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LA MAESTRA DI RECETTO

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LA MAESTRA DI RECETTO


La campagna elettorale più impegnativa che mai ho sostenuto è stata quella del 1990, per le elezioni regionali. Il collegio era quello di Novara che allora raggruppava le due attuali province di Novara e di Verbania, i comuni erano 165 e in molte zone non conoscevo nessuno.
Ero consigliere provinciale a Novara da cinque anni e questo mi dava “titolo” per girare sul territorio, ma non avrei mai vinto se non con una seria programmazione e l’aiuto degli amici.
La scelta la feci il 23 dicembre del 1998 quando morì improvvisamente Nino Carazzoni, allora consigliere regionale e che mi aveva tirato grande in politica, e gli subentrò Nino Masaracchio che allora abitava a Trecate, nella “bassa”.
“Devo riprendere il suo posto, Nino avrebbe voluto così” decisi in quella vigilia di Natale mentre celebravano i suoi funerali, e cominciai.
Partivo quasi da zero in mezza provincia, mentre non avrei avuto problemi nella mia zona. Programmai tutto e cominciai a muovermi a tappeto dalla fine dell’estate dell’89, subito dopo le elezioni europee.
Cominciai dalle Vallestrona, paese per paese, dalla cima dell'Ossola giù fino all'ultimo gruppo di case ai confini con la provincia di  Pavia.
Migliaia di chilometri, incontri, contatti.
Arrivavo in un paese a andavo al bar per un caffè, tiravo sul discorso il banconiere e alla fine uscivo a mezza voce con la domanda fatale: “Ma c’è qualcuno in paese che magari vota per il MSI ?” Otto volte su dieci almeno un nome saltava fuori e io cominciavo il giro: mi presentavo, parlavo, prendevo indirizzi, andavo dall’amico dell’amico.
Gente spesso un po' strana, restia ad aprirsi, diffidente, ma che poi piano piano passava al sorriso e alla confidenza. Ogni tanto qualche matto scatenato  - e allora era necessaria una rapida “operazione disincaglio” - ma quasi tutti prima o poi cominciavano a tirar fuori storie, esperienze, piccole o grande angherie subite per il loro essersi dichiarati politicamente “diversi” e iniziavano rapporti che spesso sono continuati fino ad oggi.
E' questo il messaggio che vorrei trasmettere ai ragazzi di oggi: era di solito gente povera ma dignitosa, fiera di quello che erano, soprattutto di non esssere scesi a troppi compromessi, di non aver piegato la schiena.
In tempi e situazioni ben diverse era un po' - al contrario - quello che doveva essere successo durante il fascismo, quando la massa applaudiva, qualcuno per la sua opposizione finiva al confino, ma altri tacevano in silenzio e comunque non vendevano la propria coscienza.
Mi sono chiesto tante volte chi ci fosse dietro a quei voti sconosciuti dati a un partito che in quasi tutti i paesi non aveva sezioni o iscritti. Paesini di montagna e di pianura opppure persi tra le colline:“ Cavaglio Spoccia: 3 voti, Mandello Vitta: 17,  Caprezzo: 1, Antrona Schieranco: 11...” Il giorno dopo le elezioni leggevo i risultati e mi chiedevo quali fossero i volti e le storie nascoste dietro ciascuno di quei voti. Quando sono diventato deputato erano una fiumana quelli che mi dicevano “Io sono sempre stato con lei” (di solito chiedendomi qualcosa) ma io ricordavo quei pochi voti sconosciuti e la commozione vera che provavo quando in tanti posti qualcuno aveva scritto pure il mio nome come preferenza io dicevo a me stesso “Eppure  lì non conosco nessuno...” . Scoprii anno per anno che invece c' era tanta gente che ti seguiva in silenzio, leggeva il giornale, notava quel ragazzo un po' speciale (e sempre meno ragazzo) che non stava mai zitto, ma che in fondo dava voce anche a loro.
Un giorno arrivai a Recetto, un piccolo paese della bassa novarese tra risaie e nebbie di autunno e bussai a casa dell’anziana maestra del paese, la signora Romana.
Mi accolse vestita di scuro, ma elegante, distinta. Mi ascoltò per un po’sotto il portico dell’ingresso, poi a bruciapelo mi chiese “Ma lei ha mangiato?” erano le due e mezza del pomeriggio, faceva freddo, ma in campagna elettorale ci si dimentica della fame. “Veramente, no” risposi e lei “E allora venga dentro”. Proseguimmo in cucina davanti ad una fetta di gorgonzola e cominciò così una lunga amicizia piena di ricordi e di confidenze.
La maestra Romana mi raccontava della politica e dei suoi ragazzi, di amicizie comuni, di tanti scolari che aveva avuto in decenni di aule - afose d'estate e gelide d'inverno - raggiunte in bicicletta tra i viottoli della “bassa” sempre pieni di polvere o di fango e di come era diversa l’Italia dei campi e della fatica, prima e dopo la guerra.
Ventidue anni dopo la maestra Romana dovrebbe essere ancora viva, ma so che una brutta paresi da qualche tempo le ha tolto la parola, eppure sono sicuro che - se potesse – farebbe ancora qualunque cosa per aiutarmi.
Come tanti altri fece da passaparola e “passa-santini”: nome, lista, fac simile con il mio slogan che nel 1990 era “Non bisogna avere paura”.
Fu una campagna impegnativa e se non ci fossero stati Carla, Andrea, Cesare, Renato, Antonella, Donato, Angelo e tanti altri non ce l’avrei mai fatta.
Alla fine fu un grande successo: 3170 voti di preferenza contro i poco più di mille dell’amico Nino Masaracchio che pur era appunto consigliere regionale uscente e che icordo con simpatia e anche affetto perchè non erano mancati antagonismi, ma  cinque anni prima mi aveva volontariamente ceduto il suo posto in consiglio provinciale rompendo gli schemi e sostenendo “Glielo lascio perchè ci vuole cambiamento, e questo crescerà!” Ricambiai la cortesia diventando deputato visto che nel 1994 mi subentrò poi lui, come primo dei non eletti, in consiglio regionale.
Fu una bella campagna elettorale eppure, alla chiusura delle urne, l’amara sorpresa: il MSI era andato male, dai 3 seggi in regione si scendeva a 2 entrambi eletti a Torino: uno “pieno” e uno conquistato con i “resti”.
Non sto a spiegarvi qui l’ingranaggio diabolico dei conteggi, fatto sta che pur essendo noi andati bene nella nostra zona, essendo il nostro un collegio provinciale più piccolo sembravamo essere tagliati fuori. Ore di angoscia, anche perché io sono sempre stato un po' un maghetto nei numeri (elettorali) e secondo me invece il “resto” era nostro, eppure in tv la RAI diceva di no.
Alle 3.13 della notte pescai finalmente al telefono un dirigente della prefettura di Torino che mi confermò: “ Si, il MSI ha due seggi” “Ok, ma eletti dove???” chiesi con il cuore in gola “Vediamo – e non continuava più –  sì, uno è a Torino.. e l’altro, l’altro è con i resti…sì, le confermo, il secondo seggio va a Novara, per 139 voti di differenza”.
La mia vita cambiò quella notte - e ricordandolo mi commuovo ancora - ma sono sicuro che quei 139 voti poi risultati indispensabili erano venuti alla lista anche per scelta di chi mi aveva votato non perché ero missino ma soprattutto a titolo personale, e tra di loro c'erano sicuramente anche tante amiche della maestra Romana.


 
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