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il PUNTO n. 1058 del 4 settembre 2026 di MARCO
ZACCHERA Per
scrivermi o contattarmi: marco.zacchera@libero.it Numeri
arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it Ricordo che
“Il Punto” non va in vacanza ma - come ogni anno - da luglio fino alla fine di
settembre rallenta le sue uscite a ogni quindici giorni. Il prossimo numero
sarà quindi pubblicato – salvo avvenimenti eccezionali – intorno al 4
settembre. VERBANIA,
“CASO RAMELLI”: LETTERA
APERTA ALLA SINISTRA VERBANESE A Verbania
si moltiplicano le polemiche per l’intitolazione a Sergio
Ramelli di un tratto del lungolago. Alla sinistra verbanese che tanto si
straccia le vestiper la scelta della giunta Albertella ho indirizzato questa
“lettera aperta” Alla
sinistra di Verbania Visto che
l’hanno fatto alcuni miei ex colleghi sindaci di Verbania, voglio anch’io
intervenire sul dibattito in merito al lungolago “Sergio Ramelli” per esprimere
un pensiero che è silenziosamente condiviso da tantissimi concittadini, ma poco
considerato dai media locali. Proprio gli
ex colleghi parlano di “Un’insanabile soluzione di continuità nella
trasmissione della memoria” e non si rendono conto che quella “continuità di
trasmissione” non deve trasformarsi sempre e solo in ricordi a senso unico e in
discriminazione, come purtroppo si rischia di fare anche in questo caso. La violenza
inammissibile e bestiale con cui furono trucidati i 42 Martiri partigiani di
Fondotoce è la stessa che si è accanita contro un ragazzo diciottenne che non
aveva provocato nessuno, non aveva mai partecipato ad atti violenti ma che
semplicemente a scuola esprimeva le proprie idee e che solo per questo è stato
massacrato a colpi di spranghe morendo dopo 47 giorni di agonia da militanti di
“Avanguardia Operaia”. NO a tutte
le violenze è il senso della “continuità” e il significato di questa
intitolazione, perché non ci può essere mai tolleranza o complicità con la
violenza e che (spero involontariamente) ANPI, PD, M5S e ex sindaci nei
fatti invece la giustificano quando negano un ricordo, non condannano
apertamente gli aggressori, ma ne fanno una questione politica. Dimenticano
che il ricordo di tutte le vittime per le proprie opinioni e l’opporsi alla
violenza sono alla base di quella democrazia e della nostra Costituzione nata
proprio grazie anche al sacrificio di quei Caduti a Fondotoce e ricordata nelle
decine di strade, piazze, palazzi, scuole, sale pubbliche che nella nostra
città ricordano però solo e soltanto “Resistenti”. Anche la
morte di Ramelli è stata però un simbolo di “Resistenza” soprattutto perché è
cresciuta nell’indifferenza dei suoi professori e nel clima di violenza e
timore che si viveva in quegli anni ’70 dove – dovrebbero finalmente ammetterlo
anche il PD, l’ANPI e in generale tutta la sinistra – ci fu violenza da ambo le
parti e che va equamente condannata, non solo se operata dai “fascisti”. I “gendarmi
della memoria” (come scriveva Pansa,
un antifascista che ebbe il coraggio di riflettere) dovrebbero essere i primi
ad ammetterlo, e invece ancora oggi – e lo dimostrano concretamente in
questo caso, al di là delle loro tante pariole - non hanno il coraggio di farlo
e così ancora una volta discriminano perfino i morti. Questa è la
mia personale - ma forte - denuncia politica. NON SIAMO SCEMI Il ministro
Tajani sostiene la possibilità che la Russia intervenga per condizionare
perfino le future elezioni in Italia. Ma come è possibile se tutte le TV sono
filo-Ucraina, così come tutti i giornali? Il filtro quotidiane delle notizie è
sempre contro Mosca: NATO, Europa e sponsor delle spese militari sono univoche
contro la Russia. Comunque gli italiani non sono cretini e non credo quindi che
si faranno condizionare da nessuno, però vorrei capire “come” Putin potrebbe
mai riuscirci, visto che praticamente tutti i media italiani sono contro di
lui. DOVE STANNO GLI IGNORANTI Il
presidente del PD Stefano
Bonaccini intervenendo ad Albenga ha sostenuto, in parole
povere, che “gli ignoranti votano a destra”. Poi, accortosi di aver pestato la
merdaccia, ha cercato di tirarsi indietro parlando di statistiche su elettori
laureati ecc. ecc. Bene, io ho
due lauree e lui è solo diplomato quindi non so come mi classifichi, ma - se
volessi rispondere in maniera triviale - gli farei una domanda diretta: “Da che
parte votano i cretini”? Perché dichiarazioni di questo tipo me lo fanno
pensare. Ma è stupido
scendere appunto al Suo livello, risponda piuttosto il Bonaccini ad altre
potenziali statistiche. Per esempio, qual è la percentuale che vota a sinistra
tra i dipendenti della “sua” Emilia Romagna perché - se fossero molto più
numerosi delle percentuali elettorali emiliane - allora mi chiederei come da 50
anni in Emilia si gestiscono i concorsi pubblici. Allo stesso
modo vorrei sapere la percentuale dei Magistrati che in Italia votano a
sinistra, perché anche qui - se fossero più di una certa quota - ci dovremmo
chiedere come siano calcolate le graduatorie e avanti con queste domande. Caro
Bonaccini, se fosse stato uno di destra ad uscire in pubblico con le Sue frasi
sarebbe già venuto giù il teatro dell’ipocrisia in salsa di denunciato
razzismo, ma – guarda un po' – non solo è sceso un immediato sipario a
proteggerLa, ma ogni cosa è stata subito minimizzata. Allora arriva la domanda
fatale: come mai la gran parte della stampa e dell’informazione in Italia è
controllata proprio dalla sinistra e a sinistra votano le “famiglie” che la
controllano? Ecco, ce lo
spieghi un po' l’intelligente e colto presidente del PD. ISLANDA NO ALLA UE, LA COLPA NON 1E’ DEI
MERLUZZI ! Altra
notizia scivolata via come un missile e subito nascosta, ma sabato l’Islanda ha detto clamorosamente “no” ad entrare
in Europa e, secondo i ragionamenti correnti degli “euro-progressisti doc”, c’è
davvero qualcosa che non quadra. Infatti
“dovevano” logicamente vincere i sì, innanzitutto perché gli islandesi sono un
popolo civilissimo, emancipato, dove in buona parte comandano le donne (la
premier Kristrun
Frostadottir, classe 1988, è la più giovane d’Europa, alla
guida un governo progressista a trazione femminile e che invitava a votare per
il “si”) tanto che le lotte di genere lì sono roba archiviata. Un paese
con il cuore in Scandinavia, già territorio danese fino al 1944, che per le
vacanze sogna il Mediterraneo e gli spaghetti: come potevano insomma dire no a
Bruxelles? Eppure sabato hanno votato l’80% degli islandesi con un risultato
netto e quindi non solo con il voto di quattro bifolchi di campagna e pescatori
puzzolenti: non quadra. L’ineffabile
“Repubblica” sostiene che alla base c’è stata una fake news reazionaria che ha
diffuso il panico sull’isola ipotizzando un futuro arruolamento forzoso
nell’esercito europeo, ma una tale cretinata è degna solo dei cervelli
progressisti italiani non degli emancipati islandesi che invece hanno
semplicemente detto con convinzione e chiaramente NO a “mamma” Europa. Lo hanno
fatto a dispetto di Bruxelles e delle sue promesse di “flessibilità” anche a
proposito delle quote di pesca che era il grande contenzioso sul tavolo. Niente
da fare, gli islandesi hanno capito di stare bene così, non vogliono neppure
aprire trattative. Eppure,
secondo i canoni di Bruxelles, l’Islanda sarebbe stato un paese europeo
illuminato, progressista e quindi “perfetto” con già a posto quasi tutti i
parametri europei di adesione, che sarebbe stata quindi una sorta di mera
ratifica…invece no. No, perché
gli islandesi non si sono fidati e soprattutto perché “questo” modello di Europa costruito negli ultimi
anni dai vertici UE evidentemente non “tira” più, quindi loro
preferiscono continuare a decidere a casa loro e soprattutto vogliono stare
tranquilli visto che si sono costruiti uno stato sociale tra i più avanzati nel
mondo e Bruxelles è lontana, geograficamente ma soprattutto dal cuore. Alla fine,
così, chi resta a premere per entrare nella UE? Solo i paesi balcanici in
perpetua rissa tra loro e in deficit cronico, gente che in passato ha tirato
fregature clamorose su debiti nascosti e con una lunga tradizione di
corruzione, oltre naturalmente a Ucraina, Moldova, Georgia, ovvero a quelle
nazioni sponsorizzate dalla Von
Der Leyen e che sperano soprattutto nei contributi pubblici
europei e da poi “mobilitare” in chiave anti-Russia. Un “babbo natale” che per
i primi tempi arricchisce soprattutto chi governa (le adesioni di Romania e
Bulgaria lo hanno dimostrato) e rendendo così più agevole il trasferirsi
in massa verso ovest. Nazioni dove quando si vota i brogli sono la prassi,
comprese le “manine” pilotate da Bruxelles che magari intervengono contro i
rischi di possibili “deviazionisti” E voi non
fatevi incantare dalla leggenda che la colpa è tutta della pesca ai merluzzi. LEZIONE NEPAL Le
catastrofiche notizie e le incredibili immagini che sono arrivate dal Nepal
dovrebbero farci riflettere non solo per le dimensioni della catastrofe, ma
anche sulle sue cause. Indubbiamente
il cedimento del fronte di un ghiacciaio è un evento naturale e probabilmente
collegato al progressivo ritiro anche dei ghiacciai himalaiani, ma va anche
sottolineato che se lo stesso fenomeno fosse successo una ventina di anni fa le
vittime sarebbero state infinitamente minori perché l’area era praticamente
deserta. La valle
del Bhote Koshi, nel distretto nepalese di Syapru Besu è infatti diventata una
zona strategica al confine tra Nepal e Cina creando un’area fittamente popolata
anche in zone che non lo erano mai state prima. L’autostrada che collega oggi
il Nepal con la Cina proprio attraverso il passo di Gyirong non solo ha
contribuito a segnare il territorio, ma è stata costruita senza probabilmente
tener conto delle complessità geologiche di un’area fortemente sismica e
comunque instabile. E’ una circostanza
non nuova alla base dei ghiacciai: una situazione identica si era creata anche
in Italia, a Macugnaga (in valle Anzasca, ai piedi del Monte Rosa) nel giugno
del 2002 quando per un crollo del ghiaccio dalla parete est si creò una
pericolosa ed improvvisa onda di piena che rovinò a valle sfiorando l’abitato e
formando un lago di vaste proporzioni e in precario equilibrio che fu poi
lentamente svuotato nei mesi successivi con una imponente operazione della
protezione civile. Non ci
furono vittime solo perché alluvioni precedenti avevano da sempre consigliato
di costruire ben lontano dalle rive del torrente Anza. Le autorità
nepalesi e quelle cinesi hanno poi di fatto reagito chiudendo le frontiere e
sostenendo di non aver bisogno di squadre di soccorso internazionali, bloccando
di fatto tutta l’area a testimoni esterni. Pochi
considerano che nelle nostre valli troppe volte si è costruito in zone troppo
vicine a fiumi e torrenti e non è necessario un evento eccezionale ma solo un
forte temporale per far esondare i fiumi, soprattutto quando hanno ancora una
forte pendenza e quindi trascinano molto materiale. Chi ha buona memoria
ricorderà, per esempio, le immagini dell’ultima alluvione a Bardonecchia, con
il fiume che attraversa la località piemontese, tracima e distrugge tutto
quello che incontra. Erano però
case costruire sugli argini, posteggi lungo le rive, ponti con una “luce”
minima tra il greto e la carreggiata anche perché è da tempo vietata – nel nome
della tutela naturale green - la normale ripulitura degli alvei, con risultati
a volte drammatici. Resta
infine il capitolo degli aiuti, puramente palliativi, ma che dovrebbero non
solo esprimere solidarietà al Nepal. ma anche finanziare un minimo di
prevenzione. L’Unione
Europea – nello stesso giorno in cui ha concesso altri 6,1 miliardi all’Ucraina –
ha messo a disposizione del Nepal “ben” 2 milioni, ovvero 0,006 (sei millesimi di
euro!) per cittadino europeo. Ogni commento sulla “generosità” e solidarietà di
Bruxelles è fuori luogo. Un saluto e buon proseguimento! Marco Zacchera |



Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.
Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo- mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.
Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.
Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi. Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.
Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.