REPORTAGE DALL'IRAN - Il sito di Marco ZACCHERA

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REPORTAGE DALL'IRAN

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Mentre il presidente Bush e' in visita nel Golfo Persico e lancia anatemi contro l'Iran, la neve che ha coperto Teheran come mai negli ultimi anni non ha cambiato il caos  di sempre: traffico impazzito, massiccio inquinamento, mentre gruppi di donne avvolte nel tradizionale chador nero sono in coda agli incroci e cominciano a vedersi in giro i primi manifesti elettorali.
E' un momento particolare per l'Iran alla vigilia di elezioni parlamentari  che potrebbero rappresentare l'eclisse di Mahmoud Ahmadinejad, il cinquantenne presidente che con le sue minacce ad Israele ha fatto additare il paese da Bush come il regno del male.
Non e' facile cercare di capire le tanti contraddizioni di un Iran che nasconde aspetti sorprendenti sotto il conformismo all'Islam degli  Ayatollah e che - tanto per cominciare  - vede il potere supremo del paese non nel presidente  Ahmadinejad ma nelle mani di Seyed Khamenei, la guida spirituale della nazione.
Anche il parlamento che sara' eletto a marzo ( e che in realta' si chiama appunto  "Assemblea Consultiva Islamica") sara' condizionato dai candidati che il Consiglio dei Guardiani ammettera' al voto dei 7129 che lo hanno richiesto (580 le donne). Da questa scelta dipendera' probabilmente anche il numero degli elettori, visto che in mancanza di alternative credibili agli integralisti al potere molti diserteranno anche questa volta le urne. Gli oltre 65 milioni di iraniani(voteranno anche i sedicenni) sembrano infatti  poco attenti alla politica, visto anche che devono quotidianamente far fronte ad una inflazione che ha raggiunto il 40% all'anno e hanno la benzina quasi regalata (dieci centesimi di euro al litro) ma razionata a cento litri al mese il che, per un paese che esporta petrolio e gas naturale in quantita', sembra francamente un assurdo. Invece l'Iran esporta  ma non ne raffina a sufficienza, ha grande fame di energia  ed e' per questo che giustifica il suo ricorso all'energia nucleare scatenando le apprensioni del mondo.
Ovviamente - a Teheran - si giura su una scelta civile e non militare dell' energia atomica, lamentando che le costrizioni non ci sono state quando addirittura alla bomba ci sono arrivate nazioni pure instabili come l' India, il Pakistan o probabilmente Israele. Anche  per questo  si chiede all'Europa una scelta diversa, piu' indipendente nei giudizi e sganciata dagli appelli di Bush.
Strana societa' quella  iraniana dove tutto appare superficialmente bloccato da usi e costumi tradizionali e  religiosi ed invece - appena sotto la superficie - ribolle di contraddizioni.
Valga per tutti il divieto assoluto ad avere contatti in pubblico con le donne che – ad esempio - non possono guidare una moto (ma possono solo sedersi dietro il marito),  devono portare il velo ovunque e sono considerate ai margini della societa' anche se vengono elette in Parlamento. Cosi' come il regime controlla internet ed oscura le tv straniere che pero' poi tutti intercettano con le parabole, tollerate tra le mura domestiche.
Sugli autobus poi si sfiora l'assurdo con porte separate e le donne relegate nel terzo posteriore del bus ("perche' valgono la meta' degli uomini!") mentre per evitare il contatto tra i sessi i severissimi censori del regime obbligano perfino all'uso dei taxi per sole donne, autiste comprese.
Ma il mondo politico e' in fermento, con l'ex presidente riformista Mohammad Khatami a sottolineare apertamente quelli che giudica gli errori  e i toni del  presidente  Ahmedinejad ed a chiedere quindi maggior presenza dell'Europa a garantire sull'importanza dell'Iran come potenza stabilizzante a livello regionale . Proprio le difficoltà economiche che hanno portato molte critiche popolari al presidente Ahmadinejad ( e che ha perso molto della propria credibilita' personale) potrebbero convincere il leader supremo Khamenei a dare piu' sostegno alle tesi moderate di Rasfsanjani e Khatami, maggiormente portati alla moderazione ed al compromesso, facnedo anche pressione percheà vengano accettati un maggior numero di candidati riformisti alle prossime elezioni .
Effettivamente la democrazia iraniana e' comunque decisamente anomala rispetto a quelle occidentali,  ma in qualche misura e' pur vero che almeno c'e', sicuramente piu' ampia che non in molti paesi arabi del Golfo che pur sono nelle grazie americane. C'e' invece un aspetto sul quale a Teheran si preferisce sorvolare ed e' quello del rispetto dei diritti umani. Nonostante la moratoria votata dall'ONU  il boia non si e' certo fermato in Iran dove l'anno scorso ci sono state almeno 300 esecuzioni capitali celebrate direttamente sulle pubbliche piazze, mentre magistrati di provincia non hanno esitato ad interpretare letteralmente la legge ed a ripristinare l'antico supplizio di scaraventare giu' dalle rupi i condannati a morte, quasi sempre trafficanti di droga . Sono stati segnalati addirittura anche dei casi di pena capitale comminata a  minorenni, poi giustiziati al compimento della maggiore eta'.
Se elezioni di marzo – ed ancor di piu' quelle presidenziali del prossimo anno – dovessero segnare cosi' un ritorno su posizioni piu' riformatrici non e' detto che non potrebbe scatenarsi un braccio di ferro tra le diverse anime del paese dove un gioco preponderante potranno farlo anche i pasdaran, i guardiani della rivoluzione militarmente molto piu' dotati dell'esercito regolare.
Certo in Iran il peso della religione e' fondamentale e lo prova il fatto che – se pur  tutti i  culti  monoteisti "del libro"(ovvero cristiani ed ebrei) sono formalmente ammessi - la vita per i non sciiti e' difficile, come viene sottoineato alla Nunziatura Apostolica. In Iran e' vietata infatti ogni forma di proselitismo per i non musulmani e questa  formula  e' ambigua perche – come ricorda un sacerdote italiano, parroco in una delle quattro parrocchie cattoliche di Teheran ' - e' addirittura stato ammonito dalla  polizia, ad esempio, solo per aver donato una bibbia in lingua farsi ad un turista che làaveva richiesta.
Contraddizioni,certo, perche' c'e' poi tutta una società iraniana piu' aperta all'esterno che vorrebbe incrementare invece i rapporti con il mondo e sottolinea la sua naturale propensione al commercio, agli scambi che hanno fatto ieri la Persia ed oggi l'Iran un vero  crocevia di civiltaà  tra Asia ed Occidente. Anche i toni verso l'America ed Israele in privato sono molto piu' sfumati e possibilisti, non condividendo le esternazioni pubbliche piu' aggressive mentre si sottolinea anche un obbiettivo, lento miglioramento della situazione in Iraq dove gli sciiti sono tornati ad avere una maggiore liberta' religiosa ed importanza politica  dopo la fine del regime di Saddam..
Certo non giova  l'escalation dei toni, mentre una volta di piu' l'Europa sfiora la grande occasione di essere una componente importante e decisiva della trattativa che per portare un po' di pace in Medio Oriente, risolvere la crisi in Libano e contrastare il terrorismo (che Teheran non ha  certamente ripudiato in molte parti del mondo) passa comunque  anche da Teheran.

Marco Zacchera




 
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