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RIPENSANDO MONTEVERDE

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QUELLA SERATA A MONTEVERDE


Ho ricevuto molti commenti al pezzo di apertura della scorsa settimana (Il PUNTO 254 del 22 novembre 2008) sulla serata trascorsa con i giovani alla sezione AN di Monteverde (Roma). Tra i tanti ho letto un’analisi di Patrizia che mi è sembrata molto acuta . Marco ZACCHERA


Ho letto con interesse le tue riflessioni sulla serata a Monteverde e quello che segue è quello che
penso sul " ripensare la politica".Con la fondazione di Forza Italia, Berlusconi ha spazzato via le grandi ideologie e l'ambiguità della DC. Ha fondato un partito eterogeneo basato non su ideali , ma su idee.Le elezioni politiche del 2008 hanno dimostrato quanto sia stato rilevante il ruolo di "idee" nella democrazia rappresentativa. Infatti se chiediamo ad un elettore del PDL le ragioni del suo voto, non avremmo difficoltà a constatare che le idee da lui espresse sono in forte sintonia con quelle espresse dai suoi rappresentanti. Il PDL ha un linguaggio ideologico strutturato e un nucleo di idee e di valori facilmente riconoscibili tanto a chi le condivide quanto a chi le osteggia. La sua forza è quella di avere un peso che non è solo quello numerico.
Speculare alla forza della destra è la debolezza ideologica della sinistra. L'elettore del PD, a parte la ragione del votare contro, non ha un'identità reale. E comunque manca tra questo elettore e i suoi rappresentanti un comunanza di linguaggio e di comuni valori o punti di riferimento che valgano a orientare i giudizi politici. La sinistra che siede in Parlamento dà l'idea di avere l'atteggiamento di un'azione di aggiustamento delle posizioni della destra forse per moderare i toni, non certo per invertirne la tendenza. La sinistra sembra mancare di un'autonoma visione di società giusta o desiderabile, di un linguaggio o un nucleo di ideali e di valori riconoscibili ai propri sostenitori e avversari.  
"Ideologia" è una parola assente dal vocabolario politico. E' diventata il nome di un'attitudine intelletuale che è stata, ed è, stigmatizzata come il segno di un deficit di razionalità e di modernità. L'ostilità nei suoi confronti non è un fatto nuovo nella storia della democrazia. La novità invece sta nel fatto che nella società occidentale moderna, l'essere democratici ha col tempo acquisito un significato antideologico. Tuttavia, una democrazia rappresentativa non è una folla di votanti dissociati che non comunicano, bensì una colletività di cittadini capaci di iniziativa politica, di giudizio e azione critica per cui l'iniziativa politica è si deve avvalere di un discorso , nel quale i portatori di idee da eleggere devono poter essere riconoscibili per essere scelti e valutati. Ecco perchè c' è un forte bisogno di ideologie, di credenze e valori di riferimento attraverso i quali i cittadini possono interpretare la loro condizione sociale e confrontarla. C'è bisogno di punti di riferimento simbolici o ideali che consentano di raccogliere gli interessi concreti e le singole opinioni e di aderire una lettura della società che sia distinguibile da altre letture. Senza una politica delle idee non c'è posto per il mandato politico.
Il discorso della compassione e della benevolenza come correttivo del mercato, è l'unico discorso ideologico oggi in circolazione in Italia, l'unico filo capace di legare tra loro fatti e passioni e infine di orientare l'agire politico.. Per quanto riguarda la sinistra, da anni essa sembra mossa da una logica autolesionistica improntata alla volontà di recidere legami ideali, cambiare repentinamente sigle e nomi. Una classe politica che non ha legami stabili e simbolici con i propri elettori e cittadini non è soltanto un ceto politico che manca di rappresentatività, ma anche una classe politica meno controllabile, una preoccupante trasformazione. LA POLITICA CI DEVE una rinnovata lealtà al nucleo delle varie eredità di pensiero. In tempi difficili possiamo anche pensare un futuro che le dissipi e le renda illusorie. Ma sarebbe un futuro di desolante regressione. Ai tempi della globalizzazione, della sua incompletezza, della sua ambiguità, dei suoi vizi e delle sue virtù, i confini del "NOI" sono fragili e mobili dalle nostre parti. Dalle parti dell'angolo di mondo europeo. Ci chiediamo: quale è l'idea di diritti e di giustizia globale?
Dobbiamo riscoprire il ruolo e il primato della politica e rinunciare alla fiducia dei devoti del mercato e delle sue virtù naturali. Il mercatismo è stato la tragica illusione che ha accompagnato gli anni dell'insorgenza della globalizzazione. E' ora che si prenda atto delle terribili conseguenze economiche, sociali e culturali del mercatismo. Penso che noi dovremmo aver paura di slogan del tipo "Società chiusa e mercati protetti", non solo perchè sono destinati a dissolversi e a non avere effetti in un mondo di incessante trasformazione e crescente interdipendenza come quello in cui conviviamo. I diritti fondamentali e l'equità globale per chiunque, ovunque gli accada o le accada di avere una vita da vivere, sono e restano, devonore stare, la stella polare delle nostre idee e delle nostre politiche. Scusa , mi sono un po' dilungata.
Un caro saluto, Patrizia


 
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