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IL PUNTO di MARCO ZACCHERA


 

il PUNTO n. 1058 del 4 settembre 2026

di MARCO ZACCHERA 

 

Per scrivermi o contattarmi:  marco.zacchera@libero.it

Numeri arretrati sul mio sito www.marcozacchera.it

 

Ricordo che “Il Punto” non va in vacanza ma - come ogni anno - da luglio fino alla fine di settembre rallenta le sue uscite a ogni quindici giorni. Il prossimo numero sarà quindi pubblicato – salvo avvenimenti eccezionali – intorno al 4 settembre.  

 

VERBANIA, “CASO RAMELLI”:

LETTERA APERTA ALLA SINISTRA VERBANESE

A Verbania si moltiplicano le polemiche per l’intitolazione a Sergio Ramelli di un tratto del lungolago. Alla sinistra verbanese che tanto si straccia le vestiper la scelta della giunta Albertella ho indirizzato questa “lettera aperta”

 

Alla sinistra di Verbania

Visto che l’hanno fatto alcuni miei ex colleghi sindaci di Verbania, voglio anch’io intervenire sul dibattito in merito al lungolago “Sergio Ramelli” per esprimere un pensiero che è silenziosamente condiviso da tantissimi concittadini, ma poco considerato dai media locali.

Proprio gli ex colleghi parlano di “Un’insanabile soluzione di continuità nella trasmissione della memoria” e non si rendono conto che quella “continuità di trasmissione” non deve trasformarsi sempre e solo in ricordi a senso unico e in discriminazione, come purtroppo si rischia di fare anche in questo caso.

La violenza inammissibile e bestiale con cui furono trucidati i 42 Martiri partigiani di Fondotoce è la stessa che si è accanita contro un ragazzo diciottenne che non aveva provocato nessuno, non aveva mai partecipato ad atti violenti ma che semplicemente a scuola esprimeva le proprie idee e che solo per questo è stato massacrato a colpi di spranghe morendo dopo 47 giorni di agonia da militanti di “Avanguardia Operaia”.

NO a tutte le violenze è il senso della “continuità” e il significato di questa intitolazione, perché non ci può essere mai tolleranza o complicità con la violenza e che (spero involontariamente)  ANPI, PD, M5S e ex sindaci nei fatti invece la giustificano quando negano un ricordo, non condannano apertamente gli aggressori, ma ne fanno una questione politica.

Dimenticano che il ricordo di tutte le vittime per le proprie opinioni e l’opporsi alla violenza sono alla base di quella democrazia e della nostra Costituzione nata proprio grazie anche al sacrificio di quei Caduti a Fondotoce e ricordata nelle decine di strade, piazze, palazzi, scuole, sale pubbliche che nella nostra città ricordano però solo e soltanto “Resistenti”.

Anche la morte di Ramelli è stata però un simbolo di “Resistenza” soprattutto perché è cresciuta nell’indifferenza dei suoi professori e nel clima di violenza e timore che si viveva in quegli anni ’70 dove – dovrebbero finalmente ammetterlo anche il PD, l’ANPI e in generale tutta la sinistra – ci fu violenza da ambo le parti e che va equamente condannata, non solo se operata dai “fascisti”.

I “gendarmi della memoria” (come scriveva Pansa, un antifascista che ebbe il coraggio di riflettere) dovrebbero essere i primi ad ammetterlo, e invece ancora oggi –  e lo dimostrano concretamente in questo caso, al di là delle loro tante pariole - non hanno il coraggio di farlo e così ancora una volta  discriminano perfino i morti.

Questa è la mia personale - ma forte - denuncia politica.

 

NON SIAMO SCEMI

Il ministro Tajani sostiene la possibilità che la Russia intervenga per condizionare perfino le future elezioni in Italia. Ma come è possibile se tutte le TV sono filo-Ucraina, così come tutti i giornali? Il filtro quotidiane delle notizie è sempre contro Mosca: NATO, Europa e sponsor delle spese militari sono univoche contro la Russia. Comunque gli italiani non sono cretini e non credo quindi che si faranno condizionare da nessuno, però vorrei capire “come” Putin potrebbe mai riuscirci, visto che praticamente tutti i media italiani sono contro di lui.

 

DOVE STANNO GLI IGNORANTI

Il presidente del PD Stefano Bonaccini intervenendo ad Albenga ha sostenuto, in parole povere, che “gli ignoranti votano a destra”. Poi, accortosi di aver pestato la merdaccia, ha cercato di tirarsi indietro parlando di statistiche su elettori laureati ecc. ecc.

Bene, io ho due lauree e lui è solo diplomato quindi non so come mi classifichi, ma - se volessi rispondere in maniera triviale - gli farei una domanda diretta: “Da che parte votano i cretini”? Perché dichiarazioni di questo tipo me lo fanno pensare.

Ma è stupido scendere appunto al Suo livello, risponda piuttosto il Bonaccini ad altre potenziali statistiche. Per esempio, qual è la percentuale che vota a sinistra tra i dipendenti della “sua” Emilia Romagna perché - se fossero molto più numerosi delle percentuali elettorali emiliane - allora mi chiederei come da 50 anni in Emilia si gestiscono i concorsi pubblici.

Allo stesso modo vorrei sapere la percentuale dei Magistrati che in Italia votano a sinistra, perché anche qui - se fossero più di una certa quota - ci dovremmo chiedere come siano calcolate le graduatorie e avanti con queste domande.

Caro Bonaccini, se fosse stato uno di destra ad uscire in pubblico con le Sue frasi sarebbe già venuto giù il teatro dell’ipocrisia in salsa di denunciato razzismo, ma – guarda un po' – non solo è sceso un immediato sipario a proteggerLa, ma ogni cosa è stata subito minimizzata. Allora arriva la domanda fatale: come mai la gran parte della stampa e dell’informazione in Italia è controllata proprio dalla sinistra e a sinistra votano le “famiglie” che la controllano?

Ecco, ce lo spieghi un po' l’intelligente e colto presidente del PD.

 

ISLANDA NO ALLA UE, LA COLPA NON 1E’ DEI MERLUZZI ! 

Altra notizia scivolata via come un missile e subito nascosta, ma sabato l’Islanda ha detto clamorosamente “no” ad entrare in Europa e, secondo i ragionamenti correnti degli “euro-progressisti doc”, c’è davvero qualcosa che non quadra.

Infatti “dovevano” logicamente vincere i sì, innanzitutto perché gli islandesi sono un popolo civilissimo, emancipato, dove in buona parte comandano le donne (la premier  Kristrun Frostadottir, classe 1988, è la più giovane d’Europa, alla guida un governo progressista a trazione femminile e che invitava a votare per il “si”) tanto che le lotte di genere lì sono roba archiviata.

Un paese con il cuore in Scandinavia, già territorio danese fino al 1944, che per le vacanze sogna il Mediterraneo e gli spaghetti: come potevano insomma dire no a Bruxelles? Eppure sabato hanno votato l’80% degli islandesi con un risultato netto e quindi non solo con il voto di quattro bifolchi di campagna e pescatori puzzolenti: non quadra.

L’ineffabile “Repubblica” sostiene che alla base c’è stata una fake news reazionaria che ha diffuso il panico sull’isola ipotizzando un futuro arruolamento forzoso nell’esercito europeo, ma una tale cretinata è degna solo dei cervelli progressisti italiani non degli emancipati islandesi che invece hanno semplicemente detto con convinzione e chiaramente NO a “mamma” Europa.

Lo hanno fatto a dispetto di Bruxelles e delle sue promesse di “flessibilità” anche a proposito delle quote di pesca che era il grande contenzioso sul tavolo. Niente da fare, gli islandesi hanno capito di stare bene così, non vogliono neppure aprire trattative.

Eppure, secondo i canoni di Bruxelles, l’Islanda sarebbe stato un paese europeo illuminato, progressista e quindi “perfetto” con già a posto quasi tutti i parametri europei di adesione, che sarebbe stata quindi una sorta di mera ratifica…invece no.

No, perché gli islandesi non si sono fidati e soprattutto perché “questo” modello di Europa costruito negli ultimi anni dai vertici UE evidentemente non “tira” più, quindi loro preferiscono continuare a decidere a casa loro e soprattutto vogliono stare tranquilli visto che si sono costruiti uno stato sociale tra i più avanzati nel mondo e Bruxelles è lontana, geograficamente ma soprattutto dal cuore.

Alla fine, così, chi resta a premere per entrare nella UE? Solo i paesi balcanici in perpetua rissa tra loro e in deficit cronico, gente che in passato ha tirato fregature clamorose su debiti nascosti e con una lunga tradizione di corruzione, oltre naturalmente a Ucraina, Moldova, Georgia, ovvero a quelle nazioni sponsorizzate dalla Von Der Leyen e che sperano soprattutto nei contributi pubblici europei e da poi “mobilitare” in chiave anti-Russia. Un “babbo natale” che per i primi tempi arricchisce soprattutto chi governa (le adesioni di Romania e Bulgaria lo hanno dimostrato) e  rendendo così più agevole il trasferirsi in massa verso ovest. Nazioni dove quando si vota i brogli sono la prassi, comprese le “manine” pilotate da Bruxelles che magari intervengono contro i rischi di possibili “deviazionisti”

E voi non fatevi incantare dalla leggenda che la colpa è tutta della pesca ai merluzzi.

 

LEZIONE NEPAL

Le catastrofiche notizie e le incredibili immagini che sono arrivate dal Nepal dovrebbero farci riflettere non solo per le dimensioni della catastrofe, ma anche sulle sue cause.

Indubbiamente il cedimento del fronte di un ghiacciaio è un evento naturale e probabilmente collegato al progressivo ritiro anche dei ghiacciai himalaiani, ma va anche sottolineato che se lo stesso fenomeno fosse successo una ventina di anni fa le vittime sarebbero state infinitamente minori perché l’area era praticamente deserta.

La valle del Bhote Koshi, nel distretto nepalese di Syapru Besu è infatti diventata una zona strategica al confine tra Nepal e Cina creando un’area fittamente popolata anche in zone che non lo erano mai state prima. L’autostrada che collega oggi il Nepal con la Cina proprio attraverso il passo di Gyirong non solo ha contribuito a segnare il territorio, ma è stata costruita senza probabilmente tener conto delle complessità geologiche di un’area fortemente sismica e comunque instabile.

E’ una circostanza non nuova alla base dei ghiacciai: una situazione identica si era creata anche in Italia, a Macugnaga (in valle Anzasca, ai piedi del Monte Rosa) nel giugno del 2002 quando per un crollo del ghiaccio dalla parete est si creò una pericolosa ed improvvisa onda di piena che rovinò a valle sfiorando l’abitato e formando un lago di vaste proporzioni e in precario equilibrio che fu poi lentamente svuotato nei mesi successivi con una imponente operazione della protezione civile.  

Non ci furono vittime solo perché alluvioni precedenti avevano da sempre consigliato di costruire ben lontano dalle rive del torrente Anza.

Le autorità nepalesi e quelle cinesi hanno poi di fatto reagito chiudendo le frontiere e sostenendo di non aver bisogno di squadre di soccorso internazionali, bloccando di fatto tutta l’area a testimoni esterni.

Pochi considerano che nelle nostre valli troppe volte si è costruito in zone troppo vicine a fiumi e torrenti e non è necessario un evento eccezionale ma solo un forte temporale per far esondare i fiumi, soprattutto quando hanno ancora una forte pendenza e quindi trascinano molto materiale. Chi ha buona memoria ricorderà, per esempio, le immagini dell’ultima alluvione a Bardonecchia, con il fiume che attraversa la località piemontese, tracima e distrugge tutto quello che incontra.

Erano però case costruire sugli argini, posteggi lungo le rive, ponti con una “luce” minima tra il greto e la carreggiata anche perché è da tempo vietata – nel nome della tutela naturale green - la normale ripulitura degli alvei, con risultati a volte drammatici.

Resta infine il capitolo degli aiuti, puramente palliativi, ma che dovrebbero non solo esprimere solidarietà al Nepal. ma anche finanziare un minimo di prevenzione.

L’Unione Europea – nello stesso giorno in cui ha concesso altri 6,1 miliardi all’Ucraina – ha messo a disposizione del Nepal “ben” 2 milioni, ovvero 0,006 (sei millesimi di euro!) per cittadino europeo. Ogni commento sulla “generosità” e solidarietà di Bruxelles è fuori luogo.

 

Un saluto e buon proseguimento!                                               Marco Zacchera

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Quando mi capita di raccontare…
Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze..... (continua)
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Archivio STORICO de IL PUNTO di MARCO ZACCHERA
Il NUOVO LIBRO di MARCO ZACCHERA.....


E’ uscito un mio nuovo libro  “ GENTE DI LAGO: storie e racconti  del Lago Maggiore”
In 164 pagine - tutte a colori - ricordi, personaggi, storie e curiosità della zona del Lago Maggiore e delle sue valli, insieme ad oltre un centinaio di foto storiche, quasi tutte inedite. Una testimonianza interessante della vita sulle rive del Verbano in tempi quasi dimenticati, un omaggio a chi è venuto prima di noi.
Il volume è firmato anche da Carlo Alessandro Pisoni, Ivan Spadoni e altri autori locali che con quest’opera hanno voluto riprendere il successo di “NELLE RETI DEL TEMPO”, una raccolta di foto e testi storici uscita oltre 10 anni fa ed oggi introvabile.
GENTE DI LAGO è in vendita al pubblico a 18 euro, ma i lettori de IL PUNTO possono richiedermi direttamente il libro – se lo desiderano con dedica! - al prezzo ridotto di 16 euro (spese di spedizione comprese) o di 15 euro ciascuna se verranno richieste almeno 2 copie.
Il volume va richiesto direttamente a marco.zacchera@libero.it ricordando di comunicare sempre il proprio INDIRIZZO POSTALE PER LA SPEDIZIONE.
Un bel regalo, per esempio, in vista del prossimo Natale…
 
Marco Zacchera
PUBBLICAZIONE di MARCO ZACCHERA.....


 
L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE ?
 
Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed Immigrazione
 
 
(dall’introduzione..)
 
 
…Mentre in Italia sull’uso improprio della parola “razzista” si montano settimane di polemiche (come per il caso recente del governatore lombardo Attilio Fontana) pochi sanno che in Sudafrica si sta discutendo un emendamento costituzionale con il quale – se approvato – si potranno espropriare i terreni ai bianchi senza indennizzo, ma anche a vantaggio dei cinesi che in Sudafrica per legge sono equiparati ai neri.
 
Un razzismo alla rovescia – ma concreto - di cui non parla nessuno, un esempio di quante poche informazioni si hanno in questo campo
 
Scrivendo queste note (e con il contributo di PAOLA PALMA) ho cercato infatti di trasmettere – piacciano o meno – informazioni corrette, numeri certi, fatti documentati e poche opinioni.
 
Credo di conoscere bene la materia: ho passato tanti mesi della mia vita in Kenya e in Burundi, Uganda, Ruanda, Mozambico, Madagascar e in tanti altri paesi africani lavorando nel volontariato e toccando con mano tante situazioni disperate.  
 
Nell’aprile del 1994 – ero appena stato eletto deputato – per circostanze davvero fortunate non ci ho lasciato la pelle durante una rivoluzione in Burundi.
 
Di immigrazione e integralismo islamico scrivevo già trent’anni fa quando nessuno ci pensava, ma stando in Africa si capiva chiaramente cosa sarebbe successo e puntualmente i disastri si sono verificati. Vi avviso subito che senza sterzate decise andrà sempre peggio.
 
Intendiamoci, credo sia preciso dovere di tutti aiutare il prossimo: è un obbligo morale, cristiano e sociale, ma bisogna farlo con intelligenza, organizzazione, capacità e programmazione altrimenti non solo si finisce in un disastro, ma attecchisce anche la mala pianta della corruzione e dello sfruttamento alimentando rinnovato odio e razzismo.
 
Scopriamo insieme allora i numeri e i costi del fenomeno, la discriminazione nei fatti verso  tanti italiani, le ipocrisie che ci stanno dietro, le ambiguità vaticane, cosa stia effettivamente succedendo in Sudafrica oppure quali divisioni stiano spaccando la Nigeria, ma anche quali rischi concreti porti la mafia nigeriana.
 
Denunciamo finalmente il vorace neo-colonialismo cinese che viene taciuto e sottovalutato, la schiavitù nei paesi arabi e il moltiplicarsi dei musulmani in Europa con il rifiuto da parte di molti di loro ad accettare e condividere i principi costituzionali europei, così come è vergognoso il silenzio europeo sull’Eritrea e soprattutto sui disastri combinati nel mondo da troppe multinazionali senza scrupoli.
 
Se ne parla poco di tutti questi fattori, ma sono quelli che creano le cause che portano poi i poveracci a sbarcare disperati sulle nostre coste o a morire in mezzo al mare.
 
Ecco quindi che nel libro si lanciano proposte concrete e si propongono tutta una serie di dati statistici sconosciuti (perché spesso volutamente nascosti), così come un interessante sondaggio  sull’umore degli italiani con dati, numeri, fatti, circostanze inoppugnabili.  
 
 
Una informazione corretta e soprattutto documentata – anche se magari scomoda, anticonformista, sicuramente poco “buonista”– è però necessaria per portarci a riflettere, un po’ come il medico che ha il dovere di dire la verità al proprio paziente e non raccontargli balle.
 
Una realtà che potrà essere a volte impietosa e crudele, ma che va conosciuta da chi è malato (come lo è la nostra società italiana ed europea) per almeno tentare le cure necessarie alla sua sopravvivenza…
 
 

                                                                                      Marco Zacchera
CHI SONO.....
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Quando mi capita di raccontare…



Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze.
Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.

Sono stato educato in una famiglia profondamente cattolica, ma da sempre molto aperta al mondo e quindi già da bambino ho sentito  forte il senso della responsabilità.
Da ragazzo sono stato per molti anni uno scout e per stile di vita ho sempre percepito così una attenzione particolare alla natura, all’impegno sociale, al mio prossimo.
Mi sono laureato alla Bocconi in economia aziendale, ma ho lavorato già da giovanissimo negli alberghi di famiglia e poi svolto attività diversissime tra loro ma appassionanti anche perché non mi piace mai stare con le mani in mano.
Dal giornalista al pescatore professionista, dall’assicuratore a gestire alberghi ed aziende visto che sono poi diventato dottore commercialista e revisore dei conti.
Ho sempre amato lo sport (sono stato per tanti anni arbitro di calcio e ancora adesso appena posso vado a pescare sul mio lago o in giro per il mondo) ho compiuto centinaia di immersioni subacquee e poi paracadutismo, parapendio, rafting e rally automobilistici fino al settembre del 2005 quando  mi sono rotto la schiena andando fuori strada durante un rally in Valdossola.
C'è  stata  poi la politica, la mia grande passione. Ho cominciato da ragazzino nella "Giovane Italia" e nel "Fronte della Gioventù" e poi nel MSI-DN, in Alleanza Nazionale e infine nel PDL, almeno finchè è esistito.
Ricordo sempre con orgoglio che nella mia vita mi sono candidato 20 volte nelle più diverse elezioni e che sono stato eletto venti volte su venti: non so quanti altri possano dire altrettanto.
Nella mia famiglia si discuteva tanto di politica anche perché siamo cinque fratelli con cinque idee diverse (estrema sinistra compresa), con mio padre che invece era sempre stato democristiano. Sono cresciuto così nella cultura del dibattito e del confronto, in casa come a scuola, e già da ragazzo guidavo assemblee studentesche in aperta e continua dialettica contro  il “movimento studentesco” di estrema sinistra, anche se la maggioranza taceva e poi – spesso – mi appoggiava nelle assemblee.
Non ho mai partecipato ad episodi di violenza, anche se più di una volta ho sicuramente rischiato anche fisicamente per le mie idee.
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA

Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo-  mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato proprio io come segretario generale del congresso.

Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma  soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.

A parte questi incarichi - e anche se ho ormai terminato questa lunga esperienza - continuo davvero a mettercela tutta soprattutto cercando di stare sempre vicino ai problemi della gente.
Ogni giorno ne scopro di nuovi, dalle piccole questioni personali ai grandi problema della nostra Italia e credo sia un punto d’onore impegnarsi concretamente e con onestà per cercare di risolverne qualcuno toccando con mano preconcetti, sprechi e ingiustizie, qualsiasi sia il ruolo che possiamo ricoprire nella società. Oggi posso solo farlo con la penna, e così pubblico articoli su molte testate giornalistiche.
Da quasi 20 anni  ogni settimana edito "IL PUNTO", un foglio via mail di notizie ed informazioni che mi permettono di spaziare sul mondo e sostenere le mie opinioni a diretto contatto con migliaia di lettori.  (chi lo volesse ricevere mi contatti su marco.zacchera@libero.it)
Bisogna a volte saper prendere posizioni scomode o controcorrente, spesso non comprese e contro le quali vi è a volte preconcetto, ma ne vale sempre la pena perché alla fine gli Ideali veri non sono una utopia, ma devono davvero essere traccia e obiettivo di vita.
Per questo  mi sento un cristiano semplice, che cerca di essere coerente e che crede che il Vangelo ci possa insegnare molto nella vita di ogni giorno, concretamente e ricordando soprattutto quella parabola dei "talenti" che nella vita vanno poi restituiti, almeno raddoppiati, prima della fine del viaggio.


Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi.  Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In oltre 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.

Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica.

Anche per questi motivi e poiché volevo personalmente mettermi in gioco  nel giugno 2009 mi sono candidato a sindaco della mia città dove da 32 anni ero consigliere di opposizione e  mi hanno eletto con oltre il 54% dei voti al primo turno, primo sindaco di centro-destra a Verbania dopo 64 anni di sindaci e giunte sempre di sinistra o di centro-sinistra.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
La “Giustizia” degli uomini mi ha dato completamente  ragione ma mi è rimasto il peso di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me , passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho continuato nei miei impegni perché ci sono infinite cose da fare.
Intanto sono tornato a pescare appena posso sul mio lago e quando vedo le albe ed i tramonti - che spesso sul Lago Maggiore sono fantastici - mi considero sempre davvero un privilegiato, anche e soprattutto perché  ho la fortuna di poter vivere quei momenti.  Quando calo le reti in mezzo al lago mi ritrovo a fare gesti antichi come quelli dei miei nonni e dei miei avi e allora mi sento libero e felice nel profondo. A queste cose ho dedicato  “ NELLE RETI DEL TEMPO” e poi diverse edizioni di “GENTE DI LAGO” libri di storia per ricordare come si viveva sul Lago Maggiore nei secoli scorsi, mentre “LA MOSCHERUOLA” .racconta com’era l’Italia della mia giovinezza.
In un altro libro “L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE? -  Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed immigrazione”, scritto a quattro mani con Paola Palma, abbiamo cercato di raccontare le tante esperienze in Africa con un serio approccio alle tematiche dell’immigrazione verso l’Europa, un fenomeno importante e che non può essere banalizzato.
Ad oggi non ho più incarichi pubblici se non quello di “Commissario italiano alla pesca per le acque internazionali Italo-Svizzere”  titolo altisonante quanto volontario con il quale e – come già faceva mio nonno quasi 90 anni fa – mi occupo di difendere e tutelare la pesca e l’ambiente dei nostri laghi.
Sono stato anche  nominato, ma  qui torneremmo  in campo professionale, presidente del Collegio sindacale di Finpiemonte, la finanziaria della nostra regione e in altri Enti e società.

Ma questi sono tutti  dettagli, l’importante è non cambiare mai nel profondo mantenendo fede agli impegni di  partenza cercando di aiutare gli altri per  restituire qualche “talento in piu” di quelli che il Grande Capo mi ha affidato alla partenza. Speriamo di riuscirci sempre, lo auguro anche a tutti voi.

In amicizia un saluto, Marco Zacchera...
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