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Il 20 giugno 2009 come nuovo sindaco prendevo la parola al sacrario di Fondotoce dove nel 1944 erano stati uccisi 42 partigiani, C’era tensione e ci furono fischi e proteste.
Questo è stato il mio primo discorso da sindaco.

Cittadine cittadini, autorità tutte,

è con indubbia emozione che prendo per la prima volta ufficialmente la parola come nuovo sindaco di Verbania, soprattutto perché avviene in questo luogo che rappresenta  il simbolo più alto della nostra città .
Sono consapevole che la mia nuova veste possa non essere gradita a una parte dei presenti e rispetto il loro giudizio, ma vorrei che queste mie brevi parole siano interpretate  per quello che vogliono essere, ovvero un momento di riflessione, di ricordo, di rispetto assoluto per chi in questo luogo si è immolato per la libertà di tutti, in fondo anche perchè – rispettando una scelta democratica dei cittadini di Verbania – io possa essere qui oggi a rappresentarli come loro sindaco
Voglio così subito chiarire che proprio questo luogo ci fa capire come qualsiasi giudizio storico non possa prescindere dalla realtà di questo sacrificio, né può farci dimenticare il dramma e la violenza di quei giorni.
Qualcuno si è chiesto se ci sia da riscrivere la storia ma non c’è nulla da riscrivere perché questi nomi incisi sul granito sono una silenziosa testimonianza di fatti, di un evento che ci impone riflessione e rispetto.
Credo così che la mia elezione a sindaco abbia in qualche modo rappresentato anche una volontà da parte della maggioranza dei cittadini di Verbania non di chiudere o minimizzare un periodo storico, ma in qualche modo completarne il senso: oggi tutti crediamo nella avvenuta e completa riconciliazione nazionale dove non ci si divide più tra vincitori e vinti, ma si è rappresentanti di valori condivisi da tutti.
Possiamo forse trovare tra di noi delle differenze politiche o di giudizio, ma questi nomi ci ammoniscono che da tempo è giunta l’ora di guardare non alle divisioni e alle diversità, ma proprio – invece – ai valori condivisi. Cerchiamo tutti di capire quali siano gli elementi di unità di un popolo rispetto alle contrapposizioni e scopriremo che quegli ideali e valori di libertà, di democrazia, di rispetto reciproco sono ormai diventati patrimonio di tutti.
Ecco infatti la grande, silenziosa lezione che ci viene impartita da questi e da tanti altri nomi di italiani morti in quegli anni in tante, troppe località della nostra terra: non sia mai più guerra tra italiani, mai più dittatura, mai più discriminazione politica o odio razziale.
Tutti i morti vanno ricordati con pietà, rispetto e commozione – anche quelli che caddero sull’altra barricata - perchè soprattutto dobbiamo capire come  fosse difficile fare una scelta per tanti giovani di quegli anni cresciuti  spesso senza termini di confronto, ma il tempo non appiattisce le responsabilità storiche di un conflitto: Singoli episodi potranno essere più o meno interpretati nel loro evolversi, ma la sostanza non cambia e non può cambiare: qui a Fondotoce - come in tanti altri luoghi - sono morti italiani per la libertà di tutti, per la nostra libertà.
Sia allora riconciliazione vera nei cuori, sia il superamento di contrapposizioni antiche con una parola di pace, di rispetto e non di divisione. Tutti insieme impegniamoci piuttosto anche – e soprattutto - a ricordare questo eccidio di 65 anni fa comportandoci bene e con onore, volendo bene alla nostra patria, alla nostra terra, alla nostra città facendo quindi il nostro dovere con onestà, impegno e spirito di sacrificio.
Soprattutto – e concludo - cerchiamo di far crescere i giovani di oggi nel ricordo di chi è morto a Fondotoce, ma non con parole scontate o per una rituale commemorazione, ma dando ciascuno il nostro esempio ed impegno personale  ogni giorno, soprattutto perché il valore della libertà non sia mai considerata una cosa scontata. Quando una cosa è data per scontata sembra senza valore, ma quando invece è ottenuta con il sacrificio allora il suo valore  è grande.

Impegniamoci a far capire ai giovani di oggi che i diritti non esistono se non sono coniugati insieme ai doveri e che l’orgoglio di essere cittadini – come di rappresentarli - non c’è e non ci può essere senza la difesa di tutte le libertà politiche e sociali.
Questo è allora il più alto insegnamento che può venirci da questo luogo ed è un insegnamento che non appassisce negli anni, anzi, perché il sacrificio di quei giovani di 65 anni fa - insieme a tanti loro coetanei morti su tutti i fronti di guerra e in tutti i luoghi, con divise di troppi paesi e spesso – purtroppo – del loro stesso paese, oppure di ragazzi senza divisa e con le scarpe rotte ai piedi, o giovani che morirono o furono fatti prigionieri o semplicemente scomparvero nel gelo della steppa, in fondo al mare o nel pieno del deserto… ebbene, tutti loro hanno sacrificato sé stessi ma sappiano che quel tragico e spesso loro sconosciuto sacrificio è diventato pietra fondante di valori finalmente da tutti condivisi.

 
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