IL PUNTO n. 1042 del 17 aprile 2026
di MARCO ZACCHERA
Per
scrivermi o contattarmi: marco.zacchera@libero.it
Numeri
arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it
Parafrasando
Vannacci sembra proprio che il modo stia andando al contrario….
TRUMP, IL PAPA, LA GUERRA E LA MELONI
Chi avrebbe
mai detto - solo qualche mese fa - che proprio allontanandosi dall’ombra di
Trump Giorgia Meloni
avrebbe riguadagnato immediatamente “appeal” verso l’elettorato e che lo stesso
sarebbe avvenuto per Elly
Schlein che - prendendo le difese istituzionali della Premier -
avrebbe dimostrato un impensabile (veritiero?) ma comunque apprezzato spirito
di unità nazionale.
Cose che
capitano quando l’inquilino di turno alla Casa Bianca riesce in poche ore ad
offendere tutti e prendendosela perfino in modo becero con Papa Leone dimostrando
ignoranza ed arroganza, paragonandosi a Gesù
e allo Spirito Santo, ma suscitando anche un dibattito mondiale sul suo stato
di salute mentale, tanto che sul suo presunto “narcisismo maligno” fior di esperti pontificano
alla grande nei vari talk show.
Il
caleidoscopio della cronaca non lascia spazio al ragionamento quanto piuttosto
all’immaginazione visto appunto le quotidiane e contrastanti prese di posizioni
di Donald Trump
che stanno portando i repubblicani americani ad una temuta e grave débacle
elettorale a novembre, ma soprattutto stanno scompaginando l’economia mondiale
ed europea, gli equilibri con la Cina, le prospettive della NATO.
Addirittura
le esternazioni di Trump stanno aprendo vie d’uscita per lo stesso regime di
Teheran che ha intravisto grandi opportunità nelle spaccature che crescono tra
il presidente americano e i suoi (ex?) alleati, affamati di energia e spiazzati
dall’avvio di un conflitto del quale non erano stati neppure informati.
Certamente
l’Europa è più incerta che mai, presa in mezzo tra la crisi di
approvvigionamenti energetici e la volontà ufficiale di tenere chiusa la porta
con Mosca, con tutti i governi in grande difficoltà a mantenere la loro stessa
stabilità economica messa a rischio da una inflazione incombente di cui Trump è
diretto responsabile.
Sul piano
interno le parolacce di Trump verso il Papa hanno dato invece alla Meloni una
provvidenziale possibilità di smarcarsi in modo molto visibile da una vicinanza
diventata troppo ingombrante e pericolosa sul piano elettorale e che – dopo il
caso del divieto all’uso della base americana di Sigonella – ribadisce una
posizione di “franca amicizia” verso gli USA, ma di accentuato distinguo verso
le “mattane” e le prese di posizione del suo presidente.
Dopo alcune
settimane post-referendum decisamente pesanti, Giorgia Meloni esce così
rifrancata nel rapporto (ed apprezzamento) con la pubblica opinione, anche
perché alle parole istituzionali della Schlein ha fatto rumore il successivo
disallineamento e gli incredibili “distinguo” delle altre forze di sinistra che
neppure in questa occasione hanno capito che la “realpolitik” imponeva un gesto
di fair play istituzionale.
Ho
apprezzato l’intervento di Elly Schlein alla Camera contro le stupide parole di
Trump e difendendo l’immagine istituzionale di Giorgia Meloni come presidente
del Consiglio italiano perché corrette ed istituzionali mentre è stato evidente l’imbarazzo di
Conte e i pregiudizi dell’estrema sinistra. Incredibile che proprio Renzi non
abbia colto l’attimo e si sia perso in incomprensibili distinguo.
Facile così
sottolineare come queste pesanti divergenze rimarchino ancora una volta le
profonde differenze e le contraddizioni intrinseche di un “campo largo” che in
queste condizioni non solo trova sempre maggiori difficoltà a consolidarsi, ma
nasce già in partenza con equivoci profondi e senza uscita.
Certamente
sarà imminente qualche
“Manifestazione unitaria per la Pace” che – come l’acqua calda – va bene per
accontentare tutti (estremisti e antagonisti compresi, che con violenti vari
non mancheranno) ma il nocciolo del problema di un’alleanza a
sinistra che non ha basi condivise - se non l’odio verso la destra e la Meloni
- resta tutto, ed è sempre più grave.
FUTURO INCERTO
Così come
resta il problema del futuro del mondo visto che - trascorse ormai sette
settimane dall’inizio di una guerra che per Trump “è andata benissimo” e
"finirà in 2 settimane" - tutti i nodi iraniani sono ancora sul
tappeto, ma intanto con gli Stretti chiusi e le petroliere bloccate.
Gli spazi
di manovra di Trump si riducono sempre di più, in modo inversamente
proporzionale al rischio di altri suoi colpi di testa con l’inasprirsi della
crisi in Iran e con lo scadere ormai prossimo delle due settimane di tregua
concordate per gli incontri (falliti) in Pakistan. La sensazione generale è che
gli USA ne escano male e sempre peggio da una crisi medio orientale da loro
stessi voluta, ma senza averne minimamente considerate le conseguenze.
Sullo
sfondo la Cina – accusata apertamente dal Washington Post di aiutare
militarmente l’Iran anche utilizzando satelliti-spia per colpire le forze
americane – che fino a qualche giorno fa poteva ufficialmente sembrare una
potenziale forza mediatrice e che ora non può più permettersi la chiusura del
passaggio di Hormuz.
Salvo forse
Israele - che ne ha approfittato per dare una forte spallata agli Hezbollah e
pur subendo attacchi diretti sul suo territorio – grazie a Trump in questa
crisi ci stanno così rimettendo tutti e soprattutto chi si è visto arrivare le
bombe sulla testa.
Vale anche
per gli oppositori al regime di Teheran per aiutare i quali la guerra è
cominciata e di cui non si parla più, anche perché le armi hanno fatto tacere
ogni dissenso e ogni mediazione e in fondo hanno sottolineato proprio la forza
di resistenza del regime degli ayatollah.
DOPO ORBAN, L’UNGHERIA DAVVERO CAMBIERA’?
Come
previsto Orban
ha perso le elezioni in Ungheria e il nuovo astro nascente, immediatamente
“adottato” da sinistra e Bruxelles, è Peter
Magyar.
Pochi hanno
però sottolineato che Mayar era fino all’altro ieri dello stesso partito di
Orban ed è cresciuto nella sua ombra, che la ex moglie era ministro della
Giustizia (dimessasi per uno scandalo 2 anni fa). Certamente ha vinto
l’alleanza “Tisza”,
ma era un cartello elettorale anti-Orban, non un partito politico ed infatti
tutto il resto dell’opposizione è sparita (salvo l’estrema destra più
estremista ancora di Orban). Ufficialmente non c’è più un deputato di
sinistra, nè di centro, verde, socialista o radicale. Tutti confluiti in
“Tisza” dove però le tante anime rischiano di farla collassare subito. E
vedremo cosa farà davvero Magyar sul problema Ucraina il giorno dopo che
Bruxelles avrà riaperto i rubinetti per Budapest, ingiustamente chiusi per
danneggiare Orban. La Von
der Leyen esulta, la sinistra pure ma io c,nsiglierei più
prudenza…
C’è poi il
caso di Ilaria Salis,
la pasionaria rossa “repressa” da Orban e per questo (per un solo voto di
,argine) “graziata” dal Parlamento Europeo che le ha concesso l’immunità
nonostante le documentate accuse per atti violenti. Adesso che l’Ungheria è
“libera” perché non ha il coraggio di farsi processare?
GAS RUSSO
Claudio
Descalzi è l’amministratore delegato dell’ENI, in carica ha attraversato
più governi e da sempre è senza peli sulla lingua. Ha sostenuto sfidando
l'impopolarità che l'Unione Europea – vista l’emergenza energetica -
dovrebbe cancellare il divieto di importazione di gas dalla Russia per
proteggersi dalla perdita delle forniture dal golfo Persico.
Anche il
suo predecessore, Franco
Bernabè, ha espresso la stessa posizione.
Prima che
la Russia invadesse l’Ucraina, l’Unione europea dipendeva da Mosca per oltre il
40 per cento delle importazioni di gas naturale; l’anno scorso (nonostante le
chiacchiere e l’embargo ufficiale) la quota russa sul totale degli
approvvigionamenti comunitari è sì scesa ad un terzo, ma è stata comunque pur
sempre di 41 miliardi
di metri cubi.
Gli
acquisti, però, per ordini politici dovrebbero azzerarsi entro il 2027 il che
significa che, soprattutto per la crisi iraniana e la distruzione delle
raffinerie in Qatar, saremo al disastro, visto anche che il gas americano
offerto da Trump costa il doppio di quello russo.
Sull’
argomento non capisco la rigidità della Meloni visto soprattutto che, in
realtà, diversi paesi membri dell’Unione Europea comprano comunque il gas
russo ed anzi hanno già aumentato, zitti zitti, le loro importazioni (+17% nei
primi 3 mesi del 2026).
Oltretutto
l’Italia era il paese che importava più gas dal Qatar e secondo Descalzi, il
blocco dello stretto di Hormuz causerà in ogni caso per il nostro paese, un
“buco” negli approvvigionamenti di Gnl da 6,5 miliardi di metri cubi, se anche
la guerra finisse subito.
Una carenza
che si spera coprire (a maggior prezzo) con acquisti dagli Stati Uniti e
da Nigeria, Congo e Angola, comunque paesi “instabili”. Descalzi, però, ha
fatto notare che il problema più serio è quello delle forniture di jet fuel (il
combustibile per aerei) che finirà tra 3 settimane e che a rischio sono anche
le forniture di gasolio, il carburante più utilizzato per l’agricoltura e il
trasporto delle merci.
Forse è ora
che l’UE faccia un bagno di umiltà, strategia e prudenza visto che tanto Putin
il gas lo vende lo stesso ai nostri concorrenti e - grazie a Trump - visti i
prezzi adesso sta guadagnando un sacco di soldi più di prima, finanziando
meglio la sua guerra in Ucraina. Restiamo noi, con il cerino (spento) in
mano.
I FINTI DEMOCRATICI (ANTI) FASCISTI
Sabato
18 aprile alle 17.30 presso il salone della Società Operaia di Verbania Intra
in Via De Bonis, Caio Mussolini (che sembrerebbe essere un pronipote del Duce)
presenterà il suo libro “Mussolini e il fascismo” su invito dell’associazione
Cultura & Tradizione.
Apriti o
cielo: ad 83 anni dalla caduta del regime i “democratici” di Verbania sono in
subbuglio “Ferma ed inaccettabile condanna” (di presentare un libro!) da parte
del Partito Democratico, della Alleanza dei Verdi e Sinistra, dei 5 Stelle, di
“Verbania è a sinistra”, dell’associazione “Volt”, di “Idea Socialista”
ecc.ecc. che in un comunicato stigmatizzano la concessione della sala.
Non ho
letto il libro e non posso storicamente giudicarlo, ma è mai possibile che la
tanto decantata “sensibilità democratica” di costoro si riduca e protestare
anche per la presentazione di un libro? Mi sembra del tutto assurdo,
forse che la democrazia non nasce innanzitutto dal pluralismo di idee ed
opinioni?
INQUINAMENTO
Secondo i
ricercatori della Queen Mary University di Londra i bombardamenti in Medio
Oriente nelle sole prime 2 settimane di conflitto in Iran, Libano ed Israele
oltre a migliaia di vittime e danni incalcolabili hanno provocato l’emissione
di oltre 5 milioni di tonnellate di CO2, pari all’inquinamento annuo di 1,3
milioni di autoveicoli a benzina e diesel, con ricadute di piogge acide
pericolose per l’uomo e l’agricoltura.
BUONA SETTIMANA A TUTTI ! MARCO ZACCHERA



Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.
Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo- mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.
Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.
Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi. Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.
Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.