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IL PUNTO di MARCO ZACCHERA

IL PUNTO

il PUNTO   n. 743 del 6 dicembre  2019

  

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario:  IL PRESEPE “ SOVRANISTA” – CRISTIANI MARTIRIZZATI - ALITALIA: DANNI E BEFFE – GENTE DI LAGO

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QUANDO ANCHE IL PRESEPIO E’ “SOVRANISTA”

(E IL RICORDO DI TIMOR EST)

Ho letto un testo (ripreso positivamente da altra stampa cattolica) nel quale si sostiene che il presepe natalizio rischia di essere una manifestazione “sovranista” (letteralmente!) in quanto potrebbe portare ad una discriminazione verso le persone che professano altre religioni.

La novità è che questo aspetto non viene considerato più solo in strutture pubbliche come quelle scuole dove da tempo non si festeggia più il Natale ma solo le “feste stagionali di fine anno” (perché - da “buona scuola laica” - non si vogliono più dare contenuti filo-religiosi all’anniversario), ma anche all’interno del mondo cattolico.

Secondo me nella Chiesa stiamo paurosamente sbagliando e - nel nome di una mortificante appiattimento delle nostre radici e sull’onda del conformismo -  stiamo distruggendo tutte le caratteristiche proprie di una comunità, salvo poi lamentarci che le cose precipitino in campo religioso, che vi sia una evidente caduta dei praticanti, che le chiese siano vuote, che non ci sono più sacerdoti  ecc.ecc.

Ricordando con forza che nessuno è “migliore” se è un cristiano e ribadendo che ci deve essere la libertà di professare qualsiasi religione (e che nessuno debba essere discriminato se non le professa) è però assurdo che  si debba rinunciare a forme esteriori della tradizione cristiana perché “offenderebbe” qualcun altro.

Una società civile ha dei valori fondanti di riferimento che sono tutte quelle caratteristiche storiche e culturali che la identificano. Sono quelle componenti più diverse – dalla lingua alla cucina, alle abitudini – e in questo contesto anche la religione professata ne è un elemento importante, che non può e non si deve disprezzare né tantomeno cancellare o viene meno una delle principali “colle” che tiene insieme una comunità.  E’ evidente che il rapporto con la Fede sia una espressione intima e personale di un individuo con il Divino e che non possano certo bastare gli aspetti esteriori – così come in passato si è ecceduto in una commistione tra religione e stato -  ma cancellarli o banalizzarli non contribuisce a preservare i caratteri di una società.

E’ sciocco insultare (perché il termine “sovranista” sembra essere diventato un insulto) chi sostiene questi valori o queste espressioni esteriori fondanti, senza renderci conto che stiamo così auto-uccidendo le caratteristiche che identificano un popolo, una nazione, una società che non deve rifiutare gli altri. ma neppure negare sé stessa.

Nessuno vuole più colonizzare altre culture, ma osserviamo che quelle società che sembrano diventare più forti sono proprio quelle che ostentano valori (o pseudo-valori) religiosi, quelle  – vedi l’Islam – che con molta forza difendono i propri principi e valori identitari, spesso anche in maniera esagerata, arrogante, pericolosa e discriminante, per esempio introducendo leggi e norme religiose nel proprio diritto civile.

Noi non dobbiamo fare così,  ma c’è una bella differenza tra l’imporre e il subire, tra il tollerare e il nascondersi, tra non avere più il coraggio di auto-dichiararsi cittadini di una comunità - anche religiosa - rivendicando con orgoglio la propria appartenenza. Siamo spesso all’assurdo, ovvero che fedeli di altre religioni impongono la propria dove sono dominanti, senza minimamente aprirsi ad un concetto di reciprocità.

 

Proprio 20 anni fa in questi giorni ero andato (a mie spese) a TIMOR EST – unico deputato che si era ricordato che avevamo là un nostro dimenticato contingente in missione di pace -  a condividere con loro le feste natalizie.

I nostri alpini erano comandati a difendere quella enclave cattolica dall’espansionismo islamico indonesiano che nei mesi precedenti aveva iniziato la consueta “pulizia etnica” con stupri e massacri. Ebbene, i cattolici di TIMOR avevano ED HANNO ANCORA la tradizione di costruire dei grandi presepi davanti alle loro capanne o nel giardino di casa dove – a grandezza naturale - ciascuno riproduceva la Natività con le sue proprie caratteristiche: il fabbro ambientava il presepe in una officina, l’agricoltore inseriva la grotta di Betlemme in un campo… Quel presepio era un simbolo profondo, unico, identificante di una Fede per la quale avevano tanto sofferto, ma che avevano difeso con orgoglio.

Cattivi “sovranisti” anche loro? No, quei presepi era segno di identità e di appartenenza per chi soffriva e soffre ad essere cristiano, ma ha Fede vera, martirizzata, difficile, forse molto più forte di quella di ciascuno di noi.

 

LE CONSEGUENZE DEL SILENZIO

Se 14 cristiani vengono massacrati in una chiesa nel Burkina Faso - come per esempio è avvenuto domenica scorsa – da noi non se ne parla nemmeno, forse per non suscitare qualche reazione di cattiva coscienza e renderci conto che questi eccidi avvengono anche per il nostro disinteresse e silenzio.  E’ il caso del Corriere della Sera che – come quasi tutti i media italiani - ha semplicemente taciuto e ignorato la notizia, sia nell’edizione cartacea che on line.

Questo nostro disinteresse è un esempio di complicità occulta con gli estremisti islamici, ma che non sembra più dar luogo ad alcun commento o reazione: i cristiani perseguitati nel mondo (oltre 200 martirizzati dall’inizio dell’anno solo in Burkina Faso) sono figure invisibili, quindi non fanno semplicemente notizia.

 

ALITALIA: DANNI E BEFFE

Il Sole 24 Ore ha pubblicato un articolo da non credere, ma che la dice lunga sulla situazione in Alitalia. In poche parole, quando gli arabi di Etihad hanno rescisso il contratto con Alitalia hanno fatto valere le clausole contrattuali e come parziale buonuscita si sono tenuti gli “slot” (ovvero le rotte e diritti di atterraggio) che già erano della nostra ex compagnia di bandiera.

“Diritti” alcuni dei quali valgono decine di milioni l’uno come quelli per gli atterraggi a Heatrow, l’aeroporto inglese tra i più trafficati del mondo. Se un aereo Alitalia vola a Londra deve quindi pagare per l’affitto dello slot che è diventato di proprietà Etihad e costa quasi come tutti i biglietti pagati dai passeggeri.

Tutto nasce nel 2014, quando Etihad, come parte del salvataggio, ottiene di comprare da Alitalia cinque slot, le fasce orario di atterraggio e decollo, a Heathrow. A molti era sembrata una svendita: 60 milioni per 5 voli quotidiani, 12 milioni l’uno.

Heathrow non è un aeroporto come gli altri: i suoi slot sono i più pregiati al mondo perché con 650 aerei al giorno, lo scalo di Londra è uno dei più affollati e posti liberi non ce ne sono. Chi li ha, se li tiene stretti. Sono pochissimi quelli che ogni tanto si liberano tanto che a Londra gli slot si possono comprare e rivendere come in Borsa.

E quando compra quelli di Alitalia, Etihad fa l'affare del secolo: 12 milioni a slot sono un prezzo da saldo. La stessa Etihad aveva comprato un singolo slot a Heathrow per 70 milioni da un'altra sua controllata, l’indiana Jet Airways. E Alitalia medesima, pochi anni prima, nel 2012, aveva venduto alla Continental un solo slot per 30 milioni.

Quando poi Alitalia è finita nell’attuale disastro l’operazione diventa totalmente uno smacco: le due proprietà si sono separate e qual punto Etihad è rimasta titolare di slot usati da una compagnia terza (Alitalia) che ne paga – salato -  l'affitto. Beffa e danno: le rotte sulla capitale dall’Italia sono affollate di concorrenza, dalla British Airways alle low cost Ryanair ed Esayjet, che però non devono pagare slot a nessuno (ed ecco perché i loro biglietti costano meno).

Ci sarebbe una via d’uscita: Alitalia potrebbe ricomprarsi gli slot allo stresso prezzo pagato da Etihad, ma non può farlo perché non ha più soldi e d'altronde non può abbandonare anche i voli su Londra. Ora poi tutto è bloccato perché non si sa quale sarà in futuro della compagnia. Nel frattempo ad Abu Dhabi brindano (anche se come musulmani dovrebbero essere astemi) visto che Etihad continua a incassare migliaia di euro ogni volta che Alitalia atterra o decolla da Londra.

PS. Visto che il governo in questi giorni ha deciso di concedere ad Alitalia l’ennesimo “prestito ponte” di 400.000.000 di euro non se ne potrebbero investire 60 per riguadagnare gli slot? Male che vada sarebbero un “valore aggiunto” per Alitalia da rivendere cash sul mercato…

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI !                           MARCO ZACCHERA

 

Un nuovo libro: GENTE DI LAGO

E’ uscito un mio nuovo libro  “ GENTE DI LAGO: storie e racconti  del Lago Maggiore” che sembra raccogliere un riscontro positivo del pubblico e dei lettori de IL PUNTO.

In 164 pagine - tutte a colori - ricordi, personaggi, storie e curiosità della zona del Lago Maggiore e delle sue valli, insieme ad oltre un centinaio di foto storiche, quasi tutte inedite. Una testimonianza interessante della vita sulle rive del Verbano in tempi quasi dimenticati, un omaggio a chi è venuto prima di noi.

Il volume è firmato anche da Carlo Alessandro Pisoni, Ivan Spadoni e altri autori locali che con quest’opera hanno voluto riprendere il successo di “NELLE RETI DEL TEMPO”, una raccolta di foto e testi storici uscita oltre 10 anni fa ed oggi introvabile.

GENTE DI LAGO è in vendita al pubblico a 18 euro, ma i lettori de IL PUNTO possono richiedermi direttamente il libro – se lo desiderano con dedica! - al prezzo ridotto di 16 euro (spese di spedizione comprese) o di 15 euro ciascuna se verranno richieste almeno 2 copie.

Il volume va richiesto direttamente a marco.zacchera@libero.it ricordando di comunicare sempre il proprio INDIRIZZO POSTALE PER LA SPEDIZIONE.