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IL PUNTO di MARCO ZACCHERA



IL PUNTO   n. 813 del 30 aprile 2021

di MARCO ZACCHERA  (www.marcozacchera.it)

info, contatti  e numeri arretrati:  marco.zacchera@libero.it 

 

Sommario: L’ARCANO PNRR – FINALMENTE GIUSTIZIA? – NUMERI E VACCINI – GENTE DI LAGO (CHE PURTROPPO SE NE VA…)

 

IL PIANO ARCANO

Ci sono diversi modi per leggere il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) che già nel titolo ha un suo termine arcano: credo che neppure un solo italiano su 100 sappia con precisone cosa significhi “Resilienza” (letteralmente “Capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi”) che però tutti fan finta di capire.

In poche parole è il piano di 336 pagine che – presentato, approvato e salutato in meno di due giorni dal Parlamento -  in settimana verrà spedito a Bruxelles e che dovrebbe rappresentare il futuro dell’Italia spendendo una somma enorme tra deficit e  fondi europei: quasi 250 miliardi.

Non so quanti parlamentari l’avranno letto nelle poche ore del “prendere o lasciare”, certamente leggerlo era interessante, ma forse sostanzialmente inutile.

Innanzitutto ci vuole pazienza perché si apre con un vocabolario di acronimi, ovvero di 98 sigle (se non le ho contate male) dal contenuto spesso misterioso, moltissime in inglese perché in italiano non fa fino.

Si parte complicandosi la vita passando dal WEEE (waste from electrical and electronic equipment) che sarebbero i rifiuti informatici al QUEST (quarterly european simulatoin tool) che più semplicemente vuol dire “simulazione trimestrale europea” all’UTM (unmanned traffic management system) ovvero “sistema di gestione del traffico” passando per l’EIGE (european institute for gender equality) ecc.ecc.

Un programma che comunque teoricamente rasenta la perfezione, la sublimazione del desiderio, l’inserimento di ogni necessità, utilità, speranza, convenienza degli italici destini.

Ripeto: non sto prendendo in giro nessuno, è che nelle 336 pagine c’è davvero una risposta a tutto e – se si realizzerà – difficile pensare che non ne uscirà un paese effettivamente più forte, bello, solidare, moderno.

SE si realizzerà, perché qui sta il punto. Pagina dopo pagina, missione dopo missione, obiettivo dopo obiettivo e una linea strategica positiva ma tutta teorica, perché quello che NON è scritto è CHI farà questo e quello, COSA sarà concretamente finanziato, almeno nelle linee prioritarie. Così come non è scritto CHI controllerà e come ci si dovrà comportare in caso di rallentamenti, sprechi e potenziali porcherie. 

Apprendere da Draghi – per esempio - che con il PNRR “verrà riformata la Giustizia” dopo decenni che se ne parla soltanto e ci vogliono anni solo per un dibattitto politico sulla prescrizione lascia perplessi. Che finalmente saranno poi risolte le differenze di genere (un tema che da qualche mese è al “top” delle chiacchiere) è una ottima teoria, vedremo se seguirà la pratica e così per il pluricentenario divario nord-sud o la transizione verde o quella informatica..

Anche perché non ho capito a chi si rivolgeva Draghi parlando alle Camere: al paese? Ma i cittadini non hanno e non avranno la minima possibilità di gestire nulla, né – pare – lo stesso Parlamento, vista la fretta dell’esame e dell’enorme serie di decreti che logicamente ne seguirà, tutti da approvare a scatola chiusa e con prevedibili voti di fiducia.

Quindi Draghi parla soprattutto a sé stesso e al suo team, perché tutto finirà sulle spalle del governo ed è un bene che si abbia oggi una maggioranza trasversale, forte e vastissima… ma che non avrà poi scuse in caso di “flop”.

Draghi è sicuramente la persona al posto giusto per predisporre le linee strategiche del piano che però camminerà poi con i ritmi italiani di un “sistema” che non so se rimarrà esente da corruzione, ritardi, interessi locali.

E’ probabile che l’Europa non approverà a “scatola chiusa” il provvedimento visto che i precedenti italiani di sprechi non depongono a nostro favore.

Qualche dubbio infatti è legittimo: difficile che una burocrazia pigra ed auto-referenziata immediatamente rinnovi sé stessa dandosi miracolosamente ed improvvisamente ritmi manageriali che non ha mai avuto. Ancora più difficile che la malavita non metta gli occhi sul pingue bottino per investimenti che – soprattutto al Sud -  non si era teoricamente mai visto.

Vogliamo sperare che tutto andrà per il meglio? Speriamolo pure, non costa nulla, ma la vera sfida è proprio questa: dare contenuti e realizzare programmi ambiziosi ma per ora del tutto teorici, sublime esercizio di buone intenzioni.

Tutti (salvo i NO TAV) vogliamo potenziare autostrade, ferrovie e porti, tutti siamo contenti se avremo alberghi rinnovati, ospedali efficienti, asili nido e scuole antisismiche, una pubblica amministrazione più snella, soldi per investire…ma COME?

Diciamocelo con onestà: per ora gran parte dei contenuti non ci sono: si è solo abbozzata la cornice del quadro, la parte più facile. Vedremo alla fine chi e come si realizzerà il dipinto. 

Auguri, Italia, ne hai proprio bisogno.

 

FINALMENTE GIUSTIZIA ? NO!

Un giorno, un solo giorno di reclusione e gli assassini italiani “esuli” in Francia sono già liberi in attesa di una estradizione che (forse) arriverà tra anni.

Una vergogna e soprattutto una beffa perché dopo decenni di complicità e ingiustificati ritardi, la Francia aveva finalmente deciso di (forse) estradare in Italia un gruppo di ex brigatisti e terroristi rossi che negli anni di piombo avevano – impuniti – riempito di sangue il nostro paese.

Certamente ha poco senso vedere oggi arrestate persone che andavano assicurate alla giustizia tanti anni fa, non vi sono più in giro sentimenti di vendetta, ma il pensiero va alle tante persone che persero la vita negli “Anni di piombo” e ai loro famigliari.

Le procedure di estradizione saranno lunghissime ed è già cominciata la prevedibile epidemia di "buonismo", che questa gente proprio non merita, ma che sta già muovendo e commuovendo la “sinistra chic” francese ed italiana.

Sono assassini e non "brave persone": non mi risulta si siano mai pentiti di nulla nè abbiano chiesto perdono ai parenti delle loro vittime.

Eppure “Madame” Roberta Cappelli deve (dovrebbe) scontare l'ergastolo per aver ucciso il generale dei carabinieri Enrico Calvaligi nel 1980, l'agente di polizia Michele Granato nel 1979, il vicequestore Sebastiano Vinci nel 1981 e aver gravemente ferito Domenico Gallucci (1980) e il vicequestore Nicola Simone.

Poi c’è Manenti, quello che ha ucciso l'appuntato dei carabinieri Giuseppe Gurrieri (1979)  o la brigatista rossa Narina Petrella che ha sulla coscienza - oltre al generale Calvaligi – anche il giudice Giovanni D'Urso e i due innocenti uomini della scorta dell’assessore regionale campano Ciro Cirillo.

Tutti se ne erano tranquillamente usciti dall’Italia verso la Francia prima della sentenza, senza mai dissociarsi o pentirsi dei loro crimini. Tra l’altro - per quasi tutti - è comunque imminente la prescrizione di buona parte dei reati: solo gli ergastoli per omicidio non saranno coperti da prescrizione.  

 

UNO STATO SERIO (PENSO AD ISRAELE..) QUESTI TERRORISTI LI AVREBBE SEMPLICEMENTE CATTURATI O FATTI CATTURARE,  IMPACCHETTATI  E  RIPORTATI  A  CASA PERCHE’ LE SENTENZE FOSSERO  APPLICATE, MA NOI SIAMO ”BUONI” E I “COMPAGNI CHE SBAGLIANO” -  ANCHE SE ASSASSINI - CE LI COCCOLIAMO.

 

Degli “esuli” Luigi Bregamin può comunque già stare tranquillo: i 26 anni di condanna per omicidio saranno prescritti a breve, come per il brigatista più noto di tutti, il "compagno" Giorgio Pietrostefani, quello che ha fatto ammazzare a sangue freddo per strada il Commissario Luigi Calabresi a Milano nel 1972.

 

NUMERI,  VACCINI, “MANINE”...  E CENTRO DESTRA DIVISO

Che numeri strani… Avevano detto e ripetuto che per fine aprile saremmo arrivati a 500.000 vaccinati al giorno e il “flop” era stato clamoroso, visto che solo in poche giornate si erano superati i 300.000 vaccinati e – dati alla mano – fino al 29 aprile si era rimasti sempre sotto quota 400.000, poi ieri - improvvisamente - 100.000 in più in un solo giorno: cifre ballerine o una sapiente “manina” propagandistica?  

A oggi, comunque, dopo 4 mesi di campagna non siamo ancora neppure al 10% degli italiani vaccinati e potenzialmente liberi dal contagio, altro che “immunità di gregge”! E’ inutile ripeterci ogni giorno in TV che stanno per arrivare milioni di vaccini quando poi i numeri sono impietosi.

Non possiamo pretendere così che l’Europa creda all’Italia, né si può credere nell’Europa quando si è comportata in modo così superficiale nell’affrontare la più grave epidemia di questi ultimi decenni. Come ripeto da settimane: chi sbaglia però NON paga mai e così a rimetterci sono tutti i cittadini: mantenendo i ritmi di vaccinazione promessi, quante migliaia di italiani si sarebbero salvati?

Si innesta qui e si giustifica la richiesta di dimissioni che Fratelli d’Italia ha presentato contro il ministro Speranza, impeachment finito in nulla come era prevedibile.

Lui si difende “Non buttiamo la tragedia in politica”… Ma come, lui non fa forse politica da un anno proprio su queste cose? Perché sono stati allora taroccati dal suo stesso ministero i rapporti all’OMS e perchè ha protetto Arcuri oltre ogni decenza?

Ovviamente Lega e Forza Italia dovevano difendere il collega ministro (senza nessuna voglia di farlo) essendo parte della maggioranza e non lo hanno sfiduciato pur con vistose assenze: giochi di specchi  e di parte, nulla di nuovo.

 

Uniti, divisi: in questo momento il centro-destra fa comunque il pieno (teorico) di consensi complessivi presidiando sia la maggioranza che l’opposizione e non senza qualche tensione.

Attenti, però: “tic tac, tic, tac” corre il tempo verso le elezioni amministrative, ma candidati a sindaco unitari e vincenti per le città dove si vota (Roma, Milano, Napoli, Torino…) ancora non sono all’orizzonte. Intanto corrono i mesi e si avvicinano le solite sconfitte annunciate…

 

GENTE DI LAGO… CHE PURTROPPO SE NE VA

Giornate tristi con troppi amici che se ne vanno, complice il Covid.

I lettori de IL PUNTO sanno della mia serie di libri sul Lago Maggiore tra i quali il recente “GENTE DI LAGO 2”. Editore e co-autore era CARLO ALESSANDRO PISONI che ci ha purtroppo lasciato a soli 58 anni lunedì dopo un lungo mese di sofferenza.

Una perdita gravissima per la storia, la letteratura, l’editoria locale cui Alessandro era legatissimo da tanti anni. Ma soprattutto voglio ricordarlo per l’amore che aveva verso la nostra terra e di cui conosceva la storia di ogni pietra, di ogni villaggio, di ogni valle o montagna. E’ una perdita grande, forse incolmabile perché davvero non so chi potrà raccoglierne l’eredità.

Nei giorni scorsi ci aveva lasciati anche GIANCARLO GHIARDELLO, un altro “laghista” appassionato e con cui ho condiviso infinite notti di pesca in mezzo al lago. Mi auguro che entrambi - e tanti altri che ci hanno lasciato in questi mesi -  possano vedere altre albe e altri panorami. Ci resteranno sempre vicini nel ricordo e con un grande, semplice affetto.

 

A tutti l'augurio di una serena settimana.                      MARCO ZACCHERA 

CHI SONO....

Quando mi capita di raccontare…
Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze..... (continua)
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Il NUOVO LIBRO di MARCO ZACCHERA.....


E’ uscito un mio nuovo libro  “ GENTE DI LAGO: storie e racconti  del Lago Maggiore”
In 164 pagine - tutte a colori - ricordi, personaggi, storie e curiosità della zona del Lago Maggiore e delle sue valli, insieme ad oltre un centinaio di foto storiche, quasi tutte inedite. Una testimonianza interessante della vita sulle rive del Verbano in tempi quasi dimenticati, un omaggio a chi è venuto prima di noi.
Il volume è firmato anche da Carlo Alessandro Pisoni, Ivan Spadoni e altri autori locali che con quest’opera hanno voluto riprendere il successo di “NELLE RETI DEL TEMPO”, una raccolta di foto e testi storici uscita oltre 10 anni fa ed oggi introvabile.
GENTE DI LAGO è in vendita al pubblico a 18 euro, ma i lettori de IL PUNTO possono richiedermi direttamente il libro – se lo desiderano con dedica! - al prezzo ridotto di 16 euro (spese di spedizione comprese) o di 15 euro ciascuna se verranno richieste almeno 2 copie.
Il volume va richiesto direttamente a marco.zacchera@libero.it ricordando di comunicare sempre il proprio INDIRIZZO POSTALE PER LA SPEDIZIONE.
Un bel regalo, per esempio, in vista del prossimo Natale…
 
Marco Zacchera
PUBBLICAZIONE di MARCO ZACCHERA.....


 
L’INTEGRAZIONE (IM)POSSIBILE ?
 
Cosa non ci dicono su Islam, Africa ed Immigrazione
 
 
(dall’introduzione..)
 
 
…Mentre in Italia sull’uso improprio della parola “razzista” si montano settimane di polemiche (come per il caso recente del governatore lombardo Attilio Fontana) pochi sanno che in Sudafrica si sta discutendo un emendamento costituzionale con il quale – se approvato – si potranno espropriare i terreni ai bianchi senza indennizzo, ma anche a vantaggio dei cinesi che in Sudafrica per legge sono equiparati ai neri.
 
Un razzismo alla rovescia – ma concreto - di cui non parla nessuno, un esempio di quante poche informazioni si hanno in questo campo
 
Scrivendo queste note (e con il contributo di PAOLA PALMA) ho cercato infatti di trasmettere – piacciano o meno – informazioni corrette, numeri certi, fatti documentati e poche opinioni.
 
Credo di conoscere bene la materia: ho passato tanti mesi della mia vita in Kenya e in Burundi, Uganda, Ruanda, Mozambico, Madagascar e in tanti altri paesi africani lavorando nel volontariato e toccando con mano tante situazioni disperate.  
 
Nell’aprile del 1994 – ero appena stato eletto deputato – per circostanze davvero fortunate non ci ho lasciato la pelle durante una rivoluzione in Burundi.
 
Di immigrazione e integralismo islamico scrivevo già trent’anni fa quando nessuno ci pensava, ma stando in Africa si capiva chiaramente cosa sarebbe successo e puntualmente i disastri si sono verificati. Vi avviso subito che senza sterzate decise andrà sempre peggio.
 
Intendiamoci, credo sia preciso dovere di tutti aiutare il prossimo: è un obbligo morale, cristiano e sociale, ma bisogna farlo con intelligenza, organizzazione, capacità e programmazione altrimenti non solo si finisce in un disastro, ma attecchisce anche la mala pianta della corruzione e dello sfruttamento alimentando rinnovato odio e razzismo.
 
Scopriamo insieme allora i numeri e i costi del fenomeno, la discriminazione nei fatti verso  tanti italiani, le ipocrisie che ci stanno dietro, le ambiguità vaticane, cosa stia effettivamente succedendo in Sudafrica oppure quali divisioni stiano spaccando la Nigeria, ma anche quali rischi concreti porti la mafia nigeriana.
 
Denunciamo finalmente il vorace neo-colonialismo cinese che viene taciuto e sottovalutato, la schiavitù nei paesi arabi e il moltiplicarsi dei musulmani in Europa con il rifiuto da parte di molti di loro ad accettare e condividere i principi costituzionali europei, così come è vergognoso il silenzio europeo sull’Eritrea e soprattutto sui disastri combinati nel mondo da troppe multinazionali senza scrupoli.
 
Se ne parla poco di tutti questi fattori, ma sono quelli che creano le cause che portano poi i poveracci a sbarcare disperati sulle nostre coste o a morire in mezzo al mare.
 
Ecco quindi che nel libro si lanciano proposte concrete e si propongono tutta una serie di dati statistici sconosciuti (perché spesso volutamente nascosti), così come un interessante sondaggio  sull’umore degli italiani con dati, numeri, fatti, circostanze inoppugnabili.  
 
 
Una informazione corretta e soprattutto documentata – anche se magari scomoda, anticonformista, sicuramente poco “buonista”– è però necessaria per portarci a riflettere, un po’ come il medico che ha il dovere di dire la verità al proprio paziente e non raccontargli balle.
 
Una realtà che potrà essere a volte impietosa e crudele, ma che va conosciuta da chi è malato (come lo è la nostra società italiana ed europea) per almeno tentare le cure necessarie alla sua sopravvivenza…
 
 

                                                                                      Marco Zacchera
CHI SONO.....
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Quando mi capita di raccontare…



Scopro che è difficile sintetizzare la mia vita perché mi rendo conto di aver avuto la fortuna di vivere moltissime esperienze.
Sono nato a Verbania, sul Lago Maggiore, in una famiglia che da secoli ha le sue radici all’Isola dei Pescatori che è quindi da sempre la mia prima piccola patria.

Sono stato educato in una famiglia profondamente cattolica, ma molto aperta al mondo e quindi già da bambino ho sentito sempre forte il senso della responsabilità.
Da ragazzo sono stato per molti anni uno scout e per stile di vita ho sempre percepito così una attenzione particolare alla natura, all’impegno sociale, al mio prossimo.
Mi sono laureato alla Bocconi in economia aziendale, ma ho lavorato già da giovanissimo negli alberghi di famiglia e poi svolto attività diversissime tra loro ma appassionanti anche perché non mi piace mai stare con le mani in mano.
Dal giornalista al pescatore professionista, dall’assicuratore a gestire alberghi ed aziende visto che sono poi diventato dottore commercialista e revisore contabile.
Amo gli sport (sono stato per tanti anni arbitro di calcio e ancora adesso appena posso vado a pescare sul mio lago o in giro per il mondo) ho compiuto centinaia di immersioni subacquee e poi paracadutismo, parapendio, rafting e rally automobilistici fino al settembre del 2005 quando  mi sono rotto la schiena andando fuori strada durante un rally in Valdossola.

C'è  da  poi la politica, la mia grande passione. Ho cominciato da ragazzino nella "Giovane Italia" e nel "Fronte della Gioventù" e poi nel MSI-DN, in Alleanza Nazionale e infine nel PDL, almeno finchè è esistito. Oggi sono uno dei tanti elettori di destra amareggiati e delusi, che sperano che si torni ad organizzare qualcosa di nuovo e di rinnovato in un centro-destra che è diventato diviso e rissoso, ombra di sé stesso.
Ricordo sempre con orgoglio che nella mia vita mi sono candidato 20 volte nelle più diverse elezioni e che sono stato eletto venti volte su venti: non so quanti altri possano dire altrettanto.
Nella mia famiglia si discuteva tanto di politica anche perché siamo cinque fratelli con cinque idee diverse (estrema sinistra compresa), con mio padre che invece era sempre stato democristiano. Sono cresciuto così nella cultura del dibattito e del confronto, in casa come a scuola, e già da ragazzo guidavo assemblee studentesche in aperta e continua dialettica contro la maggioranza degli studenti che nella mia scuola allora era nettamente di sinistra. Non ho mai partecipato ad episodi di violenza, anche se più di una volta ho sicuramente rischiato anche fisicamente per le mie idee.

Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA
Eravamo giovani! Anni 80 Consiglio Comunale VERBANIA

Quando dopo qualche anno di università la Patria si è ricordata di me - allora la naja era obbligatoria – anziché mandarmi tra i paracadutisti - come speravo-  mi ha spedito a Pontebba (Udine), a fare l’artigliere da montagna con il mulo al seguito. Pazienza, da allora ho portato la penna sul cappello (e sono con piacere socio dell’ANA) anziché il basco amaranto.
Quasi alla fine del servizio militare (ed era la prima volta che andavo a votare) mi sono candidato al consiglio comunale della mia città, mi hanno subito eletto e di lì ho cominciato la carriera, cresciuta – è il caso di dire – dalla gavetta: dal comune alla provincia, al consiglio regionale del Piemonte nel 1990. In quegli anni essere di Destra significava lavorare seriamente ma essere emarginati, ritrovandosi spesso da soli in un ruolo di dura quanto difficile opposizione, ma è proprio in quel periodo che ho maturato esperienza e rafforzato le mie scelte per costruire una politica che - allora come oggi - intendevo e intendo trasparente, impegnata e concreta. Amavo ed amo stare in mezzo alle persone, discutere con loro, vivere i loro problemi.
Nel ’94 la mia prima candidatura al Parlamento sostenuta e vinta con l'aiuto di oltre 110.000 piemontesi che mi hanno voluto a Montecitorio, unico eletto di Alleanza Nazionale in tutta la circoscrizione del Piemonte 2. La mia circoscrizione elettorale era composta da ben 7 province ma non ho mai mancato ad un appuntamento, ad un incontro.
Subito dopo l’elezione alla Camera Gianfranco Fini mi ha chiamato ad impegnarmi come dirigente nazionale di partito e sono stato così l’ultimo responsabile del dipartimento Organizzazione del MSI-DN prima della fondazione di Alleanza Nazionale e vi ricordate forse il famoso congresso a Fiuggi – quando è stata fondata AN - che ho organizzato come segretario generale del congresso.

Mi hanno poi rieletto alla Camera nel 1996 e nel 2001 nel collegio uninominale di Verbania-Domodossola, dove AN e la allora "Casa delle Libertà" hanno quasi sempre conquistato la più alta percentuale regionale. Sono stati gli anni più belli perchè con l'elezione diretta a deputato ero in rapporto diretto con i miei elettori che cercavo quindi di rappresentare bene ogni giorno.
Il mio collegio elettorale era terra di montagna e di laghi, ma non c'è un paese, una frazione e forse anche solo un gruppo di case dove io non sia passato, magari organizzando anche un incontro, un dibattito, una conferenza stando vicino ai problemi della "mia" gente soprattutto quando vi erano momenti di maggiore difficoltà. Organizzavo i miei "Rapporto agli elettori" nelle piazze o nelle palestre, nei saloni dei ristoranti o in quelli parrocchiali e cercavo sempre soprattutto di spiegare con parole semplici cosa succedeva a Roma e perché tante cose non si riuscivano a risolvere, così come per anni ed anni alla TV locale ogni settimana la mia rubrica "Onorevole, permette?" era aperta a tutti.
In quegli anni ho diretto l dipartimento Enti Locali di AN e, dal 2002, sono stato - fino alla fine della storia di Alleanza Nazionale - il responsabile del dipartimento Esteri in contatto (anche perché facevo parte della Commissione Esteri) non solo con moltissime figure politiche mondiali ma  soprattutto con gli italiani che vivono nel mondo.
Dal 2001 fino al 2012 sono stato componente e anche presidente per cinque anni della delegazione Italiana alla UEO (Unione Europea Occidentale) che si occupava di difesa e sicurezza europea e sono stato membro del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Nel 2005 mi sono nuovamente laureato, questa volta in "Storia delle Civiltà" e sempre a pieni voti con una tesi sui rapporti nel campo della sicurezza tra Unione Europea ed USA dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Nel 2006 e nel 2008 sono stato rieletto deputato per un totale di cinque legislature e 18 anni passati a Montecitorio.
Leggendo qualcuno penserà ad esagerazioni ed invece no: lavorando seriamente si può fare tutto questo senza molti problemi (senza autista o auto blu!) e sono sempre rimasto stupito come nelle statistiche risultassi uno dei deputati più attivi per interventi o iniziative parlamentari perché davvero non mi sembrava di esagerare, ma solo – appunto – di impegnarmi seriamente visto d'altronde lo stipendio che ci davano e che imponeva impegno e responsabilità.

A parte questi incarichi - e anche se ho ormai terminato questa lunga esperienza - continuo davvero a mettercela tutta  soprattutto cercando di stare sempre vicino ai problemi della gente.
Ogni giorno ne scopro di nuovi, dalle piccole questioni personali ai grandi problema della nostra Italia e credo sia un punto d’onore impegnarsi concretamente e con onestà per cercare di risolverne qualcuno toccando con mano preconcetti, sprechi e ingiustizie, qualsiasi sia il ruolo che possiamo ricoprire nella società.
Per questo da oltre quindici anni ogni settimana edito "IL PUNTO", un foglio via mail di notizie ed informazioni che mi permettono di spaziare sul mondo e sostenere le mie opinioni a diretto contatto con migliaia di lettori.  (chi lo volesse ricevere mi contatti su marco.zacchera@libero.it)
Per darsi da fare bisogna a volte prendere posizioni scomode o controcorrente, spesso non comprese e contro le quali vi è a volte preconcetto, ma ne vale sempre la pena perché alla fine gli Ideali veri non sono una utopia, ma devono davvero essere traccia e obiettivo di vita.
Per questo  mi sento un cristiano semplice, che cerca di essere coerente e che crede che il Vangelo ci possa insegnare molto nella vita di ogni giorno, concretamente e ricordando soprattutto quella parabola dei "talenti" che nella vita vanno poi restituiti, almeno raddoppiati, prima della fine del viaggio.


Come ho scritto in uno dei miei libri, "STAFFETTE", che ho dedicato ai giovani di oggi (e che vi invito a leggere perché racconta un po’ tutto di me e della politica di questi anni) non ho mai amato l’apparato del potere, i lussi inutili, gli sprechi di quel mondo falso e senza onore che sta da tempo distruggendo l’anima della gente e la natura intorno a noi.  Concetti che riprendo anche in "INVERNA", un nuovo titolo uscito nell’autunno 2012.
Nella mia vita ho avuto la fortuna di viaggiare (per ora) in 139 paesi del mondo ma una svolta importante nella mia vita è venuta nel 1980 quando ho iniziato a lavorare in Africa sul Lago Turkana, in un villaggio di poveri pescatori insegnando loro a pescare. Da allora mi sono reso conto che i problemi non sono mai solo personali, ma anche di tutta l’umanità e che dobbiamo essere comunque grati e contenti verso il "Grande Capo" per tutto quello che abbiamo e che troppe volte diamo per scontato.
Per dare una risposta concreta ho così fondato i VERBANIA CENTER che operano dal Kenya al Mozambico, dal Burundi al Sud America e che oggi sono organizzati in un "Fondo" all'interno della Fondazione Comunitaria del VCO. In quasi 40 anni abbiamo realizzato più di 100 iniziative di sviluppo sociale ed investito oltre 700.000 euro.

Dal Darfur all’Afghanistan, dal Burundi a Timor Est, dal Corno d’Africa al conflitto Mediorientale ho anche visto e vissuto direttamente anche i drammi di tante guerre dimenticate,così come la realtà di tantissimi italiani all’estero che meriterebbero ben più attenzione e rispetto e che invece troppe volte in patria non sono assolutamente considerati.
Credo che si debba essere sempre delle persone semplici: il titolo di onorevole o quello di commendatore non mi sono mai piaciuti, non per niente i miei genitori mi hanno chiamato Marco, il che suona molto meglio e se non mi conoscete di persona ed avrete occasione di contattarmi per favore chiamatemi così.
Qualcuno dice che sono stato un deputato e un politico anomalo... non so, io so soltanto che di dentro mi sento davvero sempre il ragazzo di una volta, quello che parlava al megafono tra le urla (o peggio) nelle assemblee studentesche oppure che prendeva la parola solo contro tutti in consiglio comunale e vorrei ancora essere capace di cambiare sul serio, in meglio, questa Italia che amo e la nostra società dove ci sono ancora tante, troppe ingiustizie.
Anno dopo anno, però, ho scoperto che non sono le ideologie a fare le differenze, ma la qualità delle persone e ne ho trovate di valide e corrette in ogni formazione politica. Anzi, spesso mi sono trovato maggiormente in sintonia proprio con avversari che non all’interno del mio sempre più malandato schieramento politico dove abbiamo fatto tanti errori, soprattutto quello di non aver proseguito con linearità e serietà il progetto di Alleanza Nazionale, secondo me il più autentico per dare alla Destra non solo un volto moderno e democratico, ma soprattutto capace di offrire e proporre alla nazione alcune idee di fondo di rinnovamento politico e sociale. Purtroppo volevamo cambiare il mondo e troppe volte (in peggio) siamo invece cambiati noi.


Anche per questi motivi e poiché volevo personalmente mettermi in gioco  nel giugno 2009 mi sono candidato a sindaco della mia città dove mi hanno eletto con oltre il 54% dei voti al primo turno, primo sindaco di centro-destra a Verbania dopo 64 anni di sindaci e giunte sempre di sinistra o di centro-sinistra.
E' stata una grande avventura, un onore ed un orgoglio e nel 2012 - anche se avrei potuto rinviare questa scelta - ho anche volontariamente lasciato Montecitorio per svolgere questo incarico a tempo pieno. Per quattro anni ho dato tutto me stesso per la mia città, senza orari né limiti, cercando (gratis) di aiutare e di ascoltare sempre tutti con il massimo impegno possibile. Certo non ho mai fatto discriminazioni di alcun tipo e mi spiace che a volte qualche avversario (ma soprattutto qualche collega di centro-destra) non abbia capito che amministrare una città significa andare ben al di sopra delle opinioni politiche.
Nel 2013 ho scelto di dimettermi da sindaco perchè la mia maggioranza (come il centro-destra a livello nazionale) si era divisa, ma soprattutto sono stato spinto a farlo – e ne ho poi avuto conferma dalle indagini giudiziarie – perché alcune persone a me vicine avevano tramato contro di me diffondendo maldicenze e assurdità: una pagina brutta, una grande sofferenza e delusione che mi ha ferito profondamente.
Chissà quando mai la "giustizia" degli uomini – alla quale invano mi ero rivolto - mi darà ragione. Per me il peso è di essere stato costretto a lasciare un incarico al quale tenevo, dove ci mettevo il cuore senza risparmiarmi. Ci tenevo perché mi avevano eletto quei miei concittadini che, a larga maggioranza, mi conoscevano di persona e avevano avuto fiducia in me, mentre io invece non sono stato in grado di portare a termine il compito che mi avevano affidato, passano gli anni ma e' una ferita che non si e' rimarginata.
Ho così concluso la mia carriera elettiva ma ho scoperto in questi mesi che ci sono comunque tanti altri modi di impegnarsi per aiutare il prossimo ed è quello che cerco di fare, per esempio collaborando con le iniziative della Fondazione Comunitaria del VCO.

Intanto sono tornato a pescare sul mio lago e quando vedo le albe ed i tramonti - che spesso sul Lago Maggiore sono fantastici - mi considero sempre davvero un privilegiato, anche e soprattutto perché  ho la fortuna di poter vivere quei momenti.  Quando calo le reti in mezzo al lago mi ritrovo a fare gesti antichi come quelli dei miei nonni e dei miei avi e allora mi sento libero e felice nel profondo. A queste cose ho dedicato "Nelle reti del tempo", un libro di storia per ricordare come si viveva sul Lago Maggiore nei secoli scorsi.
In questi ultimi anni ho scritto diversi libri:  “ Inverna” e “Gente di Lago” che vogliono essere  un omaggio alla mia terra mentre “La Moscheruola”  racconta com’era l’Italia della mia giovinezza.

In un altro libro “L’Integrazione ( Im)possibile? Cosa  non ci dicono su Islam, Africa ed immigrazione”, scritto a quattro mani con Paola Palma, abbiamo cercato di raccontare le tante esperienze in Africa con un serio approccio alle tematiche dell’immigrazione verso l’Europa, un fenomeno importante e che non può essere banalizzato.
Non ho più incarichi pubblici se non quello di “Commissario italiano alla pesca per le acque internazionali Italo-Svizzere”  titolo altisonante quanto volontario con il quale e – come già faceva mio nonno quasi 90 anni fa –  mi occupo di difendere e tutelare la pesca e l’ambiente dei nostri laghi.
Sono stato anche  nominato, ma  qui torneremmo  in campo professionale, presidente del Collegio sindacale di Finpiemonte, la finanziaria della nostra regione. Gira e gira sono quasi tornato al punto di partenza, in quella Torino che mi vide consigliere regionale oltre 30 anni fa.
Ma questi sono tutti  dettagli, l’importante è non cambiare nel profondo  mantenendo fede agli impegni di  partenza cercando di aiutare gli altri per  restituire qualche “talento in piu” di quelli che il Grande Capo mi ha affidato alla partenza. Speriamo di riuscirci sempre, lo auguro anche a tutti voi.

In amicizia un saluto, Marco Zacchera...
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