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IL PUNTO di MARCO ZACCHERA



IL PUNTO n. 1038 del 20 marzo 2026

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

 

Ai lettori: attenzione. Molti provider (google, yahoo, libero ecc.) stanno cambiando le regole per l’invio di newsletter come questa (di fatto boicottandole, salvo costosi abbonamenti) ed è quindi possibile che il vostro indirizzo “sparisca”, così come a volte “ritornano” indirizzi precedentemente sospesi. Se questa settimana ricevete IL PUNTO dopo un certo periodo e la cosa vi fa piacere, per favore comunicatemelo. Se invece non lo riceveste più in futuro contattatemi per segnalarmelo e comunque potete sempre  leggerlo sul mio sito www.marcozacchera.it

 

REFERENDUM: LA RISSA NON AIUTA

La campagna referendaria finisce con insulti e accuse reciproche come era cominciata, trasformandosi di fatto in un voto pro o contro Giorgia Meloni e senza andare spesso nel merito della questione. Onore al merito, quindi, non certo al ministro Nordio e alla sua collaboratrice Bartolozzi che hanno sicuramente fatto fare brutta figura al SI, ma a quelle persone – soprattutto di sinistra – che voteranno secondo coscienza e non hanno cambiato idea per fini meramente politico-elettorali come hanno fatto invece - almeno ufficialmente - il Partito Democratico e il M5S, anche se parte dei loro elettori  secondo i sondaggi  voteranno comunque SI.

Persone serie che hanno spiegato perché rimangano fedeli alla scelta di fondo per una separazione delle carriere e ad una necessaria riforma del CSM. Alludo a Giuseppe Pisapia, Augusto Barbera (4 volte parlamentare del PD, ministro, ma soprattutto ex presidente della Corte Costituzionale) oppure a Cesare Salvi, Marco Minniti, Stefano Ceccanti, Paola Concia, Claudio Petruccioli, Nicola La Torre, Arturo Parisi e tanti altri.

Cui sono poi stati casi eclatanti come quello di Paolo Mieli che - poiché vota SI - è stato addirittura zittito in studio dall’ineffabile Lilli Gruber, preconcetta conduttrice che è diventata l’emblema della esasperata faziosità de LA 7, una TV schierata per il NO in tutte le sue trasmissioni, senza alcun rispetto per la “par condicio” elettorale.  

Sono tornato fiducioso sul risultato finale perché incontro molta gente che non ha bisogno di essere convinta anche se per certi media conta di più la notizia di un cantante o un attore schierato per il NO che non – per esempio - l’appello motivato per il SI di 160 professori universitari romani che - con molta pacatezza - spiegano il perché del loro voto favorevole.

Comunque vada il referendum, alla fine la Giustizia italiana sarà più spaccata di prima con l’aggravante che troppi magistrati sono scesi in campo (di solito per il NO, difendendo così la propria “casta”) senza considerare che - quando saranno d’ora in poi chiamati a giudicare o a inquisire - per molti cittadini apertamente schieratisi per il SI rimarrà il sospetto di un loro preconcetto, un po' come avviene per molte sentenze in cui appare chiaro l’orientamento politico del giudice: la realtà è difficile da negare.

D'altronde anche a VERBANIA il Procuratore della Repubblica è ufficialmente sceso in campo per il NO e in tribunale per settimane è stata (ed è) affissa propaganda sempre (e solo) per il NO. Ma almeno in un tribunale dove “la legge è (o dovrebbe essere) uguale per tutti” non si doveva evitare di trasformarlo in un luogo di propaganda elettorale? Un motivo in più – almeno per me – per sostenere l’assoluta necessità di votare SI al referendum di domenica e lunedì.

 

PETROLIO E GAS: INCONGRUENZE EUROPEE

Putin è cattivo, cattivissimo e sicuramente è un aggressore e quindi - da quattro anni - la Russia è colpita da sempre più stringenti sanzioni economiche, soprattutto in campo energetico e con l’Europa che però paga di conseguenza un prezzo altissimo per questa sua nobile scelta.

Poi arriva Trump che inizia in Iran una guerra senza neppure avvisare (salvo poi lamentarsi della freddezza degli alleati), scatena la crisi energetica ed è il primo a riaprire gli acquisti di gas dalla Russia. In mezzo resta l’Europa che testardamente è invece inflessibile: “No al gas e al petrolio russo!”, così lo paghiamo il doppio comprandolo direttamente dagli americani che ce lo consegnano, ma che a loro volta lo comprano dai russi a basso prezzo: fantastico!

A me sembra davvero una follia almeno non discuterne più a fondo e senza preconcetti, visto che solo i paracarri non riflettono e restano immobili e questo vale sia per la questione gas che per la guerra in Ucraina che dopo 4 anni resta senza sbocco.

Intanto una petroliera russa, colpita da un drone probabilmente ucraino, va alla deriva nel Mediterraneo con gravissimi rischi ambientali. Nessuno che ci dica chiaramente chi ha sparato (perché se sono stati gli ucraini è sempre comodo tacere, vedi distruzione del gasdotto baltico), anche perché comunque facciamo finta di non vedere e di non sapere cosa trasportino queste navi russe in giro per il mondo.

Morale: Grazie all’aumento dei prezzi petroliferi che esporta, Putin sta guadagnando dalla guerra nel Golfo oltre UN MILIARDO DI DOLLARI LA SETTIMANA autofinanziando così agevolmente la sua guerra in Ucraina contro di noi e vendendo il petrolio a tutti salvo che – almeno ufficialmente – all’Europa, che però poi lo compra sottobanco.

Se tutto ciò non sia una vera ipocrisia e totale autolesionismo, ditemi voi.

 

STOP ALLE SPECULAZIONI SU BENZINA E DIESEL

Al distributore di benzina in cui di solito faccio il pieno il carico dell’autobotte arriva il martedì.

Ma la scorsa settimana i prezzi del gasolio sono cambiati fino a 3 volte in un giorno (sempre al rialzo) pur vendendo sempre lo stesso gasolio della medesima cisterna, quello comprato ai prezzi del martedì precedente ovvero prima dell’inizio della guerra in IRAN. Speculazione pura, ignobile, indisturbata. Capisco aumentare i prezzi quando aumenta il costo della fornitura, ma non è corretto farlo “in anticipo” e invece, ormai da tre settimane, vediamo casi assurdi e purtroppo nessun serio e concreto intervento governativo. Anche perché i prezzi vengono sempre aumentati di colpo, ma poi scendono molto, molto lentamente anche quando calano le quotazioni internazionali. Di più: avete notato come si muovono allo stesso modo “fluttuando” tutti insieme nella stessa zona? E’ evidente un accordo (vietato) tra distributori e questo non va bene, la Guardia di Finanza dovrebbe controllare meglio queste manovre, così come il balzo del prezzo del gasolio non ha alcuna ragione rispetto a quello  alla benzina: è una speculazione nella speculazione, ma con conseguenze gravissime per il trasporto delle merci e che genererà inflazione ed aumento di tutti i prezzi, anche quelli che non c’entrano con la crisi petrolifera. .

Per questo non capisco perchè il governo non sia intervenuto subito e duramente contro le compagnie petrolifere che hanno spudoratamente speculato sulla crisi. Una occasione persa per dimostrare fermezza e soprattutto di non essere succubi di nessuno.

 

OLIMPIADI: BILANCIO E TRISTEZZE

Con la chiusura dei giochi paraolimpici si è chiusa la doppia edizione italiana delle Olimpiadi invernali che hanno dato una bella immagine dell’Italia nel mondo sia per l’organizzazione che i risultati.

Tendiamo a dimenticarci subito quando le cose vanno bene, eppure non è stato facile organizzare tutto e prevenire i problemi sia nel campo della sicurezza digitale che durante le manifestazioni.

Sono restate le polemiche sulla partecipazione degli atleti russi e bielorussi alle Para-olimpiadi, così come ogni volta che si disputano i giochi ci sono paesi in “lista nera” cui è vietato partecipare. Eppure lo sport dovrebbe unire e non dividere e chi si prende il diritto di decidere tra buoni e cattivi dimentica che le Olimpiadi sono sempre state un simbolo di pace, addirittura sospendendo le guerre - come avveniva nell’antichità - proprio per permetterne la disputa. Abbiamo tutti un assoluto bisogno di vero “spirito olimpico” e non ce rendiamo conto.

 

UNGHERIA: ORBAN SCONFITTO?

Con ogni probabilità le elezioni del 12 aprile segneranno la fine del governo di Orban in Ungheria, con grande sollievo dei vertici UE. Tutti i partiti di opposizione infatti sono praticamente confluiti in un solo movimento, Tisza, guidato dal giovane leader Peter Magyar. Tisza è un partito sostanzialmente di destra, ma più moderato e soprattutto filo-europeo. 

Magyar è largamente in testa nei sondaggi, sostiene che dietro Orban ci siano Putin e la Russia, ma sicuramente dietro di lui ci sono i soldi di Soros e soprattutto di Bruxelles che ha bloccato negli ultimi mesi molti fondi ungheresi pur di favorire l’allontanamento di Orban che guida l’Ungheria da oltre 12 anni. E’ chiaro che Bruxelles vorrebbe eliminare un personaggio scomodo, ma la questione è quali debbano o possano essere i limiti dell’ingerenza dell’UE nella politica e nelle elezioni dei singoli stati membri. Non è comunque una novità: ricordate cosa è successo in Romania l’anno scorso con l’incredibile annullamento dell’intero turno elettorale perché i risultati non erano in linea con le speranze della UE? Libertà e voti apertamente calpestati, ma a Bruxelles quando gli conviene va bene così.   

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI !                                   Marco Zacchera

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IL PUNTO VIRTUALE

Ho chiesto all’intelligenza artificiale: “Scrivimi un articolo per IL PUNTO sul referendum alla luce e con lo stile di quanto ho scritto in argomento nei numeri precedenti”. Nessuna altra indicazione, nessun altro suggerimento: in 5 secondi mi è arrivato questo articolo

 

Giustizia: il SÌ come atto di coraggio politico

Sul referendum della giustizia non sono più possibili ambiguità. Qui non è in gioco una riforma tecnica, ma una scelta di campo: o si sta dalla parte dei cittadini o dalla parte di un sistema che si è chiuso su sè stesso. Votare SÌ significa dire con chiarezza che la giustizia italiana, così com’è, non funziona. Non funziona nei tempi, non funziona nella percezione di imparzialità, non funziona nel rapporto tra potere giudiziario e responsabilità. Negarlo è un atto di convenienza politica, non di onestà intellettuale. Per anni si è sostenuto che qualunque intervento fosse un “attacco alla magistratura”. È una narrazione falsa e strumentale. Il vero attacco alla magistratura è lasciarla prigioniera delle sue correnti, delle sue carriere opache, della mancanza di controlli reali. Un potere senza contrappesi non è indipendente: è autoreferenziale. Il SÌ è una scelta politica forte perché rompe questo tabù. Dice che la separazione delle funzioni, la responsabilità dei magistrati, la fine delle degenerazioni correntizie non sono concessioni, ma doveri in uno Stato di diritto. Dice che la giustizia deve servire il Paese, non governarlo. Chi invita all’astensione o al NO difende un equilibrio che ha prodotto ingiustizie, processi infiniti, carriere decise nei corridoi e non nei tribunali. È la difesa di un potere che non accetta di essere valutato, come ogni altro potere democratico. Votare SÌ è un atto di rottura, ma anche di ricostruzione. È scegliere una giustizia più credibile, più sobria, più giusta davvero. È affermare che la legalità non si tutela con l’immunità, ma con regole chiare e uguali per tutti. Su questo referendum non esistono mezze misure. Il SÌ è la scelta di chi non ha paura di riformare. Il SÌ è la scelta di chi crede nello Stato, non nei suoi privilegi.

E’ un testo che sembra perfetto, ma allora chi me lo fa fare di qualche volta perdere le notti per scrivere  “IL PUNTO” ? Sono un po' preoccupato…   

CHI SONO....

Quando mi capita di raccontare…
Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze..... (continua)
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Archivio STORICO de IL PUNTO di MARCO ZACCHERA
Il NUOVO LIBRO di MARCO ZACCHERA.....


E’ uscito un mio nuovo libro  “ GENTE DI LAGO: storie e racconti  del Lago Maggiore”
In 164 pagine - tutte a colori - ricordi, personaggi, storie e curiosità della zona del Lago Maggiore e delle sue valli, insieme ad oltre un centinaio di foto storiche, quasi tutte inedite. Una testimonianza interessante della vita sulle rive del Verbano in tempi quasi dimenticati, un omaggio a chi è venuto prima di noi.
Il volume è firmato anche da Carlo Alessandro Pisoni, Ivan Spadoni e altri autori locali che con quest’opera hanno voluto riprendere il successo di “NELLE RETI DEL TEMPO”, una raccolta di foto e testi storici uscita oltre 10 anni fa ed oggi introvabile.
GENTE DI LAGO è in vendita al pubblico a 18 euro, ma i lettori de IL PUNTO possono richiedermi direttamente il libro – se lo desiderano con dedica! - al prezzo ridotto di 16 euro (spese di spedizione comprese) o di 15 euro ciascuna se verranno richieste almeno 2 copie.
Il volume va richiesto direttamente a marco.zacchera@libero.it ricordando di comunicare sempre il proprio INDIRIZZO POSTALE PER LA SPEDIZIONE.
Un bel regalo, per esempio, in vista del prossimo Natale…
 
Marco Zacchera
PUBBLICAZIONE di MARCO ZACCHERA.....


 
L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE ?
 
Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed Immigrazione
 
 
(dall’introduzione..)
 
 
…Mentre in Italia sull’uso improprio della parola “razzista” si montano settimane di polemiche (come per il caso recente del governatore lombardo Attilio Fontana) pochi sanno che in Sudafrica si sta discutendo un emendamento costituzionale con il quale – se approvato – si potranno espropriare i terreni ai bianchi senza indennizzo, ma anche a vantaggio dei cinesi che in Sudafrica per legge sono equiparati ai neri.
 
Un razzismo alla rovescia – ma concreto - di cui non parla nessuno, un esempio di quante poche informazioni si hanno in questo campo
 
Scrivendo queste note (e con il contributo di PAOLA PALMA) ho cercato infatti di trasmettere – piacciano o meno – informazioni corrette, numeri certi, fatti documentati e poche opinioni.
 
Credo di conoscere bene la materia: ho passato tanti mesi della mia vita in Kenya e in Burundi, Uganda, Ruanda, Mozambico, Madagascar e in tanti altri paesi africani lavorando nel volontariato e toccando con mano tante situazioni disperate.  
 
Nell’aprile del 1994 – ero appena stato eletto deputato – per circostanze davvero fortunate non ci ho lasciato la pelle durante una rivoluzione in Burundi.
 
Di immigrazione e integralismo islamico scrivevo già trent’anni fa quando nessuno ci pensava, ma stando in Africa si capiva chiaramente cosa sarebbe successo e puntualmente i disastri si sono verificati. Vi avviso subito che senza sterzate decise andrà sempre peggio.
 
Intendiamoci, credo sia preciso dovere di tutti aiutare il prossimo: è un obbligo morale, cristiano e sociale, ma bisogna farlo con intelligenza, organizzazione, capacità e programmazione altrimenti non solo si finisce in un disastro, ma attecchisce anche la mala pianta della corruzione e dello sfruttamento alimentando rinnovato odio e razzismo.
 
Scopriamo insieme allora i numeri e i costi del fenomeno, la discriminazione nei fatti verso  tanti italiani, le ipocrisie che ci stanno dietro, le ambiguità vaticane, cosa stia effettivamente succedendo in Sudafrica oppure quali divisioni stiano spaccando la Nigeria, ma anche quali rischi concreti porti la mafia nigeriana.
 
Denunciamo finalmente il vorace neo-colonialismo cinese che viene taciuto e sottovalutato, la schiavitù nei paesi arabi e il moltiplicarsi dei musulmani in Europa con il rifiuto da parte di molti di loro ad accettare e condividere i principi costituzionali europei, così come è vergognoso il silenzio europeo sull’Eritrea e soprattutto sui disastri combinati nel mondo da troppe multinazionali senza scrupoli.
 
Se ne parla poco di tutti questi fattori, ma sono quelli che creano le cause che portano poi i poveracci a sbarcare disperati sulle nostre coste o a morire in mezzo al mare.
 
Ecco quindi che nel libro si lanciano proposte concrete e si propongono tutta una serie di dati statistici sconosciuti (perché spesso volutamente nascosti), così come un interessante sondaggio  sull’umore degli italiani con dati, numeri, fatti, circostanze inoppugnabili.  
 
 
Una informazione corretta e soprattutto documentata – anche se magari scomoda, anticonformista, sicuramente poco “buonista”– è però necessaria per portarci a riflettere, un po’ come il medico che ha il dovere di dire la verità al proprio paziente e non raccontargli balle.
 
Una realtà che potrà essere a volte impietosa e crudele, ma che va conosciuta da chi è malato (come lo è la nostra società italiana ed europea) per almeno tentare le cure necessarie alla sua sopravvivenza…
 
 

                                                                                      Marco Zacchera
CHI SONO.....
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Quando mi capita di raccontare…



Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze.
Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.

Sono stato educato in una famiglia profondamente cattolica, ma da sempre molto aperta al mondo e quindi già da bambino ho sentito  forte il senso della responsabilità.
Da ragazzo sono stato per molti anni uno scout e per stile di vita ho sempre percepito così una attenzione particolare alla natura, all’impegno sociale, al mio prossimo.
Mi sono laureato alla Bocconi in economia aziendale, ma ho lavorato già da giovanissimo negli alberghi di famiglia e poi svolto attività diversissime tra loro ma appassionanti anche perché non mi piace mai stare con le mani in mano.
Dal giornalista al pescatore professionista, dall’assicuratore a gestire alberghi ed aziende visto che sono poi diventato dottore commercialista e revisore dei conti.
Ho sempre amato lo sport (sono stato per tanti anni arbitro di calcio e ancora adesso appena posso vado a pescare sul mio lago o in giro per il mondo) ho compiuto centinaia di immersioni subacquee e poi paracadutismo, parapendio, rafting e rally automobilistici fino al settembre del 2005 quando  mi sono rotto la schiena andando fuori strada durante un rally in Valdossola.
C'è  stata  poi la politica, la mia grande passione. Ho cominciato da ragazzino nella "Giovane Italia" e nel "Fronte della Gioventù" e poi nel MSI-DN, in Alleanza Nazionale e infine nel PDL, almeno finchè è esistito.
Ricordo sempre con orgoglio che nella mia vita mi sono candidato 20 volte nelle più diverse elezioni e che sono stato eletto venti volte su venti: non so quanti altri possano dire altrettanto.
Nella mia famiglia si discuteva tanto di politica anche perché siamo cinque fratelli con cinque idee diverse (estrema sinistra compresa), con mio padre che invece era sempre stato democristiano. Sono cresciuto così nella cultura del dibattito e del confronto, in casa come a scuola, e già da ragazzo guidavo assemblee studentesche in aperta e continua dialettica contro  il “movimento studentesco” di estrema sinistra, anche se la maggioranza taceva e poi – spesso – mi appoggiava nelle assemblee.
Non ho mai partecipato ad episodi di violenza, anche se più di una volta ho sicuramente rischiato anche fisicamente per le mie idee.
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA

Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo-  mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.

Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma  soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.

A parte questi incarichi - e anche se ho ormai terminato questa lunga esperienza - continuo davvero a mettercela tutta soprattutto cercando di stare sempre vicino ai problemi della gente.
Ogni giorno ne scopro di nuovi, dalle piccole questioni personali ai grandi problema della nostra Italia e credo sia un punto d’onore impegnarsi concretamente e con onestà per cercare di risolverne qualcuno toccando con mano preconcetti, sprechi e ingiustizie, qualsiasi sia il ruolo che possiamo ricoprire nella società. Oggi posso solo farlo con la penna, e così pubblico articoli su molte testate giornalistiche.
Da quasi 20 anni  ogni settimana edito "IL PUNTO", un foglio via mail di notizie ed informazioni che mi permettono di spaziare sul mondo e sostenere le mie opinioni a diretto contatto con migliaia di lettori.  (chi lo volesse ricevere mi contatti su marco.zacchera@libero.it)
Bisogna a volte saper prendere posizioni scomode o controcorrente, spesso non comprese e contro le quali vi è a volte preconcetto, ma ne vale sempre la pena perché alla fine gli Ideali veri non sono una utopia, ma devono davvero essere traccia e obiettivo di vita.
Per questo  mi sento un cristiano semplice, che cerca di essere coerente e che crede che il Vangelo ci possa insegnare molto nella vita di ogni giorno, concretamente e ricordando soprattutto quella parabola dei "talenti" che nella vita vanno poi restituiti, almeno raddoppiati, prima della fine del viaggio.


Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi.  Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.

Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.

Anche per questi motivi e poiché volevo personalmente mettermi in gioco  nel giugno 2009 mi sono candidato a sindaco della mia città dove da 32 anni ero consigliere di opposizione e  mi hanno eletto con oltre il 54% dei voti al primo turno, primo sindaco di centro-destra a Verbania dopo 64 anni di sindaci e giunte sempre di sinistra o di centro-sinistra.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente  ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.
Intanto sono tornato a pescare appena posso sul mio lago e quando vedo le albe ed i tramonti - che spesso sul Lago Maggiore sono fantastici - mi considero sempre davvero un privilegiato, anche e soprattutto perché  ho la fortuna di poter vivere quei momenti.  Quando calo le reti in mezzo al lago mi ritrovo a fare gesti antichi come quelli dei miei nonni e dei miei avi e allora mi sento libero e felice nel profondo. A queste cose ho dedicato  “ NELLE RETI DEL TEMPO” e poi diverse edizioni di “GENTE DI LAGO” libri di storia per ricordare come si viveva sul Lago Maggiore nei secoli scorsi, mentre “LA MOSCHERUOLA” .racconta com’era l’Italia della mia giovinezza.
In un altro libro “L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE? -  Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed immigrazione”, scritto a quattro mani con Paola Palma, abbiamo cercato di raccontare le tante esperienze in Africa con un serio approccio alle tematiche dell’immigrazione verso l’Europa, un fenomeno importante e che non può essere banalizzato.
Ad oggi non ho più incarichi pubblici se non quello di “Commissario italiano alla pesca per le acque internazionali Italo-Svizzere”  titolo altisonante quanto volontario con il quale e – come già faceva mio nonno quasi 90 anni fa – mi occupo di difendere e tutelare la pesca e l’ambiente dei nostri laghi.
Sono stato anche  nominato, ma  qui torneremmo  in campo professionale, presidente del Collegio sindacale di Finpiemonte, la finanziaria della nostra regione e in altri Enti e società.

Ma questi sono tutti  dettagli, l’importante è non cambiare mai nel profondo mantenendo fede agli impegni di  partenza cercando di aiutare gli altri per  restituire qualche “talento in piu” di quelli che il Grande Capo mi ha affidato alla partenza. Speriamo di riuscirci sempre, lo auguro anche a tutti voi.

In amicizia un saluto, Marco Zacchera...
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