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IL PUNTO di MARCO ZACCHERA

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IL PUNTO   n. 879 del 23 settembre  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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AUGURI, ITALIA !

Domenica si vota, giunti al termine di una campagna elettorale senza grande mordente. Come ho già scritto ritengo i miei elettori assolutamente in grado di scegliere da soli e senza il mio consiglio.

Personalmente mi auguro che vincerà il centro-destra, conscio che da lunedì un potenziale nuovo governo verrà comunque attaccato da tutte le parti nel tentativo di bloccarne l’azione.

Spero quindi in una vittoria netta, perché di fatto il grande capitale, le banche, l’Europa, la speculazione internazionale “tifano” a sinistra ma - se ci pensate – visto che nessuno muove la coda per niente gli italiani hanno invece il sacrosanto diritto di alzare un po' la testa, anche nei rapporti europei.

Negli ultimi anni il debito pubblico è molto peggiorato e qui sta il punto debole: qualsiasi governo può essere obbligato da Bruxelles ad allinearsi, la nostra sovranità è già di fatto limitata.

E’ un bene o un male? Ci sono vantaggi e svantaggi, solo chiedo che ci venga detta la verità, senza essere condita da altri interessi. Non mi faccio molte illusioni, ma non è vietato sperare in un cambiamento, sapendo che il nostro Paese ha un assoluto bisogno di una guida ferma ma anche rinnovata, possibilmente  con un salto di generazione.

E’ ora di rinnovamento, non solo di compromessi e sono significative alcune scelte, come quella di Letta che proprio a fine campagna elettorale è andato invece a cercarsi il plauso della SPD tedesca, partito leader di quella Germania che ci dice no perfino ad imporre un tetto europeo al prezzo del gas e quindi ci danneggia apertamente.

Se gli italiani ragionassero dovrebbero almeno chiedersi che senso abbia avuto quella visita e votare quindi di conseguenza comprendendo che chi fa gli interessi dei tedeschi calpesta i nostri..

Se vincerà, il centro-destra sarà all’altezza di governare? Mi auguro di sì, ma – dico a me stesso - almeno lasciamolo provare!

 

LA QUESTIONE UNGHERIA

Un po' monocorde, la gran parte dei media italiani plaude a Bruxelles che, in nome della “democrazia”, ha sanzionato il governo di Budapest e vuole tagliare i fondi europei all’Ungheria considerandola “una minaccia sistemica" ai valori fondanti dell'UE, una "autocrazia elettorale". Così - con 433 voti (sinistra e PPE) contro 123 (conservatori, liberali e per l’Italia FdI e Lega) – per la prima volta il parlamento europeo si è preso il diritto di giudicare governanti comunque liberamente eletti in un paese membro.

E’ un principio pericoloso, perché se a giudicare il tasso di democrazia altrui non è una corte di giustizia ma sono i rappresentanti politici di partiti avversari, il confine tra libertà e sopruso diventa molto sottile.

Si sostiene poi che in Ungheria ci sia troppa corruzione e sarà pure vero, ma allora cosa succede a Malta dove chi scriveva di queste cose è stata perfino uccisa, che succede nei paesi finanziariamente opachi come Olanda, Lussemburgo, Cipro?

Cosa succederà se in altri stati – magari da domenica in Italia, così come la settimana scorsa è successo in Svezia – a vincere fossero partiti euroscettici? Da una parte lo stritolamento economico della BCE, dall’altra la possibilità di ricatto politico: dove sta scivolando l’Europa, se il dissenso politico di chi non è di sinistra è sempre meno tollerato?

 

FEDEZ, IL PEGGIO

A 18 anni Fedez definiva i carabinieri 'infami figli di cani' ma l’Illustre Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione nel procedimento contro di lui per vilipendio delle Forze armate dello Stato “perché è passato troppo tempo dai fatti”.

Ci inchiniamo alla Giustizia, di cui da sempre la Procura di Milano è un alto esempio di virtù, ma certamente Fedez e la moglie Chiara Ferragni da sempre sono l’emblema di un certo modo di intendere la sinistra che mi è difficile sopportare. Eppure per i media questi sarebbero gli “influencer” delle nuove generazioni, quelli che sembrano i guru vincenti di parte dei giovani italiani.

Ma sono ancora libero di dire che queste due super ricchi balordi per me sono non solo una coppia insopportabile, ma anche dei manipolanti (e manipolati) autentici cretini?

 

PUTIN

Pericolosa l'escalation minacciata da Putin e sdegnate le reazioni in occidente. Putin è indubbiamente l'aggressore in Ucraina e quindi il responsabile della guerra, ma se dall'occidente si moltiplicano gli invii di aiuti militari quale può essere la sua reazione se non armarsi ancora di più?

Credo che insieme agli aiuti all'Ucraina l'Europa e gli USA debbano anche offrire anche una via di uscita politica e diplomatica alla Russia. Per esempio, i prossimi referendum in Dombass andrebbero controllati a livello internazionale e giudicati obiettivamente circa la volontà delle popolazioni locali, non respinti in anticipo. Se una popolazione si sentisse russa e non ucraina è giusta obbligarla  a stare con Kiev?  

 

RAZZISMO?

Non so se abbiate notato come quasi tutte le pubblicità siano diventate multietniche.

I messaggi devono essere infatti “politicamente corretti” e quindi in ogni spot vedete gente di colore anche se forse improbabili acquirenti. Si giunge anche a situazioni un pò paradossali come - ad esempio - la pubblicità della nuova Alfa Romeo che viene guidata per le vie di Milano da una splendida modella mulatta. Ma l' "Alfa" non dovrebbe essere nel mondo uno degli emblemi dall'italianità? Eppure, come per quasi tutte le automobili, sembra che un bianco o una bella ragazza bianca alla guida sia diventato un show politicamente scorretto...

 

UN SALUTO A TUTTI, ANDATE A VOTARE  E BUON (POST) 25 SETTEMBRE ! 

 

                                                                                                                  MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 878 del  16 settembre  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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Sommario: INTERFERENZE USA-RUSSIA -  PRESIDENZIALISMO ED EUROPA – SPUDORATI - PRESENTAZIONE NEROZZI

 

INTERFERENZE

Da 10 anni i democratici USA accusano Mosca di “interferenze” nella politica internazionale, di condizionare elezioni negli USA e nel mondo e di “comprare” politici e media per diffondere poi “fake news” in favore di Putin.

Questa storia delle presunte interferenze russe è iniziata in concomitanza a quando sono emerse le inconfutabili porcherie combinate in Ucraina dal figlio di Joe Biden ai tempi in cui quest’ultimo ero vice di Obama, sono servite per accusare Trump e – senza mai con un riscontro concreto o una sentenza – vengono sempre tirare fuori, come gli analgesici, “a necessità”.

“Vocine” che cercano sempre di depistare e dare un po' di fiato alla cerchia dei “partiti-parenti” del PD americano sparsi nel mondo, soprattutto quando sono in evidente difficoltà.

Infatti - guarda il caso - pur essendo legati a presunte news del 2016 saltano fuori solo adesso, a una settimana dal voto italiano, ma restano sempre impalpabili, corrosive, mai chiare.

Che dietro le quinte l’attuale amministrazione USA non sia molto contenta di un potenziale nuovo governo di centro-destra in Italia, nonostante abbracci e sorrisi ufficiali, non è un mistero: meglio avere alleati “alla PD” sempre silenti e consenzienti rispetto a gente che magari si dimostrasse più indipendente nei propri giudizi.

Tra l’altro proprio questa settimana gli USA hanno potenzialmente perso i loro rapporti privilegiati con la Svezia che, dopo quasi un secolo, pure lei ha virato politicamente a destra e non si sa mai che l’Europa cominciasse a cambiare direzione...

Concludendo: se i fatti di corruzione ci sono, l’amministrazione USA li tiri fuori subito con date, circostanze, nomi e dimostrando gli importi pagati senza giocare a nascondino come è abituata a fare, cercando di dar corpo alle nebbie per potenzialmente inquinare il voto.

Anche perché colgo una forte contraddizione: Putin è accusato di “interferire” all’estero, ma queste presunte “mezze notizie” americane che escono a puntate, che cosa sono se non esattamente la stessa cosa, aggravate dal fatto che le interferenze russe restano “presunte”, mentre questi atteggiamenti USA sono invece sotto gli occhi di tutti.

 

PER IL PRESIDENZIALISMO E UNA NUOVA ITALIA IN EUROPA

In una campagna elettorale abbastanza piatta e dove i protagonisti sembrano scambiarsi solo battute su temi un po' scontati, emergono però due elementi di netta diversità tra il centro-destra e la sinistra: il presidenzialismo e l’opportunità di un diverso rapporto con l’Unione Europea.

La sinistra è per mantenere lo status quo: qualsiasi riforma costituzionale è vista come l’antidemocratica anticamera di un ritorno a un regime, il PNRR è dichiarato immodificabile e per il PD se l’Italia cambiasse maggioranza di governo rischierebbe di essere messa al bando in Europa.

Premesso che ogni cambiamento istituzionale ha un proprio iter con i tempi necessari, credo che questi due temi siano invece (o possano essere) i due veri “cavalli di battaglia” per un’alternanza di governo e – a parte gli aspetti dell’attuale crisi energetica ed economica – mettono in luce la necessità per l’Italia di un vero cambiamento.

Da sempre ritengo che un Presidente eletto direttamente dal popolo abbia più autorevolezza, credibilità ed in definitiva permetta una maggiore democrazia in un paese senza il filtro dei partiti, mentre i rapporti con l’UE devono avere un deciso cambio di marcia.

Certamente Draghi è ben visto a Bruxelles e chiunque si insediasse a palazzo Chigi sarebbe - per il “gotha” finanziario europeo - un profondo rischio di disturbo, ma sono convinto che se oggi fossero vivi De Gasperi, Adenauer, Spaak, Monnet e gli altri padri fondatori del dopoguerra europeo inorridirebbero vedendo cosa è diventato il baraccone della burocrazia europea e le manovre economiche che ci girano intorno.

Il ruolo dell’Italia non deve essere più quello della ruota di scorta che – indebitata fino al collo – va in buona sostanza solo a pietìre aiuti e scostamenti di bilancio autorizzati, ma vorrei diventasse il caposaldo dei paesi mediterranei.

Quelli, per intenderci, che a Bruxelles contano poco rispetto all’asse franco-tedesco e conterebbero ben di più soprattutto se fossero capaci di “allearsi” con i paesi dell’Est Europeo, quei paesi che erano stati accolti (troppo) alla svelta nella UE soprattutto perché considerati sbocchi di mercato per Berlino e che oggi sono visti con sospetto solo perché chiedono altre politiche, compresi diversi atteggiamenti con Mosca.

L’Italia deve essere un paese serio, ma non succube e deve imparare anche a fare maggiormente i propri interessi sui temi che per noi sono importanti. Parlo delle culture agricole mediterranee come di una gestione comune dell’immigrazione, ma anche della gestione dell’energia e della politica estera.

Non bisogna solo essere credibili dal punto di vista finanziario, ma anche nei comportamenti, compreso il rigore da auto-imporci gestendo le risorse comuni.

Solo il futuro dirà se – in caso di vittoria - la destra sarà capace di farlo, per ora mi pare evidente che la sinistra non abbia inciso a Bruxelles più di tanto e soprattutto difeso gli interessi italiani nonostante le tante dichiarazioni demagogiche: dal piano-sbarchi al prezzo del gas basta guardare i fatti.

Il primo cambiamento e segno di discontinuità da pretendere, se il centro-destra vincesse, sarebbe comunque il chiedere le dimissioni al nostro “commissario” Gentiloni: non può continuare a galleggiare come un turacciolo con qualsiasi maggioranza: abbiamo bisogno di qualcuno che difenda i nostri interessi, non di un passacarte, anche perchè non si capisce come mai – ormai da decenni – a rappresentare l’Italia debba esserci sempre un esponente PD. 

L’aspetto “politico” della UE diventa ancora più importante visto le posizioni che l’Europa sta prendendo contro gli stati – come l’ Ungheria – che vengono definiti “antidemocratici” perché non in linea con i desideri di Bruxelles. Un tema che va approfondito molto seriamente, visto i suoi sviluppi clamorosi che potrebbero portare perfino alla auto-secessione degli stati “disallineati” e a una crisi generale dell'Unione. 

 

SPUDORATI

Non mi ha colpito il fatto in sé – ovvero proporre di togliere il “tetto” di 240.000 euro l’anno come massimo stipendio dei burocrati italiani – ma l’insensibilità sul momento che attraversiamo. Alla vigilia di uno degli inverni più difficili di sempre, con milioni di italiani e di aziende in crisi e mentre l’Italia non riesce neppure a far approvare in Europa un “tetto” al prezzo del gas, “loro” pensano che non bastino 20.000 euro/mese? Inquietante, ma anche spudorati.  

 

PRESENTAZIONE

Sabato 17 settembre alle 18 presso il salone della Società Operaia di Verbania Intra in Via De Bonis a cura dell’associazione “Cultura e Tradizione” verrà presentato il volume “Nascosti tra le foglie” di Franco Nerozzi, presente l’autore. Nerozzi è un reporter indipendente che negli ultimi decenni ha seguito decine di conflitti e crisi nel mondo ed illustrerà le sue esperienze, alcune delle quali raccolte nel volume.

 

 

UN SALUTO A TUTTI E BUON 25 SETTEMBRE !

 

                                                                                                                    MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 877 del  9 settembre  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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Sommario: Bisogna avere il coraggio di cominciare a discutere sulle sanzioni – voto all’estero – disinformazioni - libertà dimenticate.

 

SANZIONI: IL CORAGGIO DI DISCUTERNE

Tema esplosivo e dividente anche in campagna elettorale, ma credo che si dovrà chiedere al nuovo governo di verificare se conviene mantenere “queste” sanzioni contro la Russia o invece cominciare a discuterne in sede UE per verificare se non ci possano anche essere altre strade per portare la Russia a trattare, viste le ripercussioni negative che le sanzioni a Putin stanno creando, di riflesso, anche per l’Italia e Europa.

Capisco come Giorgia Meloni debba essere estremamente prudente in argomento per rassicurare l’Europa e gli alleati internazionali su una necessaria continuità ove diventasse premier visti i continui attacchi del PD alla sua persona, sono contro gli "strappi" , ma credo che l'Europa debba cominciare a riflettere in argomento e per questo condivido la posizione di Matteo Salvini che con determinazione sta da qualche giorno sollevando il problema.

Cerchiamo di essere chiari: nessuno mette in dubbio le responsabilità russe per l’aggressione in Ucraina, non sono certo “filo-russo” nè mi paga il Cremlino, ma constato che dopo sei mesi di guerra la situazione è ormai sostanzialmente in stallo.

Il fronte è fermo, Kiev resiste solo grazie agli enormi aiuti militari europei e soprattutto americani, nessuno pensa più seriamente a un negoziato di pace e l’Europa anziché costruire tentativi di mediazione  insiste – soprattutto con i toni esagerati del suo “ministro degli esteri” Borrell – a sfidare quotidianamente Mosca

I russi saranno i “cattivi”, siamo d’accordo, ma perché allora – per cominciare - l’Europa mostra il muso feroce solo contro Mosca e non anche contro le tante (troppe) nazioni del mondo che usano gli stessi criteri di oppressione nei rapporti interni ed internazionali?

Se i principi non sono negoziabili, allora il metro di giudizio europeo da seguire dovrebbe essere uguale per tutti, ma invece non è assolutamente così, mentre circolano notizie e omissioni che non sono certo “fake news” moscovite.

Ci raccontano per esempio che siamo “quasi” capaci di affrancarci dal gas di Mosca, ma se Putin è davvero più debole per le sanzioni non ci converrebbe allora trattare almeno un armistizio in Ucraina in attesa dell’auspicata nostra autonomia energetica, piuttosto che adottare il muro contro muro? “Dopo” saremo più forti, oggi siamo estremamente deboli.

Proprio perché Mosca non sta comunque vincendo la guerra forse oggi è più disponibile (vedi la trattativa sul grano) a fare concessioni, a discutere, a trovare una mediazione che permetta all’Europa di rimanere fieramente al gelo durante l’inverno, ma almeno non comprometta la propria industria e le tante attività produttive che corrono dritte al fallimento non solo energetico spiazzandoci dal mercato mondiale, cosa che invece non avviene – e la cosa andrebbe ben più sottolineata dai nostri media – per Cina, USA e tanti altri paesi a cui la guerra ucraina non crea gravi danni economici.  

E’ ovvio che bisogna mantenere le sanzioni per quanto riguarda gli armamenti e le loro parti di ricambio, ma siamo sicuri che in altri campi non stiano danneggiandoci più dei russi? Sarebbe diverso se Putin fosse “circondato” e senza possibilità di acquistare altrove beni essenziali, ma le sanzioni NON le applicano la Cina, l’India, tutto il Sud est asiatico, gli Emirati arabi, l’intera Africa, tutto il Sud America, il Messico, l’Iran ecc.. Alla fine sono in pratica solo i paesi “occidentali” che le impongono (peraltro con molti trucchi), ma a rimetterci è sostanzialmente soprattutto l’Europa.

Dicono che se noi stiamo male in Russia stanno peggio, vorrei poter controllare e invece non si può, ma intanto sicuramente interi settori industriali e commerciali nel nostro paese hanno perso un’ottima clientela (vendere mobili o moda italiana in Russia rafforza Putin?!), come certamente non erano oligarchi i turisti che arrivavano a Rimini in volo charter. 

La Turchia delle vacanze ringrazia, forse è più realista di noi, sicuramente è più furba.

Soprattutto ci stanno venendo a mancare non solo il gas, ma tanti altri prodotti russi – a cominciare dai minerali – di cui l’Europa ha bisogno e che è costretta ad acquistare su altri mercati a prezzi folli, con paesi che dalle sanzioni guadagnano a nostro danno.

Prova ne è che - nel disinteresse generale - l’Euro ha perso contro tutte le valute mondiali (ovvero siamo più deboli e più poveri), il nostro debito pubblico aumenta, i prezzi al dettaglio sono esplosi, la BCE è costretta ad alzare i tassi di interesse con aumenti dei mutui per famiglie ed imprese, il gas è oggetto di una speculazione inaudita (ma per mesi tollerata da Bruxelles): davvero tutto è sempre colpa di Putin o l’Ucraina è diventata anche occasione di un grande business internazionale?

I sondaggi dicono che la maggioranza degli italiani è critica sulla utilità delle  sanzioni, ma non si ha il coraggio di ammetterlo pubblicamente e aprire un dibattito serio sul loro futuro perchè (soprattutto se esponenti politici) si è subito dipinti come filo-russi.

Tra l’altro sul tema il PD è diventato il partito più oltranzista e militarista di tutti, a conferma di essere evidentemente il partito di riferimento e garante della speculazione internazionale e dei relativi “poteri forti”, altro che sinistra del tempo che fu... Piuttosto, ma quante balle ci raccontano tutti i giorni?

Guardate il problema del grano che ha tenuto banco per settimane, con la Russia dipinta come “affamatrice” dei paesi poveri dell’Africa e del mondo. Raggiunto un accordo - grazie a Erdogan - da un giorno all’altro la questione è sparita dai media che però ben poco avevano sottolineato come l’Ucraina rappresenti solo poco più del 10% dei paesi produttori. La guerra è stata una bella scusa per nascondere le speculazioni sui prezzi del grano da parte delle altre nazioni produttrici, soprattutto nord-americane, alla faccia dei paesi poveri.

Chiunque richiami l’umanità alle proprie responsabilità è tacciato di essere “filo-russo” compreso Papa Francesco che invece quotidianamente insiste sulla necessità del dialogo e di un reciproco e vero disarmo, ma va contro proprio al business della guerra e quindi viene tacitato, minimizzato od addirittura strumentalizzato come è avvenuto nei giorni scorsi.

Tutti abbiamo un disperato bisogno di pace: milioni di profughi innocenti, decine di migliaia di famiglie che hanno perso i loro cari, popoli stremati a cui il futuro del Dombass interessa poco o nulla.

L’opinione pubblica si sta purtroppo assuefacendo alla guerra e se ne disinteressa, anche perché i commenti dei vari TG, del “Corriere”, “La Stampa”, “Repubblica” ecc. sono quasi tutti monocordi, scontati, così come le chiacchiere sulle presunte “influenze” russe sul voto che a me sembrano ben poco credibili.

Proprio il non voler affrontare il tema “sanzioni” sottolinea invece come l’Europa non ha capacità di sostenere un proprio dibattito interno, non sa e non vuole fare politica continentale, non è capace di autocritica né tantomeno ha una strategia. A chi conviene continuare così, agli europei o ai nostri “concorrenti” nel mondo?

Temi che il nuovo governo italiano – se sarà di centro-destra – mi auguro sappia affrontare con realismo,  cominciando a far maturare in Europa una profonda riflessione sul futuro del nostro continente.

 

DISINFORMAZIONE

Non c’è come conoscere personalmente abbastanza bene un argomento per vedere come venga manipolato da buona parte dell’informazione nostrana. Due esempi, per “addetti ai lavori”.

In Cile è stato eletto l’anno scorso un presidente di estrema sinistra, Gabriel Boric (anche perché al ballottaggio il suo avversario era esageratamente di estrema destra e in pochi sono andati a votare) che – come promesso - ha fatto predisporre un nuovo testo costituzionale progressista, ecologista, difensore dei gender e dei “nativi”, abortista... Commenti al miele nelle settimane scorse da tutta la sinistra varia italiana, grandi speranze e radiosi destini sull’immancabile vittoria del “nuovo corso” cileno.  

Domenica scorsa il Cile con quasi due terzi dei voti ha clamorosamente BOCCIATO il testo della nuova costituzione preferendo lasciare in vita quella votata nel 1980 ai tempi di Pinochet! Tra l’altro hanno votato 12 milioni di cileni, un terzo in più rispetto alle “presidenziali”. Ci credereste? In Italia tutti zitti, praticamente nessun commento... Santiago non pervenut!.

Secondo esempio il solito Donald Trump cui hanno sequestrato “documenti segretissimi” da lui nascosti nella sua villa in Florida. L’imbecille, l'impresentabile, il violento e sostanzialmente “fascista” ex presidente avrebbe insomma asportato dalla Casa Bianca segreti nucleari, dossier ecc.ecc.  Chi ama seguire le vicende con un po' di serietà avrebbe poi scoperto che molto di ciò che è stato detto e scritto NON è vero, che l’ FBI ha in buona sostanza fatto una perquisizione “politica” e che il giudice competente NON ha ancora neppure dichiarato legale la stessa perquisizione. Ma perché secondo la stampa italiana (che copia solo quella della sinistra americana) chi è contrario a Trump e ai democratici deve avere sempre e preconcettamente torto?

Comunque, tra due mesi si voterà negli USA per rinnovare metà parlamento: vedremo il successo di Biden, e questa volta non sarà colpa di Trump, che peraltro ritengo sia ora che lasci la scena a qualche esponente repubblicano più giovane e presentabile, come il governatore della Florida Ron De Santis

 

LIBERTA’ IN ARABIA

Ci sono tanti paesi nel mondo con i quali manteniamo stretti rapporti che se ne fregano dei diritti umani come di quelli delle donne. A parte le dimenticate e abbandonate donne afghane tornate al medioevo, la 34enne saudita Salma al-Shehab - che frequenta un dottorato di ricerca all'università britannica di Leeds ed è madre di due bambini - tornata per una vacanza nel suo paese è stata arrestata e condannata a 34 anni di reclusione per aver aperto in Inghilterra un profilo Twitter ed aver seguito e diffuso notizie di dissidenti al regime saudita, governo recentemente visitato ed omaggiato da Biden. Un’altra donna saudita è stata invece condannata addirittura a 45 anni di carcere per lo stesso reato, lo fa sapere l'ong per i diritti umani Democracy for the Arab World Now (Dawn), gruppo con sede a Washington fondato dal giornalista Khashoggi (quello fatto ammazzare dal principe ereditario saudita) che ha pubblicato le copie delle condanne. Non risultano proteste femministe, mentre all’ Arabia Saudita si continuano a fornire armi italiane usate in Yemen anche contro i civili, ma neppure di questi nostri “affari” sporchi si ha il coraggio di parlarne.  

 

ELEZIONI ITALIANE ALL’ESTERO

A differenza degli elettori che votano in Italia, gli italiani residenti all’estero votano per corrispondenza E POSSONO ESPRIMERE IL VOTO DI PREFERENZA per il candidato preferito.

In tutte le circoscrizioni il centro-destra si presenta con un unico simbolo “Salvini-Berlusconi-Meloni”.

Segnalo alcuni candidati miei amici personali che conosco da tanti anni e che mi auguro riceveranno i voti di preferenza dei lettori de “IL Punto”. Al Senato per il NORD-CENTRO AMERICA è candidato VINCENZO ARCOBELLI, mentre alla Camera la deputata uscente FUCSIA FITZGERALD NISSOLI. In Australia-Asia-Africa alla Camera si presenta JOE COSSARI, di Melbourne, e al Senato ENRICO NAN. Ricordo che il voto va espresso al più presto e i plichi subito inviati per posta al consolato di residenza. Attenti agli imbrogli!

 

UN SALUTO A TUTTI E BUON 25 SETTEMBRE !

 

                                                                                                                     MARCO ZACCHERA 



IL PUNTO   n. 876 del  31 agosto  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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ATTENZIONE:

Dal prossimo numero -  previsto in uscita per venerdì 9 settembre - IL PUNTO, dopo il periodo estivo, tornerà con la consueta cadenza settimanale. Grazie dell’amicizia e della pazienza! - Marco

 

 

ELEZIONI: ISTRUZIONI PER L’USO

Credo che i miei lettori siano tutti sufficientemente liberi, intelligenti e vaccinati per votare il 25 settembre come meglio crederanno, senza che sia io (od altri) a doverglielo suggerire.

Quello che può essere utile è semmai spiegare non solo questa forma di “democrazia limitata” che ci viene imposta (dopo il “tatarellum, il “porcellum”, il mattarellum” è arrivato il “rosatellum” ) e più sotto spiego il perché del mio disappunto per le scelte sul sistema di voto.

Io sono di Destra, personalmente voterò quindi centro-destra e – limitandomi alla mia zona, perché è ovvio che i lettori di altre parti d’Italia o residenti all’estero troveranno altri nomi – devo dire che a, dispetto del sistema elettorale, nel Piemonte Orientale siamo comunque “caduti in piedi” perché i candidati di centro-destra sono validi.

Alla Camera il candidato unico del centro-destra nel collegio di Novara e Verbania-VCO è ALBERTO GUSMEROLI, della Lega, già sindaco di Arona, collega commercialista e deputato uscente che ha lavorato bene, con impegno e buona volontà, soprattutto nel settore economico e fiscale. Lo conosco personalmente da sempre, si è dato da fare per il territorio e lo considero una brava persona. Per votarlo si deve scegliere uno dei partiti che lo sostengono e così si darà una mano sia a lui che alla lista del partito prescelto. Da questa scelta ne deriveranno automaticamente altre. Per esempio votando il simbolo della Lega (a seguito delle varie opzioni che spiego nell’articolo seguente) in concreto si darà spazio ad ENRICO MONTANI, parlamentare uscente, mio ex assessore in giunta a Verbania e volto noto nella zona, votando Forza Italia si aiuterà l’avv. MIRELLA CRISTINA di Verbania, anche lei deputata uscente.

Votando Fratelli d’Italia si aiuterà il partito di Giorgia Meloni, ma non ci sono candidati locali.

Al Senato il candidato del Collegio (province di VCO-NO-BI-VC) è invece GAETANO NASTRI di Fratelli d’Italia. Gaetano lo conosco bene, è stato anche per diversi anni deputato con me alla Camera, è un apprezzato politico novarese e anche lui si è dato molto da fare. A seconda del partito scelto a suo sostegno, si daranno spazio ai vari candidati, ma nella nostra zona mi risulta solo una candidata locale, la geom. GIOVANNA PELLANDA, ossolana, per Fratelli d’Italia.

Dal canto suo il PD ha invece “blindato” l’on.le Enrico Borghi spostandolo dalla Camera al Senato dove non avrà problemi di elezione essendo capolista, ma – faccio notare – Borghi si è ben guardato dal candidarsi nel collegio del suo (nostro) territorio, credo a scanso di una sconfitta e brutte figure.

Se ho dimenticato qualcuno mi scuso in anticipo, ma ne riparleremo comunque nelle prossime settimane, intanto cerchiamo di capire meglio i notevoli limiti del “rosatellum”…

 

LA DEMOCRAZIA LIMITATA

Il cosiddetto  “rosatellum” (da Rosati, deputato renziano, propugnatore della legge) è una norma lunga, contorta e complicata: 26 pagine, 13.013 parole, 35 articoli e un mare di note allegate per arrivare alla conclusione che le possibilità di scelta dei cittadini sono minime, limitandosi solo a scegliere un simbolo elettorale e stop.

Pochi lo sanno, ma essendo tutti i nomi dei candidati già prestabiliti dai partiti è già possibile sapere in anticipo il nome e cognome di oltre il 90% degli eletti a Camera e Senato.

Quel 10% in bilico è solo legato al gioco dei resti che possono più o meno variare tra questo o quel partito e una o l’altra circoscrizione, ma – pur considerando logiche discordanze del voto “vero” rispetto ai sondaggi – tutti i posti (anche quelli di riserva) sono già comunque più o meno “blindati” e quelli in bilico assegnati a pluri-candidati proprio perché non ci siano margini di errore.

Non solo, un po' tutti hanno candidato le stesse persone in più collegi circoscrizionali (fino a 5) garantendosi quindi anche per gli eventuali subentri in caso di doppia elezione, con il ripescaggio preannunciato del successivo candidato in lista, spesso “blindato” fino alla terza o quarta posizione ad evitare sorprese.

Tutti i leader saranno eletti in diverse regioni (Conte, per esempio, è capolista in 4) e così potranno a loro volta decidere (ma dopo il voto) per quale collegio optare recuperando non solo il secondo ma spesso addirittura il terzo candidato. Questo perché una donna (questo avviene di solito, per la Meloni varrà il contrario) sarà posizionata seconda ma, opportunamente indicata anche lei in altre circoscrizioni e potendo eventualmente essere eletta in una soltanto, si auto-eliminerà da tutte le altre dove dovesse mai subentrare al proprio leader, superando così anche la questione del genere.

Trucchetti del sistema, come l’annunciata sfida Calenda-Bonino a Roma che finirà probabilmente 0 a 0, ma con entrambi i contendenti che saranno comunque eletti da un’altra parte nel proporzionale, provare per credere.

C’è di più. Le circoscrizioni elettorali prevedono (salvo che per le micro-regioni come Molise e Valle d’Aosta che di candidati ne hanno uno solo e quindi c’è già poco da scegliere) dai 4 agli 8 seggi da assegnare e quindi - soprattutto in quelle piccole - si sa già, nella pratica, quali partiti conquisteranno i seggi. Solo i partiti molto piccoli, quelli che sfioreranno appena il 3% su base nazionale e quindi eleggeranno soltanto un pugno di candidati e tutti con i “resti” possono dubitare oggi dove “usciranno” i loro eletti, ma - per non sbagliare - i leader si sono appunto candidati in più regioni e la matematica spiega che quei pochi seggi saranno più facili da conquistare nelle circoscrizioni più grandi dove, a parità percentuale di voti, il “resto” diventa automaticamente più elevato e quindi più sicuro. Difficile da spiegare per iscritto tutto il meccanismo di calcolo, ma fidatevi che è proprio così.

E’ evidente che c’era quindi già in partenza la volontà del legislatore di permettere un controllo totale degli apparati e dei leader su chi sarà eletto, ma “fatta la legge trovato l’inganno” i partiti ne hanno approfittato ancora di più.

Si poteva impedire tutto questo (bastava permettere di candidarsi in un solo collegio o circoscrizione), ma evidentemente ciò non si voleva avvenisse.

Per questo un eventuale candidato di valore sarà eletto non in base alle proprie capacità ed esperienza o per i suoi titoli, ma solo e soltanto grazie alla sua posizione di lista (salvo che nella circoscrizione estero, dove invece contano le preferenze personali) e questo spiega anche la drammatica caduta della qualità degli eletti e la loro totale dipendenza dai vertici. In pratica ci siamo ridotti ad una specie di una “democrazia limitata”, ma questo non lo ammette nessuno…

 

IMPOTENZA E SILENZI

Tutti sappiamo che il prezzo del gas NON dipende dalla quantità disponibile ma dalla speculazione al rialzo sui prezzi, tollerata (comincio a pensare “favorita”) dalle autorità europee, mentre le tassazioni sugli “extraprofitti” non vengono di fatto applicate. Tutti sappiamo che NON è vero che il prezzo dipende solo dai minori rifornimenti russi che ne sono la “scusa”, così come tutti sappiamo che il prezzo del greggio sul mercato mondiale è ormai più basso di quanto fosse all’inizio della guerra in ucraina.

Eppure nel frattempo l’Euro si è deprezzato sul dollaro complice la crisi economica ed energetica di cui si dà colpa a Putin, ma non si vuole neppure accennare al fatto che le “sanzioni” alla Russia si stanno dimostrando un boomerang visto che NON vengono applicate da Cina, India, Africa, Emirati Arabi, Sud est asiatico, America Latina, Turchia ecc.

Tutti prendiamo atto che l’Europa NON vuole mettere un freno né ai prezzi né alle speculazioni perchè evidentemente a Bruxelles va bene così.

Siamo però più o meno tutti anche vittime di una grande ipocrisia “pseudoecologista”: tutti chiediamo prezzi più bassi per il gas (importato), ma non si vogliono usare le riserve di gas italiano, non si vogliono trivellare pozzi in Adriatico o in Lucania, non si vogliono i degassificatori (Piombino ecc.).

Immagino che appena si comincerà seriamente a parlare di nucleare verrà giù il mondo.

Ma, insomma, non si può avere il barile pieno e la moglie ubriaca, ma quando si deciderà finalmente qualcosa e soprattutto si comincerà a pensare sulla effettiva utilità e convenienza delle “sanzioni” a Putin?

Questo delle sanzioni è un tema delicato, ma come cittadino protesto che nessuno sembri porsi il problema, che si costruisca un “tabù” su questo clamoroso autogol europeo (almeno sui prodotti petroliferi) giustificando tutti i nostri disastri dando colpa solo alla Russia: ne parleremo a lungo sul prossimo numero.

 

GORBACIOV 

Credo che il mondo debba ricordare con gratitudine Mikhail Gorbaciov, uomo di realismo e di pace, che ebbe il coraggio di permettere la caduta dei muri e la libertà per l'Est Europeo. Ce lo siamo dimenticati, ma con lui, Reagan e Giovanni Paolo II l'umanità parve uscire dal lungo dopoguerra portando la Russia alla soglia della democrazia.  Se oggi c'è una guerra in Ucraina non è solo colpa di Putin, ma anche di un Occidente che non volle capire che "quella" Russia andava aiutata ad entrare a pieno titolo nelle nazioni democratiche per diventare una importante alleata europea senza essere umiliata. Gorbaciov ha avuto più coraggio di noi, di una Europa  che ha perso una grande occasione di rilancio continentale a tutto vantaggio di USA e Cina, come forse studieranno e comprenderanno gli studenti dei prossimi decenni. 

Intanto l'oscar delle stupidaggini se lo merita in Italia il leader comunista italiano Marco Rizzo, quello della crapa pelata, che ha dichiarato «Era dal 26 dicembre 1991 che avevo aspettato di stappare la migliore bottiglia che avevo…» per festeggiare la morte del "traditore". Immaginatevi se Gorbaciov non avesse avuto allora il coraggio di cacciare dal Cremlino quei decrepiti personaggi veterocomunisti alla Rizzo e permettere la liquidazione dell'URSS, oppure usare solo una piccola parte della potenza nucleare sovietica.. 

 

UN SALUTO A  TUTTI E BUON 25 SETTEMBRE                                            MARCO ZACCHERA






IL PUNTO  n. 875 del  19 agosto  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi usate sempre la mail:  marco.zacchera@libero.it mentre per leggere i numeri arretrati de IL PUNTO e altre news le trovate sul mio sito :  www.marcozacchera.it

 

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Diversi lettori che nei mesi scorsi risultavano cancellati e se ne lamentavano con me, dovrebbero ora nuovamente ricevere le news. Se ciò avviene, grazie per un cenno di avvenuto ripristino.

Con l’occasione ricordo che sono molto graditi nuovi indirizzi cui spedire IL PUNTO (e grazie quindi a chi ha la cortesia di inviarmeli) mentre se ci si vuole cancellare basta cliccare sul punto indicato in calce alla mail. Fino a settembre IL PUNTO non uscirà regolarmente ogni settimana, ma sarà condizionato dall’ attualità.

Ricordo che comunque IL PUNTO della settimana è visibile sul mio sito www.marcozacchera.it .  Grazie dell’amicizia e(soprattutto) della pazienza!

 

 

TABACCI & PAGLIACCI

La presentazione delle liste è occasione per fare un bilancio di attori e pagliacci della politica. Per esempio per l’uso furbesco dei regolamenti elettorali, il passaggio irriverente da gruppo a gruppo, il voler stare sempre a galla creando legittimamente il dubbio che il bene pubblico non interessi molto rispetto agli interessi personali.

Vale per i candidati “paracadutati” nelle più disparate parti d’Italia in vista di un seggio “sicuro”. Poi ci sono i casi da manuale, per me insopportabili.

Cosa pensare vedendo il lungo “curriculum” di BRUNO TABACCI, uno che come un’anguilla si aggira da 50 anni nella politica italiana?

Tabacci “nasce” come DC, consigliere comunale nel mantovano fino ad approdare nel 1985 alla regione Lombardia di cui nel 1987 ne diviene presidente.

Nel 1992 approda in parlamento, ma con la crisi DC aderisce al PPI. Sfiorato da Tangentopoli nel 1994 esce per un po' dalle luci della politica amministrando intanto cosucce come ENI, SNAM, Autostrade ed Efibanca.

Nel gennaio 1998 torna in politica come vicesegretario dell'UDR di Cossiga, ma uscendone in ottobre per aderire al CCD di Casini.

Nel 2001 viene rieletto deputato con la “Casa delle Libertà” (AN-FI-UDC) aderendo al gruppo UDC, ripresentandosi nel 2006. Il 30 gennaio 2008 lascia l' UDC e fonda il movimento politico “Rosa per l'Italia”, noto come “Rosa Bianca” ma partecipa  comunque alle politiche del 2008 con la lista “ Unione di centro - UDC”

Rieletto, il 9 novembre lascia l'UDC e la Rosa per l'Italia per fondare il suo nuovo partito “Alleanza per l'Italia”. Intanto il 10 giugno del 2011 è contemporaneamente nominato assessore al bilancio al comune di Milano nella giunta di sinistra del sindaco Giuliano Pisapia (Rifondazione Comunista).

Nel settembre 2012 (era stato eletto deputato di centro-destra!) si candida alle primarie del centrosinistra per la premiership del PD contro il segretario Pier Luigi Bersani,  l’allora il Sindaco di Firenze Matteo Renzi, Nichi Vendola (SEL) e una consigliera regionale del Veneto.  

Tabacci ottiene ben l’1,4% dei voti piazzandosi all'ultimo posto tra i 5 candidati. Il 28 dicembre 2012 annuncia la nascita di un nuovo partito: “Centro Democratico”, che aderisce alla coalizione di centrosinistra con la quale (all’uninominale e quindi con i voti di tutta la coalizione di sinistra) nel 2013 Tabacci viene rieletto alla Camera. Nel 2014 fonda “Per l'Italia - Centro Democratico”.

Il 17 aprile 2014 viene ufficialmente candidato, alle elezioni europee come capolista del nuovo gruppo  “Scelta Europea”, ma non viene eletto raccogliendo solo lo 0.77%.

Verso fine legislatura, di fronte al rischio per Emma Bonino di non partecipare con la sua nuova lista “+Europa” alla coalizione di centro-sinistra dovendo raccogliere le firme e vedendo a rischio il suo seggio, il 4 gennaio 2018 Tabacci “offre” agli ex radicali il simbolo del suo “Centro Democratico” e così grazie alla coalizione di centro-sinistra viene rieletto a Milano. Il 23 giugno 2019 è presidente di “+Europa”, ma il  27 settembre dello stesso anno lascia il movimento tornando al “Centro democratico”..

Il 25 novembre 2020 cambia quindi la denominazione del “suo” gruppo parlamentare (nel senso che il gruppo è praticamente formato solo da lui stesso) e dopo l'ingresso di alcuni fuoriusciti del M5S, parte con il “Centro Democratico-Italiani in Europa”, poi ancora trasformato in “Europeisti-MAIE-Centro Democratico”.  Finita l'esperienza del governo Conte, con la nomina di Mario Draghi alla presidenza del Consiglio, Tabacci viene addirittura nominato Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega al coordinamento della politica economica, carica che mantiene tuttora. 

Il 19 marzo 2021 ottiene anche la delega alla gestione delle politiche per lo spazio a cui deve rinunciare il 5 agosto a seguito di uno scandalo che vede coinvolto il figlio Simone  “sistemato”  in Leonardo-aerospazio spa.

Due mesi fa ecco il bis del 2018 con il  "dono" a Luigi Di Maio il simbolo del Centro Democratico, fondamentale per formare al Senato il Gruppo Parlamentare composto da 11 senatori "dimaiani" scissi dal M5S (e quindi non dovendo raccogliere firme per presentare le liste) riunitisi nella formazione “Insieme per il Futuro". Ora l’adesione al “cartello” di Enrico Letta per correre insieme al Partito Democratico il prossimo 25 settembre. Il resto alla prossima puntata, per la felicità questa volta di chi vota PD.

 

LOTTI & CASINI

Polemiche per l’esclusione di LUCA LOTTI dalle liste PD con il deputato che accusa (insulta) Letta di averlo “fatto fuori” per la sua vicinanza con Renzi. Nessuno che abbia piuttosto sollevato un altro aspetto, secondo me ben più grave: ma è moralmente ricandidabile un parlamentare quando viene pescato ed intercettato a comprare e vendere candidature di Magistrati, come è avvenuto proprio per Lotti? Uno che è stato indagato e rinviato a giudizio per favoreggiamento e rivelazione di segreto istruttorio in un'inchiesta su appalti Consip oltre che essere accusato di finanziamento illecito continuato e rinviato a giudizio solo quattro mesi fa? Il problema non è politico, ma prima di tutto di decenza, eppure non se lo pone nessuno.

Altra nemesi storica la candidatura di PIER FERDINANDO CASINI a Bologna sempre per il PD e l’estrema sinistra. Secondo Letta, Casini  “Rappresenta una "voce" a difesa della Carta Costituzionale che il centrodestra potrebbe volere cambiare” Ma come, anche Casini era per il presidenzialismo – quando gli conveniva – ovvero quando era un leader della “Casa delle Libertà”… Che incongruenza!

 

BENEDETTI (DE)

Mai finora avevamo vissuto il rischio di uscire dalla nostra collocazione internazionale, di rompere le nostre alleanze storiche. Corriamo il pericolo più grave nella storia della Repubblica. La vittoria della destra alle prossime elezioni sarebbe una catastrofe. La nostra destra è biecamente fascista e nazionalista. Salvini è un personaggio da bar. La Meloni ha detto in sostanza: abbasso Bruxelles, viva le nazioni. Il suo modello è Orbán. Con lei alla guida, l'Italia diventerebbe come l'Ungheria. So per certo, dalle mie fonti nel Dipartimento di Stato, che l'amministrazione americana considera orripilante la prospettiva che questa destra vada al governo in Italia». (Carlo de Bendetti- Corriere della Sera)

Mi sa che certa gente abbia una fifa blu di finire con il sedere per terra, anche perché poi magari non ci saranno per sempre i soliti Magistrati a correre in soccorso. Leggetevi su Wikipedia il curriculum del Maestro (nel senso massone del termine) e - se comunque votate a sinistra – riflettete un secondo su questi ingombranti compagni di viaggio…

 

PIROMANI

Per una volta, finalmente, l’hanno beccato: un drone silenzioso ha permesso di individuare dal cielo, in Calabria, un tizio che in sandali e maglietta accendeva accuratamente alcuni falò ai margini di una pineta che di lì a poco prenderà fuoco.

Immagini inequivocabili, uomo denunciato, ma subito a piede libero.

Innanzitutto non si capisce perché di questo delinquente non debba esserne date pubblicamente le generalità: la “privacy” non regge quando serve a tutelare uno dei tanti (troppi) responsabili del disastro dei nostri boschi: deve valere per tutti i reati quando gli autori sono colti in flagrante: la vergogna sociale è una doverosa ed equa pena accessoria alla spesso aleatoria condanna penale.

Sui piromani, poi, il nostro codice è assurdamente tollerante e lo spiattellare in pubblico nomi e cognomi sarebbe un deterrente ben maggiore dalla (lieve) pena che viene di solito comminata per i pochissimi colti sul fatto. E i danni ambientali? I piromani dovrebbero sempre rispondere non solo penalmente, ma anche patrimonialmente dei danni da loro volutamente provocati: anche questo sarebbe un deterrente se effettivamente venisse applicato. L’omertà non paga, l’ambiente distrutto sì, mandando in fumo un patrimonio di tutti.

 

SUSSIDIARIO E FORMICHE

Vengono spesso pubblicati dei miei articoli sui quotidiani on line IL SUSSIDIARIO e FORMICHE. Se siete interessati, cercatemi come “ilsussidiario+zacchera” e “formiche+zacchera”: dove potrete leggere i miei articoli più recenti oltre quelli precedenti.

 

UN SALUTO A  TUTTI E BUON 25 SETTEMBRE !                                 MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 874 del 8 agosto  2022

di MARCO ZACCHERA 

 

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A.A.A. ALLEANZE CERCASI ? CITOFONARE ENRICO

Certamente l’attuale sistema elettorale impone di costruire alleanze per vincere nei collegi uninominali, ma servirebbe sempre anche un minimo di coerenza politica tra alleati, altrimenti - prima ancora di cominciare -  sarebbe garantita l’ingovernabilità del Paese. L’aver messo insieme dall’estrema sinistra a Calenda poteva essere considerata una genialata politica di Enrico Letta, ma credo che alla fine sarebbe stato comunque un boomerang per il PD.  

Calenda si è dimostrato coerente a rinunciare all’accordo (per lui molto conveniente in termini di seggi) e a questo punto è più logico arrivi a un’intesa con Renzi. 

Vedremo alla fine, ho dubbi comunque sulla tenuta della “base” democratica: come possono gli elettori PD trangugiare tutti e tutto, usati e mai ascoltati?

Il risultato finale dipenderà molto dal centro-destra, vedremo se sarà in grado di dimostrarsi unito e coerente, senza correre a rubarsi voti a vicenda ma piuttosto puntando a raccogliere consensi soprattutto tra quell’elettorato che spera nella governabilità ed ha dei punti fermi, valoriali e di coerenza. Voti che potrebbero essere intercettati anche da un accordo Calenda – Renzi che non prenderà seggi uninominali, ma sul proporzionale diventare una alternativa ai due poli.

 

COERENTI...O MENO

Nell’abbuffata delle alleanze chi è il recordman del trasformismo politico? Di questi tempi sono in tanti a concorrere, ma oltre che a Bruno Tabacci (ineguagliato top record, ne parliamo la prossima volta) un posto d’onore spetta a Benedetto della Vedova.

Della Vedova parte nel 1994 quando è segretario nazionale del Club Marco Pallella – Riformatori, diventando dirigente dal 1997 al ’99 della Lista Pannella.

Intanto, il 26 ottobre 1997, viene eletto nel “Parlamento del Nord” (elezioni indette dalla Lega Nord: erano i tempi nudi e puri di Umberto Bossi) per la lista “Lista Pannella antiproibizionista e referendaria”. Un parlamento velleitario, a metà tra il serio e soprattutto il faceto: meglio farsi eleggere quindi (1999) al Parlamento Europeo con la Lista Emma Bonino e restarci fino al 2004.  Rimasto senza seggio, nel 2005 Berlusconi lo nomina al CNEL. A seguito di scelte giudicate troppo “a sinistra” dei Radicali, Della Vedova resta nel “Partito Radicale Transnazionale”, ma con Tadarash e Calderisi fonda il movimento dei “Riformatori Liberali” che aderiscono alla “Casa delle Libertà”.

All’elezione successiva (2006) viene quindi eletto deputato con Forza Italia.

Successivamente aderisce al “Popolo delle Libertà”, unificazione politica tra Forza Italia ed Alleanza Nazionale. Nasce in quegli anni una sua spiccata simpatia con Gianfranco Fini e nel 2009, quando i due big del centro-desta cominciano a litigare, Della Vedova lascia il PDL e aderisce a “Generazione Italia”. Quando Fini abbandona Il Cavaliere e cerca di abbatterne il governo, Della Vedova lo segue diventando capogruppo alla Camera di “Futuro e Libertà” .

Nel 2013 si candida quindi al Senato nella nuova formazione in coalizione “Con Monti per l’Italia”. Dimostra di aver fiuto politico (e un pizzico di fortuna) perché alla Camera Futuro e Libertà si ferma ad un passo dal quorum e resta senza seggi, mentre ci riesce al Senato e Della Vedova entra quindi a Palazzo Madama.

Quando, l’anno dopo,  F&L si scioglie ufficialmente, il buon  Benedetto trasloca nella neonata “Scelta Civica” di cui diventa portavoce politico.

A seguito di una scissione nel gruppo (che in parte aderisce al PD) Della Vedova passa poi al Gruppo Misto.

Intanto, il 28 febbraio 2014, era stato nominato Sottosegretario agli Esteri con il governo di Matteo Renzi.

Noto difensore dei diritti omosessuali e LGBT l’11 febbraio 2017 lancia il nuovo movimento “Forza Europa” che il 23 novembre 2017 si trasforma in “+Europa”, attuale sua casa politica fino all’annuncio di questi giorni dell’alleanza organica con il Partito Democratico, che pare resisterà con o senza Calenda.

Se ho dimenticato qualche pezzo (o ulteriore trasferimento) il lettore mi scuserà…

 

UN GRAZIE A SILERI

“Tornerò a fare il chirurgo, che è la mia passione e il mio lavoro”. Pare non si ricandiderà il sottosegretario alla salute dr. Pierpaolo Sileri, già vice-ministro M5S ai tempi del Covid poi “degradato” a sottosegretario con Draghi.

In un mondo politico pieno di persone senza spessore e alla caccia di posti, durante l’epidemia Sileri ha dimostrato di essere una persona seria, documentata, precisa, mai sopra le righe, uno che è stato intervistato mille volte, ma che non ha partecipato allo show mediatico di chi la urlava più grossa.

Evidentemente era un bravo medico prestato alla politica e che ora - forse un po’ disgustato - ringrazia, prende il cappello, saluta e se ne va.

All’opposto di Della Vedova o Tabacci per me Sileri è stato un esempio di serietà e anche lo stile della sua uscita di scena me ne conferma il valore. Anche per questa sua sobrietà l’ho apprezzato e - da cittadino – veramente lo ringrazio.

 

RIFLESSIONE : PROFITTI ED EQUITA’

Se tutto va bene l’Italia dovrebbe complessivamente ottenere circa 200 MILIARDI di Euro dall’Europa per la crisi post Covid (in gran parte da restituire) e se la cifra ci sembra enorme pensate che nel solo secondo trimestre di quest’anno  Exxos, Chevron e Shell grazie  alla speculazione sui prezzi petroliferi hanno realizzati profitti record per 46 MILIARDI: vuol dire che in un solo anno i loro utili saranno superiori a tutto il  nuovo debito italiano.

Nel suo “piccolo” la sola ENI in 6 mesi ha prodotto un utile netto di 7,4 MILIARDI ovvero pari a quasi la metà del “Decreto Aiuti bis” del morente governo Draghi che punta ad aiutare famiglie ed imprese da inflazione e carovita.

Una inflazione generata in gran parte proprio dall’aumento del costo di gas e carburanti che hanno permesso gli extra-profitti delle aziende energetiche.

Ma ai lettori non sembrerebbe più corretto calmierare i prezzi petroliferi o almeno tassare in modo straordinario questi profitti che nascono solo e soltanto dalla speculazione, potendo aumentare liberamente e senza effettivo controllo le bollette per milioni di cittadini?

Ma il governo Draghi (come l’UE) su questo non ha mai preso una chiara posizione.  Che senso ha offrire piccoli bonus di qualche decina di euro ai cittadini meno abbienti - a spese dello stato - se alcune aziende da sole possono continuare ad accumulare profitti così giganteschi, quasi al di là quasi della comprensione “fisica” dei numeri?

Eppure a livello europeo da mesi su questo non si combina nulla (e proprio il “nostro” Gentiloni è il Commissario europeo all’economia!!), nessuno infatti sembra avere la forza e il coraggio di bloccare o almeno controllare i prezzi petroliferi dando libero spazio alle speculazioni.

La BCE deve intervenire aumentando i tassi di interesse per cercare di frenare l’inflazione, ma anche rallentando così l’economia perché i prestiti diventano più cari per le aziende produttive. Inoltre lo stato (e soprattutto l’Italia) va a rimetterci somme folli per i maggior interessi da pagare sul debito pubblico, legandosi sempre di più al capestro del controllo del “cravattaro” europeo.

Assistiamo ancora una volta ad una nuova sudditanza totale di Bruxelles verso le multinazionali come era già avvenuto per gli acquisti dei vaccini COVID, ma senza (quasi) suscitare scandalo.

Se non bastasse questa assoluta follia, pensate che grazie all’aumento di gas e petrolio (che peraltro sul mercato internazionale ora è ritornato quasi alle basi di partenza, ma la benzina costa più cara lo stesso) chi fa grandi affari è proprio la Russia e così Putin può finanziarsi la guerra in Ucraina addirittura a “nostre” spese: follia su follia, eppure non ne parla nessuno.

E’ una situazione incredibile, ingiusta, inumana (come inascoltato continua a ripetere papa Francesco, che è ricordato solo quando fa comodo dal mondo “progressista”), che dovrebbe generare reazioni politiche scandalizzate e soprattutto portare a decidere qualcosa: nulla.

Mentre si sprecano convegni, commenti e tanta demagogia sull’importanza del “green” (altra speculazione) si parla così poco di queste autentiche follie finanziarie tanto che viene da pensare come sia la stessa informazione ad essere manipolata e controllata dalle stesse “grandi sorelle” che controllano il mercato dell’energia ai danni di tutti gli abitanti del pianeta. Già, ma chi se non costoro governano effettivamente il pianeta?

Chissà se il prossimo governo avrà finalmente un minimo di coraggio in questo senso e se - per cominciare - questo aspetto sarà ricordato nei famosi “programmi” delle coalizioni, siano di destra, di centro o di sinistra.

 

CI RISENTIAMO DOPO FERRAGOSTO,

UN SALUTO  A  TUTTI, BUONE VACANZE E BUON 25 SETTEMBRE !

 

                                                                                                                                          MARCO ZACCHERA





IL PUNTO   n. 873 del 29 luglio  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

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CENTRODESTRA: REGOLE PER VINCERE (O ALMENO NON PERDERE)

Giornate convulse per alleanze elettorali, simboli, collegi da assegnare e per tutti i partiti – comunque la si giri – la situazione è difficile, anche perché la riduzione a 600 parlamentari lascerà al palo buona parte dei papabili, degli speranti e degli uscenti.

Fioriscono i sondaggi: sulla carta ci sarebbero addirittura fino a 17 punti di distacco tra la coalizione del centro destra (Forza Italia – Lega – Fratelli d’Italia e cespugli) ed il PD che - pur “arruolando” altre formazioni politicamente vicine - sarebbe quasi ovunque sconfitto nei collegi uninominali (148 alla Camera e 74 al Senato) che in teoria dovrebbero ancora fare la differenza sul risultato finale nel complicato sistema del “Rosatellum”.

Ma mancano ancora 60 giorni alle elezioni, un conto sono i sondaggi e un altro i voti effettivi anche perché oltre un terzo degli intervistati (ammesso che dicano la verità nelle risposte) poi non vanno effettivamente a votare.

Segna comunque un punto a suo favore l’alleanza di centro-destra che si è messa subito d’accordo sull’indicazione del potenziale premier e sulla divisione dei collegi per ora sospendendo il fattore AUTOLESIONISMO di cui a destra sono/siamo specializzati. Mi sembra quasi un miracolo, ma bene così.  

Va detto che ogni divergenza viene ingigantita dai media che devono trovare pur il modo di seminare zizzania, peraltro seminandola su terreno fertile.

Il caso della leadership era un esempio: sono anni che passa il concetto che il premier viene espresso dal partito più forte, cambiare le regole solo temendo FDI è una sciocchezza, anche perché Giorgia Meloni è l’unica “novità” sul mercato elettorale e - piaccia o meno -  raccoglierà consensi soprattutto da quella fetta di elettori da sempre ondivaga che rappresenta il partito della protesta (o della speranza). “Proviamo anche lei come ultima spiaggia, tutti gli altri ci hanno deluso” è il coro che credo tutti sentiamo in giro in questi giorni. Sciupare l’appeal della giovane leader di FDI può non piacere agli altri partner della coalizione, ma è il “valore aggiunto” che può far vincere la coalizione: vedreste qualcosa di nuovo nel volto di Taiani ?

Suona intanto a piene note la musica dei sinistro-benpensanti dal mal di pancia facile: da De Benedetti ai giornaloni di sinistra, dai (ben pagati) intellettuali DOC di aria PD ai commentatori di professione, dall’Annunziata su Rai 3 alla Gruber su La7. E’ una incessante una litania di “ombre nere”, “neofascismo”, “populismo”, “sovranismo”, “deriva autoritaria”, “trame oscure”, “democrazia a rischio”, ora anche “manovre russe”.  Il New York Times ed il Guardian (che in Italia starebbero politicamente a metà tra Repubblica e il Manifesto) vengono invocati per la “preoccupazione americana” se mai vincesse la destra. Non credo sia questo il rischio, piuttosto una preconcetta ritrosia europea a riconoscere l’eventuale risultato elettorale e quindi un sostanziale preconcetto politico contro l’Italia che andrà affrontato con fermezza.

Intanto ampio spazio sui media ai ministri di FI che lasciano il partito, non tanto per nobili ideali quanto soprattutto perché a settembre perderebbero il posto. Posso capire Brunetta che ha dei meriti e valori personali, ma mi spiegate per quale grazia divina la Carfagna e la Gelmini abbiano ancora qualcosa da lamentarsi? Osannate a vita, sempre “nominate” (e mai elette) con posti e incarichi sicuri, riverite ed invidiate: dov’è il loro percorso di “gavetta” tale da far loro meritare qualcosa di più di tutto quello che hanno avuto?  Ma ovviamente sono ora strumentali ai media avversari e quindi diventano le voci “democratiche” e in chiave anti-cdx.

 

PROGRAMMI

Ma adesso proviamo a rovesciare il gioco: per vincere, infatti, non servono solo i voti – soprattutto quelli dati per disperazione o rassegnazione – ma i programmi, ed è qui che un minimo di serietà nel cdx è necessario.

E’ infatti già cominciato lo show delle proposte mirabolanti a colpi di mille euro di pensione al mese: signori, basta show, non è il caso!

Un centro destra credibile deve smetterla con gli slogan e deve scegliere persone serie con alcuni punti precisi e concreti (soprattutto realizzabili) proponendoli come coalizione (vedi flat tax) e non per singola visibilità di partito. Non deve vendere illusioni irrealizzabili, soprattutto tenendo conto di una situazione economica che dall’autunno sarà tremenda e di cui si darà la colpa al governo uscito dalle urne.

TV, giornali, Unione Europea, BCE: se il cdx vince sarà un mitragliamento contro l’Italia perché il REGIME DI BRUXELLES (è ora che cominciamo a chiamarlo così) non può ammettere che qualcun altro si dissoci (dopo Ungheria, Polonia ecc.) da una linea “politicamente corretta” su temi importanti o si romperebbe questo tacito patto del sempre più evidente gruppo di potere che è al vero comando della UE. Un accordo  non è solo economico ma anche di una lettura “laica” delle cose distruggendo e violando principi che - prima che naturali o religiosi – sono, almeno a mio avviso, soprattutto di buon senso. 

Chi ha seguito “Report” sullo scandalo delle vicende europee del gas (domenica sera su Rai 3), ne sarà uscito inorridito, eppure temo sia la realtà con Germania, Bruxelles ed UE alle prese (e nelle mani) della speculazione, dell’alta finanza, delle truffe, dei prezzi drogati del gas e delle materie prime. Sono argomenti che tutti i cittadini cominciano ad intuire, ma che non possono percepire chiaramente soprattutto perché di queste cose si parla troppo poco e da Bruxelles si preferisce non parlarne.

Per questo, se vincerà il centro-destra, l’Italia dovrà in qualche modo distinguersi sia su alcune scelte etiche fondamentali che su linee politiche).

Utile sarà per esempio cominciare a chiedere l’allontanamento di Gentiloni che - come un turacciolo - è sempre lì a galleggiare ed a rappresentarci “tutti” a dispetto di ogni maggioranza di governo. Come sempre (e da decenni) c’è infatti solo un esponente del PD a parlare a nome dell’Italia, un’altra anomalia non più sopportabile.

In fondo – pensateci – lo stesso avviene però quasi ovunque e su tutti i temi, dalla cultura all’economia alla giustizia. I PD è infatti essenzialmente “il partito del potere” ed è questa la sua grande forza che schiererà anche questa volta, sperando di vincere o almeno di non perdere sapendo che anche quando perde (ovvero quasi sempre) riesce comunque poi a restare al governo – e soprattutto nel sottogoverno - soprattutto per incapacità altrui nel scegliere donne e uomini di qualità.

Quanti collegi a destra sono stati assegnati nei decenni alle “amiche” del Capo o agli amici di merenda? Mamma mia… Ecco, che miracolo sarebbe se questa volta le scelte nel cdx seguissero oggettivi criteri di qualità, anche se non mi faccio troppe illusioni.  

Insomma: invece della solita la minestra riscaldata del dibattito tra “sovranisti” contro “moderati” cominciamo a parlare di onesti o disonesti, di capaci ed incapaci che non hanno mai un singolo colore politico, ma sono sempre trasversali.

Per esempio a destra si cominci ad annunciare di voler contrastare l’apparato burocratico europeo che sta diventando peggio di quelli nazionali, insistendo per tagliarne i costi. Ecco un primo spunto per un programma coraggioso, vedremo se il centro-destra avrà il coraggio di sostenerlo.

 

ANARCHICI

Verbania (allora Pallanza) sul Lago Maggiore è stata la patria della famiglia Cadorna, dal “generalissimo” Luigi (quello della prima guerra mondiale) al figlio Raffaele leader del CNL ma - prima ancora – di Carlo, presidente della Camera dei Deputati, ministro sabaudo e poi del neonato Regno d’Italia. Nottetempo un imbecille (poi già identificato) ha lordato di slogan e sigle anarchiche il monumento a Cadorna sul lungolago, ma – nella sua abissale ignoranza – ha perfino sbagliato monumento e così, anziché prendersela con il mausoleo del generale, se l’è presa con quello dello zio Carlo (già morto a fine ‘800) che certo non è mai stato un militarista.

Non ci sono più in giro gli anarchici di una volta!

 

UN SALUTO  A  TUTTI, BUONE VACANZE E BUON 25 SETTEMBRE !               MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 872 del 22 luglio  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Ultimo numero de IL PUNTO ad uscire con la cadenza settimanale del venerdì prima del consueto “rallentamento” estivo, ma - vista la situazione politica - forse interesserà ai lettori una maggiore continuità. Vedremo, intanto auguri di buone vacanze a chi avrà il piacere di trascorrerle e un consiglio a chi non le fa: non prendetevela troppo, anche le vacanze sono spesso uno stress !

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Ogni settimana diversi lettori si lamentano di non ricevere più “Il Punto”.

Poiché ho tutta l’intenzione di continuare a scriverlo, prego chi venga a trovarsi in questa situazione di avvisarmi via mail tenuto conto che non si riesce a capire il perché di questa auto-cancellazione che purtroppo continua da mesi. Ricordo che comunque – giù nella giornata di venerdì - IL PUNTO della settimana è visibile sul mio sito www.marcozacchera.it Grazie!

 

DRAGHI: I CONTI CHE NON TORNANO

Nessuno mi toglie dalla testa che Draghi avesse già deciso di programmare la sua progressiva uscita dal   governo   il   giorno   dopo   la   sua   (mancata)   elezione   a Presidente   della Repubblica e che abbia continuato con il motore sostanzialmente “in folle” fino alla scorsa settimana, quando le dimissioni le ha date sul serio approfittando dell’ennesima crisi in casa 5 Stelle.

Dopo le tante speranze in avvio il suo governo si stava progressivamente esaurendo, così come la pazienza del leader davanti a dispetti quotidiani tra partner tutti tesi alla rispettiva visibilità e così, quando Mattarella lo ha rinviato alle Camere,  lui - grazie anche ai media che ne hanno rafforzato l’immagine del “buon papà-leader contro i cattivi partiti” - ha giocato con abilità, ma anche da furbetto, per scaricare le colpe sugli altri e in primis quel centro-destra oggi dipinto come un’associazione di traditori.

Ricordato che Draghi ha fatto il premier gratis rinunciando al proprio appannaggio (anche questo va ricordato visto che succede raramente) ho ascoltato e riascoltato il suo discorso al Senato, soprattutto quando chiede ai partiti della sua ex maggioranza  “Ma voi ve la sentite di rinnovarvi?” ma poi non fa votare un documento FI-Lega che dice esattamente questo, facendo mettere ai voti un odg a firma soltanto di un eletto nel PD come Casini, finito nella parrocchia ex comunista dopo innumerevoli contorsioni politiche. Cosa non è questo atteggiamento se non un chiaro segno di voler rompere a destra, ma salvando la propria immagine? Da sempre un dibattito sulla fiducia viene chiuso infatti con un voto su un documento finale firmato da tutti i leader parlamentari di una maggioranza, non da uno soltanto. 

Quindi non è del tutto vero che Draghi sia stato abbattuto da “fuoco amico” quando invece, a voler vedere, il voto al Senato gli ha dato comunque una maggioranza, perché astenersi dal votare non significa voto di astensione (che per regolamento al Senato significa voto contrario). Sembra un gioco di parole ma il regolamento è chiaro anche se pochi lo conoscono e così è partita la vulgata che Draghi sia stato abbattuto da quei cattivi sovranisti di Berlusconi & Salvini, mentre il M5S - con Conte causa prima della crisi di governo – è letteralmente sparito di scena.

Grande vittoria d’immagine per il premier cui non è spiaciuto andarsene ora, perché Draghi sa benissimo che l’Italia è in un “cul de sac”, che l’autunno sarà orribile, che i debiti contratti per il PNRR saranno in buona parte da restituire, che non è vero che lo stesso   PNRR   sia   davvero   partito   bene   finendo   invece   per   finanziare   spese   di ordinaria manutenzione e poche grandi opere, regolarmente bloccate dai veti M5S, vedi l'inceneritore di Roma.

Draghi furbetto? Certamente non è da premier – dopo una truffa di almeno cinque miliardi per il bonus 110%, la più grande truffa della storia repubblicana - sostenere che “la colpa è dei tecnici”. Che cosa ha fatto Draghi negli ultimi 5 mesi per bloccare questa mega-truffa che adesso lascia in mutande milioni di imprese, condomini e cittadini italiani? Anche perché è stato proprio lo stesso Draghi a scegliersi dirigenti   e funzionari “di fiducia” per gestire il PNRR con incarichi e nomine spesso senza concorso.

Si assuma quindi le sue responsabilità.

Draghi è un bravo banchiere, uomo competente e sicuramente rappresentava il meglio sul mercato, ma si è dimostrato anche furbo, così come non c’è dubbio che, politicamente, negli ultimi tempi abbia strategicamente privilegiato il rapporto con Letta ed il PD, lasciando in secondo ordine gli altri alleati.

D’altronde, per ricucire, sarebbe bastata qualche sua parola - in sede di replica al Senato - su immigrazione, cittadinanza, flat-tax o qualche altro tema nel cuore di FI o della Lega, invece nulla.

Bisognerebbe riflettere anche su questo facendo il bilancio di un governo sempre alle prese con un duro periodo di emergenza, ma che negli ultimi mesi è vissuto soprattutto a colpi di bonus per  tutto, dallo psicoterapeuta alla benzina, senza una strategia economica od ecologica precisa.

Tante parole di “transizione ecologica” - per esempio - ma nulla di chiaro sui gassificatori, il nucleare, le priorità, le riforme, né tantomeno il coraggio di chiedere sacrifici veri rimandando le castagne bollenti a future mani altrui.

Certamente è molto grave che l’Italia si fermi proprio adesso su temi e riforme che molto faticosamente venivano avanti, ma – pensiamoci – quelle riforme avrebbero davvero resistito all’impatto parlamentare?

Draghi ha indubbiamente ben manovrato per arrivare al “dopo di me il diluvio” soprattutto riuscendo a gettare la croce sul centro-destra che così ne esce “colpevole” agli occhi di una parte dell’opinione pubblica, esattamente come voleva il Partito Democratico, anche se il costante calo di appeal del premier sottolineava che i nodi stavano venendo al pettine.

Ottima comunque la sua strategia di immagine: “pro Draghi” si sono mossi tutti, dal Vaticano a Confindustria,  da   Bruxelles   ai   sindacati,   dalle   associazioni   delle casalinghe al sempre più claudicante Joe Biden. 

“Draghi Santo subito”:  la beatificazione  è in atto, il seggio a  vita  al Senato lo premierà presto e comunque Supermario è stato capace di passare la mano al momento giusto.

Anche questo è un merito, il tempismo in politica è sempre un grande valore, soprattutto quando tempi straordinariamente duri si avvicinano oscuri all’orizzonte.

 

LE OCCHIAIE DI GIGGINO, L’IPER-AGITAZIONE DI CONTE

Pochi hanno notato che per misurare il peggiorare della crisi politica bastava guardare il colore delle occhiaie di Giggino Di Maio, sempre più cupe. Nelle foto vecchie sono distese, poi diventano sempre più nere fino ai colori funebri degli ultimi giorni, sembrando quelle di una seppia. Fanno il paio con la crescente agitazione di Conte, questo sconosciuto ex professore fiorentino che cinque anni fa non era nessuno (né tantomeno era stato eletto da qualcuno) eppure è improvvisamente diventato premier, poi ha rifatto il bis con una maggioranza opposta sfruttano Covid e pandemia, apparendo quotidianamente in TV a diffondere terrore, ma intanto privilegiando gli affari con gli amici di sempre, dai parenti agli Arcuri di turno.

Quello stesso Conte che prima diceva di essere super partes e poi si è inventato leader di un partito, poi di metà partito, poi della metà della metà del partito fino a perdersi per strada aprendo la crisi. Neanche il tempo di sciogliere le Camere e lui ha già annunciato che si candiderà al Parlamento (non avevamo dubbi!): un narciso alla disperata ricerca di visibilità.

 

CRISTIANI IN PRIMA LINEA

Nessuno ne parla perché difendere i cristiani non fa notizia, ma soprattutto in Africa è dura vivere la propria fede. Chiese bruciate, attentati, morti. Solo in Nigeria sono almeno 18 i sacerdoti rapiti quest’anno, cinque nella sola prima settimana di luglio. L'Associazione dei sacerdoti cattolici diocesani nigeriani ha diffuso tramite l’ACS (Aiuto alla Chiesa che Soffre) un comunicato nel quale afferma «E’ davvero triste che nel corso delle loro consuete attività pastorali, i sacerdoti stiano diventando una specie in via di estinzione, nel disinteresse del mondo». Nello Stato nigeriano di Benue, nei soli mesi di maggio e giugno, almeno 68 cristiani sono stati uccisi e moltissimi sono stati rapiti. Ben 1,5 milioni di persone sono state costrette a lasciare le loro case per i persistenti attacchi dei terroristi islamici della tribù Fulani ai danni di comunità agricole, in gran parte cristiane, residenti nella Nigeria centrale.

Temi sconosciuti ai più e che non sollevano campagne di stampa, anche se dovrebbero suscitare interesse almeno per L’AZIONE CATTOLICA, associazione religiosa importante nell’Italia del secolo scorso e che pensavo fosse di fatto scomparsa dopo la morte dell’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, suo emblema permanente.

Bella notizia apprendere che invece esiste ancora, solo che per scoprirlo ci sono volute le dimissioni di Draghi visto che a gran voce proprio l’Azione Cattolica ha insistito perché venissero respinte, schierata in batteria tra le tante associazioni e sigle arruolate dal  PD sui media in difesa di Supermario.

Forse sarebbe meglio che “lasciando a Cesare quel che è di Cesare” l’Azione Cattolica pensasse innanzitutto ai cristiani che soffrono nel mondo.

 

UN  SALUTO  A  TUTTI,  BUON 25 SETTEMBRE !                                         MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 871 del 15 luglio  2022
di
MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)
i
nfo e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Ogni settimana diversi lettori si lamentano di non ricevere più “Il Punto”. 
Poiché ho tutta l’intenzione di continuare a scriverlo, prego chi venga a trovarsi in questa situazione di avvisarmi via mail tenuto conto che non si riesce a capire il perché di questa auto-cancellazione che purtroppo continua da mesi. Ricordo che comunque – giù nella giornata di venerdì - IL PUNTO della settimana è visibile sul mio sito www.marcozacchera.it Grazie!
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E' CRISI, MA NON E' UNA COSA SERIA 
Il momento è drammatico, ma la crisi generata dal M5S era del tutto prevedibile e la responsabilità è anche di chi (Mattarella) nel segno della continuità "obbligatoria" non ha voluto far votare a tempo debito gli italiani permettendo governi e ribaltoni, senza alcun rispetto per il voto elettorale. 
Risultato: il partito che (2018) era maggioranza relativa, fallito negli uomini e nei programmi, dopo aver perso una infinità di pezzi e da ultimo la corrente Di Maio, capace di maggioranze variabili e antitetiche, dotato di demagogia infinita e con ben poche capacità politiche (leggere articolo qui di sotto) ha portato L' iTALIA a una crisi che rischia di sfasciare tutto. Rischio od opportunità? Se si votasse oggi lo si farebbbe ancora con la vecchia legge elettorale (parzialmente maggioritaria) che obbliga ad alleanze, ma con posti bloccati a disposizione dei sudditi dei leader. Molti sono però pronti ad approvare una nuova legge elettorale proporzionale - non si sa se con nomi bloccati o meno - con la prospettiva di mesi con litigi fra tutti e ciascuno a difendere la propria bandiera. 
Nulla di buono all'orizzonte, ma anche nulla di serio.
Draghi - che sarebbe stato il jolly per una intera legislatura se a capo di una maggioranza politica coerente, anche se personalmente lo vedo troppo dipendente da UE, USA e grande capitale - rischia ora di essere bruciato. Il rischio è che il prossimo premier lo faccia subito rimpiangere.

 

DISASTRO 5 STELLE, FALLIMENTO PER TUTTI
La crisi conclamata del M5S che oltre a mettere a rischio il governo Draghi in un quinquennio è passato dall’essere il primo partito italiano ad una percentuale al di sotto del 10% può essere commentata con sarcasmo ed ironia (e non ne mancherebbero certo gli argomenti), ma alla fine è anche una sconfitta per tutti.
Sembra ieri quando il Movimento prometteva di aprire il Parlamento come “una scatola di tonno”, annunciava più avanti “la fine della povertà” e che comunque avrebbe dimostrato un modo rivoluzionario “dal basso”  come affrontare la politica.
E’ passato meno di un quinquennio e l’aspetto più triste della mancata rivoluzione grillina è proprio il vedere come non solo i protagonisti si sono velocemente adeguati all’andazzo generale, ma soprattutto come un’altra volta sia fallita la possibilità di un vero ricambio della classe politica italiana e almeno l’avvio di riforme coerenti e strutturali.
Causa principale di questa rivoluzione mancata è stata soprattutto il mediocre (o peggio) livello della classe dirigente del M5S che - alla prova dei fatti - si è dimostrata qualitativamente del tutto insufficiente non arrivando neppure al “livello minimo sindacale” per occuparsi della cosa pubblica, dimostrandosi troppo spesso senza esperienza e capacità, ma anche senza l'umiltà di voler imparare.
A parte la continua emorragia di eletti che si sono accasati in altri e a volte opposti schieramenti politici senza minimamente porsi un problema di coerenza rispetto all’elettorato, è evidente che anche la pattuglia ministeriale grillina – pronta a continui cambi di maggioranza – è stata complessivamente incapace di andare oltre agli slogan e ad alcuni provvedimenti-facciata come il reddito di cittadinanza. Gli esempi poi di ministri come Toninelli o Azzolina hanno fatto il giro del mondo sottolineando la loro inadeguatezza. 
Falliti rovinosamente a livello amministrativo locale con le poche persone serie che se ne sono andate appena possibile (una per tutte la sindaco di Torino, Chiara Appendino, o il sindaco di Parma Federico Pizzarotti) oppure che sono state cacciate dagli elettori al loro primo rinnovo (come a Roma Virginia Raggi che da sindaco uscente ha raccolto solo il 19% dei voti), anche a livello politico il movimento ha dimostrato di non avere radici.
Alla fine questa fine ingloriosa è però una sconfitta non solo del M5S ma di tutto il sistema politico italiano, perché il voto ai pentastellati, soprattutto al sud, era stata anche l’ennesimo tentativo di cambiamento da parte di una quota consistente dell’elettorato, sfiancata e sfiduciata dalle delusioni e dagli insuccessi in serie accumulati nei decenni da tutto l’arco politico. Era stata una apertura di credito, una speranza di rinnovamento, un ultimo appello prima di rifugiarsi – come si è visto anche recentemente – nel limbo grigio del “non voto” 
Una grande occasione persa di “democrazia diretta”, perché era stato effettivamente rivoluzionario e innovativo proporre metodi di consultazione on line dei simpatizzanti per prendere le decisioni importanti, così come per la scelta dei candidati ai diversi livelli, anche se spesso con poca partecipazione e trasparenza.  
Fine precoce ed ingloriosa di un Movimento nato dal basso che aveva potenzialità enormi, ma le ha sciupate tutte. 

 

CHI PAGA LA GUERRA

Vorrei sommessamente far notare che siamo ad un buon 10% minimo di inflazione, che le aziende sono in crisi per il caro materie prime, le borse a picco mentre il Dollaro USA si è rivalutato di oltre il 10% sull'Euro in pochi mesi, Euro che oggi vale meno anche  di un Franco Svizzero (cosa mai avvenuta).

Incombono le sanzioni che - prima e forse più di Putin - però colpiscono essenzialmente  l'Europa visto che gran parte del mondo non le applica. Ma allora, chi se non soprattutto l'Europa sta pagando la guerra in Ucraina? Intanto il maxi-debito USA detenuto dai risparmiatori esteri grazie alla rivalutazione del dollaro si è ridotto in pratica del 10% cioè NOI paghiamo, riducendolo, anche il debito americano.

Nessuno sembra avere il coraggio di sollevare questi aspetti che dovrebbero farci riflettere sulla incomprensibile (?) pochezza europea e sul conformismo dell'informazione.

 

NUCLEARE OK: E  ADESSO L’ITALIA?
Nella sua ultima giravolta energetica, sotto la pressione politica della Francia e a seguire della Germania e dell’Est Europa, il gas e l’energia nucleare sono state definite come “green” dall’Unione Europea e quindi potranno essere sviluppate anche nei prossimi anni in alternativa a petrolio e carbone.
Per chi – come me – ha sempre sostenuto l’assurdità tutta italiana di un “no” preconcetto al nucleare (“no” cresciuto nei decenni per ignoranza, condizionamento dei media, atavica paura di fantomatici disastri) è sicuramente una buona notizia.
Resta però il fatto che il nostro paese - che era in testa agli studi in questo settore ed aveva per tempo avviato un programma per produrre energia nucleare – è ora fanalino d’Europa, tagliato fuori dal mercato e sconterà un costo pesantissimo in termini di decenni e di costi economici immani per il ritardo accumulato.
Raramente come in questo settore ci si è nutriti di demagogia stupida, con l’ENEL costretta a chiudere gli impianti in Italia ma producendo energia atomica in centrali all’estero, con energia elettrica importata a caro prezzo da Francia, Svizzera (e ora anche dalla Slovenia) anche se di produzione nucleare e una bella corona di centrali atomiche costruite appena al di là delle Alpi, quasi che le eventuali nubi radioattive rispettino i confini nazionali.
In realtà di incidenti nucleari importanti nel mondo non ce ne sono più da decenni e le nuove tecnologie hanno aumentato ogni margine di sicurezza con interventi automatici di spegnimento dei reattori in caso di necessità e stoccaggi sicuri oltre – soprattutto – a costruire centrali atomiche di diversa e ben più moderna concezione.
In Italia, invece, un po' come per gli inceneritori dei rifiuti urbani il problema non viene mai risolto perché tra veti incrociati e paure inconsce nessun governante accetta di prendersi le proprie responsabilità, timoroso di perdere “appeal” presso l’opinione pubblica. Quindi niente stoccaggi sicuri, fusti di materiale radioattivo potenzialmente pericolosi in giro, nessuna programmazione per il futuro.
E adesso, che fare? Se qualcuno si svegliasse proponendo di costruire qualche centrale nucleare verrebbe tuttora lapidato in pubblico eppure o vogliamo ridurre il nostro deficit energetico o non ci sono altre vie, salvo coprire l’Italia di pannelli solari e le nostre colline di pale eoliche. Eppure il PNRR dovrebbe servire proprio per decisioni lungimiranti (e sicure) anche in questo settore, soprattutto perché il futuro del nucleare non sono più i grandi impianti impattanti sul territorio, ma centrali di ben più modeste dimensioni capaci di produrre energia “locale” a costi competitivi.
Chissà se finalmente ci sarà una informazione chiara su vantaggi e costi di queste decisioni o se, ancora una volta, si continuerà con la consueta demagogia.

PS: chi volesse aggiornarsi sul tema con dati, documentazioni e confronti si legga (o rilegga) il volume “Il futuro dell’energia nucleare” di Celso Osimani e Ivo Tripputi, edizioni IBLlibri – euro 20) 

VACCINI
Ricrescono i casi di Covid e il sempiterno ministro Speranza ha ripreso gli appelli per la campagna vaccinale rivolta ai “fragili” e agli Over 60. “Vaccinatevi, anche se solo tra settembre ed ottobre ci sarà il nuovo vaccino contro Omicron!”. Ma con questo tipo di annunci, quanti italiani andranno mai a vaccinarsi? 
Nessuno mi toglie dalla testa che bisogna soprattutto far fuori scorte di vaccini superati pagati a caro prezzo, nel grigiore e nella corruzione che in argomento ha sottolineato il muoversi dell'Europa. 
Piuttosto, se si ritrovano insieme decine di migliaia di persone stipate per un concerto sia pur all’aperto, non sarebbe logico imporre l’uso della mascherina (se fosse davvero utile) almeno in occasione di questi assembramenti?

 

COERENZA
Un pubblico plauso va dedicato a ELIO VITO, parlamentare di Forza Italia e già leader radicale che dopo otto legislature si è dimesso dalla Camera perchè non più in linea con alcune prese di posizione del proprio partito.
In un mare di voltagabbana ecco una persona seria, coerente, che non cambia bandiera. Onore al merito e "doppio onore" perchè la maggioranza degli altri deputati sono stati doppiamente scortesi e pusullanimi. 
Quando un deputato infatti si dimette per motivi di opinione è prassi e "bon ton" che le sue dimissioni siano respinte con il voto segreto, salvo accettarle la seduta successiva, se riconfermate.
Questa volta una maggioranza di persone piccole piccole ha invece subito accettato le dimissioni a maggioranza, segno di scarso livello istituzionale ed inutile scortesia. Tranquilli: la grande maggioranza di loro finirà a casa presto, credo con pochi pubblici rimpianti. 


UN  SALUTO  A  TUTTI                                                             MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 870 del 8 luglio  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

N.B. IL PUNTO è a disposizione dei lettori per essere diffuso tra amici, web e giornali, ma con preghiera di citare la fonte e mantenere il senso di quanto viene scritto.

Un sincero grazie a chi mi comunicherà indirizzi di potenziali nuovi lettori interessati a leggerci. 

 

RIASSUNTO: Un saluto a Caterina “nata in barca”, parentesi gioiosa tra assurdità del mondo e disinformazione. Erdogan passa da essere “dittatore” a “amico, partner ed alleato”: è la sagra dell’ipocrisia. A proposito di libertà dell’informazione, ma chi controlla i controllori? Continua intanto la crisi M5S con un Conte patetico, ma è tutto show: da sempre i grillini minacciano oggi, ma si dimettono domani. Si segnala intanto che da Strasburgo giunge notizia che il gas e il nucleare per l'Europa sono ufficialmente diventati “green”: ennesimo giro di walzer, ma adesso come la mettiamo con quello che si è promesso, deciso e dichiarato nel recente passato? Mal di pancia in arrivo per ecologisti & C.

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Ogni settimana diversi lettori si lamentano di non ricevere più “Il Punto”.

Poiché ho tutta l’intenzione di continuare a scriverlo, prego chi venga a trovarsi in questa situazione di avvisarmi via mail tenuto conto che non si riesce a capire il perché di questa auto-cancellazione che purtroppo continua da mesi. Ricordo che comunque – giù nella giornata di venerdì - IL PUNTO della settimana è visibile sul mio sito www.marcozacchera.it Grazie!

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UN SORRISO: FIOCCO ROSA PER CATERINA  “NATA IN BARCA”

Quando ero piccolo, all’Isola Pescatori, mia nonna Olga - se lasciavo aperta una porta - mi diceva sempre “Chiudila, non sei mica nato in barca!” Ma Caterina Sofia Barbalace potrà lasciare le porte aperte per tutta la vita, visto che è nata sabato 2 luglio alle 5.10 del mattino proprio sul traghetto Intra-Laveno, attraversando il Lago Maggiore. Parto veloce ed imprevisto, ma finito tutto bene con il solo aiuto di papà, mamma e di un marinaio del traghetto “Ticino” che arrivato a Laveno, 20 minuti dopo la partenza, aveva… una passeggera in più!  Fossi la Navigazione Lago Maggiore offrirei a Caterina almeno una tessera di libera circolazione “a vita” sui battelli del lago!

 

ERDOGAN E DRAGHI: W L’IPOCRISIA

C’è un limite alla demagogia, alla farsa, alla “realpolitik”? La visita di Draghi ad Ankara a “baciare la mano” ad Erdogan forse l’ha superato.

Erdogan, quello che per Draghi un anno fa era – parole sue - “un dittatore” con cui adesso “siamo partner, amici ed alleati”. Eppure è quello stesso Erdogan che solo l’anno scorso negava una sedia ad Ursula Von der Leyen perché donna, quello che ha messo in galera migliaia di   oppositori,   arrestato   centinaia   di   giornalisti,   imposto   la   censura   alla   stampa, espulso dalla magistratura turca avvocati e giudici non allineati, quello che discrimina i cristiani e invoca apertamente la distruzione dell’etnia curda, quello stesso Erdogan che fino a pochi mesi fa eseguiva il “lavoro sporco” in Siria certo dell’impunità nel mondo.  Come Putin, meglio (peggio) di Putin.

Un Draghi obbligato ad essere ipocrita superstar e che fa il paio con il leader PD Enrico Letta che 14 mesi fa twittava “È grave la scelta di Erdogan di ritirare la Turchia dalla Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne. Un altro passo che allontana la Turchia dal rispetto delle regole fondamentali.”

Forse che Erdogan si è ravveduto o ha fatto un passo indietro verso le “regole fondamentali”? Assolutamente no, ma da buon levantino sta con tutti e contro tutti a seconda   del   proprio   tornaconto.   Uno     che   vent’anni   fa   –  come   Putin  -   si   era presentato come innovatore liberale e adesso obbliga al velo le donne, il furbastro che dalla guerra Russia-Ucraina ha subito cominciato a guadagnarci di più.

La Turchia, un paese cui adesso si promette che entrerà in Europa, che sta nella NATO ma non applica le sanzioni alla Russia, che approfitta del conflitto per sparare a zero (per ora solo a parole) contro la Grecia, paese “nemico” da sempre, che non ha mai riconosciuto il genocidio armeno e che si è annessa un pezzo di Cipro (altra faccenda dimenticata).  Erdogan, quello che incassa milioni di Euro annualmente dall’Europa per tenersi i profughi siriani che però poi li lancia verso ovest a colpi di rubinetto e a seconda delle proprie convenienze e del proprio tornaconto.

Ieri dittatore squalificato, oggi “partner, amico ed alleato”: che figura!

Si inchina e lo ossequia tutto il mondo demo-green-eco-paci-progress-antifascista: “Un’ alleanza necessaria”. Perché mai “necessaria”? In chiave anti-Putin, ovviamente, perché Erdogan “E’ un autocrate, non un dittatore” chiosa il solito Letta, abituato a dover saltare da un campo all’altro pur di tenersi stretti alleati e potere.

Cerchiamo per una volta di essere un po’ meno ipocriti: Erdogan è esattamente come Putin, solo che adesso fa comodo avercelo come allegato e allora tutto va bene, può fare di tutto, tutto gli viene promesso, tutto si dimentica o si fa finta di dimenticare.

Ma siamo seri: se Putin è insopportabile allora Erdogan lo anche di più e non solo per gli evidenti limiti della sua democrazia, ma perché è più sfuggente, cinico, mellifluo, calcolatore. E noi (Italia-Europa-NATO-G7-USA), ipocriti come sempre, gli corriamo dietro. Ma non siamo davvero dei pagliacci?

 

LIBERTA’ DI INFORMAZIONE, CHI CONTROLLA I CONTROLLORI?

Cerchiamo di liberarci da ogni preconcetto. Secondo voi le reti televisive di Rai1, Rai 2, Rai 3, Rete 4, Canale 5, Italia 1, La 7, Sky, Rai News 24 ecc. sono “filo russe” nel dare informazioni? Passando alla carta stampata, vi sembrano russofili o pro-Putin giornali come il Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, il Messaggero, i Quotidiani Nazionali ecc. ma anche Libero o il Giornale? E così le agenzie di stampa ANSA, AGI ... A me francamente pare di no.

Che quindi si adombri che da Mosca ci si muova per “strategie pianificate per una sistematica alterazione della corretta informazione e del processo democratico” come dichiara Antonello Giacomelli, l’ex deputato PD ora responsabile dell’AgCom (ovvero la costosissima Agenzia Garante per le Comunicazioni) lo trovo del tutto inverosimile. Allo stesso modo quando Giacomelli sostiene “Trovo necessario e doveroso che le strutture della sicurezza dei governi democratici europei, a partire da quello italiano, si occupino di fronteggiare questo rischio.”

Ma quale rischio? Quando si dichiara il timore “che le fake-news russe facciano breccia nell’opinione pubblica” ci si dimentica che se oggi una fetta importante di italiani ha una posizione critica sulla situazione in Ucraina non credo che ciò dipenda da false informazioni russe, quanto – al contrario – proprio perché l’informazione ufficiale è così monocorde da suscitare qualche sospetto, tenuto anche conto che – unanime – è anche il coro dei grandi Network americani ed inglesi oltre alle principali testate giornalistiche del mondo, tutte sempre e comunque schierate ad applaudire Biden, la NATO, i vertici europei e Zelensky.

Certamente nel mondo web ci sono fonti russofile, ma nessuna persona di buon senso si lascia abbindolare così facilmente dalle tesi putiniane o terrapiattiste, soprattutto se poco credibili e ben poco documentate.

Piuttosto il tema è drammaticamente un altro: il silenzio che accompagna moltissime questioni che partono dall’Ucraina e sconfinano nel campo economico e in generale nella gestione europea e mondiale dell’economia, del clima, della cultura, dell’informazione.

Penso alla poca trasparenza o visibilità di inchieste serie sulle speculazioni finanziarie, sugli arricchimenti scandalosi di poche migliaia di persone rispetto a miliardi di poveri, alle speculazioni sulle materie prime, i farmaci, la sanità, l’approvvigionamento alimentare, il controllo dell’acqua.

La sostanziale “verità ufficiale” non spiega mai – sono esempi concreti – che le sanzioni rischiano di incidere ben poco sulla Russia se non vengono applicate da buona parte del pianeta (paesi della Brics, Sudamerica, Messico, Turchia, Stati del Golfo, sud est asiatico ecc.).  Pochi hanno ricordato il “prezzo” che la NATO paga per assicurarsi l’appoggio di Erdogan in termini di diritti civili, così come pochissimi hanno affrontato con serietà lo spinoso tema dei rapporti tra Unione Europea (ed in primis quelli personali di Ursula von der Leyen ) con le grandi aziende farmaceutiche o – soprattutto in Italia – la grande opacità su quelle operazioni bancarie che in buona sostanza hanno distrutto il risparmio dei “piccoli” e permesso affari colossali ad alcune banche, oppure le truffe sui “bonus” e i prezzi amministrati, così come nessuno affronta seriamente la questione del rapporto di dipendenza europeo dagli USA.

Su questi temi servirebbe quindi davvero più trasparenza e libertà di informazione (il che sarebbe proprio il compito dell’AgCom, anziché correre dietro alle farfalle) vista una libertà che “ufficialmente” c’è sempre, ma poi – nella pratica – spesso si dissolve dietro le parole scontate e soprattutto la rarissima volontà di fare effettiva trasparenza sui fatti.

 

DISASTRI UGUALE COLDIRETTI

Lo avete notato? L’ufficio-stampa migliore d’Italia è quello della Coldiretti che ad ogni evento atmosferico quantifica i danni in tempo reale. Siccità? Tot danni, ma anche se piove o tira vento, grandina, nevica o arrivano gli insetti cinesi. E’ uno stillicidio di brutte notizie con un quotidiano tariffario dei disastri che vengono quantificati in tempo reale (chissà come) e subito ripresi dai media. In un mondo affamato di tragedie pur di andare in prima pagina Coldiretti è un alleato prezioso per fare comunque aumentare i prezzi, soldi che però raramente restano nelle mani dei produttori a tutto vantaggio della troppo lunga filiera della disrtribuzione "made in italy" .

 

PREAVVISO: SETTIMANA PROSSIMA CI SALUTIAMO CON IL NUMERO DEL 15 LUGLIO, poi IL PUNTO - come ogni anno - prendera' la consueta cadenza estiva di uscita quindicinale fino a meta' settembre

 

UN SALUTO, BUONE FERIE A CHI LE FA... E BUONA SETTIMANA A TUTTI             MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 869 del 1 luglio  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

RIASSUNTO: Il centro-destra dove era diviso ha perso i ballottaggi, mentre credo che nella Lega e nel M5S in molti cominciano a chiedersi se valga la pena continuare a sostenere Draghi.

Ucraina: le “sanzioni” a Mosca possono essere inutili e trasformarsi un boomerang, ma nessuno lo ricorda nei tanti vertici e nei commenti, mentre al Monte dei Paschi di Siena è una apoteosi dei “furbetti”. Lo ribadisco: troppe volte vince la disinformazione, come per l’aborto negli USA.

 

KARAKIRI A DESTRA

Era difficile, bisognava proprio mettercela tutta, ma dimostrando massimo impegno e altrettanta fermezza il centro-destra ce l'ha fatta a suicidarsi e a perdere alcune città - come Verona - amministrate da decenni.

Invano l'esperienza ha sempre dimostrato che quando si va divisi al primo turno poi regolarmente si perde anche al ballottaggio, perché conta di più ammazzare il "cugino" interno che battere l'avversario politico. La controprova solo due settimane fa dove invece – unito – il centro-destra aveva vinto in molte città, da Genova a Palermo.

Ma finché i leader nazionali ed i ras locali non vorranno capire che alle elezioni amministrative per vincere servono le PRIMARIE tra gli elettori di area per trovare i candidati giusti (non paracadutati) e poi che i prescelti dai cittadini vanno appoggiati dall'intera coalizione si continuerà regolarmente a perdere. Amen.

Dopo le batoste amministrative delle stagioni scorse e le divisioni per il Quirinale, domenica scorsa ci sono state le prove generali per perdere anche le prossime elezioni politiche: andiamo avanti così!  Letta e il PD - commossi - ringraziano.

 

PS: mi auguro che Lega e Forza Italia comincino a chiedersi seriamente se davvero vale la pena di sostenere Draghi quando è il PD a menare tutte le danze e che anche FI sostenga con chiarezza che il parlamento e il governo hanno (avrebbero) altre priorità che non discutere di cannabis libera e di jus scholae. Se si tengono posizioni unitarie tra FdI – Lega – FI forse gli elettori se ne ricorderanno, se ci si divide anche su queste cose l’intesa (e il voto) saranno sempre più difficili. 

 

 A PROPOSITO DI SANZIONI

Nei giorni scorsi ci sono stati quattro importanti appuntamenti internazionali: il 14° incontro tra i leader della Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), il vertice UE che ha detto “no” a Draghi per bloccare il prezzo del gas e dove il problema immigrazione è perfino uscito di scena, pur con 7.300 nuovi arrivi in Italia solo questo mese ( + 30% sul 2021, + 400% sul 2020) e ben 2.200 nell’ultima settimana. E’ seguito il G7 degli “scamiciati” in Baviera dove è stata ribadita la necessità di nuove sanzioni a Mosca e nuove armi a Kiev,  il tutto ribadito al vertice NATO di Madrid.

Per quanto riguarda l’Europa si applaude al potenziale ingresso di Ucraina, Moldavia e Georgia nella UE (tutti paesi ricchi e senza problemi, un successone…) mentre nessuno sembra voler prendere atto che l’Italia dimostra ancora una volta di contare poco o nulla a livello europeo nonostante Draghi presunto superstar.

Questo è un aspetto vero, ma antipatico e quindi nascosto, così come credo che neppure un italiano su cento sappia poi cosa sia la “Brics” che rappresenta però una crescente intesa politica ed economica sempre più stretta tra paesi che da soli “pesano” il 40% della popolazione mondiale e un quarto del PIN del globo. 

In concreto e al di là delle chiacchiere significa che Brasile, Cina, Sudafrica ed India, i paesi da loro controllati e poi il Messico, tutto il Sudamerica, l’Asia Centrale, l’ Africa e tutto il Sud est asiatico, oltre a Turchia, Medio Oriente e Stati Arabi non applicano e non applicheranno sanzioni a Putin.  Il G7 può confermare quello che vuole davanti alle TV, ma tutti questi paesi rappresentano oggi una clientela enorme per Mosca che ha solo da completare i gasdotti verso sud-est per avere a disposizione una umanità affamata di gas e petrolio, pronta già oggi a rifornirla - in cambio - di tutte quelle infrastrutture e prodotti che il mercato europeo e USA ufficialmente rifiuta alla Russia.

 In questo quadro parlare di sanzioni a Putin significa non voler (o saper) tener conto di questi aspetti globali, il che è perlomeno bizzarro e demagogico, al di là di ogni logica politica, militare o di doveroso sostegno a Kiev.

Nessuno – ovviamente – sottolinea o risolve il dramma delle ricadute dirette ed indirette che le sanzioni significano per la nostra economia, già azzoppata dal Covid, con la conseguente crescita dei prezzi, dei costi energetici e del deficit pubblico.

Così - mentre il mondo corre - noi in Italia e nella “vecchia” Europa parliamo soprattutto di diritti gender, di omotransfobia, di clima, di jus soli o jus scholae e di massimi sistemi, auto-evirandoci nella produzione industriale ed automobilistica, nei commerci internazionali, nei consumi ecc. sepolti da mille normative restrittive che dall’altra parte del mondo si minimizzano, quasi non abitassimo tutti in una casa globale.  

Tra l’altro siamo e saremo sempre più dipendenti proprio dai paesi extra-UE per carenze di materie prime e quindi sempre più soffocabili con un embargo o in una suicida battaglia dei prezzi.  

E’ un giro vizioso in cui l’Europa può anche avere ragione sui principi, ma è del tutto perdente e sempre più debole nel mondo, guidata dalla demagogia e tenuta per mano dagli USA che -  pure loro - oggi sono senza una guida chiara e con mille problemi, aspetto di cui non si ha però il coraggio di parlare perché - prima di tutto - siamo tutti vittime di una pseudo “informazione globale politicamente corretta” che detta legge su tutto e censura chi non si adegua nascondendo le questioni imbarazzanti.   

Mentre esplode l’inflazione e l’economia europea va a picco è meglio insomma sfornare vertici su vertici, paradiso dei “bla bla bla” e seguiti poi da interviste scontate e precotte, oltre che per mostrarsi - sempre sorridenti - ai media nelle consuete e sempre più affollate foto di gruppo dove (notate?) le grandi risate ed abbracci di Biden e Johnson con Erdogan lasciano perplessi: ma il ras di Ankara  - in termini di libertà e democrazia - è poi molto diverso da quello di Mosca?

 

MPS: PERDITE PUBBLICHE E PROFITTI PRIVATI

Il nuovo CdA del Monte dei Paschi di Siena ha illustrato il nuovo piano industriale che dovrebbe riportare in utile la banca senese nei prossimi anni, al prezzo di altri 4.000 esuberi e la chiusura di 150 filiali.  «Mps fa parte del patrimonio culturale e sociale del Paese. Può tornare ad avere un ruolo nel sistema bancario italiano ed europeo» ha dichiarato Luigi Lovaglio, il Ceo che a febbraio ha preso le redini dell’istituto.

E’ bello sperare in un potenziale roseo futuro per la più antica banca italiana che però metterà ancora una volta a carico del “pubblico” esuberi e licenziamenti dopo aver massacrato soci e investitori con – di fatto – nessun responsabile pur avendo accumulato uno stock di crediti deteriorati di 4,1 MILIARDI.

Altro che “patrimonio culturale e sociale” … Sono soldi dati a gente che non li meritava e che non li ha restituiti (e presumibilmente non li restituirà mai) sempre nell’ottica del concetto che tanto “qualcun altro” pagherà. Tra “suicidi” misteriosi e sentenze discutibili, immaginate che MPS - anziché la ex cassaforte del PD, per decenni fonte di clientelismo e crediti facili - fosse stata in mano a qualche banchiere amico del centro-destra o di Berlusconi. Secondo voi sarebbe finita tra assoluzioni, benefit, pre-pensionamenti e buonuscite?

 

ABORTO, ANCHE DELLA VERITA’

L’ennesimo esempio di disinformazione globale è arrivata per la recente sentenza della Corte Suprema americana sull’aborto. Con maggioranza di 6 a 3 (quindi andando ben oltre i giudici messi da Trump che ne ha nominati solo 3) la Corte non è entrata nel merito dell’aborto, ma si è limitata a dire che è materia di competenza statale e non federale perché dell’aborto - ad oggi - non si parla nella Costituzione americana e che quindi il Mississippi aveva diritto di mettere un limite ad abortire entro le 15 settimane (in Italia tra l’altro è di 12). I media hanno parlato di oscurantismo, La Stampa addirittura di ritorno al Medioevo dando la colpa ovviamente a Trump. Se Biden (con Obama, la Clinton e la Pelosi) sono così convinti dell’aborto free, perché non varano una legge federale facendola votare al Congresso? Hanno la maggioranza… Ma in realtà anche molti democratici vorrebbero mettere comunque dei limiti all’aborto che resta per tutti sempre una scelta difficile e spesso drammatica.

 

UN SALUTO E BUONA SETTIMANA A TUTTI                           MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 868 del 24 GIUGNO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

RIASSUNTO: Di Maio si fonda un partitino personale pur di restare al governo, mentre l’Italia conferma il suo impegno per la pace fornendo armi in Ucraina. Sono perplesso, e mi chiedo perché non debba contare nulla l’opinione di milioni di persone che vorrebbero invece posizioni diverse.

Intanto servirebbe a tutti un rapido ripasso di storia, per esempio quella della  Crimea. Avete intanto notato com'è l'informazione secondo il Corriere della Sera e la novità romana della residenza agli abusivi?

 

L’ITALIA E’ COME DI MAIO

Quanto mi piacerebbe poter intervistare Luigi Di Maio, neo leader di “Insieme per il futuro”.

Non una intervista politica ma una interrogazione precisa, come a scuola quando dovevi dare risposte vere e non giri di parole.

Credo che se l’Italia oggi per molti sia un paese disastrato lo è perché si è affidata a persone come lui, che ha un curriculum impressionante in quanto a cariche, ma alle spalle il vuoto.

Vorrei chiedergli quanto costa un litro di latte al supermercato e quale sia la capitale del Bangladesh (in italiano, per carità…) e poi magari il perché di certe sue incredibili giravolte che ne hanno fatto un personaggio unico, un guitto diventato d’alto bordo soprattutto per inconsistenza altrui e dabbenaggine nostra.

Un furbetto già iscritto ad ingegneria, poi a giurisprudenza, poi ritiratosi dagli studi.

Uno che ha campato (o ha tentato di farlo) come giornalista sportivo, tecnico informatico, assistente alla regia, agente di commercio, steward allo Stadio San Paolo e manovale nell’azienda di famiglia.

Indubbiamente una gran buona volontà, ma poi la folgorazione per la “mission” politica sostenendo il neonato M5S da lui tenuto a battesimo.

Parte male: dopo 3 anni alla guida dei grillini locali, solo 59 preferenze alle “comunali” di Pomigliano d’Arco e viene trombato, ma da allora basta voti, meglio solo “nomination”: grazie a soli 189 (centoottantanove!) voti on line nelle “parlamentarie” del M5S nel 2013 viene candidato – blindato – nella circoscrizione “Campania I” e da allora nessuno lo ferma più, a conferma della follia di questo sistema elettorale.

Pensate: diventato deputato nel 2013 viene subito eletto vice-presidente della Camera (il più giovane da sempre) ed è e capo del M5S dal 2017 al 2020.  Vice-premier con il Conte I e contemporaneamente Ministro dello Sviluppo economico e del lavoro (!), dal 2019 è il nostro Ministro degli Esteri (!!).

Idee politiche chiare, chiarissime, oppure no, forse un po’ confuse. Come leader grillino aveva “giurato” lo stop dopo il secondo mandato così come “Chi lascia il partito dove è stato eletto dovrebbe dimettersi”, facendo invece l’esatto contrario.

Come ministro ha sostenuto ferocemente il blocco alle trivellazioni di gas e petrolio in Italia, se oggi dipendiamo da Mosca è anche merito suo. Intanto la Croazia ringrazia e il nostro gas lo trivellano loro.  Dopo aver voluto il reddito di cittadinanza è apparso al balcone di Palazzo Chigi proclamando alla folla “Abbiamo abolito la povertà”, come tutti ben sanno.  Coerente anche in politica estera: nel 2019 incontra a Parigi i “gilet gialli” anti-Macron salvo poi baciarlo ed abbracciarlo nel più recente passato. Ha una particolare ammirazione per la Cina cui ha steso tappeti rossi per “la nuova via della seta”, il progetto geo-economico  contestato dagli Stati Uniti ed ha quindi osannato la visita del presidente cinese Xi Jinping in Italia del marzo 2019 e proprio alla Cina siamo ricorsi per le forniture COVID a prezzi fuori mercato e a danno delle nostre imprese (indagini su Arcuri? Mah, dimenticate…)  Di Maio in politica estera ha sempre simpatizzato per i chavisti venezuelani di Maduro mettendo il veto al riconoscimento di Juan Guaido come presidente del Venezuela, come invece volevano l’intero occidente e L’Unione Europea.

E’ a favore delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e dell' “adozione del configlio” però «Da cattolico penso che la famiglia sia quella con il papà e con la mamma”.

Come documentato da Le Iene con la trasmissione “Pomigliano Boys” e da molte altre fonti di stampa “tiene famiglia” e ha quindi favorito la carriera di molti suoi ex compagni di scuola. Wikipedia è spietata e ne fa un lunghissimo elenco, ma di “voto di scambio” per lui non ne parla nessuno.

Sostenitore dell’ambiente, ma anche dei condoni edilizi ad Ischia, è riuscito nel record di fa finta di stare contemporaneamente con Tripoli e con Bengasi, schierandosi con la dittatura egiziana ma chiedendo  “verità per Regeni” (e i famigliari dell’ucciso gliela hanno giurata). Adesso è per la pace in Ucraina e contemporaneamente sostiene gli aiuti militari. mentre il suo millantato “piano di pace” - già annunciato in TV-  non lo ha mai visto né conosciuto nessuno, tantomeno le parti in causa assumendo i contorni di una barzelletta.

Di Maio - soprattutto - ha imparato che quando hai una carica non la molli mai, a costo di mollare il proprio partito e fondarne un altro a propria immagine e somiglianza.

Questo è Giggino Di Maio, degna fisionomia di un’Italia da burla, poco credibile e sempre con il piede in tutte le staffe, perché non si sa mai.  Non è una cosa seria, ma appunto per questo ci rappresenta alla perfezione.

 

 

STATISTICHE

Secondo pressochè tutti gli istituti di statistica, a proposito della GUERRA IN UCRAINA, l’87% degli italiani si dice “preoccupato” e il 30% ritiene che vi siano responsabilità della NATO per lo scoppio del conflitto avendo in qualche modo minacciato la Russia di “accerchiamento”.

Quasi il 50% è contro l’invio di armi italiane in Ucraina, il 40% ritiene che i media siano troppo sbilanciati a favore di Kiev e si ritiene insoddisfatto del livello di obiettività delle informazioni. Specificatamente sulle SANZIONI  la percentuali di chi vuole o non vuole applicarle ha un margine (a favore del mantenimento delle sanzioni) di meno del 10% del campione.

Se questi sono i numeri e fossi il premier Draghi mi preoccuperei non poco quando dalla “guerra lampo” immaginata da Putin si passa alla “guerra lunga” con un coinvolgimento della UE che - ad andar bene - continuerà per molti mesi, con i prevedibili disastri per la nostra economia.

EPPURE - NONOSTANTE CHE L’INFORMAZIONE SIA TUTTA A FAVORE DI KIEV - CRESCONO I DISSENSI SULLA POSIZIONE UFFICIALE ITALIANA ED EUROPEA.

Intanto il governo è lanciatissimo sul fronte degli aiuti militari, delle sanzioni, dell’appoggio “senza se e senza ma” a Zelenskyj che – da parte sua – non apre alcun spiraglio di pace, anzi, con le sue dichiarazioni rifiuta ogni tipo di dialogo.

Difficile che inizi ora, ricevendo proprio oggi dagli USA centinaia di nuovi missili e con lo stesso Biden che ha ricordato la lista delle nuove forniture: missili anticarro Javelin, missili antiaereo Stinger, elicotteri Mi-17, droni, radar, artiglieria e altri sistemi missilistici di precisione.  

Non capisco perché il centro-destra non debba prendere un po' le distanze da questa situazione soprattutto nel momento in cui le sanzioni si stanno ritorcendo contro chi le ha decise e l’Europa sembra in mano ai “falchi” di Washington e Londra che annunciano altre armi ed aiuti a Kiev.

Una volta di più tutti sappiamo tutti benissimo che Putin è l’aggressore, ma credo che si debba trovare il modo di venirne fuori per esempio riconoscendo autonomia concreta alle popolazioni russe nell’est dell’Ucraina, ma sembra che Zelenskyj chiuda ogni porta sia per l’est del paese che per la Crimea.

 

PER ESEMPIO, LA CRIMEA…

Chissà quanti sanno (i nostri media non lo ricordano mai) che - per esempio -  la Crimea era da secoli terra russa e fu “regalata” all’Ucraina solo nel 1954 personalmente da Nikita Chrushew.

Allora si usava così: se il segretario generale del partito comunista sovietico lo voleva, tutti ubbidivano. In ogni caso Russia e Ucraina erano sempre parte dell’ URSS  e quindi, a quel tempo, i confini interni contavano poco. Nessuno poteva immaginare che sarebbero poi nate repubbliche indipendenti e nemiche e che quei confini fossero motivo di conflitto.  

Al censimento del 2001 il 58,5% della popolazione in Crimea era comunque ancora di lingua ed etnia russa, il 24,4% ucraina e per il 12,1% composta da tatari di Crimea. Nel 2014 la Crimea è stata occupata militarmente dalla Russia (atto sicuramente contrario al diritto internazionale). A seguito di un referendum popolare avvenuto il 16 marzo 2014, non seguito da osservatori occidentali, il 95,4% dei votanti ha però votato per l'annessione alla Russia con una partecipazione al voto dell’83,1%.

Unione Europea e NATO, così come la stragrande maggioranza degli stati membri ONU, non riconobbero l'annessione della Crimea adottando sanzioni politiche ed economiche nei confronti della Federazione Russa, ma è difficile sostenere che questa adesione non sia la liberà volontà della maggioranza degli abitanti locali.

Perché l’Italia non sostiene un nuovo referendum - controllato e garantito a livello internazionale - per far decidere agli abitanti (tutti, sia quelli scappati in Ucraina che quelli scappati in Russia, se erano residenti in Crimea o nel Doimbass ad una certa data) da che parte vogliano stare? Sarebbe giusto e democratico che nei distretti dove eventualmente ci fosse una forte adesione alla Russia si ammettesse un passaggio territoriale o si stabilissero forme serie di autonomia. Credo che questo sarebbe un modo corretto e democratico di procedere e forse anche uno spiraglio di pace.

 

CORRIERE DELLA SERA

Vi elenco in serie di tutti i titoli presenti alle ore 21 di mercoledì’ 22 giugno sull’edizione on-line del Corriere della sera, in stretto ordine di pubblicazione:

Intervista a Boris Johnos; “No a Una cattiva pace in Ucraina, per l’Occidente non è il momento di fermarsi, Putin deve fallire” – La Finlandia: “pronti a combattere se Mosca ci attacca” –  Kaliningrad: il rischio dell’avamposto nucleare russo in Europa – Putin e il super missile pronto entro l’anno – Raid russo a Izyum, uccise 5 donne - A Kiev le armi tedesche – Dombass: la situazione è critica, ma la resistenza ucraina contrattacca a nord – Bugie come strumento di lavoro: perché negoziare con Putin è impossibile…

Credo che tutti abbiano capito come si sia schierato il Corriere della Sera,  ma a questo punto mi pare evidente perche molte persone si chiedano se ci vengono dette effettivamente delle verità o solo delle opinioni, più o meno di parte.

 

OCCUPAZIONI

Soprattutto a Roma è diffuso il fenomeno della occupazione abusiva delle case altrui magari lasciate libere anche solo per poche ore dagli inquilini. Pare che i casi siano più di 12.000 e ci sono quartieri dove il rischio è così concreto da creare “turni” di sorveglianza condominiale perché se la casa ti viene occupata liberarla è poi quasi impossibile e comunque lungo e difficile. Il caso di un anziano sbattuto fuori casa con la violenza da una famiglia abusiva rom è andato sui giornali, ma succede tutti i giorni.

Incredibile che il PD romano abbia fatto ora approvare una mozione in Campidoglio perché si possa concedere la residenza a chi occupa le case anche senza titolo. “Abbiamo dato dignità alle persone”, sostengono, alla faccia di chi si ritrova la casa occupata.

Possono esserci casi in cui abitazioni pubbliche restano vuote per anni e vanno invece utilizzate, ma seguendo delle norme, il “liberi tutti” generale comporterà ripercussioni pesanti e di fatto accettando abusi, soprusi e violazioni di legge, comprese le occupazioni di immobili da parte dei centri sociali, clandestini, rom ecc. ecc. Insomma il sindaco Gualtieri “paga dazio” a chi lo ha appoggiato in campagna elettorale.  

 

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                                                           MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 867 del 17 GIUGNO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

RIASSUNTO: pochi votanti al referendum che rischia di scomparire come metodo di democrazia diretta mentre  nel voto per i comuni il Centro-destra dove è unito va meglio del previsto. La Meloni cresce e diventa ( diventerà) il “nemico” e quindi oggetto delle prossime manovre di demolizione politica e personale. Continua intanto la guerra in Ucraina ma soprattutto la guerra delle parole, con dubbi su news e fake-news, sanzioni e ritorsioni: chi ha il deposito della verità? Finale con un po' di esempi concreti di demagogia su Covid e “green” con fregature autostradali

 

RIFLESSIONI POST REFERENDARIE

Dove è andato unito il centro-destra ha vinto o può vincere le elezioni amministrative, dove è diviso perde e speriamo che qualcuno se ne accorga. Intanto l’annunciato flop della partecipazione popolare al voto referendario credo abbia purtroppo  definitivamente affossato questo sistema di democrazia diretta nel nostro paese.

Certamente ha pesato la poca informazione, il disinteresse generale, ma anche la consapevolezza tutta italiana che le cose tanto non cambiano mai, soprattutto quando c’è di mezzo la magistratura.

Restano però aperte alcune questioni di fondo che non si possono dimenticare.

In primo luogo si prenda atto che non ha più alcun senso pretendere una partecipazione sopra il 50% per dare validità ad un referendum quando a votare ormai va comunque solo una minoranza degli elettori perfino per le elezioni “normali”, come confermato dal voto di domenica.

E’ evidente che - se si crede nella democrazia diretta - bisognerebbe avere altri parametri per legittimare un voto referendario, per esempio collegandolo ad una percentuale minima di votanti rapportata a quella delle ultime elezioni politiche e soprattutto passando a referendum “propositivi” e non solo abrogativi.

In secondo luogo bisogna prendere atto che, come sempre, milioni di cittadini all’estero sono teoricamente essenziali per raggiungere il “quorum” ma in pratica non possono votare neppure volendo. Sembra una questione marginale, ma o il voto all’estero viene escluso dal “quorum” o bisogna far votare in modo più semplice e trasparente chi è iscritto all’AIRE.

C’è poi da chiedersi perché - nel momento in cui la raccolta delle firme referendarie può essere ora effettuata anche per via informatica - non si possa votare almeno per i referendum tramite PEC od altro sistema on-line di voto, ovviamente verificato.

Fin qui il “flop” referendario, ma pur non raggiungendo il quorum il voto ha comunque chiaramente indicato quale sia il pensiero degli italiani rispetto ai quesiti che erano stati loro posti e di questo bisognerebbe lealmente tenerne conto.

Interessante per esempio sottolineare che le percentuali tra SI e NO non sono molto diverse tra le città dove si è votato per i soli referendum o anche per le amministrative e dove quindi c’è stata una platea di elettori sufficientemente vasta e trasversale. Ovunque il SI è stato maggioranza confermando che i cittadini italiani vorrebbero effettivamente i cambiamenti proposti con i referendum e soprattutto che una larga maggioranza chiede un diverso sistema di elezione del CSM e boccia l’interscambio delle carriere tra PM e giudici.

Al di là della loro validità giuridica questa chiara indicazione popolare dovrebbe essere  quindi ammessa da tutti – in primis dai magistrati – con governo e parlamento che dovrebbero tenerne conto nelle scelte legislative. Pia illusione? Temo di sì.

Intanto – visto il suo buon risultato elettorale – si è aperta da sinistra la “caccia alla Meloni”, sport che prenderà piede nei prossimi mesi in vista delle elezioni politiche con vivisezionamento di ogni frase pronunciata dalla leader di FdI alla ricerca della percentuale intrinseca di fascismo, mentre non mancheranno indagini per la scoperta di presunti scandali finanziari, pseudo inchieste giornalistiche e magari qualche opportuno rinvio a giudizio nei tempi giusti. Vedrete se mi sbaglio: la sinistra ha bisogno di un “nemico” per unirsi e tentare la rivincita, ormai azzoppati Berlusconi e Salvini ecco arrivare il turno della Meloni.

 

PS: i lettori che votano nelle città dove la prossima settimana ci saranno i ballottaggi e si sentono di centro-destra riflettano che la sinistra vince sempre quando c’è una bassa affluenza: fate un sacrificio, ma domenica prossima andate a votare!

 

DISINFORMAZIONE, FAKE NEWS E LIBERTA’

Se il Papa accenna alla guerra in Ucraina dicendo pubblicamente "Non sono un sostenitore di Putin, ma in guerra non ci sono solo buoni e cattivi" secondo me è una notizia importante perchè sottolinea come non si possa giudicare a senso unico, ma la notizia "disturba" e quindi perfino il Papa viene censurato da buona parte dei media.

Nelle stesse ore si diffonde la notizia che Gazprom ha tagliato le forniture del 40% alla Germania e del 18% ad ENI. Russi "cattivi" ed affamatori di energia verso l'Europa? No, semplicemente l'UE non lascia ritornare in Russia le turbine per il gasdotto che sono in manutenzione in Canada e gli impianti di pompaggio così non possono essere messi in pressione. Tutti i dettagli su Bloomberg - che è una primaria agenzia stampa americana  - ma pochi lo spiegano in Italia (Televideo Rai – per esempio – assolutamente no) anche perchè allora bisognerebbe ammettere che - in nome delle “sanzioni” - come europei siamo da una parte così ipocriti da escludere le forniture energetiche russe dal blocco (perché del gas russo ne abbiamo bisogno), poi inventiamo demagogie finanziarie per “far finta” di non pagare in rubli. Ma soprattutto siamo così “furbi” da auto-danneggiarci da soli impedendo in parte la fornitura.

Il risultato è che così cresce ulteriormente il prezzo dell'energia, con i russi (ma anche i petrolieri nostrani) che guadagnano di più: danno e beffa, ma la faccenda va benissimo per gli speculatori.

Un atteggiamento UE miope (o complice) che aiuta infatti la speculazione soprattutto perché il prezzo del gas non lo blocca nessuno, tantomeno lo impone Bruxelles e mentre i paesi produttori fanno i loro super-affari, quelli che lo consumano (come l’Italia e la Germania) vanno economicamente a rotoli.

Tutte queste cose, però, non vengono appunto mai spiegate bene ed anche questa è disinformazione, così come quando ci si auto-applaude (vedi Di Maio e Draghi) per le possibili forniture di gas proveniente dall'Egitto. Ma l’Egitto è un paese-regime (vedi caso Regeni) dove la democrazia non è certo nelle mani del popolo sovrano, è piuttosto una democrazia  “alla russa” che quando fa comodo dimenticano tutti, nostro governo compreso.

Esempi per sottolineare come in Italia e in Europa c’è una informazione spesso di parte e filtrata da Bruxelles che adesso ha stabilito che bisogna agire contro le “Fake news” sanzionando anche i media che le diffondono.

Ma chi stabilisce come e quando una notizia sia vera, falsa o solo parzialmente vera/falsa? Deve essere un terzo, non chi si auto-assegna il diritto di sanzionare!

NON VA BENE COSI’, E’ GRAVISSIMO: SI VIOLA IL CONCETTO DELLA LIBERTA’ DI PENSIERO E CI SI AVVICINA AL CONCETTO DI  ”CENSURA”.

Una persona dovrebbe essere in grado di decidere da sola dove sia la verità ascoltando fonti diverse e confrontandole, altrimenti si rischia di IMPORRE una verità “ufficiale” che però potrebbe essere falsa o parziale, come i casi prima citati.

E’ pericolosissimo mettere un limite alla libertà di pensiero, mentre vanno piuttosto denunciate le singole notizie false, ma con dati alla mano e con specifiche denunce penali, non con una censura preventiva. Se però chi documenta la demagogia UE è tacitato o se le notizie più o meno false sono diffuse proprio dai vertici della UE che ne nascondono altre, dove vanno a finire i “sacri” principi europei ? 

 

 IPOCRISIA COVID

140.000 (centoquarantamila!) persone hanno assiepato a Roma il Circo Massimo per i due appuntamenti romani di Vasco Rossi. Rigorosamente tutti senza mascherina, stipati in ogni angolo possibile, i fans in delirio hanno assicurato il “sold out” per tutta la tournee estiva dell’artista.

Perfetto, segno che evidentemente il Covid è ormai circoscritto, ma spiegatemi allora perché i ragazzini di terza media che si presentano agli esami devono indossare la mascherina d’ordinanza, mentre i dipendenti pubblici ne sono esentati, ma non i dipendenti delle imprese private (bar e ristoranti) a contatto con il pubblico che -  invece - devono ancora indossarla. A parte il caos normativo c’è una evidente ipocrisia al Ministero della Salute.

 

IPOCRISIA CO2

Non se ne può più con le emissioni di anidride carbonica accusate di tutti i mali del pianeta e che adesso viene usata anche (e soprattutto) in campo pubblicitario.

Riflettete sulla pubblicità “bevi la tua acqua a CO2 zero” di una nota marca di acque minerali che sostiene come la sua acqua non sia inquinante e anzi “aiuta la natura”.

Ma non solo la bottiglia di plastica - pur “riciclata” - va comunque prodotta e quindi produrla comunque inquina, ma soprattutto è demagogico e assurdo che quella bottiglia “ecologica” venga poi trasportata in camion per centinaia di chilometri lontano dalla fonte o dallo stabilimento di imbottigliamento. Alla fine quell’acqua “minerale” è più che inquinante, è assurda. In molti paesi anziché le bottigliette di plastica ciascuno ha la propria borraccia personale e le bottiglie di plastica si usano molto meno. Ecco un vero salto di qualità ecologica.

 

I PUNTI BLU

Nel disinteresse generale sono stati chiusi 46 “Punti Blu” (uffici informazione) sulle autostrade italiane, pochissimi quelli superstiti. Nessuno se ne è accorto, nessuno ha protestato, ma l’utente che si vede recapitare a casa un pedaggio “salato” e del tutto folle (per esempio perché non ha funzionato un punto di entrata telepass e così gli viene conteggiato ingiustamente un percorso di centinaia di chilometri) non riesce più a risolvere il suo problema.

Inoltre gli orari dei pochi “Punti blu” aperti sembrano costruiti apposta per impedire  di fatto un comodo accesso: chiusi il sabato e la domenica, aperti solo poche ore il mattino, poi sosta per un necessario pranzo ristoratore e chiusura definitiva alle 16.30. Ma se una persona viaggia o lavora, quando mai può farsi riconoscere un proprio diritto?

 

Ogni settimana diversi lettori si lamentano di non ricevere più “Il Punto”.

Poiché ho tutta l’intenzione di continuare a scriverlo, prego chi venga a trovarsi in questa situazione di avvisarmi via mail tenuto conto che non si riesce a capire il perché di questa auto-cancellazione che purtroppo continua da mesi. Ricordo che comunque – già nella giornata di venerdì - IL PUNTO della settimana è visibile sul mio sito www.marcozacchera.it Grazie!

 

 

BUONA SETTIMANA  A  TUTTI                                                                  MARCO ZACCHERA 



IL PUNTO   n. 866 del 10 GIUGNO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Ogni settimana diversi lettori si lamentano di non ricevere più “Il Punto”.

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PER FAVORE, ANDATE A VOTARE

Per favore, domenica andate a votare. Sappiamo già tutti che non si raggiungerà il quorum ai referendum, ma una democrazia vive di partecipazione e il “non voto” sarebbe anche segno di disprezzo verso chi si è sacrificato perché il nostro paese fosse una nazione libera. Prendiamo atto intanto del clamoroso boicottaggio che in tutti i modi si è cercato di operare verso il voto di domenica: non solo per il “minimo sindacale” dell’informazione, ma soprattutto per il voler negare l’evidenza, ovvero la profonda crisi della nostra Magistratura politicizzata che è incapace di riformare sé stessa. Certamente i referendum non sono una soluzione – soprattutto se sono solo “abrogativi” – ma almeno un segnale e più i cittadini si asterranno più tutto continuerà come prima.

LA SINISTRA HA TUTTO L’INTERESSE A CONTINUARE NEI SUOI RAPPORTI PRIVILEGIATI CON UNA LARGA PARTE DELLA MAGISTRATURA ITALIANA ed è stata questa la prima motivazione dell’evidente boicottaggio referendario.

 

INSULTI DIPLOMATICI

Inqualificabili gli insulti di Medvedev (vicepresidente russo) all’Occidente che lui “odia e vorrebbe vederlo sparire” visto che siamo dei “bastardi e degenerati”.

Spero che la traduzione sia stata corretta, ma comunque è un fatto gravissimo, però… Però bisognerebbe anche ricordare che il nostro ministro degli esteri Di Maio aveva precedentemente qualificato Putin “E’ peggio di un animale”, che Boris Johnson e il segretario generale della NATO Stoltenberg insultano la Russia quotidianamente, che le affermazioni all’ONU del presidente del consiglio europeo Charles Michel sono state di una pesantezza incredibile. Mettiamoci d’accordo: insultarsi a vicenda non aiuta a costruire la pace, quindi – visto che gli USA e l’Europa sono i “buoni” e i russi (ovviamente) i “cattivi” - non continuiamo in una inutile escalation di provocazioni, salvo poi sostenere quotidianamente che “vogliamo la pace”. Se la si volesse davvero avrebbe senso organizzare manovre militari NATO in paesi neutrali a due passi dal confine russo se non per alimentare la tensione?  

Intanto lunedì il “Corriere della Sera” ha pubblicato una lista di persone considerate “filo-putiniane” in Italia: di fatto una specie di lista di proscrizione alla faccia dell’art. 3 della Costituzione.

Conseguenze? Per esempio che l’altra sera al milionesimo dibattito in TV sulla crisi ucraina (su La7) quando un partecipante si è permesso di cominciare a spiegare (non a giustificare!) anche le ragioni russe, dopo pochi secondi è stato interrotto dalla conduttrice urlante “Lei non può parlare così, in Russia non l’avrebbero mai invitata e lasciata parlare” Appunto: “Zitto e a cuccia!”... Ma noi siamo “diversi”, ovvero “democratici” e ovviamente siamo sempre quelli “buoni”.   

 

EUROPA

Sono sempre più disgustato dalla politica europea. Parliamoci chiaro: siamo un continente amministrato e diretto da una minoranza politica “presunta green” ma in realtà “demagogico-sessual-progressista” che fa quello che vuole.

Quando leggo che si è deciso di non produrre più auto a benzina e diesel dal 2035 (la Cina sentitamente ringrazia, questo sarebbe il tema per un bel referendum!) mi chiedo perché lo si decida senza almeno sentire il parere gli europei. E' solo una “cupola” che infatti decide la politica estera, le scelte finanziarie, i regolamenti, la politica monetaria o quella dell’immigrazione. Poche persone - espressione di una ristretta elite - che non risponde a nessuno.

Nessuna trasparenza contabile, decisioni (vedi l’acquisto di centinaia di milioni di vaccini per miliardi di euro da multinazionali USA) senza concorrenza e senza poterne conoscere i responsabili, senza bandi o appalti trasparenti. Ma quando mai – per esempio - i cittadini europei hanno potuto scegliere i loro “ministri” europei? Perché l’Italia deve essere rappresentata soltanto da uno come Gentiloni (presidente del PD) indicato da un partito minoritario che non mi piace, da un governo che non c’è più e che comunque era allora presieduto da un leader (Conte) che neppure si era presentato alle elezioni e oltretutto sostenuto da una maggioranza opposta a quella uscita dalle urne.  

C’è stata forse per l’Europa qualche elezione diretta, candidati alternativi, possibilità di scelta? Assolutamente no. Gentiloni (come la sua predecessora Mogherini, sempre del PD) lo ha forse votato il nostro Parlamento? Assolutamente no, così come non sono stati i cittadini europei a votare Ursula Von der Leyen, Charles Michel e tutto il resto della combriccola.

Quando poi quando qualcuno dissente (vedi Ungheria) allora è messo al bando e coperto di insulti.

No, questa non è più la “mia” Europa.

 

DALLA SICILIA AL PNRR

La politica insiste che “non si può perdere l’occasione” dei fondi europei del PNRR ma un aspetto misterioso resta quello dei controlli sulle opere che verranno finanziate con il rischio di mille rivoli di spesa che si concluderanno (complici progetti carenti, inflazione, mancanza di verifiche e certificazioni finali) in opere incompiute. 

Se un imprenditore o una famiglia ottengono un prestito sanno di doverlo rimborsare o ci rimetteranno in proprio ma nel “pubblico” i soldi si prendono, spesso si sprecano quando non vengono semplicemente rubati, tanto i debiti li pagheranno i nostri successori.

Come ho già scritto, avevo accompagnato la scorsa settimana una coppia di amici cileni in Sicilia. 

Dopo il benvenuto a Palermo all’aeroporto di Punta Raisi (ora Falcone e Borsellino) in perenne ristrutturazione e dove - da decenni - si procede nel consueto slalom tra le transenne arrugginite, nei giorni successivi ho rivisto quella terra meravigliosa e dai monumenti unici, ma sepolti tra cumuli di immondizie, sporcizia, degrado, strade a pezzi, palazzi puntellati, disordine.

Una umiliazione profonda come italiano (e con gli amici cileni sbalorditi) quando mi facevano notare gli onnipresenti cumuli di rifiuti perfino ai margini della Valle dei Templi, tra mancanza di servizi e parcheggi polverosi. In giro per tutta l’isola strade (“autostrade”?!) gratis ma fatiscenti e con decine di deviazioni stradali, ponti sconnessi, soprattutto ovunque una sporcizia ostentata e sconcertante.

A simbolo un materasso bruciato appoggiato al cartello che - salendo da Porto Empedocle - informa che siete quasi arrivati al tempio di Giunone, meraviglia di 2600 anni fa.

Non è certo solo la Sicilia ad essere conciata così, basti pensare ai rifiuti e ai cinghiali per le vie di Roma, ma anche – spesso – alle aree di servizio intorno alle “nostre” autostrade del nord, ma certamente al sud il fenomeno è moltiplicato.

Colpisce soprattutto la sciatteria e l’incuria che in tutta Italia accompagnano spettacoli e panorami unici tra il disinteresse, il senso di abitudine e di sopportazione di chi non si indigna nemmeno più, forse auto-dichiarandosi impotente.

Non tutto – per fortuna – è cosi: il parco archeologico di Selinunte, per esempio, è tenuto molto bene e anche un disabile può spostarsi con dei mezzi accessibili, la stessa Catania mi è sembrata una città rinnovata e vivace, a Monreale il duomo (di proprietà e gestione diocesana) è un esempio di visita organizzata e razionale, mentre Palermo appare decisamente abbandonata a sé stessa. 

In giro per l’isola – come in tutta Italia - si notano tante piccole iniziative di rilancio, di evidenti tentativi di riscatto, ma sembrano naufragare nell’indifferenza. Ma perché ridursi così?

Eppure mille cartelli sottolineano come la specifica opera (purtroppo di solito già cadente o semidistrutta) era stata pagata o cofinanziata dall’Unione Europea e che quindi non è vero che già in passato non si abbiano avuto a disposizione somme enormi per tentare un riscatto che però alla fine non si è visto.

Sembra infatti che nessuno sia mai responsabile. Per esempio le “autostrade” siciliane sono gestite dall’ANAS, ma possibile che non ci sia un responsabile per i cantieri infiniti, il cemento che si sbriciola, i parapetti scannati? Alla fine la soluzione è chiudere, deviare, sospendere il passaggio. Come per altre mille strade ed autostrade italiane da Catania a Palermo ci sono decine di cantieri (fermi) e decine di viadotti chiusi al traffico: perché? Nessuno ha collaudato quelle opere, nessuno le ha verificate, nessuno è impegnato al loro ripristino in tempi certi?

Di qui un diretto riferimento al PNRR mi sembra evidente: che garanzia c’è che “questa volta” i soldi verranno spesi meglio e con quali priorità? I Purtroppo nessuna.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                             MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 865 del 3 GIUGNO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Ogni settimana diversi lettori si lamentano di non ricevere più “Il Punto”.

Poiché ho tutta l’intenzione di continuare a scriverlo, prego chi venga a trovarsi in questa situazione di avvisarmi via mail tenuto conto che non si riesce a capire il perché di questa auto-cancellazione che purtroppo continua da mesi. Ricordo che comunque – già nella giornata di venerdì - IL PUNTO della settimana è visibile sul mio sito www.marcozacchera.it Grazie!

 

RIASSUMENDO Sostanzialmente niente di nuovo in Ucraina: al di là delle notizie vendute tra le mura domestiche, l’Italia conta d'altronde  poco o nulla sul piano diplomatico, gioca a mettersi in mostra e spera che qualcun altro risolva i problemi per una pace che purtroppo sembra sempre più improbabile a tempi brevi. Intanto le recenti stragi in USA sottolineano lo strapotere della lobby degli armamenti dentro e soprattutto fuori il paese, mentre noi viviamo alla giornata sperando nel quotidiano “bonus” emolliente. Circa i referendum chissenefrega, tanto ci pensa la Littizzetto a spiegarci che tanto siamo tutti cretini e forse ha perfettamente ragione. Finalino con questioni energetiche e soprattutto la tristezza che mi ha accompagnato durante una visita-lampo in Sicilia…

 

TRISTEZZE

Ho accompagnato una coppia di amici cileni in Sicilia. Da 20.000 chilometri di distanza volevano finalmente vistarla, affascinati della sua storia ed ho così rivisto con loro una terra meravigliosa e monumenti unici, ma tra cumuli di immondizie, sporcizia, degrado, strade a pezzi, palazzi puntellati, rottami, disordine.

Una umiliazione profonda come italiano, con cumuli di rifiuti perfino ai margini della Valle dei Templi, tra mancanza di servizi, rovi e parcheggi polverosi. A dare il benvenuto all'area archeologica - salendo da Porto Empedocle - un materasso bruciato al lato della strada proprio sotto l'indicazione del tempio di Giunone,

Una Palermo tragicamente sciatta, sporca, puntellata e cadente - ho trovato invece migliorata Catania - con strade (“autostrade”?!) in giro per l'Isola gratis ma fatiscenti e con decine di deviazioni stradali, ponti sconnessi, viadotti impraticabili e sovrastante a tutto una sporcizia ostentata e sconcertante.

Ma perché ridursi così? Ma cosa a mai serve il PNRR quando la priorità sarebbe mantenere bene almeno quello che abbiamo avuto gratuitamente in dono dai nostri antenati, “vendendolo” agli occhi del mondo, potendo così smuovere somme enormi e creando milioni di nuovi posti di lavoro con un turismo rispettoso, integrato, aperto?

Invece continuiamo a buttar via le risorse che abbiamo ed evidentemente non sono serviti a nulla neppure decenni di sfruttamento del suolo tra abusivismo, distruzioni, abbandoni, incuria e saccheggi.  

Quanta profonda  tristezza...  

 

MOSCA E DINTORNI

Matteo Salvini non andrà a Mosca sommerso dalle critiche per l'annuncio del suo possibile viaggio, ma vorrei capire chi abbia però allora il diritto di andarci o meno, per che cosa fare e aspettandosi chissà quali risultati. Parliamoci chiaro: la mossa del leader della Lega mi era sembrata semplicemente demagogica ed auto-pubblicitaria (come lo era stato andare per qualche ora in Polonia, due mesi fa, a salutare i profughi).

Allo stesso modo è altrettanto demagogico raccontare però continuamente che l’Italia “vuole la pace” e poi fornire armi all’ Ucraina o straparlare di piani di pace "alla Di Maio" quando tuttora non si sa neppure come e con chi la Farnesina si inventi chissà quali mosse internazionali. Punto e a capo: credo che per Putin l’opinione dell’Italia sull’Ucraina conti ben poco e - a livello di amicizia personale -  forse l’unico che avrebbe potuto parlare amichevolmente con lui spingendolo a desistere dagli attacchi poteva essere Berlusconi (e credo che in privato ci abbia anche provato).  Il resto conta poco o nulla, salvo che l’Italia avesse assunto in chiave UE una posizione di effettiva diversità, come sta facendo l’Ungheria.

Roma ha scelto invece di stare graniticamente con Bruxelles (anche perché stretta tra i debiti) e se questo può rafforzare l'Europa è certo però che non ha avuto un segno di ringraziamento comunitario neppure in campo energetico. Alla fine così stiamo prendendo botte da tutti, non contiamo niente e paghiamo per gli altri: un gran bel risultato!

 

ANCORA ENERGIA

Ho ricevuto molti commenti alle mie note della scorsa settimana sull’ ENERGIA VERDE (o presunta tale) a sottolineare di come molto spesso la demagogia si impadronisca di un argomento e sia censurato perfino il dibattito, per esempio quello sull’ENERGIA NUCLEARE o anche sulle controindicazioni all’utilizzo generalizzato delle auto elettriche.

Sono temi controversi, ma su cui la pubblica opinione è volutamente poco informata, così come pochi sanno che nel 1954 (parliamo di 68 anni fa!) l’Italia estraeva quasi 3 miliardi di metri cubi di gas dall’ Adriatico e dalla pianura padana. Una estrazione salita negli anni fino a quasi 20 mld di mc arrivando a coprire un terzo dei bisogni nazionali. Oggi è tornata ai livelli anni ’50 importando però contemporaneamente 76 mld di metri cubi e quindi dipendendo per il 95% dall’estero. A parte il problema del gas russo, resta il fatto che noi “ecologicamente” non estraiamo quasi più gas, pur avendo riserve stimate di almeno 350 mld di metri cubi. Bravi, così siamo "ecologi" e Greta ringrazia. Peccato che al nostro posto estrae invece la Croazia che pompa dagli stessi “nostri” giacimenti adriatici e quest’anno coprirà così quasi il 40% del gas che gli serve.

 

I BONUS  “PSICOLOGI”

Credevo che Draghi - andando al governo - fosse in grado di finalmente razionalizzare la spesa pubblica ed il prelievo fiscale con la giusta austerità non dovendo guardare in faccia a nessuno per la sua autorevolezza. Sedici mesi dopo mi chiedo invece dove sia una sua strategia dietro alla quotidiana politica dei “bonus” che sono solo le classiche pezze messe alle toppe per ridurre le proteste e aiutare questa o quella categoria.

Bonus che ormai arrivano per (quasi) tutto, a seconda del peso delle lobby: dalle auto alle facciate ai monopattini, adesso anche per gli psicologi post-covid. Ma ci rendiamo conto che questa è ancora una volta solo una politica economica miope, tesa solo al consenso immediato?

Se neppure Draghi è riuscito a cambiare in modo minimamente serio il nostro sistema burocratico e fiscale temo che davvero non ci sarà mai nessuno in grado di farlo e questa è una pessima costatazione, perché vuol dire che il nostro Paese forse non si riformerà mai, soprattutto perché NON VUOLE riformarsi.

 

LOBBY DELLE ARMI

L’ennesima strage di bambini in una scuola del Texas ad opera di un diciottenne che aveva legalmente acquistato armi da guerra in negozio è l’ennesimo esempio di come sia contraddittoria l’opinione pubblica americana che piange i morti innocenti, ma continua a sostenere la necessità di auto-armarsi.

Si dice (giustamente) che la politica e l'opinione pubblica americana siano manovrate dalle “lobby delle armi” che blocca ogni riforma e finanzia - dollari alla mano - la politica americana, democratici compresi.

Pochi considerano che quella stessa lobby è iper-potente anche per armi di ben maggiore costo e capacità di distruzione e che sapientemente riesce a manovrare la Casa Bianca anche in politica estera.

Nessun progressista italiano - pronto a piangere e stracciarsi le vesti per i mitra liberamente venduti in bottega – sembra chiedersi però come mai Biden insista nelle forniture di armi nel mondo (sempre per difendere i “buoni”, ovviamente!), Ucraina compresa.

 

REFERENDUM DIMENTICATI 

Ricordo che il 12 giugno si voterà per i REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, promossi da Lega e Radicali (personalmente voterò SI a tutti i quesiti), ma il tema non tocca l’interesse dei più.

Ci voleva comunque quella che per me è una persona di particolare antipatia come Tiziana Littizzetto a sottolineare ancora una volta la partigianeria di mamma Rai.

La comica (?) iper-progressista torinese (e che comunque viene da tutti noi ben pagata, perché i progressisti ricchi sono più chic) ha potuto infatti tenere un monologo in TV contro i referendum sostenendo che gli italiani non vanno disturbati per queste questioni, anche perché tanto sono più o meno cretini e quindi incapaci di decidere: tanto vale quindi astenersi dal voto.

Ma com’è mai possibile che una persona possa permettersi di offendere le gente dalla TV pubblica, gestirsi una trasmissione senza alcuna “par-condicio” e dire, fare e disfare quello che vuole senza un minimo di contraddittorio? Soprattutto senza far ridere, vista che sarebbe pagata per questo.

Ma ci rendiamo conto da questi episodi in fondo marginali come sia mafiosa (non trovo altri termini) gran parte dell’informazione in Italia?

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                                         MARCO ZACCHERA





IL PUNTO   n. 864 del 27 maggio  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Ogni settimana diversi lettori si lamentano di non ricevere più “Il Punto”.

Poiché ho tutta l’intenzione di continuare a scriverlo, prego chi venga a trovarsi in questa situazione di avvisarmi via mail tenuto conto che non si riesce a capire il perché di questa auto-cancellazione che purtroppo continua da mesi. Ricordo che comunque – giù nella giornata di venerdì - IL PUNTO della settimana è visibile sul mio sito www.marcozacchera.it Grazie!

 

Riassunto: I media italiani parlano di un fantomatico “piano di pace” che Di Maio avrebbe presentato a Russia ed Ucraina. Ottima iniziativa, solo che per ora nessuno sa di che cosa si tratti, interessati compresi. In diplomazia quando si vuole veramente costruire un accordo meno se ne parla prima meglio è, non si fa l’esatto contrario. Spiegatelo a “Giggino” che quando parla di intese a “doppio binario” rischia di far ricordare il caos interno al M5S dove – appunto – c'è il tutto contro tutti e si tengono binari ed atteggiamenti del tutto contrapposti e divergenti tra loro.

Intanto su ENERGIA, REFEENDUM E MAGISTRATURA alcuni spunti di riflessione.

 

L’IPOCRISIA DELL’ENERGIA

Il dibattito sull’approvvigionamento del gas russo ha rilanciato il problema delle energie rinnovabili e Ursula Von der Leyen è stata chiara: l’Unione Europea vuole che tutti i tetti europei siano coperti da pannelli solari per la produzione di energia elettrica ed entro il 2029 (ovvero dopodomani) lo siano - per cominciare - tutti gli edifici pubblici. Fantastico affare per le imprese del settore ricordando che Ja Solar, Jinko, LONGi Solar, Trina ecc. sono alcuni dei marchi più presenti sul mercato mondiale ed hanno in Cina, Taiwan e Corea le loro principali aree produttive.

A parte i tetti e l’economicità dei pannelli per produrre acqua calda evitando il consumo di gas, il grosso dei consumi si rivolge al grande mercato delle auto elettriche che è in piena espansione e sostenuto da forti inventivi pubblici. Il mantra del dover fuggire alle energie fossili è quotidiano, ma forse qualche numero andrebbe spiegato all’opinione pubblica, come fanno Celso Osimani e Ivo Tripputi in un loro recente testo controcorrente ma zeppo di dati e riferimenti. 

Per esempio in Italia circolano circa 40 milioni di auto ad uso privato. Prendendo un’auto media elettrica come la Tesla che percorresse 12.000 km/anno avremmo bisogno di 2.800 kWh per quell’auto, ovvero di 112TWh/anno (fonti ACI) per il parco-auto nazionale. Come produrre questa energia abbandonando i combustibili fossili e rifuggendo dall’ energia atomica, vista come la peste del secolo? Nel 2020 in Italia con l’eolico si sono prodotti 18,5 TWh e quindi l’attuale parco eolico dovrebbe essere moltiplicato per sette solo per far funzionare le auto private in circolazione: colline punteggiate di pale oppure – più opportunamente – servirebbero grandi parchi eolici in Adriatico, l’unico mare italiano non troppo profondo.

Se invece passassimo al solare consideriamo la più grande centrale d’Italia (a Troia, in provincia di Foggia) che ha una superfice di 1,5 Kmq (più o meno 18 campi di calcio uno vicino all’altro) e 275.000 (!) pannelli in funzione con una potenza installata di 103 MW. La centrale   – a regime ottimale – produce 150 GWh ed avremmo quindi bisogno di 750 (settecentocinquanta!) impianti come quello di Troia per soddisfare SOLO la domanda privata automobilistica. Significherebbe occupare 1.125 km. (millecentoventicinque chilometri quadrati!) con pannelli solari in aree prevalentemente di pianura, senza boschi, senza coltivazioni, senza abitazioni. Ricordando che l’Italia ha un territorio di circa 300.000 kmq significherebbe coprire di pannelli solari una intera provincia: è mai pensabile?

Attenzione, però, perché resterebbe comunque fuori dai conteggi tutto il traffico pesante (camion, bus ecc.) ovvero i mezzi più inquinanti e la ricarica dei mezzi avvererebbe prevalentemente di notte, quando la produzione solare è al minimo. Quante decine di milioni di batterie sarebbero necessarie per le auto e per conservare l’energia nel tempo? Come produrre, usarle, smaltirle e con quale sforzo di materie prime (tutte da importare in Europa) è una sfida che non è stata ancora risolta.

E qui, sommessamente, riemerge un’altra possibilità energetica che le autorità europee fanno finta di dimenticare, che quelle italiane aborriscono e che l’opinione pubblica è stata indottrinata a considerare come un disastro: l’energia nucleare.

In Italia parlarne è tabù anche se quasi il 10% dell’energia elettrica consumata nel nostro paese già oggi è di produzione nucleare (importata a caro prezzo dalla Francia, dalla Svizzera e prossimamente anche dalla Slovenia) ma è un dato che non va pubblicato troppo o, giustamente, ci si comincerebbe a chiedere perché mai l’Italia abbia abbandonato un percorso tecnologico che cinquant’anni fa la vedeva all’avanguardia e che oggi rappresenta il 79% dell’energia prodotta in Francia e cosa significa avere un ”rischio” appena al di là del confine anziché in casa nostra.

In Cina, in Asia, nell’Europa dell’Est sono in costruzione nuove centrali. Solo in Cina ci sono 12 nuovi centrali in costruzione incomparabilmente più moderne, sicure, automatizzate di quella già allora obsoleta di Cernobyl, ma quel disastro nucleare di ormai 36 anni fa - dovuto ad una serie incredibile e colpevole di errori umani - resta ancora un blocco psicologico e politico enorme.

Un lungo discorso – soprattutto sulle nuove prospettive delle centrali nucleari di “quarta generazione” – che andrebbe affrontato in Italia con prudenza ma senza ritardi e preconcetti, eppure se appena un ministro ne accenna è immediatamente a rischio di impeachment. Andiamo avanti quindi con tante nuove auto elettriche che così ci sentiamo tutti “green”, anche se buona parte della loro energia è tuttora prodotta proprio con i fossili o con energia nucleare importata dall’estero: quanta italica ipocrisia!

 

REFERENDUM SCONOSCIUTI

Il 12 giugno si voterà per i REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, promossi da Lega e Radicali, ma ancora oggi – praticamente - nessuno lo sa. Nessun dibattito, pochi spazi, niente comitati, pochi banchetti, niente manifesti: il fallimento è garantito, nel senso che vinceranno i SI alle abrogazioni (con dubbi sulla riforma della legge Severino), ma tanto non si raggiungerà il quorum e, sapendolo in anticipo, a maggior ragione molti non andranno a votare. Sarà già un gran risultato se voterà il 30% degli elettori.

E’ veramente strano questo paese che si lamenta sempre, ma poi si dimentica di andare a votare.

Ancora più vergognoso è comunque il silenzio delle TV e dei giornali che dedicano all’evento il “minimo sindacale” dello spazio in orari più o meno assurdi e nel disinteresse generale. “Servizio pubblico” della RAI”? Ma per carità: su “Televideo” a 15 giorni dal voto non ci sono neppure i quesiti referendari proposti!

Poi non lamentiamoci del perdurare di una Magistratura che non riesce ad auto-riformarsi, di una giustizia spesso “politica” (vedi da ultimo anche lo show del processo a Berlusconi "Ruby Ter") dove il vero potere è in mano ai Pubblici Ministeri: la colpa è del disinteresse generale e quindi “nostra”.

 

FALCONE E BORSELLINO

E’ davvero incredibile che a 30 anni di distanza non solo non si sia riusciti ad attribuire le responsabilità precise sugli omicidi dei due Magistrati, ma si debba continuare ad ascoltare sempre più inverosimili ricostruzioni a metà tra lo scoop giornalistico e il depistaggio.

“Report” è una bella trasmissione che parla chiaro, ma se si cimenta su ricostruzioni di fatti sempre più lontani nel tempo rischia di perdersi nei veleni e nelle nebbie palermitane a tutto involontario (?) danno della verità.

Credo che la ricostruzione più seria sui “perché” delle stragi sia legata al coraggio di Falcone e Borsellino che indagavano seriamente sugli appalti delle cosche e sui loro contatti con la politica locale che in tutti i modi voleva fermarli.

Indagine difficile e resa ancor più impossibile dai veleni interni alla magistratura che non vedeva di buon occhio la visibilità e la crescita di due magistrati fuori dagli schemi e controcorrente che quindi andavano emarginati o quantomeno rallentati.

Questo il concetto delle cose, poi nella salsa ci si può mettere di tutto, dalle “trame nere” (ci mancavano…) ai servizi segreti deviati, alla P2, la Gladio ecc.ecc. La verità dei rapporti stato-mafia non si è mai capita (o si è volutamente nascosta) così come i contatti che la mafia aveva non solo con la politica, ma anche con parti della stessa magistratura.

Resta solo un aspetto da ricordare in questo grande letamaio: la levatura e il coraggio di due Magistrati che sono diventato un simbolo e un rimpianto per tutti gli italiani per bene.

 

IRENE MAGISTRINI

E’ mancata a Verbania la prof. Irene Magistrini, già esponente politica di sinistra e presidente della “Casa della Resistenza”. Non condividevo parte delle Sue idee, ma La ricordo per un episodio che Le va ad onore. Era il giugno 2009, ero stato appena eletto sindaco di Verbania e la prima cerimonia ufficiale cui partecipai con la fascia tricolore fu la commemorazione al sacrario dei 42 partigiani fucinati a Fondotoce. Grande tensione, urla ed insulti quando presi la parola. Irene allora sali sul palco, ottenne  silenzio e con parole semplici ricordò che ero appena stato eletto sindaco democraticamente dalla maggioranza dei cittadini e che quindi –  proprio in segno di rispetto al luogo in cui eravamo – quello stesso rispetto mi era dovuto.

Sul prato scese un grande silenzio e portai a termine serenamente il mio intervento, ovviamente senza offendere nessuno: Irene avrebbe potuto tranquillamente stare zitta, ma invece parlò: non l’ho mai dimenticato.

 

BUONA SETTIMANA   A  TUTTI                                                                             MARCO ZACCHERA 




IL PUNTO   n. 863 del 20 maggio  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

ATTENZIONE: Ogni settimana qualche lettore si lamenta di non ricevere più il Punto. Poiché ho tutta l’intenzione di continuare a scriverlo, prego chi venga a trovarsi in questa situazione di avvisarmi via mail perché non si riesce a capire il perché di questa auto-cancellazione che purtroppo continua da mesi e che di volta in volta cerco di sistemare. Grazie!

 

Riassunto: Flop dello sciopero delle toghe italiane mentre si continuano ad ignorare sui media i prossimi referendum sulla giustizia sperando che gli italiani (schifati) restino a casa e non vadano a votare, facendo così mancare il “quorum”.

Anche il centro-destra sta facendo le prove generali per PERDERE le prossime elezioni politiche esercitandosi intanto in quelle amministrative alle cui sconfitte si è ormai abituato.

Ho intanto l’impressione che alcune certezze generali sulla guerra in Ucraina comincino ad incrinarsi e mi auguro che l’Italia la smetta di fornire armi pesanti limitandosi ad azioni e forniture umanitarie. Così come dobbiamo assolutamente garantire la sicurezza di Svezia e Finlandia – verso le quali Putin continua a ripetere di non avere aperto alcun contenzioso - e lo si può fare con accordi bilaterali, ma senza per questo provocare la Russia con la loro adesione ufficiale alla NATO.

Attenti, perché ci stiamo sempre più avviando a un disastro economico e sociale europeo e non si ha il coraggio di spiegarlo alla gente, anche se poi (vedi caso ENI che pagherà il gas in rubli) si fa ipocritamente l opposto di quello che si dice.

Continuo a notare una informazione poco obiettiva e spesso preconcetta, la “cancellazione” delle notizie se escono dalla linea ufficiale, i “due pesi e due misure” nel commentare i fatti, Zelensky che appare ovunque come una superstar e forse è soprattutto un furbo showman che approfitta della situazione. Così diventa “atto ostile” l’allontanamento di personale diplomatico italiano dalla Mosca dimenticando di ricordare che UN MESE FA  lo stesso aveva fatto l’Italia nei confronti di Mosca.

Non hanno mai ragione i “falchi” di qualsiasi parte, ma per costruire la pace – come invano continua a ricordare il Papa, di fatto zittito dai media - bisogna avere la volontà di farlo, non dando spazio ad una continua escalation di guerra. Che senso ha chiedere “un immediato cessate il fuoco” (Di Maio) e poi fornire altre armi italiane?

Ci pensino anche Draghi e il suo governo, con FI e soprattutto il PD che sembrano i più accaniti sostenitori di Zelensky: stiamo facendo una guerra per procura soprattutto a vantaggio degli USA che in Ucraina hanno mastodontici interessi economici e militari. Tutto con gravi danni per l’Europa.

Io – almeno – continua pensarla così e scopro che è anche il pensiero di circa il 63% degli italiani (stando a tutti i sondaggi) ma non bisogna dirlo troppo in giro perché la faccenda disturba  i manovratori.   

 

W GLI ALPINI

Raramente mi è capitato di assistere ad una strumentalizzazione come quella sollevata contro gli Alpini da alcune associazioni femministe che si sono sentite “violentate” in occasione della recente adunata nazionale a Rimini.

“Mi hanno detto di avere un bel paio di gambe, faccele vedere” cinguettava davanti alle telecamere - in massa convenute ad intervistarla - una signorina ventinovenne (l’unica testimonianza che sono riuscito ad ascoltare) aggiungendo “E’ stato molto limitante e brutto perché io per non arrivare a sentirmi molestata verbalmente mi sono chiusa in casa.”  

Da un apprezzamento pesante e sicuramente inopportuno, ai dichiarati “centinaia di casi” che poi però - alla prova dei fatti - sono ritornati praticamente al nulla, ma denigrando intanto centinaia di migliaia di persone.  

Da ex artigliere da montagna - che con piacere ed orgoglio porta appena può il proprio vecchio cappello da alpino con la penna che mi sono cucito il secondo giorno di naja in caserma a Pontebba - chiedo ovviamente scusa a chi è stata offesa, ma certe denunce dei collettivi femministi avrebbero avuto più senso se gli/le/? (? Sta per x, ovvero status incerto) si fossero viste/i almeno qualche volta (anche una volta sola!) a dare una mano nelle mille occasioni in cui gli alpini hanno per esempio lavorato duro magari anche per loro rischiando la pelle ed impegnandosi senza risparmio durante le alluvioni, i terremoti, gli incendi boschivi, le frane che spesso devastano il nostro paese.

Questo non per “machismo” stupido, ma perché "gli/le/?"  avrebbero capito meglio la situazione e il lessico di chi sarà magari maleducato ma è comunque generoso, pratico e soprattutto concreto quando c’è da dare una mano e ha quindi piacere a ritrovarsi rumorosamente una volta all’anno per stare un po' insieme.

Ai colleghi giornalisti che hanno montato il caso ricordo (visto che lo dimenticano sempre) che cosa piuttosto succede in mille concertoni serali in giro per la penisola, oppure durante i “Rave party” tollerati per giorni e giorni dove accade di tutto (e gira di tutto, a cominciare dalla droga liberamente declinata) nella beata indifferenza della Ministro dell’Interno e dei capi della Polizia. Oppure in quelle feste in piazza dove certi atteggiamenti di violenza (ma quella vera!) sono all’ordine del giorno.

Le stesse associazioni femministe e di gender non mi pare abbiano mai sollevato in questi casi grandi e pubblici clamori. 

Media pronti a sputare veleno contro gli Alpini, ma che per esempio hanno dimenticato di raccontare per giorni interi quanto era successo ancora lo scorso Capodanno quando - in piazza del duomo a Milano - un branco di nordafricani ha usato violenza fisica a tante ragazze indifese. Notizia censurata per giorni dalla stampa “per bene” nonostante le continue denunce de “Il Giornale” perché l’atteggiamento dei magrebini non doveva incrinare la candida e pacifica immagine del sindaco di Milano (organizzatore dell’evento “multietnico”), o turbare le  coscienze innocenti degli italiani creando magari poi “tensione”, “reazioni” e “difficoltà all’integrazione” nei confronti dei violentatori alcuni dei quali – si è poi sottolineato – “erano però immigrati di seconda generazione” quasi con questo a minimizzare la portata dei loro atteggiamenti.

Ecco i due pesi e le due misure, autolesioniste e cretine, proprie di un popolo rincoglionito dalle chiacchiere e dalla demagogia, infarcito quotidianamente di scemenze con tutte le declinazioni sessiste possibili salvo quelle normali, un popolo che non ha più nemmeno una propria coscienza e un minimo di capacità a dimensionare i fatti e le situazioni inserendole nel loro contesto.

Ha fatto benissimo il sindaco di Trieste a “mandare in mona” in diretta (turatevi le orecchie, prodi benpensanti!) tutti i commentatori da strapazzo o le isteriche reazioni di quelle attiviste che alla fine, dimenticate l’annunciata pioggia di denunce in questura, hanno precisato che a Rimini “Si è trattato di “fischi, cat-calling, minacce e vere e proprie molestie che hanno colpito diverse persone colpevoli solo di voler vivere la propria città. Molestie mascherate da goliardia e tradizione che in realtà sono figlie di una cultura patriarcale che vuole donne, persone trans e gender non conforming assoggettate al potere e alla paura, al ricatto e alle minacce in caso di rifiuto”.

Ecco, ci mancavano proprio anche i “gender non conforming”!  Rispetto per tutti ma per me siamo diventati invece un popolo ricattato proprio da una infima minoranza sessualmente “particolare” che - grazie ad un mondo politico succube - vuole inculcare a livello nazionale ed europeo questo disastro di assurdità già dall’infanzia e nelle scuole. Una demolizione progressiva della normalità, la voluta frantumazione di ogni riferimento storico e culturale che proprio negli Alpini hanno una visibilità concreta e che quindi vanno denigrati. Insisto: siamo all’assurdo e meno male quindi che ci siamo ancora noi, modesti “normali”. Insisto: W gli Alpini (e gli Artiglieri da montagna, soprattutto!!).

 

IL FLOP DELLE TOGHE

Siamo da tempo al surreale nei rapporti tra i poteri dello Stato fissati dalla Costituzione, è così lunedì scorso – mi è sembrato nel disinteresse generale - le associazioni di categoria (meglio, di corporazione) dei magistrati italiani hanno dichiarato uno sciopero contro il governo Draghi e il Parlamento per aver varato (per ora solo alla Camera) la mini-riforma Cartabia e - in particolare – contro la proposta di mini-divisione fra le carriere.  

Premesso che più della metà delle toghe non hanno scioperato - sconfessando quindi apertamente l’ANM già moralmente distrutta dal caso Palamara e dintorni - siamo davvero all’assurdo con la magistratura che osa scioperare contro il parlamento e il governo: un oltraggio costituzionale.

Anche per questo si deve andare a votare ai referendum del 12 giugno nonostante il colpevole e ignobile silenzio dei media: gli italiani sono stufi che i magistrati siano esempio di “casta” chiusa e non riformabile.

Incombe su questa diatriba così esasperata, il solito silenzio del “prode” Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che – ricordiamocelo – è anche formalmente il capo della magistratura italiana.

Un silenzio colpevole, incomprensibile, inconcepibile di una persona che è stata santificata dai media, ma che non sta svolgendo il suo doveroso ruolo di difensore “super partes” delle Istituzioni.

 

LETTURE

A chi è interessato a conoscere meglio la figura di Putin segnalo il numero di aprile di LIMES, estremamente interessante e documentato

 

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                                             MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 862 del 13 maggio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Riassunto:  Sono sempre più colpito dalla opacità dell’informazione corrente.

Vale quotidianamente per i fatti in Ucraina, ma anche per i censurati referendum sulla giustizia del prossimo 12 giugno.

Anche per questo propongo settimanalmente alcune letture che possano arricchire intellettualmente chi non si accontenta della “vernice” imposta sui fatti.

Speriamo che Draghi a Washington abbia avuto il coraggio di sottolineare alcune scomode verità all’ingessato Joe Biden almeno in privato, ma non ne ho troppa speranza nonostante un fiume di chiacchiere al miele.

Ho davvero l’impressione infatti che USA e NATO vogliono sostanzialmente continuare la guerra senza costruire alternative. Ferma la necessità di garantire a Svezia e Finlandia ogni aiuto in caso di aggressione (che però Putin non ha mai minimamente minacciato) accoglierli ora nella NATO sarebbe per esempio una grande provocazione contro Mosca, con la possibilità di vedersi schierare truppe “nemiche” NATO lungo oltre 1000 km. di confine: perché voler aumentare la tensione?

Cosa faremmo noi se a Malta o in Albania fossero schierate forze militari ostili?

Già, l’Italia… Dice sempre di “volere la pace” ma mi pare stia facendo nulla per crearne i presupposti, e questa è una gran brutta realtà.

 

REFERENDUM: IL 12 GIUGNO BISOGNA ANDARE A VOTARE !

Manca meno di un mese al 12 giugno, giorno in cui gli italiani dovrebbero votare i referendum sulla giustizia e sui quali pende il “rischio quorum”. Qualcuno può dissentire su alcuni particolare dei testi proposti, ma il vero ed autentico “peso” politico sarà nel vedere se gli italiani avranno finalmente il coraggio di uscire dall’apatia per sottolineare almeno con il voto la propria insoddisfazione nella gestione complessiva della giustizia nel nostro paese. Una bassa affluenza e quindi il fallimento referendario favorirebbe il conservatorismo delle toghe, rallentando la strada verso riforme serie ad un “sistema” che non vuole cambiare.

Da sottolineare che per ora c’è stato il gelo dell’informazione (RAI compresa, ovviamente) sull’iniziativa promossa da Radicali e Lega. Tre giorni fa anche il presidente dell’Unione Camere penali Gian Domenico Caiazza ha parlato di «servizio pubblico radiotelevisivo che sta venendo meno clamorosamente alla sua funzione». Lamentarsi sempre e poi non andare neppure a votare è una sciocchezza, quindi votate e fate andare a votare il 12 giugno: è importante.

 

CENTRO DESTRA

Tra meno di un anno ci saranno le elezioni politiche e tra un mese si voterà – oltre che per i referendum - per le amministrative anche in molti comuni capoluogo. Il centro-destra sta facendo di tutto per perdere perchè non sembra che soprattutto i suoi leader diano particolari segni di vita in chiave di alleanza politica, anzi: ogni occasione sembra utile per sottolineare le divisioni più che la concordia spesso proponendo candidati in lite tra loro.

Peccato, perché è il miglior regalo che si può fare alla sinistra che è anche lei in fase di sbranamento interno tra le sue componenti, ma che almeno ha il potere e la furbizia di non parlarne troppo.

Ecco perchè poi un partito come il PD che oscilla sul 20% dei voti esprime (pensateci!) il Presidente della Repubblica, un pattuglione di ministri, il nostro rappresentante a Bruxelles e infiniti posti di comando e sotto-comando oltre ad indirizzare e controllare spudoratamente la magistratura, la cultura, la scuola, i giornali e le TV. Merito loro o demerito altrui? Propendo sempre di più per la seconda ipotesi, come certificato dalla recente riconferma di Mattarella.

 

MA QUALE "PACE" ?!

Lo ammetto: ascolto solo i titoli dei TG e poi spesso cambio canale, perché le notizie sono monotone con Zelensky sempre benedetto e il solito Putin aggressore assassino.

Lo è sicuramente stato, purtroppo, ma intanto l’Europa corre verso il suicidio economico e politico con scelte che vengono solo osannate e con quasi nessuno che suggerisca altre soluzioni più negoziate.

Mi chiedo dove sia spesso il buonsenso, la logica, la volontà di capire meglio le cose uscendo dalle ricostruzioni a senso unico.

Esempi? Se la Russia minaccia il blocco del gas allora Putin è un criminale, se lo fa l’Ucraina nessuno si scandalizza, mentre a Kiev vanno e vengono capi di stato, leader politici, attori, cantanti (ma non era assediata?) in cerca di pubblicità.

Solo spulciando tra le note si scoprono notizie potenzialmente sorprendenti.

Per esempio che chi esce vivo dai sotterranei dell’acciaieria di Mariupol corre in Russia e non in Ucraina e solo dopo giorni si scopre che a trattenere i civili come ostaggi non erano i russi, ma il battaglione Azov,. Oppure che Zelensky si è vantato (dati al 10 maggio) che gli ucraini avrebbero già ucciso oltre 26.000 russi (però... sono cifre da generale Cadorna!) distruggendo 1170 carri armati, 2808 mezzi corazzati, 519 sistemi d'artiglieria, 185 lanciarazzi multipli, 87 sistemi di difesa antiaerea. Le forze russe avrebbero perso anche 199 aerei, 158 elicotteri, 1980 autoveicoli, 12 unità navali e 380 droni… E questa sarebbe una “guerra difensiva”, quella che il nostro parlamento ha quasi unanimemente autorizzato e gli USA e la NATO (Italia compresa) adeguatamente armato e finanziato?!

Chiediamoci se Zelensky racconti balle propagandistiche o dica la verità.  Visto che la star ucraina non può mentire per definizione (media e “Porta a Porta” dixit!), se fossero numeri veri noi italiani ed europei siamo così stupidi da armare ulteriormente gli ucraini e poi dire che siamo per la pace?

Ma ci rendiamo conto che stiamo contribuendo ad una escalation pericolosissima della guerra mentre economicamente stiamo andando in pezzi, l’Euro si svaluta sul dollaro e cresce l’inflazione?   

Perfino Carlo De Benedetti – che si definì “la tessera numero 1 del Pd” – in un’intervista al “Corriere della sera” ha criticato Draghi e proprio la posizione del Pd.

Va bene che siamo indebitati fino al collo e che Mario Draghi per sopravvivere ha bisogno dei fondi europei del PNRR (spendendoli come? Grande mistero!) e che quindi deve sostanzialmente obbedire ad Europa ed USA, ma non esageriamo. 

Ungheria, Svolacchia, Bulgaria dicono “no” a Bruxelles sul blocco del petrolio russo, se anche l’Italia cominciasse a puntare i piedi (come sta facendo la Germania) forse si muoverebbe qualcosa verso una apertura delle trattative di pace cui anche l’Italia sta volutamente chiudendo la porta.

Per esempio: se la maggioranza di ucraini filorussi in Crimea e Donbass volesse autonomia da Kiev in alcune zone orientali del paese è legittimo o antidemocratico dire loro di no? Chi conosce la storia sa la complessità delle situazioni. Per questo bisogna trovare dei compromessi e ha ragione Macron quando sostiene che  Putin non va umiliato o non tratterà mai. perchè dietro di lui il popolo russo purtroppo è compatto. Bisogna parlarsi e lavorare su garanzie reciproche, ma quando sei tu a sparare (o a pagare per farlo) come fanno l'Italia e l'Europa, come fai ad essere “super partes”!

 

DIFENDERE LE RADICI

Vi invito caldamente a spendere 19 euro ed a leggere il libro di Federico Rampini “SUICIDIO OCCIDENTALE, perché è sbagliato processare la nostra storia e cancellare i nostri valori”

Un libro edito da Mondadori che sta vendendo bene perché l’autore è di sinistra (e quindi non preventivamente censurabile) ma che dovrebbe essere un best-seller della Destra come la intendo io, fatta di serietà e non di slogan. Una critica documentata ed appassionata alle mode dilaganti che stanno distruggendo non solo gli USA ma anche tutto l’Occidente in nome della demagogia più insopportabile in campo culturale, ecologico e sessuale.

Una parte ben documentata del libro riguarda le fonti di informazione americane dove è palese e quotidiana la disinformazione e la voluta alterazione della verità, soprattutto per alcune ex testate illustri (come “Il New York Times”) ormai nelle mani di redazioni estremiste, ma fonti che poi - da noi - sono riprese come oracoli della verità.

L’autore, ripeto, è un bravo giornalista di sinistra e probabilmente per questo è riuscito a superare l’omertà della censura che avrebbe normalmente oscurato il volume. Ovviamente non condivido tutto, ma è assolutamente un testo da leggere e soprattutto (purtroppo) da meditare!  

 

GRAZIE CAPUOZZO

Ospite del sindaco di Casale Monferrato, l’amico Federico Riboldi, ho potuto ascoltare e dibattere con Toni Capuozzo, grande giornalista sul campo e mente acuta (e libera) sui conflitti che insanguinano il mondo. Ha presentato un bellissimo documentario sulle sue esperienze a Sarajevo e il suo ultimo libro “Giorni di guerra”. Uno straordinario esempio di informazione vera e documentata, spesso ben diversa da quella “ufficiale”.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI   !                                                    MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 861 del 6 maggio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Riassunto:  L’ISTAT ci comunica che in Italia l’inflazione sta diminuendo.

Bella notizia, ma mi sembrano dati francamente sballati. Ma “Tutto va ben madama la marchesa” e soprattutto non bisogna che la piazza si agiti: sinistra e PD al governo impongono pace sindacale e niente proteste, anche perchè se la gente ragionasse di più sulla realtà e sulle conseguenze economiche e non solo energetiche della nostra posizione ufficiale sull’Ucraina, l’Europa e Draghi non vivrebbero giorni felici.

E’ quindi in atto una deformazione incredibile dei fatti, dove perfino Papa Francesco passa per sotterraneo “supporter” di Putin solo perché sottolinea delle ovvietà: se l’Occidente vuole davvero la pace non deve comportarsi così e se serve un negoziatore allora deve essere super partes, altrimenti la pace non arriverà mai.

Cercate sempre di documentarvi, ci sono sempre tanti aspetti della verità.

 

L’ISTAT CHE VIVE SU MARTE

Sorprese del venerdì: secondo l’ISTAT l’inflazione in Italia è in diminuzione passando dal 6,4% di marzo al 6,2% di aprile.

Un raffreddamento ufficiale dovuto essenzialmente ai prezzi energetici che su base annua da un + 50,9% scendono ad un + 42,4 %, frutto un po’ a scoppio ritardato del contenimento delle accise deciso dal governo il mese scorso.

Vedendo le bottigliette di Coca Cola negli Autogrill a 3,30 euro, i panini a 7 euro e 90 (oltre 15.000 lire!), i prezzi degli alimentari nei supermercati, i menu dei ristoranti, il balzo di ogni fornitura, i prezzi del grano e delle materie prime, il dato ISTAT sembra decisamente anomalo e mi sembra giusto avanzare qualche perplessità.

Chiunque di noi chieda un preventivo per qualcosa scoprirà che rispetto a un anno fa ci sono stati incrementi del 20-30% non del 6%, ma evidentemente è una realtà che l’ISTAT non percepisce, pur essendo evidente a tutti gli italiani.

I primi segnali si vedevano già nell’autunno scorso, subito dopo la pandemia e ancor prima della guerra in Ucraina, con prezzi che all’ingrosso aumentavano a due cifre per una tensione sui trasporti e le materie prime causate anche da un effetto speculativo bene avvertibile.

L’Occidente si è scoperto nudo dopo anni di tregua avendo lasciato in mani altrui – soprattutto cinesi – gran parte dei trasporti intercontinentali, ma anche la filiera delle materie prime e dei semiconduttori. La speculata crisi energetica ha fatto il resto e la guerra ucraina ha poi ulteriormente complicato le cose.

L’aumento dei prezzi è un fenomeno mondiale con la Federal Reserve americana che si appresta a rialzare i tassi, ma l’inflazione si è poi avvitata in Italia più che altrove anche per gli effetti distorti di alcune normative che in apparenza sembravano positive.

Per rilanciare gli investimenti nell’edilizia “green” si è insistito da due anni sulla politica dei “bonus” (in Italia è tutto un bonus estemporaneo, dai monopattini alle vacanze, alla faccia di una declamata strategia economica “virtuosa”) ma visto che ciò è avvenuto in un momento di aumento dei prezzi-base, ecco che alcuni servizi sono aumentati a livello proibitivo e i loro effetti cominciano solo ora a scatenarsi sui prezzi al consumo.  

Gli sgravi per ristrutturare le facciate degli edifici, per esempio, hanno portato ad un aumento fino a 3 volte (300%!) dei costi di affitto dei ponteggi, ma sono comunque saliti tutti i componenti dell’edilizia, mediamente ben oltre il 20%: fatevi fare un preventivo! Quel facile slogan “la caldaia te la cambiamo noi” ha praticamente raddoppiato il loro prezzo, dando vita – aspetto più o meno minimizzato –anche a grosse speculazioni con vere e proprie truffe ai danni dello Stato. Si è parlato di 4 miliardi (quattro miliardi!!) di truffe legate ai “bonus”, poi sulla vicenda è calato un ovattato ed omertoso silenzio perché sotto accusa sarebbero dovute finire leggi mal fatte e/o controlli inesistenti.

Ad aumentare i prezzi di tutta la filiera v’è poi come sempre “l’effetto annuncio”.

In altre parole aumento i prezzi del mio prodotto prima ancora che mi arrivino addosso gli aumenti altrui, per salvaguardare comunque il mio profitto.

E’ stato il caso delle compagnie petrolifere con lo scatto dei prezzi dei carburanti alla pompa, anche quando le riserve erano state acquistate prima degli aumenti internazionali.

Gli unici rimasti al palo sono i salari e le pensioni. E’ un momento di grande debolezza sindacale e la presenza del PD e della estrema sinistra al governo garantisce tranquillità all’esecutivo, ma il dato è oggettivo e la protesta sarebbe ben motivata.

In altri momenti il Paese sarebbe sceso in piazza facendo montare la protesta, invece adesso tutti zitti e “Non disturbate il manovratore”.

Bloccata a suo tempo la “scala mobile” proprio per contrastare l’aumento in automatico delle retribuzioni e delle pensioni, il potere d’acquisto delle famiglie sta diminuendo in modo concreto e presto se ne vedranno i contraccolpi anche in termini di consumi.

Ciò dovrebbe rallentare l’inflazione, ma anche portare ad una stagnazione del mercato.

Pur in un sistema di informazioni spesso condizionato dalla politica, leggere che nel primo trimestre del 2022 le vendite di auto sono crollate di oltre un terzo - pur rispetto ai dati certamente non esaltanti di un 2021 e 2020 condizionati dalla pandemia - accende ad esempio un ulteriore segnale di crisi che non può essere sottovalutato. Se a tutto questo si aggiungono gli effetti indiretti della guerra in Ucraina è evidente che dei problemi veri fa comodo non parlarne, ma certamente non si risolvono da soli.

 

LE VERITA’

C’è una verità “ufficiale” che va ossequiata e un’altra sotterranea e nascosta.

La vulgata ufficiale impone di dire che l’Occidente è schierato unanime con l’Ucraina, che gli USA e la NATO sono i “buoni” gendarmi del mondo, che l’ Europa è unanime al loro fianco e sfiderà il diabolico Putin anche a costo di passare l’inverno a pancia vuota e al freddo, sprezzante delle privazioni. In quest’ottica è delittuoso anche solo ospitare il ministro degli esteri russo in TV (che ovviamente racconta la sua versione, che non per questo è quella vera) ed è “provocatorio” lasciarlo parlare, mentre il presidente ucraino in canottiera è il quotidiano depositario del Verbo.

Se invece si ascoltano poi con più calma gli esperti, allora affiora pian piano un’altra lettura dei fatti più critica e diversificata. Quella che accenna alle incongruenze europee, alle conseguenze energetiche, ai timori di una escalation, ai rischi di un’Europa perenne “yesgirl” degli USA. Parlo di esperti veri, di chi le cose le conosce a fondo e da tempo, non dei tuttologi “alla Covid” dell’ultimo minuto, quelli che straparlano nei talk show spesso senza alcuna vera esperienza.  

In ogni caso è legittima una pluralità di pensiero, altrimenti diventiamo tutti come Putin ad impedire il pensiero degli altri e quindi è sempre utile ascoltare anche i commenti più diversi.  

Diventa però allora cosa aberrante – per esempio – chiedere le dimissioni del sen. Petrocelli (5 Stelle) da presidente della Commissione Esteri del Senato solo perché sul tema specifico dell’Ucraina ha un parere diverso dal governo, visto che finora la Costituzione ha sempre ribadito il concetto che un parlamentare esercita il proprio ruolo senza vincolo di mandato (ovvero può ragionare di testa sua).

Vorrei avere il tempo e lo spazio di proporre ai lettori in rapida successione i titoli di prima pagina del “Corriere della Sera” di aprile, giorno dopo giorno: leggeteli uno dopo l’altro e rimarrete stupiti di come interpreta i fatti in maniera assolutamente monocorde il maggior (e una volta più autorevole) quotidiano italiano.

 

DOCUMENTI: LEGGETE LIMES !

Si parla tanto di guerra, ma se volete conoscere meglio i fatti della storia leggete il numero monografico di LIMES “La fine della pace” uscito alcuni giorni fa.

Una raccolta di opinioni diverse molto documentate ed attente, utili per chi voglia veramente saperne di più.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                                             MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 860 DEL 29 APRILE 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Riassunto:  Passano i giorni ma dall’Ucraina nessuna sostanziale novità se non l’impressione che il filtro delle notizie sia piuttosto opaco, mentre aumentano i pericoli  di allargamento del conflitto. Continuo a pensare che sia un grave errore strategico dotare Zelensky di armi offensive e comincio a chiedermi se il presidente ucraino rispetti lui stesso i canoni democratici, visto i suoi atteggiamenti con l’opposizione interna.

Stiamo comunque facendo una sorta di “guerra per procura” per conto degli USA, ne subiamo le conseguenze dirette – umane ed economiche – e l’ Europa rischia lo schianto nonostante il mantra del “Siamo tutti uniti contro quel criminale di Putin”.

Lo è stato per il suo attacco insensato all’Ucraina, ma ricordo anche le responsabilità “occidentali” di questi anni nei confronti della Russia.  Prendo atto che sempre più persone cominciano a farsi seriamente delle domande su questa crisi e la sua gestione da parte dell’UE, della NATO e degli USA che sembrano fare di tutto per continuare il conflitto.

E’ intanto mancata a cento anni di età Assunta Almirante, vedova di Giorgio Almirante, il leader missino che ha segnato la giovinezza (allora) per noi militanti della Destra Nazionale. Anche la sua morte è stata occasione per polemiche idiote.

Polemiche simili – ma ormai consuete – per la celebrazione del 25 Aprile con la novità di duri scontri dialettici all’interno dell’ANPI e del sindacato sulla guerra in Ucraina. A proposito del 25 Aprile pubblico un vecchio scritto di Gianpaolo Pansa che potrebbe portare ad una riflessione.

 

ASSURDA ESCALATION DI GUERRA

Ma si vuole davvero la pace in Ucraina?

E’ un tema ricorrente e sul quale scrivo da tempo, ma il correre dei giorni mi conferma che l’Europa e quindi anche l’Italia non dimostrano di avere una seria volontà di costruire la pace in Ucraina.

La condizione preliminare è il ritiro immediato “sic et simpliciter” dei russi dai confini ufficiali del paese? Allora lo si dica allora chiaramente, avendo la consapevolezza – però – che Putin è indubbiamente l’aggressore, ma ben difficilmente si ritirerà pacificamente nei propri confini se non dopo una sconfitta militare che ad oggi appare improbabile e con un serio rischio di coinvolgimenti mondiali.

Una soluzione negoziata potrebbe essere il concedere spazio ed autonomia alla minoranza russa, che però è predominante in alcune parti orientali ucraine. Questa potrebbe essere forse una credibile base di discussione, ma se il presidente ucraino si oppone “a prescindere” e l’Europa gli va dietro anziché spingerlo al dialogo allora torniamo al punto di partenza.

Il problema è anche dove e come debba intendersi l’autodeterminazione. 

Stalin inserì volutamente nel territorio della repubblica socialista sovietica di Ucraina zone a prevalenza russa per lingua, religione, tradizioni storiche. Se si facesse oggi un referendum nel Dombass  e in Crimea - controllato e garantito da osservatori neutrali – e l’esito fosse pro Mosca (come molto probabile) che farebbe l’Ucraina?

Soprattutto, cosa succede veramente in quel paese? Da tre mesi ogni giorno vediamo il premier Zelensky in perenni maniche conte che incita (comprensibilmente) i suoi connazionali alla resistenza e chiede all’occidente armi di supporto, ma quanti sanno che il principale partito di opposizione “Per la vita” (43 deputati) il 22 marzo è stato dichiarato illegale e così il blocco di opposizione formato da altri 11 partiti, mentre altri 26 seggi sono peraltro “vacanti”? Avete mai sentito di una attività parlamentare a Kiev, un’altra voce rispetto al presidente?

Sono tematiche che vengono poco sfiorate dai talk-show quotidiani.

Altra cosa che non mi convince: come mail Zelensky chiede solo e soltanto armi? Se il paese è alla fame servirebbero soprattutto cibo, materiale sanitario, plasma, invece la richiesta è di armi offensive, prontamente fornite dagli USA a colpi di 700/800 milioni a settimana. Che strana guerra: ci hanno raccontato che i russi dopo pochi giorni erano a 20 km. dal centro di Kiev, però poi si sono fermati in tutto il paese e dalla capitale vanno e vengono un po' tutti i leader mondiali, funzionano le ferrovie e l’aeroporto, la luce elettrica, gli approvvigionamenti: ma che razza di offensiva ha scatenato Putin? Una follia strategica visto migliaia di carri armati che - ci è stato detto - hanno invaso l’Ucraina con colonne fino a 60 km. di lunghezza. Ma i carri armati o sono riforniti di carburante o si fermano: possibile che i generali russi non ci hanno pensato? E che fine hanno fatto gli invasori, come mangiano, come si spostano?

Ci sono decine di domande che restano senza risposta.

Allo stesso modo si annunciano per giorni la scoperta di tragiche fosse comuni con migliaia di cadaveri, poi improvvisamente non ne parla più nessuno: ma i morti c’erano sul serio, oppure fortunatamente no? Ogni TG parla sempre al condizionale, le fonti sono incerte se non contraddittorie. Ho l’impressione che l’informazione sul conflitto sia zoppa, partigiana, poco verificata. Vorrei notizie certe e documentate, solo allora ci si potrebbe fare una opinione meditata.

 

ASSUNTA ALMIRANTE: POLEMICHE ANCHE DA MORTA

E’ morta a 100 anni di età “donna” Assunta Almirante, vedova di Giorgio Almirante, indimenticabile segretario del Movimento Sociale Italiano.

Donna volitiva, a volte non mi stava molto simpatica perché le sue parole diventavano involontario strumento polemico della stampa avversaria le strumentalizzava. E’ stata comunque una testimone importante di un’epoca politica ormai passata e compagna di un leader indiscusso ed unico che ha segnato la mia come l’esistenza di tanti altri giovani degli anni ’70. Anche da morta ha causato polemiche a conferma della pochezza degli imbecilli che girano oggi. Grande bufera sui social, infatti, contro Ettore Rosato (capogruppo di Italia Viva, i renziani) che ha inviato un telegramma di condoglianze alla famiglia e tweettato "Con Assunta Almirante scompare una testimone di rilievo dell'eredità morale e politica del marito Giorgio Almirante e del Movimento Sociale Italiano". Sull’onda delle polemiche Rosato “cuor di leone”, accusato di insensibilità antifascista, ha poi cancellato il messaggio.

 

QUANDO PAGA LA RAI 

Un piccolo fatto di cronaca, ma visto che tocca direttamente un mio amico lo racconto volentieri ai lettori. Stefano Andrini era un mio collaboratore al dipartimento esteri di AN che il 6 marzo 2011 era stato etichettato nella trasmissione “Presa Diretta” su RaiTre di essere non solo un estremista di destra ma un ex picchiatore, detentore abusivo di armi, un ex naziskin ecc.ecc. Il tutto quando Andrini era nel frattempo diventato dirigente di un’importante azienda romana e cui si voleva scopertamente far perdere il posto.

Andrini querelò la RAI e tenne duro nonostante tutti i tentativi di insabbiamento e prescrizione finchè con fulminea sentenza (11 anni e 8 mesi di attesa!) finalmente la Magistratura, con sentenza del tribunale civile di Roma, ha condannato la Rai al pagamento di 15.000 euro per diffamazione, oltre alle spese legali.

Andrini ha la testa dura, tanti nel frattempo avrebbero chiuso la vicenda con la solita transazione, ma adesso che la Rai ha pagato, perché il conto di una trasmissione faziosa deve essere messo a carico dei teleutenti? Perché i responsabili del servizio infame e diffamatorio non dovrebbero pagare in proprio?

Anche perché ci raccontano che la RAI esprime il meglio del “servizio pubblico” ?!

 

25 APRILE: COSA SCRIVEVA GIANPAOLO PANSA

“I vinti non dimenticano, ho smesso di essere manicheo, di dividere il mondo in due, di qua i buoni di là i cattivi. La mia pietas verso il genere umano è cresciuta molto. Ho scoperto che tutti, bianchi, rossi e neri soffriamo nello stesso modo e spesso senza averlo meritato.

Con il Partito Comunista Italiano la guerra di liberazione è diventata anche una guerra rivoluzionaria per la successiva conquista del potere in Italia. Questo progetto ha autorizzato un succedersi di errori, menzogne, intrighi, soprusi, delitti e misteri: tutta robaccia occultata da una storiografia succube degli interessi di quel partito.

Istria, Dalmazia, Fiume, Pola, Zara, l’esodo di 300.000 persone che non volevano vivere sotto il comunista Tito, il loro arrivo in Italia tra gli insulti e gli sputi degli attivisti organizzati dal PCI… Di queste e di tante altre tragedie è inutile parlare ai “Gendarmi della Memoria”. Loro danno via libera solo ai ricordi che gli fanno comodo, mentre la Memoria li mette in difficoltà e allora preferiscono tenerla sotto chiave, zittirla, fingere che non esista. Il revisionismo è pericoloso, ma la Storia è una talpa che scava. Prima o poi uscirà fuori la verità, ammesso che si abbia ancora interesse a cercarla”   (Gianpaolo Pansa)

 

BUONA SETTIMANA    A TUTTI                                               MARCO ZACCHERA

 

 

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IL PUNTO   n. 859 DEL 22 APRILE 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Riassunto:  Continua la guerra in Ucraina e purtroppo non si vedono vie d’uscita. L’Europa non sembra capace di mediare né di volere un accordo, anche perché con gli USA e la NATO si è schierata con Kiev fornendo non solo assistenza umanitaria ma anche armi sempre più “offensive”.

Non sono in dubbio le responsabilità di Mosca, ma piuttosto la strategia europea, con la UE che rischia di rimanere la più colpita dalla guerra non solo per i problemi legati a milioni di profughi incolpevoli, ma anche per la montante crisi economica ed energetica (leggete qualche dato) facendo in fondo un gran piacere agli USA dove a condizionare uno spento Biden sono evidentemente i falchi del Pentagono.

Non è solo la mia opinione: un sondaggio conferma che questo lo pensano la maggioranza degli italiani, anche se nessuno – o quasi – osa ammetterlo.

Intanto la Gran Bretagna chiude ai profughi e agli immigrati, dirottandoli in Ruanda, mentre in Francia Emmanuel Macron succederà domenica a sé stesso nel ballottaggio delle “presidenziali”.

Si pone un problema, che riprenderemo: il presidente francese risponderà comunque ai propri elettori grazie alla sua elezione diretta, perché invece gli europei devono essere rappresentati dalla Von der Leyen, che non è stata votata da nessuno, esattamente come Draghi?

 

DEFAULT RUSSO, MA ANCHE CRISI EUROPEA

La sempre gioiosa signora Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione Europea, appare in TV tutta contenta: “Ci sarà anche il blocco del petrolio nel sesto pacchetto di sanzioni alla Russia, il fallimento russo è solo questione di tempo!”. Intanto è di giovedì 21 aprile la notizia che Biden darà altri 800 milioni di dollari in armi sofisticate USA all’ Ucraina.

Qualcuno informi la giuliva miss Ursula, diretta esponente dell’asse Berlino-Parigi-Bruxelles, che se fallisce la Russia l’Europa quantomeno tirerà abbondantemente la cinghia visto che - a parte il gas, il petrolio, le forniture alimentari e le conseguenze per aziende che lavorano con la Russia, ora al tracollo -  la sola esposizione “italiana” di Unicredit nei confronti di Mosca è di 7,8 MILIARDI, quella di Intesa-Sanpaolo di “solo” 5,1 MILIARDI e la stessa BERS (Banca di Ricostruzione Europea) è esposta per 25 MILIARDI. Conviene così tanto all’Europa – e soprattutto all’Italia - il fallimento della Russia? Ognuno rifletta da sé, ma possiamo anche arrivare alla conclusione che con i tiranni, gli antidemocratici e gli invasori non si fanno affari e tantomeno sconti: da Palazzo Chigi e a Bruxelles si ripete: “Prima di tutto viene la democrazia e la libertà, sono principi che non hanno prezzo!”.

Perfetto, però allora per coerenza sospendiamo anche le forniture di petrolio dall’Arabia Saudita visto che di democrazia e di libertà (magari anche di quella religiosa…) lì non se ne parla, e che pure i sauditi fanno la loro bella guerra in Yemen, costata più di 20.000 civili morti ammazzati o sotto le loro bombe, tra l’altro fornite anche dall’Italia. Vanno allora anche sospese le forniture petrolifere dagli Emirati Arabi, dove non ci sono nè partiti né elezioni. Stop anche nei rapporti con l’Egitto - visto non solo il caso Regeni - e lo stesso dovrebbe valere per la Libia (anzi, “le” Libie, visto che sono in perenne guerra tra loro) che non sono certo esempio di democrazia.  Per far contento Di Maio potremmo insomma avere solo rapporti con la Cina, nota campionessa di democrazia, pluralismo, libertà e trasparenza. Povera Europa…

 

SONDAGGI SILENZIATI

Pensavo di essere un pesce fuor d’acqua a chiedere più riflessione sulla presa di posizione italiana ed europea in Ucraina, ma scopro invece di essere in buona compagnia. L’agenzia demoscopica Index Research ha elaborato per “Piazza Pulita” (trasmissione di La 7) un sondaggio sulla guerra. Ci credereste? Alla data del 13 aprile per il 52,7% degli italiani è controproducente continuare a fornire armi a Kiev, in quanto ciò allontanerebbe gli sforzi per arrivare alla pace. Per stoppare il conflitto, il 56,3% ritiene utile che Usa, Cina e grandi potenze spingano Russia e Ucraina ad un compromesso e non viceversa. Il 45,7% degli intervistati boccia la gestione della guerra da parte di Biden e della Nato mentre solo il 35,4% la promuove.

“Il cessate il fuoco in Ucraina non è stato ancora raggiunto perché gli Usa non hanno interesse a fare finire le ostilità, anzi, hanno lavorato anni per farle nascere”: a pensarlo è il 42,7% degli italiani nel sondaggio di “Termometro Politico” del 12/14 aprile (solo il 39% pensa che la mancata tregua sia per responsabilità di Putin, il 10% ne dà la colpa a Kiev, il 5,6% direttamente all’Europa). Quasi un italiano su due preferirebbe che l’Europa prendesse una posizione diversa da quella degli Stati Uniti.

Visto che né la Von der Leyen né Draghi sono stati eletti direttamente dai cittadini italiani od europei, dovrebbero forse anche tener conto di questi punti di vista.  

 

NONNI FASCISTI

Se il prof. Orsini dichiara su Rai 3 che suo nonno durante il fascismo era un bambino contento scatena un finimondo, ma anche mio padre mi diceva la stessa cosa e – guarda caso – lo ripetono o lo ripetevano quelli che erano bambini negli anni ’30, così come tutti hanno sempre ripetuto che la guerra è stata invece una cosa tremenda e assurda, oltre che una scelta profondamente sbagliata di un dittatore che ne è poi stato travolto.

Non vedo nulla di scandaloso né di demagogico nell’affermare tutto questo, perché evidentemente è solo la verità.

Demagogico (e ridicolo) è molto di più chi OGGI è così stupido dal non voler ammettere queste cose e che approfitta di ogni dichiarazione di chiunque per scatenare polemiche e per etichettare come “nostalgico” (ma va là!..) chi lo possa anche solo pensare. 

 

PROFUGHI ILLEGALI?  LONDRA LI MANDA IN RUANDA…

“Basta profughi!” lo sostiene il premier inglese Boris Johnson e il governo britannico ha infatti tutta l’intenzione di inasprire le proprie politiche sull’immigrazione, anche con una scelta che appare senza precedenti: trasferire i richiedenti asilo in Ruanda, indipendentemente dalla loro località di provenienza e prima ancora di aver preso in esame la motivazione che li ha spinti a fuggire. Londra pagherà infatti il Ruanda per fargli accogliere i richiedenti asilo e ha sottoscritto un accordo con Kigali il 14 aprile u.s. per 120 milioni di sterline.

“Il nostro paese - ha dichiarato Johnson - non può non può più sostenere un così forte flusso migratorio: la nostra compassione potrà anche essere infinita, ma la nostra capacità di aiutare le persone non lo è”. Almeno 5.000 persone hanno infatti attraversato La Manica illegalmente nel 2022, decisamente troppi per Londra.

Giusto per memoria, in Italia l’anno scorso hanno attraversato il canale di Sicilia o sono stati raccolte da navi di ONG ben 67.040 persone rispetto alle 34.154 del 2021 e alle 11.471 del 2020. (dati ufficiali del Ministero dell’Interno) mentre gli altri sbarchi clandestini - proprio perché tali - non entrano nel conteggio. Come siamo bravi! Siamo così bravi che non riusciamo neppure a dirottare una quota di migranti all’interno della UE verso altri paesi (che pur lo avevano promesso), né ad ottenere che siano trasferiti almeno quelli raccolti dalle ONG battenti bandiera tedesca o olandese e “scaricati” in Italia.

Un clamoroso fallimento per Draghi e l’ intoccabile ministro Lamorgese.

E adesso, un necessario, caloroso benvenuto ai profughi ucraini.

 

FRANCIA

Credo proprio che Emmanuel Macron succederà a sé stesso domenica al ballottaggio per l’Eliseo perché Marine Le Pen ha indubbiamente cercato di rendersi più accattivante liquidando lo storico “Front National” e fondando il rinnovato “Rassemblement National”, ma non credo abbia la capacità di raccogliere intorno a sé la maggioranza dei consensi.

Funziona sempre così quando in un ballottaggio c’è un candidato considerato schierato nettamente da una parte e l’altro giudicato più moderato.

Colpisce che Macron - dopo cinque anni di presidenza - abbia intercettato meno del 20% complessivo dell’elettorato francese, ma al presidente può bastare anche così.

Certamente questa volta (il ballottaggio contro i Le Pen padre e figlia sono ormai una consuetudine d’oltralpe) il divario non sarà di 66 a 33 come nel 2017, ma più ristretto e comunque resta il fatto che Marine le Pen è stata la più votata - al primo turno - in 41 dipartimenti francesi su 96.

Contro la Le Pen giocano ovviamente anche tutti i media, l’Europa, la grande finanza, gli USA, l’intellighenzia progressista, la sinistra e la magistratura francese. Con tempismo perfetto la Procura di Parigi ha ampiamente pubblicizzato proprio pochi giorni fa un’inchiesta relativa alla gestione dei fondi dell’ex partito della Le Pen partita ben 18 (diciotto!) anni fa. Forse è un record, ma certamente una provvidenziale (per Macron) “Giustizia a tempo” che mi ricorda tanto quella di un altro paese vicino alla Francia, quello che come bandiera ha un tricolore molto simile a quello francese.

 

BUONA SETTIMANA    A TUTTI                                                                               MARCO ZACCHERA

IL PUNTO di Marco ZACCHERA dal 20 aprile 2022


IL PUNTO   n. 858 DEL 15 APRILE  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

 

Cari lettori,

un numero in formato molto ridotto per IL PUNTO di questa settimana, solo per augurare a tutti una Buona Pasqua che sia veramente di resurrezione.

E’ un momento particolarmente triste e difficile per il mondo, l’Europa e l’Italia, così come per tanti altri paesi dove la guerra, l’egoismo umano, il disinteresse per il futuro naturale del pianeta spingono a temere un domani pieno di incognite e difficoltà.

Non riusciamo più a capire dove sia la Verità, le notizie si accavallano tra violenze e futilità, superficialità e contraddizioni.

Sembra che si sia persi un po' tutti la bussola, forse anche perché mancano certezze e serietà perfino nell’approccio ai problemi.

In questi momenti così difficili la cosa migliore è allora fermarsi a riflettere, a parlare un po' di più con noi stessi per cercare un po' di luce dentro e fuori di noi.

Il venerdì santo è la notte della paura e della tristezza, ma per il credente al buio segue, deve seguire comunque la luce dell’alba, di un’alba di Resurrezione.

Vedere questa luce e saperla costruire è l’augurio che faccio agli amici che mi seguono da tanti anni, così come ai lettori più recenti, perchè si deve “comunque” sperare, bisogna “comunque” impegnarsi, non si può e non si deve gettare la spugna, magari chiudendoci ancora di più in noi stessi con menefreghismo e – spesso – troppo egoismo.  

Ciascuno di noi è quindi invitato a riflettere per cercare di riscoprire invece in noi stessi e negli altri valori veri per la nostra vita.

La speranza è di riuscirci -  sia come individui che come comunità -  idealmente vicini a chi in questi giorni soffre di più per le devastazioni della guerra, le ingiustizie, le violenze, le rivalità troppo spesso assurde che dilaniano il mondo.

 

 

BUONA PASQUA A TUTTI                                                                MARCO ZACCHERA




IL PUNTO N. 857 dell’ 8 APRILE 2022

di Marco Zacchera (marco.zacchera@libero.it)

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In questi giorni sono negli USA e da qui le vicende europee sono viste con tutt’altra prospettiva rispetto all’ Italia. Questo numero de IL PUNTO è quindi un po' diverso dagli altri, ma ci tenevo a trasmettere ai lettori alcune impressioni sulla guerra in Ucraina colte dall’ altra parte dell’Atlantico. Note che trascendono dalle notizie dell’ultimo minuto e che volutamente non si soffermano sugli orrori e la violenza che ha segnato anche questo conflitto. Non ci sono dubbi sulle responsabilità dell’aggressione di Putin, ma cerchiamo di vedere le cose anche in modo strategico per il futuro dell’Italia e dell’Europa, non facciamoci confondere da notizie non sempre documentate e certe, visto che in ogni guerra la verità è spesso manipolata agli interessi di parte.

 

GLI INTERESSI DI BIDEN

A oltre quaranta giorni dall’inizio del conflitto, qui negli USA le notizie della guerra in Ucraina tendono a scivolare via velocemente dai titoli di testa dei TG con gli americani molto più preoccupati per l’inflazione e il costo dei carburanti che non per il lontano fronte europeo.

E’ infatti molto più commentata la decisione presidenziale di attingere un milione di barili al giorno dalle riserve strategiche fino alla fine dell’anno pur di bloccare il prezzo della benzina che era schizzato in molti Stati oltre i 5 dollari al gallone. La mossa ha stabilizzato il prezzo intorno a 4,20 dollari, equivalenti a 99 centesimi di euro al litro, un prezzo che a noi sembra da favola, ma per gli americani è comunque uno shock.

Un esempio per sottolineare come la partita Ucraina si giochi negli USA principalmente sul fronte interno sostenuto da una borsa dove corrono soprattutto i titoli legati alla difesa, grande business americano di cui in Europa si parla pochissimo.

L’opinione pubblica guarda preoccupata al prezzo della benzina, ma anche perché deve prende atto che l’inflazione ufficiale, già prima della guerra, era salita al 7,9%, record negativo dal 1982, mentre la Federal Reserve pompa quotidianamente nel sistema una somma imponente di liquidità (si parla di 300 miliardi di euro al mese, ovvero in un solo mese tutti i fondi italiani del PNRR) per sostenere i consumi e – indirettamente – le traballanti fortune di Biden chiamato a novembre ad un difficile turno elettorale.

Dietro il paravento degli aspetti politici ed umanitari del conflitto, gli USA si stanno indebitando sempre di più, ma grazie alla loro rafforzata leadership economico-finanziaria, scaricano una parte dei propri guai sull’Euro e le alte economie straniere con il dollaro che comunque si e rafforzato confermandosi come valuta centrale del mondo.

 

“Combatteremo la guerra in Ucraina fino all’ultimo europeo” E’ uno slogan ipotetico, ma che rende l’idea: l’America vende armi, tiene alta la tensione, fa i propri affari e scarica rischi, profughi e “danni collaterali” sugli alleati e le loro economie.

Dopo l’abbandono dell’Afghanistan che ha significato una figuraccia immensa per la Casa Bianca, l’amministrazione Biden sta puntando tutto su un rilancio economico interno nel tentativo di affrontare al meglio il voto di novembre. Di qui la necessità di tenere basso il costo del denaro offrendo liquidità delle famiglie (si stanno ripetendo le situazioni pre-2008, quando esplose la bolla dei mutui sugli immobili che come un terremoto sconvolse l’economia del mondo) e puntando a nuovi posti di lavoro. Il prezzo da pagare è un aumento astronomico della liquidità circolante che genera inflazione, ma accettabile se appunto viene parzialmente “spalmata” all’estero nel momento in cui la guerra indebolisce soprattutto le cncorrenti economie europee.

Parliamoci chiaro: l’America non risente economicamente del conflitto, non impiega propri uomini in prima linea, non ospiterà una quota significativa di profughi, ma ha tutto l’interesse a mantenere alta la pressione perché controllerà sempre di più le fonti energetiche mentre fa grandi affari in campo militare anche in Europa.

La Germania, per esempio, ha acquistato nelle scorse settimane nuovi armamenti USA nel quadro di un piano di rinnovamento delle sue forze armate con un budget di 100 miliardi di Euro. Applaudono Lockheed, Martin, Raytheon, General Dynamics, Boeing e Northrop Grumman, i giganti della difesa USA sempre in prima fila – guarda caso - a sostenere Biden.

 

Soprattutto, sul piano strategico, gli USA al di là delle dichiarazioni ufficiali sono ben contenti del solco profondo che la guerra in Ucraina sta creando tra UE e Russia che - ove fossero invece paesi tra loro alleati -potrebbero insieme diventare un formidabile antagonista all’America.

Un’Europa debole dal punto di vista energetico è poi un’altra manna per Washington che invierà gas – così almeno è stato promesso – ma ad ottimi prezzi (per gli USA) mentre la sospensione dei lavori per il gasdotto Nord Stream 2 chiuderà per anni i rubinetti ad Est per un’Europa affamata di energia: la quadratura di un cerchio perfetto in cui l’UE è però la parte perdente.

Anche se si pone l’accento soprattutto sulle tematiche umanitarie per giustificare la reazione all’attacco di Putin, di fatto la crisi ucraina sta quindi diventando un formidabile mezzo per gli Stati Uniti per controllare in modo economicamente e militarmente molto più forte un’Europa divisa su molti aspetti e già zoppicante per aver perso la Gran Bretagna.

 

Si spiegano così anche alcune mosse di Biden che sembrerebbero scriteriate, se davvero alla Casa Bianca ci fosse una concreta volontà di costruire la pace. Se vuoi la pace non provochi e insulti gli avversari, non spingi per esasperarli quando sai che buona parte delle forze armate russe non sono (ancora) coinvolte in Ucraina. Soprattutto rifletti prima di armare l’Ucraina perpetuando il conflitto e insisti invece per una mediazione credibile mentre – anche sulle sanzioni – cerchi di non scegliere quelle che danneggiano soprattutto gli alleati europei, come invece è stato fatto.

 

E l’Europa, l’Italia, Draghi? Ho l’impressione che (a parte tutti i consueti appelli alla pace, democrazia, libertà, diritti umani  ecc.ecc.) una volta di più a Bruxelles comandino quelle lobby che non sono sempre dalla parte dei comuni cittadini europei. Conta soprattutto il business, così dopo il Covid ora si guadagna con la guerra: ieri si speculava sui vaccini venduti a prezzi esorbitanti senza controlli sui contratti (dopo due anni i contratti pubblici europei con le americane Pfizer e Moderna per centinaia di milioni di dosi e miliardi di euro sono ancor segreti!), oggi si permettono aumenti dei costi energetici che uccidono l’economia europea, ma portano profitti scandalosi alle multinazionali. Quanti riflettono anche su questi aspetti, quali media ne parlano?  Spero che qualche italiano in più cominci a farsi delle domande.

 

Buona settimana a tutti                          ……                                Marco Zacchera 




IL PUNTO   n. 856 del 1 APRILE  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: Prima il COVID poi la guerra in Ucraina: l’attenzione di tutti è concentrata sempre su alcuni temi monopolizzanti, ma anche altre problematiche non dovrebbero essere dimenticate.

In campo politico, per esempio, eletto Mattarella tutto è caduto sotto silenzio per il CENTRO-DESTRA che sembra incapace di darsi una linea comune, ma le elezioni si avvicinano.

Tornando invece all’attualità del conflitto ucraino, una lettura dei dati sulla SPESA PER GLI ARMAMENTI nel mondo imporrebbe almeno una riflessione e credo giustifichi pienamente la posizione di PAPA FRANCESCO che insiste a considerare la guerra una follia. Notate: il Papa viene citato dai media e invitato in TV quando parla in termini “umanitari”, di immigrazione ecc. perché fa molto “progressista” ma se - come nei giorni scorsi - chiama i governi ad un freno delle spese militari allora viene di fatto censurato perché evidentemente dà fastidio a chi campa sulle guerre e ad una sinistra  che dal “pacifismo” antiamericano si è convertita al pro-militarismo anti russo, anche se quasi nessuno sembra volerlo notare. Intanto passano i mesi e non si conoscono ancora le priorità del PNRR, mentre Draghi punta sull’extra-deficit per tirare a campare.

 

C’ERA UNA VOLTA IL CENTRO DESTRA....

La data non si sa ancora e della questione non ne parla nessuno, ma tra il 15 aprile (data ormai impossibile) e il 15 giugno si andrà a votare in 977 comuni italiani tra cui 26 capoluoghi di provincia e 143 comuni oltre i 15.000 abitanti. Nella stessa giornata si dovrebbe (forse) votare anche per i referendum sulla giustizia promossi da Lega e Radicali.

Si voterà in città importanti da Palermo a Padova, da L’Aquila a Verona, da Taranto a tutti i capoluoghi del sud del Piemonte, da Messina a Genova. Un test elettorale di milioni di elettori a meno di un anno dalle elezioni politiche ma che per ora sta passando sotto traccia.

Nel  centro-destra tutto tace ed è significativo perchè – reduce dalla infausta tornata delle amministrative dell’autunno 2021 e dalla sconfitta alle “supplettive” di Roma  – l’alleanza dovrebbe in qualche modo prepararsi a un turno elettorale che si preannuncia molto divisivo e a rischio di nuovi disastri, complice - una volta di più – la superficialità  ed il disinteresse dei leader che vanno avanti ciascuno per conto proprio, al più incontrandosi solo al “quasi-matrimonio” di Berlusconi, cui però era invitato soltanto il “fido” Matteo Salvini, quasi come una incoronazione di potenziale successione all’onnipresente ed inossidabile (anche se per molti decisamente patetico) Silvio Berlusconi.

Pare che la Meloni e Salvini non si sentano dal 28 gennaio quando – improvvido – l’ascensore del leader della Lega “salto” il quinto piano del palazzo dei gruppi a Montecitorio, là dove era atteso (invano) da Giorgia Meloni per concordare le mosse.

Era il giorno in cui si doveva decidere sul Mattarella-bis e che finì come si sa, compreso il siluramento (ed affondamento) politico di una alleanza di centro-destra che per la partita Quirinale era partita con i favori del pronostico.

Da allora le tensioni tra i gruppi sono aumentate con scortesie collaterali: le reti Mediaset (“indipendenti”?!) hanno di fatto cancellato le presenze di esponenti di Fratelli d’Italia, la Meloni non è stata invitata al “quasi matrimonio” di Berlusconi e soprattutto in periferia è in corso una serrata guerra di posizioni che in vista di   elezioni amministrative non promettono mai nulla di buono.

E pensare che la guerra in Ucraina era stata occasione di un forzato riavvicinamento di FdI al governo, occasione che sta evaporando anche per le difficoltà di Draghi a chiudere in maniera soddisfacente il “pacchetto energia” dando spazio alle proteste dell’opposizione per il perdurante caro carburanti.

Colpisce questa mancanza di volontà a correre insieme, pur ripetendo il mantra che una alleanza “naturale” ci sarebbe nei fatti. La realtà è ben diversa ed anche questi atteggiamenti fanno pensare che salgano le quotazioni di un nuovo sistema elettorale   proporzionale dove la visibilità dei singoli partiti sarebbe il “valore aggiunto” che ciascuno, alla fine, narcisisticamente attribuisce a sé stesso.

In un momento in cui la sinistra è profondamente divisa il centro-destra non solo sembra incapace di riannodare i propri nodi, ma permette a Letta di ricucire tra i suoi e il M5S: una “grazia ricevuta” di impensabile valore.

 

NUMERI TERRIBILI (CHE NON TORNANO)

La Camera ha approvato a grande maggioranza un ordine del giorno che impegna il governo ad "avviare l'incremento delle spese per la Difesa verso il 2% del Pil”. Passando in pratica dai 25 miliardi l'anno attuali a 38 miliardi l'anno.

Stando all’ ANSA, i 27 Paesi dell’Ue, - secondo i dati del SIPRI di Stoccolma, uno dei più accreditati ed indipendenti istituti mondiali di analisi - già oggi spendono 233 miliardi di dollari all’anno in spese per armamenti, più del triplo di quanto spende la Russia. Gli Stati Uniti (un altro paese NATO) sono in testa in termini di spesa con oltre 766 miliardi di dollari, che rappresentano il 3.74% del loro PIL: da soli gli USA spenderebbero oggi più di UNDICI VOLTE rispetto alla Russia.

Anche la Cina spende di più che nel passato: +76% nel decennio 2011-20, come India e Russia. Mosca è cresciuta costantemente fino al 2016, ha investito molto negli ultimi tre anni, raggiungendo ad una spesa stimata di 67 miliardi di dollari, comunque meno di un decimo degli USA E’ “SOLO” TRE VOLTE L’ITALIA.

L’Ucraina si trovava al 34esimo posto mondiale, con quasi 6 miliardi. Un valore che significa il 4.13% del suo GDP nazionale. Il suo trend di spesa è in crescita: 10 anni fa la spesa era di poco più di due miliardi, ma Kiev prima della guerra spendeva comunque un decimo rispetto alla Russia.

In termini complessivi La Nato (USA compresi) spende complessivamente circa 1.103 miliardi di dollari, pari al 56% della spesa militare globale. Tra i primi 15 Paesi per spesa militare nel mondo, sei sono membri della Nato: L'Italia rimane nella top 5 europea per spesa e all’undicesima posizione globale. 

Quindi Mosca spende “solo” 67 MILIARDI e la NATO ben 1.103 MILIARDI: 18 VOLTE PIU’ DELLA RUSSIA.

O i numeri sono sballati o Putin è un suicida a mettersi contro la NATO, oppure (terza ipotesi, da non scartare) la NATO spende male i suoi soldi, ma allora - prima di aumentarli - andrebbe verificato se non sia il caso di spenderli meglio, ammesso che ci sia un “meglio” nelle spese militari.

Un aspetto che andrebbe verificato anche per le spese militari italiane.

Sono argomenti che però danno fastidio: dopo decenni di input e proclami pacifisti – soprattutto se si dovevano criticare gli USA – ora siamo al corto/contro circuito informativo: perfino se Papa Francesco dà dei “folli” ai governanti (compresi quelli europei) per queste spese eccessive viene di fatto censurato. Chissà se qualche italiano si renderà conto che anche questo è un chiaro indizio di assoluto controllo dell’informazione, oltre a sottolineare quanto meno importante sia diventata la Chiesa - rispetto a solo qualche decennio fa - nella sua capacità di influenzare le scelte politiche dei governi. 

Pensate se l’umanità destinasse queste somme - anziché per potenzialmente uccidersi a vicenda - a migliorare invece le condizioni del pianeta e di chi ci abita…

 

NOTIZIE DEL PNRR ?

Non riesco a capire quali siano le CONCRETE priorità dei miliardi spesi e da spendere per il PNRR, argomento che è totalmente sparito dai radar dell’informazione. Possibile che gli italiani non abbiamo il diritto di conoscere chiaramente quali siano i principali obiettivi da raggiungere e quali le opere pubbliche prioritarie? Probabile che l’Europa rimanderà tempi e procedure per l’emergenza ucraina, oltre che allargare i margini dei deficit pubblici, ma un po' più di chiarezza mi sembra comunque  indispensabile.

 

A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA                            MARCO ZACCHERA 




IL PUNTO   n. 855 del  25 MARZO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: Ma gli attori in campo vogliono VERAMENTE la pace in Ucraina? Putin è l’aggressore, ma BIDEN e ZELENSKY come si stanno comportando?

Se devi trattare con Putin non devi provocarlo come ha fatto Biden, altrimenti è ovvio che insisterà nella sua aggressione.  Ma quanto “vale” davvero Biden? Questo è il dubbio che deve porsi il mondo e soprattutto l’Europa che si trova in prima fila in un conflitto molto pericoloso e per il quale continuo a pensare che l’Italia NON debba armare l’Ucraina. Intanto dobbiamo prendere atto che l’informazione di guerra non coincide spesso con la verità che viene così manipolata, mentre il vero dramma sono i milioni di persone inermi che si trovano coinvolte nel conflitto. Credo che le parole del Papa siano illuminanti: forse andrebbero almeno lette e meditate / In AFGHANISTAN intanto i talebani (nonostante le promesse) hanno ufficialmente vietato l’accesso a scuole medie e università alle ragazze: l’oscurantismo islamico è un nuovo medioevo che avanza, ma al mondo questo non interessa.    

 

MA BIDEN (E ZELENSKY)  VOGLIONO DAVVERO  LA PACE?

Che Putin sia colpevole dell'aggressione ed invasione dell'Ucraina è fuori di dubbio, ma se il presidente degli USA Joe Buden lo definisce ufficialmente in TV "Criminale di guerra, dittatore assassino e delinquente" significa che la stessa Casa Bianca non vuole costruire la pace, perché provocare l'avversario - per colpevole che sia - significa solo voler alimentare una sua reazione che, conoscendo Putin, non potrà che essere violenta.

Ma Joe Biden è davvero in grado di comandare la più grande nazione del mondo (ammesso lo sia ancora)? Oppure è un vecchietto un pò stordito che deve leggere ogni riga che gli mettono davanti perché incapace di un pensiero proprio, così come deve assolutamente guardare fisso il "gobbo" che sta dietro ad ogni sua telecamera TV per lo stesso motivo? O è diventato semplicemente un burattino nelle mani di chi anche negli USA vuole moltiplicare gli effetti della guerra che - come sempre - permette di fare ottimi affari, soprattutto se a rischiare e ad andare in crisi è soprattutto l’Europa?  

Comportandosi in modo così sprovveduto temo che Biden non sia un portatore di pace, forse perchè - facendo la voce grossa – spera di far dimenticare al mondo le porcherie che suo figlio ha combinato in Ucraina o, più semplicemente, è alla disperata ricerca di consensi in vista del voto americano di mezzo termine che a novembre rischia di polverizzarlo. Di sicuro è un personaggio non all'altezza del ruolo nonostante gli osanna (sempre più forzati) di tutti i progressisti del mondo.

Immaginate per un attimo se a provocare così Putin fosse stato Trump: minimo sarebbe stato indicato come un ignorante in politica estera, provocatore e guerrafondaio. Ma Biden è "democratico" e - come i suoi mentori Obama e Clinton - deve essere accompagnato sempre dal plauso preventivo e preconcetto, anche se sembra sempre di più un vecchietto sostanzialmente incapace di affrontare le responsabilità del suo ruolo.

 

L’INFORMAZIONE E LA VERITA’

Ho l’impressione, riguardo alla guerra in Ucraina, che spesso ci sfugga la verità per finire nella propaganda. Giorno per giorno appaiono (e spariscono) numeri inverosimili, seguono smentite spesso altrettanto inverosimili o minacce catastrofiche che poi (per fortuna) vengono ridimensionate. Ma soprattutto ci sono troppi silenzi, omissioni, commenti pilotati. I “vecchi del mestiere” (come Tony Capuozzo) sono molto più cauti nelle loro analisi rispetto alla legione dei nuovi “esperti” che hanno conquistato le prime file nei talk-show rubando il posto a quelli del Covid.

Le responsabilità di una invasione sono chiare, ma chi stia lavorando veramente per la pace è molto meno chiaro, così come anche tra i “buoni” ci sono cose che non mi quadrano. Zelensky, per esempio, ottiene una “standing ovation” a Montecitorio dopo aver messo fuori legge solo poche ore prima 12 partiti di opposizione tutti dichiarati “filorussi”: qualcuno l’ha notato e si è posto qualche domanda?

La realtà è che forse la verità ha molte facce, angolazioni, giudizi diversi ed è soprattutto molto più complicata, così come la storia dell’Ucraina che geograficamente è una “fusione a freddo” di genti molto diverse tra loro.

Continuo personalmente a pensare che sia un errore armare l’Ucraina, che l’Italia e l’Europa dovrebbero continuare concretamente ad aiutare dal punto di vista umanitario ma NON inviare armi, anche perché è contraddittorio o perlomeno curioso esporre poi le bandiere della pace.

La scusa per bombardare Hiroshima fu che era l’unico mezzo per costringere il Giappone alla resa, altrimenti avrebbe resistito ancora per mesi con grandi perdite di vite umane, ma ad oggi la Russia ha dispiegato in Ucraina solo una parte della sua forza: se armiamo e rafforziamo l’avversario sarà una continua escalation senza mai arrivare ad un armistizio con morti e disastri da ambo le parti. Solo la diplomazia può portare ad una tregua: se le “condizioni minime” chieste da Putin sono ragionevoli e l’Ucraina può essere garantita dall’ Occidente nella sua sovranità, perché non spingere su queste basi? Questo è il punto che va affrontato, ma se si spara soltanto non si ragiona, mai.

 

Io non conto nulla, ma proprio ieri il Papa ha detto: «La vera risposta» alla guerra non sono altri armamenti, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari, ma un'altra impostazione, un modo diverso di governare il mondo, non facendo vedere i denti». Il Papa si è «vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il 2 per cento del Pil per l'acquisto di armi come risposta a questo che sta accadendo, pazzi!». Per il Pontefice è «ormai evidente che la buona politica non può venire dalla cultura del potere inteso come dominio e sopraffazione, no, ma solo da una cultura della cura, cura della persona e della sua dignità e cura della nostra casa comune. Lo prova, purtroppo negativamente, la guerra vergognosa a cui stiamo assistendo, penso che per quelle di voi che appartengono alla mia generazione sia insopportabile vedere quello che è successo e sta succedendo in Ucraina. Ma purtroppo questo è il frutto della vecchia logica di potere che ancora domina la cosiddetta geopolitica». “La storia degli ultimi settant'anni lo dimostra – ha osservato Bergoglio - guerre regionali non sono mai mancate, per questo io ho detto che eravamo nella “terza guerra mondiale a pezzetti”, un po' dappertutto, fino ad arrivare a questa, che ha una dimensione maggiore e minaccia il mondo intero». Ma il «problema di base è lo stesso: si continua a governare il mondo come uno “scacchiere”, dove i potenti studiano le mosse per estendere il predominio a danno degli altri."

 

AMEN

Con una decisione a sorpresa – ma in fondo prevedibile – e violando gli accordi sottoscritti a Doha con gli USA la leadership dei talebani che dall’agosto 2021 ha ripreso il controllo dell’Afghanistan ha deciso di non ammettere più le ragazze a scuola dopo i 10 anni di età, senza comunicare se e quando il divieto verrà mai revocato.

Da quando hanno preso il potere i talebani la maggior parte degli istituti e le università erano già di fatto vietate a donne e ragazze, ora il divieto è totale ed ufficiale.

L’Alto Commissario Onu per i diritti umani, la cilena Michelle Bachelet, ha espresso la sua «profonda frustrazione e delusione… ecc.ecc.»

E’ immaginabile quanto gliene freghi ai talebani della “frustrazione” della signora Bachelet, ma tanto il mondo è distratto e i diritte delle donne afghane non sono più - da tempo - argomento da trattare in TV.

 

RICORDATEVI CHE...

se non ricevete più il Punto contattatemi: ogni settimana "spariscono" molti indirizzi dagli invii effettivi che finiscono in spam o inavvertitamente respinti, ma non posso saperlo preventivamente. Grazie anche a chi mi segnala gli indirizzi mail di potenziali nuovi lettori. 

 

 

A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA                                MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 854 del 18 MARZO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: Troppe altre guerre dimenticate – Il governo “scopre” (in ritardo) le speculazioni sul prezzo dei carburanti, ma intanto recupera somme enormi ai danni dei consumatori alimentando l’inflazione e non ha il coraggio di imporre un calmiere – Due incredibili storie di epurazioni (cretine) nel nome dell’antifascismo – storia in TV.  

 

GUERRE

No, non vi parlo di Ucraina perché ne parlano tutti. Prima era il Covid a monopolizzare le informazioni, ora si parla solo del conflitto, in un tragico talk show quotidiano. 

Guerre? Come il Covid è improvvisamente sparito dai media, così abbiamo dimenticato tutte le altre guerre che purtroppo impestano il mondo.

Nessuno parla più di Afghanistan, velocemente cancellato dopo la maxi-figuraccia USA ed occidentale, ma dove si continua a morire. Sparite totalmente dall’attenzione le donne afghane: “Non vi dimenticheremo” era stato detto loro e invece centinaia di ex giudici donne ed ex giornaliste sono sparite nel nulla, milioni di donne sono tornate al medioevo e neppure l’8 marzo sono state ricordate. Vivono nascoste, forse morte, forse fuggite: nessuno lo sa, nessuno ci informa. Così come sul destino dei circa 4.000 collaboratori afghani della nostra missione militare che dovevano essere “salvati”: partito l’ultimo aereo ad agosto non si è più visto né sentito nessuno.

Spariti (anzi, mai apparsi) i video sui disastri della guerra saudita in Yemen (conflitto benedetto dagli USA e combattuto anche con armi italiane), come "no news" dalla Somalia dove si muore da anni, dalla Birmania, dal Corno d’Africa, dal Sud-Sudan e da una incredibile serie di paesi – dall’Egitto all’Iran, dalla Cina a Cuba – dove i diritti umani sono negati. Guerre dimenticate, senza “appeal”.

In che tragedia di mondo stiamo vivendo!

 

PETROLIO TRA PREZZI E SPECULAZIONE

Considero Mario Draghi come un premier autorevole, ma ho l’impressione che “Supermario” sia molto, troppo attento agli interessi delle grandi multinazionali prima ancora di considerare i loro effetti per i  comuni cittadini italiani.

Prima gli interessi delle case farmaceutiche che si sono gonfiate con i profitti Covid senza lo straccio di un calmiere europeo, poi il tappeto rosso alle banche che hanno fregato milioni di risparmiatori, adesso i prezzi petroliferi sui quali si sta intervenendo con grandi ritardi e dopo aver permesso profitti scandalosi.

Ne avevo scritto la settimana scorsa, colpito dai silenzi ufficiali e proprio il giorno dopo si è svegliato il ministro Cingolani che ha parlato di speculazioni, truffe, extraprofitti, manco avesse letto “Il Punto”. Comunque Cingolani è un ministro davvero sconcertante dichiarando pubblicamente : “Non capisco come ciò sia possibile”.

Il signor ministro non capisce?! Si chiama speculazione, quella che arriva puntuale quando un governo interviene con lentezza, permettendo utili stratosferici alle multinazionali senza scrupoli ma anche alle aziende para-pubbliche che pur dovrebbero fare gli interessi dei cittadini.

Servono poco i viaggi di Di Maio in Algeria a implorare gas se la nostra diplomazia e quella europea non riescono a convincere i paesi del Golfo ad aumentare significativamente la produzione. Paesi arabi che ringraziano Putin per l’enorme regalo portato loro dalla guerra in Ucraina e non è un caso che gli Emirati Arabi si siano astenuti anche in sede di votazioni ONU a condannare la Russia.

L’altro aspetto emblematico (e speculativo) è che i prezzi sono schizzati non appena USA e Gran Bretagna hanno parlato di embargo alla Russia. Facile per questi due paesi parlarne perché hanno una quasi assoluta indipendenza estrattiva rispetto a Putin, ma lasciando nei guai tutti gli altri, ad iniziare dai paesi europei.  

Il problema è acuito anche dalla ipocrisia del nostro governo: il costo del petrolio incide per circa il 35% sul prezzo alla pompa, le altre componenti fiscali, IVA e accise superano invece il 50% e – soprattutto – viene oggi raffinato petrolio che non è stato acquistato agli attuali prezzi correnti, ma stoccato a prezzi molto inferiori, senza contare che tutte le imprese petrolifere si assicurano forniture a prezzi calmierati o sono contro-assicurate rispetto alle fluttuazioni del mercato.

Per avere un’idea dell’imponenza delle speculazioni che Cingolani “non capisce” basta guardare al 2013-2014 quando vi fu una fiammata mondiale dei prezzi petroliferi.

Il 16 giugno 2014 il prezzo di greggio al barile raggiungeva il prezzo-record di 112,83 dollari, prezzo che oggi – dopo una settimana di alternanti diminuzioni, ma non se ne è accorto quasi nessuno – è intorno ai 100 dollari, ma con un prezzo medio alla pompa (fonte ministeriale del 16 marzo) di 2,18 euro al litro, mentre nel 2014 la benzina toccò il prezzo-record medio di soli 1,72 euro al litro. Una differenza alla pompa di quasi mezzo euro frutto di pura e semplice speculazione che infatti – appena si è cominciato a parlarne – per incanto si è “raffreddata”.

Comunque, se rispetto a 3 mesi fa oggi il prezzo del greggio è aumentato del 30% significa che alla pompa il prezzo della benzina dovrebbe essere aumentato di non più del 10% (un terzo del 35% di incidenza del costo del greggio sul prezzo alla pompa) a parità di “guadagno” dello stato.

I carburanti sono però aumentati molto di più e la differenza è tutto maggior profitto della “catena”, dove però per oltre il 50% la catena si chiama “Stato”.

Lo Stato sta quindi generando inflazione che erode i risparmi e gli stipendi “guadagnando” molto dai rincari, oltre agli strabilianti profitti di aziende para-pubbliche come ENEL ed ENI. Si parlava di tassare almeno questi extra-profitti, ma poi tutto è evaporato e non è certo una risposta rateizzare le bollette (che prima o poi vanno comunque pagate) o ridurre di un poco le accise, visti gli extra margini.  

Lo stesso vale per gli aumenti dell’energia elettrica che per quasi il 40% è fornita da energia rinnovabile che non ha avuto aumenti di prezzo, eppure con la scusa dell'aumento del prezzo del gas tra IVA, accise e balzelli vari le bollette sono più che raddoppiate.

Se lo stesso governo ha imposto lo stato di emergenza, Mario Draghi deve ora dimostrare coraggio e coerenza imponendo prezzi equi e controllati per energia e carburanti.    

D'altronde non c’è libera concorrenza se di fatto un cartello di produttori (e raffinatori) fissa i prezzi a proprio piacimento, in un reciproco interesse di pochi e nel disinteresse delle inutili Autority pubbliche. Draghi dimostri insomma la sua autorevolezza ed indipendenza da quei grandi gruppi economici che troppo spesso si delineando alle sue spalle e che sembrano dettare le regole del gioco con il compiacente placet di Bruxelles.

 

IDIOZIE ED EPURAZIONI

Nel centenario della traslazione del Milite Ignoto al Vittoriano, il comune di Guidonia Montecelio (Roma) aveva deciso di intitolare una via a Maria Bergamas, friulana, la madre che cento anni fa scelse ad Aquileia l’ignota salma del caduto che oggi riposa all’Altare della Patria, simbolo di tutte le madri che avevano perso i loro figli nella prima guerra mondiale.

“Contrordine compagni”: la giunta PD-M5S ha ora innestato infatti la marcia indietro avendo “scoperto” che la signora in questione sarebbe poi stata “fascista”. Attenzione, la Bergamas non ebbe mai nessun incarico, nessun ruolo, nessuna nomina, ma “di fatto” - sostiene ora la giunta della cittadina laziale - divenne “un emblema fascista” e quindi va epurata.

Ipocrisia, soprattutto facendo notare che il comune di Guidonia – che oggi ha 86.000 abitanti - è stato fondato il 15 dicembre 1935 proprio per volontà del Duce, in ricordo del generale dell’aeronautica Alessandro Guidoni, dopo imponenti lavori idraulici che debellarono la malaria che colpiva quella zona. Ma si sa, anche le bonifiche del ventennio erano conquiste antifasciste.

 

In questa gara epurativa anche il governo, in settimana, ci ha messo del suo.

Il segretario nazionale di Sinistra Italiana, on. Nicola Fratoianni, ha infatti pure lui “scoperto” che un aereo dell’aeronautica militare – udite udite! – è tuttora intitolato ad Italo Balbo chiedendo di epurarne il nome. Il Ministro della Difesa, rispondendo a Montecitorio ad una sua interrogazione, ha comunicato che si procederà prontamente in tal senso.

Invano andrebbe ricordato che Italo Balbo fu il fondatore - di fatto - della nostra aeronautica moderna (e fu il primo ministro dell’aeronautica), quello che per primo volò in formazione per mezzo mondo con i suoi idrovolanti conquistando popolarità per l'Italia e record ineguagliati: siccome tutto è ipocrisia, la Memoria deve essere oggi una cosa negata.

Forse Fratoianni non sa neppure  non solo che Italo Balbo era contrario alla guerra a fianco della Germania, ma soprattutto che fu l’unico gerarca ad opporsi alle leggi razziali come risulta dal verbale della riunione del Gran Consiglio del fascismo nella seduta del 6 ottobre 1938, morendo poi alla guida del suo aereo nei primi giorni di guerra, colpito (per effettivo errore?) dalla contraerea italiana in Libia.

 

STORIA IN TV

Alcuni lettori mi chiedono come sia possibile ascoltare le mie settimanali chiacchierate di storia locale su VCO-AZZURRA TV. Ricordato che sono visibili (canale 853 e altri) il venerdì alle 22 con replica il sabato alle 13.30 – 14.30 – 17.30 e il martedì alle 12, ricordo che le puntate restano poi sempre visibili sul sito di VCOAZZURRA TV -  You Tube.  

 

 

A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA                            MARCO ZACCHERA 



IL PUNTO   n. 853 del 11 MARZO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

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Sommario: UCRAINA: Non credo che sia una buona idea che l’Italia (e l’Europa) “armino” l’Ucraina, il rischio è di allungare la guerra. Bisogna piuttosto garantire l’Ucraina imponendo la sua neutralità: la guerra diplomatica si vince cedendo reciprocamente qualcosa, altrimenti la guerra continuerà.  PETROLIO: i prezzi volano, ma soprattutto volano profitti e  la speculazione visto che il greggio per gasolio e benzina venduti oggi sono stati acquistati  a prezzi molto più bassi nei mesi scorsi, eppure il governo non interviene con ripercussioni pesanti su inflazione, automobilisti, autotrasportatori, pescherecci. Una volta di più a guadagnare sono le grandi compagnie del settore che stanno facendo profitti immorali ed inauditi. MEZZOBUSTI: Spariti da un giorno all’altro medici ed esperti virologi, infettivologi, cattedratici ed affini tutti espertissimi a litigare parlando di COVID è adesso l’ora dei generali: in Italia ne abbiamo 485 in servizio, quindi c’è un teleschermo per tutti. Infine un ricordo di ANTONIO MARTINO, persona e seria e soprattutto competente.

 

L’ITALIA FORNISCE ARMI? UN ERRORE STRATEGICO

Non credo che l’Italia compia una buona mossa strategica contribuendo ad armare l’Ucraina e – oltre  ad accogliere i profughi e ad aiuti umanitari  – credo sarebbe meglio inviare aiuti militari solo di carattere difensivo.

Non è dando forza militare a Kiev che si avvicina la pace, anzi, se illudiamo l’Ucraina di difenderla militarmente si sentirà più forte per combattere i russi e sarà sempre più difficile trovare un accordo.

Sia ben chiaro che è Putin l’aggressore ed il responsabile principale della crisi, ma ora serve una tregua, un armistizio, una reciproca serie di garanzie, non altre armi da impegnare sul terreno.

Aiutare l’Ucraina significa per esempio inviare cibo e materiale sanitario, ma anche “militare” di difesa passiva (giubbotti, tecnologia difensiva, tende, ospedali da campo, cucine, mezzi di trasporto) ma NON materiale bellico o munizioni e non tanto o non solo per ragioni costituzionali, ma perché in questo modo la guerra sul terreno rischia di allungarsi.

A questo proposito non mi piace l’equivoca posizione di Biden che fa il “furbo”. Vende armi e lancia proclami, ma per gli USA conta poco l’embargo energetico russo visto che vale meno del 10% dei loro consumi, per noi è ben diverso con punte del 43% delle forniture di gas. Così come l’economia USA non commercia con la Russia mentre per l’Europa è un partner importante e interi settori italiani (dalla moda ai mobili, dalla alta gamma agli elettrodomestici) sono in crisi per l’embargo.

 

Per uscire dalla crisi ucraina servirebbe piuttosto un colpo di scena: per esempio offrire alla Russia la possibilità di nuovamente bussare in Europa.

Detto così può sembrare assurdo mentre i tank girano per Kiev, eppure sarebbe la logica conclusione di un conflitto atroce ed assurdo, ma che sta mettendo a nudo anche tutte le contraddizioni interne al regime di Putin dove la credibilità del leader penso stia crollando di pari passo all’impantanarsi della situazione.

Un’ Ucraina garantita nella sua neutralità dalla UE, una ampia autonomia alla parte russofila del paese con una striscia di sicurezza tra le parti, il libero accesso russo alla Crimea (com’è già) e - in cambio del ritiro delle forze russe in modo almeno progressivo – anche una immediata apertura europea proprio al “nemico” del Cremlino, ovviamente obbligandolo ad alcuni passi-chiave non solo sulla via della pace, ma anche dell’accettazione dei principi europei di democrazia e pluralismo.

Impossibile? E perché mai?

Entrambe le parti avrebbero solo da guadagnaci: l’Europa blinderebbe le sue necessità energetiche, la Russia ritornerebbe ad essere aperta al commercio internazionale con una garanzia dovuta di tranquillità ai propri confini tornando a guardare ad Ovest e non ad Est dove l’abbraccio della Cina è un rischio anche per loro.

La realtà di due settimane di guerra ha messo a nudo i limiti delle forze russe in termini logistici e di combattimento recitando un copione che è già più volte andato in scena. Quando una dittatura è fragile deve inventarsi un nemico esterno per tentare di cambiare le carte sul tappeto, ma significa che ha i giorni contati o almeno il fiato corto.

Nella storia è sempre stato così e forse anche Putin ha rischiato al tavolo da poker del conflitto convinto che l’Europa e la Nato non avrebbero rilanciato, ma – quando il piatto sale – è sempre più pericoloso stare al gioco e si rischia di perdere tutto. Forse lo Zar si è reso conto che alla fine il bluff rischiava di travolgerlo e soprattutto per questo ha cominciato (forse) a trattare.

Delineare almeno all’orizzonte una strategia di riapertura a Mosca sarebbe utile, anche perché l’Europa deve sinceramente ammettere di avere delle responsabilità nella crisi ucraina e non solo dopo il 2014 ma soprattutto prima. Di fatto si è tirato in lungo quando la Russia veniva incontro con il cappello in mano ad inizio degli anni 2000 ed è trascorso invano il “momento magico” in cui Mosca avrebbe forse accettato più miti condizioni e più serie riforme in cambio dell’accesso al “salotto buono” europeo. L’Europa ha aspettato troppo, ha minimizzato, ha forse pensato di vincere facile di fatto umiliando l’avversario ed è stato un disastro per tutti.

Ricordo bene quei viaggi in delegazione a Mosca (allora ero vice-presidente della UEO, l’unione interparlamentare di difesa e sicurezza dell’Europa Occidentale) e i russi ci sembravano malmessi, un po' disperati, ma comunque disponibili ad integrarsi: non li abbiamo filati molto, anzi, pensavamo ormai fossero ai margini del gioco.

Li abbiamo sottovalutati e con il senno di poi è stato un errore gravissimo dimenticare la storia, la mentalità, il nazionalismo di un popolo orgoglioso ed abituato a stringere i denti nelle difficoltà e che della democrazia non ha ancora fiducia, anche perché troppe volte è più rapida la soluzione d’imperio, dentro e fuori le mura di casa.

Non commettiamo atti potenzialmente sbagliati: quanti sanno che la Russia fa parte del Consiglio d’Europa di Strasburgo? Ora è stata logicamente “sospesa”, ma forse c’è da chiedersi se non si stia chiudendo una delle poche possibilità di incontro e di confronto. In fondo anche la Russia ha diritto di esprimere il proprio punto di vista, non certo con i carri armati ma in sede diplomatica, anche perché la presenza di popolazioni russe in Ucraina è una realtà che non si può nascondere e per la quale va trovato un equo compromesso.

Già il Consiglio d’Europa ha negato l’accesso alla Bielorussia perché “antidemocratica” ma – anche qui – come si può discutere con una controparte se la si allontana e si chiudono i rapporti?

Non ripetiamo gli errori di qualche anno fa che in qualche modo hanno poi contribuito a creare il clima che ha portato alle bombe su Kiev. Non si tratta solo di ricordarci che abbiamo bisogno della Russia anche in chiave di rifornimenti energetici, è ovvio che prima dell’economia conta la libertà ed il rispetto delle persone. Per questo la critica e la censura a Putin per i suoi metodi deve essere chiara ed inequivocabile, ma poi bisogna avere la forza di almeno tentare un minimo di dialogo.

Se si apre una fiammella di pace alimentiamola e non soffiamoci sopra per spegnere tutto: una Russia più vicina è negli interessi di tutta l’Europa, oltre che per i popoli che ci stanno in mezzo e sono le vere, innocenti vittime accerchiate dalla violenza.

 

LE CONSEGUENZE SUI PREZZI E L’INERZIA DEL GOVERNO

Mentre la crisi ucraina scuote il mondo, il prezzo dei carburanti è oggetto di aumenti ma anche di speculazioni inaudite e in parte ingiustificate, con il governo che sembra del tutto assente.  

Ricordiamoci che il carburante venduto oggi alla pompa non è stato comprato o raffinato ieri, ma parecchio tempo fa quando i prezzi mondiali erano ben più bassi di oggi. La differenza è tutta speculazione e profitto incalcolabile, eppure nessuno sembra pensarci, né il governo pone un tetto ad aumenti ingiustificati. Siamo alle solite: aumenti istantanei guardando ai prezzi correnti e non di acquisto,  ma ribassi molto più lenti, in un “libero mercato” dove di fatto poche società operano in regime di monopolio. Credo che in tempi anomali come questi dovrebbe esser lo Stato a fissare i prezzi come è stato in Italia fino a qualche anno fa. La concorrenza fa risparmiare ma solo se è libera: se di fatto c’è un “cartello” tra produttori non lo è più!  

Altro aspetto che non suscita pubblico dibattito è che la percentuale fiscale che incide sul prezzo finale alla pompa e quindi anche lo stato sta guadagnando perfino su questa crisi, il che è per lo meno singolare.

Oltretutto il gasolio pur più “povero” è aumentato molto di più della benzina, dimenticando che l’Italia si muove su gomma e quindi l’aumento dei costi del trasporto fa da grave “effetto leva” sull’inflazione e sull’aumento dei prezzi al consumo, aspetto che però sembra del tutto disinteressare il mondo politico.

Come possono resistere gli autotrasportatori che avevano concordato prezzi al chilometro che oggi si dimostrano del tutto in perdita? Mi aspettavo uno sciopero generale della categoria che per ora dimostra invece molta pazienza, ma che non credo continuerà ancora per molto. 

 

MEZZOBUSTI

Un lampo di guerra e perlomeno dai teleschermi sono spariti gli esperti di Covid che ci avevano allietati per due anni. Virologi, infettivologi, mezzobusto onnipresenti sono stati cancellati dai programmi perché adesso è l’ora dei generali che sull’Ucraina sanno tutto (o fanno finta di saperlo), spesso lasciandosi andare ad un mare di banalità.

In Italia abbiano 485 generali in attività ed una legione di generali pensionati rimasti colonnelli in carriera e la scelta non manca: avanti, che in TV c’è posto per tutti.

 

ANTONIO MARTINO

Un ricordo affettuoso per ANTONIO MARTINO, un caro amico che ci ha lasciato la scorsa settimana. Figlio di Gaetano, uno dei fondatori della Comunità Europea ed artefice dei “patti di Roma” che l’avevano disegnata, Antonio è stato a lungo parlamentare e ministro degli Esteri e della Difesa. Professore universitario in Italia e negli USA, già esponente del Partito Liberale, era poi diventato la tessera n. 2 di Forza Italia, uno degli artefici del miracolo politico di Berlusconi nel 1994. Per me era semplicemente un amico che - per prendermi in giro - mi chiamava sempre ”Zac Zac” aggiungendo immancabilmente “Ma sei sempre di corsa!...”. Bello essere stati amici di persone così…

 

 A TUTTI UN SALUTO                                                                                   MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 852 del 4 MARZO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: Una riflessione personale sulla guerra e un’idea per uscirne, aprendo ad una Russia più europea - A Porto Tolle si smantella la più grande centrale elettrica italiana, siamo senza energia ma in “transizione ecologica” e quindi tutti felici e contenti – Sondaggio-shock: 30 anni dopo “Mani Pulite” il 68% degli italiani non ha più fiducia nella Magistratura.

 

GUERRE (RIFLESSIONE PERSONALE)

Oggi (mercoledì scorso - ndr)è il giorno delle ceneri, inizio della quaresima cristiana mentre siamo tutti connessi sulla realtà dell’Ucraina. Cercavo stasera di riflettere sulla guerra e pensavo che in questo momento (così ci dicono, perché la verità non la sapremo mai) ci sarebbero già stati 6.000 morti tra militari, civili, ucraini, russi.

Seimila… i numeri ci dicono poco, sono aridi, soprattutto quando sono grandi, ma per capirli dobbiamo pensare a ciascuno di noi, visualizzando i singoli nostri genitori, i nostri cugini,  un'amica, un vicino. Siamo arrivati a 10 persone? Allarghiamoci e andiamo avanti mettendo insieme altri 6.000 volti di persone che conosciamo (una intera cittadina). Probabilmente non ci arriveremmo mai ma solo allora ci renderemo conto del dramma.

Poi ci sono altre decine di migliaia di vite che indirettamente sono rimaste sconvolte, oltre alle centinaia di migliaia (un fiume) di chi scappa, soffre, è ferito.  Terrore, angoscia, pericolo e la grande incertezza sul futuro di tutti. Tutto ciò perché qualcuno ha deciso – da solo - di attaccare, di rinunciare a discutere per partire improvvisamente con le armi in questa avventura. E' sempre successo così' - purtroppo - nei rapporti tra gli uomini, gli stessi che poi alla fine di ogni guerra visti i danni e le distruzioni reciproche  “con il senno di poi”-  hanno sempre commentato "non ne valeva la pena".

Una volta gli uomini si combattevano a bastonate, poi via via sempre in modo più organizzato... ma sempre, ogni volta, alla fine non ne valeva la pena.

Gli anni superano gli eventi: che cosa ce ne importa oggi se 400 anni fa due alleanze di paesi europei hanno iniziato a combattersi per questioni religiose e in un secolo hanno distrutto un continente? Nulla, non lo ricorda più nessuno, eppure fu l'avvio di una guerra durata decenni con epidemie, violenze, distruzioni in tutta Europa.  Ma perché allora l'uomo non si ferma mai a ragionare, a riflettere, a cercare di valutare bene se  valga davvero la pena di scatenare una guerra, se davvero non ci sia un altro mezzo per rivendicare i propri diritti cercando almeno di capire (non dico di accettare!) il punto di vista di un altro? Perchè alla fine ragioniamo ancora come i nostri antenati ignoranti e violenti.

Per mettere dei freni preventivi a queste crisi hanno inventato le conferenze di pace, l'ONU, i negoziati... Questa volta neppure si è minacciata o "dichiarata" una guerra: la si è cominciata e basta.

Putin (che spesso ho difeso) poteva avere anche delle ragioni, ma comunque non si agisce così, non si mettono in conto le vite degli altri per qualsiasi spirito di maggior potenza, ricchezza, importanza. Sono terribilmente triste in questi giorni per la gente comune, per le vittime di ogni guerra, per quelli che comunque non hanno alcuna responsabilità della situazione eppure sono costretti a soffrire e morire, come sempre.

Penso alle fidanzate dei ragazzi russi spediti in guerra: saranno orgogliose e contente di loro o invece piene di disperazione e paura? 

Per costruire un palazzo, una scuola, un ospedale ci vuole tanta fatica, per abbatterlo con una cannonata bastano pochi secondi, ma - soprattutto se al suo interno non c’è  nessuna persona armata - che logica c’è nell’abbatterlo? Riflettiamo su questo al di là di ogni ragione, diritto, alleanza, dichiarazione, provocazione reciproca, minaccia.

Forse l'Europa e l'Italia oggi sbagliano a prendere delle posizioni di invio di armi, ma chi le ha spinte a farlo, chi le ha messe in condizioni di dover decidere: se non ci fosse stata una aggressione si sarebbero mai sognate di mandare armi in Ucraina?

E non pensate "non mi interessa questa guerra, sono lontani, sono gente diversa da noi, non sono europei": non fatelo, per favore, la storia nei secoli ci ha sempre dimostrato che Ucraina e Russia “sono” Europa!

Non vi sentite coinvolti? Immaginate se al fronte, su qualsiasi fronte, ci fosse vostro marito o vostro figlio o se al fronte ci foste voi – obbligato ad esserci – e a casa c'è  la vostra famiglia in pericolo. Per capire l’angoscia bisogna entrare nella carne, nel pensiero, nell’ansia di ogni singolo uomo mentre intorno sparano e ricordare che  - come in Ucraina - ci sono comunque e purtroppo decine di posti diversi nel mondo dove avviene contemporaneamente la stessa cosa e che se ora ci occupiamo di Kiev è solo perché è più vicino del solito il luogo in cui si combatte.

Purtroppo troppo spesso l'uomo si crede onnipotente, eppure troppe volte lo è solo nel fare il male. Tra l’altro è un atteggiamento tipico di una dittatura quando è al tramonto: debole al suo interno, il regime deve dimostrare con la “prova di forza” di saper rimanere a galla, ma la storia – fatalmente – ci dimostra che invece la guerra è sempre stato un segno di debolezza e di crisi.

Tipico, come sperare nelle “guerre lampo” che invece (è stato sempre così!) poi si cronicizzano.

Sono triste vedendo la desolazione e dentro di me credo e spero che ci sia una Autorità suprema che non vorrebbe fosse così, ma che in noi prevale invece a volte un'anima nera, CATTIVA, che ci spinge al peggio e che a volte vince, malefica.

Non deve essere così, non voglio sia così, prego e spero che non sia mai così… E mi illudo che se questo pensiero di tolleranza fosse sempre più diffuso tra tutti, anche tra i combattenti, sarebbe un primo spiraglio di sole.

 

Poi, se posso esprimere un parere, credo che l’Ucraina debba essere dichiarata neutrale, assicurando larga autonomia alla parte russofila e garantita nella sua indipendenza dalla UE (non dalla NATO) offrendo in cambio ad Ucraina e anche alla Russia una possibile integrazione europea (che non vuol dire essere parte formale della UE). Anche in questi giorni bui credo che solo così la Russia possa avere un futuro: associata all’Europa e non emarginata a rischio di abbracci con la Cina. Sarebbe vantaggioso per loro e per noi, economicamente e strategicamente, creando un blocco continentale determinante a livello mondiale. Certo la Russia deve però accettare le regole democratiche, uniformandosi ai principi europei, ma credo che buona parte del popolo russo non sarebbe assolutamente contrario a questa impostazione. La mia grande tristezza è pensare che nei primi anni ‘2000 questa soluzione era possibile e NOI europei dell’ovest – di fatto - l’abbiamo respinta. Ricordiamocelo, perché queste sono le nostre responsabilità politiche nella attuale crisi ucraina.

 

PORTO TOLLE

Leggo che nel Polesine sono iniziati i lavori di smantellamento della più grande   centrale elettrica a carbone nel nostro paese che da sola produceva 2,6 GW pari ad oltre l’ 8%  del nostro consumo nazionale. Sul sito della centrale nascerà una felice, nuova stazione turistica ecologica.

Una scelta venuta dopo anni di dibattito, ma che una volta di più ripropone un tema di fondo che non possiamo sempre mai dimenticare: è sicuramente “figo” mettere al bando carbone, petrolio, gas… Ma da dove arriverà l’energia che in futuro ci mancherà se neppure vogliamo studiare il campo nucleare? Hai voglia di parlare di “transizione ecologica” con scelte che fatalmente aumentano e non diminuiscono la nostra dipendenza dall’estero. Giochiamo pure quindi a fare i primi della classe perché il carbone inquina, ma forse la crisi Ucraina ci sottolinea come non possiamo più non tenere conto di questa nostra grande debolezza energetica. E’ “reazionario” permettersi di ricordarlo?

 

IL SUICIDIO DELLA MAGISTRATURA

Sul “Corriere della Sera” è uscita una interessante inchiesta sulla fiducia degli italiani nella Magistratura a trent’anni da “Mani Pulite”. In un trentennio il prestigio delle toghe italiane è crollato: dal 90% del 1992 a solo il 32% degli italiani oggi che dichiara di avere fiducia nei suoi magistrati con punte ancora più basse (fino a sotto il 25%) tra gli elettori che si ritengono di centrodestra. In particolare, le critiche riguardano i tempi eccessivi dei processi mentre viene apprezzata (58%) la necessità di dividere una volta per tutte le carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti.

Difficilmente, però, i referendum di primavera anche su questo tema avranno successo perchè molto probabilmente mancherà il “quorum” dei votanti: la maggioranza degli italiani (oltre il 60%) non intende più andare a votare su quesiti giudicati poi comunque inapplicati dal “palazzo”, visti gli esiti inapplicati dei referendum precedenti.

Il desolante scenario attuale mostra che alla prevalente sfiducia nei confronti dei partiti e della politica si somma anche la sfiducia verso i magistrati e l’insoddisfazione per l’amministrazione della giustizia. Ne esce un quadro molto preoccupante di credibilità  generale: quando l’impopolarità dei giudici si somma a quella per i politici è una sconfitta per tutti.

 

 A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA                                 MARCO ZACCHERA



IL PUNTO n. 851 del 25 febbraio 2022

di MARCO ZACCHERA (www.marcozacchera.it)

info e numeri arretrati:   marco.zacchera@libero.it

 

 

Sommario: RIFLESSIONI  SULL’ UCRAINA (la guerra è un disastro umanitario e danneggia tutti, anche Putin, cosa fare per limitarla? Per esempio se la NATO vuole la pace  non accetti l’Ucraina nella Alleanza ma in cambio chieda il ritiro russo. Attenti con le sanzioni: il rischio – a differenza degli USA - è che perdiamo più noi che loro) – TROPPI  302 TRASFORMISTI (o traditori?): un terzo del Parlamento ha cambiato casacca in 4 anni, c’è chi ha cambiato fino a 6 volte il gruppo di appartenenza: va posto un freno) QUANDO HA RAGIONE MATTEO RENZI (il preconcetto politico non deve violare le norme di legge, come probabilmente ha fatto la Procura di Firenze) – SBATTI IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA (la piccola storia di un cittadino che per  aver “rubato” 67 euro si è visto distruggere l’immagine: se si arresta uno spacciatore, perché di lui si pubblicano invece solo le iniziali? Serve un criterio generale) - OSPEDALI NEL VCO (prosegue la polemica infinita sulle localizzazioni ospedaliere nella nostra provincia; raccolta di firme e controfirme)

 

RIFLESSIONI SULL’ UCRAINA

Ho sempre cercato di capire e a volte difendere le posizioni di Vladimir Putin, ma non si può tollerare l’attacco militare russo all’Ucraina, un vero e proprio disastro umanitario e alla stessa stabilità europea, soprattutto perché le forze armate russe hanno attaccato in tutto il paese e non solo occupato alcuni distretti dell’Ucraina orientale che sono “russi” per lingua, religione, tradizioni, costumi e di fatto non erano più controllati da Kiev già da diversi anni.

Una scelta sbagliata e pericolosa per tutti anche se dobbiamo ricordare che questa situazione è nata perché Stalin ha “inventato” una repubblica dell’Ucraina senza minimamente tener conto della storia centenaria di quei luoghi, esattamente come ha fatto per le repubbliche del Caucaso: il suo obiettivo era distruggere, mischiare e smembrare le diverse etnie nazionali ed i frutti avvelenati della follia comunista sono ancora velenosi un secolo dopo.

Queste “repubbliche” sino al 1989 erano stati-fantoccio nelle mani di Mosca, ma dopo la dissoluzione dell’URSS oggi sono paesi sovrani e nazioni indipendenti.

Alcune di loro (come gli stati baltici) avevano una propria storia, l’Ucraina molto meno. Nella situazione attuale se gli USA, la NATO e l’Europa vogliono davvero la pace impongano embarghi e sanzioni, ma dichiarino che in cambio di un ritiro e di una smobilitazione russa l’Ucraina NON entrerà nell’Alleanza Atlantica, si impegnino a difenderne l’indipendenza, ma tolgano a Putin il pretesto dell’invasione ovvero il timore di ritrovarsi forze armate “nemiche” sul confine di casa.

Circa invece le SANZIONI condivido quelle imposte a banche e società finanziarie russe, ma è autolesionista imporle sulla vendita dei prodotti commerciali alla Russia che sostengono il nostro export viste anche le ripercussioni sulle aziende italiane e soprattutto sulle nostre principali fonti energetiche.

Gli USA non rischiano niente in questa crisi, noi invece rischiamo tutto: l’inter-export UE-Russia è DIECI VOLTE quello americano e mi disturba nel profondo che - al solito - gli “affari” li facciano così le grandi aziende americane soprattutto nel settore degli armamenti, quelle che vivono preparando le guerre sulla pelle dei popoli che poi - purtroppo – devono subirle. Sullo sfondo la Cina (e l’Iran) si fregano le mani: questa volta il “bieco occidente” è rimasto incastrato.

(testo del 24.2.22, ore 16, visto che la situazione cambia di continuo)

 

TROPPI 304 TRASFORMISTI (o traditori?)

Nell’attuale Parlamento, su 945 eletti tra Camera e Senato ci sono stati in 4 anni ben 304 cambi di partito. Non è un record visto che nella precedente legislatura erano stati anche di più, ma è un fenomeno che in qualche modo va regolamentato perché se la Costituzione dichiara gli eletti “Senza vincolo di mandato” c’è una coscienza che dovrebbe valere per tutti, visto che quando ti candidi prendi dei voti "politici" e non più personali viste le liste bloccare.

Non si può continuamente saltare di qua e di là come Giovanni Marilotti il senatore che ha cambiato più casacche in questa legislatura: sei volte. Nel M5S prima, nel Gruppo misto poi, emigrato successivamente nel Gruppo per le autonomie (Svp-Patt, Uv), si è quindi trasferito nel Gruppo Europeisti-Maie-Centro Democratico e poi di nuovo nel Gruppo misto, atterrando nel gruppo Pd dal 15 aprile 2021.

Segue con cinque cambi il senatore Saverio Bonis, eletto anche lui nelle file del M5S e poi passato al Gruppo Misto, di qui al solito Gruppo Europeisti-Maie-Centro democratico, per poi fare ritorno al Gruppo misto e passare infine dal 19 gennaio 2022 in Forza Italia. Alla Camera il record è invece dell’ on.le  Maria Teresa Baldini che da destra a sinistra ha attraversato in cinque salti tutto l’emiciclo. Infinita poi – come nella classifica dei capo-cannonieri – la lista di quelli che hanno cambiato “solo“ 3 o 4 volte. Oltretutto sia ben chiaro che i cambi non sono di solito per questioni ideologiche: la realtà è che ogni eletto rappresenta un investimento (leggi: pingui contributi) per i vari gruppi parlamentarti di appartenenza che li incassano per conto del parlamentare e poi – evidentemente - li rigirano in gran parte ai diretti interessati.

Possibile che non si possa e si debba porre fine a questo sconcio? 

 

RENZI HA RAGIONE

Nei giorni scorsi Matteo Renzi si è scagliato in Senato contro i magistrati di Firenze che hanno bypassato il parlamento usando contro di lui intercettazioni private senza autorizzazione. I lettori sanno come spesso ho criticato il leader di Italia Viva, ma questa volta credo avesse ragione. Non sta a me giudicare se la sua associazione OPEN sia più o meno una associazione a delinquere o un modo furbo (ma scorretto) per aggirare la legge sul finanziamento pubblico dei partiti, resta il fatto che la Costituzione andrebbe più o meno applicata anche dai Magistrati che quindi dovevano chiedere l'autorizzazione a farlo. Spiace anche  vedere che il voto parlamentare sia stato influenzato anche questa volta dalle diverse appartenenze politiche, tanto che Renzi è stato “salvato” alla fine proprio dal centro-destra. Ovvio che se la vicenda fosse solo un tentativo di Renzi di rinviare il suo processo sarebbe un imbroglio, ma se i magistrati fiorentini si fossero comportati più correttamente sarebbe stato molto meglio per tutti.

 

GIUSTIZIA: DANNI, PRIVACY E RISARCIMENTI

Una piccola vicenda che ho notato nei giorni scorsi. Una persona con un incarico pubblico avrebbe usato l’auto di servizio in modo improprio e per questo è stata denunciata da una lettera anonima. “Dopo sei mesi di indagini, appostamenti e controlli” (dicono le cronache) mobilitando diversi organi dello stato il colpevole è stato smascherato e denunciato: 67 (sessantasette!) euro il danno erariale conteggiato.

L’interessato ha pagato 500 euro di indennizzo, è stato “messo in prova” per alcuni mesi ai servizi sociali e alla fine ha concluso il suo iter giudiziario, ma la pubblicazione finale della notizia con nome e cognome gli ha causato un danno di immagine catastrofico. Perché il suo nome è finito in tutte le news locali se per l’arresto di uno spacciatore di droga si comunicano pudicamente solo le iniziali? E valeva davvero la pena di dar corso alle indagini per mesi, una volta capita la portata del reato? Una diffida o una multa non avrebbero raggiunto lo stesso scopo facendo risparmiare migliaia di euro di soldi pubblici?  Decidere se e quando pubblicare o meno i nomi di indiziati, condannati e vittime deve essere però un principio ben chiaro e valido per tutti, perchè spesso vale molto di più di infiniti e inutili moduli burocratici per la “privacy”!

 

SANITA’ NEL VCO

Prosegue, con un copione che va in scena da decenni, la lunga “telenovela sanitaria” del VCO.

Un ospedale unico o mantenere i tre mezzi ospedali esistenti?

Credo che quello che sostenevo 25 anni fa sia ancora la cosa più giusta: per migliorare la qualità sanitaria e ridurre la mobilità passiva serve un’unica e moderna struttura per i casi acuti e gravi che venga realizzata in un luogo veramente baricentrico del VCO, mantenendo quanto esistente per i servizi non urgenti ad una popolazione sempre più anziana.

La Regione già decenni fa indicò la sede ideale della nuova struttura a Gravellona Toce, poi spostata ad Ornavasso per le pressioni ossolane, poi a Piedimulera per gli stessi motivi, infine – la notizia è degli ultimi mesi – direttamente a Domodossola. Una scelta finale (?) assurda non per motivi campanilistici ma funzionali, logici, pratici, eppure si fa finta di non volerlo capire.

Restano così gli ospedali esistenti con reparti ad arlecchino, “antenne”, letti divisi tra sedi diverse con personale insufficiente in un disperato tentativo di risparmiare su tutto. La scelta di localizzare emodinamica a Domodossola ha di fatto spostato alcuni reparti, si parlava poi di polo chirurgico a Domo e medico a Verbania, ma idee chiare e definitive non ce ne sono e l’ospedale di Verbania soprattutto da due anni è ridotto a posto-Covid e poco di più.

Nel frattempo l’ospedale unico tornava alla ribalta posizionandosi almeno nei progetti nuovamente ad Ornavasso ma – scelta della sinistra regionale – ipotizzandolo a metà montagna e non nella piana, già soggetta a nuovi vincoli idrogeologici dalla stessa regione. Progetto poi franato e naufragato per i maggiori costi e tra le polemiche, tanto che viene ora riproposta come sede provinciale Domodossola (non si capisce se soprattutto per motivi elettorali o meno) ma di fatto siamo fermi al punto di prima.

In questo momento diverse petizioni tirano di qua e di là, alcuni amici mi dicono di pubblicizzare https://chng.it/gj5YfTc8 (è quella che sostiene la necessità di mantenere gli attuali 3 presidi) ed effettivamente - in attesa dell’ospedale che verrà (?) - mi sembra per  ora la richiesta più logica.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI  !!                                                                     MARCO ZACCHERA 

 

ps: grazie se mi invierete nuovi indirizzi di potenziali lettori, se invece IL PUNTO smettesse di arrivare informatemi perchè purtroppo succede ogni settimana per blocchi di indirizzo, In questo caso verificate che inavvertitamente nion lo abbiate però trasferito nelkle "spam" ..



IL PUNTO   n. 850 del 18 febbraio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

SommarioMentre gli italiani attendono news sulle SUPER BOLLETTE, cosa c’è di vero nella situazione in UCRAINA, con i media molto condizionati senza avere il coraggio di sottolineare i pasticci e le mezze verità della Casa Bianca? Intanto la Corte Costituzionale ha ammesso gran parte dei REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA che potranno permettere agli italiani di sottolineare il loro scontento, ma certo non incideranno in maniera determinante sulla situazione. Ricordando il trentennale di MANI PULITE una riflessione su ciò che resta di quella esperienza che forse è stata, soprattutto, una ennesima occasione sprecata.

 

BOLLETTE

Il governo - dopo settimane di chiacchiere e promesse - varerà sgravi sulle bollette che intanto pesano su tutti gli italiani. Nonostante l’osannante e assordante inno dei media “Draghi forever”, infatti, ad oggi gli sgravi ancora non ci sono, ma le bollette sono già scadute e si sono intanto moltiplicati i profitti di chi il gas lo importa e pensa ai suoi affari. Assorbite le imprese energetiche di piccole dimensioni sono i colossi dell’energia (come in tutti i campi) ad imporre i prezzi e dettare l’agenda politica. Bollette in cui incidono “gli oneri di sistema”, quelli di trasporto, la “gestione del contatore”, le imposte, le “altre partite”, l’IVA e  l’IVA sull’IVA. Guardate voi stessi la vostra bolletta: il costo del gas o dell’energia è meno del 50% del totale, il resto sono profitti di chi lo commercia e più aumenta il costo di base, più il sistema ci guadagna sopra, fisco compreso. Altro che politiche sociali!

 

UCRAINA E DINTORNI

Mi piace scrivere delle cose che so, su quelle che non so (o che non riesco a capire) sarebbe giusto astenersi. Sulla questione UCRAINA, per esempio, ho l’impressione che l’informazione che ci viene quotidianamente propinata sia per lo meno avariata e quindi non posso giudicare quello che non mi è chiaro.

Di questa vicenda, infatti, l’unica cosa chiara e la mastodontica quantità di chiacchiere più o meno serie che ci girano intorno. E’ serio che “La Repubblica”, per esempio, pubblichi lunedì in prima pagina notizie tipo “Il piano segreto di Putin: l’attacco sarà mercoledì”? Ma voi pensate davvero che se Putin avesse voluto veramente invadere l’Ucraina due giorni dopo sarebbe andato in giro a raccontarlo perché lo sapessero prima addirittura a “Repubblica”? Suvvia… 

Così come pochi hanno il coraggio di scrivere un’altra evidente e dura realtà: l’attuale inquilino della Casa Bianca è talmente rinc... che non si riesce a capire quando parli (o farfugli) di testa sua o quando invece lo faccia sotto dettatura e perché mai così gli dicano di fare.  Un Biden che vuol far dimenticare agli americani la figuraccia in Afghanistan in vista delle elezioni di novembre, ma che ogni giorno perde in credibilità.

Sulla questione Ucraina l’imbarazzo italiota è comunque evidente: Putin è sì preventivamente un “cattivo”, ma non lo si può comunque attaccare troppo perché altrimenti ci lascia al freddo e in mutande, mentre Biden è “cotto” ma non lo si può dire perché è un democratico e quindi ammetterlo non fa fino. Intanto l’Europa va per conto suo e in ordine sparso, anche perché i tedeschi intanto si arrangiano in proprio (ma anche questo non è opportuno ricordarlo).

Soprattutto non si può dire (e scrivere) che come Italia contiamo più o meno zero a livello internazionale, tanto che non firmiamo nulla né ci schieriamo con nessuno per non comprometterci, al di là delle tiritere e luoghi comuni su pace, libertà e democrazia, temi sui quali siamo specialisti.

D'altronde se Putin incontrasse un Di Maio qualsiasi si lascerebbe forse condizionare dal nostro Ministro degli esteri? No scherziamo! Ancora fosse un Draghi o - soprattutto - i dirigenti delle grandi società finanziarie, industriali o dell’energia con cui la Russia fa affari e che infatti hanno chiesto (e ottenuto) dal nostro governo un “low profile” al quale ci siamo prontamente adeguati nell’ottica del tenere i piedi contemporaneamente in quattro scarpe, sport in cui d'altronde siamo specialisti.

Anche perché che Putin volesse invadere l’Ucraina lo hanno detto i suoi avversari, non il diretto interessato che lo ha sempre smentito, mentre è ovviamente molto più interessato a far crescere la sua influenza, sapendo benissimo quanti rischi ci siano ad insistere anche con un solo modesto attacco militare.

Piuttosto Putin teme e non vuole farsi circondare dalla NATO, e lo si può ben capire.

Putin è un simil-dittatore furbo, calcolatore, astuto: prima pensa agli affari suoi e del suo paese, che intanto – anche grazie alla imbecillità USA e alla miopia europea – è risalito dopo il baratro dell’ 89, è tornato ad essere una grande potenza anche militare ed ha riallacciato ottimi rapporti con Pechino con una alleanza per noi pericolosissima e mortale, ben di più dei presunti carri armati ex-sovietici a spasso per le pianure ucraine.

Dov’è la verità ? In questi giorni mi veniva in mente il discorso di Colin Powell al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 5 febbraio 2003 a New York durante il quale, agitando una fialetta contenente della polvere bianca (presunto antrace), denunciò l'Iraq come produttore di armi di distruzione di massa. Un mese dopo l'Iraq fu invaso dando inizio a una guerra infinita, sanguinosa e che ha perpetuato terrorismo e disastri in Medio Oriente, ma le affermazioni di Powell risultarono completamente false, come dovette poi ammettere lui stesso.

Anche in quel caso, chi lo aveva “istruito”? Forse quelle stesse lobby della guerra che “quando non si spara non si vende” (nè quindi si guadagna) e che oggi tengono alta la tensione.

Purtroppo è questo quello che conta, il resto sono tutte chiacchiere.

 

REFERENDUM

Non sono certo un giurista, ma mi sembra che le decisioni della Consulta sui referendum siano state equilibrate e corrette, con Giuliano Amato superstar sul piano comunicativo. Resta un nodo cruciale: l’incapacità del Parlamento ad intervenire con volontà politica soprattutto sul cancro che corrode la giustizia italiana e che imporrebbe provvedimenti immediati. Spero che non si prendano decisioni affrettate solo per pasticciare le cose ed evitare i sacrosanti referendum popolari, varando invece scelte serie per riformare davvero dal profondo il sistema giudiziario.

Temo però che non sarà così, troppe le divisioni e gli interessi politici che stanno dietro ad una magistratura troppo politicizzata. Altri timori li ho sul raggiungere il quorum: mi sembra che l’interesse degli italiani su queste vicende sia molto tiepido e prossimo allo zero, tra scetticismo e disinteresse. Oltretutto è deludente vedere come i quesiti referendari - pur approvati a volte con larghissima maggioranza (vedi quello della responsabilità civile dei giudici) dai cittadini - non siano mai stati in pratica attuati. Come si può avere fiducia nelle Istituzioni quando esse stesse sono incapaci di riformarsi, nonostante l’evidente necessità?

 

MANI PULITE

Giusto 30 anni fa cominciava a Milano l’epopea di “Mani pulite” che portò ad una rivoluzione politica nel nostro paese e che - vista in retrospettiva - ha sottolineato in fondo l’ennesima occasione mancata.

Quale il bilancio dopo trent’anni? Credo che ci sia un po' meno corruzione spicciola almeno a livello politico, molta burocrazia in più e che semmai che la truffa la si organizza ormai in grande stile (vedi quella recente sui superbonus energetici) a botte di decine di milioni di euro, con superamento di infantili buste e bustarelle.

Una sorta di “tangente di stato” che supera ogni epoca ed ogni confine.

All’inizio fu davvero una rivoluzione, ma aveva ragione l'allora leader socialista  Craxi nel denunciare senza ipocrisie che quello era il “sistema” (a valere almeno per il cosiddetto “arco costituzionale”: io le tangenti al MSI-DN no le ho masi viste e lo dico con orgoglio) cui quasi tutti ricorrevano.

Ma proprio allora scattò la debolezza del pool di Milano quando ammazzò il PSI, polverizzò in frammenti la DC, ma facendo finta di non vedere cosa accadeva in casa comunista.

Dopo i primi mesi di gloria, ottenuto il “ribaltone” politico, preparato il successo del PDS (mancato di un soffio) per la gioiosa “macchina da guerra” di Achille Occhetto  ecco nel 1994 arrivare inaspettato Berlusconi a scompaginare i piani, tanto che il “nemico” dichiarato del “pool” divenne sostanzialmente proprio il Cavaliere, uno che sicuramente non era e non è uno stinco di santo, che ha fatto di tutto per auto-distruggersi, ma contro il quale si è voluto insistere anche per preconcetto politico e soprattutto senza tenere un pari atteggiamento inquisitorio verso molti altri politici corrotti di ieri e di oggi.

Personalmente posso solo dire grazie ai magistrati milanesi: se non fosse saltato il tappo della “prima repubblica” anche per merito loro, mai forse sarei diventato deputato, ma ho poi toccato con mano atteggiamenti giudiziari spudoratamente di parte e questo non l’ho trovato giusto, perché la legge dovrebbe essere davvero “uguale per tutti” e invece – quotidianamente - si vede come non sia così, soprattutto quando di mezzo ci sono proprio i “signori magistrati” che troppe volte sono diventati una casta nella casta arrivando poi - scatenati - a sbranandosi tra loro.  

Sono infatti poi cominciate anche le guerre fratricide: è notizia di ieri che perfino Piercamillo Davigo sarà processato e - proprio nel giorno del trentesimo anniversario di “Mani pulite”, il destino fa davvero strani scherzi – l’ex pm del pool ed ex consigliere del Csm è stato rinviato a giudizio con l’accusa di rivelazione del segreto d’ufficio per aver divulgato i verbali di Piero Amara e relativa loggia massonica  “Ungheria” (altra ingarbugliata vicenda in cui il più sano ha la peste).

La Procura di Milano trent’anni dopo è sempre un fortino assediato ma politicamente schierato, dove non si capisce più però chi siano gli attaccanti o i difensori, i sioux, gli cheyenne o i pochi superstiti del generale Custer. Insomma una guerra di bande, altro che “Mani pulite”.   Francamente, che peccato!

   

A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA                                   MARCO ZACCHERA





IL PUNTO   n. 849 del 11 febbraio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Cari lettori,

questo numero de IL PUNTO è un prodotto precotto, scritto una settimana fa e diffuso oggi con spedizione programmata. Sono dall’altra parte del mondo senza collegamento internet e così sarà ancora per un po' di giorni, quasi una cura di disintossicazione. Niente commenti di attualità, quindi, solo qualche riflessione per non perdere l’abitudine all' appuntamento settimanale.

GRAZIE COMUNQUE PER L'EVENTUALE ATTENZIONE E DOPPIO GRAZIE A CHI MI MANDA INDIRIZZI MAIL DI AMICI O DI POTENZIALI ALTRI LETTORI! 

 

RIFLESSIONI ECONOMICHE. ARRIVA L'INFLAZIONE

Se chiedete all’italiano medio quale sia il problema che oggi lo preoccupa di più difficilmente emergeranno i commenti sugli intrighi di palazzo, quanto piuttosto – SOPRATTUTTO SE VIVE A REDDITO FISSO – l’aumento dei prezzi che sta cominciando a scardinare l’economia spicciola delle imprese e delle famiglie.

Da quasi vent’anni (un beneficio dell’Euro che qualche euroscettico spesso è portato a dimenticare) la nostra economia viveva con prezzi sostanzialmente stabili e con un potere d’acquisito dell’Euro che si manteneva più o meno costante.

L’aumento imprevisto sta portando a situazioni complicate, ma solo chi ha i capelli grigi ricorda come si reagisce e come ci si cerca di muovere in una situazione di inflazione come quella che - dagli ’70 fino all’avvio dell’euro, con una “botta” inflattiva proprio nel 2002 all’avvio della nuova moneta, di fatto “arrotondata” a 1000 lire – attanagliò la nostra economia obbligando i governi ad adottare tutta una serie di meccanismi che speravamo dimenticati per sempre.

La nuova fase “calda” sta già intanto mettendo in evidenza le solite criticità, ma anche le furbizie vissute in inflazioni precedenti e infatti c’è chi si è subito allineato e “coperto”, mentre chi la subisce per la prima volta appare perplesso e più lento di riflessi.

Basta vedere il menu di un ristorante: quando i prezzi sono scritti a matita o con un pudico adesivo bianco a correggere quelli precedenti ecco un pessimo segnale. Idem la sparizione dei “prezzi fissi” pubblicizzati nelle vetrine o il ritiro dei manifesti pubblicitari di una nota catena di supermercati alimentari dove quelli rossi e blu a dicembre declamavano: “Aumentano i prezzi? Noi li abbassiamo!” che sono stati ritirati per un più pudico “Confronta i nostri prezzi!”. 

Temo che la fiammata di aumenti non sarà comunque una parentesi veloce, anche perché l’aumento dei prezzi all’ingrosso è già in atto da diversi mesi e gli effetti – anche fosse risolta presto la questione energetica – perdureranno nel tempo, ingigantendosi con criticità di fondo che vanno ben al di là delle motivazioni iniziali.

Vengono subito a nudo l’impreparazione europea, ma anche i sotterfugi politici, le assurdità nei confronti della Russia (ma perché continuare a dipingerla come “aggressore” se non ha mosso un passo, perché dovrebbe essere più credibile Biden di Putin?) mentre vengono taciuti (e non tassati!) i mega profitti degli intermediari nelle forniture.

In queste settimane è stato sicuramente l’aumento del prezzo dell’energia a fare da detonatore, ma a ben guardare la concausa è stata proprio la pandemia che ha bloccato il mondo nel 2020 ed ha poi visto una ripresa incerta, dove i noli dei trasporti hanno svolto un ruolo essenziale nell’aumento dei costi, anche prima dell’aumento del gas.

Oltre un anno fa, in un mondo molto politicamente distratto, improvvisamente si è scoperto quello che, inascoltato, da anni diceva Trump (e non solo lui ovvero che la Cina controllava nella pratica - molto più che nella teoria - diverse materie prime fondamentali per produrre semi-conduttori, ma anche terre tare, navi da trasporto, container ecc. Tutte situazioni sottovalutate per anni, ma che per l’Occidente si sono trasformate in un cappio che fatalmente ha fatto lievitare i costi al primo accenno di ripresa post-Covid.

In una serie di onde telluriche generate dai prezzi di materie prime e trasporti – fondamentali in un mondo globalizzato (e che non lo era trenta anni fa!) - si corre a propria volta ad aumentare i propri prezzi di vendita con un effetto a valanga ancora prima di subirne gli effetti con un effettivo turnover dei propri acquisti, in una micidiale corsa preventiva che si scarica appunto sui prezzi al consumo.

Nel frattempo sono venute meno per evidenti vetustà d’uso quei meccanismi legislativi di aggiornamento automatico (per esempio dei salari e delle pensioni) che permettevano di creare una rete di ammortamenti sociali per rendere mento traumatico l’impatto dei prezzi su famiglie ed imprese. Meccanismi che peraltro a loro volta creavano altra inflazione in una spirale potenzialmente inarrestabile.

Oggi il grosso dei consumatori percepisce -per esempio - prima e di più l’aumento della benzina alla pompa (per il cartello bene in vista al distributore che cresce ogni settimana) rispetto ai beni in vendita al supermercato, soprattutto se i prezzi sono camuffati in mille modi: la pasta venduta a libbra e non a mezzo chilo (c’è scritto, ma il pacco sembra lo stesso) o la bevanda che non è più di 330 cl ma di 250 o con gli “sconti” su di un prezzo intanto già aumentato. Queste scelte distributive creano nel tempo l’aspetto più grave perché diventano irreversibili: forse la benzina potrà calare, ma i brezzi al banco non caleranno più.

L’aumento dei prezzi si alimenta da sé perché ed è concausa di speculazione, una corsa che è molto difficile interrompere almeno finchè non ci sarà un surplus di mercato o di produzione (sempre più improbabile nel mondo di oggi) che torni a far crescere il valore di acquisto. Per fortuna dell’Italia l’essere nell’Euro protegge oggi almeno dalla inflazione monetaria (la lira che si svalutava regolarmente sul dollaro, il marco o il franco svizzero). Era un vantaggio produttivo nel breve termine in termine di esportazioni, ma che generava da sé altri aumenti.

E’ difficile infatti bloccare i prezzi per legge  e qualcuno ricorderà ancora il flop dei manifesti color violetto affissi sui muri con quel “Difendi la tua spesa, telefona al governo” con i quali lo Stato negli anni ’80 invitava i cittadini a telefonare a quelli che erano i primi “numeri verdi” governativi per segnalare anonimamente i nomi dei commercianti speculatori o che ignoravano i prezzi fissi del “paniere”.

Non servì perché alla fine non venne denunciato quasi nessuno.

Che fare, nel breve? Intanto, una buona prassi sarebbe una temporanea ma immediata sterilizzazione dei prezzi energetici per una fascia di consumi minimi “sociali” per sostenere il reddito fisso e soprattutto quello dei pensionati che (a milioni) sono ben sotto il livello di mille euro/mese, poi bisognerebbe avere più coraggio nel tassare le imprese che godono dell’aumento proprio delle materie prime, così come le rendite finanziarie speculative e non produttive, ma in un mercato globale questa è quasi una utopia.

Di queste cose si parla da mesi, ma il governo Draghi sembra molto meno attento ai problemi delle famiglie che a quelli delle grandi imprese, frutto di scelte politiche di fondo ed è curioso che la sinistra (ma c’è ancora?) faccia finta di non accorgersene.

 Nonostante gli annunci di chi è apparso due anni fa al balcone di palazzo Chigi annunciando “Abbiamo vinto la povertà”, non solo i poveri infatti ci sono ancora ma, anzi, sono drammaticamente aumentati e con l’inflazione fatalmente saranno sempre di più, soprattutto tra pensionati e lavoratori dipendenti.

 

A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA                          MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 848 del 4 febbraio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Dalla scorsa settimana – su suggerimento di alcuni lettori - una piccola novità: nel “Sommario” anche qualche riga di illustrazione dei singoli testi dopo il titolo, così chi va di fretta può capire subito cosa sia più o meno interessante da leggere.  Intanto se avete qualche indirizzo di potenziali lettori de IL PUNTO …mandatemeli!

 

Sommario: MATTARELLA BIS (al di là della persona, il metodo è stato inaccettabile con crisi profonda del centro-destra. Salvini ingenuo? Intanto ritorna il proporzionale, così i micro-capetti mantengono a vita il potere) - NUMERI BALLERINI (spesso le statistiche sono  poco credibili: la matematica non è un’opinione, ma spesso può diventarla) - VI PIACE SANREMO? (a me questo festival fa decisamente schifo, ma chi ha il coraggio di affermarlo?) - TORNATA LA STORIA SU TELE  VCO (sono riprese le mie chiacchierate di storia locale)

 

QUEL PASTICCIO DEL MATTARELLA BIS

La gente applaude il corteo presidenziale, ma dentro di me sono profondamente deluso per la scelta del “Mattarella bis”, pur dando atto al valore della persona e alla conseguente stabilità politica che rinforza per un altro anno Mario Draghi a palazzo Chigi facendo così sorridere l’Europa (e soprattutto la BCE, sicuramente non disinteressata).

Sono deluso non solo perché sono venute alla luce divisioni profonde nel centro-destra, ma perché Salvini si è fatto nuovamente sorprendere ed ingannare e perché, in definitiva, è stata l’ennesima vittoria tattica del PD, un partito che poteva solo sperare di mantenere il risultato di partenza non avendo in mano i numeri per imporre altri giochi.

Alla fine Letta ha vinto per furbizia, ma anche desistenza e dissoluzione altrui senza mai proporre un nome, senza mai doversi chiudere “a pane ed acqua” per prendere una decisione.

Salvini non è stato abbastanza smaliziato da capire che intorno a lui c’erano dei lupi (e dei Lupi) che tutto volevano salvo che creare a destra qualcosa di solido, pensando invece solo al proprio personale interesse.  

Sono particolarmente amareggiato anche dall’atteggiamento ambiguo di Forza Italia e dei gruppuscoli di centro che si spacciavano per essere di centro-destra e invece ora puntano apertamente ad eliminare il sistema elettorale maggioritario preferendo una piccola ma sicura rendita personale legandosi a Renzi e a parte dei grillini, vedendo una possibilità di rielezione futura per i singoli micro-leader.

Il loro atteggiamento impallinando la Casellati è stato viscido, squallido e vergognoso.

Forse Salvini si illudeva che avrebbero mantenuto gli accordi esistenti e dichiarati, le promesse che gli erano state fatte (un po' come alla fine del “Conte 1”, quando si è ritrovato con il cerino in mano e il ritorno del PD al governo, ma allora è proprio un recidivo o solo un ingenuo?). Il leader leghista non ha tenuto conto che i grillini giocavano soprattutto a sopravvivere un altro po' e ha sottovalutato la  volontà centrista di minare fin dall’inizio ogni possibile scricchiolio di cambiamento.

Eppure Salvini anche dopo il voto a Mattarella ha scelto di continuare con loro, tra l’altro correndo dietro a un Berlusconi che è purtroppo diventato solo una maschera patetica.   

Il Cavaliere, al netto di tutte le chiacchiere e dei megafoni della sua possente macchina mediatica, era l’unico nelle scorse settimane a sperare in un suo velleitario sogno di impossibile presidenza, ma - sfumato il sogno - ha poi personalmente distrutto qualsiasi alternativa perché ”après moi le déluge!”: il Cavaliere è fatto così, però lo si sa da decenni, non è certo una novità e non credo giovi a Salvini ronzargli ancora intorno.

A questo proposito, “Report” sarà una trasmissione di parte, ma non c’è dubbio che l’immagine di Berlusconi ne sia uscita ulteriormente distrutta. Pensate se lo avessero eletto…

Il futuro? I veleni accumulati porteranno più facilmente ad una nuova legge elettorale in senso proporzionale: conviene al centro, ma in fondo anche alla Meloni che – un po' come la Le Pen in Francia – per la sua coerenza porterà a casa molti voti, anche se rischieranno di restare in frigorifero.

La Lega, invece, rischia l’implosione se non ai suoi vertici probabilmente a livello di base. Un po' di altri leghisti andranno ad ingrossare FdI, mentre il grosso resterà, ma scettico e mugugnante. Certo Salvini non potrà più recitare il mantra dell’alternativa e della “diversità” leghista rispetto al “sistema” visto il voto ufficiale e quasi compatto a Mattarella. Sarà quindi molto difficile, su queste basi, ricostruire uno schieramento credibile di centro-destra, fosse anche solo una “federazione” elettorale, ma tra parenti-serpenti.

In attesa della progressiva liquidazione grillina il PD ha ora tutto l’interesse ad abbassare i toni e guidare il centro-sinistra riassorbendo i satelliti ben sapendo fin da ora- grazie al sistema proporzionale -  che avrà comunque al centro una spalla sicura per organizzare e dirigere i prossimi governi. I vari cespugli, Forza Italia, parte dell' ex M5S, Renzi e & C. sono lì apposta, pronti ed anelanti a ogni compromesso. Pericolo scampato quindi per il PD anche questa volta: al Nazareno non si può che festeggiare, archiviando definitivamente la sconfitta elettorale di 4 anni fa.

Il "Mattarella 2" sarà una pietra tombale sulla II Repubblica nata nel 1994: il potere è tornato democristiano (lato sinistro). Tormeranno governi ricattabili e divisi tra partiti e partitelli e conta poco consolarsi pensando come Mattarella sia almeno una persona per bene: non sarà cosa da poco visti i tempi, ma a me proprio non basta.

 

STATISTICHE STRUMENTALI (E STRUMENTALIZZATE)

Che Mario Draghi e il suo governo godano di “buona stampa” è inequivocabile, ma quando si parla di numeri bisognerebbe fare più attenzione, perché i commenti di encomio spesso non dicono tutta la verità. Se, per esempio, parlo di un “più 6.5%” dell’economia e lo considero un grande risultato, ricordiamoci che alle spalle c’era un calo drammatico l’anno scorso, così se oggi l’Italia “è diventata la locomotiva d’Europa” lo è soprattutto perché prima aveva perso di più. Se da 100 tagliate il 50% e poi aumentate di un altrettanto non tornate a 100 ma solo a 75, cerchiamo di ricordarcelo.

Se poi l’aumento è al lordo dell’inflazione rischia di esserlo anche meno: quando i prezzi aumentano del 40% (vedi costi dell’energia) e i listini del 13%, quel 6,5% rappresenterebbe solo la metà dell’inflazione, ovvero nulla in termini reali. Che l’economia italiana vada meglio è un fatto, ma solo perché è messa a confronto annuale con un periodo di chiusura o di gravissima crisi: strutturalmente non mi sembra sia molto migliorata e il PNRR resta un buco nero e poco scrutabile.  

Ma questo i numeri e i commenti non lo dicono quasi mai.

 

SANREMO MI FA SCHIFO

Sta andando in scena la lunga kermesse ex canora del Festival di Sanremo di cui si parla per mesi prima, dopo e durante, quasi fosse una priorità nazionale. Sul palco, da anni è diventato soprattutto il festival del trasgressivo dove tutto diventa un “caso” pur di fare “audience”, ma senza considerare che ”audience” non significa gradimento.

Questo festival-baraccone della TV pubblica per me è diventato un autentico incubo non solo in sé  (cerco di cambiare canale) ma perché viene commentato ovunque in una logica per cui le poche canzoni decenti sono sommerse tra comparsate di ogni tipo e dove bisogna esagerare su tutto pur di “apparire” e quindi “fare notizia”.

Cosa c’entra con il festival del canto italiano scimmiottare il battesimo, dover ascoltare i pipponi sul razzismo, la cannabis, i generi sessuali, ammirando gli abbigliamenti più trasgressivi spesso di cattivo gusto?  Nulla, ma - come ogni anno – Sanremo è diventato il sottile filo politico di quella cultura sinistroide e benpensante “made PD” che in RAI controlla tutto e si autoalimenta a nostre spese.

Come nella novella del pifferaio magico che si tirava dietro i topolini, di questa “cultura” ne siamo così corrosi che spesso non la riconosciamo neppure più (come non riconosciamo più la verità o il buonsenso) e ci si va dietro per inerzia, acquiescenza, moda, tranquillità, interesse. Vale per i media e i giornalisti che - se la stroncassero - verrebbero emarginati e quindi fanno finta di applaudire. Tutto ciò premesso, questa schifezza personalmente non mi va e quindi a voce alta e chiara, senza tentennamenti dichiaro “Queste trasmissioni RAI che mi obbligano per di più a pagare mi fanno schifo” Chiaro il concetto? Se cominciassimo a sostenerlo in molti forse (ma comunque difficilmente) riusciremmo a cambiare qualcosa.

 

E’ TORNATA LA STORIA A TELE VCO

Sono tornati i miei settimanali appuntamenti di storia su TELE VCO-AZZURRA TV (già canale 17 o canale 19, nell’attuale momento di caos delle frequenze in zona Verbania si vede sul canale 853) che porto avanti ormai da qualche anno. Questa stagione sarà dedicata alla storia locale, italiana e del Piemonte dopo il 1861.

Chi vuole vedermi ricordi che la trasmissione va in onda il VENERDI’alle ore 22 con repliche il SABATO (13.30, 14.30 e 17.30) e il MARTEDI’ alle ore 12.

Le puntate si possono seguire anche in diretta streaming nelle stesse ore cliccando su VCOAZZURRATV (wwwvcoazzurratv.it)

 

 

A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA           MARCO  ZACCHERA



IL PUNTO   n. 847 del 28 gennaio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Da questa settimana – su suggerimento di alcuni lettori - una piccola novità: nel “Sommario” anche qualche riga di illustrazione dei singoli testi dopo il titolo, così chi va di fretta può capire subito cosa sia più o meno interessato a leggere.

 

Sommario: QUIRINALE: ORE DECISIVE (in attesa della fumata bianca alcune considerazioni sull’utilità di una repubblica presidenziale e un episodio curioso della mia vita parlamentare) - RUSSIA: MA CI CONVIENE? (continuiamo a considerare Putin come un “nemico”, ma ci stiamo gravemente danneggiando da soli) -  LIVELLI DEL LAGO (tante polemiche sul livello del Lago Maggiore: spiego perché per me sia giusto risparmiare acqua ad inizio estate) - STORIA IN TV (ritornano i miei appuntamenti di storia locale su TeleVCO-AzzurraTV)

 

IL MIO PRESIDENTE?  RENATO ANTONIOLI !

Scrivo mentre a Roma friggono le trattative per la scelta del nuovo Presidente della Repubblica e in attesa della “fumata bianca” tutto è possibile. Credo che al netto dei vari nomi presentati e bruciati appaia evidente come L’ELEZIONE DIRETTA DEL CAPO DELLO STATO DA PARTE DEI CITTADINI sarebbe di gran lunga la scelta migliore, evitando questo circo di proposte e veti incrociati. Servirà ovviamente una riforma costituzionale, ma è urgente e non va dimenticata il giorno dopo le elezioni presidenziali per riparlarne sette anni dopo.

Oltretutto la prossima volta il Parlamento sarà ridotto di 1/3 degli eletti ed appare assurdo che ogni regione abbia sempre 3 rappresentanti ciascuna: in Lombardia ciascun delegato regionale rappresenta 3,4 milioni di persone, in Molise solo 97.000 cittadini, ovvero 35 volte di meno: vi sembra questa una forma di democrazia rappresentativa?

Senza dimenticare che la legge elettorale non è più quella del 1948: oggi se un partito candida un cavallo in buona posizione di lista può risultare eletto perchè i cittadini non possono più nemmeno  esprimere voti di preferenza, quindi i "grandi elettori" sono sotto ricatto dei loro leader che li hanno candidati.

Mai come oggi una Repubblica Presidenziale (o semipresidenziale) credo otterrebbe il plauso di quasi tutti gli italiani, ma non c’è verso: il “palazzo” non vuol lasciarsi togliere il potere di mano.

In attesa di conoscere il nome del (della) nuovo/a Presidente, ecco intanto una mia piccola storia personale.

………

Nei 18 anni della mia vita parlamentare ho partecipato a due elezioni per il Presidente della Repubblica ovvero agli scrutini che portarono al Colle Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano.

Sul primo niente da dire, ma il secondo proprio non mi andava per i suoi mai pentiti trascorsi comunisti e così - approfittando che non vi erano candidati alternativi - pensai di fare un omaggio ad un mio amico, Renato Antonioli, vicesindaco di Gozzano che già allora era in cattive condizioni di salute e che purtroppo ci lascò poco tempo dopo.

Renato era stato consigliere comunale del MSI-DN a Gozzano, sempre solo contro tutti (un po' come me a Verbania) ma vincendo poi le elezioni comunali con una lista civica per la quale venne nominato vice-sindaco. Antonioli – che di mestiere faceva il tipografo - era un uomo integerrimo, volitivo e pieno di ironia, sempre in attività almeno finchè la salute lo sorresse.

Il centro-destra votava scheda bianca quindi non danneggiavo nessuno, così al secondo scrutinio del 9 maggio 2006 raccolsi un manipolo di amici e li pregai di votare per IL “MIO” sconosciuto candidato che raccolse in totale ben 7 voti uscendo così dall’anonimato dei “voti dispersi” risultando – tra l’altro - il 7° candidato più votato.

Il bello è che nessuno sapeva chi fosse: all’annuncio del presidente della Camera del suo nome, al primo o secondo voto qualcuno pensò ad Antonioni, l’ex capitano della Fiorentina (un po' azzeccandoci, perché Renato era un buon giocatore di calcio, capitano per diversi anni della squadra del suo paese anche in serie D e soprattutto super tifoso viola, francamente l’unico delle nostre parti che mai abbia conosciuto) poi, dal terzo voto in su, in aula qualcuno si pose il problema.

Poiché ci fu poi chi (come me) non scrisse solo il cognome ma anche il nome, quel “Renato Antonioli” fu alla fine chiaro per tutti, ma – appunto - chi era? Secondo Wikipedia al nome corrispondeva un ex sciatore alpino, invece era proprio l’ex capitano del Gozzano, come emerse poi ampiamente sulla stampa locale. 

Ricordo ancora il ritaglio del “Corriere della Sera” con l’esito dello scrutinio che Renato affisse con orgoglio sulla vetrina della sua tipografia e credo di avergli regalato una delle più grandi e ultime soddisfazioni della sua vita.

 

RUSSIA: COME CASTRARSI DA SOLI

Non ho ben capito se gli italiani si siano resi conto che continuare con questo atteggiamento di chiusura a Putin sia una grande sciocchezza, che l’Europa ha tutto l’interesse ad avere buoni rapporti con Mosca e che soprattutto anche all’interno dell’UE l’Italia deve anche fare un po' da sola, visto che gli altri (Germania in testa) prima di tutto pensano ai propri affari. Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: sicuramente Putin non è un leader democratico, sicuramente controlla il suo paese con la censura e a volte con la violenza ma o teniamo un atteggiamento univoco con tutti i regimi antidemocratici e dittatoriali del mondo o è assurdo prendersela solo con lui.

Il regime cinese è ben peggio di quello russo eppure lo coccoliamo, così come allora non dovremmo andare a giocare i mondiali di calcio in Qatar (ammesso di qualificarci) e dovremmo chiudere i rapporti con l’Arabia Saudita, l’Iran e decine di regimi più o meno dittatoriali nel mondo.

Allora perché prendersela solo con la Russia? Per l’Ucraina, si dice…Ma quanti sanno che questi stati satelliti dell’ex impero zarista sono stati creati da Stalin proprio per distruggere le etnie che c’erano prima dell’URSS? La parte orientale dell’Ucraina è russa per storia, lingua, costumi, religione… qualche ragione il Cremlino ce l’ha e se è giusto difendere l’entità nazionale Ucraina questi aspetti bisognerebbe almeno ricordarli.

Pochi giorni fa i più importanti gruppi industriali italiani hanno intanto parlato direttamente in videoconferenza con Putin ottenendo credito ed attenzione, perché abbiamo bisogno del mercato russo (e viceversa) e questo colloquio diretto è stato significativ,o ma molto imbarazzante per la Farnesina, un vero e proprio schiaffo in faccia al governo, a Di Maio e perfino a Draghi, ma se ne è parlato poco perché – come sempre – “non fa fino”.

Noi dobbiamo stare con gli USA, ci mancherebbe, ma la posizione di Biden è diventata anche un po' grottesca: mostra i muscoli perché non rischia nulla, mentre noi in Europa rischiamo di tagliarci i mercati e rimanere senza gas, con le imprese produttive a terra e le famiglie al freddo, mentre l' inflazione sta diventando galoppante per il caos nelle materie prime… tutto per l’Ucraina? Intanto gli altri partner europei - come la Germania - i loro affari con Mosca li fanno lo stesso: forse ci vorrebbe qualche riflessione di “realpolitik” in più

 

LIVELLI DI LAGO

Nella zona del Lago Maggiore sono in corso molte polemiche per la proposta di preservare un livello delle acque più alto a fine primavera tenendole di riserva per la stagione estiva. Credo sia una proposta sensata – se ovviamente ben controllata – anche se la mia posizione è di minoranza, schiacciata da ben altri interessi. Visto che il problema può interessare solo una parte dei lettori non sto a farne qui uno “spiegone”, ma invito chi sia interessato a contattarmi direttamente e potrà così farsi un’idea più complessiva e variegata rispetto alla vulgata ufficiale di un “no” al progetto che “passa” attraverso i media locali. 

 

E’ TORNATA  LA STORIA A TELE VCO

Sono tornati i miei settimanali appuntamenti di storia su TELE VCO-AZZURRA TV (già canale 17 o canale 19, nell’attuale momento di caos delle frequenze in zona Verbania si vede sul canale 852) che porto avanti ormai da qualche anno. Questa stagione sarà dedicata alla storia locale, italiana e del Piemonte dopo il 1861.

Chi vuole vedermi ricordi che la trasmissione va in onda il VENERDI’alle ore 22 con repliche il SABATO (13.30, 14.30 e 17.30) e il MARTEDI’ alle ore 12.

Le puntate si possono seguire anche in diretta streaming cliccando su VCOAZZURRATV (wwwvcoazzurratv.it)

 

 

A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA                MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 846 del 21 gennaio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: QUIRINALE: ORE DI PRETATTICA - MENEFREGHISMO ELETTORALE – CSM CONTRO TUTTI (W IL WHISTLEBLOWING) – SUPERBOLLETTE - IL MONDO (INGIUSTO) DEI PAPERONI – STORIA IN TV 

 

QUIRINALE: ANCORA PRETATTICA

Suscita scandalo (a sinistra) la possibilità di Silvio Berlusconi Presidente della Repubblica, una candidatura comunque molto difficile da portare avanti (oltre che secondo me poco opportuna), ma un centro-destra che per la prima volta ha sulla carta la maggioranza relativa dei votanti non deve sprecare le proprie cartucce puntando su un unico cavallo, soprattutto quando in campo vuole scendere il discusso suo ex leader maximo. Serve quindi come minimo molta attenzione, anche per le ricadute politiche se l’operazione facesse flop e mi pare che sia la Meloni che Salvini l’abbiano capito.

Penso che una parte dei grandi elettori “patrioti” Berlusconi sul Colle non ce lo vedrebbe proprio, ma ben meglio lui che un avversario e quindi è possibile e conveniente garantirgli - almeno a parole e dalla quarta votazione - un pacchetto sicuro di voti, magari controllabili a vicenda, se lui trovasse gli altri (dubito, soprattutto se a cercarli in giro è Sgarbi…). I sistemi per farlo sono semplici e purtroppo collaudati e un attento corteggiamento è quindi in corso soprattutto verso quegli oltre 120 parlamentari rimasti senza casacca e a cui non piace l’elezione di Draghi al Colle con il rischio di interrompere la legislatura un anno prima.

Questo anche perché gli esperti di pretattica elettorale presidenziale fanno sapere che solo se la legislatura arriverà a fine settembre scatterà il quinquennio “convenzionale” per permettere ai futuri “ex” di percepire comunque, a 65 anni, il (pur ridotto) vitalizio parlamentare, guai quindi a cadere ad un passo dal traguardo.

Messi presuntivamente in cassaforte i 450 voti berlusconiani di centro destra, ne restano però appunto da trovare almeno un’altra sessantina ed è qui che Berlusconi chiede agli alleati una prova di fede bloccando il pacchetto “garantito”  che però – al massimo – anche in caso di accettazione ufficiale di Berlusconi durerà lo spazio di un paio di scrutini e solo se in prima battuta il quorum fosse sfiorato, tanto da convincere qualche ultimo dubbioso di possibile acquisto a fare il salto pro Cavaliere all’ultima ora.  Se Berlusconi non passasse infatti alla quarta o quinta votazione (prima il quorum è troppo alto) sarà poi il “liberi tutti” ed è qui che gli alleati – finiti gli attestati di omaggio  – devono pensare ad alternative.  

Un nome da trovare (e forse già trovato) ma da non diffondere perché altrimenti sarebbe a rischio di abbattimento precoce. Personalmente – al di là delle cortine di   fumo   che   sono   state   sollevate   per confondere il campo, tipo proporre l’ex ministro degli esteri Franco Frattini o Letizia Moratti – continuo a pensare che la potenziale miglior candidata potrebbe essere la Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, che ovviamente negherà l’ipotesi fino ad un secondo prima della (eventuale) sua candidatura. La Casellati resta l’unica figura istituzionale che potrebbe raccogliere voti non troppo sospetti anche in campo avversario e credo che alla fine sarà proprio questa l’opzione “B”. Altre alternative Gianni Letta, gran manovratore e consigliere di Berlusconi o – in subordine – Pierferdinando Casini.

 

MENEFREGHISMO ELETTORALE

Cecilia d’Elia, del PD, è la nuova deputata eletta domenica nelle elezioni suppletive nel collegio di Roma I al posto di Roberto Gualtieri, diventato sindaco e quindi incompatibile.  La neo onorevole è stata eletta con il 60% dei voti validi corrispondenti però a solo il 6.8% degli elettori del collegio visto che i votanti sono risultati soltanto l’11%, con ben l’89% dei cittadini che hanno invece disertato le urne. Un voto in più in parlamento forse conterà poco, ma va registrato che la candidata del centro-destra – l’ex magistrato Simonetta Matone (nota solo per le sue comparsate a Porta a Porta ed esponente della Lega) - ha conquistato soltanto ”ben” il 2.2% del corpo elettorale.

Mi sembra decisamente un po' pochino, ma sottolinea anche la superficialità con cui vengono affrontate le cose, perché con un minimo di volontà in più si poteva tranquillamente arrivare ad un risultato più positivo. Si replica il solito menu visto alle comunali e per i ballottaggi: a destra non si impara mai niente.  

CI MANCAVA IL WHISTLEBLOWING ! 

Nel totale disinteresse dei media la scorsa settimana il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittime anche le nomine operate dal CSM del primo presidente e del presidente aggiunto della Corte di Cassazione. Secondo il Consiglio di Stato altri candidati erano più meritevoli. Invasione di campo da parte della giustizia amministrativa nelle prerogative del CSM o legittima richiesta di avere finalmente più trasparenza nelle nomine? Sta di fatto che il CSM ha comunque poi rinominato gli esclusi dichiarati illegittimi senza accettare la decisione dei giudici amministrativi e lo ha fatto addirittura alla presenza di Mattarella che quindi di fatto ha avallato la scelta. Chissà come saranno contenti al Consiglio di Stato!

Ennesime polemiche e corto circuito istituzionale, con il tema che era già stato dibattuto a seguito della lunga vicenda che aveva interessato Michele Prestipino, ex procuratore di Roma (la carica più importante d’Italia) destituito prima dal Tar, poi dal Consiglio di Stato e infine dalla stessa Cassazione, eppure nominato e difeso a spada tratta dal CSM. Un dibattito inquinato dai veleni del caso Palamara, ma che ancora una volta sottolinea come sia e sia stato assordante il silenzio proprio di chi del CSM è il Presidente, ovvero l’inquilino del Quirinale, che ha di fatto accettato la scelta del CSM. Ma come può funzionare la Giustizia in un paese conciato così?

Su questi temi, però, la ministra Cartabia sorvola ed annuncia piuttosto in Senato che "Va perfezionato il ricevimento della direttiva UE sul whistleblowing, prezioso strumento anticorruzione".  

Cosa significhi "whistleblowing" credo che tra i lettori de Il Punto lo sappiano in pochi (io non lo sapevo!) che, letteralmente tradotto, significa "il soffiatore di fischietto", ovvero - mi pare di interpretare - "arbitro", nel senso di colui che segnala una infrazione di gioco. Dire però "la Magistratura segnali gli episodi corruttivi" sarebbe stato troppo semplice perchè - dall' avvocato Azzeccagarbugli dei “Promessi Sposi” in qua - la gente va sedotta con i paroloni, una volta espressi in latino ed adesso possibilmente in inglese così che, appunto, alla fine ti fregano meglio.

Insomma, la Magistratura, secondo la ministra Cartabia, dovrebbe attivarsi di più per segnalare in anticipo gli episodi di corruzione. Giustissimo ma - mi verrebbe proprio da dire -  "Da che pulpito viene la predica", visto cosa succede nel CSM e dintorni.

 

BOLLETTE: SCUSATE, NON CAPISCO

Il vero problema del momento è lo scatto dell’inflazione anche per il fortissimo aumento delle bollette energetiche. Il governo pensa di tassare gli extra-profitti delle aziende del settore per compensare i consumatori, ma non sarebbe più logico calmierare allora i prezzi del gas per impedire aumenti ingiustificati? Certo che ascoltare poi il ministro Cingolani affermare che per ridurre i prezzi delle bollette verranno tagliati 1,5 miliardi di incentivi sul fotovoltaico, da 1 a 2 miliardi di incentivi sull'idroelettrico e 1,5 miliardi con la rinegoziazione a lungo termine delle fonti rinnovabili lascia perplessi: ma non erano proprio queste le alternative “ecologiche” da  incentivare? Se l’Italia però - che dipende in gran parte dall’estero - non vuole estrarre petrolio nel sud, limita l’estrazione del gas in Adriatico (a vantaggio di Grecia e Croazia che non hanno certi scrupoli), non vuole neppure pensare al nucleare ed insiste a produrre energia elettrica “pulita” bruciano gas e gasolio… mi sembra difficile uscire dalla crisi!

 

SE VI SEMBRA GIUSTO…

Nei primi 2 anni di pandemia i 10 uomini più ricchi del mondo hanno più che raddoppiato i loro patrimoni, passati da 700 a 1.500 miliardi di dollari, al ritmo di 15 mila dollari al secondo, 1,3 miliardi di dollari al giorno. Nello stesso periodo si stima che 163 milioni di persone siano cadute in povertà a causa della pandemia. In questo momento i 10 super-ricchi detengono una ricchezza sei volte superiore al patrimonio del 40% più povero della popolazione mondiale, composto da 3,1 miliardi di persone. Ogni 4 secondi nel mondo 1 persona muore per fenomeni connotati da elevati livelli di disuguaglianza come mancanza di accesso alle cure, fame, crisi idrica. Decine di milioni di persone vivono con meno di un euro al giorno.

Dall’inizio dell’emergenza Covid, ogni 26 ore un nuovo miliardario si è unito ad una élite composta da oltre 2.600 super-ricchi le cui fortune sono aumentate di ben 5 mila miliardi di dollari, in termini reali, tra marzo 2020 e novembre 2021. Sono i dati emersi nell’ultimo incontro dell’alta finanza a Davos, tenuto quest’anno – bontà loro – senza concentramento di superjet privati ma più sobriamente on line.

I dieci più ricchi del mondo risultano Elon Musk (patrimonio di 274,7 miliardi di dollari, Bernard Arnault (198,9 miliardi),  Jeff Bezos (194,5 miliardi), Bill Gates (138,3 miliardi) e poi Larry Page (124,5), Mark Zuckerberg (123,1), Larry Ellison (120,8)   Sergey Brin (120 miliardi), Warren Buffett (109,1) e Steve Baller (106.5). Giovanni Ferrero è l’italiano più ricco (33,3 miliardi) mentre Silvio Berlusconi e famiglia sono “solo” a quota 7,5. La confederazione no profit Oxfam ha calcolato nel suo ultimo rapporto che in questi due anni il numero uno di Amazon Jeff Bezos è quello che ha incrementato di più il proprio patrimonio per oltre 81,5 miliardi di dollari: il surplus nei primi 21 mesi della pandemia equivale per lui al costo completo della vaccinazione (due dosi e booster) per l’intera popolazione mondiale. Eppure non si riesce neppure a mettere in campo una tassa planetaria che in qualche moda colpisca ovunque e in modo progressivo i redditi che superino una soglia che personalmente considero di immoralità. Tranquilli, comunque, perché tutti – da Lazzaro al ricco Epulone – moriremo uguali.

 

TORNA LA STORIA A TELE VCO

Tornano i miei settimanali appuntamenti di storia su TELE VCO-AZZURRA TV (canale 17 o canale 19) che porto avanti ormai da qualche anno. Questa stagione sarà dedicata alla storia delle nostre zone e del Piemonte dopo il 1861.

Chi vuole vedermi ricordi che la trasmissione va in onda il VENERDI’ (a partire da oggi 21 gennaio) alle ore 22 con repliche il SABATO (13.30, 14.30 e 17.30) e il MARTEDI’ alle ore 12. Le puntate si possono seguire anche in diretta streaming cliccando su VCOAZZURRATV (wwwvcoazzurratv.it)

 

 

A TUTTI UN SALUTO  E BUONA SETTIMANA           MARCO ZACCHERA 




IL PUNTO   n. 845 del 14 gennaio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: MATTARELLA, UN UOMO IN GRIGIO – COME VA IL PNRR? -  POVERA ROMA – VIOLENZA DI GRUPPO

 

MATTARELLA, UOMO IN GRIGIO

Finisce (forse) il settennato al Colle di Sergio Mattarella ed è tempo di un bilancio che, senza preconcetti, definirei grigio, come il personaggio.

Ho conosciuto da vicino Mattarella quando per diversi anni eravamo insieme componenti della Commissione Esteri della Camera: la sua una presenza costante, sobria, corretta, seria (anzi, serissima), competente, mai una parola sopra i toni e - da eletto al Quirinale - non ha mai mutato la sua impronta di aplomb istituzionale.

Ha svolto con serietà e rigore il suo ruolo considerandosi forse come il più importante impiegato della Repubblica senza sbavature, ma mi è difficile ricordare un momento di passione trascinante o di immagine coinvolgente in un settennato certamente impegnativo, ma in un ruolo svolto senza strappi.

Se pensate a Pertini in tribuna quando vincemmo i "mondiali" rispetto al Mattarella in impermeabile a Wembley per la finale dell'Europeo la differenza c'è tutta e ben rende l'idea.

Nei giorni scorsi Mattarella ha tenuto a sottolineare che diventando presidente bisogna perdere la casacca di appartenenza politica per essere "super partes" ed è su questo che qualche dubbio ce l'ho, perché Mattarella ha forse voluto essere sopra le parti nel suo intimo ma in sette anni non mi sembra abbia mai preso una posizione contro la "sua" parte e - da persona di destra - devo esprimere una critica verso questo suo atteggiamento che non ha mai tenuto conto degli umori dei cittadini-elettori: non ricordo davvero un solo episodio in cui Mattarella abbia preso le distanze dalla sua "casa-madre" (ovvero il PD, versante ex democristiano). Una presidenza senza scandali (e non è poco) ma contraddistinti da un diluvio di dichiarazioni scontate, prese di posizioni corrette quanto spesso del tutto ovvie, senza mai assumere una posizione che mettesse in imbarazzo chi ne volle l'elezione e - in primis - proprio il "suo" PD.

No alle elezioni anticipate, per esempio, eppure Mattarella sapeva benissimo che il Parlamento non rappresentava più da molto tempo l'opinione politica degli italiani e non solo per il cambiamento degli umori politici, ma perchè ben oltre il 10% dei parlamentari ha cambiato gruppo politico, infischiandosene dell'opinione di chi li aveva eletti, tanto che il suo successore sarà eletto da un Parlamento dove il partito più numeroso è appunto quello dei "senza partito" in un diluvio di migrazioni che hanno del tutto stravolto il voto elettorale e si prestano oggi a mercanteggiamenti sottobanco di ogni tipo.

Certo, la Costituzione gli imponeva di tenere un doveroso basso profilo, ma non c'è dubbio che in passato altri suoi predecessori abbiano contraddistinto il loro mandato con un diverso livello di visibilità e di condivisione con la gente, Mattarella ha invece preferito tenersi sempre defilato.

In un settore, però, penso non possa essere ricordato con positività: la sua (non) gestione della Magistratura di cui il Presidente è sì solo il capo formale, ma con obblighi che a volte gli imporrebbero di uscire dal riserbo e dal silenzio. Un vertice giudiziario che negli anni si è trasformato in un groviglio di veti, correnti e tresche immorali avrebbe imposto un ben altro profilo e livello di intervento.

Preso atto che il CSM è stato di fatto lasciato nelle mani del suo "ex partito" e relativi correnti deviate, credo che Mattarella avrebbe avuto il dovere di intervenire maggiormente in prima persona con fatti concreti, esplicite richieste di dimissioni, sollecitazioni chiare e non solo messaggi scontati. Non lo ha fatto, si è tenuto lontano dal rischio di "sporcarsi le mani" assumendo decisioni coraggiose, ma dando così spazio al moltiplicarsi dei veleni e di fatto proteggendo chi ne aveva approfittato. Molti italiani attendevano e soprattutto speravano in suoi interventi concreti prima e dopo il "caso Palamara" ma non è emerso nulla oltre le solite, scontate dichiarazioni di principio.

Vedremo se, almeno in un primo tempo, Mattarella succederà a sé stesso, certo credo che gli italiani vorrebbero comunque un presidente più rappresentativo in attesa di una riforma costituzionale che, superati antichi timori, dia maggiori responsabilità all’inquilino del Colle soprattutto se – finalmente – fosse eletto direttamente dai cittadini.

 

COME VA IL PNRR ?

Se ne parla poco, pochissimo, eppure ribadisco ancora una volta che se i fondi europei legati al PNRR sono indispensabili per il rilancio nazionale  peseranno in futuro come un macigno sulle finanze pubbliche. Urge quindi spenderli bene ma – almeno per il cittadino comune – tuttora non si capisce che fine prenderanno. I piani mandati in Europa, pieni di buone intenzioni, non chiariscono infatti quali siano le vere PRIORITA’ che verranno messe in campo.

Molto semplicemente, quali sono le prime e più importanti 10 iniziative CONCRETE che si vogliono finanziare con i fondi di Bruxelles?

Non un generico “ammodernamento della rete autostradale e ferroviaria” ma quali sono gli specifici “grandi interventi” che si vogliono mettere in campo e da chi verranno spesi? Nei giorni scorsi ho attraversato l’Italia ed il livello delle infrastrutture – primo passo per un rilancio nazionale – e spesso del tutto carente. Mi spiego: se percorrete l’Autostrada del Sole potrete verificare che alcuni tratti (come da Firenze ad Orte) sono ancora a due corsie come negli anni ’60 pur con un traffico decuplicato. Molti degli svincoli per entrare ed uscire da Roma (a parte lo schifo della non manutenzione) sono quelli inaugurati per le Olimpiadi del 1960 e avanti così. Inoltre i lavori in atto anno dopo anno sono più o meno sempre allo stesso punto (vedi appunto il tratto toscano della A1 dal Mugello a Firenze o a sud della città) nonostante il caro-pedaggi. Piacerebbe avere insomma un elenco preciso, chiaro, inequivocabile e se fossero pubblicati anche gli importi stanziati, le date previste di completamento e i responsabili dei lavori sarebbe davvero un gesto apprezzato da tutti,

 

POVERA ROMA…

Sono stato a Roma dopo quasi un anno di assenza causa Covid e l’ho trovata non solo sporca, ma soprattutto degradata, a pezzi, abbandonata. Non credo sia tanto una questione di colore politico dell’amministrazione capitolina, ma dell’andazzo generale che la sta trasformando in una città africana. Strade piene di buche, acciottolato sgarrupato, sporcizia ed erbacce ovunque (e siamo a gennaio!), sosta selvaggia, marciapiedi fatiscenti, trascuratezza ovunque e anche nel centro storico che dovrebbe essere il fiore all’occhiello del nostro Paese. Invece tutto è lasciato andare, sciatto, sporco, abbandonato come le migliaia di monopattini dimenticati in ogni angolo di strada. Non ci meritiamo una capitale come questa che il mondo ci invia ma che, evidentemente, non sa farsi amare dai suoi cittadini!  

QUANDO GLI AGGRESSORI SONO IMMIGRATI…

L'aggressione ad alcune ragazze in centro a Milano per Capodanno è stato davvero un brutto e censurabile episodio, ma che porta anche a qualche considerazione visto che nei primi giorni di queste violenze non se ne era parlato nonostante fossero perfettamente a conoscenza dei giornali e delle forze dell'ordine.

Questo silenzio mediatico si spiega perchè - osservando i video - si nota come i presunti aggressori fossero magrebini, pur alcuni "di seconda generazione", come ci si è poi affrettati a sottolineare. Insomma, se nessuno sostiene assolutamente che tutti o la gran parte degli immigrati nordafricani siano dei violenti o degli aggressori, così come purtroppo ci sono anche tanti italiani che si macchiano quotidianamente di gravissime violenze, tacere però questo aspetto solo perchè "non fa fino" e non si vuol turbare la sensibilità della gente verso gli immigrati la dice lunga sulla qualità dell'informazione che giornalmente ci viene propalata.

Patetico che il sindaco di Milano -  dopo aver taciuto per 10 giorni e accusato per questo di poca sensibilità - annunci poi con grande ritardo (ma altrettanti squilli di tromba e copertura mediatica) la costituzione come parte civile dell'amministrazione, sempre tacendo su chi siano i presunti colpevoli. In realtà per dieci giorni in nessun TG e in ben pochi articoli di cronaca si era ammesso questo aspetto, nè si è considerato il fatto che le ragazze sono state salvate dalle Forze dell' Ordine presenti, ma apparse abbastanza impotenti davanti alla violenza e ai numeri del "branco". Forse Sala dovrebbe quindi anche spiegare ai milanesi come mai queste siano le condizioni sociali e di vivibilità del centro di Milano dopo tanto (troppo) "politicamente corretto".

Immaginate se ad aggredire le ragazze fosse stato un gruppo di giovinastri di "estrema destra": scommettiamo che tutto sarebbe stato messo per giorni in prima pagina (vedi l’assalto alla CGIL) e che tutti i progressisti e le progressiste della penisola avrebbero pianto e denunciato in coro l’insopportabile e pericolosa “violenza fascista"?

 

Con questo numero IL PUNTO riprende la consueta cadenza settimanale, un saluto e un rinnovato buon anno a tutti.

                                                                                               Marco Zacchera  




IL PUNTO   n. 844 del 5 gennaio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: BERLUSCONI PENSA AL COLLE – GAS & LUCE: SPIAZZATI – UNA PREGHIERA PER BURZI

 

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BERLUSCONI FACCIA UN PASSO INDIETRO !

Tra poco saremo in piena bagarre per l’elezione del Presidente della Repubblica e Silvio Berlusconi scalpita sperando nella possibilità di una sua elezione al Colle.

In teoria – soprattutto perché oltre il 10% dei parlamentari ha cambiato partito, confluendo in un eterogeneo “gruppo misto” – questa volta il centro destra avrebbe una maggioranza relativa da usare per un proprio candidato (ma non sufficiente a garantirne l’elezione), anche se qualcuno ipotizza che - complice il voto segreto e con possibili acquisti non disinteressati - dal quarto scrutinio l’ex Cavaliere potrebbe anche farcela.

Personalmente ritengo che non ce la farà mai, e mi chiedo se – dietro alle scontate parole di compattezza ed unità – il centrodestra non debba invece già considerare anche un “piano bis” da mettere sul tavolo al momento in cui Berlusconi fosse comunque appiedato dal voto dell’aula.

Questo anche perché – a parte l’età e la salute - ritengo che Silvio Berlusconi non sia adatto come Capo dello Stato e scatenerebbe, se eletto, il ritorno ad una polemica quotidiana di cui l’Italia non ha assolutamente bisogno. D'altronde è bastata l’ipotesi di una sua candidatura per far salire i toni e scatenare i suoi avversari che già reclamano l’avvio di una “guerra santa” contro il nefasto (per loro) “Cavaliere Nero”.

Eppure il centro-destra non dovrebbe sprecare una occasione storica favorevole, con una sinistra divisa dalle polemiche e che per ora non sembra in grado di coagularsi su un suo unico candidato di bandiera.

Credo che – ad oggi -  il candidato più logico che potrebbe raccogliere teorici consensi da tutti sarebbe Mario Draghi, anche perché – ma questo lo si può dire solo sottovoce - il premier ha tutto l’interesse a concludere ora e subito la sua esperienza di governo prima che vengano al pettine dei nodi che il suo carisma ha sopito e nascosto, ma non ha certo risolto.

Il PNRR, per esempio, è stato solo impostato ma praticamente nessuno ne conosce il concreto stato di avanzamento e presto l’Europa potrebbe cominciare a storcere il naso, così come non credo che il rimbalzo economico post-pandemia diventerà robusto se il paese sarà ancora appiedato dal Covid e attanagliato da una pesante crisi energetica.

Inoltre, alla lunga, la sua maggioranza eterogenea avrà sempre più bisogno di smarcarsi in vista delle elezioni che comunque sono previste a primavera 2023. Credo che Draghi consideri bene tutto ciò e quindi gradirebbe un passaggio al Colle spinto anche dall’indice di gradimento generale che pur sta scendendo – ma relativamente di poco – rispetto ai trionfali picchi di consenso iniziali.

Draghi al Quirinale vorrebbe dire probabili elezioni anticipate quest’anno e - se questo è lo scopo del centro-destra - allora la prima scelta post-Berlusconi potrebbe essere proprio il diretto coinvolgimento di Draghi per la presidenza. Se, invece, il centro-destra fosse più lungimirante, la scelta di un candidato di generale garanzia - ma decisamente ancorato al proprio schieramento politico - sarebbe la scelta più meditata e coerente, mantenendo un Draghi comunque “non ostile” a Palazzo Chigi.

Per esempio una candidatura dell’attuale presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati avrebbe una serie di vantaggi da non sottovalutare. Innanzitutto non guasterebbe l’essere la prima donna al Quirinale in un momento in cui l’immagine ha una sua importanza, poi permetterebbe a Draghi di completare la propria opera (sempre ammesso che la cosa interessi effettivamente al titolare di palazzo Chigi) e infine il personaggio si è dimostrato di taglio moderato e di confermata linearità istituzionale, com’è il ruolo ritagliato dalla Costituzione per un Presidente della Repubblica più rappresentativo che politicamente premier decisivo.

Non dimentichiamo poi che la Casellati è una eletta di Forza Italia e quindi vicina a Berlusconi che potrebbe sempre “benedirla” con il proprio viatico dopo un sofferto e doloroso (ma doveroso) “passo indietro” che però gli eviterebbe potenziali figuracce.

Il problema è che all’interno dello stesso centro-destra convivono maggioranza ed opposizione, fautori di elezioni anticipate (la Meloni e Fratelli d’Italia) ed altri - come Forza Italia - che temono un forte ridimensionamento dal voto e con la Lega che in argomento è tentennante e necessariamente cerchiobottista.

Ci sarà quindi prima di tutto chiarezza all’interno della coalizione? Qui sta il punto (e il limite) di uno schieramento senza più un leader dichiarato e soprattutto senza una seria politica comune su molti (troppi) degli argomenti sul tappeto.

I giorni corrono, vedremo se i reiterati vertici serviranno a qualcosa e se l’eventuale bocciatura di Berlusconi non comprometterà un equilibrio sempre più delicato anche all’interno della sua stessa coalizione. Il rischio è di ritrovarci sul Colle un Pierferdinando Casini o - peggio -  Romano Prodi.

 

GAS ED ENERGIA: EUROPA SPIAZZATA

Penso ad un pensionato con la “minima” che vede aumentare quest’anno la sua pensione di "ben" l’1,47% ma contemporaneamente la bolletta di luce e gas di oltre il 50%. L’Europa e soprattutto l’Italia appaiono assolutamente spiazzati dall’incredibile aumento dei costi energetici. La risposta del governo di diluire il pagamento delle bollette (ma di non ridurre l’accisa fiscale!) sottolinea come sia una sostanziale “non risposta” ad un aumento di costi per famiglie ed aziende che – teoricamente – non avrebbe ragione di esistere. Non c’è infatti carenza di materia prima né problemi di trasporto, ma ragioni politiche che sono alla base di una crisi che evidentemente non era stata prevista.

E’ chiaro che le carte le ha in mano Putin: la Russia ha tutto il gas che vuole, lo vende al prezzo che vuole, ma - almeno fino ad ora -  ha sempre mantenuto i contratti sottoscritti. Purtroppo l’Unione Europea di contratti a lungo termine non ne ha ed è quindi facilmente vittima di bruschi aumenti dei prezzi non disponendo di riserve strategiche adeguate (come gli USA) ed insistendo a tenere una politica di rapporti tesi con la Russia. Putin non è un santo ed è in forte debito con la democrazia, ma allora lo stesso metro di giudizio e di comportamento andrebbe tenuto con tutte le nazioni non democratiche, comprese Cina ed Arabia Saudita ben più autoritarie e violente della Russia di Putin. L’Europa si trova ad essere la parte debole e perdente, ma sembra capirlo poco rispetto anche ai proclami di Biden che non deve sopportare la crisi energetica del vecchio continente.

Poi ci mettiamo anche del nostro rifiutando energie alternative come la fusione nucleare, illudendoci con i “verdi” e riempiendoci le orecchie con la “transizione ecologica” che è una demagogia formula per intanto economicamente suicidarci.

 

ANGELO BURZI: UN CASO DI COSCIENZA

Nella notte di Natale si è suicidato Angelo Burzi, ex consigliere ed assessore regionale del Piemonte, in crisi per essere stato condannato dalla Cassazione per la vicenda dei rimborsi del consiglio regionale piemontese dopo essere stato assolto in primo grado e condannato in appello. La vergogna per la nuova condanna dopo 8 anni di processi e la prospettiva di perdere conseguentemente anche il vitalizio – oltre a condizioni di salute che rischiavano di aggravarsi – sono state alla base del suo gesto.

Per quanto l’ho potuto conoscere, Burzi era un galantuomo e – almeno nel suo caso – la vicenda delle “mutande verdi” non è andata come hanno sostenuto dei Magistrati che secondo me si sono comportati anche con preconcetto politico e hanno interpretato “a posteriori” una norma su cui non c’erano chiarezze. Credo (e spero) che qualche pubblico accusatore – subito difeso dalla “sua” casta – si sia posto almeno qualche problema di coscienza leggendo la lettera di addio di Burzio quando scrive, prima di spararsi…

 “... La giustizia è un esempio appunto del “peggio”, non trascurando che lo scrivente è certo di essere totalmente innocente nei riguardi delle accuse a lui rivolte. Alla fine del processo di appello, 14 dicembre u.s., ho totalizzato una condanna a tre anni per peculato svolto continuativamente dal 2008 al 2012. I possibili sviluppi stanno in un possibile nuovo ricorso in Cassazione, che avrà con grande probabilità un esito nuovamente negativo, diciamo alla fine del 2022. E qui iniziano i problemi seri perché interverrà la sospensione dell’erogazione del vitalizio per la durata della condanna. Probabilmente si sarà fatta nel frattempo nuovamente viva la Corte dei conti pretendendo le conseguenze del danno di immagine da me provocato, diciamo non poche decine di migliaia di euro. Credo tutto ciò sia soggettivamente insostenibile, banalmente perché col vitalizio io ci vivo, non essendomi nel corso della mia attività politica in alcun modo arricchito, e sostanzialmente perché non sono più in grado di tollerare ulteriormente la sofferenza, l’ansia, l’angoscia che in questi anni ho generato oltre che a me stesso anche attorno a me nelle persone che mi sono più care, mia moglie, le mie figlie, i miei amici. Preferisco dare loro oggi, adesso, con una dose di dolore più violenta, ma ”una tantum”(…)Siccome arrendermi non è mai stata un’opzione, frangar non flectar, esprimo la mia protesta più forte interrompendo il gioco, abbandonando il campo in modo definitivo. Serve anche fare un non esaustivo elenco dei personaggi che maggiormente hanno contraddistinto in maniera negativa questa mia vicenda in quasi dieci anni. Dapprima i giudici del primo processo d’appello, i quali, con una sentenza che definire iniqua e politicamente violenta è molto poco, azzerarono la sentenza di primo grado che mi vide assolto per insussistenza del fatto dopo due anni di dibattimento in aula. Poi l’uomo nero, il vero cattivo della storia, il sostituto procuratore che dall’inizio perseguì la sua logica colpevolista, direi politicamente colpevolista. Essendo persona preparata e colta non si arrese rispetto alle assoluzioni del primo grado, ma appellandosi a sua volta ottenne la condanna nel successivo appello. Ancor più colpevole a mio avviso perché, pur conoscendo in dettaglio i fatti che mi riguardano, insistette nelle sue tesi...”

Vi chiedo una preghiera per Angelo Burzi.

 

Il prossimo numero de IL PUNTO uscirà venerdì 14 GENNAIO riprendendo la consueta cadenza settimanale

 

UN SALUTO E BUON ANNO A TUTTI  !                                       MARCO ZACCHERA 



IL PUNTO   n. 843 del 28 dicembre  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: ITALIANI DIVISIDAL COVID - ANNIVERSARI:  75 ANNI FA NASCEVA IL MOVIMENTO SOCIALE  - ALESSANDRO LANANUOVO PRESIDENTE DEL VCO

 

COVID: ITALIANI DIVISI

E’ inutile prenderci in giro: l’Italia è profondamente divisa tra vax e no-vax, ma soprattutto cresce ovunque la platea degli scettici, dei diffidenti, di quelli che ogni sera ascoltando la TV si sentono presi in giro. Vaccini che prima sembravano una panacea e poi crollano nelle loro certezze come nelle percentuali delle loro coperture, varianti prima pericolose, poi no, oppure forse con numeri ballerini, confusi e contraddittori, promesse e previsioni non mantenute, dati quotidianamente inesplicabili e che vanno contro la logica.

Ma perché ogni giorno - chiaramente e senza furbizie - non ci dicono per esempio quanti ricoverati siano vaccinati o no, quanti dei malati gravi siano no-vax o meno e quanti defunti erano stati vaccinati e sono effettivamente morti di Covid e non – pur positivi - per tante altre patologie. Questo per capire quanto serva - insomma - vaccinarsi o meno. Solo così (se i numeri dimostreranno i rischi a non farlo) si riuscirà a convincere chi non vuole vaccinarsi. Per esempio: è vero che la probabilità di essere ricoverati è 16 volte di più per i “no vax” rispetto ai vaccinati, oppure è una bufala? Solo numeri chiari possono convincere i no-vax, ma se non vengono dati o non sono reali crescono allarmismo e diffidenza. Anche perché la matematica non è un’opinione: se tutti i “contatti” dei contagiati - soprattutto se asintomatici – dei giorni precedenti la scoperta della loro positività devono mettersi in quarantena, con l’attuale indice di crescita dei contagiati tra poche settimane in Italia non lavorerà più nessuno, perché tutti più o meno saranno stati a “contatto” con inconsapevoli contagiati che crescono al ritmo di decine di migliaia al giorno!

La gente può accettare tutto, ma non è scema e senza chiarezza cade la credibilità di un sistema vaccinale che dimostra troppe crepe.

Secondo discorso la dipendenza europea dalle case farmaceutiche. E’ inaudito che si spediscano milioni di dosi Astrazeneca quasi scadute nel sud del mondo perché da noi non le vuole nessuno (eppure erano state pagate a caro prezzo): questo sì che è vero razzismo. Così come non si capisce perché i grandi governanti della terra non si siano uniti per limitare i profitti disgustosi di case farmaceutiche che comandano le borse del mondo e nella corsa ai vaccini emettono nuovi modelli, dosi, varianti più o meno testati. Ma possibile che non si debbano conoscere i contenuti degli accordi UE con Pfizer & aziende del settore? Prezzi, tempi, modalità di consegna, scontistica, nomi e cognomi dei funzionari e dirigenti europei coinvolti: tutto nebuloso, tutto nascosto.  L’impressione è una grande palude dove lo scetticismo avanza di pari passi delle incongruenze che ci raccontano. Per questo tutti hanno sempre più dubbi, non hanno più fiducia, si sentono cavie di un sistema e così anche chi si è convintamente vaccinato  – come me – comincia a chiedersi se il Covid non stia semplicemente diventando un strumento di profitto mentre volutamente (e politicamente) si sono nascoste le responsabilità iniziali e successive di questa pandemia. Il mondo, insomma, vuole vederci più chiaro. 

 

26 DICEMBRE 1946: NASCE IL MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO, “LA MIA GENTE”

75 anni fa, esattamente il 26 dicembre 1946, veniva fondato nello studio romano dell’avv. Arturo Michelini il Movimento Sociale Italiano.

Un partito che i più giovani non hanno conosciuto e di cui forse nulla sanno, che ricorda qualcosa a chi ha i capelli bianchi, ma che per alcuni – come per me – ha rappresentato la “mia” gente, ovvero il senso profondo di appartenenza a un mondo politico così diverso da quello di oggi.

A rileggere le cronache e i documenti di allora colpisce la modernità programmatica di   quella dozzina di fondatori e soprattutto il concetto “Non rinnegare, non restaurare” che dimostrava una immediata volontà di cambiamento rispetto a un periodo storico (il fascismo) finito in tragedia neppure due anni prima.

Anche se quei fondatori e i molti che subito si aggregarono furono immediatamente etichettati come semplici “neofascisti”, bisognerebbe avere il coraggio di andare più a fondo per capire, conoscere e giudicare.

Vogliamo riunire tutti coloro che al di là delle proprie origini ed appartenenze politiche intendono superare ogni tentazione di rancore e di rivincita per riconoscersi, solidamente, servitori della ricostruzione della Patria…” era scritto così nel primo “Appello agli italiani” e il primo punto programmatico del nuovo partito chiedeva di salvaguardare l’integrità nazionale “In un’Unione Europea fondata sulla parità e la giustizia”. Parole profetiche, eppure erano passati solo 20 mesi dalla fine di una guerra devastante dove i vincitori erano stati i “nemici” di quel piccolo gruppo e si era nel pieno di un dopoguerra dove decine di migliaia di persone erano state uccise - soprattutto nel nord Italia - pur a guerra finita, in un clima di estrema divisione tra repubblicani e monarchici e con centinaia di migliaia di persone ancora prigioniere degli alleati, sotto processo, “epurate” o appena uscite dai campi di concentramento dove erano stati rinchiusi gli ex aderenti alla Repubblica Sociale.  

In un’Italia ancora occupata ed amputata nel suo territorio (Trieste, l’Istria e tutta la Dalmazia) e dove c’erano ancora milioni di senzatetto accampati tra le rovine c’era - in quella fine del ’46 - chi si rimetteva politicamente in gioco e proponeva da subito il concetto di una Europa unita, una profonda riforma sociale, un rinnovato orgoglio nazionale, un futuro per milioni di ex combattenti senza lavoro.

Per questo il MSI diventò presto un punto di riferimento non solo per chi aveva vissuto la guerra “dalla parte sbagliata” subendo poi spesso la mattanza del post 25 aprile, con troppi episodi di cui ancora oggi - 75 anni dopo - non si vuole parlare.

Quando negli anni ’70 iniziai il mio percorso politico ritrovai ancora qualcuna di quelle persone e ne conobbi tante altre, ciascuna con la sua storia.  Italiani semplici, raramente benestanti, gente che politicamente era ancora emarginata e discriminata, ma fiera delle proprie idee e spesso del proprio passato, della propria libera diversità verso il pensiero dominante. C’erano anche delle teste calde, sicuramente, ma molto di più erano quelli che consapevolmente avevano scelto una posizione scomoda ma di coerenza con la propria coscienza

Mi piaceva e mi piace approfondire, capire, e così ho raccolto tante testimonianze, fatti, ricordi e piano piano anch’io - a mia volta - ho vissuto episodi da raccontare che pur oggi sembrano così lontani, con la fortuna di aver potuto vivere un periodo politico difficile, ma importante.

Ne ho parlato a lungo nei miei libri (“Staffette”, “Inverna”, “La Moscheruola”) e per questo vorrei che questo anniversario non scivolasse nel nulla, che tanti lettori mi invitassero a parlarne, a spiegare, a raccontare: sarebbero elementi preziosi per dare – soprattutto ai giovani – un quadro più completo di quella che fu la storia politica italiana.

Una continua evoluzione, ma mi chiedo sempre perché così tante persone si sentano ancora oggi schierate su posizioni simili, di fatto in continuità rispetto a quel gruppo iniziale di emarginati che 75 anni fa fece una scelta sicuramene controcorrente.

Com’è mai possibile - se quei discriminati non avessero avuto un po’ di ragione -  che dopo 75 anni di disinformazione, retorica e demagogia ci sia comunque una bella fetta di italiani che “non ci cascano” e rivendicano la loro libertà di pensiero e quindi di poter e voler leggere la storia con obiettività e serenità, senza odio per nessuno ma semplicemente cercando di capire.

Mi guardo indietro e non posso che ricordare l’entusiasmo, la fatica, il rischio, le difficoltà dei missini del debutto, ma anche della mia esperienza di vita. I miei primi comizi davanti a piazze desolatamente vuote nei nostri piccoli paesi, ma incredibilmente piene quando a parlare era Giorgio Almirante, che del MSI-DN era il leader quando ero ragazzo.

Non bastarono nei decenni le leggi speciali, le richieste di scioglimento, le persecuzioni giudiziarie, le perquisizioni, le botte, l’odio manifesto dei comunisti e dei loro fiancheggiatori – ieri come oggi – “utili idioti”: quella fiamma tricolore non si spegneva e non si è spenta, mai.

Ho conosciuto testimonianze atroci di quei “vinti” che hanno subito e taciuto, ma che

non si sono mai arresi, mentre il testimone passava, evolvendosi, prima dal MSI alla Destra Nazionale, poi ad Alleanza Nazionale e oggi a chiunque si ritrovi – pur sparso in diversi gruppi politici, ma soprattutto in FdI – a ricordare Arturo Michelini, Giorgio Almirante, Pino Rauti, Pino Romualdi e tanti altri personaggi che del MSI ne sono stati dirigenti, compreso Gianfranco Fini che avrà alla fine sbagliato tutto, ma intanto ricordiamoci che con Pinuccio Tatarella e tanti altri della "nostra" generazione era stato capace di portare il partito fuori dal ghetto e di dar vita ad Alleanza Nazionale.

Ma un ricordo doveroso va soprattutto a chi ha sofferto, dai primi militanti missini uccisi a Trieste di cui chiedevano la riunificazione all’Italia agli oltre 30 ragazzi della mia età massacrati durante gli anni della violenza rossa.

A chi ci diceva di stare zitti perchè  eravamo “antidemocratici” ricordavo sempre che la nostra democrazia era testimoniata proprio dall’essere lì, a partecipare.

Eravamo sempre emarginati: quelle poche volte che sulla stampa si parlava di noi era solo per dipingerci come fascisti, violenti, estremisti, irriducibili idioti. Mai, in decenni, una nota positiva. Cose che i giovani di oggi neppure possono concepire: dal non pubblicare sui giornali neppure le nostre liste elettorali ad escludere dai seggi i nostri scrutatori, dal negarci le piazze ai mille tentativi di ghettizzazione.

Io ero uno dei tanti ed ho avuto più occasioni, più fortuna. Come tanti altri ho affisso di notte migliaia di manifesti, stampato volantini al ciclostile, passato le giornate nei corridoi delle questure, fatto propaganda nei posti più assurdi, rischiato (spesso) le botte da chi non la pensava come me, eppure so di non aver mai alzato una mano contro nessuno.

Vorrei che questo anniversario sia quindi un omaggio a tutti gli iscritti e gli attivisti senza nome di un partito che si reggeva con pochi soldi ma soprattutto sui propri volontari e ai milioni di silenziosi elettori del MSI. Quelli che credevano in noi e ci votavano, ma non potevano dirlo perché rischiavano sul lavoro, in ufficio, tra la gente. Oltretutto, dopo che nel dopoguerra l’Italia sembrava avviata ad una civile transizione democratica. arrivarono infatti gli “anni di piombo” con le bombe e gli attentati degli “opposti estremismi” con una manovalanza spesso manipolata e che serviva soprattutto a far mantenere al potere personaggi a volte molto equivoci.

Mi corrono davanti agli occhi i visi, le mani, gli occhi di chi in qualche modo mi diceva “grazie” nel rappresentarli e la forza di quei visi erano la mia arma segreta.

Non era facile – soprattutto al Nord – essere missino in fabbrica, in consiglio comunale o nei piccoli paesi dove ti segnavano a dito. Si parlava (spesso da soli) in consigli comunali e assemblee apertamente ostili dove avevamo tutti contro, quell’ intero “arco costituzionale” inventato solo per emarginarci. Eppure alla fine non ci sono riusciti: l’URSS è caduta, il comunismo è morto, siamo stati riconosciuti come legittima forza politica e quindi in qualche modo abbiamo vinto noi con l’onore e l’onere di rappresentare quelle persone umili e senza voce. Fierezza: è sempre stata la molla che mi ha mandato avanti e mi ha fatto superare tante difficoltà.

Così, mentre man mano salivo dal consiglio comunale della mia città (di cui poi sono diventato sindaco) al consiglio provinciale e poi in Regione Piemonte e infine dal 1994 in Parlamento per cinque legislature sapevo che la mia responsabilità cresceva perché avevo nei loro confronti un impegno morale di trasparenza e di rappresentanza.

Quanta gente ho conosciuto da Brunico a Pantelleria, da Alghero a Lecce, da Trieste ad Aosta e poi come responsabile di AN all’estero da Melbourne a Stoccarda, da Buenos Aires e Toronto. Era appunto la “mia” gente, quella comunità umana che non potevo e non potrò mai dimenticare ed alla quale posso e devo solo dire grazie.

Gente irripetibile ed unica, a volte divertente ed assurda, cementata dai fatti e divisa – sempre! – nella   dialettica   delle   interpretazioni tra “destra sociale” e  “conservatori”,  tra rivoluzionari e legalitari, tra moderati e più estremisti, tra aperti al dialogo o presunti difensori dell’ortodossia.

Eppure quel piccolo MSI del ’46 in pochi mesi prese decisioni nette (sempre poi mantenute) stando senza equivoci dalla parte della democrazia parlamentare, dell’Occidente e dell’Europa con una scelta democratica chiara, senza tentennamenti o cedimenti.

Gruppi e gruppuscoli si sono allontanati, scissioni sciagurate hanno a volte diviso il ceppo, correnti e divisioni hanno rallentato la marcia, ma la continuità è sempre rimasta.

Oggi va quindi reso omaggio a chi volle quella spinta iniziale e se qualche lettore volesse conoscere più a fondo le vicende storiche e politiche che portarono alla firma di quell’ “appello agli italiani” di 75 anni fa mi contatti e ribadisco che sarò felice di spiegare, raccontare, tentare di far capire a chi non c’era che cosa avvenne e perché.

A tutti quelli che - almeno una volta - nella loro vita hanno votato per quella fiamma tricolore dico “grazie” e - a nome dei tanti che non ci sono più - spero solo di essere stato più o meno all’altezza di chi fece 75 anni fa una scelta difficile, ma che era il loro e poi divenne il nostro dovere.

 

PROVINCIA VCO: LANA PRESIDENTE

E’ con piacere che saluto ALESSANDRO LANA, 35 anni e sindaco di Piedimulera, eletto domenica nuovo presidente della provincia del Verbano-Cusio-Ossola.

Un giovane amico ed amministratore che stimo e che sperò sarà in grado di dare forza a questa nostra amministrazione provinciale che deve ritrovare, dopo i disastri della legge Del Rio che ha cercato di sabotarla, la sua missione di fondamentale Ente intermedio. Con pochi soldi avrà responsabilità enormi in un territorio quasi tutto montano come il nostro, ma Alessandro ha le capacità per fare bene. A lui e ai suoi collaboratori, dopo la vittoria netta del centro-destra, un augurio quindi di buon lavoro. 

 

Il prossimo numero de IL PUNTO uscirà mercoledì 5 gennaio poi – da venerdì 14 – si riprenderà con la consueta cadenza settimanale

 

UN SALUTO E BUON ANNO A TUTTI  !                           MARCO ZACCHERA 



IL PUNTO   n. 842 del 17 dicembre  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: AUGURI - RIFLESSIONI POST USA – PATTI E FREGATURE – DA CADORNA E GINO STRADA.

 

AUGURI...

Spesso si fanno per consuetudine e in modo scontato, tra un incrocio di miliardi di SMS e regali più o meno utili, ma ai lettori de IL PUNTO vorrei che i miei arrivassero come piccolo segno di amicizia "vera" e  soprattutto di ringraziamento per l'attenzione che mio avete dimostrato durante questo quasi ventennale appuntamento settimanale di condivisione e - a volte -  anche di profonda divergenza.

L'augurio di BUON ANNO è "laico" e quindi vale per tutti, ma quello di BUON NATALE non lo è: vale solo per chi ritiene davvero che il messaggio cristiano sia utile e forse indispensabile  in questo mondo travagliato e diviso, spaventato e spesso pieno di contrapposizioni e violenza.

Una volta il giorno di Natale si fermavano le guerre, impegnamoci  almeno ad un momento di riflessione con noi stessi, che sia di bilancio e di rilancio: ne abbiamo tutti bisogno. 

Una "festa della luce" che la porti a tutti noi.

 

RITORNO NEGLI USA

Dopo quasi due anni di assenza forzata sono ritornato nel sud degli USA notando molti cambiamenti, ma anche come questo paese si sia già scrollato di dosso le angosce del Covid mentre noi europei siamo ormai allo psicodramma. In Florida, per esempio, se atterrate a Miami scoprirete che qui il problema, almeno ufficialmente, quasi non esiste.

Ron De Santis, il giovanissimo governatore repubblicano (aveva solo 41 anni al momento della sua elezione, nel 2019) ha infatti deciso di affrontare la pandemia con una strategia di basso profilo soprattutto per accogliere a braccia aperte i milioni di turisti che arrivano in queste settimane a scaldarsi sulle assolate spiagge del Golfo del  Messico lasciando il Canada e gli stati del Nord americano seppelliti dalla neve.

D'altronde i numeri per il Governatore parlano chiaro. Su 21 milioni di abitanti  censiti (ma in realtà siamo sui 24 milioni, comprendendo   turisti   ed   immigrati   più   o   meno   al   limite   della regolarità) i contagi sono molto meno dei valori italiani con circa 2500 casi al giorno, le vaccinazioni (libere e gratuite, anche per i turisti, basta presentarsi da un medico oppure –  senza preavviso – in una qualunque farmacia) hanno coperto il 65% della popolazione con una media di decessi che dopo un picco a settembre è ora intorno ai 40 al giorno.  

Per uno stato dove gli anziani sono molto numerosi non è un bilancio troppo negativo.

Di Covid soprattutto se ne parla poco sui giornali e nei media e l’impressione  visiva  è che il problema  sia considerato marginale: nessuna mascherina, libero ingresso ai supermercati, agli spettacoli e negli uffici   pubblici   (dove   ben   pochi   impiegati   sono   comunque “mascherati”)   e   tutti   tendono   a   minimizzare sottolineando   che   le   statistiche   federali   confermano   come   quelle dello “Sunshine State” siano migliori di quelle nazionali e che quindi l’epidemia conta poco in un’area dove l’inverno è soprattutto il “top”   della   stagione  turistica.  

Minimizzare è anche una scelta politica negli stati a maggioranza repubblicana rispetto a quelli guidati dai democratici, stati in rotta di collisione con Joe Biden e relative autorità federali che chiedono più precauzioni. Ron De Santis non fa una piega e la sua ricetta è semplice: “Il vaccino qui da noi è gratis, libero, immediato: vaccinatevi e non pensateci più”. Ovviamente schierati con lui operatori turistici e imprenditori che hanno visto un boom delle presenze, anche perché il lavoro a distanza ha incentivato il trasferimento al sole piuttosto che tra le nevi del nord. Anche per questo si assiste in Florida ad un vero e proprio boom immobiliare con quotazioni salite anche del 30% dopo l’inizio della pandemia. Il business si vede: non c’è una vetrina in cui non si cerchino nuovi dipendenti, mente i prezzi di tutti i generi tendono nettamente ad aumentare, come peraltro in tutti gli States.

Una crescita ufficiale che a novembre ha superato negli USA il 6,8% su base annua, ma tutti sono convinti che concretamente si sia sopra il 10% mentre il prezzo della benzina ha raggiunto il “folle” costo di 90 centesimi di euro al litro, il che negli USA sembra scandaloso.  

All’appello mancano i turisti europei, certo, ma sono poca cosa quando un  intero  continente  sembra  volersi rifugiare sulle spiagge assolate e se  il  Covid è un problema meglio esorcizzarlo non parlandone e soprattutto senza dargli un’eccessiva importanza. Il tema è diventato anche motivo di contesa elettorale con De Santis che ha giocato molto sul contrasto “soft” alla pandemia e che studia da Presidente quando, prima o poi, verrà definitivamente archiviato Trump in campo repubblicano.

De Santis ha il tempo dalla sua e se Trump dovesse ritirarsi in vista del 2024 (ma per ora sembra non averne la minima voglia) ecco che un successo in chiave Covid potrebbe spianargli la strada anche sul piano nazionale.

Intanto Trump (che in Florida ha una delle sue roccaforti, almeno nel ricco sud dello stato, perché   la   parte   nera   intorno   alla   capitale Tallahassee è un’altra cosa) conferma di volersi ripresentare e qua e là i suoi supporters agitano già le bandiere  agli incroci delle strade: tra 11 mesi ci saranno le elezioni di metà mandato, si rivota mezzo Parlamento e non mancheranno colpi di scena.  

 

PATTI  E  FREGATURE

Per due giorni si è parlato dei misteriosi “patti del Quirinale” sottoscritti tra Italia e Francia, poi su di essi è calato un assoluto e tombale silenzio, eppure Di Maio li aveva definiti “un evento storico”: strano.

Attenti però che il silenzio non porti a possibili fregature. Per esempio c’è il rischio che il concordato rafforzamento delle frontiere europee avvenga anche all’interno della UE, ovvero – tanto per essere chiari – che i francesi potranno rispedire in Italia chi arrivasse da loro proveniente dal nostro paese senza avere le carte in regola.

Visto che la ministro Lamorgese ha confermato nei giorni scorsi come gli ingressi via mare in Italia proseguono con un ritmo doppio dell’anno scorso e quadruplo rispetto a due anni fa, ma che su circa 60.000 arrivi solo 97 (novantasette!!) sono stati accolti in Europa dal primo gennaio a fine mese scorso, è ora che Draghi chieda finalmente a Bruxelles chiarezza e rispetto.

Questo anche perché in concreto tante belle parole come “gestione coordinata”, “integrazione europea”, “solidarietà”, “porte aperte” ecc.ecc. sembrano sottolineare  solo che - da una parte - per 3.000 profughi che dal Medio Oriente volevano entrare in Polonia per andare a lavorare in Germania via Bielorussia l’Europa si è scatenata contro Minsk (e contro Putin, “il favoreggiatore occulto”), ma per 60.000 persone arrivate in Italia scaricateci da ONG spesso di altri paesi europei non solo l’UE non batte ciglio, ma neppure contribuisce né – tantomeno - accoglie: dov’è la logica e la coerenza?

 

DA CADORNA A GINO STRADA

La giunta comunale di Verbania ha deciso di appoggiare la richiesta di cambiare il nome della “mia” ex scuola media da “Lugi Cadorna” a “Gino Strada”. Premesso che Luigi Cadorna era un esponente di una famiglia locale, nato e vissuto nella nostra città (dove è sepolto) credo che gli storici abbiano in parte rivalutato la figura del “generalissimo” che ha comandato le forze armate italiane nella I guerra mondiale e non era solo un macellaio, come è stato a volte descritto.

Ma quello che non accetto – e personalmente scriverò al prefetto di Verbania invitandolo a non dare il suo avvallo alla nuova intitolazione – è dedicare l’Istituto scolastico proprio a Gino Strada che non è stato solo il fondatore di Emergency ma anche un violento esponente – mai pentito! - di quella estrema sinistra milanese che intorno agli anni ’70 si è resa responsabile di decine di aggressioni brutali a carico di avversari politici (o presunti tali) e Forze dell’Ordine. Non solo: non tutto luccica in “Emergency” di cui non si conosce un bilancio ufficiale e che spesso – come in Afghanistan – in nome del pacifismo ha preso posizioni antitetiche alla presenza militare italiana votata dal Parlamento, parteggiando apertamente con chi sparava alle nostre truppe.

Certamente Strada è stata una personalità complessa e sfaccettata, dividente e di parte, icona di quella sinistra che va per la maggiore e quindi viene riverita ed ossequiata, ma se esprimo rispetto per la figura di Strada, scomparso un anno fa, non sono d’accordo che proprio  la “mia” scuola cambi intitolazione e mi auguro che altri sollevino questa protesta.

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Come tradizione, per il periodo delle feste natalizie IL PUNTO "rallenta" nelle sue uscite e quindi NON uscirà venerdì prossimo,  vigilia di Natale, ma comunque mi leggerete prima della fine dell'anno.

 

UN SALUTO A TUTTI                                                                                  MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 840 del 10 dicembre  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

 

Cari Amici,

come ogni anno, in questo periodo dedico un numero speciale de IL PUNTO ad aggiornarvi sul “Verbania Center”, l’iniziativa umanitaria che ho fondato 40 anni fa ed alla quale molti lettori in diverse circostanze hanno dato una mano.

Ecco quindi la relazione del 2021 sempre seguendo il nostro motto “Kaba Kuguna Andu” che in swahili significa “E’ meglio fare del bene”…

……..

40 anni fa – era il Natale del 1981 – nacque il “Verbania Center” prima come gruppo spontaneo di amici e poi - da ormai 11 anni - come specifico e autonomo Fondo inserito all’ interno della “Fondazione Comunitaria del VCO”. Cominciammo con un acquedotto a Loyangallany nel nord del Kenya sul lago Turkana e da allora si è fatto davvero tanta strada.

Come ogni anno debbo e voglio ricordare i tanti amici che oggi non ci sono più, insieme a tutte quelle persone che in questi anni si sono impegnati sia nella solidarietà e che – in diversi parti del mondo – hanno operato grazie agli aiuti che abbiamo raccolto. Il 2021 è stato un anno difficile anche in Africa ed America Latina per l’emergenza Covid, ma abbiamo comunque continuato nelle nostre attività, particolarmente in Mozambico dove sappiamo esserci un particolare bisogno. Idealmente tutto quello che è stato realizzato è quindi legato alla memoria di queste persone che non sono più con noi, ma ci hanno guidato e quindi ancora ci guidano ogni giorno.

 

RELAZIONE FINANZIARIA

Ricordo che dopo la costituzione del “Fondo Verbania Center” presso la Fondazione Comunitaria del VCO le disponibilità sono ora da dividersi in due diverse gestioni: quella “patrimoniale” (che va ad incrementare il fondo iniziale di adesione alla Fondazione) e la “sezione corrente” dove si versano i fondi raccolti e li si distribuiscono nelle diverse iniziative.  

Quest’anno è stato un anno decisamente notevole perché durante il periodo 24.11.2020 - 22.11.2021 sono stati ricevute offerte complessive per euro 19.800. Gli impegni complessivi nell’anno sono stati pari ad euro 23.623. Conseguentemente il FONDO DI SPESA CORRENTE c/ la Fondazione è sceso da 5.171 a 1.348 euro mentre il FONDO PATRIMONIALE resta invariato a 73.453,71 euro.  

In totale dall’inizio della sua attività, oltre a molti beni in natura ed attrezzature, il Verbania Center in 40 anni ha quindi superato come raccolta i  626.000 euro che, salvo i saldi attuali e il fondo patrimoniale, sono stati tutti spesi nel tempo in oltre 100 iniziative concrete e diversificate localizzate  in tante parti del mondo dall’ Africa all’America Latina, Medio Oriente ed Est europeo. Contributi tutti “senza spese” perché ricordo che le nostre iniziative sono mirate e non hanno nessun costo di amministrazione, viaggi, gestione o rimborso spese.

 

UN GRAZIE PARTICOLARE

Devo sottolineare l’aiuto e l’amicizia di tante persone e gruppi di amici che hanno approfittato per dare un loro contributo anche in occasione della festa del mio compleanno (70 !!) oltre che da parte dei Rotary Club Pallanza-Stresa e Briga (CH) che hanno dato una mano importante. Due aiuti speciali “straordinari” sono arrivati anche da amici del Lussemburgo e della Svizzera.  Ringraziamo tutti con affetto.

 

MOZAMBICO: NACALA E MACHAVA

In Mozambico continua intanto la collaborazione con le iniziative della suora salesiana verbanese Maria Luisa Spitti e delle sue consorelle. Quest’anno gli aiuti si sono concretizzati nel mantenere il finanziamento di 3 borse di studio per allieve infermiere (2.000 euro) a Nacala. Suor Spitti è tornata laggiù e ha chiesto un aiuto straordinario per sistemare il tetto di una scuola che è stato ed è anche punto di raccolta di profughi provenienti dal nord del paese dove c’è guerriglia. Migliaia di sbandati che si cerca di aiutare. A questa scuola abbiamo destinato complessivamente 5.123 euro.

In Mozambico opera anche la sorella di suor Maria Luisa (Luciana Spitti) una dinamica laica che lavora a Machava, nella periferia di Maputo, la capitale del Mozambico. Come vi ho già relazionato in passato in queste zone periferiche è assolutamente carente l’assistenza sanitaria e quindi si è continuato ad investire sul centro ambulatoriale dove, dopo la realizzazione o ammodernamento dei reparti di pediatria, oculistica, stomatologia ecc. sono terminati nel 2020 i lavori per quello di pneumologia – intitolato a Simona Giordano - subito utilizzato per il Covid.  In Mozambico si muore così facilmente per altre cause che è perfino difficile capire la gravità della pandemia che però non sembra avere avuto l’impatto che c’è stato da noi. Successivamente è stato sistemato un locale spogliatoio per infermieri ma soprattutto l’anno è stato destinato a ristrutturale completamente i locali del pronto soccorso. Ci siamo concentrati su questo specifico obiettivo investendo 13.500 euro e realizzato già tre step dei lavori previsti. Vorremmo chiudere ora con il quarto e ultimo lotto che peraltro è già in costruzione e per il quale servono 5.000 euro circa. Ne abbiamo già raccolti una parte, il resto…Seriamo che arrivino! Obiettivo è concludere tutti i lavori prima della stagione delle piogge (febbraio-marzo) e con questo traguardo i lavori generali della struttura sanitaria – che ha impegnato Luciana e noi per oltre 5 anni - saranno completati.

Da ultimo vorremmo realizzare un pozzo per l’acqua potabile. (preventivo di circa 2.500 euro) che per ora non abbiamo ancora potuto finanziare, ma che sarebbe davvero importante.

 

BURUNDI

Abbiamo ripreso contatti con il Burundi, dove abbiamo operato tanti anni ai tempi di don Carlo e Giancarlo Masseroni. Quest’anno è stata finanziata la parrocchia di p. Isaie Ntahoundi (fu il coadiutore di don Carlo) con 500 euro per sistemare il centro parrocchiale ed abbiamo inviato 1000 euro al centro di Kamenge, vicino alla capitale Bujumbura, che è una fantastica esperienza che da decenni opera per costruire i rapporti interetnici tra i giovani: una grande iniziativa che merita appoggio.

 

COLOMBIA

Continua l’attività del dott. Gianfranco Chiappo un amico-sostenitore che lavora a Cartagena ed è originario della nostra zona. Aveva creato delle squadre di calcio giovanili per i ragazzi di strada della periferia della città, ciascuna delle quali intitolata ad un club italiano: Juventus, Torino e anche… VERBANIA (ovviamente con i colori sociali della nostra squadra cittadina!) ed ora – soprattutto a causa del Covid – aiuta questi ragazzi (rimasti spesso sbandati) con tante altre iniziative. Per aiutarli abbiamo aumentato la somma degli ultimi 2 anni arrivando a 1.000 euro.

 

SIRIA

Essere cristiani significa anche aiutarli. Tramite l’associazione AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE sono stati destinati 300 euro per l’assistenza ad anziani della diocesi di Homs, in Siria, cristiani molti scappati dall’ Iraq che non hanno voluto o potuto lasciare il paese.

 

SENEGAL

Infine un piccolo aiuto ad un gruppo di immigrati della nostra zona che ha iniziato a spedire in Senegal materiali, vestiti dismessi, mobili, banchi, attrezzature scolastiche ecc. Hanno un centro di raccolta a Gravellona Toce e raccolgono quello che viene dismesso (se, ovviamente, ancora utilizzabile). Una piccola offerta di 200 euro per contribuire al nolo di un container.

 

LA “FILOSFIA” DEL VERBANIA CENTER

Ricordo la "filosofia" che sta dietro alle nostre iniziative e che è riassumibile in pochi punti:

1) nessun tipo di spesa generale: tutto quello che si raccoglie lo si utilizza e lo si rendiconta
2) le iniziative finanziate debbono prevedere il coinvolgimento di gruppi o popolazioni locali che devono co-partecipare mettendoci almeno il lavoro materiale. Inoltre, quando i progetti sono destinati a delle specifiche comunità, il loro utilizzo non è mai completamente gratuito, ma sempre soggetto ad un piccolo pagamento o a una modesta retta di mantenimento, perché tutti siano responsabilizzati al sacrificio e le iniziative siano ben mantenute. Nel caso di realizzazioni importanti si sottoscrive un accordo con le autorità locali.

3) ogni intervento ha sempre un responsabile locale conosciuto e serio, che possa così rispondere personalmente della qualità e della rendicontazione di quello che viene realizzato.

 

L'AZIONE DEL ”FONDO”

Ormai oltre 10 anni fa il  “VERBANIA CENTER” si è trasformato da iniziativa spontanea a fondo autonomo inserito nella Fondazione Comunitaria del VCO che ha l’obiettivo di contribuire a sostenere lo sviluppo sociale del nostro territorio e di promuovere la cultura della solidarietà tra i cittadini del VCO. Le somme investite a patrimonio producono rendite destinate anche al sostegno dei singoli progetti che vengono finanziati e gestiti con la sezione corrente, raccogliendo donazioni, contributi e lasciti di privati cittadini, enti e imprese. Contattandomi potete avere ogni dettaglio,

 

Chi desidera partecipare al progetto Verbania Center, può quindi contribuire con una donazione sul conto intestato a Fondazione Comunitaria del VCO presso BANCA INTESA SAN PAOLO IBAN: IT81 O 03069 09606 1000 0000 0570 indicando però sempre : “FONDO VERBANIA CENTER” 

 

Sono state inoltri destinati al Verbania Center i ricavi del libro “ GENTE DI LAGO 2: nuove storie e nuovi racconti  del Lago Maggiore ”.   Il volume riprende quello uscito due anni fa  (ed andato esaurito) ed in 172 pagine - tutte a colori - ripropone anche altri ricordi, personaggi, storie e curiosità della zona del Lago Maggiore e delle sue valli, insieme ad oltre un centinaio di foto storiche ed è firmato anche da Carlo Alessandro Pisoni, Ivan Spadoni e altri autori locali. Purtroppo proprio Carlo Pisoni (un nostro grande sponsor ed amico) è mancato di Covid nei giorni di Pasqua 2021.

 

GENTE DI LAGO 2 è in vendita al pubblico a 20 euro e va richiesto direttamente a marco.zacchera@libero.it ricordando di comunicare sempre il proprio indirizzo postale per la spedizione.  UN’IDEA PER UN REGALO DI NATALE…

 

Per ogni necessità potete sempre contattarmi via mail marco.zacchera@libero.it

Grazie dell’attenzione, della fiducia e dell’amicizia !

 

                                                                                                                          MARCO ZACCHERA



 


IL PUNTO   n. 840 del 3 dicembre  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: RIFLESSIONI – MONTI - PRESIDENZIALISMO – FORMICHE - GENTE DI LAGO

 

Mentre in Europa la cosa più intelligente che riescono a fare è proporre di eliminare il “Buon Natale” perché termine “divisivo” (ma come nascono certe idee se non per la volontà di abbattere e distruggere ogni radice, tradizione, “cemento” continentale? Questa è forse la “loro” Europa, non certo la mia!) e prendendo atto della successiva retromarcia - che però non c’è stata in altre analoghe situazioni - meglio non prendersela troppo e proporre magari qualche spunto di riflessione.

 

Per esempio un confronto tra le multinazionali del farmaco e Albert Bruce Sabin , ebreo, colui che scoprì il vaccino contro la poliomielite e decise di non brevettarlo per permettere a tutti di vaccinarsi. Anni prima il nazismo aveva sterminato la sua famiglia, così un giorno gli chiesero se non provava sentimenti di vendetta contro i tedeschi e lui rispose: “Le SS mi hanno ucciso due meravigliose nipotine, ma io ho salvato i bambini di tutta Europa, sia in Germania che nel mondo, non la trovate una splendida vendetta?”

 

DIRITTI & DOVERI

“Vax-No Vax”, non entro più nella polemica, ma invito alla riflessione chi non vuole vaccinarsi leggendo questa piccola testimonianza (assolutamente vera).

“Sono Laura D.S . di Pavia, ho 42 anni e sono malata di cancro. Ho fatto un ciclo di chemioterapie per ridurre la massa del mio tumore al timo ed ora sarebbe il momento dell’intervento, ma in Italia ci sono solo 3 centri specializzati (tutti in Lombardia). Mi hanno chiamato e attendevo con ansia la convocazione, invece mi hanno comunicato che sono stati ridotti i posti letto dedicati per l’aumento dei ricoveri Covid e rimarrò quindi in lista d’attesa, non so per quanto tempo ”. Se i ricoverati “no-vax” (che sono la gran parte dei degenti Covid) si fossero vaccinati, quanti posti liberi in più sarebbero stati disponibili per pazienti come Laura?

Chi ha (avrebbe) oggi più diritto ad occupare quei posti-letto?

 

CHI L’HA DETTO ?

A proposito del Covid e delle informazioni che girano «Comunicazione di guerra significa che ci deve essere un dosaggio dell'informazione. Che nel caso di guerre tradizionali è odioso, perché vuole far virare la coscienza e la consapevolezza della gente. Ma nel caso della pandemia, quando la guerra non è contro un altro Stato, io credo che bisogna trovare delle modalità meno democratiche secondo per secondo».

Tranquilli, la dichiarazione non è della Meloni o di Salvini altrimenti le accuse di sovranismo, fascismo, autoritarismo ecc.ecc. sarebbero salite al cielo, ma semplicemente del senatore a vita “per meriti capital-finanziari” Mario Monti , già premier e braccio ufficiale della finanza internazionale, quella che – tanto per intenderci – copre ed appoggia anche gli interessi delle multinazionali dei farmaci, ben protetti da Bruxelles. Visto però che frasi come questa le ha dette Monti allora non si è scandalizzato nessuno.

 

PERCHE' SERVE UN PRESIDENTE ELETTO DAI CITTADINI

Puntuale come l’arrivo dell’inverno, da settimane (o già sono passati mesi?) si intrecciano pronostici e commenti sul toto-Quirinale, complicati questa volta dall’ingombrante presenza sul mercato politico-finanziario di Mario Draghi , uno che sarebbe un candidato “doc” e più o meno appoggiato da tutti, ma che - abbandonando Palazzo Chigi - rischierebbe di lasciare un vuoto incolmabile.

Grande incertezza, quindi, e consueti maneggi di palazzo con rischi di crisi di governo, eppure tutto questo avviene perché agli italiani – ai sensi del dettato costituzionale – è vietato ancora una volta il sacrosanto diritto-dovere di eleggersi direttamente il proprio presidente.

Proprio l’attività di Draghi come premier sottolinea che quando una persona è di valore sa fare argine con la propria autorevolezza all’orgia arrembante di partiti e partitini che banchettano sulle briciole del potere, e ancora di più lo sarebbe se quel leader fosse legittimato dalla volontà popolare.

Eppure l’elezione diretta del Capo dello Stato in Italia è da sempre un tabù, quasi come l’energia nucleare: non se ne deve parlare “a prescindere”, il parlamento si dimostra incapace di portare avanti il progetto (o non lo vuole proprio appoggiare) e non c’è neppure la possibilità di mettere sul tappeto pregi e difetti delle alternative a un parlamentarismo in fase calante.

Se questo sistema poteva essere credibile nel 1948 - quando il timore generale era un ripetersi della dittatura - il concetto del parlamentarismo perfetto è oggi del tutto superato, soprattutto perchè ha dimostrato “a posteriori” molti difetti nella gestione della cosa pubblica che non potevano essere considerati nelle volontà dei Padri Costituenti.

A far maggior danno, poi, le incrostazioni che man mano si sono si sono moltiplicate negli anni portando fuori dal parlamento il “vero” potere e soprattutto i diversi sistemi elettorali che hanno sostituito il concetto di merito con quello delle liste a scatola chiusa, dove capi e capetti impongono i loro yesman e ti saluto democrazia.

Mai come ora una elezione diretta dell’inquilino del Quirinale permetterebbe al Paese di sentirsi più unito, rappresentato, coeso.

Tra l’altro l’elezione diretta a uno o a due turni (meglio il sistema con ballottaggio) darebbe al Presidente non solo una chiara investitura popolare, ma anche sarebbe garanzia della sua autorevolezza e quindi dell’autonomia che potrebbe e dovrebbe vantare proprio nei confronti dei partiti politici di cui oggi è invece spesso un ostaggio, proprio perché solo grazie a loro è stato eletto.

Bisognerebbe anche riflettere che - mentre la legge elettorale per il parlamento è in affanno e se ne chiedono continui cambiamenti - una sola riforma elettorale ha attecchito e dato frutto in Italia: l’elezione diretta del sindaco.

Fu una scelta decisa in poche settimane da un mondo politico in agonia nel 1993 sull’onda di “mani pulite” e di una morente “prima repubblica”, ma che si è dimostrata formula vincente e che quindi dovrebbe essere significativamente allargata.

Forse è davvero ora di riparlare di presidenzialismo in modo serio e sereno, perché l’Italia ha bisogno di decisioni, di tempi di reazione adeguati alla situazione internazionale ed europea con persone che abbiano il coraggio di prendere decisioni senza rimanere impigliate nell’eterno scontro tra partiti, correnti, gruppi e sottogruppi e la necessità di centellinare nomine e responsabilità, insomma di accontentare sempre tutti.

L’Italia democratica ha compiuto 75 anni, gli italiani non sono più quelli del 1948 e sono stufi di “delegare” soprattutto quando in loro nome si organizzano pateracchi e si combinano pasticci.

Se la sinistra langue, che almeno il centro-destra prenda in mano con forza questa tematica che forse potrebbe trovare ampi consensi in ogni settore politico, ma soprattutto nell’opinione pubblica.

 

FORMICHE

Da circa un anno collaboro ad una rivista on line che mi sembra ben fatta: FORMICHE, testata diretta da Giorgio Rutelli e Valeria Covato che ospita approfondimenti quotidiani su molti argomenti di attualità.

Cercate “www.formiche.net “per dare un’occhiata, aggiungendo “zacchera” se si vogliono leggere i miei articoli spesso poi ripresi o sintetizzati sul “Punto”.

 

GENTE DI LAGO

E’ nuovamente disponibile il libro “ GENTE DI LAGO 2 “ edito l’anno scorso con nuove storie e nuovi racconti  del Lago Maggiore.   Il volume riprende quello uscito l’anno scorso (ed andato esaurito) ed in 172 pagine - tutte a colori - ripropone anche altri ricordi, personaggi, storie e curiosità della zona del Lago Maggiore e delle sue valli, insieme ad oltre un centinaio di foto storiche.

Una testimonianza interessante della vita sulle rive del Verbano in tempi quasi dimenticati, un omaggio a chi è venuto prima di noi.

Il volume è firmato anche da Carlo Alessandro Pisoni, (che è purtroppo deceduto nella primavera scorsa di Covid e quindi temiamo sia questa l’ultima opera di questo genere, considerandola anche un omaggio alla Sua memoria) Ivan Spadoni e altri autori locali. GENTE DI LAGO 2 è in vendita al pubblico a 20 euro, ma i lettori de IL PUNTO possono richiedermi direttamente il libro – se lo desiderano, con dedica! - al prezzo ridotto di 18 euro (spese di spedizione comprese) o di 35 euro se verranno richieste almeno 2 copie.

Il volume va richiesto direttamente a marco.zacchera@libero.it ricordando di comunicare sempre il proprio INDIRIZZO POSTALE PER LA SPEDIZIONE.

Per spedizione via raccomandata aggiungere 5 euro a pacco. UN’IDEA PER UN REGALO DI NATALE…

 

I RICAVI PROVENIENTI DALLA VENDITA DEL LIBRO SONO DEVOLUTI AL”VERBANIA CENTER” PER CONTRIBUIRE ALLA COSTRUZIONE DI UN CENTRO SANITARIO IN MOZAMBICO

 

UN SALUTO A TUTTI                                            MARCO ZACCHERA                                            

 



IL PUNTO   n. 839 del 26 novembre  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: ENNIO DORIS - CONDANNE NON PROCLAMI – CAVALIERE, MI CONSENTA!  - LA PIOGGIA DEL PNRR - GIUSTIZIA AD OROLOGERIA –  GENTE DI LAGO

 

ADDIO A ENNIO DORIS

Mi stava simpatico e non per il “girotondo intorno a sé” ma perché infondeva ottimismo e simpatia, mi sembrava un banchiere dal volto umano.  “Da una crisi nasce sempre una opportunità” era uno dei suoi slogan preferiti e forse aveva proprio ragione.

Inoltre - la tramite Fondazione di Banca  Mediolanum – è sempre stato vicino anche ad iniziative umanitarie nel mondo in modo importante e discreto. Indirettamente, anche il ”Verbania Center” ha ricevuto volte un aiuto e non va dimenticato.  

 

CONDANNE, NON CHIACCHIERE

Ieri era la giornata internazionale per eliminare la violenza fisica alle donne, celebrata in un crescendo di manifestazioni a tutti i livelli con un taglio che a volte mi è sembrato condito di molta demagogia. Mettiamola così: innanzitutto delle donne di oltre metà pianeta non si sa nulla, ovvero le donne sono umiliate e soffrono in silenzio senza diritti e senza nessun “telefono” di aiuto. Valga per tutti il mondo musulmano, africano o di società dove il “macho” picchia e violenta impunito o dove – comecon  la legge coranica – dove la donna “vale” addirittura legalmente molto di meno dei maschi: sono scenari e scandali mondiali di cui non parla nessuno né tantomeno scuotono le coscienze.

In Italia credo che il problema debba essere affrontato sul piano etico e culturale, ma anche dal punto di vista delle pene. Non è possibile vedere ogni giorno che criminali recidivi possano continuare ad importunare, minacciare o peggio uccidere le proprie “ex” senza che effettivamente siano costretti a pagare per le loro azioni. Braccialetti elettronici (assenti), severità e condanne esemplari - soprattutto se rese pubbliche - servirebbero forse di più di mille manifestazioni e tanti discorsi.

 

CAVALIERE, MI CONSENTA…

Che Silvio Berlusconi aneli a diventare presidente della Repubblica lo hanno capito tutti, ma tutte le persone di buonsenso (salvo lui) sanno benissimo che di fatto è impossibile e forse - alla fine - è perfino meglio così, perché un presidente deve essere persona capace di unire e non una figura divisiva come - nei fatti - lo è stato ed è Berlusconi, a parte ogni commento sulla sua vita privata.

Che nella sua spasmodica ricerca di consensi il Cavaliere arrivi poi perfino a strizzare l’occhio ai grillini sul reddito di cittadinanza è apparso un tentativo un po' patetico di implorarne il loro voto per il Quirinale, ma rendendosi così ancora meno credibile.

Una dichiarazione forse addirittura controproducente tenuto conto che se c’è un tema sul quale mezza Italia si rivolta, soprattutto nel centro-destra, è proprio questo. Certamente il sussidio aiuta gente in povertà ma - congegnato come lo è adesso - copre troppi nullafacenti e non aiuta a trovare lavoro.

Un po' di dignità, Cavaliere! Non è così che il centro destra può pensare di conquistare un posto sul Colle, piuttosto dovrebbe puntare su figure di garanzia come Maria Elisabetta Alberti Casellati, la presidente del Senato.

Se dovessi però indicare un nome di compromesso che galleggi tra tutti questi casini… beh, di nome e di fatto Pierferdinando (Casini) è già automaticamente candidato sia per la sua mai smentita indole democristiana al compromesso, ma soprattutto avendo “frequentato” davvero tutti nella sua lunga parabola politica. Vedrete…

 

LA PIOGGIA DEL PNRR

Scusate, ma io l'avevo capita diversamente.

Pensavo che le centinaia di miliardi da spendere graziosamente concessici da mamma Europa tramite il PNRR dovevano essere impegnati per rilanciare "alla grande" la nostra economia ed ammodernare il Paese con una serie di infrastrutture importati.

Seguendo l'onda dei comunicati-stampa dei vari politici che (comprensibilmente) si intestano il merito dei diversi finanziamenti locali, scopro invece che trattasi di una vera e propria pioggia di piccoli interventi di per sè utilissimi (anzi, spesso indispensabili), ma che poco hanno a che fare con un rilancio produttivo.

In altre parole mi sembra che l PNRR servirà soprattutto per utili lavori di ordinaria manutenzione e nella mia provincia - a parte la sistemazione di un edificio scolastico – per ora i fondi sono stati infatti destinati a manutenzioni post-alluvioni, sistemazioni di strade locali ed opere pubbliche (perfino un cimitero) ma nessuna “spesa di investimento". Immagino che più o meno stia succedendo lo stesso in tutta Italia, ma era ed è questa la "filosofia" che doveva rilanciare l'economia italiana dopo il Covid?

Eppure anche da noi ci sarebbero delle scelte strutturali: rilancio ferroviario di DOMO 2 per togliere i camion dal Sempione ed inquinare di meno, sistemazione delle strade internazionali verso la Svizzera, ripristino di infrastrutture chiuse da anni (vedi galleria di Omegna) ecc.

Mi sa che tra cinque anni parleremo di soldi sprecati ed occasioni perse per sempre.

 

GIUSTIZIA POLITICA

Leggo che il fu segretario dell’UDC Lorenzo Cesa è stato prosciolto dal GIP di Catanzaro dall’accusa di essere para-mafioso. Sono felice per lui, anche perché è un mio amico personale da tanti anni, ma non posso dimenticare che se il governo Conte II è saltato quando a gennaio Renzi lasciò la allora maggioranza giallorossa lo è stato perché dieci mesi fa Cesa fu (ingiustamente) accusato con il solito “avviso di garanzia”. Gettata la notizia in pasto ai giornali finì così nel nulla il tentativo di acquisto di un gruppo di parlamentari “responsabili”.

Magari è stato pure un bene, visto che dopo Conte è arrivato Draghi, ma l’ennesima bufala giudiziaria ha pesantemente inciso ancora una volta sulla vita pubblica del nostro paese quando la riservatezza dovrebbe ed avrebbe dovuto essere la regola almeno fino a quando fossero state minimamente verificate le prove, risultarte poi inesistenti.  

Ricordate Di Maio? «Con la stessa forza con cui abbiamo preso decisioni forti in passato – affermò l’enfant prodige di Pomigliano d’Arco – ora mi sento di dire che mai il M5S potrà aprire un dialogo con soggetti condannati o indagati per mafia o reati gravi». Fu in quel momento che finirono le possibilità di Conte di guidare il suo terzo governo. A dieci mesi da quelle ore concitate la posizione di Cesa è stata archiviata dal GIP del Tribunale di Catanzaro, Valeria Isabella Valenzi, che ha accolto la stessa richiesta della Dda. L’ex segretario dell’Udc era accusato di associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso per presunti rapporti illeciti tra alcune cosche di ‘ndrangheta del crotonese con imprenditori ed esponenti della politica.

Tutte chiacchiere, tutto evaporato…

 

GENTE DI LAGO 2

E’ nuovamente disponibile il libro “ GENTE DI LAGO 2 “ edito l’anno scorso con nuove storie e nuovi racconti  del Lago Maggiore.   Il volume riprende quello uscito due anni fa (ed andato esaurito) ed in 172 pagine - tutte a colori - ripropone anche altri ricordi, personaggi, storie e curiosità della zona del Lago Maggiore e delle sue valli, insieme ad oltre un centinaio di foto storiche. Una testimonianza della vita sulle rive del Verbano in tempi quasi dimenticati, un omaggio a chi è venuto prima di noi.

Il volume è firmato anche da Carlo Alessandro Pisoni, (che è purtroppo deceduto nella primavera scorsa di Covid, considerandola anche un omaggio alla Sua memoria ) insieme ad Ivan Spadoni e altri autori locali. GENTE DI LAGO 2 è in vendita al pubblico a 20 euro, ma i lettori de IL PUNTO possono richiedermi direttamente il libro – se lo desiderano, con dedica! - al prezzo ridotto di 18 euro (spese di spedizione comprese) o di 35 euro se verranno richieste almeno 2 copie.

Il volume va richiesto direttamente a marco.zacchera@libero.it ricordando di comunicare sempre il proprio INDIRIZZO POSTALE PER LA SPEDIZIONE.

Per spedizione via raccomandata aggiungere 5 euro a pacco.

UN’IDEA PER UN REGALO DI NATALE…I RICAVI PROVENIENTI DALLA VENDITA DEL LIBRO SONO DEVOLUTI AL”VERBANIA CENTER” PER CONTRIBUIRE ALLA COSTRUZIONE DI UN CENTRO SANITARIO IN MOZAMBICO

 

UN SALUTO A TUTTI E BUONA SETTIMANA                                    MARCO ZACCHERA     



IL PUNTO   n. 838 del 19 novembre  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario:   INVESTIRE IN GIOIA – PROFETA IN PATRIA – IPOCRISIE NUCLEARI - FORMICHE

 

IL VERO “COLPO DA MAESTRO”?  UN ACQUISTO DI GIOIA !

 

 “Colpo da maestro di Elon Musk che ha venduto oltre 930 mila azioni di Tesla per un valore di circa 1,1 miliardi di dollari e ne ha comprate altri due milioni per 13,4 milioni sfruttando le sue stock option a 6,24 dollari. Nell’arco di una settimana, quindi, l’imprenditore ha venduto titoli Tesla per circa 5 miliardi di dollari esercitando le stock option che ha ricevuto dal suo piano di remunerazione. Musk ha esercitato circa 2 milioni di stock option lunedì valutate circa 2,5 miliardi, pagando solo 13,4 milioni di costi di esercizio...”

Così i giornali finanziari si complimentano con il capo di Tesla che - soltanto per quanto investito nella propria azienda - ha ora un patrimonio di cinque miliardi di euro in più, oltre a tutti gli altri suoi investimenti. 

 

Complimenti, Mr. Musk, e ora con questi altri cinque miliardi di dollari freschi freschi, che ci fa? E’ più contento adesso, nuoterà alla sera in una sua personale piscina di banconote al profumo di champagne come Zio Paperone? Si comprerà un paio di atolli a flotta dei più moderni jet o yacht del mondo con accompagnatrici comprese? (o accompagnatori, non so).

Chissà perché - quando leggo queste  news - il pensiero mi corre a un paese che conosco abbastanza bene, il Burundi, dove una famiglia campa – o dovrebbe campare -  con soltanto un (uno!) dollaro al giorno. Pensi che successo, Mr. Musk: in un botto solo lei ha guadagnato più di tutti gli abitanti del paese in un anno e mezzo e la sua fortuna – solo in Tesla -  rappresenta il loro prodotto lordo nazionale per quasi due decenni.

Detto tra noi: le sembra giusto? Non credo vorrà fare il presidente del Burundi (11 milioni di abitanti, erano la metà 20 anni fa) anche perché fare il presidente da quelle parti è un po' pericoloso, visto che uno su due lo fanno fuori.

Capisco che possa essere poco interessato alle vicende del centro dell’Africa, ma a me questa faccenda dei suoi miliardi un po' non convince.

Non mi piacciono le Greta e i loro “bla bla bla” né i comunisti cattivi, ma credo che un sistema mondiale che prosegua così, alla lunga non possa proprio funzionare. Non è una questione personale, vale per tutti i presunti super super super ricconi del pianeta in gara per conquistare i primi posti in classifica, chissenefrega degli altri.

Non può funzionare un mondo dove molto meno dell’1% possiede l’equivalente dell’80% degli altri terrestri e non si tratta solo di una questione fiscale, ma di etica, di logica…posso dirglielo? Di felicità.

Non dico che Lei debba disprezzare la ricchezza, ma le auguro di viverla creando un po' di vantaggio anche per gli altri, per quelli meno furbi di lei o che magari sarebbero pure stati bravi a darsi da fare in borsa, ma non hanno potuto neppure pagarsi la scuola elementare e per loro “borsa” è sinonimo di un sacchetto di plastica dove al massimo possono metterci un po' di farina o di fagioli.

Dia retta a me, Mr. Musk: con una fetta del suo colpo da maestro finanziario provi a metter su anche qualcosa di buono “per gli altri”. Forse, in forme diverse, ne avrà comunque più felicità, soddisfazione, gioia.

Ci pensi: quante vale la gioia, Mr. Musk? Quanto la quotano al Dow Jones del mondo? Pensi che in Burundi - quando i bambini giocano con una palla mezza sbudellata – hanno comunque una faccia piena di gioia.

E’ quotata così poco la gioia laggiù in Burundi! Ma d'altronde là i soldi si chiamano “franchi” come in Svizzera, ma sono dei fogli di cartaccia rossa sempre tutti sporchi, come le mani della gente e la terra delle colline che quando piove diventa fango, un fango rosso che frana dappertutto… però la gioia i bambini ce l’hanno addosso lo stesso.

Auguri, Mr. Musk, ma dia retta a me: investa anche in una fetta di gioia e vedrà che alla fine quella gioia si moltiplicherà anche più dei titoli Tesla…E allora sarà stata davvero una cosa bella, un altro – e più vero – “colpo da maestro” anche per lei.

 

PROFETA IN PATRIA

Legambiente – insieme a Il Sole-24 Ore – pubblica ogni anno la classifica delle città italiane secondo criteri di qualità della vita ed eco-sostenibilità. Quest’anno VERBANIA - amministrata dalla sinistra, "verde" per autonomasia - si piazza al 23° posto. Nei vari commenti nessuno sembra ricordarsi che esattamente dieci anni fa Verbania (con sindaco il sottoscritto) era al SECONDO posto nazionale e che l’anno dopo (2012) addirittura AL PRIMO POSTO in Italia, dove rimase anche quando furono cambiati i parametri dei punteggi.

Certamente ereditai una situazione positiva, ma durante i “miei” anni la città, pur in mano alla bieca destra reazionaria, si era mantenuta ed era salita al top nazionale e infatti fummo oggetto di numerose inchieste, servizi TV e giornalistici, interviste.

Peccato che nessuno più lo ricordi o abbia fatto qualche confronto, ma è proprio vero che nessuno è mai profeta in patria!

 

IPOCRISIE NUCLEARI

Si è chiuso il martoriato meeting ambientale di Glasgow con tante parole e pochi fatti, in pratica solo impegni generici a ridurre le emissioni di CO2 da combustibili fossili. A parte chi ha annunciato un aumento della produzione anziché ridurre l’estrazione di carbone (la Cina, un milione di tonnellate in più al giorno!) resta il fatto che sul summit dominava un convitato di pietra: l’energia nucleare.

Siamo all’assurdo che dell’argomento non se ne deve parlare perché è “ecologicamente scorretto”, però molti paesi (l’Italia ovviamente no, noi siamo sempre i più “furbi”) stanno prendendo di nuovo in considerazione il potenziamento dei propri programmi nucleari con centrali strategicamente nuove visto che il fossile che si vuole ridurre rappresenta oggi l’80% circa della materia prima necessaria per la produzione di energia elettrica.

L’energia atomica è un problema/risorsa mondiale, è assurdo auto-isolarsi e ancora più assurdo non pensare che eventuali incidenti non si limiterebbero ai territori dove ci sono le centrali. In Europa ci sono tre Stati “nuclearisti convinti” (Francia,  Polonia, Repubblica       Ceca) a cui si è all’improvviso aggiunta la Romania, che ai margini del COP26 di Glasgow ha firmato un accordo con l’americana NuScale per la messa in funzione dei sei nuovi impianti di quarta generazione.

L’energia nucleare è soprattutto realtà nei grandi Paesi in via di sviluppo come India, Indonesia e Cina. L’Indonesia        ha un’agenzia ed un programma per lo sviluppo del nucleare. In India ci sono già 16 grandi impianti nucleari e il Paese progetta di sviluppare il comparto con un accordo pluriennale        di cooperazione tra Parigi e New Delhi.

La Cina ha per ora 22 impianti, si dichiara autosufficiente sotto il profilo tecnologico ed ha annunciato la costruzione del primo reattore alimentato al torio che dovrebbe avere una potenza grandissima di generazione di elettricità.

In questa prospettiva non sarebbe utile che l’Unione Europea si presentasse se non con una posizione unitaria almeno con un indirizzo comune? Se togliamo carbone, gas e petrolio come viaggeranno le auto e produrremo energia? A cosa serve circolare con auto elettriche se quell’energia è prodotta oggi soprattutto con il fossile?

Non si tratta di proporre un immediato “ritorno al nucleare” ai Paesi che lo hanno abbandonato, ma quanto meno di fare finalmente una riflessione seria sui pregi e difetti dei reattori di quarta generazione. Tematiche che invece, per puro snobismo ed ecologismo preconcetto, in Italia non si vogliono affrontare, salvo importare ogni giorno parte della nostra energia elettrica dalla Francia e dalla Svizzera dove è prodotta proprio anche con il nucleare. Non vi sembra una somma ipocrisia ?!

 

FORMICHE

Da circa un anno collaboro ad una rivista on line che mi sembra ben fatta: FORMICHE, testata diretta da Giorgio Rutelli e Valeria Covato che ospita approfondimenti quotidiani su molti argomenti di attualità.

Cercate “www.formiche.net “per dare un’occhiata, aggiungendo “zacchera” se si vogliono leggere i miei articoli spesso ripresi o sintetizzati sul “Punto”.

 

UN SALUTO A TUTTI                                                            MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 837 del 12 novembre  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario:   SU DI MORALE – LA PRIVACY DI RENZI - FATEMI CAPIRE – FORMICHE 

 

SU DI MORALE !

Sarà per il correre degli anni, ma mi sento sempre più un alieno: ascolto musica che mi sembra immondizia eppure viene pompata come “top” a livello planetario, assisto a show televisivi che personalmente mi sembrano di demenza collettiva, ascolto notizie che assomigliano molto a quelle del Regime, visto l’allineamento di quasi tutti i media ossequenti.

Parole fatte, fritte e rifritte, banali ma utili a riempire i TG con sempre largo spazio alla “cronaca nera” che sembra riempire le menti di milioni di persone, ma censura aperta su tanti temi che non vanno o alle voci che escono dal coro (valga la questione pandemia sulla quale mi sembra ci sia sempre meno chiarezza).

Ossequio internazionale ai “buoni” e dileggio ai “cattivi” (sempre quelli) cui vanno imputate tutte le nefandezze cosmiche. Accurato silenzio su come risolvere concretamente i temi irrisolti, ma spazio per gli show di chi protesta per  i “bla bla bla” (vedi Greta) che però riproduce analoghi “bla bla bla” senza mai andare a prendersela  con chi veramente ha la responsabilità dei disastri. Così l’Italia si autodistrugge il futuro auto-vietandosi ogni ricerca petrolifera o atomica, mentre la Cina aumenta di un milione di tonnellate al giorno l’estrazione di carbone… mah.

 

Ma non è vero che tutto va male: innanzitutto ogni giorno incontro una infinità di gente che la pensa come me eppure sta zitta, temendo di uscire allo scoperto, ma poi scopro sempre più grandi pozzi di volontariato, disponibilità, attenzione al prossimo che sui media non passano mai.

Alla fine tante volte il silenzio è meglio del caos, gli esseri umani sono diversi – per fortuna – da come spesso vengono dipinti e nel mondo c’è ancora spazio per Speranza, Fede, solidarietà.

Se ci penso torno su di morale, mi guardo indietro e penso a come vivevano nonni e bisnonni. Ci lamentiamo tanto per l’oggi ma nel passato non c’erano sicurezza, assistenza sociale, medicine, consumi voluttuari, mille scoperte che soprattutto negli ultimi 150 anni hanno trasformato (in meglio) la nostra vita: credetemi, alla fine siamo ancora noi i più fortunati.

 

LA PRIVACY DI RENZI (E QUELLA DEGLI ALTRI)

Che tra Matteo Renzi e il M5S ci sia da mesi una guerra dichiarata è cosa pacifica, con reciproci colpi bassi. La pubblicazione sul quotidiano “Il Fatto” (organo ufficioso dei grillini) degli estratti conti bancari di Renzi ha fatto scalpore sia per gli importi che per le motivazioni, ma anche perchè tra le persone serie ci si è cominciato a chiedere se sia corretto o meno renderli pubblici.

Non smentiti, risultano tra gli altri cospicui versamenti a Renzi di una società di consulenza del Regno Unito e da parte di un quotidiano coreano, ma soprattutto di due società italiane di cui una fondata da Alessandro Benetton e persino versamenti dal governo dell’Arabia Saudita.  Per “conferenze” dal 2018 al 2020, il senatore - oggi leader di Italia Viva - ha guadagnato oltre 2,6 milioni di euro e il dettaglio degli incassi dell’ex premier sono finiti agli atti dell’indagine della Procura di Firenze dove Renzi è accusato di concorso in finanziamento illecito assieme agli ex ministri Luca Lotti e Maria Elena Boschi.

Al centro dell’indagine ci sono i contributi finiti nelle casse della Open, associazione che i magistrati ritengono essere stata un’articolazione politico-organizzativa della corrente renziana del Pd, mentre gli incassi personali dell’ex premier non sono – almeno per ora - oggetto di indagine.  

Fin qui la cronaca, ma credo che il problema sia ben più ampio, innanzitutto perché Renzi non è Obama ed appare perlomeno stravagante pagare in modo così elevato per ascoltare i suoi discorsi, ma – questione di fondo – visto che Renzi questi redditi li ha dichiarati ufficialmente è legittimo renderli pubblici?

Siamo in uno strano paese dove se uno vuole bloccare qualcosa invoca la violazione della “privacy” su tutte le tematiche più assurde, poi si spiattellano in piazza gli affari privati di un Renzi che potrà essere più o meno simpatico, ma ha pur gli stessi diritti di ogni cittadino.

Pochi si sono posti lo stesso problema con Berlusconi o altri leader, linciati per anni sui media con uno sputtanamento quotidiano basato su vere o false rivelazioni, registrazioni, intercettazioni, documenti e verbali che venivano pubblicati in quantità. Questo perché erano considerati comunque “cattivi” dai media e quindi da distruggere, ma in tutti i casi è evidente che serve una linea corretta di comportamento che deve valere per tutti.

Ciò avviene perché la riservatezza che dovrebbe legare le indagini penali fino al processo è una pagliacciata, con larga pubblicazione di verbali, interrogatori, intercettazioni che diventano veri e propri ricatti mediatici, spesso ancor prima che vengano messi a conoscenza degli stessi interessati.

Altre volte, invece, le indagini proseguono per anni nella riservatezza più assoluta: come mai?

Eppure non mi risulta che un magistrato o un collaboratore di tribunale sia mai stato condannato per aver contribuito a diffondere carte riservate e questa è un’altra anomalia sulla quale la giustizia italiana ama sorvolare.

Servono insomma norme chiare e pene severe per chi le viola, anche perché un conto è pubblicare le pruderie peccaminose dei potenti di turno, un altro chiedersi se l’opinione pubblica abbia o no il diritto di sapere “chi” paga la politica e quali siano invece i dati “sensibili”.

Per esempio una buona proposta sarebbe quella di obbligare tutti gli esponenti politici non solo a pubblicizzare i propri redditi (avviene già) ma anche ad indicare fonti e motivazioni di finanziamenti, regalie, gettoni, compensi legati all’attività politica.

Così come è altrettanto evidente che le cose cambiano se a “lubrificare” è un politico pagando qualcuno, o se è a sua volta “lubrificato”.

Soprattutto quando un politico è in carica questo lubrificante potrebbe diventare un modo comodo per ingraziarsi una benevola attenzione, sua o del suo partito: un emendamento a una legge o una “spintarella” per una fornitura può valere milioni. Se a “lubrificare” sono poi regimi discutibili – si pensino le forniture militari italiane all’Arabia Saudita, da anni in embargo ufficiale per la guerra in Yemen, o le cessioni societarie in campo aereonautico avvenute durante il governo Renzi (che non hanno salvato però né Alitalia né Meridiana né la Piaggio) - capite che può andarci di mezzo anche la sicurezza nazionale.

Ma torniamo al punto di partenza: c’è o no una privacy da rispettare? Anziché filosofeggiare sui massimi sistemi confezionando soltanto tonnellate di inutili scartoffie che quotidianamente firmiamo senza poterle neppure leggere, la relativa “Autority” (che ci costa un sacco di soldi) esprima con chiarezza almeno delle indicazioni in merito e che – soprattutto – siano finalmente delle regole che valgano per tutti, giudici compresi.

 

FATEMI CAPIRE: IMMIGRAZIONE

Questo titoletto diventerà un tormentone, ma continuerò a proporlo quando mi sembrerà oscuro, reticente o contraddittorio il modo di presentare una questione all’opinione pubblica.

 

Non capisco perché (media dixit) sia “colpa” della Bielorussia lo spingere profughi verso la Polonia, ma con nessuno che in Europa se la prende con Tunisia e Libia che lasciano partire migliaia di poveracci verso l’Italia e spesso conoscono e finanziano gli scafisti. Così come non capisco come possa non essere sanzionata a livello europeo Malta che rifiuta di accogliere i profughi sul proprio territorio, esattamente come non mi quadra che Spagna, Germania ed Olanda NON siano responsabili (almeno pro-quota) dei profughi che le LORO navi umanitarie sbarcano in Italia.

Al di là di ogni aspetto umanitario, l’ Europa non è credibile ed andrà alla dissoluzione se continuerà a comportarsi  in modo cinicamente così difforme a seconda della simpatia od antipatia politica di Bruxelles verso qualche suo stato-membro e non può tenere linee di condotta così diverse in politica estera verso le nazioni extra UE  che siano confinanti con l’Unione.

 

FORMICHE

Da circa un anno collaboro ad una rivista on line che mi sembra ben fatta: FORMICHE, testata diretta da Giorgio Rutelli e Valeria Covato che ospita approfondimenti quotidiani su molti argomenti di attualità.

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UN SALUTO A TUTTI                                                                                         MARCO ZACCHERA


IL PUNTO   n. 836 del 5 novembre  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

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Sommario:  I G NULLA – FATEMI CAPIRE –  BANCHI IN DISCARICA -

 

TROPPI G SERVONO A NULLA

E se la verità fosse semplicemente che “Il re è nudo”, ovvero che i presunti “grandi” della terra, quelli che si incontrano periodicamente ad ogni angolo del pianeta, lo facciano soprattutto per raccontarsi, farsi raccontare e soprattutto per farsi vedere, ma che alla fine tutti questi G8, G7, G20, G 26 ecc.ecc. non servono praticamente a nulla?

Di sicuro costano una bella cifra ai paesi ospitanti, mobilitano piazze e forze dell’ordine in quantità, ma - dopo foto di gruppo sempre più affollate  - neppure un topolino esce molto spesso dalla pancia dell’elefante.

Per carità: mille dichiarazioni congiunte, bilaterali, multilaterali… ma in concreto? In concreto è ben difficile decidere qualcosa quando le necessità e le priorità sono ben diverse per ogni convenuto che pensa soprattutto alle grane e alla propria immagine in casa propria e sa – almeno per i leader democraticamente eletti -  che comunque ben difficilmente dovrà poi personalmente onorare gli impegni più o meno presi ufficialmente in queste circostanze.

Ecco perché vedere i presunti dominatori della terra riunirsi a Roma per buttare monetine nella Fontana di Trevi come fossero una chiassosa scolaresca in vacanza sembrano più una “piece” pubblicitaria per il turismo italiano che altro.

In questo senso è stato apprezzabile l’impegni di Draghi per voler concentrare un po' di attenzione sulle bellezze storiche di Roma e del nostro paese, ma in quanto a risultati il vertice romano si è chiuso (come prevedibile) in un sostanziale nulla di fatto almeno sui punti fondamentali, con una veloce ripartenza del circo verso Glasgow dove i “supergrandi” si sono ripetuti a vicenda le solite cose sul clima e dintorni assumendo impegni a lungo termine, ma non certamente in termini stringenti.

Proprio sul clima, infatti, si moltiplicano appelli e summit ma poi al concreto non arrivano per ora decisioni vincolanti e – anzi – si tende a tirare per le lunghe ai danni del vicino, annacquando perfino quanto ormai già deciso da tempo.

Che l’India rinvii al 2070 gli impegni sulle emissioni e la Cina festeggi Glasgow aumentando l’estrazione di carbone di un milione di tonnellate AL GIORNO non è certamente un bel viatico per le sorti mondiali.

Né i G20 servono per sottolineare crisi o risolvere conflitti che possono facilmente appiccare un fuoco planetario: del conflitto tra Taiwan o Cina non si parla, di diritti umani neppure anche perché chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Anche sulle patenti di democraticità c’è infatti un po' di confusione: se Putin viene tenuto in disparte perché potenziale dittatore, che ci azzecca al G20 la presenza dell’Arabia Saudita che notoriamente non è un paese democratico, né campione dei diritti umani o delle pluralità religiose? Difficile comunque pensare che l’Arabia voglia smettere di vendere petrolio, così come la Cina - che da decenni fa incetta di materie prime impoverendo il mondo e l’Africa in particolare – rinunci alla propria politica di sfruttamento ambientale.

Sulla pandemia non è giunta neppure – altro esempio concreto – una dichiarazione forte, per esempio, per il contenimento dei costi dei vaccini che pur danno vita a speculazioni enormi ed immorali ai danni dell’ intera umanità, eppure sarebbe stato il momento buono per calmierare i prezzi a livello mondiale con un po' di resistenza allo strapotere delle multinazionali farmaceutiche, oltretutto finanziate dagli stessi governi.

 

FATEMI CAPIRE

Il Sindaco e il Prefetto di Trieste vietano ogni manifestazione di piazza in città (contraddistintasi per quelle NO-VAX) per paura di un aumento dei contagi.

Se “Report” su Rai 3 non critica i vaccini in sé, ma sottolinea alcune evidenti incongruenze nella loro somministrazione e gli autentici pasticci nella comunicazione ad opera degli “scienziati” che litigano da 20 mesi a reti unificate, ecco che viene duramente attaccata perfino dalla “casa madre” della rete (ovvero il PD) per aver detto semplicemente la verità, che però “disturba” e quindi va silenziata. 

Negli stessi giorni del G20 - con le frontiere italiane virtualmente chiuse essendo sospesi gli accordi di Schengen - si sono invece potute tranquillamente riunire alla periferia di Torino, circa 6000 persone (rigorosamente rimanendo per giorni interi senza mascherine) per drogarsi, ubriacarsi e sentire musica a palla fino allo sfinimento.

La polizia non interviene PRIMA (eppure la ministro Lamorgese dopo l’analogo raduno di Viterbo due mesi fa aveva sostenuto che i partecipanti erano stati tutti identificati e quindi bloccabili!) nè  interviene DURANTE il rave-party (perchè – sostiene sempre la ministro -  è troppo pericoloso farlo) e quindi i partecipanti dopo un po' di giorni se ne sono tornati tranquillamente a casa, salvo i ricoverati per intossicazioni varie e gli irriducibili che continuavano a festeggiare  nell’ex stabilimento Fiat a Nichelino.

Il tutto però è stato comunicato al popolo con “profilo basso” da parte dei media, forse perché anche in questo caso non bisognava disturbare il Viminale.  

Mi sfugge, però, perchè mai sia più pericolosa una manifestazione di NO-VAX all'esterno rispetto a una calca di migliaia di persone strette tutte insieme all’interno di un ex stabilimento industriale “facendosi” con musica a sballo (oltre alcool e droga), il tutto con la benevola tolleranza delle autorità.

 

MA COSA DIAVOLO STA SUCCEDENDO NEL NOSTRO PAESE? COMINCIO A CHIEDERMI SE NON SIA IN ATTO – E NON SONO CERTO UN NO-VAX  !– UNA CAMPAGNA PER PROGRESSIVAMENTE SILENZIARE CHI NON SI ADEGUA: UN CLIMA CHE PROPRIO NON MI VA E, COME ME, MOLTE PERSONE COMINCIANO A NOTARLO. FORSE E' ORA DI SOTTOLINEARE APERTAMENTE QUESTA "LIBERTA' LIMITATA" CUI SEMBRA STIAMO ANDANDO INCONTRO. 

 

BANCHI IN DISCARICA

Colpiscono le immagini da Venezia dove un battello addetto alla raccolta dei rifiuti ha imbarcato con una benna centinaia dei famigerati "banchi a rotelle", MAI USATI, destinati a essere smaltiti in discarica.

 A decidere di disfarsi dei banchi è stato un liceo del centro storico lagunare, il "Benedetti-Tommaseo", che era stato “invitato” ad acquistarli un anno fa, al tempo dell'appalto nazionale. Nei giorni scorsi, vista l'impossibilità di utilizzarli, la dirigente ha chiamato una ditta di trattamento rifiuti ingombranti, che ha effettuato il trasporto. Mi chiedo come mai la Corte dei Conti non abbia trovato - in un anno intero - un po' di tempo per avviare una indagine SERIA sull’ ex ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina e l'ex commissario Covid Domenico Arcuri: ma QUESTI ENORMI SPRECHI non interessano a nessuno?

Interpellata sull’episodio, l’Azzolina ha risposto irritata: "Chiedete alle scuole che hanno voluto e chiesto i banchi. La questione è stata raccontata urbi et orbi, e io non ho più la voglia di rispondere. Non glielo devo spiegare io, deve andare nelle scuole e chiedere. E' un dramma che facciate ancora a queste domande" A parte la grammatica della risposta, ma adesso la colpa per le forniture dei banchi a rotelle manifestatamente costosi ed inutili è diventata delle scuole?!

 

UN SALUTO A TUTTI                                                                         MARCO ZACCHERA





IL PUNTO   n. 835     29 ottobre    2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

 

SOMMARIO: - UNA BUONA NOTIZIA – CI MANCAVA RICHARD GERE - ENERGIA NUCLEARE – PNRR: OGGETTO MISTERIOSO – GLI ESAGERATI

 

BUONA NOTIZIA

L’affossamento della “Legge Zan” per me è una buona notizia, ma non perché non debbano essere riconosciuti i diritti e i doveri contro l’omotransfobia quanto perché il testo avrebbe creato situazioni assurde che così verranno evitate.

Il PD di Letta - che in argomento ha capeggiato una linea di assoluta demagogia - sapeva benissimo che se si fosse andati al voto segreto una parte dei suoi senatori non avrebbero votato il testo, ma dovendo giocare sempre al “io sono il più bello, bravo, culturalmente avanzato e diverso dagli altri, che sono tutti degli imbecilli sovranisti” ha volutamente scelto questa linea di rottura per evitare che emergessero platealmente le proprie divisioni interne. Cosa che è puntualmente avvenuta perché i circa 45 franchi tiratori non possono essere stati solo i (pochi) senatori di' "Italia Viva" di Renzi presenti in aula. ma evidentemente anche dei senatori piddini: i numeri lo provano.

Tutto ciò significa tra l'altro che anche a sinistra c’è gente che ragiona, ma la fifa di non essere più ricandidati obbliga di arrivare al voto segreto per esprimere il proprio dissenso. Eppure un testo più moderato, serio e rispettoso era più o meno nella volontà di tutti: bastava discuterne, ma la logica è stata “uccisa” proprio da questa schifosa demagogia e cecità di una certa sinistra che – incapace di affrontare con equilibrio temi delicati come questi - alza i toni solo per coprire le proprie incongruenze incartandosi poi da sé, come puntualmente avvenuto..

 

RICHARD GERE

Il problema dell’immigrazione è troppo serio per trasformarla in film, ma l’inutile chiamata a teste di Richard Gere nel processo contro Matteo Salvini per la “Open Arms” è la dimostrazione di come certi giudici godano soprattutto nel proprio protagonismo personale e mediatico (Gere non ne ha bisogno).

Un processo già surreale si trasforma così in una ideale piattaforma mediatica a tutto vantaggio di Salvini (che infatti ne è contentissimo, perché così riconquista la scena) e metterà alla berlina Conte (l’ex premier che sapeva benissimo cosa stava succedendo in mare e ne è corresponsabile) e tutto il suo M5S. Tutto bene? No, perché una volta di più a perdere in credibilità è l’Italia intera e soprattutto la serietà della nostra Giustizia che sembra volersi divertire a rendersi poco credibile.

 

ENERGIA NUCLEARE. BISOGNA PARLARNE!

L’incremento dei prezzi dell’energia con le conseguenze sull’economia generale impongono di riprendere in mano la pratica energetica.

Dopo qualche anno di petrolio a basso prezzo e anche sull’onda “green” che si diffonde nel mondo è evidente infatti che lo studio e la applicazione di nuove forme di energia sia all’ordine del giorno del pianeta.

E’ bastato però che Draghi e qualche ministro accennassero all’utilità di riprendere gli studi su una energia nucleare più moderna e “pulita” che immediatamente si levassero le proteste degli ecologi oltranzisti per i quali ogni discorso è stato chiuso del referendum di 35 anni fa.

Al tempo fui uno pochi (circa il 20% degli elettori) che votò SI, ma la vittoria del NO – era appena successo il disastro di Cernobyl, l'opinione pubblica ne era sconvolta -  fu schiacciante e da allora questo tema è tabù. 

Eppure il 20 settembre il ministro Cingolani si era limitato a dichiarare la pura verità ovvero che l’energia importata oggi dalla Francia (pari al 5% delle necessità italiane) è «prodotta con il nucleare a due passi da noi». Di per sé questa frase è molto generica, ma resta il fatto che in Francia sono attive 18 centrali nucleari per un totale di 56 reattori, con cui sono prodotti 379,5 TWh di energia elettrica, più del 70 per cento del totale prodotto nel Paese. Importiamo ancora più energia dalla Svizzera (l’8,7% delle necessità italiane) e va ricordato che anche in Svizzera sono attive 3 centrali nucleari.

Già oggi, quindi, una parte dell’energia elettrica che consumiamo è di origine nucleare, anche se si fa finta di dimenticarlo. 

A mio avviso è una grande ipocrisia, visto che ad oggi l’energia nucleare resta una delle poche forme energetiche ad emissioni zero di CO2, con potenziali produttivi illimitati. Sarebbe interessante calcolare quanti milioni di tonnellate di CO2 si producono in Italia bruciando prodotti fossili e gas e quanti già oggi se ne risparmino grazie al nucleare.

E’ evidente che questa forma energetica può comportare rischi, ma come per ogni azione umana vanno studiati ed affrontati i pro e i contro.

Forse la gente non considera che negli ultimi 70 anni sono stati molto di più i morti per un’energia “green” come l’idroelettrico che per il nucleare (la sola tragedia del Vajont costò 3.000 vittime, ben di più di tutte quelle legate a Cernobyl) e anche a considerare le potenziali vittime “indirette” i conti non cambiano di molto.

Secondo gli stessi dati di Legambiente negli ultimi 70 anni (a parte Cernobyl di cui tuttora non si conoscono dati ufficiali) ci sono stati nel mondo alcune decine di incidenti “gravi” legati al nucleare che hanno causato circa 500 morti dei quali 300 (presunti) per un incidente a Sellafeld i Gran Bretagna il 7 ottobre 1957 (64 anni fa!). E’ molto probabile che i contaminati per radiazioni siano stati nei decenni molti di più e che numerose siano state le vittime indirette e per successivi tumori legati alle emissioni atomiche, ma è altrettanto vero che oggi le procedure di sicurezza sono infinitamente più severe che negli anni ’50.

Lo stesso disastro di Cernobyl avvenne solo perché fu gestito in modo scriteriato e – applicando le procedure adeguate e standard già allora in vigore - non solo lo si sarebbe evitato, ma ne sarebbero state ridotte le sue gravi conseguenze.

Tutto ciò non per sottovalutare i rischi, ma solo per dire che non ha senso abbandonare l’energia nucleare per preconcetto, mentre invece vanno continuati e sviluppati gli studi per rendere questa risorsa più sicura da tutti i punti di vista.

Alla fine i veri problemi per produrre energia nucleare civile sono legati allo smaltimento dei rifiuti radioattivi ed a possibili incidenti legati a catastrofi naturali o ad attentati terroristici. Per i primi è necessario procedere a studi ineccepibili sulla localizzazione degli impianti, ma anche a prevenzioni adeguate mentre per i secondi - proprio perché gli obiettivi sono e sarebbero numericamente ridotti – sarebbero e sono anche più facilmente difendibili. Nel mondo non si è sospesa la costruzione di grattaceli dopo l’11 settembre, né fermate le metropolitane o gli aerei per possibili dirottamenti, ma invece sono state aumentate le difese attive e passive contro questi rischi, esattamente come si dovrebbe fare per centrali e stoccaggi nucleari.

Questi ultimi sono un rischio davvero trascurabile: stoccaggi a migliaia di metri di profondità ed adeguatamente protetti rendono meno che infinitesimali i rischi mentre sul tema è più facile e consuetudine scatenare la bagarre demagogica.

Per contro va anche ricordato che data la loro quantità sono infinitamente maggiori i rischi legati ad inquinamenti di materiali usati per batterie elettriche o smaltimento di queste produzioni.

Pur agendo con estrema prudenza mi pare assurdo bloccare il nucleare, mentre si deve piuttosto insistere nella ricerca, negli studi, nelle difese contro potenziali rischi collegati a questa energia che è comunque naturale e ci può essere estremamente utile.

Almeno parlarne è doveroso, assurdo è il tacere e ancora più assurdo affrontare i problemi con pregiudizio assoluto, senza nemmeno accettare il confronto.

 

PNRR: LA POLVERE SOTTO IL TAPPETO

Se ne parla poco, ma l’Italia si salverà solo con il PNRR ma l’Europa pagherà solo se verranno rispettati i tempi, cosa che NON sta avvenendo, nel disinteresse generale.

Ci siamo obbligati a 27 riforme strutturali e ad un piano di investimenti, ma su fisco, concorrenza, giustizia ecc. siamo in grande ritardo e la gran parte delle questioni non è stato neppure affrontata. Idem per gli investimenti: per ora meno della metà delle somme è stata “territorializzata”, ossia ripartita sul territorio per assegnarla poi ad amministrazioni (di norma i Comuni, ma anche Regioni) responsabili per l’attuazione dei progetti, ma ancora nessuno ha deciso per farne cosa, come e quando.

Non va meglio per le grandi opere pubbliche. I Commissari straordinari alle “grandi opere” (speriamo persone scelte bene, anche di queste nomine e sottostanti pressioni non parla nessuno…) nominati dal Governo negli ultimi sei mesi già lanciano l’allarme: le procedure speciali del Pnrr non decollano, non sono stati ancora nominati gli organi che dovrebbero accelerare l’approvazione dei progetti con le corsie veloci del decreto infrastrutture e i decreti di Draghi con la nomina dei Commissari non mettono a disposizione risorse e strutture tecniche straordinarie per centrare gli obiettivi. Ad oltre quattro mesi dal varo del DL “Semplificazioni” e a due mesi dalla conversione in legge non è partito praticamente nulla. La materia però, stranamente, sembra non interessare a nessuno.

 

BRASILE: ESAGERATI…

“Il presidente del Brasile Jair Bolsonaro deve essere giudicato per crimini contro l’umanità per la sua gestione del Covid 19”.  È questo il verdetto di una commissione del Senato di Brasilia, dopo un’indagine sulle misure imposte dal governo per limitare il contagio. Con un voto di 7 membri favorevoli e 4 contrati, il comitato ha quindi chiesto il processo per Bolsonaro per accuse che vanno dalla diffusione di notizie false, all’istigazione a delinquere all’uso improprio di fondi pubblici. Tutti questi comportamenti – secondo la commissione -  sono stati responsabili dell’alto numero di decessi dovuti alla pandemia. “Una pagliacciata” ha ribattuto il presidente: “E’ una volontà di vendetta di senatori vicini all’ex presidente Lula.”

Non giudichiamo le faccende interne brasiliane, ma se Bolsonaro va addirittura giudicato “Per crimini contro l’umanità” di cosa dovrebbero essere accusati i vertici del governo cinese che per settimane hanno nascosto l’epidemia ed hanno rifiutato anche di recente che una commissione di inchiesta internazionale indaghi sulle effettive cause del virus? E i vertici dell’OMS che per mesi si sono adeguati al volere di Pechino?

 

UN SALUTO A TUTTI                                                       MARCO ZACCHERA 


IL PUNTO   n. 834 dell’ 22 ottobre   2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

SOMMARIO: - THE DAY AFTER – VACCINI ED OMERTA’ - ARCURI (FINALMENTE) INDAGATO – AFGHANISTAN -  DOPO DANTE ARRIVA DI MAIO - GRAZIE FRANCO !

 

ATTENZIONE: SETTIMANALMENTE DIVERSI LETTORI MI SEGNALANO DI NON RICEVERE PIU’ REGOLARMENTE “IL PUNTO” PERCHE’ IL LORO INDIRIZZO VIENE ELIMINATO IN MODO AUTOMATICO. NON SI RIESCE A CAPIRNE IL MOTIVO, MA SE CIO’ VI CAPITASSE IN FUTURO, PER FAVORE CONTATTATEMI – grazie! ( IL PUNTO viene comunque sempre pubblicato anche sul sito  www.marcozacchera.it )

 

THE DAY AFTER

Serve a poco che la sondaggista Ghisleri si affanni a spiegare che su quasi 50 milioni di elettori italiani il 4 ottobre ne erano chiamati al voto solo 12 milioni, che hanno effettivamente votato sola la metà degli elettori e che domenica scorsa ai seggi ne sono andati molti di meno, neanche il 5% del corpo elettorale: la percezione (corretta) è che il PD abbia vinto e gli altri abbiano perso. Il centro-destra si è salvato a Trieste ma è crollato in tutti gli altri centri andati al voto di ballottaggio, come peraltro era prevedibile, salvo qualche caso davvero incredibile (come a Latina), con votanti scesi tra il 30 e il 40% .

Letta può quindi giustamente esultare, ma non solo per i risultati in sé quanto perché dalle urne esce la conferma che - se si andasse a votare con un centro-sinistra unito -  il PD potrebbe vincere le prossime elezioni politiche e (dopo aver messo un suo uomo al Quirinale) Letta potrebbe quindi blindare l’Italia per i prossimi cinque anni.

Improvvisamente la possibilità di elezioni anticipate - prima fortemente sostenute a destra - sembrano convenire ora alla sinistra, anche perché gli avversari sembrano KO con il rischio di ulteriori fratture nello stesso centro-destra dove, soprattutto, non emerge un leader capace di porsi come guida stabile della potenziale coalizione.

Le divisioni a destra non hanno pagato nonostante i sondaggi perché un conto è correre ciascuno per conto proprio inseguendo l’elettorato del vicino, un conto convergere su un candidato unico a sindaco quando è percepito appartenere alla “concorrenza”. Fallite le giunte pentastellate ecco ora i voti grillini rientrare a casa PD, partito comunque capace di mantenere più o meno i propri voti. Quando a casa restano poi soprattutto gli anticomunisti, la vittoria è assicurata.

Il voto di domenica conferma anche come i rapporti PD-M5S siano potenzialmente in miglioramento sposando le posizioni di Conte, ormai specializzatosi nel ruolo di pontiere.

E pensare che al centro-destra (ormai abbonato alle sconfitte ai ballottaggi, perché il proprio elettorato è storicamente poco propenso ad andare a votare al secondo turno) basterebbe un codicillo alla legge elettorale amministrativa per sparigliare: “Se al ballottaggio chi vince prende comunque meno voti di un altro candidato al primo turno, quest’ultimo, essendo stato il più votato,  è allora eletto sindaco.” Sembra una banalità, ma è un caso ormai diffuso che chi vince il primo tempo perde al secondo per un forte calo di elettori. In fondo sarebbe una più corretta forma di democrazia, si eviterebbero dispersioni di voti su candidature senza senso al primo turno evitando che i potenziali vincitori ripudino le alleanze ai ballottaggi conquistando quindi da soli il premio di maggioranza cui aggiungere altri seggi di liste apparentate solo informalmente, ma con le quali ci sono già accordi di successive maggioranze allargate.

Si finisce presto nei tecnicismi elettorali, ma sono questioni importanti per elezioni comunali dove ormai vota meno del 40% con il risultato di sindaci eletti con anche meno del 20% dei voti rispetto al corpo elettorale.  

Il centro destra si ritrova intanto in un angolo da dove sarà ben difficile uscirne perché il problema è soprattutto Draghi. Ci fosse un leader del PD come premier sarebbe plausibile una rottura di governo, ma come mettersi contro il Mario Nazionale, interpretato dai più (e soprattutto dai media) come ancora di salvezza?

Oltretutto stando mezzi dentro e mezzi fuori il governo è evidente che il messaggio all’elettorato di centro destra diventa ancora più ambiguo e poco plausibile.

Ecco perché a Letta potrebbe convenire - a primavera - di tentare il colpaccio di andare subito a nuove elezioni, anche se contemporaneamente scenderebbero le possibilità di Draghi subito al Quirinale, perché verrebbe meno un punto di riferimento certo come premier.

Fossi il leader del PD lavorerei quindi per una proroga di Mattarella per andare poi subito al voto con Draghi confermato premier, vincere, mettere un proprio uomo di fiducia al governo e poi cambiare l’ inquilino sul Colle garantendo a Draghi la poltrona dorata. Possibile che i leader del PD non ci stiano pensando?

Di positivo a destra c’è solo che il rischio di perdere in futuro sembra aver convinto Meloni, Salvini e Berlusconi a rafforzare l’intesa e ad insistere per non cambiare il sistema elettorale: è poco, ma è già qualcosa.

 

VACCINI ED OMERTA’

Ho detto, scritto e ripetuto che credo nell’opportunità della vaccinazione di massa e non condivido le posizioni dei No Vax, ma devo ammettere che ogni giorno crescono dei dubbi su come venga gestita questa partita vaccinale.

Non solo per la repressione di piazza e il non riuscire mai ad ascoltare con calma anche le opinioni contrarie ai vaccini, ma soprattutto per la necessità non solo di avere numeri più chiari su vantaggi e svantaggi, ma soprattutto sul “business vaccinale” che sta venendo a galla.

Non sto parlando infatti dal punto di vista medico, ma politico ed in chiave europea. Trovo assurdo che non si abbia chiarezza sui contratti miliardari che l’UE, attraverso 7 suoi dirigenti ufficialmente sconosciuti, ha sottoscritto con le aziende farmaceutiche pagando il vaccino fino a 24 VOLTE IL SUO COSTO, con prezzi che SALGONO anziché scendere visto i numeri sempre più enormi.

E’ assurdo che neppure i parlamentari europei possano sapere i termini contrattuali sottoscritti dalla Commissione per poter fare i conti e valutare i prezzi, le modalità di consegna e le responsabilità. Stiamo parlando di vaccini che interessano centinaia di milioni di persone, con profitti enormi per alcune case farmaceutiche.

Tutto segreto, invece, tutto secretato, tutto nascosto in un “giro” che puzza di autentica corruzione e in cui l’Europa sta dimostrando una sua posizione assolutamente equivoca, compresi gli organismi della Magistratura europea che non intervengono.

Tra l’altro – è questo è davvero indegno – la Pfizer, Moderna e le altre “big” del farmaco avevano ricevuto milioni di euro per la ricerca proprio dagli stessi stati cui stanno vendendo i vaccini e quindi avrebbero dovuto avere almeno la coscienza di mettere a disposizione del mondo i propri prodotti e non venderli all’insegna del più spasmodico, esasperato e vergognoso profitto.

Eppure pressoché totale silenzio dell’Europa, dei governi, della Chiesa, dei media, con ben poche info all’opinione pubblica.

Una cosa vergognosa e scandalosa di cui la gente non riesce neppure a capirne le dimensioni, eppure si tratta della pelle di tutti!

 

FINALMENTE ARCURI NEI GUAI

Finalmente l’ex Commissario per l'Emergenza Covid, Domenico Arcuri, è stato ascoltato dai pubblici ministeri Varone e Tucci della Procura di Roma. Arcuri, interrogato sabato, risulta ora indagato per abuso d'ufficio e peculato nell'ambito dell'indagine che coinvolge, tra gli altri, gli imprenditori Mario Benotti, Andrea Vincenzo Tommasi ed Edisson Jorge San Andres Solis, ovvero i “faccendieri” italo-cinesi suoi amici.

Su diposizione della Procura di Roma sono state sequestrate dalla Guardia di Finanza oltre 800 milioni di mascherine provenienti dalla Cina risultate "non regolari". DICONSI OTTOCENTO MILIONI DI MASCHERINE!! L'attività di sequestro è stata svolta presso la struttura commissariale nazionale e alcune di quelle regionali. L'esame fisico/chimico delle mascherine e dei dispositivi di protezione acquistati, compiuto tanto dall'Agenzia dogane di Roma che da consulenti nominati dai pm, ha dimostrato che "gran parte" dei dispositivi per i quali si è disposto il sequestro "non soddisfano i requisiti di efficacia protettiva richiesti dalle norme europee” e che "addirittura alcune forniture sono state giudicate pericolose per la salute".  Un anno e mezzo per avviare l’indagine che mi auguro sia estesa ora anche A CHI HA VOLUTO, PROTETTO, DIFESO E MANTENUTO ARCURI AL SUO POSTO A DISPETTO DEI SANTI e nonostante che per mesi in Italia erano girate notizie, inchieste, documentazione (vedi le trasmissioni di Report e gli articoli su La Verità) sui sessanti milioni di tangenti pagati per la fornitura. Arcuri avrebbe detto agli inquirenti “di non essere a conoscenza” di queste “provvigioni” confermando quindi che - se non ha detto il falso - era davvero un Commissario di ben poche capacità se gli hanno soffiato 60 MILIONI di euro sotto il naso senza che neppure se ne accorgesse!

Chissà se in merito riusciremo mai a sapere perché l’ex premier Conte lo abbia voluto e difeso per troppi mesi a quel posto e perché il M5S abbia aperto con la Cina un corridoio preferenziale in avvio di pandemia per forniture che hanno causato una truffa gigantesca ai danni degli italiani, mentre le mascherine “made in Italy” (che erano a norma e costavano meno) marcivano nei depositi.

Ecco temi che stampa e TV non prezzolata dovrebbero avere il coraggio di approfondire fino in fondo, così come indagare dove siano finiti milioni di inutili banchi di scuola con le rotelle, tutti rottamati. !

QUALCUNO MI DIRA': "MA PERCHE' CE L'HAI TANTO CON QUESTO PERSONAGGIO?" PERCHE' E' STATO NOMINATO DA CONTE SENZA TITOLI PARTICOLARI, HA GODUTO PER MESI DI IMPUNITA' ASSOLUTE, NON HA MAI CHIARITO I SUOI AFFARI TRATTANDO LA GENTE COME PEZZENTI DALL'ALTO DELLA SUA PROSOPOPEA E DULCIS IN FUNDO PERCHE' IL GOVERNO DRAGHI - quando finalmente lo ha allontanato dall'incarico sotto il peso delle inchieste openali  -  HA CONTINUATO A RIEMPIRLO DI ALTRE CARICHE E PREBENDE..  

 

AFGHANISTAN: SILENZIO

Passati due mesi dalla fuga degli occidentali non si sa più nulla delle reali condizioni interne in Afghanistan: il mondo è distratto, chissenefrega. Così non si sa il destino delle 250 donne-giudici formate anche in Italia, mentre è confermato che si sia stata decapitata la pallavolista della nazionale femminile afghana Mahjubin Hakimi, uccisa perché giocava senza la hijab (il vestito tradizionale afgano) ed è effettivamente sarebbe po' difficile giocare a pallavolo conciate così. Nessuno sa e rende conto delle rappresaglie, violenze, vendette in corso nel paese né sul tema si agitano molto i difensori dei diritti umani. Purtroppo è tempo di vergognoso silenzio.

 

DI MAIO HA SCRITTO UN LIBRO!

Lasciamoci con una nota lieta: complimenti a Giggino Di Maio che ha (avrebbe) scritto un libro sulla sua entusiasmante esperienza politica. Non è cosa da poco saper scrivere e che Di Maio sappia farlo è stata un’autentica sorpresa… Sempre che effettivamente lo abbia scritto lui e non qualcun altro per procura, ma questa è tutta un’altra storia. Insomma, dopo Dante Alighieri ecco concretizzarsi finalmente un’altra tappa fondamentale per la letteratura italiana

 

GRAZIE FRANCO

Dopo un decennio di attività gratuita e volontaria, FRANCO DIAZZI ha lasciato l'incarico di Presidente del Consorzio dei Servizi Sociali del Verbano. L'avevo indicato quando ero sindaco di Verbania e penso che con il suo impegno silenzioso, prezioso e costante si sia guadagnato la stima e la gratitudine di tutti. Grazie Franco!

 

UN SALUTO A TUTTI E BUONA SETTIMANA             MARCO ZACCHERA





IL PUNTO   n. 833 dell’ 15 ottobre   2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

 

SOMMARIO:- ANTIFASCISTI DOC – PNRR SPARITO - ALITALIA ADDIO – L’ EGITTO VINCITORE.

 

VIOLENZA E ANTIFASCISMO

Mi è venuto un terribile dubbio: ma di che cosa avrebbero mai parlato giornali ETG per tutta questa settimana se non ci fossero stati gli scontri di piazza a Roma sabato scorso?

Intendiamoci bene: la violenza va condannata senza se e senza ma, l’assalto alle forze dell’ordine è intollerabile senza se e senza ma, i violenti vanno arrestati (subito) senza se e senza ma.

Per me questo deve valere sia che in piazza ci siano estremisti di qualsiasi colore che anarchici, NO-TAV ecc. anche se noto che i TG sugli episodi di sabato ci hanno ricamato, mentre su scontri e devastazioni anche peggiori viste a Roma come altrove tendono di solito a minimizzare.

Ciò premesso, però, non solo restano molti dubbi su come siano andate effettivamente le cose, ma mi pare come sia evidente che gli scontri di Roma non avessero nulla a che fare con i “No Vax” quanto ad una sottile strategia per screditare le persone che non vogliono vaccinarsi (non condivido il loro punto di vista, me devo prenderne atto) dipingendole come violente e – nello stesso tempo – strumentalizzare la presenza di pochi facinorosi e violenti che hanno infiltrato e strumentalizzato la protesta.

Da qui in poi la catena delle responsabilità di allunga.

Come può il Ministro dell’Interno sostenere che durante una manifestazione è meglio non intervenire per evitare disordini? Come mai – preso atto che i facinorosi si dirigevano verso la sede della CGIL e pare che questo addirittura fosse noto ai responsabili dell’ordine pubblico – si sono lasciati solo 7 (sette!) poliziotti a presidio dell’ingresso?

Una sottovalutazione dei rischi o forse perché avrebbero fatto comodo gli scontri (e le polemiche conseguenti) in piena campagna elettorale? E i Comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica perché a Roma si tengono DOPO i fatti e non PRIMA, per prevenirli?

Ovviamente non è mancata poi la solita strumentalizzazione fascismo-antifascismo che ha visto alcuni esponenti del PD lanciarsi a chiedere addirittura la messa al bando di Fratelli d’Italia, in fondo come da copione. E’ ben strano (e triste) questo antifascismo che sembra trovare ragion d’essere - a 78 anni dalla fine di un regime – solo grazie a quattro facinorosi. Non posso allora che riprendere e condividere un articolo di Marcello Veneziani su “La Verità” di domenica, che in parte vi propongo:

 

Ma finitela con questa caccia al fascista, al saluto romano, al busto del duce, al cimelio dell’epoca, alla mezza frase nostalgica e al gesto cameratesco. Si capisce lontano un miglio la malafede della caccia al fascismo ripresa con le ultime inchieste: serve a colpire e inguaiare la Meloni e il suo partito (…).

Ponetevi piuttosto un problema molto più serio e molto più attuale: perché mezza Italia e forse più non si riconosce nell’antifascismo, non si definisce antifascista, anzi nutre riserve e rigetto? E’ una domanda seria da porsi, dopo che il fascismo fu sconfitto, abbattuto e vituperato, dopo che furono appesi i corpi dei capi, dopo che fu vietata ogni apologia, dopo che sono passati quasi ottant’anni tra tonnellate di condanne, paginate infinite, manifestazioni antifasciste, divieti, lavaggi del cervello a scuola e in tv, perché c’è ancora mezza Italia che non vuole definirsi antifascista? Quella maggioranza non è antifascista ma non è affatto fascista, se non in una piccola percentuale residua, se non amatoriale; gran parte di loro non si riconoscono affatto nel fascismo, lo reputano improponibile, superato. Per loro è assurdo già solo porsi la domanda. Ripudiano violenza, razzismo, guerra e dittatura. Semmai una larga fetta di loro ritiene che si debba giudicare il fascismo nei suoi lati negativi e positivi, senza demonizzazioni; neanche il comunismo fu male assoluto. Molti di loro vorrebbero un giudizio storico più equilibrato, più onesto, più veritiero.

Il vero problema che evitate di vedere non è la persistenza presunta del fascismo nella società italiana ma l’ampiezza dell’area di opinione che non vuol definirsi antifascista e non si riconosce nell’antifascismo. Avete provato almeno una volta a porvi la domanda, senza aggirare le risposte con moduli prestampati e retorica celebrativa? Noi ce la siamo posta e non da oggi. E la riassumiamo così.

Tanti italiani non si definiscono antifascisti perché a loro sembra grottesco usare una definizione che aveva un senso nel ’45, all’età dei loro nonni, quando invece vivono coi pronipoti del terzo millennio. Non si definiscono antifascisti perché a molti di loro sembrerebbe monca, carente una definizione del genere perché così escluderebbero o addirittura assolverebbero altre forme di dittatura, di totalitarismo e di dispotismo, a partire dal comunismo (…) viene loro prescritto, perché non credono al bianco e al nero, hanno conosciuto per vie traverse e quasi clandestine le storie che non si vogliono far sapere, e che riguardano sia il regime, sia i suoi avversari, sia la guerra partigiana e non vogliono schierarsi conoscendo crimini e misfatti di quel tempo e di quei versanti (…)

Senza andare lontano, anzi restando in casa, molti italiani ricordano loro padre, loro nonno fascista e hanno di lui una memoria e un giudizio molto diversi rispetto al mostro dipinto dalla vulgata antifascista (…)

Tanti italiani non si definiscono antifascisti perché reputano balorda, divisiva e riduttiva la rappresentazione storica che ne deriva, con tutta la storia e l’identità del Paese ridotta alla distinzione manichea tra fascisti-antifascisti. Preferiscono attenersi alla realtà e diffidano dell’ideologia.

Tanti italiani non si definiscono antifascisti perché non sono di sinistra e non vogliono avallare il loro gioco politico, non vogliono farsi strumentalizzare, capiscono che serve solo per arrecare danni e vantaggi alla politica presente (…)

Infine, se credete davvero che la storia d’Italia debba cominciare e finire con l’antifascismo, elevato a religione civile, obbligo di leva e perno costituzionale, chiedetevi perché mezza Italia non si riconosce in questo schema. Se dopo tanti decenni di rieducazione, repressione, propaganda e religione civile, mezza Italia e forse più non si riconosce nell’antifascismo, il problema non è della Meloni ma è vostro, di voi antifascisti in servizio permanente effettivo e dell’esempio che avete dato. Diciamolo: avete fallito.

 

Marcello Veneziani

(da “LA VERITA’ del 10 ottobre 2021)

 

NOTIZIE SUL PNRR ?

Passano le settimane e i mesi, ma sul come, quando e da chi far gestire i fondi europei del PNRR è sceso l’oblio. Si tratta di centinaia di miliardi che l’Europa – bontà sua – ci avrebbe destinato a seguito della pandemia, ma dei quali non si sa molto circa la loro effettiva destinazione finale e tanto meno su chi e come effettivamente li spenderà.

Non ne parla più nessuno: silenzio, non disturbate il conducente.

Va bene la fiducia, ma sommessamente – visto che ne va del nostro futuro -  l’Italia dovrebbe avere il coraggio di chiedere pur anche a “Supermario” di avere la cortesia di comunicarci qualcosa…

 

ALITALIA ADDIO

Scusatemi, ma non trovo proprio nulla di romantico nella chiusura di “mamma” Alitalia, non mi allineo ai piagnistei e credo che troppo tardi si è finalmente detto “stop” ad una ininterrotta fonte di sperpero di soldi pubblici.

Alitalia chiude perché è sempre sopravvissuta solo con contributi statali e non era più - da anni - al passo con i tempi, uccisa prima di tutto dalla concorrenza ben più “smart” di chi non aveva sulle spalle un peso intollerabile di costi aggiuntivi, rendite di posizione, personale debordante e raccomandato.

Una Compagnia che si è consumata concedendo centinaia di migliaia di viaggi gratis e buttando via rotte, slot, punti di forza. Una società guidata negli anni da una ciurma di personaggi CHE NON HANNO MAI PAGATO DI PERSONA e che hanno creato e disfatto alleanze, rifiutato sinergie e sacrifici e - prima di tutto - hanno pensato ai propri interessi. Commissari strapagati per il nulla, mentre si consumavano “prestiti ponte” che avevano (hanno) tutte le caratteristiche di aiuti di stato.

Quanti “piani industriali” sono nati e defunti rimanendo solo sulla carta, complice un sindacato che prima di tutto ha difeso solo le proprie rendite di posizione? Quante migliaia di sindacalisti sono cresciuti e vissuti grazie ad Alitalia senza mai lavorare? Quanti parenti di dipendenti sono stati trasportati gratis o a tariffe ridicole?

Non mi aspetto molto dalla nuova compagnia sorta dalle ceneri di Alitalia e che temo perpetui molti equivoci di fondo, certo il contribuente italiano ci ha rimesso fondi spropositati che nessuno gli rimborserà e pensare che se c’è un paese verso il quale il traffico turistico avrebbe permesso un indotto enorme era proprio l’Italia.

 

EGITTO – ITALIA 2 a  0

Dal caso Regeni a Patrick Zaki le figuracce italiane nei confronti dell’Egitto stanno assumendo contorni non solo intollerabili, ma anche di pubblica decenza.

Contiamo zero, non siamo riusciti a combinare nulla, i responsabili dell’omicidio di Regeni sono tuttora sconosciuti, non sappiamo prendere una posizione definita neppure sulla richiesta nazionalità per Zaki. Impotenti, inconcludenti, purtroppo ridicoli.

I rapporti di Amnesty International sull’Egitto sono intanto terrificanti: detenzioni arbitrarie, sparizioni, condanne a morte, discriminazioni religiose, violenze di ogni tipo sono all’ordine del giorno, ma  Europa e Farnesina guardano dall’altra parte. “Verità per Regeni” è scritto su mille striscioni gialli che diventano sempre più sbiaditi. Che vergogna… 

 

UN SALUTO A TUTTI                                                                                 MARCO ZACCHERA   



IL PUNTO   n. 832 dell’ 8 ottobre  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

SOMMARIO: - GRAZIE - CENTRO-DESTRA NEI GUAI – TRAPPOLONI – I BULGARI – ENEL GAS E LUCE SOM

 

GRAZIE !

Volevo ringraziare tutte le persone (alcune centinaia) che hanno partecipato alla festicciola per il mio 70° compleanno o che nei modi più diversi da distanza si sono messi in contatto con me. Tra l’altro – e ringrazio particolarmente gli amici rotariani del mio club Pallanza Stresa VCO – sono state raccolte offerte per 3.580 euro a favore del Verbania Center per il costruendo ospedale di Macala (Mozambico).

Ricordo che chi volesse ulteriormente contribuire può farlo tramite versamento sul c/c/b  IT94L0306922401100000002801 (Banca Intesa – Verbania Pallanza), sul conto a me intestato, ma con indicazione “pro VB Center”.

Per me – rivedendo e salutando tanti amici - questo incontro è stato davvero un momento di gioia e condivisione, grazie !!!

 

I GUAI DEL CENTRO DESTRA

I lettori del “Punto” non potranno che darmi atto che ero stato facile profeta: il centro-destra ha perso non solo nei comuni più importanti, ma anche la sicurezza di vincere alle prossime elezioni politiche.

E’ soprattutto Matteo Salvini ad essere finito nei guai, guai grossi. Anche la Meloni lo è, ma Salvini lo è ancora di più perché - comunque si muova - rischia di cacciarsi in guai ancora peggiori. Tutto sarebbe diverso se il premier non fosse Draghi, ovvero il nome più credibile che l’Italia ha sul mercato europeo. Draghi ha un gran seguito nell’opinione pubblica anche tra gli elettori di centro-destra e quindi abbatterlo è pericoloso, oltre che – probabilmente – una sciagura nazionale.

Se Salvini resta al governo rischia di compromettere l’alleanza di centro-destra, indispensabile in vista di una potenziale maggioranza futura, ma se esce dall’esecutivo dimostrerebbe poca credibilità, anche se forse – ovviamente dichiarando il contrario -  vorrebbe unirsi alla Meloni proprio per tentare di recuperare voti di protesta.

Al governo Salvini deve quindi restare, ma o si intesta qualche particolare successo o potrà distinguersi solo alzando la voce per farsi notare, magari bloccando ogni iniziativa politica che – se approvata - lo renderebbero indigesto al proprio elettorato soprattutto sui temi caldi (tasse, gender, immigrazione). Ma se Salvini alza troppo la voce allora dà ragione alla Meloni che dall’opposizione può farlo meglio di lui.

La Lega è quindi costretta a muoversi a strappi con il rischio di dare segnali contrapposti eppure, a conti fatti, non ha perso nelle proprie roccaforti locali, ma piuttosto sembra aver esaurito la spinta propulsiva di due anni fa. Tra l’altro in tutte le grandi città andate al voto domenica c’erano giunte uscenti di sinistra, ma nella percezione collettiva il centro-destra avrebbe comunque dovuto vincere e invece si è visto come andata (con rischio di un KO completo su Roma e Torino).

Un centro-destra quindi in crisi di nervi, perché la stessa Giorgia Meloni non è messa meglio: in questi mesi ha giocato la carta dell’opposizione a Draghi ma nonostante i sondaggi non ha catalizzato grandi successi. Certo, FdI ha ben migliorato le sue posizioni rispetto al passato, ma domenica si è dimostrato che i sondaggi sono teorie ben diverse dalla realtà, soprattutto quando metà degli elettori (tradizionalmente più di destra che di sinistra) se ne stanno a casa se non vengono adeguatamente motivati.

E allora, che si fa? Dalle sconfitte si impara (o si dovrebbe farlo) e la prima cosa che a destra mi sembra invece non si voglia capire è come le candidature proposte a livello locale devono essere sempre credibili o non “tirano”.

Ma se le elezioni amministrative si giocano sui nomi, se non cambia il sistema di scelta dei candidati il centro-destra sarà sempre perdente. Forse che a Milano la partita sarebbe stata identica se tutti avessero puntato da subito su Albertini pungolandolo ad accettare? Forse che a Roma una apertura a Calenda non avrebbe sparigliato le carte visto che comunque amministrare la capitale è un’annunciata epidemia di disastri? Forse che a Torino il povero Damilano non ha dovuto attendere mesi e mesi per avere un sospirato “si” a candidarsi, perdendo però tempo prezioso?  Sono errori che si pagano, soprattutto quando non ci sono quadri di partito sufficientemente preparati e che quindi un candidato a sindaco credibile va scelto spesso fuori dal recinto di casa per avere chances di vittoria.

Ma soprattutto al centro-destra manca una piattaforma serie di idee programmatiche chiare e condivise, indispensabili se nel 2023 vorrà davvero vincere le elezioni.

Una vittoria non più scontata, anche perché il PD (che ben controlla i media) nel frattempo sta recuperando i voti degli ex grillini.

 

IL TRAPPOLONE

Mentre “l’affare Morisi” si sgonfia dopo aver danneggiato l’immagine della Lega vi racconto un inedito che inquadra bene l’ “Affare Fidanza”, altro caso ben costruito per fiocinare la Meloni e Fratelli d’Italia e due giorni dalle elezioni.

Qualcuno ricorderà che anni fa “Le Jene” stazionavano davanti a Montecitorio e - porgendo domande ai deputati di passaggio - facevano fare loro la figura degli idioti.

Personalmente non caddi nella trappola e anzi feci un figurone, ma i fatti – in realtà – cominciavano con una intervista al malcapitato su temi di attualità passando poi a domande con ritmi sempre più veloci su infiniti argomenti diversi saltando da un tema all’altro finchè (almeno di solito) il prescelto si impappinava e andava per frasche confondendo la data della scoperta dell’America con la morte di Napoleone.

La settimana dopo Le Jene proponevano in TV solo un piccolo spezzone dell’intervista mandando in onda praticamente solo la risposta sbagliata e l’interessato faceva appunto una figuraccia, creando anche il sillogismo che tutti (o quasi) i deputati fossero degli ignoranti e dei cretini.

Se da cento ore di filmati selezioni solo dieci minuti con la volontà specifica di mettere una persona in cattiva luce credo che sarà infilzato anche Papa Francesco (anzi, soprattutto Papa Francesco) perché volendo si sarà estrapolato il senso delle cose.

E’ il caso dei contributi in “nero” per il malcapitato on.le Carlo Fidanza (che resta un mio amico): se in più occasioni sotto false vesti proponi a chiunque di dare un “aiutino” in nero – ma non è un reato istigare a delinquere? - prima o poi l’interessato accetterà: basterà poi mandare in onda solo quello spezzone (e non magari numerosi precedenti rifiuti) e a tutti i teleutenti sembrerà uno scandalo, esattamente come era l’obiettivo della trasmissione. Parliamoci chiaro: sono cose riprovevoli e sbagliate, ma alzi la mano chi in vita sua non ha accettato di evitare una ricevuta fiscale emessa dal dentista, dall’idraulico o anche solo per una cena, in cambio – ovviamente -  dello “sconticino”.

E’ chiaro che ben diversa è la questione se viene generalizzata, ma allora le sponsorizzazioni “ufficiali” a questo o quell’evento di partito non sono forse un modo elegante per arrivare di fatto allo stesso scopo? Su Rai 3 in questi giorni Bianca Berlinguer pontificava, ma nessuno gli ha chiesto delle tangenti che il PCI di suo padre aveva istituzionalizzato per lavorare con i paesi dell’Est ? E qualcuno ricorda quanto l’affare MPS sia costato ai contribuenti per aiutare indirettamente il PD ?

Circa invece la questione “nostalgici” e i vari “baroni neri” bisogna scegliere: o si tagliano i contatti con certa gente che al 99% fa millantato credito o prima o poi si finisce nei guai. Però è anche ora di dire “basta” a questo pseudo antifascismo da salotto che a 78 anni dalla fine del regime ancora imperversa a reti unificate affibbiando a comando patenti di “buoni” e “cattivi”. Guardino piuttosto Lor Signori al colore delle dittature di OGGI e ne prendano le distanze, cosa che invece ben si guardano dal fare. 

Infine un tema che il centro-destra distratto sembra si sia dimenticato di sollevare: la par condicio, come per la candidatura di Enrico Letta a Siena

Tutti sappiamo che il candidato era pure il segretario del PD, ma non trovo corretto che sia passato in TV mille volte di più del suo sconosciuto avversario che di nome faceva Tommaso e con un cognome che neppure si ricorda più. Nessuno voleva (e poteva) imbavagliare il PD, ma le regole sono chiare: per il partito poteva parlare qualcun altro, ma non proprio il segretario-candidato che ha così violato platealmente non solo lo spirito, ma direi anche la sostanza della legge. Quando alla fine (come a Siena) vota solo un terzo degli elettori anche questa questione della equa visibilità è cosa che conta.

 

LINEA NOVARA-DOMODOSSOLA

Troverei corretto che si desse più spazio a quei sindaci che si ripropongono e al secondo mandato ottengono maggioranze “bulgare” dimostrando quindi di aver lavorato bene.

Nella nostra zona ALESSANDRO CANELLI (Lega) a Novara ha preso il 69,6% dei voti, LUCIO PIZZI (civica di destra) a Domodossola ha raccolto il 74,8%. Complimenti davvero meritati!

  

ENEL GAS E LUCE

Basta, non se ne può più! Solo nella giornata di ieri ho ricevuto 4 telefonate da “Enel gas e luce” che da diverse parti d’Italia propone continuamente  nuovi contratti. Sono stufo: chi ha dato loro il permesso di scocciarmi in ogni momento, chi gli ha venduto il mio numero, perché non esiste una norma VERA sulla privacy con la possibilità di bloccare i venditori fastidiosi? Sarebbe ora che qualche “autority” (visto quanto ci costano questi inutili baracconi) cominciasse a pretenderlo.

 

Un saluto a tutti                                                      MARCO ZACCHERA                         





IL PUNTO   n. 831 del  1 ottobre   2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

 

SOMMARIO: - INVITO – DRAGHI SANTO SUBITO – PADRE NOSTRO NEGATO  - IL MOSTRO DI RIACE

 

ATTENZIONE: UN INVITO  ( VERO!)  AI  LETTORI

Come ricordato la scorsa settimana, visto che mi avvio a compiere 70 anni ho pensato di festeggiarli insieme alle persone che conosco invitando  ad un aperitivo

GIOVEDI’ 7 OTTOBRE dalle 18.30 alle 20 presso i vivai della “Compagnia del Lago”, Via della chimica (zona industriale) Verbania Fondotoce.

Tutti i lettori del PUNTO sono quindi invitati: sarà un appuntamento alla buona, ma mi auguro partecipato ed allegro.

Se qualche lettore non della zona volesse fermarsi a pernottare mi contatti, prego però tutti coloro che volessero intervenire di rispondermi al più presto iscrivendosi tramite il sito   eventimarcozacchera@gmail.com

Oppure tramite https://www.eventbrite.com/e/biglietti-voglio-invitarvi-al-mio-compleanno-marco-zaccherai-miei-primi-70-anni-172559759887

Questo per rispetto alle vigenti norme Covid ma anche perché per motivi organizzativi devo capire quanti più o meno interverranno (mi auguro numerosi). Saremo all’aperto, ma in caso di pioggia ci sarò uno spazio coperto.  Quindi, vi aspetto  (e non portate regali)!!

 

DRAGHI SANTO SUBITO

 

Credo fosse corretto andare a votare la scorsa primavera, ma anche che l’Italia abbia avuto comunque molta fortuna nel momento in cui Mario Draghi ha accettato di formare il governo.

Sette mesi dopo il debutto dell’unico nome italiano rimasto credibile a livello internazionale - soprattutto a confronto con la nullità del suo predecessore Conte -  credo che si debba davvero ringraziare la nostra buona stella.

Draghi ha portato all’Italia una luce di serietà nonostante la sua maggioranza variopinta che il premier lascia sfogare nei litigi quotidiani salvo poi tirare le redini e in gran parte decidere con la propria testa, ovvero con buonsenso.

Certo Draghi rappresenta il mondo economico e finanziario con tutti i suoi difetti, ma è una garanzia di efficienza e – mi sembra – di assoluta correttezza personale.

Alcuni aspetti della sua personalità (come il voler apparire il minimo possibile sui media, non dare spazio a polemiche, la rinuncia ad emolumenti ecc.) lo distinguono in positivo dalla quotidiana corrida politica.

Giocano a creare un clima a suo favore anche la osannante stampa quotidiana e gli yesman che lo coccolano spingendolo sulla cresta dell’onda, oltre ad un’ottima capacità di depistare le attenzioni sui molti problemi incombenti, anche per Avere maggiore libertà di movimento .

Nessuno per esempio si chiede cosa stia effettivamente avvenendo a proposito del PNRR, oppure su chi gestirà le imponenti risorse europee, chi e come manterrà le promesse fatte a Bruxelles… Ma intanto cresce la fiducia e si è avviato un processo virtuoso che – sia o meno vero, sicuramente è enfatizzato - avvolge positivamente l’intera nazione dopo mesi di crisi spaventosa.

Non è quindi Draghi a preoccupare, ma piuttosto la sua maggioranza rissosa ed eterogenea che - fosse lasciata a sé stessa -  si scontrerebbe su tutto e che presenta una squadra di ministri in alcuni casi sinceramente limitata e problematica.

E’ infatti cambiato il capitano, ma non buona parte dell’equipaggio: penso ai vari Speranza, Di Maio, alla stessa Lamorgese e ad altri ministri del tutto sconosciuti. Una squadra di comparse a volte inquietante e qualitativamente ben lontana dal leader, con ben poche eccezioni (Giorgetti, Guerini, Garavaglia...).

Abile è comunque Draghi a disinnescare le polemiche di facciata, a non prendere posizioni personali in contrapposizione ai singoli spicchi di maggioranza, a “tagliare e sopire” in stile andreottiano la quotidiana zuppa delle polemiche che occupano gran parte delle cronache, soprattutto quando mancano fatti concreti.

Adesso è scoppiata la questione di Draghi al Quirinale visto che Mattarella scadrà nel prossimo febbraio. Non c’è dubbio che il Mario nazionale sarebbe un ottimo Presidente della repubblica, ma chi poi siederebbe a Palazzo Chigi?

Le elezioni sono già previste nel 2023, una elezione di Draghi al Colle porterebbe con ogni probabilità il paese alle urne un anno prima.

Una vittoria del centro-destra è plausibile - ammesso e non concesso che non cambi il sistema elettorale - ma è meno certa di qualche mese fa e temo che la sconfitta alle prossime amministrative lascerà pesanti strascichi.

Ma immaginiamo che il centro-destra vinca davvero: chi metterebbe a Palazzo Chigi? Credo che ricomincerebbero i veti incrociati e immediatamente la guerra su tutto, con le consuete polemiche, gli attacchi della sinistra e della stampa, i veleni, la magistratura sul piede di guerra… insomma la solita inconcludente rissa quotidiana.

Pensiamoci, perché forse è meglio per l’Italia che ci teniamo un Draghi operativo per un altro anno con lo spento Mattarella sul Colle (che in “prorogatio” non può fare grandi danni) e questo almeno finchè non avremo la pandemia alle spalle e il PNRR decisamente impostato. Non dimentichiamoci che un minuto dopo che un leader di centrodestra ottenesse la fiducia, a Bruxelles comincerebbero a storcere il naso e a mettere i bastoni tra le ruote ad un governo non omologabile all’andazzo comunitario.

Insomma: rinnoviamo “a termine” Mattarella e poi mettiamoci Draghi, ma che almeno passi la mano a qualcuno in grado di continuare il suo lavoro.