IL PUNTO n. 1038
del 20 marzo 2026
di MARCO ZACCHERA
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REFERENDUM: LA RISSA NON AIUTA
La campagna
referendaria finisce con insulti e accuse reciproche come era cominciata,
trasformandosi di fatto in un voto pro o contro Giorgia Meloni e senza andare spesso nel
merito della questione. Onore al merito, quindi, non certo al ministro Nordio e alla sua
collaboratrice Bartolozzi
che hanno sicuramente fatto fare brutta figura al SI, ma a quelle persone –
soprattutto di sinistra – che voteranno secondo coscienza e non hanno cambiato
idea per fini meramente politico-elettorali come hanno fatto invece - almeno
ufficialmente - il Partito Democratico e il M5S, anche se parte dei loro
elettori secondo i sondaggi voteranno comunque SI.
Persone
serie che hanno spiegato perché rimangano fedeli alla scelta di fondo per una
separazione delle carriere e ad una necessaria riforma del CSM. Alludo a Giuseppe Pisapia, Augusto Barbera (4
volte parlamentare del PD, ministro, ma soprattutto ex presidente della Corte
Costituzionale) oppure a Cesare
Salvi, Marco Minniti, Stefano Ceccanti, Paola Concia, Claudio Petruccioli,
Nicola La Torre, Arturo Parisi e tanti altri.
Cui sono
poi stati casi eclatanti come quello di Paolo
Mieli che - poiché vota SI - è stato addirittura zittito in
studio dall’ineffabile Lilli
Gruber, preconcetta conduttrice che è diventata l’emblema della
esasperata faziosità de LA 7, una TV schierata per il NO in tutte le sue
trasmissioni, senza alcun rispetto per la “par condicio” elettorale.
Sono tornato
fiducioso sul risultato finale perché incontro molta gente che non ha bisogno
di essere convinta anche se per certi media conta di più la notizia di un
cantante o un attore schierato per il NO che non – per esempio - l’appello
motivato per il SI di 160
professori universitari romani che - con molta pacatezza -
spiegano il perché del loro voto favorevole.
Comunque
vada il referendum, alla fine la Giustizia italiana sarà più spaccata di prima
con l’aggravante che troppi magistrati sono scesi in campo (di solito per il
NO, difendendo così la propria “casta”) senza considerare che - quando saranno
d’ora in poi chiamati a giudicare o a inquisire - per molti cittadini
apertamente schieratisi per il SI rimarrà il sospetto di un loro preconcetto,
un po' come avviene per molte sentenze in cui appare chiaro l’orientamento
politico del giudice: la realtà è difficile da negare.
D'altronde
anche a VERBANIA
il Procuratore della Repubblica è ufficialmente sceso in campo per il NO e in
tribunale per settimane è stata (ed è) affissa propaganda sempre (e solo) per
il NO. Ma almeno in un tribunale dove “la legge è (o dovrebbe essere) uguale
per tutti” non si doveva evitare di trasformarlo in un luogo di propaganda
elettorale? Un motivo in più – almeno per me – per sostenere l’assoluta
necessità di votare SI
al referendum di domenica e lunedì.
PETROLIO E
GAS: INCONGRUENZE EUROPEE
Putin è cattivo,
cattivissimo e sicuramente è un aggressore e quindi - da quattro anni - la
Russia è colpita da sempre più stringenti sanzioni economiche, soprattutto in
campo energetico e con l’Europa che però paga di conseguenza un prezzo
altissimo per questa sua nobile scelta.
Poi arriva Trump che inizia in Iran
una guerra senza neppure avvisare (salvo poi lamentarsi della freddezza degli
alleati), scatena la crisi energetica ed è il primo a riaprire gli acquisti
di gas dalla Russia. In mezzo resta l’Europa che testardamente è invece
inflessibile: “No al gas e al petrolio russo!”, così lo paghiamo il doppio
comprandolo direttamente dagli americani che ce lo consegnano, ma che a loro
volta lo comprano dai russi a basso prezzo: fantastico!
A me sembra
davvero una follia almeno non discuterne più a fondo e senza preconcetti, visto
che solo i paracarri non riflettono e restano immobili e questo vale sia per la
questione gas che per la guerra in Ucraina che dopo 4 anni resta senza sbocco.
Intanto una
petroliera russa, colpita da un drone probabilmente ucraino, va alla deriva nel
Mediterraneo con gravissimi rischi ambientali. Nessuno che ci dica chiaramente
chi ha sparato (perché se sono stati gli ucraini è sempre comodo tacere, vedi
distruzione del gasdotto baltico), anche perché comunque facciamo finta di non
vedere e di non sapere cosa trasportino queste navi russe in giro per il mondo.
Morale: Grazie
all’aumento dei prezzi petroliferi che esporta, Putin sta guadagnando dalla
guerra nel Golfo oltre UN MILIARDO DI DOLLARI LA SETTIMANA autofinanziando così
agevolmente la sua guerra in Ucraina contro di noi e vendendo il petrolio a
tutti salvo che – almeno ufficialmente – all’Europa, che però poi lo compra
sottobanco.
Se tutto
ciò non sia una vera ipocrisia e totale autolesionismo, ditemi voi.
STOP ALLE SPECULAZIONI SU BENZINA E DIESEL
Al
distributore di benzina in cui di solito faccio il pieno il carico
dell’autobotte arriva il martedì.
Ma la
scorsa settimana i prezzi del gasolio sono cambiati fino a 3 volte in un giorno
(sempre al rialzo) pur vendendo sempre lo stesso gasolio della medesima
cisterna, quello comprato ai prezzi del martedì precedente ovvero prima
dell’inizio della guerra in IRAN. Speculazione pura, ignobile, indisturbata.
Capisco aumentare i prezzi quando aumenta il costo della fornitura, ma non è
corretto farlo “in anticipo” e invece, ormai da tre settimane, vediamo casi
assurdi e purtroppo nessun serio e concreto intervento governativo. Anche
perché i prezzi vengono sempre aumentati di colpo, ma poi scendono molto, molto
lentamente anche quando calano le quotazioni internazionali. Di più: avete
notato come si muovono allo stesso modo “fluttuando” tutti insieme nella stessa
zona? E’ evidente un accordo (vietato) tra distributori e questo non va bene, la
Guardia di Finanza dovrebbe controllare meglio queste manovre, così come il
balzo del prezzo del gasolio non ha alcuna ragione rispetto a quello alla
benzina: è una speculazione nella speculazione, ma con conseguenze gravissime
per il trasporto delle merci e che genererà inflazione ed aumento di tutti i
prezzi, anche quelli che non c’entrano con la crisi petrolifera. .
Per questo
non capisco perchè il governo non sia intervenuto subito e duramente contro le
compagnie petrolifere che hanno spudoratamente speculato sulla crisi. Una
occasione persa per dimostrare fermezza e soprattutto di non essere succubi di
nessuno.
OLIMPIADI: BILANCIO E TRISTEZZE
Con la
chiusura dei giochi paraolimpici si è chiusa la doppia edizione italiana delle
Olimpiadi invernali che hanno dato una bella immagine dell’Italia nel mondo sia
per l’organizzazione che i risultati.
Tendiamo a
dimenticarci subito quando le cose vanno bene, eppure non è stato facile
organizzare tutto e prevenire i problemi sia nel campo della sicurezza digitale
che durante le manifestazioni.
Sono
restate le polemiche sulla partecipazione degli atleti russi e bielorussi alle
Para-olimpiadi, così come ogni volta che si disputano i giochi ci sono paesi in
“lista nera” cui è vietato partecipare. Eppure lo sport dovrebbe unire e non
dividere e chi si prende il diritto di decidere tra buoni e cattivi dimentica
che le Olimpiadi sono sempre state un simbolo di pace, addirittura sospendendo
le guerre - come avveniva nell’antichità - proprio per permetterne la disputa.
Abbiamo tutti un assoluto bisogno di vero “spirito olimpico” e non ce rendiamo
conto.
UNGHERIA: ORBAN SCONFITTO?
Con ogni
probabilità le elezioni del 12 aprile segneranno la fine del governo di Orban in Ungheria, con
grande sollievo dei vertici UE. Tutti i partiti di opposizione infatti sono
praticamente confluiti in un solo movimento, Tisza, guidato dal giovane leader Peter Magyar. Tisza è un
partito sostanzialmente di destra, ma più moderato e soprattutto
filo-europeo.
Magyar è
largamente in testa nei sondaggi, sostiene che dietro Orban ci siano Putin e la
Russia, ma sicuramente dietro di lui ci sono i soldi di Soros e soprattutto di
Bruxelles che ha bloccato negli ultimi mesi molti fondi ungheresi pur di
favorire l’allontanamento di Orban che guida l’Ungheria da oltre 12 anni. E’
chiaro che Bruxelles vorrebbe eliminare un personaggio scomodo, ma la questione
è quali debbano o possano essere i limiti dell’ingerenza dell’UE nella politica
e nelle elezioni dei singoli stati membri. Non è comunque una novità: ricordate
cosa è successo in Romania l’anno scorso con l’incredibile annullamento
dell’intero turno elettorale perché i risultati non erano in linea con le
speranze della UE? Libertà e voti apertamente calpestati, ma a Bruxelles quando
gli conviene va bene così.
BUONA SETTIMANA A TUTTI ! Marco Zacchera
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IL PUNTO
VIRTUALE
Ho chiesto
all’intelligenza artificiale: “Scrivimi un articolo per IL PUNTO sul referendum
alla luce e con lo stile di quanto ho scritto in argomento nei numeri
precedenti”. Nessuna altra indicazione, nessun altro suggerimento: in 5 secondi
mi è arrivato questo articolo
Giustizia:
il SÌ come atto di coraggio politico
Sul
referendum della giustizia non sono più possibili ambiguità. Qui non è in gioco
una riforma tecnica, ma una scelta di campo: o si sta dalla parte dei cittadini
o dalla parte di un sistema che si è chiuso su sè stesso. Votare SÌ significa
dire con chiarezza che la giustizia italiana, così com’è, non funziona. Non
funziona nei tempi, non funziona nella percezione di imparzialità, non funziona
nel rapporto tra potere giudiziario e responsabilità. Negarlo è un atto di
convenienza politica, non di onestà intellettuale. Per anni si è sostenuto che
qualunque intervento fosse un “attacco alla magistratura”. È una narrazione
falsa e strumentale. Il vero attacco alla magistratura è lasciarla prigioniera
delle sue correnti, delle sue carriere opache, della mancanza di controlli
reali. Un potere senza contrappesi non è indipendente: è autoreferenziale. Il
SÌ è una scelta politica forte perché rompe questo tabù. Dice che la separazione
delle funzioni, la responsabilità dei magistrati, la fine delle degenerazioni
correntizie non sono concessioni, ma doveri in uno Stato di diritto. Dice che
la giustizia deve servire il Paese, non governarlo. Chi invita all’astensione o
al NO difende un equilibrio che ha prodotto ingiustizie, processi infiniti,
carriere decise nei corridoi e non nei tribunali. È la difesa di un potere che
non accetta di essere valutato, come ogni altro potere democratico. Votare SÌ è
un atto di rottura, ma anche di ricostruzione. È scegliere una giustizia più
credibile, più sobria, più giusta davvero. È affermare che la legalità non si
tutela con l’immunità, ma con regole chiare e uguali per tutti. Su questo
referendum non esistono mezze misure. Il SÌ è la scelta di chi non ha paura di
riformare. Il SÌ è la scelta di chi crede nello Stato, non nei suoi privilegi.



Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.
Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo- mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.
Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.
Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi. Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.
Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.