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RICORDO DI MILKY

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RICORDO DI MILKY

Quando una parrocchia è fatta da paesi come Scareno, Aurano, Intragna, Caprezzo che tutti insieme non fanno 500 anime capisci subito che ci vuole una gran fede a fare il parroco per quasi cinquant’anni in un piccolo mondo fatto di strade strette, ponti che ogni tanto si sbriciolano per le piene, paesi abbarbicati sulle costole di montagne che hanno sfamato generazioni di alpigiani a castagne e patate, quando gli anni erano buoni.
Mezzo secolo fa don Amilcare arrivò in valle da Grignasco e scoprì che le strade non erano ancora asfaltate e forse la strada e i parapetti sono l’unica cosa ad essere cambiata in una valle sempre più spopolata, almeno per i paesi a mezza costa.
Eppure don Amilcare – “Milky” per tutti – per decenni è salito e disceso migliaia di volte su e giù per quelle strade strette perché quando lo guardi da quello davanti il paese vicino ti sembra a due passi, ma poi per raggiungerlo devi sempre scendere giù fino al ponte Nivia o a ponte Laura per poi faticosamente risalire.
Su e giù ad incontrare gente, confortare, benedire, perché Milky era il parroco di tutta la valle Intasca e forse sarà anche l’ultimo perché sarà ben difficile trovarne un altro.
Un infarto improvviso, venerdì notte, lo ha portato via e con lui d’un tratto in qualche modo è scomparsa una valle intera, dei paesi, un punto di riferimento per tutti.
L’avevo visto l’ultima volta mercoledì pomeriggio al funerale di Giulio Cesare Rattazzi e poche ore dopo proprio Milky era già con lui: come veloci passano le cose!
Ma Don Amilcare era da decenni anche la colonna del “Verbano” che seguiva con attenzione e trepidazione. Lo incontravi a distribuire le copie, affiggere locandine e quando ti telefonava per chiederti un pezzo cominciava sempre placidamente allo stesso modo: “Prrroonto, sono Don Amilcare…” E tu sempre a dirgli a metà del “pronto” che avevi già capito chi fosse, dopo una amicizia di decenni, perché la sua voce era inconfondibile, serena, imperturbabile. Di solito mi chiedeva di buttar giù il ricordo di qualcuno che non c'era più: stavolta  le “quattro righe” sono proprio per lui.
Due cose mi hanno colpito domenica pomeriggio, salendo ad Aurano per porgergli un ultimo saluto. Innanzitutto la sua canonica con le finestre che danno sulla valle e un con un bel panorama, ma di una povertà assoluta.
Una baita più che una canonica, un tinello con il soffitto basso, tanti libri in giro in un disordine che sembrava quasi normale, la lente lasciata lì quasi per caso sul tavolo.
E poi, entrando in chiesa, il programma eucaristico della settimana ancora tracciato con la sua calligrafia un po’ tremolante: “Sabato Messa a Scareno, domenica alle 10 in parrocchia” insieme al resoconto economico dell’ultima festa patronale.
Ma Milky sabato non ha celebrato più né a Scareno né ad Aurano, mentre quel foglio svolazzante lasciato lì sulla porta della chiesa e che nessuno ha pensato di togliere sembrava un po’ il suo testamento, lo specchio fedele della sua e della nostra vita: noi che programmiamo sempre, in un lampo siamo e saremo già un'altra cosa. Ma a leggerlo bene quel foglio era anche un segno di fedeltà, di impegno fino all’ultimo. Fedeltà e amore per la sua chiesa, la sua comunità. “Domenica primo luglio, XIII festa del tempo ordinario, si ricorda il beato Antonio Rosmini”…Ma Milky intanto era già andato avanti.

Marco Zacchera

 
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