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IL PUNTO di MARCO ZACCHERA


 

il PUNTO n. 1055 del 24 luglio 2026

di MARCO ZACCERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

 

Ricordo che “Il Punto” non va in vacanza ma - come ogni anno - da luglio fino alla fine di settembre rallenta le sue uscite più o meno a ogni quindici giorni.

Il prossimo numero sarà quindi in uscita – salvo avvenimenti eccezionali – intorno al 7 agosto. Buone vacanze, almeno a chi le fa!

 

KAKIR-RUGGERO NON FA 1 a 1, RIFLETTIAMO SENZA PREGIUDIZI 

 

Come prevedibile la sinistra ha approfittato del tragico caso di Bologna - dove un uomo di origini marocchine, Abderrahin Fakir , è morto mentre era stato fermato dalla polizia - per almeno mediaticamente replicare alla vicenda del gioielliere Mario Roggero, quasi volendo siglare un calcistico 1 a 1 che però - a mio avviso - è piuttosto una doppia sconfitta per tutti e dove non pareggia nessuno.

Lasciamo perdere davvero ogni speculazione politica, attendiamo la fine delle indagini per l'incredibile caso di Bologna (non può un uomo morire così e conta poco che avesse dei reiterati precedenti penali!), augurandoci - come tutti - che ci siano indagini esaustive ed obiettive.

Addentriamoci invece nel concreto - e anche qui senza preconcetti politici - sulla sentenza a carico dell'orefice rapinato che di fatto – avendo Roggero 72 anni – lo ha condannato all'ergastolo.

Cos'è la “Giustizia”? Da millenni è il voler stabilire con equità una condanna per chi ha commesso un reato, ma ogni giudizio va sempre immerso nella situazione in cui sono maturati i fatti e nel contesto complessivo della vicenda per poter determinare un'equa proporzionalità della pena.

Scandalizzerò qualcuno sostenendo che la sentenza contro Roggero è forse sproporzionata ed ingiusta, ma tecnicamente non è sbagliata.

Non mi sono quindi piaciuti i toni e il modo in cui diversi partiti di destra si sono comportati cercando di superarsi a vicenda per catturare la “pancia” degli elettori quasi che - visto che adesso c'è un Vannacci piglia-voti - si deve creare una rincorsa a chi grida più forte per arrivare primi ed avere ragione.

Facciamo intanto un po' di chiarezza e ricordiamoci che la Cassazione non fa “un nuovo processo” ma valuta solo la correttezza formale di sentenze precedenti di Corte d'Assise e di Appello ed è quindi nei primi due gradi di giudizio che si deve entrare nel merito.

E' evidente come Roggero abbia sbagliato uccidendo due persone, ma chi ha esaminato a fondo il suo stato d'animo in quei momenti, immediatamente dopo una nuova rapina come quella già subita anni prima e altri precedenti che – oltre a un violento pestaggio - già gli avevano distrutto la famiglia e l'azienda?

Secondo me la sua appare soprattutto la reazione inconsulta di una persona in stato d'ira, esasperata e che - tra l'altro – non ha sparato direttamente a delle persone ma ad un'auto in fuga, senza mirare per volontà di uccidere. Era insomma nelle effettive e piene condizioni psicofisiche di valutare quello che stava facendo?

Per questa la sentenza mi è sembrata decisamente esagerata, soprattutto anche per quanto riguarda le pene accessorie. Vi sembra equa una provvisionale di indennizzo di 780.000 euro per le famiglie dei rapinatori uccisi (che in sede civile potrebbero salire fino a 3 milioni) quando un padre di famiglia che muore sul lavoro o viene tirato sotto per strada viene valutato molto meno come indennizzo assicurativo?

Per questo credo che abbia fatto bene il governo a stabile di recente come andranno esclusi indennizzi in futuri casi come questo: chi va a delinquere e sa di farlo per lo meno ne affronti i rischi, anche se il nuovo principio non si applicherà al pregresso caso Roggero.

Insomma: non ci si deve fare da soli, ma nello stesso tempo "Giustizia” deve anche considerare tutte le circostanze e invece - giudicando in giusta modo così pesante - per me e la pubblica opinione (e non certamente solo per quella di destra) i magistrati in questo caso hanno esagerato.

E' logico che sia così subito esplosa la polemica politica con tutto il centro-destra a difendere Roggero e una sinistra improvvisamente diventata muta e silenziosa, rendendosi conto che questi erano anche i sentimenti di gran parte dei propri elettori, ma non potendolo ammettere. 

 

In parallelo è poi scattata la polemica sulla grazia presidenziale immediatamente richiesta a gran voce, altra cosa che mi è parsa del tutto demagogica e inoppoprtuna.  

Non si può chiedere una grazia “in anticipo” ma nei tempi giusti e questa frenesia di voler essere i primi della classe non sarà un bene nemmeno per Roggero rischiando di diventare un boomerang contro lo stesso condannato vista la copertura mediatica sul caso.

Oltretutto l'averla chiesta così precipitosamente – e di fatto buttandola in politica - rende la questione ancor più delicata perché il “caso Minetti ” ha avvelenato la materia.

In quella occasione il Quirinale - stizzito per polemiche poi rilevatesi totalmente infondate in un caso guarda caso sparito dalle cronache - aveva subito messo le mani avanti sottolineando come Mattarella avesse deciso “solo dopo l'analisi del caso presentato dal ministro Nordio ” (che a sua volta l'aveva avuta dalla Procura di Milano) lavandosene di fatto le mani e lasciando intendere che fosse “un atto dovuto”.

Stavolta invece, appena diffusa la notizia che il ministro (legittimamente) stava preparando un dossier per richiederla (dossier peraltro non presentato, perché poi si è ragionato anche al Viminale, ma anche qui occorreva correre per “farsi vedere”), da quello stesso Quirinale si è andato giù a muso duro ricordando “che la grazia è un atto prettamente nelle prerogative del Presidente della Repubblica”. Insomma, un “non tiratemi la giacca, decido solo io”.

Vero, ma una plateale contraddizione con le parole dello stesso Mattarella di due mesi fa.

Adesso la questione è comunque diventata una polpetta avvelenata: se Mattarella procedesse con la grazia si metterebbe contro i magistrati di cui si è proclamato di fatto santo protettore e super-paladino anche per le recenti vicende referendarie, se non la firmerà sarà attaccabilissimo visti i precedenti e il pensiero corrente di buona parte della pubblica opinione.

La cosa più saggia sarebbe stata non procedere in termini immediati alla carcerazione di Mario Roggero (che tanto non scappava e che invece è stato subito incarcerato) differendone l'applicazione della pena e intanto abbassare tutti i toni per poi far seguire nei tempi giusti la richiesta di una grazia “parziale” (come previsto dall'art. 87 della Costituzione), magari per arrivare ad una riduzione di pena per portarla intorno ai 4 anni e consentendo quindi a Roggero di accedere presto a pene alternativo dopo un primo periodo di carcerazione.

Un'uscita pratica, concreta e soprattutto equa, anche se resta aperto il punto di fondo: dove finisce la legittima difesa e scatta l'omicidio? Quanto contano le situazioni specifiche, l'attimo del dramma, i precedenti, il contesto generale dell'ordine pubblico?

Penso che abbiano davvero sbagliato i giudici a non considerare più a fondo questi aspetti difensivi dimostrando  - una volta di più - di vivere in una loro speciale e intoccabile torre d'avorio molto spesso avulsa dalla realtà, eppure con la presunzione di esprimere sempre sentenze “in nome del popolo italiano”.

 

CHI E' CAUSA DEL SUO MAL…

Dall' Associazione Nazionale Magistrati al solito procuratore Nicola Grattieri la magistratura si sente adesso  “sotto attacco” per il caso Roggero eppure – come ho scritto più sopra – non si trattava di mandare assolto un imputato, ma semmai di interpretare anche il contesto, i precedenti, la non premeditazione del caso e ricordare – in definitiva - come Roggero avesse agito in un evidente stato di alterazione psicofisica.

Cose che hanno capito tutti senza bisogno che le ricordassero Salvini & C. perché sono evidenti al comune sentire, anche tra quelli che votano a sinistra i cui leader - salvo eccezioni - sono infatti scesi in una catalessi tombale nei commenti sulla condanna.

Poi alla sinistra non è parsa vero l'occasione di Bologna per rimettersi in gioco. 

Voglio esprimere subito una tristezza sincera per il morto e comprensione per il dolore dei famigliari, ma non è forse strumentalizzazione anche quella del sindaco bolognese che chiama la gente in piazza al tramonto, dà la parola alla sorella che attribuisce colpe non ancora definite e fa montare la rabbia della folla?

Un sindaco non è un cretino e tantomeno lo è Matteo Lepore che però ha appunto giocato la carta dell' intestarsi la protesta politica contr la Meloni, Piantedosi, il governo e le forze dell'ordine senza considerare che con il correre delle ore la tesi della violenza degli agenti è apparsa sempre più sfumata (l'autopsia chiarirà), ma che ovviamente la piazza sarebbe diventata un detonatore di violenza.

“Non era la nostra piazza” ha poi dichiarato il sindaco, dimenticandosi di vedere i filmati con le relative e comuni bandiere rosse e facendo finta di stupirsi se si erano intruppati nel mucchio tutti i violenti della zona pronti ad ogni  occasione per darla ai poliziotti.

Che poi ci siano stati 64 feriti tra le Forze dell'ordine, auto bruciate e danneggiamenti vari e nessun fermo nonostante le immagini che abbiamo tutti visto in TV appare già di per sé una anomalia, ma speriamo che - placati gli animi - si proceda contro i violenti, altrimenti tutto è buono per fare casino, bruciare auto e scassare vetrine.

Ma torniamo all'inizio, ai Signori Magistrati che si sentono ingiustamente accusati.

Scusate, ma come può almeno una parte della magistratura italiana non accorgersi che queste sono le ovvie ricadute non solo di certe sentenze, ma anche di evidenti comportamenti di Lor Signori? Se festeggio al canto di “bella ciao” un esito referendario non posso poi dire di essere apolitico, se condanno di fatto all'ergastolo un settantaduenne che avrà reagito in modo inaccettabile, ma dopo i precedenti che abbiamo visto, come ci si può poi lamentare?

Così come il sindaco Lepore non può dire che quelli che hanno incendiato il centro di Bologna “sono compagni che sbagliano” perché quello che oggi dice il PD guarda caso è esattamente la stessa tesi che sosteneva l'allora PCI ai tempi delle Brigate Rosse e tutti sanno come è andata a finire.

I magistrati meritano assoluto rispetto, ma devono anche dimostrare di meritarlo con la loro autorevolezza, indipendenza e terzietà. 

Ho letto una intervista al Procuratore della Repubblica di Asti (PM in primo grado del caso Roggero) che fa venire i brividi quando afferma che “la legge è la legge”.

Certo, ma credo che vadano sempre considerate le circostanze, altrimenti non servono i processi, basta far decidere a un computer che il codice penale lo conosce a memoria!

Morale: diamoci tutti davvero una calmata, chi ha più responsabilità dia il buon esempio e questo vale per i politici, anche per i Signori Magistrati.

 

MAFIA?   

Una notizia piccola piccola: il Consiglio di Stato ha annullato la multa di 3,7 milioni cui era stata condannata la società “Caronte & Tourist” per “abuso di posizione dominante e prezzi eccessivi” gestendo di fatto in regime di semi-monopolio i traghetti sullo Stretto di Messina. Quando un Paese è incapace di realizzare un'opera pubblica fondamentale come il Ponte sullo Stretto per i mille incagli che continuamente la bloccano, pensate anche al potere che di fatto dimostra con questa sentenza chi perderebbe i propri profitti se arrivasse il nuovo ponte, profitti che accumula indisturbata da decenni gestendo i traghetti e che si dimostra più forte della stessa Autorità pubblica.

 

OSVALDO BAGNOLI

Proprio nei giorni tristi in cui la mia squadra del cuore – il Verbania calcio – non veniva iscritta al campionato per una diatriba tra società ed amministrazione comunale è morto Osvaldo Bagnoli , un mio amico personale che aveva concluso la sua carriera di giocatore proprio al Verbania in serie C e da dove ha poi iniziato la sua lunga e vincente carriera di allenatore.

Bagnoli era una persona saggia e speciale, profondamente umana, seria. Pochi sanno che aveva una figlia non vedente che in quegli anni, quando c'erano gli allenamenti, portava spesso allo stadio facendola giocare sul prato dietro le porte mentre lui allenava la squadra.

Attimi di profonda umanità che sono diventati il mio ricordo speciale di Osvaldo, con la sua bimba che gli correva incontro in quello spicchio di verde...   

 

MILLE PUNTI…FANNO UNA VITA.

Al compimento del 1000° numero del Punto – giusto un anno fa – avevo promesso ai lettori che avrei raccolto in un libro gli articoli più interessanti. Un anno dopo il libro è quasi pronto, ma sta diventando molti di più che una rilettura di quanto apparso in 22 anni su queste colonne (ho recuperato anche il primo numero dell'agosto 2004!). Sarà quindi un volume ricco di fotografie, ricordi, interviste, articoli, reportage da tutte le parti del mondo raccontando non tanto la mia vita quanto la politica italiana e i suoi personaggi dagli anni '70 ad oggi insieme ad una serie di approfondimenti di attualità su Trump, l'Italia e l'Europa, il clima che cambia e le guerre che non finiscono mai. 

 

BUON TUTTO A TUTTI!!                                          Marco Zacchera

CHI SONO....

Quando mi capita di raccontare…
Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze..... (continua)
CONTATTAMI QUI...
Archivio STORICO de IL PUNTO di MARCO ZACCHERA
Il NUOVO LIBRO di MARCO ZACCHERA.....


E’ uscito un mio nuovo libro  “ GENTE DI LAGO: storie e racconti  del Lago Maggiore”
In 164 pagine - tutte a colori - ricordi, personaggi, storie e curiosità della zona del Lago Maggiore e delle sue valli, insieme ad oltre un centinaio di foto storiche, quasi tutte inedite. Una testimonianza interessante della vita sulle rive del Verbano in tempi quasi dimenticati, un omaggio a chi è venuto prima di noi.
Il volume è firmato anche da Carlo Alessandro Pisoni, Ivan Spadoni e altri autori locali che con quest’opera hanno voluto riprendere il successo di “NELLE RETI DEL TEMPO”, una raccolta di foto e testi storici uscita oltre 10 anni fa ed oggi introvabile.
GENTE DI LAGO è in vendita al pubblico a 18 euro, ma i lettori de IL PUNTO possono richiedermi direttamente il libro – se lo desiderano con dedica! - al prezzo ridotto di 16 euro (spese di spedizione comprese) o di 15 euro ciascuna se verranno richieste almeno 2 copie.
Il volume va richiesto direttamente a marco.zacchera@libero.it ricordando di comunicare sempre il proprio INDIRIZZO POSTALE PER LA SPEDIZIONE.
Un bel regalo, per esempio, in vista del prossimo Natale…
 
Marco Zacchera
PUBBLICAZIONE di MARCO ZACCHERA.....


 
L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE ?
 
Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed Immigrazione
 
 
(dall’introduzione..)
 
 
…Mentre in Italia sull’uso improprio della parola “razzista” si montano settimane di polemiche (come per il caso recente del governatore lombardo Attilio Fontana) pochi sanno che in Sudafrica si sta discutendo un emendamento costituzionale con il quale – se approvato – si potranno espropriare i terreni ai bianchi senza indennizzo, ma anche a vantaggio dei cinesi che in Sudafrica per legge sono equiparati ai neri.
 
Un razzismo alla rovescia – ma concreto - di cui non parla nessuno, un esempio di quante poche informazioni si hanno in questo campo
 
Scrivendo queste note (e con il contributo di PAOLA PALMA) ho cercato infatti di trasmettere – piacciano o meno – informazioni corrette, numeri certi, fatti documentati e poche opinioni.
 
Credo di conoscere bene la materia: ho passato tanti mesi della mia vita in Kenya e in Burundi, Uganda, Ruanda, Mozambico, Madagascar e in tanti altri paesi africani lavorando nel volontariato e toccando con mano tante situazioni disperate.  
 
Nell’aprile del 1994 – ero appena stato eletto deputato – per circostanze davvero fortunate non ci ho lasciato la pelle durante una rivoluzione in Burundi.
 
Di immigrazione e integralismo islamico scrivevo già trent’anni fa quando nessuno ci pensava, ma stando in Africa si capiva chiaramente cosa sarebbe successo e puntualmente i disastri si sono verificati. Vi avviso subito che senza sterzate decise andrà sempre peggio.
 
Intendiamoci, credo sia preciso dovere di tutti aiutare il prossimo: è un obbligo morale, cristiano e sociale, ma bisogna farlo con intelligenza, organizzazione, capacità e programmazione altrimenti non solo si finisce in un disastro, ma attecchisce anche la mala pianta della corruzione e dello sfruttamento alimentando rinnovato odio e razzismo.
 
Scopriamo insieme allora i numeri e i costi del fenomeno, la discriminazione nei fatti verso  tanti italiani, le ipocrisie che ci stanno dietro, le ambiguità vaticane, cosa stia effettivamente succedendo in Sudafrica oppure quali divisioni stiano spaccando la Nigeria, ma anche quali rischi concreti porti la mafia nigeriana.
 
Denunciamo finalmente il vorace neo-colonialismo cinese che viene taciuto e sottovalutato, la schiavitù nei paesi arabi e il moltiplicarsi dei musulmani in Europa con il rifiuto da parte di molti di loro ad accettare e condividere i principi costituzionali europei, così come è vergognoso il silenzio europeo sull’Eritrea e soprattutto sui disastri combinati nel mondo da troppe multinazionali senza scrupoli.
 
Se ne parla poco di tutti questi fattori, ma sono quelli che creano le cause che portano poi i poveracci a sbarcare disperati sulle nostre coste o a morire in mezzo al mare.
 
Ecco quindi che nel libro si lanciano proposte concrete e si propongono tutta una serie di dati statistici sconosciuti (perché spesso volutamente nascosti), così come un interessante sondaggio  sull’umore degli italiani con dati, numeri, fatti, circostanze inoppugnabili.  
 
 
Una informazione corretta e soprattutto documentata – anche se magari scomoda, anticonformista, sicuramente poco “buonista”– è però necessaria per portarci a riflettere, un po’ come il medico che ha il dovere di dire la verità al proprio paziente e non raccontargli balle.
 
Una realtà che potrà essere a volte impietosa e crudele, ma che va conosciuta da chi è malato (come lo è la nostra società italiana ed europea) per almeno tentare le cure necessarie alla sua sopravvivenza…
 
 

                                                                                      Marco Zacchera
CHI SONO.....
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Quando mi capita di raccontare…



Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze.
Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.

Sono stato educato in una famiglia profondamente cattolica, ma da sempre molto aperta al mondo e quindi già da bambino ho sentito  forte il senso della responsabilità.
Da ragazzo sono stato per molti anni uno scout e per stile di vita ho sempre percepito così una attenzione particolare alla natura, all’impegno sociale, al mio prossimo.
Mi sono laureato alla Bocconi in economia aziendale, ma ho lavorato già da giovanissimo negli alberghi di famiglia e poi svolto attività diversissime tra loro ma appassionanti anche perché non mi piace mai stare con le mani in mano.
Dal giornalista al pescatore professionista, dall’assicuratore a gestire alberghi ed aziende visto che sono poi diventato dottore commercialista e revisore dei conti.
Ho sempre amato lo sport (sono stato per tanti anni arbitro di calcio e ancora adesso appena posso vado a pescare sul mio lago o in giro per il mondo) ho compiuto centinaia di immersioni subacquee e poi paracadutismo, parapendio, rafting e rally automobilistici fino al settembre del 2005 quando  mi sono rotto la schiena andando fuori strada durante un rally in Valdossola.
C'è  stata  poi la politica, la mia grande passione. Ho cominciato da ragazzino nella "Giovane Italia" e nel "Fronte della Gioventù" e poi nel MSI-DN, in Alleanza Nazionale e infine nel PDL, almeno finchè è esistito.
Ricordo sempre con orgoglio che nella mia vita mi sono candidato 20 volte nelle più diverse elezioni e che sono stato eletto venti volte su venti: non so quanti altri possano dire altrettanto.
Nella mia famiglia si discuteva tanto di politica anche perché siamo cinque fratelli con cinque idee diverse (estrema sinistra compresa), con mio padre che invece era sempre stato democristiano. Sono cresciuto così nella cultura del dibattito e del confronto, in casa come a scuola, e già da ragazzo guidavo assemblee studentesche in aperta e continua dialettica contro  il “movimento studentesco” di estrema sinistra, anche se la maggioranza taceva e poi – spesso – mi appoggiava nelle assemblee.
Non ho mai partecipato ad episodi di violenza, anche se più di una volta ho sicuramente rischiato anche fisicamente per le mie idee.
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA

Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo-  mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.

Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma  soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.

A parte questi incarichi - e anche se ho ormai terminato questa lunga esperienza - continuo davvero a mettercela tutta soprattutto cercando di stare sempre vicino ai problemi della gente.
Ogni giorno ne scopro di nuovi, dalle piccole questioni personali ai grandi problema della nostra Italia e credo sia un punto d’onore impegnarsi concretamente e con onestà per cercare di risolverne qualcuno toccando con mano preconcetti, sprechi e ingiustizie, qualsiasi sia il ruolo che possiamo ricoprire nella società. Oggi posso solo farlo con la penna, e così pubblico articoli su molte testate giornalistiche.
Da quasi 20 anni  ogni settimana edito "IL PUNTO", un foglio via mail di notizie ed informazioni che mi permettono di spaziare sul mondo e sostenere le mie opinioni a diretto contatto con migliaia di lettori.  (chi lo volesse ricevere mi contatti su marco.zacchera@libero.it)
Bisogna a volte saper prendere posizioni scomode o controcorrente, spesso non comprese e contro le quali vi è a volte preconcetto, ma ne vale sempre la pena perché alla fine gli Ideali veri non sono una utopia, ma devono davvero essere traccia e obiettivo di vita.
Per questo  mi sento un cristiano semplice, che cerca di essere coerente e che crede che il Vangelo ci possa insegnare molto nella vita di ogni giorno, concretamente e ricordando soprattutto quella parabola dei "talenti" che nella vita vanno poi restituiti, almeno raddoppiati, prima della fine del viaggio.


Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi.  Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.

Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.

Anche per questi motivi e poiché volevo personalmente mettermi in gioco  nel giugno 2009 mi sono candidato a sindaco della mia città dove da 32 anni ero consigliere di opposizione e  mi hanno eletto con oltre il 54% dei voti al primo turno, primo sindaco di centro-destra a Verbania dopo 64 anni di sindaci e giunte sempre di sinistra o di centro-sinistra.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente  ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.
Intanto sono tornato a pescare appena posso sul mio lago e quando vedo le albe ed i tramonti - che spesso sul Lago Maggiore sono fantastici - mi considero sempre davvero un privilegiato, anche e soprattutto perché  ho la fortuna di poter vivere quei momenti.  Quando calo le reti in mezzo al lago mi ritrovo a fare gesti antichi come quelli dei miei nonni e dei miei avi e allora mi sento libero e felice nel profondo. A queste cose ho dedicato  “ NELLE RETI DEL TEMPO” e poi diverse edizioni di “GENTE DI LAGO” libri di storia per ricordare come si viveva sul Lago Maggiore nei secoli scorsi, mentre “LA MOSCHERUOLA” .racconta com’era l’Italia della mia giovinezza.
In un altro libro “L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE? -  Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed immigrazione”, scritto a quattro mani con Paola Palma, abbiamo cercato di raccontare le tante esperienze in Africa con un serio approccio alle tematiche dell’immigrazione verso l’Europa, un fenomeno importante e che non può essere banalizzato.
Ad oggi non ho più incarichi pubblici se non quello di “Commissario italiano alla pesca per le acque internazionali Italo-Svizzere”  titolo altisonante quanto volontario con il quale e – come già faceva mio nonno quasi 90 anni fa – mi occupo di difendere e tutelare la pesca e l’ambiente dei nostri laghi.
Sono stato anche  nominato, ma  qui torneremmo  in campo professionale, presidente del Collegio sindacale di Finpiemonte, la finanziaria della nostra regione e in altri Enti e società.

Ma questi sono tutti  dettagli, l’importante è non cambiare mai nel profondo mantenendo fede agli impegni di  partenza cercando di aiutare gli altri per  restituire qualche “talento in piu” di quelli che il Grande Capo mi ha affidato alla partenza. Speriamo di riuscirci sempre, lo auguro anche a tutti voi.

In amicizia un saluto, Marco Zacchera...
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