo parzialmente vera/falsa? Deve essere un terzo, non chi si auto-assegna il diritto di sanzionare!

NON VA BENE COSI’, E’ GRAVISSIMO: SI VIOLA IL CONCETTO DELLA LIBERTA’ DI PENSIERO E CI SI AVVICINA AL CONCETTO DI  ”CENSURA”.

Una persona dovrebbe essere in grado di decidere da sola dove sia la verità ascoltando fonti diverse e confrontandole, altrimenti si rischia di IMPORRE una verità “ufficiale” che però potrebbe essere falsa o parziale, come i casi prima citati.

E’ pericolosissimo mettere un limite alla libertà di pensiero, mentre vanno piuttosto denunciate le singole notizie false, ma con dati alla mano e con specifiche denunce penali, non con una censura preventiva. Se però chi documenta la demagogia UE è tacitato o se le notizie più o meno false sono diffuse proprio dai vertici della UE che ne nascondono altre, dove vanno a finire i “sacri” principi europei ? 

 

 IPOCRISIA COVID

140.000 (centoquarantamila!) persone hanno assiepato a Roma il Circo Massimo per i due appuntamenti romani di Vasco Rossi. Rigorosamente tutti senza mascherina, stipati in ogni angolo possibile, i fans in delirio hanno assicurato il “sold out” per tutta la tournee estiva dell’artista.

Perfetto, segno che evidentemente il Covid è ormai circoscritto, ma spiegatemi allora perché i ragazzini di terza media che si presentano agli esami devono indossare la mascherina d’ordinanza, mentre i dipendenti pubblici ne sono esentati, ma non i dipendenti delle imprese private (bar e ristoranti) a contatto con il pubblico che -  invece - devono ancora indossarla. A parte il caos normativo c’è una evidente ipocrisia al Ministero della Salute.

 

IPOCRISIA CO2

Non se ne può più con le emissioni di anidride carbonica accusate di tutti i mali del pianeta e che adesso viene usata anche (e soprattutto) in campo pubblicitario.

Riflettete sulla pubblicità “bevi la tua acqua a CO2 zero” di una nota marca di acque minerali che sostiene come la sua acqua non sia inquinante e anzi “aiuta la natura”.

Ma non solo la bottiglia di plastica - pur “riciclata” - va comunque prodotta e quindi produrla comunque inquina, ma soprattutto è demagogico e assurdo che quella bottiglia “ecologica” venga poi trasportata in camion per centinaia di chilometri lontano dalla fonte o dallo stabilimento di imbottigliamento. Alla fine quell’acqua “minerale” è più che inquinante, è assurda. In molti paesi anziché le bottigliette di plastica ciascuno ha la propria borraccia personale e le bottiglie di plastica si usano molto meno. Ecco un vero salto di qualità ecologica.

 

I PUNTI BLU

Nel disinteresse generale sono stati chiusi 46 “Punti Blu” (uffici informazione) sulle autostrade italiane, pochissimi quelli superstiti. Nessuno se ne è accorto, nessuno ha protestato, ma l’utente che si vede recapitare a casa un pedaggio “salato” e del tutto folle (per esempio perché non ha funzionato un punto di entrata telepass e così gli viene conteggiato ingiustamente un percorso di centinaia di chilometri) non riesce più a risolvere il suo problema.

Inoltre gli orari dei pochi “Punti blu” aperti sembrano costruiti apposta per impedire  di fatto un comodo accesso: chiusi il sabato e la domenica, aperti solo poche ore il mattino, poi sosta per un necessario pranzo ristoratore e chiusura definitiva alle 16.30. Ma se una persona viaggia o lavora, quando mai può farsi riconoscere un proprio diritto?

 

Ogni settimana diversi lettori si lamentano di non ricevere più “Il Punto”.

Poiché ho tutta l’intenzione di continuare a scriverlo, prego chi venga a trovarsi in questa situazione di avvisarmi via mail tenuto conto che non si riesce a capire il perché di questa auto-cancellazione che purtroppo continua da mesi. Ricordo che comunque – già nella giornata di venerdì - IL PUNTO della settimana è visibile sul mio sito www.marcozacchera.it Grazie!

 

 

BUONA SETTIMANA  A  TUTTI                                                                  MARCO ZACCHERA 



IL PUNTO   n. 866 del 10 GIUGNO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Ogni settimana diversi lettori si lamentano di non ricevere più “Il Punto”.

Poiché ho tutta l’intenzione di continuare a scriverlo, prego chi venga a trovarsi in questa situazione di avvisarmi via mail tenuto conto che non si riesce a capire il perché di questa auto-cancellazione che purtroppo continua da mesi. Ricordo che comunque – già nella giornata di venerdì - IL PUNTO della settimana è visibile sul mio sito www.marcozacchera.it Grazie!

 

PER FAVORE, ANDATE A VOTARE

Per favore, domenica andate a votare. Sappiamo già tutti che non si raggiungerà il quorum ai referendum, ma una democrazia vive di partecipazione e il “non voto” sarebbe anche segno di disprezzo verso chi si è sacrificato perché il nostro paese fosse una nazione libera. Prendiamo atto intanto del clamoroso boicottaggio che in tutti i modi si è cercato di operare verso il voto di domenica: non solo per il “minimo sindacale” dell’informazione, ma soprattutto per il voler negare l’evidenza, ovvero la profonda crisi della nostra Magistratura politicizzata che è incapace di riformare sé stessa. Certamente i referendum non sono una soluzione – soprattutto se sono solo “abrogativi” – ma almeno un segnale e più i cittadini si asterranno più tutto continuerà come prima.

LA SINISTRA HA TUTTO L’INTERESSE A CONTINUARE NEI SUOI RAPPORTI PRIVILEGIATI CON UNA LARGA PARTE DELLA MAGISTRATURA ITALIANA ed è stata questa la prima motivazione dell’evidente boicottaggio referendario.

 

INSULTI DIPLOMATICI

Inqualificabili gli insulti di Medvedev (vicepresidente russo) all’Occidente che lui “odia e vorrebbe vederlo sparire” visto che siamo dei “bastardi e degenerati”.

Spero che la traduzione sia stata corretta, ma comunque è un fatto gravissimo, però… Però bisognerebbe anche ricordare che il nostro ministro degli esteri Di Maio aveva precedentemente qualificato Putin “E’ peggio di un animale”, che Boris Johnson e il segretario generale della NATO Stoltenberg insultano la Russia quotidianamente, che le affermazioni all’ONU del presidente del consiglio europeo Charles Michel sono state di una pesantezza incredibile. Mettiamoci d’accordo: insultarsi a vicenda non aiuta a costruire la pace, quindi – visto che gli USA e l’Europa sono i “buoni” e i russi (ovviamente) i “cattivi” - non continuiamo in una inutile escalation di provocazioni, salvo poi sostenere quotidianamente che “vogliamo la pace”. Se la si volesse davvero avrebbe senso organizzare manovre militari NATO in paesi neutrali a due passi dal confine russo se non per alimentare la tensione?  

Intanto lunedì il “Corriere della Sera” ha pubblicato una lista di persone considerate “filo-putiniane” in Italia: di fatto una specie di lista di proscrizione alla faccia dell’art. 3 della Costituzione.

Conseguenze? Per esempio che l’altra sera al milionesimo dibattito in TV sulla crisi ucraina (su La7) quando un partecipante si è permesso di cominciare a spiegare (non a giustificare!) anche le ragioni russe, dopo pochi secondi è stato interrotto dalla conduttrice urlante “Lei non può parlare così, in Russia non l’avrebbero mai invitata e lasciata parlare” Appunto: “Zitto e a cuccia!”... Ma noi siamo “diversi”, ovvero “democratici” e ovviamente siamo sempre quelli “buoni”.   

 

EUROPA

Sono sempre più disgustato dalla politica europea. Parliamoci chiaro: siamo un continente amministrato e diretto da una minoranza politica “presunta green” ma in realtà “demagogico-sessual-progressista” che fa quello che vuole.

Quando leggo che si è deciso di non produrre più auto a benzina e diesel dal 2035 (la Cina sentitamente ringrazia, questo sarebbe il tema per un bel referendum!) mi chiedo perché lo si decida senza almeno sentire il parere gli europei. E' solo una “cupola” che infatti decide la politica estera, le scelte finanziarie, i regolamenti, la politica monetaria o quella dell’immigrazione. Poche persone - espressione di una ristretta elite - che non risponde a nessuno.

Nessuna trasparenza contabile, decisioni (vedi l’acquisto di centinaia di milioni di vaccini per miliardi di euro da multinazionali USA) senza concorrenza e senza poterne conoscere i responsabili, senza bandi o appalti trasparenti. Ma quando mai – per esempio - i cittadini europei hanno potuto scegliere i loro “ministri” europei? Perché l’Italia deve essere rappresentata soltanto da uno come Gentiloni (presidente del PD) indicato da un partito minoritario che non mi piace, da un governo che non c’è più e che comunque era allora presieduto da un leader (Conte) che neppure si era presentato alle elezioni e oltretutto sostenuto da una maggioranza opposta a quella uscita dalle urne.  

C’è stata forse per l’Europa qualche elezione diretta, candidati alternativi, possibilità di scelta? Assolutamente no. Gentiloni (come la sua predecessora Mogherini, sempre del PD) lo ha forse votato il nostro Parlamento? Assolutamente no, così come non sono stati i cittadini europei a votare Ursula Von der Leyen, Charles Michel e tutto il resto della combriccola.

Quando poi quando qualcuno dissente (vedi Ungheria) allora è messo al bando e coperto di insulti.

No, questa non è più la “mia” Europa.

 

DALLA SICILIA AL PNRR

La politica insiste che “non si può perdere l’occasione” dei fondi europei del PNRR ma un aspetto misterioso resta quello dei controlli sulle opere che verranno finanziate con il rischio di mille rivoli di spesa che si concluderanno (complici progetti carenti, inflazione, mancanza di verifiche e certificazioni finali) in opere incompiute. 

Se un imprenditore o una famiglia ottengono un prestito sanno di doverlo rimborsare o ci rimetteranno in proprio ma nel “pubblico” i soldi si prendono, spesso si sprecano quando non vengono semplicemente rubati, tanto i debiti li pagheranno i nostri successori.

Come ho già scritto, avevo accompagnato la scorsa settimana una coppia di amici cileni in Sicilia. 

Dopo il benvenuto a Palermo all’aeroporto di Punta Raisi (ora Falcone e Borsellino) in perenne ristrutturazione e dove - da decenni - si procede nel consueto slalom tra le transenne arrugginite, nei giorni successivi ho rivisto quella terra meravigliosa e dai monumenti unici, ma sepolti tra cumuli di immondizie, sporcizia, degrado, strade a pezzi, palazzi puntellati, disordine.

Una umiliazione profonda come italiano (e con gli amici cileni sbalorditi) quando mi facevano notare gli onnipresenti cumuli di rifiuti perfino ai margini della Valle dei Templi, tra mancanza di servizi e parcheggi polverosi. In giro per tutta l’isola strade (“autostrade”?!) gratis ma fatiscenti e con decine di deviazioni stradali, ponti sconnessi, soprattutto ovunque una sporcizia ostentata e sconcertante.

A simbolo un materasso bruciato appoggiato al cartello che - salendo da Porto Empedocle - informa che siete quasi arrivati al tempio di Giunone, meraviglia di 2600 anni fa.

Non è certo solo la Sicilia ad essere conciata così, basti pensare ai rifiuti e ai cinghiali per le vie di Roma, ma anche – spesso – alle aree di servizio intorno alle “nostre” autostrade del nord, ma certamente al sud il fenomeno è moltiplicato.

Colpisce soprattutto la sciatteria e l’incuria che in tutta Italia accompagnano spettacoli e panorami unici tra il disinteresse, il senso di abitudine e di sopportazione di chi non si indigna nemmeno più, forse auto-dichiarandosi impotente.

Non tutto – per fortuna – è cosi: il parco archeologico di Selinunte, per esempio, è tenuto molto bene e anche un disabile può spostarsi con dei mezzi accessibili, la stessa Catania mi è sembrata una città rinnovata e vivace, a Monreale il duomo (di proprietà e gestione diocesana) è un esempio di visita organizzata e razionale, mentre Palermo appare decisamente abbandonata a sé stessa. 

In giro per l’isola – come in tutta Italia - si notano tante piccole iniziative di rilancio, di evidenti tentativi di riscatto, ma sembrano naufragare nell’indifferenza. Ma perché ridursi così?

Eppure mille cartelli sottolineano come la specifica opera (purtroppo di solito già cadente o semidistrutta) era stata pagata o cofinanziata dall’Unione Europea e che quindi non è vero che già in passato non si abbiano avuto a disposizione somme enormi per tentare un riscatto che però alla fine non si è visto.

Sembra infatti che nessuno sia mai responsabile. Per esempio le “autostrade” siciliane sono gestite dall’ANAS, ma possibile che non ci sia un responsabile per i cantieri infiniti, il cemento che si sbriciola, i parapetti scannati? Alla fine la soluzione è chiudere, deviare, sospendere il passaggio. Come per altre mille strade ed autostrade italiane da Catania a Palermo ci sono decine di cantieri (fermi) e decine di viadotti chiusi al traffico: perché? Nessuno ha collaudato quelle opere, nessuno le ha verificate, nessuno è impegnato al loro ripristino in tempi certi?

Di qui un diretto riferimento al PNRR mi sembra evidente: che garanzia c’è che “questa volta” i soldi verranno spesi meglio e con quali priorità? I Purtroppo nessuna.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                             MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 865 del 3 GIUGNO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Ogni settimana diversi lettori si lamentano di non ricevere più “Il Punto”.

Poiché ho tutta l’intenzione di continuare a scriverlo, prego chi venga a trovarsi in questa situazione di avvisarmi via mail tenuto conto che non si riesce a capire il perché di questa auto-cancellazione che purtroppo continua da mesi. Ricordo che comunque – già nella giornata di venerdì - IL PUNTO della settimana è visibile sul mio sito www.marcozacchera.it Grazie!

 

RIASSUMENDO Sostanzialmente niente di nuovo in Ucraina: al di là delle notizie vendute tra le mura domestiche, l’Italia conta d'altronde  poco o nulla sul piano diplomatico, gioca a mettersi in mostra e spera che qualcun altro risolva i problemi per una pace che purtroppo sembra sempre più improbabile a tempi brevi. Intanto le recenti stragi in USA sottolineano lo strapotere della lobby degli armamenti dentro e soprattutto fuori il paese, mentre noi viviamo alla giornata sperando nel quotidiano “bonus” emolliente. Circa i referendum chissenefrega, tanto ci pensa la Littizzetto a spiegarci che tanto siamo tutti cretini e forse ha perfettamente ragione. Finalino con questioni energetiche e soprattutto la tristezza che mi ha accompagnato durante una visita-lampo in Sicilia…

 

TRISTEZZE

Ho accompagnato una coppia di amici cileni in Sicilia. Da 20.000 chilometri di distanza volevano finalmente vistarla, affascinati della sua storia ed ho così rivisto con loro una terra meravigliosa e monumenti unici, ma tra cumuli di immondizie, sporcizia, degrado, strade a pezzi, palazzi puntellati, rottami, disordine.

Una umiliazione profonda come italiano, con cumuli di rifiuti perfino ai margini della Valle dei Templi, tra mancanza di servizi, rovi e parcheggi polverosi. A dare il benvenuto all'area archeologica - salendo da Porto Empedocle - un materasso bruciato al lato della strada proprio sotto l'indicazione del tempio di Giunone,

Una Palermo tragicamente sciatta, sporca, puntellata e cadente - ho trovato invece migliorata Catania - con strade (“autostrade”?!) in giro per l'Isola gratis ma fatiscenti e con decine di deviazioni stradali, ponti sconnessi, viadotti impraticabili e sovrastante a tutto una sporcizia ostentata e sconcertante.

Ma perché ridursi così? Ma cosa a mai serve il PNRR quando la priorità sarebbe mantenere bene almeno quello che abbiamo avuto gratuitamente in dono dai nostri antenati, “vendendolo” agli occhi del mondo, potendo così smuovere somme enormi e creando milioni di nuovi posti di lavoro con un turismo rispettoso, integrato, aperto?

Invece continuiamo a buttar via le risorse che abbiamo ed evidentemente non sono serviti a nulla neppure decenni di sfruttamento del suolo tra abusivismo, distruzioni, abbandoni, incuria e saccheggi.  

Quanta profonda  tristezza...  

 

MOSCA E DINTORNI

Matteo Salvini non andrà a Mosca sommerso dalle critiche per l'annuncio del suo possibile viaggio, ma vorrei capire chi abbia però allora il diritto di andarci o meno, per che cosa fare e aspettandosi chissà quali risultati. Parliamoci chiaro: la mossa del leader della Lega mi era sembrata semplicemente demagogica ed auto-pubblicitaria (come lo era stato andare per qualche ora in Polonia, due mesi fa, a salutare i profughi).

Allo stesso modo è altrettanto demagogico raccontare però continuamente che l’Italia “vuole la pace” e poi fornire armi all’ Ucraina o straparlare di piani di pace "alla Di Maio" quando tuttora non si sa neppure come e con chi la Farnesina si inventi chissà quali mosse internazionali. Punto e a capo: credo che per Putin l’opinione dell’Italia sull’Ucraina conti ben poco e - a livello di amicizia personale -  forse l’unico che avrebbe potuto parlare amichevolmente con lui spingendolo a desistere dagli attacchi poteva essere Berlusconi (e credo che in privato ci abbia anche provato).  Il resto conta poco o nulla, salvo che l’Italia avesse assunto in chiave UE una posizione di effettiva diversità, come sta facendo l’Ungheria.

Roma ha scelto invece di stare graniticamente con Bruxelles (anche perché stretta tra i debiti) e se questo può rafforzare l'Europa è certo però che non ha avuto un segno di ringraziamento comunitario neppure in campo energetico. Alla fine così stiamo prendendo botte da tutti, non contiamo niente e paghiamo per gli altri: un gran bel risultato!

 

ANCORA ENERGIA

Ho ricevuto molti commenti alle mie note della scorsa settimana sull’ ENERGIA VERDE (o presunta tale) a sottolineare di come molto spesso la demagogia si impadronisca di un argomento e sia censurato perfino il dibattito, per esempio quello sull’ENERGIA NUCLEARE o anche sulle controindicazioni all’utilizzo generalizzato delle auto elettriche.

Sono temi controversi, ma su cui la pubblica opinione è volutamente poco informata, così come pochi sanno che nel 1954 (parliamo di 68 anni fa!) l’Italia estraeva quasi 3 miliardi di metri cubi di gas dall’ Adriatico e dalla pianura padana. Una estrazione salita negli anni fino a quasi 20 mld di mc arrivando a coprire un terzo dei bisogni nazionali. Oggi è tornata ai livelli anni ’50 importando però contemporaneamente 76 mld di metri cubi e quindi dipendendo per il 95% dall’estero. A parte il problema del gas russo, resta il fatto che noi “ecologicamente” non estraiamo quasi più gas, pur avendo riserve stimate di almeno 350 mld di metri cubi. Bravi, così siamo "ecologi" e Greta ringrazia. Peccato che al nostro posto estrae invece la Croazia che pompa dagli stessi “nostri” giacimenti adriatici e quest’anno coprirà così quasi il 40% del gas che gli serve.

 

I BONUS  “PSICOLOGI”

Credevo che Draghi - andando al governo - fosse in grado di finalmente razionalizzare la spesa pubblica ed il prelievo fiscale con la giusta austerità non dovendo guardare in faccia a nessuno per la sua autorevolezza. Sedici mesi dopo mi chiedo invece dove sia una sua strategia dietro alla quotidiana politica dei “bonus” che sono solo le classiche pezze messe alle toppe per ridurre le proteste e aiutare questa o quella categoria.

Bonus che ormai arrivano per (quasi) tutto, a seconda del peso delle lobby: dalle auto alle facciate ai monopattini, adesso anche per gli psicologi post-covid. Ma ci rendiamo conto che questa è ancora una volta solo una politica economica miope, tesa solo al consenso immediato?

Se neppure Draghi è riuscito a cambiare in modo minimamente serio il nostro sistema burocratico e fiscale temo che davvero non ci sarà mai nessuno in grado di farlo e questa è una pessima costatazione, perché vuol dire che il nostro Paese forse non si riformerà mai, soprattutto perché NON VUOLE riformarsi.

 

LOBBY DELLE ARMI

L’ennesima strage di bambini in una scuola del Texas ad opera di un diciottenne che aveva legalmente acquistato armi da guerra in negozio è l’ennesimo esempio di come sia contraddittoria l’opinione pubblica americana che piange i morti innocenti, ma continua a sostenere la necessità di auto-armarsi.

Si dice (giustamente) che la politica e l'opinione pubblica americana siano manovrate dalle “lobby delle armi” che blocca ogni riforma e finanzia - dollari alla mano - la politica americana, democratici compresi.

Pochi considerano che quella stessa lobby è iper-potente anche per armi di ben maggiore costo e capacità di distruzione e che sapientemente riesce a manovrare la Casa Bianca anche in politica estera.

Nessun progressista italiano - pronto a piangere e stracciarsi le vesti per i mitra liberamente venduti in bottega – sembra chiedersi però come mai Biden insista nelle forniture di armi nel mondo (sempre per difendere i “buoni”, ovviamente!), Ucraina compresa.

 

REFERENDUM DIMENTICATI 

Ricordo che il 12 giugno si voterà per i REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, promossi da Lega e Radicali (personalmente voterò SI a tutti i quesiti), ma il tema non tocca l’interesse dei più.

Ci voleva comunque quella che per me è una persona di particolare antipatia come Tiziana Littizzetto a sottolineare ancora una volta la partigianeria di mamma Rai.

La comica (?) iper-progressista torinese (e che comunque viene da tutti noi ben pagata, perché i progressisti ricchi sono più chic) ha potuto infatti tenere un monologo in TV contro i referendum sostenendo che gli italiani non vanno disturbati per queste questioni, anche perché tanto sono più o meno cretini e quindi incapaci di decidere: tanto vale quindi astenersi dal voto.

Ma com’è mai possibile che una persona possa permettersi di offendere le gente dalla TV pubblica, gestirsi una trasmissione senza alcuna “par-condicio” e dire, fare e disfare quello che vuole senza un minimo di contraddittorio? Soprattutto senza far ridere, vista che sarebbe pagata per questo.

Ma ci rendiamo conto da questi episodi in fondo marginali come sia mafiosa (non trovo altri termini) gran parte dell’informazione in Italia?

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                                         MARCO ZACCHERA





IL PUNTO   n. 864 del 27 maggio  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Ogni settimana diversi lettori si lamentano di non ricevere più “Il Punto”.

Poiché ho tutta l’intenzione di continuare a scriverlo, prego chi venga a trovarsi in questa situazione di avvisarmi via mail tenuto conto che non si riesce a capire il perché di questa auto-cancellazione che purtroppo continua da mesi. Ricordo che comunque – giù nella giornata di venerdì - IL PUNTO della settimana è visibile sul mio sito www.marcozacchera.it Grazie!

 

Riassunto: I media italiani parlano di un fantomatico “piano di pace” che Di Maio avrebbe presentato a Russia ed Ucraina. Ottima iniziativa, solo che per ora nessuno sa di che cosa si tratti, interessati compresi. In diplomazia quando si vuole veramente costruire un accordo meno se ne parla prima meglio è, non si fa l’esatto contrario. Spiegatelo a “Giggino” che quando parla di intese a “doppio binario” rischia di far ricordare il caos interno al M5S dove – appunto – c'è il tutto contro tutti e si tengono binari ed atteggiamenti del tutto contrapposti e divergenti tra loro.

Intanto su ENERGIA, REFEENDUM E MAGISTRATURA alcuni spunti di riflessione.

 

L’IPOCRISIA DELL’ENERGIA

Il dibattito sull’approvvigionamento del gas russo ha rilanciato il problema delle energie rinnovabili e Ursula Von der Leyen è stata chiara: l’Unione Europea vuole che tutti i tetti europei siano coperti da pannelli solari per la produzione di energia elettrica ed entro il 2029 (ovvero dopodomani) lo siano - per cominciare - tutti gli edifici pubblici. Fantastico affare per le imprese del settore ricordando che Ja Solar, Jinko, LONGi Solar, Trina ecc. sono alcuni dei marchi più presenti sul mercato mondiale ed hanno in Cina, Taiwan e Corea le loro principali aree produttive.

A parte i tetti e l’economicità dei pannelli per produrre acqua calda evitando il consumo di gas, il grosso dei consumi si rivolge al grande mercato delle auto elettriche che è in piena espansione e sostenuto da forti inventivi pubblici. Il mantra del dover fuggire alle energie fossili è quotidiano, ma forse qualche numero andrebbe spiegato all’opinione pubblica, come fanno Celso Osimani e Ivo Tripputi in un loro recente testo controcorrente ma zeppo di dati e riferimenti. 

Per esempio in Italia circolano circa 40 milioni di auto ad uso privato. Prendendo un’auto media elettrica come la Tesla che percorresse 12.000 km/anno avremmo bisogno di 2.800 kWh per quell’auto, ovvero di 112TWh/anno (fonti ACI) per il parco-auto nazionale. Come produrre questa energia abbandonando i combustibili fossili e rifuggendo dall’ energia atomica, vista come la peste del secolo? Nel 2020 in Italia con l’eolico si sono prodotti 18,5 TWh e quindi l’attuale parco eolico dovrebbe essere moltiplicato per sette solo per far funzionare le auto private in circolazione: colline punteggiate di pale oppure – più opportunamente – servirebbero grandi parchi eolici in Adriatico, l’unico mare italiano non troppo profondo.

Se invece passassimo al solare consideriamo la più grande centrale d’Italia (a Troia, in provincia di Foggia) che ha una superfice di 1,5 Kmq (più o meno 18 campi di calcio uno vicino all’altro) e 275.000 (!) pannelli in funzione con una potenza installata di 103 MW. La centrale   – a regime ottimale – produce 150 GWh ed avremmo quindi bisogno di 750 (settecentocinquanta!) impianti come quello di Troia per soddisfare SOLO la domanda privata automobilistica. Significherebbe occupare 1.125 km. (millecentoventicinque chilometri quadrati!) con pannelli solari in aree prevalentemente di pianura, senza boschi, senza coltivazioni, senza abitazioni. Ricordando che l’Italia ha un territorio di circa 300.000 kmq significherebbe coprire di pannelli solari una intera provincia: è mai pensabile?

Attenzione, però, perché resterebbe comunque fuori dai conteggi tutto il traffico pesante (camion, bus ecc.) ovvero i mezzi più inquinanti e la ricarica dei mezzi avvererebbe prevalentemente di notte, quando la produzione solare è al minimo. Quante decine di milioni di batterie sarebbero necessarie per le auto e per conservare l’energia nel tempo? Come produrre, usarle, smaltirle e con quale sforzo di materie prime (tutte da importare in Europa) è una sfida che non è stata ancora risolta.

E qui, sommessamente, riemerge un’altra possibilità energetica che le autorità europee fanno finta di dimenticare, che quelle italiane aborriscono e che l’opinione pubblica è stata indottrinata a considerare come un disastro: l’energia nucleare.

In Italia parlarne è tabù anche se quasi il 10% dell’energia elettrica consumata nel nostro paese già oggi è di produzione nucleare (importata a caro prezzo dalla Francia, dalla Svizzera e prossimamente anche dalla Slovenia) ma è un dato che non va pubblicato troppo o, giustamente, ci si comincerebbe a chiedere perché mai l’Italia abbia abbandonato un percorso tecnologico che cinquant’anni fa la vedeva all’avanguardia e che oggi rappresenta il 79% dell’energia prodotta in Francia e cosa significa avere un ”rischio” appena al di là del confine anziché in casa nostra.

In Cina, in Asia, nell’Europa dell’Est sono in costruzione nuove centrali. Solo in Cina ci sono 12 nuovi centrali in costruzione incomparabilmente più moderne, sicure, automatizzate di quella già allora obsoleta di Cernobyl, ma quel disastro nucleare di ormai 36 anni fa - dovuto ad una serie incredibile e colpevole di errori umani - resta ancora un blocco psicologico e politico enorme.

Un lungo discorso – soprattutto sulle nuove prospettive delle centrali nucleari di “quarta generazione” – che andrebbe affrontato in Italia con prudenza ma senza ritardi e preconcetti, eppure se appena un ministro ne accenna è immediatamente a rischio di impeachment. Andiamo avanti quindi con tante nuove auto elettriche che così ci sentiamo tutti “green”, anche se buona parte della loro energia è tuttora prodotta proprio con i fossili o con energia nucleare importata dall’estero: quanta italica ipocrisia!

 

REFERENDUM SCONOSCIUTI

Il 12 giugno si voterà per i REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, promossi da Lega e Radicali, ma ancora oggi – praticamente - nessuno lo sa. Nessun dibattito, pochi spazi, niente comitati, pochi banchetti, niente manifesti: il fallimento è garantito, nel senso che vinceranno i SI alle abrogazioni (con dubbi sulla riforma della legge Severino), ma tanto non si raggiungerà il quorum e, sapendolo in anticipo, a maggior ragione molti non andranno a votare. Sarà già un gran risultato se voterà il 30% degli elettori.

E’ veramente strano questo paese che si lamenta sempre, ma poi si dimentica di andare a votare.

Ancora più vergognoso è comunque il silenzio delle TV e dei giornali che dedicano all’evento il “minimo sindacale” dello spazio in orari più o meno assurdi e nel disinteresse generale. “Servizio pubblico” della RAI”? Ma per carità: su “Televideo” a 15 giorni dal voto non ci sono neppure i quesiti referendari proposti!

Poi non lamentiamoci del perdurare di una Magistratura che non riesce ad auto-riformarsi, di una giustizia spesso “politica” (vedi da ultimo anche lo show del processo a Berlusconi "Ruby Ter") dove il vero potere è in mano ai Pubblici Ministeri: la colpa è del disinteresse generale e quindi “nostra”.

 

FALCONE E BORSELLINO

E’ davvero incredibile che a 30 anni di distanza non solo non si sia riusciti ad attribuire le responsabilità precise sugli omicidi dei due Magistrati, ma si debba continuare ad ascoltare sempre più inverosimili ricostruzioni a metà tra lo scoop giornalistico e il depistaggio.

“Report” è una bella trasmissione che parla chiaro, ma se si cimenta su ricostruzioni di fatti sempre più lontani nel tempo rischia di perdersi nei veleni e nelle nebbie palermitane a tutto involontario (?) danno della verità.

Credo che la ricostruzione più seria sui “perché” delle stragi sia legata al coraggio di Falcone e Borsellino che indagavano seriamente sugli appalti delle cosche e sui loro contatti con la politica locale che in tutti i modi voleva fermarli.

Indagine difficile e resa ancor più impossibile dai veleni interni alla magistratura che non vedeva di buon occhio la visibilità e la crescita di due magistrati fuori dagli schemi e controcorrente che quindi andavano emarginati o quantomeno rallentati.

Questo il concetto delle cose, poi nella salsa ci si può mettere di tutto, dalle “trame nere” (ci mancavano…) ai servizi segreti deviati, alla P2, la Gladio ecc.ecc. La verità dei rapporti stato-mafia non si è mai capita (o si è volutamente nascosta) così come i contatti che la mafia aveva non solo con la politica, ma anche con parti della stessa magistratura.

Resta solo un aspetto da ricordare in questo grande letamaio: la levatura e il coraggio di due Magistrati che sono diventato un simbolo e un rimpianto per tutti gli italiani per bene.

 

IRENE MAGISTRINI

E’ mancata a Verbania la prof. Irene Magistrini, già esponente politica di sinistra e presidente della “Casa della Resistenza”. Non condividevo parte delle Sue idee, ma La ricordo per un episodio che Le va ad onore. Era il giugno 2009, ero stato appena eletto sindaco di Verbania e la prima cerimonia ufficiale cui partecipai con la fascia tricolore fu la commemorazione al sacrario dei 42 partigiani fucinati a Fondotoce. Grande tensione, urla ed insulti quando presi la parola. Irene allora sali sul palco, ottenne  silenzio e con parole semplici ricordò che ero appena stato eletto sindaco democraticamente dalla maggioranza dei cittadini e che quindi –  proprio in segno di rispetto al luogo in cui eravamo – quello stesso rispetto mi era dovuto.

Sul prato scese un grande silenzio e portai a termine serenamente il mio intervento, ovviamente senza offendere nessuno: Irene avrebbe potuto tranquillamente stare zitta, ma invece parlò: non l’ho mai dimenticato.

 

BUONA SETTIMANA   A  TUTTI                                                                             MARCO ZACCHERA 




IL PUNTO   n. 863 del 20 maggio  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

ATTENZIONE: Ogni settimana qualche lettore si lamenta di non ricevere più il Punto. Poiché ho tutta l’intenzione di continuare a scriverlo, prego chi venga a trovarsi in questa situazione di avvisarmi via mail perché non si riesce a capire il perché di questa auto-cancellazione che purtroppo continua da mesi e che di volta in volta cerco di sistemare. Grazie!

 

Riassunto: Flop dello sciopero delle toghe italiane mentre si continuano ad ignorare sui media i prossimi referendum sulla giustizia sperando che gli italiani (schifati) restino a casa e non vadano a votare, facendo così mancare il “quorum”.

Anche il centro-destra sta facendo le prove generali per PERDERE le prossime elezioni politiche esercitandosi intanto in quelle amministrative alle cui sconfitte si è ormai abituato.

Ho intanto l’impressione che alcune certezze generali sulla guerra in Ucraina comincino ad incrinarsi e mi auguro che l’Italia la smetta di fornire armi pesanti limitandosi ad azioni e forniture umanitarie. Così come dobbiamo assolutamente garantire la sicurezza di Svezia e Finlandia – verso le quali Putin continua a ripetere di non avere aperto alcun contenzioso - e lo si può fare con accordi bilaterali, ma senza per questo provocare la Russia con la loro adesione ufficiale alla NATO.

Attenti, perché ci stiamo sempre più avviando a un disastro economico e sociale europeo e non si ha il coraggio di spiegarlo alla gente, anche se poi (vedi caso ENI che pagherà il gas in rubli) si fa ipocritamente l opposto di quello che si dice.

Continuo a notare una informazione poco obiettiva e spesso preconcetta, la “cancellazione” delle notizie se escono dalla linea ufficiale, i “due pesi e due misure” nel commentare i fatti, Zelensky che appare ovunque come una superstar e forse è soprattutto un furbo showman che approfitta della situazione. Così diventa “atto ostile” l’allontanamento di personale diplomatico italiano dalla Mosca dimenticando di ricordare che UN MESE FA  lo stesso aveva fatto l’Italia nei confronti di Mosca.

Non hanno mai ragione i “falchi” di qualsiasi parte, ma per costruire la pace – come invano continua a ricordare il Papa, di fatto zittito dai media - bisogna avere la volontà di farlo, non dando spazio ad una continua escalation di guerra. Che senso ha chiedere “un immediato cessate il fuoco” (Di Maio) e poi fornire altre armi italiane?

Ci pensino anche Draghi e il suo governo, con FI e soprattutto il PD che sembrano i più accaniti sostenitori di Zelensky: stiamo facendo una guerra per procura soprattutto a vantaggio degli USA che in Ucraina hanno mastodontici interessi economici e militari. Tutto con gravi danni per l’Europa.

Io – almeno – continua pensarla così e scopro che è anche il pensiero di circa il 63% degli italiani (stando a tutti i sondaggi) ma non bisogna dirlo troppo in giro perché la faccenda disturba  i manovratori.   

 

W GLI ALPINI

Raramente mi è capitato di assistere ad una strumentalizzazione come quella sollevata contro gli Alpini da alcune associazioni femministe che si sono sentite “violentate” in occasione della recente adunata nazionale a Rimini.

“Mi hanno detto di avere un bel paio di gambe, faccele vedere” cinguettava davanti alle telecamere - in massa convenute ad intervistarla - una signorina ventinovenne (l’unica testimonianza che sono riuscito ad ascoltare) aggiungendo “E’ stato molto limitante e brutto perché io per non arrivare a sentirmi molestata verbalmente mi sono chiusa in casa.”  

Da un apprezzamento pesante e sicuramente inopportuno, ai dichiarati “centinaia di casi” che poi però - alla prova dei fatti - sono ritornati praticamente al nulla, ma denigrando intanto centinaia di migliaia di persone.  

Da ex artigliere da montagna - che con piacere ed orgoglio porta appena può il proprio vecchio cappello da alpino con la penna che mi sono cucito il secondo giorno di naja in caserma a Pontebba - chiedo ovviamente scusa a chi è stata offesa, ma certe denunce dei collettivi femministi avrebbero avuto più senso se gli/le/? (? Sta per x, ovvero status incerto) si fossero viste/i almeno qualche volta (anche una volta sola!) a dare una mano nelle mille occasioni in cui gli alpini hanno per esempio lavorato duro magari anche per loro rischiando la pelle ed impegnandosi senza risparmio durante le alluvioni, i terremoti, gli incendi boschivi, le frane che spesso devastano il nostro paese.

Questo non per “machismo” stupido, ma perché "gli/le/?"  avrebbero capito meglio la situazione e il lessico di chi sarà magari maleducato ma è comunque generoso, pratico e soprattutto concreto quando c’è da dare una mano e ha quindi piacere a ritrovarsi rumorosamente una volta all’anno per stare un po' insieme.

Ai colleghi giornalisti che hanno montato il caso ricordo (visto che lo dimenticano sempre) che cosa piuttosto succede in mille concertoni serali in giro per la penisola, oppure durante i “Rave party” tollerati per giorni e giorni dove accade di tutto (e gira di tutto, a cominciare dalla droga liberamente declinata) nella beata indifferenza della Ministro dell’Interno e dei capi della Polizia. Oppure in quelle feste in piazza dove certi atteggiamenti di violenza (ma quella vera!) sono all’ordine del giorno.

Le stesse associazioni femministe e di gender non mi pare abbiano mai sollevato in questi casi grandi e pubblici clamori. 

Media pronti a sputare veleno contro gli Alpini, ma che per esempio hanno dimenticato di raccontare per giorni interi quanto era successo ancora lo scorso Capodanno quando - in piazza del duomo a Milano - un branco di nordafricani ha usato violenza fisica a tante ragazze indifese. Notizia censurata per giorni dalla stampa “per bene” nonostante le continue denunce de “Il Giornale” perché l’atteggiamento dei magrebini non doveva incrinare la candida e pacifica immagine del sindaco di Milano (organizzatore dell’evento “multietnico”), o turbare le  coscienze innocenti degli italiani creando magari poi “tensione”, “reazioni” e “difficoltà all’integrazione” nei confronti dei violentatori alcuni dei quali – si è poi sottolineato – “erano però immigrati di seconda generazione” quasi con questo a minimizzare la portata dei loro atteggiamenti.

Ecco i due pesi e le due misure, autolesioniste e cretine, proprie di un popolo rincoglionito dalle chiacchiere e dalla demagogia, infarcito quotidianamente di scemenze con tutte le declinazioni sessiste possibili salvo quelle normali, un popolo che non ha più nemmeno una propria coscienza e un minimo di capacità a dimensionare i fatti e le situazioni inserendole nel loro contesto.

Ha fatto benissimo il sindaco di Trieste a “mandare in mona” in diretta (turatevi le orecchie, prodi benpensanti!) tutti i commentatori da strapazzo o le isteriche reazioni di quelle attiviste che alla fine, dimenticate l’annunciata pioggia di denunce in questura, hanno precisato che a Rimini “Si è trattato di “fischi, cat-calling, minacce e vere e proprie molestie che hanno colpito diverse persone colpevoli solo di voler vivere la propria città. Molestie mascherate da goliardia e tradizione che in realtà sono figlie di una cultura patriarcale che vuole donne, persone trans e gender non conforming assoggettate al potere e alla paura, al ricatto e alle minacce in caso di rifiuto”.

Ecco, ci mancavano proprio anche i “gender non conforming”!  Rispetto per tutti ma per me siamo diventati invece un popolo ricattato proprio da una infima minoranza sessualmente “particolare” che - grazie ad un mondo politico succube - vuole inculcare a livello nazionale ed europeo questo disastro di assurdità già dall’infanzia e nelle scuole. Una demolizione progressiva della normalità, la voluta frantumazione di ogni riferimento storico e culturale che proprio negli Alpini hanno una visibilità concreta e che quindi vanno denigrati. Insisto: siamo all’assurdo e meno male quindi che ci siamo ancora noi, modesti “normali”. Insisto: W gli Alpini (e gli Artiglieri da montagna, soprattutto!!).

 

IL FLOP DELLE TOGHE

Siamo da tempo al surreale nei rapporti tra i poteri dello Stato fissati dalla Costituzione, è così lunedì scorso – mi è sembrato nel disinteresse generale - le associazioni di categoria (meglio, di corporazione) dei magistrati italiani hanno dichiarato uno sciopero contro il governo Draghi e il Parlamento per aver varato (per ora solo alla Camera) la mini-riforma Cartabia e - in particolare – contro la proposta di mini-divisione fra le carriere.  

Premesso che più della metà delle toghe non hanno scioperato - sconfessando quindi apertamente l’ANM già moralmente distrutta dal caso Palamara e dintorni - siamo davvero all’assurdo con la magistratura che osa scioperare contro il parlamento e il governo: un oltraggio costituzionale.

Anche per questo si deve andare a votare ai referendum del 12 giugno nonostante il colpevole e ignobile silenzio dei media: gli italiani sono stufi che i magistrati siano esempio di “casta” chiusa e non riformabile.

Incombe su questa diatriba così esasperata, il solito silenzio del “prode” Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che – ricordiamocelo – è anche formalmente il capo della magistratura italiana.

Un silenzio colpevole, incomprensibile, inconcepibile di una persona che è stata santificata dai media, ma che non sta svolgendo il suo doveroso ruolo di difensore “super partes” delle Istituzioni.

 

LETTURE

A chi è interessato a conoscere meglio la figura di Putin segnalo il numero di aprile di LIMES, estremamente interessante e documentato

 

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                                             MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 862 del 13 maggio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Riassunto:  Sono sempre più colpito dalla opacità dell’informazione corrente.

Vale quotidianamente per i fatti in Ucraina, ma anche per i censurati referendum sulla giustizia del prossimo 12 giugno.

Anche per questo propongo settimanalmente alcune letture che possano arricchire intellettualmente chi non si accontenta della “vernice” imposta sui fatti.

Speriamo che Draghi a Washington abbia avuto il coraggio di sottolineare alcune scomode verità all’ingessato Joe Biden almeno in privato, ma non ne ho troppa speranza nonostante un fiume di chiacchiere al miele.

Ho davvero l’impressione infatti che USA e NATO vogliono sostanzialmente continuare la guerra senza costruire alternative. Ferma la necessità di garantire a Svezia e Finlandia ogni aiuto in caso di aggressione (che però Putin non ha mai minimamente minacciato) accoglierli ora nella NATO sarebbe per esempio una grande provocazione contro Mosca, con la possibilità di vedersi schierare truppe “nemiche” NATO lungo oltre 1000 km. di confine: perché voler aumentare la tensione?

Cosa faremmo noi se a Malta o in Albania fossero schierate forze militari ostili?

Già, l’Italia… Dice sempre di “volere la pace” ma mi pare stia facendo nulla per crearne i presupposti, e questa è una gran brutta realtà.

 

REFERENDUM: IL 12 GIUGNO BISOGNA ANDARE A VOTARE !

Manca meno di un mese al 12 giugno, giorno in cui gli italiani dovrebbero votare i referendum sulla giustizia e sui quali pende il “rischio quorum”. Qualcuno può dissentire su alcuni particolare dei testi proposti, ma il vero ed autentico “peso” politico sarà nel vedere se gli italiani avranno finalmente il coraggio di uscire dall’apatia per sottolineare almeno con il voto la propria insoddisfazione nella gestione complessiva della giustizia nel nostro paese. Una bassa affluenza e quindi il fallimento referendario favorirebbe il conservatorismo delle toghe, rallentando la strada verso riforme serie ad un “sistema” che non vuole cambiare.

Da sottolineare che per ora c’è stato il gelo dell’informazione (RAI compresa, ovviamente) sull’iniziativa promossa da Radicali e Lega. Tre giorni fa anche il presidente dell’Unione Camere penali Gian Domenico Caiazza ha parlato di «servizio pubblico radiotelevisivo che sta venendo meno clamorosamente alla sua funzione». Lamentarsi sempre e poi non andare neppure a votare è una sciocchezza, quindi votate e fate andare a votare il 12 giugno: è importante.

 

CENTRO DESTRA

Tra meno di un anno ci saranno le elezioni politiche e tra un mese si voterà – oltre che per i referendum - per le amministrative anche in molti comuni capoluogo. Il centro-destra sta facendo di tutto per perdere perchè non sembra che soprattutto i suoi leader diano particolari segni di vita in chiave di alleanza politica, anzi: ogni occasione sembra utile per sottolineare le divisioni più che la concordia spesso proponendo candidati in lite tra loro.

Peccato, perché è il miglior regalo che si può fare alla sinistra che è anche lei in fase di sbranamento interno tra le sue componenti, ma che almeno ha il potere e la furbizia di non parlarne troppo.

Ecco perchè poi un partito come il PD che oscilla sul 20% dei voti esprime (pensateci!) il Presidente della Repubblica, un pattuglione di ministri, il nostro rappresentante a Bruxelles e infiniti posti di comando e sotto-comando oltre ad indirizzare e controllare spudoratamente la magistratura, la cultura, la scuola, i giornali e le TV. Merito loro o demerito altrui? Propendo sempre di più per la seconda ipotesi, come certificato dalla recente riconferma di Mattarella.

 

MA QUALE "PACE" ?!

Lo ammetto: ascolto solo i titoli dei TG e poi spesso cambio canale, perché le notizie sono monotone con Zelensky sempre benedetto e il solito Putin aggressore assassino.

Lo è sicuramente stato, purtroppo, ma intanto l’Europa corre verso il suicidio economico e politico con scelte che vengono solo osannate e con quasi nessuno che suggerisca altre soluzioni più negoziate.

Mi chiedo dove sia spesso il buonsenso, la logica, la volontà di capire meglio le cose uscendo dalle ricostruzioni a senso unico.

Esempi? Se la Russia minaccia il blocco del gas allora Putin è un criminale, se lo fa l’Ucraina nessuno si scandalizza, mentre a Kiev vanno e vengono capi di stato, leader politici, attori, cantanti (ma non era assediata?) in cerca di pubblicità.

Solo spulciando tra le note si scoprono notizie potenzialmente sorprendenti.

Per esempio che chi esce vivo dai sotterranei dell’acciaieria di Mariupol corre in Russia e non in Ucraina e solo dopo giorni si scopre che a trattenere i civili come ostaggi non erano i russi, ma il battaglione Azov,. Oppure che Zelensky si è vantato (dati al 10 maggio) che gli ucraini avrebbero già ucciso oltre 26.000 russi (però... sono cifre da generale Cadorna!) distruggendo 1170 carri armati, 2808 mezzi corazzati, 519 sistemi d'artiglieria, 185 lanciarazzi multipli, 87 sistemi di difesa antiaerea. Le forze russe avrebbero perso anche 199 aerei, 158 elicotteri, 1980 autoveicoli, 12 unità navali e 380 droni… E questa sarebbe una “guerra difensiva”, quella che il nostro parlamento ha quasi unanimemente autorizzato e gli USA e la NATO (Italia compresa) adeguatamente armato e finanziato?!

Chiediamoci se Zelensky racconti balle propagandistiche o dica la verità.  Visto che la star ucraina non può mentire per definizione (media e “Porta a Porta” dixit!), se fossero numeri veri noi italiani ed europei siamo così stupidi da armare ulteriormente gli ucraini e poi dire che siamo per la pace?

Ma ci rendiamo conto che stiamo contribuendo ad una escalation pericolosissima della guerra mentre economicamente stiamo andando in pezzi, l’Euro si svaluta sul dollaro e cresce l’inflazione?   

Perfino Carlo De Benedetti – che si definì “la tessera numero 1 del Pd” – in un’intervista al “Corriere della sera” ha criticato Draghi e proprio la posizione del Pd.

Va bene che siamo indebitati fino al collo e che Mario Draghi per sopravvivere ha bisogno dei fondi europei del PNRR (spendendoli come? Grande mistero!) e che quindi deve sostanzialmente obbedire ad Europa ed USA, ma non esageriamo. 

Ungheria, Svolacchia, Bulgaria dicono “no” a Bruxelles sul blocco del petrolio russo, se anche l’Italia cominciasse a puntare i piedi (come sta facendo la Germania) forse si muoverebbe qualcosa verso una apertura delle trattative di pace cui anche l’Italia sta volutamente chiudendo la porta.

Per esempio: se la maggioranza di ucraini filorussi in Crimea e Donbass volesse autonomia da Kiev in alcune zone orientali del paese è legittimo o antidemocratico dire loro di no? Chi conosce la storia sa la complessità delle situazioni. Per questo bisogna trovare dei compromessi e ha ragione Macron quando sostiene che  Putin non va umiliato o non tratterà mai. perchè dietro di lui il popolo russo purtroppo è compatto. Bisogna parlarsi e lavorare su garanzie reciproche, ma quando sei tu a sparare (o a pagare per farlo) come fanno l'Italia e l'Europa, come fai ad essere “super partes”!

 

DIFENDERE LE RADICI

Vi invito caldamente a spendere 19 euro ed a leggere il libro di Federico Rampini “SUICIDIO OCCIDENTALE, perché è sbagliato processare la nostra storia e cancellare i nostri valori”

Un libro edito da Mondadori che sta vendendo bene perché l’autore è di sinistra (e quindi non preventivamente censurabile) ma che dovrebbe essere un best-seller della Destra come la intendo io, fatta di serietà e non di slogan. Una critica documentata ed appassionata alle mode dilaganti che stanno distruggendo non solo gli USA ma anche tutto l’Occidente in nome della demagogia più insopportabile in campo culturale, ecologico e sessuale.

Una parte ben documentata del libro riguarda le fonti di informazione americane dove è palese e quotidiana la disinformazione e la voluta alterazione della verità, soprattutto per alcune ex testate illustri (come “Il New York Times”) ormai nelle mani di redazioni estremiste, ma fonti che poi - da noi - sono riprese come oracoli della verità.

L’autore, ripeto, è un bravo giornalista di sinistra e probabilmente per questo è riuscito a superare l’omertà della censura che avrebbe normalmente oscurato il volume. Ovviamente non condivido tutto, ma è assolutamente un testo da leggere e soprattutto (purtroppo) da meditare!  

 

GRAZIE CAPUOZZO

Ospite del sindaco di Casale Monferrato, l’amico Federico Riboldi, ho potuto ascoltare e dibattere con Toni Capuozzo, grande giornalista sul campo e mente acuta (e libera) sui conflitti che insanguinano il mondo. Ha presentato un bellissimo documentario sulle sue esperienze a Sarajevo e il suo ultimo libro “Giorni di guerra”. Uno straordinario esempio di informazione vera e documentata, spesso ben diversa da quella “ufficiale”.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI   !                                                    MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 861 del 6 maggio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Riassunto:  L’ISTAT ci comunica che in Italia l’inflazione sta diminuendo.

Bella notizia, ma mi sembrano dati francamente sballati. Ma “Tutto va ben madama la marchesa” e soprattutto non bisogna che la piazza si agiti: sinistra e PD al governo impongono pace sindacale e niente proteste, anche perchè se la gente ragionasse di più sulla realtà e sulle conseguenze economiche e non solo energetiche della nostra posizione ufficiale sull’Ucraina, l’Europa e Draghi non vivrebbero giorni felici.

E’ quindi in atto una deformazione incredibile dei fatti, dove perfino Papa Francesco passa per sotterraneo “supporter” di Putin solo perché sottolinea delle ovvietà: se l’Occidente vuole davvero la pace non deve comportarsi così e se serve un negoziatore allora deve essere super partes, altrimenti la pace non arriverà mai.

Cercate sempre di documentarvi, ci sono sempre tanti aspetti della verità.

 

L’ISTAT CHE VIVE SU MARTE

Sorprese del venerdì: secondo l’ISTAT l’inflazione in Italia è in diminuzione passando dal 6,4% di marzo al 6,2% di aprile.

Un raffreddamento ufficiale dovuto essenzialmente ai prezzi energetici che su base annua da un + 50,9% scendono ad un + 42,4 %, frutto un po’ a scoppio ritardato del contenimento delle accise deciso dal governo il mese scorso.

Vedendo le bottigliette di Coca Cola negli Autogrill a 3,30 euro, i panini a 7 euro e 90 (oltre 15.000 lire!), i prezzi degli alimentari nei supermercati, i menu dei ristoranti, il balzo di ogni fornitura, i prezzi del grano e delle materie prime, il dato ISTAT sembra decisamente anomalo e mi sembra giusto avanzare qualche perplessità.

Chiunque di noi chieda un preventivo per qualcosa scoprirà che rispetto a un anno fa ci sono stati incrementi del 20-30% non del 6%, ma evidentemente è una realtà che l’ISTAT non percepisce, pur essendo evidente a tutti gli italiani.

I primi segnali si vedevano già nell’autunno scorso, subito dopo la pandemia e ancor prima della guerra in Ucraina, con prezzi che all’ingrosso aumentavano a due cifre per una tensione sui trasporti e le materie prime causate anche da un effetto speculativo bene avvertibile.

L’Occidente si è scoperto nudo dopo anni di tregua avendo lasciato in mani altrui – soprattutto cinesi – gran parte dei trasporti intercontinentali, ma anche la filiera delle materie prime e dei semiconduttori. La speculata crisi energetica ha fatto il resto e la guerra ucraina ha poi ulteriormente complicato le cose.

L’aumento dei prezzi è un fenomeno mondiale con la Federal Reserve americana che si appresta a rialzare i tassi, ma l’inflazione si è poi avvitata in Italia più che altrove anche per gli effetti distorti di alcune normative che in apparenza sembravano positive.

Per rilanciare gli investimenti nell’edilizia “green” si è insistito da due anni sulla politica dei “bonus” (in Italia è tutto un bonus estemporaneo, dai monopattini alle vacanze, alla faccia di una declamata strategia economica “virtuosa”) ma visto che ciò è avvenuto in un momento di aumento dei prezzi-base, ecco che alcuni servizi sono aumentati a livello proibitivo e i loro effetti cominciano solo ora a scatenarsi sui prezzi al consumo.  

Gli sgravi per ristrutturare le facciate degli edifici, per esempio, hanno portato ad un aumento fino a 3 volte (300%!) dei costi di affitto dei ponteggi, ma sono comunque saliti tutti i componenti dell’edilizia, mediamente ben oltre il 20%: fatevi fare un preventivo! Quel facile slogan “la caldaia te la cambiamo noi” ha praticamente raddoppiato il loro prezzo, dando vita – aspetto più o meno minimizzato –anche a grosse speculazioni con vere e proprie truffe ai danni dello Stato. Si è parlato di 4 miliardi (quattro miliardi!!) di truffe legate ai “bonus”, poi sulla vicenda è calato un ovattato ed omertoso silenzio perché sotto accusa sarebbero dovute finire leggi mal fatte e/o controlli inesistenti.

Ad aumentare i prezzi di tutta la filiera v’è poi come sempre “l’effetto annuncio”.

In altre parole aumento i prezzi del mio prodotto prima ancora che mi arrivino addosso gli aumenti altrui, per salvaguardare comunque il mio profitto.

E’ stato il caso delle compagnie petrolifere con lo scatto dei prezzi dei carburanti alla pompa, anche quando le riserve erano state acquistate prima degli aumenti internazionali.

Gli unici rimasti al palo sono i salari e le pensioni. E’ un momento di grande debolezza sindacale e la presenza del PD e della estrema sinistra al governo garantisce tranquillità all’esecutivo, ma il dato è oggettivo e la protesta sarebbe ben motivata.

In altri momenti il Paese sarebbe sceso in piazza facendo montare la protesta, invece adesso tutti zitti e “Non disturbate il manovratore”.

Bloccata a suo tempo la “scala mobile” proprio per contrastare l’aumento in automatico delle retribuzioni e delle pensioni, il potere d’acquisto delle famiglie sta diminuendo in modo concreto e presto se ne vedranno i contraccolpi anche in termini di consumi.

Ciò dovrebbe rallentare l’inflazione, ma anche portare ad una stagnazione del mercato.

Pur in un sistema di informazioni spesso condizionato dalla politica, leggere che nel primo trimestre del 2022 le vendite di auto sono crollate di oltre un terzo - pur rispetto ai dati certamente non esaltanti di un 2021 e 2020 condizionati dalla pandemia - accende ad esempio un ulteriore segnale di crisi che non può essere sottovalutato. Se a tutto questo si aggiungono gli effetti indiretti della guerra in Ucraina è evidente che dei problemi veri fa comodo non parlarne, ma certamente non si risolvono da soli.

 

LE VERITA’

C’è una verità “ufficiale” che va ossequiata e un’altra sotterranea e nascosta.

La vulgata ufficiale impone di dire che l’Occidente è schierato unanime con l’Ucraina, che gli USA e la NATO sono i “buoni” gendarmi del mondo, che l’ Europa è unanime al loro fianco e sfiderà il diabolico Putin anche a costo di passare l’inverno a pancia vuota e al freddo, sprezzante delle privazioni. In quest’ottica è delittuoso anche solo ospitare il ministro degli esteri russo in TV (che ovviamente racconta la sua versione, che non per questo è quella vera) ed è “provocatorio” lasciarlo parlare, mentre il presidente ucraino in canottiera è il quotidiano depositario del Verbo.

Se invece si ascoltano poi con più calma gli esperti, allora affiora pian piano un’altra lettura dei fatti più critica e diversificata. Quella che accenna alle incongruenze europee, alle conseguenze energetiche, ai timori di una escalation, ai rischi di un’Europa perenne “yesgirl” degli USA. Parlo di esperti veri, di chi le cose le conosce a fondo e da tempo, non dei tuttologi “alla Covid” dell’ultimo minuto, quelli che straparlano nei talk show spesso senza alcuna vera esperienza.  

In ogni caso è legittima una pluralità di pensiero, altrimenti diventiamo tutti come Putin ad impedire il pensiero degli altri e quindi è sempre utile ascoltare anche i commenti più diversi.  

Diventa però allora cosa aberrante – per esempio – chiedere le dimissioni del sen. Petrocelli (5 Stelle) da presidente della Commissione Esteri del Senato solo perché sul tema specifico dell’Ucraina ha un parere diverso dal governo, visto che finora la Costituzione ha sempre ribadito il concetto che un parlamentare esercita il proprio ruolo senza vincolo di mandato (ovvero può ragionare di testa sua).

Vorrei avere il tempo e lo spazio di proporre ai lettori in rapida successione i titoli di prima pagina del “Corriere della Sera” di aprile, giorno dopo giorno: leggeteli uno dopo l’altro e rimarrete stupiti di come interpreta i fatti in maniera assolutamente monocorde il maggior (e una volta più autorevole) quotidiano italiano.

 

DOCUMENTI: LEGGETE LIMES !

Si parla tanto di guerra, ma se volete conoscere meglio i fatti della storia leggete il numero monografico di LIMES “La fine della pace” uscito alcuni giorni fa.

Una raccolta di opinioni diverse molto documentate ed attente, utili per chi voglia veramente saperne di più.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                                             MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 860 DEL 29 APRILE 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Riassunto:  Passano i giorni ma dall’Ucraina nessuna sostanziale novità se non l’impressione che il filtro delle notizie sia piuttosto opaco, mentre aumentano i pericoli  di allargamento del conflitto. Continuo a pensare che sia un grave errore strategico dotare Zelensky di armi offensive e comincio a chiedermi se il presidente ucraino rispetti lui stesso i canoni democratici, visto i suoi atteggiamenti con l’opposizione interna.

Stiamo comunque facendo una sorta di “guerra per procura” per conto degli USA, ne subiamo le conseguenze dirette – umane ed economiche – e l’ Europa rischia lo schianto nonostante il mantra del “Siamo tutti uniti contro quel criminale di Putin”.

Lo è stato per il suo attacco insensato all’Ucraina, ma ricordo anche le responsabilità “occidentali” di questi anni nei confronti della Russia.  Prendo atto che sempre più persone cominciano a farsi seriamente delle domande su questa crisi e la sua gestione da parte dell’UE, della NATO e degli USA che sembrano fare di tutto per continuare il conflitto.

E’ intanto mancata a cento anni di età Assunta Almirante, vedova di Giorgio Almirante, il leader missino che ha segnato la giovinezza (allora) per noi militanti della Destra Nazionale. Anche la sua morte è stata occasione per polemiche idiote.

Polemiche simili – ma ormai consuete – per la celebrazione del 25 Aprile con la novità di duri scontri dialettici all’interno dell’ANPI e del sindacato sulla guerra in Ucraina. A proposito del 25 Aprile pubblico un vecchio scritto di Gianpaolo Pansa che potrebbe portare ad una riflessione.

 

ASSURDA ESCALATION DI GUERRA

Ma si vuole davvero la pace in Ucraina?

E’ un tema ricorrente e sul quale scrivo da tempo, ma il correre dei giorni mi conferma che l’Europa e quindi anche l’Italia non dimostrano di avere una seria volontà di costruire la pace in Ucraina.

La condizione preliminare è il ritiro immediato “sic et simpliciter” dei russi dai confini ufficiali del paese? Allora lo si dica allora chiaramente, avendo la consapevolezza – però – che Putin è indubbiamente l’aggressore, ma ben difficilmente si ritirerà pacificamente nei propri confini se non dopo una sconfitta militare che ad oggi appare improbabile e con un serio rischio di coinvolgimenti mondiali.

Una soluzione negoziata potrebbe essere il concedere spazio ed autonomia alla minoranza russa, che però è predominante in alcune parti orientali ucraine. Questa potrebbe essere forse una credibile base di discussione, ma se il presidente ucraino si oppone “a prescindere” e l’Europa gli va dietro anziché spingerlo al dialogo allora torniamo al punto di partenza.

Il problema è anche dove e come debba intendersi l’autodeterminazione. 

Stalin inserì volutamente nel territorio della repubblica socialista sovietica di Ucraina zone a prevalenza russa per lingua, religione, tradizioni storiche. Se si facesse oggi un referendum nel Dombass  e in Crimea - controllato e garantito da osservatori neutrali – e l’esito fosse pro Mosca (come molto probabile) che farebbe l’Ucraina?

Soprattutto, cosa succede veramente in quel paese? Da tre mesi ogni giorno vediamo il premier Zelensky in perenni maniche conte che incita (comprensibilmente) i suoi connazionali alla resistenza e chiede all’occidente armi di supporto, ma quanti sanno che il principale partito di opposizione “Per la vita” (43 deputati) il 22 marzo è stato dichiarato illegale e così il blocco di opposizione formato da altri 11 partiti, mentre altri 26 seggi sono peraltro “vacanti”? Avete mai sentito di una attività parlamentare a Kiev, un’altra voce rispetto al presidente?

Sono tematiche che vengono poco sfiorate dai talk-show quotidiani.

Altra cosa che non mi convince: come mail Zelensky chiede solo e soltanto armi? Se il paese è alla fame servirebbero soprattutto cibo, materiale sanitario, plasma, invece la richiesta è di armi offensive, prontamente fornite dagli USA a colpi di 700/800 milioni a settimana. Che strana guerra: ci hanno raccontato che i russi dopo pochi giorni erano a 20 km. dal centro di Kiev, però poi si sono fermati in tutto il paese e dalla capitale vanno e vengono un po' tutti i leader mondiali, funzionano le ferrovie e l’aeroporto, la luce elettrica, gli approvvigionamenti: ma che razza di offensiva ha scatenato Putin? Una follia strategica visto migliaia di carri armati che - ci è stato detto - hanno invaso l’Ucraina con colonne fino a 60 km. di lunghezza. Ma i carri armati o sono riforniti di carburante o si fermano: possibile che i generali russi non ci hanno pensato? E che fine hanno fatto gli invasori, come mangiano, come si spostano?

Ci sono decine di domande che restano senza risposta.

Allo stesso modo si annunciano per giorni la scoperta di tragiche fosse comuni con migliaia di cadaveri, poi improvvisamente non ne parla più nessuno: ma i morti c’erano sul serio, oppure fortunatamente no? Ogni TG parla sempre al condizionale, le fonti sono incerte se non contraddittorie. Ho l’impressione che l’informazione sul conflitto sia zoppa, partigiana, poco verificata. Vorrei notizie certe e documentate, solo allora ci si potrebbe fare una opinione meditata.

 

ASSUNTA ALMIRANTE: POLEMICHE ANCHE DA MORTA

E’ morta a 100 anni di età “donna” Assunta Almirante, vedova di Giorgio Almirante, indimenticabile segretario del Movimento Sociale Italiano.

Donna volitiva, a volte non mi stava molto simpatica perché le sue parole diventavano involontario strumento polemico della stampa avversaria le strumentalizzava. E’ stata comunque una testimone importante di un’epoca politica ormai passata e compagna di un leader indiscusso ed unico che ha segnato la mia come l’esistenza di tanti altri giovani degli anni ’70. Anche da morta ha causato polemiche a conferma della pochezza degli imbecilli che girano oggi. Grande bufera sui social, infatti, contro Ettore Rosato (capogruppo di Italia Viva, i renziani) che ha inviato un telegramma di condoglianze alla famiglia e tweettato "Con Assunta Almirante scompare una testimone di rilievo dell'eredità morale e politica del marito Giorgio Almirante e del Movimento Sociale Italiano". Sull’onda delle polemiche Rosato “cuor di leone”, accusato di insensibilità antifascista, ha poi cancellato il messaggio.

 

QUANDO PAGA LA RAI 

Un piccolo fatto di cronaca, ma visto che tocca direttamente un mio amico lo racconto volentieri ai lettori. Stefano Andrini era un mio collaboratore al dipartimento esteri di AN che il 6 marzo 2011 era stato etichettato nella trasmissione “Presa Diretta” su RaiTre di essere non solo un estremista di destra ma un ex picchiatore, detentore abusivo di armi, un ex naziskin ecc.ecc. Il tutto quando Andrini era nel frattempo diventato dirigente di un’importante azienda romana e cui si voleva scopertamente far perdere il posto.

Andrini querelò la RAI e tenne duro nonostante tutti i tentativi di insabbiamento e prescrizione finchè con fulminea sentenza (11 anni e 8 mesi di attesa!) finalmente la Magistratura, con sentenza del tribunale civile di Roma, ha condannato la Rai al pagamento di 15.000 euro per diffamazione, oltre alle spese legali.

Andrini ha la testa dura, tanti nel frattempo avrebbero chiuso la vicenda con la solita transazione, ma adesso che la Rai ha pagato, perché il conto di una trasmissione faziosa deve essere messo a carico dei teleutenti? Perché i responsabili del servizio infame e diffamatorio non dovrebbero pagare in proprio?

Anche perché ci raccontano che la RAI esprime il meglio del “servizio pubblico” ?!

 

25 APRILE: COSA SCRIVEVA GIANPAOLO PANSA

“I vinti non dimenticano, ho smesso di essere manicheo, di dividere il mondo in due, di qua i buoni di là i cattivi. La mia pietas verso il genere umano è cresciuta molto. Ho scoperto che tutti, bianchi, rossi e neri soffriamo nello stesso modo e spesso senza averlo meritato.

Con il Partito Comunista Italiano la guerra di liberazione è diventata anche una guerra rivoluzionaria per la successiva conquista del potere in Italia. Questo progetto ha autorizzato un succedersi di errori, menzogne, intrighi, soprusi, delitti e misteri: tutta robaccia occultata da una storiografia succube degli interessi di quel partito.

Istria, Dalmazia, Fiume, Pola, Zara, l’esodo di 300.000 persone che non volevano vivere sotto il comunista Tito, il loro arrivo in Italia tra gli insulti e gli sputi degli attivisti organizzati dal PCI… Di queste e di tante altre tragedie è inutile parlare ai “Gendarmi della Memoria”. Loro danno via libera solo ai ricordi che gli fanno comodo, mentre la Memoria li mette in difficoltà e allora preferiscono tenerla sotto chiave, zittirla, fingere che non esista. Il revisionismo è pericoloso, ma la Storia è una talpa che scava. Prima o poi uscirà fuori la verità, ammesso che si abbia ancora interesse a cercarla”   (Gianpaolo Pansa)

 

BUONA SETTIMANA    A TUTTI                                               MARCO ZACCHERA

 

 

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IL PUNTO   n. 859 DEL 22 APRILE 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Riassunto:  Continua la guerra in Ucraina e purtroppo non si vedono vie d’uscita. L’Europa non sembra capace di mediare né di volere un accordo, anche perché con gli USA e la NATO si è schierata con Kiev fornendo non solo assistenza umanitaria ma anche armi sempre più “offensive”.

Non sono in dubbio le responsabilità di Mosca, ma piuttosto la strategia europea, con la UE che rischia di rimanere la più colpita dalla guerra non solo per i problemi legati a milioni di profughi incolpevoli, ma anche per la montante crisi economica ed energetica (leggete qualche dato) facendo in fondo un gran piacere agli USA dove a condizionare uno spento Biden sono evidentemente i falchi del Pentagono.

Non è solo la mia opinione: un sondaggio conferma che questo lo pensano la maggioranza degli italiani, anche se nessuno – o quasi – osa ammetterlo.

Intanto la Gran Bretagna chiude ai profughi e agli immigrati, dirottandoli in Ruanda, mentre in Francia Emmanuel Macron succederà domenica a sé stesso nel ballottaggio delle “presidenziali”.

Si pone un problema, che riprenderemo: il presidente francese risponderà comunque ai propri elettori grazie alla sua elezione diretta, perché invece gli europei devono essere rappresentati dalla Von der Leyen, che non è stata votata da nessuno, esattamente come Draghi?

 

DEFAULT RUSSO, MA ANCHE CRISI EUROPEA

La sempre gioiosa signora Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione Europea, appare in TV tutta contenta: “Ci sarà anche il blocco del petrolio nel sesto pacchetto di sanzioni alla Russia, il fallimento russo è solo questione di tempo!”. Intanto è di giovedì 21 aprile la notizia che Biden darà altri 800 milioni di dollari in armi sofisticate USA all’ Ucraina.

Qualcuno informi la giuliva miss Ursula, diretta esponente dell’asse Berlino-Parigi-Bruxelles, che se fallisce la Russia l’Europa quantomeno tirerà abbondantemente la cinghia visto che - a parte il gas, il petrolio, le forniture alimentari e le conseguenze per aziende che lavorano con la Russia, ora al tracollo -  la sola esposizione “italiana” di Unicredit nei confronti di Mosca è di 7,8 MILIARDI, quella di Intesa-Sanpaolo di “solo” 5,1 MILIARDI e la stessa BERS (Banca di Ricostruzione Europea) è esposta per 25 MILIARDI. Conviene così tanto all’Europa – e soprattutto all’Italia - il fallimento della Russia? Ognuno rifletta da sé, ma possiamo anche arrivare alla conclusione che con i tiranni, gli antidemocratici e gli invasori non si fanno affari e tantomeno sconti: da Palazzo Chigi e a Bruxelles si ripete: “Prima di tutto viene la democrazia e la libertà, sono principi che non hanno prezzo!”.

Perfetto, però allora per coerenza sospendiamo anche le forniture di petrolio dall’Arabia Saudita visto che di democrazia e di libertà (magari anche di quella religiosa…) lì non se ne parla, e che pure i sauditi fanno la loro bella guerra in Yemen, costata più di 20.000 civili morti ammazzati o sotto le loro bombe, tra l’altro fornite anche dall’Italia. Vanno allora anche sospese le forniture petrolifere dagli Emirati Arabi, dove non ci sono nè partiti né elezioni. Stop anche nei rapporti con l’Egitto - visto non solo il caso Regeni - e lo stesso dovrebbe valere per la Libia (anzi, “le” Libie, visto che sono in perenne guerra tra loro) che non sono certo esempio di democrazia.  Per far contento Di Maio potremmo insomma avere solo rapporti con la Cina, nota campionessa di democrazia, pluralismo, libertà e trasparenza. Povera Europa…

 

SONDAGGI SILENZIATI

Pensavo di essere un pesce fuor d’acqua a chiedere più riflessione sulla presa di posizione italiana ed europea in Ucraina, ma scopro invece di essere in buona compagnia. L’agenzia demoscopica Index Research ha elaborato per “Piazza Pulita” (trasmissione di La 7) un sondaggio sulla guerra. Ci credereste? Alla data del 13 aprile per il 52,7% degli italiani è controproducente continuare a fornire armi a Kiev, in quanto ciò allontanerebbe gli sforzi per arrivare alla pace. Per stoppare il conflitto, il 56,3% ritiene utile che Usa, Cina e grandi potenze spingano Russia e Ucraina ad un compromesso e non viceversa. Il 45,7% degli intervistati boccia la gestione della guerra da parte di Biden e della Nato mentre solo il 35,4% la promuove.

“Il cessate il fuoco in Ucraina non è stato ancora raggiunto perché gli Usa non hanno interesse a fare finire le ostilità, anzi, hanno lavorato anni per farle nascere”: a pensarlo è il 42,7% degli italiani nel sondaggio di “Termometro Politico” del 12/14 aprile (solo il 39% pensa che la mancata tregua sia per responsabilità di Putin, il 10% ne dà la colpa a Kiev, il 5,6% direttamente all’Europa). Quasi un italiano su due preferirebbe che l’Europa prendesse una posizione diversa da quella degli Stati Uniti.

Visto che né la Von der Leyen né Draghi sono stati eletti direttamente dai cittadini italiani od europei, dovrebbero forse anche tener conto di questi punti di vista.  

 

NONNI FASCISTI

Se il prof. Orsini dichiara su Rai 3 che suo nonno durante il fascismo era un bambino contento scatena un finimondo, ma anche mio padre mi diceva la stessa cosa e – guarda caso – lo ripetono o lo ripetevano quelli che erano bambini negli anni ’30, così come tutti hanno sempre ripetuto che la guerra è stata invece una cosa tremenda e assurda, oltre che una scelta profondamente sbagliata di un dittatore che ne è poi stato travolto.

Non vedo nulla di scandaloso né di demagogico nell’affermare tutto questo, perché evidentemente è solo la verità.

Demagogico (e ridicolo) è molto di più chi OGGI è così stupido dal non voler ammettere queste cose e che approfitta di ogni dichiarazione di chiunque per scatenare polemiche e per etichettare come “nostalgico” (ma va là!..) chi lo possa anche solo pensare. 

 

PROFUGHI ILLEGALI?  LONDRA LI MANDA IN RUANDA…

“Basta profughi!” lo sostiene il premier inglese Boris Johnson e il governo britannico ha infatti tutta l’intenzione di inasprire le proprie politiche sull’immigrazione, anche con una scelta che appare senza precedenti: trasferire i richiedenti asilo in Ruanda, indipendentemente dalla loro località di provenienza e prima ancora di aver preso in esame la motivazione che li ha spinti a fuggire. Londra pagherà infatti il Ruanda per fargli accogliere i richiedenti asilo e ha sottoscritto un accordo con Kigali il 14 aprile u.s. per 120 milioni di sterline.

“Il nostro paese - ha dichiarato Johnson - non può non può più sostenere un così forte flusso migratorio: la nostra compassione potrà anche essere infinita, ma la nostra capacità di aiutare le persone non lo è”. Almeno 5.000 persone hanno infatti attraversato La Manica illegalmente nel 2022, decisamente troppi per Londra.

Giusto per memoria, in Italia l’anno scorso hanno attraversato il canale di Sicilia o sono stati raccolte da navi di ONG ben 67.040 persone rispetto alle 34.154 del 2021 e alle 11.471 del 2020. (dati ufficiali del Ministero dell’Interno) mentre gli altri sbarchi clandestini - proprio perché tali - non entrano nel conteggio. Come siamo bravi! Siamo così bravi che non riusciamo neppure a dirottare una quota di migranti all’interno della UE verso altri paesi (che pur lo avevano promesso), né ad ottenere che siano trasferiti almeno quelli raccolti dalle ONG battenti bandiera tedesca o olandese e “scaricati” in Italia.

Un clamoroso fallimento per Draghi e l’ intoccabile ministro Lamorgese.

E adesso, un necessario, caloroso benvenuto ai profughi ucraini.

 

FRANCIA

Credo proprio che Emmanuel Macron succederà a sé stesso domenica al ballottaggio per l’Eliseo perché Marine Le Pen ha indubbiamente cercato di rendersi più accattivante liquidando lo storico “Front National” e fondando il rinnovato “Rassemblement National”, ma non credo abbia la capacità di raccogliere intorno a sé la maggioranza dei consensi.

Funziona sempre così quando in un ballottaggio c’è un candidato considerato schierato nettamente da una parte e l’altro giudicato più moderato.

Colpisce che Macron - dopo cinque anni di presidenza - abbia intercettato meno del 20% complessivo dell’elettorato francese, ma al presidente può bastare anche così.

Certamente questa volta (il ballottaggio contro i Le Pen padre e figlia sono ormai una consuetudine d’oltralpe) il divario non sarà di 66 a 33 come nel 2017, ma più ristretto e comunque resta il fatto che Marine le Pen è stata la più votata - al primo turno - in 41 dipartimenti francesi su 96.

Contro la Le Pen giocano ovviamente anche tutti i media, l’Europa, la grande finanza, gli USA, l’intellighenzia progressista, la sinistra e la magistratura francese. Con tempismo perfetto la Procura di Parigi ha ampiamente pubblicizzato proprio pochi giorni fa un’inchiesta relativa alla gestione dei fondi dell’ex partito della Le Pen partita ben 18 (diciotto!) anni fa. Forse è un record, ma certamente una provvidenziale (per Macron) “Giustizia a tempo” che mi ricorda tanto quella di un altro paese vicino alla Francia, quello che come bandiera ha un tricolore molto simile a quello francese.

 

BUONA SETTIMANA    A TUTTI                                                                               MARCO ZACCHERA

IL PUNTO di Marco ZACCHERA dal 20 aprile 2022


IL PUNTO   n. 858 DEL 15 APRILE  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

 

Cari lettori,

un numero in formato molto ridotto per IL PUNTO di questa settimana, solo per augurare a tutti una Buona Pasqua che sia veramente di resurrezione.

E’ un momento particolarmente triste e difficile per il mondo, l’Europa e l’Italia, così come per tanti altri paesi dove la guerra, l’egoismo umano, il disinteresse per il futuro naturale del pianeta spingono a temere un domani pieno di incognite e difficoltà.

Non riusciamo più a capire dove sia la Verità, le notizie si accavallano tra violenze e futilità, superficialità e contraddizioni.

Sembra che si sia persi un po' tutti la bussola, forse anche perché mancano certezze e serietà perfino nell’approccio ai problemi.

In questi momenti così difficili la cosa migliore è allora fermarsi a riflettere, a parlare un po' di più con noi stessi per cercare un po' di luce dentro e fuori di noi.

Il venerdì santo è la notte della paura e della tristezza, ma per il credente al buio segue, deve seguire comunque la luce dell’alba, di un’alba di Resurrezione.

Vedere questa luce e saperla costruire è l’augurio che faccio agli amici che mi seguono da tanti anni, così come ai lettori più recenti, perchè si deve “comunque” sperare, bisogna “comunque” impegnarsi, non si può e non si deve gettare la spugna, magari chiudendoci ancora di più in noi stessi con menefreghismo e – spesso – troppo egoismo.  

Ciascuno di noi è quindi invitato a riflettere per cercare di riscoprire invece in noi stessi e negli altri valori veri per la nostra vita.

La speranza è di riuscirci -  sia come individui che come comunità -  idealmente vicini a chi in questi giorni soffre di più per le devastazioni della guerra, le ingiustizie, le violenze, le rivalità troppo spesso assurde che dilaniano il mondo.

 

 

BUONA PASQUA A TUTTI                                                                MARCO ZACCHERA




IL PUNTO N. 857 dell’ 8 APRILE 2022

di Marco Zacchera (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati: www.marcozacchera.it

 

In questi giorni sono negli USA e da qui le vicende europee sono viste con tutt’altra prospettiva rispetto all’ Italia. Questo numero de IL PUNTO è quindi un po' diverso dagli altri, ma ci tenevo a trasmettere ai lettori alcune impressioni sulla guerra in Ucraina colte dall’ altra parte dell’Atlantico. Note che trascendono dalle notizie dell’ultimo minuto e che volutamente non si soffermano sugli orrori e la violenza che ha segnato anche questo conflitto. Non ci sono dubbi sulle responsabilità dell’aggressione di Putin, ma cerchiamo di vedere le cose anche in modo strategico per il futuro dell’Italia e dell’Europa, non facciamoci confondere da notizie non sempre documentate e certe, visto che in ogni guerra la verità è spesso manipolata agli interessi di parte.

 

GLI INTERESSI DI BIDEN

A oltre quaranta giorni dall’inizio del conflitto, qui negli USA le notizie della guerra in Ucraina tendono a scivolare via velocemente dai titoli di testa dei TG con gli americani molto più preoccupati per l’inflazione e il costo dei carburanti che non per il lontano fronte europeo.

E’ infatti molto più commentata la decisione presidenziale di attingere un milione di barili al giorno dalle riserve strategiche fino alla fine dell’anno pur di bloccare il prezzo della benzina che era schizzato in molti Stati oltre i 5 dollari al gallone. La mossa ha stabilizzato il prezzo intorno a 4,20 dollari, equivalenti a 99 centesimi di euro al litro, un prezzo che a noi sembra da favola, ma per gli americani è comunque uno shock.

Un esempio per sottolineare come la partita Ucraina si giochi negli USA principalmente sul fronte interno sostenuto da una borsa dove corrono soprattutto i titoli legati alla difesa, grande business americano di cui in Europa si parla pochissimo.

L’opinione pubblica guarda preoccupata al prezzo della benzina, ma anche perché deve prende atto che l’inflazione ufficiale, già prima della guerra, era salita al 7,9%, record negativo dal 1982, mentre la Federal Reserve pompa quotidianamente nel sistema una somma imponente di liquidità (si parla di 300 miliardi di euro al mese, ovvero in un solo mese tutti i fondi italiani del PNRR) per sostenere i consumi e – indirettamente – le traballanti fortune di Biden chiamato a novembre ad un difficile turno elettorale.

Dietro il paravento degli aspetti politici ed umanitari del conflitto, gli USA si stanno indebitando sempre di più, ma grazie alla loro rafforzata leadership economico-finanziaria, scaricano una parte dei propri guai sull’Euro e le alte economie straniere con il dollaro che comunque si e rafforzato confermandosi come valuta centrale del mondo.

 

“Combatteremo la guerra in Ucraina fino all’ultimo europeo” E’ uno slogan ipotetico, ma che rende l’idea: l’America vende armi, tiene alta la tensione, fa i propri affari e scarica rischi, profughi e “danni collaterali” sugli alleati e le loro economie.

Dopo l’abbandono dell’Afghanistan che ha significato una figuraccia immensa per la Casa Bianca, l’amministrazione Biden sta puntando tutto su un rilancio economico interno nel tentativo di affrontare al meglio il voto di novembre. Di qui la necessità di tenere basso il costo del denaro offrendo liquidità delle famiglie (si stanno ripetendo le situazioni pre-2008, quando esplose la bolla dei mutui sugli immobili che come un terremoto sconvolse l’economia del mondo) e puntando a nuovi posti di lavoro. Il prezzo da pagare è un aumento astronomico della liquidità circolante che genera inflazione, ma accettabile se appunto viene parzialmente “spalmata” all’estero nel momento in cui la guerra indebolisce soprattutto le cncorrenti economie europee.

Parliamoci chiaro: l’America non risente economicamente del conflitto, non impiega propri uomini in prima linea, non ospiterà una quota significativa di profughi, ma ha tutto l’interesse a mantenere alta la pressione perché controllerà sempre di più le fonti energetiche mentre fa grandi affari in campo militare anche in Europa.

La Germania, per esempio, ha acquistato nelle scorse settimane nuovi armamenti USA nel quadro di un piano di rinnovamento delle sue forze armate con un budget di 100 miliardi di Euro. Applaudono Lockheed, Martin, Raytheon, General Dynamics, Boeing e Northrop Grumman, i giganti della difesa USA sempre in prima fila – guarda caso - a sostenere Biden.

 

Soprattutto, sul piano strategico, gli USA al di là delle dichiarazioni ufficiali sono ben contenti del solco profondo che la guerra in Ucraina sta creando tra UE e Russia che - ove fossero invece paesi tra loro alleati -potrebbero insieme diventare un formidabile antagonista all’America.

Un’Europa debole dal punto di vista energetico è poi un’altra manna per Washington che invierà gas – così almeno è stato promesso – ma ad ottimi prezzi (per gli USA) mentre la sospensione dei lavori per il gasdotto Nord Stream 2 chiuderà per anni i rubinetti ad Est per un’Europa affamata di energia: la quadratura di un cerchio perfetto in cui l’UE è però la parte perdente.

Anche se si pone l’accento soprattutto sulle tematiche umanitarie per giustificare la reazione all’attacco di Putin, di fatto la crisi ucraina sta quindi diventando un formidabile mezzo per gli Stati Uniti per controllare in modo economicamente e militarmente molto più forte un’Europa divisa su molti aspetti e già zoppicante per aver perso la Gran Bretagna.

 

Si spiegano così anche alcune mosse di Biden che sembrerebbero scriteriate, se davvero alla Casa Bianca ci fosse una concreta volontà di costruire la pace. Se vuoi la pace non provochi e insulti gli avversari, non spingi per esasperarli quando sai che buona parte delle forze armate russe non sono (ancora) coinvolte in Ucraina. Soprattutto rifletti prima di armare l’Ucraina perpetuando il conflitto e insisti invece per una mediazione credibile mentre – anche sulle sanzioni – cerchi di non scegliere quelle che danneggiano soprattutto gli alleati europei, come invece è stato fatto.

 

E l’Europa, l’Italia, Draghi? Ho l’impressione che (a parte tutti i consueti appelli alla pace, democrazia, libertà, diritti umani  ecc.ecc.) una volta di più a Bruxelles comandino quelle lobby che non sono sempre dalla parte dei comuni cittadini europei. Conta soprattutto il business, così dopo il Covid ora si guadagna con la guerra: ieri si speculava sui vaccini venduti a prezzi esorbitanti senza controlli sui contratti (dopo due anni i contratti pubblici europei con le americane Pfizer e Moderna per centinaia di milioni di dosi e miliardi di euro sono ancor segreti!), oggi si permettono aumenti dei costi energetici che uccidono l’economia europea, ma portano profitti scandalosi alle multinazionali. Quanti riflettono anche su questi aspetti, quali media ne parlano?  Spero che qualche italiano in più cominci a farsi delle domande.

 

Buona settimana a tutti                          ……                                Marco Zacchera 




IL PUNTO   n. 856 del 1 APRILE  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: Prima il COVID poi la guerra in Ucraina: l’attenzione di tutti è concentrata sempre su alcuni temi monopolizzanti, ma anche altre problematiche non dovrebbero essere dimenticate.

In campo politico, per esempio, eletto Mattarella tutto è caduto sotto silenzio per il CENTRO-DESTRA che sembra incapace di darsi una linea comune, ma le elezioni si avvicinano.

Tornando invece all’attualità del conflitto ucraino, una lettura dei dati sulla SPESA PER GLI ARMAMENTI nel mondo imporrebbe almeno una riflessione e credo giustifichi pienamente la posizione di PAPA FRANCESCO che insiste a considerare la guerra una follia. Notate: il Papa viene citato dai media e invitato in TV quando parla in termini “umanitari”, di immigrazione ecc. perché fa molto “progressista” ma se - come nei giorni scorsi - chiama i governi ad un freno delle spese militari allora viene di fatto censurato perché evidentemente dà fastidio a chi campa sulle guerre e ad una sinistra  che dal “pacifismo” antiamericano si è convertita al pro-militarismo anti russo, anche se quasi nessuno sembra volerlo notare. Intanto passano i mesi e non si conoscono ancora le priorità del PNRR, mentre Draghi punta sull’extra-deficit per tirare a campare.

 

C’ERA UNA VOLTA IL CENTRO DESTRA....

La data non si sa ancora e della questione non ne parla nessuno, ma tra il 15 aprile (data ormai impossibile) e il 15 giugno si andrà a votare in 977 comuni italiani tra cui 26 capoluoghi di provincia e 143 comuni oltre i 15.000 abitanti. Nella stessa giornata si dovrebbe (forse) votare anche per i referendum sulla giustizia promossi da Lega e Radicali.

Si voterà in città importanti da Palermo a Padova, da L’Aquila a Verona, da Taranto a tutti i capoluoghi del sud del Piemonte, da Messina a Genova. Un test elettorale di milioni di elettori a meno di un anno dalle elezioni politiche ma che per ora sta passando sotto traccia.

Nel  centro-destra tutto tace ed è significativo perchè – reduce dalla infausta tornata delle amministrative dell’autunno 2021 e dalla sconfitta alle “supplettive” di Roma  – l’alleanza dovrebbe in qualche modo prepararsi a un turno elettorale che si preannuncia molto divisivo e a rischio di nuovi disastri, complice - una volta di più – la superficialità  ed il disinteresse dei leader che vanno avanti ciascuno per conto proprio, al più incontrandosi solo al “quasi-matrimonio” di Berlusconi, cui però era invitato soltanto il “fido” Matteo Salvini, quasi come una incoronazione di potenziale successione all’onnipresente ed inossidabile (anche se per molti decisamente patetico) Silvio Berlusconi.

Pare che la Meloni e Salvini non si sentano dal 28 gennaio quando – improvvido – l’ascensore del leader della Lega “salto” il quinto piano del palazzo dei gruppi a Montecitorio, là dove era atteso (invano) da Giorgia Meloni per concordare le mosse.

Era il giorno in cui si doveva decidere sul Mattarella-bis e che finì come si sa, compreso il siluramento (ed affondamento) politico di una alleanza di centro-destra che per la partita Quirinale era partita con i favori del pronostico.

Da allora le tensioni tra i gruppi sono aumentate con scortesie collaterali: le reti Mediaset (“indipendenti”?!) hanno di fatto cancellato le presenze di esponenti di Fratelli d’Italia, la Meloni non è stata invitata al “quasi matrimonio” di Berlusconi e soprattutto in periferia è in corso una serrata guerra di posizioni che in vista di   elezioni amministrative non promettono mai nulla di buono.

E pensare che la guerra in Ucraina era stata occasione di un forzato riavvicinamento di FdI al governo, occasione che sta evaporando anche per le difficoltà di Draghi a chiudere in maniera soddisfacente il “pacchetto energia” dando spazio alle proteste dell’opposizione per il perdurante caro carburanti.

Colpisce questa mancanza di volontà a correre insieme, pur ripetendo il mantra che una alleanza “naturale” ci sarebbe nei fatti. La realtà è ben diversa ed anche questi atteggiamenti fanno pensare che salgano le quotazioni di un nuovo sistema elettorale   proporzionale dove la visibilità dei singoli partiti sarebbe il “valore aggiunto” che ciascuno, alla fine, narcisisticamente attribuisce a sé stesso.

In un momento in cui la sinistra è profondamente divisa il centro-destra non solo sembra incapace di riannodare i propri nodi, ma permette a Letta di ricucire tra i suoi e il M5S: una “grazia ricevuta” di impensabile valore.

 

NUMERI TERRIBILI (CHE NON TORNANO)

La Camera ha approvato a grande maggioranza un ordine del giorno che impegna il governo ad "avviare l'incremento delle spese per la Difesa verso il 2% del Pil”. Passando in pratica dai 25 miliardi l'anno attuali a 38 miliardi l'anno.

Stando all’ ANSA, i 27 Paesi dell’Ue, - secondo i dati del SIPRI di Stoccolma, uno dei più accreditati ed indipendenti istituti mondiali di analisi - già oggi spendono 233 miliardi di dollari all’anno in spese per armamenti, più del triplo di quanto spende la Russia. Gli Stati Uniti (un altro paese NATO) sono in testa in termini di spesa con oltre 766 miliardi di dollari, che rappresentano il 3.74% del loro PIL: da soli gli USA spenderebbero oggi più di UNDICI VOLTE rispetto alla Russia.

Anche la Cina spende di più che nel passato: +76% nel decennio 2011-20, come India e Russia. Mosca è cresciuta costantemente fino al 2016, ha investito molto negli ultimi tre anni, raggiungendo ad una spesa stimata di 67 miliardi di dollari, comunque meno di un decimo degli USA E’ “SOLO” TRE VOLTE L’ITALIA.

L’Ucraina si trovava al 34esimo posto mondiale, con quasi 6 miliardi. Un valore che significa il 4.13% del suo GDP nazionale. Il suo trend di spesa è in crescita: 10 anni fa la spesa era di poco più di due miliardi, ma Kiev prima della guerra spendeva comunque un decimo rispetto alla Russia.

In termini complessivi La Nato (USA compresi) spende complessivamente circa 1.103 miliardi di dollari, pari al 56% della spesa militare globale. Tra i primi 15 Paesi per spesa militare nel mondo, sei sono membri della Nato: L'Italia rimane nella top 5 europea per spesa e all’undicesima posizione globale. 

Quindi Mosca spende “solo” 67 MILIARDI e la NATO ben 1.103 MILIARDI: 18 VOLTE PIU’ DELLA RUSSIA.

O i numeri sono sballati o Putin è un suicida a mettersi contro la NATO, oppure (terza ipotesi, da non scartare) la NATO spende male i suoi soldi, ma allora - prima di aumentarli - andrebbe verificato se non sia il caso di spenderli meglio, ammesso che ci sia un “meglio” nelle spese militari.

Un aspetto che andrebbe verificato anche per le spese militari italiane.

Sono argomenti che però danno fastidio: dopo decenni di input e proclami pacifisti – soprattutto se si dovevano criticare gli USA – ora siamo al corto/contro circuito informativo: perfino se Papa Francesco dà dei “folli” ai governanti (compresi quelli europei) per queste spese eccessive viene di fatto censurato. Chissà se qualche italiano si renderà conto che anche questo è un chiaro indizio di assoluto controllo dell’informazione, oltre a sottolineare quanto meno importante sia diventata la Chiesa - rispetto a solo qualche decennio fa - nella sua capacità di influenzare le scelte politiche dei governi. 

Pensate se l’umanità destinasse queste somme - anziché per potenzialmente uccidersi a vicenda - a migliorare invece le condizioni del pianeta e di chi ci abita…

 

NOTIZIE DEL PNRR ?

Non riesco a capire quali siano le CONCRETE priorità dei miliardi spesi e da spendere per il PNRR, argomento che è totalmente sparito dai radar dell’informazione. Possibile che gli italiani non abbiamo il diritto di conoscere chiaramente quali siano i principali obiettivi da raggiungere e quali le opere pubbliche prioritarie? Probabile che l’Europa rimanderà tempi e procedure per l’emergenza ucraina, oltre che allargare i margini dei deficit pubblici, ma un po' più di chiarezza mi sembra comunque  indispensabile.

 

A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA                            MARCO ZACCHERA 




IL PUNTO   n. 855 del  25 MARZO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: Ma gli attori in campo vogliono VERAMENTE la pace in Ucraina? Putin è l’aggressore, ma BIDEN e ZELENSKY come si stanno comportando?

Se devi trattare con Putin non devi provocarlo come ha fatto Biden, altrimenti è ovvio che insisterà nella sua aggressione.  Ma quanto “vale” davvero Biden? Questo è il dubbio che deve porsi il mondo e soprattutto l’Europa che si trova in prima fila in un conflitto molto pericoloso e per il quale continuo a pensare che l’Italia NON debba armare l’Ucraina. Intanto dobbiamo prendere atto che l’informazione di guerra non coincide spesso con la verità che viene così manipolata, mentre il vero dramma sono i milioni di persone inermi che si trovano coinvolte nel conflitto. Credo che le parole del Papa siano illuminanti: forse andrebbero almeno lette e meditate / In AFGHANISTAN intanto i talebani (nonostante le promesse) hanno ufficialmente vietato l’accesso a scuole medie e università alle ragazze: l’oscurantismo islamico è un nuovo medioevo che avanza, ma al mondo questo non interessa.    

 

MA BIDEN (E ZELENSKY)  VOGLIONO DAVVERO  LA PACE?

Che Putin sia colpevole dell'aggressione ed invasione dell'Ucraina è fuori di dubbio, ma se il presidente degli USA Joe Buden lo definisce ufficialmente in TV "Criminale di guerra, dittatore assassino e delinquente" significa che la stessa Casa Bianca non vuole costruire la pace, perché provocare l'avversario - per colpevole che sia - significa solo voler alimentare una sua reazione che, conoscendo Putin, non potrà che essere violenta.

Ma Joe Biden è davvero in grado di comandare la più grande nazione del mondo (ammesso lo sia ancora)? Oppure è un vecchietto un pò stordito che deve leggere ogni riga che gli mettono davanti perché incapace di un pensiero proprio, così come deve assolutamente guardare fisso il "gobbo" che sta dietro ad ogni sua telecamera TV per lo stesso motivo? O è diventato semplicemente un burattino nelle mani di chi anche negli USA vuole moltiplicare gli effetti della guerra che - come sempre - permette di fare ottimi affari, soprattutto se a rischiare e ad andare in crisi è soprattutto l’Europa?  

Comportandosi in modo così sprovveduto temo che Biden non sia un portatore di pace, forse perchè - facendo la voce grossa – spera di far dimenticare al mondo le porcherie che suo figlio ha combinato in Ucraina o, più semplicemente, è alla disperata ricerca di consensi in vista del voto americano di mezzo termine che a novembre rischia di polverizzarlo. Di sicuro è un personaggio non all'altezza del ruolo nonostante gli osanna (sempre più forzati) di tutti i progressisti del mondo.

Immaginate per un attimo se a provocare così Putin fosse stato Trump: minimo sarebbe stato indicato come un ignorante in politica estera, provocatore e guerrafondaio. Ma Biden è "democratico" e - come i suoi mentori Obama e Clinton - deve essere accompagnato sempre dal plauso preventivo e preconcetto, anche se sembra sempre di più un vecchietto sostanzialmente incapace di affrontare le responsabilità del suo ruolo.

 

L’INFORMAZIONE E LA VERITA’

Ho l’impressione, riguardo alla guerra in Ucraina, che spesso ci sfugga la verità per finire nella propaganda. Giorno per giorno appaiono (e spariscono) numeri inverosimili, seguono smentite spesso altrettanto inverosimili o minacce catastrofiche che poi (per fortuna) vengono ridimensionate. Ma soprattutto ci sono troppi silenzi, omissioni, commenti pilotati. I “vecchi del mestiere” (come Tony Capuozzo) sono molto più cauti nelle loro analisi rispetto alla legione dei nuovi “esperti” che hanno conquistato le prime file nei talk-show rubando il posto a quelli del Covid.

Le responsabilità di una invasione sono chiare, ma chi stia lavorando veramente per la pace è molto meno chiaro, così come anche tra i “buoni” ci sono cose che non mi quadrano. Zelensky, per esempio, ottiene una “standing ovation” a Montecitorio dopo aver messo fuori legge solo poche ore prima 12 partiti di opposizione tutti dichiarati “filorussi”: qualcuno l’ha notato e si è posto qualche domanda?

La realtà è che forse la verità ha molte facce, angolazioni, giudizi diversi ed è soprattutto molto più complicata, così come la storia dell’Ucraina che geograficamente è una “fusione a freddo” di genti molto diverse tra loro.

Continuo personalmente a pensare che sia un errore armare l’Ucraina, che l’Italia e l’Europa dovrebbero continuare concretamente ad aiutare dal punto di vista umanitario ma NON inviare armi, anche perché è contraddittorio o perlomeno curioso esporre poi le bandiere della pace.

La scusa per bombardare Hiroshima fu che era l’unico mezzo per costringere il Giappone alla resa, altrimenti avrebbe resistito ancora per mesi con grandi perdite di vite umane, ma ad oggi la Russia ha dispiegato in Ucraina solo una parte della sua forza: se armiamo e rafforziamo l’avversario sarà una continua escalation senza mai arrivare ad un armistizio con morti e disastri da ambo le parti. Solo la diplomazia può portare ad una tregua: se le “condizioni minime” chieste da Putin sono ragionevoli e l’Ucraina può essere garantita dall’ Occidente nella sua sovranità, perché non spingere su queste basi? Questo è il punto che va affrontato, ma se si spara soltanto non si ragiona, mai.

 

Io non conto nulla, ma proprio ieri il Papa ha detto: «La vera risposta» alla guerra non sono altri armamenti, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari, ma un'altra impostazione, un modo diverso di governare il mondo, non facendo vedere i denti». Il Papa si è «vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il 2 per cento del Pil per l'acquisto di armi come risposta a questo che sta accadendo, pazzi!». Per il Pontefice è «ormai evidente che la buona politica non può venire dalla cultura del potere inteso come dominio e sopraffazione, no, ma solo da una cultura della cura, cura della persona e della sua dignità e cura della nostra casa comune. Lo prova, purtroppo negativamente, la guerra vergognosa a cui stiamo assistendo, penso che per quelle di voi che appartengono alla mia generazione sia insopportabile vedere quello che è successo e sta succedendo in Ucraina. Ma purtroppo questo è il frutto della vecchia logica di potere che ancora domina la cosiddetta geopolitica». “La storia degli ultimi settant'anni lo dimostra – ha osservato Bergoglio - guerre regionali non sono mai mancate, per questo io ho detto che eravamo nella “terza guerra mondiale a pezzetti”, un po' dappertutto, fino ad arrivare a questa, che ha una dimensione maggiore e minaccia il mondo intero». Ma il «problema di base è lo stesso: si continua a governare il mondo come uno “scacchiere”, dove i potenti studiano le mosse per estendere il predominio a danno degli altri."

 

AMEN

Con una decisione a sorpresa – ma in fondo prevedibile – e violando gli accordi sottoscritti a Doha con gli USA la leadership dei talebani che dall’agosto 2021 ha ripreso il controllo dell’Afghanistan ha deciso di non ammettere più le ragazze a scuola dopo i 10 anni di età, senza comunicare se e quando il divieto verrà mai revocato.

Da quando hanno preso il potere i talebani la maggior parte degli istituti e le università erano già di fatto vietate a donne e ragazze, ora il divieto è totale ed ufficiale.

L’Alto Commissario Onu per i diritti umani, la cilena Michelle Bachelet, ha espresso la sua «profonda frustrazione e delusione… ecc.ecc.»

E’ immaginabile quanto gliene freghi ai talebani della “frustrazione” della signora Bachelet, ma tanto il mondo è distratto e i diritte delle donne afghane non sono più - da tempo - argomento da trattare in TV.

 

RICORDATEVI CHE...

se non ricevete più il Punto contattatemi: ogni settimana "spariscono" molti indirizzi dagli invii effettivi che finiscono in spam o inavvertitamente respinti, ma non posso saperlo preventivamente. Grazie anche a chi mi segnala gli indirizzi mail di potenziali nuovi lettori. 

 

 

A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA                                MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 854 del 18 MARZO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: Troppe altre guerre dimenticate – Il governo “scopre” (in ritardo) le speculazioni sul prezzo dei carburanti, ma intanto recupera somme enormi ai danni dei consumatori alimentando l’inflazione e non ha il coraggio di imporre un calmiere – Due incredibili storie di epurazioni (cretine) nel nome dell’antifascismo – storia in TV.  

 

GUERRE

No, non vi parlo di Ucraina perché ne parlano tutti. Prima era il Covid a monopolizzare le informazioni, ora si parla solo del conflitto, in un tragico talk show quotidiano. 

Guerre? Come il Covid è improvvisamente sparito dai media, così abbiamo dimenticato tutte le altre guerre che purtroppo impestano il mondo.

Nessuno parla più di Afghanistan, velocemente cancellato dopo la maxi-figuraccia USA ed occidentale, ma dove si continua a morire. Sparite totalmente dall’attenzione le donne afghane: “Non vi dimenticheremo” era stato detto loro e invece centinaia di ex giudici donne ed ex giornaliste sono sparite nel nulla, milioni di donne sono tornate al medioevo e neppure l’8 marzo sono state ricordate. Vivono nascoste, forse morte, forse fuggite: nessuno lo sa, nessuno ci informa. Così come sul destino dei circa 4.000 collaboratori afghani della nostra missione militare che dovevano essere “salvati”: partito l’ultimo aereo ad agosto non si è più visto né sentito nessuno.

Spariti (anzi, mai apparsi) i video sui disastri della guerra saudita in Yemen (conflitto benedetto dagli USA e combattuto anche con armi italiane), come "no news" dalla Somalia dove si muore da anni, dalla Birmania, dal Corno d’Africa, dal Sud-Sudan e da una incredibile serie di paesi – dall’Egitto all’Iran, dalla Cina a Cuba – dove i diritti umani sono negati. Guerre dimenticate, senza “appeal”.

In che tragedia di mondo stiamo vivendo!

 

PETROLIO TRA PREZZI E SPECULAZIONE

Considero Mario Draghi come un premier autorevole, ma ho l’impressione che “Supermario” sia molto, troppo attento agli interessi delle grandi multinazionali prima ancora di considerare i loro effetti per i  comuni cittadini italiani.

Prima gli interessi delle case farmaceutiche che si sono gonfiate con i profitti Covid senza lo straccio di un calmiere europeo, poi il tappeto rosso alle banche che hanno fregato milioni di risparmiatori, adesso i prezzi petroliferi sui quali si sta intervenendo con grandi ritardi e dopo aver permesso profitti scandalosi.

Ne avevo scritto la settimana scorsa, colpito dai silenzi ufficiali e proprio il giorno dopo si è svegliato il ministro Cingolani che ha parlato di speculazioni, truffe, extraprofitti, manco avesse letto “Il Punto”. Comunque Cingolani è un ministro davvero sconcertante dichiarando pubblicamente : “Non capisco come ciò sia possibile”.

Il signor ministro non capisce?! Si chiama speculazione, quella che arriva puntuale quando un governo interviene con lentezza, permettendo utili stratosferici alle multinazionali senza scrupoli ma anche alle aziende para-pubbliche che pur dovrebbero fare gli interessi dei cittadini.

Servono poco i viaggi di Di Maio in Algeria a implorare gas se la nostra diplomazia e quella europea non riescono a convincere i paesi del Golfo ad aumentare significativamente la produzione. Paesi arabi che ringraziano Putin per l’enorme regalo portato loro dalla guerra in Ucraina e non è un caso che gli Emirati Arabi si siano astenuti anche in sede di votazioni ONU a condannare la Russia.

L’altro aspetto emblematico (e speculativo) è che i prezzi sono schizzati non appena USA e Gran Bretagna hanno parlato di embargo alla Russia. Facile per questi due paesi parlarne perché hanno una quasi assoluta indipendenza estrattiva rispetto a Putin, ma lasciando nei guai tutti gli altri, ad iniziare dai paesi europei.  

Il problema è acuito anche dalla ipocrisia del nostro governo: il costo del petrolio incide per circa il 35% sul prezzo alla pompa, le altre componenti fiscali, IVA e accise superano invece il 50% e – soprattutto – viene oggi raffinato petrolio che non è stato acquistato agli attuali prezzi correnti, ma stoccato a prezzi molto inferiori, senza contare che tutte le imprese petrolifere si assicurano forniture a prezzi calmierati o sono contro-assicurate rispetto alle fluttuazioni del mercato.

Per avere un’idea dell’imponenza delle speculazioni che Cingolani “non capisce” basta guardare al 2013-2014 quando vi fu una fiammata mondiale dei prezzi petroliferi.

Il 16 giugno 2014 il prezzo di greggio al barile raggiungeva il prezzo-record di 112,83 dollari, prezzo che oggi – dopo una settimana di alternanti diminuzioni, ma non se ne è accorto quasi nessuno – è intorno ai 100 dollari, ma con un prezzo medio alla pompa (fonte ministeriale del 16 marzo) di 2,18 euro al litro, mentre nel 2014 la benzina toccò il prezzo-record medio di soli 1,72 euro al litro. Una differenza alla pompa di quasi mezzo euro frutto di pura e semplice speculazione che infatti – appena si è cominciato a parlarne – per incanto si è “raffreddata”.

Comunque, se rispetto a 3 mesi fa oggi il prezzo del greggio è aumentato del 30% significa che alla pompa il prezzo della benzina dovrebbe essere aumentato di non più del 10% (un terzo del 35% di incidenza del costo del greggio sul prezzo alla pompa) a parità di “guadagno” dello stato.

I carburanti sono però aumentati molto di più e la differenza è tutto maggior profitto della “catena”, dove però per oltre il 50% la catena si chiama “Stato”.

Lo Stato sta quindi generando inflazione che erode i risparmi e gli stipendi “guadagnando” molto dai rincari, oltre agli strabilianti profitti di aziende para-pubbliche come ENEL ed ENI. Si parlava di tassare almeno questi extra-profitti, ma poi tutto è evaporato e non è certo una risposta rateizzare le bollette (che prima o poi vanno comunque pagate) o ridurre di un poco le accise, visti gli extra margini.  

Lo stesso vale per gli aumenti dell’energia elettrica che per quasi il 40% è fornita da energia rinnovabile che non ha avuto aumenti di prezzo, eppure con la scusa dell'aumento del prezzo del gas tra IVA, accise e balzelli vari le bollette sono più che raddoppiate.

Se lo stesso governo ha imposto lo stato di emergenza, Mario Draghi deve ora dimostrare coraggio e coerenza imponendo prezzi equi e controllati per energia e carburanti.    

D'altronde non c’è libera concorrenza se di fatto un cartello di produttori (e raffinatori) fissa i prezzi a proprio piacimento, in un reciproco interesse di pochi e nel disinteresse delle inutili Autority pubbliche. Draghi dimostri insomma la sua autorevolezza ed indipendenza da quei grandi gruppi economici che troppo spesso si delineando alle sue spalle e che sembrano dettare le regole del gioco con il compiacente placet di Bruxelles.

 

IDIOZIE ED EPURAZIONI

Nel centenario della traslazione del Milite Ignoto al Vittoriano, il comune di Guidonia Montecelio (Roma) aveva deciso di intitolare una via a Maria Bergamas, friulana, la madre che cento anni fa scelse ad Aquileia l’ignota salma del caduto che oggi riposa all’Altare della Patria, simbolo di tutte le madri che avevano perso i loro figli nella prima guerra mondiale.

“Contrordine compagni”: la giunta PD-M5S ha ora innestato infatti la marcia indietro avendo “scoperto” che la signora in questione sarebbe poi stata “fascista”. Attenzione, la Bergamas non ebbe mai nessun incarico, nessun ruolo, nessuna nomina, ma “di fatto” - sostiene ora la giunta della cittadina laziale - divenne “un emblema fascista” e quindi va epurata.

Ipocrisia, soprattutto facendo notare che il comune di Guidonia – che oggi ha 86.000 abitanti - è stato fondato il 15 dicembre 1935 proprio per volontà del Duce, in ricordo del generale dell’aeronautica Alessandro Guidoni, dopo imponenti lavori idraulici che debellarono la malaria che colpiva quella zona. Ma si sa, anche le bonifiche del ventennio erano conquiste antifasciste.

 

In questa gara epurativa anche il governo, in settimana, ci ha messo del suo.

Il segretario nazionale di Sinistra Italiana, on. Nicola Fratoianni, ha infatti pure lui “scoperto” che un aereo dell’aeronautica militare – udite udite! – è tuttora intitolato ad Italo Balbo chiedendo di epurarne il nome. Il Ministro della Difesa, rispondendo a Montecitorio ad una sua interrogazione, ha comunicato che si procederà prontamente in tal senso.

Invano andrebbe ricordato che Italo Balbo fu il fondatore - di fatto - della nostra aeronautica moderna (e fu il primo ministro dell’aeronautica), quello che per primo volò in formazione per mezzo mondo con i suoi idrovolanti conquistando popolarità per l'Italia e record ineguagliati: siccome tutto è ipocrisia, la Memoria deve essere oggi una cosa negata.

Forse Fratoianni non sa neppure  non solo che Italo Balbo era contrario alla guerra a fianco della Germania, ma soprattutto che fu l’unico gerarca ad opporsi alle leggi razziali come risulta dal verbale della riunione del Gran Consiglio del fascismo nella seduta del 6 ottobre 1938, morendo poi alla guida del suo aereo nei primi giorni di guerra, colpito (per effettivo errore?) dalla contraerea italiana in Libia.

 

STORIA IN TV

Alcuni lettori mi chiedono come sia possibile ascoltare le mie settimanali chiacchierate di storia locale su VCO-AZZURRA TV. Ricordato che sono visibili (canale 853 e altri) il venerdì alle 22 con replica il sabato alle 13.30 – 14.30 – 17.30 e il martedì alle 12, ricordo che le puntate restano poi sempre visibili sul sito di VCOAZZURRA TV -  You Tube.  

 

 

A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA                            MARCO ZACCHERA 



IL PUNTO   n. 853 del 11 MARZO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: UCRAINA: Non credo che sia una buona idea che l’Italia (e l’Europa) “armino” l’Ucraina, il rischio è di allungare la guerra. Bisogna piuttosto garantire l’Ucraina imponendo la sua neutralità: la guerra diplomatica si vince cedendo reciprocamente qualcosa, altrimenti la guerra continuerà.  PETROLIO: i prezzi volano, ma soprattutto volano profitti e  la speculazione visto che il greggio per gasolio e benzina venduti oggi sono stati acquistati  a prezzi molto più bassi nei mesi scorsi, eppure il governo non interviene con ripercussioni pesanti su inflazione, automobilisti, autotrasportatori, pescherecci. Una volta di più a guadagnare sono le grandi compagnie del settore che stanno facendo profitti immorali ed inauditi. MEZZOBUSTI: Spariti da un giorno all’altro medici ed esperti virologi, infettivologi, cattedratici ed affini tutti espertissimi a litigare parlando di COVID è adesso l’ora dei generali: in Italia ne abbiamo 485 in servizio, quindi c’è un teleschermo per tutti. Infine un ricordo di ANTONIO MARTINO, persona e seria e soprattutto competente.

 

L’ITALIA FORNISCE ARMI? UN ERRORE STRATEGICO

Non credo che l’Italia compia una buona mossa strategica contribuendo ad armare l’Ucraina e – oltre  ad accogliere i profughi e ad aiuti umanitari  – credo sarebbe meglio inviare aiuti militari solo di carattere difensivo.

Non è dando forza militare a Kiev che si avvicina la pace, anzi, se illudiamo l’Ucraina di difenderla militarmente si sentirà più forte per combattere i russi e sarà sempre più difficile trovare un accordo.

Sia ben chiaro che è Putin l’aggressore ed il responsabile principale della crisi, ma ora serve una tregua, un armistizio, una reciproca serie di garanzie, non altre armi da impegnare sul terreno.

Aiutare l’Ucraina significa per esempio inviare cibo e materiale sanitario, ma anche “militare” di difesa passiva (giubbotti, tecnologia difensiva, tende, ospedali da campo, cucine, mezzi di trasporto) ma NON materiale bellico o munizioni e non tanto o non solo per ragioni costituzionali, ma perché in questo modo la guerra sul terreno rischia di allungarsi.

A questo proposito non mi piace l’equivoca posizione di Biden che fa il “furbo”. Vende armi e lancia proclami, ma per gli USA conta poco l’embargo energetico russo visto che vale meno del 10% dei loro consumi, per noi è ben diverso con punte del 43% delle forniture di gas. Così come l’economia USA non commercia con la Russia mentre per l’Europa è un partner importante e interi settori italiani (dalla moda ai mobili, dalla alta gamma agli elettrodomestici) sono in crisi per l’embargo.

 

Per uscire dalla crisi ucraina servirebbe piuttosto un colpo di scena: per esempio offrire alla Russia la possibilità di nuovamente bussare in Europa.

Detto così può sembrare assurdo mentre i tank girano per Kiev, eppure sarebbe la logica conclusione di un conflitto atroce ed assurdo, ma che sta mettendo a nudo anche tutte le contraddizioni interne al regime di Putin dove la credibilità del leader penso stia crollando di pari passo all’impantanarsi della situazione.

Un’ Ucraina garantita nella sua neutralità dalla UE, una ampia autonomia alla parte russofila del paese con una striscia di sicurezza tra le parti, il libero accesso russo alla Crimea (com’è già) e - in cambio del ritiro delle forze russe in modo almeno progressivo – anche una immediata apertura europea proprio al “nemico” del Cremlino, ovviamente obbligandolo ad alcuni passi-chiave non solo sulla via della pace, ma anche dell’accettazione dei principi europei di democrazia e pluralismo.

Impossibile? E perché mai?

Entrambe le parti avrebbero solo da guadagnaci: l’Europa blinderebbe le sue necessità energetiche, la Russia ritornerebbe ad essere aperta al commercio internazionale con una garanzia dovuta di tranquillità ai propri confini tornando a guardare ad Ovest e non ad Est dove l’abbraccio della Cina è un rischio anche per loro.

La realtà di due settimane di guerra ha messo a nudo i limiti delle forze russe in termini logistici e di combattimento recitando un copione che è già più volte andato in scena. Quando una dittatura è fragile deve inventarsi un nemico esterno per tentare di cambiare le carte sul tappeto, ma significa che ha i giorni contati o almeno il fiato corto.

Nella storia è sempre stato così e forse anche Putin ha rischiato al tavolo da poker del conflitto convinto che l’Europa e la Nato non avrebbero rilanciato, ma – quando il piatto sale – è sempre più pericoloso stare al gioco e si rischia di perdere tutto. Forse lo Zar si è reso conto che alla fine il bluff rischiava di travolgerlo e soprattutto per questo ha cominciato (forse) a trattare.

Delineare almeno all’orizzonte una strategia di riapertura a Mosca sarebbe utile, anche perché l’Europa deve sinceramente ammettere di avere delle responsabilità nella crisi ucraina e non solo dopo il 2014 ma soprattutto prima. Di fatto si è tirato in lungo quando la Russia veniva incontro con il cappello in mano ad inizio degli anni 2000 ed è trascorso invano il “momento magico” in cui Mosca avrebbe forse accettato più miti condizioni e più serie riforme in cambio dell’accesso al “salotto buono” europeo. L’Europa ha aspettato troppo, ha minimizzato, ha forse pensato di vincere facile di fatto umiliando l’avversario ed è stato un disastro per tutti.

Ricordo bene quei viaggi in delegazione a Mosca (allora ero vice-presidente della UEO, l’unione interparlamentare di difesa e sicurezza dell’Europa Occidentale) e i russi ci sembravano malmessi, un po' disperati, ma comunque disponibili ad integrarsi: non li abbiamo filati molto, anzi, pensavamo ormai fossero ai margini del gioco.

Li abbiamo sottovalutati e con il senno di poi è stato un errore gravissimo dimenticare la storia, la mentalità, il nazionalismo di un popolo orgoglioso ed abituato a stringere i denti nelle difficoltà e che della democrazia non ha ancora fiducia, anche perché troppe volte è più rapida la soluzione d’imperio, dentro e fuori le mura di casa.

Non commettiamo atti potenzialmente sbagliati: quanti sanno che la Russia fa parte del Consiglio d’Europa di Strasburgo? Ora è stata logicamente “sospesa”, ma forse c’è da chiedersi se non si stia chiudendo una delle poche possibilità di incontro e di confronto. In fondo anche la Russia ha diritto di esprimere il proprio punto di vista, non certo con i carri armati ma in sede diplomatica, anche perché la presenza di popolazioni russe in Ucraina è una realtà che non si può nascondere e per la quale va trovato un equo compromesso.

Già il Consiglio d’Europa ha negato l’accesso alla Bielorussia perché “antidemocratica” ma – anche qui – come si può discutere con una controparte se la si allontana e si chiudono i rapporti?

Non ripetiamo gli errori di qualche anno fa che in qualche modo hanno poi contribuito a creare il clima che ha portato alle bombe su Kiev. Non si tratta solo di ricordarci che abbiamo bisogno della Russia anche in chiave di rifornimenti energetici, è ovvio che prima dell’economia conta la libertà ed il rispetto delle persone. Per questo la critica e la censura a Putin per i suoi metodi deve essere chiara ed inequivocabile, ma poi bisogna avere la forza di almeno tentare un minimo di dialogo.

Se si apre una fiammella di pace alimentiamola e non soffiamoci sopra per spegnere tutto: una Russia più vicina è negli interessi di tutta l’Europa, oltre che per i popoli che ci stanno in mezzo e sono le vere, innocenti vittime accerchiate dalla violenza.

 

LE CONSEGUENZE SUI PREZZI E L’INERZIA DEL GOVERNO

Mentre la crisi ucraina scuote il mondo, il prezzo dei carburanti è oggetto di aumenti ma anche di speculazioni inaudite e in parte ingiustificate, con il governo che sembra del tutto assente.  

Ricordiamoci che il carburante venduto oggi alla pompa non è stato comprato o raffinato ieri, ma parecchio tempo fa quando i prezzi mondiali erano ben più bassi di oggi. La differenza è tutta speculazione e profitto incalcolabile, eppure nessuno sembra pensarci, né il governo pone un tetto ad aumenti ingiustificati. Siamo alle solite: aumenti istantanei guardando ai prezzi correnti e non di acquisto,  ma ribassi molto più lenti, in un “libero mercato” dove di fatto poche società operano in regime di monopolio. Credo che in tempi anomali come questi dovrebbe esser lo Stato a fissare i prezzi come è stato in Italia fino a qualche anno fa. La concorrenza fa risparmiare ma solo se è libera: se di fatto c’è un “cartello” tra produttori non lo è più!  

Altro aspetto che non suscita pubblico dibattito è che la percentuale fiscale che incide sul prezzo finale alla pompa e quindi anche lo stato sta guadagnando perfino su questa crisi, il che è per lo meno singolare.

Oltretutto il gasolio pur più “povero” è aumentato molto di più della benzina, dimenticando che l’Italia si muove su gomma e quindi l’aumento dei costi del trasporto fa da grave “effetto leva” sull’inflazione e sull’aumento dei prezzi al consumo, aspetto che però sembra del tutto disinteressare il mondo politico.

Come possono resistere gli autotrasportatori che avevano concordato prezzi al chilometro che oggi si dimostrano del tutto in perdita? Mi aspettavo uno sciopero generale della categoria che per ora dimostra invece molta pazienza, ma che non credo continuerà ancora per molto. 

 

MEZZOBUSTI

Un lampo di guerra e perlomeno dai teleschermi sono spariti gli esperti di Covid che ci avevano allietati per due anni. Virologi, infettivologi, mezzobusto onnipresenti sono stati cancellati dai programmi perché adesso è l’ora dei generali che sull’Ucraina sanno tutto (o fanno finta di saperlo), spesso lasciandosi andare ad un mare di banalità.

In Italia abbiano 485 generali in attività ed una legione di generali pensionati rimasti colonnelli in carriera e la scelta non manca: avanti, che in TV c’è posto per tutti.

 

ANTONIO MARTINO

Un ricordo affettuoso per ANTONIO MARTINO, un caro amico che ci ha lasciato la scorsa settimana. Figlio di Gaetano, uno dei fondatori della Comunità Europea ed artefice dei “patti di Roma” che l’avevano disegnata, Antonio è stato a lungo parlamentare e ministro degli Esteri e della Difesa. Professore universitario in Italia e negli USA, già esponente del Partito Liberale, era poi diventato la tessera n. 2 di Forza Italia, uno degli artefici del miracolo politico di Berlusconi nel 1994. Per me era semplicemente un amico che - per prendermi in giro - mi chiamava sempre ”Zac Zac” aggiungendo immancabilmente “Ma sei sempre di corsa!...”. Bello essere stati amici di persone così…

 

 A TUTTI UN SALUTO                                                                                   MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 852 del 4 MARZO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: Una riflessione personale sulla guerra e un’idea per uscirne, aprendo ad una Russia più europea - A Porto Tolle si smantella la più grande centrale elettrica italiana, siamo senza energia ma in “transizione ecologica” e quindi tutti felici e contenti – Sondaggio-shock: 30 anni dopo “Mani Pulite” il 68% degli italiani non ha più fiducia nella Magistratura.

 

GUERRE (RIFLESSIONE PERSONALE)

Oggi (mercoledì scorso - ndr)è il giorno delle ceneri, inizio della quaresima cristiana mentre siamo tutti connessi sulla realtà dell’Ucraina. Cercavo stasera di riflettere sulla guerra e pensavo che in questo momento (così ci dicono, perché la verità non la sapremo mai) ci sarebbero già stati 6.000 morti tra militari, civili, ucraini, russi.

Seimila… i numeri ci dicono poco, sono aridi, soprattutto quando sono grandi, ma per capirli dobbiamo pensare a ciascuno di noi, visualizzando i singoli nostri genitori, i nostri cugini,  un'amica, un vicino. Siamo arrivati a 10 persone? Allarghiamoci e andiamo avanti mettendo insieme altri 6.000 volti di persone che conosciamo (una intera cittadina). Probabilmente non ci arriveremmo mai ma solo allora ci renderemo conto del dramma.

Poi ci sono altre decine di migliaia di vite che indirettamente sono rimaste sconvolte, oltre alle centinaia di migliaia (un fiume) di chi scappa, soffre, è ferito.  Terrore, angoscia, pericolo e la grande incertezza sul futuro di tutti. Tutto ciò perché qualcuno ha deciso – da solo - di attaccare, di rinunciare a discutere per partire improvvisamente con le armi in questa avventura. E' sempre successo così' - purtroppo - nei rapporti tra gli uomini, gli stessi che poi alla fine di ogni guerra visti i danni e le distruzioni reciproche  “con il senno di poi”-  hanno sempre commentato "non ne valeva la pena".

Una volta gli uomini si combattevano a bastonate, poi via via sempre in modo più organizzato... ma sempre, ogni volta, alla fine non ne valeva la pena.

Gli anni superano gli eventi: che cosa ce ne importa oggi se 400 anni fa due alleanze di paesi europei hanno iniziato a combattersi per questioni religiose e in un secolo hanno distrutto un continente? Nulla, non lo ricorda più nessuno, eppure fu l'avvio di una guerra durata decenni con epidemie, violenze, distruzioni in tutta Europa.  Ma perché allora l'uomo non si ferma mai a ragionare, a riflettere, a cercare di valutare bene se  valga davvero la pena di scatenare una guerra, se davvero non ci sia un altro mezzo per rivendicare i propri diritti cercando almeno di capire (non dico di accettare!) il punto di vista di un altro? Perchè alla fine ragioniamo ancora come i nostri antenati ignoranti e violenti.

Per mettere dei freni preventivi a queste crisi hanno inventato le conferenze di pace, l'ONU, i negoziati... Questa volta neppure si è minacciata o "dichiarata" una guerra: la si è cominciata e basta.

Putin (che spesso ho difeso) poteva avere anche delle ragioni, ma comunque non si agisce così, non si mettono in conto le vite degli altri per qualsiasi spirito di maggior potenza, ricchezza, importanza. Sono terribilmente triste in questi giorni per la gente comune, per le vittime di ogni guerra, per quelli che comunque non hanno alcuna responsabilità della situazione eppure sono costretti a soffrire e morire, come sempre.

Penso alle fidanzate dei ragazzi russi spediti in guerra: saranno orgogliose e contente di loro o invece piene di disperazione e paura? 

Per costruire un palazzo, una scuola, un ospedale ci vuole tanta fatica, per abbatterlo con una cannonata bastano pochi secondi, ma - soprattutto se al suo interno non c’è  nessuna persona armata - che logica c’è nell’abbatterlo? Riflettiamo su questo al di là di ogni ragione, diritto, alleanza, dichiarazione, provocazione reciproca, minaccia.

Forse l'Europa e l'Italia oggi sbagliano a prendere delle posizioni di invio di armi, ma chi le ha spinte a farlo, chi le ha messe in condizioni di dover decidere: se non ci fosse stata una aggressione si sarebbero mai sognate di mandare armi in Ucraina?

E non pensate "non mi interessa questa guerra, sono lontani, sono gente diversa da noi, non sono europei": non fatelo, per favore, la storia nei secoli ci ha sempre dimostrato che Ucraina e Russia “sono” Europa!

Non vi sentite coinvolti? Immaginate se al fronte, su qualsiasi fronte, ci fosse vostro marito o vostro figlio o se al fronte ci foste voi – obbligato ad esserci – e a casa c'è  la vostra famiglia in pericolo. Per capire l’angoscia bisogna entrare nella carne, nel pensiero, nell’ansia di ogni singolo uomo mentre intorno sparano e ricordare che  - come in Ucraina - ci sono comunque e purtroppo decine di posti diversi nel mondo dove avviene contemporaneamente la stessa cosa e che se ora ci occupiamo di Kiev è solo perché è più vicino del solito il luogo in cui si combatte.

Purtroppo troppo spesso l'uomo si crede onnipotente, eppure troppe volte lo è solo nel fare il male. Tra l’altro è un atteggiamento tipico di una dittatura quando è al tramonto: debole al suo interno, il regime deve dimostrare con la “prova di forza” di saper rimanere a galla, ma la storia – fatalmente – ci dimostra che invece la guerra è sempre stato un segno di debolezza e di crisi.

Tipico, come sperare nelle “guerre lampo” che invece (è stato sempre così!) poi si cronicizzano.

Sono triste vedendo la desolazione e dentro di me credo e spero che ci sia una Autorità suprema che non vorrebbe fosse così, ma che in noi prevale invece a volte un'anima nera, CATTIVA, che ci spinge al peggio e che a volte vince, malefica.

Non deve essere così, non voglio sia così, prego e spero che non sia mai così… E mi illudo che se questo pensiero di tolleranza fosse sempre più diffuso tra tutti, anche tra i combattenti, sarebbe un primo spiraglio di sole.

 

Poi, se posso esprimere un parere, credo che l’Ucraina debba essere dichiarata neutrale, assicurando larga autonomia alla parte russofila e garantita nella sua indipendenza dalla UE (non dalla NATO) offrendo in cambio ad Ucraina e anche alla Russia una possibile integrazione europea (che non vuol dire essere parte formale della UE). Anche in questi giorni bui credo che solo così la Russia possa avere un futuro: associata all’Europa e non emarginata a rischio di abbracci con la Cina. Sarebbe vantaggioso per loro e per noi, economicamente e strategicamente, creando un blocco continentale determinante a livello mondiale. Certo la Russia deve però accettare le regole democratiche, uniformandosi ai principi europei, ma credo che buona parte del popolo russo non sarebbe assolutamente contrario a questa impostazione. La mia grande tristezza è pensare che nei primi anni ‘2000 questa soluzione era possibile e NOI europei dell’ovest – di fatto - l’abbiamo respinta. Ricordiamocelo, perché queste sono le nostre responsabilità politiche nella attuale crisi ucraina.

 

PORTO TOLLE

Leggo che nel Polesine sono iniziati i lavori di smantellamento della più grande   centrale elettrica a carbone nel nostro paese che da sola produceva 2,6 GW pari ad oltre l’ 8%  del nostro consumo nazionale. Sul sito della centrale nascerà una felice, nuova stazione turistica ecologica.

Una scelta venuta dopo anni di dibattito, ma che una volta di più ripropone un tema di fondo che non possiamo sempre mai dimenticare: è sicuramente “figo” mettere al bando carbone, petrolio, gas… Ma da dove arriverà l’energia che in futuro ci mancherà se neppure vogliamo studiare il campo nucleare? Hai voglia di parlare di “transizione ecologica” con scelte che fatalmente aumentano e non diminuiscono la nostra dipendenza dall’estero. Giochiamo pure quindi a fare i primi della classe perché il carbone inquina, ma forse la crisi Ucraina ci sottolinea come non possiamo più non tenere conto di questa nostra grande debolezza energetica. E’ “reazionario” permettersi di ricordarlo?

 

IL SUICIDIO DELLA MAGISTRATURA

Sul “Corriere della Sera” è uscita una interessante inchiesta sulla fiducia degli italiani nella Magistratura a trent’anni da “Mani Pulite”. In un trentennio il prestigio delle toghe italiane è crollato: dal 90% del 1992 a solo il 32% degli italiani oggi che dichiara di avere fiducia nei suoi magistrati con punte ancora più basse (fino a sotto il 25%) tra gli elettori che si ritengono di centrodestra. In particolare, le critiche riguardano i tempi eccessivi dei processi mentre viene apprezzata (58%) la necessità di dividere una volta per tutte le carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti.

Difficilmente, però, i referendum di primavera anche su questo tema avranno successo perchè molto probabilmente mancherà il “quorum” dei votanti: la maggioranza degli italiani (oltre il 60%) non intende più andare a votare su quesiti giudicati poi comunque inapplicati dal “palazzo”, visti gli esiti inapplicati dei referendum precedenti.

Il desolante scenario attuale mostra che alla prevalente sfiducia nei confronti dei partiti e della politica si somma anche la sfiducia verso i magistrati e l’insoddisfazione per l’amministrazione della giustizia. Ne esce un quadro molto preoccupante di credibilità  generale: quando l’impopolarità dei giudici si somma a quella per i politici è una sconfitta per tutti.

 

 A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA                                 MARCO ZACCHERA



IL PUNTO n. 851 del 25 febbraio 2022

di MARCO ZACCHERA (www.marcozacchera.it)

info e numeri arretrati:   marco.zacchera@libero.it

 

 

Sommario: RIFLESSIONI  SULL’ UCRAINA (la guerra è un disastro umanitario e danneggia tutti, anche Putin, cosa fare per limitarla? Per esempio se la NATO vuole la pace  non accetti l’Ucraina nella Alleanza ma in cambio chieda il ritiro russo. Attenti con le sanzioni: il rischio – a differenza degli USA - è che perdiamo più noi che loro) – TROPPI  302 TRASFORMISTI (o traditori?): un terzo del Parlamento ha cambiato casacca in 4 anni, c’è chi ha cambiato fino a 6 volte il gruppo di appartenenza: va posto un freno) QUANDO HA RAGIONE MATTEO RENZI (il preconcetto politico non deve violare le norme di legge, come probabilmente ha fatto la Procura di Firenze) – SBATTI IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA (la piccola storia di un cittadino che per  aver “rubato” 67 euro si è visto distruggere l’immagine: se si arresta uno spacciatore, perché di lui si pubblicano invece solo le iniziali? Serve un criterio generale) - OSPEDALI NEL VCO (prosegue la polemica infinita sulle localizzazioni ospedaliere nella nostra provincia; raccolta di firme e controfirme)

 

RIFLESSIONI SULL’ UCRAINA

Ho sempre cercato di capire e a volte difendere le posizioni di Vladimir Putin, ma non si può tollerare l’attacco militare russo all’Ucraina, un vero e proprio disastro umanitario e alla stessa stabilità europea, soprattutto perché le forze armate russe hanno attaccato in tutto il paese e non solo occupato alcuni distretti dell’Ucraina orientale che sono “russi” per lingua, religione, tradizioni, costumi e di fatto non erano più controllati da Kiev già da diversi anni.

Una scelta sbagliata e pericolosa per tutti anche se dobbiamo ricordare che questa situazione è nata perché Stalin ha “inventato” una repubblica dell’Ucraina senza minimamente tener conto della storia centenaria di quei luoghi, esattamente come ha fatto per le repubbliche del Caucaso: il suo obiettivo era distruggere, mischiare e smembrare le diverse etnie nazionali ed i frutti avvelenati della follia comunista sono ancora velenosi un secolo dopo.

Queste “repubbliche” sino al 1989 erano stati-fantoccio nelle mani di Mosca, ma dopo la dissoluzione dell’URSS oggi sono paesi sovrani e nazioni indipendenti.

Alcune di loro (come gli stati baltici) avevano una propria storia, l’Ucraina molto meno. Nella situazione attuale se gli USA, la NATO e l’Europa vogliono davvero la pace impongano embarghi e sanzioni, ma dichiarino che in cambio di un ritiro e di una smobilitazione russa l’Ucraina NON entrerà nell’Alleanza Atlantica, si impegnino a difenderne l’indipendenza, ma tolgano a Putin il pretesto dell’invasione ovvero il timore di ritrovarsi forze armate “nemiche” sul confine di casa.

Circa invece le SANZIONI condivido quelle imposte a banche e società finanziarie russe, ma è autolesionista imporle sulla vendita dei prodotti commerciali alla Russia che sostengono il nostro export viste anche le ripercussioni sulle aziende italiane e soprattutto sulle nostre principali fonti energetiche.

Gli USA non rischiano niente in questa crisi, noi invece rischiamo tutto: l’inter-export UE-Russia è DIECI VOLTE quello americano e mi disturba nel profondo che - al solito - gli “affari” li facciano così le grandi aziende americane soprattutto nel settore degli armamenti, quelle che vivono preparando le guerre sulla pelle dei popoli che poi - purtroppo – devono subirle. Sullo sfondo la Cina (e l’Iran) si fregano le mani: questa volta il “bieco occidente” è rimasto incastrato.

(testo del 24.2.22, ore 16, visto che la situazione cambia di continuo)

 

TROPPI 304 TRASFORMISTI (o traditori?)

Nell’attuale Parlamento, su 945 eletti tra Camera e Senato ci sono stati in 4 anni ben 304 cambi di partito. Non è un record visto che nella precedente legislatura erano stati anche di più, ma è un fenomeno che in qualche modo va regolamentato perché se la Costituzione dichiara gli eletti “Senza vincolo di mandato” c’è una coscienza che dovrebbe valere per tutti, visto che quando ti candidi prendi dei voti "politici" e non più personali viste le liste bloccare.

Non si può continuamente saltare di qua e di là come Giovanni Marilotti il senatore che ha cambiato più casacche in questa legislatura: sei volte. Nel M5S prima, nel Gruppo misto poi, emigrato successivamente nel Gruppo per le autonomie (Svp-Patt, Uv), si è quindi trasferito nel Gruppo Europeisti-Maie-Centro Democratico e poi di nuovo nel Gruppo misto, atterrando nel gruppo Pd dal 15 aprile 2021.

Segue con cinque cambi il senatore Saverio Bonis, eletto anche lui nelle file del M5S e poi passato al Gruppo Misto, di qui al solito Gruppo Europeisti-Maie-Centro democratico, per poi fare ritorno al Gruppo misto e passare infine dal 19 gennaio 2022 in Forza Italia. Alla Camera il record è invece dell’ on.le  Maria Teresa Baldini che da destra a sinistra ha attraversato in cinque salti tutto l’emiciclo. Infinita poi – come nella classifica dei capo-cannonieri – la lista di quelli che hanno cambiato “solo“ 3 o 4 volte. Oltretutto sia ben chiaro che i cambi non sono di solito per questioni ideologiche: la realtà è che ogni eletto rappresenta un investimento (leggi: pingui contributi) per i vari gruppi parlamentarti di appartenenza che li incassano per conto del parlamentare e poi – evidentemente - li rigirano in gran parte ai diretti interessati.

Possibile che non si possa e si debba porre fine a questo sconcio? 

 

RENZI HA RAGIONE

Nei giorni scorsi Matteo Renzi si è scagliato in Senato contro i magistrati di Firenze che hanno bypassato il parlamento usando contro di lui intercettazioni private senza autorizzazione. I lettori sanno come spesso ho criticato il leader di Italia Viva, ma questa volta credo avesse ragione. Non sta a me giudicare se la sua associazione OPEN sia più o meno una associazione a delinquere o un modo furbo (ma scorretto) per aggirare la legge sul finanziamento pubblico dei partiti, resta il fatto che la Costituzione andrebbe più o meno applicata anche dai Magistrati che quindi dovevano chiedere l'autorizzazione a farlo. Spiace anche  vedere che il voto parlamentare sia stato influenzato anche questa volta dalle diverse appartenenze politiche, tanto che Renzi è stato “salvato” alla fine proprio dal centro-destra. Ovvio che se la vicenda fosse solo un tentativo di Renzi di rinviare il suo processo sarebbe un imbroglio, ma se i magistrati fiorentini si fossero comportati più correttamente sarebbe stato molto meglio per tutti.

 

GIUSTIZIA: DANNI, PRIVACY E RISARCIMENTI

Una piccola vicenda che ho notato nei giorni scorsi. Una persona con un incarico pubblico avrebbe usato l’auto di servizio in modo improprio e per questo è stata denunciata da una lettera anonima. “Dopo sei mesi di indagini, appostamenti e controlli” (dicono le cronache) mobilitando diversi organi dello stato il colpevole è stato smascherato e denunciato: 67 (sessantasette!) euro il danno erariale conteggiato.

L’interessato ha pagato 500 euro di indennizzo, è stato “messo in prova” per alcuni mesi ai servizi sociali e alla fine ha concluso il suo iter giudiziario, ma la pubblicazione finale della notizia con nome e cognome gli ha causato un danno di immagine catastrofico. Perché il suo nome è finito in tutte le news locali se per l’arresto di uno spacciatore di droga si comunicano pudicamente solo le iniziali? E valeva davvero la pena di dar corso alle indagini per mesi, una volta capita la portata del reato? Una diffida o una multa non avrebbero raggiunto lo stesso scopo facendo risparmiare migliaia di euro di soldi pubblici?  Decidere se e quando pubblicare o meno i nomi di indiziati, condannati e vittime deve essere però un principio ben chiaro e valido per tutti, perchè spesso vale molto di più di infiniti e inutili moduli burocratici per la “privacy”!

 

SANITA’ NEL VCO

Prosegue, con un copione che va in scena da decenni, la lunga “telenovela sanitaria” del VCO.

Un ospedale unico o mantenere i tre mezzi ospedali esistenti?

Credo che quello che sostenevo 25 anni fa sia ancora la cosa più giusta: per migliorare la qualità sanitaria e ridurre la mobilità passiva serve un’unica e moderna struttura per i casi acuti e gravi che venga realizzata in un luogo veramente baricentrico del VCO, mantenendo quanto esistente per i servizi non urgenti ad una popolazione sempre più anziana.

La Regione già decenni fa indicò la sede ideale della nuova struttura a Gravellona Toce, poi spostata ad Ornavasso per le pressioni ossolane, poi a Piedimulera per gli stessi motivi, infine – la notizia è degli ultimi mesi – direttamente a Domodossola. Una scelta finale (?) assurda non per motivi campanilistici ma funzionali, logici, pratici, eppure si fa finta di non volerlo capire.

Restano così gli ospedali esistenti con reparti ad arlecchino, “antenne”, letti divisi tra sedi diverse con personale insufficiente in un disperato tentativo di risparmiare su tutto. La scelta di localizzare emodinamica a Domodossola ha di fatto spostato alcuni reparti, si parlava poi di polo chirurgico a Domo e medico a Verbania, ma idee chiare e definitive non ce ne sono e l’ospedale di Verbania soprattutto da due anni è ridotto a posto-Covid e poco di più.

Nel frattempo l’ospedale unico tornava alla ribalta posizionandosi almeno nei progetti nuovamente ad Ornavasso ma – scelta della sinistra regionale – ipotizzandolo a metà montagna e non nella piana, già soggetta a nuovi vincoli idrogeologici dalla stessa regione. Progetto poi franato e naufragato per i maggiori costi e tra le polemiche, tanto che viene ora riproposta come sede provinciale Domodossola (non si capisce se soprattutto per motivi elettorali o meno) ma di fatto siamo fermi al punto di prima.

In questo momento diverse petizioni tirano di qua e di là, alcuni amici mi dicono di pubblicizzare https://chng.it/gj5YfTc8 (è quella che sostiene la necessità di mantenere gli attuali 3 presidi) ed effettivamente - in attesa dell’ospedale che verrà (?) - mi sembra per  ora la richiesta più logica.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI  !!                                                                     MARCO ZACCHERA 

 

ps: grazie se mi invierete nuovi indirizzi di potenziali lettori, se invece IL PUNTO smettesse di arrivare informatemi perchè purtroppo succede ogni settimana per blocchi di indirizzo, In questo caso verificate che inavvertitamente nion lo abbiate però trasferito nelkle "spam" ..



IL PUNTO   n. 850 del 18 febbraio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

SommarioMentre gli italiani attendono news sulle SUPER BOLLETTE, cosa c’è di vero nella situazione in UCRAINA, con i media molto condizionati senza avere il coraggio di sottolineare i pasticci e le mezze verità della Casa Bianca? Intanto la Corte Costituzionale ha ammesso gran parte dei REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA che potranno permettere agli italiani di sottolineare il loro scontento, ma certo non incideranno in maniera determinante sulla situazione. Ricordando il trentennale di MANI PULITE una riflessione su ciò che resta di quella esperienza che forse è stata, soprattutto, una ennesima occasione sprecata.

 

BOLLETTE

Il governo - dopo settimane di chiacchiere e promesse - varerà sgravi sulle bollette che intanto pesano su tutti gli italiani. Nonostante l’osannante e assordante inno dei media “Draghi forever”, infatti, ad oggi gli sgravi ancora non ci sono, ma le bollette sono già scadute e si sono intanto moltiplicati i profitti di chi il gas lo importa e pensa ai suoi affari. Assorbite le imprese energetiche di piccole dimensioni sono i colossi dell’energia (come in tutti i campi) ad imporre i prezzi e dettare l’agenda politica. Bollette in cui incidono “gli oneri di sistema”, quelli di trasporto, la “gestione del contatore”, le imposte, le “altre partite”, l’IVA e  l’IVA sull’IVA. Guardate voi stessi la vostra bolletta: il costo del gas o dell’energia è meno del 50% del totale, il resto sono profitti di chi lo commercia e più aumenta il costo di base, più il sistema ci guadagna sopra, fisco compreso. Altro che politiche sociali!

 

UCRAINA E DINTORNI

Mi piace scrivere delle cose che so, su quelle che non so (o che non riesco a capire) sarebbe giusto astenersi. Sulla questione UCRAINA, per esempio, ho l’impressione che l’informazione che ci viene quotidianamente propinata sia per lo meno avariata e quindi non posso giudicare quello che non mi è chiaro.

Di questa vicenda, infatti, l’unica cosa chiara e la mastodontica quantità di chiacchiere più o meno serie che ci girano intorno. E’ serio che “La Repubblica”, per esempio, pubblichi lunedì in prima pagina notizie tipo “Il piano segreto di Putin: l’attacco sarà mercoledì”? Ma voi pensate davvero che se Putin avesse voluto veramente invadere l’Ucraina due giorni dopo sarebbe andato in giro a raccontarlo perché lo sapessero prima addirittura a “Repubblica”? Suvvia… 

Così come pochi hanno il coraggio di scrivere un’altra evidente e dura realtà: l’attuale inquilino della Casa Bianca è talmente rinc... che non si riesce a capire quando parli (o farfugli) di testa sua o quando invece lo faccia sotto dettatura e perché mai così gli dicano di fare.  Un Biden che vuol far dimenticare agli americani la figuraccia in Afghanistan in vista delle elezioni di novembre, ma che ogni giorno perde in credibilità.

Sulla questione Ucraina l’imbarazzo italiota è comunque evidente: Putin è sì preventivamente un “cattivo”, ma non lo si può comunque attaccare troppo perché altrimenti ci lascia al freddo e in mutande, mentre Biden è “cotto” ma non lo si può dire perché è un democratico e quindi ammetterlo non fa fino. Intanto l’Europa va per conto suo e in ordine sparso, anche perché i tedeschi intanto si arrangiano in proprio (ma anche questo non è opportuno ricordarlo).

Soprattutto non si può dire (e scrivere) che come Italia contiamo più o meno zero a livello internazionale, tanto che non firmiamo nulla né ci schieriamo con nessuno per non comprometterci, al di là delle tiritere e luoghi comuni su pace, libertà e democrazia, temi sui quali siamo specialisti.

D'altronde se Putin incontrasse un Di Maio qualsiasi si lascerebbe forse condizionare dal nostro Ministro degli esteri? No scherziamo! Ancora fosse un Draghi o - soprattutto - i dirigenti delle grandi società finanziarie, industriali o dell’energia con cui la Russia fa affari e che infatti hanno chiesto (e ottenuto) dal nostro governo un “low profile” al quale ci siamo prontamente adeguati nell’ottica del tenere i piedi contemporaneamente in quattro scarpe, sport in cui d'altronde siamo specialisti.

Anche perché che Putin volesse invadere l’Ucraina lo hanno detto i suoi avversari, non il diretto interessato che lo ha sempre smentito, mentre è ovviamente molto più interessato a far crescere la sua influenza, sapendo benissimo quanti rischi ci siano ad insistere anche con un solo modesto attacco militare.

Piuttosto Putin teme e non vuole farsi circondare dalla NATO, e lo si può ben capire.

Putin è un simil-dittatore furbo, calcolatore, astuto: prima pensa agli affari suoi e del suo paese, che intanto – anche grazie alla imbecillità USA e alla miopia europea – è risalito dopo il baratro dell’ 89, è tornato ad essere una grande potenza anche militare ed ha riallacciato ottimi rapporti con Pechino con una alleanza per noi pericolosissima e mortale, ben di più dei presunti carri armati ex-sovietici a spasso per le pianure ucraine.

Dov’è la verità ? In questi giorni mi veniva in mente il discorso di Colin Powell al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 5 febbraio 2003 a New York durante il quale, agitando una fialetta contenente della polvere bianca (presunto antrace), denunciò l'Iraq come produttore di armi di distruzione di massa. Un mese dopo l'Iraq fu invaso dando inizio a una guerra infinita, sanguinosa e che ha perpetuato terrorismo e disastri in Medio Oriente, ma le affermazioni di Powell risultarono completamente false, come dovette poi ammettere lui stesso.

Anche in quel caso, chi lo aveva “istruito”? Forse quelle stesse lobby della guerra che “quando non si spara non si vende” (nè quindi si guadagna) e che oggi tengono alta la tensione.

Purtroppo è questo quello che conta, il resto sono tutte chiacchiere.

 

REFERENDUM

Non sono certo un giurista, ma mi sembra che le decisioni della Consulta sui referendum siano state equilibrate e corrette, con Giuliano Amato superstar sul piano comunicativo. Resta un nodo cruciale: l’incapacità del Parlamento ad intervenire con volontà politica soprattutto sul cancro che corrode la giustizia italiana e che imporrebbe provvedimenti immediati. Spero che non si prendano decisioni affrettate solo per pasticciare le cose ed evitare i sacrosanti referendum popolari, varando invece scelte serie per riformare davvero dal profondo il sistema giudiziario.

Temo però che non sarà così, troppe le divisioni e gli interessi politici che stanno dietro ad una magistratura troppo politicizzata. Altri timori li ho sul raggiungere il quorum: mi sembra che l’interesse degli italiani su queste vicende sia molto tiepido e prossimo allo zero, tra scetticismo e disinteresse. Oltretutto è deludente vedere come i quesiti referendari - pur approvati a volte con larghissima maggioranza (vedi quello della responsabilità civile dei giudici) dai cittadini - non siano mai stati in pratica attuati. Come si può avere fiducia nelle Istituzioni quando esse stesse sono incapaci di riformarsi, nonostante l’evidente necessità?

 

MANI PULITE

Giusto 30 anni fa cominciava a Milano l’epopea di “Mani pulite” che portò ad una rivoluzione politica nel nostro paese e che - vista in retrospettiva - ha sottolineato in fondo l’ennesima occasione mancata.

Quale il bilancio dopo trent’anni? Credo che ci sia un po' meno corruzione spicciola almeno a livello politico, molta burocrazia in più e che semmai che la truffa la si organizza ormai in grande stile (vedi quella recente sui superbonus energetici) a botte di decine di milioni di euro, con superamento di infantili buste e bustarelle.

Una sorta di “tangente di stato” che supera ogni epoca ed ogni confine.

All’inizio fu davvero una rivoluzione, ma aveva ragione l'allora leader socialista  Craxi nel denunciare senza ipocrisie che quello era il “sistema” (a valere almeno per il cosiddetto “arco costituzionale”: io le tangenti al MSI-DN no le ho masi viste e lo dico con orgoglio) cui quasi tutti ricorrevano.

Ma proprio allora scattò la debolezza del pool di Milano quando ammazzò il PSI, polverizzò in frammenti la DC, ma facendo finta di non vedere cosa accadeva in casa comunista.

Dopo i primi mesi di gloria, ottenuto il “ribaltone” politico, preparato il successo del PDS (mancato di un soffio) per la gioiosa “macchina da guerra” di Achille Occhetto  ecco nel 1994 arrivare inaspettato Berlusconi a scompaginare i piani, tanto che il “nemico” dichiarato del “pool” divenne sostanzialmente proprio il Cavaliere, uno che sicuramente non era e non è uno stinco di santo, che ha fatto di tutto per auto-distruggersi, ma contro il quale si è voluto insistere anche per preconcetto politico e soprattutto senza tenere un pari atteggiamento inquisitorio verso molti altri politici corrotti di ieri e di oggi.

Personalmente posso solo dire grazie ai magistrati milanesi: se non fosse saltato il tappo della “prima repubblica” anche per merito loro, mai forse sarei diventato deputato, ma ho poi toccato con mano atteggiamenti giudiziari spudoratamente di parte e questo non l’ho trovato giusto, perché la legge dovrebbe essere davvero “uguale per tutti” e invece – quotidianamente - si vede come non sia così, soprattutto quando di mezzo ci sono proprio i “signori magistrati” che troppe volte sono diventati una casta nella casta arrivando poi - scatenati - a sbranandosi tra loro.  

Sono infatti poi cominciate anche le guerre fratricide: è notizia di ieri che perfino Piercamillo Davigo sarà processato e - proprio nel giorno del trentesimo anniversario di “Mani pulite”, il destino fa davvero strani scherzi – l’ex pm del pool ed ex consigliere del Csm è stato rinviato a giudizio con l’accusa di rivelazione del segreto d’ufficio per aver divulgato i verbali di Piero Amara e relativa loggia massonica  “Ungheria” (altra ingarbugliata vicenda in cui il più sano ha la peste).

La Procura di Milano trent’anni dopo è sempre un fortino assediato ma politicamente schierato, dove non si capisce più però chi siano gli attaccanti o i difensori, i sioux, gli cheyenne o i pochi superstiti del generale Custer. Insomma una guerra di bande, altro che “Mani pulite”.   Francamente, che peccato!

   

A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA                                   MARCO ZACCHERA





IL PUNTO   n. 849 del 11 febbraio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Cari lettori,

questo numero de IL PUNTO è un prodotto precotto, scritto una settimana fa e diffuso oggi con spedizione programmata. Sono dall’altra parte del mondo senza collegamento internet e così sarà ancora per un po' di giorni, quasi una cura di disintossicazione. Niente commenti di attualità, quindi, solo qualche riflessione per non perdere l’abitudine all' appuntamento settimanale.

GRAZIE COMUNQUE PER L'EVENTUALE ATTENZIONE E DOPPIO GRAZIE A CHI MI MANDA INDIRIZZI MAIL DI AMICI O DI POTENZIALI ALTRI LETTORI! 

 

RIFLESSIONI ECONOMICHE. ARRIVA L'INFLAZIONE

Se chiedete all’italiano medio quale sia il problema che oggi lo preoccupa di più difficilmente emergeranno i commenti sugli intrighi di palazzo, quanto piuttosto – SOPRATTUTTO SE VIVE A REDDITO FISSO – l’aumento dei prezzi che sta cominciando a scardinare l’economia spicciola delle imprese e delle famiglie.

Da quasi vent’anni (un beneficio dell’Euro che qualche euroscettico spesso è portato a dimenticare) la nostra economia viveva con prezzi sostanzialmente stabili e con un potere d’acquisito dell’Euro che si manteneva più o meno costante.

L’aumento imprevisto sta portando a situazioni complicate, ma solo chi ha i capelli grigi ricorda come si reagisce e come ci si cerca di muovere in una situazione di inflazione come quella che - dagli ’70 fino all’avvio dell’euro, con una “botta” inflattiva proprio nel 2002 all’avvio della nuova moneta, di fatto “arrotondata” a 1000 lire – attanagliò la nostra economia obbligando i governi ad adottare tutta una serie di meccanismi che speravamo dimenticati per sempre.

La nuova fase “calda” sta già intanto mettendo in evidenza le solite criticità, ma anche le furbizie vissute in inflazioni precedenti e infatti c’è chi si è subito allineato e “coperto”, mentre chi la subisce per la prima volta appare perplesso e più lento di riflessi.

Basta vedere il menu di un ristorante: quando i prezzi sono scritti a matita o con un pudico adesivo bianco a correggere quelli precedenti ecco un pessimo segnale. Idem la sparizione dei “prezzi fissi” pubblicizzati nelle vetrine o il ritiro dei manifesti pubblicitari di una nota catena di supermercati alimentari dove quelli rossi e blu a dicembre declamavano: “Aumentano i prezzi? Noi li abbassiamo!” che sono stati ritirati per un più pudico “Confronta i nostri prezzi!”. 

Temo che la fiammata di aumenti non sarà comunque una parentesi veloce, anche perché l’aumento dei prezzi all’ingrosso è già in atto da diversi mesi e gli effetti – anche fosse risolta presto la questione energetica – perdureranno nel tempo, ingigantendosi con criticità di fondo che vanno ben al di là delle motivazioni iniziali.

Vengono subito a nudo l’impreparazione europea, ma anche i sotterfugi politici, le assurdità nei confronti della Russia (ma perché continuare a dipingerla come “aggressore” se non ha mosso un passo, perché dovrebbe essere più credibile Biden di Putin?) mentre vengono taciuti (e non tassati!) i mega profitti degli intermediari nelle forniture.

In queste settimane è stato sicuramente l’aumento del prezzo dell’energia a fare da detonatore, ma a ben guardare la concausa è stata proprio la pandemia che ha bloccato il mondo nel 2020 ed ha poi visto una ripresa incerta, dove i noli dei trasporti hanno svolto un ruolo essenziale nell’aumento dei costi, anche prima dell’aumento del gas.

Oltre un anno fa, in un mondo molto politicamente distratto, improvvisamente si è scoperto quello che, inascoltato, da anni diceva Trump (e non solo lui ovvero che la Cina controllava nella pratica - molto più che nella teoria - diverse materie prime fondamentali per produrre semi-conduttori, ma anche terre tare, navi da trasporto, container ecc. Tutte situazioni sottovalutate per anni, ma che per l’Occidente si sono trasformate in un cappio che fatalmente ha fatto lievitare i costi al primo accenno di ripresa post-Covid.

In una serie di onde telluriche generate dai prezzi di materie prime e trasporti – fondamentali in un mondo globalizzato (e che non lo era trenta anni fa!) - si corre a propria volta ad aumentare i propri prezzi di vendita con un effetto a valanga ancora prima di subirne gli effetti con un effettivo turnover dei propri acquisti, in una micidiale corsa preventiva che si scarica appunto sui prezzi al consumo.

Nel frattempo sono venute meno per evidenti vetustà d’uso quei meccanismi legislativi di aggiornamento automatico (per esempio dei salari e delle pensioni) che permettevano di creare una rete di ammortamenti sociali per rendere mento traumatico l’impatto dei prezzi su famiglie ed imprese. Meccanismi che peraltro a loro volta creavano altra inflazione in una spirale potenzialmente inarrestabile.

Oggi il grosso dei consumatori percepisce -per esempio - prima e di più l’aumento della benzina alla pompa (per il cartello bene in vista al distributore che cresce ogni settimana) rispetto ai beni in vendita al supermercato, soprattutto se i prezzi sono camuffati in mille modi: la pasta venduta a libbra e non a mezzo chilo (c’è scritto, ma il pacco sembra lo stesso) o la bevanda che non è più di 330 cl ma di 250 o con gli “sconti” su di un prezzo intanto già aumentato. Queste scelte distributive creano nel tempo l’aspetto più grave perché diventano irreversibili: forse la benzina potrà calare, ma i brezzi al banco non caleranno più.

L’aumento dei prezzi si alimenta da sé perché ed è concausa di speculazione, una corsa che è molto difficile interrompere almeno finchè non ci sarà un surplus di mercato o di produzione (sempre più improbabile nel mondo di oggi) che torni a far crescere il valore di acquisto. Per fortuna dell’Italia l’essere nell’Euro protegge oggi almeno dalla inflazione monetaria (la lira che si svalutava regolarmente sul dollaro, il marco o il franco svizzero). Era un vantaggio produttivo nel breve termine in termine di esportazioni, ma che generava da sé altri aumenti.

E’ difficile infatti bloccare i prezzi per legge  e qualcuno ricorderà ancora il flop dei manifesti color violetto affissi sui muri con quel “Difendi la tua spesa, telefona al governo” con i quali lo Stato negli anni ’80 invitava i cittadini a telefonare a quelli che erano i primi “numeri verdi” governativi per segnalare anonimamente i nomi dei commercianti speculatori o che ignoravano i prezzi fissi del “paniere”.

Non servì perché alla fine non venne denunciato quasi nessuno.

Che fare, nel breve? Intanto, una buona prassi sarebbe una temporanea ma immediata sterilizzazione dei prezzi energetici per una fascia di consumi minimi “sociali” per sostenere il reddito fisso e soprattutto quello dei pensionati che (a milioni) sono ben sotto il livello di mille euro/mese, poi bisognerebbe avere più coraggio nel tassare le imprese che godono dell’aumento proprio delle materie prime, così come le rendite finanziarie speculative e non produttive, ma in un mercato globale questa è quasi una utopia.

Di queste cose si parla da mesi, ma il governo Draghi sembra molto meno attento ai problemi delle famiglie che a quelli delle grandi imprese, frutto di scelte politiche di fondo ed è curioso che la sinistra (ma c’è ancora?) faccia finta di non accorgersene.

 Nonostante gli annunci di chi è apparso due anni fa al balcone di palazzo Chigi annunciando “Abbiamo vinto la povertà”, non solo i poveri infatti ci sono ancora ma, anzi, sono drammaticamente aumentati e con l’inflazione fatalmente saranno sempre di più, soprattutto tra pensionati e lavoratori dipendenti.

 

A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA                          MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 848 del 4 febbraio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Dalla scorsa settimana – su suggerimento di alcuni lettori - una piccola novità: nel “Sommario” anche qualche riga di illustrazione dei singoli testi dopo il titolo, così chi va di fretta può capire subito cosa sia più o meno interessante da leggere.  Intanto se avete qualche indirizzo di potenziali lettori de IL PUNTO …mandatemeli!

 

Sommario: MATTARELLA BIS (al di là della persona, il metodo è stato inaccettabile con crisi profonda del centro-destra. Salvini ingenuo? Intanto ritorna il proporzionale, così i micro-capetti mantengono a vita il potere) - NUMERI BALLERINI (spesso le statistiche sono  poco credibili: la matematica non è un’opinione, ma spesso può diventarla) - VI PIACE SANREMO? (a me questo festival fa decisamente schifo, ma chi ha il coraggio di affermarlo?) - TORNATA LA STORIA SU TELE  VCO (sono riprese le mie chiacchierate di storia locale)

 

QUEL PASTICCIO DEL MATTARELLA BIS

La gente applaude il corteo presidenziale, ma dentro di me sono profondamente deluso per la scelta del “Mattarella bis”, pur dando atto al valore della persona e alla conseguente stabilità politica che rinforza per un altro anno Mario Draghi a palazzo Chigi facendo così sorridere l’Europa (e soprattutto la BCE, sicuramente non disinteressata).

Sono deluso non solo perché sono venute alla luce divisioni profonde nel centro-destra, ma perché Salvini si è fatto nuovamente sorprendere ed ingannare e perché, in definitiva, è stata l’ennesima vittoria tattica del PD, un partito che poteva solo sperare di mantenere il risultato di partenza non avendo in mano i numeri per imporre altri giochi.

Alla fine Letta ha vinto per furbizia, ma anche desistenza e dissoluzione altrui senza mai proporre un nome, senza mai doversi chiudere “a pane ed acqua” per prendere una decisione.

Salvini non è stato abbastanza smaliziato da capire che intorno a lui c’erano dei lupi (e dei Lupi) che tutto volevano salvo che creare a destra qualcosa di solido, pensando invece solo al proprio personale interesse.  

Sono particolarmente amareggiato anche dall’atteggiamento ambiguo di Forza Italia e dei gruppuscoli di centro che si spacciavano per essere di centro-destra e invece ora puntano apertamente ad eliminare il sistema elettorale maggioritario preferendo una piccola ma sicura rendita personale legandosi a Renzi e a parte dei grillini, vedendo una possibilità di rielezione futura per i singoli micro-leader.

Il loro atteggiamento impallinando la Casellati è stato viscido, squallido e vergognoso.

Forse Salvini si illudeva che avrebbero mantenuto gli accordi esistenti e dichiarati, le promesse che gli erano state fatte (un po' come alla fine del “Conte 1”, quando si è ritrovato con il cerino in mano e il ritorno del PD al governo, ma allora è proprio un recidivo o solo un ingenuo?). Il leader leghista non ha tenuto conto che i grillini giocavano soprattutto a sopravvivere un altro po' e ha sottovalutato la  volontà centrista di minare fin dall’inizio ogni possibile scricchiolio di cambiamento.

Eppure Salvini anche dopo il voto a Mattarella ha scelto di continuare con loro, tra l’altro correndo dietro a un Berlusconi che è purtroppo diventato solo una maschera patetica.   

Il Cavaliere, al netto di tutte le chiacchiere e dei megafoni della sua possente macchina mediatica, era l’unico nelle scorse settimane a sperare in un suo velleitario sogno di impossibile presidenza, ma - sfumato il sogno - ha poi personalmente distrutto qualsiasi alternativa perché ”après moi le déluge!”: il Cavaliere è fatto così, però lo si sa da decenni, non è certo una novità e non credo giovi a Salvini ronzargli ancora intorno.

A questo proposito, “Report” sarà una trasmissione di parte, ma non c’è dubbio che l’immagine di Berlusconi ne sia uscita ulteriormente distrutta. Pensate se lo avessero eletto…

Il futuro? I veleni accumulati porteranno più facilmente ad una nuova legge elettorale in senso proporzionale: conviene al centro, ma in fondo anche alla Meloni che – un po' come la Le Pen in Francia – per la sua coerenza porterà a casa molti voti, anche se rischieranno di restare in frigorifero.

La Lega, invece, rischia l’implosione se non ai suoi vertici probabilmente a livello di base. Un po' di altri leghisti andranno ad ingrossare FdI, mentre il grosso resterà, ma scettico e mugugnante. Certo Salvini non potrà più recitare il mantra dell’alternativa e della “diversità” leghista rispetto al “sistema” visto il voto ufficiale e quasi compatto a Mattarella. Sarà quindi molto difficile, su queste basi, ricostruire uno schieramento credibile di centro-destra, fosse anche solo una “federazione” elettorale, ma tra parenti-serpenti.

In attesa della progressiva liquidazione grillina il PD ha ora tutto l’interesse ad abbassare i toni e guidare il centro-sinistra riassorbendo i satelliti ben sapendo fin da ora- grazie al sistema proporzionale -  che avrà comunque al centro una spalla sicura per organizzare e dirigere i prossimi governi. I vari cespugli, Forza Italia, parte dell' ex M5S, Renzi e & C. sono lì apposta, pronti ed anelanti a ogni compromesso. Pericolo scampato quindi per il PD anche questa volta: al Nazareno non si può che festeggiare, archiviando definitivamente la sconfitta elettorale di 4 anni fa.

Il "Mattarella 2" sarà una pietra tombale sulla II Repubblica nata nel 1994: il potere è tornato democristiano (lato sinistro). Tormeranno governi ricattabili e divisi tra partiti e partitelli e conta poco consolarsi pensando come Mattarella sia almeno una persona per bene: non sarà cosa da poco visti i tempi, ma a me proprio non basta.

 

STATISTICHE STRUMENTALI (E STRUMENTALIZZATE)

Che Mario Draghi e il suo governo godano di “buona stampa” è inequivocabile, ma quando si parla di numeri bisognerebbe fare più attenzione, perché i commenti di encomio spesso non dicono tutta la verità. Se, per esempio, parlo di un “più 6.5%” dell’economia e lo considero un grande risultato, ricordiamoci che alle spalle c’era un calo drammatico l’anno scorso, così se oggi l’Italia “è diventata la locomotiva d’Europa” lo è soprattutto perché prima aveva perso di più. Se da 100 tagliate il 50% e poi aumentate di un altrettanto non tornate a 100 ma solo a 75, cerchiamo di ricordarcelo.

Se poi l’aumento è al lordo dell’inflazione rischia di esserlo anche meno: quando i prezzi aumentano del 40% (vedi costi dell’energia) e i listini del 13%, quel 6,5% rappresenterebbe solo la metà dell’inflazione, ovvero nulla in termini reali. Che l’economia italiana vada meglio è un fatto, ma solo perché è messa a confronto annuale con un periodo di chiusura o di gravissima crisi: strutturalmente non mi sembra sia molto migliorata e il PNRR resta un buco nero e poco scrutabile.  

Ma questo i numeri e i commenti non lo dicono quasi mai.

 

SANREMO MI FA SCHIFO

Sta andando in scena la lunga kermesse ex canora del Festival di Sanremo di cui si parla per mesi prima, dopo e durante, quasi fosse una priorità nazionale. Sul palco, da anni è diventato soprattutto il festival del trasgressivo dove tutto diventa un “caso” pur di fare “audience”, ma senza considerare che ”audience” non significa gradimento.

Questo festival-baraccone della TV pubblica per me è diventato un autentico incubo non solo in sé  (cerco di cambiare canale) ma perché viene commentato ovunque in una logica per cui le poche canzoni decenti sono sommerse tra comparsate di ogni tipo e dove bisogna esagerare su tutto pur di “apparire” e quindi “fare notizia”.

Cosa c’entra con il festival del canto italiano scimmiottare il battesimo, dover ascoltare i pipponi sul razzismo, la cannabis, i generi sessuali, ammirando gli abbigliamenti più trasgressivi spesso di cattivo gusto?  Nulla, ma - come ogni anno – Sanremo è diventato il sottile filo politico di quella cultura sinistroide e benpensante “made PD” che in RAI controlla tutto e si autoalimenta a nostre spese.

Come nella novella del pifferaio magico che si tirava dietro i topolini, di questa “cultura” ne siamo così corrosi che spesso non la riconosciamo neppure più (come non riconosciamo più la verità o il buonsenso) e ci si va dietro per inerzia, acquiescenza, moda, tranquillità, interesse. Vale per i media e i giornalisti che - se la stroncassero - verrebbero emarginati e quindi fanno finta di applaudire. Tutto ciò premesso, questa schifezza personalmente non mi va e quindi a voce alta e chiara, senza tentennamenti dichiaro “Queste trasmissioni RAI che mi obbligano per di più a pagare mi fanno schifo” Chiaro il concetto? Se cominciassimo a sostenerlo in molti forse (ma comunque difficilmente) riusciremmo a cambiare qualcosa.

 

E’ TORNATA LA STORIA A TELE VCO

Sono tornati i miei settimanali appuntamenti di storia su TELE VCO-AZZURRA TV (già canale 17 o canale 19, nell’attuale momento di caos delle frequenze in zona Verbania si vede sul canale 853) che porto avanti ormai da qualche anno. Questa stagione sarà dedicata alla storia locale, italiana e del Piemonte dopo il 1861.

Chi vuole vedermi ricordi che la trasmissione va in onda il VENERDI’alle ore 22 con repliche il SABATO (13.30, 14.30 e 17.30) e il MARTEDI’ alle ore 12.

Le puntate si possono seguire anche in diretta streaming nelle stesse ore cliccando su VCOAZZURRATV (wwwvcoazzurratv.it)

 

 

A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA           MARCO  ZACCHERA



IL PUNTO   n. 847 del 28 gennaio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Da questa settimana – su suggerimento di alcuni lettori - una piccola novità: nel “Sommario” anche qualche riga di illustrazione dei singoli testi dopo il titolo, così chi va di fretta può capire subito cosa sia più o meno interessato a leggere.

 

Sommario: QUIRINALE: ORE DECISIVE (in attesa della fumata bianca alcune considerazioni sull’utilità di una repubblica presidenziale e un episodio curioso della mia vita parlamentare) - RUSSIA: MA CI CONVIENE? (continuiamo a considerare Putin come un “nemico”, ma ci stiamo gravemente danneggiando da soli) -  LIVELLI DEL LAGO (tante polemiche sul livello del Lago Maggiore: spiego perché per me sia giusto risparmiare acqua ad inizio estate) - STORIA IN TV (ritornano i miei appuntamenti di storia locale su TeleVCO-AzzurraTV)

 

IL MIO PRESIDENTE?  RENATO ANTONIOLI !

Scrivo mentre a Roma friggono le trattative per la scelta del nuovo Presidente della Repubblica e in attesa della “fumata bianca” tutto è possibile. Credo che al netto dei vari nomi presentati e bruciati appaia evidente come L’ELEZIONE DIRETTA DEL CAPO DELLO STATO DA PARTE DEI CITTADINI sarebbe di gran lunga la scelta migliore, evitando questo circo di proposte e veti incrociati. Servirà ovviamente una riforma costituzionale, ma è urgente e non va dimenticata il giorno dopo le elezioni presidenziali per riparlarne sette anni dopo.

Oltretutto la prossima volta il Parlamento sarà ridotto di 1/3 degli eletti ed appare assurdo che ogni regione abbia sempre 3 rappresentanti ciascuna: in Lombardia ciascun delegato regionale rappresenta 3,4 milioni di persone, in Molise solo 97.000 cittadini, ovvero 35 volte di meno: vi sembra questa una forma di democrazia rappresentativa?

Senza dimenticare che la legge elettorale non è più quella del 1948: oggi se un partito candida un cavallo in buona posizione di lista può risultare eletto perchè i cittadini non possono più nemmeno  esprimere voti di preferenza, quindi i "grandi elettori" sono sotto ricatto dei loro leader che li hanno candidati.

Mai come oggi una Repubblica Presidenziale (o semipresidenziale) credo otterrebbe il plauso di quasi tutti gli italiani, ma non c’è verso: il “palazzo” non vuol lasciarsi togliere il potere di mano.

In attesa di conoscere il nome del (della) nuovo/a Presidente, ecco intanto una mia piccola storia personale.

………

Nei 18 anni della mia vita parlamentare ho partecipato a due elezioni per il Presidente della Repubblica ovvero agli scrutini che portarono al Colle Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano.

Sul primo niente da dire, ma il secondo proprio non mi andava per i suoi mai pentiti trascorsi comunisti e così - approfittando che non vi erano candidati alternativi - pensai di fare un omaggio ad un mio amico, Renato Antonioli, vicesindaco di Gozzano che già allora era in cattive condizioni di salute e che purtroppo ci lascò poco tempo dopo.

Renato era stato consigliere comunale del MSI-DN a Gozzano, sempre solo contro tutti (un po' come me a Verbania) ma vincendo poi le elezioni comunali con una lista civica per la quale venne nominato vice-sindaco. Antonioli – che di mestiere faceva il tipografo - era un uomo integerrimo, volitivo e pieno di ironia, sempre in attività almeno finchè la salute lo sorresse.

Il centro-destra votava scheda bianca quindi non danneggiavo nessuno, così al secondo scrutinio del 9 maggio 2006 raccolsi un manipolo di amici e li pregai di votare per IL “MIO” sconosciuto candidato che raccolse in totale ben 7 voti uscendo così dall’anonimato dei “voti dispersi” risultando – tra l’altro - il 7° candidato più votato.

Il bello è che nessuno sapeva chi fosse: all’annuncio del presidente della Camera del suo nome, al primo o secondo voto qualcuno pensò ad Antonioni, l’ex capitano della Fiorentina (un po' azzeccandoci, perché Renato era un buon giocatore di calcio, capitano per diversi anni della squadra del suo paese anche in serie D e soprattutto super tifoso viola, francamente l’unico delle nostre parti che mai abbia conosciuto) poi, dal terzo voto in su, in aula qualcuno si pose il problema.

Poiché ci fu poi chi (come me) non scrisse solo il cognome ma anche il nome, quel “Renato Antonioli” fu alla fine chiaro per tutti, ma – appunto - chi era? Secondo Wikipedia al nome corrispondeva un ex sciatore alpino, invece era proprio l’ex capitano del Gozzano, come emerse poi ampiamente sulla stampa locale. 

Ricordo ancora il ritaglio del “Corriere della Sera” con l’esito dello scrutinio che Renato affisse con orgoglio sulla vetrina della sua tipografia e credo di avergli regalato una delle più grandi e ultime soddisfazioni della sua vita.

 

RUSSIA: COME CASTRARSI DA SOLI

Non ho ben capito se gli italiani si siano resi conto che continuare con questo atteggiamento di chiusura a Putin sia una grande sciocchezza, che l’Europa ha tutto l’interesse ad avere buoni rapporti con Mosca e che soprattutto anche all’interno dell’UE l’Italia deve anche fare un po' da sola, visto che gli altri (Germania in testa) prima di tutto pensano ai propri affari. Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: sicuramente Putin non è un leader democratico, sicuramente controlla il suo paese con la censura e a volte con la violenza ma o teniamo un atteggiamento univoco con tutti i regimi antidemocratici e dittatoriali del mondo o è assurdo prendersela solo con lui.

Il regime cinese è ben peggio di quello russo eppure lo coccoliamo, così come allora non dovremmo andare a giocare i mondiali di calcio in Qatar (ammesso di qualificarci) e dovremmo chiudere i rapporti con l’Arabia Saudita, l’Iran e decine di regimi più o meno dittatoriali nel mondo.

Allora perché prendersela solo con la Russia? Per l’Ucraina, si dice…Ma quanti sanno che questi stati satelliti dell’ex impero zarista sono stati creati da Stalin proprio per distruggere le etnie che c’erano prima dell’URSS? La parte orientale dell’Ucraina è russa per storia, lingua, costumi, religione… qualche ragione il Cremlino ce l’ha e se è giusto difendere l’entità nazionale Ucraina questi aspetti bisognerebbe almeno ricordarli.

Pochi giorni fa i più importanti gruppi industriali italiani hanno intanto parlato direttamente in videoconferenza con Putin ottenendo credito ed attenzione, perché abbiamo bisogno del mercato russo (e viceversa) e questo colloquio diretto è stato significativ,o ma molto imbarazzante per la Farnesina, un vero e proprio schiaffo in faccia al governo, a Di Maio e perfino a Draghi, ma se ne è parlato poco perché – come sempre – “non fa fino”.

Noi dobbiamo stare con gli USA, ci mancherebbe, ma la posizione di Biden è diventata anche un po' grottesca: mostra i muscoli perché non rischia nulla, mentre noi in Europa rischiamo di tagliarci i mercati e rimanere senza gas, con le imprese produttive a terra e le famiglie al freddo, mentre l' inflazione sta diventando galoppante per il caos nelle materie prime… tutto per l’Ucraina? Intanto gli altri partner europei - come la Germania - i loro affari con Mosca li fanno lo stesso: forse ci vorrebbe qualche riflessione di “realpolitik” in più