IL PUNTO n. 1049 del 5 giugno 2026
di MARCO ZACCHERA
Per
scrivermi o contattarmi: marco.zacchera@libero.it
Numeri
arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it
Mi sembra
un po' ipocrita il presidente Mattarella quando
ribadisce che “l’Italia è contro la guerra” e poi si vorrebbero aumentare in
modo esponenziale le spese militari soprattutto per obbedire all’Europa. E’
giusto difendersi ed aggiornare le nostre forze armate, ma senza vedere
“aggressioni” anche quando non ci sono pur di giustificare le nuove spese.
Ha fatto
bene la Meloni a sottolineare come “Non
possiamo chiedere agli italiani di aumentare le spese militari e poi non avere
i fondi per intervenire in campo energetico o per i servizi sociali” . Un
equilibrio necessario e se l’Europa non vuole coglierlo, l’Italia tenga duro
(intanto ci sono stati concessi 14 miliardi per contenere in parte le
spese energetiche) e vedrete che altri paesi la seguiranno.
Assurdo poi
che Berlino e Bruxelles vogliano associare l’Ucraina nella UE quando NON ne ha
assolutamente i parametri e i requisiti e soprattutto quando ci sono altre
nazioni “pronte” da anni (come Serbia ed Albania) che restano in lista
d’attesa. Cominci l’Ucraina a diventare più democratica e a ridurre la
corruzione generalizzata (vertici compresi) e solo poi ne potremo parlare.
Se la Meloni e Salvini vogliono
recuperare voti (anche rispetto a Vannacci) si
impegnino di più su questi temi e vedrete che i voti arriveranno.
IL SOGNO: UNA INFORMAZIONE CORRETTA
Vorrei che
in Italia ci fosse una informazione più completa e più corretta, separando
sempre i fatti dalle opinioni.
Ma poi
bisogna intervenire, almeno sui casi più eclatanti Per esempio la Procura di
Milano ha testualmente dichiarato per il “caso Minetti” che “Dagli accertamenti svolti risulta che i
fatti riportati nelle notizie di stampa e dalle quali ha tratto origine
un supplemento di verifiche, non corrispondono al vero” Ergo
il “Fatto Quotidiano” ha raccontato balle (oltre 50 articoli fondati sul nulla,
ripresi poi da tutta la stampa italiana), le richieste del PD (vedi la Serrachiani) e del M5S
per le dimissioni di Nordio
non avevano alcun senso, ma anche Ranucci
a Report e la Berlinguer
a “Carta Bianca” hanno raccontato pettegolezzi e non verità.
Da iscritto
all’Ordine dei giornalisti mi chiedo perché l’Ordine non sia ancora intervenuto
con un atto formale di censura perché non si può diffamare impunemente tutti
(tra l’altro anche il Presidente della Repubblica) senza pagarne le
conseguenze.
Anche in
politica estera servirebbe ben più trasparenza. Per esempio della situazione di Gaza non parla praticamente
più nessuno, così come del drone (russo?) caduto la scorsa
settimana sulla Romania. Titoli da pre-guerra, NATO mobilitata, dichiarazioni
di fuoco, ma era poi davvero russo quel drone o no, oppure “dirottato”
dall’Ucraina? Mai una risposta chiara!
Sarà pura
coincidenza, ma poche ore dopo - e -con toni isterici d’allarme è stato
chiuso l’aeroporto di Monaco di Baviera per un “possibile drone russo” che però
nessuno ha visto, intercettato, abbattuto, confermato. Era già successo in
Norvegia, a Bruxelles, a Copenaghen, a Francoforte e su altri aeroporti
tedeschi: non saranno gli UFO?
Perchè
altrimenti Appare strano che qualcosa parta dalla Russia e sorvoli la
Germania e mezza Europa senza che se ne accorga nessuno, oppure è invece solo
una guerra psicologica per “costruire” un nemico, angosciare l’opinione
pubblica e giustificare nuove spese militari?
Sono
esempi, ma ogni giorno c’è un tema che viene lanciato e poi presto sparisce, si
dissolve, lasciando il lettore o l’ascoltatore incerto sulla sua verità.
P.S. A
proposito di indipendenza televisiva, Enrico
Mentana ha convenuto e confermato (e sembrava perfino
compiaciuto) che sì, “La 7” è diventata formalmente una rete di opposizione al
governo. Meno male che almeno c’è stata un po' di chiarezza, ma la stessa
chiarezza servirebbe anche sui fondi per la gestione del resto dell’impero
editoriale di Cairo
(padrone di “La 7” come del Corriere della Sera e di tante altre testate), per
il quale -“par condicio”! - si dovrebbe usare lo stesso metro di indagine e di
giudizio che valeva per Silvio
Berlusconi.
TERRORE
Ma è
ammissibile che due pakistani uccidano quattro connazionali facendoli bruciare
vivi in un’auto lungo una strada statale in pieno pomeriggio e senza che
nessuno si fermi?
In quelle
zone dove comanda il “caporalato” più disumano chi sono i responsabili dei
controlli sulla sicurezza del lavoro e perché non vengono inquisiti anche loro
per corresponsabilità? Servono ispezioni più severe e arresti per sfruttamento,
basta tolleranza e connivenze!
Ma questo
episodio riapre un tema che NON si vuole affrontare, perché dovremmo chiederci
come mai quei poveracci fossero lì ad essere trattati come schiavi e chi li ha
portati.
UNA VOLTA
DI PIU’ SE ENTRI IN REGOLA POI HAI I TUOI DIRITTI. MA SE SEI ENTRATO
CLANDESTINO SEI SFRUTTATO. Facciamo emergere questo mondo di sfruttamento e
sradichiamolo, non solo per la sicurezza collettiva ma innanzitutto per la
dignità delle persone, MA SERVONO REGOLE ALLE FRONTIERE, NON L’ ASSURDO “AVANTI
TUTTI!” VOLUTO DALLA SINISTRA.
Intanto
l’Europa, dopo tre anni, ha dato completamente ragione al governo per i centri
temporanei in Albania, un modo concreto per selezionare gli arrivi. I magistrati e i
politici che l' hanno ferocemente combattuto, ostacolato e non applicato quelle
norme non hanno nulla da rimproverare alla propria coscienza?
MONARCHIA: QUEI MORTI DIMENTICATI DI 80 ANNI FA
Nel momento
in cui si festeggia l’80° anniversario della Repubblica - e proprio perché
ormai più nessuno la mette in discussione - un paese maturo e libero dai
pregiudizi dovrebbe avere il coraggio di aprire tutti i libri di storia e
ricordare, per esempio, anche i molti italiani monarchici che furono uccisi in
quei giorni.
Pagine di
storia dimenticata, ma con episodi fondamentali per leggere gli eventi
successivi, a cominciare dalla improvvisa ed inaspettata decisione di re
Umberto II di lasciare Roma per l’esilio in Portogallo senza che ancora fosse
stata proclamata la Repubblica e proprio per evitare altri scontri.
Una figura
storica quella di re Umberto che meriterebbe più attenzione e rispetto, non fosse
anche per questa rinuncia volontaria al trono senza la quale il paese, appena
uscito da una guerra civile spaventosa, avrebbe potuto lacerarsi ancora di più.
Tra l’altro
la decisione del Re, maturata in poche ore, bloccò sul nascere una
questione giuridica fondamentale circa la regolarità del referendum, visto che
- se è vero che ufficialmente i voti repubblicani furono quasi due milioni di
più di quelli monarchici - molti italiani non poterono votare (si pensi a
Trieste, alle province dalmate ancora formalmente italiane e a parte della
Venezia Giulia, occupata dagli alleati), ma anche ai prigionieri di guerra non
ancora rientrati in patria e soprattutto a moltissimi “non iscritti” perché
forzatamente lontani dalla propria residenza.
Ad agitare
le acque fu infatti in quei giorni la questione del “quorum” ovvero che per
molti giuristi – tenuto conto del testo della legge istitutiva del referendum -
non bastava che una delle due opzioni istituzionali avesse più voti dell’altra
se questi (come avvenne) non rappresentavano la maggioranza dei votanti
includendo nei conteggi anche le schede bianche e quelle nulle. Una questione
che avrebbe potuto andare avanti per mesi squassando il paese senza il gesto di
Umberto, impressionato anche da quanto avvenuto a Napoli.
Nella città
partenopea, infatti, dove l’83% degli elettori aveva votato per la monarchia
(comunque risultata maggioranza in tutto il Mezzogiorno) subito dopo il voto
iniziarono violenti scontri, anche per l’infelice scelta dell’allora ministro
dell’interno – il socialista Romita – di inviare in città per mantenere
l’ordine pubblico migliaia di “poliziotti ausiliari”, ovvero partigiani del
nord provvisoriamente assunti ed aggregati nella Pubblica Sicurezza.
Gli
incidenti più gravi avvennero l’11 giugno 1946 in Via Medina durante un corteo
monarchico che protestava perché al balcone della sede del PCI (Partito
Comunista Italiano) oltre all’ emblema con la falce e martello era stata già
esposta la bandiera tricolore senza lo stemma sabaudo. La polizia sparò ad
altezza d’uomo per disperdere la folla e nove dimostranti monarchici rimasero
sul terreno, oltre ad un centinaio di feriti colpiti la maggior parte da colpi
di mitra degli agenti.
Questi
gravissimi incidenti (che erano stati preceduti già nei giorni precedenti da
altri scontri che solo a Napoli avevano già provocato tre morti, tutti
monarchici) suscitarono ulteriori tensioni in tutto il paese, mentre ancora non
erano stati pubblicati ufficialmente i risultati del referendum che – dopo un
inizio dello spoglio in cui per due giorni sembrava avesse vinto la monarchia –
improvvisamente segnarono un ribaltamento di fronte e con la Repubblica che
infine prevalse, pur con vivaci accuse di brogli da parte dei comitati
monarchici.
Mentre la
Corte di Cassazione tardava a comunicare i risultati (lo fece solo il 18
giugno, ma limitandosi a dar conto dei voti nelle varie circoscrizioni e senza
mai proclamare la vittoria repubblicana), il governo in carica presieduto da
Alcide De Gasperi (dichiaratamente monarchico, anche se la DC aveva lasciato
libertà di voto) sembrava incapace di mantenere l’ordine pubblico, tanto più
che la componente governativa comunista e socialista minacciava di scendere
apertamente in piazza se non fosse stata dichiarata subito la repubblica.
Davanti a
questa situazione di tensione estrema Re Umberto decise il 13 giugno di
lasciare la capitale con un preavviso di poche ore e consegnando proprio a De
Gasperi l’interim di “Capo dello Stato” per evitare ulteriori spargimenti di
sangue e, di fatto, favorendo la transizione.
Pagine di
storia che nessuno ricorda più e che invece fanno parte comunque della nostra
storia, quella di un’Italia che fu davvero ad un passo, proprio 80 anni fa, dal
veder riaccendersi un’altra guerra fratricida.
FAMIGLIE
Ci rendiamo
conto che nessuno si era accorto del terrore che si viveva da mesi in quella
casa di Bordighera dove è stata seviziata ed uccisa una bambina di due anni
mentre l’accanimento giudiziario sulla “famiglia del bosco” continua
implacabile?
BUONA SETTIMANA A TUTTI Marco Zacchera



Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.
Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo- mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.
Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.
Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi. Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.
Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.