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INTERVENTI e NOTE dei LETTORI

IL PUNTO
INTERVENTI e NOTE dei LETTORI


MODELLO POLITICO


Ancora oggi il modello politico che i nostri politici rappresentano è l'autosufficienza degli incapaci, una realta ' culturalmente circoscritta, dal clientelismo facile che parassitariamente ci sottrae risorse e valori democratici. Un liberalismo amministrativo dalle facili speculazioni che di fronte ad un fenomeno ormai certo come l'immigrazione ai limiti della legalita', pone noi stessi Italiani in una situazione di disuguaglianza e di ingiustizia. Non credo nelle alleanze politiche perché sinonimo di tradimento, ma ne riconosco l'importanza per poter vincere le elezioni. Governi che con la solita storia "  è una realta' che abbiamo ereditato" si scaricano di ogni responsabilita' spostando il dibattito sull'opposizione e viceversa. Una lega che ci propone un modello generico di rinnovamento,dalle stesse espressioni del qualunquismo di vent'annin fa, facendo leva sul populismo demagogico e strumentale rilanciando lo slogan "LIBERIAMOCI E RIPARTIAMO" come se le stronzate  fossero tutte di sinistra, o di una parte della destra "tradizionale ".


Una vera e propria fuga dalla realtà, consuetudini di un certo razzismo dei poveri. Oggi la politica deve saper parlare il linguaggio autentico degli umili, manca il senso del dovere, c'è di fatto nei cittadini un'accettazione alla rassegnazione, ma ancora una volta si da l'immagine di un Paese malato è corrotto. Signori della politica,ma quella vera dove i gradi si conquistano sul campo affrontate tutti gli elettori e dimostrateci di essere persone serie in grado di prendersi tutte le responsabilita'.

Massimo Ficara



Sono d'accordo purtroppo il piano salva migranti fa parte di un piano che è collocato in una possibilità da usare nelle così dette   guerre alternative, per destabilizzare nazioni assieme al famigerato piano Kalergi, al piano gender, utili per portare la depravazioni nella popolazione creando conflitti interni per cui  diventa più facile governarli.

Per quanto riguarda la nuova legge elettorale non la ritengo una cosa seria e democratica per i seguenti motivi:
- la conta dei voti andrebbe fatta tenendo conto degli aventi diritto e non dei votanti

- è assurdo che piccole minoranze (oggi Renzi ha di fatto avuto alle Europee solo il 23,3% dei voti e non il 41%)                possano con il premio di maggioranza governare l'Italia

- di fatto oggi il partito di maggioranza è composto dai non votanti (si prevede che andranno oltre il 50% alle                   eventuali prossime elezioni)

- la soglia per l'accesso al parlamento dovrebbe essere dall'8-10% basta con i partitini a caccia di poltrone

- per rilanciare la destra necessita un leader nuovo e serio senza un contorno di litiganti in caccia di affari, obiettivo         recuperare i non votanti che di fatto erano di centro destra.

- Il problema a mio avviso insormontabile è che oggi Renzi è gestito dalla JP Morgan che è interessatissima ad acquisire l'Italia a basso costo per cui ha creato tramite il Governo di sinistra i presupposti (con tasse, burocrazia assurda ed altro) la chiusura di migliaia di attività artigianali e preme per la privatizzazione delle industrie interessanti.
Non dovremmo lamentarci tra non molto quando in Italia si insedieranno multinazionali di servizi dalle pulizie, ai taxi , ai consorzi acquedotti, come ad esempio per l'EXPO la "manpower" e tante altre attività. Mi chiedo perché la Germania ha dichiarato illegale la "Uber" e noi no??
 Ci resterà una manodopera a basso prezzo da schiavizzare.

 Le sinistre lavorano in modo più o meno consapevolmente a questo grande piano voluto dalla JP Morgan. 
L'unica possibilità di salvezza a mio avviso è quella di osservare le mosse della Gran Bretagna, uscire dall'Euro al più presto, nazionalizzare la Banca d'Italia e stampare in proprio una valuta Nazionale in parallelo con l'Euro da usare fuori dall'Italia e cercarci dei soci più affidabili liquidando i nostri vecchi salvatori che ci stanno schiavizzando.
Vedo la strada che ha preso l'Ungheria con Orban come ha migliorato in poco tempo lo stato ungherese (di fatto l'EU lo odia e parla di dittatura) e sono quasi sicuro che la Grecia sta tentando la stessa strada, l'EU che ha capito continua a venire incontro alle richieste greche mugugnando perché?
Con le sanzioni contro la Russia siamo penalizzati nelle nostre esportazioni mentre stranamente gli USA hanno incrementato gli affari con la Russia del 22%.

Mi fermo saluti Giovanni



Caro Marco,         
      leggo sempre con attenzione il tuo "IL PUNTO" e questa volta mi sono soffermato sulle tue riflessioni sull'Italicum.
      Ad un primo esame, le tue considerazioni sulla necessità per il centro-destra di unirsi per quella lista unica che dovrebbe contendere al PD di Renzi il ballottaggio, e magari vincere, appaiono esatte. Però esprimo al riguardo delle valutazioni negative che sottopongo al tuo esame:
  1)   si fa riferimento ad un costituendo "partito repubblicano" da contrapporre al "partito democratico" di Renzi. A parte la personale ritrosia che ho per questo continuo scimmiottamento della politica americana (che tu dovresti conoscere bene e che di fatto si realizza con l'astensione massiccia degli elettori, i quali peraltro debbono prima registrarsi, che raggiunge il 60-65%), osservo ch  negli Usa i due grossi partiti non sono tanto l'accorpamento più o meno forzoso di tanti piccoli aggregati ma piuttosto il risultato finale di centinaia - tra congresso e senato - di elezioni locali, primarie e definitive, basate tutte sull'individualità e sull'identità, enormemente diverse tra loro, dei singoli candidati;
 2)   domando: c'è qualcosa di simile, oggi nel sistema ideato dall'Italicum?  Esistono dei collegi uninominali o territoriali in cui possano confrontarsi non tanto due candidati, ma piuttosto due correnti di pensiero politico, economico, sociale, morale? No, non esistono i collegi proposti sono ampi, non vi sono elezioni primarie tra gli sfidanti dello stesso partito, ed addirittura i capolista possono presentarsi in dieci circoscrizioni, determinando con le loro scelte il deputato eletto. Poichè i collegi dovrebbero essere 100-120, ne consegue che dieci-dodici capolista presenti in dieci circoscrizioni possono stabilire chi siano i deputati da eleggere;
  3) Negli Usa, come ben sai, non esiste premio di maggioranza, ed il presidente - eletto direttamente, non dal Congresso e tantomeno nominato da un'autorità terza, quale è il nostro presidente della repubblica -può trovarsi a governare (come Obama oggi) con un parlamento ostil

  4)  Tu sostieni che i piccoli partiti, più o meno identitari, non possono limitarsi ad accontentarsi del superamento della soglia di sbarramento del 3% per eleggere un piccolo numero di deputati ma dovrebbero pensare a vincere la sfida massima del  ballottaggio. In teoria è giusto, però rilevo che per far ciò è necessaria una preventiva piattaforma (per dirla all'americana...)  comune sui punti fondamentali. Quindi, un congresso, un dibattito, delle votazioni, dei documenti finali. Esiste od è in programma tutto ciò? A me non sembra. Ed allora domando: ma perchè dovrei votare, in nome di una cosiddetta unità di un centro-destra tutto da definire nei suoi contenuti, per idee e programmi che non condivido? Posso far eleggere, per la cosiddetta "unità" persone che la pensano all'opposto di me in materia di politica economica, politica sociale, politica morale (ad esempio, le  unioni omosessuali), politica migratoria, politica europea, politica monetaria, e via dicendo?
              Se non ho la possibilità di far emergere le mie idee od in ampio dibattito congressuale (le famose "convention"...) o mediante l'elezione dei miei rappresentanti nei singoli collegi uninominali battendo, se del caso, prima i candidati del mio schieramento e poi quello avversario - così come avviene negli Usa presi ad esempio - allora mi tengo i miei 10-12 deputati che almeno qualcosadi coerente con le mie idee dicono.
              Insomma, per concludere: questa legge dell'Italicum è una legge pessima, che spero sia annullata da un referendum, e che avràforse solo l'effetto di far aumentare l'astensionismo. Cosicchè l'enorme premio di maggioranza sarebbe attribuito ad una lista che avrà conseguito dal 15 al 20% dei consensi dell'elettorato.. Su tutti questi aspetti da me messi in evidenza si potrebbe aprire anche un dibattito. Nel frattempo, ti ringrazio della paziente attenzione e ti saluto cordialmente

              Nazzareno M




Carissimo Marco, la qualunque innovazione politica è sempre preceduta  da un pensiero religioso e/o  filosofico. La destra che pensa di poter  surrogare la filosofia mandando avanti abili comizianti cioè  olemisti  senza retroterra filosofico è destinata a finire nel telamo frequ8entato dai signori Gaucci.

Ho  tentato più volte di far circolare la nozione intorno alla dipendenza  dell'azione politica (propriamente detta) dal pensiero. Magri risultati.

Ascolto ora la on Meloni, ottima animosa polemista. Perfetta  comiziante. Ma il  pensiero? Certo: la Meloni pensa che l'immigrazione sia un peso grave  per il nostro paese in crisi. Ma un'analisi seria del pensiero a monte della  politica onusiana? Ma una lettura dell'ideologia incombente sul piano inteso a  sterilizzare i popoli cristian? Un'analisi dello spurgo continua della  filospofia francofortese e californiana. (Ad esempio: è causale o no la  militanza pederastica del padre del sessantotto Herbet Marcuse? La buona Meloni  ha studiato la fonte filosofica della politica imperante a sinistra? Ne dubito, "a orecchio" ne dubito.Negli anni cinquanta (io sono molto vecchio...) il Msi  organizzava campeggi scuola finalizzati all'incontro dei giovani con  mla filosofia della politica. La Meloni dice che ha formato la sua cultura partecipando ai dibattiti di sezione. C'è qualcuno capace di non vedere l'insufficienza di una tale formazione? Nel 1960 la classe dirigente del Msi (per carità non facciamo paragoni con la destra o con  il fantasma della destra)  era prossima al potere (governo Tambroni). Fini è salito al potere al seguito  (in cosa a) di Berlusconi.  Perché non riprendere un discorso sulla  nostra storia e sulla sua caduta nel talamo dei Gaucci? Eco intanto un brevissimo promemoria, che ho scritto per il mio blog.

Con amicizia, cordiali saluti, piero                                              


La destra quale alternativa al nudo moralismo

 Le intercettate chiacchiere telefoniche di Silvio Berlusconi sono la manifestazione desolante e grottesca della goliardia interpretata da un azzimato signore, quasi ottantenne, che canta a squarciagola "largo vecchi che passano i giovani ecc.

 La destra liberal libertina - Silvio Berlusconi dopo Gianfranco Fini - è naufragata in una farsa avvilente, allestita da addetti alle private relazioni (professionisti un tempo definiti paraninfi), autori di una comparsata che rappresenta l'infelice connubio del cattivo gusto con le passioni crepuscolari.

 Appiattita dalla conclamata mediocrità dei politicanti d'area, la destra si è nascosta negli improbabili taccuini del parrucchiere Lele Mora.

 Sarà difficile far uscire la tradizione italiana da una tale oscurante cattività a destra. E' noto, infatti,che la moneta cattiva scaccia la moneta buona.

 Per riabilitare la figura della destra italiana sarà dunque necessario rammentare l'esistenza di una nobile tradizione nazionale cioè scavalcare il muro arcigno del telepensiero, lanciare veri argomenti contro l'ululìo negazionista e la affliggente ridarella di Corrado Augias, di Lilli Gruber, di Michele Santoro, di Enrico Mentana, di Pier Luigi Battista e di Luciana Littizzetto.

 Non sarà facile confutare il resistente pregiudizio e dimostrare che la tradizione culturale della destra italiana non è scivolata nei taccuini del coiffeur Mora e/o nel pensiero delle squillanti amichette di Luciano Gaucci.

 Si dovrà dimostrare che, prima e oltre la cupezza del tele-pensiero, vive una tradizione irriducibile alle manfrine della politica decadente e tanatofila. Esiste infine una destra ideale, non in bilico tra il D'Annunzio de noantri e il Marcel Proust, involontario autore della biografo di Fini.

 La vicenda della destra deve ricominciare dalla visitazione della storia squisitamente italiana interpretata dai refrattari alle illusioni e alle chimere della modernità: Giambattista Vico, Antonio Rosmini, Serafino Sordi, Luigi Tapparelli d'Azeglio, Giuseppe Toniolo, Giorgio Del Vecchio, Antonio Messineo, Balbino Giuliano, Armando Carlini, Carlo Costamagna,  Cornelio Fabro, Augusto Del Noce, Carmelo Ottaviano, don Dario Composta, Marino Gentile, Nicola Petruzzellis, Nino Tripodi, Giovanni Volpe.

 L'eredità di tali testimoni è stata degnamente raccolta da un'alta e qualificata generazione di  studiosi controcorrente, alla quale appartengono Giano Accame, Fausto Gianfranceschi, Silvio Vitale, Pino Tosca, Ennio Innocenti, Paolo Pasqualucci, Fausto Belfiori, Primo Siena, Roberto De Mattei,  Maria Guarini, Lino Di Stefano, Marcello Veneziani, Pucci Cipriani, Tommaso Romano, Elisabetta Frezza, Cristina Siccardi, Giovanni Turco, Ilaria Pisa, Pietro Giubilo, Lino Di Stefano, Ulderico Nisticò, Mario Palmaro, Patrizia Fermani, Roberto Dal Bosco, Cristina Crisci, Alberto Rosselli, Siro Mazza, Gianandrea de Antonellis, Marco Solfanelli, Lorenzo De Vita, Giovanni Zenone, ecc. 

 Stabilito il doveroso confronto tra la destra appartenente allo squallido ieri politicante e la destra della cultura sopravvissuta alla disfatta, si può affermare, senza timore di smentita, che gli appunti di Lele Mora sono documenti edificanti, al confronto dei pensieri emanati in forma di legge dalla cultura, in circolazione mortifera negli ambulacri della sinistra trionfante e gongolante. 

 Il moralismo ruggente nel vespasiano è la figura grottesca di una rivoluzione ridotta all'ingoio delle deiezioni americane: abortismo, sodomia trionfante, femminismo urlante, culto superstizioso del denaro, internazionalismo bancario, religioni settarie, comunelle drogastiche,  spurghi massonici.

 Trasportata dall'onda dell'immoralismo, la sinistra ha rovesciato la politica in un cabaret famelico, dove s'incontra una fauna umbratile, costituita dai malinconici pronipoti della democrazia cristiana, dagli emigranti dalla destra sicula & prealpina verso un centro di gravità demente, costituito dai comunisti affranti dagli storici rovesci, dalle seconde file dei concorsi di bellezza, dai commessi della banca onnipotente, dai medici abortisti dagli alfieri della pederastia trionfante.

 L'estenuazione e la degradazione della sinistra sarebbe un'eccellente occasione per una destra politica capace di raccogliere e mettere a frutto l'eredità della tradizione spirituale e filosofica, che le appartiene di diritto.

 La lezione che si legge fra le righe della fallimento di Fini e di Berlusconi indica l'obbligo di ripristinare il legame con la tradizione abbandonata durante l'inseguimento della chimera americana.

 La politica della destra può uscire dalla chiacchiera televisiva, versione diuretica del comizio d'altri tempi. La via del successo politico dipende dal buon uso di una cultura che possiede la forza necessaria a capovolgere il potere costituto dall'eversione esportata dalla California sessantottina.

 Senza il preventivo ribaltamento della cultura californiana, senza uscire dal jazz mentale che ha intontito la destra di Fini e Berlusconi è impensabile battere la sinistra arroccata sui rottami di una  cultura al momento senza serie alternative.

 

 

SERGIO MATTARELLA PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Da parecchio tempo e in ogni parte si ripete che per il bene comune dell’Italia ci vorrebbe un Presidente stimato da tutti, con solidità istituzionale, moralità ed equilibrio.
Secondo Marco Travaglio, l’on. Mattarella non sarebbe andato bene perché “ha accettato contributi elettorali da un imprenditore mafioso ed è stato eletto nel Trentino con delle firme false”.
Personalmente riconosco a Mattarella una notevole esperienza e delle doti di forte equilibrio, tuttavia resto molto perplesso sui modi con i quali si sono arrivati a proporre e a votare questo nome.
Matteo Renzi, detto il “fiorentino furbo”, che per anni aveva predicato la “rottamazione” sia degli attuali politici, sia dei metodi in essere per condurre la politica stessa, poi ha dichiarato: "Siamo di fronte alla concreta possibilità che, una personalità autorevole e stimata da tutti, un servitore dello Stato come Sergio Mattarella, diventi il presidente della Repubblica con un voto ampio di settori della maggioranza e dell'opposizione parlamentare".
Sergio Mattarella è un classico “figlio d’arte” della politica, palermitano, figlio di Bernardo Mattarella, uno dei fondatori della DC e fratello di Piersanti Mattarella, ex presidente della Regione Sicilia; è da sempre cattocomunista, ha militato nella corrente di Moro, si è contraddistinto per l’anti-berlusconismo ed ha legato il suo nome al primo sistema elettorale maggioritario.
Allora perché la scelta, invece di premiare il cambiamento, è caduta proprio su di lui? La risposta viene dall’entusiasmo e dalla gioia della stessa classe politica che l’ha designato e poi l’ha fatto eleggere, perché con Mattarella arriverà alla fine della legislatura e non andrà a casa prima del 2018.
I vertici segreti, le tattiche, i calcoli e i trucchi per riconoscere i voti dimostrano ulteriormente che il Presidente della Repubblica dovrebbe essere scelto direttamente dai cittadini, senza l’intermediazione dei parlamentari, dei delegati regionali e dei senatori a vita, i quali non sempre hanno la fiducia di tutti.
Molto probabilmente noi, italiani residenti all’estero, in un’elezione diretta, avremmo scelto un altro capo dello Stato, comunque siamo lieti di sapere che “il suo primo pensiero va alle difficoltà e alle speranze degli italiani”.
Cesare Sassi.


AN 20 ANNI DOPO
Caro Marco,

concordo sostanzialmente sulla tua analisi, 20 anni dopo  dalla nascita di AN. Tuttavia....

Il successo político vero (diventare il primo partito del Paese) dipendeva da due condizioni che naturalmente non si sono realizzate e che già 20 anni fa erano permeate di dubbi: che Berlusconi si "stancasse" presto della política attiva e che Fini avesse la sapienza política per diventarne il successore.

Così non è stato e AN ha, purtroppo, smarrito  da Fiuggi parte della sua anima, che era certamente variegata e complessa anche durante la vita del MSI, ma che non prevedeva disinvolte "conversioni", inversioni ad U e quant'altro.

"Non restaurare e non rinnegare" era stato un motto almirantiano. AN cominciò invece con rinnegare l'eredità della RSI, diventando ridicolmente "antifascista", perdendo pezzi(magari non di gran pregio individuale, ma complessivamente importanti),ma soprattutto storia, radici, credibilità, un profilo "antisistema" percepito come pulito,  non meramente di protesta "antipolitica" come il grillismo.

Ciò appartiene al passato e nuovi leader di spessore non appaiono, nel lungo e triste tramonto berlusconiano.

Comunque, viva ora Mattarella (meno peggio di Prodi), un residuato democristo-moroteo che sembra un prelato siciliano resuscitato (parzialmente...).

Un abbraccione, Gianni



Legge di stabilità 2015 ancora deludente: promesse mancate, rinvii, contraddizioni

 

La legge di stabilità 2015 (L. 190/2014) è finalmente giunta in porto (G.U. 300 del 29/12/2014), dopo tre letture ed i soliti voti di fiducia. Si tratta nuovamente di un coacervo di norme eterogenee, stipate in un unico articolo di 735 commi.

La manovra di bilancio pesa, nel 2015, 32,5 mld di euro, con risorse recuperate per 26,6 mld a fronte di impieghi previsti per 32,5 mld: si prevedono quindi 5,9 mld di spesa in deficit.

Nel biennio 2016-2017 la legge di stabilità in esame (che, come di abitudine, getta uno sguardo su un triennio) prevede impieghi per 46 mld circa per ciascun anno a fronte di risorse da reperire di 46,2 mld, nel 2016, e di 53,5 mld, nel 2017.

Rimane da comprendere come queste previsioni possano “piacere” all’Europa, infatti il giudizio definitivo sulla nostra legge di stabilità è stato rinviato a primavera 2015, magari per veicolare la richiesta di una manovra correttiva, e come l’ottimismo sulle risorse previste per gli impieghi nel 2016 e 2017 possa realizzarsi senza contabilizzare anche gli aumenti delle aliquote IVA nel 2016, 2017 e 2018 (ipotesi deprecabili già previste nelle clausole di salvaguardia) e senza un consistente incremento del nostro PIL specie nel 2016 e 2017 (ipotesi improbabili).

Nella legge in esame non mancano provvedimenti accettabili, ad esempio: diventa strutturale il bonus fiscale di 80 € mensili per chi (lavoratore dipendente) abbia redditi annuali da 8.145 € a 24.000 €, ma non è stata mantenuta la promessa di estendere analogo beneficio ai pensionati, agli incapienti, ai lavoratori autonomi; dal 2015 diventa integralmente deducibile dall’IRAP il costo sostenuto dalle aziende per i lavoratori assunti a tempo indeterminato, mentre per i soggetti IRAP senza dipendenti è previsto un credito d’imposta pari al 10% dell’IRAP dovuta; la proroga fino al 31/12/2015 della detrazione d’imposta per le spese (50%) sostenute per gli interventi di ristrutturazione edilizia e per le spese (65%) di risparmio energetico e per gli interventi antisismici, nonché per le spese (50%) relative all’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore ad A+; il bonus di 80 € mensili (per 3 anni) per i nati dal 1/01/2015 al 31/12/2017 con nucleo familiare con Indicazione della situazione economico-equivalente (Isee) non superiore a 25.000 €/anno; la disapplicazione (fino al 31/12/2017) della penalizzazione (introdotta dalla Fornero) per chi acceda alla pensione anticipata prima dei 62 anni, ma sia in possesso della anzianità contributiva prevista; l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro (e per 3 anni) per gli assunti a tempo indeterminato dall’1/01 al 31/12/2015 (ma nel limite di 8.060 €/anno); l’IMU e la TASI non subiranno rincari nel 2015, ma è saltata l’ipotesi di inserire nella legge di stabilità la local-tax unificante; la moratoria di tre anni (2015-2017) per il rimborso della quota capitale dei mutui di famiglie e microimprese; l’aumento delle risorse per la social-card; il 730 e le tasse sulla casa arriveranno “precompilate” a casa dei contribuenti; la detassazione fino al 50% dei redditi derivanti dall’utilizzo delle opere dell’ingegno, ecc., ecc.

Ma quante sono anche le norme di dubbia utilità, o contraddittorie e francamente negative, oppure controproducenti! Ne cito alcune:

1.            la limitazione della quota contributiva della pensione per quei lavoratori che, soggetti al calcolo retributivo della pensione, abbiano continuato a lavorare oltre il 31/12/2011, in modo che il loro trattamento pensionistico complessivo (comprendendo il periodo contributivo finale) non risulti di importo superiore a quello calcolato con le regole pre-Fornero (massimo 40 anni contributivi). La novità dovrà trovare applicazione dal’1/01/2015, anche per i trattamenti già liquidati in precedenza, ma richiederà una specifica Circolare INPS per disciplinare una norma così “bislacca”;

2.            l’aumento delle tariffe idriche ed autostradali, delle multe e delle notifiche, nonché dei contributi previdenziali di artigiani, commercianti ed autonomi; l’aumento del regime dei “minimi” per i professionisti e le partite IVA (dal 5 al 15%); l’incremento dall’11 al 17% della tassazione sull’importo maturato dell’accantonamento TFR e dall’11,5 al 20% dell’aliquota sui rendimenti dei Fondi di previdenza complementare, nonché dal 20 al 26% sui redditi di natura finanziaria dei Fondi delle Casse di previdenza private; tassazione del 26% (prima assente) sulle plusvalenze generate dalle polizze vita anche quando sono destinate agli eredi; con effetto dal 2014 gli Enti no-profit vedono scendere la quota esente di dividendi distribuiti dal 95% al 22,26%, ecc. Ma i danni inferti ai Fondi di previdenza ed ai pensionati sarebbero stati certamente maggiori, se nel biennio 2015 e 2016 non fossero già operanti le penalizzazioni (riduzione dell’indicizzazione delle pensioni, contributi di solidarietà, ecc.) introdotte dalla legge di stabilità Letta (L. 147/2013);

3.            la possibilità, per i dipendenti del settore privato, dall’1/03/2015 al 30/06/2018, di ottenere mensilmente in busta-paga il TFR maturato, compreso quello eventualmente destinato ad un Fondo di previdenza complementare. Poiché questa “integrazione retributiva” sarebbe soggetta a tassazione ordinaria (più sfavorevole) rispetto alla tassazione separata propria del TFR, l’opzione risulterà vantaggiosa, fiscalmente, solo per i lavoratori con reddito fino a 15.000 €/anno, ma con danno procurato alle Gestioni previdenziali ed alle piccole imprese, che vedono ridursi la possibilità di finanziamenti vantaggiosi attraverso il TFR accantonato in azienda;

4.            viene introdotta la “reverse charge” (inversione contabile) nel versamento dell’IVA allo Stato, cioè il fornitore privato nei settori edile, energetico e della grande distribuzione, come nelle forniture alla Pa, emetterà fattura con addebito IVA, tuttavia l’imposta sarà assolta da chi acquista il bene o commissiona il servizio. Tutto ciò si tradurrà, anziché in un deterrente contro l’evasione IVA come ipotizzato dal legislatore, in un incremento strutturale del credito IVA vantato dalle imprese chiamate ad applicare il nuovo meccanismo. Come è dimostrato, lo Stato è inadempiente ed in cronico ritardo nei rimborsi IVA alle imprese, come le Pa sono morose nei confronti del pagamento dei propri debiti. Inoltre, rispetto a questo provvedimento, risulta in contraddizione l’innalzamento della soglia di punibilità (dai 50 mila € attuali ai 150 mila) per omesso pagamento dell’IVA e delle ritenute, come prevista dall’attuazione della delega fiscale;

5.            vengono ancora rinviati (con il 2015 è il 6° anno consecutivo) i rinnovi contrattuali del pubblico impiego e la tanto promessa riduzione delle migliaia di Società partecipate dagli enti locali rimane, forse, solo nelle intenzioni dichiarate;

6.            la voluntary disclosure sul rientro dei capitali e delle attività finanziarie non denunciati all’estero assomiglia maledettamente ai vecchi e immorali condoni, ma con meccanismi più confusi ed onerosi, questa volta;

7.            gli indirizzi di Carlo Cottarelli sulla spending review sono, per ora, accantonati, forse rinviati al 2016 e 2017, mentre i tagli lineari imposti dal Centro agli Enti locali si trasformeranno in nuove tasse locali (come già deliberato in Piemonte ed a Torino), a conferma che in Italia è molto più facile tassare che ridurre la spesa pubblica, ecc.,ecc.

Come risulta evidente, non sono vere le dichiarazioni del Presidente del Consiglio in Conferenza-stampa, secondo cui le tasse per cittadini e famiglie si siano ridotte con il suo Governo (come dimostrato dalla CGIA di Mestre, nel 2015 è previsto un incremento medio della tassazione a famiglia vicino ai 1000 euro, ma peggio sarà nel 2016 e 2017).

Più in generale, dopo quasi un anno di Governo Renzi, possiamo dire (come per la legge di stabilità 2015) che le ombre prevalgono sulle luci, infatti:

a) dalle miriadi di disposizioni (come dalle migliaia di annunci e promesse) non si evince una strategia complessiva, capace di sconfiggere recessione e deflazione per far imboccare all’Italia la via della ripresa robusta e duratura e, con essa, dell’occupazione, specie giovanile;

b) anche le riforme istituzionali e costituzionali finora abbozzate (nessuna realizzata compiutamente) sono “semiriforme”, in particolare quella del Senato e delle Province; il disegno di legge di riforma elettorale (nell’attuale testo del cosiddetto “Italicum”) non risolve i problemi di incostituzionalità segnalati dalla Corte a proposito del cosiddetto “Porcellum”; lo stesso Jobs act è pieno di contraddizioni, di rinvii, di “stop and go”, troppo timido per promuovere un mercato del lavoro che sia dinamico, moderno, flessibile e competitivo;

c) anche il semestre di Presidenza europea di Renzi non ha portato risultati concreti, infatti il Piano di investimenti europeo di Jean-Claude Junker, Presidente della Commissione europea, promette 320 mld di euro (da distribuire tra tutti i Paesi europei), ma ne finanzia direttamente solo una ventina: più che un Piano serio, pare un gioco di prestigio;

d) l’unica strategia, o meglio tattica, che si evince dai comportamenti di Renzi è quella elettorale, sia attraverso la minaccia di elezioni anticipate ventilata nei confronti degli avversari interni al suo Partito, ovvero esterni allo stesso Partito ed alla maggioranza di Governo, sia attraverso la furba elargizione di favori, utilizzando risorse pubbliche, alla sua potenziale base elettorale (bonus degli 80 €; bonus bebè; TFR in busta paga, ecc.), nonché attraverso il rinvio di tutte le questioni importanti (alcune impopolari), ma vantaggiose per il Paese (riduzione delle spese per poter ridurre le tasse).

Troppo poco, a mio giudizio, per la gravità e profondità dei problemi italiani, a partire da un grado di evasione e di corruzione spaventosi, che l’Esecutivo Renzi certamente sottovaluta e non si mostra risoluto a combattere.

Non credo, pertanto, che sia Matteo Renzi il “nocchiero” capace di condurre l’Italia in porti sicuro.


 
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