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IL PUNTO di MARCO ZACCHERA

IL PUNTO
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IL PUNTO   n. 868 del 24 GIUGNO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

RIASSUNTO: Di Maio si fonda un partitino personale pur di restare al governo, mentre l’Italia conferma il suo impegno per la pace fornendo armi in Ucraina. Sono perplesso, e mi chiedo perché non debba contare nulla l’opinione di milioni di persone che vorrebbero invece posizioni diverse.

Intanto servirebbe a tutti un rapido ripasso di storia, per esempio quella della  Crimea. Avete intanto notato com'è l'informazione secondo il Corriere della Sera e la novità romana della residenza agli abusivi?

 

L’ITALIA E’ COME DI MAIO

Quanto mi piacerebbe poter intervistare Luigi Di Maio, neo leader di “Insieme per il futuro”.

Non una intervista politica ma una interrogazione precisa, come a scuola quando dovevi dare risposte vere e non giri di parole.

Credo che se l’Italia oggi per molti sia un paese disastrato lo è perché si è affidata a persone come lui, che ha un curriculum impressionante in quanto a cariche, ma alle spalle il vuoto.

Vorrei chiedergli quanto costa un litro di latte al supermercato e quale sia la capitale del Bangladesh (in italiano, per carità…) e poi magari il perché di certe sue incredibili giravolte che ne hanno fatto un personaggio unico, un guitto diventato d’alto bordo soprattutto per inconsistenza altrui e dabbenaggine nostra.

Un furbetto già iscritto ad ingegneria, poi a giurisprudenza, poi ritiratosi dagli studi.

Uno che ha campato (o ha tentato di farlo) come giornalista sportivo, tecnico informatico, assistente alla regia, agente di commercio, steward allo Stadio San Paolo e manovale nell’azienda di famiglia.

Indubbiamente una gran buona volontà, ma poi la folgorazione per la “mission” politica sostenendo il neonato M5S da lui tenuto a battesimo.

Parte male: dopo 3 anni alla guida dei grillini locali, solo 59 preferenze alle “comunali” di Pomigliano d’Arco e viene trombato, ma da allora basta voti, meglio solo “nomination”: grazie a soli 189 (centoottantanove!) voti on line nelle “parlamentarie” del M5S nel 2013 viene candidato – blindato – nella circoscrizione “Campania I” e da allora nessuno lo ferma più, a conferma della follia di questo sistema elettorale.

Pensate: diventato deputato nel 2013 viene subito eletto vice-presidente della Camera (il più giovane da sempre) ed è e capo del M5S dal 2017 al 2020.  Vice-premier con il Conte I e contemporaneamente Ministro dello Sviluppo economico e del lavoro (!), dal 2019 è il nostro Ministro degli Esteri (!!).

Idee politiche chiare, chiarissime, oppure no, forse un po’ confuse. Come leader grillino aveva “giurato” lo stop dopo il secondo mandato così come “Chi lascia il partito dove è stato eletto dovrebbe dimettersi”, facendo invece l’esatto contrario.

Come ministro ha sostenuto ferocemente il blocco alle trivellazioni di gas e petrolio in Italia, se oggi dipendiamo da Mosca è anche merito suo. Intanto la Croazia ringrazia e il nostro gas lo trivellano loro.  Dopo aver voluto il reddito di cittadinanza è apparso al balcone di Palazzo Chigi proclamando alla folla “Abbiamo abolito la povertà”, come tutti ben sanno.  Coerente anche in politica estera: nel 2019 incontra a Parigi i “gilet gialli” anti-Macron salvo poi baciarlo ed abbracciarlo nel più recente passato. Ha una particolare ammirazione per la Cina cui ha steso tappeti rossi per “la nuova via della seta”, il progetto geo-economico  contestato dagli Stati Uniti ed ha quindi osannato la visita del presidente cinese Xi Jinping in Italia del marzo 2019 e proprio alla Cina siamo ricorsi per le forniture COVID a prezzi fuori mercato e a danno delle nostre imprese (indagini su Arcuri? Mah, dimenticate…)  Di Maio in politica estera ha sempre simpatizzato per i chavisti venezuelani di Maduro mettendo il veto al riconoscimento di Juan Guaido come presidente del Venezuela, come invece volevano l’intero occidente e L’Unione Europea.

E’ a favore delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e dell' “adozione del configlio” però «Da cattolico penso che la famiglia sia quella con il papà e con la mamma”.

Come documentato da Le Iene con la trasmissione “Pomigliano Boys” e da molte altre fonti di stampa “tiene famiglia” e ha quindi favorito la carriera di molti suoi ex compagni di scuola. Wikipedia è spietata e ne fa un lunghissimo elenco, ma di “voto di scambio” per lui non ne parla nessuno.

Sostenitore dell’ambiente, ma anche dei condoni edilizi ad Ischia, è riuscito nel record di fa finta di stare contemporaneamente con Tripoli e con Bengasi, schierandosi con la dittatura egiziana ma chiedendo  “verità per Regeni” (e i famigliari dell’ucciso gliela hanno giurata). Adesso è per la pace in Ucraina e contemporaneamente sostiene gli aiuti militari. mentre il suo millantato “piano di pace” - già annunciato in TV-  non lo ha mai visto né conosciuto nessuno, tantomeno le parti in causa assumendo i contorni di una barzelletta.

Di Maio - soprattutto - ha imparato che quando hai una carica non la molli mai, a costo di mollare il proprio partito e fondarne un altro a propria immagine e somiglianza.

Questo è Giggino Di Maio, degna fisionomia di un’Italia da burla, poco credibile e sempre con il piede in tutte le staffe, perché non si sa mai.  Non è una cosa seria, ma appunto per questo ci rappresenta alla perfezione.

 

 

STATISTICHE

Secondo pressochè tutti gli istituti di statistica, a proposito della GUERRA IN UCRAINA, l’87% degli italiani si dice “preoccupato” e il 30% ritiene che vi siano responsabilità della NATO per lo scoppio del conflitto avendo in qualche modo minacciato la Russia di “accerchiamento”.

Quasi il 50% è contro l’invio di armi italiane in Ucraina, il 40% ritiene che i media siano troppo sbilanciati a favore di Kiev e si ritiene insoddisfatto del livello di obiettività delle informazioni. Specificatamente sulle SANZIONI  la percentuali di chi vuole o non vuole applicarle ha un margine (a favore del mantenimento delle sanzioni) di meno del 10% del campione.

Se questi sono i numeri e fossi il premier Draghi mi preoccuperei non poco quando dalla “guerra lampo” immaginata da Putin si passa alla “guerra lunga” con un coinvolgimento della UE che - ad andar bene - continuerà per molti mesi, con i prevedibili disastri per la nostra economia.

EPPURE - NONOSTANTE CHE L’INFORMAZIONE SIA TUTTA A FAVORE DI KIEV - CRESCONO I DISSENSI SULLA POSIZIONE UFFICIALE ITALIANA ED EUROPEA.

Intanto il governo è lanciatissimo sul fronte degli aiuti militari, delle sanzioni, dell’appoggio “senza se e senza ma” a Zelenskyj che – da parte sua – non apre alcun spiraglio di pace, anzi, con le sue dichiarazioni rifiuta ogni tipo di dialogo.

Difficile che inizi ora, ricevendo proprio oggi dagli USA centinaia di nuovi missili e con lo stesso Biden che ha ricordato la lista delle nuove forniture: missili anticarro Javelin, missili antiaereo Stinger, elicotteri Mi-17, droni, radar, artiglieria e altri sistemi missilistici di precisione.  

Non capisco perché il centro-destra non debba prendere un po' le distanze da questa situazione soprattutto nel momento in cui le sanzioni si stanno ritorcendo contro chi le ha decise e l’Europa sembra in mano ai “falchi” di Washington e Londra che annunciano altre armi ed aiuti a Kiev.

Una volta di più tutti sappiamo tutti benissimo che Putin è l’aggressore, ma credo che si debba trovare il modo di venirne fuori per esempio riconoscendo autonomia concreta alle popolazioni russe nell’est dell’Ucraina, ma sembra che Zelenskyj chiuda ogni porta sia per l’est del paese che per la Crimea.

 

PER ESEMPIO, LA CRIMEA…

Chissà quanti sanno (i nostri media non lo ricordano mai) che - per esempio -  la Crimea era da secoli terra russa e fu “regalata” all’Ucraina solo nel 1954 personalmente da Nikita Chrushew.

Allora si usava così: se il segretario generale del partito comunista sovietico lo voleva, tutti ubbidivano. In ogni caso Russia e Ucraina erano sempre parte dell’ URSS  e quindi, a quel tempo, i confini interni contavano poco. Nessuno poteva immaginare che sarebbero poi nate repubbliche indipendenti e nemiche e che quei confini fossero motivo di conflitto.  

Al censimento del 2001 il 58,5% della popolazione in Crimea era comunque ancora di lingua ed etnia russa, il 24,4% ucraina e per il 12,1% composta da tatari di Crimea. Nel 2014 la Crimea è stata occupata militarmente dalla Russia (atto sicuramente contrario al diritto internazionale). A seguito di un referendum popolare avvenuto il 16 marzo 2014, non seguito da osservatori occidentali, il 95,4% dei votanti ha però votato per l'annessione alla Russia con una partecipazione al voto dell’83,1%.

Unione Europea e NATO, così come la stragrande maggioranza degli stati membri ONU, non riconobbero l'annessione della Crimea adottando sanzioni politiche ed economiche nei confronti della Federazione Russa, ma è difficile sostenere che questa adesione non sia la liberà volontà della maggioranza degli abitanti locali.

Perché l’Italia non sostiene un nuovo referendum - controllato e garantito a livello internazionale - per far decidere agli abitanti (tutti, sia quelli scappati in Ucraina che quelli scappati in Russia, se erano residenti in Crimea o nel Doimbass ad una certa data) da che parte vogliano stare? Sarebbe giusto e democratico che nei distretti dove eventualmente ci fosse una forte adesione alla Russia si ammettesse un passaggio territoriale o si stabilissero forme serie di autonomia. Credo che questo sarebbe un modo corretto e democratico di procedere e forse anche uno spiraglio di pace.

 

CORRIERE DELLA SERA

Vi elenco in serie di tutti i titoli presenti alle ore 21 di mercoledì’ 22 giugno sull’edizione on-line del Corriere della sera, in stretto ordine di pubblicazione:

Intervista a Boris Johnos; “No a Una cattiva pace in Ucraina, per l’Occidente non è il momento di fermarsi, Putin deve fallire” – La Finlandia: “pronti a combattere se Mosca ci attacca” –  Kaliningrad: il rischio dell’avamposto nucleare russo in Europa – Putin e il super missile pronto entro l’anno – Raid russo a Izyum, uccise 5 donne - A Kiev le armi tedesche – Dombass: la situazione è critica, ma la resistenza ucraina contrattacca a nord – Bugie come strumento di lavoro: perché negoziare con Putin è impossibile…

Credo che tutti abbiano capito come si sia schierato il Corriere della Sera,  ma a questo punto mi pare evidente perche molte persone si chiedano se ci vengono dette effettivamente delle verità o solo delle opinioni, più o meno di parte.

 

OCCUPAZIONI

Soprattutto a Roma è diffuso il fenomeno della occupazione abusiva delle case altrui magari lasciate libere anche solo per poche ore dagli inquilini. Pare che i casi siano più di 12.000 e ci sono quartieri dove il rischio è così concreto da creare “turni” di sorveglianza condominiale perché se la casa ti viene occupata liberarla è poi quasi impossibile e comunque lungo e difficile. Il caso di un anziano sbattuto fuori casa con la violenza da una famiglia abusiva rom è andato sui giornali, ma succede tutti i giorni.

Incredibile che il PD romano abbia fatto ora approvare una mozione in Campidoglio perché si possa concedere la residenza a chi occupa le case anche senza titolo. “Abbiamo dato dignità alle persone”, sostengono, alla faccia di chi si ritrova la casa occupata.

Possono esserci casi in cui abitazioni pubbliche restano vuote per anni e vanno invece utilizzate, ma seguendo delle norme, il “liberi tutti” generale comporterà ripercussioni pesanti e di fatto accettando abusi, soprusi e violazioni di legge, comprese le occupazioni di immobili da parte dei centri sociali, clandestini, rom ecc. ecc. Insomma il sindaco Gualtieri “paga dazio” a chi lo ha appoggiato in campagna elettorale.  

 

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                                                           MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 867 del 17 GIUGNO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

RIASSUNTO: pochi votanti al referendum che rischia di scomparire come metodo di democrazia diretta mentre  nel voto per i comuni il Centro-destra dove è unito va meglio del previsto. La Meloni cresce e diventa ( diventerà) il “nemico” e quindi oggetto delle prossime manovre di demolizione politica e personale. Continua intanto la guerra in Ucraina ma soprattutto la guerra delle parole, con dubbi su news e fake-news, sanzioni e ritorsioni: chi ha il deposito della verità? Finale con un po' di esempi concreti di demagogia su Covid e “green” con fregature autostradali

 

RIFLESSIONI POST REFERENDARIE

Dove è andato unito il centro-destra ha vinto o può vincere le elezioni amministrative, dove è diviso perde e speriamo che qualcuno se ne accorga. Intanto l’annunciato flop della partecipazione popolare al voto referendario credo abbia purtroppo  definitivamente affossato questo sistema di democrazia diretta nel nostro paese.

Certamente ha pesato la poca informazione, il disinteresse generale, ma anche la consapevolezza tutta italiana che le cose tanto non cambiano mai, soprattutto quando c’è di mezzo la magistratura.

Restano però aperte alcune questioni di fondo che non si possono dimenticare.

In primo luogo si prenda atto che non ha più alcun senso pretendere una partecipazione sopra il 50% per dare validità ad un referendum quando a votare ormai va comunque solo una minoranza degli elettori perfino per le elezioni “normali”, come confermato dal voto di domenica.

E’ evidente che - se si crede nella democrazia diretta - bisognerebbe avere altri parametri per legittimare un voto referendario, per esempio collegandolo ad una percentuale minima di votanti rapportata a quella delle ultime elezioni politiche e soprattutto passando a referendum “propositivi” e non solo abrogativi.

In secondo luogo bisogna prendere atto che, come sempre, milioni di cittadini all’estero sono teoricamente essenziali per raggiungere il “quorum” ma in pratica non possono votare neppure volendo. Sembra una questione marginale, ma o il voto all’estero viene escluso dal “quorum” o bisogna far votare in modo più semplice e trasparente chi è iscritto all’AIRE.

C’è poi da chiedersi perché - nel momento in cui la raccolta delle firme referendarie può essere ora effettuata anche per via informatica - non si possa votare almeno per i referendum tramite PEC od altro sistema on-line di voto, ovviamente verificato.

Fin qui il “flop” referendario, ma pur non raggiungendo il quorum il voto ha comunque chiaramente indicato quale sia il pensiero degli italiani rispetto ai quesiti che erano stati loro posti e di questo bisognerebbe lealmente tenerne conto.

Interessante per esempio sottolineare che le percentuali tra SI e NO non sono molto diverse tra le città dove si è votato per i soli referendum o anche per le amministrative e dove quindi c’è stata una platea di elettori sufficientemente vasta e trasversale. Ovunque il SI è stato maggioranza confermando che i cittadini italiani vorrebbero effettivamente i cambiamenti proposti con i referendum e soprattutto che una larga maggioranza chiede un diverso sistema di elezione del CSM e boccia l’interscambio delle carriere tra PM e giudici.

Al di là della loro validità giuridica questa chiara indicazione popolare dovrebbe essere  quindi ammessa da tutti – in primis dai magistrati – con governo e parlamento che dovrebbero tenerne conto nelle scelte legislative. Pia illusione? Temo di sì.

Intanto – visto il suo buon risultato elettorale – si è aperta da sinistra la “caccia alla Meloni”, sport che prenderà piede nei prossimi mesi in vista delle elezioni politiche con vivisezionamento di ogni frase pronunciata dalla leader di FdI alla ricerca della percentuale intrinseca di fascismo, mentre non mancheranno indagini per la scoperta di presunti scandali finanziari, pseudo inchieste giornalistiche e magari qualche opportuno rinvio a giudizio nei tempi giusti. Vedrete se mi sbaglio: la sinistra ha bisogno di un “nemico” per unirsi e tentare la rivincita, ormai azzoppati Berlusconi e Salvini ecco arrivare il turno della Meloni.

 

PS: i lettori che votano nelle città dove la prossima settimana ci saranno i ballottaggi e si sentono di centro-destra riflettano che la sinistra vince sempre quando c’è una bassa affluenza: fate un sacrificio, ma domenica prossima andate a votare!

 

DISINFORMAZIONE, FAKE NEWS E LIBERTA’

Se il Papa accenna alla guerra in Ucraina dicendo pubblicamente "Non sono un sostenitore di Putin, ma in guerra non ci sono solo buoni e cattivi" secondo me è una notizia importante perchè sottolinea come non si possa giudicare a senso unico, ma la notizia "disturba" e quindi perfino il Papa viene censurato da buona parte dei media.

Nelle stesse ore si diffonde la notizia che Gazprom ha tagliato le forniture del 40% alla Germania e del 18% ad ENI. Russi "cattivi" ed affamatori di energia verso l'Europa? No, semplicemente l'UE non lascia ritornare in Russia le turbine per il gasdotto che sono in manutenzione in Canada e gli impianti di pompaggio così non possono essere messi in pressione. Tutti i dettagli su Bloomberg - che è una primaria agenzia stampa americana  - ma pochi lo spiegano in Italia (Televideo Rai – per esempio – assolutamente no) anche perchè allora bisognerebbe ammettere che - in nome delle “sanzioni” - come europei siamo da una parte così ipocriti da escludere le forniture energetiche russe dal blocco (perché del gas russo ne abbiamo bisogno), poi inventiamo demagogie finanziarie per “far finta” di non pagare in rubli. Ma soprattutto siamo così “furbi” da auto-danneggiarci da soli impedendo in parte la fornitura.

Il risultato è che così cresce ulteriormente il prezzo dell'energia, con i russi (ma anche i petrolieri nostrani) che guadagnano di più: danno e beffa, ma la faccenda va benissimo per gli speculatori.

Un atteggiamento UE miope (o complice) che aiuta infatti la speculazione soprattutto perché il prezzo del gas non lo blocca nessuno, tantomeno lo impone Bruxelles e mentre i paesi produttori fanno i loro super-affari, quelli che lo consumano (come l’Italia e la Germania) vanno economicamente a rotoli.

Tutte queste cose, però, non vengono appunto mai spiegate bene ed anche questa è disinformazione, così come quando ci si auto-applaude (vedi Di Maio e Draghi) per le possibili forniture di gas proveniente dall'Egitto. Ma l’Egitto è un paese-regime (vedi caso Regeni) dove la democrazia non è certo nelle mani del popolo sovrano, è piuttosto una democrazia  “alla russa” che quando fa comodo dimenticano tutti, nostro governo compreso.

Esempi per sottolineare come in Italia e in Europa c’è una informazione spesso di parte e filtrata da Bruxelles che adesso ha stabilito che bisogna agire contro le “Fake news” sanzionando anche i media che le diffondono.

Ma chi stabilisce come e quando una notizia sia vera, falsa o solo parzialmente vera/falsa? Deve essere un terzo, non chi si auto-assegna il diritto di sanzionare!

NON VA BENE COSI’, E’ GRAVISSIMO: SI VIOLA IL CONCETTO DELLA LIBERTA’ DI PENSIERO E CI SI AVVICINA AL CONCETTO DI  ”CENSURA”.

Una persona dovrebbe essere in grado di decidere da sola dove sia la verità ascoltando fonti diverse e confrontandole, altrimenti si rischia di IMPORRE una verità “ufficiale” che però potrebbe essere falsa o parziale, come i casi prima citati.

E’ pericolosissimo mettere un limite alla libertà di pensiero, mentre vanno piuttosto denunciate le singole notizie false, ma con dati alla mano e con specifiche denunce penali, non con una censura preventiva. Se però chi documenta la demagogia UE è tacitato o se le notizie più o meno false sono diffuse proprio dai vertici della UE che ne nascondono altre, dove vanno a finire i “sacri” principi europei ? 

 

 IPOCRISIA COVID

140.000 (centoquarantamila!) persone hanno assiepato a Roma il Circo Massimo per i due appuntamenti romani di Vasco Rossi. Rigorosamente tutti senza mascherina, stipati in ogni angolo possibile, i fans in delirio hanno assicurato il “sold out” per tutta la tournee estiva dell’artista.

Perfetto, segno che evidentemente il Covid è ormai circoscritto, ma spiegatemi allora perché i ragazzini di terza media che si presentano agli esami devono indossare la mascherina d’ordinanza, mentre i dipendenti pubblici ne sono esentati, ma non i dipendenti delle imprese private (bar e ristoranti) a contatto con il pubblico che -  invece - devono ancora indossarla. A parte il caos normativo c’è una evidente ipocrisia al Ministero della Salute.

 

IPOCRISIA CO2

Non se ne può più con le emissioni di anidride carbonica accusate di tutti i mali del pianeta e che adesso viene usata anche (e soprattutto) in campo pubblicitario.

Riflettete sulla pubblicità “bevi la tua acqua a CO2 zero” di una nota marca di acque minerali che sostiene come la sua acqua non sia inquinante e anzi “aiuta la natura”.

Ma non solo la bottiglia di plastica - pur “riciclata” - va comunque prodotta e quindi produrla comunque inquina, ma soprattutto è demagogico e assurdo che quella bottiglia “ecologica” venga poi trasportata in camion per centinaia di chilometri lontano dalla fonte o dallo stabilimento di imbottigliamento. Alla fine quell’acqua “minerale” è più che inquinante, è assurda. In molti paesi anziché le bottigliette di plastica ciascuno ha la propria borraccia personale e le bottiglie di plastica si usano molto meno. Ecco un vero salto di qualità ecologica.

 

I PUNTI BLU

Nel disinteresse generale sono stati chiusi 46 “Punti Blu” (uffici informazione) sulle autostrade italiane, pochissimi quelli superstiti. Nessuno se ne è accorto, nessuno ha protestato, ma l’utente che si vede recapitare a casa un pedaggio “salato” e del tutto folle (per esempio perché non ha funzionato un punto di entrata telepass e così gli viene conteggiato ingiustamente un percorso di centinaia di chilometri) non riesce più a risolvere il suo problema.

Inoltre gli orari dei pochi “Punti blu” aperti sembrano costruiti apposta per impedire  di fatto un comodo accesso: chiusi il sabato e la domenica, aperti solo poche ore il mattino, poi sosta per un necessario pranzo ristoratore e chiusura definitiva alle 16.30. Ma se una persona viaggia o lavora, quando mai può farsi riconoscere un proprio diritto?

 

Ogni settimana diversi lettori si lamentano di non ricevere più “Il Punto”.

Poiché ho tutta l’intenzione di continuare a scriverlo, prego chi venga a trovarsi in questa situazione di avvisarmi via mail tenuto conto che non si riesce a capire il perché di questa auto-cancellazione che purtroppo continua da mesi. Ricordo che comunque – già nella giornata di venerdì - IL PUNTO della settimana è visibile sul mio sito www.marcozacchera.it Grazie!

 

 

BUONA SETTIMANA  A  TUTTI                                                                  MARCO ZACCHERA 



IL PUNTO   n. 866 del 10 GIUGNO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Ogni settimana diversi lettori si lamentano di non ricevere più “Il Punto”.

Poiché ho tutta l’intenzione di continuare a scriverlo, prego chi venga a trovarsi in questa situazione di avvisarmi via mail tenuto conto che non si riesce a capire il perché di questa auto-cancellazione che purtroppo continua da mesi. Ricordo che comunque – già nella giornata di venerdì - IL PUNTO della settimana è visibile sul mio sito www.marcozacchera.it Grazie!

 

PER FAVORE, ANDATE A VOTARE

Per favore, domenica andate a votare. Sappiamo già tutti che non si raggiungerà il quorum ai referendum, ma una democrazia vive di partecipazione e il “non voto” sarebbe anche segno di disprezzo verso chi si è sacrificato perché il nostro paese fosse una nazione libera. Prendiamo atto intanto del clamoroso boicottaggio che in tutti i modi si è cercato di operare verso il voto di domenica: non solo per il “minimo sindacale” dell’informazione, ma soprattutto per il voler negare l’evidenza, ovvero la profonda crisi della nostra Magistratura politicizzata che è incapace di riformare sé stessa. Certamente i referendum non sono una soluzione – soprattutto se sono solo “abrogativi” – ma almeno un segnale e più i cittadini si asterranno più tutto continuerà come prima.

LA SINISTRA HA TUTTO L’INTERESSE A CONTINUARE NEI SUOI RAPPORTI PRIVILEGIATI CON UNA LARGA PARTE DELLA MAGISTRATURA ITALIANA ed è stata questa la prima motivazione dell’evidente boicottaggio referendario.

 

INSULTI DIPLOMATICI

Inqualificabili gli insulti di Medvedev (vicepresidente russo) all’Occidente che lui “odia e vorrebbe vederlo sparire” visto che siamo dei “bastardi e degenerati”.

Spero che la traduzione sia stata corretta, ma comunque è un fatto gravissimo, però… Però bisognerebbe anche ricordare che il nostro ministro degli esteri Di Maio aveva precedentemente qualificato Putin “E’ peggio di un animale”, che Boris Johnson e il segretario generale della NATO Stoltenberg insultano la Russia quotidianamente, che le affermazioni all’ONU del presidente del consiglio europeo Charles Michel sono state di una pesantezza incredibile. Mettiamoci d’accordo: insultarsi a vicenda non aiuta a costruire la pace, quindi – visto che gli USA e l’Europa sono i “buoni” e i russi (ovviamente) i “cattivi” - non continuiamo in una inutile escalation di provocazioni, salvo poi sostenere quotidianamente che “vogliamo la pace”. Se la si volesse davvero avrebbe senso organizzare manovre militari NATO in paesi neutrali a due passi dal confine russo se non per alimentare la tensione?  

Intanto lunedì il “Corriere della Sera” ha pubblicato una lista di persone considerate “filo-putiniane” in Italia: di fatto una specie di lista di proscrizione alla faccia dell’art. 3 della Costituzione.

Conseguenze? Per esempio che l’altra sera al milionesimo dibattito in TV sulla crisi ucraina (su La7) quando un partecipante si è permesso di cominciare a spiegare (non a giustificare!) anche le ragioni russe, dopo pochi secondi è stato interrotto dalla conduttrice urlante “Lei non può parlare così, in Russia non l’avrebbero mai invitata e lasciata parlare” Appunto: “Zitto e a cuccia!”... Ma noi siamo “diversi”, ovvero “democratici” e ovviamente siamo sempre quelli “buoni”.   

 

EUROPA

Sono sempre più disgustato dalla politica europea. Parliamoci chiaro: siamo un continente amministrato e diretto da una minoranza politica “presunta green” ma in realtà “demagogico-sessual-progressista” che fa quello che vuole.

Quando leggo che si è deciso di non produrre più auto a benzina e diesel dal 2035 (la Cina sentitamente ringrazia, questo sarebbe il tema per un bel referendum!) mi chiedo perché lo si decida senza almeno sentire il parere gli europei. E' solo una “cupola” che infatti decide la politica estera, le scelte finanziarie, i regolamenti, la politica monetaria o quella dell’immigrazione. Poche persone - espressione di una ristretta elite - che non risponde a nessuno.

Nessuna trasparenza contabile, decisioni (vedi l’acquisto di centinaia di milioni di vaccini per miliardi di euro da multinazionali USA) senza concorrenza e senza poterne conoscere i responsabili, senza bandi o appalti trasparenti. Ma quando mai – per esempio - i cittadini europei hanno potuto scegliere i loro “ministri” europei? Perché l’Italia deve essere rappresentata soltanto da uno come Gentiloni (presidente del PD) indicato da un partito minoritario che non mi piace, da un governo che non c’è più e che comunque era allora presieduto da un leader (Conte) che neppure si era presentato alle elezioni e oltretutto sostenuto da una maggioranza opposta a quella uscita dalle urne.  

C’è stata forse per l’Europa qualche elezione diretta, candidati alternativi, possibilità di scelta? Assolutamente no. Gentiloni (come la sua predecessora Mogherini, sempre del PD) lo ha forse votato il nostro Parlamento? Assolutamente no, così come non sono stati i cittadini europei a votare Ursula Von der Leyen, Charles Michel e tutto il resto della combriccola.

Quando poi quando qualcuno dissente (vedi Ungheria) allora è messo al bando e coperto di insulti.

No, questa non è più la “mia” Europa.

 

DALLA SICILIA AL PNRR

La politica insiste che “non si può perdere l’occasione” dei fondi europei del PNRR ma un aspetto misterioso resta quello dei controlli sulle opere che verranno finanziate con il rischio di mille rivoli di spesa che si concluderanno (complici progetti carenti, inflazione, mancanza di verifiche e certificazioni finali) in opere incompiute. 

Se un imprenditore o una famiglia ottengono un prestito sanno di doverlo rimborsare o ci rimetteranno in proprio ma nel “pubblico” i soldi si prendono, spesso si sprecano quando non vengono semplicemente rubati, tanto i debiti li pagheranno i nostri successori.

Come ho già scritto, avevo accompagnato la scorsa settimana una coppia di amici cileni in Sicilia. 

Dopo il benvenuto a Palermo all’aeroporto di Punta Raisi (ora Falcone e Borsellino) in perenne ristrutturazione e dove - da decenni - si procede nel consueto slalom tra le transenne arrugginite, nei giorni successivi ho rivisto quella terra meravigliosa e dai monumenti unici, ma sepolti tra cumuli di immondizie, sporcizia, degrado, strade a pezzi, palazzi puntellati, disordine.

Una umiliazione profonda come italiano (e con gli amici cileni sbalorditi) quando mi facevano notare gli onnipresenti cumuli di rifiuti perfino ai margini della Valle dei Templi, tra mancanza di servizi e parcheggi polverosi. In giro per tutta l’isola strade (“autostrade”?!) gratis ma fatiscenti e con decine di deviazioni stradali, ponti sconnessi, soprattutto ovunque una sporcizia ostentata e sconcertante.

A simbolo un materasso bruciato appoggiato al cartello che - salendo da Porto Empedocle - informa che siete quasi arrivati al tempio di Giunone, meraviglia di 2600 anni fa.

Non è certo solo la Sicilia ad essere conciata così, basti pensare ai rifiuti e ai cinghiali per le vie di Roma, ma anche – spesso – alle aree di servizio intorno alle “nostre” autostrade del nord, ma certamente al sud il fenomeno è moltiplicato.

Colpisce soprattutto la sciatteria e l’incuria che in tutta Italia accompagnano spettacoli e panorami unici tra il disinteresse, il senso di abitudine e di sopportazione di chi non si indigna nemmeno più, forse auto-dichiarandosi impotente.

Non tutto – per fortuna – è cosi: il parco archeologico di Selinunte, per esempio, è tenuto molto bene e anche un disabile può spostarsi con dei mezzi accessibili, la stessa Catania mi è sembrata una città rinnovata e vivace, a Monreale il duomo (di proprietà e gestione diocesana) è un esempio di visita organizzata e razionale, mentre Palermo appare decisamente abbandonata a sé stessa. 

In giro per l’isola – come in tutta Italia - si notano tante piccole iniziative di rilancio, di evidenti tentativi di riscatto, ma sembrano naufragare nell’indifferenza. Ma perché ridursi così?

Eppure mille cartelli sottolineano come la specifica opera (purtroppo di solito già cadente o semidistrutta) era stata pagata o cofinanziata dall’Unione Europea e che quindi non è vero che già in passato non si abbiano avuto a disposizione somme enormi per tentare un riscatto che però alla fine non si è visto.

Sembra infatti che nessuno sia mai responsabile. Per esempio le “autostrade” siciliane sono gestite dall’ANAS, ma possibile che non ci sia un responsabile per i cantieri infiniti, il cemento che si sbriciola, i parapetti scannati? Alla fine la soluzione è chiudere, deviare, sospendere il passaggio. Come per altre mille strade ed autostrade italiane da Catania a Palermo ci sono decine di cantieri (fermi) e decine di viadotti chiusi al traffico: perché? Nessuno ha collaudato quelle opere, nessuno le ha verificate, nessuno è impegnato al loro ripristino in tempi certi?

Di qui un diretto riferimento al PNRR mi sembra evidente: che garanzia c’è che “questa volta” i soldi verranno spesi meglio e con quali priorità? I Purtroppo nessuna.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                             MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 865 del 3 GIUGNO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Ogni settimana diversi lettori si lamentano di non ricevere più “Il Punto”.

Poiché ho tutta l’intenzione di continuare a scriverlo, prego chi venga a trovarsi in questa situazione di avvisarmi via mail tenuto conto che non si riesce a capire il perché di questa auto-cancellazione che purtroppo continua da mesi. Ricordo che comunque – già nella giornata di venerdì - IL PUNTO della settimana è visibile sul mio sito www.marcozacchera.it Grazie!

 

RIASSUMENDO Sostanzialmente niente di nuovo in Ucraina: al di là delle notizie vendute tra le mura domestiche, l’Italia conta d'altronde  poco o nulla sul piano diplomatico, gioca a mettersi in mostra e spera che qualcun altro risolva i problemi per una pace che purtroppo sembra sempre più improbabile a tempi brevi. Intanto le recenti stragi in USA sottolineano lo strapotere della lobby degli armamenti dentro e soprattutto fuori il paese, mentre noi viviamo alla giornata sperando nel quotidiano “bonus” emolliente. Circa i referendum chissenefrega, tanto ci pensa la Littizzetto a spiegarci che tanto siamo tutti cretini e forse ha perfettamente ragione. Finalino con questioni energetiche e soprattutto la tristezza che mi ha accompagnato durante una visita-lampo in Sicilia…

 

TRISTEZZE

Ho accompagnato una coppia di amici cileni in Sicilia. Da 20.000 chilometri di distanza volevano finalmente vistarla, affascinati della sua storia ed ho così rivisto con loro una terra meravigliosa e monumenti unici, ma tra cumuli di immondizie, sporcizia, degrado, strade a pezzi, palazzi puntellati, rottami, disordine.

Una umiliazione profonda come italiano, con cumuli di rifiuti perfino ai margini della Valle dei Templi, tra mancanza di servizi, rovi e parcheggi polverosi. A dare il benvenuto all'area archeologica - salendo da Porto Empedocle - un materasso bruciato al lato della strada proprio sotto l'indicazione del tempio di Giunone,

Una Palermo tragicamente sciatta, sporca, puntellata e cadente - ho trovato invece migliorata Catania - con strade (“autostrade”?!) in giro per l'Isola gratis ma fatiscenti e con decine di deviazioni stradali, ponti sconnessi, viadotti impraticabili e sovrastante a tutto una sporcizia ostentata e sconcertante.

Ma perché ridursi così? Ma cosa a mai serve il PNRR quando la priorità sarebbe mantenere bene almeno quello che abbiamo avuto gratuitamente in dono dai nostri antenati, “vendendolo” agli occhi del mondo, potendo così smuovere somme enormi e creando milioni di nuovi posti di lavoro con un turismo rispettoso, integrato, aperto?

Invece continuiamo a buttar via le risorse che abbiamo ed evidentemente non sono serviti a nulla neppure decenni di sfruttamento del suolo tra abusivismo, distruzioni, abbandoni, incuria e saccheggi.  

Quanta profonda  tristezza...  

 

MOSCA E DINTORNI

Matteo Salvini non andrà a Mosca sommerso dalle critiche per l'annuncio del suo possibile viaggio, ma vorrei capire chi abbia però allora il diritto di andarci o meno, per che cosa fare e aspettandosi chissà quali risultati. Parliamoci chiaro: la mossa del leader della Lega mi era sembrata semplicemente demagogica ed auto-pubblicitaria (come lo era stato andare per qualche ora in Polonia, due mesi fa, a salutare i profughi).

Allo stesso modo è altrettanto demagogico raccontare però continuamente che l’Italia “vuole la pace” e poi fornire armi all’ Ucraina o straparlare di piani di pace "alla Di Maio" quando tuttora non si sa neppure come e con chi la Farnesina si inventi chissà quali mosse internazionali. Punto e a capo: credo che per Putin l’opinione dell’Italia sull’Ucraina conti ben poco e - a livello di amicizia personale -  forse l’unico che avrebbe potuto parlare amichevolmente con lui spingendolo a desistere dagli attacchi poteva essere Berlusconi (e credo che in privato ci abbia anche provato).  Il resto conta poco o nulla, salvo che l’Italia avesse assunto in chiave UE una posizione di effettiva diversità, come sta facendo l’Ungheria.

Roma ha scelto invece di stare graniticamente con Bruxelles (anche perché stretta tra i debiti) e se questo può rafforzare l'Europa è certo però che non ha avuto un segno di ringraziamento comunitario neppure in campo energetico. Alla fine così stiamo prendendo botte da tutti, non contiamo niente e paghiamo per gli altri: un gran bel risultato!

 

ANCORA ENERGIA

Ho ricevuto molti commenti alle mie note della scorsa settimana sull’ ENERGIA VERDE (o presunta tale) a sottolineare di come molto spesso la demagogia si impadronisca di un argomento e sia censurato perfino il dibattito, per esempio quello sull’ENERGIA NUCLEARE o anche sulle controindicazioni all’utilizzo generalizzato delle auto elettriche.

Sono temi controversi, ma su cui la pubblica opinione è volutamente poco informata, così come pochi sanno che nel 1954 (parliamo di 68 anni fa!) l’Italia estraeva quasi 3 miliardi di metri cubi di gas dall’ Adriatico e dalla pianura padana. Una estrazione salita negli anni fino a quasi 20 mld di mc arrivando a coprire un terzo dei bisogni nazionali. Oggi è tornata ai livelli anni ’50 importando però contemporaneamente 76 mld di metri cubi e quindi dipendendo per il 95% dall’estero. A parte il problema del gas russo, resta il fatto che noi “ecologicamente” non estraiamo quasi più gas, pur avendo riserve stimate di almeno 350 mld di metri cubi. Bravi, così siamo "ecologi" e Greta ringrazia. Peccato che al nostro posto estrae invece la Croazia che pompa dagli stessi “nostri” giacimenti adriatici e quest’anno coprirà così quasi il 40% del gas che gli serve.

 

I BONUS  “PSICOLOGI”

Credevo che Draghi - andando al governo - fosse in grado di finalmente razionalizzare la spesa pubblica ed il prelievo fiscale con la giusta austerità non dovendo guardare in faccia a nessuno per la sua autorevolezza. Sedici mesi dopo mi chiedo invece dove sia una sua strategia dietro alla quotidiana politica dei “bonus” che sono solo le classiche pezze messe alle toppe per ridurre le proteste e aiutare questa o quella categoria.

Bonus che ormai arrivano per (quasi) tutto, a seconda del peso delle lobby: dalle auto alle facciate ai monopattini, adesso anche per gli psicologi post-covid. Ma ci rendiamo conto che questa è ancora una volta solo una politica economica miope, tesa solo al consenso immediato?

Se neppure Draghi è riuscito a cambiare in modo minimamente serio il nostro sistema burocratico e fiscale temo che davvero non ci sarà mai nessuno in grado di farlo e questa è una pessima costatazione, perché vuol dire che il nostro Paese forse non si riformerà mai, soprattutto perché NON VUOLE riformarsi.

 

LOBBY DELLE ARMI

L’ennesima strage di bambini in una scuola del Texas ad opera di un diciottenne che aveva legalmente acquistato armi da guerra in negozio è l’ennesimo esempio di come sia contraddittoria l’opinione pubblica americana che piange i morti innocenti, ma continua a sostenere la necessità di auto-armarsi.

Si dice (giustamente) che la politica e l'opinione pubblica americana siano manovrate dalle “lobby delle armi” che blocca ogni riforma e finanzia - dollari alla mano - la politica americana, democratici compresi.

Pochi considerano che quella stessa lobby è iper-potente anche per armi di ben maggiore costo e capacità di distruzione e che sapientemente riesce a manovrare la Casa Bianca anche in politica estera.

Nessun progressista italiano - pronto a piangere e stracciarsi le vesti per i mitra liberamente venduti in bottega – sembra chiedersi però come mai Biden insista nelle forniture di armi nel mondo (sempre per difendere i “buoni”, ovviamente!), Ucraina compresa.

 

REFERENDUM DIMENTICATI 

Ricordo che il 12 giugno si voterà per i REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, promossi da Lega e Radicali (personalmente voterò SI a tutti i quesiti), ma il tema non tocca l’interesse dei più.

Ci voleva comunque quella che per me è una persona di particolare antipatia come Tiziana Littizzetto a sottolineare ancora una volta la partigianeria di mamma Rai.

La comica (?) iper-progressista torinese (e che comunque viene da tutti noi ben pagata, perché i progressisti ricchi sono più chic) ha potuto infatti tenere un monologo in TV contro i referendum sostenendo che gli italiani non vanno disturbati per queste questioni, anche perché tanto sono più o meno cretini e quindi incapaci di decidere: tanto vale quindi astenersi dal voto.

Ma com’è mai possibile che una persona possa permettersi di offendere le gente dalla TV pubblica, gestirsi una trasmissione senza alcuna “par-condicio” e dire, fare e disfare quello che vuole senza un minimo di contraddittorio? Soprattutto senza far ridere, vista che sarebbe pagata per questo.

Ma ci rendiamo conto da questi episodi in fondo marginali come sia mafiosa (non trovo altri termini) gran parte dell’informazione in Italia?

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                                         MARCO ZACCHERA





IL PUNTO   n. 864 del 27 maggio  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Ogni settimana diversi lettori si lamentano di non ricevere più “Il Punto”.

Poiché ho tutta l’intenzione di continuare a scriverlo, prego chi venga a trovarsi in questa situazione di avvisarmi via mail tenuto conto che non si riesce a capire il perché di questa auto-cancellazione che purtroppo continua da mesi. Ricordo che comunque – giù nella giornata di venerdì - IL PUNTO della settimana è visibile sul mio sito www.marcozacchera.it Grazie!

 

Riassunto: I media italiani parlano di un fantomatico “piano di pace” che Di Maio avrebbe presentato a Russia ed Ucraina. Ottima iniziativa, solo che per ora nessuno sa di che cosa si tratti, interessati compresi. In diplomazia quando si vuole veramente costruire un accordo meno se ne parla prima meglio è, non si fa l’esatto contrario. Spiegatelo a “Giggino” che quando parla di intese a “doppio binario” rischia di far ricordare il caos interno al M5S dove – appunto – c'è il tutto contro tutti e si tengono binari ed atteggiamenti del tutto contrapposti e divergenti tra loro.

Intanto su ENERGIA, REFEENDUM E MAGISTRATURA alcuni spunti di riflessione.

 

L’IPOCRISIA DELL’ENERGIA

Il dibattito sull’approvvigionamento del gas russo ha rilanciato il problema delle energie rinnovabili e Ursula Von der Leyen è stata chiara: l’Unione Europea vuole che tutti i tetti europei siano coperti da pannelli solari per la produzione di energia elettrica ed entro il 2029 (ovvero dopodomani) lo siano - per cominciare - tutti gli edifici pubblici. Fantastico affare per le imprese del settore ricordando che Ja Solar, Jinko, LONGi Solar, Trina ecc. sono alcuni dei marchi più presenti sul mercato mondiale ed hanno in Cina, Taiwan e Corea le loro principali aree produttive.

A parte i tetti e l’economicità dei pannelli per produrre acqua calda evitando il consumo di gas, il grosso dei consumi si rivolge al grande mercato delle auto elettriche che è in piena espansione e sostenuto da forti inventivi pubblici. Il mantra del dover fuggire alle energie fossili è quotidiano, ma forse qualche numero andrebbe spiegato all’opinione pubblica, come fanno Celso Osimani e Ivo Tripputi in un loro recente testo controcorrente ma zeppo di dati e riferimenti. 

Per esempio in Italia circolano circa 40 milioni di auto ad uso privato. Prendendo un’auto media elettrica come la Tesla che percorresse 12.000 km/anno avremmo bisogno di 2.800 kWh per quell’auto, ovvero di 112TWh/anno (fonti ACI) per il parco-auto nazionale. Come produrre questa energia abbandonando i combustibili fossili e rifuggendo dall’ energia atomica, vista come la peste del secolo? Nel 2020 in Italia con l’eolico si sono prodotti 18,5 TWh e quindi l’attuale parco eolico dovrebbe essere moltiplicato per sette solo per far funzionare le auto private in circolazione: colline punteggiate di pale oppure – più opportunamente – servirebbero grandi parchi eolici in Adriatico, l’unico mare italiano non troppo profondo.

Se invece passassimo al solare consideriamo la più grande centrale d’Italia (a Troia, in provincia di Foggia) che ha una superfice di 1,5 Kmq (più o meno 18 campi di calcio uno vicino all’altro) e 275.000 (!) pannelli in funzione con una potenza installata di 103 MW. La centrale   – a regime ottimale – produce 150 GWh ed avremmo quindi bisogno di 750 (settecentocinquanta!) impianti come quello di Troia per soddisfare SOLO la domanda privata automobilistica. Significherebbe occupare 1.125 km. (millecentoventicinque chilometri quadrati!) con pannelli solari in aree prevalentemente di pianura, senza boschi, senza coltivazioni, senza abitazioni. Ricordando che l’Italia ha un territorio di circa 300.000 kmq significherebbe coprire di pannelli solari una intera provincia: è mai pensabile?

Attenzione, però, perché resterebbe comunque fuori dai conteggi tutto il traffico pesante (camion, bus ecc.) ovvero i mezzi più inquinanti e la ricarica dei mezzi avvererebbe prevalentemente di notte, quando la produzione solare è al minimo. Quante decine di milioni di batterie sarebbero necessarie per le auto e per conservare l’energia nel tempo? Come produrre, usarle, smaltirle e con quale sforzo di materie prime (tutte da importare in Europa) è una sfida che non è stata ancora risolta.

E qui, sommessamente, riemerge un’altra possibilità energetica che le autorità europee fanno finta di dimenticare, che quelle italiane aborriscono e che l’opinione pubblica è stata indottrinata a considerare come un disastro: l’energia nucleare.

In Italia parlarne è tabù anche se quasi il 10% dell’energia elettrica consumata nel nostro paese già oggi è di produzione nucleare (importata a caro prezzo dalla Francia, dalla Svizzera e prossimamente anche dalla Slovenia) ma è un dato che non va pubblicato troppo o, giustamente, ci si comincerebbe a chiedere perché mai l’Italia abbia abbandonato un percorso tecnologico che cinquant’anni fa la vedeva all’avanguardia e che oggi rappresenta il 79% dell’energia prodotta in Francia e cosa significa avere un ”rischio” appena al di là del confine anziché in casa nostra.

In Cina, in Asia, nell’Europa dell’Est sono in costruzione nuove centrali. Solo in Cina ci sono 12 nuovi centrali in costruzione incomparabilmente più moderne, sicure, automatizzate di quella già allora obsoleta di Cernobyl, ma quel disastro nucleare di ormai 36 anni fa - dovuto ad una serie incredibile e colpevole di errori umani - resta ancora un blocco psicologico e politico enorme.

Un lungo discorso – soprattutto sulle nuove prospettive delle centrali nucleari di “quarta generazione” – che andrebbe affrontato in Italia con prudenza ma senza ritardi e preconcetti, eppure se appena un ministro ne accenna è immediatamente a rischio di impeachment. Andiamo avanti quindi con tante nuove auto elettriche che così ci sentiamo tutti “green”, anche se buona parte della loro energia è tuttora prodotta proprio con i fossili o con energia nucleare importata dall’estero: quanta italica ipocrisia!

 

REFERENDUM SCONOSCIUTI

Il 12 giugno si voterà per i REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, promossi da Lega e Radicali, ma ancora oggi – praticamente - nessuno lo sa. Nessun dibattito, pochi spazi, niente comitati, pochi banchetti, niente manifesti: il fallimento è garantito, nel senso che vinceranno i SI alle abrogazioni (con dubbi sulla riforma della legge Severino), ma tanto non si raggiungerà il quorum e, sapendolo in anticipo, a maggior ragione molti non andranno a votare. Sarà già un gran risultato se voterà il 30% degli elettori.

E’ veramente strano questo paese che si lamenta sempre, ma poi si dimentica di andare a votare.

Ancora più vergognoso è comunque il silenzio delle TV e dei giornali che dedicano all’evento il “minimo sindacale” dello spazio in orari più o meno assurdi e nel disinteresse generale. “Servizio pubblico” della RAI”? Ma per carità: su “Televideo” a 15 giorni dal voto non ci sono neppure i quesiti referendari proposti!

Poi non lamentiamoci del perdurare di una Magistratura che non riesce ad auto-riformarsi, di una giustizia spesso “politica” (vedi da ultimo anche lo show del processo a Berlusconi "Ruby Ter") dove il vero potere è in mano ai Pubblici Ministeri: la colpa è del disinteresse generale e quindi “nostra”.

 

FALCONE E BORSELLINO

E’ davvero incredibile che a 30 anni di distanza non solo non si sia riusciti ad attribuire le responsabilità precise sugli omicidi dei due Magistrati, ma si debba continuare ad ascoltare sempre più inverosimili ricostruzioni a metà tra lo scoop giornalistico e il depistaggio.

“Report” è una bella trasmissione che parla chiaro, ma se si cimenta su ricostruzioni di fatti sempre più lontani nel tempo rischia di perdersi nei veleni e nelle nebbie palermitane a tutto involontario (?) danno della verità.

Credo che la ricostruzione più seria sui “perché” delle stragi sia legata al coraggio di Falcone e Borsellino che indagavano seriamente sugli appalti delle cosche e sui loro contatti con la politica locale che in tutti i modi voleva fermarli.

Indagine difficile e resa ancor più impossibile dai veleni interni alla magistratura che non vedeva di buon occhio la visibilità e la crescita di due magistrati fuori dagli schemi e controcorrente che quindi andavano emarginati o quantomeno rallentati.

Questo il concetto delle cose, poi nella salsa ci si può mettere di tutto, dalle “trame nere” (ci mancavano…) ai servizi segreti deviati, alla P2, la Gladio ecc.ecc. La verità dei rapporti stato-mafia non si è mai capita (o si è volutamente nascosta) così come i contatti che la mafia aveva non solo con la politica, ma anche con parti della stessa magistratura.

Resta solo un aspetto da ricordare in questo grande letamaio: la levatura e il coraggio di due Magistrati che sono diventato un simbolo e un rimpianto per tutti gli italiani per bene.

 

IRENE MAGISTRINI

E’ mancata a Verbania la prof. Irene Magistrini, già esponente politica di sinistra e presidente della “Casa della Resistenza”. Non condividevo parte delle Sue idee, ma La ricordo per un episodio che Le va ad onore. Era il giugno 2009, ero stato appena eletto sindaco di Verbania e la prima cerimonia ufficiale cui partecipai con la fascia tricolore fu la commemorazione al sacrario dei 42 partigiani fucinati a Fondotoce. Grande tensione, urla ed insulti quando presi la parola. Irene allora sali sul palco, ottenne  silenzio e con parole semplici ricordò che ero appena stato eletto sindaco democraticamente dalla maggioranza dei cittadini e che quindi –  proprio in segno di rispetto al luogo in cui eravamo – quello stesso rispetto mi era dovuto.

Sul prato scese un grande silenzio e portai a termine serenamente il mio intervento, ovviamente senza offendere nessuno: Irene avrebbe potuto tranquillamente stare zitta, ma invece parlò: non l’ho mai dimenticato.

 

BUONA SETTIMANA   A  TUTTI                                                                             MARCO ZACCHERA 




IL PUNTO   n. 863 del 20 maggio  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

ATTENZIONE: Ogni settimana qualche lettore si lamenta di non ricevere più il Punto. Poiché ho tutta l’intenzione di continuare a scriverlo, prego chi venga a trovarsi in questa situazione di avvisarmi via mail perché non si riesce a capire il perché di questa auto-cancellazione che purtroppo continua da mesi e che di volta in volta cerco di sistemare. Grazie!

 

Riassunto: Flop dello sciopero delle toghe italiane mentre si continuano ad ignorare sui media i prossimi referendum sulla giustizia sperando che gli italiani (schifati) restino a casa e non vadano a votare, facendo così mancare il “quorum”.

Anche il centro-destra sta facendo le prove generali per PERDERE le prossime elezioni politiche esercitandosi intanto in quelle amministrative alle cui sconfitte si è ormai abituato.

Ho intanto l’impressione che alcune certezze generali sulla guerra in Ucraina comincino ad incrinarsi e mi auguro che l’Italia la smetta di fornire armi pesanti limitandosi ad azioni e forniture umanitarie. Così come dobbiamo assolutamente garantire la sicurezza di Svezia e Finlandia – verso le quali Putin continua a ripetere di non avere aperto alcun contenzioso - e lo si può fare con accordi bilaterali, ma senza per questo provocare la Russia con la loro adesione ufficiale alla NATO.

Attenti, perché ci stiamo sempre più avviando a un disastro economico e sociale europeo e non si ha il coraggio di spiegarlo alla gente, anche se poi (vedi caso ENI che pagherà il gas in rubli) si fa ipocritamente l opposto di quello che si dice.

Continuo a notare una informazione poco obiettiva e spesso preconcetta, la “cancellazione” delle notizie se escono dalla linea ufficiale, i “due pesi e due misure” nel commentare i fatti, Zelensky che appare ovunque come una superstar e forse è soprattutto un furbo showman che approfitta della situazione. Così diventa “atto ostile” l’allontanamento di personale diplomatico italiano dalla Mosca dimenticando di ricordare che UN MESE FA  lo stesso aveva fatto l’Italia nei confronti di Mosca.

Non hanno mai ragione i “falchi” di qualsiasi parte, ma per costruire la pace – come invano continua a ricordare il Papa, di fatto zittito dai media - bisogna avere la volontà di farlo, non dando spazio ad una continua escalation di guerra. Che senso ha chiedere “un immediato cessate il fuoco” (Di Maio) e poi fornire altre armi italiane?

Ci pensino anche Draghi e il suo governo, con FI e soprattutto il PD che sembrano i più accaniti sostenitori di Zelensky: stiamo facendo una guerra per procura soprattutto a vantaggio degli USA che in Ucraina hanno mastodontici interessi economici e militari. Tutto con gravi danni per l’Europa.

Io – almeno – continua pensarla così e scopro che è anche il pensiero di circa il 63% degli italiani (stando a tutti i sondaggi) ma non bisogna dirlo troppo in giro perché la faccenda disturba  i manovratori.   

 

W GLI ALPINI

Raramente mi è capitato di assistere ad una strumentalizzazione come quella sollevata contro gli Alpini da alcune associazioni femministe che si sono sentite “violentate” in occasione della recente adunata nazionale a Rimini.

“Mi hanno detto di avere un bel paio di gambe, faccele vedere” cinguettava davanti alle telecamere - in massa convenute ad intervistarla - una signorina ventinovenne (l’unica testimonianza che sono riuscito ad ascoltare) aggiungendo “E’ stato molto limitante e brutto perché io per non arrivare a sentirmi molestata verbalmente mi sono chiusa in casa.”  

Da un apprezzamento pesante e sicuramente inopportuno, ai dichiarati “centinaia di casi” che poi però - alla prova dei fatti - sono ritornati praticamente al nulla, ma denigrando intanto centinaia di migliaia di persone.  

Da ex artigliere da montagna - che con piacere ed orgoglio porta appena può il proprio vecchio cappello da alpino con la penna che mi sono cucito il secondo giorno di naja in caserma a Pontebba - chiedo ovviamente scusa a chi è stata offesa, ma certe denunce dei collettivi femministi avrebbero avuto più senso se gli/le/? (? Sta per x, ovvero status incerto) si fossero viste/i almeno qualche volta (anche una volta sola!) a dare una mano nelle mille occasioni in cui gli alpini hanno per esempio lavorato duro magari anche per loro rischiando la pelle ed impegnandosi senza risparmio durante le alluvioni, i terremoti, gli incendi boschivi, le frane che spesso devastano il nostro paese.

Questo non per “machismo” stupido, ma perché "gli/le/?"  avrebbero capito meglio la situazione e il lessico di chi sarà magari maleducato ma è comunque generoso, pratico e soprattutto concreto quando c’è da dare una mano e ha quindi piacere a ritrovarsi rumorosamente una volta all’anno per stare un po' insieme.

Ai colleghi giornalisti che hanno montato il caso ricordo (visto che lo dimenticano sempre) che cosa piuttosto succede in mille concertoni serali in giro per la penisola, oppure durante i “Rave party” tollerati per giorni e giorni dove accade di tutto (e gira di tutto, a cominciare dalla droga liberamente declinata) nella beata indifferenza della Ministro dell’Interno e dei capi della Polizia. Oppure in quelle feste in piazza dove certi atteggiamenti di violenza (ma quella vera!) sono all’ordine del giorno.

Le stesse associazioni femministe e di gender non mi pare abbiano mai sollevato in questi casi grandi e pubblici clamori. 

Media pronti a sputare veleno contro gli Alpini, ma che per esempio hanno dimenticato di raccontare per giorni interi quanto era successo ancora lo scorso Capodanno quando - in piazza del duomo a Milano - un branco di nordafricani ha usato violenza fisica a tante ragazze indifese. Notizia censurata per giorni dalla stampa “per bene” nonostante le continue denunce de “Il Giornale” perché l’atteggiamento dei magrebini non doveva incrinare la candida e pacifica immagine del sindaco di Milano (organizzatore dell’evento “multietnico”), o turbare le  coscienze innocenti degli italiani creando magari poi “tensione”, “reazioni” e “difficoltà all’integrazione” nei confronti dei violentatori alcuni dei quali – si è poi sottolineato – “erano però immigrati di seconda generazione” quasi con questo a minimizzare la portata dei loro atteggiamenti.

Ecco i due pesi e le due misure, autolesioniste e cretine, proprie di un popolo rincoglionito dalle chiacchiere e dalla demagogia, infarcito quotidianamente di scemenze con tutte le declinazioni sessiste possibili salvo quelle normali, un popolo che non ha più nemmeno una propria coscienza e un minimo di capacità a dimensionare i fatti e le situazioni inserendole nel loro contesto.

Ha fatto benissimo il sindaco di Trieste a “mandare in mona” in diretta (turatevi le orecchie, prodi benpensanti!) tutti i commentatori da strapazzo o le isteriche reazioni di quelle attiviste che alla fine, dimenticate l’annunciata pioggia di denunce in questura, hanno precisato che a Rimini “Si è trattato di “fischi, cat-calling, minacce e vere e proprie molestie che hanno colpito diverse persone colpevoli solo di voler vivere la propria città. Molestie mascherate da goliardia e tradizione che in realtà sono figlie di una cultura patriarcale che vuole donne, persone trans e gender non conforming assoggettate al potere e alla paura, al ricatto e alle minacce in caso di rifiuto”.

Ecco, ci mancavano proprio anche i “gender non conforming”!  Rispetto per tutti ma per me siamo diventati invece un popolo ricattato proprio da una infima minoranza sessualmente “particolare” che - grazie ad un mondo politico succube - vuole inculcare a livello nazionale ed europeo questo disastro di assurdità già dall’infanzia e nelle scuole. Una demolizione progressiva della normalità, la voluta frantumazione di ogni riferimento storico e culturale che proprio negli Alpini hanno una visibilità concreta e che quindi vanno denigrati. Insisto: siamo all’assurdo e meno male quindi che ci siamo ancora noi, modesti “normali”. Insisto: W gli Alpini (e gli Artiglieri da montagna, soprattutto!!).

 

IL FLOP DELLE TOGHE

Siamo da tempo al surreale nei rapporti tra i poteri dello Stato fissati dalla Costituzione, è così lunedì scorso – mi è sembrato nel disinteresse generale - le associazioni di categoria (meglio, di corporazione) dei magistrati italiani hanno dichiarato uno sciopero contro il governo Draghi e il Parlamento per aver varato (per ora solo alla Camera) la mini-riforma Cartabia e - in particolare – contro la proposta di mini-divisione fra le carriere.  

Premesso che più della metà delle toghe non hanno scioperato - sconfessando quindi apertamente l’ANM già moralmente distrutta dal caso Palamara e dintorni - siamo davvero all’assurdo con la magistratura che osa scioperare contro il parlamento e il governo: un oltraggio costituzionale.

Anche per questo si deve andare a votare ai referendum del 12 giugno nonostante il colpevole e ignobile silenzio dei media: gli italiani sono stufi che i magistrati siano esempio di “casta” chiusa e non riformabile.

Incombe su questa diatriba così esasperata, il solito silenzio del “prode” Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che – ricordiamocelo – è anche formalmente il capo della magistratura italiana.

Un silenzio colpevole, incomprensibile, inconcepibile di una persona che è stata santificata dai media, ma che non sta svolgendo il suo doveroso ruolo di difensore “super partes” delle Istituzioni.

 

LETTURE

A chi è interessato a conoscere meglio la figura di Putin segnalo il numero di aprile di LIMES, estremamente interessante e documentato

 

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                                             MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 862 del 13 maggio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Riassunto:  Sono sempre più colpito dalla opacità dell’informazione corrente.

Vale quotidianamente per i fatti in Ucraina, ma anche per i censurati referendum sulla giustizia del prossimo 12 giugno.

Anche per questo propongo settimanalmente alcune letture che possano arricchire intellettualmente chi non si accontenta della “vernice” imposta sui fatti.

Speriamo che Draghi a Washington abbia avuto il coraggio di sottolineare alcune scomode verità all’ingessato Joe Biden almeno in privato, ma non ne ho troppa speranza nonostante un fiume di chiacchiere al miele.

Ho davvero l’impressione infatti che USA e NATO vogliono sostanzialmente continuare la guerra senza costruire alternative. Ferma la necessità di garantire a Svezia e Finlandia ogni aiuto in caso di aggressione (che però Putin non ha mai minimamente minacciato) accoglierli ora nella NATO sarebbe per esempio una grande provocazione contro Mosca, con la possibilità di vedersi schierare truppe “nemiche” NATO lungo oltre 1000 km. di confine: perché voler aumentare la tensione?

Cosa faremmo noi se a Malta o in Albania fossero schierate forze militari ostili?

Già, l’Italia… Dice sempre di “volere la pace” ma mi pare stia facendo nulla per crearne i presupposti, e questa è una gran brutta realtà.

 

REFERENDUM: IL 12 GIUGNO BISOGNA ANDARE A VOTARE !

Manca meno di un mese al 12 giugno, giorno in cui gli italiani dovrebbero votare i referendum sulla giustizia e sui quali pende il “rischio quorum”. Qualcuno può dissentire su alcuni particolare dei testi proposti, ma il vero ed autentico “peso” politico sarà nel vedere se gli italiani avranno finalmente il coraggio di uscire dall’apatia per sottolineare almeno con il voto la propria insoddisfazione nella gestione complessiva della giustizia nel nostro paese. Una bassa affluenza e quindi il fallimento referendario favorirebbe il conservatorismo delle toghe, rallentando la strada verso riforme serie ad un “sistema” che non vuole cambiare.

Da sottolineare che per ora c’è stato il gelo dell’informazione (RAI compresa, ovviamente) sull’iniziativa promossa da Radicali e Lega. Tre giorni fa anche il presidente dell’Unione Camere penali Gian Domenico Caiazza ha parlato di «servizio pubblico radiotelevisivo che sta venendo meno clamorosamente alla sua funzione». Lamentarsi sempre e poi non andare neppure a votare è una sciocchezza, quindi votate e fate andare a votare il 12 giugno: è importante.

 

CENTRO DESTRA

Tra meno di un anno ci saranno le elezioni politiche e tra un mese si voterà – oltre che per i referendum - per le amministrative anche in molti comuni capoluogo. Il centro-destra sta facendo di tutto per perdere perchè non sembra che soprattutto i suoi leader diano particolari segni di vita in chiave di alleanza politica, anzi: ogni occasione sembra utile per sottolineare le divisioni più che la concordia spesso proponendo candidati in lite tra loro.

Peccato, perché è il miglior regalo che si può fare alla sinistra che è anche lei in fase di sbranamento interno tra le sue componenti, ma che almeno ha il potere e la furbizia di non parlarne troppo.

Ecco perchè poi un partito come il PD che oscilla sul 20% dei voti esprime (pensateci!) il Presidente della Repubblica, un pattuglione di ministri, il nostro rappresentante a Bruxelles e infiniti posti di comando e sotto-comando oltre ad indirizzare e controllare spudoratamente la magistratura, la cultura, la scuola, i giornali e le TV. Merito loro o demerito altrui? Propendo sempre di più per la seconda ipotesi, come certificato dalla recente riconferma di Mattarella.

 

MA QUALE "PACE" ?!

Lo ammetto: ascolto solo i titoli dei TG e poi spesso cambio canale, perché le notizie sono monotone con Zelensky sempre benedetto e il solito Putin aggressore assassino.

Lo è sicuramente stato, purtroppo, ma intanto l’Europa corre verso il suicidio economico e politico con scelte che vengono solo osannate e con quasi nessuno che suggerisca altre soluzioni più negoziate.

Mi chiedo dove sia spesso il buonsenso, la logica, la volontà di capire meglio le cose uscendo dalle ricostruzioni a senso unico.

Esempi? Se la Russia minaccia il blocco del gas allora Putin è un criminale, se lo fa l’Ucraina nessuno si scandalizza, mentre a Kiev vanno e vengono capi di stato, leader politici, attori, cantanti (ma non era assediata?) in cerca di pubblicità.

Solo spulciando tra le note si scoprono notizie potenzialmente sorprendenti.

Per esempio che chi esce vivo dai sotterranei dell’acciaieria di Mariupol corre in Russia e non in Ucraina e solo dopo giorni si scopre che a trattenere i civili come ostaggi non erano i russi, ma il battaglione Azov,. Oppure che Zelensky si è vantato (dati al 10 maggio) che gli ucraini avrebbero già ucciso oltre 26.000 russi (però... sono cifre da generale Cadorna!) distruggendo 1170 carri armati, 2808 mezzi corazzati, 519 sistemi d'artiglieria, 185 lanciarazzi multipli, 87 sistemi di difesa antiaerea. Le forze russe avrebbero perso anche 199 aerei, 158 elicotteri, 1980 autoveicoli, 12 unità navali e 380 droni… E questa sarebbe una “guerra difensiva”, quella che il nostro parlamento ha quasi unanimemente autorizzato e gli USA e la NATO (Italia compresa) adeguatamente armato e finanziato?!

Chiediamoci se Zelensky racconti balle propagandistiche o dica la verità.  Visto che la star ucraina non può mentire per definizione (media e “Porta a Porta” dixit!), se fossero numeri veri noi italiani ed europei siamo così stupidi da armare ulteriormente gli ucraini e poi dire che siamo per la pace?

Ma ci rendiamo conto che stiamo contribuendo ad una escalation pericolosissima della guerra mentre economicamente stiamo andando in pezzi, l’Euro si svaluta sul dollaro e cresce l’inflazione?   

Perfino Carlo De Benedetti – che si definì “la tessera numero 1 del Pd” – in un’intervista al “Corriere della sera” ha criticato Draghi e proprio la posizione del Pd.

Va bene che siamo indebitati fino al collo e che Mario Draghi per sopravvivere ha bisogno dei fondi europei del PNRR (spendendoli come? Grande mistero!) e che quindi deve sostanzialmente obbedire ad Europa ed USA, ma non esageriamo. 

Ungheria, Svolacchia, Bulgaria dicono “no” a Bruxelles sul blocco del petrolio russo, se anche l’Italia cominciasse a puntare i piedi (come sta facendo la Germania) forse si muoverebbe qualcosa verso una apertura delle trattative di pace cui anche l’Italia sta volutamente chiudendo la porta.

Per esempio: se la maggioranza di ucraini filorussi in Crimea e Donbass volesse autonomia da Kiev in alcune zone orientali del paese è legittimo o antidemocratico dire loro di no? Chi conosce la storia sa la complessità delle situazioni. Per questo bisogna trovare dei compromessi e ha ragione Macron quando sostiene che  Putin non va umiliato o non tratterà mai. perchè dietro di lui il popolo russo purtroppo è compatto. Bisogna parlarsi e lavorare su garanzie reciproche, ma quando sei tu a sparare (o a pagare per farlo) come fanno l'Italia e l'Europa, come fai ad essere “super partes”!

 

DIFENDERE LE RADICI

Vi invito caldamente a spendere 19 euro ed a leggere il libro di Federico Rampini “SUICIDIO OCCIDENTALE, perché è sbagliato processare la nostra storia e cancellare i nostri valori”

Un libro edito da Mondadori che sta vendendo bene perché l’autore è di sinistra (e quindi non preventivamente censurabile) ma che dovrebbe essere un best-seller della Destra come la intendo io, fatta di serietà e non di slogan. Una critica documentata ed appassionata alle mode dilaganti che stanno distruggendo non solo gli USA ma anche tutto l’Occidente in nome della demagogia più insopportabile in campo culturale, ecologico e sessuale.

Una parte ben documentata del libro riguarda le fonti di informazione americane dove è palese e quotidiana la disinformazione e la voluta alterazione della verità, soprattutto per alcune ex testate illustri (come “Il New York Times”) ormai nelle mani di redazioni estremiste, ma fonti che poi - da noi - sono riprese come oracoli della verità.

L’autore, ripeto, è un bravo giornalista di sinistra e probabilmente per questo è riuscito a superare l’omertà della censura che avrebbe normalmente oscurato il volume. Ovviamente non condivido tutto, ma è assolutamente un testo da leggere e soprattutto (purtroppo) da meditare!  

 

GRAZIE CAPUOZZO

Ospite del sindaco di Casale Monferrato, l’amico Federico Riboldi, ho potuto ascoltare e dibattere con Toni Capuozzo, grande giornalista sul campo e mente acuta (e libera) sui conflitti che insanguinano il mondo. Ha presentato un bellissimo documentario sulle sue esperienze a Sarajevo e il suo ultimo libro “Giorni di guerra”. Uno straordinario esempio di informazione vera e documentata, spesso ben diversa da quella “ufficiale”.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI   !                                                    MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 861 del 6 maggio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Riassunto:  L’ISTAT ci comunica che in Italia l’inflazione sta diminuendo.

Bella notizia, ma mi sembrano dati francamente sballati. Ma “Tutto va ben madama la marchesa” e soprattutto non bisogna che la piazza si agiti: sinistra e PD al governo impongono pace sindacale e niente proteste, anche perchè se la gente ragionasse di più sulla realtà e sulle conseguenze economiche e non solo energetiche della nostra posizione ufficiale sull’Ucraina, l’Europa e Draghi non vivrebbero giorni felici.

E’ quindi in atto una deformazione incredibile dei fatti, dove perfino Papa Francesco passa per sotterraneo “supporter” di Putin solo perché sottolinea delle ovvietà: se l’Occidente vuole davvero la pace non deve comportarsi così e se serve un negoziatore allora deve essere super partes, altrimenti la pace non arriverà mai.

Cercate sempre di documentarvi, ci sono sempre tanti aspetti della verità.

 

L’ISTAT CHE VIVE SU MARTE

Sorprese del venerdì: secondo l’ISTAT l’inflazione in Italia è in diminuzione passando dal 6,4% di marzo al 6,2% di aprile.

Un raffreddamento ufficiale dovuto essenzialmente ai prezzi energetici che su base annua da un + 50,9% scendono ad un + 42,4 %, frutto un po’ a scoppio ritardato del contenimento delle accise deciso dal governo il mese scorso.

Vedendo le bottigliette di Coca Cola negli Autogrill a 3,30 euro, i panini a 7 euro e 90 (oltre 15.000 lire!), i prezzi degli alimentari nei supermercati, i menu dei ristoranti, il balzo di ogni fornitura, i prezzi del grano e delle materie prime, il dato ISTAT sembra decisamente anomalo e mi sembra giusto avanzare qualche perplessità.

Chiunque di noi chieda un preventivo per qualcosa scoprirà che rispetto a un anno fa ci sono stati incrementi del 20-30% non del 6%, ma evidentemente è una realtà che l’ISTAT non percepisce, pur essendo evidente a tutti gli italiani.

I primi segnali si vedevano già nell’autunno scorso, subito dopo la pandemia e ancor prima della guerra in Ucraina, con prezzi che all’ingrosso aumentavano a due cifre per una tensione sui trasporti e le materie prime causate anche da un effetto speculativo bene avvertibile.

L’Occidente si è scoperto nudo dopo anni di tregua avendo lasciato in mani altrui – soprattutto cinesi – gran parte dei trasporti intercontinentali, ma anche la filiera delle materie prime e dei semiconduttori. La speculata crisi energetica ha fatto il resto e la guerra ucraina ha poi ulteriormente complicato le cose.

L’aumento dei prezzi è un fenomeno mondiale con la Federal Reserve americana che si appresta a rialzare i tassi, ma l’inflazione si è poi avvitata in Italia più che altrove anche per gli effetti distorti di alcune normative che in apparenza sembravano positive.

Per rilanciare gli investimenti nell’edilizia “green” si è insistito da due anni sulla politica dei “bonus” (in Italia è tutto un bonus estemporaneo, dai monopattini alle vacanze, alla faccia di una declamata strategia economica “virtuosa”) ma visto che ciò è avvenuto in un momento di aumento dei prezzi-base, ecco che alcuni servizi sono aumentati a livello proibitivo e i loro effetti cominciano solo ora a scatenarsi sui prezzi al consumo.  

Gli sgravi per ristrutturare le facciate degli edifici, per esempio, hanno portato ad un aumento fino a 3 volte (300%!) dei costi di affitto dei ponteggi, ma sono comunque saliti tutti i componenti dell’edilizia, mediamente ben oltre il 20%: fatevi fare un preventivo! Quel facile slogan “la caldaia te la cambiamo noi” ha praticamente raddoppiato il loro prezzo, dando vita – aspetto più o meno minimizzato –anche a grosse speculazioni con vere e proprie truffe ai danni dello Stato. Si è parlato di 4 miliardi (quattro miliardi!!) di truffe legate ai “bonus”, poi sulla vicenda è calato un ovattato ed omertoso silenzio perché sotto accusa sarebbero dovute finire leggi mal fatte e/o controlli inesistenti.

Ad aumentare i prezzi di tutta la filiera v’è poi come sempre “l’effetto annuncio”.

In altre parole aumento i prezzi del mio prodotto prima ancora che mi arrivino addosso gli aumenti altrui, per salvaguardare comunque il mio profitto.

E’ stato il caso delle compagnie petrolifere con lo scatto dei prezzi dei carburanti alla pompa, anche quando le riserve erano state acquistate prima degli aumenti internazionali.

Gli unici rimasti al palo sono i salari e le pensioni. E’ un momento di grande debolezza sindacale e la presenza del PD e della estrema sinistra al governo garantisce tranquillità all’esecutivo, ma il dato è oggettivo e la protesta sarebbe ben motivata.

In altri momenti il Paese sarebbe sceso in piazza facendo montare la protesta, invece adesso tutti zitti e “Non disturbate il manovratore”.

Bloccata a suo tempo la “scala mobile” proprio per contrastare l’aumento in automatico delle retribuzioni e delle pensioni, il potere d’acquisto delle famiglie sta diminuendo in modo concreto e presto se ne vedranno i contraccolpi anche in termini di consumi.

Ciò dovrebbe rallentare l’inflazione, ma anche portare ad una stagnazione del mercato.

Pur in un sistema di informazioni spesso condizionato dalla politica, leggere che nel primo trimestre del 2022 le vendite di auto sono crollate di oltre un terzo - pur rispetto ai dati certamente non esaltanti di un 2021 e 2020 condizionati dalla pandemia - accende ad esempio un ulteriore segnale di crisi che non può essere sottovalutato. Se a tutto questo si aggiungono gli effetti indiretti della guerra in Ucraina è evidente che dei problemi veri fa comodo non parlarne, ma certamente non si risolvono da soli.

 

LE VERITA’

C’è una verità “ufficiale” che va ossequiata e un’altra sotterranea e nascosta.

La vulgata ufficiale impone di dire che l’Occidente è schierato unanime con l’Ucraina, che gli USA e la NATO sono i “buoni” gendarmi del mondo, che l’ Europa è unanime al loro fianco e sfiderà il diabolico Putin anche a costo di passare l’inverno a pancia vuota e al freddo, sprezzante delle privazioni. In quest’ottica è delittuoso anche solo ospitare il ministro degli esteri russo in TV (che ovviamente racconta la sua versione, che non per questo è quella vera) ed è “provocatorio” lasciarlo parlare, mentre il presidente ucraino in canottiera è il quotidiano depositario del Verbo.

Se invece si ascoltano poi con più calma gli esperti, allora affiora pian piano un’altra lettura dei fatti più critica e diversificata. Quella che accenna alle incongruenze europee, alle conseguenze energetiche, ai timori di una escalation, ai rischi di un’Europa perenne “yesgirl” degli USA. Parlo di esperti veri, di chi le cose le conosce a fondo e da tempo, non dei tuttologi “alla Covid” dell’ultimo minuto, quelli che straparlano nei talk show spesso senza alcuna vera esperienza.  

In ogni caso è legittima una pluralità di pensiero, altrimenti diventiamo tutti come Putin ad impedire il pensiero degli altri e quindi è sempre utile ascoltare anche i commenti più diversi.  

Diventa però allora cosa aberrante – per esempio – chiedere le dimissioni del sen. Petrocelli (5 Stelle) da presidente della Commissione Esteri del Senato solo perché sul tema specifico dell’Ucraina ha un parere diverso dal governo, visto che finora la Costituzione ha sempre ribadito il concetto che un parlamentare esercita il proprio ruolo senza vincolo di mandato (ovvero può ragionare di testa sua).

Vorrei avere il tempo e lo spazio di proporre ai lettori in rapida successione i titoli di prima pagina del “Corriere della Sera” di aprile, giorno dopo giorno: leggeteli uno dopo l’altro e rimarrete stupiti di come interpreta i fatti in maniera assolutamente monocorde il maggior (e una volta più autorevole) quotidiano italiano.

 

DOCUMENTI: LEGGETE LIMES !

Si parla tanto di guerra, ma se volete conoscere meglio i fatti della storia leggete il numero monografico di LIMES “La fine della pace” uscito alcuni giorni fa.

Una raccolta di opinioni diverse molto documentate ed attente, utili per chi voglia veramente saperne di più.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                                             MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 860 DEL 29 APRILE 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Riassunto:  Passano i giorni ma dall’Ucraina nessuna sostanziale novità se non l’impressione che il filtro delle notizie sia piuttosto opaco, mentre aumentano i pericoli  di allargamento del conflitto. Continuo a pensare che sia un grave errore strategico dotare Zelensky di armi offensive e comincio a chiedermi se il presidente ucraino rispetti lui stesso i canoni democratici, visto i suoi atteggiamenti con l’opposizione interna.

Stiamo comunque facendo una sorta di “guerra per procura” per conto degli USA, ne subiamo le conseguenze dirette – umane ed economiche – e l’ Europa rischia lo schianto nonostante il mantra del “Siamo tutti uniti contro quel criminale di Putin”.

Lo è stato per il suo attacco insensato all’Ucraina, ma ricordo anche le responsabilità “occidentali” di questi anni nei confronti della Russia.  Prendo atto che sempre più persone cominciano a farsi seriamente delle domande su questa crisi e la sua gestione da parte dell’UE, della NATO e degli USA che sembrano fare di tutto per continuare il conflitto.

E’ intanto mancata a cento anni di età Assunta Almirante, vedova di Giorgio Almirante, il leader missino che ha segnato la giovinezza (allora) per noi militanti della Destra Nazionale. Anche la sua morte è stata occasione per polemiche idiote.

Polemiche simili – ma ormai consuete – per la celebrazione del 25 Aprile con la novità di duri scontri dialettici all’interno dell’ANPI e del sindacato sulla guerra in Ucraina. A proposito del 25 Aprile pubblico un vecchio scritto di Gianpaolo Pansa che potrebbe portare ad una riflessione.

 

ASSURDA ESCALATION DI GUERRA

Ma si vuole davvero la pace in Ucraina?

E’ un tema ricorrente e sul quale scrivo da tempo, ma il correre dei giorni mi conferma che l’Europa e quindi anche l’Italia non dimostrano di avere una seria volontà di costruire la pace in Ucraina.

La condizione preliminare è il ritiro immediato “sic et simpliciter” dei russi dai confini ufficiali del paese? Allora lo si dica allora chiaramente, avendo la consapevolezza – però – che Putin è indubbiamente l’aggressore, ma ben difficilmente si ritirerà pacificamente nei propri confini se non dopo una sconfitta militare che ad oggi appare improbabile e con un serio rischio di coinvolgimenti mondiali.

Una soluzione negoziata potrebbe essere il concedere spazio ed autonomia alla minoranza russa, che però è predominante in alcune parti orientali ucraine. Questa potrebbe essere forse una credibile base di discussione, ma se il presidente ucraino si oppone “a prescindere” e l’Europa gli va dietro anziché spingerlo al dialogo allora torniamo al punto di partenza.

Il problema è anche dove e come debba intendersi l’autodeterminazione. 

Stalin inserì volutamente nel territorio della repubblica socialista sovietica di Ucraina zone a prevalenza russa per lingua, religione, tradizioni storiche. Se si facesse oggi un referendum nel Dombass  e in Crimea - controllato e garantito da osservatori neutrali – e l’esito fosse pro Mosca (come molto probabile) che farebbe l’Ucraina?

Soprattutto, cosa succede veramente in quel paese? Da tre mesi ogni giorno vediamo il premier Zelensky in perenni maniche conte che incita (comprensibilmente) i suoi connazionali alla resistenza e chiede all’occidente armi di supporto, ma quanti sanno che il principale partito di opposizione “Per la vita” (43 deputati) il 22 marzo è stato dichiarato illegale e così il blocco di opposizione formato da altri 11 partiti, mentre altri 26 seggi sono peraltro “vacanti”? Avete mai sentito di una attività parlamentare a Kiev, un’altra voce rispetto al presidente?

Sono tematiche che vengono poco sfiorate dai talk-show quotidiani.

Altra cosa che non mi convince: come mail Zelensky chiede solo e soltanto armi? Se il paese è alla fame servirebbero soprattutto cibo, materiale sanitario, plasma, invece la richiesta è di armi offensive, prontamente fornite dagli USA a colpi di 700/800 milioni a settimana. Che strana guerra: ci hanno raccontato che i russi dopo pochi giorni erano a 20 km. dal centro di Kiev, però poi si sono fermati in tutto il paese e dalla capitale vanno e vengono un po' tutti i leader mondiali, funzionano le ferrovie e l’aeroporto, la luce elettrica, gli approvvigionamenti: ma che razza di offensiva ha scatenato Putin? Una follia strategica visto migliaia di carri armati che - ci è stato detto - hanno invaso l’Ucraina con colonne fino a 60 km. di lunghezza. Ma i carri armati o sono riforniti di carburante o si fermano: possibile che i generali russi non ci hanno pensato? E che fine hanno fatto gli invasori, come mangiano, come si spostano?

Ci sono decine di domande che restano senza risposta.

Allo stesso modo si annunciano per giorni la scoperta di tragiche fosse comuni con migliaia di cadaveri, poi improvvisamente non ne parla più nessuno: ma i morti c’erano sul serio, oppure fortunatamente no? Ogni TG parla sempre al condizionale, le fonti sono incerte se non contraddittorie. Ho l’impressione che l’informazione sul conflitto sia zoppa, partigiana, poco verificata. Vorrei notizie certe e documentate, solo allora ci si potrebbe fare una opinione meditata.

 

ASSUNTA ALMIRANTE: POLEMICHE ANCHE DA MORTA

E’ morta a 100 anni di età “donna” Assunta Almirante, vedova di Giorgio Almirante, indimenticabile segretario del Movimento Sociale Italiano.

Donna volitiva, a volte non mi stava molto simpatica perché le sue parole diventavano involontario strumento polemico della stampa avversaria le strumentalizzava. E’ stata comunque una testimone importante di un’epoca politica ormai passata e compagna di un leader indiscusso ed unico che ha segnato la mia come l’esistenza di tanti altri giovani degli anni ’70. Anche da morta ha causato polemiche a conferma della pochezza degli imbecilli che girano oggi. Grande bufera sui social, infatti, contro Ettore Rosato (capogruppo di Italia Viva, i renziani) che ha inviato un telegramma di condoglianze alla famiglia e tweettato "Con Assunta Almirante scompare una testimone di rilievo dell'eredità morale e politica del marito Giorgio Almirante e del Movimento Sociale Italiano". Sull’onda delle polemiche Rosato “cuor di leone”, accusato di insensibilità antifascista, ha poi cancellato il messaggio.

 

QUANDO PAGA LA RAI 

Un piccolo fatto di cronaca, ma visto che tocca direttamente un mio amico lo racconto volentieri ai lettori. Stefano Andrini era un mio collaboratore al dipartimento esteri di AN che il 6 marzo 2011 era stato etichettato nella trasmissione “Presa Diretta” su RaiTre di essere non solo un estremista di destra ma un ex picchiatore, detentore abusivo di armi, un ex naziskin ecc.ecc. Il tutto quando Andrini era nel frattempo diventato dirigente di un’importante azienda romana e cui si voleva scopertamente far perdere il posto.

Andrini querelò la RAI e tenne duro nonostante tutti i tentativi di insabbiamento e prescrizione finchè con fulminea sentenza (11 anni e 8 mesi di attesa!) finalmente la Magistratura, con sentenza del tribunale civile di Roma, ha condannato la Rai al pagamento di 15.000 euro per diffamazione, oltre alle spese legali.

Andrini ha la testa dura, tanti nel frattempo avrebbero chiuso la vicenda con la solita transazione, ma adesso che la Rai ha pagato, perché il conto di una trasmissione faziosa deve essere messo a carico dei teleutenti? Perché i responsabili del servizio infame e diffamatorio non dovrebbero pagare in proprio?

Anche perché ci raccontano che la RAI esprime il meglio del “servizio pubblico” ?!

 

25 APRILE: COSA SCRIVEVA GIANPAOLO PANSA

“I vinti non dimenticano, ho smesso di essere manicheo, di dividere il mondo in due, di qua i buoni di là i cattivi. La mia pietas verso il genere umano è cresciuta molto. Ho scoperto che tutti, bianchi, rossi e neri soffriamo nello stesso modo e spesso senza averlo meritato.

Con il Partito Comunista Italiano la guerra di liberazione è diventata anche una guerra rivoluzionaria per la successiva conquista del potere in Italia. Questo progetto ha autorizzato un succedersi di errori, menzogne, intrighi, soprusi, delitti e misteri: tutta robaccia occultata da una storiografia succube degli interessi di quel partito.

Istria, Dalmazia, Fiume, Pola, Zara, l’esodo di 300.000 persone che non volevano vivere sotto il comunista Tito, il loro arrivo in Italia tra gli insulti e gli sputi degli attivisti organizzati dal PCI… Di queste e di tante altre tragedie è inutile parlare ai “Gendarmi della Memoria”. Loro danno via libera solo ai ricordi che gli fanno comodo, mentre la Memoria li mette in difficoltà e allora preferiscono tenerla sotto chiave, zittirla, fingere che non esista. Il revisionismo è pericoloso, ma la Storia è una talpa che scava. Prima o poi uscirà fuori la verità, ammesso che si abbia ancora interesse a cercarla”   (Gianpaolo Pansa)

 

BUONA SETTIMANA    A TUTTI                                               MARCO ZACCHERA

 

 

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IL PUNTO   n. 859 DEL 22 APRILE 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Riassunto:  Continua la guerra in Ucraina e purtroppo non si vedono vie d’uscita. L’Europa non sembra capace di mediare né di volere un accordo, anche perché con gli USA e la NATO si è schierata con Kiev fornendo non solo assistenza umanitaria ma anche armi sempre più “offensive”.

Non sono in dubbio le responsabilità di Mosca, ma piuttosto la strategia europea, con la UE che rischia di rimanere la più colpita dalla guerra non solo per i problemi legati a milioni di profughi incolpevoli, ma anche per la montante crisi economica ed energetica (leggete qualche dato) facendo in fondo un gran piacere agli USA dove a condizionare uno spento Biden sono evidentemente i falchi del Pentagono.

Non è solo la mia opinione: un sondaggio conferma che questo lo pensano la maggioranza degli italiani, anche se nessuno – o quasi – osa ammetterlo.

Intanto la Gran Bretagna chiude ai profughi e agli immigrati, dirottandoli in Ruanda, mentre in Francia Emmanuel Macron succederà domenica a sé stesso nel ballottaggio delle “presidenziali”.

Si pone un problema, che riprenderemo: il presidente francese risponderà comunque ai propri elettori grazie alla sua elezione diretta, perché invece gli europei devono essere rappresentati dalla Von der Leyen, che non è stata votata da nessuno, esattamente come Draghi?

 

DEFAULT RUSSO, MA ANCHE CRISI EUROPEA

La sempre gioiosa signora Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione Europea, appare in TV tutta contenta: “Ci sarà anche il blocco del petrolio nel sesto pacchetto di sanzioni alla Russia, il fallimento russo è solo questione di tempo!”. Intanto è di giovedì 21 aprile la notizia che Biden darà altri 800 milioni di dollari in armi sofisticate USA all’ Ucraina.

Qualcuno informi la giuliva miss Ursula, diretta esponente dell’asse Berlino-Parigi-Bruxelles, che se fallisce la Russia l’Europa quantomeno tirerà abbondantemente la cinghia visto che - a parte il gas, il petrolio, le forniture alimentari e le conseguenze per aziende che lavorano con la Russia, ora al tracollo -  la sola esposizione “italiana” di Unicredit nei confronti di Mosca è di 7,8 MILIARDI, quella di Intesa-Sanpaolo di “solo” 5,1 MILIARDI e la stessa BERS (Banca di Ricostruzione Europea) è esposta per 25 MILIARDI. Conviene così tanto all’Europa – e soprattutto all’Italia - il fallimento della Russia? Ognuno rifletta da sé, ma possiamo anche arrivare alla conclusione che con i tiranni, gli antidemocratici e gli invasori non si fanno affari e tantomeno sconti: da Palazzo Chigi e a Bruxelles si ripete: “Prima di tutto viene la democrazia e la libertà, sono principi che non hanno prezzo!”.

Perfetto, però allora per coerenza sospendiamo anche le forniture di petrolio dall’Arabia Saudita visto che di democrazia e di libertà (magari anche di quella religiosa…) lì non se ne parla, e che pure i sauditi fanno la loro bella guerra in Yemen, costata più di 20.000 civili morti ammazzati o sotto le loro bombe, tra l’altro fornite anche dall’Italia. Vanno allora anche sospese le forniture petrolifere dagli Emirati Arabi, dove non ci sono nè partiti né elezioni. Stop anche nei rapporti con l’Egitto - visto non solo il caso Regeni - e lo stesso dovrebbe valere per la Libia (anzi, “le” Libie, visto che sono in perenne guerra tra loro) che non sono certo esempio di democrazia.  Per far contento Di Maio potremmo insomma avere solo rapporti con la Cina, nota campionessa di democrazia, pluralismo, libertà e trasparenza. Povera Europa…

 

SONDAGGI SILENZIATI

Pensavo di essere un pesce fuor d’acqua a chiedere più riflessione sulla presa di posizione italiana ed europea in Ucraina, ma scopro invece di essere in buona compagnia. L’agenzia demoscopica Index Research ha elaborato per “Piazza Pulita” (trasmissione di La 7) un sondaggio sulla guerra. Ci credereste? Alla data del 13 aprile per il 52,7% degli italiani è controproducente continuare a fornire armi a Kiev, in quanto ciò allontanerebbe gli sforzi per arrivare alla pace. Per stoppare il conflitto, il 56,3% ritiene utile che Usa, Cina e grandi potenze spingano Russia e Ucraina ad un compromesso e non viceversa. Il 45,7% degli intervistati boccia la gestione della guerra da parte di Biden e della Nato mentre solo il 35,4% la promuove.

“Il cessate il fuoco in Ucraina non è stato ancora raggiunto perché gli Usa non hanno interesse a fare finire le ostilità, anzi, hanno lavorato anni per farle nascere”: a pensarlo è il 42,7% degli italiani nel sondaggio di “Termometro Politico” del 12/14 aprile (solo il 39% pensa che la mancata tregua sia per responsabilità di Putin, il 10% ne dà la colpa a Kiev, il 5,6% direttamente all’Europa). Quasi un italiano su due preferirebbe che l’Europa prendesse una posizione diversa da quella degli Stati Uniti.

Visto che né la Von der Leyen né Draghi sono stati eletti direttamente dai cittadini italiani od europei, dovrebbero forse anche tener conto di questi punti di vista.  

 

NONNI FASCISTI

Se il prof. Orsini dichiara su Rai 3 che suo nonno durante il fascismo era un bambino contento scatena un finimondo, ma anche mio padre mi diceva la stessa cosa e – guarda caso – lo ripetono o lo ripetevano quelli che erano bambini negli anni ’30, così come tutti hanno sempre ripetuto che la guerra è stata invece una cosa tremenda e assurda, oltre che una scelta profondamente sbagliata di un dittatore che ne è poi stato travolto.

Non vedo nulla di scandaloso né di demagogico nell’affermare tutto questo, perché evidentemente è solo la verità.

Demagogico (e ridicolo) è molto di più chi OGGI è così stupido dal non voler ammettere queste cose e che approfitta di ogni dichiarazione di chiunque per scatenare polemiche e per etichettare come “nostalgico” (ma va là!..) chi lo possa anche solo pensare. 

 

PROFUGHI ILLEGALI?  LONDRA LI MANDA IN RUANDA…

“Basta profughi!” lo sostiene il premier inglese Boris Johnson e il governo britannico ha infatti tutta l’intenzione di inasprire le proprie politiche sull’immigrazione, anche con una scelta che appare senza precedenti: trasferire i richiedenti asilo in Ruanda, indipendentemente dalla loro località di provenienza e prima ancora di aver preso in esame la motivazione che li ha spinti a fuggire. Londra pagherà infatti il Ruanda per fargli accogliere i richiedenti asilo e ha sottoscritto un accordo con Kigali il 14 aprile u.s. per 120 milioni di sterline.

“Il nostro paese - ha dichiarato Johnson - non può non può più sostenere un così forte flusso migratorio: la nostra compassione potrà anche essere infinita, ma la nostra capacità di aiutare le persone non lo è”. Almeno 5.000 persone hanno infatti attraversato La Manica illegalmente nel 2022, decisamente troppi per Londra.

Giusto per memoria, in Italia l’anno scorso hanno attraversato il canale di Sicilia o sono stati raccolte da navi di ONG ben 67.040 persone rispetto alle 34.154 del 2021 e alle 11.471 del 2020. (dati ufficiali del Ministero dell’Interno) mentre gli altri sbarchi clandestini - proprio perché tali - non entrano nel conteggio. Come siamo bravi! Siamo così bravi che non riusciamo neppure a dirottare una quota di migranti all’interno della UE verso altri paesi (che pur lo avevano promesso), né ad ottenere che siano trasferiti almeno quelli raccolti dalle ONG battenti bandiera tedesca o olandese e “scaricati” in Italia.

Un clamoroso fallimento per Draghi e l’ intoccabile ministro Lamorgese.

E adesso, un necessario, caloroso benvenuto ai profughi ucraini.

 

FRANCIA

Credo proprio che Emmanuel Macron succederà a sé stesso domenica al ballottaggio per l’Eliseo perché Marine Le Pen ha indubbiamente cercato di rendersi più accattivante liquidando lo storico “Front National” e fondando il rinnovato “Rassemblement National”, ma non credo abbia la capacità di raccogliere intorno a sé la maggioranza dei consensi.

Funziona sempre così quando in un ballottaggio c’è un candidato considerato schierato nettamente da una parte e l’altro giudicato più moderato.

Colpisce che Macron - dopo cinque anni di presidenza - abbia intercettato meno del 20% complessivo dell’elettorato francese, ma al presidente può bastare anche così.

Certamente questa volta (il ballottaggio contro i Le Pen padre e figlia sono ormai una consuetudine d’oltralpe) il divario non sarà di 66 a 33 come nel 2017, ma più ristretto e comunque resta il fatto che Marine le Pen è stata la più votata - al primo turno - in 41 dipartimenti francesi su 96.

Contro la Le Pen giocano ovviamente anche tutti i media, l’Europa, la grande finanza, gli USA, l’intellighenzia progressista, la sinistra e la magistratura francese. Con tempismo perfetto la Procura di Parigi ha ampiamente pubblicizzato proprio pochi giorni fa un’inchiesta relativa alla gestione dei fondi dell’ex partito della Le Pen partita ben 18 (diciotto!) anni fa. Forse è un record, ma certamente una provvidenziale (per Macron) “Giustizia a tempo” che mi ricorda tanto quella di un altro paese vicino alla Francia, quello che come bandiera ha un tricolore molto simile a quello francese.

 

BUONA SETTIMANA    A TUTTI                                                                               MARCO ZACCHERA

IL PUNTO di Marco ZACCHERA dal 20 aprile 2022


IL PUNTO   n. 858 DEL 15 APRILE  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

 

Cari lettori,

un numero in formato molto ridotto per IL PUNTO di questa settimana, solo per augurare a tutti una Buona Pasqua che sia veramente di resurrezione.

E’ un momento particolarmente triste e difficile per il mondo, l’Europa e l’Italia, così come per tanti altri paesi dove la guerra, l’egoismo umano, il disinteresse per il futuro naturale del pianeta spingono a temere un domani pieno di incognite e difficoltà.

Non riusciamo più a capire dove sia la Verità, le notizie si accavallano tra violenze e futilità, superficialità e contraddizioni.

Sembra che si sia persi un po' tutti la bussola, forse anche perché mancano certezze e serietà perfino nell’approccio ai problemi.

In questi momenti così difficili la cosa migliore è allora fermarsi a riflettere, a parlare un po' di più con noi stessi per cercare un po' di luce dentro e fuori di noi.

Il venerdì santo è la notte della paura e della tristezza, ma per il credente al buio segue, deve seguire comunque la luce dell’alba, di un’alba di Resurrezione.

Vedere questa luce e saperla costruire è l’augurio che faccio agli amici che mi seguono da tanti anni, così come ai lettori più recenti, perchè si deve “comunque” sperare, bisogna “comunque” impegnarsi, non si può e non si deve gettare la spugna, magari chiudendoci ancora di più in noi stessi con menefreghismo e – spesso – troppo egoismo.  

Ciascuno di noi è quindi invitato a riflettere per cercare di riscoprire invece in noi stessi e negli altri valori veri per la nostra vita.

La speranza è di riuscirci -  sia come individui che come comunità -  idealmente vicini a chi in questi giorni soffre di più per le devastazioni della guerra, le ingiustizie, le violenze, le rivalità troppo spesso assurde che dilaniano il mondo.

 

 

BUONA PASQUA A TUTTI                                                                MARCO ZACCHERA




IL PUNTO N. 857 dell’ 8 APRILE 2022

di Marco Zacchera (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati: www.marcozacchera.it

 

In questi giorni sono negli USA e da qui le vicende europee sono viste con tutt’altra prospettiva rispetto all’ Italia. Questo numero de IL PUNTO è quindi un po' diverso dagli altri, ma ci tenevo a trasmettere ai lettori alcune impressioni sulla guerra in Ucraina colte dall’ altra parte dell’Atlantico. Note che trascendono dalle notizie dell’ultimo minuto e che volutamente non si soffermano sugli orrori e la violenza che ha segnato anche questo conflitto. Non ci sono dubbi sulle responsabilità dell’aggressione di Putin, ma cerchiamo di vedere le cose anche in modo strategico per il futuro dell’Italia e dell’Europa, non facciamoci confondere da notizie non sempre documentate e certe, visto che in ogni guerra la verità è spesso manipolata agli interessi di parte.

 

GLI INTERESSI DI BIDEN

A oltre quaranta giorni dall’inizio del conflitto, qui negli USA le notizie della guerra in Ucraina tendono a scivolare via velocemente dai titoli di testa dei TG con gli americani molto più preoccupati per l’inflazione e il costo dei carburanti che non per il lontano fronte europeo.

E’ infatti molto più commentata la decisione presidenziale di attingere un milione di barili al giorno dalle riserve strategiche fino alla fine dell’anno pur di bloccare il prezzo della benzina che era schizzato in molti Stati oltre i 5 dollari al gallone. La mossa ha stabilizzato il prezzo intorno a 4,20 dollari, equivalenti a 99 centesimi di euro al litro, un prezzo che a noi sembra da favola, ma per gli americani è comunque uno shock.

Un esempio per sottolineare come la partita Ucraina si giochi negli USA principalmente sul fronte interno sostenuto da una borsa dove corrono soprattutto i titoli legati alla difesa, grande business americano di cui in Europa si parla pochissimo.

L’opinione pubblica guarda preoccupata al prezzo della benzina, ma anche perché deve prende atto che l’inflazione ufficiale, già prima della guerra, era salita al 7,9%, record negativo dal 1982, mentre la Federal Reserve pompa quotidianamente nel sistema una somma imponente di liquidità (si parla di 300 miliardi di euro al mese, ovvero in un solo mese tutti i fondi italiani del PNRR) per sostenere i consumi e – indirettamente – le traballanti fortune di Biden chiamato a novembre ad un difficile turno elettorale.

Dietro il paravento degli aspetti politici ed umanitari del conflitto, gli USA si stanno indebitando sempre di più, ma grazie alla loro rafforzata leadership economico-finanziaria, scaricano una parte dei propri guai sull’Euro e le alte economie straniere con il dollaro che comunque si e rafforzato confermandosi come valuta centrale del mondo.

 

“Combatteremo la guerra in Ucraina fino all’ultimo europeo” E’ uno slogan ipotetico, ma che rende l’idea: l’America vende armi, tiene alta la tensione, fa i propri affari e scarica rischi, profughi e “danni collaterali” sugli alleati e le loro economie.

Dopo l’abbandono dell’Afghanistan che ha significato una figuraccia immensa per la Casa Bianca, l’amministrazione Biden sta puntando tutto su un rilancio economico interno nel tentativo di affrontare al meglio il voto di novembre. Di qui la necessità di tenere basso il costo del denaro offrendo liquidità delle famiglie (si stanno ripetendo le situazioni pre-2008, quando esplose la bolla dei mutui sugli immobili che come un terremoto sconvolse l’economia del mondo) e puntando a nuovi posti di lavoro. Il prezzo da pagare è un aumento astronomico della liquidità circolante che genera inflazione, ma accettabile se appunto viene parzialmente “spalmata” all’estero nel momento in cui la guerra indebolisce soprattutto le cncorrenti economie europee.

Parliamoci chiaro: l’America non risente economicamente del conflitto, non impiega propri uomini in prima linea, non ospiterà una quota significativa di profughi, ma ha tutto l’interesse a mantenere alta la pressione perché controllerà sempre di più le fonti energetiche mentre fa grandi affari in campo militare anche in Europa.

La Germania, per esempio, ha acquistato nelle scorse settimane nuovi armamenti USA nel quadro di un piano di rinnovamento delle sue forze armate con un budget di 100 miliardi di Euro. Applaudono Lockheed, Martin, Raytheon, General Dynamics, Boeing e Northrop Grumman, i giganti della difesa USA sempre in prima fila – guarda caso - a sostenere Biden.

 

Soprattutto, sul piano strategico, gli USA al di là delle dichiarazioni ufficiali sono ben contenti del solco profondo che la guerra in Ucraina sta creando tra UE e Russia che - ove fossero invece paesi tra loro alleati -potrebbero insieme diventare un formidabile antagonista all’America.

Un’Europa debole dal punto di vista energetico è poi un’altra manna per Washington che invierà gas – così almeno è stato promesso – ma ad ottimi prezzi (per gli USA) mentre la sospensione dei lavori per il gasdotto Nord Stream 2 chiuderà per anni i rubinetti ad Est per un’Europa affamata di energia: la quadratura di un cerchio perfetto in cui l’UE è però la parte perdente.

Anche se si pone l’accento soprattutto sulle tematiche umanitarie per giustificare la reazione all’attacco di Putin, di fatto la crisi ucraina sta quindi diventando un formidabile mezzo per gli Stati Uniti per controllare in modo economicamente e militarmente molto più forte un’Europa divisa su molti aspetti e già zoppicante per aver perso la Gran Bretagna.

 

Si spiegano così anche alcune mosse di Biden che sembrerebbero scriteriate, se davvero alla Casa Bianca ci fosse una concreta volontà di costruire la pace. Se vuoi la pace non provochi e insulti gli avversari, non spingi per esasperarli quando sai che buona parte delle forze armate russe non sono (ancora) coinvolte in Ucraina. Soprattutto rifletti prima di armare l’Ucraina perpetuando il conflitto e insisti invece per una mediazione credibile mentre – anche sulle sanzioni – cerchi di non scegliere quelle che danneggiano soprattutto gli alleati europei, come invece è stato fatto.

 

E l’Europa, l’Italia, Draghi? Ho l’impressione che (a parte tutti i consueti appelli alla pace, democrazia, libertà, diritti umani  ecc.ecc.) una volta di più a Bruxelles comandino quelle lobby che non sono sempre dalla parte dei comuni cittadini europei. Conta soprattutto il business, così dopo il Covid ora si guadagna con la guerra: ieri si speculava sui vaccini venduti a prezzi esorbitanti senza controlli sui contratti (dopo due anni i contratti pubblici europei con le americane Pfizer e Moderna per centinaia di milioni di dosi e miliardi di euro sono ancor segreti!), oggi si permettono aumenti dei costi energetici che uccidono l’economia europea, ma portano profitti scandalosi alle multinazionali. Quanti riflettono anche su questi aspetti, quali media ne parlano?  Spero che qualche italiano in più cominci a farsi delle domande.

 

Buona settimana a tutti                          ……                                Marco Zacchera 




IL PUNTO   n. 856 del 1 APRILE  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: Prima il COVID poi la guerra in Ucraina: l’attenzione di tutti è concentrata sempre su alcuni temi monopolizzanti, ma anche altre problematiche non dovrebbero essere dimenticate.

In campo politico, per esempio, eletto Mattarella tutto è caduto sotto silenzio per il CENTRO-DESTRA che sembra incapace di darsi una linea comune, ma le elezioni si avvicinano.

Tornando invece all’attualità del conflitto ucraino, una lettura dei dati sulla SPESA PER GLI ARMAMENTI nel mondo imporrebbe almeno una riflessione e credo giustifichi pienamente la posizione di PAPA FRANCESCO che insiste a considerare la guerra una follia. Notate: il Papa viene citato dai media e invitato in TV quando parla in termini “umanitari”, di immigrazione ecc. perché fa molto “progressista” ma se - come nei giorni scorsi - chiama i governi ad un freno delle spese militari allora viene di fatto censurato perché evidentemente dà fastidio a chi campa sulle guerre e ad una sinistra  che dal “pacifismo” antiamericano si è convertita al pro-militarismo anti russo, anche se quasi nessuno sembra volerlo notare. Intanto passano i mesi e non si conoscono ancora le priorità del PNRR, mentre Draghi punta sull’extra-deficit per tirare a campare.

 

C’ERA UNA VOLTA IL CENTRO DESTRA....

La data non si sa ancora e della questione non ne parla nessuno, ma tra il 15 aprile (data ormai impossibile) e il 15 giugno si andrà a votare in 977 comuni italiani tra cui 26 capoluoghi di provincia e 143 comuni oltre i 15.000 abitanti. Nella stessa giornata si dovrebbe (forse) votare anche per i referendum sulla giustizia promossi da Lega e Radicali.

Si voterà in città importanti da Palermo a Padova, da L’Aquila a Verona, da Taranto a tutti i capoluoghi del sud del Piemonte, da Messina a Genova. Un test elettorale di milioni di elettori a meno di un anno dalle elezioni politiche ma che per ora sta passando sotto traccia.

Nel  centro-destra tutto tace ed è significativo perchè – reduce dalla infausta tornata delle amministrative dell’autunno 2021 e dalla sconfitta alle “supplettive” di Roma  – l’alleanza dovrebbe in qualche modo prepararsi a un turno elettorale che si preannuncia molto divisivo e a rischio di nuovi disastri, complice - una volta di più – la superficialità  ed il disinteresse dei leader che vanno avanti ciascuno per conto proprio, al più incontrandosi solo al “quasi-matrimonio” di Berlusconi, cui però era invitato soltanto il “fido” Matteo Salvini, quasi come una incoronazione di potenziale successione all’onnipresente ed inossidabile (anche se per molti decisamente patetico) Silvio Berlusconi.

Pare che la Meloni e Salvini non si sentano dal 28 gennaio quando – improvvido – l’ascensore del leader della Lega “salto” il quinto piano del palazzo dei gruppi a Montecitorio, là dove era atteso (invano) da Giorgia Meloni per concordare le mosse.

Era il giorno in cui si doveva decidere sul Mattarella-bis e che finì come si sa, compreso il siluramento (ed affondamento) politico di una alleanza di centro-destra che per la partita Quirinale era partita con i favori del pronostico.

Da allora le tensioni tra i gruppi sono aumentate con scortesie collaterali: le reti Mediaset (“indipendenti”?!) hanno di fatto cancellato le presenze di esponenti di Fratelli d’Italia, la Meloni non è stata invitata al “quasi matrimonio” di Berlusconi e soprattutto in periferia è in corso una serrata guerra di posizioni che in vista di   elezioni amministrative non promettono mai nulla di buono.

E pensare che la guerra in Ucraina era stata occasione di un forzato riavvicinamento di FdI al governo, occasione che sta evaporando anche per le difficoltà di Draghi a chiudere in maniera soddisfacente il “pacchetto energia” dando spazio alle proteste dell’opposizione per il perdurante caro carburanti.

Colpisce questa mancanza di volontà a correre insieme, pur ripetendo il mantra che una alleanza “naturale” ci sarebbe nei fatti. La realtà è ben diversa ed anche questi atteggiamenti fanno pensare che salgano le quotazioni di un nuovo sistema elettorale   proporzionale dove la visibilità dei singoli partiti sarebbe il “valore aggiunto” che ciascuno, alla fine, narcisisticamente attribuisce a sé stesso.

In un momento in cui la sinistra è profondamente divisa il centro-destra non solo sembra incapace di riannodare i propri nodi, ma permette a Letta di ricucire tra i suoi e il M5S: una “grazia ricevuta” di impensabile valore.

 

NUMERI TERRIBILI (CHE NON TORNANO)

La Camera ha approvato a grande maggioranza un ordine del giorno che impegna il governo ad "avviare l'incremento delle spese per la Difesa verso il 2% del Pil”. Passando in pratica dai 25 miliardi l'anno attuali a 38 miliardi l'anno.

Stando all’ ANSA, i 27 Paesi dell’Ue, - secondo i dati del SIPRI di Stoccolma, uno dei più accreditati ed indipendenti istituti mondiali di analisi - già oggi spendono 233 miliardi di dollari all’anno in spese per armamenti, più del triplo di quanto spende la Russia. Gli Stati Uniti (un altro paese NATO) sono in testa in termini di spesa con oltre 766 miliardi di dollari, che rappresentano il 3.74% del loro PIL: da soli gli USA spenderebbero oggi più di UNDICI VOLTE rispetto alla Russia.

Anche la Cina spende di più che nel passato: +76% nel decennio 2011-20, come India e Russia. Mosca è cresciuta costantemente fino al 2016, ha investito molto negli ultimi tre anni, raggiungendo ad una spesa stimata di 67 miliardi di dollari, comunque meno di un decimo degli USA E’ “SOLO” TRE VOLTE L’ITALIA.

L’Ucraina si trovava al 34esimo posto mondiale, con quasi 6 miliardi. Un valore che significa il 4.13% del suo GDP nazionale. Il suo trend di spesa è in crescita: 10 anni fa la spesa era di poco più di due miliardi, ma Kiev prima della guerra spendeva comunque un decimo rispetto alla Russia.

In termini complessivi La Nato (USA compresi) spende complessivamente circa 1.103 miliardi di dollari, pari al 56% della spesa militare globale. Tra i primi 15 Paesi per spesa militare nel mondo, sei sono membri della Nato: L'Italia rimane nella top 5 europea per spesa e all’undicesima posizione globale. 

Quindi Mosca spende “solo” 67 MILIARDI e la NATO ben 1.103 MILIARDI: 18 VOLTE PIU’ DELLA RUSSIA.

O i numeri sono sballati o Putin è un suicida a mettersi contro la NATO, oppure (terza ipotesi, da non scartare) la NATO spende male i suoi soldi, ma allora - prima di aumentarli - andrebbe verificato se non sia il caso di spenderli meglio, ammesso che ci sia un “meglio” nelle spese militari.

Un aspetto che andrebbe verificato anche per le spese militari italiane.

Sono argomenti che però danno fastidio: dopo decenni di input e proclami pacifisti – soprattutto se si dovevano criticare gli USA – ora siamo al corto/contro circuito informativo: perfino se Papa Francesco dà dei “folli” ai governanti (compresi quelli europei) per queste spese eccessive viene di fatto censurato. Chissà se qualche italiano si renderà conto che anche questo è un chiaro indizio di assoluto controllo dell’informazione, oltre a sottolineare quanto meno importante sia diventata la Chiesa - rispetto a solo qualche decennio fa - nella sua capacità di influenzare le scelte politiche dei governi. 

Pensate se l’umanità destinasse queste somme - anziché per potenzialmente uccidersi a vicenda - a migliorare invece le condizioni del pianeta e di chi ci abita…

 

NOTIZIE DEL PNRR ?

Non riesco a capire quali siano le CONCRETE priorità dei miliardi spesi e da spendere per il PNRR, argomento che è totalmente sparito dai radar dell’informazione. Possibile che gli italiani non abbiamo il diritto di conoscere chiaramente quali siano i principali obiettivi da raggiungere e quali le opere pubbliche prioritarie? Probabile che l’Europa rimanderà tempi e procedure per l’emergenza ucraina, oltre che allargare i margini dei deficit pubblici, ma un po' più di chiarezza mi sembra comunque  indispensabile.

 

A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA                            MARCO ZACCHERA 




IL PUNTO   n. 855 del  25 MARZO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: Ma gli attori in campo vogliono VERAMENTE la pace in Ucraina? Putin è l’aggressore, ma BIDEN e ZELENSKY come si stanno comportando?

Se devi trattare con Putin non devi provocarlo come ha fatto Biden, altrimenti è ovvio che insisterà nella sua aggressione.  Ma quanto “vale” davvero Biden? Questo è il dubbio che deve porsi il mondo e soprattutto l’Europa che si trova in prima fila in un conflitto molto pericoloso e per il quale continuo a pensare che l’Italia NON debba armare l’Ucraina. Intanto dobbiamo prendere atto che l’informazione di guerra non coincide spesso con la verità che viene così manipolata, mentre il vero dramma sono i milioni di persone inermi che si trovano coinvolte nel conflitto. Credo che le parole del Papa siano illuminanti: forse andrebbero almeno lette e meditate / In AFGHANISTAN intanto i talebani (nonostante le promesse) hanno ufficialmente vietato l’accesso a scuole medie e università alle ragazze: l’oscurantismo islamico è un nuovo medioevo che avanza, ma al mondo questo non interessa.    

 

MA BIDEN (E ZELENSKY)  VOGLIONO DAVVERO  LA PACE?

Che Putin sia colpevole dell'aggressione ed invasione dell'Ucraina è fuori di dubbio, ma se il presidente degli USA Joe Buden lo definisce ufficialmente in TV "Criminale di guerra, dittatore assassino e delinquente" significa che la stessa Casa Bianca non vuole costruire la pace, perché provocare l'avversario - per colpevole che sia - significa solo voler alimentare una sua reazione che, conoscendo Putin, non potrà che essere violenta.

Ma Joe Biden è davvero in grado di comandare la più grande nazione del mondo (ammesso lo sia ancora)? Oppure è un vecchietto un pò stordito che deve leggere ogni riga che gli mettono davanti perché incapace di un pensiero proprio, così come deve assolutamente guardare fisso il "gobbo" che sta dietro ad ogni sua telecamera TV per lo stesso motivo? O è diventato semplicemente un burattino nelle mani di chi anche negli USA vuole moltiplicare gli effetti della guerra che - come sempre - permette di fare ottimi affari, soprattutto se a rischiare e ad andare in crisi è soprattutto l’Europa?  

Comportandosi in modo così sprovveduto temo che Biden non sia un portatore di pace, forse perchè - facendo la voce grossa – spera di far dimenticare al mondo le porcherie che suo figlio ha combinato in Ucraina o, più semplicemente, è alla disperata ricerca di consensi in vista del voto americano di mezzo termine che a novembre rischia di polverizzarlo. Di sicuro è un personaggio non all'altezza del ruolo nonostante gli osanna (sempre più forzati) di tutti i progressisti del mondo.

Immaginate per un attimo se a provocare così Putin fosse stato Trump: minimo sarebbe stato indicato come un ignorante in politica estera, provocatore e guerrafondaio. Ma Biden è "democratico" e - come i suoi mentori Obama e Clinton - deve essere accompagnato sempre dal plauso preventivo e preconcetto, anche se sembra sempre di più un vecchietto sostanzialmente incapace di affrontare le responsabilità del suo ruolo.

 

L’INFORMAZIONE E LA VERITA’

Ho l’impressione, riguardo alla guerra in Ucraina, che spesso ci sfugga la verità per finire nella propaganda. Giorno per giorno appaiono (e spariscono) numeri inverosimili, seguono smentite spesso altrettanto inverosimili o minacce catastrofiche che poi (per fortuna) vengono ridimensionate. Ma soprattutto ci sono troppi silenzi, omissioni, commenti pilotati. I “vecchi del mestiere” (come Tony Capuozzo) sono molto più cauti nelle loro analisi rispetto alla legione dei nuovi “esperti” che hanno conquistato le prime file nei talk-show rubando il posto a quelli del Covid.

Le responsabilità di una invasione sono chiare, ma chi stia lavorando veramente per la pace è molto meno chiaro, così come anche tra i “buoni” ci sono cose che non mi quadrano. Zelensky, per esempio, ottiene una “standing ovation” a Montecitorio dopo aver messo fuori legge solo poche ore prima 12 partiti di opposizione tutti dichiarati “filorussi”: qualcuno l’ha notato e si è posto qualche domanda?

La realtà è che forse la verità ha molte facce, angolazioni, giudizi diversi ed è soprattutto molto più complicata, così come la storia dell’Ucraina che geograficamente è una “fusione a freddo” di genti molto diverse tra loro.

Continuo personalmente a pensare che sia un errore armare l’Ucraina, che l’Italia e l’Europa dovrebbero continuare concretamente ad aiutare dal punto di vista umanitario ma NON inviare armi, anche perché è contraddittorio o perlomeno curioso esporre poi le bandiere della pace.

La scusa per bombardare Hiroshima fu che era l’unico mezzo per costringere il Giappone alla resa, altrimenti avrebbe resistito ancora per mesi con grandi perdite di vite umane, ma ad oggi la Russia ha dispiegato in Ucraina solo una parte della sua forza: se armiamo e rafforziamo l’avversario sarà una continua escalation senza mai arrivare ad un armistizio con morti e disastri da ambo le parti. Solo la diplomazia può portare ad una tregua: se le “condizioni minime” chieste da Putin sono ragionevoli e l’Ucraina può essere garantita dall’ Occidente nella sua sovranità, perché non spingere su queste basi? Questo è il punto che va affrontato, ma se si spara soltanto non si ragiona, mai.

 

Io non conto nulla, ma proprio ieri il Papa ha detto: «La vera risposta» alla guerra non sono altri armamenti, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari, ma un'altra impostazione, un modo diverso di governare il mondo, non facendo vedere i denti». Il Papa si è «vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il 2 per cento del Pil per l'acquisto di armi come risposta a questo che sta accadendo, pazzi!». Per il Pontefice è «ormai evidente che la buona politica non può venire dalla cultura del potere inteso come dominio e sopraffazione, no, ma solo da una cultura della cura, cura della persona e della sua dignità e cura della nostra casa comune. Lo prova, purtroppo negativamente, la guerra vergognosa a cui stiamo assistendo, penso che per quelle di voi che appartengono alla mia generazione sia insopportabile vedere quello che è successo e sta succedendo in Ucraina. Ma purtroppo questo è il frutto della vecchia logica di potere che ancora domina la cosiddetta geopolitica». “La storia degli ultimi settant'anni lo dimostra – ha osservato Bergoglio - guerre regionali non sono mai mancate, per questo io ho detto che eravamo nella “terza guerra mondiale a pezzetti”, un po' dappertutto, fino ad arrivare a questa, che ha una dimensione maggiore e minaccia il mondo intero». Ma il «problema di base è lo stesso: si continua a governare il mondo come uno “scacchiere”, dove i potenti studiano le mosse per estendere il predominio a danno degli altri."

 

AMEN

Con una decisione a sorpresa – ma in fondo prevedibile – e violando gli accordi sottoscritti a Doha con gli USA la leadership dei talebani che dall’agosto 2021 ha ripreso il controllo dell’Afghanistan ha deciso di non ammettere più le ragazze a scuola dopo i 10 anni di età, senza comunicare se e quando il divieto verrà mai revocato.

Da quando hanno preso il potere i talebani la maggior parte degli istituti e le università erano già di fatto vietate a donne e ragazze, ora il divieto è totale ed ufficiale.

L’Alto Commissario Onu per i diritti umani, la cilena Michelle Bachelet, ha espresso la sua «profonda frustrazione e delusione… ecc.ecc.»

E’ immaginabile quanto gliene freghi ai talebani della “frustrazione” della signora Bachelet, ma tanto il mondo è distratto e i diritte delle donne afghane non sono più - da tempo - argomento da trattare in TV.

 

RICORDATEVI CHE...

se non ricevete più il Punto contattatemi: ogni settimana "spariscono" molti indirizzi dagli invii effettivi che finiscono in spam o inavvertitamente respinti, ma non posso saperlo preventivamente. Grazie anche a chi mi segnala gli indirizzi mail di potenziali nuovi lettori. 

 

 

A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA                                MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 854 del 18 MARZO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: Troppe altre guerre dimenticate – Il governo “scopre” (in ritardo) le speculazioni sul prezzo dei carburanti, ma intanto recupera somme enormi ai danni dei consumatori alimentando l’inflazione e non ha il coraggio di imporre un calmiere – Due incredibili storie di epurazioni (cretine) nel nome dell’antifascismo – storia in TV.  

 

GUERRE

No, non vi parlo di Ucraina perché ne parlano tutti. Prima era il Covid a monopolizzare le informazioni, ora si parla solo del conflitto, in un tragico talk show quotidiano. 

Guerre? Come il Covid è improvvisamente sparito dai media, così abbiamo dimenticato tutte le altre guerre che purtroppo impestano il mondo.

Nessuno parla più di Afghanistan, velocemente cancellato dopo la maxi-figuraccia USA ed occidentale, ma dove si continua a morire. Sparite totalmente dall’attenzione le donne afghane: “Non vi dimenticheremo” era stato detto loro e invece centinaia di ex giudici donne ed ex giornaliste sono sparite nel nulla, milioni di donne sono tornate al medioevo e neppure l’8 marzo sono state ricordate. Vivono nascoste, forse morte, forse fuggite: nessuno lo sa, nessuno ci informa. Così come sul destino dei circa 4.000 collaboratori afghani della nostra missione militare che dovevano essere “salvati”: partito l’ultimo aereo ad agosto non si è più visto né sentito nessuno.

Spariti (anzi, mai apparsi) i video sui disastri della guerra saudita in Yemen (conflitto benedetto dagli USA e combattuto anche con armi italiane), come "no news" dalla Somalia dove si muore da anni, dalla Birmania, dal Corno d’Africa, dal Sud-Sudan e da una incredibile serie di paesi – dall’Egitto all’Iran, dalla Cina a Cuba – dove i diritti umani sono negati. Guerre dimenticate, senza “appeal”.

In che tragedia di mondo stiamo vivendo!

 

PETROLIO TRA PREZZI E SPECULAZIONE

Considero Mario Draghi come un premier autorevole, ma ho l’impressione che “Supermario” sia molto, troppo attento agli interessi delle grandi multinazionali prima ancora di considerare i loro effetti per i  comuni cittadini italiani.

Prima gli interessi delle case farmaceutiche che si sono gonfiate con i profitti Covid senza lo straccio di un calmiere europeo, poi il tappeto rosso alle banche che hanno fregato milioni di risparmiatori, adesso i prezzi petroliferi sui quali si sta intervenendo con grandi ritardi e dopo aver permesso profitti scandalosi.

Ne avevo scritto la settimana scorsa, colpito dai silenzi ufficiali e proprio il giorno dopo si è svegliato il ministro Cingolani che ha parlato di speculazioni, truffe, extraprofitti, manco avesse letto “Il Punto”. Comunque Cingolani è un ministro davvero sconcertante dichiarando pubblicamente : “Non capisco come ciò sia possibile”.

Il signor ministro non capisce?! Si chiama speculazione, quella che arriva puntuale quando un governo interviene con lentezza, permettendo utili stratosferici alle multinazionali senza scrupoli ma anche alle aziende para-pubbliche che pur dovrebbero fare gli interessi dei cittadini.

Servono poco i viaggi di Di Maio in Algeria a implorare gas se la nostra diplomazia e quella europea non riescono a convincere i paesi del Golfo ad aumentare significativamente la produzione. Paesi arabi che ringraziano Putin per l’enorme regalo portato loro dalla guerra in Ucraina e non è un caso che gli Emirati Arabi si siano astenuti anche in sede di votazioni ONU a condannare la Russia.

L’altro aspetto emblematico (e speculativo) è che i prezzi sono schizzati non appena USA e Gran Bretagna hanno parlato di embargo alla Russia. Facile per questi due paesi parlarne perché hanno una quasi assoluta indipendenza estrattiva rispetto a Putin, ma lasciando nei guai tutti gli altri, ad iniziare dai paesi europei.  

Il problema è acuito anche dalla ipocrisia del nostro governo: il costo del petrolio incide per circa il 35% sul prezzo alla pompa, le altre componenti fiscali, IVA e accise superano invece il 50% e – soprattutto – viene oggi raffinato petrolio che non è stato acquistato agli attuali prezzi correnti, ma stoccato a prezzi molto inferiori, senza contare che tutte le imprese petrolifere si assicurano forniture a prezzi calmierati o sono contro-assicurate rispetto alle fluttuazioni del mercato.

Per avere un’idea dell’imponenza delle speculazioni che Cingolani “non capisce” basta guardare al 2013-2014 quando vi fu una fiammata mondiale dei prezzi petroliferi.

Il 16 giugno 2014 il prezzo di greggio al barile raggiungeva il prezzo-record di 112,83 dollari, prezzo che oggi – dopo una settimana di alternanti diminuzioni, ma non se ne è accorto quasi nessuno – è intorno ai 100 dollari, ma con un prezzo medio alla pompa (fonte ministeriale del 16 marzo) di 2,18 euro al litro, mentre nel 2014 la benzina toccò il prezzo-record medio di soli 1,72 euro al litro. Una differenza alla pompa di quasi mezzo euro frutto di pura e semplice speculazione che infatti – appena si è cominciato a parlarne – per incanto si è “raffreddata”.

Comunque, se rispetto a 3 mesi fa oggi il prezzo del greggio è aumentato del 30% significa che alla pompa il prezzo della benzina dovrebbe essere aumentato di non più del 10% (un terzo del 35% di incidenza del costo del greggio sul prezzo alla pompa) a parità di “guadagno” dello stato.

I carburanti sono però aumentati molto di più e la differenza è tutto maggior profitto della “catena”, dove però per oltre il 50% la catena si chiama “Stato”.

Lo Stato sta quindi generando inflazione che erode i risparmi e gli stipendi “guadagnando” molto dai rincari, oltre agli strabilianti profitti di aziende para-pubbliche come ENEL ed ENI. Si parlava di tassare almeno questi extra-profitti, ma poi tutto è evaporato e non è certo una risposta rateizzare le bollette (che prima o poi vanno comunque pagate) o ridurre di un poco le accise, visti gli extra margini.  

Lo stesso vale per gli aumenti dell’energia elettrica che per quasi il 40% è fornita da energia rinnovabile che non ha avuto aumenti di prezzo, eppure con la scusa dell'aumento del prezzo del gas tra IVA, accise e balzelli vari le bollette sono più che raddoppiate.

Se lo stesso governo ha imposto lo stato di emergenza, Mario Draghi deve ora dimostrare coraggio e coerenza imponendo prezzi equi e controllati per energia e carburanti.    

D'altronde non c’è libera concorrenza se di fatto un cartello di produttori (e raffinatori) fissa i prezzi a proprio piacimento, in un reciproco interesse di pochi e nel disinteresse delle inutili Autority pubbliche. Draghi dimostri insomma la sua autorevolezza ed indipendenza da quei grandi gruppi economici che troppo spesso si delineando alle sue spalle e che sembrano dettare le regole del gioco con il compiacente placet di Bruxelles.

 

IDIOZIE ED EPURAZIONI

Nel centenario della traslazione del Milite Ignoto al Vittoriano, il comune di Guidonia Montecelio (Roma) aveva deciso di intitolare una via a Maria Bergamas, friulana, la madre che cento anni fa scelse ad Aquileia l’ignota salma del caduto che oggi riposa all’Altare della Patria, simbolo di tutte le madri che avevano perso i loro figli nella prima guerra mondiale.

“Contrordine compagni”: la giunta PD-M5S ha ora innestato infatti la marcia indietro avendo “scoperto” che la signora in questione sarebbe poi stata “fascista”. Attenzione, la Bergamas non ebbe mai nessun incarico, nessun ruolo, nessuna nomina, ma “di fatto” - sostiene ora la giunta della cittadina laziale - divenne “un emblema fascista” e quindi va epurata.

Ipocrisia, soprattutto facendo notare che il comune di Guidonia – che oggi ha 86.000 abitanti - è stato fondato il 15 dicembre 1935 proprio per volontà del Duce, in ricordo del generale dell’aeronautica Alessandro Guidoni, dopo imponenti lavori idraulici che debellarono la malaria che colpiva quella zona. Ma si sa, anche le bonifiche del ventennio erano conquiste antifasciste.

 

In questa gara epurativa anche il governo, in settimana, ci ha messo del suo.

Il segretario nazionale di Sinistra Italiana, on. Nicola Fratoianni, ha infatti pure lui “scoperto” che un aereo dell’aeronautica militare – udite udite! – è tuttora intitolato ad Italo Balbo chiedendo di epurarne il nome. Il Ministro della Difesa, rispondendo a Montecitorio ad una sua interrogazione, ha comunicato che si procederà prontamente in tal senso.

Invano andrebbe ricordato che Italo Balbo fu il fondatore - di fatto - della nostra aeronautica moderna (e fu il primo ministro dell’aeronautica), quello che per primo volò in formazione per mezzo mondo con i suoi idrovolanti conquistando popolarità per l'Italia e record ineguagliati: siccome tutto è ipocrisia, la Memoria deve essere oggi una cosa negata.

Forse Fratoianni non sa neppure  non solo che Italo Balbo era contrario alla guerra a fianco della Germania, ma soprattutto che fu l’unico gerarca ad opporsi alle leggi razziali come risulta dal verbale della riunione del Gran Consiglio del fascismo nella seduta del 6 ottobre 1938, morendo poi alla guida del suo aereo nei primi giorni di guerra, colpito (per effettivo errore?) dalla contraerea italiana in Libia.

 

STORIA IN TV

Alcuni lettori mi chiedono come sia possibile ascoltare le mie settimanali chiacchierate di storia locale su VCO-AZZURRA TV. Ricordato che sono visibili (canale 853 e altri) il venerdì alle 22 con replica il sabato alle 13.30 – 14.30 – 17.30 e il martedì alle 12, ricordo che le puntate restano poi sempre visibili sul sito di VCOAZZURRA TV -  You Tube.  

 

 

A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA                            MARCO ZACCHERA 



IL PUNTO   n. 853 del 11 MARZO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: UCRAINA: Non credo che sia una buona idea che l’Italia (e l’Europa) “armino” l’Ucraina, il rischio è di allungare la guerra. Bisogna piuttosto garantire l’Ucraina imponendo la sua neutralità: la guerra diplomatica si vince cedendo reciprocamente qualcosa, altrimenti la guerra continuerà.  PETROLIO: i prezzi volano, ma soprattutto volano profitti e  la speculazione visto che il greggio per gasolio e benzina venduti oggi sono stati acquistati  a prezzi molto più bassi nei mesi scorsi, eppure il governo non interviene con ripercussioni pesanti su inflazione, automobilisti, autotrasportatori, pescherecci. Una volta di più a guadagnare sono le grandi compagnie del settore che stanno facendo profitti immorali ed inauditi. MEZZOBUSTI: Spariti da un giorno all’altro medici ed esperti virologi, infettivologi, cattedratici ed affini tutti espertissimi a litigare parlando di COVID è adesso l’ora dei generali: in Italia ne abbiamo 485 in servizio, quindi c’è un teleschermo per tutti. Infine un ricordo di ANTONIO MARTINO, persona e seria e soprattutto competente.

 

L’ITALIA FORNISCE ARMI? UN ERRORE STRATEGICO

Non credo che l’Italia compia una buona mossa strategica contribuendo ad armare l’Ucraina e – oltre  ad accogliere i profughi e ad aiuti umanitari  – credo sarebbe meglio inviare aiuti militari solo di carattere difensivo.

Non è dando forza militare a Kiev che si avvicina la pace, anzi, se illudiamo l’Ucraina di difenderla militarmente si sentirà più forte per combattere i russi e sarà sempre più difficile trovare un accordo.

Sia ben chiaro che è Putin l’aggressore ed il responsabile principale della crisi, ma ora serve una tregua, un armistizio, una reciproca serie di garanzie, non altre armi da impegnare sul terreno.

Aiutare l’Ucraina significa per esempio inviare cibo e materiale sanitario, ma anche “militare” di difesa passiva (giubbotti, tecnologia difensiva, tende, ospedali da campo, cucine, mezzi di trasporto) ma NON materiale bellico o munizioni e non tanto o non solo per ragioni costituzionali, ma perché in questo modo la guerra sul terreno rischia di allungarsi.

A questo proposito non mi piace l’equivoca posizione di Biden che fa il “furbo”. Vende armi e lancia proclami, ma per gli USA conta poco l’embargo energetico russo visto che vale meno del 10% dei loro consumi, per noi è ben diverso con punte del 43% delle forniture di gas. Così come l’economia USA non commercia con la Russia mentre per l’Europa è un partner importante e interi settori italiani (dalla moda ai mobili, dalla alta gamma agli elettrodomestici) sono in crisi per l’embargo.

 

Per uscire dalla crisi ucraina servirebbe piuttosto un colpo di scena: per esempio offrire alla Russia la possibilità di nuovamente bussare in Europa.

Detto così può sembrare assurdo mentre i tank girano per Kiev, eppure sarebbe la logica conclusione di un conflitto atroce ed assurdo, ma che sta mettendo a nudo anche tutte le contraddizioni interne al regime di Putin dove la credibilità del leader penso stia crollando di pari passo all’impantanarsi della situazione.

Un’ Ucraina garantita nella sua neutralità dalla UE, una ampia autonomia alla parte russofila del paese con una striscia di sicurezza tra le parti, il libero accesso russo alla Crimea (com’è già) e - in cambio del ritiro delle forze russe in modo almeno progressivo – anche una immediata apertura europea proprio al “nemico” del Cremlino, ovviamente obbligandolo ad alcuni passi-chiave non solo sulla via della pace, ma anche dell’accettazione dei principi europei di democrazia e pluralismo.

Impossibile? E perché mai?

Entrambe le parti avrebbero solo da guadagnaci: l’Europa blinderebbe le sue necessità energetiche, la Russia ritornerebbe ad essere aperta al commercio internazionale con una garanzia dovuta di tranquillità ai propri confini tornando a guardare ad Ovest e non ad Est dove l’abbraccio della Cina è un rischio anche per loro.

La realtà di due settimane di guerra ha messo a nudo i limiti delle forze russe in termini logistici e di combattimento recitando un copione che è già più volte andato in scena. Quando una dittatura è fragile deve inventarsi un nemico esterno per tentare di cambiare le carte sul tappeto, ma significa che ha i giorni contati o almeno il fiato corto.

Nella storia è sempre stato così e forse anche Putin ha rischiato al tavolo da poker del conflitto convinto che l’Europa e la Nato non avrebbero rilanciato, ma – quando il piatto sale – è sempre più pericoloso stare al gioco e si rischia di perdere tutto. Forse lo Zar si è reso conto che alla fine il bluff rischiava di travolgerlo e soprattutto per questo ha cominciato (forse) a trattare.

Delineare almeno all’orizzonte una strategia di riapertura a Mosca sarebbe utile, anche perché l’Europa deve sinceramente ammettere di avere delle responsabilità nella crisi ucraina e non solo dopo il 2014 ma soprattutto prima. Di fatto si è tirato in lungo quando la Russia veniva incontro con il cappello in mano ad inizio degli anni 2000 ed è trascorso invano il “momento magico” in cui Mosca avrebbe forse accettato più miti condizioni e più serie riforme in cambio dell’accesso al “salotto buono” europeo. L’Europa ha aspettato troppo, ha minimizzato, ha forse pensato di vincere facile di fatto umiliando l’avversario ed è stato un disastro per tutti.

Ricordo bene quei viaggi in delegazione a Mosca (allora ero vice-presidente della UEO, l’unione interparlamentare di difesa e sicurezza dell’Europa Occidentale) e i russi ci sembravano malmessi, un po' disperati, ma comunque disponibili ad integrarsi: non li abbiamo filati molto, anzi, pensavamo ormai fossero ai margini del gioco.

Li abbiamo sottovalutati e con il senno di poi è stato un errore gravissimo dimenticare la storia, la mentalità, il nazionalismo di un popolo orgoglioso ed abituato a stringere i denti nelle difficoltà e che della democrazia non ha ancora fiducia, anche perché troppe volte è più rapida la soluzione d’imperio, dentro e fuori le mura di casa.

Non commettiamo atti potenzialmente sbagliati: quanti sanno che la Russia fa parte del Consiglio d’Europa di Strasburgo? Ora è stata logicamente “sospesa”, ma forse c’è da chiedersi se non si stia chiudendo una delle poche possibilità di incontro e di confronto. In fondo anche la Russia ha diritto di esprimere il proprio punto di vista, non certo con i carri armati ma in sede diplomatica, anche perché la presenza di popolazioni russe in Ucraina è una realtà che non si può nascondere e per la quale va trovato un equo compromesso.

Già il Consiglio d’Europa ha negato l’accesso alla Bielorussia perché “antidemocratica” ma – anche qui – come si può discutere con una controparte se la si allontana e si chiudono i rapporti?

Non ripetiamo gli errori di qualche anno fa che in qualche modo hanno poi contribuito a creare il clima che ha portato alle bombe su Kiev. Non si tratta solo di ricordarci che abbiamo bisogno della Russia anche in chiave di rifornimenti energetici, è ovvio che prima dell’economia conta la libertà ed il rispetto delle persone. Per questo la critica e la censura a Putin per i suoi metodi deve essere chiara ed inequivocabile, ma poi bisogna avere la forza di almeno tentare un minimo di dialogo.

Se si apre una fiammella di pace alimentiamola e non soffiamoci sopra per spegnere tutto: una Russia più vicina è negli interessi di tutta l’Europa, oltre che per i popoli che ci stanno in mezzo e sono le vere, innocenti vittime accerchiate dalla violenza.

 

LE CONSEGUENZE SUI PREZZI E L’INERZIA DEL GOVERNO

Mentre la crisi ucraina scuote il mondo, il prezzo dei carburanti è oggetto di aumenti ma anche di speculazioni inaudite e in parte ingiustificate, con il governo che sembra del tutto assente.  

Ricordiamoci che il carburante venduto oggi alla pompa non è stato comprato o raffinato ieri, ma parecchio tempo fa quando i prezzi mondiali erano ben più bassi di oggi. La differenza è tutta speculazione e profitto incalcolabile, eppure nessuno sembra pensarci, né il governo pone un tetto ad aumenti ingiustificati. Siamo alle solite: aumenti istantanei guardando ai prezzi correnti e non di acquisto,  ma ribassi molto più lenti, in un “libero mercato” dove di fatto poche società operano in regime di monopolio. Credo che in tempi anomali come questi dovrebbe esser lo Stato a fissare i prezzi come è stato in Italia fino a qualche anno fa. La concorrenza fa risparmiare ma solo se è libera: se di fatto c’è un “cartello” tra produttori non lo è più!  

Altro aspetto che non suscita pubblico dibattito è che la percentuale fiscale che incide sul prezzo finale alla pompa e quindi anche lo stato sta guadagnando perfino su questa crisi, il che è per lo meno singolare.

Oltretutto il gasolio pur più “povero” è aumentato molto di più della benzina, dimenticando che l’Italia si muove su gomma e quindi l’aumento dei costi del trasporto fa da grave “effetto leva” sull’inflazione e sull’aumento dei prezzi al consumo, aspetto che però sembra del tutto disinteressare il mondo politico.

Come possono resistere gli autotrasportatori che avevano concordato prezzi al chilometro che oggi si dimostrano del tutto in perdita? Mi aspettavo uno sciopero generale della categoria che per ora dimostra invece molta pazienza, ma che non credo continuerà ancora per molto. 

 

MEZZOBUSTI

Un lampo di guerra e perlomeno dai teleschermi sono spariti gli esperti di Covid che ci avevano allietati per due anni. Virologi, infettivologi, mezzobusto onnipresenti sono stati cancellati dai programmi perché adesso è l’ora dei generali che sull’Ucraina sanno tutto (o fanno finta di saperlo), spesso lasciandosi andare ad un mare di banalità.

In Italia abbiano 485 generali in attività ed una legione di generali pensionati rimasti colonnelli in carriera e la scelta non manca: avanti, che in TV c’è posto per tutti.

 

ANTONIO MARTINO

Un ricordo affettuoso per ANTONIO MARTINO, un caro amico che ci ha lasciato la scorsa settimana. Figlio di Gaetano, uno dei fondatori della Comunità Europea ed artefice dei “patti di Roma” che l’avevano disegnata, Antonio è stato a lungo parlamentare e ministro degli Esteri e della Difesa. Professore universitario in Italia e negli USA, già esponente del Partito Liberale, era poi diventato la tessera n. 2 di Forza Italia, uno degli artefici del miracolo politico di Berlusconi nel 1994. Per me era semplicemente un amico che - per prendermi in giro - mi chiamava sempre ”Zac Zac” aggiungendo immancabilmente “Ma sei sempre di corsa!...”. Bello essere stati amici di persone così…

 

 A TUTTI UN SALUTO                                                                                   MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 852 del 4 MARZO  2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: Una riflessione personale sulla guerra e un’idea per uscirne, aprendo ad una Russia più europea - A Porto Tolle si smantella la più grande centrale elettrica italiana, siamo senza energia ma in “transizione ecologica” e quindi tutti felici e contenti – Sondaggio-shock: 30 anni dopo “Mani Pulite” il 68% degli italiani non ha più fiducia nella Magistratura.

 

GUERRE (RIFLESSIONE PERSONALE)

Oggi (mercoledì scorso - ndr)è il giorno delle ceneri, inizio della quaresima cristiana mentre siamo tutti connessi sulla realtà dell’Ucraina. Cercavo stasera di riflettere sulla guerra e pensavo che in questo momento (così ci dicono, perché la verità non la sapremo mai) ci sarebbero già stati 6.000 morti tra militari, civili, ucraini, russi.

Seimila… i numeri ci dicono poco, sono aridi, soprattutto quando sono grandi, ma per capirli dobbiamo pensare a ciascuno di noi, visualizzando i singoli nostri genitori, i nostri cugini,  un'amica, un vicino. Siamo arrivati a 10 persone? Allarghiamoci e andiamo avanti mettendo insieme altri 6.000 volti di persone che conosciamo (una intera cittadina). Probabilmente non ci arriveremmo mai ma solo allora ci renderemo conto del dramma.

Poi ci sono altre decine di migliaia di vite che indirettamente sono rimaste sconvolte, oltre alle centinaia di migliaia (un fiume) di chi scappa, soffre, è ferito.  Terrore, angoscia, pericolo e la grande incertezza sul futuro di tutti. Tutto ciò perché qualcuno ha deciso – da solo - di attaccare, di rinunciare a discutere per partire improvvisamente con le armi in questa avventura. E' sempre successo così' - purtroppo - nei rapporti tra gli uomini, gli stessi che poi alla fine di ogni guerra visti i danni e le distruzioni reciproche  “con il senno di poi”-  hanno sempre commentato "non ne valeva la pena".

Una volta gli uomini si combattevano a bastonate, poi via via sempre in modo più organizzato... ma sempre, ogni volta, alla fine non ne valeva la pena.

Gli anni superano gli eventi: che cosa ce ne importa oggi se 400 anni fa due alleanze di paesi europei hanno iniziato a combattersi per questioni religiose e in un secolo hanno distrutto un continente? Nulla, non lo ricorda più nessuno, eppure fu l'avvio di una guerra durata decenni con epidemie, violenze, distruzioni in tutta Europa.  Ma perché allora l'uomo non si ferma mai a ragionare, a riflettere, a cercare di valutare bene se  valga davvero la pena di scatenare una guerra, se davvero non ci sia un altro mezzo per rivendicare i propri diritti cercando almeno di capire (non dico di accettare!) il punto di vista di un altro? Perchè alla fine ragioniamo ancora come i nostri antenati ignoranti e violenti.

Per mettere dei freni preventivi a queste crisi hanno inventato le conferenze di pace, l'ONU, i negoziati... Questa volta neppure si è minacciata o "dichiarata" una guerra: la si è cominciata e basta.

Putin (che spesso ho difeso) poteva avere anche delle ragioni, ma comunque non si agisce così, non si mettono in conto le vite degli altri per qualsiasi spirito di maggior potenza, ricchezza, importanza. Sono terribilmente triste in questi giorni per la gente comune, per le vittime di ogni guerra, per quelli che comunque non hanno alcuna responsabilità della situazione eppure sono costretti a soffrire e morire, come sempre.

Penso alle fidanzate dei ragazzi russi spediti in guerra: saranno orgogliose e contente di loro o invece piene di disperazione e paura? 

Per costruire un palazzo, una scuola, un ospedale ci vuole tanta fatica, per abbatterlo con una cannonata bastano pochi secondi, ma - soprattutto se al suo interno non c’è  nessuna persona armata - che logica c’è nell’abbatterlo? Riflettiamo su questo al di là di ogni ragione, diritto, alleanza, dichiarazione, provocazione reciproca, minaccia.

Forse l'Europa e l'Italia oggi sbagliano a prendere delle posizioni di invio di armi, ma chi le ha spinte a farlo, chi le ha messe in condizioni di dover decidere: se non ci fosse stata una aggressione si sarebbero mai sognate di mandare armi in Ucraina?

E non pensate "non mi interessa questa guerra, sono lontani, sono gente diversa da noi, non sono europei": non fatelo, per favore, la storia nei secoli ci ha sempre dimostrato che Ucraina e Russia “sono” Europa!

Non vi sentite coinvolti? Immaginate se al fronte, su qualsiasi fronte, ci fosse vostro marito o vostro figlio o se al fronte ci foste voi – obbligato ad esserci – e a casa c'è  la vostra famiglia in pericolo. Per capire l’angoscia bisogna entrare nella carne, nel pensiero, nell’ansia di ogni singolo uomo mentre intorno sparano e ricordare che  - come in Ucraina - ci sono comunque e purtroppo decine di posti diversi nel mondo dove avviene contemporaneamente la stessa cosa e che se ora ci occupiamo di Kiev è solo perché è più vicino del solito il luogo in cui si combatte.

Purtroppo troppo spesso l'uomo si crede onnipotente, eppure troppe volte lo è solo nel fare il male. Tra l’altro è un atteggiamento tipico di una dittatura quando è al tramonto: debole al suo interno, il regime deve dimostrare con la “prova di forza” di saper rimanere a galla, ma la storia – fatalmente – ci dimostra che invece la guerra è sempre stato un segno di debolezza e di crisi.

Tipico, come sperare nelle “guerre lampo” che invece (è stato sempre così!) poi si cronicizzano.

Sono triste vedendo la desolazione e dentro di me credo e spero che ci sia una Autorità suprema che non vorrebbe fosse così, ma che in noi prevale invece a volte un'anima nera, CATTIVA, che ci spinge al peggio e che a volte vince, malefica.

Non deve essere così, non voglio sia così, prego e spero che non sia mai così… E mi illudo che se questo pensiero di tolleranza fosse sempre più diffuso tra tutti, anche tra i combattenti, sarebbe un primo spiraglio di sole.

 

Poi, se posso esprimere un parere, credo che l’Ucraina debba essere dichiarata neutrale, assicurando larga autonomia alla parte russofila e garantita nella sua indipendenza dalla UE (non dalla NATO) offrendo in cambio ad Ucraina e anche alla Russia una possibile integrazione europea (che non vuol dire essere parte formale della UE). Anche in questi giorni bui credo che solo così la Russia possa avere un futuro: associata all’Europa e non emarginata a rischio di abbracci con la Cina. Sarebbe vantaggioso per loro e per noi, economicamente e strategicamente, creando un blocco continentale determinante a livello mondiale. Certo la Russia deve però accettare le regole democratiche, uniformandosi ai principi europei, ma credo che buona parte del popolo russo non sarebbe assolutamente contrario a questa impostazione. La mia grande tristezza è pensare che nei primi anni ‘2000 questa soluzione era possibile e NOI europei dell’ovest – di fatto - l’abbiamo respinta. Ricordiamocelo, perché queste sono le nostre responsabilità politiche nella attuale crisi ucraina.

 

PORTO TOLLE

Leggo che nel Polesine sono iniziati i lavori di smantellamento della più grande   centrale elettrica a carbone nel nostro paese che da sola produceva 2,6 GW pari ad oltre l’ 8%  del nostro consumo nazionale. Sul sito della centrale nascerà una felice, nuova stazione turistica ecologica.

Una scelta venuta dopo anni di dibattito, ma che una volta di più ripropone un tema di fondo che non possiamo sempre mai dimenticare: è sicuramente “figo” mettere al bando carbone, petrolio, gas… Ma da dove arriverà l’energia che in futuro ci mancherà se neppure vogliamo studiare il campo nucleare? Hai voglia di parlare di “transizione ecologica” con scelte che fatalmente aumentano e non diminuiscono la nostra dipendenza dall’estero. Giochiamo pure quindi a fare i primi della classe perché il carbone inquina, ma forse la crisi Ucraina ci sottolinea come non possiamo più non tenere conto di questa nostra grande debolezza energetica. E’ “reazionario” permettersi di ricordarlo?

 

IL SUICIDIO DELLA MAGISTRATURA

Sul “Corriere della Sera” è uscita una interessante inchiesta sulla fiducia degli italiani nella Magistratura a trent’anni da “Mani Pulite”. In un trentennio il prestigio delle toghe italiane è crollato: dal 90% del 1992 a solo il 32% degli italiani oggi che dichiara di avere fiducia nei suoi magistrati con punte ancora più basse (fino a sotto il 25%) tra gli elettori che si ritengono di centrodestra. In particolare, le critiche riguardano i tempi eccessivi dei processi mentre viene apprezzata (58%) la necessità di dividere una volta per tutte le carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti.

Difficilmente, però, i referendum di primavera anche su questo tema avranno successo perchè molto probabilmente mancherà il “quorum” dei votanti: la maggioranza degli italiani (oltre il 60%) non intende più andare a votare su quesiti giudicati poi comunque inapplicati dal “palazzo”, visti gli esiti inapplicati dei referendum precedenti.

Il desolante scenario attuale mostra che alla prevalente sfiducia nei confronti dei partiti e della politica si somma anche la sfiducia verso i magistrati e l’insoddisfazione per l’amministrazione della giustizia. Ne esce un quadro molto preoccupante di credibilità  generale: quando l’impopolarità dei giudici si somma a quella per i politici è una sconfitta per tutti.

 

 A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA                                 MARCO ZACCHERA



IL PUNTO n. 851 del 25 febbraio 2022

di MARCO ZACCHERA (www.marcozacchera.it)

info e numeri arretrati:   marco.zacchera@libero.it

 

 

Sommario: RIFLESSIONI  SULL’ UCRAINA (la guerra è un disastro umanitario e danneggia tutti, anche Putin, cosa fare per limitarla? Per esempio se la NATO vuole la pace  non accetti l’Ucraina nella Alleanza ma in cambio chieda il ritiro russo. Attenti con le sanzioni: il rischio – a differenza degli USA - è che perdiamo più noi che loro) – TROPPI  302 TRASFORMISTI (o traditori?): un terzo del Parlamento ha cambiato casacca in 4 anni, c’è chi ha cambiato fino a 6 volte il gruppo di appartenenza: va posto un freno) QUANDO HA RAGIONE MATTEO RENZI (il preconcetto politico non deve violare le norme di legge, come probabilmente ha fatto la Procura di Firenze) – SBATTI IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA (la piccola storia di un cittadino che per  aver “rubato” 67 euro si è visto distruggere l’immagine: se si arresta uno spacciatore, perché di lui si pubblicano invece solo le iniziali? Serve un criterio generale) - OSPEDALI NEL VCO (prosegue la polemica infinita sulle localizzazioni ospedaliere nella nostra provincia; raccolta di firme e controfirme)

 

RIFLESSIONI SULL’ UCRAINA

Ho sempre cercato di capire e a volte difendere le posizioni di Vladimir Putin, ma non si può tollerare l’attacco militare russo all’Ucraina, un vero e proprio disastro umanitario e alla stessa stabilità europea, soprattutto perché le forze armate russe hanno attaccato in tutto il paese e non solo occupato alcuni distretti dell’Ucraina orientale che sono “russi” per lingua, religione, tradizioni, costumi e di fatto non erano più controllati da Kiev già da diversi anni.

Una scelta sbagliata e pericolosa per tutti anche se dobbiamo ricordare che questa situazione è nata perché Stalin ha “inventato” una repubblica dell’Ucraina senza minimamente tener conto della storia centenaria di quei luoghi, esattamente come ha fatto per le repubbliche del Caucaso: il suo obiettivo era distruggere, mischiare e smembrare le diverse etnie nazionali ed i frutti avvelenati della follia comunista sono ancora velenosi un secolo dopo.

Queste “repubbliche” sino al 1989 erano stati-fantoccio nelle mani di Mosca, ma dopo la dissoluzione dell’URSS oggi sono paesi sovrani e nazioni indipendenti.

Alcune di loro (come gli stati baltici) avevano una propria storia, l’Ucraina molto meno. Nella situazione attuale se gli USA, la NATO e l’Europa vogliono davvero la pace impongano embarghi e sanzioni, ma dichiarino che in cambio di un ritiro e di una smobilitazione russa l’Ucraina NON entrerà nell’Alleanza Atlantica, si impegnino a difenderne l’indipendenza, ma tolgano a Putin il pretesto dell’invasione ovvero il timore di ritrovarsi forze armate “nemiche” sul confine di casa.

Circa invece le SANZIONI condivido quelle imposte a banche e società finanziarie russe, ma è autolesionista imporle sulla vendita dei prodotti commerciali alla Russia che sostengono il nostro export viste anche le ripercussioni sulle aziende italiane e soprattutto sulle nostre principali fonti energetiche.

Gli USA non rischiano niente in questa crisi, noi invece rischiamo tutto: l’inter-export UE-Russia è DIECI VOLTE quello americano e mi disturba nel profondo che - al solito - gli “affari” li facciano così le grandi aziende americane soprattutto nel settore degli armamenti, quelle che vivono preparando le guerre sulla pelle dei popoli che poi - purtroppo – devono subirle. Sullo sfondo la Cina (e l’Iran) si fregano le mani: questa volta il “bieco occidente” è rimasto incastrato.

(testo del 24.2.22, ore 16, visto che la situazione cambia di continuo)

 

TROPPI 304 TRASFORMISTI (o traditori?)

Nell’attuale Parlamento, su 945 eletti tra Camera e Senato ci sono stati in 4 anni ben 304 cambi di partito. Non è un record visto che nella precedente legislatura erano stati anche di più, ma è un fenomeno che in qualche modo va regolamentato perché se la Costituzione dichiara gli eletti “Senza vincolo di mandato” c’è una coscienza che dovrebbe valere per tutti, visto che quando ti candidi prendi dei voti "politici" e non più personali viste le liste bloccare.

Non si può continuamente saltare di qua e di là come Giovanni Marilotti il senatore che ha cambiato più casacche in questa legislatura: sei volte. Nel M5S prima, nel Gruppo misto poi, emigrato successivamente nel Gruppo per le autonomie (Svp-Patt, Uv), si è quindi trasferito nel Gruppo Europeisti-Maie-Centro Democratico e poi di nuovo nel Gruppo misto, atterrando nel gruppo Pd dal 15 aprile 2021.

Segue con cinque cambi il senatore Saverio Bonis, eletto anche lui nelle file del M5S e poi passato al Gruppo Misto, di qui al solito Gruppo Europeisti-Maie-Centro democratico, per poi fare ritorno al Gruppo misto e passare infine dal 19 gennaio 2022 in Forza Italia. Alla Camera il record è invece dell’ on.le  Maria Teresa Baldini che da destra a sinistra ha attraversato in cinque salti tutto l’emiciclo. Infinita poi – come nella classifica dei capo-cannonieri – la lista di quelli che hanno cambiato “solo“ 3 o 4 volte. Oltretutto sia ben chiaro che i cambi non sono di solito per questioni ideologiche: la realtà è che ogni eletto rappresenta un investimento (leggi: pingui contributi) per i vari gruppi parlamentarti di appartenenza che li incassano per conto del parlamentare e poi – evidentemente - li rigirano in gran parte ai diretti interessati.

Possibile che non si possa e si debba porre fine a questo sconcio? 

 

RENZI HA RAGIONE

Nei giorni scorsi Matteo Renzi si è scagliato in Senato contro i magistrati di Firenze che hanno bypassato il parlamento usando contro di lui intercettazioni private senza autorizzazione. I lettori sanno come spesso ho criticato il leader di Italia Viva, ma questa volta credo avesse ragione. Non sta a me giudicare se la sua associazione OPEN sia più o meno una associazione a delinquere o un modo furbo (ma scorretto) per aggirare la legge sul finanziamento pubblico dei partiti, resta il fatto che la Costituzione andrebbe più o meno applicata anche dai Magistrati che quindi dovevano chiedere l'autorizzazione a farlo. Spiace anche  vedere che il voto parlamentare sia stato influenzato anche questa volta dalle diverse appartenenze politiche, tanto che Renzi è stato “salvato” alla fine proprio dal centro-destra. Ovvio che se la vicenda fosse solo un tentativo di Renzi di rinviare il suo processo sarebbe un imbroglio, ma se i magistrati fiorentini si fossero comportati più correttamente sarebbe stato molto meglio per tutti.

 

GIUSTIZIA: DANNI, PRIVACY E RISARCIMENTI

Una piccola vicenda che ho notato nei giorni scorsi. Una persona con un incarico pubblico avrebbe usato l’auto di servizio in modo improprio e per questo è stata denunciata da una lettera anonima. “Dopo sei mesi di indagini, appostamenti e controlli” (dicono le cronache) mobilitando diversi organi dello stato il colpevole è stato smascherato e denunciato: 67 (sessantasette!) euro il danno erariale conteggiato.

L’interessato ha pagato 500 euro di indennizzo, è stato “messo in prova” per alcuni mesi ai servizi sociali e alla fine ha concluso il suo iter giudiziario, ma la pubblicazione finale della notizia con nome e cognome gli ha causato un danno di immagine catastrofico. Perché il suo nome è finito in tutte le news locali se per l’arresto di uno spacciatore di droga si comunicano pudicamente solo le iniziali? E valeva davvero la pena di dar corso alle indagini per mesi, una volta capita la portata del reato? Una diffida o una multa non avrebbero raggiunto lo stesso scopo facendo risparmiare migliaia di euro di soldi pubblici?  Decidere se e quando pubblicare o meno i nomi di indiziati, condannati e vittime deve essere però un principio ben chiaro e valido per tutti, perchè spesso vale molto di più di infiniti e inutili moduli burocratici per la “privacy”!

 

SANITA’ NEL VCO

Prosegue, con un copione che va in scena da decenni, la lunga “telenovela sanitaria” del VCO.

Un ospedale unico o mantenere i tre mezzi ospedali esistenti?

Credo che quello che sostenevo 25 anni fa sia ancora la cosa più giusta: per migliorare la qualità sanitaria e ridurre la mobilità passiva serve un’unica e moderna struttura per i casi acuti e gravi che venga realizzata in un luogo veramente baricentrico del VCO, mantenendo quanto esistente per i servizi non urgenti ad una popolazione sempre più anziana.

La Regione già decenni fa indicò la sede ideale della nuova struttura a Gravellona Toce, poi spostata ad Ornavasso per le pressioni ossolane, poi a Piedimulera per gli stessi motivi, infine – la notizia è degli ultimi mesi – direttamente a Domodossola. Una scelta finale (?) assurda non per motivi campanilistici ma funzionali, logici, pratici, eppure si fa finta di non volerlo capire.

Restano così gli ospedali esistenti con reparti ad arlecchino, “antenne”, letti divisi tra sedi diverse con personale insufficiente in un disperato tentativo di risparmiare su tutto. La scelta di localizzare emodinamica a Domodossola ha di fatto spostato alcuni reparti, si parlava poi di polo chirurgico a Domo e medico a Verbania, ma idee chiare e definitive non ce ne sono e l’ospedale di Verbania soprattutto da due anni è ridotto a posto-Covid e poco di più.

Nel frattempo l’ospedale unico tornava alla ribalta posizionandosi almeno nei progetti nuovamente ad Ornavasso ma – scelta della sinistra regionale – ipotizzandolo a metà montagna e non nella piana, già soggetta a nuovi vincoli idrogeologici dalla stessa regione. Progetto poi franato e naufragato per i maggiori costi e tra le polemiche, tanto che viene ora riproposta come sede provinciale Domodossola (non si capisce se soprattutto per motivi elettorali o meno) ma di fatto siamo fermi al punto di prima.

In questo momento diverse petizioni tirano di qua e di là, alcuni amici mi dicono di pubblicizzare https://chng.it/gj5YfTc8 (è quella che sostiene la necessità di mantenere gli attuali 3 presidi) ed effettivamente - in attesa dell’ospedale che verrà (?) - mi sembra per  ora la richiesta più logica.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI  !!                                                                     MARCO ZACCHERA 

 

ps: grazie se mi invierete nuovi indirizzi di potenziali lettori, se invece IL PUNTO smettesse di arrivare informatemi perchè purtroppo succede ogni settimana per blocchi di indirizzo, In questo caso verificate che inavvertitamente nion lo abbiate però trasferito nelkle "spam" ..



IL PUNTO   n. 850 del 18 febbraio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

SommarioMentre gli italiani attendono news sulle SUPER BOLLETTE, cosa c’è di vero nella situazione in UCRAINA, con i media molto condizionati senza avere il coraggio di sottolineare i pasticci e le mezze verità della Casa Bianca? Intanto la Corte Costituzionale ha ammesso gran parte dei REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA che potranno permettere agli italiani di sottolineare il loro scontento, ma certo non incideranno in maniera determinante sulla situazione. Ricordando il trentennale di MANI PULITE una riflessione su ciò che resta di quella esperienza che forse è stata, soprattutto, una ennesima occasione sprecata.

 

BOLLETTE

Il governo - dopo settimane di chiacchiere e promesse - varerà sgravi sulle bollette che intanto pesano su tutti gli italiani. Nonostante l’osannante e assordante inno dei media “Draghi forever”, infatti, ad oggi gli sgravi ancora non ci sono, ma le bollette sono già scadute e si sono intanto moltiplicati i profitti di chi il gas lo importa e pensa ai suoi affari. Assorbite le imprese energetiche di piccole dimensioni sono i colossi dell’energia (come in tutti i campi) ad imporre i prezzi e dettare l’agenda politica. Bollette in cui incidono “gli oneri di sistema”, quelli di trasporto, la “gestione del contatore”, le imposte, le “altre partite”, l’IVA e  l’IVA sull’IVA. Guardate voi stessi la vostra bolletta: il costo del gas o dell’energia è meno del 50% del totale, il resto sono profitti di chi lo commercia e più aumenta il costo di base, più il sistema ci guadagna sopra, fisco compreso. Altro che politiche sociali!

 

UCRAINA E DINTORNI

Mi piace scrivere delle cose che so, su quelle che non so (o che non riesco a capire) sarebbe giusto astenersi. Sulla questione UCRAINA, per esempio, ho l’impressione che l’informazione che ci viene quotidianamente propinata sia per lo meno avariata e quindi non posso giudicare quello che non mi è chiaro.

Di questa vicenda, infatti, l’unica cosa chiara e la mastodontica quantità di chiacchiere più o meno serie che ci girano intorno. E’ serio che “La Repubblica”, per esempio, pubblichi lunedì in prima pagina notizie tipo “Il piano segreto di Putin: l’attacco sarà mercoledì”? Ma voi pensate davvero che se Putin avesse voluto veramente invadere l’Ucraina due giorni dopo sarebbe andato in giro a raccontarlo perché lo sapessero prima addirittura a “Repubblica”? Suvvia… 

Così come pochi hanno il coraggio di scrivere un’altra evidente e dura realtà: l’attuale inquilino della Casa Bianca è talmente rinc... che non si riesce a capire quando parli (o farfugli) di testa sua o quando invece lo faccia sotto dettatura e perché mai così gli dicano di fare.  Un Biden che vuol far dimenticare agli americani la figuraccia in Afghanistan in vista delle elezioni di novembre, ma che ogni giorno perde in credibilità.

Sulla questione Ucraina l’imbarazzo italiota è comunque evidente: Putin è sì preventivamente un “cattivo”, ma non lo si può comunque attaccare troppo perché altrimenti ci lascia al freddo e in mutande, mentre Biden è “cotto” ma non lo si può dire perché è un democratico e quindi ammetterlo non fa fino. Intanto l’Europa va per conto suo e in ordine sparso, anche perché i tedeschi intanto si arrangiano in proprio (ma anche questo non è opportuno ricordarlo).

Soprattutto non si può dire (e scrivere) che come Italia contiamo più o meno zero a livello internazionale, tanto che non firmiamo nulla né ci schieriamo con nessuno per non comprometterci, al di là delle tiritere e luoghi comuni su pace, libertà e democrazia, temi sui quali siamo specialisti.

D'altronde se Putin incontrasse un Di Maio qualsiasi si lascerebbe forse condizionare dal nostro Ministro degli esteri? No scherziamo! Ancora fosse un Draghi o - soprattutto - i dirigenti delle grandi società finanziarie, industriali o dell’energia con cui la Russia fa affari e che infatti hanno chiesto (e ottenuto) dal nostro governo un “low profile” al quale ci siamo prontamente adeguati nell’ottica del tenere i piedi contemporaneamente in quattro scarpe, sport in cui d'altronde siamo specialisti.

Anche perché che Putin volesse invadere l’Ucraina lo hanno detto i suoi avversari, non il diretto interessato che lo ha sempre smentito, mentre è ovviamente molto più interessato a far crescere la sua influenza, sapendo benissimo quanti rischi ci siano ad insistere anche con un solo modesto attacco militare.

Piuttosto Putin teme e non vuole farsi circondare dalla NATO, e lo si può ben capire.

Putin è un simil-dittatore furbo, calcolatore, astuto: prima pensa agli affari suoi e del suo paese, che intanto – anche grazie alla imbecillità USA e alla miopia europea – è risalito dopo il baratro dell’ 89, è tornato ad essere una grande potenza anche militare ed ha riallacciato ottimi rapporti con Pechino con una alleanza per noi pericolosissima e mortale, ben di più dei presunti carri armati ex-sovietici a spasso per le pianure ucraine.

Dov’è la verità ? In questi giorni mi veniva in mente il discorso di Colin Powell al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 5 febbraio 2003 a New York durante il quale, agitando una fialetta contenente della polvere bianca (presunto antrace), denunciò l'Iraq come produttore di armi di distruzione di massa. Un mese dopo l'Iraq fu invaso dando inizio a una guerra infinita, sanguinosa e che ha perpetuato terrorismo e disastri in Medio Oriente, ma le affermazioni di Powell risultarono completamente false, come dovette poi ammettere lui stesso.

Anche in quel caso, chi lo aveva “istruito”? Forse quelle stesse lobby della guerra che “quando non si spara non si vende” (nè quindi si guadagna) e che oggi tengono alta la tensione.

Purtroppo è questo quello che conta, il resto sono tutte chiacchiere.

 

REFERENDUM

Non sono certo un giurista, ma mi sembra che le decisioni della Consulta sui referendum siano state equilibrate e corrette, con Giuliano Amato superstar sul piano comunicativo. Resta un nodo cruciale: l’incapacità del Parlamento ad intervenire con volontà politica soprattutto sul cancro che corrode la giustizia italiana e che imporrebbe provvedimenti immediati. Spero che non si prendano decisioni affrettate solo per pasticciare le cose ed evitare i sacrosanti referendum popolari, varando invece scelte serie per riformare davvero dal profondo il sistema giudiziario.

Temo però che non sarà così, troppe le divisioni e gli interessi politici che stanno dietro ad una magistratura troppo politicizzata. Altri timori li ho sul raggiungere il quorum: mi sembra che l’interesse degli italiani su queste vicende sia molto tiepido e prossimo allo zero, tra scetticismo e disinteresse. Oltretutto è deludente vedere come i quesiti referendari - pur approvati a volte con larghissima maggioranza (vedi quello della responsabilità civile dei giudici) dai cittadini - non siano mai stati in pratica attuati. Come si può avere fiducia nelle Istituzioni quando esse stesse sono incapaci di riformarsi, nonostante l’evidente necessità?

 

MANI PULITE

Giusto 30 anni fa cominciava a Milano l’epopea di “Mani pulite” che portò ad una rivoluzione politica nel nostro paese e che - vista in retrospettiva - ha sottolineato in fondo l’ennesima occasione mancata.

Quale il bilancio dopo trent’anni? Credo che ci sia un po' meno corruzione spicciola almeno a livello politico, molta burocrazia in più e che semmai che la truffa la si organizza ormai in grande stile (vedi quella recente sui superbonus energetici) a botte di decine di milioni di euro, con superamento di infantili buste e bustarelle.

Una sorta di “tangente di stato” che supera ogni epoca ed ogni confine.

All’inizio fu davvero una rivoluzione, ma aveva ragione l'allora leader socialista  Craxi nel denunciare senza ipocrisie che quello era il “sistema” (a valere almeno per il cosiddetto “arco costituzionale”: io le tangenti al MSI-DN no le ho masi viste e lo dico con orgoglio) cui quasi tutti ricorrevano.

Ma proprio allora scattò la debolezza del pool di Milano quando ammazzò il PSI, polverizzò in frammenti la DC, ma facendo finta di non vedere cosa accadeva in casa comunista.

Dopo i primi mesi di gloria, ottenuto il “ribaltone” politico, preparato il successo del PDS (mancato di un soffio) per la gioiosa “macchina da guerra” di Achille Occhetto  ecco nel 1994 arrivare inaspettato Berlusconi a scompaginare i piani, tanto che il “nemico” dichiarato del “pool” divenne sostanzialmente proprio il Cavaliere, uno che sicuramente non era e non è uno stinco di santo, che ha fatto di tutto per auto-distruggersi, ma contro il quale si è voluto insistere anche per preconcetto politico e soprattutto senza tenere un pari atteggiamento inquisitorio verso molti altri politici corrotti di ieri e di oggi.

Personalmente posso solo dire grazie ai magistrati milanesi: se non fosse saltato il tappo della “prima repubblica” anche per merito loro, mai forse sarei diventato deputato, ma ho poi toccato con mano atteggiamenti giudiziari spudoratamente di parte e questo non l’ho trovato giusto, perché la legge dovrebbe essere davvero “uguale per tutti” e invece – quotidianamente - si vede come non sia così, soprattutto quando di mezzo ci sono proprio i “signori magistrati” che troppe volte sono diventati una casta nella casta arrivando poi - scatenati - a sbranandosi tra loro.  

Sono infatti poi cominciate anche le guerre fratricide: è notizia di ieri che perfino Piercamillo Davigo sarà processato e - proprio nel giorno del trentesimo anniversario di “Mani pulite”, il destino fa davvero strani scherzi – l’ex pm del pool ed ex consigliere del Csm è stato rinviato a giudizio con l’accusa di rivelazione del segreto d’ufficio per aver divulgato i verbali di Piero Amara e relativa loggia massonica  “Ungheria” (altra ingarbugliata vicenda in cui il più sano ha la peste).

La Procura di Milano trent’anni dopo è sempre un fortino assediato ma politicamente schierato, dove non si capisce più però chi siano gli attaccanti o i difensori, i sioux, gli cheyenne o i pochi superstiti del generale Custer. Insomma una guerra di bande, altro che “Mani pulite”.   Francamente, che peccato!

   

A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA                                   MARCO ZACCHERA





IL PUNTO   n. 849 del 11 febbraio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Cari lettori,

questo numero de IL PUNTO è un prodotto precotto, scritto una settimana fa e diffuso oggi con spedizione programmata. Sono dall’altra parte del mondo senza collegamento internet e così sarà ancora per un po' di giorni, quasi una cura di disintossicazione. Niente commenti di attualità, quindi, solo qualche riflessione per non perdere l’abitudine all' appuntamento settimanale.

GRAZIE COMUNQUE PER L'EVENTUALE ATTENZIONE E DOPPIO GRAZIE A CHI MI MANDA INDIRIZZI MAIL DI AMICI O DI POTENZIALI ALTRI LETTORI! 

 

RIFLESSIONI ECONOMICHE. ARRIVA L'INFLAZIONE

Se chiedete all’italiano medio quale sia il problema che oggi lo preoccupa di più difficilmente emergeranno i commenti sugli intrighi di palazzo, quanto piuttosto – SOPRATTUTTO SE VIVE A REDDITO FISSO – l’aumento dei prezzi che sta cominciando a scardinare l’economia spicciola delle imprese e delle famiglie.

Da quasi vent’anni (un beneficio dell’Euro che qualche euroscettico spesso è portato a dimenticare) la nostra economia viveva con prezzi sostanzialmente stabili e con un potere d’acquisito dell’Euro che si manteneva più o meno costante.

L’aumento imprevisto sta portando a situazioni complicate, ma solo chi ha i capelli grigi ricorda come si reagisce e come ci si cerca di muovere in una situazione di inflazione come quella che - dagli ’70 fino all’avvio dell’euro, con una “botta” inflattiva proprio nel 2002 all’avvio della nuova moneta, di fatto “arrotondata” a 1000 lire – attanagliò la nostra economia obbligando i governi ad adottare tutta una serie di meccanismi che speravamo dimenticati per sempre.

La nuova fase “calda” sta già intanto mettendo in evidenza le solite criticità, ma anche le furbizie vissute in inflazioni precedenti e infatti c’è chi si è subito allineato e “coperto”, mentre chi la subisce per la prima volta appare perplesso e più lento di riflessi.

Basta vedere il menu di un ristorante: quando i prezzi sono scritti a matita o con un pudico adesivo bianco a correggere quelli precedenti ecco un pessimo segnale. Idem la sparizione dei “prezzi fissi” pubblicizzati nelle vetrine o il ritiro dei manifesti pubblicitari di una nota catena di supermercati alimentari dove quelli rossi e blu a dicembre declamavano: “Aumentano i prezzi? Noi li abbassiamo!” che sono stati ritirati per un più pudico “Confronta i nostri prezzi!”. 

Temo che la fiammata di aumenti non sarà comunque una parentesi veloce, anche perché l’aumento dei prezzi all’ingrosso è già in atto da diversi mesi e gli effetti – anche fosse risolta presto la questione energetica – perdureranno nel tempo, ingigantendosi con criticità di fondo che vanno ben al di là delle motivazioni iniziali.

Vengono subito a nudo l’impreparazione europea, ma anche i sotterfugi politici, le assurdità nei confronti della Russia (ma perché continuare a dipingerla come “aggressore” se non ha mosso un passo, perché dovrebbe essere più credibile Biden di Putin?) mentre vengono taciuti (e non tassati!) i mega profitti degli intermediari nelle forniture.

In queste settimane è stato sicuramente l’aumento del prezzo dell’energia a fare da detonatore, ma a ben guardare la concausa è stata proprio la pandemia che ha bloccato il mondo nel 2020 ed ha poi visto una ripresa incerta, dove i noli dei trasporti hanno svolto un ruolo essenziale nell’aumento dei costi, anche prima dell’aumento del gas.

Oltre un anno fa, in un mondo molto politicamente distratto, improvvisamente si è scoperto quello che, inascoltato, da anni diceva Trump (e non solo lui ovvero che la Cina controllava nella pratica - molto più che nella teoria - diverse materie prime fondamentali per produrre semi-conduttori, ma anche terre tare, navi da trasporto, container ecc. Tutte situazioni sottovalutate per anni, ma che per l’Occidente si sono trasformate in un cappio che fatalmente ha fatto lievitare i costi al primo accenno di ripresa post-Covid.

In una serie di onde telluriche generate dai prezzi di materie prime e trasporti – fondamentali in un mondo globalizzato (e che non lo era trenta anni fa!) - si corre a propria volta ad aumentare i propri prezzi di vendita con un effetto a valanga ancora prima di subirne gli effetti con un effettivo turnover dei propri acquisti, in una micidiale corsa preventiva che si scarica appunto sui prezzi al consumo.

Nel frattempo sono venute meno per evidenti vetustà d’uso quei meccanismi legislativi di aggiornamento automatico (per esempio dei salari e delle pensioni) che permettevano di creare una rete di ammortamenti sociali per rendere mento traumatico l’impatto dei prezzi su famiglie ed imprese. Meccanismi che peraltro a loro volta creavano altra inflazione in una spirale potenzialmente inarrestabile.

Oggi il grosso dei consumatori percepisce -per esempio - prima e di più l’aumento della benzina alla pompa (per il cartello bene in vista al distributore che cresce ogni settimana) rispetto ai beni in vendita al supermercato, soprattutto se i prezzi sono camuffati in mille modi: la pasta venduta a libbra e non a mezzo chilo (c’è scritto, ma il pacco sembra lo stesso) o la bevanda che non è più di 330 cl ma di 250 o con gli “sconti” su di un prezzo intanto già aumentato. Queste scelte distributive creano nel tempo l’aspetto più grave perché diventano irreversibili: forse la benzina potrà calare, ma i brezzi al banco non caleranno più.

L’aumento dei prezzi si alimenta da sé perché ed è concausa di speculazione, una corsa che è molto difficile interrompere almeno finchè non ci sarà un surplus di mercato o di produzione (sempre più improbabile nel mondo di oggi) che torni a far crescere il valore di acquisto. Per fortuna dell’Italia l’essere nell’Euro protegge oggi almeno dalla inflazione monetaria (la lira che si svalutava regolarmente sul dollaro, il marco o il franco svizzero). Era un vantaggio produttivo nel breve termine in termine di esportazioni, ma che generava da sé altri aumenti.

E’ difficile infatti bloccare i prezzi per legge  e qualcuno ricorderà ancora il flop dei manifesti color violetto affissi sui muri con quel “Difendi la tua spesa, telefona al governo” con i quali lo Stato negli anni ’80 invitava i cittadini a telefonare a quelli che erano i primi “numeri verdi” governativi per segnalare anonimamente i nomi dei commercianti speculatori o che ignoravano i prezzi fissi del “paniere”.

Non servì perché alla fine non venne denunciato quasi nessuno.

Che fare, nel breve? Intanto, una buona prassi sarebbe una temporanea ma immediata sterilizzazione dei prezzi energetici per una fascia di consumi minimi “sociali” per sostenere il reddito fisso e soprattutto quello dei pensionati che (a milioni) sono ben sotto il livello di mille euro/mese, poi bisognerebbe avere più coraggio nel tassare le imprese che godono dell’aumento proprio delle materie prime, così come le rendite finanziarie speculative e non produttive, ma in un mercato globale questa è quasi una utopia.

Di queste cose si parla da mesi, ma il governo Draghi sembra molto meno attento ai problemi delle famiglie che a quelli delle grandi imprese, frutto di scelte politiche di fondo ed è curioso che la sinistra (ma c’è ancora?) faccia finta di non accorgersene.

 Nonostante gli annunci di chi è apparso due anni fa al balcone di palazzo Chigi annunciando “Abbiamo vinto la povertà”, non solo i poveri infatti ci sono ancora ma, anzi, sono drammaticamente aumentati e con l’inflazione fatalmente saranno sempre di più, soprattutto tra pensionati e lavoratori dipendenti.

 

A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA                          MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 848 del 4 febbraio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Dalla scorsa settimana – su suggerimento di alcuni lettori - una piccola novità: nel “Sommario” anche qualche riga di illustrazione dei singoli testi dopo il titolo, così chi va di fretta può capire subito cosa sia più o meno interessante da leggere.  Intanto se avete qualche indirizzo di potenziali lettori de IL PUNTO …mandatemeli!

 

Sommario: MATTARELLA BIS (al di là della persona, il metodo è stato inaccettabile con crisi profonda del centro-destra. Salvini ingenuo? Intanto ritorna il proporzionale, così i micro-capetti mantengono a vita il potere) - NUMERI BALLERINI (spesso le statistiche sono  poco credibili: la matematica non è un’opinione, ma spesso può diventarla) - VI PIACE SANREMO? (a me questo festival fa decisamente schifo, ma chi ha il coraggio di affermarlo?) - TORNATA LA STORIA SU TELE  VCO (sono riprese le mie chiacchierate di storia locale)

 

QUEL PASTICCIO DEL MATTARELLA BIS

La gente applaude il corteo presidenziale, ma dentro di me sono profondamente deluso per la scelta del “Mattarella bis”, pur dando atto al valore della persona e alla conseguente stabilità politica che rinforza per un altro anno Mario Draghi a palazzo Chigi facendo così sorridere l’Europa (e soprattutto la BCE, sicuramente non disinteressata).

Sono deluso non solo perché sono venute alla luce divisioni profonde nel centro-destra, ma perché Salvini si è fatto nuovamente sorprendere ed ingannare e perché, in definitiva, è stata l’ennesima vittoria tattica del PD, un partito che poteva solo sperare di mantenere il risultato di partenza non avendo in mano i numeri per imporre altri giochi.

Alla fine Letta ha vinto per furbizia, ma anche desistenza e dissoluzione altrui senza mai proporre un nome, senza mai doversi chiudere “a pane ed acqua” per prendere una decisione.

Salvini non è stato abbastanza smaliziato da capire che intorno a lui c’erano dei lupi (e dei Lupi) che tutto volevano salvo che creare a destra qualcosa di solido, pensando invece solo al proprio personale interesse.  

Sono particolarmente amareggiato anche dall’atteggiamento ambiguo di Forza Italia e dei gruppuscoli di centro che si spacciavano per essere di centro-destra e invece ora puntano apertamente ad eliminare il sistema elettorale maggioritario preferendo una piccola ma sicura rendita personale legandosi a Renzi e a parte dei grillini, vedendo una possibilità di rielezione futura per i singoli micro-leader.

Il loro atteggiamento impallinando la Casellati è stato viscido, squallido e vergognoso.

Forse Salvini si illudeva che avrebbero mantenuto gli accordi esistenti e dichiarati, le promesse che gli erano state fatte (un po' come alla fine del “Conte 1”, quando si è ritrovato con il cerino in mano e il ritorno del PD al governo, ma allora è proprio un recidivo o solo un ingenuo?). Il leader leghista non ha tenuto conto che i grillini giocavano soprattutto a sopravvivere un altro po' e ha sottovalutato la  volontà centrista di minare fin dall’inizio ogni possibile scricchiolio di cambiamento.

Eppure Salvini anche dopo il voto a Mattarella ha scelto di continuare con loro, tra l’altro correndo dietro a un Berlusconi che è purtroppo diventato solo una maschera patetica.   

Il Cavaliere, al netto di tutte le chiacchiere e dei megafoni della sua possente macchina mediatica, era l’unico nelle scorse settimane a sperare in un suo velleitario sogno di impossibile presidenza, ma - sfumato il sogno - ha poi personalmente distrutto qualsiasi alternativa perché ”après moi le déluge!”: il Cavaliere è fatto così, però lo si sa da decenni, non è certo una novità e non credo giovi a Salvini ronzargli ancora intorno.

A questo proposito, “Report” sarà una trasmissione di parte, ma non c’è dubbio che l’immagine di Berlusconi ne sia uscita ulteriormente distrutta. Pensate se lo avessero eletto…

Il futuro? I veleni accumulati porteranno più facilmente ad una nuova legge elettorale in senso proporzionale: conviene al centro, ma in fondo anche alla Meloni che – un po' come la Le Pen in Francia – per la sua coerenza porterà a casa molti voti, anche se rischieranno di restare in frigorifero.

La Lega, invece, rischia l’implosione se non ai suoi vertici probabilmente a livello di base. Un po' di altri leghisti andranno ad ingrossare FdI, mentre il grosso resterà, ma scettico e mugugnante. Certo Salvini non potrà più recitare il mantra dell’alternativa e della “diversità” leghista rispetto al “sistema” visto il voto ufficiale e quasi compatto a Mattarella. Sarà quindi molto difficile, su queste basi, ricostruire uno schieramento credibile di centro-destra, fosse anche solo una “federazione” elettorale, ma tra parenti-serpenti.

In attesa della progressiva liquidazione grillina il PD ha ora tutto l’interesse ad abbassare i toni e guidare il centro-sinistra riassorbendo i satelliti ben sapendo fin da ora- grazie al sistema proporzionale -  che avrà comunque al centro una spalla sicura per organizzare e dirigere i prossimi governi. I vari cespugli, Forza Italia, parte dell' ex M5S, Renzi e & C. sono lì apposta, pronti ed anelanti a ogni compromesso. Pericolo scampato quindi per il PD anche questa volta: al Nazareno non si può che festeggiare, archiviando definitivamente la sconfitta elettorale di 4 anni fa.

Il "Mattarella 2" sarà una pietra tombale sulla II Repubblica nata nel 1994: il potere è tornato democristiano (lato sinistro). Tormeranno governi ricattabili e divisi tra partiti e partitelli e conta poco consolarsi pensando come Mattarella sia almeno una persona per bene: non sarà cosa da poco visti i tempi, ma a me proprio non basta.

 

STATISTICHE STRUMENTALI (E STRUMENTALIZZATE)

Che Mario Draghi e il suo governo godano di “buona stampa” è inequivocabile, ma quando si parla di numeri bisognerebbe fare più attenzione, perché i commenti di encomio spesso non dicono tutta la verità. Se, per esempio, parlo di un “più 6.5%” dell’economia e lo considero un grande risultato, ricordiamoci che alle spalle c’era un calo drammatico l’anno scorso, così se oggi l’Italia “è diventata la locomotiva d’Europa” lo è soprattutto perché prima aveva perso di più. Se da 100 tagliate il 50% e poi aumentate di un altrettanto non tornate a 100 ma solo a 75, cerchiamo di ricordarcelo.

Se poi l’aumento è al lordo dell’inflazione rischia di esserlo anche meno: quando i prezzi aumentano del 40% (vedi costi dell’energia) e i listini del 13%, quel 6,5% rappresenterebbe solo la metà dell’inflazione, ovvero nulla in termini reali. Che l’economia italiana vada meglio è un fatto, ma solo perché è messa a confronto annuale con un periodo di chiusura o di gravissima crisi: strutturalmente non mi sembra sia molto migliorata e il PNRR resta un buco nero e poco scrutabile.  

Ma questo i numeri e i commenti non lo dicono quasi mai.

 

SANREMO MI FA SCHIFO

Sta andando in scena la lunga kermesse ex canora del Festival di Sanremo di cui si parla per mesi prima, dopo e durante, quasi fosse una priorità nazionale. Sul palco, da anni è diventato soprattutto il festival del trasgressivo dove tutto diventa un “caso” pur di fare “audience”, ma senza considerare che ”audience” non significa gradimento.

Questo festival-baraccone della TV pubblica per me è diventato un autentico incubo non solo in sé  (cerco di cambiare canale) ma perché viene commentato ovunque in una logica per cui le poche canzoni decenti sono sommerse tra comparsate di ogni tipo e dove bisogna esagerare su tutto pur di “apparire” e quindi “fare notizia”.

Cosa c’entra con il festival del canto italiano scimmiottare il battesimo, dover ascoltare i pipponi sul razzismo, la cannabis, i generi sessuali, ammirando gli abbigliamenti più trasgressivi spesso di cattivo gusto?  Nulla, ma - come ogni anno – Sanremo è diventato il sottile filo politico di quella cultura sinistroide e benpensante “made PD” che in RAI controlla tutto e si autoalimenta a nostre spese.

Come nella novella del pifferaio magico che si tirava dietro i topolini, di questa “cultura” ne siamo così corrosi che spesso non la riconosciamo neppure più (come non riconosciamo più la verità o il buonsenso) e ci si va dietro per inerzia, acquiescenza, moda, tranquillità, interesse. Vale per i media e i giornalisti che - se la stroncassero - verrebbero emarginati e quindi fanno finta di applaudire. Tutto ciò premesso, questa schifezza personalmente non mi va e quindi a voce alta e chiara, senza tentennamenti dichiaro “Queste trasmissioni RAI che mi obbligano per di più a pagare mi fanno schifo” Chiaro il concetto? Se cominciassimo a sostenerlo in molti forse (ma comunque difficilmente) riusciremmo a cambiare qualcosa.

 

E’ TORNATA LA STORIA A TELE VCO

Sono tornati i miei settimanali appuntamenti di storia su TELE VCO-AZZURRA TV (già canale 17 o canale 19, nell’attuale momento di caos delle frequenze in zona Verbania si vede sul canale 853) che porto avanti ormai da qualche anno. Questa stagione sarà dedicata alla storia locale, italiana e del Piemonte dopo il 1861.

Chi vuole vedermi ricordi che la trasmissione va in onda il VENERDI’alle ore 22 con repliche il SABATO (13.30, 14.30 e 17.30) e il MARTEDI’ alle ore 12.

Le puntate si possono seguire anche in diretta streaming nelle stesse ore cliccando su VCOAZZURRATV (wwwvcoazzurratv.it)

 

 

A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA           MARCO  ZACCHERA



IL PUNTO   n. 847 del 28 gennaio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Da questa settimana – su suggerimento di alcuni lettori - una piccola novità: nel “Sommario” anche qualche riga di illustrazione dei singoli testi dopo il titolo, così chi va di fretta può capire subito cosa sia più o meno interessato a leggere.

 

Sommario: QUIRINALE: ORE DECISIVE (in attesa della fumata bianca alcune considerazioni sull’utilità di una repubblica presidenziale e un episodio curioso della mia vita parlamentare) - RUSSIA: MA CI CONVIENE? (continuiamo a considerare Putin come un “nemico”, ma ci stiamo gravemente danneggiando da soli) -  LIVELLI DEL LAGO (tante polemiche sul livello del Lago Maggiore: spiego perché per me sia giusto risparmiare acqua ad inizio estate) - STORIA IN TV (ritornano i miei appuntamenti di storia locale su TeleVCO-AzzurraTV)

 

IL MIO PRESIDENTE?  RENATO ANTONIOLI !

Scrivo mentre a Roma friggono le trattative per la scelta del nuovo Presidente della Repubblica e in attesa della “fumata bianca” tutto è possibile. Credo che al netto dei vari nomi presentati e bruciati appaia evidente come L’ELEZIONE DIRETTA DEL CAPO DELLO STATO DA PARTE DEI CITTADINI sarebbe di gran lunga la scelta migliore, evitando questo circo di proposte e veti incrociati. Servirà ovviamente una riforma costituzionale, ma è urgente e non va dimenticata il giorno dopo le elezioni presidenziali per riparlarne sette anni dopo.

Oltretutto la prossima volta il Parlamento sarà ridotto di 1/3 degli eletti ed appare assurdo che ogni regione abbia sempre 3 rappresentanti ciascuna: in Lombardia ciascun delegato regionale rappresenta 3,4 milioni di persone, in Molise solo 97.000 cittadini, ovvero 35 volte di meno: vi sembra questa una forma di democrazia rappresentativa?

Senza dimenticare che la legge elettorale non è più quella del 1948: oggi se un partito candida un cavallo in buona posizione di lista può risultare eletto perchè i cittadini non possono più nemmeno  esprimere voti di preferenza, quindi i "grandi elettori" sono sotto ricatto dei loro leader che li hanno candidati.

Mai come oggi una Repubblica Presidenziale (o semipresidenziale) credo otterrebbe il plauso di quasi tutti gli italiani, ma non c’è verso: il “palazzo” non vuol lasciarsi togliere il potere di mano.

In attesa di conoscere il nome del (della) nuovo/a Presidente, ecco intanto una mia piccola storia personale.

………

Nei 18 anni della mia vita parlamentare ho partecipato a due elezioni per il Presidente della Repubblica ovvero agli scrutini che portarono al Colle Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano.

Sul primo niente da dire, ma il secondo proprio non mi andava per i suoi mai pentiti trascorsi comunisti e così - approfittando che non vi erano candidati alternativi - pensai di fare un omaggio ad un mio amico, Renato Antonioli, vicesindaco di Gozzano che già allora era in cattive condizioni di salute e che purtroppo ci lascò poco tempo dopo.

Renato era stato consigliere comunale del MSI-DN a Gozzano, sempre solo contro tutti (un po' come me a Verbania) ma vincendo poi le elezioni comunali con una lista civica per la quale venne nominato vice-sindaco. Antonioli – che di mestiere faceva il tipografo - era un uomo integerrimo, volitivo e pieno di ironia, sempre in attività almeno finchè la salute lo sorresse.

Il centro-destra votava scheda bianca quindi non danneggiavo nessuno, così al secondo scrutinio del 9 maggio 2006 raccolsi un manipolo di amici e li pregai di votare per IL “MIO” sconosciuto candidato che raccolse in totale ben 7 voti uscendo così dall’anonimato dei “voti dispersi” risultando – tra l’altro - il 7° candidato più votato.

Il bello è che nessuno sapeva chi fosse: all’annuncio del presidente della Camera del suo nome, al primo o secondo voto qualcuno pensò ad Antonioni, l’ex capitano della Fiorentina (un po' azzeccandoci, perché Renato era un buon giocatore di calcio, capitano per diversi anni della squadra del suo paese anche in serie D e soprattutto super tifoso viola, francamente l’unico delle nostre parti che mai abbia conosciuto) poi, dal terzo voto in su, in aula qualcuno si pose il problema.

Poiché ci fu poi chi (come me) non scrisse solo il cognome ma anche il nome, quel “Renato Antonioli” fu alla fine chiaro per tutti, ma – appunto - chi era? Secondo Wikipedia al nome corrispondeva un ex sciatore alpino, invece era proprio l’ex capitano del Gozzano, come emerse poi ampiamente sulla stampa locale. 

Ricordo ancora il ritaglio del “Corriere della Sera” con l’esito dello scrutinio che Renato affisse con orgoglio sulla vetrina della sua tipografia e credo di avergli regalato una delle più grandi e ultime soddisfazioni della sua vita.

 

RUSSIA: COME CASTRARSI DA SOLI

Non ho ben capito se gli italiani si siano resi conto che continuare con questo atteggiamento di chiusura a Putin sia una grande sciocchezza, che l’Europa ha tutto l’interesse ad avere buoni rapporti con Mosca e che soprattutto anche all’interno dell’UE l’Italia deve anche fare un po' da sola, visto che gli altri (Germania in testa) prima di tutto pensano ai propri affari. Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: sicuramente Putin non è un leader democratico, sicuramente controlla il suo paese con la censura e a volte con la violenza ma o teniamo un atteggiamento univoco con tutti i regimi antidemocratici e dittatoriali del mondo o è assurdo prendersela solo con lui.

Il regime cinese è ben peggio di quello russo eppure lo coccoliamo, così come allora non dovremmo andare a giocare i mondiali di calcio in Qatar (ammesso di qualificarci) e dovremmo chiudere i rapporti con l’Arabia Saudita, l’Iran e decine di regimi più o meno dittatoriali nel mondo.

Allora perché prendersela solo con la Russia? Per l’Ucraina, si dice…Ma quanti sanno che questi stati satelliti dell’ex impero zarista sono stati creati da Stalin proprio per distruggere le etnie che c’erano prima dell’URSS? La parte orientale dell’Ucraina è russa per storia, lingua, costumi, religione… qualche ragione il Cremlino ce l’ha e se è giusto difendere l’entità nazionale Ucraina questi aspetti bisognerebbe almeno ricordarli.

Pochi giorni fa i più importanti gruppi industriali italiani hanno intanto parlato direttamente in videoconferenza con Putin ottenendo credito ed attenzione, perché abbiamo bisogno del mercato russo (e viceversa) e questo colloquio diretto è stato significativ,o ma molto imbarazzante per la Farnesina, un vero e proprio schiaffo in faccia al governo, a Di Maio e perfino a Draghi, ma se ne è parlato poco perché – come sempre – “non fa fino”.

Noi dobbiamo stare con gli USA, ci mancherebbe, ma la posizione di Biden è diventata anche un po' grottesca: mostra i muscoli perché non rischia nulla, mentre noi in Europa rischiamo di tagliarci i mercati e rimanere senza gas, con le imprese produttive a terra e le famiglie al freddo, mentre l' inflazione sta diventando galoppante per il caos nelle materie prime… tutto per l’Ucraina? Intanto gli altri partner europei - come la Germania - i loro affari con Mosca li fanno lo stesso: forse ci vorrebbe qualche riflessione di “realpolitik” in più

 

LIVELLI DI LAGO

Nella zona del Lago Maggiore sono in corso molte polemiche per la proposta di preservare un livello delle acque più alto a fine primavera tenendole di riserva per la stagione estiva. Credo sia una proposta sensata – se ovviamente ben controllata – anche se la mia posizione è di minoranza, schiacciata da ben altri interessi. Visto che il problema può interessare solo una parte dei lettori non sto a farne qui uno “spiegone”, ma invito chi sia interessato a contattarmi direttamente e potrà così farsi un’idea più complessiva e variegata rispetto alla vulgata ufficiale di un “no” al progetto che “passa” attraverso i media locali. 

 

E’ TORNATA  LA STORIA A TELE VCO

Sono tornati i miei settimanali appuntamenti di storia su TELE VCO-AZZURRA TV (già canale 17 o canale 19, nell’attuale momento di caos delle frequenze in zona Verbania si vede sul canale 852) che porto avanti ormai da qualche anno. Questa stagione sarà dedicata alla storia locale, italiana e del Piemonte dopo il 1861.

Chi vuole vedermi ricordi che la trasmissione va in onda il VENERDI’alle ore 22 con repliche il SABATO (13.30, 14.30 e 17.30) e il MARTEDI’ alle ore 12.

Le puntate si possono seguire anche in diretta streaming cliccando su VCOAZZURRATV (wwwvcoazzurratv.it)

 

 

A TUTTI UN SALUTO E BUONA SETTIMANA                MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 846 del 21 gennaio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: QUIRINALE: ORE DI PRETATTICA - MENEFREGHISMO ELETTORALE – CSM CONTRO TUTTI (W IL WHISTLEBLOWING) – SUPERBOLLETTE - IL MONDO (INGIUSTO) DEI PAPERONI – STORIA IN TV 

 

QUIRINALE: ANCORA PRETATTICA

Suscita scandalo (a sinistra) la possibilità di Silvio Berlusconi Presidente della Repubblica, una candidatura comunque molto difficile da portare avanti (oltre che secondo me poco opportuna), ma un centro-destra che per la prima volta ha sulla carta la maggioranza relativa dei votanti non deve sprecare le proprie cartucce puntando su un unico cavallo, soprattutto quando in campo vuole scendere il discusso suo ex leader maximo. Serve quindi come minimo molta attenzione, anche per le ricadute politiche se l’operazione facesse flop e mi pare che sia la Meloni che Salvini l’abbiano capito.

Penso che una parte dei grandi elettori “patrioti” Berlusconi sul Colle non ce lo vedrebbe proprio, ma ben meglio lui che un avversario e quindi è possibile e conveniente garantirgli - almeno a parole e dalla quarta votazione - un pacchetto sicuro di voti, magari controllabili a vicenda, se lui trovasse gli altri (dubito, soprattutto se a cercarli in giro è Sgarbi…). I sistemi per farlo sono semplici e purtroppo collaudati e un attento corteggiamento è quindi in corso soprattutto verso quegli oltre 120 parlamentari rimasti senza casacca e a cui non piace l’elezione di Draghi al Colle con il rischio di interrompere la legislatura un anno prima.

Questo anche perché gli esperti di pretattica elettorale presidenziale fanno sapere che solo se la legislatura arriverà a fine settembre scatterà il quinquennio “convenzionale” per permettere ai futuri “ex” di percepire comunque, a 65 anni, il (pur ridotto) vitalizio parlamentare, guai quindi a cadere ad un passo dal traguardo.

Messi presuntivamente in cassaforte i 450 voti berlusconiani di centro destra, ne restano però appunto da trovare almeno un’altra sessantina ed è qui che Berlusconi chiede agli alleati una prova di fede bloccando il pacchetto “garantito”  che però – al massimo – anche in caso di accettazione ufficiale di Berlusconi durerà lo spazio di un paio di scrutini e solo se in prima battuta il quorum fosse sfiorato, tanto da convincere qualche ultimo dubbioso di possibile acquisto a fare il salto pro Cavaliere all’ultima ora.  Se Berlusconi non passasse infatti alla quarta o quinta votazione (prima il quorum è troppo alto) sarà poi il “liberi tutti” ed è qui che gli alleati – finiti gli attestati di omaggio  – devono pensare ad alternative.  

Un nome da trovare (e forse già trovato) ma da non diffondere perché altrimenti sarebbe a rischio di abbattimento precoce. Personalmente – al di là delle cortine di   fumo   che   sono   state   sollevate   per confondere il campo, tipo proporre l’ex ministro degli esteri Franco Frattini o Letizia Moratti – continuo a pensare che la potenziale miglior candidata potrebbe essere la Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, che ovviamente negherà l’ipotesi fino ad un secondo prima della (eventuale) sua candidatura. La Casellati resta l’unica figura istituzionale che potrebbe raccogliere voti non troppo sospetti anche in campo avversario e credo che alla fine sarà proprio questa l’opzione “B”. Altre alternative Gianni Letta, gran manovratore e consigliere di Berlusconi o – in subordine – Pierferdinando Casini.

 

MENEFREGHISMO ELETTORALE

Cecilia d’Elia, del PD, è la nuova deputata eletta domenica nelle elezioni suppletive nel collegio di Roma I al posto di Roberto Gualtieri, diventato sindaco e quindi incompatibile.  La neo onorevole è stata eletta con il 60% dei voti validi corrispondenti però a solo il 6.8% degli elettori del collegio visto che i votanti sono risultati soltanto l’11%, con ben l’89% dei cittadini che hanno invece disertato le urne. Un voto in più in parlamento forse conterà poco, ma va registrato che la candidata del centro-destra – l’ex magistrato Simonetta Matone (nota solo per le sue comparsate a Porta a Porta ed esponente della Lega) - ha conquistato soltanto ”ben” il 2.2% del corpo elettorale.

Mi sembra decisamente un po' pochino, ma sottolinea anche la superficialità con cui vengono affrontate le cose, perché con un minimo di volontà in più si poteva tranquillamente arrivare ad un risultato più positivo. Si replica il solito menu visto alle comunali e per i ballottaggi: a destra non si impara mai niente.  

CI MANCAVA IL WHISTLEBLOWING ! 

Nel totale disinteresse dei media la scorsa settimana il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittime anche le nomine operate dal CSM del primo presidente e del presidente aggiunto della Corte di Cassazione. Secondo il Consiglio di Stato altri candidati erano più meritevoli. Invasione di campo da parte della giustizia amministrativa nelle prerogative del CSM o legittima richiesta di avere finalmente più trasparenza nelle nomine? Sta di fatto che il CSM ha comunque poi rinominato gli esclusi dichiarati illegittimi senza accettare la decisione dei giudici amministrativi e lo ha fatto addirittura alla presenza di Mattarella che quindi di fatto ha avallato la scelta. Chissà come saranno contenti al Consiglio di Stato!

Ennesime polemiche e corto circuito istituzionale, con il tema che era già stato dibattuto a seguito della lunga vicenda che aveva interessato Michele Prestipino, ex procuratore di Roma (la carica più importante d’Italia) destituito prima dal Tar, poi dal Consiglio di Stato e infine dalla stessa Cassazione, eppure nominato e difeso a spada tratta dal CSM. Un dibattito inquinato dai veleni del caso Palamara, ma che ancora una volta sottolinea come sia e sia stato assordante il silenzio proprio di chi del CSM è il Presidente, ovvero l’inquilino del Quirinale, che ha di fatto accettato la scelta del CSM. Ma come può funzionare la Giustizia in un paese conciato così?

Su questi temi, però, la ministra Cartabia sorvola ed annuncia piuttosto in Senato che "Va perfezionato il ricevimento della direttiva UE sul whistleblowing, prezioso strumento anticorruzione".  

Cosa significhi "whistleblowing" credo che tra i lettori de Il Punto lo sappiano in pochi (io non lo sapevo!) che, letteralmente tradotto, significa "il soffiatore di fischietto", ovvero - mi pare di interpretare - "arbitro", nel senso di colui che segnala una infrazione di gioco. Dire però "la Magistratura segnali gli episodi corruttivi" sarebbe stato troppo semplice perchè - dall' avvocato Azzeccagarbugli dei “Promessi Sposi” in qua - la gente va sedotta con i paroloni, una volta espressi in latino ed adesso possibilmente in inglese così che, appunto, alla fine ti fregano meglio.

Insomma, la Magistratura, secondo la ministra Cartabia, dovrebbe attivarsi di più per segnalare in anticipo gli episodi di corruzione. Giustissimo ma - mi verrebbe proprio da dire -  "Da che pulpito viene la predica", visto cosa succede nel CSM e dintorni.

 

BOLLETTE: SCUSATE, NON CAPISCO

Il vero problema del momento è lo scatto dell’inflazione anche per il fortissimo aumento delle bollette energetiche. Il governo pensa di tassare gli extra-profitti delle aziende del settore per compensare i consumatori, ma non sarebbe più logico calmierare allora i prezzi del gas per impedire aumenti ingiustificati? Certo che ascoltare poi il ministro Cingolani affermare che per ridurre i prezzi delle bollette verranno tagliati 1,5 miliardi di incentivi sul fotovoltaico, da 1 a 2 miliardi di incentivi sull'idroelettrico e 1,5 miliardi con la rinegoziazione a lungo termine delle fonti rinnovabili lascia perplessi: ma non erano proprio queste le alternative “ecologiche” da  incentivare? Se l’Italia però - che dipende in gran parte dall’estero - non vuole estrarre petrolio nel sud, limita l’estrazione del gas in Adriatico (a vantaggio di Grecia e Croazia che non hanno certi scrupoli), non vuole neppure pensare al nucleare ed insiste a produrre energia elettrica “pulita” bruciano gas e gasolio… mi sembra difficile uscire dalla crisi!

 

SE VI SEMBRA GIUSTO…

Nei primi 2 anni di pandemia i 10 uomini più ricchi del mondo hanno più che raddoppiato i loro patrimoni, passati da 700 a 1.500 miliardi di dollari, al ritmo di 15 mila dollari al secondo, 1,3 miliardi di dollari al giorno. Nello stesso periodo si stima che 163 milioni di persone siano cadute in povertà a causa della pandemia. In questo momento i 10 super-ricchi detengono una ricchezza sei volte superiore al patrimonio del 40% più povero della popolazione mondiale, composto da 3,1 miliardi di persone. Ogni 4 secondi nel mondo 1 persona muore per fenomeni connotati da elevati livelli di disuguaglianza come mancanza di accesso alle cure, fame, crisi idrica. Decine di milioni di persone vivono con meno di un euro al giorno.

Dall’inizio dell’emergenza Covid, ogni 26 ore un nuovo miliardario si è unito ad una élite composta da oltre 2.600 super-ricchi le cui fortune sono aumentate di ben 5 mila miliardi di dollari, in termini reali, tra marzo 2020 e novembre 2021. Sono i dati emersi nell’ultimo incontro dell’alta finanza a Davos, tenuto quest’anno – bontà loro – senza concentramento di superjet privati ma più sobriamente on line.

I dieci più ricchi del mondo risultano Elon Musk (patrimonio di 274,7 miliardi di dollari, Bernard Arnault (198,9 miliardi),  Jeff Bezos (194,5 miliardi), Bill Gates (138,3 miliardi) e poi Larry Page (124,5), Mark Zuckerberg (123,1), Larry Ellison (120,8)   Sergey Brin (120 miliardi), Warren Buffett (109,1) e Steve Baller (106.5). Giovanni Ferrero è l’italiano più ricco (33,3 miliardi) mentre Silvio Berlusconi e famiglia sono “solo” a quota 7,5. La confederazione no profit Oxfam ha calcolato nel suo ultimo rapporto che in questi due anni il numero uno di Amazon Jeff Bezos è quello che ha incrementato di più il proprio patrimonio per oltre 81,5 miliardi di dollari: il surplus nei primi 21 mesi della pandemia equivale per lui al costo completo della vaccinazione (due dosi e booster) per l’intera popolazione mondiale. Eppure non si riesce neppure a mettere in campo una tassa planetaria che in qualche moda colpisca ovunque e in modo progressivo i redditi che superino una soglia che personalmente considero di immoralità. Tranquilli, comunque, perché tutti – da Lazzaro al ricco Epulone – moriremo uguali.

 

TORNA LA STORIA A TELE VCO

Tornano i miei settimanali appuntamenti di storia su TELE VCO-AZZURRA TV (canale 17 o canale 19) che porto avanti ormai da qualche anno. Questa stagione sarà dedicata alla storia delle nostre zone e del Piemonte dopo il 1861.

Chi vuole vedermi ricordi che la trasmissione va in onda il VENERDI’ (a partire da oggi 21 gennaio) alle ore 22 con repliche il SABATO (13.30, 14.30 e 17.30) e il MARTEDI’ alle ore 12. Le puntate si possono seguire anche in diretta streaming cliccando su VCOAZZURRATV (wwwvcoazzurratv.it)

 

 

A TUTTI UN SALUTO  E BUONA SETTIMANA           MARCO ZACCHERA 




IL PUNTO   n. 845 del 14 gennaio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: MATTARELLA, UN UOMO IN GRIGIO – COME VA IL PNRR? -  POVERA ROMA – VIOLENZA DI GRUPPO

 

MATTARELLA, UOMO IN GRIGIO

Finisce (forse) il settennato al Colle di Sergio Mattarella ed è tempo di un bilancio che, senza preconcetti, definirei grigio, come il personaggio.

Ho conosciuto da vicino Mattarella quando per diversi anni eravamo insieme componenti della Commissione Esteri della Camera: la sua una presenza costante, sobria, corretta, seria (anzi, serissima), competente, mai una parola sopra i toni e - da eletto al Quirinale - non ha mai mutato la sua impronta di aplomb istituzionale.

Ha svolto con serietà e rigore il suo ruolo considerandosi forse come il più importante impiegato della Repubblica senza sbavature, ma mi è difficile ricordare un momento di passione trascinante o di immagine coinvolgente in un settennato certamente impegnativo, ma in un ruolo svolto senza strappi.

Se pensate a Pertini in tribuna quando vincemmo i "mondiali" rispetto al Mattarella in impermeabile a Wembley per la finale dell'Europeo la differenza c'è tutta e ben rende l'idea.

Nei giorni scorsi Mattarella ha tenuto a sottolineare che diventando presidente bisogna perdere la casacca di appartenenza politica per essere "super partes" ed è su questo che qualche dubbio ce l'ho, perché Mattarella ha forse voluto essere sopra le parti nel suo intimo ma in sette anni non mi sembra abbia mai preso una posizione contro la "sua" parte e - da persona di destra - devo esprimere una critica verso questo suo atteggiamento che non ha mai tenuto conto degli umori dei cittadini-elettori: non ricordo davvero un solo episodio in cui Mattarella abbia preso le distanze dalla sua "casa-madre" (ovvero il PD, versante ex democristiano). Una presidenza senza scandali (e non è poco) ma contraddistinti da un diluvio di dichiarazioni scontate, prese di posizioni corrette quanto spesso del tutto ovvie, senza mai assumere una posizione che mettesse in imbarazzo chi ne volle l'elezione e - in primis - proprio il "suo" PD.

No alle elezioni anticipate, per esempio, eppure Mattarella sapeva benissimo che il Parlamento non rappresentava più da molto tempo l'opinione politica degli italiani e non solo per il cambiamento degli umori politici, ma perchè ben oltre il 10% dei parlamentari ha cambiato gruppo politico, infischiandosene dell'opinione di chi li aveva eletti, tanto che il suo successore sarà eletto da un Parlamento dove il partito più numeroso è appunto quello dei "senza partito" in un diluvio di migrazioni che hanno del tutto stravolto il voto elettorale e si prestano oggi a mercanteggiamenti sottobanco di ogni tipo.

Certo, la Costituzione gli imponeva di tenere un doveroso basso profilo, ma non c'è dubbio che in passato altri suoi predecessori abbiano contraddistinto il loro mandato con un diverso livello di visibilità e di condivisione con la gente, Mattarella ha invece preferito tenersi sempre defilato.

In un settore, però, penso non possa essere ricordato con positività: la sua (non) gestione della Magistratura di cui il Presidente è sì solo il capo formale, ma con obblighi che a volte gli imporrebbero di uscire dal riserbo e dal silenzio. Un vertice giudiziario che negli anni si è trasformato in un groviglio di veti, correnti e tresche immorali avrebbe imposto un ben altro profilo e livello di intervento.

Preso atto che il CSM è stato di fatto lasciato nelle mani del suo "ex partito" e relativi correnti deviate, credo che Mattarella avrebbe avuto il dovere di intervenire maggiormente in prima persona con fatti concreti, esplicite richieste di dimissioni, sollecitazioni chiare e non solo messaggi scontati. Non lo ha fatto, si è tenuto lontano dal rischio di "sporcarsi le mani" assumendo decisioni coraggiose, ma dando così spazio al moltiplicarsi dei veleni e di fatto proteggendo chi ne aveva approfittato. Molti italiani attendevano e soprattutto speravano in suoi interventi concreti prima e dopo il "caso Palamara" ma non è emerso nulla oltre le solite, scontate dichiarazioni di principio.

Vedremo se, almeno in un primo tempo, Mattarella succederà a sé stesso, certo credo che gli italiani vorrebbero comunque un presidente più rappresentativo in attesa di una riforma costituzionale che, superati antichi timori, dia maggiori responsabilità all’inquilino del Colle soprattutto se – finalmente – fosse eletto direttamente dai cittadini.

 

COME VA IL PNRR ?

Se ne parla poco, pochissimo, eppure ribadisco ancora una volta che se i fondi europei legati al PNRR sono indispensabili per il rilancio nazionale  peseranno in futuro come un macigno sulle finanze pubbliche. Urge quindi spenderli bene ma – almeno per il cittadino comune – tuttora non si capisce che fine prenderanno. I piani mandati in Europa, pieni di buone intenzioni, non chiariscono infatti quali siano le vere PRIORITA’ che verranno messe in campo.

Molto semplicemente, quali sono le prime e più importanti 10 iniziative CONCRETE che si vogliono finanziare con i fondi di Bruxelles?

Non un generico “ammodernamento della rete autostradale e ferroviaria” ma quali sono gli specifici “grandi interventi” che si vogliono mettere in campo e da chi verranno spesi? Nei giorni scorsi ho attraversato l’Italia ed il livello delle infrastrutture – primo passo per un rilancio nazionale – e spesso del tutto carente. Mi spiego: se percorrete l’Autostrada del Sole potrete verificare che alcuni tratti (come da Firenze ad Orte) sono ancora a due corsie come negli anni ’60 pur con un traffico decuplicato. Molti degli svincoli per entrare ed uscire da Roma (a parte lo schifo della non manutenzione) sono quelli inaugurati per le Olimpiadi del 1960 e avanti così. Inoltre i lavori in atto anno dopo anno sono più o meno sempre allo stesso punto (vedi appunto il tratto toscano della A1 dal Mugello a Firenze o a sud della città) nonostante il caro-pedaggi. Piacerebbe avere insomma un elenco preciso, chiaro, inequivocabile e se fossero pubblicati anche gli importi stanziati, le date previste di completamento e i responsabili dei lavori sarebbe davvero un gesto apprezzato da tutti,

 

POVERA ROMA…

Sono stato a Roma dopo quasi un anno di assenza causa Covid e l’ho trovata non solo sporca, ma soprattutto degradata, a pezzi, abbandonata. Non credo sia tanto una questione di colore politico dell’amministrazione capitolina, ma dell’andazzo generale che la sta trasformando in una città africana. Strade piene di buche, acciottolato sgarrupato, sporcizia ed erbacce ovunque (e siamo a gennaio!), sosta selvaggia, marciapiedi fatiscenti, trascuratezza ovunque e anche nel centro storico che dovrebbe essere il fiore all’occhiello del nostro Paese. Invece tutto è lasciato andare, sciatto, sporco, abbandonato come le migliaia di monopattini dimenticati in ogni angolo di strada. Non ci meritiamo una capitale come questa che il mondo ci invia ma che, evidentemente, non sa farsi amare dai suoi cittadini!  

QUANDO GLI AGGRESSORI SONO IMMIGRATI…

L'aggressione ad alcune ragazze in centro a Milano per Capodanno è stato davvero un brutto e censurabile episodio, ma che porta anche a qualche considerazione visto che nei primi giorni di queste violenze non se ne era parlato nonostante fossero perfettamente a conoscenza dei giornali e delle forze dell'ordine.

Questo silenzio mediatico si spiega perchè - osservando i video - si nota come i presunti aggressori fossero magrebini, pur alcuni "di seconda generazione", come ci si è poi affrettati a sottolineare. Insomma, se nessuno sostiene assolutamente che tutti o la gran parte degli immigrati nordafricani siano dei violenti o degli aggressori, così come purtroppo ci sono anche tanti italiani che si macchiano quotidianamente di gravissime violenze, tacere però questo aspetto solo perchè "non fa fino" e non si vuol turbare la sensibilità della gente verso gli immigrati la dice lunga sulla qualità dell'informazione che giornalmente ci viene propalata.

Patetico che il sindaco di Milano -  dopo aver taciuto per 10 giorni e accusato per questo di poca sensibilità - annunci poi con grande ritardo (ma altrettanti squilli di tromba e copertura mediatica) la costituzione come parte civile dell'amministrazione, sempre tacendo su chi siano i presunti colpevoli. In realtà per dieci giorni in nessun TG e in ben pochi articoli di cronaca si era ammesso questo aspetto, nè si è considerato il fatto che le ragazze sono state salvate dalle Forze dell' Ordine presenti, ma apparse abbastanza impotenti davanti alla violenza e ai numeri del "branco". Forse Sala dovrebbe quindi anche spiegare ai milanesi come mai queste siano le condizioni sociali e di vivibilità del centro di Milano dopo tanto (troppo) "politicamente corretto".

Immaginate se ad aggredire le ragazze fosse stato un gruppo di giovinastri di "estrema destra": scommettiamo che tutto sarebbe stato messo per giorni in prima pagina (vedi l’assalto alla CGIL) e che tutti i progressisti e le progressiste della penisola avrebbero pianto e denunciato in coro l’insopportabile e pericolosa “violenza fascista"?

 

Con questo numero IL PUNTO riprende la consueta cadenza settimanale, un saluto e un rinnovato buon anno a tutti.

                                                                                               Marco Zacchera  




IL PUNTO   n. 844 del 5 gennaio 2022

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: BERLUSCONI PENSA AL COLLE – GAS & LUCE: SPIAZZATI – UNA PREGHIERA PER BURZI

 

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BERLUSCONI FACCIA UN PASSO INDIETRO !

Tra poco saremo in piena bagarre per l’elezione del Presidente della Repubblica e Silvio Berlusconi scalpita sperando nella possibilità di una sua elezione al Colle.

In teoria – soprattutto perché oltre il 10% dei parlamentari ha cambiato partito, confluendo in un eterogeneo “gruppo misto” – questa volta il centro destra avrebbe una maggioranza relativa da usare per un proprio candidato (ma non sufficiente a garantirne l’elezione), anche se qualcuno ipotizza che - complice il voto segreto e con possibili acquisti non disinteressati - dal quarto scrutinio l’ex Cavaliere potrebbe anche farcela.

Personalmente ritengo che non ce la farà mai, e mi chiedo se – dietro alle scontate parole di compattezza ed unità – il centrodestra non debba invece già considerare anche un “piano bis” da mettere sul tavolo al momento in cui Berlusconi fosse comunque appiedato dal voto dell’aula.

Questo anche perché – a parte l’età e la salute - ritengo che Silvio Berlusconi non sia adatto come Capo dello Stato e scatenerebbe, se eletto, il ritorno ad una polemica quotidiana di cui l’Italia non ha assolutamente bisogno. D'altronde è bastata l’ipotesi di una sua candidatura per far salire i toni e scatenare i suoi avversari che già reclamano l’avvio di una “guerra santa” contro il nefasto (per loro) “Cavaliere Nero”.

Eppure il centro-destra non dovrebbe sprecare una occasione storica favorevole, con una sinistra divisa dalle polemiche e che per ora non sembra in grado di coagularsi su un suo unico candidato di bandiera.

Credo che – ad oggi -  il candidato più logico che potrebbe raccogliere teorici consensi da tutti sarebbe Mario Draghi, anche perché – ma questo lo si può dire solo sottovoce - il premier ha tutto l’interesse a concludere ora e subito la sua esperienza di governo prima che vengano al pettine dei nodi che il suo carisma ha sopito e nascosto, ma non ha certo risolto.

Il PNRR, per esempio, è stato solo impostato ma praticamente nessuno ne conosce il concreto stato di avanzamento e presto l’Europa potrebbe cominciare a storcere il naso, così come non credo che il rimbalzo economico post-pandemia diventerà robusto se il paese sarà ancora appiedato dal Covid e attanagliato da una pesante crisi energetica.

Inoltre, alla lunga, la sua maggioranza eterogenea avrà sempre più bisogno di smarcarsi in vista delle elezioni che comunque sono previste a primavera 2023. Credo che Draghi consideri bene tutto ciò e quindi gradirebbe un passaggio al Colle spinto anche dall’indice di gradimento generale che pur sta scendendo – ma relativamente di poco – rispetto ai trionfali picchi di consenso iniziali.

Draghi al Quirinale vorrebbe dire probabili elezioni anticipate quest’anno e - se questo è lo scopo del centro-destra - allora la prima scelta post-Berlusconi potrebbe essere proprio il diretto coinvolgimento di Draghi per la presidenza. Se, invece, il centro-destra fosse più lungimirante, la scelta di un candidato di generale garanzia - ma decisamente ancorato al proprio schieramento politico - sarebbe la scelta più meditata e coerente, mantenendo un Draghi comunque “non ostile” a Palazzo Chigi.

Per esempio una candidatura dell’attuale presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati avrebbe una serie di vantaggi da non sottovalutare. Innanzitutto non guasterebbe l’essere la prima donna al Quirinale in un momento in cui l’immagine ha una sua importanza, poi permetterebbe a Draghi di completare la propria opera (sempre ammesso che la cosa interessi effettivamente al titolare di palazzo Chigi) e infine il personaggio si è dimostrato di taglio moderato e di confermata linearità istituzionale, com’è il ruolo ritagliato dalla Costituzione per un Presidente della Repubblica più rappresentativo che politicamente premier decisivo.

Non dimentichiamo poi che la Casellati è una eletta di Forza Italia e quindi vicina a Berlusconi che potrebbe sempre “benedirla” con il proprio viatico dopo un sofferto e doloroso (ma doveroso) “passo indietro” che però gli eviterebbe potenziali figuracce.

Il problema è che all’interno dello stesso centro-destra convivono maggioranza ed opposizione, fautori di elezioni anticipate (la Meloni e Fratelli d’Italia) ed altri - come Forza Italia - che temono un forte ridimensionamento dal voto e con la Lega che in argomento è tentennante e necessariamente cerchiobottista.

Ci sarà quindi prima di tutto chiarezza all’interno della coalizione? Qui sta il punto (e il limite) di uno schieramento senza più un leader dichiarato e soprattutto senza una seria politica comune su molti (troppi) degli argomenti sul tappeto.

I giorni corrono, vedremo se i reiterati vertici serviranno a qualcosa e se l’eventuale bocciatura di Berlusconi non comprometterà un equilibrio sempre più delicato anche all’interno della sua stessa coalizione. Il rischio è di ritrovarci sul Colle un Pierferdinando Casini o - peggio -  Romano Prodi.

 

GAS ED ENERGIA: EUROPA SPIAZZATA

Penso ad un pensionato con la “minima” che vede aumentare quest’anno la sua pensione di "ben" l’1,47% ma contemporaneamente la bolletta di luce e gas di oltre il 50%. L’Europa e soprattutto l’Italia appaiono assolutamente spiazzati dall’incredibile aumento dei costi energetici. La risposta del governo di diluire il pagamento delle bollette (ma di non ridurre l’accisa fiscale!) sottolinea come sia una sostanziale “non risposta” ad un aumento di costi per famiglie ed aziende che – teoricamente – non avrebbe ragione di esistere. Non c’è infatti carenza di materia prima né problemi di trasporto, ma ragioni politiche che sono alla base di una crisi che evidentemente non era stata prevista.

E’ chiaro che le carte le ha in mano Putin: la Russia ha tutto il gas che vuole, lo vende al prezzo che vuole, ma - almeno fino ad ora -  ha sempre mantenuto i contratti sottoscritti. Purtroppo l’Unione Europea di contratti a lungo termine non ne ha ed è quindi facilmente vittima di bruschi aumenti dei prezzi non disponendo di riserve strategiche adeguate (come gli USA) ed insistendo a tenere una politica di rapporti tesi con la Russia. Putin non è un santo ed è in forte debito con la democrazia, ma allora lo stesso metro di giudizio e di comportamento andrebbe tenuto con tutte le nazioni non democratiche, comprese Cina ed Arabia Saudita ben più autoritarie e violente della Russia di Putin. L’Europa si trova ad essere la parte debole e perdente, ma sembra capirlo poco rispetto anche ai proclami di Biden che non deve sopportare la crisi energetica del vecchio continente.

Poi ci mettiamo anche del nostro rifiutando energie alternative come la fusione nucleare, illudendoci con i “verdi” e riempiendoci le orecchie con la “transizione ecologica” che è una demagogia formula per intanto economicamente suicidarci.

 

ANGELO BURZI: UN CASO DI COSCIENZA

Nella notte di Natale si è suicidato Angelo Burzi, ex consigliere ed assessore regionale del Piemonte, in crisi per essere stato condannato dalla Cassazione per la vicenda dei rimborsi del consiglio regionale piemontese dopo essere stato assolto in primo grado e condannato in appello. La vergogna per la nuova condanna dopo 8 anni di processi e la prospettiva di perdere conseguentemente anche il vitalizio – oltre a condizioni di salute che rischiavano di aggravarsi – sono state alla base del suo gesto.

Per quanto l’ho potuto conoscere, Burzi era un galantuomo e – almeno nel suo caso – la vicenda delle “mutande verdi” non è andata come hanno sostenuto dei Magistrati che secondo me si sono comportati anche con preconcetto politico e hanno interpretato “a posteriori” una norma su cui non c’erano chiarezze. Credo (e spero) che qualche pubblico accusatore – subito difeso dalla “sua” casta – si sia posto almeno qualche problema di coscienza leggendo la lettera di addio di Burzio quando scrive, prima di spararsi…

 “... La giustizia è un esempio appunto del “peggio”, non trascurando che lo scrivente è certo di essere totalmente innocente nei riguardi delle accuse a lui rivolte. Alla fine del processo di appello, 14 dicembre u.s., ho totalizzato una condanna a tre anni per peculato svolto continuativamente dal 2008 al 2012. I possibili sviluppi stanno in un possibile nuovo ricorso in Cassazione, che avrà con grande probabilità un esito nuovamente negativo, diciamo alla fine del 2022. E qui iniziano i problemi seri perché interverrà la sospensione dell’erogazione del vitalizio per la durata della condanna. Probabilmente si sarà fatta nel frattempo nuovamente viva la Corte dei conti pretendendo le conseguenze del danno di immagine da me provocato, diciamo non poche decine di migliaia di euro. Credo tutto ciò sia soggettivamente insostenibile, banalmente perché col vitalizio io ci vivo, non essendomi nel corso della mia attività politica in alcun modo arricchito, e sostanzialmente perché non sono più in grado di tollerare ulteriormente la sofferenza, l’ansia, l’angoscia che in questi anni ho generato oltre che a me stesso anche attorno a me nelle persone che mi sono più care, mia moglie, le mie figlie, i miei amici. Preferisco dare loro oggi, adesso, con una dose di dolore più violenta, ma ”una tantum”(…)Siccome arrendermi non è mai stata un’opzione, frangar non flectar, esprimo la mia protesta più forte interrompendo il gioco, abbandonando il campo in modo definitivo. Serve anche fare un non esaustivo elenco dei personaggi che maggiormente hanno contraddistinto in maniera negativa questa mia vicenda in quasi dieci anni. Dapprima i giudici del primo processo d’appello, i quali, con una sentenza che definire iniqua e politicamente violenta è molto poco, azzerarono la sentenza di primo grado che mi vide assolto per insussistenza del fatto dopo due anni di dibattimento in aula. Poi l’uomo nero, il vero cattivo della storia, il sostituto procuratore che dall’inizio perseguì la sua logica colpevolista, direi politicamente colpevolista. Essendo persona preparata e colta non si arrese rispetto alle assoluzioni del primo grado, ma appellandosi a sua volta ottenne la condanna nel successivo appello. Ancor più colpevole a mio avviso perché, pur conoscendo in dettaglio i fatti che mi riguardano, insistette nelle sue tesi...”

Vi chiedo una preghiera per Angelo Burzi.

 

Il prossimo numero de IL PUNTO uscirà venerdì 14 GENNAIO riprendendo la consueta cadenza settimanale

 

UN SALUTO E BUON ANNO A TUTTI  !                                       MARCO ZACCHERA 



IL PUNTO   n. 843 del 28 dicembre  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: ITALIANI DIVISIDAL COVID - ANNIVERSARI:  75 ANNI FA NASCEVA IL MOVIMENTO SOCIALE  - ALESSANDRO LANANUOVO PRESIDENTE DEL VCO

 

COVID: ITALIANI DIVISI

E’ inutile prenderci in giro: l’Italia è profondamente divisa tra vax e no-vax, ma soprattutto cresce ovunque la platea degli scettici, dei diffidenti, di quelli che ogni sera ascoltando la TV si sentono presi in giro. Vaccini che prima sembravano una panacea e poi crollano nelle loro certezze come nelle percentuali delle loro coperture, varianti prima pericolose, poi no, oppure forse con numeri ballerini, confusi e contraddittori, promesse e previsioni non mantenute, dati quotidianamente inesplicabili e che vanno contro la logica.

Ma perché ogni giorno - chiaramente e senza furbizie - non ci dicono per esempio quanti ricoverati siano vaccinati o no, quanti dei malati gravi siano no-vax o meno e quanti defunti erano stati vaccinati e sono effettivamente morti di Covid e non – pur positivi - per tante altre patologie. Questo per capire quanto serva - insomma - vaccinarsi o meno. Solo così (se i numeri dimostreranno i rischi a non farlo) si riuscirà a convincere chi non vuole vaccinarsi. Per esempio: è vero che la probabilità di essere ricoverati è 16 volte di più per i “no vax” rispetto ai vaccinati, oppure è una bufala? Solo numeri chiari possono convincere i no-vax, ma se non vengono dati o non sono reali crescono allarmismo e diffidenza. Anche perché la matematica non è un’opinione: se tutti i “contatti” dei contagiati - soprattutto se asintomatici – dei giorni precedenti la scoperta della loro positività devono mettersi in quarantena, con l’attuale indice di crescita dei contagiati tra poche settimane in Italia non lavorerà più nessuno, perché tutti più o meno saranno stati a “contatto” con inconsapevoli contagiati che crescono al ritmo di decine di migliaia al giorno!

La gente può accettare tutto, ma non è scema e senza chiarezza cade la credibilità di un sistema vaccinale che dimostra troppe crepe.

Secondo discorso la dipendenza europea dalle case farmaceutiche. E’ inaudito che si spediscano milioni di dosi Astrazeneca quasi scadute nel sud del mondo perché da noi non le vuole nessuno (eppure erano state pagate a caro prezzo): questo sì che è vero razzismo. Così come non si capisce perché i grandi governanti della terra non si siano uniti per limitare i profitti disgustosi di case farmaceutiche che comandano le borse del mondo e nella corsa ai vaccini emettono nuovi modelli, dosi, varianti più o meno testati. Ma possibile che non si debbano conoscere i contenuti degli accordi UE con Pfizer & aziende del settore? Prezzi, tempi, modalità di consegna, scontistica, nomi e cognomi dei funzionari e dirigenti europei coinvolti: tutto nebuloso, tutto nascosto.  L’impressione è una grande palude dove lo scetticismo avanza di pari passi delle incongruenze che ci raccontano. Per questo tutti hanno sempre più dubbi, non hanno più fiducia, si sentono cavie di un sistema e così anche chi si è convintamente vaccinato  – come me – comincia a chiedersi se il Covid non stia semplicemente diventando un strumento di profitto mentre volutamente (e politicamente) si sono nascoste le responsabilità iniziali e successive di questa pandemia. Il mondo, insomma, vuole vederci più chiaro. 

 

26 DICEMBRE 1946: NASCE IL MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO, “LA MIA GENTE”

75 anni fa, esattamente il 26 dicembre 1946, veniva fondato nello studio romano dell’avv. Arturo Michelini il Movimento Sociale Italiano.

Un partito che i più giovani non hanno conosciuto e di cui forse nulla sanno, che ricorda qualcosa a chi ha i capelli bianchi, ma che per alcuni – come per me – ha rappresentato la “mia” gente, ovvero il senso profondo di appartenenza a un mondo politico così diverso da quello di oggi.

A rileggere le cronache e i documenti di allora colpisce la modernità programmatica di   quella dozzina di fondatori e soprattutto il concetto “Non rinnegare, non restaurare” che dimostrava una immediata volontà di cambiamento rispetto a un periodo storico (il fascismo) finito in tragedia neppure due anni prima.

Anche se quei fondatori e i molti che subito si aggregarono furono immediatamente etichettati come semplici “neofascisti”, bisognerebbe avere il coraggio di andare più a fondo per capire, conoscere e giudicare.

Vogliamo riunire tutti coloro che al di là delle proprie origini ed appartenenze politiche intendono superare ogni tentazione di rancore e di rivincita per riconoscersi, solidamente, servitori della ricostruzione della Patria…” era scritto così nel primo “Appello agli italiani” e il primo punto programmatico del nuovo partito chiedeva di salvaguardare l’integrità nazionale “In un’Unione Europea fondata sulla parità e la giustizia”. Parole profetiche, eppure erano passati solo 20 mesi dalla fine di una guerra devastante dove i vincitori erano stati i “nemici” di quel piccolo gruppo e si era nel pieno di un dopoguerra dove decine di migliaia di persone erano state uccise - soprattutto nel nord Italia - pur a guerra finita, in un clima di estrema divisione tra repubblicani e monarchici e con centinaia di migliaia di persone ancora prigioniere degli alleati, sotto processo, “epurate” o appena uscite dai campi di concentramento dove erano stati rinchiusi gli ex aderenti alla Repubblica Sociale.  

In un’Italia ancora occupata ed amputata nel suo territorio (Trieste, l’Istria e tutta la Dalmazia) e dove c’erano ancora milioni di senzatetto accampati tra le rovine c’era - in quella fine del ’46 - chi si rimetteva politicamente in gioco e proponeva da subito il concetto di una Europa unita, una profonda riforma sociale, un rinnovato orgoglio nazionale, un futuro per milioni di ex combattenti senza lavoro.

Per questo il MSI diventò presto un punto di riferimento non solo per chi aveva vissuto la guerra “dalla parte sbagliata” subendo poi spesso la mattanza del post 25 aprile, con troppi episodi di cui ancora oggi - 75 anni dopo - non si vuole parlare.

Quando negli anni ’70 iniziai il mio percorso politico ritrovai ancora qualcuna di quelle persone e ne conobbi tante altre, ciascuna con la sua storia.  Italiani semplici, raramente benestanti, gente che politicamente era ancora emarginata e discriminata, ma fiera delle proprie idee e spesso del proprio passato, della propria libera diversità verso il pensiero dominante. C’erano anche delle teste calde, sicuramente, ma molto di più erano quelli che consapevolmente avevano scelto una posizione scomoda ma di coerenza con la propria coscienza

Mi piaceva e mi piace approfondire, capire, e così ho raccolto tante testimonianze, fatti, ricordi e piano piano anch’io - a mia volta - ho vissuto episodi da raccontare che pur oggi sembrano così lontani, con la fortuna di aver potuto vivere un periodo politico difficile, ma importante.

Ne ho parlato a lungo nei miei libri (“Staffette”, “Inverna”, “La Moscheruola”) e per questo vorrei che questo anniversario non scivolasse nel nulla, che tanti lettori mi invitassero a parlarne, a spiegare, a raccontare: sarebbero elementi preziosi per dare – soprattutto ai giovani – un quadro più completo di quella che fu la storia politica italiana.

Una continua evoluzione, ma mi chiedo sempre perché così tante persone si sentano ancora oggi schierate su posizioni simili, di fatto in continuità rispetto a quel gruppo iniziale di emarginati che 75 anni fa fece una scelta sicuramene controcorrente.

Com’è mai possibile - se quei discriminati non avessero avuto un po’ di ragione -  che dopo 75 anni di disinformazione, retorica e demagogia ci sia comunque una bella fetta di italiani che “non ci cascano” e rivendicano la loro libertà di pensiero e quindi di poter e voler leggere la storia con obiettività e serenità, senza odio per nessuno ma semplicemente cercando di capire.

Mi guardo indietro e non posso che ricordare l’entusiasmo, la fatica, il rischio, le difficoltà dei missini del debutto, ma anche della mia esperienza di vita. I miei primi comizi davanti a piazze desolatamente vuote nei nostri piccoli paesi, ma incredibilmente piene quando a parlare era Giorgio Almirante, che del MSI-DN era il leader quando ero ragazzo.

Non bastarono nei decenni le leggi speciali, le richieste di scioglimento, le persecuzioni giudiziarie, le perquisizioni, le botte, l’odio manifesto dei comunisti e dei loro fiancheggiatori – ieri come oggi – “utili idioti”: quella fiamma tricolore non si spegneva e non si è spenta, mai.

Ho conosciuto testimonianze atroci di quei “vinti” che hanno subito e taciuto, ma che

non si sono mai arresi, mentre il testimone passava, evolvendosi, prima dal MSI alla Destra Nazionale, poi ad Alleanza Nazionale e oggi a chiunque si ritrovi – pur sparso in diversi gruppi politici, ma soprattutto in FdI – a ricordare Arturo Michelini, Giorgio Almirante, Pino Rauti, Pino Romualdi e tanti altri personaggi che del MSI ne sono stati dirigenti, compreso Gianfranco Fini che avrà alla fine sbagliato tutto, ma intanto ricordiamoci che con Pinuccio Tatarella e tanti altri della "nostra" generazione era stato capace di portare il partito fuori dal ghetto e di dar vita ad Alleanza Nazionale.

Ma un ricordo doveroso va soprattutto a chi ha sofferto, dai primi militanti missini uccisi a Trieste di cui chiedevano la riunificazione all’Italia agli oltre 30 ragazzi della mia età massacrati durante gli anni della violenza rossa.

A chi ci diceva di stare zitti perchè  eravamo “antidemocratici” ricordavo sempre che la nostra democrazia era testimoniata proprio dall’essere lì, a partecipare.

Eravamo sempre emarginati: quelle poche volte che sulla stampa si parlava di noi era solo per dipingerci come fascisti, violenti, estremisti, irriducibili idioti. Mai, in decenni, una nota positiva. Cose che i giovani di oggi neppure possono concepire: dal non pubblicare sui giornali neppure le nostre liste elettorali ad escludere dai seggi i nostri scrutatori, dal negarci le piazze ai mille tentativi di ghettizzazione.

Io ero uno dei tanti ed ho avuto più occasioni, più fortuna. Come tanti altri ho affisso di notte migliaia di manifesti, stampato volantini al ciclostile, passato le giornate nei corridoi delle questure, fatto propaganda nei posti più assurdi, rischiato (spesso) le botte da chi non la pensava come me, eppure so di non aver mai alzato una mano contro nessuno.

Vorrei che questo anniversario sia quindi un omaggio a tutti gli iscritti e gli attivisti senza nome di un partito che si reggeva con pochi soldi ma soprattutto sui propri volontari e ai milioni di silenziosi elettori del MSI. Quelli che credevano in noi e ci votavano, ma non potevano dirlo perché rischiavano sul lavoro, in ufficio, tra la gente. Oltretutto, dopo che nel dopoguerra l’Italia sembrava avviata ad una civile transizione democratica. arrivarono infatti gli “anni di piombo” con le bombe e gli attentati degli “opposti estremismi” con una manovalanza spesso manipolata e che serviva soprattutto a far mantenere al potere personaggi a volte molto equivoci.

Mi corrono davanti agli occhi i visi, le mani, gli occhi di chi in qualche modo mi diceva “grazie” nel rappresentarli e la forza di quei visi erano la mia arma segreta.

Non era facile – soprattutto al Nord – essere missino in fabbrica, in consiglio comunale o nei piccoli paesi dove ti segnavano a dito. Si parlava (spesso da soli) in consigli comunali e assemblee apertamente ostili dove avevamo tutti contro, quell’ intero “arco costituzionale” inventato solo per emarginarci. Eppure alla fine non ci sono riusciti: l’URSS è caduta, il comunismo è morto, siamo stati riconosciuti come legittima forza politica e quindi in qualche modo abbiamo vinto noi con l’onore e l’onere di rappresentare quelle persone umili e senza voce. Fierezza: è sempre stata la molla che mi ha mandato avanti e mi ha fatto superare tante difficoltà.

Così, mentre man mano salivo dal consiglio comunale della mia città (di cui poi sono diventato sindaco) al consiglio provinciale e poi in Regione Piemonte e infine dal 1994 in Parlamento per cinque legislature sapevo che la mia responsabilità cresceva perché avevo nei loro confronti un impegno morale di trasparenza e di rappresentanza.

Quanta gente ho conosciuto da Brunico a Pantelleria, da Alghero a Lecce, da Trieste ad Aosta e poi come responsabile di AN all’estero da Melbourne a Stoccarda, da Buenos Aires e Toronto. Era appunto la “mia” gente, quella comunità umana che non potevo e non potrò mai dimenticare ed alla quale posso e devo solo dire grazie.

Gente irripetibile ed unica, a volte divertente ed assurda, cementata dai fatti e divisa – sempre! – nella   dialettica   delle   interpretazioni tra “destra sociale” e  “conservatori”,  tra rivoluzionari e legalitari, tra moderati e più estremisti, tra aperti al dialogo o presunti difensori dell’ortodossia.

Eppure quel piccolo MSI del ’46 in pochi mesi prese decisioni nette (sempre poi mantenute) stando senza equivoci dalla parte della democrazia parlamentare, dell’Occidente e dell’Europa con una scelta democratica chiara, senza tentennamenti o cedimenti.

Gruppi e gruppuscoli si sono allontanati, scissioni sciagurate hanno a volte diviso il ceppo, correnti e divisioni hanno rallentato la marcia, ma la continuità è sempre rimasta.

Oggi va quindi reso omaggio a chi volle quella spinta iniziale e se qualche lettore volesse conoscere più a fondo le vicende storiche e politiche che portarono alla firma di quell’ “appello agli italiani” di 75 anni fa mi contatti e ribadisco che sarò felice di spiegare, raccontare, tentare di far capire a chi non c’era che cosa avvenne e perché.

A tutti quelli che - almeno una volta - nella loro vita hanno votato per quella fiamma tricolore dico “grazie” e - a nome dei tanti che non ci sono più - spero solo di essere stato più o meno all’altezza di chi fece 75 anni fa una scelta difficile, ma che era il loro e poi divenne il nostro dovere.

 

PROVINCIA VCO: LANA PRESIDENTE

E’ con piacere che saluto ALESSANDRO LANA, 35 anni e sindaco di Piedimulera, eletto domenica nuovo presidente della provincia del Verbano-Cusio-Ossola.

Un giovane amico ed amministratore che stimo e che sperò sarà in grado di dare forza a questa nostra amministrazione provinciale che deve ritrovare, dopo i disastri della legge Del Rio che ha cercato di sabotarla, la sua missione di fondamentale Ente intermedio. Con pochi soldi avrà responsabilità enormi in un territorio quasi tutto montano come il nostro, ma Alessandro ha le capacità per fare bene. A lui e ai suoi collaboratori, dopo la vittoria netta del centro-destra, un augurio quindi di buon lavoro. 

 

Il prossimo numero de IL PUNTO uscirà mercoledì 5 gennaio poi – da venerdì 14 – si riprenderà con la consueta cadenza settimanale

 

UN SALUTO E BUON ANNO A TUTTI  !                           MARCO ZACCHERA 



IL PUNTO   n. 842 del 17 dicembre  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: AUGURI - RIFLESSIONI POST USA – PATTI E FREGATURE – DA CADORNA E GINO STRADA.

 

AUGURI...

Spesso si fanno per consuetudine e in modo scontato, tra un incrocio di miliardi di SMS e regali più o meno utili, ma ai lettori de IL PUNTO vorrei che i miei arrivassero come piccolo segno di amicizia "vera" e  soprattutto di ringraziamento per l'attenzione che mio avete dimostrato durante questo quasi ventennale appuntamento settimanale di condivisione e - a volte -  anche di profonda divergenza.

L'augurio di BUON ANNO è "laico" e quindi vale per tutti, ma quello di BUON NATALE non lo è: vale solo per chi ritiene davvero che il messaggio cristiano sia utile e forse indispensabile  in questo mondo travagliato e diviso, spaventato e spesso pieno di contrapposizioni e violenza.

Una volta il giorno di Natale si fermavano le guerre, impegnamoci  almeno ad un momento di riflessione con noi stessi, che sia di bilancio e di rilancio: ne abbiamo tutti bisogno. 

Una "festa della luce" che la porti a tutti noi.

 

RITORNO NEGLI USA

Dopo quasi due anni di assenza forzata sono ritornato nel sud degli USA notando molti cambiamenti, ma anche come questo paese si sia già scrollato di dosso le angosce del Covid mentre noi europei siamo ormai allo psicodramma. In Florida, per esempio, se atterrate a Miami scoprirete che qui il problema, almeno ufficialmente, quasi non esiste.

Ron De Santis, il giovanissimo governatore repubblicano (aveva solo 41 anni al momento della sua elezione, nel 2019) ha infatti deciso di affrontare la pandemia con una strategia di basso profilo soprattutto per accogliere a braccia aperte i milioni di turisti che arrivano in queste settimane a scaldarsi sulle assolate spiagge del Golfo del  Messico lasciando il Canada e gli stati del Nord americano seppelliti dalla neve.

D'altronde i numeri per il Governatore parlano chiaro. Su 21 milioni di abitanti  censiti (ma in realtà siamo sui 24 milioni, comprendendo   turisti   ed   immigrati   più   o   meno   al   limite   della regolarità) i contagi sono molto meno dei valori italiani con circa 2500 casi al giorno, le vaccinazioni (libere e gratuite, anche per i turisti, basta presentarsi da un medico oppure –  senza preavviso – in una qualunque farmacia) hanno coperto il 65% della popolazione con una media di decessi che dopo un picco a settembre è ora intorno ai 40 al giorno.  

Per uno stato dove gli anziani sono molto numerosi non è un bilancio troppo negativo.

Di Covid soprattutto se ne parla poco sui giornali e nei media e l’impressione  visiva  è che il problema  sia considerato marginale: nessuna mascherina, libero ingresso ai supermercati, agli spettacoli e negli uffici   pubblici   (dove   ben   pochi   impiegati   sono   comunque “mascherati”)   e   tutti   tendono   a   minimizzare sottolineando   che   le   statistiche   federali   confermano   come   quelle dello “Sunshine State” siano migliori di quelle nazionali e che quindi l’epidemia conta poco in un’area dove l’inverno è soprattutto il “top”   della   stagione  turistica.  

Minimizzare è anche una scelta politica negli stati a maggioranza repubblicana rispetto a quelli guidati dai democratici, stati in rotta di collisione con Joe Biden e relative autorità federali che chiedono più precauzioni. Ron De Santis non fa una piega e la sua ricetta è semplice: “Il vaccino qui da noi è gratis, libero, immediato: vaccinatevi e non pensateci più”. Ovviamente schierati con lui operatori turistici e imprenditori che hanno visto un boom delle presenze, anche perché il lavoro a distanza ha incentivato il trasferimento al sole piuttosto che tra le nevi del nord. Anche per questo si assiste in Florida ad un vero e proprio boom immobiliare con quotazioni salite anche del 30% dopo l’inizio della pandemia. Il business si vede: non c’è una vetrina in cui non si cerchino nuovi dipendenti, mente i prezzi di tutti i generi tendono nettamente ad aumentare, come peraltro in tutti gli States.

Una crescita ufficiale che a novembre ha superato negli USA il 6,8% su base annua, ma tutti sono convinti che concretamente si sia sopra il 10% mentre il prezzo della benzina ha raggiunto il “folle” costo di 90 centesimi di euro al litro, il che negli USA sembra scandaloso.  

All’appello mancano i turisti europei, certo, ma sono poca cosa quando un  intero  continente  sembra  volersi rifugiare sulle spiagge assolate e se  il  Covid è un problema meglio esorcizzarlo non parlandone e soprattutto senza dargli un’eccessiva importanza. Il tema è diventato anche motivo di contesa elettorale con De Santis che ha giocato molto sul contrasto “soft” alla pandemia e che studia da Presidente quando, prima o poi, verrà definitivamente archiviato Trump in campo repubblicano.

De Santis ha il tempo dalla sua e se Trump dovesse ritirarsi in vista del 2024 (ma per ora sembra non averne la minima voglia) ecco che un successo in chiave Covid potrebbe spianargli la strada anche sul piano nazionale.

Intanto Trump (che in Florida ha una delle sue roccaforti, almeno nel ricco sud dello stato, perché   la   parte   nera   intorno   alla   capitale Tallahassee è un’altra cosa) conferma di volersi ripresentare e qua e là i suoi supporters agitano già le bandiere  agli incroci delle strade: tra 11 mesi ci saranno le elezioni di metà mandato, si rivota mezzo Parlamento e non mancheranno colpi di scena.  

 

PATTI  E  FREGATURE

Per due giorni si è parlato dei misteriosi “patti del Quirinale” sottoscritti tra Italia e Francia, poi su di essi è calato un assoluto e tombale silenzio, eppure Di Maio li aveva definiti “un evento storico”: strano.

Attenti però che il silenzio non porti a possibili fregature. Per esempio c’è il rischio che il concordato rafforzamento delle frontiere europee avvenga anche all’interno della UE, ovvero – tanto per essere chiari – che i francesi potranno rispedire in Italia chi arrivasse da loro proveniente dal nostro paese senza avere le carte in regola.

Visto che la ministro Lamorgese ha confermato nei giorni scorsi come gli ingressi via mare in Italia proseguono con un ritmo doppio dell’anno scorso e quadruplo rispetto a due anni fa, ma che su circa 60.000 arrivi solo 97 (novantasette!!) sono stati accolti in Europa dal primo gennaio a fine mese scorso, è ora che Draghi chieda finalmente a Bruxelles chiarezza e rispetto.

Questo anche perché in concreto tante belle parole come “gestione coordinata”, “integrazione europea”, “solidarietà”, “porte aperte” ecc.ecc. sembrano sottolineare  solo che - da una parte - per 3.000 profughi che dal Medio Oriente volevano entrare in Polonia per andare a lavorare in Germania via Bielorussia l’Europa si è scatenata contro Minsk (e contro Putin, “il favoreggiatore occulto”), ma per 60.000 persone arrivate in Italia scaricateci da ONG spesso di altri paesi europei non solo l’UE non batte ciglio, ma neppure contribuisce né – tantomeno - accoglie: dov’è la logica e la coerenza?

 

DA CADORNA A GINO STRADA

La giunta comunale di Verbania ha deciso di appoggiare la richiesta di cambiare il nome della “mia” ex scuola media da “Lugi Cadorna” a “Gino Strada”. Premesso che Luigi Cadorna era un esponente di una famiglia locale, nato e vissuto nella nostra città (dove è sepolto) credo che gli storici abbiano in parte rivalutato la figura del “generalissimo” che ha comandato le forze armate italiane nella I guerra mondiale e non era solo un macellaio, come è stato a volte descritto.

Ma quello che non accetto – e personalmente scriverò al prefetto di Verbania invitandolo a non dare il suo avvallo alla nuova intitolazione – è dedicare l’Istituto scolastico proprio a Gino Strada che non è stato solo il fondatore di Emergency ma anche un violento esponente – mai pentito! - di quella estrema sinistra milanese che intorno agli anni ’70 si è resa responsabile di decine di aggressioni brutali a carico di avversari politici (o presunti tali) e Forze dell’Ordine. Non solo: non tutto luccica in “Emergency” di cui non si conosce un bilancio ufficiale e che spesso – come in Afghanistan – in nome del pacifismo ha preso posizioni antitetiche alla presenza militare italiana votata dal Parlamento, parteggiando apertamente con chi sparava alle nostre truppe.

Certamente Strada è stata una personalità complessa e sfaccettata, dividente e di parte, icona di quella sinistra che va per la maggiore e quindi viene riverita ed ossequiata, ma se esprimo rispetto per la figura di Strada, scomparso un anno fa, non sono d’accordo che proprio  la “mia” scuola cambi intitolazione e mi auguro che altri sollevino questa protesta.

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Come tradizione, per il periodo delle feste natalizie IL PUNTO "rallenta" nelle sue uscite e quindi NON uscirà venerdì prossimo,  vigilia di Natale, ma comunque mi leggerete prima della fine dell'anno.

 

UN SALUTO A TUTTI                                                                                  MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 840 del 10 dicembre  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

 

Cari Amici,

come ogni anno, in questo periodo dedico un numero speciale de IL PUNTO ad aggiornarvi sul “Verbania Center”, l’iniziativa umanitaria che ho fondato 40 anni fa ed alla quale molti lettori in diverse circostanze hanno dato una mano.

Ecco quindi la relazione del 2021 sempre seguendo il nostro motto “Kaba Kuguna Andu” che in swahili significa “E’ meglio fare del bene”…

……..

40 anni fa – era il Natale del 1981 – nacque il “Verbania Center” prima come gruppo spontaneo di amici e poi - da ormai 11 anni - come specifico e autonomo Fondo inserito all’ interno della “Fondazione Comunitaria del VCO”. Cominciammo con un acquedotto a Loyangallany nel nord del Kenya sul lago Turkana e da allora si è fatto davvero tanta strada.

Come ogni anno debbo e voglio ricordare i tanti amici che oggi non ci sono più, insieme a tutte quelle persone che in questi anni si sono impegnati sia nella solidarietà e che – in diversi parti del mondo – hanno operato grazie agli aiuti che abbiamo raccolto. Il 2021 è stato un anno difficile anche in Africa ed America Latina per l’emergenza Covid, ma abbiamo comunque continuato nelle nostre attività, particolarmente in Mozambico dove sappiamo esserci un particolare bisogno. Idealmente tutto quello che è stato realizzato è quindi legato alla memoria di queste persone che non sono più con noi, ma ci hanno guidato e quindi ancora ci guidano ogni giorno.

 

RELAZIONE FINANZIARIA

Ricordo che dopo la costituzione del “Fondo Verbania Center” presso la Fondazione Comunitaria del VCO le disponibilità sono ora da dividersi in due diverse gestioni: quella “patrimoniale” (che va ad incrementare il fondo iniziale di adesione alla Fondazione) e la “sezione corrente” dove si versano i fondi raccolti e li si distribuiscono nelle diverse iniziative.  

Quest’anno è stato un anno decisamente notevole perché durante il periodo 24.11.2020 - 22.11.2021 sono stati ricevute offerte complessive per euro 19.800. Gli impegni complessivi nell’anno sono stati pari ad euro 23.623. Conseguentemente il FONDO DI SPESA CORRENTE c/ la Fondazione è sceso da 5.171 a 1.348 euro mentre il FONDO PATRIMONIALE resta invariato a 73.453,71 euro.  

In totale dall’inizio della sua attività, oltre a molti beni in natura ed attrezzature, il Verbania Center in 40 anni ha quindi superato come raccolta i  626.000 euro che, salvo i saldi attuali e il fondo patrimoniale, sono stati tutti spesi nel tempo in oltre 100 iniziative concrete e diversificate localizzate  in tante parti del mondo dall’ Africa all’America Latina, Medio Oriente ed Est europeo. Contributi tutti “senza spese” perché ricordo che le nostre iniziative sono mirate e non hanno nessun costo di amministrazione, viaggi, gestione o rimborso spese.

 

UN GRAZIE PARTICOLARE

Devo sottolineare l’aiuto e l’amicizia di tante persone e gruppi di amici che hanno approfittato per dare un loro contributo anche in occasione della festa del mio compleanno (70 !!) oltre che da parte dei Rotary Club Pallanza-Stresa e Briga (CH) che hanno dato una mano importante. Due aiuti speciali “straordinari” sono arrivati anche da amici del Lussemburgo e della Svizzera.  Ringraziamo tutti con affetto.

 

MOZAMBICO: NACALA E MACHAVA

In Mozambico continua intanto la collaborazione con le iniziative della suora salesiana verbanese Maria Luisa Spitti e delle sue consorelle. Quest’anno gli aiuti si sono concretizzati nel mantenere il finanziamento di 3 borse di studio per allieve infermiere (2.000 euro) a Nacala. Suor Spitti è tornata laggiù e ha chiesto un aiuto straordinario per sistemare il tetto di una scuola che è stato ed è anche punto di raccolta di profughi provenienti dal nord del paese dove c’è guerriglia. Migliaia di sbandati che si cerca di aiutare. A questa scuola abbiamo destinato complessivamente 5.123 euro.

In Mozambico opera anche la sorella di suor Maria Luisa (Luciana Spitti) una dinamica laica che lavora a Machava, nella periferia di Maputo, la capitale del Mozambico. Come vi ho già relazionato in passato in queste zone periferiche è assolutamente carente l’assistenza sanitaria e quindi si è continuato ad investire sul centro ambulatoriale dove, dopo la realizzazione o ammodernamento dei reparti di pediatria, oculistica, stomatologia ecc. sono terminati nel 2020 i lavori per quello di pneumologia – intitolato a Simona Giordano - subito utilizzato per il Covid.  In Mozambico si muore così facilmente per altre cause che è perfino difficile capire la gravità della pandemia che però non sembra avere avuto l’impatto che c’è stato da noi. Successivamente è stato sistemato un locale spogliatoio per infermieri ma soprattutto l’anno è stato destinato a ristrutturale completamente i locali del pronto soccorso. Ci siamo concentrati su questo specifico obiettivo investendo 13.500 euro e realizzato già tre step dei lavori previsti. Vorremmo chiudere ora con il quarto e ultimo lotto che peraltro è già in costruzione e per il quale servono 5.000 euro circa. Ne abbiamo già raccolti una parte, il resto…Seriamo che arrivino! Obiettivo è concludere tutti i lavori prima della stagione delle piogge (febbraio-marzo) e con questo traguardo i lavori generali della struttura sanitaria – che ha impegnato Luciana e noi per oltre 5 anni - saranno completati.

Da ultimo vorremmo realizzare un pozzo per l’acqua potabile. (preventivo di circa 2.500 euro) che per ora non abbiamo ancora potuto finanziare, ma che sarebbe davvero importante.

 

BURUNDI

Abbiamo ripreso contatti con il Burundi, dove abbiamo operato tanti anni ai tempi di don Carlo e Giancarlo Masseroni. Quest’anno è stata finanziata la parrocchia di p. Isaie Ntahoundi (fu il coadiutore di don Carlo) con 500 euro per sistemare il centro parrocchiale ed abbiamo inviato 1000 euro al centro di Kamenge, vicino alla capitale Bujumbura, che è una fantastica esperienza che da decenni opera per costruire i rapporti interetnici tra i giovani: una grande iniziativa che merita appoggio.

 

COLOMBIA

Continua l’attività del dott. Gianfranco Chiappo un amico-sostenitore che lavora a Cartagena ed è originario della nostra zona. Aveva creato delle squadre di calcio giovanili per i ragazzi di strada della periferia della città, ciascuna delle quali intitolata ad un club italiano: Juventus, Torino e anche… VERBANIA (ovviamente con i colori sociali della nostra squadra cittadina!) ed ora – soprattutto a causa del Covid – aiuta questi ragazzi (rimasti spesso sbandati) con tante altre iniziative. Per aiutarli abbiamo aumentato la somma degli ultimi 2 anni arrivando a 1.000 euro.

 

SIRIA

Essere cristiani significa anche aiutarli. Tramite l’associazione AIUTO ALLA CHIESA CHE SOFFRE sono stati destinati 300 euro per l’assistenza ad anziani della diocesi di Homs, in Siria, cristiani molti scappati dall’ Iraq che non hanno voluto o potuto lasciare il paese.

 

SENEGAL

Infine un piccolo aiuto ad un gruppo di immigrati della nostra zona che ha iniziato a spedire in Senegal materiali, vestiti dismessi, mobili, banchi, attrezzature scolastiche ecc. Hanno un centro di raccolta a Gravellona Toce e raccolgono quello che viene dismesso (se, ovviamente, ancora utilizzabile). Una piccola offerta di 200 euro per contribuire al nolo di un container.

 

LA “FILOSFIA” DEL VERBANIA CENTER

Ricordo la "filosofia" che sta dietro alle nostre iniziative e che è riassumibile in pochi punti:

1) nessun tipo di spesa generale: tutto quello che si raccoglie lo si utilizza e lo si rendiconta
2) le iniziative finanziate debbono prevedere il coinvolgimento di gruppi o popolazioni locali che devono co-partecipare mettendoci almeno il lavoro materiale. Inoltre, quando i progetti sono destinati a delle specifiche comunità, il loro utilizzo non è mai completamente gratuito, ma sempre soggetto ad un piccolo pagamento o a una modesta retta di mantenimento, perché tutti siano responsabilizzati al sacrificio e le iniziative siano ben mantenute. Nel caso di realizzazioni importanti si sottoscrive un accordo con le autorità locali.

3) ogni intervento ha sempre un responsabile locale conosciuto e serio, che possa così rispondere personalmente della qualità e della rendicontazione di quello che viene realizzato.

 

L'AZIONE DEL ”FONDO”

Ormai oltre 10 anni fa il  “VERBANIA CENTER” si è trasformato da iniziativa spontanea a fondo autonomo inserito nella Fondazione Comunitaria del VCO che ha l’obiettivo di contribuire a sostenere lo sviluppo sociale del nostro territorio e di promuovere la cultura della solidarietà tra i cittadini del VCO. Le somme investite a patrimonio producono rendite destinate anche al sostegno dei singoli progetti che vengono finanziati e gestiti con la sezione corrente, raccogliendo donazioni, contributi e lasciti di privati cittadini, enti e imprese. Contattandomi potete avere ogni dettaglio,

 

Chi desidera partecipare al progetto Verbania Center, può quindi contribuire con una donazione sul conto intestato a Fondazione Comunitaria del VCO presso BANCA INTESA SAN PAOLO IBAN: IT81 O 03069 09606 1000 0000 0570 indicando però sempre : “FONDO VERBANIA CENTER” 

 

Sono state inoltri destinati al Verbania Center i ricavi del libro “ GENTE DI LAGO 2: nuove storie e nuovi racconti  del Lago Maggiore ”.   Il volume riprende quello uscito due anni fa  (ed andato esaurito) ed in 172 pagine - tutte a colori - ripropone anche altri ricordi, personaggi, storie e curiosità della zona del Lago Maggiore e delle sue valli, insieme ad oltre un centinaio di foto storiche ed è firmato anche da Carlo Alessandro Pisoni, Ivan Spadoni e altri autori locali. Purtroppo proprio Carlo Pisoni (un nostro grande sponsor ed amico) è mancato di Covid nei giorni di Pasqua 2021.

 

GENTE DI LAGO 2 è in vendita al pubblico a 20 euro e va richiesto direttamente a marco.zacchera@libero.it ricordando di comunicare sempre il proprio indirizzo postale per la spedizione.  UN’IDEA PER UN REGALO DI NATALE…

 

Per ogni necessità potete sempre contattarmi via mail marco.zacchera@libero.it

Grazie dell’attenzione, della fiducia e dell’amicizia !

 

                                                                                                                          MARCO ZACCHERA



 


IL PUNTO   n. 840 del 3 dicembre  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: RIFLESSIONI – MONTI - PRESIDENZIALISMO – FORMICHE - GENTE DI LAGO

 

Mentre in Europa la cosa più intelligente che riescono a fare è proporre di eliminare il “Buon Natale” perché termine “divisivo” (ma come nascono certe idee se non per la volontà di abbattere e distruggere ogni radice, tradizione, “cemento” continentale? Questa è forse la “loro” Europa, non certo la mia!) e prendendo atto della successiva retromarcia - che però non c’è stata in altre analoghe situazioni - meglio non prendersela troppo e proporre magari qualche spunto di riflessione.

 

Per esempio un confronto tra le multinazionali del farmaco e Albert Bruce Sabin , ebreo, colui che scoprì il vaccino contro la poliomielite e decise di non brevettarlo per permettere a tutti di vaccinarsi. Anni prima il nazismo aveva sterminato la sua famiglia, così un giorno gli chiesero se non provava sentimenti di vendetta contro i tedeschi e lui rispose: “Le SS mi hanno ucciso due meravigliose nipotine, ma io ho salvato i bambini di tutta Europa, sia in Germania che nel mondo, non la trovate una splendida vendetta?”

 

DIRITTI & DOVERI

“Vax-No Vax”, non entro più nella polemica, ma invito alla riflessione chi non vuole vaccinarsi leggendo questa piccola testimonianza (assolutamente vera).

“Sono Laura D.S . di Pavia, ho 42 anni e sono malata di cancro. Ho fatto un ciclo di chemioterapie per ridurre la massa del mio tumore al timo ed ora sarebbe il momento dell’intervento, ma in Italia ci sono solo 3 centri specializzati (tutti in Lombardia). Mi hanno chiamato e attendevo con ansia la convocazione, invece mi hanno comunicato che sono stati ridotti i posti letto dedicati per l’aumento dei ricoveri Covid e rimarrò quindi in lista d’attesa, non so per quanto tempo ”. Se i ricoverati “no-vax” (che sono la gran parte dei degenti Covid) si fossero vaccinati, quanti posti liberi in più sarebbero stati disponibili per pazienti come Laura?

Chi ha (avrebbe) oggi più diritto ad occupare quei posti-letto?

 

CHI L’HA DETTO ?

A proposito del Covid e delle informazioni che girano «Comunicazione di guerra significa che ci deve essere un dosaggio dell'informazione. Che nel caso di guerre tradizionali è odioso, perché vuole far virare la coscienza e la consapevolezza della gente. Ma nel caso della pandemia, quando la guerra non è contro un altro Stato, io credo che bisogna trovare delle modalità meno democratiche secondo per secondo».

Tranquilli, la dichiarazione non è della Meloni o di Salvini altrimenti le accuse di sovranismo, fascismo, autoritarismo ecc.ecc. sarebbero salite al cielo, ma semplicemente del senatore a vita “per meriti capital-finanziari” Mario Monti , già premier e braccio ufficiale della finanza internazionale, quella che – tanto per intenderci – copre ed appoggia anche gli interessi delle multinazionali dei farmaci, ben protetti da Bruxelles. Visto però che frasi come questa le ha dette Monti allora non si è scandalizzato nessuno.

 

PERCHE' SERVE UN PRESIDENTE ELETTO DAI CITTADINI

Puntuale come l’arrivo dell’inverno, da settimane (o già sono passati mesi?) si intrecciano pronostici e commenti sul toto-Quirinale, complicati questa volta dall’ingombrante presenza sul mercato politico-finanziario di Mario Draghi , uno che sarebbe un candidato “doc” e più o meno appoggiato da tutti, ma che - abbandonando Palazzo Chigi - rischierebbe di lasciare un vuoto incolmabile.

Grande incertezza, quindi, e consueti maneggi di palazzo con rischi di crisi di governo, eppure tutto questo avviene perché agli italiani – ai sensi del dettato costituzionale – è vietato ancora una volta il sacrosanto diritto-dovere di eleggersi direttamente il proprio presidente.

Proprio l’attività di Draghi come premier sottolinea che quando una persona è di valore sa fare argine con la propria autorevolezza all’orgia arrembante di partiti e partitini che banchettano sulle briciole del potere, e ancora di più lo sarebbe se quel leader fosse legittimato dalla volontà popolare.

Eppure l’elezione diretta del Capo dello Stato in Italia è da sempre un tabù, quasi come l’energia nucleare: non se ne deve parlare “a prescindere”, il parlamento si dimostra incapace di portare avanti il progetto (o non lo vuole proprio appoggiare) e non c’è neppure la possibilità di mettere sul tappeto pregi e difetti delle alternative a un parlamentarismo in fase calante.

Se questo sistema poteva essere credibile nel 1948 - quando il timore generale era un ripetersi della dittatura - il concetto del parlamentarismo perfetto è oggi del tutto superato, soprattutto perchè ha dimostrato “a posteriori” molti difetti nella gestione della cosa pubblica che non potevano essere considerati nelle volontà dei Padri Costituenti.

A far maggior danno, poi, le incrostazioni che man mano si sono si sono moltiplicate negli anni portando fuori dal parlamento il “vero” potere e soprattutto i diversi sistemi elettorali che hanno sostituito il concetto di merito con quello delle liste a scatola chiusa, dove capi e capetti impongono i loro yesman e ti saluto democrazia.

Mai come ora una elezione diretta dell’inquilino del Quirinale permetterebbe al Paese di sentirsi più unito, rappresentato, coeso.

Tra l’altro l’elezione diretta a uno o a due turni (meglio il sistema con ballottaggio) darebbe al Presidente non solo una chiara investitura popolare, ma anche sarebbe garanzia della sua autorevolezza e quindi dell’autonomia che potrebbe e dovrebbe vantare proprio nei confronti dei partiti politici di cui oggi è invece spesso un ostaggio, proprio perché solo grazie a loro è stato eletto.

Bisognerebbe anche riflettere che - mentre la legge elettorale per il parlamento è in affanno e se ne chiedono continui cambiamenti - una sola riforma elettorale ha attecchito e dato frutto in Italia: l’elezione diretta del sindaco.

Fu una scelta decisa in poche settimane da un mondo politico in agonia nel 1993 sull’onda di “mani pulite” e di una morente “prima repubblica”, ma che si è dimostrata formula vincente e che quindi dovrebbe essere significativamente allargata.

Forse è davvero ora di riparlare di presidenzialismo in modo serio e sereno, perché l’Italia ha bisogno di decisioni, di tempi di reazione adeguati alla situazione internazionale ed europea con persone che abbiano il coraggio di prendere decisioni senza rimanere impigliate nell’eterno scontro tra partiti, correnti, gruppi e sottogruppi e la necessità di centellinare nomine e responsabilità, insomma di accontentare sempre tutti.

L’Italia democratica ha compiuto 75 anni, gli italiani non sono più quelli del 1948 e sono stufi di “delegare” soprattutto quando in loro nome si organizzano pateracchi e si combinano pasticci.

Se la sinistra langue, che almeno il centro-destra prenda in mano con forza questa tematica che forse potrebbe trovare ampi consensi in ogni settore politico, ma soprattutto nell’opinione pubblica.

 

FORMICHE

Da circa un anno collaboro ad una rivista on line che mi sembra ben fatta: FORMICHE, testata diretta da Giorgio Rutelli e Valeria Covato che ospita approfondimenti quotidiani su molti argomenti di attualità.

Cercate “www.formiche.net “per dare un’occhiata, aggiungendo “zacchera” se si vogliono leggere i miei articoli spesso poi ripresi o sintetizzati sul “Punto”.

 

GENTE DI LAGO

E’ nuovamente disponibile il libro “ GENTE DI LAGO 2 “ edito l’anno scorso con nuove storie e nuovi racconti  del Lago Maggiore.   Il volume riprende quello uscito l’anno scorso (ed andato esaurito) ed in 172 pagine - tutte a colori - ripropone anche altri ricordi, personaggi, storie e curiosità della zona del Lago Maggiore e delle sue valli, insieme ad oltre un centinaio di foto storiche.

Una testimonianza interessante della vita sulle rive del Verbano in tempi quasi dimenticati, un omaggio a chi è venuto prima di noi.

Il volume è firmato anche da Carlo Alessandro Pisoni, (che è purtroppo deceduto nella primavera scorsa di Covid e quindi temiamo sia questa l’ultima opera di questo genere, considerandola anche un omaggio alla Sua memoria) Ivan Spadoni e altri autori locali. GENTE DI LAGO 2 è in vendita al pubblico a 20 euro, ma i lettori de IL PUNTO possono richiedermi direttamente il libro – se lo desiderano, con dedica! - al prezzo ridotto di 18 euro (spese di spedizione comprese) o di 35 euro se verranno richieste almeno 2 copie.

Il volume va richiesto direttamente a marco.zacchera@libero.it ricordando di comunicare sempre il proprio INDIRIZZO POSTALE PER LA SPEDIZIONE.

Per spedizione via raccomandata aggiungere 5 euro a pacco. UN’IDEA PER UN REGALO DI NATALE…

 

I RICAVI PROVENIENTI DALLA VENDITA DEL LIBRO SONO DEVOLUTI AL”VERBANIA CENTER” PER CONTRIBUIRE ALLA COSTRUZIONE DI UN CENTRO SANITARIO IN MOZAMBICO

 

UN SALUTO A TUTTI                                            MARCO ZACCHERA                                            

 



IL PUNTO   n. 839 del 26 novembre  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario: ENNIO DORIS - CONDANNE NON PROCLAMI – CAVALIERE, MI CONSENTA!  - LA PIOGGIA DEL PNRR - GIUSTIZIA AD OROLOGERIA –  GENTE DI LAGO

 

ADDIO A ENNIO DORIS

Mi stava simpatico e non per il “girotondo intorno a sé” ma perché infondeva ottimismo e simpatia, mi sembrava un banchiere dal volto umano.  “Da una crisi nasce sempre una opportunità” era uno dei suoi slogan preferiti e forse aveva proprio ragione.

Inoltre - la tramite Fondazione di Banca  Mediolanum – è sempre stato vicino anche ad iniziative umanitarie nel mondo in modo importante e discreto. Indirettamente, anche il ”Verbania Center” ha ricevuto volte un aiuto e non va dimenticato.  

 

CONDANNE, NON CHIACCHIERE

Ieri era la giornata internazionale per eliminare la violenza fisica alle donne, celebrata in un crescendo di manifestazioni a tutti i livelli con un taglio che a volte mi è sembrato condito di molta demagogia. Mettiamola così: innanzitutto delle donne di oltre metà pianeta non si sa nulla, ovvero le donne sono umiliate e soffrono in silenzio senza diritti e senza nessun “telefono” di aiuto. Valga per tutti il mondo musulmano, africano o di società dove il “macho” picchia e violenta impunito o dove – comecon  la legge coranica – dove la donna “vale” addirittura legalmente molto di meno dei maschi: sono scenari e scandali mondiali di cui non parla nessuno né tantomeno scuotono le coscienze.

In Italia credo che il problema debba essere affrontato sul piano etico e culturale, ma anche dal punto di vista delle pene. Non è possibile vedere ogni giorno che criminali recidivi possano continuare ad importunare, minacciare o peggio uccidere le proprie “ex” senza che effettivamente siano costretti a pagare per le loro azioni. Braccialetti elettronici (assenti), severità e condanne esemplari - soprattutto se rese pubbliche - servirebbero forse di più di mille manifestazioni e tanti discorsi.

 

CAVALIERE, MI CONSENTA…

Che Silvio Berlusconi aneli a diventare presidente della Repubblica lo hanno capito tutti, ma tutte le persone di buonsenso (salvo lui) sanno benissimo che di fatto è impossibile e forse - alla fine - è perfino meglio così, perché un presidente deve essere persona capace di unire e non una figura divisiva come - nei fatti - lo è stato ed è Berlusconi, a parte ogni commento sulla sua vita privata.

Che nella sua spasmodica ricerca di consensi il Cavaliere arrivi poi perfino a strizzare l’occhio ai grillini sul reddito di cittadinanza è apparso un tentativo un po' patetico di implorarne il loro voto per il Quirinale, ma rendendosi così ancora meno credibile.

Una dichiarazione forse addirittura controproducente tenuto conto che se c’è un tema sul quale mezza Italia si rivolta, soprattutto nel centro-destra, è proprio questo. Certamente il sussidio aiuta gente in povertà ma - congegnato come lo è adesso - copre troppi nullafacenti e non aiuta a trovare lavoro.

Un po' di dignità, Cavaliere! Non è così che il centro destra può pensare di conquistare un posto sul Colle, piuttosto dovrebbe puntare su figure di garanzia come Maria Elisabetta Alberti Casellati, la presidente del Senato.

Se dovessi però indicare un nome di compromesso che galleggi tra tutti questi casini… beh, di nome e di fatto Pierferdinando (Casini) è già automaticamente candidato sia per la sua mai smentita indole democristiana al compromesso, ma soprattutto avendo “frequentato” davvero tutti nella sua lunga parabola politica. Vedrete…

 

LA PIOGGIA DEL PNRR

Scusate, ma io l'avevo capita diversamente.

Pensavo che le centinaia di miliardi da spendere graziosamente concessici da mamma Europa tramite il PNRR dovevano essere impegnati per rilanciare "alla grande" la nostra economia ed ammodernare il Paese con una serie di infrastrutture importati.

Seguendo l'onda dei comunicati-stampa dei vari politici che (comprensibilmente) si intestano il merito dei diversi finanziamenti locali, scopro invece che trattasi di una vera e propria pioggia di piccoli interventi di per sè utilissimi (anzi, spesso indispensabili), ma che poco hanno a che fare con un rilancio produttivo.

In altre parole mi sembra che l PNRR servirà soprattutto per utili lavori di ordinaria manutenzione e nella mia provincia - a parte la sistemazione di un edificio scolastico – per ora i fondi sono stati infatti destinati a manutenzioni post-alluvioni, sistemazioni di strade locali ed opere pubbliche (perfino un cimitero) ma nessuna “spesa di investimento". Immagino che più o meno stia succedendo lo stesso in tutta Italia, ma era ed è questa la "filosofia" che doveva rilanciare l'economia italiana dopo il Covid?

Eppure anche da noi ci sarebbero delle scelte strutturali: rilancio ferroviario di DOMO 2 per togliere i camion dal Sempione ed inquinare di meno, sistemazione delle strade internazionali verso la Svizzera, ripristino di infrastrutture chiuse da anni (vedi galleria di Omegna) ecc.

Mi sa che tra cinque anni parleremo di soldi sprecati ed occasioni perse per sempre.

 

GIUSTIZIA POLITICA

Leggo che il fu segretario dell’UDC Lorenzo Cesa è stato prosciolto dal GIP di Catanzaro dall’accusa di essere para-mafioso. Sono felice per lui, anche perché è un mio amico personale da tanti anni, ma non posso dimenticare che se il governo Conte II è saltato quando a gennaio Renzi lasciò la allora maggioranza giallorossa lo è stato perché dieci mesi fa Cesa fu (ingiustamente) accusato con il solito “avviso di garanzia”. Gettata la notizia in pasto ai giornali finì così nel nulla il tentativo di acquisto di un gruppo di parlamentari “responsabili”.

Magari è stato pure un bene, visto che dopo Conte è arrivato Draghi, ma l’ennesima bufala giudiziaria ha pesantemente inciso ancora una volta sulla vita pubblica del nostro paese quando la riservatezza dovrebbe ed avrebbe dovuto essere la regola almeno fino a quando fossero state minimamente verificate le prove, risultarte poi inesistenti.  

Ricordate Di Maio? «Con la stessa forza con cui abbiamo preso decisioni forti in passato – affermò l’enfant prodige di Pomigliano d’Arco – ora mi sento di dire che mai il M5S potrà aprire un dialogo con soggetti condannati o indagati per mafia o reati gravi». Fu in quel momento che finirono le possibilità di Conte di guidare il suo terzo governo. A dieci mesi da quelle ore concitate la posizione di Cesa è stata archiviata dal GIP del Tribunale di Catanzaro, Valeria Isabella Valenzi, che ha accolto la stessa richiesta della Dda. L’ex segretario dell’Udc era accusato di associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso per presunti rapporti illeciti tra alcune cosche di ‘ndrangheta del crotonese con imprenditori ed esponenti della politica.

Tutte chiacchiere, tutto evaporato…

 

GENTE DI LAGO 2

E’ nuovamente disponibile il libro “ GENTE DI LAGO 2 “ edito l’anno scorso con nuove storie e nuovi racconti  del Lago Maggiore.   Il volume riprende quello uscito due anni fa (ed andato esaurito) ed in 172 pagine - tutte a colori - ripropone anche altri ricordi, personaggi, storie e curiosità della zona del Lago Maggiore e delle sue valli, insieme ad oltre un centinaio di foto storiche. Una testimonianza della vita sulle rive del Verbano in tempi quasi dimenticati, un omaggio a chi è venuto prima di noi.

Il volume è firmato anche da Carlo Alessandro Pisoni, (che è purtroppo deceduto nella primavera scorsa di Covid, considerandola anche un omaggio alla Sua memoria ) insieme ad Ivan Spadoni e altri autori locali. GENTE DI LAGO 2 è in vendita al pubblico a 20 euro, ma i lettori de IL PUNTO possono richiedermi direttamente il libro – se lo desiderano, con dedica! - al prezzo ridotto di 18 euro (spese di spedizione comprese) o di 35 euro se verranno richieste almeno 2 copie.

Il volume va richiesto direttamente a marco.zacchera@libero.it ricordando di comunicare sempre il proprio INDIRIZZO POSTALE PER LA SPEDIZIONE.

Per spedizione via raccomandata aggiungere 5 euro a pacco.

UN’IDEA PER UN REGALO DI NATALE…I RICAVI PROVENIENTI DALLA VENDITA DEL LIBRO SONO DEVOLUTI AL”VERBANIA CENTER” PER CONTRIBUIRE ALLA COSTRUZIONE DI UN CENTRO SANITARIO IN MOZAMBICO

 

UN SALUTO A TUTTI E BUONA SETTIMANA                                    MARCO ZACCHERA     



IL PUNTO   n. 838 del 19 novembre  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario:   INVESTIRE IN GIOIA – PROFETA IN PATRIA – IPOCRISIE NUCLEARI - FORMICHE

 

IL VERO “COLPO DA MAESTRO”?  UN ACQUISTO DI GIOIA !

 

 “Colpo da maestro di Elon Musk che ha venduto oltre 930 mila azioni di Tesla per un valore di circa 1,1 miliardi di dollari e ne ha comprate altri due milioni per 13,4 milioni sfruttando le sue stock option a 6,24 dollari. Nell’arco di una settimana, quindi, l’imprenditore ha venduto titoli Tesla per circa 5 miliardi di dollari esercitando le stock option che ha ricevuto dal suo piano di remunerazione. Musk ha esercitato circa 2 milioni di stock option lunedì valutate circa 2,5 miliardi, pagando solo 13,4 milioni di costi di esercizio...”

Così i giornali finanziari si complimentano con il capo di Tesla che - soltanto per quanto investito nella propria azienda - ha ora un patrimonio di cinque miliardi di euro in più, oltre a tutti gli altri suoi investimenti. 

 

Complimenti, Mr. Musk, e ora con questi altri cinque miliardi di dollari freschi freschi, che ci fa? E’ più contento adesso, nuoterà alla sera in una sua personale piscina di banconote al profumo di champagne come Zio Paperone? Si comprerà un paio di atolli a flotta dei più moderni jet o yacht del mondo con accompagnatrici comprese? (o accompagnatori, non so).

Chissà perché - quando leggo queste  news - il pensiero mi corre a un paese che conosco abbastanza bene, il Burundi, dove una famiglia campa – o dovrebbe campare -  con soltanto un (uno!) dollaro al giorno. Pensi che successo, Mr. Musk: in un botto solo lei ha guadagnato più di tutti gli abitanti del paese in un anno e mezzo e la sua fortuna – solo in Tesla -  rappresenta il loro prodotto lordo nazionale per quasi due decenni.

Detto tra noi: le sembra giusto? Non credo vorrà fare il presidente del Burundi (11 milioni di abitanti, erano la metà 20 anni fa) anche perché fare il presidente da quelle parti è un po' pericoloso, visto che uno su due lo fanno fuori.

Capisco che possa essere poco interessato alle vicende del centro dell’Africa, ma a me questa faccenda dei suoi miliardi un po' non convince.

Non mi piacciono le Greta e i loro “bla bla bla” né i comunisti cattivi, ma credo che un sistema mondiale che prosegua così, alla lunga non possa proprio funzionare. Non è una questione personale, vale per tutti i presunti super super super ricconi del pianeta in gara per conquistare i primi posti in classifica, chissenefrega degli altri.

Non può funzionare un mondo dove molto meno dell’1% possiede l’equivalente dell’80% degli altri terrestri e non si tratta solo di una questione fiscale, ma di etica, di logica…posso dirglielo? Di felicità.

Non dico che Lei debba disprezzare la ricchezza, ma le auguro di viverla creando un po' di vantaggio anche per gli altri, per quelli meno furbi di lei o che magari sarebbero pure stati bravi a darsi da fare in borsa, ma non hanno potuto neppure pagarsi la scuola elementare e per loro “borsa” è sinonimo di un sacchetto di plastica dove al massimo possono metterci un po' di farina o di fagioli.

Dia retta a me, Mr. Musk: con una fetta del suo colpo da maestro finanziario provi a metter su anche qualcosa di buono “per gli altri”. Forse, in forme diverse, ne avrà comunque più felicità, soddisfazione, gioia.

Ci pensi: quante vale la gioia, Mr. Musk? Quanto la quotano al Dow Jones del mondo? Pensi che in Burundi - quando i bambini giocano con una palla mezza sbudellata – hanno comunque una faccia piena di gioia.

E’ quotata così poco la gioia laggiù in Burundi! Ma d'altronde là i soldi si chiamano “franchi” come in Svizzera, ma sono dei fogli di cartaccia rossa sempre tutti sporchi, come le mani della gente e la terra delle colline che quando piove diventa fango, un fango rosso che frana dappertutto… però la gioia i bambini ce l’hanno addosso lo stesso.

Auguri, Mr. Musk, ma dia retta a me: investa anche in una fetta di gioia e vedrà che alla fine quella gioia si moltiplicherà anche più dei titoli Tesla…E allora sarà stata davvero una cosa bella, un altro – e più vero – “colpo da maestro” anche per lei.

 

PROFETA IN PATRIA

Legambiente – insieme a Il Sole-24 Ore – pubblica ogni anno la classifica delle città italiane secondo criteri di qualità della vita ed eco-sostenibilità. Quest’anno VERBANIA - amministrata dalla sinistra, "verde" per autonomasia - si piazza al 23° posto. Nei vari commenti nessuno sembra ricordarsi che esattamente dieci anni fa Verbania (con sindaco il sottoscritto) era al SECONDO posto nazionale e che l’anno dopo (2012) addirittura AL PRIMO POSTO in Italia, dove rimase anche quando furono cambiati i parametri dei punteggi.

Certamente ereditai una situazione positiva, ma durante i “miei” anni la città, pur in mano alla bieca destra reazionaria, si era mantenuta ed era salita al top nazionale e infatti fummo oggetto di numerose inchieste, servizi TV e giornalistici, interviste.

Peccato che nessuno più lo ricordi o abbia fatto qualche confronto, ma è proprio vero che nessuno è mai profeta in patria!

 

IPOCRISIE NUCLEARI

Si è chiuso il martoriato meeting ambientale di Glasgow con tante parole e pochi fatti, in pratica solo impegni generici a ridurre le emissioni di CO2 da combustibili fossili. A parte chi ha annunciato un aumento della produzione anziché ridurre l’estrazione di carbone (la Cina, un milione di tonnellate in più al giorno!) resta il fatto che sul summit dominava un convitato di pietra: l’energia nucleare.

Siamo all’assurdo che dell’argomento non se ne deve parlare perché è “ecologicamente scorretto”, però molti paesi (l’Italia ovviamente no, noi siamo sempre i più “furbi”) stanno prendendo di nuovo in considerazione il potenziamento dei propri programmi nucleari con centrali strategicamente nuove visto che il fossile che si vuole ridurre rappresenta oggi l’80% circa della materia prima necessaria per la produzione di energia elettrica.

L’energia atomica è un problema/risorsa mondiale, è assurdo auto-isolarsi e ancora più assurdo non pensare che eventuali incidenti non si limiterebbero ai territori dove ci sono le centrali. In Europa ci sono tre Stati “nuclearisti convinti” (Francia,  Polonia, Repubblica       Ceca) a cui si è all’improvviso aggiunta la Romania, che ai margini del COP26 di Glasgow ha firmato un accordo con l’americana NuScale per la messa in funzione dei sei nuovi impianti di quarta generazione.

L’energia nucleare è soprattutto realtà nei grandi Paesi in via di sviluppo come India, Indonesia e Cina. L’Indonesia        ha un’agenzia ed un programma per lo sviluppo del nucleare. In India ci sono già 16 grandi impianti nucleari e il Paese progetta di sviluppare il comparto con un accordo pluriennale        di cooperazione tra Parigi e New Delhi.

La Cina ha per ora 22 impianti, si dichiara autosufficiente sotto il profilo tecnologico ed ha annunciato la costruzione del primo reattore alimentato al torio che dovrebbe avere una potenza grandissima di generazione di elettricità.

In questa prospettiva non sarebbe utile che l’Unione Europea si presentasse se non con una posizione unitaria almeno con un indirizzo comune? Se togliamo carbone, gas e petrolio come viaggeranno le auto e produrremo energia? A cosa serve circolare con auto elettriche se quell’energia è prodotta oggi soprattutto con il fossile?

Non si tratta di proporre un immediato “ritorno al nucleare” ai Paesi che lo hanno abbandonato, ma quanto meno di fare finalmente una riflessione seria sui pregi e difetti dei reattori di quarta generazione. Tematiche che invece, per puro snobismo ed ecologismo preconcetto, in Italia non si vogliono affrontare, salvo importare ogni giorno parte della nostra energia elettrica dalla Francia e dalla Svizzera dove è prodotta proprio anche con il nucleare. Non vi sembra una somma ipocrisia ?!

 

FORMICHE

Da circa un anno collaboro ad una rivista on line che mi sembra ben fatta: FORMICHE, testata diretta da Giorgio Rutelli e Valeria Covato che ospita approfondimenti quotidiani su molti argomenti di attualità.

Cercate “www.formiche.net “per dare un’occhiata, aggiungendo “zacchera” se si vogliono leggere i miei articoli spesso ripresi o sintetizzati sul “Punto”.

 

UN SALUTO A TUTTI                                                            MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 837 del 12 novembre  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario:   SU DI MORALE – LA PRIVACY DI RENZI - FATEMI CAPIRE – FORMICHE 

 

SU DI MORALE !

Sarà per il correre degli anni, ma mi sento sempre più un alieno: ascolto musica che mi sembra immondizia eppure viene pompata come “top” a livello planetario, assisto a show televisivi che personalmente mi sembrano di demenza collettiva, ascolto notizie che assomigliano molto a quelle del Regime, visto l’allineamento di quasi tutti i media ossequenti.

Parole fatte, fritte e rifritte, banali ma utili a riempire i TG con sempre largo spazio alla “cronaca nera” che sembra riempire le menti di milioni di persone, ma censura aperta su tanti temi che non vanno o alle voci che escono dal coro (valga la questione pandemia sulla quale mi sembra ci sia sempre meno chiarezza).

Ossequio internazionale ai “buoni” e dileggio ai “cattivi” (sempre quelli) cui vanno imputate tutte le nefandezze cosmiche. Accurato silenzio su come risolvere concretamente i temi irrisolti, ma spazio per gli show di chi protesta per  i “bla bla bla” (vedi Greta) che però riproduce analoghi “bla bla bla” senza mai andare a prendersela  con chi veramente ha la responsabilità dei disastri. Così l’Italia si autodistrugge il futuro auto-vietandosi ogni ricerca petrolifera o atomica, mentre la Cina aumenta di un milione di tonnellate al giorno l’estrazione di carbone… mah.

 

Ma non è vero che tutto va male: innanzitutto ogni giorno incontro una infinità di gente che la pensa come me eppure sta zitta, temendo di uscire allo scoperto, ma poi scopro sempre più grandi pozzi di volontariato, disponibilità, attenzione al prossimo che sui media non passano mai.

Alla fine tante volte il silenzio è meglio del caos, gli esseri umani sono diversi – per fortuna – da come spesso vengono dipinti e nel mondo c’è ancora spazio per Speranza, Fede, solidarietà.

Se ci penso torno su di morale, mi guardo indietro e penso a come vivevano nonni e bisnonni. Ci lamentiamo tanto per l’oggi ma nel passato non c’erano sicurezza, assistenza sociale, medicine, consumi voluttuari, mille scoperte che soprattutto negli ultimi 150 anni hanno trasformato (in meglio) la nostra vita: credetemi, alla fine siamo ancora noi i più fortunati.

 

LA PRIVACY DI RENZI (E QUELLA DEGLI ALTRI)

Che tra Matteo Renzi e il M5S ci sia da mesi una guerra dichiarata è cosa pacifica, con reciproci colpi bassi. La pubblicazione sul quotidiano “Il Fatto” (organo ufficioso dei grillini) degli estratti conti bancari di Renzi ha fatto scalpore sia per gli importi che per le motivazioni, ma anche perchè tra le persone serie ci si è cominciato a chiedere se sia corretto o meno renderli pubblici.

Non smentiti, risultano tra gli altri cospicui versamenti a Renzi di una società di consulenza del Regno Unito e da parte di un quotidiano coreano, ma soprattutto di due società italiane di cui una fondata da Alessandro Benetton e persino versamenti dal governo dell’Arabia Saudita.  Per “conferenze” dal 2018 al 2020, il senatore - oggi leader di Italia Viva - ha guadagnato oltre 2,6 milioni di euro e il dettaglio degli incassi dell’ex premier sono finiti agli atti dell’indagine della Procura di Firenze dove Renzi è accusato di concorso in finanziamento illecito assieme agli ex ministri Luca Lotti e Maria Elena Boschi.

Al centro dell’indagine ci sono i contributi finiti nelle casse della Open, associazione che i magistrati ritengono essere stata un’articolazione politico-organizzativa della corrente renziana del Pd, mentre gli incassi personali dell’ex premier non sono – almeno per ora - oggetto di indagine.  

Fin qui la cronaca, ma credo che il problema sia ben più ampio, innanzitutto perché Renzi non è Obama ed appare perlomeno stravagante pagare in modo così elevato per ascoltare i suoi discorsi, ma – questione di fondo – visto che Renzi questi redditi li ha dichiarati ufficialmente è legittimo renderli pubblici?

Siamo in uno strano paese dove se uno vuole bloccare qualcosa invoca la violazione della “privacy” su tutte le tematiche più assurde, poi si spiattellano in piazza gli affari privati di un Renzi che potrà essere più o meno simpatico, ma ha pur gli stessi diritti di ogni cittadino.

Pochi si sono posti lo stesso problema con Berlusconi o altri leader, linciati per anni sui media con uno sputtanamento quotidiano basato su vere o false rivelazioni, registrazioni, intercettazioni, documenti e verbali che venivano pubblicati in quantità. Questo perché erano considerati comunque “cattivi” dai media e quindi da distruggere, ma in tutti i casi è evidente che serve una linea corretta di comportamento che deve valere per tutti.

Ciò avviene perché la riservatezza che dovrebbe legare le indagini penali fino al processo è una pagliacciata, con larga pubblicazione di verbali, interrogatori, intercettazioni che diventano veri e propri ricatti mediatici, spesso ancor prima che vengano messi a conoscenza degli stessi interessati.

Altre volte, invece, le indagini proseguono per anni nella riservatezza più assoluta: come mai?

Eppure non mi risulta che un magistrato o un collaboratore di tribunale sia mai stato condannato per aver contribuito a diffondere carte riservate e questa è un’altra anomalia sulla quale la giustizia italiana ama sorvolare.

Servono insomma norme chiare e pene severe per chi le viola, anche perché un conto è pubblicare le pruderie peccaminose dei potenti di turno, un altro chiedersi se l’opinione pubblica abbia o no il diritto di sapere “chi” paga la politica e quali siano invece i dati “sensibili”.

Per esempio una buona proposta sarebbe quella di obbligare tutti gli esponenti politici non solo a pubblicizzare i propri redditi (avviene già) ma anche ad indicare fonti e motivazioni di finanziamenti, regalie, gettoni, compensi legati all’attività politica.

Così come è altrettanto evidente che le cose cambiano se a “lubrificare” è un politico pagando qualcuno, o se è a sua volta “lubrificato”.

Soprattutto quando un politico è in carica questo lubrificante potrebbe diventare un modo comodo per ingraziarsi una benevola attenzione, sua o del suo partito: un emendamento a una legge o una “spintarella” per una fornitura può valere milioni. Se a “lubrificare” sono poi regimi discutibili – si pensino le forniture militari italiane all’Arabia Saudita, da anni in embargo ufficiale per la guerra in Yemen, o le cessioni societarie in campo aereonautico avvenute durante il governo Renzi (che non hanno salvato però né Alitalia né Meridiana né la Piaggio) - capite che può andarci di mezzo anche la sicurezza nazionale.

Ma torniamo al punto di partenza: c’è o no una privacy da rispettare? Anziché filosofeggiare sui massimi sistemi confezionando soltanto tonnellate di inutili scartoffie che quotidianamente firmiamo senza poterle neppure leggere, la relativa “Autority” (che ci costa un sacco di soldi) esprima con chiarezza almeno delle indicazioni in merito e che – soprattutto – siano finalmente delle regole che valgano per tutti, giudici compresi.

 

FATEMI CAPIRE: IMMIGRAZIONE

Questo titoletto diventerà un tormentone, ma continuerò a proporlo quando mi sembrerà oscuro, reticente o contraddittorio il modo di presentare una questione all’opinione pubblica.

 

Non capisco perché (media dixit) sia “colpa” della Bielorussia lo spingere profughi verso la Polonia, ma con nessuno che in Europa se la prende con Tunisia e Libia che lasciano partire migliaia di poveracci verso l’Italia e spesso conoscono e finanziano gli scafisti. Così come non capisco come possa non essere sanzionata a livello europeo Malta che rifiuta di accogliere i profughi sul proprio territorio, esattamente come non mi quadra che Spagna, Germania ed Olanda NON siano responsabili (almeno pro-quota) dei profughi che le LORO navi umanitarie sbarcano in Italia.

Al di là di ogni aspetto umanitario, l’ Europa non è credibile ed andrà alla dissoluzione se continuerà a comportarsi  in modo cinicamente così difforme a seconda della simpatia od antipatia politica di Bruxelles verso qualche suo stato-membro e non può tenere linee di condotta così diverse in politica estera verso le nazioni extra UE  che siano confinanti con l’Unione.

 

FORMICHE

Da circa un anno collaboro ad una rivista on line che mi sembra ben fatta: FORMICHE, testata diretta da Giorgio Rutelli e Valeria Covato che ospita approfondimenti quotidiani su molti argomenti di attualità.

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UN SALUTO A TUTTI                                                                                         MARCO ZACCHERA


IL PUNTO   n. 836 del 5 novembre  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

 

Sommario:  I G NULLA – FATEMI CAPIRE –  BANCHI IN DISCARICA -

 

TROPPI G SERVONO A NULLA

E se la verità fosse semplicemente che “Il re è nudo”, ovvero che i presunti “grandi” della terra, quelli che si incontrano periodicamente ad ogni angolo del pianeta, lo facciano soprattutto per raccontarsi, farsi raccontare e soprattutto per farsi vedere, ma che alla fine tutti questi G8, G7, G20, G 26 ecc.ecc. non servono praticamente a nulla?

Di sicuro costano una bella cifra ai paesi ospitanti, mobilitano piazze e forze dell’ordine in quantità, ma - dopo foto di gruppo sempre più affollate  - neppure un topolino esce molto spesso dalla pancia dell’elefante.

Per carità: mille dichiarazioni congiunte, bilaterali, multilaterali… ma in concreto? In concreto è ben difficile decidere qualcosa quando le necessità e le priorità sono ben diverse per ogni convenuto che pensa soprattutto alle grane e alla propria immagine in casa propria e sa – almeno per i leader democraticamente eletti -  che comunque ben difficilmente dovrà poi personalmente onorare gli impegni più o meno presi ufficialmente in queste circostanze.

Ecco perché vedere i presunti dominatori della terra riunirsi a Roma per buttare monetine nella Fontana di Trevi come fossero una chiassosa scolaresca in vacanza sembrano più una “piece” pubblicitaria per il turismo italiano che altro.

In questo senso è stato apprezzabile l’impegni di Draghi per voler concentrare un po' di attenzione sulle bellezze storiche di Roma e del nostro paese, ma in quanto a risultati il vertice romano si è chiuso (come prevedibile) in un sostanziale nulla di fatto almeno sui punti fondamentali, con una veloce ripartenza del circo verso Glasgow dove i “supergrandi” si sono ripetuti a vicenda le solite cose sul clima e dintorni assumendo impegni a lungo termine, ma non certamente in termini stringenti.

Proprio sul clima, infatti, si moltiplicano appelli e summit ma poi al concreto non arrivano per ora decisioni vincolanti e – anzi – si tende a tirare per le lunghe ai danni del vicino, annacquando perfino quanto ormai già deciso da tempo.

Che l’India rinvii al 2070 gli impegni sulle emissioni e la Cina festeggi Glasgow aumentando l’estrazione di carbone di un milione di tonnellate AL GIORNO non è certamente un bel viatico per le sorti mondiali.

Né i G20 servono per sottolineare crisi o risolvere conflitti che possono facilmente appiccare un fuoco planetario: del conflitto tra Taiwan o Cina non si parla, di diritti umani neppure anche perché chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Anche sulle patenti di democraticità c’è infatti un po' di confusione: se Putin viene tenuto in disparte perché potenziale dittatore, che ci azzecca al G20 la presenza dell’Arabia Saudita che notoriamente non è un paese democratico, né campione dei diritti umani o delle pluralità religiose? Difficile comunque pensare che l’Arabia voglia smettere di vendere petrolio, così come la Cina - che da decenni fa incetta di materie prime impoverendo il mondo e l’Africa in particolare – rinunci alla propria politica di sfruttamento ambientale.

Sulla pandemia non è giunta neppure – altro esempio concreto – una dichiarazione forte, per esempio, per il contenimento dei costi dei vaccini che pur danno vita a speculazioni enormi ed immorali ai danni dell’ intera umanità, eppure sarebbe stato il momento buono per calmierare i prezzi a livello mondiale con un po' di resistenza allo strapotere delle multinazionali farmaceutiche, oltretutto finanziate dagli stessi governi.

 

FATEMI CAPIRE

Il Sindaco e il Prefetto di Trieste vietano ogni manifestazione di piazza in città (contraddistintasi per quelle NO-VAX) per paura di un aumento dei contagi.

Se “Report” su Rai 3 non critica i vaccini in sé, ma sottolinea alcune evidenti incongruenze nella loro somministrazione e gli autentici pasticci nella comunicazione ad opera degli “scienziati” che litigano da 20 mesi a reti unificate, ecco che viene duramente attaccata perfino dalla “casa madre” della rete (ovvero il PD) per aver detto semplicemente la verità, che però “disturba” e quindi va silenziata. 

Negli stessi giorni del G20 - con le frontiere italiane virtualmente chiuse essendo sospesi gli accordi di Schengen - si sono invece potute tranquillamente riunire alla periferia di Torino, circa 6000 persone (rigorosamente rimanendo per giorni interi senza mascherine) per drogarsi, ubriacarsi e sentire musica a palla fino allo sfinimento.

La polizia non interviene PRIMA (eppure la ministro Lamorgese dopo l’analogo raduno di Viterbo due mesi fa aveva sostenuto che i partecipanti erano stati tutti identificati e quindi bloccabili!) nè  interviene DURANTE il rave-party (perchè – sostiene sempre la ministro -  è troppo pericoloso farlo) e quindi i partecipanti dopo un po' di giorni se ne sono tornati tranquillamente a casa, salvo i ricoverati per intossicazioni varie e gli irriducibili che continuavano a festeggiare  nell’ex stabilimento Fiat a Nichelino.

Il tutto però è stato comunicato al popolo con “profilo basso” da parte dei media, forse perché anche in questo caso non bisognava disturbare il Viminale.  

Mi sfugge, però, perchè mai sia più pericolosa una manifestazione di NO-VAX all'esterno rispetto a una calca di migliaia di persone strette tutte insieme all’interno di un ex stabilimento industriale “facendosi” con musica a sballo (oltre alcool e droga), il tutto con la benevola tolleranza delle autorità.

 

MA COSA DIAVOLO STA SUCCEDENDO NEL NOSTRO PAESE? COMINCIO A CHIEDERMI SE NON SIA IN ATTO – E NON SONO CERTO UN NO-VAX  !– UNA CAMPAGNA PER PROGRESSIVAMENTE SILENZIARE CHI NON SI ADEGUA: UN CLIMA CHE PROPRIO NON MI VA E, COME ME, MOLTE PERSONE COMINCIANO A NOTARLO. FORSE E' ORA DI SOTTOLINEARE APERTAMENTE QUESTA "LIBERTA' LIMITATA" CUI SEMBRA STIAMO ANDANDO INCONTRO. 

 

BANCHI IN DISCARICA

Colpiscono le immagini da Venezia dove un battello addetto alla raccolta dei rifiuti ha imbarcato con una benna centinaia dei famigerati "banchi a rotelle", MAI USATI, destinati a essere smaltiti in discarica.

 A decidere di disfarsi dei banchi è stato un liceo del centro storico lagunare, il "Benedetti-Tommaseo", che era stato “invitato” ad acquistarli un anno fa, al tempo dell'appalto nazionale. Nei giorni scorsi, vista l'impossibilità di utilizzarli, la dirigente ha chiamato una ditta di trattamento rifiuti ingombranti, che ha effettuato il trasporto. Mi chiedo come mai la Corte dei Conti non abbia trovato - in un anno intero - un po' di tempo per avviare una indagine SERIA sull’ ex ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina e l'ex commissario Covid Domenico Arcuri: ma QUESTI ENORMI SPRECHI non interessano a nessuno?

Interpellata sull’episodio, l’Azzolina ha risposto irritata: "Chiedete alle scuole che hanno voluto e chiesto i banchi. La questione è stata raccontata urbi et orbi, e io non ho più la voglia di rispondere. Non glielo devo spiegare io, deve andare nelle scuole e chiedere. E' un dramma che facciate ancora a queste domande" A parte la grammatica della risposta, ma adesso la colpa per le forniture dei banchi a rotelle manifestatamente costosi ed inutili è diventata delle scuole?!

 

UN SALUTO A TUTTI                                                                         MARCO ZACCHERA





IL PUNTO   n. 835     29 ottobre    2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

 

SOMMARIO: - UNA BUONA NOTIZIA – CI MANCAVA RICHARD GERE - ENERGIA NUCLEARE – PNRR: OGGETTO MISTERIOSO – GLI ESAGERATI

 

BUONA NOTIZIA

L’affossamento della “Legge Zan” per me è una buona notizia, ma non perché non debbano essere riconosciuti i diritti e i doveri contro l’omotransfobia quanto perché il testo avrebbe creato situazioni assurde che così verranno evitate.

Il PD di Letta - che in argomento ha capeggiato una linea di assoluta demagogia - sapeva benissimo che se si fosse andati al voto segreto una parte dei suoi senatori non avrebbero votato il testo, ma dovendo giocare sempre al “io sono il più bello, bravo, culturalmente avanzato e diverso dagli altri, che sono tutti degli imbecilli sovranisti” ha volutamente scelto questa linea di rottura per evitare che emergessero platealmente le proprie divisioni interne. Cosa che è puntualmente avvenuta perché i circa 45 franchi tiratori non possono essere stati solo i (pochi) senatori di' "Italia Viva" di Renzi presenti in aula. ma evidentemente anche dei senatori piddini: i numeri lo provano.

Tutto ciò significa tra l'altro che anche a sinistra c’è gente che ragiona, ma la fifa di non essere più ricandidati obbliga di arrivare al voto segreto per esprimere il proprio dissenso. Eppure un testo più moderato, serio e rispettoso era più o meno nella volontà di tutti: bastava discuterne, ma la logica è stata “uccisa” proprio da questa schifosa demagogia e cecità di una certa sinistra che – incapace di affrontare con equilibrio temi delicati come questi - alza i toni solo per coprire le proprie incongruenze incartandosi poi da sé, come puntualmente avvenuto..

 

RICHARD GERE

Il problema dell’immigrazione è troppo serio per trasformarla in film, ma l’inutile chiamata a teste di Richard Gere nel processo contro Matteo Salvini per la “Open Arms” è la dimostrazione di come certi giudici godano soprattutto nel proprio protagonismo personale e mediatico (Gere non ne ha bisogno).

Un processo già surreale si trasforma così in una ideale piattaforma mediatica a tutto vantaggio di Salvini (che infatti ne è contentissimo, perché così riconquista la scena) e metterà alla berlina Conte (l’ex premier che sapeva benissimo cosa stava succedendo in mare e ne è corresponsabile) e tutto il suo M5S. Tutto bene? No, perché una volta di più a perdere in credibilità è l’Italia intera e soprattutto la serietà della nostra Giustizia che sembra volersi divertire a rendersi poco credibile.

 

ENERGIA NUCLEARE. BISOGNA PARLARNE!

L’incremento dei prezzi dell’energia con le conseguenze sull’economia generale impongono di riprendere in mano la pratica energetica.

Dopo qualche anno di petrolio a basso prezzo e anche sull’onda “green” che si diffonde nel mondo è evidente infatti che lo studio e la applicazione di nuove forme di energia sia all’ordine del giorno del pianeta.

E’ bastato però che Draghi e qualche ministro accennassero all’utilità di riprendere gli studi su una energia nucleare più moderna e “pulita” che immediatamente si levassero le proteste degli ecologi oltranzisti per i quali ogni discorso è stato chiuso del referendum di 35 anni fa.

Al tempo fui uno pochi (circa il 20% degli elettori) che votò SI, ma la vittoria del NO – era appena successo il disastro di Cernobyl, l'opinione pubblica ne era sconvolta -  fu schiacciante e da allora questo tema è tabù. 

Eppure il 20 settembre il ministro Cingolani si era limitato a dichiarare la pura verità ovvero che l’energia importata oggi dalla Francia (pari al 5% delle necessità italiane) è «prodotta con il nucleare a due passi da noi». Di per sé questa frase è molto generica, ma resta il fatto che in Francia sono attive 18 centrali nucleari per un totale di 56 reattori, con cui sono prodotti 379,5 TWh di energia elettrica, più del 70 per cento del totale prodotto nel Paese. Importiamo ancora più energia dalla Svizzera (l’8,7% delle necessità italiane) e va ricordato che anche in Svizzera sono attive 3 centrali nucleari.

Già oggi, quindi, una parte dell’energia elettrica che consumiamo è di origine nucleare, anche se si fa finta di dimenticarlo. 

A mio avviso è una grande ipocrisia, visto che ad oggi l’energia nucleare resta una delle poche forme energetiche ad emissioni zero di CO2, con potenziali produttivi illimitati. Sarebbe interessante calcolare quanti milioni di tonnellate di CO2 si producono in Italia bruciando prodotti fossili e gas e quanti già oggi se ne risparmino grazie al nucleare.

E’ evidente che questa forma energetica può comportare rischi, ma come per ogni azione umana vanno studiati ed affrontati i pro e i contro.

Forse la gente non considera che negli ultimi 70 anni sono stati molto di più i morti per un’energia “green” come l’idroelettrico che per il nucleare (la sola tragedia del Vajont costò 3.000 vittime, ben di più di tutte quelle legate a Cernobyl) e anche a considerare le potenziali vittime “indirette” i conti non cambiano di molto.

Secondo gli stessi dati di Legambiente negli ultimi 70 anni (a parte Cernobyl di cui tuttora non si conoscono dati ufficiali) ci sono stati nel mondo alcune decine di incidenti “gravi” legati al nucleare che hanno causato circa 500 morti dei quali 300 (presunti) per un incidente a Sellafeld i Gran Bretagna il 7 ottobre 1957 (64 anni fa!). E’ molto probabile che i contaminati per radiazioni siano stati nei decenni molti di più e che numerose siano state le vittime indirette e per successivi tumori legati alle emissioni atomiche, ma è altrettanto vero che oggi le procedure di sicurezza sono infinitamente più severe che negli anni ’50.

Lo stesso disastro di Cernobyl avvenne solo perché fu gestito in modo scriteriato e – applicando le procedure adeguate e standard già allora in vigore - non solo lo si sarebbe evitato, ma ne sarebbero state ridotte le sue gravi conseguenze.

Tutto ciò non per sottovalutare i rischi, ma solo per dire che non ha senso abbandonare l’energia nucleare per preconcetto, mentre invece vanno continuati e sviluppati gli studi per rendere questa risorsa più sicura da tutti i punti di vista.

Alla fine i veri problemi per produrre energia nucleare civile sono legati allo smaltimento dei rifiuti radioattivi ed a possibili incidenti legati a catastrofi naturali o ad attentati terroristici. Per i primi è necessario procedere a studi ineccepibili sulla localizzazione degli impianti, ma anche a prevenzioni adeguate mentre per i secondi - proprio perché gli obiettivi sono e sarebbero numericamente ridotti – sarebbero e sono anche più facilmente difendibili. Nel mondo non si è sospesa la costruzione di grattaceli dopo l’11 settembre, né fermate le metropolitane o gli aerei per possibili dirottamenti, ma invece sono state aumentate le difese attive e passive contro questi rischi, esattamente come si dovrebbe fare per centrali e stoccaggi nucleari.

Questi ultimi sono un rischio davvero trascurabile: stoccaggi a migliaia di metri di profondità ed adeguatamente protetti rendono meno che infinitesimali i rischi mentre sul tema è più facile e consuetudine scatenare la bagarre demagogica.

Per contro va anche ricordato che data la loro quantità sono infinitamente maggiori i rischi legati ad inquinamenti di materiali usati per batterie elettriche o smaltimento di queste produzioni.

Pur agendo con estrema prudenza mi pare assurdo bloccare il nucleare, mentre si deve piuttosto insistere nella ricerca, negli studi, nelle difese contro potenziali rischi collegati a questa energia che è comunque naturale e ci può essere estremamente utile.

Almeno parlarne è doveroso, assurdo è il tacere e ancora più assurdo affrontare i problemi con pregiudizio assoluto, senza nemmeno accettare il confronto.

 

PNRR: LA POLVERE SOTTO IL TAPPETO

Se ne parla poco, ma l’Italia si salverà solo con il PNRR ma l’Europa pagherà solo se verranno rispettati i tempi, cosa che NON sta avvenendo, nel disinteresse generale.

Ci siamo obbligati a 27 riforme strutturali e ad un piano di investimenti, ma su fisco, concorrenza, giustizia ecc. siamo in grande ritardo e la gran parte delle questioni non è stato neppure affrontata. Idem per gli investimenti: per ora meno della metà delle somme è stata “territorializzata”, ossia ripartita sul territorio per assegnarla poi ad amministrazioni (di norma i Comuni, ma anche Regioni) responsabili per l’attuazione dei progetti, ma ancora nessuno ha deciso per farne cosa, come e quando.

Non va meglio per le grandi opere pubbliche. I Commissari straordinari alle “grandi opere” (speriamo persone scelte bene, anche di queste nomine e sottostanti pressioni non parla nessuno…) nominati dal Governo negli ultimi sei mesi già lanciano l’allarme: le procedure speciali del Pnrr non decollano, non sono stati ancora nominati gli organi che dovrebbero accelerare l’approvazione dei progetti con le corsie veloci del decreto infrastrutture e i decreti di Draghi con la nomina dei Commissari non mettono a disposizione risorse e strutture tecniche straordinarie per centrare gli obiettivi. Ad oltre quattro mesi dal varo del DL “Semplificazioni” e a due mesi dalla conversione in legge non è partito praticamente nulla. La materia però, stranamente, sembra non interessare a nessuno.

 

BRASILE: ESAGERATI…

“Il presidente del Brasile Jair Bolsonaro deve essere giudicato per crimini contro l’umanità per la sua gestione del Covid 19”.  È questo il verdetto di una commissione del Senato di Brasilia, dopo un’indagine sulle misure imposte dal governo per limitare il contagio. Con un voto di 7 membri favorevoli e 4 contrati, il comitato ha quindi chiesto il processo per Bolsonaro per accuse che vanno dalla diffusione di notizie false, all’istigazione a delinquere all’uso improprio di fondi pubblici. Tutti questi comportamenti – secondo la commissione -  sono stati responsabili dell’alto numero di decessi dovuti alla pandemia. “Una pagliacciata” ha ribattuto il presidente: “E’ una volontà di vendetta di senatori vicini all’ex presidente Lula.”

Non giudichiamo le faccende interne brasiliane, ma se Bolsonaro va addirittura giudicato “Per crimini contro l’umanità” di cosa dovrebbero essere accusati i vertici del governo cinese che per settimane hanno nascosto l’epidemia ed hanno rifiutato anche di recente che una commissione di inchiesta internazionale indaghi sulle effettive cause del virus? E i vertici dell’OMS che per mesi si sono adeguati al volere di Pechino?

 

UN SALUTO A TUTTI                                                       MARCO ZACCHERA 


IL PUNTO   n. 834 dell’ 22 ottobre   2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

SOMMARIO: - THE DAY AFTER – VACCINI ED OMERTA’ - ARCURI (FINALMENTE) INDAGATO – AFGHANISTAN -  DOPO DANTE ARRIVA DI MAIO - GRAZIE FRANCO !

 

ATTENZIONE: SETTIMANALMENTE DIVERSI LETTORI MI SEGNALANO DI NON RICEVERE PIU’ REGOLARMENTE “IL PUNTO” PERCHE’ IL LORO INDIRIZZO VIENE ELIMINATO IN MODO AUTOMATICO. NON SI RIESCE A CAPIRNE IL MOTIVO, MA SE CIO’ VI CAPITASSE IN FUTURO, PER FAVORE CONTATTATEMI – grazie! ( IL PUNTO viene comunque sempre pubblicato anche sul sito  www.marcozacchera.it )

 

THE DAY AFTER

Serve a poco che la sondaggista Ghisleri si affanni a spiegare che su quasi 50 milioni di elettori italiani il 4 ottobre ne erano chiamati al voto solo 12 milioni, che hanno effettivamente votato sola la metà degli elettori e che domenica scorsa ai seggi ne sono andati molti di meno, neanche il 5% del corpo elettorale: la percezione (corretta) è che il PD abbia vinto e gli altri abbiano perso. Il centro-destra si è salvato a Trieste ma è crollato in tutti gli altri centri andati al voto di ballottaggio, come peraltro era prevedibile, salvo qualche caso davvero incredibile (come a Latina), con votanti scesi tra il 30 e il 40% .

Letta può quindi giustamente esultare, ma non solo per i risultati in sé quanto perché dalle urne esce la conferma che - se si andasse a votare con un centro-sinistra unito -  il PD potrebbe vincere le prossime elezioni politiche e (dopo aver messo un suo uomo al Quirinale) Letta potrebbe quindi blindare l’Italia per i prossimi cinque anni.

Improvvisamente la possibilità di elezioni anticipate - prima fortemente sostenute a destra - sembrano convenire ora alla sinistra, anche perché gli avversari sembrano KO con il rischio di ulteriori fratture nello stesso centro-destra dove, soprattutto, non emerge un leader capace di porsi come guida stabile della potenziale coalizione.

Le divisioni a destra non hanno pagato nonostante i sondaggi perché un conto è correre ciascuno per conto proprio inseguendo l’elettorato del vicino, un conto convergere su un candidato unico a sindaco quando è percepito appartenere alla “concorrenza”. Fallite le giunte pentastellate ecco ora i voti grillini rientrare a casa PD, partito comunque capace di mantenere più o meno i propri voti. Quando a casa restano poi soprattutto gli anticomunisti, la vittoria è assicurata.

Il voto di domenica conferma anche come i rapporti PD-M5S siano potenzialmente in miglioramento sposando le posizioni di Conte, ormai specializzatosi nel ruolo di pontiere.

E pensare che al centro-destra (ormai abbonato alle sconfitte ai ballottaggi, perché il proprio elettorato è storicamente poco propenso ad andare a votare al secondo turno) basterebbe un codicillo alla legge elettorale amministrativa per sparigliare: “Se al ballottaggio chi vince prende comunque meno voti di un altro candidato al primo turno, quest’ultimo, essendo stato il più votato,  è allora eletto sindaco.” Sembra una banalità, ma è un caso ormai diffuso che chi vince il primo tempo perde al secondo per un forte calo di elettori. In fondo sarebbe una più corretta forma di democrazia, si eviterebbero dispersioni di voti su candidature senza senso al primo turno evitando che i potenziali vincitori ripudino le alleanze ai ballottaggi conquistando quindi da soli il premio di maggioranza cui aggiungere altri seggi di liste apparentate solo informalmente, ma con le quali ci sono già accordi di successive maggioranze allargate.

Si finisce presto nei tecnicismi elettorali, ma sono questioni importanti per elezioni comunali dove ormai vota meno del 40% con il risultato di sindaci eletti con anche meno del 20% dei voti rispetto al corpo elettorale.  

Il centro destra si ritrova intanto in un angolo da dove sarà ben difficile uscirne perché il problema è soprattutto Draghi. Ci fosse un leader del PD come premier sarebbe plausibile una rottura di governo, ma come mettersi contro il Mario Nazionale, interpretato dai più (e soprattutto dai media) come ancora di salvezza?

Oltretutto stando mezzi dentro e mezzi fuori il governo è evidente che il messaggio all’elettorato di centro destra diventa ancora più ambiguo e poco plausibile.

Ecco perché a Letta potrebbe convenire - a primavera - di tentare il colpaccio di andare subito a nuove elezioni, anche se contemporaneamente scenderebbero le possibilità di Draghi subito al Quirinale, perché verrebbe meno un punto di riferimento certo come premier.

Fossi il leader del PD lavorerei quindi per una proroga di Mattarella per andare poi subito al voto con Draghi confermato premier, vincere, mettere un proprio uomo di fiducia al governo e poi cambiare l’ inquilino sul Colle garantendo a Draghi la poltrona dorata. Possibile che i leader del PD non ci stiano pensando?

Di positivo a destra c’è solo che il rischio di perdere in futuro sembra aver convinto Meloni, Salvini e Berlusconi a rafforzare l’intesa e ad insistere per non cambiare il sistema elettorale: è poco, ma è già qualcosa.

 

VACCINI ED OMERTA’

Ho detto, scritto e ripetuto che credo nell’opportunità della vaccinazione di massa e non condivido le posizioni dei No Vax, ma devo ammettere che ogni giorno crescono dei dubbi su come venga gestita questa partita vaccinale.

Non solo per la repressione di piazza e il non riuscire mai ad ascoltare con calma anche le opinioni contrarie ai vaccini, ma soprattutto per la necessità non solo di avere numeri più chiari su vantaggi e svantaggi, ma soprattutto sul “business vaccinale” che sta venendo a galla.

Non sto parlando infatti dal punto di vista medico, ma politico ed in chiave europea. Trovo assurdo che non si abbia chiarezza sui contratti miliardari che l’UE, attraverso 7 suoi dirigenti ufficialmente sconosciuti, ha sottoscritto con le aziende farmaceutiche pagando il vaccino fino a 24 VOLTE IL SUO COSTO, con prezzi che SALGONO anziché scendere visto i numeri sempre più enormi.

E’ assurdo che neppure i parlamentari europei possano sapere i termini contrattuali sottoscritti dalla Commissione per poter fare i conti e valutare i prezzi, le modalità di consegna e le responsabilità. Stiamo parlando di vaccini che interessano centinaia di milioni di persone, con profitti enormi per alcune case farmaceutiche.

Tutto segreto, invece, tutto secretato, tutto nascosto in un “giro” che puzza di autentica corruzione e in cui l’Europa sta dimostrando una sua posizione assolutamente equivoca, compresi gli organismi della Magistratura europea che non intervengono.

Tra l’altro – è questo è davvero indegno – la Pfizer, Moderna e le altre “big” del farmaco avevano ricevuto milioni di euro per la ricerca proprio dagli stessi stati cui stanno vendendo i vaccini e quindi avrebbero dovuto avere almeno la coscienza di mettere a disposizione del mondo i propri prodotti e non venderli all’insegna del più spasmodico, esasperato e vergognoso profitto.

Eppure pressoché totale silenzio dell’Europa, dei governi, della Chiesa, dei media, con ben poche info all’opinione pubblica.

Una cosa vergognosa e scandalosa di cui la gente non riesce neppure a capirne le dimensioni, eppure si tratta della pelle di tutti!

 

FINALMENTE ARCURI NEI GUAI

Finalmente l’ex Commissario per l'Emergenza Covid, Domenico Arcuri, è stato ascoltato dai pubblici ministeri Varone e Tucci della Procura di Roma. Arcuri, interrogato sabato, risulta ora indagato per abuso d'ufficio e peculato nell'ambito dell'indagine che coinvolge, tra gli altri, gli imprenditori Mario Benotti, Andrea Vincenzo Tommasi ed Edisson Jorge San Andres Solis, ovvero i “faccendieri” italo-cinesi suoi amici.

Su diposizione della Procura di Roma sono state sequestrate dalla Guardia di Finanza oltre 800 milioni di mascherine provenienti dalla Cina risultate "non regolari". DICONSI OTTOCENTO MILIONI DI MASCHERINE!! L'attività di sequestro è stata svolta presso la struttura commissariale nazionale e alcune di quelle regionali. L'esame fisico/chimico delle mascherine e dei dispositivi di protezione acquistati, compiuto tanto dall'Agenzia dogane di Roma che da consulenti nominati dai pm, ha dimostrato che "gran parte" dei dispositivi per i quali si è disposto il sequestro "non soddisfano i requisiti di efficacia protettiva richiesti dalle norme europee” e che "addirittura alcune forniture sono state giudicate pericolose per la salute".  Un anno e mezzo per avviare l’indagine che mi auguro sia estesa ora anche A CHI HA VOLUTO, PROTETTO, DIFESO E MANTENUTO ARCURI AL SUO POSTO A DISPETTO DEI SANTI e nonostante che per mesi in Italia erano girate notizie, inchieste, documentazione (vedi le trasmissioni di Report e gli articoli su La Verità) sui sessanti milioni di tangenti pagati per la fornitura. Arcuri avrebbe detto agli inquirenti “di non essere a conoscenza” di queste “provvigioni” confermando quindi che - se non ha detto il falso - era davvero un Commissario di ben poche capacità se gli hanno soffiato 60 MILIONI di euro sotto il naso senza che neppure se ne accorgesse!

Chissà se in merito riusciremo mai a sapere perché l’ex premier Conte lo abbia voluto e difeso per troppi mesi a quel posto e perché il M5S abbia aperto con la Cina un corridoio preferenziale in avvio di pandemia per forniture che hanno causato una truffa gigantesca ai danni degli italiani, mentre le mascherine “made in Italy” (che erano a norma e costavano meno) marcivano nei depositi.

Ecco temi che stampa e TV non prezzolata dovrebbero avere il coraggio di approfondire fino in fondo, così come indagare dove siano finiti milioni di inutili banchi di scuola con le rotelle, tutti rottamati. !

QUALCUNO MI DIRA': "MA PERCHE' CE L'HAI TANTO CON QUESTO PERSONAGGIO?" PERCHE' E' STATO NOMINATO DA CONTE SENZA TITOLI PARTICOLARI, HA GODUTO PER MESI DI IMPUNITA' ASSOLUTE, NON HA MAI CHIARITO I SUOI AFFARI TRATTANDO LA GENTE COME PEZZENTI DALL'ALTO DELLA SUA PROSOPOPEA E DULCIS IN FUNDO PERCHE' IL GOVERNO DRAGHI - quando finalmente lo ha allontanato dall'incarico sotto il peso delle inchieste openali  -  HA CONTINUATO A RIEMPIRLO DI ALTRE CARICHE E PREBENDE..  

 

AFGHANISTAN: SILENZIO

Passati due mesi dalla fuga degli occidentali non si sa più nulla delle reali condizioni interne in Afghanistan: il mondo è distratto, chissenefrega. Così non si sa il destino delle 250 donne-giudici formate anche in Italia, mentre è confermato che si sia stata decapitata la pallavolista della nazionale femminile afghana Mahjubin Hakimi, uccisa perché giocava senza la hijab (il vestito tradizionale afgano) ed è effettivamente sarebbe po' difficile giocare a pallavolo conciate così. Nessuno sa e rende conto delle rappresaglie, violenze, vendette in corso nel paese né sul tema si agitano molto i difensori dei diritti umani. Purtroppo è tempo di vergognoso silenzio.

 

DI MAIO HA SCRITTO UN LIBRO!

Lasciamoci con una nota lieta: complimenti a Giggino Di Maio che ha (avrebbe) scritto un libro sulla sua entusiasmante esperienza politica. Non è cosa da poco saper scrivere e che Di Maio sappia farlo è stata un’autentica sorpresa… Sempre che effettivamente lo abbia scritto lui e non qualcun altro per procura, ma questa è tutta un’altra storia. Insomma, dopo Dante Alighieri ecco concretizzarsi finalmente un’altra tappa fondamentale per la letteratura italiana

 

GRAZIE FRANCO

Dopo un decennio di attività gratuita e volontaria, FRANCO DIAZZI ha lasciato l'incarico di Presidente del Consorzio dei Servizi Sociali del Verbano. L'avevo indicato quando ero sindaco di Verbania e penso che con il suo impegno silenzioso, prezioso e costante si sia guadagnato la stima e la gratitudine di tutti. Grazie Franco!

 

UN SALUTO A TUTTI E BUONA SETTIMANA             MARCO ZACCHERA





IL PUNTO   n. 833 dell’ 15 ottobre   2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

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SOMMARIO:- ANTIFASCISTI DOC – PNRR SPARITO - ALITALIA ADDIO – L’ EGITTO VINCITORE.

 

VIOLENZA E ANTIFASCISMO

Mi è venuto un terribile dubbio: ma di che cosa avrebbero mai parlato giornali ETG per tutta questa settimana se non ci fossero stati gli scontri di piazza a Roma sabato scorso?

Intendiamoci bene: la violenza va condannata senza se e senza ma, l’assalto alle forze dell’ordine è intollerabile senza se e senza ma, i violenti vanno arrestati (subito) senza se e senza ma.

Per me questo deve valere sia che in piazza ci siano estremisti di qualsiasi colore che anarchici, NO-TAV ecc. anche se noto che i TG sugli episodi di sabato ci hanno ricamato, mentre su scontri e devastazioni anche peggiori viste a Roma come altrove tendono di solito a minimizzare.

Ciò premesso, però, non solo restano molti dubbi su come siano andate effettivamente le cose, ma mi pare come sia evidente che gli scontri di Roma non avessero nulla a che fare con i “No Vax” quanto ad una sottile strategia per screditare le persone che non vogliono vaccinarsi (non condivido il loro punto di vista, me devo prenderne atto) dipingendole come violente e – nello stesso tempo – strumentalizzare la presenza di pochi facinorosi e violenti che hanno infiltrato e strumentalizzato la protesta.

Da qui in poi la catena delle responsabilità di allunga.

Come può il Ministro dell’Interno sostenere che durante una manifestazione è meglio non intervenire per evitare disordini? Come mai – preso atto che i facinorosi si dirigevano verso la sede della CGIL e pare che questo addirittura fosse noto ai responsabili dell’ordine pubblico – si sono lasciati solo 7 (sette!) poliziotti a presidio dell’ingresso?

Una sottovalutazione dei rischi o forse perché avrebbero fatto comodo gli scontri (e le polemiche conseguenti) in piena campagna elettorale? E i Comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica perché a Roma si tengono DOPO i fatti e non PRIMA, per prevenirli?

Ovviamente non è mancata poi la solita strumentalizzazione fascismo-antifascismo che ha visto alcuni esponenti del PD lanciarsi a chiedere addirittura la messa al bando di Fratelli d’Italia, in fondo come da copione. E’ ben strano (e triste) questo antifascismo che sembra trovare ragion d’essere - a 78 anni dalla fine di un regime – solo grazie a quattro facinorosi. Non posso allora che riprendere e condividere un articolo di Marcello Veneziani su “La Verità” di domenica, che in parte vi propongo:

 

Ma finitela con questa caccia al fascista, al saluto romano, al busto del duce, al cimelio dell’epoca, alla mezza frase nostalgica e al gesto cameratesco. Si capisce lontano un miglio la malafede della caccia al fascismo ripresa con le ultime inchieste: serve a colpire e inguaiare la Meloni e il suo partito (…).

Ponetevi piuttosto un problema molto più serio e molto più attuale: perché mezza Italia e forse più non si riconosce nell’antifascismo, non si definisce antifascista, anzi nutre riserve e rigetto? E’ una domanda seria da porsi, dopo che il fascismo fu sconfitto, abbattuto e vituperato, dopo che furono appesi i corpi dei capi, dopo che fu vietata ogni apologia, dopo che sono passati quasi ottant’anni tra tonnellate di condanne, paginate infinite, manifestazioni antifasciste, divieti, lavaggi del cervello a scuola e in tv, perché c’è ancora mezza Italia che non vuole definirsi antifascista? Quella maggioranza non è antifascista ma non è affatto fascista, se non in una piccola percentuale residua, se non amatoriale; gran parte di loro non si riconoscono affatto nel fascismo, lo reputano improponibile, superato. Per loro è assurdo già solo porsi la domanda. Ripudiano violenza, razzismo, guerra e dittatura. Semmai una larga fetta di loro ritiene che si debba giudicare il fascismo nei suoi lati negativi e positivi, senza demonizzazioni; neanche il comunismo fu male assoluto. Molti di loro vorrebbero un giudizio storico più equilibrato, più onesto, più veritiero.

Il vero problema che evitate di vedere non è la persistenza presunta del fascismo nella società italiana ma l’ampiezza dell’area di opinione che non vuol definirsi antifascista e non si riconosce nell’antifascismo. Avete provato almeno una volta a porvi la domanda, senza aggirare le risposte con moduli prestampati e retorica celebrativa? Noi ce la siamo posta e non da oggi. E la riassumiamo così.

Tanti italiani non si definiscono antifascisti perché a loro sembra grottesco usare una definizione che aveva un senso nel ’45, all’età dei loro nonni, quando invece vivono coi pronipoti del terzo millennio. Non si definiscono antifascisti perché a molti di loro sembrerebbe monca, carente una definizione del genere perché così escluderebbero o addirittura assolverebbero altre forme di dittatura, di totalitarismo e di dispotismo, a partire dal comunismo (…) viene loro prescritto, perché non credono al bianco e al nero, hanno conosciuto per vie traverse e quasi clandestine le storie che non si vogliono far sapere, e che riguardano sia il regime, sia i suoi avversari, sia la guerra partigiana e non vogliono schierarsi conoscendo crimini e misfatti di quel tempo e di quei versanti (…)

Senza andare lontano, anzi restando in casa, molti italiani ricordano loro padre, loro nonno fascista e hanno di lui una memoria e un giudizio molto diversi rispetto al mostro dipinto dalla vulgata antifascista (…)

Tanti italiani non si definiscono antifascisti perché reputano balorda, divisiva e riduttiva la rappresentazione storica che ne deriva, con tutta la storia e l’identità del Paese ridotta alla distinzione manichea tra fascisti-antifascisti. Preferiscono attenersi alla realtà e diffidano dell’ideologia.

Tanti italiani non si definiscono antifascisti perché non sono di sinistra e non vogliono avallare il loro gioco politico, non vogliono farsi strumentalizzare, capiscono che serve solo per arrecare danni e vantaggi alla politica presente (…)

Infine, se credete davvero che la storia d’Italia debba cominciare e finire con l’antifascismo, elevato a religione civile, obbligo di leva e perno costituzionale, chiedetevi perché mezza Italia non si riconosce in questo schema. Se dopo tanti decenni di rieducazione, repressione, propaganda e religione civile, mezza Italia e forse più non si riconosce nell’antifascismo, il problema non è della Meloni ma è vostro, di voi antifascisti in servizio permanente effettivo e dell’esempio che avete dato. Diciamolo: avete fallito.

 

Marcello Veneziani

(da “LA VERITA’ del 10 ottobre 2021)

 

NOTIZIE SUL PNRR ?

Passano le settimane e i mesi, ma sul come, quando e da chi far gestire i fondi europei del PNRR è sceso l’oblio. Si tratta di centinaia di miliardi che l’Europa – bontà sua – ci avrebbe destinato a seguito della pandemia, ma dei quali non si sa molto circa la loro effettiva destinazione finale e tanto meno su chi e come effettivamente li spenderà.

Non ne parla più nessuno: silenzio, non disturbate il conducente.

Va bene la fiducia, ma sommessamente – visto che ne va del nostro futuro -  l’Italia dovrebbe avere il coraggio di chiedere pur anche a “Supermario” di avere la cortesia di comunicarci qualcosa…

 

ALITALIA ADDIO

Scusatemi, ma non trovo proprio nulla di romantico nella chiusura di “mamma” Alitalia, non mi allineo ai piagnistei e credo che troppo tardi si è finalmente detto “stop” ad una ininterrotta fonte di sperpero di soldi pubblici.

Alitalia chiude perché è sempre sopravvissuta solo con contributi statali e non era più - da anni - al passo con i tempi, uccisa prima di tutto dalla concorrenza ben più “smart” di chi non aveva sulle spalle un peso intollerabile di costi aggiuntivi, rendite di posizione, personale debordante e raccomandato.

Una Compagnia che si è consumata concedendo centinaia di migliaia di viaggi gratis e buttando via rotte, slot, punti di forza. Una società guidata negli anni da una ciurma di personaggi CHE NON HANNO MAI PAGATO DI PERSONA e che hanno creato e disfatto alleanze, rifiutato sinergie e sacrifici e - prima di tutto - hanno pensato ai propri interessi. Commissari strapagati per il nulla, mentre si consumavano “prestiti ponte” che avevano (hanno) tutte le caratteristiche di aiuti di stato.

Quanti “piani industriali” sono nati e defunti rimanendo solo sulla carta, complice un sindacato che prima di tutto ha difeso solo le proprie rendite di posizione? Quante migliaia di sindacalisti sono cresciuti e vissuti grazie ad Alitalia senza mai lavorare? Quanti parenti di dipendenti sono stati trasportati gratis o a tariffe ridicole?

Non mi aspetto molto dalla nuova compagnia sorta dalle ceneri di Alitalia e che temo perpetui molti equivoci di fondo, certo il contribuente italiano ci ha rimesso fondi spropositati che nessuno gli rimborserà e pensare che se c’è un paese verso il quale il traffico turistico avrebbe permesso un indotto enorme era proprio l’Italia.

 

EGITTO – ITALIA 2 a  0

Dal caso Regeni a Patrick Zaki le figuracce italiane nei confronti dell’Egitto stanno assumendo contorni non solo intollerabili, ma anche di pubblica decenza.

Contiamo zero, non siamo riusciti a combinare nulla, i responsabili dell’omicidio di Regeni sono tuttora sconosciuti, non sappiamo prendere una posizione definita neppure sulla richiesta nazionalità per Zaki. Impotenti, inconcludenti, purtroppo ridicoli.

I rapporti di Amnesty International sull’Egitto sono intanto terrificanti: detenzioni arbitrarie, sparizioni, condanne a morte, discriminazioni religiose, violenze di ogni tipo sono all’ordine del giorno, ma  Europa e Farnesina guardano dall’altra parte. “Verità per Regeni” è scritto su mille striscioni gialli che diventano sempre più sbiaditi. Che vergogna… 

 

UN SALUTO A TUTTI                                                                                 MARCO ZACCHERA   



IL PUNTO   n. 832 dell’ 8 ottobre  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

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SOMMARIO: - GRAZIE - CENTRO-DESTRA NEI GUAI – TRAPPOLONI – I BULGARI – ENEL GAS E LUCE SOM

 

GRAZIE !

Volevo ringraziare tutte le persone (alcune centinaia) che hanno partecipato alla festicciola per il mio 70° compleanno o che nei modi più diversi da distanza si sono messi in contatto con me. Tra l’altro – e ringrazio particolarmente gli amici rotariani del mio club Pallanza Stresa VCO – sono state raccolte offerte per 3.580 euro a favore del Verbania Center per il costruendo ospedale di Macala (Mozambico).

Ricordo che chi volesse ulteriormente contribuire può farlo tramite versamento sul c/c/b  IT94L0306922401100000002801 (Banca Intesa – Verbania Pallanza), sul conto a me intestato, ma con indicazione “pro VB Center”.

Per me – rivedendo e salutando tanti amici - questo incontro è stato davvero un momento di gioia e condivisione, grazie !!!

 

I GUAI DEL CENTRO DESTRA

I lettori del “Punto” non potranno che darmi atto che ero stato facile profeta: il centro-destra ha perso non solo nei comuni più importanti, ma anche la sicurezza di vincere alle prossime elezioni politiche.

E’ soprattutto Matteo Salvini ad essere finito nei guai, guai grossi. Anche la Meloni lo è, ma Salvini lo è ancora di più perché - comunque si muova - rischia di cacciarsi in guai ancora peggiori. Tutto sarebbe diverso se il premier non fosse Draghi, ovvero il nome più credibile che l’Italia ha sul mercato europeo. Draghi ha un gran seguito nell’opinione pubblica anche tra gli elettori di centro-destra e quindi abbatterlo è pericoloso, oltre che – probabilmente – una sciagura nazionale.

Se Salvini resta al governo rischia di compromettere l’alleanza di centro-destra, indispensabile in vista di una potenziale maggioranza futura, ma se esce dall’esecutivo dimostrerebbe poca credibilità, anche se forse – ovviamente dichiarando il contrario -  vorrebbe unirsi alla Meloni proprio per tentare di recuperare voti di protesta.

Al governo Salvini deve quindi restare, ma o si intesta qualche particolare successo o potrà distinguersi solo alzando la voce per farsi notare, magari bloccando ogni iniziativa politica che – se approvata - lo renderebbero indigesto al proprio elettorato soprattutto sui temi caldi (tasse, gender, immigrazione). Ma se Salvini alza troppo la voce allora dà ragione alla Meloni che dall’opposizione può farlo meglio di lui.

La Lega è quindi costretta a muoversi a strappi con il rischio di dare segnali contrapposti eppure, a conti fatti, non ha perso nelle proprie roccaforti locali, ma piuttosto sembra aver esaurito la spinta propulsiva di due anni fa. Tra l’altro in tutte le grandi città andate al voto domenica c’erano giunte uscenti di sinistra, ma nella percezione collettiva il centro-destra avrebbe comunque dovuto vincere e invece si è visto come andata (con rischio di un KO completo su Roma e Torino).

Un centro-destra quindi in crisi di nervi, perché la stessa Giorgia Meloni non è messa meglio: in questi mesi ha giocato la carta dell’opposizione a Draghi ma nonostante i sondaggi non ha catalizzato grandi successi. Certo, FdI ha ben migliorato le sue posizioni rispetto al passato, ma domenica si è dimostrato che i sondaggi sono teorie ben diverse dalla realtà, soprattutto quando metà degli elettori (tradizionalmente più di destra che di sinistra) se ne stanno a casa se non vengono adeguatamente motivati.

E allora, che si fa? Dalle sconfitte si impara (o si dovrebbe farlo) e la prima cosa che a destra mi sembra invece non si voglia capire è come le candidature proposte a livello locale devono essere sempre credibili o non “tirano”.

Ma se le elezioni amministrative si giocano sui nomi, se non cambia il sistema di scelta dei candidati il centro-destra sarà sempre perdente. Forse che a Milano la partita sarebbe stata identica se tutti avessero puntato da subito su Albertini pungolandolo ad accettare? Forse che a Roma una apertura a Calenda non avrebbe sparigliato le carte visto che comunque amministrare la capitale è un’annunciata epidemia di disastri? Forse che a Torino il povero Damilano non ha dovuto attendere mesi e mesi per avere un sospirato “si” a candidarsi, perdendo però tempo prezioso?  Sono errori che si pagano, soprattutto quando non ci sono quadri di partito sufficientemente preparati e che quindi un candidato a sindaco credibile va scelto spesso fuori dal recinto di casa per avere chances di vittoria.

Ma soprattutto al centro-destra manca una piattaforma serie di idee programmatiche chiare e condivise, indispensabili se nel 2023 vorrà davvero vincere le elezioni.

Una vittoria non più scontata, anche perché il PD (che ben controlla i media) nel frattempo sta recuperando i voti degli ex grillini.

 

IL TRAPPOLONE

Mentre “l’affare Morisi” si sgonfia dopo aver danneggiato l’immagine della Lega vi racconto un inedito che inquadra bene l’ “Affare Fidanza”, altro caso ben costruito per fiocinare la Meloni e Fratelli d’Italia e due giorni dalle elezioni.

Qualcuno ricorderà che anni fa “Le Jene” stazionavano davanti a Montecitorio e - porgendo domande ai deputati di passaggio - facevano fare loro la figura degli idioti.

Personalmente non caddi nella trappola e anzi feci un figurone, ma i fatti – in realtà – cominciavano con una intervista al malcapitato su temi di attualità passando poi a domande con ritmi sempre più veloci su infiniti argomenti diversi saltando da un tema all’altro finchè (almeno di solito) il prescelto si impappinava e andava per frasche confondendo la data della scoperta dell’America con la morte di Napoleone.

La settimana dopo Le Jene proponevano in TV solo un piccolo spezzone dell’intervista mandando in onda praticamente solo la risposta sbagliata e l’interessato faceva appunto una figuraccia, creando anche il sillogismo che tutti (o quasi) i deputati fossero degli ignoranti e dei cretini.

Se da cento ore di filmati selezioni solo dieci minuti con la volontà specifica di mettere una persona in cattiva luce credo che sarà infilzato anche Papa Francesco (anzi, soprattutto Papa Francesco) perché volendo si sarà estrapolato il senso delle cose.

E’ il caso dei contributi in “nero” per il malcapitato on.le Carlo Fidanza (che resta un mio amico): se in più occasioni sotto false vesti proponi a chiunque di dare un “aiutino” in nero – ma non è un reato istigare a delinquere? - prima o poi l’interessato accetterà: basterà poi mandare in onda solo quello spezzone (e non magari numerosi precedenti rifiuti) e a tutti i teleutenti sembrerà uno scandalo, esattamente come era l’obiettivo della trasmissione. Parliamoci chiaro: sono cose riprovevoli e sbagliate, ma alzi la mano chi in vita sua non ha accettato di evitare una ricevuta fiscale emessa dal dentista, dall’idraulico o anche solo per una cena, in cambio – ovviamente -  dello “sconticino”.

E’ chiaro che ben diversa è la questione se viene generalizzata, ma allora le sponsorizzazioni “ufficiali” a questo o quell’evento di partito non sono forse un modo elegante per arrivare di fatto allo stesso scopo? Su Rai 3 in questi giorni Bianca Berlinguer pontificava, ma nessuno gli ha chiesto delle tangenti che il PCI di suo padre aveva istituzionalizzato per lavorare con i paesi dell’Est ? E qualcuno ricorda quanto l’affare MPS sia costato ai contribuenti per aiutare indirettamente il PD ?

Circa invece la questione “nostalgici” e i vari “baroni neri” bisogna scegliere: o si tagliano i contatti con certa gente che al 99% fa millantato credito o prima o poi si finisce nei guai. Però è anche ora di dire “basta” a questo pseudo antifascismo da salotto che a 78 anni dalla fine del regime ancora imperversa a reti unificate affibbiando a comando patenti di “buoni” e “cattivi”. Guardino piuttosto Lor Signori al colore delle dittature di OGGI e ne prendano le distanze, cosa che invece ben si guardano dal fare. 

Infine un tema che il centro-destra distratto sembra si sia dimenticato di sollevare: la par condicio, come per la candidatura di Enrico Letta a Siena

Tutti sappiamo che il candidato era pure il segretario del PD, ma non trovo corretto che sia passato in TV mille volte di più del suo sconosciuto avversario che di nome faceva Tommaso e con un cognome che neppure si ricorda più. Nessuno voleva (e poteva) imbavagliare il PD, ma le regole sono chiare: per il partito poteva parlare qualcun altro, ma non proprio il segretario-candidato che ha così violato platealmente non solo lo spirito, ma direi anche la sostanza della legge. Quando alla fine (come a Siena) vota solo un terzo degli elettori anche questa questione della equa visibilità è cosa che conta.

 

LINEA NOVARA-DOMODOSSOLA

Troverei corretto che si desse più spazio a quei sindaci che si ripropongono e al secondo mandato ottengono maggioranze “bulgare” dimostrando quindi di aver lavorato bene.

Nella nostra zona ALESSANDRO CANELLI (Lega) a Novara ha preso il 69,6% dei voti, LUCIO PIZZI (civica di destra) a Domodossola ha raccolto il 74,8%. Complimenti davvero meritati!

  

ENEL GAS E LUCE

Basta, non se ne può più! Solo nella giornata di ieri ho ricevuto 4 telefonate da “Enel gas e luce” che da diverse parti d’Italia propone continuamente  nuovi contratti. Sono stufo: chi ha dato loro il permesso di scocciarmi in ogni momento, chi gli ha venduto il mio numero, perché non esiste una norma VERA sulla privacy con la possibilità di bloccare i venditori fastidiosi? Sarebbe ora che qualche “autority” (visto quanto ci costano questi inutili baracconi) cominciasse a pretenderlo.

 

Un saluto a tutti                                                      MARCO ZACCHERA                         





IL PUNTO   n. 831 del  1 ottobre   2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

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SOMMARIO: - INVITO – DRAGHI SANTO SUBITO – PADRE NOSTRO NEGATO  - IL MOSTRO DI RIACE

 

ATTENZIONE: UN INVITO  ( VERO!)  AI  LETTORI

Come ricordato la scorsa settimana, visto che mi avvio a compiere 70 anni ho pensato di festeggiarli insieme alle persone che conosco invitando  ad un aperitivo

GIOVEDI’ 7 OTTOBRE dalle 18.30 alle 20 presso i vivai della “Compagnia del Lago”, Via della chimica (zona industriale) Verbania Fondotoce.

Tutti i lettori del PUNTO sono quindi invitati: sarà un appuntamento alla buona, ma mi auguro partecipato ed allegro.

Se qualche lettore non della zona volesse fermarsi a pernottare mi contatti, prego però tutti coloro che volessero intervenire di rispondermi al più presto iscrivendosi tramite il sito   eventimarcozacchera@gmail.com

Oppure tramite https://www.eventbrite.com/e/biglietti-voglio-invitarvi-al-mio-compleanno-marco-zaccherai-miei-primi-70-anni-172559759887

Questo per rispetto alle vigenti norme Covid ma anche perché per motivi organizzativi devo capire quanti più o meno interverranno (mi auguro numerosi). Saremo all’aperto, ma in caso di pioggia ci sarò uno spazio coperto.  Quindi, vi aspetto  (e non portate regali)!!

 

DRAGHI SANTO SUBITO

 

Credo fosse corretto andare a votare la scorsa primavera, ma anche che l’Italia abbia avuto comunque molta fortuna nel momento in cui Mario Draghi ha accettato di formare il governo.

Sette mesi dopo il debutto dell’unico nome italiano rimasto credibile a livello internazionale - soprattutto a confronto con la nullità del suo predecessore Conte -  credo che si debba davvero ringraziare la nostra buona stella.

Draghi ha portato all’Italia una luce di serietà nonostante la sua maggioranza variopinta che il premier lascia sfogare nei litigi quotidiani salvo poi tirare le redini e in gran parte decidere con la propria testa, ovvero con buonsenso.

Certo Draghi rappresenta il mondo economico e finanziario con tutti i suoi difetti, ma è una garanzia di efficienza e – mi sembra – di assoluta correttezza personale.

Alcuni aspetti della sua personalità (come il voler apparire il minimo possibile sui media, non dare spazio a polemiche, la rinuncia ad emolumenti ecc.) lo distinguono in positivo dalla quotidiana corrida politica.

Giocano a creare un clima a suo favore anche la osannante stampa quotidiana e gli yesman che lo coccolano spingendolo sulla cresta dell’onda, oltre ad un’ottima capacità di depistare le attenzioni sui molti problemi incombenti, anche per Avere maggiore libertà di movimento .

Nessuno per esempio si chiede cosa stia effettivamente avvenendo a proposito del PNRR, oppure su chi gestirà le imponenti risorse europee, chi e come manterrà le promesse fatte a Bruxelles… Ma intanto cresce la fiducia e si è avviato un processo virtuoso che – sia o meno vero, sicuramente è enfatizzato - avvolge positivamente l’intera nazione dopo mesi di crisi spaventosa.

Non è quindi Draghi a preoccupare, ma piuttosto la sua maggioranza rissosa ed eterogenea che - fosse lasciata a sé stessa -  si scontrerebbe su tutto e che presenta una squadra di ministri in alcuni casi sinceramente limitata e problematica.

E’ infatti cambiato il capitano, ma non buona parte dell’equipaggio: penso ai vari Speranza, Di Maio, alla stessa Lamorgese e ad altri ministri del tutto sconosciuti. Una squadra di comparse a volte inquietante e qualitativamente ben lontana dal leader, con ben poche eccezioni (Giorgetti, Guerini, Garavaglia...).

Abile è comunque Draghi a disinnescare le polemiche di facciata, a non prendere posizioni personali in contrapposizione ai singoli spicchi di maggioranza, a “tagliare e sopire” in stile andreottiano la quotidiana zuppa delle polemiche che occupano gran parte delle cronache, soprattutto quando mancano fatti concreti.

Adesso è scoppiata la questione di Draghi al Quirinale visto che Mattarella scadrà nel prossimo febbraio. Non c’è dubbio che il Mario nazionale sarebbe un ottimo Presidente della repubblica, ma chi poi siederebbe a Palazzo Chigi?

Le elezioni sono già previste nel 2023, una elezione di Draghi al Colle porterebbe con ogni probabilità il paese alle urne un anno prima.

Una vittoria del centro-destra è plausibile - ammesso e non concesso che non cambi il sistema elettorale - ma è meno certa di qualche mese fa e temo che la sconfitta alle prossime amministrative lascerà pesanti strascichi.

Ma immaginiamo che il centro-destra vinca davvero: chi metterebbe a Palazzo Chigi? Credo che ricomincerebbero i veti incrociati e immediatamente la guerra su tutto, con le consuete polemiche, gli attacchi della sinistra e della stampa, i veleni, la magistratura sul piede di guerra… insomma la solita inconcludente rissa quotidiana.

Pensiamoci, perché forse è meglio per l’Italia che ci teniamo un Draghi operativo per un altro anno con lo spento Mattarella sul Colle (che in “prorogatio” non può fare grandi danni) e questo almeno finchè non avremo la pandemia alle spalle e il PNRR decisamente impostato. Non dimentichiamoci che un minuto dopo che un leader di centrodestra ottenesse la fiducia, a Bruxelles comincerebbero a storcere il naso e a mettere i bastoni tra le ruote ad un governo non omologabile all’andazzo comunitario.

Insomma: rinnoviamo “a termine” Mattarella e poi mettiamoci Draghi, ma che almeno passi la mano a qualcuno in grado di continuare il suo lavoro.

Certo ci sarebbe un’altra soluzione, lasciatemela coltivare almeno come speranza da uomo di destra: eleggere un uomo (o donna) degno al Quirinale, con Draghi ancora leader al governo, ma con una maggioranza che emargini la sinistra velleitaria, il PD e le macerie del M5S ed abbia quindi una chiara linea politica sulle questioni importanti. 

Draghi è di destra o di sinistra? Non ve lo dirà mai, ma è un vero leader che ovviamente tiene un profilo più concreto che politico dribblando su molti temi e potrebbe essere rappresentante sia di una destra socialmente illuminata che di una sinistra moderata pragmatica. Certo a sostenerlo dovrebbe esserci una maggioranza che dia slancio economico al paese e – guidata da mano ferma – concretizzi finalmente quelle riforme che ci siamo impegnati a fare, ma che non arrivano mai perché sono necessarie quanto impopolari.

Purtroppo non vedo oggi un leader di centro-destra capace di avere contemporaneamente autorevolezza, capacità tecniche e leadership internazionale: datemi un nome e ve ne sarei grato.

E la questione di Draghi al Quirinale? C’è tempo, in fondo ha “solo” 73 anni, quindi può fare il presidente… la prossima volta!

 

IL PADRE NOSTRO NEGATO

Non mi ha indignato la notizia che una maestra abbia interrotto la cerimonia di inaugurazione di una scuola in Friuli quando il parroco, dopo un discorso di assoluta apertura e condivisione, ha accennato a recitare il “Padre Nostro”, ma piuttosto il silenzio dei presenti – autorità regionali comprese – che non l’hanno subito zittita.

Per me questo episodio è stata una offesa a milioni di persone che in Italia ancora (e per fortuna) ritengono che non ci sia nulla di male né di dividente nel recitare pubblicamente una preghiera. Siamo diventati così timorosi di tutto da accettare che una singola persona offenda il sentimento della maggioranza in nome della “santa laicità“ e nessuno che più batta ciglio.

Certo, sono poi seguiti i “post” di critica, ma nessuno in quel momento specifico si è alzato a dire “La smetta, se non le garba se ne vada, io gradisco il Padre Nostro e quindi si vada avanti”. Quell’attimo fatale in cui si prendono le decisioni di fondo, radicali, chiare, che magari segnano un’esistenza e fanno la differenza tra le persone coerenti e i paparaqua.

No, invece, tutti zitti (stando almeno alle cronache) e men che meno che qualcuno abbia poi chiesto qualche sanzione per la “maestra rossa”.

Chissà quanti avrebbero voluto farlo, ma in quel momento NON l’hanno fatto, non hanno preso la parola, non hanno criticato l’insegnante. Perché i presenti sono stati tutti così zitti e codardi? Per il timore di andare controcorrente, di esporsi, di essere additati come retrogradi reazionari, oppure cattolici integralisti o “fascisti” (ovviamente)…insomma, per non avere “rogne”.

Se fossi il genitore di un alunno di quella maestra mi porrei il problema al contrario sollevando il quesito di fondo: “Desidero che mio figlio abbia anche una istruzione religiosa, una insegnante che gliela nega imponendo il suo punto di vista impedisce anche un mio diritto”. Ecco comunque un altro esempio lampante di perché il nostro Paese perda le sue radici e i suoi valori di comunità.

 

IL MOSTRO DI RIACE (QUALCOSA NON QUADRA)

L'ex sindaco di Riace, Domenico Lucano, "uomo simbolo" nella accoglienza ai migranti è stato condannato a 13 anni e due mesi di reclusione nel processo "Xenia", svoltosi a Locri sui presunti illeciti nella gestione dei migranti. Lucano era imputato di associazione per delinquere, abuso d'ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d'asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e la sentenza è stata presa dopo 4 giorni di camera di consiglio raddoppiando la pena chiesta dal PM.

Qualcosa comunque non quadra: o Lucano è una vittima innocente e i giudici sono degli abominevoli razzisti che l’hanno condannato a una pena superiore a quelle in uso perfino per i delitti di mafia o effettivamente a Riace anzichè aprirsi all'accoglienza giravano soldi sporchi che coprivano altri obiettivi. Mai come questa volta sarà interessante leggere le motivazioni di una sentenza francamente poco comprensibile, intanto l’Italia ha una nuova icona di martire.

 

Un saluto a tutti                                                                               MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   

n. 830 del  24 SETTEMBRE   2021

 di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

 

SOMMARIO: - INVITO – SCONFITTA ANNUNCIATA – IL DILETTANTE PUTIN -  SOLIDARIETA’ – OMICIDIO ITALIANO   

 

ATTENZIONE: UN INVITO AI  LETTORI

Visto che mi avvio a compiere 70 anni ed ho pensato di festeggiarli insieme alle persone che conosco invitandovi tutti ad un aperitivo

GIOVEDI’ 7 OTTOBRE dalle 18.30 alle 20 presso i vivai della “Compagnia del Lago”, Via della chimica (zona industriale) Verbania Fondotoce.

Tutti i lettori del PUNTO sono quindi invitati: sarà un appuntamento alla buona, ma mi auguro partecipato ed allegro.

Se qualche lettore non della zona volesse fermarsi a pernottare mi contatti, prego però tutti coloro che volessero intervenire all'aperitivo del 7 ottobre a rispondermi al più presto iscrivendosi cliccando qui

Questo per rispetto alle vigenti norme Covid ma anche perché - per motivi organizzativi - devo capire quanti più o meno interverranno (mi auguro numerosi). Saremo all’aperto, ma in caso di pioggia ci sarò uno spazio al coperto.  Quindi...Vi aspetto !!

 

SCONFITTA ANNUNCIATA

Credo che il centro-destra si avvii ad una cocente sconfitta elettorale nelle prossime elezioni amministrative, almeno nelle grandi città che peraltro - è giusto ricordarlo – sono già oggi tutte amministrate dal centro-sinistra o dai 5 Stelle.

La sconfitta sarà mitigata al primo turno con qualche accesso ai ballottaggi che temo però verranno poi persi al secondo turno.

D'altronde difficile aspettarsi di meglio se una città come Milano, dove il centro-destra è politicamente maggioranza, è stata abbandonata per il comune “senza combattere” in modo del tutto deludente, dopo aver tirato avanti per mesi, in modo quasi grottesco, la ricerca di un candidato-Cireneo che poi è stato più o meno lasciato a sé stesso, come da avvilenti cronache dei giorni scorsi.

Diversa (per fortuna) la situazione nelle città medio-piccole, soprattutto là dove c’è qualche amministratore in gamba che è in grado di raccogliere consensi personali prima ancora che politici.

Passano gli anni e i decenni, ma sembra che le elezioni amministrative non interessino troppo ai vertici della presunta coalizione di centro-destra che hanno impiegato mesi a scegliere i candidati partendo ovunque in netto ritardo, senza alcun metodo di selezione e soprattutto senza voler mai consultare i cittadini nelle “primarie” come da tempo – magari anche demagogicamente – ha invece imparato a fare la sinistra che anche su queste pre-campagne elettorali costruisce i propri successi.

Se a destra si continuerà a non capire come sia soprattutto nelle amministrazioni locali che si costruiscono le classi dirigenti del domani è evidente che non si sarà mai in grado di gestire il paese nel medio e lungo periodo.  E’ triste constatarlo, ma purtroppo è proprio così e sembra quasi un limite mentale, oltre che politico.  

 

PUTIN? UN DILETTANTE!

Non ci sono più i dittatori di una volta. Se il “cattivo” presidente Putin per l’elezione della Duma russa riesce a raccattare più o meno solo il 50% dei voti, che razza di dittatore è ?

Si dimostra solo un dilettante allo sbaraglio perché altrimenti bisognerebbe ammettere che in Russia ci saranno pure trucchi elettorali, ma un certo dissenso evidentemente è permesso visto appunto i risultati.

Niente da fare, per trovare un dittatore serio bisogna scomodare l’amicone del nostro ministro degli Esteri Giggino Di Maio e del M5S, il “democratico” presidente cinese Xi Jinping che almeno fa le cose seriamente. Non per niente ha ottenuto 2969 voti per la sua rielezione da parte della Assemblea Nazionale del Popolo su 2969 votanti (quindi si è auto-votato anche lui, non si sa mai). Già che c’erano, oltre che Presidente della Repubblica Popolare Cinese l’hanno eletto anche segretario del partito comunista e comandante supremo delle forze armate. Democraticamente, si intende.

 

SOLIDARIETA' A TERZI, PERSONA SERIA

Ci hanno raccontato che il "metodo Palamara" era proprio di una sola persona.

Non è vero: è un cancro che corrode dal di dentro la nostra Magistratura e per questo sento il dovere di esprimere la mia solidarietà al dott. Massimo Terzi, presidente del Tribunale di Torino e prima ancora di quello di Verbania. E’' una persona che conosco bene e che stimo, non mi interessa se il dott. Terzi sia persona di sinistra o meno, so che ha fatto sempre coerentemente e bene il Magistrato.

Terzi si è dimesso cinque anni prima del ritiro per limiti di età giustamente offeso per essere stato bocciato alla carica di presidente della Corte d'Appello di Milano, carica che gli spettava per titoli ed anzianità. A lui è stata preferita altra persona con meno titoli solo per combine di correnti e pressioni più o meno evidenti, legate al fatto che Terzi non risulta essere iscritto a correnti interne alla Magistratura e quindi fuori da politiche di schieramento. 

Un atteggiamento vergognoso da parte del CSM che evidentemente ha ancora l'arroganza e la possibilità di usare metodi misteriosi nella scelta dei candidati senza rispondere a nessuno e piegandosi alla lottizzazione delle correnti.

….

Intanto, nel verminaio generale, Davigo aveva passato al “Fatto Quotidiano” l’elenco dei presunti iscritti alla loggia massonica “Ungheria” come replica agli attacchi e presunti insabbiamenti del procuratore di Milano Francesco Greco e che ora, ,pubblicati  diffamano mezzo mondo.

Intanto, a sua volta, Greco è stato virtualmente sfiduciato da 56 dei suoi collaboratori su 64 e la “rossa” procura milanese vede mettere sotto inchiesta molti suoi componenti, mentre a Roma il Procuratore Capo è stato dichiarato per cinque volte abusivo dal Tar e dal Consiglio di Stato, ma resta fermo al suo posto come un paracarro.

D'altronde, quando le statistiche ci dicono che il 70% dei reati non risultano neppure istruiti e cadono in prescrizione, è evidente lo strapotere dei PM che - di fatto - possono liberamente decidere chi inguaiare e chi invece salvare.

Insomma non è cambiato e non cambia niente, nell'assordante silenzio della ministra Cartabia e del governo, con il presidente Mattarella che come sempre sta appollaiato sul trespolo a parlare dei massimi sistemi, ma non ha mai il coraggio di prendere posizioni chiare e soprattutto azioni conseguenti. In questo clima, come possono gli italiani avere fiducia nella imparzialità e preparazione dei propri giudici?

Vale la pena di ricordare una famosa dichiarazione del fu Presidente della Repubblica Francesco Cossiga che voleva mandare al CSM persino i carabinieri e diceva: «La riforma della giustizia si farà solo quando i magistrati si arresteranno tra loro.”

 

OMICIDIO ITALIANO

“Facciamo una CALL dopo il MEETING, ma scegliamo una LOCATION , ok? Accedi tramite il DEVICE, vai nel DOWNLOAD dell’APP e mostra il CODE. Ci sarà una CONFERENCE  introdotta dallo SPEECH del COMMUNITY MANAGER che come SPIN OFF parlerà della MISSION delle START UP e dei nuovi STAKEHOLDER per i PLAYERS di mercato. Il MEETING è aperto anche ai PART TIME e ai FREELANCE, mentre il CEO spiegherà poi come raggiungere i TARGET del BRAND dandoci una DEAD LINE. Seguirà un LIGHT DINNER,  ma  ALL YOU CAN EAT. “

Ma volete spiegarmi perché sia necessario usare tante parole inglesi quando spesso sarebbero più brevi, semplici e chiari gli stessi concetti espressi in italiano?

Mi dà sui nervi che proprio il mondo politico e di governo deve poi spesso coprire il nulla con una serie di parolone rigorosamente anglofone e tra l'altro spesso pronunciate a sproposito.

Perché mai poi leggi e regolamenti non devono essere scritti in italiano con termini e concetti espressi nella nostra lingua? Se continuiamo a ridurne l’uso è evidente che progressivamente perderemo il nostro ruolo di lingua riconosciuta anche a livello europeo. Rivendico il mio diritto-dovere di parlare e scrivere, per quanto possibile, nella “mia” bella lingua italiana.

 

Un saluto a tutti                                                                              MARCO ZACCHERA   





IL PUNTO   n. 829 del  17 SETTEMBRE   2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

 

A RICHIESTA DI MOLTI LETTORI CON QUESTA SETTIMANA “IL PUNTO” RIPRENDE ANTICIPATAMENTE LE SUE PUBBLICAZIONI CON CADENZA SETTIMANALE,  DI NORMA IL VENERDI’.

RICORDO CHE IL CONTENUTO DEI PEZZI E’ LIBERAMENTE RIPRODUCIBILE,  MA E’ SEMPRE GRADITA L’INDICAZIONE DELLA FONTE.

UN PARTICOLARE GRAZIE AI LETTORI CHE VORRANNO INVIARMI INDIRIZZI MAIL DI LORO CONOSCENTI PER ALLARGARE LA PLATEA DEGLI AMICI DE “IL PUNTO” :   PIU’ SIAMO, PIU’ CONTIAMO !

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SOMMARIO: - CARO NO VAX - LIBERTA’ - CROCEFISSO DEMOCRATICO – I COSTI DELL’ENERGIA – LO SCIPPO DELL’ASSESSORA

 

CARO NO VAX

Caro “No Vax” non pretendo di convincerti, ma vorrei farti leggere i messaggi che ricevo da tante parti del mondo, dove i vaccini in pratica ancora non ci sono.

Dal Nicaragua allo Sri Lanka, dall’India alla Cambogia, girando il mondo ho conosciuto tante persone e spesso sono rimasto in contatto con loro. Tutti quelli che vivevano di turismo da quasi due anni sono alla fame perché non arriva più nessuno. Non solo i proprietari o i dipendenti degli hotel, ma i piccoli commercianti, gli autisti, gli artigiani, le guide, i tour operator: è stata la loro completa rovina economica, ma anche quella fisica perchè non ci si può vaccinare, quindi non si può di fatto ancora circolare, i prezzi degli alimentari sono alle stelle, i mercati vuoti.

Si vaccinerebbero al volo, se potessero, per cercare almeno di andare a lavorare da qualche parte.

Quando ti lamenti tanto per la presunta mancanza di libertà, pensa per un attimo a chi questa libertà non ce l’ha, ma nel senso che neppure volendo può essere vaccinato. Il vaccino è cosa da mondo dei “ricchi”, gli altri muoiono e basta…  Anche per il Covid si allarga il divario economico nel mondo.

 

LIBERTA’ INFORMATICA

Nel caos dei decreti, delle dichiarazioni e delle polemiche su vaccinazioni e greenpass si continua ad invocare la “libertà” del non vaccinarsi. Non concordo, ma mi chiedo quante altre “libertà” siano allora violate ogni giorno sulle quali nessuno però mai obietta qualcosa.

Per esempio invoco la libertà dalla schiavitù che sono diventate   APP – PIN – SPID – PASSWORD ecc. 

Fino a prova contraria non mi risulta che non sia un obbligo costituzionale ad essere dotati, per esempio, di un telefonino evoluto. Certamente , mala “semplificazione informatica” può essere util INVOCO LA LIBERTA’ DI AVERE SEMPRE E COMUNQUE ANCHE LA POSSIBILITA’ DI ACCEDERE AI SERVIZI PUBBLICI SENZA DISPORRE DI QUESTA APPARECCHATURE.

Milioni di anziani non sono esperti in queste cose, non hanno dimestichezza con i codici e troppe volte anche il Covid è preso a scusa per NON DARE SERVIZI AI CITTADINI. Come una volta gli analfabeti perdevano di fatto i loro diritti, così oggi i “semi-analfabeti informatici” sono emarginati. 

 

CROCEFISSO DEMOCRATICO

E’ stata molto interessante la sentenza della Cassazione sull’esposizione del Crocefisso nelle aule scolastiche che non sarà più obbligo, ma frutto di una decisione a maggioranza “variabile” degli utenti, equiparandolo ad altri simboli religiosi sul piano della parità e della laicità dello stato.

Non entro nel garbuglio giuridico dal quale i Supremi Giudici riescono ad uscire con una sentenza più o meno pilatesca che può essere interpretata in modo diversi e contrapposti, resta il fatto che è un esempio in più per sottolineare come la demolizione della autocoscienza di appartenenza prosegua a pieno ritmo.

Alla fine non si nega l’esposizione di un crocefisso che un docente musulmano aveva contestato, ma si permette che nell’aula ci siano anche altri simboli religiosi per accontentare tutti. Un principio democratico, ma che sottolinea come di fatto il nostro paese è sempre pronto a rinunciare alla propria identità storica in nome della democrazia, ma non impone agli altri di uniformarsi. E’ un bene?

In una piazza della mia città da un paio di mesi è visibile spesso una famiglia musulmana “integralista” composta da un gruppo di donne circondate da una nidiata di figli che ostentano un burqua nero integrale dal quale traspaiono solo gli occhi. Nessuno si permette di contestare il loro abbigliamento, ma perché non si dovrebbe chiedere l’esposizione almeno del volto e non solo per motivi di sicurezza?

A quali pressioni sono forse sottoposte quelle donne per andare in giro vestite così? Condividono la scelta, oppure è stata a loro imposta? Se l’abbigliamento è imposto, una società laica non dovrebbe “liberarle” ? Le democratico-femministe locali non risultano in merito interessate alla questione.

Ma il vero quesito che pongo è come si possa volere  l’ “integrazione” se si preferiscono (e permettono) comportamenti di assoluta spaccatura con l’ambiente e con la comunità. Consentendo quegli abiti visibilmente intorno a quelle donne si costruisce un muro, non i ponti che vengo sempre invocati.

Questo atteggiamento è proprio curioso: noi dobbiamo spossessarci dell’identità per “aprirci”, gli altri possono restare “chiusi” e nessuno li critica, anzi, viene criticato – e magari definito razzista - chi (come me) solleva il problema

Tutte queste domande si concretizzano poi in tutta una serie di paradossi mentre ci facciamo sempre molti scrupoli di “politicamente corretto” , ma con i media che non chiedono mai agli altri di avere verso i nostri costumi un minimo di reciprocità.

Vale soprattutto nei confronti del mondo musulmano verso il quale i vertici della Chiesa cattolica sembrano vivere una condizione di inferiorità psicologica incredibile ed ingiustificata. Ribadisco: non si deve odiare nessuno, tantomeno il “diverso”, ma perché non si deve avere il “coraggio dell’appartenenza” denunciando anche i soprusi altrui verso i cristiani in una infinità di circostanze, così come le assurdità di tanti comportamenti islamici integralisti?

Non basta condannare il kamikaze di turno o genericamente la violenza visto che le comunità islamiche anche italiane tacciono sempre sulle questioni scostanti. Avete forse sentito qualche iman italiano condannare quanto è avvenuto in Afghanistan o la discriminazione delle donne, la loro separazione nelle scuole o il nuovo avvento della sharia?

Sia questo allora anche un modestissimo  “post” anche per Papa Francesco che è giustamente attentissimo ai Rom e ai rifugiati, ma su questi temi e sulla persecuzione contro i cristiani nelle aree islamiche o in Cina  – purtroppo – sembra sorvolare.

 

I COSTI DELL’ENERGIA

Aumenta il costo dell’energia (soprattutto il gas) e il conseguente travaso sulle bollette diventa sensibile. Forse è però il sistema migliore per capire come anche questi siano gli effetti della tanto decantata “transizione ecologica” di cui l’Europa si riempie la bocca e si svuota le tasche.

A tutti piace il green, che i ghiacciai che non si sciolgano così i poveri orsi bianchi non avranno più stress, ma poi – alla prova dei fatti –  l’ambiente viene violentato e sprecato nella maniera più stupida, assurda, inutile e con un disastro ambientale forsennato cui il mondo assiste impassibile.

Nessuno si chiede come mai i costi delle materie prime salgano alle stelle, quali siano le geo-politiche che ci stanno dietro con una Cina che sta acquistando, sfruttando e poi distruggendo tutto, come un enorme formicaio sostanzialmente senza regole eternamente affamato di tutto (soprattutto di energia), ma senza minimamente avere quella consapevolezza ecologica che purtroppo è solo di una piccola parte del mondo.

Insisterò invano, ma resta folle non voler studiare più a fondo i potenziali sviluppi dell’energia nucleare civile, così come l’energia elettrica non è “green” di per sé, ma dipende da come viene prodotta. Si devono mettere regole certe e per tutti a livello mondiale perché l’Amazzonia non è solo un bene brasiliano, così come l’Africa non può diventare un deserto cinese.

In un bilancio mondiale non ha senso spendere risorse per ridurre emissioni dove già sono controllate e limitate se poi si lascia continuare ad inquinare senza tregua in altre parti del mondo con risultati generali devastanti. Vale per l’energia, la pesca, l’acqua, le materie prime. Se non si fanno rispettare delle regole generali di risparmio ed utilizzo ottimale il mondo non vivrà di demagogia e bei discorsi. Chi controlla e  controllerà il mercato dell’energia come sempre controlla e controllerà il mondo, sia dal punto di vista economico che politico.

 

LO SCIPPO ALL’ASSESSORA

L’assessore alle politiche culturali di Torino, Francesca Leon, è stata scippata sotto casa e l’episodio ha meritato qualche pezzetto di cronaca data la notorietà del personaggio. Solidarietà all’assessora, ovviamente, sottolineando però che per lei si è trovato spazio in cronaca, mentre non si parla mai dei tanti scippi “normali” che a migliaia si ripropongono quotidianamente nelle nostre città.

Scippi, furti, violenze, danneggiamenti, degrado, sporcizia, spaccio: se ne parla poco in campagna elettorale, eppure le città che vanno al voto hanno tanti quartieri dove la legalità è solo formale, con aree intere che sono in mano alla delinquenza, spesso “etnica” o “interetnica”. A New York ai primi del ‘900 la chiamavano “mafia italiana”, ma noi della “mafia nigeriana” imperante in Italia sappiamo poco o nulla e neppure fa figo parlarne.

Il danno fisico ed economico e la mancanza di sicurezza quotidiana per i “cittadini semplici” non fanno infatti mai notizia, anzi, disturbano il mondo progressista.

La Leon – quella scippata - ha molto insistito in passato sui pregi dei “quartieri multietnici”, che sono poi sono quelli conciati come troppe volte abbiamo tutti sotto gli occhi. Chissà se, subendo di persona la violenza proprio da un immigrato, non si sia chiesta se certe politiche “progressiste” non abbiano contribuito a portare le città a questo generale degrado.

Probabilmente in pubblico non lo ammetterà mai, ma io credo che dentro di sé un po' ci abbia pensato…

 

Un saluto a tutti                                                                                  MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 828 del   9  SETTEMBRE   2021

 di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

SOMMARIO: VACCINI ED INFORMAZIONE  - IL BUONSENSO DI DE LUCA – MONOPATTINI KILLER – IPOCRISIA ATOMICA – RIFLESSIONE POST KABUL

 

Ai lettori!

Visto che d’estate non si devono disturbare troppo i lettori, come ogni anno IL PUNTO si prende ancora un po' di relax e per settembre uscirà ancora  ogni dieci giorni circa anziché settimanalmente riprendendo l’uscita periodica del venerdì a partire dal numero del 1 ottobre .

 

VACCINI E INFORMAZIONE

Ho ricevuto molte critiche per aver scritto che credo indispensabile estendere la platea dei vaccinati al massimo possibile ed alcuni – sdegnati – hanno sospeso per protesta, cancellandosi, la lettura delle mie note. Padronissimi, anche se mi dispiace: siamo arrivati al punto che esprimere con pacatezza un parere equivale essere “al soldo” (!?!?) delle multinazionali farmaceutiche che (se qualcuno ha un po' di memoria) ho attaccato per mesi da queste pagine, compreso l’atteggiamento dell’Europa e dei governi succubi che hanno siglato contratti più o meno misteriosi con questi centri di potere che possono controllare la salute del pianeta con profitti immensi..

Quello che voglio ribadire con forza è che -  proprio per uscire dalle interpretazioni, polemiche pro/no vax e su tutte le speculazioni politiche che ci stanno dietro - sarebbe ora che ogni giorno fossero forniti dei dati CERTI (e verificabili) su:

a) quanti siano quotidianamente i ricoverati divisi tra vaccinati e non vaccinati, quanti i morti delle due categorie e quanti i rispettivi contagiati

b) quanti siano i casi di conseguenze gravi su vaccinati per patologie conseguenti al vaccino in totale e in percentuale sulle vaccinazioni effettuate.

Tutto qui: quattro numeri e basta che credo potrebbero chiarire gran parte dei dubbi di chi - nella babele delle reciproche accuse - non capisce più se sia conveniente o meno vaccinarsi, cosa che credo sia necessaria

POSSIBILE CHE QUESTI DATI COSI’ SEMPLICI NON POSSONO ESSERE PRESENTATI CON CHIAREZZA ALL’OPINIONE PUBBLICA?

Altre sono poi le questioni che si continuano a non chiarire a cominciare dalle spese della protezione civile nell’emergenza, un rendiconto sulla fine che hanno fatto i fondi delle sottoscrizioni, gli sprechi per i banchi a rotelle o gli acquisti di milioni di mascherine cinesi. Su questo perché tutti non chiedono trasparenza?

 

IL BUONSENSO DI DE LUCA

Spesso mi chiedo se il governatore della Campania Vincenzo De Luca sia una macchietta che fa il verso a Crozza (e viceversa)  o se – nella sua unicità – abbia il grande merito di parlare senza peli sulla lingua dicendo apertamente quello che pensa, fregandosene di spararle grosse anche contro il PD (suo partito) e chiunque sia al governo .

Propendo per la seconda ipotesi: come non ritrovarsi con le (sagge) parole di de Luca che al Festival dell’Unità di Bologna (il giornale è morto, ma i suoi festival restano) è sbottato «Certo che dobbiamo difendere i diritti, ma il il Ddl Zan così com'è non lo avrei votato. Ma davvero pensate che alle elementari facciamo la giornata di riflessione sull'omotransfobia? Ma andate al diavolo!...». Preferisco un De Luca sfrontato ma diretto ai maneggi di Letta che arzigogola e poi – pur segretario del PD - preferisce candidarsi a Siena alla Camera addirittura senza il simbolo del suo partito per paura che la gente altrimenti non lo voti ricordando i rapporti incestuosi  PD-Monte dei Paschi: quanta ipocrisia! Solo per questi calcoli elettorali (e la vergogna di quanto il MPS sia costato agli italiani) Letta meriterebbe una solenne trombatura. Intanto, però, dopo mesi di polemiche proprio la legge ZAN è sparita dal periscopio politico, esattamente un minuto dopo che il PS si è scoperto in minoranza parlamentare in argomento. Meglio tardi che mai.

 

MONOPATTINI KILLER

C’è voluto l’ennesimo morto a Sesto San Giovanni (il quinto dell’anno) per sollevare il problema della pericolosità dei monopattini sia per chi li usa (servirebbe almeno il casco) che per chi se li vede spuntare da ogni parte e circolare di notte senza fari o fanalino posteriore. E’ un bel problema nato dalla forsennata volontà “ecologica” di moltiplicarne l’uso (con relativi contributi green) senza una normativa chiara del codice della strada. Meglio la vecchia bicicletta (che se non è elettrica non consuma e fa anche meglio alla salute) che non il business – pericoloso – dei monopattini-spider che oltretutto poi vengono abbandonati ovunque in giro per le strade.

 

IPOCRISIA ATOMICA

Il ministro Roberto Cingolani si è lasciato scappare una "gaffe"...atomica, ovvero ha affermato che si stanno sviluppando studi per una nuova energia atomica "pulita" di quarta generazione che potrebbe in futuro dare garanzie ecologicamente più serie che non le attuali fonti per produrre energia elettrica quella che – ricordiamocelo - viene spacciata per "green" ma è sostanzialmente prodotta bruciando idrocarburi.

Apriti o cielo: fuoco incrociato da ecologisti DOC & C. al cui udito il solo sentire la parola "atomica" crea immediate allergie e dirompenti crisi di nervi.

Immediatamente, da buon Don Abbondio,  il ministro ha rinculato sul solito “non mi avete capito”.

Ma possibile che non si possa mai affrontare con serietà la realtà, ovvero che il "niet" all'energia atomica in Italia è dovuta all'esito di un referendum condizionato, tenuto 35 ANNI FA , UN MESE DOPO il disastro di Cernobyl con una opinione pubblica esasperata ed angosciata e quando nessuno sapeva che quel disastro non fu dovuto non all'energia atomica in sè ma agli scriteriati operatori tecnici sovietici che non avevano correttamente condotto una centrale facendola esplodere ed alle responsabilità dei vertici del regime comunista che avevano avuto paura di informare l'opinione pubblica?

Certo che produrre energia atomica può essere potenzialmente pericoloso, ma trovo assurdo che il nostro paese importi dalla Francia l'energia elettrica "nucleare" (pagandola ben cara) e questo non scandalizzi nessuno, quasi che se mai si guastasse una centrale francese a due passi dal nostro confine i guai non arriverebbero anche in Italia.

Con meno ipocrisia di dovrebbe approfondire seriamente la dipendenza del nostro paese dall'energia atomica altrui, ma anche sugli studi che si stanno portando avanti nel mondo per fonti energetiche veramente alternative, compresa – a ben determinate condizioni - la produzione di energia atomica civile.

INTANTO SOLO IN QUESTI GIORNI UN AUMENTO SPECULATIVO DEL PETROLIO HA FATTO RINCARARE TUTTI I CARBURANTI E ADDIRITTURA DEL 15% LA BOLLETTA ELETTRICA.

QUESTE COSE, PERO’, NON LE SUSSURRA NESSUNO…

 

AFGHANISTAN: DOPO SLOGAN E PAROLE…

L’Afghanistan è già passato tra le notizie di terza pagina dopo un’alluvione di parole che dovevano soprattutto coprire l’incredibile figuraccia degli USA e di un Occidente incapace di programmare perfino un rilascio annunciato.

Visto il “successo” (!!) della fuga, il presidente Joe Biden - alla sua prima grave crisi internazionale - ha avuto un fortissimo ridimensionamento di immagine, con molti media americani che si stanno chiedendo come sia mai stato possibile dare una così grave prova di inefficienza militare e di intelligence.

Il nuovo primo ministro afghano -  ben inserito nelle liste dei terroristi ricercati a livello mondiale - la dice lunga sulla credibilità del suo governo e del risultato politico della fuga statunitense.

Allo stesso modo molte delle dichiarazioni pubbliche italiane appaiono viziate dalla stessa inconcludenza e fumosità, giungendo a volte ai limiti del grottesco mascherando con un cumulo di frasi fatte la gravità della situazione, senza peraltro dare chiarezze o prendere concreti impegni sul futuro.

Da Kabul l’Italia ha evacuato oltre 4.000 persone grazie al fondamentale impegno dell’aereonautica militare (su 170.000 uscite complessive, non certo una percentuale particolarmente significativa, né la più alta in Europa visto che la Gran Bretagna da sola ha messo in salvo 18.000 persone) ma non è assolutamente vero che in Afghanistan non siano rimasti – abbandonati - migliaia di afghani che avevano collaborato con l’Italia e adesso rischiano la vita.

Sperando che nei criteri per la scelta dei “collaborazionisti” meritevoli di sbarcare a Fiumicino non si siano usati anche altri criteri meno nobili tipicamente locali (leggi corruzione per gli inserimenti nelle liste) resta il fatto che il grosso di chi aveva creduto nella presenza occidentale e specificatamente italiana è stato abbandonato, soprattutto nell’area di Herat da cui non giungono notizie certe, ma che difficilmente possono essere positive visto che i pochi contatti ancora aperti sostengono che da giorni siano in corso delle autentiche cacce all’uomo .

Di Maio – celebrando a Fiumicino l’ultimo arrivo di un aereo da Kabul – ha dichiarato (circondato da una turba di militari pieni di nastrini e stellette) “Abbiamo riportato a casa tutti, non abbiamo abbandonato il popolo afghano, le donne afghane, i bambini afghani: non lasceremo indietro nessuno” ma è evidente che si sia trattata solo di una boutade o al più una pia speranza, se non una dichiarazione meramente ipocrita.

Quel “non lasciare indietro nessuno” è poi una frase già abusata  sul piano economico e per il Covid: provi il ministro a spiegare che cosa farà concretamente l’Italia - ad esempio - per l’incerto destino delle 250 donne giudici afghane che erano state formate anche nel nostro paese e che sono letteralmente sparite con l’arrivo dei talebani.

Va ricordato che la Sharia non prevede un ruolo giudicante per le donne e che il ripristino delle procedure giuridiche islamiche cancella gli stessi nuovi codici – elaborati in Italia - che erano entrati in vigore nel 2018 e ripristinando quindi le differenze di genere oltre che fustigazioni, torture, lapidazioni ed altre pene corporali. La stessa ombra torna sulle donne afghane che in questi anni avevano scelto quelle professioni liberali incompatibili con l’Islam, ma anche per quelle che semplicemente avevano voluto studiare all’estero od avevano rifiutato di accondiscendere a nozze forzate. Mentre i talebani coprono con lo spray i cartelli pubblicitari “blasfemi” e viene perfino vietata la musica perché non prevista dall’Islam ortodosso, l’unica cosa che appare chiara è appunto il ritorno di questo paese al medioevo sociale, culturale e religioso.

In concreto (e la colpa non è stata certamente solo di Di Maio) non siamo mai stati capaci di massimizzare la nostra ventennale - e costosa - presenza nel paese da cui ce ne siamo scappati in poche ore, tra l’altro abbandonando ambasciata e caserme e richiamando tra i primi anche l’ambasciatore Vittorio Sandalli.

Anche questa, piaccia o meno, è stata davvero una gran brutta figura.

 

 

Un saluto a tutti                                                      MARCO ZACCHERA     



                                          


IL PUNTO   n. 827 del 25 agosto  2021

 

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

SOMMARIO: CROLLO VACCINALE - LAMORGESE INADEGUATA – RITORNO A SCUOLA (?) – PINETA MUSSOLINI - Approfondimento: DISONORE A KABUL

 

Ai lettori!

Visto che d’estate non si devono disturbare troppo i lettori, come ogni anno IL PUNTO si prende  un po' di relax e ricordo che fino a settembre uscirà in linea di massima OGNI QUINDICI GIORNI anziché settimanalmente. Buone vacanze a chi le ha fatte, le sta facendo oppure le farà (e solidarietà per chi invece come me è dovuto restare a casa...).

 

CROLLO VACCINALE

Siccome “Tutto va ben madama la marchesa” NON si deve  ricordare attraverso i media che i numeri delle vaccinazioni in Italia sono drammaticamente calati rispetto alla primavera. Siamo ormai largamente sotto i 250.000 vaccinati al giorno rispetto ai 5/600.000 che erano stati ipotizzati. Il risultato è che neppure a settembre si raggiungerà l’immunità di gregge nonostante le molte promesse e le dichiarazioni del generalissimo Figliuolo. Le classi più giovani di età sono tuttora largamente scoperte, così come gli under 50. Davanti all’impennata dei casi forse qualcuno dovrebbe riflettere sulla OBBLIGARIETA’ del vaccino in molte situazioni, anche per incentivarne la somministrazione tra i giovani. So che diversi lettori non condividono, ma credo che vaccinarsi sia un dovere, ferme restando doverose critiche doverose al “sistema” e al business vaccinale.

 

LAMORGESE INADEGUATA

La ministro dell’interno Luciana Lamorgese mi sembra del tutto inadeguata al suo ruolo e soprattutto contraddice con la sua azione una linea di governo che dovrebbe avere un ben diverso profilo.

A parte la questione immigrazione che si subisce e basta senza nessuna controindicazione o iniziativa politica, ci hanno messo meno tempo i Talebani a riconquistare l’Afghanistan che l’ineffabile ministro a far sgombrare un accampamento di drogati a Viterbo senza autorizzazioni, controlli e permessi. Anzi, la ministro non ha fatto né ordinato nulla visto che dopo sei giorni i “campeggiatori” se ne sono andati tranquillamente per fine party senza essere stati minimamente disturbati nonostante ci sia anche scappato un morto. Violate le norme Covid, spaccio in libertà, nessuna regola e nessuna sanzione visto che evidentemente la legge NON è uguale per tutti.

 

SI RITORNA(?) A SCUOLA

Chissà che fine hanno fatto le centinaia di migliaia di banchi a rotelle acquistati l’anno scorso di questi tempi dalla ministra Azzolina e che non sono serviti assolutamente a nulla. Chissà perché il governo (e la Corte dei conti) non intervengono per questo spreco di milioni di euro, né inquisiscono l'ex supercommissario Arcuri che tra mascherine, banchi, e acquisti cinesi ne ha fatte più di Bertoldo, ma che pacificamente continua a trascorrere i suoi mesi dopo aver ricevuto -  anziché avvisi di garanzia - altre consulenze governative.

Tra pochi giorni dovrebbe riaprire la scuola per il nuovo anno scolastico, ma siamo ancora praticamente sempre allo stesso punto da mesi: niente certezze, vaccini “si-no-si-no-forse”, professori ed aule che mancano...insomma il solito caos.

 

PINETA MUSSOLINI

Non c’è pace per ANALDO MUSSOLINI, fratello del Duce, cui a Latina il leghista Durigon vorrebbe fosse re-intitolato il parco già a suo nome. Mentre il sottosegretario rischia il posto, a Sormano (Como) un incendio ha bruciato una pineta e dalla cenere delle sterpaglie è saltato fuori un cippo che intitolava la pineta allo stesso fratello del Duce.

Apriti cielo: il sindaco Giuseppe Sormani (di sinistra) vorrebbe mantenere la lapide che non dà fastidio a nessuno considerandola una “memoria storica” ma – poteva mancare? – è saltata fuori l’ANPI di Como che è insorta: «Nome da cancellare immediatamente! Bisogna togliere qualsiasi riferimento ai criminali fascisti e basta, senza possibilità di equivoci e poco cambia se l’intitolazione è ad Arnaldo e non a Benito Mussolini. Per noi devono essere eliminate a prescindere tutte queste intitolazioni. Stiamo avviando piuttosto una battaglia per dedicare luoghi, piazze e parchi a persone che hanno lottato per la libertà contro il fascismo, questo è importante. Nessuno a Sormano si ricordava di quella intitolazione, ora che è stata riscoperta bisogna eliminarla e basta, senza lasciare spazio a equivoci». Quando l’antifascismo scende a questi livelli viene da pensare che ai tempi del Duce almeno i boschi li piantavano, adesso al massimo li bruciano.

Ps. Segnalo all’ANPI di Verbania che sulle mappe catastali risulta che tutto il versante nord del Monterosso sia stato rimboschito nel bieco ventennio con quello che è tuttora denominato in catasto “Bosco del Littorio”. E adesso, come la mettiamo?!

 

Approfondimento:  DISONORE A KABUL

“Ma come si potrà mai controllare questo paese?” Me lo chiedevo quando – a bordo di un G 222 della nostra aeronautica militare – da Abu Dhabi volavo verso Kabul sorvolando   per   ore   montagne   e   montagne   tra   vallate   brulle   e   desolate,   che sembravano susseguirsi all’infinito. Era il 2003, da pochi mesi era operativo un nostro contingente in Afghanistan e volevo capire, vedere, rendermi conto di come fosse la situazione... Kabul sembrava Pompei, si girava scortati tra le macerie, mentre oggi è (era) una città   caotica,  inquinata,   sporca,   in   un   caos   urbanistico   cresciuto   tra   mille contraddizioni, governata soprattutto dalla corruzione. Tra parabole TV, cellulari, karaoke e polvere sono ora tornati – più forti, ma soprattutto più furbi di prima – i vecchi padroni e mi chiedo come sarà la vita nella Kabul di domani.

 

Oggi in me prevalgono rabbia, vergogna, preoccupazione e tristezza: sono i sentimenti che mi hanno colto quanto i talebani sono entrati a Kabul vedendo sfasciarsi in poche ore – come ampiamente annunciato – il castello di carta della presunta presenza occidentale in Afghanistan e lo stato-fantoccio che faceva finta di governare il paese o almeno le sue città principali. Va dato atto che la guerra in Afghanistan non è riuscita a risolvere nessuno dei problemi che pretendeva di risolvere. Il terrorismo, le atrocità dei talebani, le crudeltà contro le donne e le bambine, le violazioni dei diritti umani, la produzione e il commercio della droga: se ci fosse un ipotetico tribunale politico internazionale gli USA con in testa il presidente Joe Biden e l’intero Occidente dovrebbero essere condannati dalla storia.

Una sentenza non per la decisione di lasciare l’Afghanistan che aveva ed ha una sua logica, ma per l’evidente impreparazione, faciloneria e assurdità di comportamento nell’applicare un ritiro previsto da tempo, ma organizzato nel peggior modo possibile.

Il risultato di questa catastrofe militare e di intelligence è stato che non solo si è lasciato nella assoluta disperazione una popolazione intera che aveva credito in una qualche forma di miglioramento sociale dopo 20 anni di presenza occidentale, ma si è consegnato agli estremisti islamici un incredibile arsenale di armi sofisticate e pericolose che potranno essere utilizzate nel mondo in qualunque scenario terroristico internazionale. Una fuga così incredibile da consegnare armi, munizioni, droni, aerei, elicotteri, artiglieria: tutto intatto e pronto all’uso. 

Non solo, l’Afghanistan tornerà e continuerà ad essere ufficialmente il crocevia della droga – soprattutto di oppio ed eroina – con i talebani che potranno continuare su sempre più larga strada ad impestare il mondo in stretto contatto con i cartelli narcotraffici ed autofinanziandosi avvelenando le gioventù occidentali. Un aspetto che Saviano ha giustamente rilanciato perché è un clamoroso “buco nero” nelle ricostruzioni storico-politiche di questi giorni. 

In più si è dato mano libera alla Cina di impossessarsi del cuore dell’Asia con le sue materie prime, con i pachistani che potranno diventare sempre più potenza regionale contro l’India (vedrete, altro conflitto incombente) e permettendo al premier turco Erdogan di aumentare i prezzi del suo consueto ricatto-rifugiati.

Come Biden e come al solito l’Europa è rimasta annichilita e sorpresa, incapace di una qualsiasi reazione che sia andata al di là delle parole e delle frasi fatte e dove la polemica è ora sull’accoglienza dei futuri rifugiati, ma dove nessuno sembra aver pensato a quanto sarebbe successo.

C’è infatti modo e modo di ritirarsi e Biden ha permesso (e voluto?) che si realizzasse nel modo peggiore senza minimamente organizzare con gli alleati una strategia nella ritirata ritardandone gli effetti e mettendo prima in salvo – anche attraverso convogli umanitari su terra – la migrazione volontaria di chi si era “compromesso” con la democrazia.

L’Afghanistan torna ora indietro di decenni e pensare che 60 anni fa era un paese progredito dove le ragazze giravano in minigonna, frequentavano l’università e c’era un volo regolare dell’Alitalia che collegava Kabul a Roma.

Non è un caso che la credibilità del presidente Usa sia ai minimi storici e che perfino i democratici comincino a chiedersi i perché di questa catastrofe, oltre che i suoi evidenti limiti personali e di impotente “comandante in capo”.

Tra l’altro siamo tutti rimasti colpiti dalle immagini di Kabul, ma non sappiamo nulla di quanto succede nelle altre città. Ad Herat, per esempio, nell’area controllata dai militari italiani per tanti anni, che cosa sarà effettivamente successo a chi aveva collaborato con noi?

Impossibile verificare, come arrivare da Herat a Kabul senza essere depredati, mentre casa per casa si moltiplicano le vendette ed i rastrellamenti dei “collaborazionisti” che avevano solo avuto il torto di credere agli “occupanti” che si sono invece dimostrati assolutamente incapaci di mantenere un minimo della parola data, italiani compresi.

Adesso si parla di fare entrare in Italia alcune migliaia di persone che avevano collaborato con la nostra presenza militare, ma che avverrà dei loro parenti e di tutti gli altri che si ritrovano obbligati a seguire la Sharia?

Penso agli insegnati, agli avvocati, ai giudici che avevamo formato in Italia per un codice che ora non vale più nulla perché imperverserà solo nuovamente l’ottuso medioevo musulmano. 

L’esercito di Kabul si è dissolto, ma è crollato perché improvvisamente è venuto meno qualsiasi appoggio esterno ed internazionale con i soldati che sono rimasti senza speranze, garanzie e vie di fuga. In situazioni come queste quando ti senti sconfitto e circondato diventa naturale cedere le armi: nessuno ci aveva pensato?

Ci preoccupiamo ora per le donne afghane, ma non ho sentito i vari leader dei diritti umani o gender alzare la voce e soprattutto imporsi con atti concreti all’attenzione dei politici nostrani, che una volta di più hanno denunciato un pressapochismo mostruoso. Ma come può un ex presidente del consiglio come Conte parlare di “talebani distensivi” facendo il paio con l’ineffabile nostro ministro degli esteri che nel pieno della crisi era in Puglia in vacanza e non ha sentito neppure la necessità di ritornare precipitosamente a Roma? Quale dialogo si può mai intavolare con dei tagliagole senza avere almeno un punto di forza, una alternativa politica o diplomatica? Non sarebbe (non è) un dialogo ma una resa, come è avvenuto ed avverrà.

Lo stesso dialogo interreligioso come può essere minimamente credibile quando dall’altra parte c’è un estremismo violento, bigotto ed assoluto? D'altronde quanti sanno che in 20 anni di occupazione occidentale in Afghanistan era però rimasto l’obbligo di non poter svolgere alcuna funzione religiosa cristiana e che l’unica cappella cattolica era all’interno della nostra ambasciata?

Forse - oltre che di dialogo - in Vaticano si potrebbe finalmente cominciare anche a chiedere con un minimo di determinazione anche un rispetto reciproco e la tutela dei diritti dei cristiani che restano nei paesi islamici, temi però scomodi e quindi poco approfonditi per una Chiesa che vuole essere sempre più “sociale” ma che sempre di meno sembra credere in sé stessa.

Ci sono poi le note di contorno come la fuga del nostro ambasciatore da Kabul con il primo volo (onore al console Tommaso Claudi che è invece rimasto sul posto) richiamato in Italia nella logica del “Non vogliamo diventi un ostaggio” quando la nostra ambasciata e le nostre caserme potevano essere il punto di ritrovo più logico (e difeso) per recuperare chi aveva collaborato con noi, anziché far correre tutti in aeroporto dove prima i fuggitivi vengono spogliati dei loro beni da miliziani e banditi comuni, poi rischiano la vita tra la folla. Incredibile e sconcertante vedere poi l’ambasciatore in fuga circondato da armati a Fiumicino (!!!) quasi rischiasse anche in patria chissà che cosa.

Ma la domanda vera, irrisolta, drammatica è quella che tutti ci poniamo: l’Occidente ha ancora un senso, uno spirito di sacrifico, un minimo di volontà comune nel proteggere e diffondere i propri valori fondamentali? Un nugolo di dichiarazioni, incontri, chiacchiere, auspici e speranze ma -  nel concreto - a Kabul ancora una volta è sembrato proprio di no.

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Un saluto a tutti                               MARCO ZACCHERA  




IL PUNTO   n. 826 del  12 agosto  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

SOMMARIO: RIMANDATI A SETTEMBRE – VACCINI – CONTE NEL DESERTO - ORO D’ARGENTO – AFGHANISTAN ADDIO - PIROMANI

 

Ai lettori!

Visto che d’estate non si devono disturbare troppo i lettori, come ogni anno IL PUNTO si prende quindi un po' di relax e ricordo che fino a settembre uscirà in linea di massima OGNI QUINDICI GIORNI anziché settimanalmente. Buon FERRAGOSTO e vacanze a chi le ha fatte, le sta facendo oppure le farà (e solidarietà per chi invece deve restare a casa).

 

RIMANDATI A SETTEMBRE

Certamente a Ferragosto ci sono tematiche che interessano a pochi o a nessuno, eppure dovremmo ricordarci tutti che i fondi europei del PNRR non sono ancora definitivi e che è ancora lunga la strada per arrivarci.

Tutti li danno per scontati, ma le nostre “schede” inviate a Bruxelles - pur approvate in via di massima per ricevere gli “acconti” vanno ora presentate nei dettagli e soprattutto applicate. Non è un discorso da poco, perché senza quei fondi il nostro paese semplicemente non potrebbe farcela, anche se parte di quei finanziamenti saranno comunque un macigno sul futuro delle nuove generazioni italiane, soprattutto se non fossero spesi bene. 

Poiché parlare è facile ma realizzare è ben più difficile, speriamo che le decisioni europee siano spinte più dalla politica che da un serio esame delle carte o l’Italia (e non solo il nostro governo, vale anche altre nazioni europee) si troverebbe in grande difficoltà a passare l’esame.

La riforma della giustizia - per esempio – che è stata venduta come rivoluzionaria è in realtà un semplice accordo minimale per correggere in qualche modo le fughe in avanti dell’ex ministro Alfonso Bonafede che da buon grillino aveva curato più gli aspetti demagogici e di immagine che la sostanza, togliendo all’imputato – fosse o meno un pubblico amministratore - ogni certezza sui tempi processuali.

La realtà di una giustizia italiana incagliata – oltre alle liti che la squassano ai vertici - è evidente e certificata. Alla fine si sono solo reinserite alcune date certe di prescrizione, ma senza incidere sulla concretezza dei limiti organizzativi (e lavorativi) della giustizia italiana con magistrati che spesso si auto-considerano una casta.

Nessuna rivoluzione, quindi, anche perché la ministra è soprattutto lanciatissima sull’ obiettivo Quirinale, meta raggiungibile se Draghi si trovasse in controtempo dovendo ancora puntellare il governo al momento del voto presidenziale.

Tornando alla giustizia, sono anni che l’Ue - e non solo - ci chiede tempi più brevi per i processi e norme più garantiste per coloro che sono in attesa di giudizio. Le imprese straniere non investono in Italia e quelle italiane scappano all’estero anche per un sistema giudiziario carente (direi “borbonico”, ma poi si offenderebbero gli amici lettori del Sud) con ritardi impensabili nella gestione dei processi.

Senza dimenticare che le “riforme” votate dal Parlamento -  spesso con voti di fiducia e in poche ore - sono in realtà solo deleghe al governo ad emettere successivamente complessi decreti attuativi, ovvero costruire effettivamente le nuove normative.

In qualche modo sempre più spesso il parlamento si spossessa della propria funzione delegandola a tecnici che però poi rispondono soprattutto a sé stessi.

E le altre riforme promesse a Bruxelles? Le più urgenti, sottoscritte nel “contratto” con l’Europa, sono quelle per il reclutamento di forze nuove nella Pubblica amministrazione, la semplificazione in materia di processi burocratici, le norme sull’ambiente. Anche qui praticamente non ci si è mossi e si aspettano una serie di decreti autunnali, con l’Italia già in ritardo sui tempi promessi.

Anche per questo da settembre il lavoro politico non mancherà, con il rischio che in vista delle amministrative di ottobre si moltiplicheranno comunque le occasioni di scontro, anche (e soprattutto) dentro l’attuale maggioranza.

 

VACCINI

Ma insomma… Siamo schedati in comune dalla nascita, in chiesa dal battesimo, dall’ufficio imposte con il codice fiscale, dall’INPS con lo SPID.  Da bambini ci hanno super vaccinati, a militare mi hanno fatto una vaccinazione al petto che faceva un male cane e nessuno sapeva bene cosa ci iniettassero. Ci si vaccina senza fiatare se si va in vacanza in un luogo esotico, si prendono farmaci che a leggere il bugiardino c’è da spaventarsi. Siamo ovunque localizzati dal GPS del telefonino e schedati per il telepass, la PEC, le mail, la tessera sanitaria, il bancomat, la carta di credito, i conti bancari online, le tessere fidelity dei supermercati e dei vari negozi. Giochiamo ad apparire ovunque su Facebook, Instagram e sui social, ci scocciano ad ogni ora del giorno al telefono i venditori di gas, luce, telefoni, vini & olio ecc. ecc. che sanno tutto di noi, dai nostri contratti ai nostri gusti alimentari. Che sia ora di affrontare seriamente il tema delle libertà personali e del controllo che viene esercitato su di noi è un discorso serio ed importante ma “NO AL GREEN PASS PERCHE’ LIMITA LA LIBERTA” mi sembra una sciocchezza. Non è che per una volta potremmo essere  degli italiani seri, per favore ?!

 

CONTE NEL DESERTO, MA L’OASI NON C’E’

Giuseppe Conte ce l’ha fatta e dopo sei mesi di trattative estenuanti ha “conquistato” il vertice del M5S. A lui onori ed auguri con il plauso (vero?) di tutto il partito, anche se alla fine della lunga traversata nel deserto l’auspicata oasi non s’è vista. Se è vero infatti che ha votato per lui (unico candidato) il 92.8% dei votanti grillini e solo 4.820 gli hanno apertamente votato contro è anche vero che gli iscritti al voto erano 115.130 e i “si” a Conte alla fine sono stati solo 62.242 ovvero un modesto 54%. I 5 Stelle puntano ora al 2050 (tempi lunghi, altro che la maratona olimpica!!), ma Conte assicura: “Già a fine anno avremo il più partecipato e importante programma di governo che sia mai stato elaborato, un progetto di società solido e sostenibile che valorizzerà competenza e merito e mirerà ad offrire condizioni di benessere a tutti i cittadini, premurandosi di ridurre le disuguaglianze sociali, economiche, di genere e territoriali“. Frasi che suonano di balle già ascoltate, comunque chi mai potrebbe essere contrario a un programma così? L’unico problema che i tempi di realizzazione sono appunto previsti per il 2050.

Auguri reciproci, perché spero ancora di esserci, quasi centenario,  a vederne la sua realizzazione.

 

NON TUTTO E’ ORO CHE LUCCICA

Grande impresa dell’Italia che alle Olimpiadi ha ottenuto grandi risultati soprattutto in alcune discipline “storiche” nelle quali raramente avevamo brillato.

Si sono sprecati gli aggettivi per la storicità delle nostre 10 medaglie d’oro (furono 13 a Sydney 2000), ma obiettività deve farci ricordare che il risultato è frutto anche dell’annacquamento del medagliere. Alla fine siamo arrivati decimi come nazione ovvero più o meno al nostro livello di “rating” mondiale, ben piazzati ma solo nel gruppo delle nazioni di “seconda fascia” dopo gli USA – che alla fine hanno di un soffio battuto la Cina per numero di medaglie – il Giappone, Gran Bretagna ed Australia, ma dietro anche a Olanda, Francia e Germania a livello europeo. Anche certi richiami ad olimpiadi passate contano poco: nel 1932 a Los Angeles l’Italia fu seconda assoluta come nazione, ma i titoli in palio erano allora solo 116 e poche le nazioni presenti contro i 152 di Roma (1960) e gli attuali 339 di Tokyo 2020 che hanno distribuito oltre 1000 medaglie. Letti così i nostro 40 piazzamenti sono sempre importanti, ma – meno del 4% complessivo - luccicano un po' meno. 

 

AFGHANISTAN ADDIO

Gli USA si sono di fatto ritirati da Kabul ed anche il nostro contingente è stato rimpatriato senza chiasso né pubblicità – nessun ministro è andato a ricevere le nostre bandiere di guerra ritornate a casa! -  e nonostante che ben 53 italiani in questi anni siano morti tra i monti dell’Afghanistan.  

Un ritiro che sa di sconfitta e di abbandono, mentre i talebani in poche settimane stanno riconquistando il paese distruggendo quella patina di modernità che si era cercato di proporre a quella nazione che viene condannata a ritornare nel più oscuro medioevo pur essendo stata solo 60 anni fa, un faro di modernità in Asia (ma questo non se lo ricorda nessuno).. Se ne sono andati anche i collaboratori afghani – a rischio di essere uccisi – in una sconfitta occidentale che andrebbe ben meditata ed approfondita e che invece è scomparsa dalle cronache e dalla storia, cancellata e dimenticata forse anche perché Biden non può essere accusato di sconfitte.

Vent’anni dopo l’11 settembre non c’è dubbio che in Afghanistan abbiano vinto gli estremisti islamici e che i perdenti siamo stati proprio noi, tutti noi. Forse “il mondo libero” dovrebbe cominciare a chiedersene il perchè

 

PIROMANI

Alluvione in Germania? La colpa è del clima. Incendi in tutto il Mediterraneo? La colpa è del surriscaldamento terreste. Andando a vedere quanto si era costruito intorno ai fiumi tedeschi emergono altre responsabilità, così come per l’Italia che va a fuoco conta poco il riscaldamento globale visto che quasi tutti gli incendi boschivi sono causati dall’uomo e oltre la metà provocati da piromani che scientemente vogliono il disastro, certi dell’impunità.

Credo che più delle solite prediche catastrofistiche servirebbero indagini serie e pene esemplari per i (pochi) responsabili che vengono scoperti e che soprattutto dovrebbero essere obbligati a rifondere i danni ambientali delle loro bravate, anche con il sequestro dei loro beni personali.

Non possiamo più permetterci non solo i costi dello spegnimento, ma soprattutto che ampie parti del territorio vengano compromesse - spesso per decenni - da pazzi e criminali che troppe volte restano impuniti. Eppure - usando i droni - sarebbe molto più facile oggi (se davvero lo si volesse) scoprire i responsabili.

 

 

CI SENTIAMO VERSO FINE MESE, UN SALUTO A TUTTI

 

                                                                                           MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 825 del  31  LUGLIO  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

SOMMARIO: VACCINATEVI! – TRASPARENZA - APPROFONDIMENTI: SUDAFRICA - PROPOSTE DI VACANZE

 

Ai lettori!

Visto che d’estate non si devono disturbare troppo i lettori, come ogni anno IL PUNTO si prende quindi un po' di relax e ricordo che fino a settembre uscirà in linea di massima OGNI QUINDICI GIORNI anziché settimanalmente. Buone vacanze a chi le sta facendo o le farà.

 

COVID E GREEN PASS: IL CORAGGIO DI SCHIERARSI

So che una parte dei lettori è contrario alla vaccinazione Covid, ma personalmente sono convinto che invece debba essere imposta, almeno per tutti i dipendenti pubblici, i sanitari e per chi svolge attività a contatto con il pubblico, indipendentemente dall’età. E’ una forma di rispetto reciproca per tentare di bloccare l’epidemia e le sue varianti constatando piuttosto gli evidenti ritardi del piano vaccinale che ha raggiungo con la prima dose poco più di metà della popolazione. Senza vaccini diffusi non ci sarà immunità di gregge e le conseguenze poi saranno per tutti.

Non condivido quindi le incertezze che il centro-destra dimostra sul tema, con perplessità che portano a coprire i movimenti no-vax con una spiccata mancanza di realismo e di auto-responsabilità.

Certamente vaccinarsi può comportare dei minimi rischi, ma sono infinitamente di meno di quelli che arrivano non vaccinandosi soprattutto nei confronti del proprio prossimo che  ciascuno di noi può involontariamente infettare.

Quello che mi ha dato poi molto fastidio è chiamare in causa la “libertà” che è un concetto ben più nobile dell’obbligo se vaccinarsi o meno. Paragonare le critiche ai no-vax alle persecuzioni contro gli ebrei o altre minoranze è semplicemente folle.

Se proprio si deve protestare per la “libertà” conculcata, il popolo dei no-vax si chieda quale sia il livello di libertà sui media non solo su questo argomento ma su ben più importanti questioni. Quanto viene condizionata la libertà di scelta dei consumatori, nei confronti della politica o dei mercati finanziari? Ricordiamoci dei paesi dove la libertà è negata ogni giorno dalla Corea del Nord alla Cina, da Cuba e tante altre dittature. Ed ai fascistissimi che sbraitano per la congiura pluto-liberal-democratico- massonica sui vaccini andrebbe ricordato che - a parte il vaiolo nell’ 800 - la prima vaccinazione generale obbligatoria in Italia fu quella anti difterica, introdotta nel 1939 dal fu cav. Benito Mussolini.  

 

IL TRAVAGLIO DI TRAVAGLIO

Ho conosciuto Marco Travaglio tanti anni fa quando scriveva su Repubblica e gli passavo  le “veline” sulle malefatte del centro-sinistra al  Consiglio regionale del Piemonte, chissà se lo ricorda ancora.

Nel frattempo è diventato famoso e sicuramente molto pieno di sé, oltre che essere uno degli (ultimi ?) fan di Giuseppe Conte, tuttora alla ricerca di un posto sicuro nel M5S, abbandonato  quello di un seggio parlamentare

Domenica sera, dal palco della festa di Articolo Uno a Bologna, Travaglio – dall’alto della sua scienza – si è espresso cordialmente nei confronti del premier Mario Draghi: «Mi dispiace dirlo, non capisce un c... né di giustizia, né di sociale, né di sanità. Capisce di finanza, ma non esiste l’onniscenza o la scienza infusa». Per Travaglio Draghi sarebbe: «Un figlio di papà, un curriculum ambulante, uno che visto che ha fatto bene il banchiere europeo ci hanno raccontato che è competente anche in materia di sanità, giustizia, vaccini». Draghi, come è noto perse il padre all’età di 15 anni e qualche anno dopo rimase orfano anche della madre. Forse Travaglio questo aspetto se lo era dimenticato insieme al buonsenso, materiale di cui Travaglio mi sembra essere particolarmente privo. Credo che oggi a volte il governo sbaglia e va criticato, ma che sia davvero una fortuna avere Draghi a Palazzo Chigi, forse l’unico italiano credibile a livello internazionale.

 

TRASPARENZA

Quei pochi italiani che si interessano ancora a certi problemi erano curiosi di seguire  gli  sviluppi della vicenda giudiziaria legata al caso Palamara - Procura di Milano - Storari - Davigo, degno specchio del caos imperante nella magistratura italiana e quindi  ad ascoltare la deposizione della segretaria dell’ex segretaria di Davigo, ma il silenzio (o l’omertà) è d’obbligo e quindi tutto è stato secretato.

Chiarissima la motivazione del CSM per imporre il segreto «la stessa natura di un procedimento disciplinare che trova il suo esito definitivo in un atto di natura non giurisdizionale o contrattuale, ma di natura provvedimentale, così come delineato dal regolamento, determina come conseguenza sul piano applicativo delle norme di principio dei procedimenti amministrativi la natura non pubblica delle sedute dell’ufficio disciplinare, in quanto la regola della pubblicità è applicabile soltanto alle udienze dei casi dei procedimenti di natura giurisdizionale e non per i provvedimenti di natura amministrativa e non contrattuale». Insomma, italiani fatevi i c… vostri e non disturbate i manovratori!

Intanto – a Milano – 56 magistrati della Procura su 64 si schierano contro la richiesta di trasferimento del giudice Storari da parte del CSM. E' piena anarchia, mentre a livello governativo si cerca di smuovere il M5S dalle sue posizioni ideologiche che bloccano una riforma -  minimale ma necessaria – della giustizia italiana

 

IL BUIO OLTRE LA SIEPE

La rincorsa all’antirazzismo da copertina raggiunge limiti davvero sorprendenti. Quando ero ragazzo fui colpito dal romanzo di Harper Lee “Il buio oltre la siepe” che raccontava e denunciava le discriminazioni contro i neri in America. Oggi in molte scuole americane, dalla California al Canada, quest’opera di denuncia razziale è stata però messa al bando. Motivazione?  Nel romanzo la parte dell’eroe la fa un bianco, l’avv. Atticus Finch, e non il protagonista Tom Robinson, un giovane di colore condannato ingiustamente. Siamo alle comiche…

 

APPROFONDIMENTI: SUDAFRICA

Si parla molto di razzismo ma poco di quei paesi dove il razzismo è esercitato al contrario. L’esempio più evidente il Sudafrica dove si è passati dalla deprecata (e deprecabile) apartheid alla negazione dei diritti costituzionali ai sudafricani bianchi. Ne parlavo a lungo nel mio libro “Integrazione (im)possibile? cosa non ci dicono su Africa, islam ed immigrazione” (chi vuole me lo richieda via mail) ma la situazione è intanto fortemente peggiorata. La stessa figlia dell’ex premier Mandela, Makaziwe Mandela, in occasione della giornata internazionale intitolata al padre ha pesantemente attaccato l’African National Congress (il partito in cui Mandela si era sempre identificato) richiamando l’attenzione del mondo sulla difficile situazione sudafricana, dominata dalla corruzione che contraddistingue la politica e la gestione del paese.

Tra l’altro - al termine di una lunga vicenda giudiziaria - si è arrivati recentemente all’arresto dell’ex presidente Jacob Zuma che aveva raccolto il potere dopo Mandela rimanendo in carica come presidente sudafricano dal 2009 al 2018.

L’arresto di Zuma, motivato dall’accusa di frodi e corruzione, ha scatenato la piazza tanto che nei giorni scorsi il governo sudafricano è stato costretto a dispiegare oltre 20.000 soldati per supportare la polizia nella gestione delle proteste scoppiate a seguito dell’incarcerazione dell’ex presidente. Nei disordini che ne sono consegui il bilancio delle vittime è salito - secondo il governo -  ad almeno 200 morti, con 2.300 arresti. Il problema è che in Sudafrica ci sono etnie diverse (i “neri” non sono tutti uguali!) che si combattono da sempre tra loro e la politica è gestita per interessi tribali che con i partiti politici.

Il Sudafrica sta affrontando la peggiore crisi degli ultimi decenni e le proteste per l’incarcerazione di Zuma, hanno portato a una spirale di violenza e saccheggi. Le manifestazioni iniziate il 10 luglio si sono trasformate in disordini diffusi anche per sottolineare la disuguaglianza e la povertà che scuotono il paese, con migliaia di aziende che sono state saccheggiate o costrette a chiudere i battenti per paura delle violenze.

Finora oltre 200 centri commerciali in tutto il Paese sono rimasti chiusi a causa delle violenze, dopo che i beni esposti- dalle scorte di cibo e medicine alle TV a schermo piatto – erano stati rubati durante incendi e saccheggi. Scarseggiano intanto anche i beni di prima necessità e lunghe code davanti ai negozi sottolineano i pesanti contingentamenti imposti dalle autorità sui beni di prima necessità.

La discriminazione contro i bianchi è palpabile ma mentre la minoranza anglofoba si allontana dal paese, soprattutto i più giovani e professionalmente preparati, la Cina ha acquistato aziende, miniere ed una miriade di attività commerciali, controllando oggi l’economia di buona parte del paese.

La comunità bianca si sente accerchiata, negli anni si sono moltiplicati gli attacchi alle fattorie isolate e soprattutto nelle zone boere cresce la protesta del “Boer Lives Matter”, il movimento che vuole tutelare la minoranza bianca che – se pur rappresenta ormai solo meno del 10% della popolazione – soprattutto nella zona “afrikaner” controlla ancora parte dell’economia e dei territori agricoli più produttivi.

E’ intanto fallita la riforma agraria con il conseguente spezzettamento delle proprietà assegnate ai neri che - anziché favorire la coesione nazionale - ha sottolineato le divisioni etniche e tribali con reciproche accuse di corruzioni e favoritismi.

Difficile per chi non segue queste vicende rendersi conto che il Sudafrica è una nazione molto complessa e che raccoglie lingue, popoli, religioni, etnie profondamente diverse e da sempre in contrasto tra di loro. Il periodo di supremazia bianca, che è durato oltre trecento anni, a loro volta divisi tra anglofoni e boeri, aveva sicuramente conculcato i diritti dei neri, ma aveva portato il Sudafrica alla guida economica del continente mentre oggi il paese sta sprofondando nel caos più totale e la povertà ha coinvolto la grande maggioranza degli abitanti, oltre ad un visibile decadimento delle infrastrutture.

Mentre si susseguono le scelte esteriori di rottura sul passato (dal cambio dei nomi delle città a riforme costituzionali prettamente anti-bianche) la realtà è fatta di una povertà sempre più diffusa e da una violenza incredibile che purtroppo cresce incontrollata in tutto il paese.

 

CI SENTIAMO TRA 15 GIORNI.

BUONE VACANZE A CHI LE FA !                                                              MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 824 del  16  LUGLIO  2021

 di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

SOMMARIO: LEGGE ZAN: SERVE BUONSENSO – IL BUON ESEMPIO MANCATO - SPORTIVITA’ – REFERENDUM GIUSTIZIA –  SONO VERDE MA INQUINO LO STESSO - PROPOSTE DI VACANZE

 

Ai lettori!

Sembra quasi incredibile come vola il tempo, ma è già passata la metà di luglio e c’è chi pensa alle vacanze.  Visto che d’estate non si devono disturbare troppo i lettori, come ogni anno IL PUNTO si prende quindi un po' di relax e fino a settembre uscirà in linea di massima (e salvo novità eccezionali) OGNI QUINDICI GIORNI anziché settimanalmente. A chi le vacanze le sta facendo o le farà…buon divertimento!

 

PER FAVORE, BUONSENSO!

Per una volta credo che abbia pienamente ragione Matteo Renzi: nel discutere la legge ZAN prima di tutto servono logica, moderazione e buonsenso, non certo l’arroganza di PD e M5S che (mi auguro) alla fine porterà proprio a far cadere una legge parzialmente balorda e verso la quale – se approvata così – mi auguro che comunque scatterà subito un referendum popolare di abrogazione.

Invece siamo all’assurdo, muro contro muro, dimenticando che per tutelare un diritto di singoli non si devono distruggere quegli degli altri. Per esempio se una persona su mille (e forse meno) si sente imbarazzato/a per essere chiamata “madre” o “padre” perché si devono offendere gli altri 999 chiamandoli “genitore uno” o “genitore due”? Perché cancellare l’orgoglio di essere padre o madre che è il più naturale sentimento umano?  Stiamo diventando tutti ridicoli: mi piegate perché un gay si dovrebbe sentire offeso se un presentatore dice “Signore e signori”? Al più si sentirà “signora” e quindi… lusingato! (e viceversa). Perché deve poi essere la scuola pubblica (obbligando anche quella privata) ad imporre a una famiglia come allevare un figlio su queste tematiche? Non siamo (ancora) in un regime gender-comunista e personalmente non voglio che ci si arrivi ritenendo di avere il diritto di difendere la mia libertà pur senza offendere quella degli altri.

Amici lettori, non abbiate timore di dire la vostra, di protestare, di pesare sui vostri eletti dicendo “basta” perché proprio a furia di retrocedere dai propri punti fermi si arriva al disastro attuale.

Non è un caso che la continua autodistruzione di quelli che sono i concetti, i simboli, i cardini, le fondamenta di una società europea democratica, liberale ma di radicata radice cristiana porti a perdere progressivamente i punti di riferimento ed a renderci in definitiva senz’anima. Una società debole e più facile da sottomettere dal punto di vista etico, morale ma anche economico e commerciale perché si perdono i legami.

Una comunità senza più una propria lingua, le proprie tradizioni e riferimenti storico-culturali diventa sterile come sta diventando l’Europa e sarà sottomessa. Perché non reagire in tanti campi riaffermando valori che – pur tra tante contraddizioni – hanno forgiato la “nostra” civiltà. L’Impero Romano è crollato quando i cittadini sono diventati deboli, pavidi, pigri. Tutte le civiltà crescono e muoiono, la storia è piena di questi esempi e puntualmente ogni volta il declino arriva quando si perdono i valori di coesione  con i quali quella società si era diffusa e formata.

Tornando alla legge Zan alla fine la mancanza di buonsenso e di logica fa crescere proprio il razzismo, la discriminazione, la reazione. 

Per esempio comincio a scocciarmi con la iper-protetta presenza e propaganda gay, similgay ecc.ecc. Non mi va che dal balcone dei “miei” palazzi pubblici spunti la bandiera arcobaleno, sono stufo di pagliacciate che al massimo possono essere concesse a carnevale: non c’entrano nulla con i diritti degli omosessuali.

Ma possibile che all’interno del PD – che sembra il centro di questa manovra - tutti si siano uniformati anche sulle posizioni più illogiche? Mi rifiuto di pensarlo! Se vanno tutelati i “diversi” chi alla fine tutela i diritti dei “normali”?

Così come noto il piegarsi dell’informazione e dei media. Se – per esempio – Papa Francesco parla di immigrazione tutti plaudono e si inchinano, ma se il Papa ha parole chiare in argomento gender allora non va più bene e viene censurato.

Spero in un provvidenziale rinvio della approvazione della legge Zan al Senato, altrimenti e senza paura sarà giusto e corretto pretendere “dal basso” adeguati emendamenti ad una delle leggi più demagogiche (e inutili) della nostra storia repubblicana.

 

IL BUON ESEMPIO (MANCATO)

L’Italia ha vinto gli europei di calcio e ne siamo stati tutti felici e contenti.

D'altronde è sempre facile stare con i vincitori e sentirsi subito fratelli di “San Donnarumma” .

Scontate quindi le manifestazioni di giubilo che puntualmente hanno subito superato ogni normativa anti-Covid. Scontate, ma pericolose e soprattutto antitetiche ai comportamenti richiesti ai comuni cittadini. Il cattivo esempio è però arrivato anche dagli Azzurri, tutti a festeggiare in giro per Roma schiacciati sul tetto di un pullman scoperto e ammassati senza mascherina. Un cattivo esempio per chi li ha osannati senza pensare ai puntuali pericoli di contagio. La variante Delta sta impennando i numeri e servono subito misure conseguenti potenziando le vaccinazioni (che sono meno numerose di due mesi fa), OBBLIGANDO le categorie a rischio a vaccinarsi, chiedendo (perché no?) l’esibizione del green pass all’interno dei luoghi affollati. 

Più coraggio e più coerenza sono l’unico modo per uscire dalla pandemia.

 

SPORTIVITA' ?

Fatemi capire: per presunti cori razzisti e “omofobi” (?) dei loro tifosi sono state comminate tre giornate di virtuale squalifica del campo alla nazionale ungherese.

Se però gli inglesi alla finale fischiano l'inno italiano, insultano i giocatori avversari per tutta la partita e i loro giocatori non salutano neppure dopo la premiazione (anzi si tolgono la medaglia allontanandosi dallo stadio) è britannico "fair play" e nessuno dice nulla?! Il “rispetto” stampato sulle magliette vale anche per gli insulti razzisti di una parte dei tifosi inglesi ai propri giocatori di colore? Eppure i gentiluomini si erano rigorosamente “inginocchiati” all’inizio della partita nel senso della più squisita demagogia antirazzista. Mi sembra che anche l’UEFA si stia dimostrando davvero politicamente a senso unico.

 

REFERENDUM GIUSTIZIA: ANDATE A FIRMARE!

Invito i lettori a firmare i referendum proposti dalla Lega e dai Radicali per sollecitare una riforma della Giustizia in Italia. Alcuni quesiti possono essere opinabili (d'altronde il nostro sistema referendario è solo abrogativo e non propositivo) ma quello che conta è far capire a tutti  – e soprattutto ai Magistrati - che alla giustizia italiana serve un profondo ed indispensabile cambiamento di passo, dopo troppi decenni di auto giustificazioni per un sistema giudiziario che – oltre ai condizionamenti politici - è complessivamente davvero un disastro.

 

SONO VERDE, MA INQUINO LO STESSO

L’Europa vuole imporre che dal 2035 non si producano più auto a benzina e diesel, viva l’elettrico.

Solita splendida demagogia: come si produce l’elettricità? Con l’acqua e il sole certamente, ma – detestato il nucleare - ad oggi solo una piccola parte dell’energia elettrica è prodotta con fonti rinnovabili e quindi servirebbero tante nuove centrali che consumano gas e altri idrocarburi.

Immaginate se oggi tutte le auto fossero elettriche: dove attaccheremmo la spina e quanto petrolio verrebbe consumato per produrre l’energia necessaria? Forse spingendo su questa strada la scienza ci darà delle soluzioni, ma difficilmente – visto il passato – saranno molto più performanti se in 14 anni (il tempo che manca al 2035) non abbiamo visto risultati rivoluzionari.

Ancora una volta siamo alle solite: l’intera Europa già oggi fa molto per il “green” ma troppo poco per IMPORRE ai veri produttori mondiali di CO2 di ridurre le emissioni. Forse gli sforzi ecologici andrebbero subito impegnati non nella vecchia Europa ma soprattutto là dove con poco si avrebbe un deciso miglioramento ambientale migliorando lo stato generale del pianeta. Se l’Europa riducesse subito il 20% di emissioni di CO2 sarebbe comunque MOLTO DI MENO dell’aumento tendenziale in atto in Cina e in India. Quindi, chi per primo deve risparmiare? Paradossalmente i nostri sforzi favoriscono i nostri concorrenti, per esempio nella produzione “sporca” di metalli ed acciaio.

Resta il fatto incontrovertibile che nel quindicennio 1990 – 2004 (ultimi dati disponibili) la produzione di CO2 nell’Unione Europea è DIMINUITA del 24% mentre in Cina è AUMENTATA del 109% e il boom cinese è poi tutto successivo al 2004!

 

IN VACANZA CON IL PUNTO

Stavolta sfrutto IL PUNTO per tre inviti: se volete andare in vacanza in Italia perché non scegliete questa volta il Lago Maggiore? Abbiamo ottime proposte turistiche da sottoporre a chi voglia scoprire le nostre zone. Contattatemi per ogni dettaglio e sarete trattati prima di tutto da amici (e meglio che riservando direttamente con Booking.com!).

Secondo invito, invece, ai lettori-pescatori. Per febbraio 2022 (Covid permettendo) stiamo organizzando una settimana di pesca a mosca e spinning in Terra del Fuoco. Qualcuno è interessato ad unirsi alla compagnia?

Terzo invito: se andando in vacanza e volete leggere qualcosa di diverso vi propongo due libri che ho scritto di recente: GENTE DI LAGO 2 (storie del Lago Maggiore e dintorni) e L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE? COSA NON VI DICONO SU AFRICA, ISLAM, ED IMMIGRAZIONE”. Potete richiedermeli via mail a marco-zacchera@libero.it ricordandovi di comunicare il vostro indirizzo postale per la spedizione. Il ricavato andrà al “Verbania Center” per costruire un ospedale in Mozambico.

 

CI SENTIAMO TRA 15 GIORNI.

BUONE VACANZE A CHI LE FA OPPURE LE FARA'                               MARCO ZACCHERA





IL PUNTO n. 823 del  9 luglio  2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

Sommario:  LEGGE ZAN – DESTRE EUROPEE

 

Questo numero de IL PUNTO è diverso dagli altri, ma per una volta usciamo dalla cronaca e cerchiamo di approfondire due temi che mi sembrano importanti: LEGGE ZAN e QUESTIONE EUROPEA in qualche modo collegati tra loro proprio perché è anche l’Europa (meglio, “questa” Europa) che spinge per cambiare i connotanti fondanti  e anche morali dell’identità europea che tutti noi, ormai, consideriamo solo una entità economica e finanziaria. Il panorama italiano si concentra sulla finale degli "Europei", il M5S si inchina a Draghi che impone un tentativo riforma del sistema giudiziario, Conte e Grillo fanno finta di fare la pace, la Cassazione assolve Alemanno che intanto però è stato - come tanti altri, di tutti i partiti - politicamente massacrato. 

 

PERCHE’ UN NO RAGIONATO ALLA LEGGE ZAN

Se fosse possibile discutere seriamente sul decreto legge Zan senza farlo da “tifosi” credo che arriveremmo alla conclusione che qui non si tratta di negare diritti e tutela a persone quando ne hanno bisogno, ma di opporsi a una legge che rischia di diventare un tribunale ideologico liberticida, senza alcuna reale tutela nei confronti delle persone omosessuali.

A parte gli imbecilli e gli ignoranti che ci sono da sempre ed ovunque, mi sembra che per fortuna l’Italia non sia affatto un paese particolarmente ostile agli omosessuali.  

Ci sono stati singoli episodi certamente da condannare, ma non sono certo prevalenti; sono infinitamente più numerose le violenze sulle donne o sui minori, tanto per fare un confronto, e quando ci sono casi di omofobia possono e devono essere regolarmente perseguiti, anche aspramente, già con l’ attuale quadro normativo.

Certamente ci sono persone che vivono il loro stato come disagio personale, ma certo non sarà una legge a risolverlo, anche perché credo che l’omosessualità sia una situazione personale assolutamente  naturale e chi conosce un po' di storia sa che ha sempre fatto parte dei nostri costumi già dai tempi di Atene o dell’Impero Romano.

Il ddl Zan è invece sbagliato perché – almeno secondo me - prima di tutto è ideologicamente orientato ad imporre un punto di vista di parte.

La totale incertezza giuridica del cosiddetto “reato di omofobia” renderebbe l’applicazione della legge estremamente incerta, affidata all’ interpretazione del giudice ed esponendo legittime affermazioni di libertà di opinione al rischio di essere appunto tacciate di omofobia.

Se per esempio affermo che un bambino ha diritto ad un papà e ad una mamma sono omofobo oppure no? Se sostengo che non è legittimo “reperire” all’ estero un figlio partorito su commessa da una donna sono omofobo? Il rischio sicuramente c’è e si presta ad ogni tipo di strumentalizzazione favorito da una “lobby gay” che controlla buona parte dell’informazione.

Ho sempre avuto l’impressione che promozioni e favoritismi in TV e sui giornali abbiano spesso origine tra le lenzuola, sia “omo” che “etero”. Secondo me è una assoluta verità, ma solo dirlo potrebbe diventare perseguibile.

Comunque se oggi io insulto una persona sono condannabile in ogni modo, se esprimo un giudizio con una forma adeguata credo di poterlo liberamente fare.

Se dicessi però che certe manifestazioni gay “pubbliche” non solo mi sembrano di cattivo gusto, ma a volte “mi fanno schifo” supero o no la linea rossa del punibile?

Per esempio c’erano tante persone che festeggiavano liberamente e simpaticamente ai vari “gay pride” (e siano le benvenute nella loro libertà di espressione), ma certi costumi, pose, travestimenti a me hanno fatto letteralmente schifo: potrò ancora dirlo? Non era offensivo il gay che andava in giro sculettando facendo la macchietta di Gesù con tanto di maxi-croce di cartone sulle spalle?  E cosa ha a che vedere con l’omosessualità? Chi tutela e tutelerà il mio diritto all’indignazione?

Perché il ddl Zan non si limita a chiedere pene più pesanti per atti concreti di violenza (reali, non di opinione), ma costruisce soprattutto una serie di attività di “propaganda gender” (la giornata nazionale del 17 maggio, i corsi obbligatori nelle scuole, anche a bambini di dieci-dodici anni) che evidentemente servono a condizionare le libere opinioni, più che a proteggere le eventuali vittime.

Ma perché dovrei subire una propaganda in questo modo? La Zan non è una legge per “salvaguardare” ma per “rovesciare le carte” ovvero diventare apertamente fonte di propaganda. C’è di più: ogni espressione contraria in questo campo (ovvero sostenere idee “normali”, senza per questo qualificare “anormali” chi la pensa diversamente, ma dobbiamo pure intenderci) rischia di essere accusata di essere “discriminante” e quindi perseguibile.

La legge che si vuol approvare è poi volutamente scritta in modo incomprensibile.

Per esempio l’art. 1 introduce la definizione di sesso e genere. Voi per “genere” anziché scrivere semplicemente “uomo” e “donna” lo definireste: “Qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso”?  Oppure “identità di genere” la definireste “l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione” ??

Ma come si fa a scrivere un testo di legge così?

L’articolo 3 della legge è poi un autentico guazzabuglio, un minestrone. Nella versione emendata recita: “Ai fini della presente legge sono fatte salve le libere espressioni di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee e alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti

Vi sembra un modo chiaro di esprimere un concetto?

Perché – attenzione - l’articolo 3 non si riferisce agli omosessuali ma ai “normali” e ai loro limiti di potersi esprimere “contro”.  Fatemi capire: devono essere “fatte salve” le MIE opinioni? Qui siamo al travisamento della situazione: questo diritto dovremmo averlo già perché è nelle leggi, nella Costituzione, nei diritti acquisiti di tutti, omosessuali e non omosessuali, ci mancherebbe una legge che adesso ci “consente” di esprimere una opinione! E’ il rovesciamento dei ruoli: per tutelare una minoranza di “diversi” si conculcano i diritti della maggioranza di “normali”!

Ma gli italiani in grande maggioranza NON HANNO CAPITO di che cosa si tratti altrimenti credo che la stragrande maggioranza dei cittadini sarebbe contro questa normativa.

Si parte con questi testi astrusi e all’estero dopo leggi come queste il concetto si è esteso al punto che un giudice può perseguire un cittadino che dica “La famiglia è fondata su un padre ed una madre”!

Se io continuerò a condannare la pratica dell’utero in affitto, per esempio, potrò essere accusato di omofobia da una associazione LGBT o da un opinion leader transgender. Mi chiedo come possa il PD sostenere un simile mostro giuridico e non chiedere almeno un testo più chiaro e – sommessamente – lo chiedo anche ai cristiani che ne fanno parte perché va vene il “liberi tutti”, ma ci son dei principi che non possono essere totalmente disattesi.

Oltretutto di una legge così in questo momento non ne abbiamo alcuna necessità.

 

UNA RIFLESSIONE DELLE DESTRE EUROPEE

La scorsa settimana 16 partiti presenti nel Parlamento Europeo (per l’Italia hanno sottoscritto Lega e Fratelli d’Italia) hanno pubblicato un “manifesto” sulla crisi della UE. Un documento che giudico serio e condivisibile, CHE PRATICAMENTE NON HA LETTO NESSUNO perché tutto si è concentrato sui titoli dei giornali e le dichiarazioni di Letta (PD) “Salvini va insieme ad Orban” tenuto conto che il leader ungherese di questi tempi è l’orco cattivo, anche se nessuno va a leggere cosa EFFETTIVAMENTE abbia votato quasi all’unanimità il parlamento ungherese.

Credo che sia giusto dedicare due minuti alla lettura delle sue parti fondamentali perché l’Europa per esistere non può essere solo una unione economica e di interessi ma non deve perdere “un’anima” e questa anima resta se lo spirito europeo è fondato anche sull’ IDENTITA’ che è NAZIONALE ed EUROPEA intesa come un “Unione di Nazioni e di popoli” enon un pensiero unico dalla Polonia al Portogallo perché non è così per usi, tradizioni, lingue, religioni. Un’ Europa delle Nazioni è quella che volevano De Gasperi, Adenauer, De Gaulle che l’hanno fondata. Oggi l’Europa è solo euro e sta perdendo lo spirito che è il cemento dello stare insieme.

Sono stato per 12 anni a Consiglio d’Europa di Strasburgo e l’Europa l’ho sempre intesa così, perché è l’unico modo per stare insieme e soprattutto crescere insieme. Ecco la parte centrale del documento:

“ La serie di crisi che hanno scosso l’Europa negli ultimi dieci  anni  hanno  dimostrato  che la cooperazione europea  ta vacillando, soprattutto perché l  nazioni si sentono lentamente spogliate del loro diritto ad esercitare i loro legittimi poteri sovrani.

L'UE sta diventando sempre più uno strumento di forze radicali che vorrebbero realizzare una trasformazione culturale e religiosa, per arrivare alla costruzione di un’Europa senza nazioni, puntando alla creazione di un Superstato europeo, alla distruzione o alla cancellazione della tradizione europea, alla trasformazione delle istituzioni sociali e dei principi morali fondamentali.

L'uso delle strutture politiche e delle leggi per creare un superstato europeo e nuove forme di struttura sociale è una manifestazione della pericolosa e invasiva ingegneria sociale del passato, situazione che deve indurre ad una legittima resistenza L'iperattivismo moralista che abbiamo visto negli ultimi anni nelle istituzioni dell'UE ha portato allo sviluppo di una pericolosa tendenza, ad imporre un monopolio ideologico. Siamo convinti che la cooperazione delle nazioni europee dovrebbe essere basata sulle tradizioni, il rispetto della cultura e della storia degli stati europei, sul   rispetto dell'eredità giudaico-cristiana dell'Europa e sui valori comuni che uniscono le nostre nazioni, e non puntando alla loro distruzione. Riaffermiamo la nostra convinzione che la famiglia è l'unità fondamentale delle nostre nazioni. In un momento in cui l'Europa sta affrontando una grave crisi demografica con bassi tassidi natalità e invecchiamento della popolazione, la politica a favore della famiglia dovrebbe essere la risposta rispetto all’immigrazione di massa.

Siamo convinti che la sovranità in Europa sia e debba rimanere in capo alle nazioni europee. L'Unione europea è stata creata da queste nazioni per raggiungere obiettivi che possono essere raggiunti più efficacemente dall'Unione rispetto ai singoli Stati membri. Tuttavia, i limiti delle competenze dell'Unione sono fissati dal principio di attribuzione e tutte le competenze non conferite all'Unione appartengono agli Stati membri, nel rispetto del principio di sussidiarietà.

Attraverso una costante reinterpretazione dei trattati da parte delle istituzioni dell'Unione europea negli ultimi decenni, queste delimitazioni si sono spostate significativamente a svantaggio degli stati. Tutto ciò è incoerente con i valori fondamentali dell'Unione e stanno portando a un calo della fiducia delle nazioni europee e dei loro cittadini nei confronti di queste istituzioni.

Per fermare e invertire questa tendenza, è necessario creare, oltre al principio di attribuzione esistente, un insieme di competenze inviolabili degli Stati membri della' Unione europea, e un meccanismo appropriato per la loro protezione, con la partecipazione delle corti costituzionali nazionali o di organismi   equivalenti. Tutti i tentativi di trasformare le istituzioni europee in organismi che prevalgono sulle istituzioni costituzionali nazionali creano confusione, minano il senso dei trattati, mettono in discussione il ruolo fondamentale delle costituzioni degli Stati membri, e le controversie sulle competenze che ne derivano sono di fatto risolte con la violenta imposizione della volontà di entità politicamente più forti su quelle più deboli. Tutto ciò distrugge le basi per il funzionamento della comunità europea come comunità di nazioni libere.

Noi crediamo che il consenso debba rimanere il mezzo fondamentale per raggiungere una posizione comune nell'Unione. I recenti tentativi di aggirare questa procedura o le idee sua abolizione minacciano di escludere alcuni paesi dall'influenza sul processo decisionale e di trasformare l'Unione in  una  forma speciale di oligarchia.

Questo potrebbe portare all’annullamento di fatto degli organi costituzionali nazionali, compresi i governi e i parlamenti, ridotti alla funzione di approvare decisioni già prese da altri. Nei Paesi membri c'è ancora una forte volontà di cooperazione, e uno spirito di comunità e amicizia pervade le nazioni e le società del nostro continente.  È il nostro vero e grande capitale. Un' Unione riformata potrà utilizzare questo capitale, mentre una Unione che   rifiuterà   di   riformarsi   lo   sprecherà.

Per questo oggi ci rivolgiamo a tutti i partiti e gruppi che condividono le nostre opinioni, con questo documento come base per un lavoro culturale e politico comune, rispettando il ruolo degli attuali gruppi politici. Riformiamo insieme l'Unione per il futuro dell'Europa

QUESTE COSE VI SEMBRANO COSI’ ASSURDE, OMOFOBE, “FASCISTE”? OPPURE SAREBBE ORA DI APRIRE SU QUESTI CONCETTI UN PROFONDO DIBATTITO?

TUTTI DISCUTIAMO GIORNATE INTERE SULLA FORMAZIONE DI UNA SQUADRA DI CALCIO O PER UNA BATTUTA POLEMICA CHE RIEMPIE I TITOLI DEI GIORNALI, MA DI QUESTE COSE NON NE PARLIAMO MAI E QUESTA, PRIMA DI TUTTO, E’ UNA GRANDE SCONFITTA DELLA POLITICA

 

Buona settimana a tutti !                                                            MARCO ZACCHERA




IL PUNTO   n. 822 del  2 luglio 2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

SOMMARIO: – ALLOR M’INCHINO – CENTRODESTRA AL PALO - CONTE LICENZIATO - I PIRLA – PROPOSTE VACANZIERE

 

ALLOR M’INCHINO…

Mi inchino, non mi inchino, lo farei ma non lo faccio, non lo farei ma lo fanno gli altri e quindi mi adeguo. Adesso, visto che ce lo chiede il Belgio (sarà vero?) questa volta ci adeguiamo anche noi, tenuto conto che più che la nazionale del Belgio i nostri avversari di venerdì sera sembrano una sua variante africana, ma nel calcio vengono buone anche le ex-colonie e le neo-cittadinanze concesse “alla Suarez”.

Dopo discussioni infinite sul politicamente corretto alla fine la nazionale italiana propenderebbe per il “si” all’inchino nei quarti di finale degli Europei ma “solo” (?) perché lo chiederebbero gli avversari: perfetta forma di equilibrismo politico-strategico, apprezzato però solo dal 22,1% dei lettori della “Gazzetta dello Sport” (che  in merito ha subito lanciato il relativo sondaggio) con il 53,1% di NO all’inchino, il 24% per la scelta individuale e solo lo 0,8 % se richiesto dagli avversari.

Tutta la questione dell’inchinarsi o meno agli europei di calcio “Contro il razzismo” ha comunque del surreale, la sublimazione della forma e della demagogia rispetto alla sostanza.

Anche perché se chi si inchina è democratico, chi non lo fa allora è razzista e se si inchina solo mezza squadra (come è successo all’Italia settimana scorsa) ecco subito apparire il fantasma di giocatori filo-salviniani oppure invece no.

Già giocare all’ala destra ha sempre avuto sottili connotazioni politiche, ma anche Mancini ha i suoi limiti e non possono tutti giocare al centro.

Ma a questo punto, come inchinarsi? Basta un ginocchio flesso o servirebbero entrambi (due ginocchia uguale doppio antirazzismo) e poi perché farlo solo per pochi secondi?

Quando muore qualcuno il minuto di silenzio dura in campo - appunto – un minuto per definizione: il razzismo non lo si contrasterebbe quindi inginocchiandosi almeno un po' di più? Sicuramente un minuto comunque ci vuole, un minuto e mezzo sottolineerebbe anche maggiore attenzione al fenomeno, chiaro esempio di adeguamento al clima da psicogramma progressista collettivo.

Tra l’altro se si inchinano i giocatori perché l’arbitro non si inchina? E i guardialinee, le panchine, il quarto uomo alla moviola?

Anche questa storia del “quarto uomo” non torna: se al video c’è un’arbitro-donna, come la mettiamo con questa ulteriore forma di definizione maschilista?

Siamo alla ipocrisia allo stato puro come per il “logo” della Serie A italiana sui siti internazionali che -  da tricolore - è ora diventato “arcobaleno” in omaggio alle differenze di genere, ma non quello in lingua araba per non offendere la suscettibilità musulmana (e magari sarebbe stato proprio l’unico caso in cui poteva servire a significare qualcosa).

Il tutto mi sembra comunque una autentica sciocchezza, ma non per il razzismo in sé che resta una faccenda seria, ma perché se c’è una competizione “interrazzista” sono proprio questi Europei: gli svizzeri lunedì sera non hanno infilzato la Francia, ma quella che sembrava la nazionale della Nigeria in maglia blu. D'altronde anche molti elvetici per stazza, colore e cognome non sembravano propriamente figli di montanari di Underwalden.

Oltretutto i giocatori bravi lo sono indipendentemente dalla pelle e anche quelli neri non fanno sconti e per l’ingaggio chiedono (e ottengono) milioni di euro sonanti il che – una volta di più – è la vera sostanza del business.

Comunque per evitare che Lukaku venerdì sera ci faccia un paio di gol io mi inchinerei anche per una mezzoretta....

 

CENTRODESTRA ANCORA SENZA CANDIDATI

Al momento in cui scrivo queste note il centro-destra è ancora senza candidati ufficiali per le elezioni comunali di Milano, Napoli e Bologna. Soprattutto a Milano i numeri per battere Sala ci sarebbero, ma il sindaco uscente rischia di vincere alla grande per mancanza di avversari credibili.

E’ il metodo che non va: se anziché calarli da vertici di partito i candidati fossero scelti ascoltando i cittadini con selezioni tipo “primarie” forse ci sarebbe finalmente una scelta con basi solide.

Anche perché a Milano si presenta ora come outsider GIANLUIGI PARAGONE ex direttore de “La Padania”, senatore ex M5S, “spirito libero” e capace di raccogliere voti trasversali.

Un centro-destra con più coraggio avrebbe forse potuto sceglierlo o allearsi con lui per battere Sala, invece aspettiamo ancora che esca un coniglio dal cappello quasi che le elezioni comunali si vincano senza preparazione e con un nome inventato quasi a tempo scaduto. Che peccato!

 

CONTE E IL MARCHESE DEL GRILLO

Tra i grillini volano gli stracci, Beppe Grillo urla (come al solito), Conte medita di giocare in proprio e sullo sfondo c’è l’ennesima scissione. Il Movimento che doveva rinnovare l’Italia implode in sé stesso, alla fine è purtroppo l’ennesima occasione perduta.

Belloccio, elegante, narciso, onnipresente per mesi in TV complice la pandemia Giuseppe Conte era un principe di fatto, ma anziché impalmare Cenerentola è caduto male e - pur di tenere i riflettori su di sé –  si era inventato per quattro mesi la figura di “leader-ombra” del M5S, movimento alla disperata ricerca di qualcuno che ne rallentasse la crisi. Alla fine però Conte si è trovato a dover fare il maggiordomo di Grillo, che non è esattamente “Il Marchese del Grillo”, ed è stato licenziato.

L’ex comico con la sua consueta maleducazione spocchiosa lo ha liquidato sui due piedi e con la tipica arroganza degli ignoranti ha affermato senza riserve: “Conte non ha preparazione politica ed è un incapace”. Detto da lui… Comunque licenziamento in tronco, senza neppure la liquidazione di un collegio elettorale: un Conte ridotto da principe a fare il servo della gleba.

Se così pontifica “l’Elevato” i casi sono due: o lui e il M5S hanno messo, voluto e mantenuto a capo del governo per tre anni un incapace senza accorgersene prima, oppure il fuori di testa è proprio Grillo che una volta di più sfrutta il M5S come “cosa sua” usando la gente a gettone, vedi Casaleggio.

Il Conte disoccupato adesso fa un po' pena, replicando Icaro che per troppa presunzione voleva volare verso il sole ma era poi precipitato nel nulla. Si era evidentemente montato anche un po' troppo la testa, vediamo ora se fonderà un suo nuovo partito personale.

Ma forse il licenziamento è avvenuto anche perchè l’ex premier si era prodotto in una gaffe colossale irritando decisamente “l’Elevato” dichiarando ai media “Spetta a lui decidere se essere il genitore generoso che lascia crescere la sua creatura in autonomia o il genitore padre padrone che ne contrasta l'emancipazione.” Mentre si sprecano i “vaffa…” reciproci nella migliore tradizione grillina, Conte il nervo scoperto dei guai creati in giro dalla figliolanza di Grillo se lo era evidentemente scordato.

 

I PIRLA

Siamo finalmente fuori dall’obbligo di portare la mascherina all’aperto, ma resta un gesto di serietà farlo quando si è in aree affollate e l’obbligo va fatto rispettare o rischiamo in autunno di ritrovarci nella stessa situazione dell’anno scorso.

Rave-party non autorizzati con centinaia di persone accalcate senza protezione, movide sfrenate e manifestazioni varie - da quelle sindacali ai gay-pride – dove le mascherine sono un optional non ci portano certamente fuori dal guado. I pirla irresponsabili sono tuttora tra noi.

 

IN VACANZA CON IL PUNTO

Stavolta sfrutto IL PUNTO per tre inviti: se volete andare in vacanza in Italia perché non scegliete questa volta il Lago Maggiore? Ho ottime proposte turistiche da sottoporre a chi voglia scoprire le nostre zone. Contattatemi per ogni dettaglio e sarete trattati prima di tutto da amici (e meglio che riservando direttamente con Booking.com!).

Secondo invito, invece, ai lettori-pescatori. Per febbraio 2022 (Covid permettendo) stiamo organizzando una settimana di pesca a mosca e spinning in Terra del Fuoco. Qualcuno è interessato ad unirsi alla compagnia?

Terzo invito: se andando in vacanza e volete leggere qualcosa di diverso vi propongo due libri che ho scritto di recente: GENTE DI LAGO 2 (storie del Lago Maggiore e dintorni) e L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE? COSA NON VI DICONO SU AFRICA, ISLAM, ED IMMIGRAZIONE”. Potete richiedermeli via mail a marco-zacchera@libero.it ricordandovi di comunicare il vostro indirizzo postale per la spedizione. Il ricavato andrà al “Verbania Center” per costruire un ospedale in Mozambico.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                                      MARCO ZACCHERA 




IL PUNTO   n. 821 del  25 giugno 2021

di MARCO ZACCHERA  (marco.zacchera@libero.it)

info e numeri arretrati:  www.marcozacchera.it

 

SOMMARIO: FUSIONE A DESTRA?  - FEDEZ E ZAN – SI AI REFERENDUM – GREEN GREEN GREEN - UN SIGNORE A TORINO.

 

PARTITO UNICO A DESTRA?  

Silvio Berlusconi insiste da settimane: serve un partito unico nel centro-destra e per questo sta cercando di convincere Matteo Salvini su questa opportunità. Non credo si arriverà al traguardo – e sicuramente in questo caso senza Giorgia Meloni – perché un conto possono essere comunque le intenzioni dei vertici e un altro il sentimento degli iscritti e dei dirigenti locali dove il senso di appartenenza o le cicatrici di litigi antichi e recenti contano più di quanto si pensi.

Certo che teoricamente un partito unico potrebbe far pensare ad una facile vittoria elettorale su scala nazionale, ma l’esperienza italiana – da sempre – sottolinea come le fusioni, soprattutto quelle generate a freddo, non portano mai alla somma degli elettorati originali e che invece presto o tardi - ma di solito molto presto - crescono nuovi cespugli e si moltiplicano i dissensi interni che a loro volta generano nuove scissioni.

Per realizzare una fusione, comunque, serve sempre un leader e capo indiscusso che con la propria autorevolezza personale possa essere in grado di tenere legate le diverse “anime” che sono alla base dei partiti, organismi molto meno forti e caratterizzanti di un tempo, ma che hanno ancora una loro importanza quando sono radicati sul territorio ed è il caso della Lega e di Fratelli d’Italia.

Chi conosce bene le diverse anime del centro-destra sa come queste siano spesso insofferenti a vicenda, un concetto che vale anche per le “basi” leghiste e berlusconiane, sottolineando la progressiva diaspora che ha colpito Forza Italia soprattutto a livello locale.

Proprio l’attrazione e la continua migrazione di eletti leghisti ed azzurri verso Fratelli d’Italia può però far comprendere le ragioni delle proposte di Berlusconi, ma non è imponendo una casacca comune che si superano i motivi di fondo di questi travasi che sono di solito basati più su situazioni personali che per motivazioni politiche.

C’è infatti un controsenso profondo da sanare: i programmi elettorali dei tre partiti (e loro satelliti) sono in gran parte sovrapponibili e questo darebbe effettivamente forza ad una fusione, ma ragioni “di sangue” comunque la renderanno indigeribile a una parte dei singoli elettorati.

La credibilità di Berlusconi negli apparati dei partiti-partner è ai minimi, quella della Meloni in crescendo, Salvini sta giocando (bene) il difficile ruolo di oppositore (o almeno di critico) all’interno del governo obbligandolo a qualche tensione con gli alleati a Palazzo Chigi pur di sottolineare la sua visibilità, quella che invece Forza Italia ha fatalmente man mano perso per strada.

Al concreto, infatti, chi sarebbe il leader del nuovo schieramento? Berlusconi potrebbe accontentarsi di una presidenza onoraria, ma il derby vero per il ruolo di leader tra Salvini e Giorgia Meloni è appena cominciato e si rafforza man mano che la credibilità della leader di FdI cresce nell’elettorato.

Difficile pensare che l’una accetti il premierato dell’altro e viceversa.

Contano infatti percorsi antichi e diversi che mi portano a pensare come per il bene della coalizione sia molto meglio un patto federativo piuttosto che una unificazione, anche sulla base dell’esperienza che portò al “Popolo delle Libertà”, abortito tentativo di una fusione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale.

La prima sopravvisse grazie al suo leader, l’altra morì con il tramonto di Fini creato anche dall’ “affare Montecarlo” adeguatamente pompato per mesi dalla stampa berlusconiana.

Forse – per il bene del centro-destra italiano – il processo dovrebbe essere affrontato al contrario: prima una definizione chiara di progetti, programmi e priorità e poi il “patto federativo” (che è già nei fatti) per le coalizioni a livello locale e regionale con candidature comuni nei collegi uninominali ma con liste diverse – pur collegate -  in quota proporzionale alle prossime elezioni politiche.

Utile metodo per raccogliere le diverse sensibilità elettorali, “fare il pieno” di consensi e poi cercare (e non sarà facile) di governare insieme.

 

FEDEZ E ZAN

Il signor Fedez sul decreto Zan mi ha scocciato, mi offende, urta quotidianamente i miei sentimenti di cristiano, mischia i soldi con i principi e lo fa a solo scopo auto-pubblicitario, considero idioti quelli che gli vanno dietro senza accorgersi di come vengono strumentalizzati.

Fedez nel mio intimo mi dà proprio fastidio, eppure siamo in democrazia e quindi devo comunque rispettarlo e sopportarlo, come lui deve (dovrebbe) rispettare me e le mie opinioni. 

Se a questo punto io però aggiungessi che Fedez mi offende perchè omosessuale (nel senso che io lo fossi e qualcosa in quello che lui dice urtasse il mio essere omosessuale) allora ai sensi della potenziale legge Zan quella di Fedez sarebbe una offesa “discriminatoria” e quindi maggiormente perseguibile.

Ma se tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, anche quelli non omosessuali (per fortuna!), perché mi si dovrebbe IMPORRE addirittura una giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, perché si deve IMPORRE che la festeggi a scuola anche mio figlio o mio nipote?

E chi stabilisce il limite tra la mia libertà di espressione e l’offesa? Se dico “non mi piacciono gli omosessuali” (ovvero non mi esprimo in termini scurrili od offensivi, ma esprimo un concetto) perché posso essere considerato un discriminatore perseguibile? E che differenza c’è dal dire “Non mi piacciono gli juventini” oppure “Non mi piacciono i cinesi?” Sarei per questo un milanista razzista o un suprematista bianco?

Ma vi rendete conto in che pasticcio giuridico ci stiamo cacciando?  

Siamo partiti dal difendere il sacrosanto diritto di espressione degli omosessuali al voler privilegiare i diritti di qualcuno ai danni degli altri che (nella scuola, nella società, nei costumi) PUR MAGGIORANZA sarebbero obbligati ad adeguarsi: è inaccettabile, proprio perché siamo in democrazia e il decreto Zan mi sembra in evidente contrasto con la Costituzione.

 

SI AI RFERENDUM

Inizia la campagna referendaria sui referendum proposti dalla Lega per la riforma della giustizia.

Come prevedibile sono più le polemiche sui promotori (ovvero la Lega a braccetto con i Radicali, cui si sono aggiunti altri gruppi di centro-destra con FdI ancora incerto e il PD in evidente affanno) che sui singoli contenuti circa i quali, invece, occorrerebbe più attenzione perché credo siano del tutto condivisibili.

Qualcuno li legge come un atto di sfida alla Magistratura italiana e lo sono, ma proprio perché la Magistratura italiana ha assolutamente bisogno di una scossa, di una nuova credibilità e soprattutto del coraggio di guardare dentro sé stessa smettendola con le autoassoluzioni che ne minano la credibilità e la allontanano dai sentimenti e dalla fiducia degli italiani.

Che poi i referendum siano l’arma migliore per svegliarla è opinabile, perché in passato i magistrati sono sempre stati capaci di chiudersi a riccio e di depotenziare i cambiamenti referendari nonostante la chiara espressione di voto degli elettori, ma è indubbio che un SI ai referendum porterebbe a uno scossone comunque positivo.

Nel concreto – ed avremo tempo per parlarne – i referendum sono sei, ma i principali sono due.

Il primo riguarda la responsabilità civile dei magistrati. Oggi la legge prevede che un cittadino danneggiato da una sentenza possa rivalersi contro lo stato, ma non possa chiamare in causa direttamente il magistrato che in pratica non risponde mai degli errori commessi, a volte clamorosi e nati da disattenzione e incuria.