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IL PUNTO di MARCO ZACCHERA

IL PUNTO

IL PUNTO   n. 725 del 21 giugno  2019
  
di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: GLI EROI VERI - GIUSTIZIA: E I DIRITTI DEI CITTADINI ? - SALVINI E LA LADRA SERIALE   

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GLI EROI VERI, SCONOSCIUTI

Ci passano vicino degli "eroi normali" che spesso neppure immaginiamo.

Come non ricordare quindi con rispetto e commozione EMANUELE CRESTINI, sindaco di Rocca di Papa che è morto oggi dopo dieci giorni di agonia?

C'era stata una esplosione in municipio, lui ha controllato che fossero usciti tutti - dipendenti, cittadini e collaboratori – e non fosse rimasto nessuno intrappolato tra le macerie ed è poi uscito per ultimo da quel "suo" municipio, dopo aver però respirato per troppo tempo i fumi tossici dell'incendio seguiti all'esplosione. 

Quattro giorni fa era morto per le stesse esalazioni anche il vicesindaco, VINCENZO ELEUTERI, uscito dal municipio  immediatamente prima di lui e che lo aveva aiutato nello sgombero.

Ogni parola rischia di essere davvero di troppo, ma rischiare e poi offrire la propria vita per salvare quella gli altri è un esempio che deve restare nella memoria di tutti perché “cementa” - o dovrtebbe contribuire a cementare - una comunità.

Per questo sono rimasto allibito che i TG di metà giornata abbiano relegato la notizia tra quelle “minori” EMANUELE e VINCENZO meritano invece il cordoglio e il grazie sincero di tutta la Nazione.

 

LA GIUSTIZIA E I CITTADINI

Nella mia vita ho avuto diverse avventure giudiziarie – tutte legate al mio ruolo politico – ed ho sempre avuto la sensazione che ogni indagine fosse strettamente legata alle mie opinioni, di solito molto diverse da chi mi stata indagando o giudicando, spesso con un evidente preconcetto.

Il tempo corre e i verbanesi hanno poca memoria, così in pochi ricorderanno che nel 1990, quando ero uno sconosciuto consigliere provinciale dell’allora MSI-DN, riuscii a dimostrare pubblicamente che il Procuratore della Repubblica della nostra città, il dott. Antonio Sechi, estorceva denaro.

Prima mi risero in faccia, poi mi minacciarono e cercarono di zittirmi, ma alla fine dimostrai la inoppugnabile verità e quel procuratore disonesto fu condannato e allontanato dalla Magistratura.

Questo episodio solo per sottolineare che quando leggo sui giornali di magistrati che si sentono ora tanto offesi “per alcune mele marce” al loro interno non sembrano chiedersi quante siano queste mele e perché non siano state fermate prima.

Invece, se ci pensate, credo che non esista una nomina giudiziaria (come in tanti altri campi) che non sia pilotata politicamente, visto che vengono da sempre comunque spartite a tavolino tra le diverse correnti della Magistratura e secondo un “cursus honorum” di candidati che – soprattutto a un certo livello - si è già consolidato grazie a incarichi precedenti spesso ottenuti con altri “aiutini”.

Quello che mi indigna non sono le “mele marce” che purtroppo ci sono ovunque e stanno insieme alle tante mele buone, ma che nessuno sembra tener conto – all’interno della casta giudiziaria – di come si sentano i cittadini quando non hanno (non possono) più aver fiducia di chi li inquisisce o li giudica.

Vale per la giustizia civile dove sembra impossibile avere ragione in tempi ragionevoli e alle fine  ci si rimette sempre e comunque, mentre i “furbi” di solito la fanno franca. 

Ma vale ancor di più nel campo penale, soprattutto quando c’è di mezzo qualche declinazione politica e i Magistrati (il caso Piemonte è stato esemplare) snaturano o addirittura rovesciano il voto della gente.

Attenzione, perché se è il procedere ingiustamente contro qualcuno può rovinare una persona anche il “non procedere” verso gli amici condiziona la stessa politica.

Il caso Lotti-Renzi - recentemente prosciolto a Roma dove da tempo aveva in corso i maneggi apparsi solo di recente all'opinione pubblica - è stato da manuale, come il recentissimo caso della scorsa settimana a Reggio Emilia dove un’inchiesta sui dirigenti comunali è stata resa pubblica due giorni DOPO il ballottaggio alle comunali “per non turbare gli elettori” (e intanto contribuire però a riconfermare così la sinistra alla guida della città...)

Non è possibile continuare con un sistema così chiuso ed auto-referenziale dove i Magistrati si giudicano da sé stessi e si promuovono da soli, in un corto circuito dove nessuno può valutare dati e meriti oggettivi.

Certo i reati legati alla politica sono pochi sul totale e la gran parte dei magistrati opera su cause criminali slegate da questo mondo, ma ogni dubbio diventa fondato vedendo le azioni (e le reazioni) legate ai recenti fatti di cronaca.

 

E' quindi ora di separare veramente e finalmente la carriera dei magistrati inquirenti da quelli giudicanti, di sciogliere le correnti politiche all’interno della magistratura,di imporre la rinuncia a concorrere a cariche politiche per i magistrati quando crescono nella carriera.

Di più: siano eliminare le conferenze-stampa autoelogiative e solo di immagine , impediti commenti alle indagini quando sono ancora in corso e siano denunciati e media che pubblicano intercettazioni fino all’avvenuto rinvio a giudizio dell’imputato, oltre a stabilire più solleciti trasferimenti di sede per i magistrati – soprattutto nei piccoli centri - perché non vi siano eccessive ragnatele di legami con gli avvocati che vi operano.

Soprattutto è ora che finalmente sia applicata la legge (e relativo referendum di conferma) che "chi sbaglia paga" (come in ogni campo) e quindi che gli errori giudiziari devono portare ad una responsabilità personale di chi li fa.

 

Cose concrete, pratiche, che insomma ridiano certezza al cittadino di un equo processo e di indagini obiettive, possibilmente senza magistrati show-man

 

 

SALVINI E LA LADRA SERIALE

Non condivido i termini lessicali con cui Salvini commenta a volte i fatti di cronaca, come per il recente caso a Roma perché “maledetta” non lo si dà a nessuno, ma - mentre si è scatenata la consueta polemica sull’infelice espressione del ministro - restano i fatti a parlare da sé, fatti sui quali - però - concretamente non si riesce mai ad intervenire.

Oggetto degli epiteti ministeriali era la signora Vasvija Husic, trentatreenne rom (ma guarda?!), una ladra seriale che ha collezionato decine di arresti e condanne per complessivamente 25 anni di carcere.

La donna è stata colta sul fatto decine di volte, ma viene regolarmente rilasciata in giornata (anche più volte) perché nel frattempo ha avuto 11 (undici!) figli e quindi risulta sempre incinta o accudente la prole.

L’ultima volta è stata bloccata mentre con 3 complici (è infatti una capo-clan) rubavano il portafoglio a un turista disabile di 86 anni, ma anche stavolta la signora Vasvija è stata prontamente rimessa in libertà.

Se va tutelato il suo “diritto” ad essere madre (poveri figli, alcuni già inseriti nel “mestiere” a tempo pieno) chi tutela o ha tutelato le centinaia di persone vittime di questa delinquente?

 

 BUONA SETTIMANA A TUTTI!                        MARCO  ZACCHERA

 
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