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IL PUNTO di MARCO ZACCHERA


 

IL PUNTO n. 1046 del 15 maggio 2026

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

 

SINTESI

Trump e Xi si incontrano a Pechino e le due superpotenze mondiali discutono di affari e come dividersi le ricchezze del mondo. Putin è ormai sotto l’ala cinese, piaccia o no anche l’Europa è da 80 anni sotto l’ala degli USA. Possibile che gli europei non capiscano l’importanza strategica di tornare a parlare con Putin per essere in qualche modo, insieme, la “terza gamba” dello sgabella mondiale?

In futuro si guarderà al conflitto ucraino come alla più grossa e terribile sciocchezza che potesse arrivare, perché Europa+Russia hanno materie prime, territorio, tecnologia, terre rare, infrastrutture e “cervelli”… Eppure sono così idiote da dividersi e farsi la guerra, mentre Xi e Trump fanno i loro affari e si dividono il mondo.

PS: ecco perché temo che alla base del conflitto in Ucraina ci sia anche lo zampino USA, dal 2014 in poi.

 

IL “LODO” VANNACCI

Sempre più lettori mi chiedono che cosa ne pensi di Vannacci e del suo movimento “Futuro Nazionale”. Credo fosse logico che prima o poi nascesse qualcosa di simile a riempire un vuoto elettorale che di fatto andava crescendo viste le scelte (volute o no) del governo Meloni. Una novità che comunque potrebbe tornare utile – ma anche potenzialmente molto pericolosa - per Giorgia Meloni.

A parte potenziali riforme elettorali è evidente come molti elettori di destra “classica” (ovvero quel 10/15 % dell’elettorato che nel tempo hanno sempre votato a destra e ultimamente anche molti di più) che con la Meloni speravano in un cambiamento più deciso della politica italiana siano rimasti progressivamente delusi dal “continuismo” del governo rispetto a quelli precedenti soprattutto verso l’Europa e in campo internazionale.

Parte di questo elettorato trovano ora uno sfogo nel movimento di Vannacci e una potenziale ragione di voto. Sicuramente, governando, la Meloni si è resa conto di quanti fossero aleatorie molte delle sue promesse pre-elettorali e soprattutto come i condizionamenti internazionali ed europei gravino sull’Italia come macigni.

Oltretutto all’inizio la Meloni doveva anche accreditarsi come partner affidabile ed ha svolto egregiamente questo suo ruolo togliendosi di dosso il preconcetto antifascista ma, per farlo, ha anche dovuto rinunciare – credendoci o meno - a sue posizioni tradizionali indossando l’abito moderato.

“Riabilitata” a livello nazionale ed internazionale era però arrivata l’ora – almeno secondo me – di diversificarsi di più rispetto alla politica italiana del passato, ma questa mossa non si è vista, forse anche perché le è arrivato addosso il ciclone-Trump e la conseguente crisi energetica già drammatica come conseguenza della guerra in Ucraina.

La Meloni deve usare l’equilibrio per galleggiare, mentre Vannacci non ha queste necessità strategiche, parla un linguaggio chiaro e comprensibile, conferma temi che da sempre piacciono alla “pancia” della destra (che spesso già si ritrovavano comunque di più nella Lega che in FdI) ed è ovvio che raccolga consensi.

Da un certo punto di vista la sua figura può far comodo alla Meloni perché tiene “vivi” voti che altrimenti sarebbero finiti nell’area del non-voto, ma Vannacci rischia di diventare determinante per una sconfitta se – separandosi da una coalizione di centro-destra – giocasse una partita solitaria contro la sinistra visto che al centro-destra potrebbero allora mancare voti determinanti.

L’ipocrisia domina il nostro paese: Vannacci con la Meloni verrebbe giudicato “uno spostamento a destra” (o peggio), ma nessuno si indigna quando con Renzi o il centro-sinistra si intruppano bene accetti anche gli estremisti di AVS: è la “guerra delle parole” con cui la sinistra sa giocare da maestra, debitamente sponsorizzata dai media.

Lessi a suo tempo il libro di Vannacci trovandolo zeppo di buonsenso, di logica, ma anche di cose ovvie e scontate (almeno per un lettore di destra) senza nessun particolare spessore o riferimento culturale, ma indubbiamente con il coraggio di dirle e scriverle, anche senza poi la possibilità (almeno per ora) di metterle in pratica. Soprattutto non colsi alcuna espressione violenta o "nostalgica".

Mi sembra molto la Meloni del 2021 quando da “donna, cristiana, italiana, madre” sosteneva di fatto più o meno le stesse cose, poi logorate dalla pratica esperienza di governo.

Oggi la Meloni infatti non ha, lo ribadisco, le mani libere: è braccata a vista da una muta di magistrati che appena possono la bloccano su tutto, ha contro l’intellighenzia, i salotti, i giornali di Cairo, De Benedetti & C. ed  è vivisezionata ogni giorno su La7 e TV collegate, ha spesso tra i piedi degli impiastri di collaboratori poco furbi o poco intelligenti o comunque non all’altezza del ruolo e – soprattutto – spesso è costretta a non poter fare delle scelte perché impopolari, ma se anche le facesse sarebbe bloccata dall’Europa (vedi lo scherzetto del patto di stabilità) .

Tra l’altro se la Meloni si buttasse più a destra si ritroverebbe mezza Forza Italia pronta ad abiurare. Stare al centro e vedere l’aria che tira è da sempre molto, molto più conveniente e certi recenti movimenti di Marina Berlusconi ricalcano il consueto cliché (e gli interessi) del partito-azienda.

Una soluzione? Ricordo quando Alleanza Nazionale confluì nel “Popolo della Libertà” facendo (con il senno di poi) un errore politico colossale e rinunciando alla propria identità, visibilità e funzione.

Credo così che per lo stesso bene di Vannacci, della Meloni, del governo e soprattutto dell’Italia il centro-destra dovrebbe essere una sorta di “federazione” dove ci sia posto per tutti, sia legittimo sostenere idee diversi su singoli problemi (perché poi sulle grandi questioni non ci sono sostanziali differenze)  e alla fine – anche grazie a Vannacci – la Meloni di turno (ma non vedo altri leader in giro) potrebbe governare anche in futuro con un’alleanza più variegata, ma giustificando così anche posizioni un po' più nette e autonome, soprattutto verso l’Europa, nella politica energetica ed internazionale.   

 

PUTIN E L’EUROPA

In occasione delle celebrazioni per la vittoria nella 2° guerra mondiale ( la “grande guerra patriottica” che costò all’URSS quasi 27 milioni di morti di cui 18 milioni di civili tra morti per cause di guerra, fame e deportazioni rispetto – per fare un paragone – ai “soli” 320.000 soldati italiani caduti su tutti i fronti e a circa 130.000 morti civili), Putin ha mandato al mondo un segnale criptato con impreviste profferte di pace che – ed è qui la  novità – potrebbero vedere coinvolta direttamente l’Europa.

Nessuno ha però capito quali siano le reali volontà di Putin e - soprattutto - quali le basi concrete che potrebbero essere messe in campo per iniziare un negoziato serio.

I dati di intelligence dicono che il fronte ucraino è stabile ma che nonostante tutti gli sforzi la Russia non sfonda, mentre la crisi iraniana sta però intanto nuovamente riempiendo di soldi le tasche di Mosca.

Un fronte consolidato che comunque logora, costa, anche se alla lunga la posizione più difficile è quella di Zelensky che sopravvive solo grazie agli aiuti occidentali, governi che però devono fronteggiare un’opinione pubblica sempre più scettica sulla partita Ucraina e adesso è economicamente spaventata dalla crisi iraniana.

Se le possibilità di tregua cresceranno, come reagire? L’Europa si vede arrivare una palla imprevista e che non sa come giocare o – meglio – come comunque rifiutare, visto che subito ha respinto l’ipotesi di avere l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroder come mediatore e varato il 20° (ventesimo!) pacchetto di sanzioni alla Russia.

Vero che Schroder ha contatti imprenditoriali con la Russia, ma anziché puntare a vedere se Putin abbia davvero voglia di negoziare un accordo, la mia impressione è che la pace non è voluta e nemmeno tentata. Forse la malizia di Putin è voler così smascherare la debolezza europea?  Ma che l’Europa sia debole lo sanno tutti e piuttosto non facciamoci illusioni: i “falchi” europei hanno tutto l’interesse a continuare la guerra e per la NATO (perse da tempo le sue connotazioni “difensive”) è addirittura questione di sopravvivenza.

Di “nuovo” c’è forse che la crisi iraniana sta appunto portando proprio l’Europa a rimetterci più di tutti e quindi anche Bruxelles avrebbe interesse a chiudere il fronte ucraino, non fosse perché soffre ben più degli altri il conflitto in Iran dal punto di vista dei costi dell’approvvigionamento energetico, ma anche di questo aspetto non si vuole parlarne, perché bisognerebbe ammettere l’utilità di riaprire rapporti energetici con Mosca.

Certo, se Putin si accontentasse della parte di Donbass già a sue mani probabilmente ad un accordo ci si potrebbe arrivare relativamente alla svelta, se insistesse invece a chiedere altri territori difficile che l’Ucraina accetti di cederli “gratis”, anche se alla fine dovesse “ob orto collo” accettare un eventuale accordo sulla propria testa, visto che è la parte più debole di tutte. Ipotesi: cominciamo con una tregua reciproca e significativa visto che non c’è nulla di più definitivo del provvisorio, ma gli europei si facciano sentire con i loro governanti: non si può solo dire di “no” per quanto Putin possa essere in torto o antipatico. Per far crescere una speranza di pace bisogna crederci, ma con sincerità mentre l’Europa non sembra volerla e neppure cercarla.

 

CASO MINETTI

Per favore non dimentichiamo il “caso Minetti” perché  non se ne parla più nonostante le prime pagine dei giornali nei primi giorni, le TV, il clamore in parlamento, le “sparate” di Ranucci e della Berlinguer a seguito dello “scoop” del “Fatto Quotidiano”. Inchiesta che però più che uno scoop sembra sempre di più essere stata una bufala colossale.

Alla fine, chi pagherà? Temo nessuno, compresi quelli che addirittura avevano chiesto le dimissioni di Nordio (che comunque non c’entrava nulla) addirittura accusato di essere stato in Uruguay a casa della Minetti. Vedremo come andrà a finire e se qualcuno alla fine avrà almeno il coraggio di chiedere scusa.

 

INUTILI CATTIVERIE

Gianni Alemanno è in galera dalla sera dell’ultimo dell’anno del 2024, arrestato a casa sua accusato di aver violato nei mesi precedenti le norme della libertà vigilata a seguito di una condanna per presunto “traffico di influenze” ed abuso d’ufficio, norma che nel frattempo è scomparsa dal nostro codice. Alemanno non ha mai negato che fosse in giro per attività politiche ufficiali e regolarmente comunicate, ma nonostante questo il giudice gli ha comunque fatto rifare tutta la pena di 18 mesi, compreso il periodo che aveva già scontato e nonostante il parere contrario del PM. “Doppia detenzione”, quindi, e non ho notizie di altri casi simili in Italia, ma la “pesantezza” (o il pregiudizio?) della “Giustizia” nei suoi confronti è stata un macigno.

Il mese prossimo sarà comunque nuovamente a “fine pena” e sarà liberato, ma intanto gli è stato perfino negato di poter uscire da Rebibbia anche solo per alcune ore per presenziare alla presentazione di un suo libro, scritto in carcere, al salone del libro di Torino: “dura lex sed lex”!  

Quando sentirete di qualche omicidio, rapina, adelitto od aggressione commeso di qualcuno che doveva essere in carcere ma era stato messo fuori in anticipo, pensate ad Alemanno e a come sia politicizzata la giustizia italiana.

 

BUONA SETTIMANA A TUTTI                                           MARCO ZACCHERA  

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Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze..... (continua)
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Il NUOVO LIBRO di MARCO ZACCHERA.....


E’ uscito un mio nuovo libro  “ GENTE DI LAGO: storie e racconti  del Lago Maggiore”
In 164 pagine - tutte a colori - ricordi, personaggi, storie e curiosità della zona del Lago Maggiore e delle sue valli, insieme ad oltre un centinaio di foto storiche, quasi tutte inedite. Una testimonianza interessante della vita sulle rive del Verbano in tempi quasi dimenticati, un omaggio a chi è venuto prima di noi.
Il volume è firmato anche da Carlo Alessandro Pisoni, Ivan Spadoni e altri autori locali che con quest’opera hanno voluto riprendere il successo di “NELLE RETI DEL TEMPO”, una raccolta di foto e testi storici uscita oltre 10 anni fa ed oggi introvabile.
GENTE DI LAGO è in vendita al pubblico a 18 euro, ma i lettori de IL PUNTO possono richiedermi direttamente il libro – se lo desiderano con dedica! - al prezzo ridotto di 16 euro (spese di spedizione comprese) o di 15 euro ciascuna se verranno richieste almeno 2 copie.
Il volume va richiesto direttamente a marco.zacchera@libero.it ricordando di comunicare sempre il proprio INDIRIZZO POSTALE PER LA SPEDIZIONE.
Un bel regalo, per esempio, in vista del prossimo Natale…
 
Marco Zacchera
PUBBLICAZIONE di MARCO ZACCHERA.....


 
L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE ?
 
Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed Immigrazione
 
 
(dall’introduzione..)
 
 
…Mentre in Italia sull’uso improprio della parola “razzista” si montano settimane di polemiche (come per il caso recente del governatore lombardo Attilio Fontana) pochi sanno che in Sudafrica si sta discutendo un emendamento costituzionale con il quale – se approvato – si potranno espropriare i terreni ai bianchi senza indennizzo, ma anche a vantaggio dei cinesi che in Sudafrica per legge sono equiparati ai neri.
 
Un razzismo alla rovescia – ma concreto - di cui non parla nessuno, un esempio di quante poche informazioni si hanno in questo campo
 
Scrivendo queste note (e con il contributo di PAOLA PALMA) ho cercato infatti di trasmettere – piacciano o meno – informazioni corrette, numeri certi, fatti documentati e poche opinioni.
 
Credo di conoscere bene la materia: ho passato tanti mesi della mia vita in Kenya e in Burundi, Uganda, Ruanda, Mozambico, Madagascar e in tanti altri paesi africani lavorando nel volontariato e toccando con mano tante situazioni disperate.  
 
Nell’aprile del 1994 – ero appena stato eletto deputato – per circostanze davvero fortunate non ci ho lasciato la pelle durante una rivoluzione in Burundi.
 
Di immigrazione e integralismo islamico scrivevo già trent’anni fa quando nessuno ci pensava, ma stando in Africa si capiva chiaramente cosa sarebbe successo e puntualmente i disastri si sono verificati. Vi avviso subito che senza sterzate decise andrà sempre peggio.
 
Intendiamoci, credo sia preciso dovere di tutti aiutare il prossimo: è un obbligo morale, cristiano e sociale, ma bisogna farlo con intelligenza, organizzazione, capacità e programmazione altrimenti non solo si finisce in un disastro, ma attecchisce anche la mala pianta della corruzione e dello sfruttamento alimentando rinnovato odio e razzismo.
 
Scopriamo insieme allora i numeri e i costi del fenomeno, la discriminazione nei fatti verso  tanti italiani, le ipocrisie che ci stanno dietro, le ambiguità vaticane, cosa stia effettivamente succedendo in Sudafrica oppure quali divisioni stiano spaccando la Nigeria, ma anche quali rischi concreti porti la mafia nigeriana.
 
Denunciamo finalmente il vorace neo-colonialismo cinese che viene taciuto e sottovalutato, la schiavitù nei paesi arabi e il moltiplicarsi dei musulmani in Europa con il rifiuto da parte di molti di loro ad accettare e condividere i principi costituzionali europei, così come è vergognoso il silenzio europeo sull’Eritrea e soprattutto sui disastri combinati nel mondo da troppe multinazionali senza scrupoli.
 
Se ne parla poco di tutti questi fattori, ma sono quelli che creano le cause che portano poi i poveracci a sbarcare disperati sulle nostre coste o a morire in mezzo al mare.
 
Ecco quindi che nel libro si lanciano proposte concrete e si propongono tutta una serie di dati statistici sconosciuti (perché spesso volutamente nascosti), così come un interessante sondaggio  sull’umore degli italiani con dati, numeri, fatti, circostanze inoppugnabili.  
 
 
Una informazione corretta e soprattutto documentata – anche se magari scomoda, anticonformista, sicuramente poco “buonista”– è però necessaria per portarci a riflettere, un po’ come il medico che ha il dovere di dire la verità al proprio paziente e non raccontargli balle.
 
Una realtà che potrà essere a volte impietosa e crudele, ma che va conosciuta da chi è malato (come lo è la nostra società italiana ed europea) per almeno tentare le cure necessarie alla sua sopravvivenza…
 
 

                                                                                      Marco Zacchera
CHI SONO.....
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Quando mi capita di raccontare…



Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze.
Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.

Sono stato educato in una famiglia profondamente cattolica, ma da sempre molto aperta al mondo e quindi già da bambino ho sentito  forte il senso della responsabilità.
Da ragazzo sono stato per molti anni uno scout e per stile di vita ho sempre percepito così una attenzione particolare alla natura, all’impegno sociale, al mio prossimo.
Mi sono laureato alla Bocconi in economia aziendale, ma ho lavorato già da giovanissimo negli alberghi di famiglia e poi svolto attività diversissime tra loro ma appassionanti anche perché non mi piace mai stare con le mani in mano.
Dal giornalista al pescatore professionista, dall’assicuratore a gestire alberghi ed aziende visto che sono poi diventato dottore commercialista e revisore dei conti.
Ho sempre amato lo sport (sono stato per tanti anni arbitro di calcio e ancora adesso appena posso vado a pescare sul mio lago o in giro per il mondo) ho compiuto centinaia di immersioni subacquee e poi paracadutismo, parapendio, rafting e rally automobilistici fino al settembre del 2005 quando  mi sono rotto la schiena andando fuori strada durante un rally in Valdossola.
C'è  stata  poi la politica, la mia grande passione. Ho cominciato da ragazzino nella "Giovane Italia" e nel "Fronte della Gioventù" e poi nel MSI-DN, in Alleanza Nazionale e infine nel PDL, almeno finchè è esistito.
Ricordo sempre con orgoglio che nella mia vita mi sono candidato 20 volte nelle più diverse elezioni e che sono stato eletto venti volte su venti: non so quanti altri possano dire altrettanto.
Nella mia famiglia si discuteva tanto di politica anche perché siamo cinque fratelli con cinque idee diverse (estrema sinistra compresa), con mio padre che invece era sempre stato democristiano. Sono cresciuto così nella cultura del dibattito e del confronto, in casa come a scuola, e già da ragazzo guidavo assemblee studentesche in aperta e continua dialettica contro  il “movimento studentesco” di estrema sinistra, anche se la maggioranza taceva e poi – spesso – mi appoggiava nelle assemblee.
Non ho mai partecipato ad episodi di violenza, anche se più di una volta ho sicuramente rischiato anche fisicamente per le mie idee.
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA

Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo-  mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.

Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma  soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.

A parte questi incarichi - e anche se ho ormai terminato questa lunga esperienza - continuo davvero a mettercela tutta soprattutto cercando di stare sempre vicino ai problemi della gente.
Ogni giorno ne scopro di nuovi, dalle piccole questioni personali ai grandi problema della nostra Italia e credo sia un punto d’onore impegnarsi concretamente e con onestà per cercare di risolverne qualcuno toccando con mano preconcetti, sprechi e ingiustizie, qualsiasi sia il ruolo che possiamo ricoprire nella società. Oggi posso solo farlo con la penna, e così pubblico articoli su molte testate giornalistiche.
Da quasi 20 anni  ogni settimana edito "IL PUNTO", un foglio via mail di notizie ed informazioni che mi permettono di spaziare sul mondo e sostenere le mie opinioni a diretto contatto con migliaia di lettori.  (chi lo volesse ricevere mi contatti su marco.zacchera@libero.it)
Bisogna a volte saper prendere posizioni scomode o controcorrente, spesso non comprese e contro le quali vi è a volte preconcetto, ma ne vale sempre la pena perché alla fine gli Ideali veri non sono una utopia, ma devono davvero essere traccia e obiettivo di vita.
Per questo  mi sento un cristiano semplice, che cerca di essere coerente e che crede che il Vangelo ci possa insegnare molto nella vita di ogni giorno, concretamente e ricordando soprattutto quella parabola dei "talenti" che nella vita vanno poi restituiti, almeno raddoppiati, prima della fine del viaggio.


Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi.  Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.

Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.

Anche per questi motivi e poiché volevo personalmente mettermi in gioco  nel giugno 2009 mi sono candidato a sindaco della mia città dove da 32 anni ero consigliere di opposizione e  mi hanno eletto con oltre il 54% dei voti al primo turno, primo sindaco di centro-destra a Verbania dopo 64 anni di sindaci e giunte sempre di sinistra o di centro-sinistra.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente  ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.
Intanto sono tornato a pescare appena posso sul mio lago e quando vedo le albe ed i tramonti - che spesso sul Lago Maggiore sono fantastici - mi considero sempre davvero un privilegiato, anche e soprattutto perché  ho la fortuna di poter vivere quei momenti.  Quando calo le reti in mezzo al lago mi ritrovo a fare gesti antichi come quelli dei miei nonni e dei miei avi e allora mi sento libero e felice nel profondo. A queste cose ho dedicato  “ NELLE RETI DEL TEMPO” e poi diverse edizioni di “GENTE DI LAGO” libri di storia per ricordare come si viveva sul Lago Maggiore nei secoli scorsi, mentre “LA MOSCHERUOLA” .racconta com’era l’Italia della mia giovinezza.
In un altro libro “L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE? -  Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed immigrazione”, scritto a quattro mani con Paola Palma, abbiamo cercato di raccontare le tante esperienze in Africa con un serio approccio alle tematiche dell’immigrazione verso l’Europa, un fenomeno importante e che non può essere banalizzato.
Ad oggi non ho più incarichi pubblici se non quello di “Commissario italiano alla pesca per le acque internazionali Italo-Svizzere”  titolo altisonante quanto volontario con il quale e – come già faceva mio nonno quasi 90 anni fa – mi occupo di difendere e tutelare la pesca e l’ambiente dei nostri laghi.
Sono stato anche  nominato, ma  qui torneremmo  in campo professionale, presidente del Collegio sindacale di Finpiemonte, la finanziaria della nostra regione e in altri Enti e società.

Ma questi sono tutti  dettagli, l’importante è non cambiare mai nel profondo mantenendo fede agli impegni di  partenza cercando di aiutare gli altri per  restituire qualche “talento in piu” di quelli che il Grande Capo mi ha affidato alla partenza. Speriamo di riuscirci sempre, lo auguro anche a tutti voi.

In amicizia un saluto, Marco Zacchera...
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