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IL PUNTO di MARCO ZACCHERA


 

il PUNTO n. 1057 del  21 agosto  2026

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

 

Ricordo che “Il Punto” non va in vacanza ma - come ogni anno - da luglio fino alla fine di settembre rallenta le sue uscite a ogni quindici giorni. Il prossimo numero sarà quindi pubblicato  – salvo avvenimenti eccezionali – intorno al 4 settembre.  

 

IL CASO RANUCCI E IL PRODE CAVALIERE

Il paradosso è che l’Italia avrebbe davvero un grande bisogno di un giornalismo d’inchiesta rigoroso, super-partes e che sappia andare in fondo alle questioni più scabrose affrontandole a 360° e denunciando senza timore corruzione e favoritismi.

Un giornalismo che deve essere però veramente indipendente,  perché se poi salta fuori che il coraggioso cavaliere dalla bianca armatura è invece qualcuno che mira al potere, vuole fare carriera politica, si tiene come amici personaggi squalificati e pericolosi come Valter Lavitola a cui racconta delle inchieste future (che così rischiano di diventare materia di ricatto) e soprattutto sceglie cosa o meno mandare in onda, allora la sua armatura si incrina e perde ogni credibilità come già avvenuto per diverse sue improvvide dichiarazioni evidentemente preconcette ed inventate di sana pianta (vedi il “Caso Minetti”). A quel punto il “prode cavaliere” della verità diventa un pupazzo, guarda caso coccolato soltanto a sinistra e con lui perdono di credibilità anche quelli che lo avevano osannato in modo esagerato, come i Signori Magistrati dell’ANM in tempi di referendum.

Se adesso Ranucci ci verrà ancora a raccontare  – sempre ben pagato dalla RAI pubblica - di  pulizia e scandali, quanto sarà ancora credibile?

 

LA STRADA DIFFICILE DELLA MELONI

A parte la riforma elettorale, se Giorgia Meloni vorrà vincere le prossime elezioni deve risolvere il caso Vannacci e usare al meglio la prossima legge finanziaria.

Sarebbe stato importante rientrare già da quest’anno dalla procedura di infrazione europea, come era nelle speranze fino a primavera (in 4 anni il deficit è comunque passato dal 7,1 al 3,1%) ma quel decimale di sforamento (che era poi lo 0,03%) ha bloccato tutto il processo che avrebbe permesso già da quest’anno spazi di manovra per un buon taglio delle imposte, ritocchi pensionistici e magari per creare un maxi-fondo per le spese sociali.

Qualcuno sostiene che lo sgambetto sia stato fatto apposta con pugnalate nascoste a livello romano ed europeo, certo che ora la coperta è corta, anche se la sinistra è così sciocca da parlare solo di patrimoniale e tasse di successione.

Di fatto ci sono da spendere in più solo i risparmi sugli interessi dei titoli di stato (l’Italia è più credibile di prima sui mercati internazionali e lo spread più favorevole) ma bisogna pur arrivare a un taglio delle imposte per il ceto medio e continuare a limare le accise sui carburanti in attesa di tempi petroliferi migliori.

Si potrebbe doverosamente chiedere un surplus di tassazione sui (vergognosi) extraprofitti di banche, finanziarie e imprese petrolifere per le quali il ’26 sarà un anno di grazia, ma sapendo già che qualcuno (Forza Italia?) cercherà di mettersi di traverso.

Alla fine una ricetta alternativa sarebbe anche quella di parlar chiaro direttamente agli italiani spiegando gli stretti vincoli europei, l’ingiustizia dei maggiori costi energetici che subiamo ma di cui non siamo responsabili e sul fatto che – per esempio – il governo non può (proprio per la legge europea sulla concorrenza) bloccare i prezzi dei carburanti.

Se poi l’Europa protesta si giochi allora pesante con il contro-ricatto delle spese militari, perché in fondo è assurdo chiedere a un paese di non spendere per i suoi cittadini e poi spingerlo a fare nuovo deficit solo per gli armamenti che non entrano nel plafond. La Meloni lo ha già detto, ma il non ricorrere – o farlo in misura minima – ai fondi SAFE per la difesa sarebbero un segnale importante, così come un alleggerimento degli aiuti all’Ucraina, invisi ormai a buona parte degli elettori e l’evidenza della crescita della corruzione (che su IL PUNTO denuncio da sempre).

E’ comunque una strada stretta, con la Meloni che rischia di inciampare proprio sul traguardo dopo aver condotto in testa gran parte della gara.

 

COME PERDERE ANCORA A MILANO

Intanto sembra proprio che il centro-destra abbia tutta l’intenzione di farsi male da solo nel poco tempo che ci separa dalle elezioni politiche e amministrative.

Sull’ultimo “Punto” sostenevo come solo prendendo posizioni più nette, la Meloni potrebbe provare a recuperare – almeno in parte – l’emorragia di voti verso Vannacci, ma già al primo passo tutte le parti in causa insistono a partire con il piede sbagliato.

A Milano, per esempio, per vincere servirebbe un buon candidato unico – dai moderati a Futuro Nazionale - visto che alle comunali la partita si gioca sul filo del 50% e serve un candidato che vinca al ballottaggio raccogliendo il massimo delle preferenze.

Le regole della politica non scritta insegnano però che, quando è disponibile un buon candidato, non lo si “brucia” in un lampo, ma lo si costruisce in silenzio, raccogliendo prima un pre-placet degli alleati, per poi buttarne il nome in piazza, presentandolo insieme e non certo calandolo dall’alto.

Alla Versiliana di Viareggio il generale Vannacci, invece, ha già comunicato “urbi et orbi” che il suo candidato a sindaco per Milano ce l’ha già, ovvero il generale di corpo d’armata dei Carabinieri Carmelo Burgio, curriculum impeccabile e sicuramente persona capace.

Il problema è però che questo annuncio ferragostiano è stato un metodo sicuro per bruciarlo, perché – proprio a seguito di quanto confermato nei giorni scorsi dai partiti di governo – è impensabile che, al di là del valore della persona, questi si facciano imporre “a freddo” (nonostante il caldo), a otto mesi dalle elezioni un pur credibile candidato “vannacciano” senza neanche discuterlo.

Comunque vada, prenderà un bel po’ di voti, ma - andando divisi – a Milano vincerà di nuovo la sinistra.

Quindi la granata fatta esplodere da Vannacci ha azzoppato Burgio e probabilmente ferito a morte chi avrebbe potuto aiutarlo, visto che è esplosa nella trincea vicina e non in quella avversaria, dove avrebbe invece potuto fare seri danni e dove – ovviamente – sono tutti contenti.

Non sta a me dire se Burgio (con una buona squadra) sarà o sarebbe stato un buon sindaco; dico che – a cominciare da Vannacci – tutto il centrodestra non ha ancora capito che è assurda una politica dove si presenta e si distrugge il candidato altrui se non si è sicuri di dove si andrà a parare, soprattutto se il centro-destra il candidato (per ora) non lo trova dopo una serie di sconfitte che a Milano sono state imbarazzanti.

Ci è rimasto male anche Luca Bernardo, che – passato anche lui alla corte di Vannacci – aveva fatto un pensierino alla sua ricandidatura. Chi è mai il sig. Luca Bernardo? Alzi la mano chi se lo ricorda: era il candidato sindaco del centrodestra alle ultime elezioni, un Carneade – non ne abbia a male l’ex candidato – di cui non si ricorda più nessuno, a dimostrazione di quanto volatile fosse la sua candidatura.

 

IL CASO TOTI

La notizia è scivolata via tra quelle minori, ma il giudice del tribunale di Genova, Giorgio Morando, accogliendo le richieste della stessa procura genovese, ha archiviato le posizioni degli imprenditori presunti corruttori dell’ex presidente della regione Liguria, Giovanni Toti.

L’allora governatore ligure – dopo una lunga ed estenuante detenzione preventiva, da molti interpretata come vera e propria coercizione ad ammettere le sue responsabilità    – aveva patteggiato a fine 2024 con 1.650 ore di lavori socialmente utili la chiusura dell’inchiesta a suo carico per una presunta serie di episodi di corruzione e finanziamenti illeciti per il suo movimento politico “Cambiamo”. Inizialmente Toti era stato anche accusato di corruzione elettorale, ipotesi di reato poi decaduta.

In pratica Toti era stato accusato dalla procura di aver preso delle decisioni strategiche in regione per favorire alcuni imprenditori e poterne così poi averne un futuro beneficio elettorale. Già cadute a suo tempo le accuse a Toti di aver usato metodi mafiosi, il patteggiamento chiuse il procedimento a suo carico rimasto però aperto a carico degli imprenditori che l’avrebbero dovuto corrompere, ma che però ora ne escono prosciolti.

A lume di logica se i “corruttori” non hanno avuto responsabilità, non si capisce quali fossero le azioni corruttive e quindi forse Toti fece male a patteggiare e a non andare a processo, ma è comprensibile che – dimessosi dalla presidenza della regione – non volesse più aver nulla a che fare con la politica, indagini e magistrati.

Chiuso il caso penale resta però aperto quello politico, perché non c’è dubbio che quelle dimissioni di fatto imposte dalla procura portarono ad un terremoto istituzionale che ancora oggi produce effetti e potrebbe averne anche maggiori in futuro.

La caduta di Toti portò infatti ad un turno elettorale anticipato in Regione Liguria per la conseguente decadenza dell’intero consiglio regionale, elezioni che il centro-destra vinse poi di misura schierando come candidato a presidente l’attuale governatore Marco Bucci, già sindaco di Genova che batté l’ex ministro PD Andrea Orlando.

Ma il passaggio di Bucci in regione comportò nuove elezioni nel capoluogo ligure con la vittoria l’anno scorso di Silvia Salis, una ex atleta sostenuta dalla sinistra.

Un volto nuovo per la politica e che oggi – in una possibile intesa elettorale del “campo largo” e soprattutto se continueranno le liti quotidiane tra la Schlein e Conte - potrebbe vedere proprio la Salis come candidata a premier dell’intero centro-sinistra.

Se il futuro non è una certezza, resta però aperta almeno una riflessione politica sulla vicenda Toti che per mesi fu al centro di un dibattito rovente proprio sulle interferenze e le pressioni della magistratura sulla politica in una serie di indagini molto controverse. Questo, anche perché i finanziamenti ricevuti da Toti erano stati regolarmente registrati e quindi le accuse della procura erano soprattutto legate a possibili futuri favori “preventivi” che però le indagini non hanno provato, né si sono realizzati. Alla fine l’inchiesta della procura genovese è stata tutta politica, come volevasi dimostrare.

 

VERBANIA: LUNGOLAGO RAMELLI

Non si placano a Verbania le polemiche da parte della sinistra perché l’Amministrazione comunale ha deciso di intitolare un tratto del lungolago a Sergio Ramelli, il ragazzo di destra ammazzato a Milano a sprangate nel 1975 da attivisti di “Avanguardia Operaia” e morto dopo 47 giorni di agonia.

L’ANPI tuona alla provocazione, altri – come il PD - chiedono che “le scelte di intitolazione siano sempre condivise, altrimenti sono divisive” (divisivo ricordare un giovane ammazzato solo perché non di sinistra ?!).

Ai tanti che si stracciano le vesti ricordo che basta fare un giro in città per vedere come a Verbania  ci sia da sempre  il “monopolio del ricordo”.

Oltre che scuole, parchi, sale, palazzi possiamo scegliere tra singole vie e piazze rispettivamente intitolate per esempio alla Brigata partigiana Cesare Battisti, Brigata partigiana Valgrande Martire, Largo Caduti nei lager Nazisti, Via Fratelli Cervi, Via XXV Aprile, Via dei Partigiani, Via della Resistenza, Via Martiri (partigiani) di Pogallo, Via Martiri partigiani di Unchio, Piazza Martiri di Trarego, Via 42 Martiri ecc. Seguono tutta un’altra lunga serie di vie, piazze e sale, saloni e palazzi intitolati a singoli partigiani e partigiane (con nome e cognome) o loro comandanti dalle scuole Peron a  Piazza Flaim. A seguire non manca il “lotto” dei personaggi antifascisti: Piazza Gramsci, Piazza Matteotti, Piazza Don Minzoni  ecc.

Non voglio mancare di rispetto a nessuno, ma forse è una ridondanza che rischia di trasformare sempre tutto in retorica, visto che tanti verbanesi sono morti anche “dalla parte sbagliata” e non li ricorda mai nessuno. Eppure mi vengono in mente persone – come l’avv. Ernesto Pirola, sindaco di Pallanza durante la prima guerra mondiale e poi podestà durante la seconda -  che un pubblico ricordo forse lo avrebbe meritato.  

Perfino il primo sindaco di Verbania nel dopoguerra, Vincenzo Adreani, si dimise per protestare contro la sua ingiusta detenzione dopo il 25 aprile. (tutta la storia su IL PUNTO n. 298 del 21.11.2009, mai smentita).

Per “par condicio” segnalo che c’è però un’eccezione che mi ha sempre stupito: nella periferia di Verbania Suna ha resistito alle epurazioni infatti una “Via Balilla”.

Dimenticanza o memoria dello storico ragazzo genovese?

 

Statemi bene… e buon tutto,

                                                                                             Marco Zacchera

 

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Il NUOVO LIBRO di MARCO ZACCHERA.....


E’ uscito un mio nuovo libro  “ GENTE DI LAGO: storie e racconti  del Lago Maggiore”
In 164 pagine - tutte a colori - ricordi, personaggi, storie e curiosità della zona del Lago Maggiore e delle sue valli, insieme ad oltre un centinaio di foto storiche, quasi tutte inedite. Una testimonianza interessante della vita sulle rive del Verbano in tempi quasi dimenticati, un omaggio a chi è venuto prima di noi.
Il volume è firmato anche da Carlo Alessandro Pisoni, Ivan Spadoni e altri autori locali che con quest’opera hanno voluto riprendere il successo di “NELLE RETI DEL TEMPO”, una raccolta di foto e testi storici uscita oltre 10 anni fa ed oggi introvabile.
GENTE DI LAGO è in vendita al pubblico a 18 euro, ma i lettori de IL PUNTO possono richiedermi direttamente il libro – se lo desiderano con dedica! - al prezzo ridotto di 16 euro (spese di spedizione comprese) o di 15 euro ciascuna se verranno richieste almeno 2 copie.
Il volume va richiesto direttamente a marco.zacchera@libero.it ricordando di comunicare sempre il proprio INDIRIZZO POSTALE PER LA SPEDIZIONE.
Un bel regalo, per esempio, in vista del prossimo Natale…
 
Marco Zacchera
PUBBLICAZIONE di MARCO ZACCHERA.....


 
L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE ?
 
Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed Immigrazione
 
 
(dall’introduzione..)
 
 
…Mentre in Italia sull’uso improprio della parola “razzista” si montano settimane di polemiche (come per il caso recente del governatore lombardo Attilio Fontana) pochi sanno che in Sudafrica si sta discutendo un emendamento costituzionale con il quale – se approvato – si potranno espropriare i terreni ai bianchi senza indennizzo, ma anche a vantaggio dei cinesi che in Sudafrica per legge sono equiparati ai neri.
 
Un razzismo alla rovescia – ma concreto - di cui non parla nessuno, un esempio di quante poche informazioni si hanno in questo campo
 
Scrivendo queste note (e con il contributo di PAOLA PALMA) ho cercato infatti di trasmettere – piacciano o meno – informazioni corrette, numeri certi, fatti documentati e poche opinioni.
 
Credo di conoscere bene la materia: ho passato tanti mesi della mia vita in Kenya e in Burundi, Uganda, Ruanda, Mozambico, Madagascar e in tanti altri paesi africani lavorando nel volontariato e toccando con mano tante situazioni disperate.  
 
Nell’aprile del 1994 – ero appena stato eletto deputato – per circostanze davvero fortunate non ci ho lasciato la pelle durante una rivoluzione in Burundi.
 
Di immigrazione e integralismo islamico scrivevo già trent’anni fa quando nessuno ci pensava, ma stando in Africa si capiva chiaramente cosa sarebbe successo e puntualmente i disastri si sono verificati. Vi avviso subito che senza sterzate decise andrà sempre peggio.
 
Intendiamoci, credo sia preciso dovere di tutti aiutare il prossimo: è un obbligo morale, cristiano e sociale, ma bisogna farlo con intelligenza, organizzazione, capacità e programmazione altrimenti non solo si finisce in un disastro, ma attecchisce anche la mala pianta della corruzione e dello sfruttamento alimentando rinnovato odio e razzismo.
 
Scopriamo insieme allora i numeri e i costi del fenomeno, la discriminazione nei fatti verso  tanti italiani, le ipocrisie che ci stanno dietro, le ambiguità vaticane, cosa stia effettivamente succedendo in Sudafrica oppure quali divisioni stiano spaccando la Nigeria, ma anche quali rischi concreti porti la mafia nigeriana.
 
Denunciamo finalmente il vorace neo-colonialismo cinese che viene taciuto e sottovalutato, la schiavitù nei paesi arabi e il moltiplicarsi dei musulmani in Europa con il rifiuto da parte di molti di loro ad accettare e condividere i principi costituzionali europei, così come è vergognoso il silenzio europeo sull’Eritrea e soprattutto sui disastri combinati nel mondo da troppe multinazionali senza scrupoli.
 
Se ne parla poco di tutti questi fattori, ma sono quelli che creano le cause che portano poi i poveracci a sbarcare disperati sulle nostre coste o a morire in mezzo al mare.
 
Ecco quindi che nel libro si lanciano proposte concrete e si propongono tutta una serie di dati statistici sconosciuti (perché spesso volutamente nascosti), così come un interessante sondaggio  sull’umore degli italiani con dati, numeri, fatti, circostanze inoppugnabili.  
 
 
Una informazione corretta e soprattutto documentata – anche se magari scomoda, anticonformista, sicuramente poco “buonista”– è però necessaria per portarci a riflettere, un po’ come il medico che ha il dovere di dire la verità al proprio paziente e non raccontargli balle.
 
Una realtà che potrà essere a volte impietosa e crudele, ma che va conosciuta da chi è malato (come lo è la nostra società italiana ed europea) per almeno tentare le cure necessarie alla sua sopravvivenza…
 
 

                                                                                      Marco Zacchera
CHI SONO.....
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Quando mi capita di raccontare…



Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze.
Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.

Sono stato educato in una famiglia profondamente cattolica, ma da sempre molto aperta al mondo e quindi già da bambino ho sentito  forte il senso della responsabilità.
Da ragazzo sono stato per molti anni uno scout e per stile di vita ho sempre percepito così una attenzione particolare alla natura, all’impegno sociale, al mio prossimo.
Mi sono laureato alla Bocconi in economia aziendale, ma ho lavorato già da giovanissimo negli alberghi di famiglia e poi svolto attività diversissime tra loro ma appassionanti anche perché non mi piace mai stare con le mani in mano.
Dal giornalista al pescatore professionista, dall’assicuratore a gestire alberghi ed aziende visto che sono poi diventato dottore commercialista e revisore dei conti.
Ho sempre amato lo sport (sono stato per tanti anni arbitro di calcio e ancora adesso appena posso vado a pescare sul mio lago o in giro per il mondo) ho compiuto centinaia di immersioni subacquee e poi paracadutismo, parapendio, rafting e rally automobilistici fino al settembre del 2005 quando  mi sono rotto la schiena andando fuori strada durante un rally in Valdossola.
C'è  stata  poi la politica, la mia grande passione. Ho cominciato da ragazzino nella "Giovane Italia" e nel "Fronte della Gioventù" e poi nel MSI-DN, in Alleanza Nazionale e infine nel PDL, almeno finchè è esistito.
Ricordo sempre con orgoglio che nella mia vita mi sono candidato 20 volte nelle più diverse elezioni e che sono stato eletto venti volte su venti: non so quanti altri possano dire altrettanto.
Nella mia famiglia si discuteva tanto di politica anche perché siamo cinque fratelli con cinque idee diverse (estrema sinistra compresa), con mio padre che invece era sempre stato democristiano. Sono cresciuto così nella cultura del dibattito e del confronto, in casa come a scuola, e già da ragazzo guidavo assemblee studentesche in aperta e continua dialettica contro  il “movimento studentesco” di estrema sinistra, anche se la maggioranza taceva e poi – spesso – mi appoggiava nelle assemblee.
Non ho mai partecipato ad episodi di violenza, anche se più di una volta ho sicuramente rischiato anche fisicamente per le mie idee.
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA

Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo-  mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.

Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma  soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.

A parte questi incarichi - e anche se ho ormai terminato questa lunga esperienza - continuo davvero a mettercela tutta soprattutto cercando di stare sempre vicino ai problemi della gente.
Ogni giorno ne scopro di nuovi, dalle piccole questioni personali ai grandi problema della nostra Italia e credo sia un punto d’onore impegnarsi concretamente e con onestà per cercare di risolverne qualcuno toccando con mano preconcetti, sprechi e ingiustizie, qualsiasi sia il ruolo che possiamo ricoprire nella società. Oggi posso solo farlo con la penna, e così pubblico articoli su molte testate giornalistiche.
Da quasi 20 anni  ogni settimana edito "IL PUNTO", un foglio via mail di notizie ed informazioni che mi permettono di spaziare sul mondo e sostenere le mie opinioni a diretto contatto con migliaia di lettori.  (chi lo volesse ricevere mi contatti su marco.zacchera@libero.it)
Bisogna a volte saper prendere posizioni scomode o controcorrente, spesso non comprese e contro le quali vi è a volte preconcetto, ma ne vale sempre la pena perché alla fine gli Ideali veri non sono una utopia, ma devono davvero essere traccia e obiettivo di vita.
Per questo  mi sento un cristiano semplice, che cerca di essere coerente e che crede che il Vangelo ci possa insegnare molto nella vita di ogni giorno, concretamente e ricordando soprattutto quella parabola dei "talenti" che nella vita vanno poi restituiti, almeno raddoppiati, prima della fine del viaggio.


Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi.  Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.

Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.

Anche per questi motivi e poiché volevo personalmente mettermi in gioco  nel giugno 2009 mi sono candidato a sindaco della mia città dove da 32 anni ero consigliere di opposizione e  mi hanno eletto con oltre il 54% dei voti al primo turno, primo sindaco di centro-destra a Verbania dopo 64 anni di sindaci e giunte sempre di sinistra o di centro-sinistra.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente  ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.
Intanto sono tornato a pescare appena posso sul mio lago e quando vedo le albe ed i tramonti - che spesso sul Lago Maggiore sono fantastici - mi considero sempre davvero un privilegiato, anche e soprattutto perché  ho la fortuna di poter vivere quei momenti.  Quando calo le reti in mezzo al lago mi ritrovo a fare gesti antichi come quelli dei miei nonni e dei miei avi e allora mi sento libero e felice nel profondo. A queste cose ho dedicato  “ NELLE RETI DEL TEMPO” e poi diverse edizioni di “GENTE DI LAGO” libri di storia per ricordare come si viveva sul Lago Maggiore nei secoli scorsi, mentre “LA MOSCHERUOLA” .racconta com’era l’Italia della mia giovinezza.
In un altro libro “L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE? -  Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed immigrazione”, scritto a quattro mani con Paola Palma, abbiamo cercato di raccontare le tante esperienze in Africa con un serio approccio alle tematiche dell’immigrazione verso l’Europa, un fenomeno importante e che non può essere banalizzato.
Ad oggi non ho più incarichi pubblici se non quello di “Commissario italiano alla pesca per le acque internazionali Italo-Svizzere”  titolo altisonante quanto volontario con il quale e – come già faceva mio nonno quasi 90 anni fa – mi occupo di difendere e tutelare la pesca e l’ambiente dei nostri laghi.
Sono stato anche  nominato, ma  qui torneremmo  in campo professionale, presidente del Collegio sindacale di Finpiemonte, la finanziaria della nostra regione e in altri Enti e società.

Ma questi sono tutti  dettagli, l’importante è non cambiare mai nel profondo mantenendo fede agli impegni di  partenza cercando di aiutare gli altri per  restituire qualche “talento in piu” di quelli che il Grande Capo mi ha affidato alla partenza. Speriamo di riuscirci sempre, lo auguro anche a tutti voi.

In amicizia un saluto, Marco Zacchera...
© 2022  Marco Zacchera Tutti i diritti sono riservati
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