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GOOD MORNING VIETNAM
In fondo in Vietnam è tutta una questione di equilibrio. E' precario cercare di coniugare il capitalismo con la forma (ma non più la sostanza) del più antistorico comunismo del mondo, così come riuscire a pedalare in bicicletta con un carico impressionante di ogni tipo come fanno i contadini che ad ogni alba sfidano la polvere verso i lontani mercati delle città. Ma, come anche il comunismo vietnamita lentamente si evolve, così anche molti contadini sono ormai passati allo scooter raddoppiando la portata delle mercanzie e moltiplicando, purtroppo, l'inquinamento.
E' fragile comunque l'equilibrio in un paese dove la crescita economica è esponenziale, ma dove si saltano passi fondamentali nello sviluppo -
Da allora molte ferite interne si sono progressivamente rimarginate, già due generazioni nulla hanno vissuto di quella guerra e solo i più anziani portano ancora mutilazioni fisiche o ricordano i tempi dei bombardamenti americani su Hanoi .
Il Vietnam, dominato dalla Cina per mille annni, recuperata una identità nazionale presto finita sotto il controllo coloniale francese -
Fu una lunga, drammatica escalation con gli USA sempre più esposti e che, rotti gli indugi, nel 1965 sbarcarono in forze a Da Nag (all'altezza della metà del paese) per rompere il flusso degli aiuti e l'invasione dal nord. Progressivamente decine di migliaia di americani furono mandati in Vietnam in una lotta sempre più aspra tra la tecnologia e le risorse di un popolo. Stragi, bombe al napalm, reciproche crudeltà: gli USA arrivarono a schierare 500.000 uomini spendendo somme colossali e il conflitto si allargò alla Cambogia e al Laos. Ma bastano ancora oggi pochi giorni passati in Vietnam per capire perchè qui una guerra non la si può vincere senza il controllo del territorio, l'abitudine al clima, l'appoggio del popolo che allora era spesso costretto a una guerra di sopravvivenza e di terrore stretto tra forze americane, sud e nord vietnamite.
Nel 1972 si delineò una possibilità di pace siglata il 27 gennaio 1973 a Parigi, pace precaria perchè di fatto gli statunitensi se ne andarono e nel 1975 le forze del nord ruppero l'armistizio, invasero Saigon mentre oltre 600.000 sudvietnamiti tentarono disperatamente la fuga: i più fortunati sciamarono in aereo all'estero, per gli altri furono mesi di tragedia dispersi in mare con circa 100.000 scomparsi nell'odissea dei "boat people", i barconi di profughi respinti da tutti e che per mesi occuparono le cronache disperate di un mondo ormai sempre più distratto per il loro destino.
Era la riunificazione nazionale, l'indipendenza, ma per milioni di persone anche il terrore. Soprattutto il Vietnam era ridotto alla fame, dissanguato, diviso, distrutto. Milioni di vietnamiti del sud subirono la repressione, mentre lo scacchiere internazionale registrava l'accrescersi delle tensioni tra URSS e Cina, con i cinesi che arrivarono anche ad occupare una parte del nord del paese. Lentamente, molto lentamente, le cose migliorarono, ma solo all'inizio del '90 i vietnamiti lasciarono la Cambogia -
In questo ultimo quindicennio il paese si è ripreso: il basso costo della manodopera (oggi ancora a 150 dollari al mese) ne ha fatto un polo di attrazione industriale soprattutto da Taiwan, dal Giappone, dalla Cina e dagli altri paesi del sud-
Precarietà e contraddizioni: da una parte il governo ha acconsentito il ritorno degli espatriati del '75 concedendo loro anche di acquistare immobili, ma il suolo non è mai di proprietà privata ma tuttora dello stato che lo "affitta" per un cinquantennio a un prezzo variabile, di fatto spesso legato al livello di corruzione che prospera ad ogni livello.
Così mentre il regime impedisce la diffusione del dissenso come di una ipotetica stampa alternativa, internet ha però cancellato i confini e ha fatto notizia come recentemente il parlamento (non eletto, ma nominato) si sia opposto al governo a proposito delle spese per la costruzione di una ferrovia tra Saigon (che di fatto è tornata a chiamarsi così, anche se formalmente è diventata Ho Chi Min City) ed Hanoi.
La gente sembra copiare dal potente vicino cinese: ufficialmente tenuta ad uno comunista ha in realtà adottato la realtà capitalista occidentale nel modo più sfrenato e purtroppo senza regole. Un esempio lo sono i nuovi investimenti turistici che stanno rovinando le spiagge più belle in una frenesia assurda di realizzare mega-
E' questo il difficile equilibrio di un Vietnam dove forse servirebbe una riflessione collettiva sugli obbiettivi dello sviluppo per un paese dove da dieci anni la bicicletta ha progressivamente lasciato il posto alla moto (la Piaggio sta costruendo un nuovo, grande stabilimento) ma dove non ci sarà facilmente posto per le auto che già oggi intasano le vie di Hanoi, una delle città più inquinate della terra. Mentre il traffico è caotico ed assurdo, la gente sui marciapiedi spesso mangia per terra in condizioni igieniche che farebbero inorridire le nostre Asl, ma intanto parla al telefonino tra la musica sparata al massimo volume, alternata a slogan del partito.
Questo il Vietnam di oggi tra passato e futuro, crisi e modernità, povertà estreme con milioni di bambini ancora denutriti e chi la Ferrari se l'è fatta verniciare viola perchè porta fortuna e così attira di più l'attenzione. Un paese che sembra con poche radici e molti dubbi sul proprio futuro, ma che vuole recitare un ruolo protagonista in Asia e non più solo da comprimario. Ci riuscirà? Good Morning Vietnam...