IL PUNTO n. 1041 del 10 aprile 2026
di MARCO ZACCHERA
Per
scrivermi o contattarmi: marco.zacchera@libero.it
Numeri
arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it
IL FOSSILE
Ma cosa “fa notizia” nell’animo delle persone?
Ci siamo induriti, siamo distratti, spesso
assurdi. Economicamente stiamo andando in pezzi, ma moralmente è anche peggio
perché non c’è più una logica, un minimo di rispetto verso la persona umana che
è alla base di ogni società civile.
Mentre qualcuno usa la guerra per arricchirsi e
speculare in borsa (magari qualche amico di Trump che ha la
"soffiata" decisiva prima degli altri su qualche suo voltafaccia)
tutti seguiamo le vicende in Iran, in Ucraina o in Libano alla fine
preoccupandoci soprattutto perché aumenta la benzina, ma quanti sanno - per
esempio - degli oltre 150.000 morti in Sudan e nel Darfur con 10 milioni di
sfollati, 25 milioni di persone in emergenza umanitaria (metà di tutti gli
italiani!) tra stupri, massacri, pulizie etniche? Ed è solo uno dei tanti
altri conflitti “minori”, quelli dimenticati che comunque distruggono il
pianeta e chi ci abita.
Giochiamo con il “green” o qualche piccolo
gesto e poi il mondo, i mari, la natura li distruggiamo cento volte di più con
la guerra, lo sfruttamento insensato, lo spreco e molta, troppa e totale
ipocrisia... Ma la logica, dov’è ?
Non può sopravvivere a lungo una umanità così,
dove basta la follia di un qualsiasi presidente (non solo di Trump) per
iniziare un altro conflitto solo perché non esiste un arbitro mondiale
credibile, un tribunale che equamente fermi un genocida. Quando penso a tutto
ciò mi sento un fossile, inutile.
TRUMP, LA TREGUA, ISRAELE…
Mentre il mondo passa in poche ore dalle speranze di pace alla
delusione, dagli annunci apocalittici alle sparate trumpiane sulle sue grandi
(presunte) vittorie un solo dato è certo: troppi morti tra le rovine di Beirut
nonostante la tregua.
Perché sembra una tregua “à la arte”, con Netanyahu che l’accetta
a metà ma – evidentemente considerando ormai il Libano “cosa sua” – ha subito
dichiarato di non volerla applicare nel paese dei cedri limitandosi a
sospendere i soli bombardamenti sull’Iran.
Difficile capire quale sia l’effettiva volontà di Tel Aviv che di
fatto sembra mirare soprattutto a seminare un panico diffuso, con l’occhio
magari a qualche prossimo allargamento territoriale “de facto” che – come
avvenne dopo la guerra del 1967 – piano piano diventa consolidato.
Mi sono considerato per decenni amico sincero di Israele, ma mi è
impossibile giustificare oggi questi atteggiamenti, come quelli in
Cisgiordania, dove continuano i nuovi insediamenti di coloni a spese dei
palestinesi e anche dei pochi cristiani ancora superstiti nell’area.
Di sicuro Israele in queste settimane ha subito perdite e molti
più attacchi missilistici del passato, buona parte dei riservisti sono
mobilitati e tutti vivono sotto una continua serie di allarmi che inducono a
cercare per il Libano “una soluzione finale”, costi quello che costi.
Ma non può vincere una sorta di dottrina della guerra e odio
permanente verso tutti e in cui i fronti restano tutti aperti: a Gaza le truppe
sono ancora dispiegate in oltre metà della Striscia, in Libano sono posizionate
in profondità, ufficialmente per allontanare dal confine i miliziani di
Hezbollah, fino a ieri armati dall'Iran ma in realtà occupando il paese.
Gli israeliani d'altronde non hanno riguardi per nessuno, neppure
per le truppe ONU dispiegate al confine libanese ed è chiaro che nel mondo
l’astio e l’odio verso Israele siano così enormemente cresciuti.
Ma come può pensare il governo israeliano di poter per sempre
sopravvivere solo contro tutti? L’odio cresce contro Israele (e
conseguentemente anche contro gli ebrei) e un sondaggio dei giorni scorsi
pubblicato dal Pew Research Center sottolinea come ormai sei americani su dieci
gli siano contrari, il 7% in più rispetto a pochi mesi fa, ben un +20% rispetto
a prima del 7 ottobre. Maggiormente ostili i democratici dei repubblicani, i
giovani rispetto agli anziani, ma in generale c’è un crollo della popolarità di
Gerusalemme di cui anche Trump (e chiunque gli succederà) deve e dovrà tenerne
conto.
D’altronde anche tutti i governanti europei si trovano a dover
prendere atto di questa realtà, sempre più in difficoltà nel legare il proprio
nome ad un rapporto con Israele che si è così deteriorato progressivamente.
Non è un caso che già qualche mese fa e ben prima della
guerra – secondo un’indagine pubblicata da “Termometro politico” –
Israele risultava per gli italiani “la maggior minaccia per la pace nel mondo”
staccando perfino, in negativo, la Russia di Putin e con un dato doppio
rispetto al pericolo iraniano. Per questo credo che tutti i veri amici di
Israele devono avere oggi il coraggio di chiedere un netto cambiamento di
mentalità verso il mondo o sarà il disastro, prima di tutto per lo stesso stato
ebraico.
SPECULAZIONI
Per le opposizioni qualunque cosa faccia o dica la Meloni su qualsiasi
argomento ha sempre torto e questa è solo sciocca demagogia, perché la premier
cerca prima di tutto di salvare (assente completamente l’Europa) la piccola
barca Italia dal naufragio.
Mi pare lo faccia con assoluto senso di responsabilità,
soprattutto tenendo conto che l’Italia non può certo obbligare gli USA o
Israele a cambiare di rotta. Eppure, da sinistra, solo polemiche, mai una
concreta proposta alternativa (soprattutto perché purtropponon c’è!).
Trovo invece troppo debole il governo verso gli speculatori
interni a cominciare dalle società petrolifere che speculano liberamente sui
prezzi. E’ necessario subito un calmiere almeno temporaneo, un prezzo massimo
imposto – dinamico, ma controllato - per l’energia, il gas e i carburanti. Così
come l’Europa deve avere il coraggio di riaprire il dialogo energetico con la
Russia perché ci vuole realismo o andiamo a fondo, tutti, altro che baloccarsi
con il “green” e patti di stabilità che – come per il COVID – non possono
reggere se continuano situazioni straordinarie ed esterne.
UNGHERIA: REFERENDUM
SULL’EUROPA
Domenica elezioni in Ungheria con alta possibilità che Orban perda la
maggioranza dopo 16 anni di governo mentre dovrebbe vincere Peter Magyar, già suo
collaboratore, che ha riunito tutta l’opposizione. Dietro Orban c’è la Russia,
Trump e forse la Cina, dietro Magyar ci sono Bruxelles e i soldi di Soros.
Risultato incerto anche per il complicato sistema elettorale che
tutela minoranze etniche e linguistiche con Orban che spera di recuperare seggi
nei collegi uninominali contando sull’apparato locale, i finanziamenti a
pioggia distribuiti nel tempo e metodi che i suoi avversari non esitano a
definire mafiosi.
Alcuni episodi hanno contrassegnato la campagna elettorale con
conseguenze imprevedibili. Per esempio il 5 marzo la polizia ha sequestrato due
furgoni blindati che stavano attraversando il paese da (o verso?) l’Ucraina con
a bordo 35 milioni di dollari e 40 milioni di euro in contanti (!) oltre a 9
kg. di oro in lingotti. “Soldi della mafia di Zelensky da usare in campagna elettorale”
ha subito sostenuto il governo, di sicuro 7 persone (tutte ucraine) sono state
arrestate e poi espulse, tra cui un ex generale dei servizi segreti ucraini e i
fondi sono stati confiscati.
Secondo Kiev era invece una transazione legittima che trasportava
valori da Vienna al governo ucraino. Possibile farlo passare (in contanti?!)
proprio attraverso l’Ungheria ostile, forse che i soldi non potevano passare da
un’altra parte? Tutto viene taciuto e depistato, ma mi sembra un'altra
dimostrazione della poca trasparenza del regime di Zelensky.
Certamente quello magiaro sarà un voto che avrà conseguenze
europee visto che non da oggi Orban è un autentico freno all’interno
dell’Europa, con l’Ungheria ad essere stata la prima (ma ora non più l’unica,
viste le recenti posizioni di Slovacchia e Repubblica Ceca) a far valere il suo
diritto di veto sia in chiave anti-Ucraina che sulle questioni economiche, ma –
ad esempio - anche sulle tematiche LGTB.
Budapest denuncia che in vista del voto l’Unione ha bloccato versamenti
di legittimi contributi comunitari all’Ungheria e che preme sugli ungheresi
residenti all’estero, Bruxelles replica che ciò avviene perché Orban non
rispetta alcuni parametri fondamentali della Carta europea soprattutto in tema
di trasparenza e controllo della magistratura.
Per questo una sua caduta sarebbe provvidenziale per la Von der
Leyen, pur tenendo conto che Peter Magyar non è filo-Kiev ma, da posizioni di
destra più moderata, sembra incline a sostenere una linea più vicina alla
maggioranza degli altri paesi UE.
Sarà insomma una battaglia all’ultimo voto con probabili
reciproche denunce di brogli quale che sia il risultato, con la speranza che
non si scatenino violenze di piazza vista la tensione che cresce in questi
ultimi giorni di infuocata campagna elettorale.
DIBATTITO SULLA NATO
Vi invito ad un dibattito di politica estera e
difesa cui parteciperò a Casale Monferrato (AL) questa sera VENERDI' 10
APRILE alle ore 21 c/o la sala Gumelli di Palazzo Vittone in Piazza
Cesare Battisti,1. Verrà presentando il volume di Fabio Filomeni “Morire
per la NATO?” Con me parleranno l’autore, l’avv. Alberto Costanzo e il dr.
Marco Botta.
FU LA NAZIONALE ...
Lasciamoci
con un argomento più leggero! Se guardate i tabellini di Como-Udinese giocata
domenica scorsa, in campo c’era (a parte l’arbitro) un solo italiano. Come
potete pensare che in queste condizioni cresca poi una nazionale di calcio? Ho
letto una proposta sensata e che condivido per dare più spazio a nostri
giocatori.
Che la
“Coppa Italia” possa veder schierare solo giocatori italiani, garantendo alla
squadra vincitrice del titolo un accesso in Champion l’anno successivo. Sarebbe
una rivoluzione per la composizione delle rose delle società di serie A, una
rivalutazione concreta di giocatori che altrimenti non hanno mai spazio per
emergere né possono crescere con una mentalità adatta alle gare internazionali.
Se non si riforma, il nostro calcio è destinato a restare sempre di più ai
margini, non c’è scampo.
BUONA SETTIMANA A TUTTI Marco Zacchera



Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.
Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo- mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.
Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.
Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi. Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.
Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.