IL PUNTO n. 1036 del 6 marzo 2026
di MARCO ZACCHERA
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riceveste più contattatemi per segnalarlo e comunque potrete leggere IL PUNTO
sul mio sito www.marcozacchera.it già la sera del venerdì. Mi spiace,
stiamo cercando di intervenire ma non è facile.
IL BUIO DELLA NOTTE
Ricordo la
notte in cui fu abbattuto il muro di Berlino: ero felice, convinto che per il
mondo sarebbe iniziata un’era di pace o almeno di maggiore serenità.
Ero
contento “perché avevamo avuto ragione noi” e cadeva finalmente un sistema
dittatoriale comunista che aveva imprigionato una buona parte del mondo per
decenni. Nessuno poteva pensare a questo successivo trentennio che sui è
dimostrato una escalation di guerre e di terrore.
Vennero la
Serbia, il Kossovo, l’Iraq e l’11 di settembre, il Libano, l’Afghanistan,
l’Ucraina, Gaza e cento altri conflitti: non c’è più stato un giorno di pace.
Nella
sintesi di questo diario tragico dell’umanità c’è soprattutto il progressivo
azzerarsi di ogni autorità morale e concreta dell’ONU, l’evidente mancanza di
un arbitro terzo, autorevole e capace di fermare i conflitti a livello globale.
Così ogni
dittatore, autocrate o più banalmente “uomo forte” è diventato libero di dare
il peggio di sé, nell’impunità conclamata dettata dalla legge del più forte che
azzera ogni diritto dei popoli, un concetto che purtroppo passa in questi mesi
troppo spesso dalle parti della Casa Bianca dove ogni scelta è diventata spesso
incomprensibile, contraddittoria, forse umorale e temo solitaria. Gli alleati e
i consiglieri non contano più, spesso sono tenuti all’oscuro o devono far finta
di esserlo e comunque devono adeguarsi senza aver voce in capitolo anche perché
probabilmente sarebbero in ogni caso tranquillamente ignorati.
Sia chiaro
che ll vertice del potere iraniano era (e resta) il peggiore possibile in
termini di libertà e tolleranza, ma il metodo utilizzato per cercare di
distruggerlo è inaccettabile, soprattutto visto erano in corso negoziati.
Su questa
assurda contraddizione svetta poi Israele, un paese che negli ultimi tre anni
ha perso i propri carismi di piccola ma potente ed orgogliosa democrazia
circondata dalla violenza, perché a sua volta ha progressivamente assunto
posizioni intollerabili a livello di convivenza umana, di evidente incapacità e
volontà di dialogo, in una progressiva sopraffazione dei popoli vicini che non
può più essere giustificata dalle necessità di difesa.
Così ogni
logica di buonsenso, tolleranza e necessità di convivenza sparisce, si umilia,
viene derisa: è intollerabile, doloroso, antitetico ai principi che formalmente
ciascuno afferma di voler difendere.
Ci si
chiede allora nella propria coscienza cosa possa fare ciascuno di noi e chi si dice
cristiano non può che vivere ancor più profondamente questo disagio perché
troppe volte la violenza viene giustificata in nome della fede verso un Dio
monoteista che in fondo dovrebbe essere di tutti.
Penso
soprattutto alla sterminata platea degli indifesi, alle gigantesche risorse
bruciate solo per uccidere e distruggere anziché per risolvere i problemi del
mondo, alla incapacità che da sempre l’umanità dimostra
nell’auto-regolamentarsi nonostante tutti i suoi progressi scientifici e
tecnologici nonostante che la storia abbia dimostrato infinite volte come la
guerra sia sempre un cattivo affare (quasi) per tutti.
Oltre agli
odi che si moltiplicano, all’emergenza umanitaria che cresce, ai drammi
collettivi che si calano poi nella disperazione delle singole vite spezzate di
chi si ritrova in mezzo senza averne alcuna colpa o responsabilità. Sembra non
esserci una via d’uscita, un compromesso onorevole. Siamo nella notte
oscura, la via si è smarrita, preghiamo che non si uccida anche la speranza.
…………..
Tra mille commenti del perché l’attacco all’Iran sia arrivato
proprio ora ho un dubbio: non è che Israele abbia in mano prove inoppugnabili
che incastrano Trump per
l’affare Epstein ? Un dubbio che mi è venuto ben
sapendo che il Mossad è tra i
servizi segreti più brillanti del mondo…
PROTESTE
A Torino nessuno
aveva protestato a gennaio contro gli eccidi degli ayatollah nelle strade di
Teheran mentre ora invece scendono in piazza a protestare “Contro
l’aggressione sionista” ANPI, CGIL, PD, Arci, Acli, Donna vita e Libertà,
Alleanza Verdi e Sinistra, collettivo pro Palestina, Torino per Gaza, Scuola
per la pace, Volere la Luna, Sinistra anticapitalista, Uniobe, Sindacati di
base ecc.
A proposito
di antisemitismo la senatrice Segre
prenda atto che si distinguono nel mazzo anche ANPI, PD e CGIL ... magari non se lo dimentichi.
REFERENDUM: PER IL SI BISOGNA DARSI DA FARE
Tutti i
sondaggi lo confermano: per
vincere il SI deve mobilitarsi di più visto che la sinistra e tutti i media
collegati riescono a monopolizzare il messaggio comunicativo e i fatti iraniani
hanno distolto l’attenzione degli elettori dal voto del 22-23 marzo.
STIAMO AL
CONCRETO, EVITIAMO GLI SLOGAN O LE ACCUSE RECIPROCHE DI "LESA
DEMOCRAZIA" e pur non essendo un giurista, alcun spunti che sottolineo a
chi ha dei dubbi
1) E’ un SI
al parlamento perché con il referendum si conferma una legge già approvata PER
QUATTRO VOLTE CONSEGUTIVE dopo lunghe discussioni, in doppia lettura: se ogni
volta che si propone una riforma in Italia la si boccia non ci si può poi
lamentare che non cambia mai niente.
2) E’ un SI
ad una legge costituzionale che il presidente Mattarella ha promulgato senza
rinvio alle Camere e che quindi non contiene evidentemente principi contrari
allo spirito delle norme costituzionali, ma solo ad alcune necessarie
correzioni.
3) Molti
magistrati sono per il SI (come l’ex presidente della Corte costituzionale
Augusto Barbera, che addirittura è stato anche un deputato PD), ma non lo
dicono perché verrebbero schiacciati dai colleghi politicizzati.
4) Pochi
media lo ammettono, ma oltre ai Radicali e ad “Azione” di Calenda molti
esponenti del PD e della sinistra voteranno comunque per il SI da Enzo Bianco a
Marco Minniti, da Cesare Salvi a Umberto Ranieri, da Nicola Latorre a Chicco
Testa: persone che hanno
capito che non si deve votare “pro” o “contro” la Meloni ma andare nel merito
delle cose
5) Nessuno
vuole condizionare i magistrati o assoggettarli alla politica (come peraltro è
successo fino ad oggi e non lo si può negare) e con il SI saranno più
responsabilizzati.
I numeri
fotografano la realtà, non le chiacchiere. Nel 2024 ci sono state 1587 segnalazioni per
casi in cui i magistrati non avrebbero fatto il loro dovere (8.710 nell’ultimo
quinquennio). Ebbene, il 96%
dei ricorsi è stato ritenuto inammissibile o infondato e quindi le pratiche
archiviate. Da chi? Dagli stessi Magistrati, quelli della Procura generale
della Cassazione. Perché? Non si sa: neppure chi ha presentato un esposto ha la
possibilità di sapere le motivazioni delle archiviazioni o della loro
inammissibilità né può quindi controbattere o ricorrere, alla faccia della
trasparenza e della democrazia. Andiamo avanti: quel misero 4% dei casi
“superstiti” arriva al CSM, quel
Consiglio Superiore della Magistratura che la riforma vuole appunto cambiare e
i sostenitori del NO vogliono mantenere tale e quale. Su oltre 5.000 esposti
dell’ultimo triennio il CSM ha emesso solo 199 sentenze e di queste solo 82 sono state di
condanna (su 5.000 esposti!!), 94 di assoluzione (quasi masi appellate, anche
se ad accusare era proprio la stessa Procura della Cassazione!) e 23 sentenze
di non doversi procedere. Ma delle 82 condanne nel triennio quasi nessuna
ha avuto un effetto concreto: per esempio dal 2018 al 2024 sugli 8.710 procedimenti iniziati solo 9
(NOVE !!!) magistrati sono stati sanzionati, in media UNO all’anno!!
6) Il SI
blocca la corruzione delle “correnti” che sono il cancro della magistratura:
oggi per far carriera devi essere politicamente schierato e questo non è
giusto: con il SI ci sarà un pò meno politica dalla magistratura e non
viceversa!.
7) La
Magistratura ha avuto decenni per riformarsi ma NON HA MAI VOLUTO FARLO
dimostrando di essere una “casta” autoreferenziale. La riforma rompe questo
meccanismo è giusta e va approvata
GAS & PETROLIO
L’Europa è
nel caos per i costi energetici anche perché aveva brillantemente rotto gli
accordi con la Russia. “La libertà non ha prezzo” ci dicevano e invece ce l’ha,
eccome. Per il futuro di quattro province del Donbass si uccide l’economia di
un continente anche perché - chiudendo ufficialmente i rubinetti dalla Russia -
adesso siamo ricattati dall’Iran che blocca lo stretto di Ormuz. Intanto Putin ora ha
un’occasione d’oro per proporsi nelle vesti di salvatore dei mercati
internazionali e lo dice chiaramente: “lasciateci vendere i nostri idrocarburi
per tamponare un’impennata dei prezzi globali, così eviterete che i vostri elettori
in Occidente siano colpiti dall’inflazione” e propone contratti a lungo termine
di gas naturale liquefatto russo per costruire una base di forniture
diversificata.
Per carità:
“vade retro, Satana!” Però cosi siamo obbligati a comprare Il gas liquefatto
americano che costa significativamente di più di quello russo, soprattutto
quando si considerano i prezzi effettivi pagati in Europa: 415,3 dollari per
1000 metri cubi contro i 273 pagabili ai russi (prezzi ante guerra) per la
gioia della speculazione (e di Trump). Con la chiusura ufficiale dei gasdotti
con la Russia e comunque fatti saltare per aria da “manine” ucraine nel Mar
Baltico, l’Europa – lo ripeto sempre – non è capace neppure di stabilire un
prezzo medio europeo: dimostrazione di impotenza ma anche di imprevidenza,
mancanza di strategia e demagogia a volontà. Soprattutto perché secondo gli
analisti, sottobanco si continua a comprare gas russo più o meno di
contrabbando (fonte: centro studi Bruegel
di Bruxelles) in quantità pari a 5 volte gli acquisti dal Qatar a dimostrare
per l’ennesima volta di come sia la speculazione a comandare sulla politica e a
fissare i prezzi mondiali con l’Europa nuda, silenziosa, assente, impotente.
Speriamo che l’UE e soprattutto il governo italiano scelgano una strategia
intelligente e non restino solo a guardare anche se non ammetteranno mai i
propri errori strategici sul conflitto ucraino, che andava chiuso subito –
qualcuno si ricorda ancora delle trattative fallite ad Istanbul nel marzo 2022?
– e non lasciato incancrenire per quattro anni. E ora c’è il prezzo da pagare
per la nuova guerra in Iran, iniziata senza neppure la cortesia di un avviso:
imbarazzante.
E MI AUGURO
INTERVENTI SERI E VELOCI DEL GOVERNO PER CALMIERARE I PREZZI: GLI AUMENTI DEI
CARBURANTI DI QUESTE ORE NON SONO LOGICI, MA SOLO SPECULATIVI
L’EMERGENZA
NEGATA
Questa
sera, venerdì 6 marzo ore
21 a VERBANIA INTRA, c/o salone SOMS di Via De Bonis presenterò
insieme a Beppe Lauria
e Luigi Songa
del movimento “Indipendenza” il libro di Gianni
Alemanno “L’ EMERGENZA NEGATA: IL COLLASSO DELLE CARCERI
ITALIANE”. Un libro scritto da un “detenuto eccellente” imprigionato per motivi
assurdi da 14 mesi e che sottolinea una situazione carceraria italiana che è
oltre il limite del collasso nell’indifferenza dei più. Grazie a chi vorrà
partecipare. Maggiori info scrivendo a luigi.songa@gmail.com
BUONA
SETTIMANA A TUTTI !
Marco
Zacchera
………………………………………………………………………………………….
IL PUNTO
VIRTUALE
Ho chiesto
all’intelligenza artificiale: “Scrivimi un articolo per IL PUNTO sul referendum
alla luce e con lo stile di quanto ho scritto in argomento nei numeri
precedenti”. Nessuna altra indicazione, nessun altro suggerimento: in 5 secondi
mi è arrivato questo articolo
Giustizia:
il SÌ come atto di coraggio politico
Sul
referendum della giustizia non sono più possibili ambiguità. Qui non è in gioco
una riforma tecnica, ma una scelta di campo: o si sta dalla parte dei cittadini
o dalla parte di un sistema che si è chiuso su sè stesso. Votare SÌ significa
dire con chiarezza che la giustizia italiana, così com’è, non funziona. Non
funziona nei tempi, non funziona nella percezione di imparzialità, non funziona
nel rapporto tra potere giudiziario e responsabilità. Negarlo è un atto di
convenienza politica, non di onestà intellettuale. Per anni si è sostenuto che
qualunque intervento fosse un “attacco alla magistratura”. È una narrazione
falsa e strumentale. Il vero attacco alla magistratura è lasciarla prigioniera
delle sue correnti, delle sue carriere opache, della mancanza di controlli
reali. Un potere senza contrappesi non è indipendente: è autoreferenziale. Il
SÌ è una scelta politica forte perché rompe questo tabù. Dice che la separazione
delle funzioni, la responsabilità dei magistrati, la fine delle degenerazioni
correntizie non sono concessioni, ma doveri in uno Stato di diritto. Dice che
la giustizia deve servire il Paese, non governarlo. Chi invita all’astensione o
al NO difende un equilibrio che ha prodotto ingiustizie, processi infiniti,
carriere decise nei corridoi e non nei tribunali. È la difesa di un potere che
non accetta di essere valutato, come ogni altro potere democratico. Votare SÌ è
un atto di rottura, ma anche di ricostruzione. È scegliere una giustizia più
credibile, più sobria, più giusta davvero. È affermare che la legalità non si
tutela con l’immunità, ma con regole chiare e uguali per tutti. Su questo
referendum non esistono mezze misure. Il SÌ è la scelta di chi non ha paura di
riformare. Il SÌ è la scelta di chi crede nello Stato, non nei suoi privilegi.



Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.
Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo- mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.
Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.
Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi. Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.
Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.