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IL PUNTO di MARCO ZACCHERA

IL PUNTO

IL PUNTO

n. 753 del 21 febbraio  2020

di MARCO ZACCHERA ( marco.zacchera@libero.it )

info e numeri arretrati: www.marcozacchera.it

 

Sommario: AI LETTORI – PUR DI NON VOTARE - DALL’ ITALIA AL VCO: BASTA POLEMICHE SULLE SCIOCCHEZZE – BREXIT - CORONAVIRUS: CHE STORIE CI RACCONTANO? –

IN ALLEGATO: IL “PUNTO” SULLE ELEZIONI AMERICANE (di Gp. Poddighe)

 

Ai lettori

Diversi lettori mi contattano per comunicarmi che non ricevono più “IL PUNTO” ed in effetti ogni settimana “spariscono” indirizzi  senza che se ne capisca il perché.

Ho provveduto quindi a ripristinare tutti gli indirizzi eliminati  nel 2019 fino ad oggi. Ricordo che se NON si desidera più ricevere le mie news basta cliccare in calce al testo o informarmi e provvederò direttamente.

Con l’occasione prego e ringrazio tutti i lettori di comunicarmi nuove persone, amici, enti ecc. che potrebbero essere interessati alla lettura di queste note.

A tutti grazie, scusatemi e un cordiale saluto!  

Marco

                                

PUR DI NON VOTARE

E’ disarmante l’ipocrisia di chi non vuole farci votare e si aggrappa a tutto, magari con proposte condivisibili come quelle di Renzi sul presidenzialismo.

La verità e che pur di evitare il voto si passa dall’ essere “traditori” a “responsabili”, ci si avvia in triplici giravolte alla Conte-vinavil, si annunciano “cure da cavallo” per l’economia quando però - ormai da mesi - concretamente non si combina nulla sulle questioni importanti., .

E’ lo stallo, il blocco generale nella politica al solo scopo di rinviare le elezioni e per esempio il nuovo inutile referendum sul taglio al numero dei parlamentari ne è un altro sigillo: serve solo per bloccare di un anno nuove elezioni con la scusa di dover ridisegnare i collegi elettorali..

Intanto c'è l’infornata delle nomine che contano (e saranno centinaia, con emolumenti spesso da capogiro, altro che i "tagli" parlamentari) e quindi bisogna resistere, resistere, resistere

Ma come è mai possibile pensare che un paese cresca se non ha una guida stabile ? Se le maggioranze cambiano e si adeguano alla faccia del pensiero dei cittadini e tradendo il loro voto in un valzer senza fine?

Faccio presente – perché ce lo siamo scordato – che le liti interne del PD, Renzi e compagnia, l’involuzione M5S, il Conte-vinavil ecc. sono tutto un teatrino tra personaggi che avevano PERSO le elezioni, che le hanno RIPERSE l’anno scorso, che sono stati battuti in 8 regioni su 9 in cui si è votato (perdendone 7) e secondo tutti i sondaggi sono complessivamente una MINORANZA nel paese. Come si può dire che questa maggioranza parlamentare rappresenti il paese? Forse che i cittadini si erano espressi per un'alleanza di questo tipo? Assolutamente no, ma questa sarebbe allora democrazia? No, è solo una vernice democratica, ma in realtà è una colossale presa in giro guidata o almeno tollerata dal canuto Mattarella che non ha il coraggio di mandare un messaggio, un richiamo, una minaccia a un parlamento pieno di personaggi auto-nominati e che pensano soltanto alla sopravvivenza quotidiana.

 

DA ROMA AL VCO: basta liti sulle sciocchezze!

Assistiamo infatti tutti impotenti alla quotidiana tiritera delle polemiche, insulti incrociati, dibattiti inconcludenti sulle più diverse tematiche – vale sul piano nazionale ma anche su quello locale  – e mi chiedo se non sarebbe opportuna piuttosto una riflessione da parte di tutti sulle vere priorità e finalmente sulle cose serie.

Si dice sempre che viviamo tempi “difficili” ma solo un esame retrospettivo ci fa capire quali siano stati effettivamente i tempi “più difficili” per l’umanità con  guerre, fame, epidemie.

Forse, tra un secolo, le nostre generazioni verranno considerate sciocche per aver raggiunto un certo benessere nel mondo senza essere stati capaci di gestirlo, di capire le priorità, di intervenire su problemi “allora” gestibili e poi peggiorati. Sembra di rivivere l’Europa "felice" dei primi del ‘900 alla vigilia di due guerre mondiali che l’avrebbero estromessa dall’ essere il centro del mondo..

Questa assenza di interventi concreti in Italia e in Europa ci verrà forse imputata tra un secolo per l’ambiente, il clima, la fame nel mondo, le epidemie.

Resta la considerazione che sovente si costruiscono però polemiche su “non problemi” e che non si ha minimamente il coraggio di affrontare le vere difficoltà del momento.

Per esempio se l’Italia deve oggi affrontare una emergenza è sul piano economico dove la situazione si è incancrenita, non decolla, ci vede ultimi in Europa.

Anziché concentrarsi su queste emergenze si aprono filoni che fanno spumeggiare le polemiche e le divisioni, ma “contano” poco, pochissimo, e durano la spazio di pochi giorni venendo poi accantonate. E’ il caso degli slalom di Renzi, delle dimostrazioni sui vitalizi e sul numero dei parlamentari, delle nuove regole sulla prescrizione, le inesauste polemiche resistenziali, la demagogia quotidiana su questioni di basso profilo.

Ma Basta!! L’emergenza non sta qui, l’emergenza è di un paese che non cresce, di lavori pubblici bloccati, di bambini che non si fanno nascere, di una burocrazia assurda e penalizzante, valga per tutti la legge sulla privacy.

Dal “nazionale” al VCO. L’annosa vicenda “ospedale unico” è disarmante in un crescendo polemico sul “dove” costruirlo mentre intanto la vera emergenza è nella mancanza di personale sanitario, di centri salute, di una assistenza decente agli anziani. Pensiamo a queste cose anziché divagare…

 

BREXIT

Il governo inglese vuole imporre norme durissime per chi vorrà lavorare in Gran Bretagna, compresi i cittadini europei, con l’obbligo di saper già parlare bene l’inglese all’ ingresso nel paese.  

Non ho sentito un commento di biasimo sui media, al massimo di preoccupazione.

Domandona: se la Meloni o Salvini avessero proposto o chiesto cose simili non sarebbero già stati moralmente linciati dalle TV a reti unificate, dai giornali, i social, la Chiesa, il governo, i progressisti, la Segre, gli antifascisti assortiti con l’ANPI in testa, i centri sociali, la Magistratura  ecc.ecc. ?

 

CORONAVIRUS: MA COSA CI CONTANO?

Più passano i giorni più sul “Coronavirus” si moltiplicano i dubbi, le incertezze e l’impressione che ci contino un mare di frottole.

Ma com’è possibile – per esempio - che un italiano venga segregato in Cina per due settimane, gli si imponga di non lasciare il paese e poi - giunto finalmente a Roma in una specie di capsula spaziale - si scopre che NON è contagiato? Che logica c’è nel chiudere 3700 persone a bordo di una nave senza verificare chi sia effettivamente malato, isolarlo e liberare gli altri? Rimanendo insieme è ovvio che se ne siano stati contagiate molte di più!

Perché il premier cinese Xi ha taciuto per 15 giorni sulla malattia - di cui era informato - senza prendere provvedimenti: ma questo atteggiamento non dovrebbe essere condannato e sanzionato almeno con una pubblica dichiarazione di irresponsabilità politica e morale dall’ opinione pubblica mondiale?

Per contro c’è chi dice che la “colpa” sia di Trump e degli USA che così vogliono indebolire il nemico-Cina, addirittura dopo aver diffuso loro stessi il virus.

Com’è possibile poi che una ricercatrice precaria dello “Spallanzani” da sola “scopra” e isoli il virus in poche ore mentre non c’erano riusciti i laboratori di tutto il mondo? Complimenti ma o abbiamo davanti  una scienziata-prodigio (che è stata finalmente assunta, meno male!) o la notizia non è vera. Se è vera, però, il mistero è allora ancora più fitto nella logica del "business" dei vaccini..

Se - infine - davvero l’epidemia si diffonde solo con la trasmissione orale a cosa serve spruzzare nuvole bianche con non si sa che cosa per le strade cinesi? Oppure relegare 60 milioni di persone in casa per settimane di cui il 99% è sicuramente sano? 

Alla fine sembra di rileggere i “Promessi Sposi” con le bizzarre cure prese al tempo per la peste, ma il romanzo del Manzoni è ambientato nella Milano del 1630 !

 

 

ALLEGATO:

La politica USA e le sue prospettive in vista delle elezioni presidenziali

(di Gian Carlo Poddighe)

 

NB Molti lettori mi hanno scritto di aver apprezzato le analisi di Poddighe sulla situazione politica americana – tra l’altro spiegando bene e già mesi fa come sarebbe finita la questione dell’ impeachment di Trump - e, d’intesa con l’autore, sono lieto di proporvi questa sintesi  (a richiesta è disponibile il suo testo integrale)  

 

La politica statunitense e del suo presidente di turno sono fondamentali e soprattutto condizionanti per il nostro futuro.

Molti commentatori (purtroppo quasi sempre schierati a priori) si stracciano le vesti per la democrazia USA in crisi, ma non credo – per esperienza – che il “sistema” americano scricchioli (la montatura ed il ridicolo impeachment recente ne hanno dimostrato la solidità, anche contro le strumentalizzazioni), piuttosto non sono altrettanto convinto della tenuta dei sistemi europei.

In Europa siamo abituati a politici-burocrati che seguono ritmi e riti consolidati, pensando (noi) che questa sia la “democrazia vera” e non ci soffermiamo sul fatto che da oltre due secoli la democrazia americana si basa su outsiders, più o meno potenti, comunque sempre espressioni di lobbies e di cospicue fortune, che si sviluppa a picchi o sinusoidi con periodi quadriennali, caratterizzate da personalismi (che poi qualcuno può o meno considerare abusi del momento), in equilibrio con altri poteri eletti, ma eletti con forme e tempi diversi, proprio per evitare derive emotive o plebiscitarie.

Le istituzioni di quel Paese sono lineari, fondate su presupposti semplici e comprensibili e sufficientemente rappresentative da risultare sempre più forti di colui che occupa temporaneamente quella carica, senza mai riuscire a prevaricarle o scalfirle più che in superficie.

Neppure l’esecrato Trump è riuscito, ne in caso di rielezione riuscirà, a piegarle a suo piacimento, al di la di scontri personali.

I presidenti degli Stati Uniti vengono eletti in funzione di obiettivi e programmi e soprattutto vengono tradizionalmente rieletti se il loro operato ha rispettato il programma, è piaciuto ed ha risposto alle aspettative dei votanti mentre l’ antidoto sta non solo nella limitata rielezione, ma nel fatto concreto che sostanzialmente dopo il suo mandato, semplice o doppio, l’ex presidente non farà più politica e sarà un “influencer” di scarso peso, anche nel caso di personaggi di prestigio.

Tutti coloro che si scagliano contro Trump essenzialmente come persona e criticano la sua politica dovrebbero rispolverare qualche libro e valutare l’operato di certi presidenti come Roosevelt, uno che si è salvato solo perché allora non esistevano i “social” ed egli controllava la stampa portando però (ad ogni costo) gli USA in guerra, in un quadro dove l’emergenza e la propaganda giustificavano ogni abuso ed annullavano ogni possibilità od ipotesi di impeachment.

La lettura, italiana ed europea, della figura e della politica di Trump, è probabilmente strumentale alle crisi ed ai problemi non solo dei paesi ma delle stesse democrazie europee diventando un facile ed opportuno diversivo, favorito dalla sua immagine. .

E’ sbagliato attribuire a Trump tentazioni autoritarie ed isolazionismo puro ed è ancora più sbagliato scagliarsi contro di lui pensando che con la vittoria di un suo oppositore (addirittura Bloomberg!!) il gioco cambierebbe.  

Le elezioni americane non vanno viste con la logica europea, e meno ancora italiana, o con la speranza ed allo stesso tempo l’animosità di chi si erge a difensore delle sorti della società aperta.

È cieco e sucida scegliere di «tifare» per questo o quel candidato prescindendo da considerazioni sulle conseguenze che avrebbe la vittoria dell’uno o dell’altro per l’Europa e il nostro Paese, un’Italia che non può certo pensare o sperare in privilegi bilaterali (siano gli USA la Russia o la Cina), come la stessa Brexit neppure conclusa ha tragicamente dimostrato.

Al momento Trump è il favorito, il suo unico avversario è lui stesso, la sua imprevedibilità.

Difficile che venga battuto per l’andamento dell’economia, soprattutto per la coerenza con il “suo” elettorato, che per la prima volta in molti decenni è stato trasversale, la “pancia” degli Stati Uniti, quella “pancia” che i democratici hanno vistosamente e clamorosamente abbandonato. Nulla è impossibile, nemmeno la sua sconfitta, ma chi potrebbe clamorosamente scalzarlo ed essere eletto?

Non certo un repubblicano: Trump è un “corpo estraneo” al Partito Repubblicano ma ne è il candidato per mancanza di emergenti, e - pur senza una simbiosi - una collaborazione tra queste realtà può essere reciprocamente profittevole.

Le primarie democratiche ci fanno sorridere come italiani per la vicinanza e l’ assurdità di certi aspetti: alcuni personaggi minori (ed i “maggiori” di un tempo” scesi a livello di nani) si contendono un osso che non è alla portata di nessuno di loro. L’ obiettivo reale – su cui si sorvola - di chi emergerà è quello del prezzo con cui “vendersi” poi al candidato ombra (Bloomberg), che apparirà in scena quando sia più conveniente per lui, ma che pur senza essere nell’ arena ha già speso più soldi di tutti gli attuali contendenti messi insieme.

Una candidatura per nulla democratica o di consenso, ma pieno di mezzi e di potere, preludio di una corsa tra due candidati molto simili.

I repubblicani non avranno ideali, ma sono pragmatici, mentre i democratici non si sa bene cosa più perseguono e soprattutto con quale elettorato si identificano, al di la dell’ “antitrumpismo”.

Nella scaramucce iniziali i democratici moderati (di cosa?) sono in vantaggio rispetto ai democratici socialisti/radicali ma solo con il risultato di essere riusciti a seppellire l’ingombrante candidatura di Joe Biden (l’unico che veramente avrebbe dovuto essere rinviato a giudizio per la questione ucraina) mentre la prova di Pete Buttigieg è stata quella dell’astro nascente, ma certamente non risolutiva.

Bernie Sanders scalpita e rivendica a sinistra, ma non rispecchia certo l’ “animo” dell’ americano medio: le sue pretese contro le disuguaglianze interne riportano a dosi massicce di statalismo che frenerebbero la crescita dell’economia statunitense con conseguenze negative anche per l’ Europa.

In realtà le residue speranze dei democratici di battere Trump sono legate all’ex sindaco di New York e magnate Michael Bloomberg, transfuga e trasversale tra i due maggiori partiti, non certo seguace di ideali, con la sua arroganza e le sue possibilità economiche superiori a Trump stesso.

Quale differenza per il mondo - e soprattutto per l’Europa -  tra Trump e Bloomberg, simulando che questa sia la contesa finale?

Con due personalità di questo tipo, e con la possibilità del governante di turno di cambiare praticamente a piacere il proprio staff sino alle posizioni apicali, conta poco anche. Il cosiddetto “ticket presidenziale” con l’indicazione del vice-presidente in effetti è sempre un accordo economico, sia per convogliare finanziamenti sia per compensare il candidato che si ritira, come nel clamoroso - al limite della sfacciataggine - caso di Hillary Clinton con Obama).

Se Bloomberg ottenesse (come appare probabile) la nomination democratica dipenderebbe evidentemente solo da denaro e influenze, nonché dal potere dei media e non certo da idealità: non si tenta neppure di nasconderlo.

Una evidenza che però non provoca reazioni indignate da parte di tutti quegli europei politicamente corretti, evoluti e ben pensanti che hanno fin qui manifestato grande ostilità nei confronti di Trump ma non si indignano se Bloomberg si preannuncia anche peggio di lui.

Come la mettiamo in casa nostra e con i notiziari televisivi concordemente schierati? Ma sanno davvero chi è Bloomberg e fanno solo finta di non saperlo? Ci sarà tempo per sottolinearlo e conoscerlo.

Per chi tifare? Sarebbe arduo e rischioso tifare per la conquista della nomination democratica da parte del socialista Sanders, con il rischio di inimicarsi – brutalmente – ambedue i candidati nella corsa finale. Rischioso anche tifare per Bloomberg e la sua spregiudicata strategia di entrare nel gioco delle primarie solo quando si voterà nei grandi Stati, puntando tutto su chi – quale avversario di Trump – dovrebbe risultare vincente? Se poi vincerà Trump per l'Italia e l'Europa le cose sarebbero ancora più difficili.

Un bel dilemma fonte di preoccupazioni, ma certamente di conseguenze spiacevoli, come qualsiasi schieramento avventato: non si riuscirebbe ad assumere una posizione distaccata, consona agli interessi nazionali ed europei?

Non bisogna dimenticare che negli ultimi anni in Europa, ed in Italia, è scemato l’antiamericanismo militante, storico ed ossessivo per riversare tutti gli sforzi nell’ antitrumpismo, con l’assurdo che i filoamericani (ma contrari a Trump) e gli antiamericani sono diventati una sola voce. Certo che sarà un bel dilemma, per i tifosi democratici, doversi turare il naso, chiudere gli occhi e trattenere il respiro nei confronti del plutocrate Bloomberg, con il peso del suo personale patrimonio nella campagna presidenziale

L’ antitrumpismo è il collante dello sciovinismo antioccidentale, ma cosa succederebbe se Trump venisse sconfitto? E soprattutto se dovesse essere sconfitto da un suo pari (non in statura, ma in spregiudicatezza) come Bloomberg?

Per il momento i viscerali detrattori di Trump pensano solo alla sconfitta dell’attuale inquilino della Casa Bianca, ma non c’ è una linea di pensiero e di indirizzo del partito democratico e meno ancora chiarezza sui programmi di Bloomberg.

Come italiani ed europei dobbiamo rispettare la democrazia altrui, prendere atto dei risultati e dei governi ed essere poi  abbastanza pragmatici per far pesare questo rispetto pre-elettorale.

 

(Gian Paolo Poddighe)

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Buona settimana a tutti                                      MARCO ZACCHERA