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INTERVISTA A LICIA COSSETTO

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INTERVISTA A LICIA COSSETTO


Incontrare Licia Cossetto nella sua casa di Gemme è ritrovare una persona anziana ma distinta, lucida, attenta. In un appartamento pieno di ricordi in ogni momento il pensiero corre alla sua terra di origine, l’Istria, dove visse gli anni della sua giovinezza.
Licia si è sposata prima della fine della guerra con un ufficiale dell'aeronautica ed è a lungo poi vissuta a Novara e successivamente all’estero stabilendosi infine a Gemme dopo aver terminato la sua lunga carriere come  insegnante.
Ormai quasi novantenne non ha peli sulla lingua nel raccontare e  lo fa con molta precisione segno che i fatti di quegli anni – che portarono all’uccisione di suo padre e di sua sorella Norma – hanno lasciato tracce indelebili nella sua esistenza, così come per decine migliaia di italiani che furono obbligati con la forza a lasciare ogni loro bene.
Come si viveva in Istria prima della guerra, durante la sua adolescenza?
VIVEVAMO BENE A SANTA DOMENICA DI VISINADA, VICINO A POLA, PERCHE’ PAPA’AVEVA DELLE PROPRIETA’ CON DEI COLONI. SI COLTIVAVA UVA, FRUMENTO, SOPRATTUTTO LE VIGNE ERANO DI OTTIMA QUALITA’. L’ISTRIA ERA UNA TERRA ITALIANA DA SEMPRE, TUTTI ERANO ITALIANI, VENETI FIN DAI TEMPI DELLA REPUBBLICA DI VENEZIA E AL CIMITERO C’ERA ANCORA UNA LAPIDE PER RICORDARE IL FRATELLO DI UN MIO BISNONNO, CHE FU PARROCO DEL PAESE NEL ‘700.
LA SITUAZIONE ERA ASSOLUTAMENTE TRANQUILLA E LO FU FINO AL 1943 QUANDO IN POCHI GIOR NI LO STATO SI DISSOLSE. NOI STAVAMO INIZIAN DO LA VENDEMMIA E NON AVEVAMO ALCUN SENTORE DI QUELLO CHE SAREBBE ACCADUTO: ANDAVAMO A NUOTARE, C’ERA LA SQUADRA DI PALLACANESTRO, CONDUCEVAMO UN’ESISTENZA NORMALISSIMA E SERENA E LA GUERRA SEMBRAVA LONTANA.
Come erano i rapporti tra i coetanei a scuola e nel tempo libero fra italiani e slavi?
MA DI SLAVI NON CE N’ERANO, ERAVAMO POCO PIU' DI 100 ABITANTI NEL NOSTRO PAESINO, MA ANCHE A VISINADA, DOVE C' ERA LA SEDE DEL COMUNE ERAVANO TUTTI  ITALIANI COME PRATICAMENTE ERA IN  QUEL MOMENTO LA SITUAZIONE IN TUTTI I PAESI DELL' ISTRIA.
NOI ABITAVAMO IN PROVINCIA DI POLA, TUTTI PARLAVAMO ITALIANO, NON C’ERANO ASSOLUTAMENTE PROBLEMI DI INTEGRAZIONE PERCHE' LA SOCIETA' ERA APPUNTO TUTTA ITALIANA E QUESTO, RIPETO, DA SEMPRE.
AGGIUNGO CHE ANCORA OGGI IN ISTRIA SI PARLA ITALIANO, NONOSTANTE CHE DA OLTRE 60 ANNI PRIMA LA JUGOSLAVIA E POI LA CROAZIA ABBIANO FATTO DI TUTTO PER CANCELLARE LE RADICI ITALIANE DELLA NOSTRA TERRA
Qualche ricordo particolare della sua infanzia e dell'adolescenza di sua sorella...
NON HO RICORDI PARTICOLARI: ANDAVAMO D’ACCORDO, DA PICCOLE GIOCAVAMO INSIEME, COME CON TUTTE LE BAMBINE DEL PAESE. LEI ERA TRE ANNI PIU' GRANDE DI ME E INSIEME SIANO POI STATE MESSE IN COLLEGIO A GORIZIA PERCHE' A PARENZO – LA CITTADINA PIU' VICINA ALLA NOSTRA – A QUEL TEMPO COME SCUOLE SUPERIORI C'ERA SOLO L'ISTITUTO MAGISTRALE.
DOPO LA QUINTA ELEMENTARE, A GORIZIA ABBIAMO COSI' FREQUENTATO IL GINNASIO POI MIA SORELLA CHE AVEVA VOLUTO FARE IL CLASSICO E' ANDATA ALL'UNIVERSITA'.  IO SONO DEL 23, MIA SORELLA ERA DEL 20 E QUINDI STAVAMO A GORIZIA PER L'ANNO SCOLASTICO TORNANDO A CASA PER LE VACANZE DI NATALE E DI PASQUA, OLTRE CHE PER TUTTA L'ESTATE.
Qualche dettaglio in più sulla figura di suo padre e il suo ruolo politico. Quando vi siete resi conto che non ervaate più bene accetti, quando vi siete sentiti abbandonati?
MIO PADRE DIRIGEVA LA NOSTRA AZIENDA AGRICOLA E SI OCCUPAVA DELLA CASSA MUTUA E DI RISPARMIO DELL'AGRICOLTURA, AVEVA L'UNICA AUTO DEL PAESE E SPESSO ERA VIA. ERA UFFICIALE DELLA MILIZIA FASCISTA COME TANTA ALTRA GENTE E AGGIUNGO CHE TUTTI ERANO FASCISTI  A QUEL TEMPO E NON SOLO NOI RAGAZZI CRESCIUTI IN QUEGLI ANNI. ERA NORMALE ESSERLO, NATURALE. POI E' ARRIVATO L'8 SETTEMBRE E DI COLPO E' MANCATA OGNI AUTORITA'.  SONO SALTATE FUORI PERSONE NON DEL PAESE CHE HANNO COMINCIATO A SFASCIARE TUTTO. VENIVANO DALL'INTERNO DELL' ISTRIA, NON LI CONOSCEVAMO, IN QUEI GIORNI PAPA' ERA A TRIESTE. IN QUEI POCHI GIORNI HANNO INIZIATO AD APPROFITTARSI DELL’ASSENZA DI PAPA’ E COMINCIAVANO A VENIRE ANCHE A CASA A DISTURBARCI E A INFASTIDIRCI. CI INTERROGAVANO, CI CHIEDEVANO SE VOLEVAMO ANDARE CON LORO E PRENDERE LA CITTADINANZA  YUGOSLAVA…
E' PASSATA POCO PIU' DI UNA SETTIMANA E POI HANNO PRESO MIA SORELLA (che faceva l'università a Padova ed era a Visinada in vacanza – ndr) PER INTERROGARLA.
LA PRIMA VOLTA E’ TORNATA A CASA, DOPO CHE L'AVEVANO PORTATA A  VISIGNANO, POI L'HANNO RIPRESA E PORTATA A PARENZO NELLA CASERMA DELLA FINANZA, CON ALTRA GENTE. IO SONO ANCHE ANDATA UN POMERIGGIO A VEDERLA IN BICICLETTA, HO OFFERTO DEI SOLDI PER LIBERARLA, MA  MI HANNO DETTO CHE L' AVREBBERO LIBERATA QUELLA SERA STESSA, INVECE QUELLA SERA SI E' SAPUTO CHE STAVANO ARRIVANDO I TEDESCHI E I PRIGIONIERI LI HANNO PORTATI AD ANTIGNANA IN CORRIERA.
ERA IL 26 SETTEMBRE E MOLTO PROBABILMENTE LI HANNO UCCISI TUTTI QUELLA SERA. ERANO VENTINOVE PERSONE, TUTTI NOSTRI PARENTI E CONOSCENTI MA – APPUNTO – IN PAESE CI SI CONOSCEVA TUTTI.  NESSUNO DI LORO AVEVA INCARICHI POLITICI. LI HANNO AMMAZZATI E PEGGIO E POI LI BUTTATI IN FOIBA.   MIO PADRE ERA A TRIESTE, MA QUANDO HA SAPUTO CHE L'AVEVANO  PORTATA VIA E’ VENUTO SUBITO CON DEI MILITI E CON UN ALTRO UFFICIALE CHE ERA UN NOSTRO CUGINO.
RICORDO LA NOTTE CHE HANNO UCCISO MIA SORELLA: QUELLA NOTTE HO DORMITO CON MIA MADRE, AVEVAMO PAURA E AD UN CERTO PUNTO MI HA DETTO DI CORRERE ALLA FINESTRA CHE MIA SORELLA NORMA CHIAMAVA., SONO ANDATA ALLA FINESTRA MA FUORI NON C’ERA NESSUNO…TELEPATIA DI UNA MADRE VERSO LA PROPRIA FIGLIA CHE PROPRIO IN QUELLE ORE NON SOLO VENIVA UCCISA MA ANCHE SUBIVA INAUDITE VIOLENZE?
NOI PERO' ALLORA NON SAPEVAMO QUESTO, NON AVEVAMO NOTIZIE. POI SONO ARRIVATI I TEDESCHI CHE HANNO RISTABILITO LA SITUAZIONE E TUTTO SEMBRAVA TORNARE COME PRIMA, QUELLI CHE SI FACEVANO CHIAMARE PARTIGIANI ERANO SPARITI.
SE NON FOSSE STATO PER I TEDESCHI NON AVREMMO NEPPURE MAI SAPUTO CHE NORMA ERA STATA INFOIBATA. QUANDO PAPA’ E’ VENUTO PER CERCARE MIA SORELLA QUALCUNO GLI HA TESO UN TRANELLO, GLI HANNO DETTO DI ANDARE IN UN PAESE VICINO, CON QUEL NOSTRO CUGINO , CHE GLI AVREBBERO DETTO DOV’ERA NORMA, MA INVECE LI HANNO UCCISI ENTRAMBI. A DICEMBRE QUALCUNO HA PARLATO E HANNO COMINCIATO A CERCARE I CORPI E POI LI HANNO TIRATI FUORI DALLA FOIBA E SEPOLTI AL CIMITERO.
UN GIORNO I TEDESCHI SONO VENUTI A PRENDERMI A SCUOLA PERCHE’ AVEVANO CATTURATO DELLE PERSONE COINVOLTE NELL’UCCISIONE DI MIA SORELLA, I TEDESCHI ME LI AVEVANO PORTATI LI’,  MA IO HO DETTO CHE NON VOLEVO SAPERE NULLA, CHE MIA SORELLA NON C ERA PIU’ E MIO PADRE NEPPURE, CREDO CHE  I TEDESCHI POI LI ABBIANO UCCISI.
MIA MADRE RESTO' IN PAESE FINO AL 1948 POI VENNE VIA DA VISINADA COME TUTTI GLI ITALIANI. IL PAESE RESTO' VUOTO COME TUTTE LE CITTA' DELL' ISTRIA. A POLA 30.000 ABITANTI SU 33.000 SE NE ANDARONO PER SEMPRE. IO MI ERO SPOSATA A SEGUIVO GIA' MIO MARITO, MA CREDO CHE FU NEL MOMENTO DELL'ESODO CHE GLI ITALIANI SI SENTIRONO PIU' ABBANDONATI: ERANO OBBLIGATI A LASCIARE TUTTO E NESSUNO CAPIVA IL PERCHE', NON ERA GIUSTO.
Finalmente nel 2004 è stato deciso di ricordare quanto successo con il “Giorno del Ricordo” ed a sua sorella è stata concessa la medaglia d'oro al valor civile, appuntataLe dal Presidente Azeglio Ciampi al Quirinale. Che  cosa pensa di questa decisione, che le disse quel giorno il presidente?
LA GIORNATA DEL RICORDO? ARRIVO' SOLO NEL 2004, TROPPO TARDI, ERANO TUTTI  INDIFFERENTI.  SI, SONO STATA DA CIAMPI, CHE MI HA CHIESTO SE ERO CONTENTA. GLI HO DETTO CHE ERA UNA VITA CHE ASPETTAVO CHE A MIA SORELLA DESSERO LA MEDAGLIA D’ORO,  MA CHE LA SUA MEMORIA ERA RIMASTA SEPOLTA PER TROPPI  ANNI ,
LA MIA AMAREZZA E’ ANCHE CHE QUASI TUTTI HANNO DIMENTICATO E COMUNQUE HANNO VOLUTO DIMENTICARE. ERA PER ALCUNI IMBARAZZANTE SOLLEVARE QUEL VELO, E’ STATO FORSE PIU’ CONVENIENTE NON PARLARNE, NON RICORDARE.
TUTTI  I  NOSTRI BENI SONO RIMASTI  Lì:  LA CASA,  TUTTE LE NOSTRE COSE.
A VISINADA CI SONO TORNATA  ALCUNE  VOLTE, LA PRIMA DOPO 25 ANNI.
VOLEVO RIVEDERE IL CIMITERO, MA IN CASA NON SONO VOLUTA TORNARE, SAREBBE STATO TROPPO ANGOSCIANTE PER ME, SONO ANDATA SOLO PER ANDARE TROVARE PAPA’ E NORMA, MA NON HO VOLUTO PARLARE CON NESSUNO.  A CASA MIA LI’ OGGI NON ABITANO PIU’ ITALIANI, MA GENTE VENUTA DA ALTRE PARTI DELLA JUGOSLAVIA. CHISSA' CHI CI ABITA A CASA NOSTRA. NON C’E’ PIU’ NESSUNO IN PAESE CHE CONOSCO.
MI HA STUPITO TROVARE AL CIMITERO DEI FIORI SULLE NOSTRE TOMBE ED UNA CORONA DEL GRUPPO ALPINI DI VICENZA POSATA POCHI GIORNI PRIMA.
OGGI QUELLA TERRA APPARTIENE ALLA CROAZIA MA ERA TERRA NOSTRA, DEI MIEI NONNI E GIA' LO ERA DEI NONNI DEI NONNI.  IO NON HO MAI CHIESTO NULLA PER RISARCIMENTO, HO FIRMATO LE CARTE CHE MI HANNO CHIESTO E IN TOTALE - IN MOLTI ANNI - MI HANNO LIQUIDATA CON MENO DI UN MILIONE DI LIRE, OVVERO NULLA.
DANNO E BEFFA, EPPURE PER DECENNI IN ITALIA NESSUNO SI E' RICORDATO DI NOI, DI TRECENTOMILA ITALIANI CHE SONO SCAPPATI VIA, QUELLI ALMENO CHE CI SONO RIUSCITI. MA RRIVANDO IN ITALIA TANTI SI SONO SENTITI IN UN PAESE STRANIERO, OSTILE,  E SONO NUOVAMENTE EMIGRATI CON LA MORTE NEL CUORE.
LA CROAZIA OGGI VUOLE ENTRARE IN EUROPA, IO MI CHIEDO SE SIA GIUSTO CHE NON ABBIANO RISPETTATO I TRATTATI O ALMENO INDENNIZZATO GLI ITALIANI, CHE ABBIANO POTUTO FARE INSOMMA OGNI VIOLENZA SENZA PAGARNE NESSUNA RESPONSABILITA' PERCHE' – DICIAMOCELO UNA VOLTA PER TUTTTE – FORSE IN ALTRE ZONE DELLA JUGOSLAVIA GLI ITALIANI ERANO ARRIVATI SOLO DOPO LA PRIMA GUERRA MONDIALE, MA L'ISTRIA ERA ED E' SEMPRE STATA ITALIANA. QUINDI NON ERA GIUSTO CHE QUELLA TERRA CI VENISSE TOLTA CONTRO OGNI DIRITTO INTERNAZIONALE E SENZA CHE SIANO STATE ACCERTATE LE RESPONSABILITA' DI CHI HA UCCISO MIGLIAIA DI PERSONE PER PURO ODIO ETNICO E SENZA RAGIONE .  
QUANDO VADO AL CIMITERO INIZIO A PIANGERE GIA’ QUALCHE CHILOMETRO PRIMA PERCHE’ HO TANTI BEI RICORDI CHE SONO STATI CALPESTATI E MI FA TRISTEZZA I MIEI MORTI AVERLI TUTTI LI, MA NON SAREBBE GIUSTO PORTARE I RESTI DI NORMA E PAPA’ ALTROVE PERCHE’ PAPA’ AVREBBE VOLUTO ESSERE SEPPELLITO LI’ NELLA SUA TERRA, MA PER ME E’ MOLTO TRISTE SAPERLI LONTANI E AVER PERSO CON LORO UN PEZZO COSI' IMPORTANTE DELLA MIA VITA.


 
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